CATALOGO LUGLIO 2018

CATALOGO LUGLIO 2018

1) STATI UNITI D’AMERICA COSTITUZIONE PRIME EDIZIONI RARITA’ DIRITTO UNITED STATES OF AMERICA

  Senza titolo-55Anonimo,

Costituzione degli Stati Uniti d’America,

Filadelfia (ma Venezia), (S. stampatore), 1797

In 12°; 52 pp. Brossura coeva a colori, con dorso semirigido, probabilmente applicata in epoca posteriore. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. Prima rarissima edizione italiana, un solo esemplare censito in ICCU, della Costituzione degli Stati Uniti d’America. L’opera contiene il testo della Costituzione, seguito dalla lettera con la prima versione del Bill of Rights (12 articoli in luogo dei 10 ratificati). Non presenta il testo a fronte, né alcun apparato paratestuale. Non riporta il nome del traduttore, né dell’istituzione che l’ha pubblicata; uniche indicazioni sono la data e il luogo di pubblicazione che sotto l’indicazione di Filadelfia nasconde però la giacobina Venezia di fine secolo. Nello stesso anno vede la luce anche una traduzione da parte dei due giacobini veneziani Antonio Marcantoni e Bernardo Maria Calura raccolta all’interno di un’edizione miscellanea veneziana che Senza titolo-56presenta anche due scritti di Benjamin Franklin (Il buon uomo Ricciardo e la Costituzione di Pensilvania italianizzati per uso della democratica democratica veneta ristaurazione). “Possiamo inoltre notare che le traduzioni commissionate da istituzioni americane (1797, 1968 e 1994) non riportano mai l’indicazione di una persona fisica come traduttore e non pre-sentano alcun apparato paratestuale, quasi a voler investire il testo tradotto di tutta la solennità e solidità possibili. È legittimo supporre che si tratti di una traduzione affidata a traduttori di professione e non a esperti giuristi (che difficilmente accetterebbero, ci pare, di limitare il loro compito a quello di meri traspositori linguistici)” (Diritto Pubblico Comparato ed Europeo, 2011 III, G. Giappichelli Editore, pag. 774). La Costituzione degli Stati Uniti d’America “”Venne completata lunedì 17 settembre 1787, con la sua adozione da parte della convenzione di Filadelfia nell’omonima città, e venne successivamente ratificata da speciali “Convenzioni” convocate a tale proposito in Senza titolo-57ognuno dei tredici stati esistenti all’epoca. Entrò in vigore nel 1789, ed è servita da modello per diverse costituzioni adottate da altre nazioni. La Costituzione creò un governo maggiormente unificato, al posto di quello che era un gruppo di stati indipendenti che operavano sotto gli Articoli della Confederazione. Il primo Stato a ratificare la Costituzione fu il Delaware”. Questa traduzione è rarissima. I fatti storici americani palesarono l’importanza del documento costituzionale americano negli anni seguenti, tanto che la carta costituzionale divenne un esempio per numerose altri documenti simili. In Italia, fra gli avvenimenti rivoluzionari e la discesa di Napoleone, si vide una nuova traduzione solo nel 1814 ed una terza nel 1820. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\009064; Diritto Pubblico Comparato ed Europeo, 2011 III, G. Giappichelli Editore, pag. 774 e 778.; Mugnaini I, 246 “Prima edizione in volume in lingua ital. Sconosciuta. Manca a tutti i repertori consultati. Rif. 02, 1943 lire 4.300.000”.

2) COSTITUZIONI RIVOLUZIONE FRANCESE CARTE COSTITUZIONALI STORIA DEL DIRITTO FRANCIA BOLOGNA MODENA PRIME EDIZIONI RARITA’ RISORGIMENTO MOVIMENTO RISORGIMENTALE

       Senza titolo-41 Senza titolo-37Rarissima miscellanea di prime edizioni di testi costituzionali legati al periodo della Rivoluzione Francese e delle repubbliche italiane, in 8° (17,5×11 cm circa). Compresa nel lotto la primissima costituzione “democratica” approvata sul territorio italiano: la costituzione di Bologna del 1796, prima carta costituzionale entrata in vigore sul territorio della penisola italiana. Legatura coeva in pieno cartoncino con piatti foderati da carta marmorizzata coeva, dorso foderato con carta marmorizzata di fine ottocento. Legatura solida, strofinature ai piatti e all’interno, tutte le opere si presentano, in buone-ottime condizioni di conservazione.

     a) La Constitution de la Republique Francaise une et Indivisible, Paris, De l’Imprimérie Nationale, l’An III. (1795. v. s.). 56 pp. Rara.

     b) Senatus-Consulto Ossia Organizzazione dell’Impero Francese in cui Napoleone Bonaparte è proclamato Imperatore de’ Francesi. In Modena, S. stampatore, 1806. 31, (1) pp. Molto raro. Testo conosciuto come “Il giuramento del Reggente”, voluto da Bonaparte dal Senato, dopo aver lui stesso nominato tutti i Senatori. Con questo testo Napoleone rivelò platealmente il suo intendimento di non ammettere altra valenza volitiva ad esclusione della sua. Si veda il testo del Goldsmith “Istoria secreta del gabinetto di Napoleone Bonaparte …”. Ottimo stato di conservazione.Senza titolo-38

     c) Piano di Constituzione presentato al Senato di Bologna dalla Giunta Constituzionale, A cui si premette l’Editto publicato dal medesimo Senato per esplorar su esso il voto del Popolo. Bologna, Stamperia Camerale, 1796. XVI, 64 pp. Rarissimo. Prima costituzione “democratica” approvata sul territorio italiano. Ottimo stato di conservazione.

     d) Piano di Costituzione per la Repubblica Cispadana, In Modena, S. Stampatore, 1797. 87, (1) pp. Raro. Bella vignetta incisa a lastra singola al frontespizio. Ottime condizioni di conservazione.

     e) Tabella dei dipartimenti e cantoni provvisionali con le loro sezioni, o siano parrocchie del territorio della Repubblica Cispadana, Formata dal Comitato Centrale. In Bologna, nella Stamperia Camerale, 1797. 71, (1) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata. Esemplare mutilo della prima carta (A1) con il frontespizio. Non comune.Senza titolo-40

     f) Costituzione della Repubblica Cisalpina Anno V.della Repubblica Francese (MDCCXCVII). In Modena, Presso Giuseppe Vincenzi e Compagno, S. data (ma 1797). 87, (1) pp. Non comune.

     g) Costituzione dell’Anno VI. Repubblicano della Repubblica Cisalpina Una, Indivisibile, colla precedente lettera dell’Ambasciatore Francese Trouvé, Col proclama del nuovo Corpo Legislativo, e nomi de’ Rapresentanti dei Consiglj, e del Tribunale di Cassazione, Col susseguente discorso del rappresentante Martinelli, al sudetto Ambasciatore, e sua analoga risposta unitamente al ragionato indice universale, Seconda Edizione colle aggiunte e correzioni. Milano, ed in Bologna, Nella Stamperia di Jacopo Marsiglj ai Celestini, S. data (ma 1798). XX, 63, (1) pp. Leggere macchioline di foxing in al cune pagine dovuti alla qualità della carta, ininfluenti. Non comune.Senza titolo-39

     h) Costituzione della Repubblica Italiana Governo Costituzionale, Consulta di Stato, Consiglio Legislativo, Corpo Legislativo, Collegio Elettorale, De’ Possidenti, Commercianti, e Dotti. In Milan, ed in Modena, S. Stampatore, 1802.=Anno I. 45, (2 b.) pp. Non Comune. Prima edizione della prima Costituzione della Repubblica Italiana.

     i) Discorsi pronunziati in occasione dell’Istituzione del Governo Costituzionale della Repubblica Italiana, Seguita il giorno 14 Febbrajo 1802. An. I. del Gen. In Capo Murat. S. luogo, S. Stampatore, S. data (ma 1802). 8 pp. Esemplare leggermente rifilato al margine esterno. Molto raro.

     j) Elenco Generale dei Deputati alla Consulta Straordinaria di Lione in Francia, Ordinata dalla Legge 21. Brumale Anno X. S. luogo (si suppone Milano), S. Stampatore, S. data (ma 1802). (10) c. di tav. più volte ripiegate, compreso il frontespizio anch’esso ripiegato. Rarissimo elenco completo di tutti i rappresentati italiani alla celeberrima Consulta di Lione che segnò la strada per la nascita della prima “Repubblica Italiana”. Una mano coeva ha aggiunto a lato di alcuni nomi il ruolo politico o militare Senza titolo-46come ad esempio Capo Legione o Comandante della Guardia Nazionale a Cavallo di Brescia. Di particolare interesse una correzione nell’elenco del Dipartimento del che rende questo esemplare unico. Nell’elenco dei nomi, in corrispondenza dei rappresentanti della “Guardia Nazionale” il terzo nome è cancellato Il 26 gennaio del 1802 “La Consulta della Repubblica cisalpina, riunita a Lione decide di affidare la presidenza a Napoleone. Il primo console Bonaparte decise di incontrare i membri della Repubblica Cisalpina a Lione. Questa repubblica fu creata dopo la prima campagna italiana, riunendo territori prima appartenenti a stati diversi: Lombardia, Mantova, Bergamo, Brescia, Verona, Cremona, Rovigo, il Ducato di Modena e Reggio, Massa e Carrara e tre legazioni di Bologna, Ferrara e Romagna. Il progetto del nuovo assetto venne posto in esame alla consulta e questa riunione straordinaria ottenne un grande successo. Quattrocentocinquantadue membri furono nominati a partecipare a questo incontro, ma fu una parodia d’assSenza titolo-45emblea costituente: l’ordine del giorno è imposto e l’approvazione è secondo i desiderata di Napoleone. Alla fine di novembre 1801, gli italiani attraversarono le Alpi e arrivarono a Lione. La convocazione è del Talleyrand per il 28 dicembre. Bonaparte e Joséphine de Beauharnais arrivarono l’11 gennaio 1802 con grande corteggio al centro della Delegazione delle personalità italiane (generali, membri del clero, …). La fanteria è in attesa sulla Place des Terreaux, mentre la cavalleria va incontro al capo dello Stato. Fu accolto attorno alle ore venti dalle autorità civili e militari e portato al municipio di Lione”. Rarissimo ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

     k) Costituzione Politica dela Monarchia Spagnuola Promulgata in Cadice il 19 marzo 1812. Milano, Dai Tipi di Sonzogno e Compagni, 1814. 113, (1) pp. Buono stato di conservazione.

