Giugno 2026
Vi presentiamo una serie di 16 titoli interessanti, prima in forma abbreviata e poi, con la scheda bibliografica estesa.
Giugno 2026
We present a series of 16 interesting titles, first in abbreviated form and then with extended bibliographical notes.
1) TARTUFO TARTUFI RICERCA DEI TARTUFI TARTUFOLARI TARTUFOLARO RARITA’ BIBLIOGRAFICA VICENZA TABACCO

Anonimo, Il Tartufolaro in bosco, nuovo pronostico per l’anno bisestile 1808. In Vicenza, Stamperia Vendramini Mosca, Senza data (ma 1807)
2) COMPLOTTISMO LUNA UTOPIE GREAT MOON HOAX BURLE UOMINI PIPISTRELLO METODO SCIENTIFICO CURIOSITA’ PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE
Anonimo, Confutazioni relative alle pretese scoperte fatte nella Luna dal D. John Herschel al Capo di Buona Speranza. Verona, Coi Tipi di Pietro Bisesti, 1836
3) CARTA AZZURRA PRIME EDIZIONI STORIOGRAFIA STORIA LOCALE MODENA NONANTOLA BOLOGNA MILANO PARMA PIACENZA MANTOVA SOLARA FERRARA VALFABBRICA CREMONA PAVIA NOCERA UMBRA FRIGNANO
Tiraboschi Girolamo, Storia dell’Augusta Badia di S. Silvestro di Nonantola aggiuntovi il Codice Diplomatico della medesima, illustrato con note, Opera del Cavaliere Ab. Girolamo Tiraboschi. Tomo I. e II. In Modena, Presso la Società Tipografica, 1784-1785.
4) MAGIA PRESTIDIGITAZIONE ILLUSIONISMO PRIME EDIZIONI TORINO SPETTACOLI MAGICI FIRST EDITION MAGIC SLEIGHT OF HAND ILLUSIONISM FIRST EDITIONS TURIN MAGIC SHOWS
(Bartolomeo Bosco) Anonimo, Curiose avventure e brevi cenni sulla vita di Bartolomeo Bosco da Turino, esimio prestigiatore ed inventore della magia egiziana, con un compendio nominativo di dilettevoli giochi di fisica e di meccanica da lui ritrovati. Napoli, Dalla Stamperia e Carteria del Fibreno, 1837.
5) DANTESCA PRIME EDIZIONI STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA VERONA SIENA GESUITICA CRITICA DANTESCA DIVINA COMMEDIA BIBLIOGRAFIA DANTESCA
Dante Alighieri, La Divina Commedia di Dante Alighieri, Con una breve, e sufficiente dichiarazione del senso letterale diversa in più luoghi da quella degli antichi Comentatori. (Completo), In Verona, Presso Giuseppe Berno, 1749.
6) EDITIONS PREMIÈRES ÉDITIONS RARITÀ BIBLIOGRAFICHE BIBLIOGRAPHIC RARITIE RARETÉS BIBLIOGRAPHIQUES DRESDA DRESDEN DRESDE MASSONI FREEMASONS FRANC-MAÇONS RITUALI MASSONICI MASONIC RITUALS RITUELS MAÇONNIQUES FREIMAUREREI MUSIK FREIMAURERMUSIK ERSTAUSGABEN BIBLIOGRAPHISCHE RARITÄTEN DRESDEN FREIMAURE FREIMAURERRITUALE
AA. VV., Gesänge für Maurer mit neuen Melodien, Dresden, S. stampatore, 1782.
7) STORIA LOCALE LAGO DI GARDA PUNTA SAN VIGILIO BRENZONE TORRI DEL BENACO RARITA’ BIBLIOGRAFICA MONTE BALDO

Marai Gian Domenico, San Vigilio sopra il Lago di Garda Poemetto in Terza Rima con Annotaziojni, Seconda Edizione. Verona, Dalla Stamperia di Dionigi Ramanzini, 1807.da edizione.
300 euro
8) STORIA NATURALE BOTANICA PRIME EDIZIONI MONTE BALDO ALBERI FLORA

Goiran Agostino, Erbario Forestale Veronese del Dott. A. Goiran, Verona, Prem. Tip. Di G. Franchini, 1875.
9) WUNDERKAMMER PIETRIFICAZIONE IMBALSAMAZIONE MISTERI OCCULTISMO SOSPIROLO BELLUNO SEGATO
Rossi Gabardi Brocchi Isabella, Girolamo Segato a Firenze Cenni storici della contessa Isabella Rossi Gabardi Brocchi, Padova, Dal Priv. Stabilimento di Giuseppe Antonelli, 1853.
10) CAGLIOSTRO ALCHIMIA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE ICONOGRAFIA SICILIA PALERMO ALCHIMISTI AVVENTURIERI
Hòerniy, Le Comte de Cagliostro, S. luogo, S. stampatore, S. data ma 1790 circa.
11) INDICE DEI LIBRI PROIBITI CENSURA LIBERTA’ DI STAMPA PRIME EDIZIONI VATICANO
PIO VI (Giovanni Angelo Braschi), Index Librorum Prohibitorum Sanctissini Domini Nostri Pii Sexti pontificis maximi iussu editus. Romae, Ex Typographia Rev. Camerae Apostolicae, 1786.
12) MEDICINA MEDICINE CHIRURGIA SURGERY PRIME EDIZIONI FIRST EDITION MEDICINA ANTICA ROMANA IPPOCRATE
Paaw Petrus (Petrus Pauw), Succenturiatus anatomicus. Continens commentaria in Hippocratem, de capitis Vulneribus. Additae in aliquot Capita libri VIII.C.Celsi Explicationes. [E:] A. Cornelii Celsi De re Medica liber octavus. Edition originale de ce traité d’anatomie consacré au crâne humain. Lugduni Batavorum [Leyde], Iodocum a Colster, 1616,
13) PRIME EDIZIONI COLTIVAZIONE RISO AGRONOMIA VERONA MANTOVA VIALONE NANO CARNAROLI RISO DA TAVOLA GASTRONOMIA

Paganini Giuseppe, Risifilo. Avvertimenti per la coltivazione del Riso umiliati al Nobile Signor Marchese Antonio Spolverini. In Venezia, Appresso Modesto Fenzo, 1792.
14) CONTRAPPUNTO MUSICA PRIME EDIZIONI METODI MUSICALE BORGHETTO LODIGIANO LODI COMPOSIZIONE MUSICIALE MUSICA RARITA’ BIBLIOGRAFICA
Ray Pietro, Studio Teorico-Pratico di contrappunto, Milano, Stabilimento Nazionale Tito di G. Ricordi, S. data (ma 1886 circa).
15) MORTE MEMENTO MORI VENEZIA PICCINI INCISORI FEMMINILI ARTISTE TESCHI DEATH BALLEONIANA MISSAE DEFUNCTORUM
Piccini Isabella, Chiesa Cattolica, Missae in agenda defunctorum ad celebrantium commoditatem depromptae, Venetiis, Ex Typographia Balleoniana, 1816.
16) FULMINI ELETTRICITA’ FENOMENI METEREOLOGICI METEREOLOGIA PRIME EDIZIONI VERONA

Maffei Scipione, Della Formazione de’ Fulmini, Trattato del Sig.r Marchese Scipione Maffei, Raccolta da varie sue Lettere, In alcune delle quali si tratta anche degl’Insetti rigenerantisi, e de’ Pesci di mare su i monti, e più a lungo sull’Elettricità. In Verona, Presso Giannalberto Tumermani nella Via della Foggie, 1747.
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1) TARTUFO TARTUFI RICERCA DEI TARTUFI TARTUFOLARI TARTUFOLARO RARITA’ BIBLIOGRAFICA VICENZA TABACCO
Anonimo,
Il Tartufolaro in bosco, nuovo pronostico per l’anno bisestile 1808.
In Vicenza, Stamperia Vendramini Mosca, Senza data (ma 1807)
In 12° (15×8,5 cm); 60 pp. Brossura coeva muta azzurra. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima pubblicazione, nessun esemplare censito in ICCU, di questo pronostico per l’anno 1808. L’pera è stata scritta evidentemente da un tartufaio. Al recto del piatto anteriore, bellissima xilografia con elegante tartufaio alla ricerca dei tartufi nei boschi con i propri cani mentre guarda le stelle ed un cartiglio sotto con la scritta “Che fai, che guardi in su Tartufolaro? Li Astri del Ciel contemplo, Amigo caro”. Seguono componimenti dedicati alla ricerca dei tartufi ed agli astri per 10 pagine. Poi inizia il vero e proprio pronostico per l’anno diviso per mesi con componimenti sparsi nel testo, uno dedicato al Tabacco. L’opera viene dedicata a tale Luigi Mistrorigo compare di battute al tartufo dell’autore del libello. Rarissima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.
250 euro
2) COMPLOTTISMO LUNA UTOPIE GREAT MOON HOAX BURLE UOMINI PIPISTRELLO METODO SCIENTIFICO CURIOSITA’ PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE
Anonimo,
Confutazioni relative alle pretese scoperte fatte nella Luna dal D. John Herschel al Capo di Buona Speranza. Confutazioni tratte dal Journal des Debats del 9 marzo sopra l’articolo pubblicato dalla Gazette de France il 27 febbraio relativo alle pretese scoperte fatte nella Luna dal D. John Herschel Al Capo di Buona Speranza, riportate dalla Gazzetta Privileggiata di Milano N. 79.