Senza titolo-42Rarissima ed importantissima miscellanea di pubblicazioni inerenti a “Costituzioni” e pubblicazioni ufficiali dedicate ai nuovi organi statali francesi ed italiani del periodo della Rivoluzione Francese, fra le quali sono assolutamente da segnalare la “La Constitution de la Republique Francaise une et Indivisible, Paris, De l’Imprimérie Nationale, l’An III. (1795. v. s.)”, il “Senatus-Consulto Ossia Organizzazione dell’Impero Francese in cui Napoleone Bonaparte è proclamato Imperatore de’ Francesi”, la rarissima pubblicazione “Elenco Generale dei Deputati alla Consulta Straordinaria di Lione in Francia, Ordinata dalla Legge 21. Brumale Anno X” (arricchito dalle interessanti note manoscritte coeve), la “Costituzione della Repubblica Italiana Governo Costituzionale, Consulta di Stato” e più di tutti il bolognese “Piano di Constituzione presentato al Senato di Bologna dalla Giunta Constituzionale, A cui si premette l’Editto publicato dal medesimo Senato per esplorar su esso il voto del Popolo” che rappresenta la primissima costituzione democratica italiana mai entrata in vigore sul territorio della penisola che venne poi, a breve, soppiantata dalla costituzione della Repubblica Cispadana, anch’essa qui presente. “La tranquilla sonnolenza in cui giaceva la Bologna prenapoleonica è quasi diventata uno stereotipo. In realtà le idee di Francia circolavano diffusamente in città già di vario tempo. Il recente piano di riforma economica e fiscale di Pio VI, promosso a Bologna dal cardinale Ignazio Boncompagni Ludovisi, sebbene fosse improntato all’illuminismo riformatore, aveva alienato definitivamente gli animi dei senatori bolognesi. L’antico spirito Senza titolo-43repubblicano, ridestatosi e combinandosi con le nuove idee, aveva dato vita nel 1794 al progetto di Luigi Zamboni e Giambattista De Rolandis di rovesciare il governo papale. E’ in questa situazione che, la notte tra il 19 e il 20 giugno 1796 – due giorni dopo le avanguardie francesi – il generale Napoleone Bonaparte, comandante dell’Armata francese in Italia, entrò a Bologna. A differenza del Direttorio, che considerava la conquista dei territori italiani utile soltanto per trattare con l’Austria da posizione di forza, egli volle dare alla conquista un esito politico: la creazione in Italia di repubbliche alleate, dipendenti direttamente da lui e di cui servirsi per costruire le proprie fortune politiche. Così, il giorno successivo al suo arrivo, dopo avere congedato duramente il cardinale legato, rappresentante del potere pontificio, Bonaparte dichiarò solennemente ai senatori bolognesi di volere restituire alla città la sua antica libertà. Ben presto i migliori giuristi dello Studio bolognese si misero al lavoro per dare adeguata veste giuridica al nuovo stato di cose, ma il piano di Costituzione predisposto dal Senato, integrato con 42 nuovi senatori eletti dal popolo, e votato nella Chiesa di San Petronio il 4 dicembre 1796 non ebbe in realtà Senza titolo-44nessun effetto. Già due mesi prima lo stesso Bonaparte aveva fatto riunire i rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio, in vista della creazione di una formazione politica più vasta, la Repubblica Cispadana, proclamata il 27 dicembre 1796, che fu il primo stato italiano ad adottare il tricolore come bandiera nazionale. Di questa nuova repubblica Bologna era destinata a diventare capitale, e ancora una volta fu lo stesso generale francese a disporre che la città, attraverso la risistemazione di strade, piazze e palazzi, si dotasse al più presto di grandiosi apparati di rappresentanza, e in particolare di sedi destinate al potere politico, adeguatamente ristrutturate, che “alto rispetto nel popolo imprimessero, e la più distinta considerazione”. Anche questi progetti però, avviati nei primi mesi del 1797, rimasero incompiuti. Il 27 luglio i territori della Cispadana furono annessi alla Repubblica Cisalpina, nata il 9 luglio con capitale Milano …” (da Storia e Memoria di Bologna il triennio Giacobino). Rarissima miscellanea di importanti opere costituzionali che anticiparono il movimento risorgimentale italiano.

1900,00 euro

3) MAGIA PRESTIDIGITAZIONE MAGHI FOTOGRAFIA ILLUSIONISTI GIOCHI DI PRESTIGIO PRESTIGIATORI RARITA’ UNGHERIA

 Senza titolo-53Rarissima fotografia originale inedita del celeberrimo prestigiatore Joseph Velle.

S. luogo (forse Parma), s. data (1860 circa)

10,5×6 cm; la fotografia presenta al recto la nota manoscritta da mano coeva “Velle prestigiatore e Cavazzi Battista”. Rarissima fotografia scattata in Italia, probabilmente a Parma, intorno al 1860, del celeberrimo prestigiatore ungherese, Joseph Velle (1837-1889) mentre esegue uno dei suoi trucchi magici. Nella foto si vede il prestigiatore che toglie un fazzoletto dalla giacca del signor Cavazzi. Lui seduto su una sedia con una carta da gioco appoggiata sull’orecchio. In basso a sinistra un capello a cilindro con una carta appoggiata. Velle nacque a Budapest nel 1837. Suo padre, un mercante-commerciante, si dilettava anche in trucchi di magia nei quali iniziò a coinvolgere ben presto il piccolo Joseph che dimostrò fin da subito una grande predisposizione per la prestidigitazione. Quando Jospeh aveva solo 12 anni suo padre rimase ucciso durante i moti rivoluzionari ungheresi del 1848. Il piccolo bambino prese sulle sue spalle il peso di mantenere i suoi fratelli e sorelle più piccoli. Fu che Velle iniziò a praticare i suoi trucchi e giochi di prestigio per le strade di Budapest e nei piccoli paesi e villaggi intorno alla capitale, trovando fin da subito un buon successo tra il pubblico e riuscendo in questo modo a procurare il cibo per mantenere la famiglia. Sembra che sia in questo periodo che incontrò il grande prestidigitatore Bartolomeo Bosco che colpito dall’abilità del giovane, gli consigliò di portare i suoi spettacoli in territori sempre più lontani e di trovarsi un nome d’arte. Fu così che il diciassettenne Joseph inventò il “personaggio” del “Professor Velle” che si presentava in scena con una caratteristica giacca nera (a differenza della classica giacca a due code che indossavano solitamente i prestigiatori del suo tempo) e che sarebbe stata la maschera dei suoi spettacoli per il resto della sua vita. Questa uniforme gli permetteva, facilmente, di mostrare al pubblico di non nascondere oggetti o marchingegni sotto gli abiti. Dopo aver prestato, per un breve periodo, il servizio militare nel suo paese, Velle iniziò a viaggiare per l’Europa riscuotendo, in ogni nazione dove si esibiva un grande successo. Fu così che il suo nome si fece conoscere in Germania, Russia, Inghilterra, Italia (soprattutto a Parma, dove probabilmente venne scatta questa fotografia, essendo stata rinvenuta in mezzo ad altre foto di ambito parmense), Francia (con spettacoli al Cirque d’Hiver, al Cirque d’Eté, alle Folies Bergère ad esempio) e Spagna. In particolare è l’Italia che segnò la sua vita. Giunto, nel 1867 a Milano, qui assistette ad uno spettacolo di un altro celebre mago, Compars Hermann. Il rapporto fra i due, in un primo momento, fu tutt’altro che amichevole, tanto che varie testimonianze raccontano come i due si disprezzassero. L’antipatia era nata per il fatto che Velle, visti i trucchi di Hermann, li presentò subito in suo spettacolosa in forma di parodia. L’iniziale rivalità,però, lasciò ben presto spazio ad un’amicizia ed ad un sodalizio artistico duraturo e forte, quando i due prestigiatori capirono che insieme potevano avere più successo che Senza titolo-54da soli, arrivando così a dividere trucchi e compensi. I due arrivarono a guadagnare la notevole cifra di 15000 lire a spettacolo. Lo spettacolo dei due maghi si svolgeva sotto forma di gara di magia dove se era indubbio che Hermann eccelleva per tecnica, Velle era di poco sotto al suo livello, ma primeggiava nettamente sul primo per la presenza scenica e la forza vitale che sprigionava. A Velle si devono alcuni celebri trucchi e la costruzione di alcuni oggetti “magici” come ad esempio la “Boomerang Card”, almeno stando a quanto scrisse nel 1868, Robert-Houdin quando dice questo trucco si deve a un “Hungarian conjuror named Well”. Velle nella sua vita arrivò ad imparare a parlare 11 lingue. Morì a Perugia nel 1889. Ebbe fama di grande filantropo e sembra che durante la sua vita abbia investito importantissime somme in opere caritatevoli. Tra i suoi numeri più celebri si deve, senza dubbio, ricordare il trucco della donna a tre teste portato in scena al Teatre Robert-Houdin nel 1874. In un celeberrimo spettacolo tenuto all’Eden-Théâtre, nel 1887, riuscì a far sparire un cavallo. Velle è anche considerato, per il suo spettacolo del 1874 “Le Tour du Monde en 80 secondes” un precursore della “magie-bouffe” nel quale venivano fusi in un unico spettacolo teatro e magia. Della fotografia non sono state trovate notizie di pubblicazione. Inedita.

240 euro

4) ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA ASTROLOGIA PARMA BODONIANA BODONI PRIME EDIZIONI VERONA

  Senza titolo-3 Senza titolo-2Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCII calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1791)

In 8° (20,5×14 cm); 24, (36) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1792. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi ann i dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Łocke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche Senza titolo-4. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al  matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia dSenza titolo-1ucale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1792 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PARE\068657.

300 euro

5) ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA ASTROLOGIA PARMA BODONIANA BODONI PRIME EDIZIONI VERONA

 Senza titolo-8   Senza titolo-9Senza titolo-6Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIV calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto ad illustri Accademie di Belle Lettere, Socio delle Reali di Scienze, Belle Lettere e Belle Arti di Mantova e di Napoli, dell’Istituto di Bologna e della Società Italiana

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1793)

In 8° (20,5×14 cm); 20, (36) pp. e una carta di tav. astronomica più volte ripiegata. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1794. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Łocke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a VeronaSenza titolo-5 dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A PSenza titolo-7arma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1794 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\119236.

340 euro

6) ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA ASTROLOGIA PARMA BODONIANA BODONI PRIME EDIZIONI VERONA

   Senza titolo-13 Senza titolo-11Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIII calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1792)

In 8° (20,5×14 cm); 18, (36) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone co ndizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza al piatto anteriore. Prima edizione rara stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1793. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Łocke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e Senza titolo-10fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da Senza titolo-12http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1793 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\041433.

300 euro

7) ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA ASTROLOGIA PARMA BODONIANA BODONI PRIME EDIZIONI VERONA

   Senza titolo-17 Senza titolo-15Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIX calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1798)

In 8° (20,5×14 cm); (38) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. Antico timbro di appartenenza nobiliare al margine basso del frontespizio. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1799. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Łocke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli vieneSenza titolo-14 offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal g overno un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del Senza titolo-16naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1799 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione.

300 euro

8) ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA ASTROLOGIA PARMA BODONIANA BODONI PRIME EDIZIONI VERONA

  Senza titolo-21 Senza titolo-19Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCVI calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1795)

In 8° (20,5×14 cm); 16, (38) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1795. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Łocke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una letturaSenza titolo-18 di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali c Senza titolo-20he non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1795 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione.

300 euro

9) ARCHEOLOGIA MODERNA STORIA DELL’ARTE PRIMA EDIZIONE INGLESE ARCHEOLOGY FIRST EDITION PALEOGRAFIA ARTE GRECA ROMANA GRECIA ANTICA ROMA ANTICA

Senza titolo-284  Senza titolo-288 Senza titolo-287  Senza titolo-286  Senza titolo-289  Senza titolo-290  Senza titolo-293    Senza titolo-291 Senza titolo-295 Senza titolo-294Montfaucon Bernard de,

Antiquity explained, and represented in sculptures, By the learned Father Montfaucon. Translated into English by David Humphreys. M.A. and fellow of Trinity-College in Cambridge. [15 parti in 7 tomi, completo di tutti i supplementi e di tutte le tavole. Complete]

London, Printed by J. Tonson & J. Watts., 1721 – 1725

In folio (39,5×25,5 cm); le tavole a doppia pagina nei volumi si trovano spesse rilegate con pecetta centrale, alcune tavole sono più volte ripiegate. 15 parti in 7 tomi, completo delle 5 parti di supplemento spesso assenti: volume 1 (parte I e II) (42), 260 pp. e 98 c. di tav. fuori testo, volume 2 (prte I e II) 284 pp. e 61 c. di tav. fuori testo, volume 3 (parte I e II) 227, (1) pp. e 63 c. di tav. fuori testo, volume 4 (parte I e II ) 193, (1) pp. e 46 c. di tav. fuori testo 5 volume (parte I e II) 165, (29) pp. 51 c. di tav., Supplemento (parte I-II) (22), 256 pp. e 54 c. di tav. fuori testo, Supplemento 2 (parte III-IV-V), (3), 260-571, (15) pp. e 74 c. di tav. Legature coeve in piena pelle con doppio filetto in oro ai piatti. Dorsi a 6 nervi con titolo, numero del volume e filetti in oro ai tasselli. Cerniera Senza titolo-282anteriore del primo volume di supplemento appena un po’ lenta nel margine basso. Abile restauro a tre dorsi. Poche pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata, praticamente in modo ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione della traduzione inglese di questa celeberrima opera del grande paleografo, archeologo francese e monaco benedettino, Bernard de Montfaucon (Soulatgé, 16 gennaio 1655 – Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, 21 dicembre 1741) considerato ancora oggi come il fondatore della paleografia greca (nella sua opera del 1708 “Paleographia Graeca” venne usata per la prima volta la par ola “paleografia”) e dell’archeologia moderna. Montfaucon dopo aver preso parte alla Guerra d’Olanda del 1673 nei cadetti di Perpignano ed essere divenuto capitano dei granatieri nel reggimento di Languedoc, partecipò anche alla Battaglia di Marienthal. La sua carriera militare ebbe però fine bruscamente. Ammalatosi gravemente durante la campagna militare a Saverne si trovò in pericolo di vita. Preso dallo sconforto fece voto alla Madonna di Marceille giurando, in caso di guarigione, di donare un’importante somma di denaro al cappella della stessa e di farsi monaco benedettino cosa che regolarmente fece una volta tornato in salute. Dal 1675 si aggregò quindi al monastero benedettino della Daurade di Tolosa. Qui, approfittando della grande biblioteca presente, studiò greco, ebraico, caldeo, siriaco, copto ed iniziò ad interessarsi in modo assiduo alla numismatica, dove divenne ben presto Senza titolo-283uno dei maggiori esperti europei dell’epoca. Nel 1687 chiamato all’abbazia di Saint-Germain-des-Prés per lavorare ad una monumentale edizione delle opere dei Padri della Chiesa da realizzarsi a più mani, conobbe alcuni dei più eminenti studiosi dell’epoca che appartenevano alla rinomata “Accademia dei Bernardini”. L’opera che vide la luce alcuni anni dopo, è considerata ancora oggi una delle più importante opere di patristica mai pubblicate. Nel 1698 intraprese un lungo viaggio per le biblioteche italiane alla ricerca di fonti manoscritte delle opere di San Giovanni Crisostomo. Proprio durante questo viaggio conobbe Ludovico Antonio Muratori con il quale strinse amicizia. Nel 1719 su designazione diretta del reggente Filippo d’Orléans, venne ammesso all’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Negli stessi anni divenne anche confessore del giovane Luigi XV a dimostrazione della grande considerazione con il quale era tenuto presso la corte di Francia. Sono di questi anni anche alcuni dei suoi viaggi “archeologici” come quello presso la sepoltura megalitica di Houlbec-Cocherel, nel dipartimento dell’Eure o il viaggio al sito archeologico di Olimpia in compagnia dell’arcivescovo di Corfù. La sua opera “L’Antiquité expliquée et représentée en figures”, in 15 parti, uscite tra il 1719 ed il 1724, qui presentata nella sua prima versione inglese, è considerata una pietra miliare dell’archeologia moderna. Montfaucon in maniera innovativa arrivò a comprendere come l’archeologia non potevaSenza titolo-292 basarsi solamente sulle fonti scritte e giunte fino ad noi, ma necessitava e poteva trarre grande giovamento, dallo studio dei reperti archeologici fossero essi statue, edifici, ceramiche votive, gioielli o oggetti di uso comune. Per la prima volta nella storia dell’archeologia, in questo suo monumentale lavoro, presentò, in un’unica opera, le antichità romane e quelle greche come un unico processo artistico-evolutivo permettendo di avere subito un riscontro visivo comparativo dei reperti archeologici appartenenti all’una o all’altra delle due antiche civiltà mediterranee. L’opera è arricchita da un imponente apparato iconografico che illustra non solo i reperti archeologici ma anche monumenti, edifici, papiri, usi ed istituzioni antiche. Raro a reperirsi completo di tutte le parti e di tutte le tavole ed in queste buone-ottime condizioni di conservazione. A good copy. Rif. Bibl.: COPAC ESTC N30423.

1.800 euro

10) ARTE CONTEMPORANEA LIBRI D’ARTISTA ARTE CONTEMPORANEA

Senza titolo-131  Senza titolo-133  Senza titolo-132Senza titolo-129Parmiggiani Claudio,

Carte Nere,

Milano, Mazzotta, 1990

In folio piccolo (35×25 cm); (2), 14, (1) pp. 45 c.di tav. con disegni in nero e a colori, (6) pp. In fondo al volume, entro busta editoriale applicata al dorso, altre 6 c. di tav. Una tavola firmata dall’autore entro custodia editoriale. Completa di tutte le sue parti. L’opera venne tirata in 900 esemplari numerati ma solo 160 esemplari presentano la tavola in custodia, firmata da Parmiggiani. Questo è l’esemplare numero CXXIX. Custodia editoriale con autore e titolo al piatto anteriore. All’interno della custodia due legature editoriali in mezza tela con piatti foderati con carta marmorizzata e autore, titolo e editore al piatto anteriore. Raro esemplare ancora a fogli chiusi. Prima edizione di questo bel libro d’artista del celebre pittore e scrittore italiano, nato a Senza titolo-130Luzzara nel 1943, Claudio Parmiggiani. Fra le principali figure dell’arte italiana del secondo dopoguerra si formò presso lo studio di Giorgio Morandi. “Inclassificabile, costeggia tanto l’arte povera quanto quella concettuale assumendo, però, una postura unica e inimitabile nel panorama contemporaneo. Nell’anno 2000 realizza Il faro d’Islanda, opera permanente, solitaria e luminosa, posta alla periferia di Reykjavik, lungo la strada che porta ad alcuni dei ghiacciai e vulcani più famosi dell’isola atlantica”. Esemplare di opera in tiratura limitata di soli 160 esemplari e ancor più rara a reperirsi a fogli ancora chiusi.

440 euro

11) FISIOGNOMICA FISIOGNOMIA CURIOSTITA’ MISTICISMO ETNOLOGIA LAVATER

Senza titolo-97 Senza titolo-98     Senza titolo-102  Senza titolo-103 Senza titolo-100Lavater Johann Caspar,

Il Lavater portatile, o sia Compendio dell’arte di conoscere gli uomini dai tratti del volto. Traduzione dal francese con trentatre tavole colorate. Tomo primo – Il Lavater delle donne, o sia L’arte di conoscere le femmine dalla loro fisionomia. Traduzione dal francese con trenta tavole colorate. Tomo secondo. (Completo)

Milano, a spese dei fratelli Vallardi, mercanti di stampe in S. Margherita n. 1101, 1811 (Milano : dai torchi di Gio. Pirotta).

In 12°; due tomi in un volume: (2), 64pp., (1 con ritratto di Lavater) e 32 cc. di tav., 68, (2) pp. e 30 c. di tav. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Qualche strofinatura. Una piccola mancanza di carta all’angolo Senza titolo-96bianco basso esterno di pagina 12 del primo volume e della tavola 22 del secondo volume e per il resto, all’interno, a parte qualche piccola macchiolina di foxing, uno strappo su due tavole del secondo volume, senza perdita di carta, in buone condizioni. Prima non comune edizione italiana del Lavater portatile che raccoglie gli studi sulla fisiognomica degli uomini (primo volume) e delle donne (secondo volume) del celebre scrittore, filosofo e teologo svizzero, Johann Caspar Lavater (Zurigo, 11 novembre 1741 – Zurigo, 2 gennaio 1801). “Pastore protestante di confessione zwingliana, Lavater partecipò attivamente alla vita culturale del suo tempo, sia attraverso i suoi scritti, sia intrattenendo rapporti epistolari con i maggiori pensatori suoi contemporanei (tra cui Senza titolo-101Johann Wolfgang von Goethe, Johann Georg Hamann, Friedrich Heinrich Jacobi, Moses Mendelssohn e Immanuel Kant). Nel 1787 ebbe anche vari incontri a Zurigo con Franz Anton Mesmer.”. La sua opera, inizialmente ispirata da una forte impronta illuminista, con il passare degli anni i suoi scritti virarono verso teorie legate agli ambienti del misticismo. I suoi studi di fisiognomica sono i di lui lavori più conosciuti e che ebbero un enorme successo. I suoi studi, ispirati in parte da quelli di Della Porta, lontani da qualsivoglia forma di razzismo ed etnocentrismo, ma fortemente influenzati dalla cultura contemporanea che vedevano la civiltà dell’Europa Occidentale come apice sulla quale valutare il grado di civilizzazione degli altri popoli, erano più che altro tendenti a ridurre la fisiognomia degli individui a caratteri etnologici. Quindi la fisiognomica di Lavater non raccoglie dati e misurazione come ad esempio quella che voleva essere a base scientifica de Lombroso, ma lascia molto adito all’interpretazione data dei caratteri somatici dall’autore. Senza titolo-99Non bisogna nemmeno dimenticare che Lavater fu sempre convinto che la stessa dottrina della fisiognomica gli fosse stata ispirata direttamente per intercessione divina ed in quanto tale, fosse di conseguenza, infallibile e degna di credibilità quanto qualsivoglia altra dottrina scientifica. Nonostante le critiche feroci che l’opera di Lavater suscitò, è innegabile che i suoi studi ebbero un successo enorme e la sua “Fisiognomica” fu tradotta in tutte le principali lingue europee con diverse edizioni che si susseguirono fino alla fine del XIX° secolo. Dopo questa prima edizione italiana, tale fu il successo che l’opera vide ben presto una riedizione nel 1819 ed una terza edizione nel 1826, seguita da una quarta un anno dopo. Questa prima edizione è assai più rara delle edizioni seguenti. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MILE\030771.

300 euro

12) ECONOMIA PENSIERO ECONOMICO DOTTRINE ECONOMICHE SALERNO CASTIGLIONE DEL GENOVESI

Senza titolo-136   Senza titolo-135Cary John, Genovesi Antonio, Genovesi Pietro,

Storia del commercio della Gran Brettagna scritta da John Cary mercante di Bristol. Tradotta in nostra volgar lingua da Pietro Genovesi giureconsulto napoletano. Con un Ragionamento sul commercio in universale, e alcune annotazioni riguardanti l’economia del nostro regno, da Antonio Genovesi… Tomo primo, secondo, terzo (Completo).