Verona, Coi Tipi di Pietro Bisesti, 1836
In 8°; 15, (1) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore. Prima rarissima edizione di questo scritto anonimo che narra e confuta le vicende di uno dei più celebri casi di manipolazione della realtà dell’ottocento tra complottismo, ignoranza e assurdità pseudo-scientifiche. Questa edizione è la prima testimonianza in forma di libello di questo celebre caso in Italia che avrebbe poi visto il dibattito protrarsi fino alla fine degli anni 30′ dell’ottocento. Le “scoperte sulla Luna di Herschel” si riferiscono principalmente al noto Great Moon Hoax, un episodio di grande risonanza nella storia del giornalismo e della scienza avvenuto nel 1825-1826 quando venne edito un libercolo, poi ripreso dai giornali di tutto il mondo, di mirabolanti scoperte fatte sulla Luna. Questo evento si sviluppò sulla base di un articolo pubblicato nel New York Sun, che riportava incredibili e fantasiose scoperte attribuite a un fittizio “Dottor Giovanni Herschel”. Questo personaggio era ispirato al vero astronomo William Herschel, noto per le sue fondamentali osservazioni astronomiche, ma il racconto del New York Sun trascese la realtà scientifica. Il presunto “Dottor Herschel” affermava di aver realizzato delle osservazioni straordinarie della Luna usando un telescopio potentissimo, costruito appositamente per rivelare i segreti del nostro satellite naturale. La narrazione descriveva un successo strepitoso nel rivelare una varietà di forme di vita aliena sulla Luna, dipingendo scenari inverosimili che catturarono l’immaginazione del pubblico. Tra le meraviglie si menzionavano, infatti, gli unicorni e uomini-pipistrello, creature tanto fantasiose quanto affascinanti, che divennero il simbolo di questa bufala. L’articolo generò una frenesia mediatica e una curiosità tra i lettori che si riversò nelle librerie, nei caffè e nei salotti dell’epoca. La notizia si diffuse rapidamente, destando sia l’interesse della comunità scientifica che l’incredulità di molti. La satira e il gioco di speculazione sull’ignoranza del sapere scientifico furono chiare, rivelando i meccanismi attraverso cui la disinformazione poteva prosperare in un contesto di sbalorditiva curiosità per l’astronomia. Il Great Moon Hoax rappresenta quindi non solo un episodio di inganno, ma anche uno specchio dei tempi in cui ci trovavamo. Mentre ci si affacciava a una nuova era di scoperte scientifiche, il caso di Herschel rivelò al contempo la fragilità della fiducia nel sapere e nella verità, e la potenza narrativa della stampa. Oggi, questo episodio continua a essere studiato come un campanello d’allarme riguardo alla critica del pensiero scientifico, invitando a riflettere sull’importanza dell’approccio rigoroso alla conoscenza e alla verità. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU.
250 euro
3) CARTA AZZURRA PRIME EDIZIONI STORIOGRAFIA STORIA LOCALE MODENA NONANTOLA BOLOGNA MILANO PARMA PIACENZA MANTOVA SOLARA FERRARA VALFABBRICA CREMONA PAVIA NOCERA UMBRA FRIGNANO
Tiraboschi Girolamo,
Storia dell’Augusta Badia di S. Silvestro di Nonantola aggiuntovi il Codice Diplomatico della medesima, illustrato con note, Opera del Cavaliere Ab. Girolamo Tiraboschi Consigliere di S. A. S. Presidente della Ducal Biblioteca e della Galleria delle Medaglie e Professore Onorario nell’Università di Modena. Tomo I. e II.
In Modena, Presso la Società Tipografica, 1784-1785
In folio; due tomi: XIX, (1), 526, (4) pp. e una grande carta più volte ripiegata del territorio compreso tra Modena, Bologna e Nonantola realizzata da Zuliani e Pitteri, XIX, (1), 588, (2) pp. Magnifico e rarissimo esemplare stampato su CARTA AZZURRA di eccelsa qualità. I pochi esemplari stampati in carta azzurra vennero realizzati solo per pochi personaggi di grande importanza come principi, duchi e conti ecc. ecc. Legature coeve in mezza pelle con dorso a 6 nervi con titolo e numero dei tomi su fascette in pelle rossa entro cornice con filetto in oro ai dorsi. Ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con bella carta spugnata coeva. Esemplare in magnifiche condizioni di conservazione, rarissimo da reperirsi con una carta azzurra così intensa. Tagli azzurri. Magnifica la carta corografica dei possedimenti della Badia di Nonantola che ricoprivano amplissimi territori che andavano da Modena, a Bologna, da Avellana, a Solara, dal Frignano, a Cremona, da Pavia, a Milano, da Mantova, a Piacenza, da Parma, a Ferrara, da Valfabbrica nella diocesi di Assisi, fino a Nocera Umbra e al Sassoferrato. L’opera è arricchita da 43 sontuose incisioni realizzate dal famoso architetto, disegnatore ed incisore Carlo Antonini (1740-1821) con vedute Nonantola, palazzo seminario abbaziale, Modena, cattedrale di Modena, San Silvestro di Nonantola, Fanano, Chiesa di San Michele Arcangelo di Nonantola, Bologna, Castelvetro, Chiesa di san Luca di Camurana, Sestola, Crevalcore, Serra Sant’Abbondio, Monastero di Fonte Avellana oltre ad alcune scene allegoriche o animate come quelle presente in lastra singola ai due frontespizi. L’opera è una delle più importanti fonti storiografiche di alcuni importanti territori italiani descritti da colui che è considerato il padre della moderna storiografia, storico della letteratura italiana, erudito e Presidente della Biblioteca e delle Gallerie Estensi, Girolamo Tiraboschi (Bergamo, 18 dicembre 1731 – Modena, 9 giugno 1794). Girolamo Tiraboschi è considerato uno dei più importanti studiosi della letteratura italiana del XVIII secolo oltre che il padre della storiografia moderna. All’età di quindici anni, entrò nella Compagnia di Gesù, intraprendendo un percorso educativo che lo portò a frequenti collegi prestigiosi tra cui quelli di Monza e Genova. Nel 1755, dopo aver insegnato in diverse scuole di provincia, fu chiamato alla cattedra di Retorica nel collegio dei gesuiti di Brera, dove iniziò a dedicarsi anche all’organizzazione della biblioteca, che sarebbe poi diventata la Biblioteca Nazionale Braidense. La sua fama accademica crebbe notevolmente grazie alla revisione del vocabolario italiano-latino di Carlo Mandosio e soprattutto grazie alla sua opera monumentale, la Storia della Letteratura Italiana, che copre le radici della letteratura dalle origini etrusche e latine fino ai primi del Seicento. Nel 1770, il duca di Modena, Francesco III d’Este, lo nominò direttore della Biblioteca Estense, incarico che mantenne fino alla sua morte. Oltre alle sue opere, Tiraboschi fu anche editore del Nuovo giornale dei letterati d’Italia, contribuendo a integrare e aggiornare la letteratura italiana del suo tempo. Innumerevoli sono le sue opere storiografiche nelle quali l’autore si approcciò alla materia storica partendo dall’analisi delle fonti storiche. Scrive Enrico Zucchi nella voce dedicata a Tiraboschi nel Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani, Volume 95, 2019): “L’ampia mole di dati messi a disposizione da Tiraboschi fu raccolta con l’aiuto di numerosi collaboratori, a partire da Ireneo Affò, bibliotecario a Parma presso la Palatina, con cui intrattenne un fitto carteggio. Nel 1781 la città di Modena gli conferì un diploma di nobiltà che gli concesse di godere dei privilegi riservati agli aristocratici. Tra il 1784 e il 1785 pubblicò in due tomi la Storia dell’augusta Badia di San Silvestro di Nonantola, commissionata dall’abate Francesco Maria d’Este, figlio naturale di Francesco III, dopo aver esaminato le pergamene conservate nell’abbazia, anche grazie all’aiuto di un altro corrispondente, Andrea Piccolo Ansaloni, vicario di Nonantola. Nella prefazione Tiraboschi, prendendo le parti di Mario Lupo, autore del Codex diplomaticus, nella polemica che lo opponeva a Pietro Verri (Mari, 1990, p. 35), criticò i «gravi e severi filosofi de’ nostri giorni», i quali «sdegnano le minute ricerche» (I, p. IX). La polemica fu rilanciata quando, nel 1785, pubblicò, nell’edizione padovana dell’Encyclopédie méthodique, un Discours sur l’autorité des historiens contemporains, in cui confermava la fede «nell’accertamento documentario, nell’implacabile scrutinio delle fonti» (Arato, 2002, p. 257), proseguendo la polemica contro le ricostruzioni ideologiche delle storie filosofiche. Di lì a poco dovette tornare a difendersi dagli attacchi che provenivano questa volta dal padre domenicano Tommaso Maria Mamachi, in occasione della ristampa romana della Storia avviata nel 1782. Mamachi, convinto che lo scritto di Tiraboschi fosse lesivo della dottrina cattolica, in quanto avallava in maniera categorica la validità del sistema copernicano, aveva intrapreso una sistematica interpolazione dei passaggi spinosi, riscrivendoli senza darne avviso, ma dopo le polemiche suscitate fra gli altri da Francesco Antonio Zaccaria, supportate dalla pubblicazione di un Manifesto di Tiraboschi sulla Gazzetta universale di Firenze (Motta, 1997, pp. 129-131), si era risolto a stendere alcune annotazioni critiche che vennero pubblicate nell’impressione romana, cui l’autore rispose di nuovo con una lettera sarcastica edita a Modena nel 1785. Sempre nel 1785 ricevette dalla città di Bergamo l’onore di un ritratto che venne collocato nella Sala del Maggior Consiglio.”. PRIMA EDIZIONE NELLA RARISSIMA TIRATURA IN CARTA AZZURRA. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\014997.
2.900 euro
4) MAGIA PRESTIDIGITAZIONE ILLUSIONISMO PRIME EDIZIONI TORINO SPETTACOLI MAGICI FIRST EDITION MAGIC SLEIGHT OF HAND ILLUSIONISM FIRST EDITIONS TURIN MAGIC SHOWS
Curiose avventure e brevi cenni sulla vita di Bartolomeo Bosco da Turino, esimio prestigiatore ed inventore della magia egiziana, con un compendio nominativo di dilettevoli giochi di fisica e di meccanica da lui ritrovati.