In Napoli, si trova in Venezia presso Antonio Bassanese, 1764

In 8°(19×13 cm); tre tomi: LXXX, 240 pp., 334 pp., 286, (2) pp. Legatura coeva originale in cartoncino molle. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Seconda non comune edizione, uscita dopo la rarissima prima stampata a Napoli nel 1757, di questo classico studio economico settecentesco nel quale il celeberrimo economista italian o, Antonio Genovesi (Castiglione del Genovesi, 1º novembre 1713 – Napoli, 22 settembre 1769) commenta l’opera principale dell’economista inglese, John Cary (1649 – 1720). Il volume è una dotta dissertazione in difesa dell’importanza della proprietà privata e del libero commercio contro ogni forma di abusi assolutistici del potere. Cary aveva una concezione del libero commercio e dell’economia altamente sociali, considerando le dottrine economiche come meri strumenti per poter assicurare una vita dignitosa al maggior numero possibile di persone. L’opera porta il commento e numerosissime aggiunte del grande economista campano, Antonio Genovesi, tanto da essere considerata alla stregua di una sua opera originale. “Antonio Genovesi recepì l’influenza del nuovo panorama culturale italiano, con la voglia di cercare con studi ed esperimenti il concetto della pubblica felicità, consistente nel far uscire l’uomo dallo stato di “oscurità” (Illuminismo, che in Francia era già in atto: Les Lumières). Egli prese coscienza della decadenza culturale, materiale e spirituale dopo il periodo d’oro del Napoletano e, quindi, si rese conto della necessità di intervenire per riportare le arti, il commercio e l’agricoltura a nuovi splendori. “Io, che era cominciato a tediarmi di questi intrighi teologici e che cominciava ad avere in orrore studi si turbolenti, e spesso sanguinosi, feciSenza titolo-137 di più: mi ripresi i miei manoscritti, e deliberai permanentemente di non pensare più a queste materie”. Per tale motivo, abbandonò l’etica e la filosofia e si dedicò allo studio dell’economia affermando tra le altre cose, che essa doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza e la potenza delle nazioni, argomento cardine della filosofia smithiana. Ritiene che per favorire il benessere sociale sia necessario promuovere la cultura e la civiltà, per questo motivo è il primo cattedratico ad impartire le sue lezioni in italiano anziché in latino. Dal 1754 fu docente di economia politica, occupando una cattedra istituita appositamente per lui presso l’Ateneo napoletano da Bartolomeo Intieri. Soggiornò più volte nel palazzo proprio di Bartolomeo Intieri a Massaquano per lunghi periodi dove si rifugiava per trovare “la musa ispiratrice” e lì infatti scrisse alcune sue opere. Genovesi sostiene che anche le donne e i contadini abbiano diritti alla cultura poiché questa è uno strumento fondamentale per realizzare l’ordine e l’economia nelle famiglie, e di conseguenza nella società, è inoltre importante anche l’educazione degli uomini e in particolar modo lo sviluppo delle arti e delle scienze, contrapponendosi all’idea di Rousseau per il quale il progresso costituisce la fonte di tutti i mali. Denuncia anche la presenza di un numero eccessivo di persone che vivono esclusivamente di rendita e affronta tematiche importanti come; problemi di debito pubblico, inflazione e circolazione monetaria. Il suo pensiero economico è espresso nel volume Lezioni di commercio o sia di economia civile pubblicato nel Senza titolo-1381765 e considerate una delle prime opere scientifiche in materia economica. Il Genovesi cercò, così, di indicare la via per alcune riforme fondamentali: dell’istruzione, dell’agricoltura, della proprietà fondiaria, del protezionismo governativo su commerci e industrie.”. Il Genovesi, in quest’opera, non si impegna solo a tradurre l’opera di John Cary ma rielabora l’opera dell’autore inglese, finendo per creare un vero e proprio sunto del pensiero economico dell’epoca attraverso l’inserimento di tre sui “Ragionamenti “ economici: il “Ragionamento sul commercio universale”, pubblicato in estratto dal Genovesi nel 1756, “Ragionamento filosofico sulle forze e gli effetti delle gran ricchezze” ed il “Ragionamento sulla fede pubblica” qui presentati per la prima volta. Nel primo libro vengono descritti i principali prodotti usati per il commercio quali la canapa, il lino, la lana, i frutti, la pesca e la manifattura, nell’ultima parte viene descritta la storia della marina inglese nel XVIII° secolo, il commercio nelle Indie e nell’Africa. Il secondo volume riporta il Ragionamento filosofico sugli effetti delle ricchezze, di Antonio Genovesi, e il Tesoro del commercio del celebre economista inglese Thomas Mun (1572 – 1641), capo della Compagnia inglese delle Indie Orientali, sui modi per arricchire un paese attraverso il commercio. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PUVE\001150; Barucci Carpenter 328; Venturi, Illuministi italiani V, 133.

370 euro

13) POLITICA MODENA INGHILTERRA PRIME EDIZIONI EDITORI DUCA ESTENSI

Senza titolo-109  Senza titolo-110Almon John, Montanari Giovanni,

Il Ministero di Gugliemo Pitt, traduzione all’Altezza Serenissima di Ercole Rinaldo Principe Ereditario di Modena.

In Modena, Nella Stamperia Montanari, 1768

In 8° (20,5×13,3 cm; (8), 279, (1) pp. Legatura coeva in cartoncino molle foderato con bella carta marmorizzata. Qualche difetto al dorso. Antica firma di appartenenza settecentesca. Antico timbretto di appartenenza nel margine basso del frontespizio. Bella vignetta al frontespizio. Iniziali xilografiche. Testatine animate. Non comune prima ed unica edizione, della traduzione dell’editore Giovanni Montanari di questo scritto del celebre giornalista e scrittore inglese, John Almon (17 dicembre 1737 – 12 dicembre 1805) che fu tra i principali fautori della trasparenza in politica e del diritto a pubblicare le relazioni dei dibattiti tenuti in parlamento. Giornalista del Gazetter divenne celebre per gli articoli polemici Senza titolo-108sull’amministrazione di Guglielmo Pitt. Almon venne anche, per un certo periodo, incarcerato per alcuni suoi articoli polemici. Durante la Rivoluzione Americana decise di fondare un giornale completamente dedicato agli avvenimenti americani dal titolo “The Remembrancer”. Fu autore anche di diversi libri biografici, letterari e politici ma quello qui pubblicato è forse la sua opera più importante. L’opera in particolare ricostruisce gli avvenimenti storici e il periodo durante il quale William Pitt, I Conte di Chatham detto il Vecchio (Westminster, Londra, 15 novembre 1708 – Hayes, 11 maggio 1778), leader del partito dei Whig, fu Primo Ministro britannico (30 luglio 1766 al 14 ottobre 1768). L’opera è dedicata al Duca di Modena, Ercole Rinaldo. Rif. Bibl.: Bibliotheca Particularis Leonardi Bassaglia, Civis Veneti, Venetiis, Typis Petri Zerletti, 1802, pag. 298.

240 euro

14) ARCHEOLOGIA PALEONTOLOGIA FOSSILI MONTESE SCIENZE NATURALI GEOLOGIA ECHENIDI PRIME EDIZIONI

Senza titolo-107   Senza titolo-105Mazzetti Giuseppe,

Cenno intorno ai fossili di Montese del sacerdote G. Mazzetti,

Modena, Tipografia di Luigi Gaddi già Soliani, 1872

In 8° (22×14,5 cm); 12 pp. e una c. di tav. Brossura editoriale. Frontespizio uniformemente brunito (con solo un angolo basso chiaro). Antico timbretto privato al marine basso della brossura che identifica il volume come appartenuto al noto avvocato e naturalista Alfono Magiera. Dedica manoscritta di Giuseppe Mazzetti a Pietro Magiera. Qualche lieve foxing e per il resto in buone condizioni di conservazione. Prima ed unica non comune edizione di questa pubblicazione dedicata ai fossoli rinvenuti nel territorio di Montese, opera del noto sacerdote, studioso e geologo originario di San Martino, frazione di Montese nel modenese (18 agosto 1818 – 21 dicembre 1896) che fu tra i membri più attivi della Società Geologica Senza titolo-106Italiana. L’autore fu membro anche dell’Accademia pontificia dei Modena e, infine, dell’Accademia di scienze, lettere ed arti della stessa città. Di idee progressiste, nonostante la sua formazione religiosa presso il Seminario cittadino, si espresse a più riprese per l’indipendenza della scienza dalla religione pur senza mai rinnegare l’importanza del pensiero religioso per la formazione degli uomini e rifiutando le posizioni più estremiste del positivismo. I suoi grandi ideali liberali fu amico di numerosi oppositori del duca Francesco V d’Austria-Este e, dal 1855, arrivando a schierarsi, attivamente, in favore della politica italiana di casa Savoia, tanto da prendere parte ad una Senza titolo-104congiura antiducale e da venir inserito nella lista di proscrizione della capitale estense. In esilio apprese della caduta e fuga del Duca e rientrò in città. Amico di P. Doderlein, D. Pantanelli, G. Cappellini, T. Taramelli e il conte A. Manzoni, fu uno dei maggiori studiosi di ricci di mare fossili (echinidi) e altri gruppi fossili. “Nell’arco di venti anni pubblicò una ventina di articoli a carattere paleontologico e numerosi lavori sulla geologia dell’area di Montese, che ancora oggi mostrano tutta la loro validità e «freschezza» scientifica” (Treccani). Quello qui presentato è proprio uno di questi articoli dedicato ai ritrovamenti fossili nel territorio di Montese. Molto raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0594562.

70 euro

15) SERICOLTURA BACHICOLTURA BACHI DA SETA INDUSTRIA COMMERCIO AGRICOLTURA PRIMA EDIZIONE LEGATURA ALLE ARMI

  Senza titolo-125 Senza titolo-128 Senza titolo-127 Senza titolo-126Senza titolo-124Delprino Michele,

La nuova sericoltura illustrata con 20 tavole dimostrative colla quale l’allevamento dei bachi venne trasformato in divertimento di famiglia col vistoso vantaggio del 13 per 100 sopra i sistemi usuali pel cav. dott. Michele Delprino membro onorario dell’Istituto Filotecnico d’Italia e di Parigi, della camera di commercio di Alessandria e del Comizio Agrario d’Acqui, Socio dell’Istituto Agrario di Mcerata e della Società Economica di Chiavari, ecc. e già premiato con 14 medaglie dalle esposizioni mondiali e nazionali.

Acqui, Tipografia Borghi, 1867

In 8° (20×13,5 cm); 109, (3) pp. e 20 c. di tav. (alcune più volte ripiegate). Bella legatura coeva in mezza pelle alle armi del Marchese Filippo Antonio Gualtiero che fu, nel 1868, Ministro della Real Casa con nomina diretta di Umberto I che per questa scelta entrò persino in conflitto con il deputati del parlamento italiano. In realtà Gualtiero che fu l’ideatore del matrimonio fra il principe ereditario Umberto e la cugina Margherita fu sempre strenuamente difeso dalla casa reale. Alla prima carta bianca, dedica autografa dell’autore allo stesso Filippo Antonio Gualtiero. Dorso a 6 nervi, con titolo e autore impreso in oro ad un tassello. Le armi di Gualtiero sono conservate ai piatti entrSenza titolo-123o una doppia cornice a secco ed una cornice a medaglione a motivi in oro. Qualche lieve strofinatura alla legatura e per il resto in buone condizioni di conservazione. Prima edizione di questa interessante monografia dedicata alla sericoltura, opera del noto medico e studioso di bachicoltura originario di Vesime i provincia di Asti, Cavaliere Michele Delprino (1812-1875). L’autore, noto medico e sindaco di Vesime, fu presidente del Consorzio per la costruzione della strada della Valle Bormida Vesime-Monastero Bormida. Studioso dai diversi interessi si concentrò sulla bachicoltura ideando un nuovo sistema per l’allevamento dei bachi che ebbe un notevole successo non solo in Italia ma anche in Francia, Svizzera ed anche in California. Il sistema si basava su un formato di “palchetti mobìli’ e di “bozzolieri” (così li aveva chiamati), che modificavano il modo di infrascare i bachi per rendere più spedita e regolare la filatura del bozzolo. Desideroso che il suo sistema si sviluppasse il più possibile, rinunciò a ogni brevetto e pubblicò alcune opere dedicate al suo sistema. Prima edizione in bella legatura alle armi coeva.

200 euro

16) SABISME SABAISMO SABEISMO ZOROASTRSIMO ZINGARI PRIME EDIZIONI LINGUISTICA OCCULTISMO ASTRI PIANETI USI E COSTUMI FILOSOFIA MESOPOTAMIA IRAN MEDIO ORIENTE POPOLI NOMADI

   Senza titolo-32 Senza titolo-34 Senza titolo-33 Senza titolo-35Senza titolo-30Bock Jean Nicolas Étienne baron de,

Essai sur l’histoire du sabéisme, auquel on a joint un catéchisme, qui contient les principaux dogmes de la religion des Druses. Par M. le B. de Bock. Premiere (-seconde) partie (contenente: Mémoire historique sur le peuple nomade, appellé en France Bohémien, et en Allemagne Zigeuner: avec un vocabulaire comparatif des langues indienne et bohémienne, traduit de l’Allemand de M. Grellmann. Par M. le B. de Bock. Seconde partie.

A Metz , de l’imprimerie de Claude Lamort, se trouve chez Devilly, libraire, rue Fournirue; et a Paris, chez Belin, libraire, rue de Saint Jacques, 1788 (A Metz, de l’imprimerie de C. Lamort)

In 12° grande (18,2×10,8 cm); (12), 182 pp., (4), 91, (1) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata con riproduzione di caretteri cuneiformi. Brossura coeva a motivi colorati. Esemplare ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Fregio xilografico al frontespizio. Prima rara edizione di questo importante studio del luogotenente dei marescialli nel dipartimenti di Thionville e governatore di Sierck, intorno al 1781, il Barone Jean-Nicolas-Etienne de Bock che fu grandSenza titolo-29e amico di Bailly e che sedette come elettore per la nobiltà all’assemblea dei tre ordini durante il periodo iniziale della Rivoluzione francese. Bock accolse inizialmente con grande favore i fermenti rivoluzionari ma ne rimase ben presto disilluso avvicinandosi a posizioni sempre più “reazionarie” con il susseguirsi degli avvenimenti rivoluzionari. L’autore fu uno dei primi studiosi francesi, insieme a Anquetil-Duperron, ad essere interessato allo zoroastrismo o mazdaismo. Lo Zoroastrismo è indicato tradizionalmente anche con il termine Mazdayasna daēnā (medio-persiano dēn ī Māzdēsn, religione degli adoratori di Mazdā) e loro stessi come mazdayasna (adoratori di Mazdā, medio-persiano māzdēsn), indicandosi quindi come seguaci del dio creatore denominato Ahura Mazdā (“Saggio signore” o “Signore che crea con il pensiero”). Da qui la sua denominazione corrente di Mazdaismo o Mazdeismo ritenuta come l’unica corretta da alcuni iranisti. Seppur i suoi studi sono oggi in parte superati, questo non toglie che le sue ricerche furono di enorme importanza per gli sviluppi futuri delle conoscenze della materia. La prima parte dell’opera è dedicata all’antica religione Senza titolo-31del Sabaismo. La seconda parte contiene, invece, le memoria storiche sul popolo nomade, chiamata in Francia Bohemien, e in Germania Zigeuner; con un Vocabolario comparato delle lingue indiane e bohemien, di M. Grellmann, tradotto dal tedesco che rappresenta un’importante fonte storica sui popoli zingari che Bock identifica linguisticamente affini alle lingue indiane. L’opera, nel suo complesso, rappresenta uno dei più completi studi settecenteschi sul Sabaismo (o Sabeismo), nella sua versione arcaica anticamente praticata in Iran e Yemen, dove rappresentava culto astrale di origine orientale che trovò nel territorio dell’antica Mesopotamia il suo massimo sviluppo. IN questo culto venivano praticati divinazioni e sacrifici in onore delle divinità astrali. Esso consisteva nel culto mistico e occulto degli Dei planetari e delle stelle con i loro Reggenti. Si tratta della più antica e più comprensibile idolatria, comune ai Caldei, agli Arabi ed agli antichi Persiani ed in particolare al popolo dei Sabei. Esemplare in barbe, in prima edizione di opera rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\049098; Rif. Bibl.: Caillet I, 1263; Dorbon n° 385; Bibliotheca Hulthemiana, ou catalogue methodique …, Gand, Poelman, 1836, Vol. III, pag. 197.

1.200 euro

18) TRANSILVANIA VALACCHIA VIAGGI PRIME EDIZIONI ZINGARI USI E COSTUMI NUMISMATICA ARCHELOLGIA

  Senza titolo-45 Senza titolo-48 Senza titolo-49 Senza titolo-46Caronni Felice,

Caronni in Dacia. Mie osservazioni locali, nazionali, antiquarie sui Valacchi specialmente e zingari transilvani, la mirabile analogia della lingua valacca coll’italiana e la nessuna della zingara colle altre conosciute. Con un rapporto su le miniere più ricche di quel principato.

Milano, Dai torchj di G. Pirotta in Santa Radegonda, 1812

In 8°(20,5×13 cm); 93, (1) pp. Legatura di fine ottocento in piena tela a motivi colorati e fascetta in pelle al dorso con titolo in oro. Prima, non comune, edizione di questo resoconto di viaggio nei territori della Valacchia e Transilvania del celebre archeologo, numismatico, incisore e viaggiatore, Felice Caronni (Monza, 8 novembre 1747 – Milano, 10 aprile 1815). L’autore, dopo aver insegnato retorica ad Arpino, nel 1773 si trasferì a Roma dove conobbe l’allievo di Winckelmann, Giovanni Battista Visconti che all’epoca stava costituendo e raccogliendo reperti per il Museo Pio-Clementino e che incoraggiò la vocazione di Senza titolo-47Caronni per l’Antiquariato. Nello stesso anno si trasferì a Livorno con un viaggio che attraversando Firenze, descrisse in una bel racconto di viaggio nel quale l’autore illustrava le opere d’arte e d’antiquaria viste nella galleria granducale. Nel 1775 lascia la Toscana per il cambiamento della politica granducale contro i barnabiti, fermandosi a Genova. Qui approfondisce gli interessi antiquari, in particolare per la numismatica. Dal 1789 al 1790 fa un lungo viaggio attraverso l’Europa che lo porta a vedere Augusta, Monaco, Vienna, la Boemia, la Sassonia, l’Ungheria e Prussia. A Vienna entra in contatto con Eckhel, che era allora direttore del Gabinetto numismatico imperiale. Nel 1804 viaggia a Roma, Napoli e Palermo. “In giugno, durante il viaggio di ritorno da Palermo a Napoli, il battello su cui naviga è attaccato da corsari africani e portato a Tunisi, dove rimane fino alla fine di settembre. A Tunisi si interessa dell’archeologia e numismatica locale, che descriverà in un celebre racconto. “Sempre nel 1808 è invitato a Vienna Da qui si reca in Ungheria, invitato dal cardinale Carlo Ambrogio d’Asburgo-Este, allora primate d’Ungheria. Qui visita le miniere di Transilvania, e di queste visite darà conto in un altro volume stampato nel 1812 a Milano (Caronni in Dacia : Mie osservazioni locali, nazionali, antiquarie sui Valacchi…). e dedicato al conte Michele Esterházy. Nel 1811, anche a causa dei sentimenti antifrancesi, si rifugia a Vienna, per tornare a Milano dopo la fine della dominazione francese, poco prima di morire, alla metà d’aprile del 1815”. Negli ultimi anni di vita si Senza titolo-50occupò di catalogare ed aumentare le ricca collezione (una delle più imponenti d’Europa) archeologica ed antiquaria del Conte Wiczay a Hedervar in Ungheria. Quella qui presentata è la celeberrima descrizione dei territori ungheresi della Valacchia e Transilvania, con particolare riferimento ai popoli zingari conosciuti da Caronni e dei quali l’autore analizza anche il linguaggio arrivando a concludere che esso non derivi ne dal latino e nemmeno dalla lingua indiana come sostenevano Pallas e Aderlung. L’opera porta la dedica al conte Michele Esterházy. Nell’opera, l’autore, oltre a descrivere i luoghi da lui visitati, racconta delle usanze e dei costumi locali, oltre ai reperti antiquari visti e studiati. Prima edizione non comune in buone-ottime condizioni di conservazione.

19) PESTE MODENA MARSIGLIA STORIA DELLA PESTE PRIME EDIZIONI VIGNOLA

   Senza titolo-54Senza titolo-52Muratori Lodovico Antonio,

Relazione della peste di Marsiglia pubblicata da i medici, che hanno operato in essa, con alcune osservazioni di Lodovico Antonio Muratori, ed altre giunte da unirsi al trattato del governo della peste.

In Modena, per Bartolomeo Soliani, 1721

In 8° (15,5×9,8 cm); 56, (6) pp. Legatura coeva in cartoncino settecentesco. Fregio xilografico al frontespizio. Antico timbro ottocentesco di proprietà privata al margine basso del frontespizio. Allo stesso due antiche firme di appartenenza settecentesche. La prima, in parte anticamente cancellata ma ancora leggibile, identifica l’esemplare come appartenuto a ….., la seconda, datata 1765 identifica l’esemplare come appartenuto a Paulo Cassia. Qualche minima macchiolina di foxing in poche pagine e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima assai rara edizione, una seconda edizione uscì lo stesso anno per le stampe di Gian Maria Rizzardi, di quest’importante opera storico-medica del celebre presbitero, storico, numismatico, scrittore e bibliotecario ducale, Ludovico Antonio Senza titolo-53Muratori (Vignola, 21 ottobre 1672 – Modena, 23 gennaio 1750). A partire dallo stesso anno, la “Relazione” venne anche allegata in fondo alle nuove edizioni “Del Governo della Peste”. Muratori è considerato il padre della moderna storiografia italiana e suoi studi sono di basilare importanza per la storia medioevale. Formatosi presso la Biblioteca Ambrosiana, venne chiamato dal Duca di Modena e Reggio, Rinaldo d’Este per ricoprire la carica di archivista e bibliotecario estense. “L’Europa si stava preparando alla guerra di successione spagnola, e la capacità di orientarsi tra i documenti d’archivio era una qualità necessaria per potersi presentare al consesso delle potenze con eventuali rivendicazioni territoriali, come sarebbe accaduto in seguito riguardo alla questione delle valli di Comacchio … Ludovico Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in 38 volumi divisi in 3 grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Senza titolo-51Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743), e non perse le forze e la volontà di pubblicare, nell’ultimo decennio, la prima grande storia d’Italia, dall’era volgare ai suoi tempi: gli Annali d’Italia (1743-1749) “. Muratori in questo studio ricostruisce la storia della virulenta epidemia di peste che colpì Marsiglia nel 1720. Muratori si era già interessato alla peste ed alle teorie mediche sulle ragioni e le modalità di propagazione dell’epidemia nel 1714 con un testo che aveva avuto notevole successo. L’epidemia di Marsiglia permise a Muratori di studiare più a fondo l’epidemia e le possibili modalità sanitarie atte a contenere il pericolo di propagazione del contagio. Prima non comune edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\006000.