Napoli, Dalla Stamperia e Carteria del Fibreno, 1837
In 8°; 38, (2) pp. e una c. di tav. in antiporta con un bel ritratto a piena pagina di Bartolomeo Bosco. Brossura muta coeva. Prima rarissima edizione di questo scritto che ripercorre la vita di Bartolomeo Bosco e che ne illustra gli spettacoli con esperimenti fisici e meccanici di tre rappresentazioni tenute da Bartolomo Bosco. Questi libretti furono scritti ed ideati da Bosco come progetti pubblicitari dei propri spettacoli e venivano stampati e distribuiti duranti gli spettacoli di Bosco e sono oggi, rarissimi. Infatti come si può ben leggere all’ultima carta Bosco descrive le attività che offriva ai privati nelle città che visitava “B. Bosco durante il suo breve soggiorno in questa Città, si offre d’iniziare chiunque lo gradisse ne’ segreti della magia Egiziana e di apprendergli in poche lezioni nuovissimi giuochi di trattenimento di sua invenzione per divertire una Società. Possiede pure un magnifico assortimento di macchine grandi e piccole per chi desiderasse farne acquisto, a prezzi discreti, o per un intero apparato, o per una metà, o per un terzo ed anche isolate. Il suddetto darà ben anche delle accademie fisico-meccaniche nelle case private che lo desiderassero; e divertirà la Società per un’ora e mezzo circa con delle ludificazioni di un genere tutto diverso da quello che rappresenta nei pubblici Teatri”. Bosco fu anche uno dei primi prestigiatori ad utilizzare mezzi pubblicitari “moderni” mutuandoli in parte dagli spettacoli circensi ma reinventandoli in nuove forme come questo celeberrimo e rarissimo libello. Fra i giochi delle tre rappresentazioni chiamate “Turando l’Incantatore”, “ La miscellanea dei Fantasmi”, “La Fata Morgana”: Carte per divertire la Società con una Metamorfosi ossia le carte Volanti; Il fazzoletto separato dalla sua fortuna ovvero la candela fatale; Il Pomo delle Esperidi; Sparizione ed apparizione della luna piena nel fazzoletto; Arme contro arme ovvero il morto resuscitato; La palla invisibile del Cannone oppure l’evento inaspettato del Panettiere; Il Negromante in pericolo ovvero il sì e il no; La bottiglia vesuviana in eruzione; Il Giardiniere di Flora; Il Fiasco di Bacco; Il gran volo d’Icaro al colpo di pistola; Il trombone ossia l’arme terribile del famoso Mastrilli; L’ombrello di Strabeler in Vienna; Il Cameriere sordo oppure la trasmigrazione; I Morti risuscitati; L’apparizione e sparizione dello specchio magico; L’Ortolano fortunato ossia la virtù del Negromante; Il Porcello d’India vivente, che viaggia e la restituzione della borsa; L’Orologio di Ginevra; Il Confetturiere rovinato; Il Tesoro del Perù; La Campana di Manfredonia ossia il cervello di Bertoldo; La cassetta Diabolica; Il Violino di Paganini o la variazione diabolica; I pascoli della Puglia; Madama Poscè in viaggio; La Tabacchiera sapiente; I tre prigionieri in libertà o la metamorfosi di Lucifero; Il Mussulmano in disgrazia a Costantinopoli; Il Pranzo de’ Cosacchi ossia il gran volo; etc. Bartolomeo Bosco (Torino, 3 gennaio 1793 – Dresda, 7 marzo 1863) fu un artista di straordinario ingegno, considerato uno dei più grandi prestigiatori di tutti i tempi. Nato in una famiglia modesta, Bosco mostrò presto una spiccata abilità manuale e una naturale inclinazione per il gioco e l’astuzia. Dopo aver compiuto il servizio militare e aver partecipato alle campagne napoleoniche, la sua carriera prese una svolta decisiva quando iniziò a dedicarsi professionalmente alla magia: unendo abilità tecnica, carisma scenico e senso del ritmo, trasformò il prestigiatore popolare in un artista ammirato nelle corti europee. Bosco si distinse per una padronanza tecnica impareggiabile, specialmente nell’uso delle carte e delle manipolazioni manuali. Le sue esibizioni, eleganti, rapide e imprevedibili, erano caratterizzate da una raffinata teatralità: sorrisi studiati, gesti misurati e una voce capace di modulare stupore e complicità con il pubblico. Molte delle sue illusioni, tramandate dai contemporanei, lasciavano gli spettatori incantati per la naturalezza con cui eseguiva trasformazioni, sparizioni e apparizioni. Una delle sue specialità fu il “trasferimento” di oggetti tra mani e tasche in modo così fluido da sembrare sovrannaturale. La fama di Bosco si consolidò ben oltre i confini piemontesi: la sua carriera lo portò a esibirsi nelle principali città d’Europa, da Parigi a Londra, fino alle corti dell’Europa centrale, dove il suo talento fu apprezzato dall’aristocrazia. La sua presenza scenica, unita a un’eleganza personale spesso paragonata a quella di un gentiluomo, lo rese figura ricercata in salotti e teatri. Testimonianze d’epoca sottolineano anche il suo spirito arguto e la capacità di intrattenere con aneddoti e battute, qualità che contribuivano a rendere ogni spettacolo un’esperienza completa. Oltre alla pratica artistica, Bosco influenzò direttamente la tradizione prestidigitatoria: le sue tecniche e i suoi stratagemmi vennero studiati e ripresi da generazioni successive di maghi. Anche se molte delle sue pratiche rimangono avvolte nel mistero a causa della riservatezza degli artisti dell’epoca, il suo nome sopravvive come sinonimo di perfezione tecnica e inventiva. Morì a Dresda nel 1863, ma la leggenda di Bartolomeo Bosco continua a vivere nella storia della magia come esempio di come abilità manuale, intelligenza teatrale e fascino personale possano elevare l’arte della prestidigitazione a forma di alta cultura. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1695708 anche se in realtà per un errore dei catalogatori le pagine sono riportate in modo erroneo.
850 euro
5) DANTESCA PRIME EDIZIONI STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA VERONA SIENA GESUITICA CRITICA DANTESCA DIVINA COMMEDIA BIBLIOGRAFIA DANTESCA
Dante Alighieri,
La Divina Commedia di Dante Alighieri, Con una breve, e sufficiente dichiarazione del senso letterale diversa in più luoghi da quella degli antichi Comentatori. (Completo)
In Verona, Presso Giuseppe Berno, 1749
In 8° grande : tre tomi: LXII, (2), 335, (1) pp., (2) c. di tav. una con il ritratto di Dante delineato da Michelangelo Cornale ed inciso da M. Heylbrouck posto in antiporta ed una con il “Profilo, Pianta e misure dell’Inferno di Dante secondo la descrizione d’Antonio Manetti fiorentino”; 355, (1) pp.; 378, (2 b.) pp. Belle ed eleganti legature della seconda metà del settecento in mezza-pelle maculata con autore e titolo in oro su fascette in pelle rossa ai dorsi dove sono presenti anche ricchi fregi sempre in oro. Piatti sia esterni che interni foderati con bella carta marmorizzata. Un leggerissimo alone al margine basso delle ultime 30 carte del terzo volume, leggerissimo e praticamente invisibile, ininfluente. Esemplare in parte ancora in barbe. Opera completa ed in ottime condizioni di conservazione. Una delle più celebri edizioni della Divina Commedia che con il commento del Padre Pompeo Venturi segnò la rinascita dell’interesse culturale per la celebre opera dantesca. In questa edizione è presentata per la prima volta, in forma completa, il commento del celebre padre gesuita e critico letterario Pompeo Venturi (Siena, 1693 – Ancona, 1752). Questa edizione è dedicata al Marchese Scipione Maffei. Dopo questa dedicatoria segue una lettera dell’autore del commento ai lettori, poi uno dello stampatore. Dopo la Vita di Dante Alighieri, si trova un “Articolo tratto dal Libro degli Scrittori Veronesi come si è trovato postillato di mano dell’Autore”, l’”Epistola Clarissimi, Divinique Poetae Dantes Alighierii”, lo scritto “Magnifico Atque Victorioso D. D. Kani Grandi de Scala Sacratissimi, et Sereni Principatus in Urbe Verona, et Civitate Vicentia Vicario Generali”. Da pagina XXXIX si può leggere la “Risposta a’ dubbi del Padre Harduino Proposti nelle Memorie di Trevoux dell’anno 1727, Intorno l’autore della Commedia volgarmente detta di Dante Alighieri”. Da pagina LVI il “Principio d’un Capitolo del Signor Abate Anton Maria Silvini scritto in Villa al Signor Francesco Redi”. Molto interessante la bibliografia dantesca dalla prima edizione a stampa del 1742 a 1739 che precede il vero e proprio testo della Commedia. Scrive Antonio Marzo nella voce dedicata a Pompeo Venturi nel Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani, Volume 98, 2020): “La sua fama restò però legata al commento alla Commedia, alla realizzazione del quale fu spinto da pratiche ragioni didattiche e non da specifiche esigenze critico-letterarie o filologiche. Esso ci è pervenuto in tre diverse edizioni, la prima delle quali, Dante con una breve e sufficiente dichiarazione del senso letterale… (Lucca 1732), fu pubblicata senza il nome dell’autore e con dedica al pontefice Clemente XII. Di quest’opera occorre riconoscere innanzitutto il rilevante merito storico di aver riproposto, a distanza di oltre un secolo e mezzo dalle edizioni di Alessandro Vellutello (1544) e di Ludovico Dolce (1555), il testo integrale e commentato del poema dantesco (riprodotto nella lezione fissata dalla Crusca nel 1595), segnando di fatto l’inizio della moderna critica dantesca. L’attendibilità testuale della stampa fu però seriamente inficiata dagli arbitrari interventi del curatore, il gesuita Giovan Battista Placidi, che non si fece scrupolo di procedere a eliminazioni, riduzioni e riscritture. Benché menomata, l’iniziativa ebbe un tale successo, che a distanza di pochi anni impose una seconda edizione: […]Profondamente contrariato dal trattamento riservato al proprio lavoro, stravolto e deturpato dalle pesanti manomissioni dei curatori, non meno che dalle irridenti accuse di impurità linguistica che da ultimo gli erano state rivolte, Venturi decise di reagire, procedendo a una lunga e sistematica opera di restauro, ma in molti casi anche di aggiornamento, della redazione originaria del commento. Al termine di questa complessa operazione, intervenne Francesco Antonio Zaccaria, amico di Venturi, che si preoccupò di affidare il testo cosí ricostruito e rielaborato a Scipione Maffei, affinché ne favorisse la pubblicazione