400 euro

20) ATLANTI ATLANTE GEOGRAFIA AMERICA CARTOGRAFIA CINA RUSSIA GIAPPONE ITALIA

Senza titolo-278 Senza titolo-271  Senza titolo-270 Senza titolo-273 Senza titolo-275 Senza titolo-272 Senza titolo-276 Senza titolo-280 Senza titolo-281atlanteLapie Pierre, Lapie Alexandre,

Atlas Universel de Geographie Ancienne et Moderne precede d’un abrege de Geographie Physique et Historique. (Completo)

Paris, P.C. Lehuby Libraire-Editeur, 1851

In folio (51×34 cm); (6), 98, (2) pp. e 50 grandi c. di tav. a doppia pagina. Completo. Legatura coeva in mezza pelle verde con piatti foderati da carta marmorizzata coeva. Dorso a 4 nervi con autore, titolo e filetti in oro ai tasselli. Riedizione aggiornata agli ultimi avvenimenti storici di uno dei più celebri atlanti stampati in Francia nell’ottocento. Pagine di testo leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta, ininfluente e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Le prime 100 pagine contengono una descrizione storica e geografica dei principali paesi del mondo. Pierre Lapie fu un celebre cartografo ed incisore francese padre dell’altrettanto celebre cartografo, Alexandre Lapie che ne ereditò l’attività. Colonnello dell’esercito francese, fu sotto le armi, nel corpo degli ingegneri Senza titolo-269topografici che perfezionò le sue conoscenze cartografiche. I due Lapie lavorarono sempre a stretto contatto. La loro influenza sui produttori di carte geografiche commerciali fu notevole per tutto l’ottocento. Le tavole si presentano tutte in coloritura coeva ed con una bella impressione. Il volume porta al frontespizio la data del 1851 ma in realtà la maggior parte delle carte sono invece aggiornate al 1854 come ben evidenziato nel titolo delle stesse. Ben evidente il segno della battitura della lastra. All’inizio dell’opera sono presenti il sistema planetario, il planisfero celeste, Di particolare interesse sono le carte dedicate agli stati americani (9 carte). La grande mappa degli Stati Uniti d’America ad esempio, realizzata poco dopo la fine della guerra messicana, riflette la conoscenza incompleta del confine fra Stati Uniti e Messico. Il sud-ovest mostra ancora gli stati messicani dell’Alta California, del Nuovo Messico e del Texas, ma il confine americano-messicano lungo il fiume Gila è mostrato in un contorno chiaro e incompleto. La mappa è piena di dettagli interessanti di tribù indiane, esplorazioni e percorsi di viaggio. Ci sono grandi territori del Missouri e dell’Arkansas nell’Occidente e nel Midwest, e l’intero Pacifico nord-occidentale è etichettato District de Columbia. Le tavole furono incise da Pierre Tardieu. Esemplare che si presenta all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione.

500 euro

21) EQUITAZIONE IPPOLOGIA VETERINARIA CAVALLI ALLEVAMENTO CAVALLI COMMERCIO

 Senza titolo-58  Senza titolo-59Senza titolo-57Garzoni Mario,

L’arte di ben conoscere e distinguere le qualità de cavalli, d’introdurre, e conservare una razza nobile, e di risanare il cavallo da’ mali a’ quali soggiace, studiata da Martino Garzoni senatore veneto, Sesta impressione con l’aggiunta del libro quarto, che tratta di molti medicamenti interni, ed esterni.

In Venezia, appresso Domenico Pompeati, 1774

In 8° (24×18,5 cm); (8), 64, (2), 65-126 pp. Legatura coeva in cartoncino molle con titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Qualche lieve brunitura in poche pagine e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare ancora in barbe. Edizione non comune, due soli esemplari censiti in ICCU, di una delle più celebri opere italiane dedicate ai cavalli ed al loro acquisto. Pubblicata una prima volta nel 1692 il volume ebbe uno straordinario successo tanto da venire ristampata più volte nel corso del settecento. Questa sesta edizione contiene l’aggiunta del quarto libro, oltre i tre già presenti nelle edizioni precedenti, dedicato ai medicamenti interni ed esterni del cavallo assente in alcune edizioni. Garzoni, nato in una nobile famiglia Senza titolo-55veneziana originaria di Ponte San Polo, ebbe l’intuizione di mettere per iscritto le sue numerose conoscenze pratiche ottenute durante la sua vita a contatto con i cavalli ed il commercio degli stessi. Il volume contiene così numerose note medico-veterinarie, un’approfondita descrizione anatomica e fisiologica degli equini, ma anche tante informazioni utili sulle razze e su cosa guardare al moment dell’acquisto di un cavallo. Il volume presenta alcune tavole ad interesse equino a piena pagina. Rif. Bibl.: Blake, 167; Graesse, III, 32; Wells, 2731; Morazzoni, p. 233.

290 euro

22) EPISTOLARI MODENA NONANTOLA EPISTOLOGRAFIA GARFAGNANA CASTELNUOVO MIRANDOLA CORREGGIO FINALE ESTENSI

  Senza titolo-95Senza titolo-94Spacini Giacomo (Jacopo),

Lettere del sig. Giacomo Spacini con indice nel fine dinotante gli diversi motivi per li quali furono scritte,

In Bologna, per Costantino Pisarri sotto le Scuole, 1709

In 12° (13,5×7 cm); 228 pp. Legatura coeva in cartoncino molle con titolo chiosato a mano al dorso. Fregio xilografico al frontespizio. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Edizione definitiva e più estesa rispetto alle precedenti di questa importante raccolta di lettere del noto giureconsulto modenese Jacopo Spacini (Giacomo Spaccini), nato a Castelnuovo (1583-1649) che fu Consigliere di Stato, reggente della Garfagnana in vece ducale e Segretario dei duchi estensi. Spacini fu colui che per primo si trovò ad affrontare nel territorio del Ducato Estense, la peste che colpì l’Italia sul finire degli anni venti del XVII° secolo. Durante la celebre epidemia, dispose le guardie ducali lungo i confini del ducato con l’ordine di no far entrare nessuno nel ducato, sena “fede sanitaria” ed istituì i primi consigli di sanità. L’epistolario, in buona parte diretto a personaggi di rilievo del territorio modenese e della corte estense, tratta di temi letterari, artistici e politici. Fra gli intestatari ed i mandatari delle missive si possono trovare alcuni dei più importanti personaggi del seicento italiano come il Re di Spagna, il Papa Urbano VIII, il Principe di Massa, l’abate Ansaloni, Lodovico Melzi, il Governatore di Carpi, la Principessa di Mirandola, CesareSenza titolo-93 Molza, il Duca di Urbino, Alfonso d’Este, i granduchi di Toscana, Mrgherita di Savoia, la Duchessa di Ferrara, la Duchessa di Mantova, Lorenzo Medici, Francesco Cybo, il Cardinale Bevilacqua, la Marchesa di Scandiano, la Contessa Rangoni Molza, il Duca di Mirandola, il Vescovo di Reggio, il Conte Sigismondo Malvasia, il Principe Filiberto di Savoia, il Cardinale Borgia, il V^Cardinale Caetano, il Cardinale Zaccia, il Principe di Correggio, il Vicelegato di Bologna, Luigi e Nicolò d’Este, Massimiliano di Baviera, il Marchese Calcagnina di Maranello, il Marchese Spinola, Fracesco d’Este, il Cardinale Farnese, il Cardinale Borghese, il Cardinale Bentivoglio, il Vescovo d’Imola, il Principe di Guastalla, il Cardinale Sforza, il Cardinale Gonzaga e molti altri. Edizione molto rara, un solo esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MODE\049864.

190 euro

24) RIVOLUZIONE FRANCESE NAPOLEONE BONAPARTE NAPOLEONICA EPISTOLARI VIAGGI

   IMG_7005_clipped_rev_1

IMG_7004_clipped_rev_1(Simon Édouard Thomas ?),

Correspondance de l’Armée française en Egypte, interceptée par l’escadre de Nelson; publiée a Londres.

A Londres, Et se trouve A. Hambourg et Brunswick, Chez P. F. Fauche et Compagnie, 1799

In 8° (20,2×12,2 cm); (4), XXVI, 160 pp. e una c. di tav. posta alla fine del volume con la “Carte de la Basse Egypte pour servir d’intelligence a la Correspondence Interceptee de Buonaparte”. Legatura coeva in piena pelle marmorizzata con titolo e ricchi fregi in oro al dorso (qualche strofinatura). Antico timbretto di proprietà privata al frontespizio. Prima edizione stampata in Inghilterra, di questa interessante raccolta di corrispondenza dell’armata napoleonica in Egitto. All’epoca dell’occupazione francese dell’Egitto, dopo laIMG_7007_clipped_rev_1 vittoria di Nelson ad Aboukir, la superiorità marittima inglese nel Mediterraneo permise di intercettare la maggior parte delle navi spedite in Francia dall’esercito di Bonaparte. In questo mondo gli inglesi entrarono in possesso di una grande quantità della corrispondenza che i soldati francesi spedivano verso il continente. In essa era raccontata la vita dei soldati, i territori visitati e le battaglie intraprese me più di qualsiasi altra cosa, la Cancelleria britannica era interessata alla descrizione che i soldati facevano delle loro reali situazioni di vita. Gli inglesi non esitarono a pubblicare parte di queste lettere, al fine di dimostrare le sofferenze che doveva sopportare e lo stato spesso miserabile in cui si trovava il soldato francese. “In generale,” dice La Jonquiere dopo aver esaminato la questione, “possiamo ammettere l’IMG_7006_clipped_rev_1autenticità delle lettere così pubblicate. ” Le edizioni inglesi, non riportano il nome di nessun autore, commentatore o raccoglitore ma la prima edizione francese portava un’introduzione del noto medico e bibliotecario francese, Édouard-Thomas Simon (Troyes 16 ottobre 1740 –  4 aprile 1818 Besançon). Simon lavorò a Troyes come medico per più di vent’anni prima di arrivare a Parigi nel 1786. All’inizio della Rivoluzione la sua fama era notevole tanto da venir, da subito, nominato membro del Consiglio d’igiene della capitale francese. Divise la sua vita tra gli studi medici e quelli letterari. Oltre alle lettere dei soldati comuni, il volume contiene varia corrispondenza, dispacci e rapporti di diversi alti personaggi dell’esercito francesi quali lo stesso Bonaparte ma anche Menou, Kleber, i Generale Berthier, Desaix, Lagrange, etc. Questa edizione londinese è una delle più estese fra le varie che uscirono. Ogni edizione contiene un numero diverso di lettere. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Non comune.

200 euro

25) CORREGGIO MIRANDOLA BIOGRAFIE ELOGI MODENA PRIME EDIZIONI MEDICINA

   Senza titolo-206Senza titolo-204Pozzetti Pompilio,

Elogio al conte cavaliere commendatore Marcello di Pompilio Pozzetti delle Scuole Pie, Prof. Accad. Nel Ducale Collegio di Correggio, Socio dell’Accademia Reale di Firenze di quella di Scienze belle Lettere ed Arti di Mantova e dell’Etrusca di Antichità di Cortona. Con annotazioni.

In Modena, Presso la Società Tipografica, 1791

In 8° (19,8×12 cm); 68, (4) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata con albero genealogico della Famiglia Donati di Correggio. Legatura coeva in piena pelle marmorizzata con dorso a 4 nervi e pecetta con titolo manoscritto da mano ottocentesca ad un tassello. Tagli rossi. Alcune lievissime bruniture alle prime carte. Antichi pecetta e timbretto di proprietà privata al frontespizio che attestano l’appartenenza del volume prima, all’avvocato Domenico Magiera e poi all’avvocato Alfonso Magiera, ambedue appartenente all’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. Dedicatoria “Agl’Illustrissimi Signori I Signori Conservatori Correggio scritta dal mirandolese, Pompilio Pozzetti (Mirandola 16 gennaio 1760 – Bologna 17 aprile 1815). L’autore, allievo di Giulio Bulgarelli, si formò inizialmente presso i gesuiti prima e alla soppressione dell’ordine, presso le Scuole Pie. Studiò filosofia e matematica a Firenze. Nel 1778 fu trasferita a Cortona come pubblico maestro d’umanità. Tornato a Firenze fu poi bandito dal granduca Leopoldo I, probabilmente a causa di alcune maldicenze, tanto che dopo alcuni anno, riconosciuta la sua innocenza, fu lo stesso granduca a richiamarlo. Nel 1789 fu chiamato dal duca Ercole III d’Este per dirigere il CollegSenza titolo-203io di Correggio. “… professore onorario dell’Università (20 aprile 1793) quindi bibliotecario dell’Ateneo (9 luglio 1793) e professore straordinario di storia (20 novembre 1794). Il 6 giugno 1794, alla morte dell’erudito Girolamo Tiraboschi, fu chiamato alla guida della Biblioteca Estense, che diresse in solido con l’abate Carlo Ciocchi, secondo bibliotecario con il quale non corse mai buon sangue; a loro si affiancò, in qualità di terzo bibliotecario, Antonio Lombardi che nel 1807 prese il posto dello stesso Pozzetti […] Nel 1803 rifiutò la proposta di una cattedra all’Università di Vilnius, di cui fu nominato professore onorario pur non svolgendovi alcun insegnamento (15 febbraio 1804). Il 27 settembre 1806 venne inviato alla Biblioteca universitaria di Bologna come probibliotecario. […] Raggiunta la nuova sede, iniziò a compilare l’inventario di cui l’istituto aveva bisogno, e il 5 gennaio 1807 ne assunse la direzione. Contemporaneamente fu designato alla cattedra di storia e diplomatica dell’Università, mantenendola dal 5 gennaio 1807 al 15 novembre 1808, data in cui l’insegnamento fu soppresso, per essere reistituito e affidato di nuovo a Pozzetti il 28 aprile 1814. Nel 1808 declinò l’offerta di dirigere il Collegio dei nobili di Modena e nel 1811 venne insignito del titolo di professore emerito, divenendo l’anno dopo storiografo ufficiale dell’Ateneo bolognese. “. L’opera ricostruisce la vita del celebre medico mantovano ma nato da una delle più importanti famiglie di Correggio, Marcello Donati (Mantova 1538 – Mantova 1602), nipote di Pietro Pomponazzi che personaggio di ampia cultura, si interessò di latino, greco, spagnolo, francese e anche filosofia, eloquenza, letteratura latina, greca e italiana anche se i suoi studi accademici si indirizzarono verso la medicina, appresa prima a Mantova sotto la direzione di Francesco Facini, medico del duca Guglielmo Gonzaga e poi, a Padova dove si laureò nel 1560. “Non ancora ventiquattrenne, fu ammesso all’Accademia degli Invaghiti, prima come “segreto”, poi, a ventisei anni, venne designato quale vicerettore. Si poteva così fregiare del titolo di cavaliere in forza del privilegio concesso da papa Pio IV. Di quella Accademia fu in seguito rettore, dal 1576 al 1599, e in quella sede lesse lavori suoi di letteratura, poesie e dissertazioni su vari argomenti. La medicina rimaneva tuttavia il sSenza titolo-205uo campo specifico di studio e di attività”. Amico di Alfonso Pacio, conobbe anche Ulisse Aldrovandi. Donati fu autore di numerose testi medici, letterari e storici. Si interessò anche di botanica tanto da creare, nel giardino della propria casa un ampio parco botanico, ricco di esemplari provenienti dal nuovo mondo delle quali lo stesso studioso, testò le proprietà medicinali. Nel 1587 fu nominato dal duca Vincenzo Gonzaga conte e feudatario del Castello di Ponzano nel Monferrato con titolo trasmissibile ai discende denti. L’anno prima aveva pubblicato la sua opera più celebre che ebbe numerose riedizioni e diverse traduzioni, De medica historia mirabili ” … ampia raccolta di casi clinici e di osservazioni anatomiche personali, di autori antichi, arabi, medievali e contemporanei, tra le prime del genere, anticipatrice di quella tendenza alla compilazione di ampie casistiche clinichee anatornopatologiche che nel XVIII secolo avrà il suo massimo autore in Giovanni Battista Morgagni. Il D. fu il primo, tra l’altro, a descrivere l’ulcera gastrica in cadavere e l’edema cosiddetto di Quincke”. RIf. Bibl.: IT\ICCU\CFIE\021628.

290 euro

26) TEATRO STORIA DEL TEATRO ITALIANO CRITICA TEATRALE MUSICA DRAMMA

   Senza titolo-68Esteban de Arteaga (Stefano),

Le rivoluzioni del Teatro Musicale italiano dalla sua origine fino al presente, opera di Stefano Arteaga, Socio dell’Accademia delle Scienze, Arti, e Belle Lettere di Padova, Tomo Primo – Secondo – Terzo

In Venezia, Nella Stamperia di Carlo Palese, 1785

In 8° (20,7×14 cm); tre tomi: XLII, 361, (1) pp., 334, (2) pp. e 6 c. di tav. più volte ripiegate con spartito musicale, 394, (2) pp. Bellissima legatura settecentesca foderata con carta a motivi floreali e filetti in rosso, qualche lieve mancanza della carta al dorso del secondo volume. Antichi pecetta e timbretto di proprietà privata ai frontespizi che attestano l’appartenenza dei volumi, prima all’avvocato Domenico Magiera e poi all’avvocato Alfonso Magiera, ambedue appartenente all’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. Un leggerissimo alone al margine alto bianco di alcune pagine di un volume e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni Senza titolo-66di conservazione ed ancora in barbe. Seconda edizione, corretta ed aumentata (la prima edizione uscì nel 1783 con un primo volume, seguirono poi altri due volumi negli anni seguenti), di una delle più importanti e discusse storie del dramma musicale italiano dalle origini a Metastasio, opera del celebre scrittore spagnolo, Stefano Arteaga (Spagna, 26 dicembre 1747 – Parigi, 30 settembre 1799). Nato in Spagna, si crede nei pressi di Segovia e più precisamente a Moraleja de Coca. Appartenente all’ordine dei gesuiti, a soli 20 anni, alla soppressione dell’ordine, dopo aver studiato l’italiano, si recò in Italia, dove, da subito, iniziò a polemizzare con il modo in cui gli intellettuali del tempo usavano la lingua italiana. Stabilitosi a Bologna vi rimase a lungo. Pur continuando a scrivere opere in italiano, di spostò, in seguito, in Francia al seguito del cavaliere Azara. La sua opera sui teatri italiani ebbe notevole fama e suscitò un vasto dibattito. “Appena pubblicata, l’opera ebbe una vasta risonanza e suscitò numerosi consensi e dissensi. Al di là del carattere baldanzosamente polemico di certi giudizi dell’A. quest’opera ha una notevole importanza come documento degli sviluppi del pensiero riformatore sull’opera sSenza titolo-67ettecentesca. ” (D. B. I., IV, pag. 352 e segg.). I volumi sono così suddivisi: Vol.I.: Discorso preliminare; 1.Saggio analitico sulla natura del dramma musicale;… Leggi costitutive derivanti dall’unione di poesia. musica e prospettiva; 2.Ricerche sull’attitudine della lingua italiana per la musica…. cause politiche che hanno contribuito a renderla tale; 3.Perdita della musica antica. Origine della musica sacra in Italia. Pretese di Guido Aretino e Giovanni Murs. Rappresentazioni dei secoli barbari;… Progressi e cangiamenti del contrappunto; 4.Origine della musica profana. Stranieri venuti in Italia a illustrarla. Suo primo accoppiamento colla poesia volgare; Abbozzi del melodramma; 5.Difetti della musica italiana verso la fine del ‘500…; Firenze inventrice del melodramma. Prima opera seria e suo giudizio. comparse. arie. cori. Prima opera buffa e suo carattere; 6.Riflessioni sul maraviglioso. Origine storica e propagazione in Europa. Cause dell’accoppiamento colla musica e la poesia nel melodramma; 7.Propagazione del melodramma dentro e fuori l’Italia. azioni musicali in Franca. Inghilterra. Germania. Spagna e Russia; 8.Stato della prospettiva e della poesia musicale fino alla metà del secolo scorso. Mediocrità della musica. Introduzione degli eunuchi e delle donne in teatro. Origine del ballo pantomimico; 9.Secolo d’oro della musica italiana… Valenti compositori italiani. Scuole celebri di canto e di suono…; 10.Miglioramento della poesia lirico – drammatica. Quinaut in Francia precursore della riforma. Celebri poeti fino a Metastasio. Avanzamento della prospettiva; 11.Epoca di Metastasio… Riflessioni sulla sua maniera di trattar l’amore. Suoi difetti. Se abbia condotto l Senza titolo-69melodramma al miglior grado di perfezione. Vol.II: 1.Decadenza attuale dell’opera italiana. Parallelo della poesia e musica moderne con quelle dei greci. Motivo di perfezione degli antichi e inconvenienti intrinseci del nostro sistema musicale; 2.Cause particolari della decadenza attuale dell’opera. Mancanza di filosofia nei compositori. Difetti nella composizione. Eccezioni individuali di questa regola; 3.Seconda causa: vanità e ignoranza dei cantori. Analisi al canto moderno. Riflessioni su i giudizi popolari e su la varietà dei gusti musicali; 4.Terza causa: abbandono quasi totale della poesia musicale. Esame de’ più rinomati poeti drammatico – lirici dopo il Metastasio. Stato dell’opera buffa; 5.Ragionamento sopra il ballo pantomimico. Della sua applicazione al teatro. Se convenga o no bandirlo dal melodramma. Vol.III: Seguito del cap.5 del II tomo; 6.Tentativi di riforma del melodramma. Lettera di un celebre letterato francese che contiene l’idea di un’opera eccellente da farsi intorno alla musica. Seguono: “Osservazioni intorno ad un estratto del tomo II…”. che contiene i brani dell’Estratto dello stesso Arteaga. con 45 repliche di Vincenzo Manfredini. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVE\0734082; Palau 17871; Sommervogel I, 589; Eitner I, 212.

450 euro

27) BOLOGNA VERNACOLO DIALETTO BOLOGNESE CULTURA POPOLARE

Senza titolo-115  Senza titolo-116Lotto Lotti,

Rimedi per la sonn da lezr alla Banzola dialogh sj.,

In Bologna, Nella Stamperia di S. Tommaso d’Aquino, 1776

In 8°; 141, (3) pp. Legatura coeva in cartoncino molle. Primi due quaderni un po’ lenti. Titolo manoscritto al piatto anteriore da mano ottocentesca. Antico timbretto di proprietà privata al frontespizio che attesta l’appartenenza del volume, prima all’avvocato Alfonso Magiera, membro dell’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. All’inizio del volume è posto il noto capitolo a nome di Lotto Lotti “Alle Oneste Cittadine di Bologna”. Luogo, stampatore ed anno si ricavano dal colophon. Qualche minima macchiolina di foxing in poche carte, un piccolo forellino al margine bianco interno della prima carta, assolutamente ininfluente e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione, ancora in barbe. Bell’antiporta realizzata da Giuseppe Cantarelli. Edizione fra le meno comune di questo celebre scritto dialettale bolognese composto dal noto poeta e cortigiano bolognese, Lotto Lotti Senza titolo-114(Bologna 1667 – ivi 1714). L’autore è noto per diversi componimenti poetici d’occasione e di 5 melodrammi. La sua opera fu estremamente innovativa. Il suo coniugare poesia, narrativa e teatro, rappresentò una svolta rispetto al teatro dialettale della Bologna tra il ‘600 ed il‘700. Nella sua maturità, in particolare, a parte un celebre componimento per la liberazione di Vienna, scrisse poesie e componimenti dialettali dei quali i “Rimedi per la sonn da liezr alla Banzola” è il più celebre. In esso, scritto in un vernacolo bolognese colto equidistante dalla lingua del popolo e da quella di corte, l’autore ironizza e sbeffeggia usanze e tradizioni della Bologna dell’epoca. Il terzo dialogo dell’opera, La cantatriz, è forse il più celebre ed in esso, l’abitudine del canto durante gli incontri pubblici, anche da parte di chi tale dono non possiede, viene messo in ridicolo. L’opera è arricchita da una bella tavola che illustra una scena d’interni dove alcune donne sono alle prese con diversi mestieri. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\027362.