in maniera finalmente completa e fedele. La terza edizione, intitolata La Divina Commedia di Dante Alighieri con una breve, e sufficiente dichiarazione del senso letterale…, pubblicata per la prima volta con il nome dell’autore, vide la luce a Verona nel 1749, nella città e nel momento storico in cui, per merito di alcuni studiosi (Bartolomeo Perazzini, Giovanni Iacopo Dionisi, Giuseppe Torelli, Filippo Rosa Morando), si era riacceso l’interesse per Dante. Anche in questo caso però non mancarono le manipolazioni del curatore della stampa, Valerio Baggi, che qualche anno più tardi, in una lettera al nipote Camillo del 24 giugno 1762 (Melandri, 1871, pp. 17 s.), ammise di essere intervenuto, tra l’altro, per aggiungere le note ritenute mancanti e per modificare quelle giudicate prive di senso compiuto, cercando di imitare al meglio lo stile dell’autore. Espressione del cambiamento in atto nella cultura e nel gusto della società italiana della prima metà del Settecento, il commento di Venturi è anche il punto d’arrivo del lungo e travagliato cammino compiuto dai gesuiti nella ridefinizione del loro rapporto con Dante. Maturata all’interno di questa nuova strategia gesuitica, finalizzata alla ‘riappropriazione’ del poeta (sia pure opportunamente ‘purgato’), fu l’esigenza di fornire agli studenti dei collegi della Compagnia di Gesù uno strumento che agevolasse la lettura e la comprensione del poema dantesco, che trovò un primo concreto, benché ancora incerto e contraddittorio, riscontro proprio nel commento di Venturi. Coerentemente con questi obiettivi, il lavoro fu condotto con i criteri della semplificazione ermeneutica e della manipolazione ideologica. Esso, infatti, da un lato si attiene strettamente al proposito dichiarato di spiegare il solo senso letterale, e non quello allegorico o morale; dall’altro, poiché la Commedia rimaneva un’opera pericolosa, la cui fruizione, specialmente da parte dei giovani, doveva avvenire in condizioni di massima sicurezza, non tralascia di biasimare le violente invettive contro i papi e il clero e di emendare i presunti errori dottrinali”. Questa edizione segnò un punto di svolta per la critica dantesca e viene, ancora oggi, ritenuta di estrema importanza per la giusta comprensione dell’influenza dantesca attraverso i secoli e diede avvio a diversi testi di critica come il celebre commento di Filippo Rosa Morandi o quello di un altro allievo di Scipione Maffei, Giuseppe Torelli. Questa edizione resta tutt’oggi una delle meno comuni e più ricercate. Esemplare genuino. Rif. Bibl.: IT\ICU\RAVE\012023; Fiske I, p. 10; Mambelli 61; De Batines I, p. 109.
1000 euro
6) EDITIONS PREMIÈRES ÉDITIONS RARITÀ BIBLIOGRAFICHE BIBLIOGRAPHIC RARITIE RARETÉS BIBLIOGRAPHIQUES DRESDA DRESDEN DRESDE MASSONI FREEMASONS FRANC-MAÇONS RITUALI MASSONICI MASONIC RITUALS RITUELS MAÇONNIQUES FREIMAUREREI MUSIK FREIMAURERMUSIK ERSTAUSGABEN BIBLIOGRAPHISCHE RARITÄTEN DRESDEN FREIMAURE FREIMAURERRITUALE
AA. VV. (Roland Müller curatore, Johann Gottlieb Naumann, Franz Seydelmann, Joseph Schuster, Chrisian Gotthlif Tag, Augusts Gottfried Homnilius, Christian Enregott Weinling)
Gesänge für Maurer mit neuen Melodien,
Dresden, S. stampatore, 1782
In 8° grande; (2), 137, (4), (1 b.) pp. Bella legatura coeva in mezza pelle con titolo e fregi in oro ai tasselli. Dorso a 5 nervi. Piatti foderati con carta color caffè coeva. Tagli spruzzati in rosso. Antiche note di possesso private al frontespizio. All’interno è conservata una lettera in italiano scritta in chiara grafia ottocentesca che descrive la finalità dell’opera. Rara prima edizione aumentata, una prima edizione con un numero minori di canti era stata edita nel 1775 stampata da Bernhard Christoph Breitkopf e figlio, che non è escluso che siano gli editori anche in questo caso, di questa importante raccolta di canti massonici da utilizzarsi nelle logge massoniche durante i rituali. L’opera contiene sia il testo delle canzoni, sia gli spartiti delle musiche. Tutti i testi sono in tedesco e scritti in bei caratteri gotici. Molto raro ed in ottime condizioni di conservazione. Fra i vari canti proposti vi sono quelli di Johann Gottlieb Naumann che fu un compositore di canti massonici particolarmente prolifico tanto da essere considerato uno dei massimi esponenti di quest’arte. Le sue opere occupano una posizione centrale nel panorama della musica germanofila del settecento. Sembra che durante la sua lunga carriera Neumann arrivò a comporre più di 300 canzoni massoniche proprio a partire da queste composte per questa pubblicazione uscita nel 1775 e poi notevolmente allargata in questa edizione del 1782. Le composizioni di canto non sono solo in lingua tedesca ma anzi per la maggior parte sono in lingua inglese, italiana, francese e anche in diverse lingue scandinave. Queste composizioni servivano chiaramente come sfondo ai rituali massonici ma venivano vendute con fra i massoni con lo scopo filantropico di raccogliere fondi per la Scuola dei Poveri di Dresda. Gli autori dei canti sono, in genere, tutti appartenenti alla massoneria in quattro per conoscere i rituali si doveva, per forza, essere iniziati ai riti massonici. Il curatore dell’opera è Roland Müller mentre i canti sono composizioni di diversi musicisti: Johann Gottlieb Naumann, Franz Seydelmann, Joseph Schuster, Chrisian Gotthlif Tag, Augusts Gottfried Homnilius, Christian Enregott Weinling. Come dicevamo, celebri sono i componimenti di Naumann che proprio con quest’opera pubblicò per la prima volta i suoi primi canti ed in particolare essi sono: Weihgesang, Ihr Brüder, auf! Das Fest beginnt; Bey einer Grundlegung, Preis sey mein Lied, mein Wunsch Gebet!; Forschen des Maurers, Der Thräne gleich, die in der Stille; Tafelgesang, Des Guten Quelle! Gott des Lebens. Very rare and in good condition. Rif. Bibl.: Standort;Zentral- und Landesbibliothek Berlin;Verwaltungsstandorte; Rückgabe ZLB; Wielkopolska Biblioteka Cyfrowa, 4597.
400 euro
7) STORIA LOCALE LAGO DI GARDA PUNTA SAN VIGILIO BRENZONE TORRI DEL BENACO RARITA’ BIBLIOGRAFICA MONTE BALDO
Marai Gian Domenico,
San Vigilio sopra il Lago di Garda Poemetto in Terza Rima con Annotaziojni, Seconda Edizione.
Verona, Dalla Stamperia di Dionigi Ramanzini, 1807
In 8°; XXXVI pp. Brossura muta coeva. Esemplare ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Nota manoscritta datata 1860 al recto del piatto anteriore “Donato ad E. S. Righi dal nipote dell’Autore, Sig.r Cesare Marai ex primo tenente dei Cavalleggieri nelli eserciti del Regno d’Italia (1812-1813-1814), Torri, 5 novembre” evidentemente lo scritto venne redatto a Torri del Benaco. All’ultima pagina, nel margine basso è presente l’autografo di Cesare Marai “Marai Cesare Nipote del Canonico”. Piccoli fregi xilografici ai due lati del numero di pagina. Testatine e finalini xilografici. Stemma stampato a lastra singola della famiglia Brenzone al frontespizio. L’opera è dedicata a “Donna Lucrezia Madre e Laura e Lodovico Figli di Brenzone”. Seconda edizione edita lo stesso anno della prima. Rarissima opera, della prima edizione esiste un solo esemplare censito in ICCU, mentre di questa seconda edizione, identica alla prima se non per la scritta “seconda edizione” al frontespizio, non vi è nessun esemplare censito. Nell’opera l’autore descrive uno dei luoghi più amati e panoramici del Lago di Garda, Punta San Vigilio dall’alto del promontorio che la sovrasta che porta lo stesso nome. La seconda parte contiene le lunghe e dotte annotazioni a partire da quella sul Monte Baldo dove viene riportato anche un componimento in onore del celebre monte. Si legge ad esempio nella nota numero 3: Vicino a Toscolano si vedono ancora le reliquie dell’antica Città di Benaco, o d’un luogo, almeno, a’ que’tempi assai rispettabile, dove tenevano i Benacensi i loro Consigli. Fu sommersa nell’acque per grande tremuoto l’anno di Cristo 243. Diede nome al Lago, mutato poi dopo la sua rovina in quello di Garda, ch’era la principale Fortezza de’ suoi lidi. Plinio non fa menzione di questa città. Forse per tal ragione il celebre Maffei la crede sognata. Bincolin. Supplem. Al Zagatt. Vol. I. delle P. …” o la nota seguente “Rocca di Minerva in alto e sublime luogo situato nella Valle Ateniese. Fu fatta diroccare, come racconta il Gratarolo, con savio consiglio da Giacomo Soranzo Senatore [di Venezia], perché in essa annidavansi rubatori, e fuoriusciti. Aveva un tempio dedicato a Pallade, o sia Minerva. Fu distrutto da’ Barbari. Una lapide però in essa ritrovata di queste parole: Minervae L. Lucretius et Hermes V. S. L. M. fa credere che gli antichi Romani, dopo gli Ateniesi, abitatori di questa Rocca, e di questi paesi, prendessero cura di un tal tempio e di una tale Deità”. Gian Domenico Marai fu figura di rilievo nella storia di Torri, noto soprattutto per il suo ruolo di canonico nella cattedrale di Leybach. Nato in un contesto devoto, dedicò l’intera esistenza agli studi e al servizio ecclesiastico, spegnendosi nel 1812. Acclamato predicatore, percorse le chiese del Lago e città come Verona, Mantova e Brescia, dove i suoi sermoni evidenziarono cultura e sensibilità pastorale. Fu autore impegnato: raccolse osservazioni teologiche, omelie e corrispondenze, e compose un poemetto dedicato a San Vigilio. Tra i suoi documenti si conservano inoltre lettere e ricordi sui due eremiti benedettini di Malcesine, Benigno e Caro, che offrirono materiali preziosi agli studiosi locali. La sua opera più conosciuta rimane Il Benaco illustrato, pubblicata postuma nel 1879, che rappresenta un contributo fondamentale per la conoscenza del territorio e delle sue tradizioni. Nel testo il canonico cita anche il ritrovamento, avvenuto all’inizio del Settecento nei pressi di Torri, di monete di epoca imperiale, notizia che ha suscitato interesse tra gli storici locali. Rarità bibliografica del Lago di Garda di sponda veronese, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: per la prima edizione dello stesso anno ICCU IT\ICCU\VIAE\021307, un solo esemplare censito, nessun esemplare censito in questa seconda edizione.
300 euro
8) STORIA NATURALE BOTANICA PRIME EDIZIONI MONTE BALDO ALBERI FLORA
Goiran Agostino,
Erbario Forestale Veronese del Dott. A. Goiran, Sopra la pubblicazione del R. Ministero di agricoltura, industria e commercio avente per titolo Nomi volgari adoperati in Italia a designare le principali piante di bosco / nota del m.e. d.re A. Goiran letta nella seduta del marzo 1876.
Verona, Prem. Tip. Di G. Franchini, 1875
In 8°; (2), 108 pp. Brossura editoriale arancione con titolo, autore e stampatore impressi in nero al piatto anteriore entro doppia cornice elaborata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione rara in forma singola, tre soli esemplari censiti in in ICCU, di questo studio apparso per la prima volta nel volume LIV, fascicolo II del giornale dell’Accademia d’Agricoltura, Arti e Commercio di Verona, di questo importante studio del celebre studioso nizzardo Agostino Goiran, considerato il più eminente naturalista e botanico veronese della seconda metà del XIX° secolo. L’opera descrive minuziosamente tutte le piante che si possono trovare nel territorio veronese dando notizie utili sui luoghi dove si possono trovare e sulle loro caratteristiche. Chiaramente moltissime specie furono osservate da Goiran durante le sue lunghe escursioni sul Monte Baldo. Agostino Goiran (1835–1909) rimane figura centrale della botanica veronese dell’Ottocento, considerato uno dei più autorevoli studiosi della flora del territorio. Formatosi all’Università di Torino, dove conseguì il diploma per l’insegnamento delle scienze fisiche e matematiche, intraprese una lunga carriera didattica iniziata nel 1859 che lo portò a stabilirsi a Verona nel 1869. Qui ricoprì la cattedra di Storia naturale presso il R. Collegio femminile «Agli Angeli» e quella di fisica al R. Liceo «Scipione Maffei», ruoli dai quali promosse la diffusione della cultura scientifica locale. Per oltre trentacinque anni Goiran esplorò sistematicamente la provincia veronese, conducendo campagne di raccolta che lo resero escursionista infaticabile e raccoglitore eccezionale. Il suo erbario, sviluppato nel tempo fino a comprendere decine di migliaia di esemplari, costituisce un patrimonio botanico rilevante per la conoscenza storica della vegetazione regionale. I campionari che distribuiva a corrispondenti italiani e stranieri testimoniano la rete di relazioni scientifiche che egli seppe tessere, favorendo scambi di informazioni e comparazioni tassonomiche. Goiran pubblicò più di un centinaio di contributi, prevalentemente dedicati alla flora locale, con descrizioni puntuali delle specie, delle stazioni e dei periodi di fioritura. Il suo apporto più significativo fu la vasta sintesi dedicata alle fanerogame dell’agro veronese, opera di riferimento che aggregò dati storici e osservazioni originali, offrendo un quadro critico e analitico della distribuzione delle specie. Tale lavoro, frutto di anni di ricerche sul campo, rimane utile ancora oggi per studiosi di fitogeografia e conservazione. Affidabile osservatore della natura, insegnante appassionato e instancabile raccoglitore, Agostino Goiran contribuì in modo decisivo alla conoscenza e alla tutela della biodiversità veronese, lasciando un’eredità scientifica che continua a informare studi botanici e programmi di conservazione locali. Goiran nell’introduzione della sua opera principale Flora Veronensis descrive bene il suo lavoro: “La flora fanerogamica veronese, per varietà e dovizia di forme, appena è inferiore, nella regione veneta, a quella ricchissima della provincia di Udine. Infatti l’ultimo censimento della vegetazione fanerogamica della zona botanica veneta (anno 1868), dato dal Catalogo delle piante vascolari del Veneto compilato dai professori De Visiani e Saccardo, assegna alla provincia di Verona 1849 specie, numero sicurissimamente inferiore al vero, e 2311 a quella di Udine. Tale ricchezza di vegetazione ed in modo singolare le rare e belle specie che si annidano nel monte Baldo, attirarono in ogni epoca, puossi dire dalla intera Europa, l’attenzione dei botanici e fioristi, che o raccoglitori esperti, diligenti o fitografi sagaci, contribuirono efficacemente alla illustrazione botanica di questa privilegiata provincia del regno della vaga dea dei fiori”. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione, raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PUV\0911380.
150 euro
9) WUNDERKAMMER PIETRIFICAZIONE IMBALSAMAZIONE MISTERI OCCULTISMO SOSPIROLO BELLUNO SEGATO
Rossi Gabardi Brocchi Isabella,
Girolamo Segato a Firenze Cenni storici della contessa Isabella Rossi Gabardi Brocchi,
Padova, Dal Priv. Stabilimento di Giuseppe Antonelli, 1853
In 8°; 15, (1) pp. All’interno è conservata una lettera manoscritta autografa coeva del celebre avvocato veronese Righi scritta a Padova il 27 Maggio del 1853, nella quale l’avvocato racconta di aver visto il dramma presso il Teatro Duse il 6 maggio del 1853 messa in scena dalla compagni Veneta diretta dall’artista Vincenzo de Rossi che l’autore della lettera critica in modo vemente. Brossura editoriale gialla con titolo impresso in nero entro cornice con fregi al piatto anteriore. Al piatto posteriore, piccolo fregio, luogo di stampa, stampatore e anno di stampa. Qualche piccola pieghetta ai margini della brossura e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questa rarissima placchetta, quattro soli esemplari censiti in ICCU, nella quale la celebre nobildonna, poetessa e scrittrice fiorentina, Isabella Rossi Gabardi Brocchi (Firenze, 25 novembre 1808 – Firenze, 28 luglio 1893) nella quale la scrittrice difende la memoria dell’amico e celebre cartografo, naturalista, imbalsamatore ed egittologo bellunese, Girolamo Segato (1792-1836) che seconda la contessa, era stato diffamato in un dramma. La contessa così, ripercorre in modo esteso la vita, la morte e la scoperta di Segato del celeberrimo procedimento della “pietrificazione”. La contessa racconta di esser stata lei, in qualche modo, ad ver dato avvia agli esperimenti di pietrificazione descrivendo i fatti da lei vissuti in prima persona: “Mentre occuppavasi di tale lavoro, veniva giornalmente a ricrearsi l’animo in seno alla mia famiglia, che tenevolo quasi come individuo componente sé stessa. Una sera mi trovò dispiacente per la morte di due bei pesci che compiacevami tenere in vasca di cristallo. Ei li prese in mano, corrugò le sopracciglia, e dagli occhi incavati folgorò l’emanazione di un pensiero profondo. Quindi a me volto disse: – Non ti affliggere: questi pesci erano muti; se ti preme conservare le spoglie, perché son belle, io te le serberò eterne. Dammele, e te riporterò lucide come ora. – Infatti scorsi appena brevi giorni mi recò in astuccio coperto di vetro i due pesci impietriti che parevano vivi. Mia madre stupefatta al pari di me, gli chiese spiegazione dell’opera miranda; a cui rispose essere questo un di lui segreto. Che nelle lunghe dimore fatte nel deserto, eragli venuto in pensiero il processo di tale operazione, osservando le mummie dei corpi rimasti sepolti sotto le ardenti sabbie; averlo quindi obbliato in mezzo ad occupazioni diverse. Che eragli ad un tratto ritornato nel pensiero, in vedermi così dolente per la perdita dei pesci. Da quel punto datò lo studio indefesso ch’ei pose nel perfezionamento della sublime scoperta. […]”. Girolamo Segato (Sospirolo, 13 giugno 1792 – Firenze, 3 febbraio 1836) fu figura singolare nel panorama scientifico e antiquario dell’Ottocento: cartografo, naturalista ed egittologo, è passato alla storia soprattutto per una tecnica unica di mineralizzazione dei tessuti, comunemente detta “pietrificazione”. Formatosi durante i viaggi in Egitto, al suo rientro a Firenze approfondì lo studio delle pratiche di imbalsamazione e sviluppò un procedimento capace di trasformare materiali organici in sostanze mineralizzate che conservano non solo la forma ma anche i colori, la consistenza e una sorprendente elasticità. Applicata a numerosi preparati anatomici e a oggetti d’uso, questa tecnica suscitò grande stupore: i campioni realizzati da Segato mostrano ancora oggi dettagli sorprendenti, tanto da essere conservati in istituzioni come l’università fiorentina e in collezioni storiche italiane. La fama di Segato fu accompagnata da sospetti e leggende. In un clima di diffidenza verso quanto appariva incomprensibile, si diffuse l’idea che il suo sapere derivasse da arti occulte e dalla “magia egiziana”; dicerie che contribuirono a isolare lo studioso. Protezioni istituzionali non mancarono, ma il percorso di riconoscimento ufficiale rimase difficile: dopo il rifiuto di alcune richieste di sostegno, Segato è detto aver distrutto gran parte dei suoi appunti e dei protocolli sperimentali, portando con sé il segreto della sua arte al momento della morte. L’eredità di Segato resta ambivalente: da un lato la testimonianza di un ingegno sperimentale fuori dall’ordinario, capace di coniugare interesse antiquario e sensibilità naturalistica; dall’altro il mistero tecnico e la perdita di documentazione hanno trasformato il suo lavoro in oggetto di fascino e di studio per generazioni di anatomisti, conservatori e storici delle scienze. I reperti pietrificati rimangono la prova tangibile della sua abilità e continuano a interrogare chi li osserva. Rarissima opera, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1119890.
140 euro
10) CAGLIOSTRO ALCHIMIA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE ICONOGRAFIA SICILIA PALERMO ALCHIMISTI AVVENTURIERI
Hòerniy,
Le Comte de Cagliostro,
S. luogo, S. stampatore, S. data ma 1790 circa
In 4° (29×19,2 cm). Un foglio volante in ottime condizioni di conservazione. L’immagine riprodotta rappresenta la sagoma di Cagliostro, apparentemente presa dal naturale, con un cartiglio sottostante “Le Comte de Cagliostro, Imposteur ches ceux ci, Prophete ches ceux là, Lénigme de nos Iours, Cest l’homme que voilà” Dessiné dap. Nat. p.r Hoerniy. La stampa si presenta in ottime condizioni di conservazione con solo una due pieghe. Rarissimo insieme. Alchimista, esoterista ed avventuriero siciliano Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo, meglio noto come Alessandro, conte di Cagliostro o più semplicemente Cagliostro (Palermo, 2 giugno 1743 – San Leo, 26 agosto 1795) è figura complessa e controversa: avventuriero, occultista, alchimista e imbonitore per alcuni, iniziato e taumaturgo per altri. Il suo carisma e la capacità di creare mistero intorno alla propria persona gli valsero notorietà nelle corti europee, dove praticava riti esoterici, sedute taumaturgiche e una miscela di pratica massonica e tecniche di suggestione. Cagliostro fu spesso accusato di frode e impiego di riti proibiti e, dopo l’affaire della famosa “Affaire della collana” che travolse il suo nome indirettamente, la sua sorte si concluse tragicamente davanti alla Santa Inquisizione. Arrestato a Roma nel 1789 su richiesta delle autorità papali, venne inizialmente imprigionato nelle carceri pontificie. Il processo inquisitoriale si svolse in un clima di diffidenza e scandalo: la Chiesa guardava con sospetto ogni pratica che potesse minare l’ortodossia o attirare fedeli verso credenze esoteriche. Dinanzi al tribunale ecclesiastico furono messe in discussione le sue pratiche massoniche, l’uso di rituali alchemici e presunte pratiche magiche ritenute superstiziose. Pur negando molte imputazioni, Cagliostro non riuscì a convincere i giudici della sua innocenza morale e dottrinale. Importante fu anche la questione della sua rispettabilità sociale: il titolo nobiliare da lui assunto e la rete di relazioni non bastarono a salvarlo dall’accusa di seduzione spirituale e inganno. Nel 1791 Cagliostro venne trasferito al carcere di San Leo e qui calato nel “Pozzetto” la peggior cella della rocca, una stanza senza porte dove si veniva calati dall’alto. Qui rimase confinato fino alla morte avvenuta nel 1795. Il processo e la condanna non solo segnarono la fine personale dell’avventuriero, ma alimentarono il mito che lo circonda: per alcuni martire dell’intolleranza religiosa, per altri imbroglione smascherato. La documentazione processuale, i verbali inquisitoriali e le memorie contemporanee offrono un ritratto ambivalente: un uomo che affascinò l’Europa con promesse di conoscenza occulta, ma che finì vittima della reazione di un’istituzione decisa a difendere la propria autorità dottrinale. Oggi Cagliostro resta figura emblematica del confine tra esoterismo, spettacolo e repressione clericale nel tardo Antico Regime.
660 euro
11) INDICE DEI LIBRI PROIBITI CENSURA LIBERTA’ DI STAMPA PRIME EDIZIONI VATICANO
PIO VI (Giovanni Angelo Braschi),
Index Librorum Prohibitorum Sanctissini Domini Nostri Pii Sexti pontificis maximi iussu editus.
Romae, Ex Typographia Rev. Camerae Apostolicae, 1786
In 8°, ; XLIV, 323, (1), 6, (2 b.), 5, (3 b.), 8 pp. e una c. di tav. in antiporta di Giovanni Fabri con il celebre rogo dei libri. Alla fine del volume è presente un quaderno di 4 pagine (solo una scritta) con diversi titoli di libri scritti in chiara grafia coeva. Bella legatura coeva in cartoncino rigido foderato in bella carta blu scuro maculata. Qualche strofinatura. Tagli spruzzati rossi. Una trentina di carte leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della stessa, ininfluente e all’interno in ottime condizioni di conservazione). Le pagine alla fine del volume presentano gli aggiornamenti dei libri proibiti per gli anni 1786, 1790, 1796, 1806 (con al colophon i dati di stampa con luogo di stampa, stampatore e anno di stampa che vanno dal 1790 ed il 1806 Con antiporta incisa in rame (raffigura un rogo di libri). Fra le opere aggiunte all’indice in queste sezioni di aggiornamento “Gli animali parlanti” di Casti, il “Grimoire du Pape Honorius” stampato a Roma nel 1800, “Jaques le Fataliste” di Diderot, “La Nouvelle Heloise” di J. J. Rousseau, le “Novelle amene” di Casti, “Romans et Contes” dei Voltaire, ecc. Al frontespizio stemma papale in xilografia. Bell’edizione aggiornata del primo indice dei libri proibiti redatto da Papa Benedetto XIV al secolo Prospero Lorenzo Lambertini (Bologna, 31 marzo 1675 – Roma, 3 maggio 1758) che vede sostanziale differenze rispetto a quello redatto durante il Concilio di Trento. Lambertini fece riordinare completamente il testo dandogli una forma più precisa ed adatta all’uso pratico e aggiungendo una notevole novità e cioè, la cancellazione dall’indice della proibizione di leggere il Vecchio e Nuovo testamento nelle versioni volgarizzate. Index Librorum Prohibitorum, istituito dalla Chiesa cattolica nel 1559, era un catalogo di libri proibiti o considerati pericolosi per la fede e la morale dei fedeli. Nato sotto papa Paolo IV e compilato da teologi e censori, l’Index mirava a proteggere la dottrina da eresie, idee scientifiche contrarie alla teologia tradizionale e contenuti ritenuti immorali. Tra gli autori inseriti figurano Galileo Galilei, Giordano Bruno e vari pensatori riformatori; l’inclusione di opere non voleva solo punire, ma anche limitare la diffusione di idee contestate. Nel corso dei secoli l’Index cambiò contenuti e criteri, riflettendo i mutamenti culturali, politici e scientifici dell’Europa moderna. La sua applicazione variava per severità e impatto, determinando autocensura, dibattiti intellettuali e talvolta persecuzioni. Con il Concilio Vaticano II e l’opera di modernizzazione, la Chiesa ridusse progressivamente il ruolo della censura formale; nel 1966 papa Paolo VI abolì ufficialmente l’Index, segnando la fine di un’epoca di controllo ecclesiastico sulla lettura. Oggi l’Index è studiato come documento storico che testimonia il conflitto tra autorità religiosa e libertà di pensiero, offrendo spunti per comprendere la trasformazione della cultura occidentale e le tensioni tra fede e ragione. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione che presenta, in questa copia, le aggiunte fino al 1806. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\060956.
220 euro
12) MEDICINA MEDICINE CHIRURGIA SURGERY PRIME EDIZIONI FIRST EDITION MEDICINA ANTICA ROMANA IPPOCRATE
Succenturiatus anatomicus. Continens commentaria in Hippocratem, de capitis Vulneribus. Additae in aliquot Capita libri VIII.C.Celsi Explicationes. [E:] A. Cornelii Celsi De re Medica liber octavus. Edition originale de ce traité d’anatomie consacré au crâne humain.
Lugduni Batavorum [Leyde], Iodocum a Colster, 1616
In 4° (19,3×14 cm); (24), 270 pp. e 35 incisioni in singola lastra nel testo e 1 grande tavola in antiporta; (2), 128 pp. e due c. di tav. fuori testo, 25 tavole incise a lastra singola in questa seconda parte. La celeberrima antiporta con il gabinetto anatomico è conservata a parte e non risulta mai esser stata piegata. Completissimo. Legatura in piena pergamena rigida con titolo ed autori, impressi in oro al dorso su fascetta in pelle rossa. Tagli spruzzati in rosso. L’opera è conservata entro una bella scatola nera con autore, titolo e anno d’edizione impressi in oro al piatto anteriore. Una piccola mancanza di carta all’angolo basso bianco di pagina 115 del primo volume antecedente alla stampa dell’opera e dovuta alla qualità della carta, ininfluente. Uno strappetto, senza perdita di carta, all’angolo basso bianco di pagina 31 del secondo volume dovuto, anche in questo caso, ad un difetto della carta, ininfluente. Frontespizio uniformemente brunito. Esemplare leggermente ed uniformemente brunito (in modo meno intenso rispetto agli altri esemplari conosciuti) come tipico delle opere stampate a Leida e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione.
Assai rara prima edizione, ancor più rara da reperirsi in queste buone condizioni di conservazione e completa, del commento del grande medico e botanico olandese, Peter Pauw o anche Petrus Paaw (2 agosto 1564 Amsterdam – 1 augusto 1617 a Leida), all’opera del celebre medico, geografo e aforista greco antico, considerato il padre della medicina scientifica, Ippocrate di Coo (o Cos, o Kos) (Coo, 460 a.C. circa – Larissa, 377 a.C.) e all’opera del noto medico romano Aulo Cornelio Celso (in latino Aulus Cornelius Celsus; 25 a.C. circa – 45 d.C. circa) celebre per le sue operazioni sperimentali, sulle fratture del cranio. Petrus Pauw è stato un medico e botanico olandese del XVI secolo, noto per i suoi contributi significativi nel campo della medicina e della botanica, così come per il suo commento all’opera “De Medicina” di Celso, in particolare il trattato sulle fratture del cranio. Nato nella città di Gouda, nei Paesi Bassi, nel 1564, Pauw dimostrò un’innata passione per la scienza e la medicina fin dalla giovane età. Dopo aver studiato medicina all’Università di Leida, ottenne la laurea in medicina e intraprese una carriera che lo portò a diventare uno dei medici più rinomati del suo tempo. La sua attenzione si rivolse presto anche alla botanica, dove unì la sua conoscenza della medicina con lo studio delle piante medicinali. La sua reputazione crebbe rapidamente grazie alla sua capacità di riconoscere e descrivere le proprietà terapeutiche delle piante, divenendo una figura autorevole nella comunità scientifica europea. Durante la sua carriera, Pauw scrisse diversi trattati sulla medicina e sulla botanica, contribuendo significativamente alla comprensione e alla pratica di entrambi i campi. Tuttavia, la sua opera più celebre
rimane il suo commento all’opera di Celso, in particolare il trattato sulle fratture del cranio. Celso, un autore romano antico del I secolo d.C., scrisse uno dei trattati medici più importanti dell’antichità romana, “De Medicina”, che conteneva dettagliate descrizioni di varie condizioni mediche e dei loro trattamenti. Il capitolo sulle fratture del cranio fu uno dei contributi più significativi di Celso alla medicina, offrendo una visione approfondita di questa lesione traumatica e dei suoi trattamenti. Il commento di Pauw all’opera di Celso sulle fratture del cranio e sulle sue tecniche chirurgiche sperimentali rappresentò un’importante aggiunta alla comprensione medica dell’epoca. Non solo fornì una chiave di lettura preziosa per comprendere il testo originale di Celso, ma aggiunse anche nuove interpretazioni e approfondimenti basati sulle conoscenze mediche e botaniche dell’epoca. Attraverso il suo commento, Pauw non solo illustrò le teorie e le pratiche mediche dell’antica Roma riguardo alle fratture del cranio, ma offrì anche una prospettiva critica e aggiornata su vari aspetti della diagnosi, del trattamento e della prognosi di questa lesione traumatica. Nonostante le sue numerose contribuzioni alla medicina e alla botanica, la vita di Petrus Pauw fu segnata da tragedie personali, inclusa la perdita prematura della moglie e dei figli. Tuttavia, il suo impegno verso la ricerca scientifica e il suo lascito nel campo della medicina e della botanica rimangono una testimonianza duratura della sua erudizione e del suo contributo alla conoscenza umana. Pauw morì nel 1617, ma il suo lavoro continua a essere una fonte di ispirazione per le generazioni successive di medici, botanici e studiosi, e il suo commento all’opera di Celso sulle fratture del cranio rimane un punto di riferimento fondamentale per la comprensione della storia della medicina nel Rinascimento europeo. Pauw fu anche uno
dei principali sostenitori della creazione di aule anatomiche dove dissezionare i cadaveri cosa che fin dal quattrocento aveva portato a vivaci discussioni negli ambienti intellettuali europei. Basti ricordare che a partire dal 1490 quando un’aula anatomica venne costruita a Padova, sorsero alcune aule anatomiche nei principali atenei d’Europa. Seguirono poi le aule di Basilea creata nel 1588 e quella di Parigi nel 1608. Quella di Leida, invece, fu creata proprio da Pauw. Si legge in Dezeimeris, Dictionnaire historique de la médecine ancienne et moderne, I: “Pierre Paaw, a skilful anatomist, was born in Amsterdam in 1564. In 1580, he went to study medicine in Leiden. After four years, he came to France, where he stayed quite a long time in Paris and Orleans. Then he went to Denmark. He was in Rostock in 1587, and was admitted as doctor in medicine, and started to teach anatomy. Little time after, he travelled to Italy in order to hear the lecture of Fabrizio d’Aquapendente. His father’s death obliged him after three months to go back to his homeland ; he went back to Leiden, where, during twenty-eight years, he practised the art of healing with a lot of success, and taught brilliantly anatomy and botanic. He is the one who got the public lecture hall of anatomy of Leiden to be built. Paaw died in 1617. His works contain quite a large number of interesting observations.”. Prima rara edizione, difficile da reperirsi in queste condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Graesse, Trésor de livres rares, V, p. 99.
6.800 euro
13) PRIME EDIZIONI COLTIVAZIONE RISO AGRONOMIA VERONA MANTOVA VIALONE NANO CARNAROLI RISO DA TAVOLA GASTRONOMIA
Paganini Giuseppe,
Risifilo. Avvertimenti per la coltivazione del Riso umiliati al Nobile Signor Marchese Antonio Spolverini.
In Venezia, Appresso Modesto Fenzo, 1792
In 8°; 66, (2) pp. Brossura bianca con titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Stemma araldico di Marchese Antonio Spolverini al frontespizio stampato in lastra singola. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rara edizione, quattro sole copie censite in ICCU, di questo trattato sulla coltivazione del riso, scritto dal sacerdote Paganini che ricoprì il ruolo di parroco in diverse parrocchie della bassa mantovana. L’opera qui presentata raccoglie tutte le nozioni sulla coltivazione delle varie qualità di riso prodotte nel territorio mantovano fino al veronese, apprese dal sacerdote dai coltivatori locali mantovani che misero il dotto uomo a conoscenza delle loro tecniche di coltivazione. Non bisogna dimenticare che la dedica al Marchese Antonio Spolverini è tutt’altro che casuale. I Marchesi Spolverini erano grandi possidenti terrieri e possedevano ampi territori compresi fra Verona, Peschiera, Villafranca fino a lambire il mantovano e in questi territori si producevano proprio il riso, tanto che il padre di Antonio, Gian Battista Spolverini compose e diede alle stampe un celebre componimento poetico che si intitolava, proprio, “La coltivazione del Riso”. Nei dieci capitoli l’autore descrive in modo attento e preciso tutto ciò che vi è da sapersi in materia di terreni, concimi, acque, irrigazioni, danni, malattie, custodia del grano, etc. per una corretta e prolifica coltivazione del riso. Molto interessante l’ultima parte nella quale l’autore accenna alle risaie mobili. Rif. Bibl.: G. Moretti, Bibliografia agronomica, Milano, 1844, p. 36; Saggio d’agricoltura pratica toscana e specialmente del contado fiorentino, 1804; ICCU IT\ICCU\SBLE\001663; Re, Dizionario d’agricoltura, p.306: Autore di questo libretto è il sacerdote Giuseppe Paganini che mise insieme questi avvertimenti, com’egli ci assicura nella sua prefazione, dopo avere avute lunghe conferenze coi coltivatori di riso nella provincia mantovana. Opera assai rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione.
380 euro
14) CONTRAPPUNTO MUSICA PRIME EDIZIONI METODI MUSICALE BORGHETTO LODIGIANO LODI COMPOSIZIONE MUSICIALE MUSICA RARITA’ BIBLIOGRAFICA
Ray Pietro,
Studio Teorico-Pratico di contrappunto,
Milano, Stabilimento Nazionale Tito di G. Ricordi, S. data (ma 1886 circa)
In secondo; (4), 65, (1) pp. Legatura ottocentesca in mezza tela rossa con piatti foderati da carta in percallina rossa. Difetti e strofnature alla legatura e all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Opera impressa in lastra singola. Prima edizione, assai poco comune, di questo metodo teorico-pratico per il contrappunto opera del noto musicista originario di Borghetto Lodigiano, Pietro Ray. Pietro Ray nacque a il 14 novembre 1773 e si impose come figura significativa del panorama musicale italiano tra XVIII e XIX secolo. Avviato giovanissimo agli studi, completò la sua formazione al Regio Conservatorio dei Turchini di Napoli, dove approfondì armonia e contrappunto sotto la guida di maestri di scuola napoletana e frequentò le lezioni private di Niccolò Piccinni. L’esperienza partenopea forgiò il suo stile tecnico e la sua cultura musicale. Rientrato in Lombardia, fu nominato maestro di cappella a Lodi nel 1800, incarico che mantenne fino al 1804, anno del trasferimento a Milano. Nei primi anni del nuovo secolo compose oratori sacri eseguiti a Monza e opere di tema religioso apprezzate per la loro intensità drammatica. All’attività compositiva affiancò l’impegno didattico: nel 1808 entrò stabilmente nel corpo docente del Regio Conservatorio di Milano come professore di solfeggio e bel canto, ruolo che mantenne per oltre quarant’anni, divenendo in seguito vice-censore e, nel 1839, docente di composizione. La sua produzione è varia: oratori per la Settimana Santa, cantate celebrative, musica per scene civili e azioni sceniche in occasione di eventi pubblici e cortigiani. Tra le sue composizioni vanno ricordate cantate nuziali e inni eseguiti alla Scala e per visite regie, lavori per feste dei Borromeo e una consistente produzione sacra, tra cui la grande partitura Tre ore d’Agonia e una Messa per la cattedrale di Maiorca. Nel 1848 pubblicò uno studio teorico-pratico sul contrappunto, apprezzato per chiarezza e metodo. Stimato insegnante e animatore musicale, fu chiamato a comporre per celebrazioni civili e religiose, collaborando con numerose istituzioni. Ritiratosi in pensione nel 1850, visse gli ultimi anni in relativa tranquillità e morì nel 1857, lasciando una testimonianza duratura come compositore, didatta e uomo di teatro nella tradizione musicale lombarda. Prima edizione non comune. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\VIA\0114451.
290 euro
15) MORTE MEMENTO MORI VENEZIA PICCINI INCISORI FEMMINILI ARTISTE TESCHI DEATH BALLEONIANA MISSAE DEFUNCTORUM
Piccini Isabella, Chiesa Cattolica,
Missae in agenda defunctorum ad celebrantium commoditatem depromptae,
Venetiis, Ex Typographia Balleoniana, 1816
In folio piccolo; 24 pp. Legatura coeva in piena pelle con belle cornici in oro ai piatti e due piccoli teschi ai piatti. Grande immagine di un teschio al frontespizio. Frontespizio in rosso e nero entro cornice. Testo in rosso e nero con anche parte musicale. Segna pagine in seta. Iniziali xilografiche. Bellissima incisione con crocefissione a pagina sei opera di Suor Isabella Piccini. Messa per defunti edita dalla Tipografia Balleoniana. Suor Isabella Piccini, nata Elisabetta Piccini a Venezia nel 1644 e morta il 29 aprile 1734, è figura singolare nella storia dell’incisione italiana. Proveniente da una famiglia di incisori, apprese i primi rudimenti in bottega sotto la guida del padre e degli zii, affinando un tratto prezioso che le permise di imporsi come autrice di punte finissime e sfumature chiaroscurali particolarmente raffinate. Nel 1666 entrò nel convento di Santa Croce come francescana clarissa assumendo il nome di Suor Isabella. Lì organizzò un laboratorio incisorio che, pur rimanendo noto per la sua attività solitaria, accolse in seguito la collaborazione di altre consorelle esperte. Dalla clausura realizzò soprattutto tavole a soggetto religioso, ritratti di autori e frontespizi per edizioni stampate a Venezia e in molte città del territorio veneto e oltre. Il suo lavoro è riconoscibile per l’eleganza compositiva e per una manualità che traduce con sensibilità drammatiche scene sacre e figure allegoriche. Isabella lavorò su disegni di pittori noti e meno noti, traducendo in incisione opere destinate sia all’editoria libraria sia alla devozione privata. I suoi frontespizi comparvero su libri prodotti a Venezia ma anche a Padova, Brescia, Verona, e furono richiesti da editori di Roma, Firenze e altre corti italiane. Tra i rapporti professionali più intensi vi fu quello con la rete editoriale dei Remondini, che contribuì alla larga diffusione delle sue stampe. Economicamente, la religiosa investì i proventi nella comunità: versò contributi annuali al convento e sostenne la dote della sorella. Il suo ruolo fu anche amministrativo: svolse funzioni di vicaria per alcuni anni. L’attività di Suor Isabella testimonia come, anche all’interno della clausura, fosse possibile sviluppare una carriera artistica di rilievo, con opere che ancora oggi documentano la vivacità della produzione incisoria veneziana tra Seicento e Settecento. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\MUS\0256693 per esemplare con data 1810.
350 euro
16) FULMINI ELETTRICITA’ FENOMENI METEREOLOGICI METEREOLOGIA PRIME EDIZIONI VERONA
Maffei Scipione,
Della Formazione de’ Fulmini, Trattato del Sig.r Marchese Scipione Maffei, Raccolta da varie sue Lettere, In alcune delle quali si tratta anche degl’Insetti rigenerantisi, e de’ Pesci di mare su i monti, e più a lungo sull’Elettricità.
In Verona, Presso Giannalberto Tumermani nella Via della Foggie, 1747
In 4° (22×17 cm); (8), 189, (7) pp. Legatura coeva in cartoncino d’attesa con il titolo manoscritto da mano coeva al dorso. All’interno del piatto anteriore una bella pecetta su carta azzurra con l’indicazione del libraio venditore del libro entro cornice xilografica “Si vende presso Fumanelli Michel’Angelo Librajo alle Arche S. Maria Antica N. 1158. …”. Un forellino nel margine basso bianco di pagina 111 causato da una macchiolina d’inchiostro, ininfluente. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Al frontespizio vignetta calcografica. Testatina calcografica a pagina 1. Esistono due differenti versioni della vignetta al frontespizio, una più fine, quella qui presentata ed una meno fine. Prima edizione di questo celebre scritto scientifico del celebre erudito storico, drammaturgo, diplomatista, paleografo Scipione Maffei (Verona, 1º giugno 1675 – Verona, 11 febbraio 1755). L’opera raccoglie le osservazioni di Maffei sui fulmini con teorie sulla loro creazione con la descrizione di diversi fenomeni fisici legati ai fulmini. Scipione fu uno degli intellettuali più versatili dell’Italia del Settecento: filologo, storico, antiquario, uomo di teatro e corrispondente europeo. Proveniente da famiglia patrizia, coltivò studi classici e umanistici, promuovendo la riscoperta delle radici storiche e artistiche del Veneto. La sua tragedia Merope lo rese celebre in ambito letterario, ma il suo impegno si estese anche alla creazione di riviste, alla raccolta di iscrizioni e reperti antichi e alla diffusione di idee criticamente moderne, che fecero di Maffei una figura di ponte tra erudizione tradizionale e spirito critico illuminista. Maffei nutrì altresì un vivo interesse per le scienze naturali dell’epoca. In un contesto ancora privo delle teorie elettromagnetiche moderne, egli cercò di spiegare i fenomeni dei fulmini attraverso osservazioni empiriche e riflessioni speculative. Sosteneva che i fulmini nascessero da particolari dinamiche nell’atmosfera: movimenti e compressioni d’aria nelle nubi, trasformazioni e reazioni di vapori e gas, e tensioni generate da contrasti termici e di umidità. Pur non potendo misurare cariche elettriche come avverrebbe in seguito, Maffei impiegò analogie tratte da semplici esperimenti di laboratorio e da fenomeni quotidiani per proporre un meccanismo di formazione delle scintille atmosferiche. Le sue lettere e note, rivolte a colleghi naturalisti, contribuirono ad alimentare il dibattito scientifico sul clima e sui fenomeni meteorologici, promuovendo un atteggiamento induttivo e sperimentale. Dotto e curioso, Scipione Maffei rappresenta l’essenza di un intellettuale settecentesco che seppe coniugare umanesimo, antiquaria e interesse per la natura, aprendo la strada a riflessioni che avrebbero trovato sviluppi nelle scienze moderne. Scrive Gian Paolo Romagnani nella voce dedicata a Scipione Maffei nel Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani, Volume 67 2006): “Nulla era più benefico per un popolo che un’ampia circolazione del denaro: “Gran male adunque fa chi cerca difficoltare al sommo l’uso del dare con discrete condizioni a interesse, perché, con questo, moneta infinita nelle casse de’ più facoltosi si rimarrà giacente ed inutile”, mentre “gli industriosi non otterrebbero più quattrini dai danarosi per migliorare di stato; il che produrrebbe in molti deplorabile miseria”. Vollero dimostrare, contro il M., l’illiceità del prestito a interesse i teologi veronesi P. e G. Ballerini, sostenuti dal vescovo G. Bragadin, e il domenicano D. Concina. Fra i difensori si schierò invece subito Muratori, incurante dei dissidi precedenti. L’asprezza della polemica indusse gli Inquisitori di Stato veneziani a intimare il silenzio delle parti; nel 1745 fu lo stesso Benedetto XIV a intervenire, con l’enciclica Vix pervenit. Nel luglio 1746 il M. ristampò a Roma il suo trattato, violando l’imposizione del silenzio e provocando un nuovo intervento degli Inquisitori di Stato che lo confinarono per alcuni mesi nella tenuta di Cadalora, presso Cavalcaselle. Solo l’intervento del papa gli consentì di far ritorno a Verona nel dicembre. Prigioniero in casa propria, lavorò alle Graecorum siglae lapidariae, pubblicate a Verona nello stesso anno, che riunivano parte del materiale epigrafico preannunciato nel prospetto del 1732. Nel 1747 il M. tornò al teatro con la commedia Raguet – ancora una volta diretta contro i francesismi nella moda e nel linguaggio – scritta per il carnevale di Venezia. I suoi interessi per i fenomeni naturali si espressero invece in undici lettere Della formazione dei fulmini (Verona 1747), nelle quali si occupò di elettricità, insetti e fossili. Nel 1748 intervenne nel dibattito sulla soppressione delle feste religiose con la Lettera sopra le feste dei gentili (Pesaro), indirizzata dieci anni prima all’amico Abati Olivieri in sostegno alla politica riformatrice avviata da Benedetto XIV e sollecitata da Muratori. Nel 1749 pubblicò a Verona il Museum Veronense, catalogo delle lapidi del museo epigrafico da lui allestito nell’arco di un decennio nel giardino antistante il teatro Filarmonico e composto di pezzi (non sempre autentici) acquistati, scambiati con collezionisti, o raccolti nel corso dei numerosi viaggi per l’Italia. L’ultima battaglia del M. fu quella, notissima, contro la credenza nella stregoneria, che lo vide dapprima sostenere le posizioni riformatrici dell’abate roveretano G. Tartarotti, quindi separarsene polemicamente per la convinzione che ogni tipo di magia e di stregoneria nascesse da illusione o impostura.”. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RMSE\000466; Ronalds, 314; Mottelay, 321; Gartrell, 334; Baaken Library, 83; Rossetti Cantoni, 55; Poggendorff, II, p. 10; Wheatland Collection Catalogue, p.144; British Library Catalogue, v. CCVII, p. 358; Manca al Riccardi, a Ekeloef, a RLIN e al Wheeler Gift.
550 euro































