100 euro

28) REMONDINIANA BASSANO REMONDINI CURIOSITA’

IMG_6974_clipped_rev_1 Roberti Govanni Battista,

Della probità naturale libri due di Giambatista ab. conte Roberti,

Bassano, a spese Remondini di Venezia, 1784

In 8°; XXXVIII, (2), 380 pp. Bella legatura coeva in piena pelle marmorizzata con dorso a 5 nervi. Fregi, autore e titolo impressi in oro ai tasselli. Antichi pecetta e timbretto di proprietà privata al frontespizio che attestano l’appartenenza del volume prima, all’avvocato Domenico Magiera e poi all’avvocato Alfonso Magiera, ambedue appartenente all’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. Un piccolo forellino di tarlo al margine alto bianco delle ultime 4 carte, del tutto ininfluente e per il resto, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione e dalla curata veste grafica. Bell’incisione al frontespizio. Prima edizione di questa IMG_6973_clipped_rev_1interessante opera stampata da Remondini, del noto poligrafo bassanese, Giovanni Battista Roberti (Bassano 1719 – 1786). Appartenente all’ordine dei gesuiti, insegnò per diversi anni a Piacenza, Parma, Brescia e Bologna ma alla soppressione dell’ordine dei Gesuiti, ritornò a Bassano. Fu autore di drammi, orazioni sacre, trattatelli romani, discorsi accademici e versi latini anche se si distinse in particolare per i poemetti didascalici e le favole esopiane. Roberti fu altamente considerato dal Tommaseo e molto criticato da Foscolo. Mente dagli innumerevoli interessi fu in continuo contatto con gli illuministi dell’epoca e fu anche amico di importanti esponenti del mondo culturale italiano come Algarotti e Vittorelli. Roberti, abile poligrafo, collaborò a lungo con l’impresa editoriale bassanese di Remondini. Gamba 2420 scrisse di quest’opera “Prima edizione, e libro non ingombro di que’ tanti fiori che sopraccaricano qualch’altra opera dell’Autore”. Rif. Bibl.: Gamba 2420; Rumor II, 642.32.

130 Euro

29) AUTOMOBILI MECCANICA INGEGNERIA AUTOMOBILISMO BRESCIA AUTOMOBILISTICI

 Senza titolo-65  Senza titolo-64  Senza titolo-66 Senza titolo-63Officine Meccaniche (Già Miani, Silvestri e C., A. Grondona, Comi e C.), Fabbrica Automobili O. M. Brescia,

Norme per la manutenzione dello Chassis 15 – 18 HP Mod. 469 N.,

Brescia, coi tipi dei Fratelli Geroldi, s. data (ma 1920 circa)

In 12° (15,2×10,5); 115, (1) pp. Brossura editoriale con il grande stemma delle Officine Meccaniche a colori al piatto anteriore. Qualche minimo segno del tempo ma nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione di questo rarissimo manuale per la manutenzione del celeberrimo automezzo Chassis 15 – 18 HP Mod. 469 N. delle Officine Meccaniche bresciane. Nessun esemplare censito in ICCU. I manuali di manutenzione degli automezzi prodotti dalle Officine Meccaniche nei primi anni del XX° secolo sono in genere molto rari. Le origine delle Officine Meccaniche “risalgono alla A. Grondona Comi Senza titolo-62& C. fondata nel 1847 da Felice Grondona, società costruttrice di carrozze ferroviarie, rilevata dalla Miani e Silvestri nel 1899, dando vita alla Società Anonima Officine Meccaniche (già Miani Silvestri & C. – A. Grondona, Comi & C.) con sede a Milano in Via Vittadini, in Porta Vigentina. Il 1º ottobre 1917 i fratelli Züst cedettero a loro volta la propria azienda, la Brixia-Züst, specializzata dal 1906 nella produzione di veicoli automobilistici (quale ramo della Züst), conferendo alla “OM” il relativo stabilimento bresciano. Nel periodo tra le due guerre mondiali l’attività della OM fu molto intensa e indirizzata anche al mondo delle competizioni automobilistiche: nel palmarès della casa si annoverano le vittorie alla Mille Miglia e alla 24 Ore di Le Mans”. Quello qui presentato, illustrato da numerose fotografie, è il manuale completo per la manutenzione dello Chassis 15 – 18 HP Mod. 469 N. che iniziò ad essere prodotto nei primi anni 20’ del XX° secolo. Prima edizione assai rara.

190 euro

30) MODENA FORMIGGINI PRIME EDIZIONI RARE STORIA DELL’EDITORIA SATIRA PRIMA GUERRA MONDIALE

Senza titolo-111Fromiggini Antonio Fortunato (Capitano),

Lettera ai combattenti,

Genova, A. F. Formiggini Editore in Genova, 1916

In 12° (15,8×10 cm); 15, (1) pp. Brossura editoriale con stemma di Formiggini impresso al piatto anteriore. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione non comune di questo celeberrimo scritto del grande editore modenese di origini ebraiche, Angelo Fortunato Formiggini (Collegara di Modena, 21 giugno 1878 – Modena, 29 novembre 1938) fondatore dell’omonima casa editrice. Quinto e ultimo figlio di una famiglia ebraica con antenati originari di Formigine, da cui presero il cognome, un tempo gioiellieri degli Estensi e poi finanzieri, frequentò prima il celebre Liceo Galvani di Bologna ma ne venne espulso per aver composto nel 1896 un poemetto dal titolo La divina farsa. Ovvero la descensione ad inferos di Formaggino da Modena ma concluse poi gli studi presso l’altrettanto celebre liceo di Modena, il Muratori. L’opera da lui stessa fatta stampare e poi distribuiti nel liceo sulle orme di Dante, satireggiava professori e compagni di scuola. che con una satira pungente e dissacrante che già ben evidenziava l’anima del futuro editore, prendeva in giro modi di fare, abitudini e idee dei suoi professori. Laureatosi in giurisprudenza con un’altrettanto irriverente e solo apparentemente seria, tesi di laurea dal titolo “La donna nella Torah in raffronto con il Manava-Dharma-Sastra. Contributo storico-giuridico a un riavvicinamento tra la Razza ariana e la semita”, nella quale sostenne cheSenza titolo-113 ariani e semiti erano stati originariamente uno stesso popolo: confesserà molti anni dopo di aver completamente inventato quella tesi, che del resto non fu nemmeno discussa”. Iscrittosi a lettere e filosofia a Bologna, seguì le lezioni di Antonio Labriola. “L’attività editoriale ebbe inizio il 31 maggio 1908 con la pubblicazione di una raccolta di poesie di vari autori ispirate all’opera di Alessandro Tassoni e accompagnate da alcuni sonetti inediti del Tassoni stesso, La secchia, e di un volume, prefato da Giovanni Pascoli, di saggi sul poeta modenese, la Miscellanea tassoniana di studi storici e letterari. Unito all’amore per l’opera comica, vi era l’interesse per la filosofia, sicché seguirono pubblicazioni nelle collane della «Biblioteca di filosofia e pedagogia» e in quella degli «Opuscoli di filosofia e pedagogia», oltre a editare la «Rivista di Filosofia», che fu l’organo ufficiale della Società Filosofica Italiana del 1909 al 1918”. Nella “Lettera ai combattenti” sempre nel suo stile sagace ed irriverente, Formiggine, congedato da poco dopo un primo periodo passato al fronte e dopo aver servito per un breve periodo come dipendente dell’Ufficio Disciplina Ufficiali, si rivolge ai soldati e con essi, ai loro comandati e così a salire alle più alte gerarchie militare con idee e progetti per migliorare la vita dei soldati al fronte e con essa le loro capacità belliche. In essa si trovano, fra le altre idee, riflessioni sulle biblioteche per i soldati al fronte e sulle condizioni delle case del soldato. Prima non comune edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBO\1830585.

31) MINERALOGIA MINERALI ROCCE MALTE FORNACI MODENA MONTALE LEVIZZANO PIEVEPELOGO RENNO RONCOSCAGLIA APPENNINO MODENESE VIGNOLA FIUMALBO COGNENTO

 Senza titolo-200Boni Carlo,

Sulla natura e resistenza alla pressione dei minerali e materiali edilizi della Provincia di Modena, studi ed annotazioni di Carlo Boni,

Modena, Tip. di P. Toschi e c., 1874

24,5×16,5 cm; 94, (2) pp. Brossura editoriale. Dono autografo dell’autore al margine superiore del piatto anteriore. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questo studio dedicato allo studio geologico-minerario del territorio di Modena e dei produttori ed estrattori di materiali da costruzioni, opera del notdi colui che fu, dopo, Giovanni Canestrini, il secondo presidente della Società dei Naturalisti e Matematici di Modena. Boni, pur avendo fatto studi di diritto, si sentì fin dalla giovane età attratto dalle scienze naturali. Ereditata la notevole collezione paleontologica e mineralogica dei gesuiti al momento della loro soppressione, donò parte di questa a due suoi celebri colleghi, Doderlein e Uzielli che li utilizzarono come fondo iniziale dei musei universitari da loro fondati (nel tempo poi a questi musei Boni donò anche buona parte della collezione di Canestrini). Grande amico di Canestrini, venne da lui introdotto allo studio dei terremoti modenesi ed alle più recenti teorie evoluzionistiche. A Boni si deve la fondazione, nel 1872, del Museo Civico di Modena che fino al 1878 ospitò, appunto, la Società deiSenza titolo-201 Naturalisti. Lo studio riguarda fra gli altri: Marmo rosso o pavonazzo di Renno, Marmo bianco di Renno, Breccia Ofiolitica di Fiumalbo, Tufo di Renno, Tufo di Varana, Macigno di Gajato, Montardone, S. Venanzio, Pievepelogo, Sestola, Roncoscaglia, Fiumalbo, Montegibbio, Ardesie di Pievepelogo e Sestola, Calcarea di Spinella in Savignano, Zanzano, Villa Urbana, Calcare marnoso di Levizzano, Gesso di Vignola, Pujanello, Fornaci di Vellani Panzano, Re di Vignola, Cavani in Montale, Benassati di Saliceta S. Giuliano, Re di Castelvetro, Benefizio Parrocchiale di Solignano, Brighetti di Zenzano, Ferrari in Sassuolo, Bruschi e Roversi in Concordia, Carani in Fiorano, Baccarini in Cognento, Mattoni romani Antichi, Materiali in cotto della Torre, Mattoni del Vecchio Ospedale, Fornace per Orciaiuoli in S. Faustino, Tavola comparativa delle resistenze e prezzi e misure di alcuni laterizi. Prima edizione in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBO\1534317.

70 euro

32) MALTA LINGUE SEMITE EBRAICO GRECO LATINO VOCABOLARIO LA VALLETTA VITERBO

Senza titolo-209 Senza titolo-210 Magri Domenico,

Notizia de’ vocaboli ecclesiastici con la dichiaratione delle cerimonie & origine delli riti sacri, voci barbare e frasi usate da santi padri, concili e scittori ecclesiastici raccolta da Domenico Magri Maltese. Canonico Teologo della Cattedrale di Viterbo, Consultore della Sacra Congregazione dell’Indice. Settima Impressione, corretta, et accresciuta d’alcune osservazioni, segnate con questo * segno.

Venezia, Nella Stamperia Baglioni, 1717

In 4°; (16), 470 (i. e. 472) pp. Legatura in mezza-pergamena con piatti foderati con carta marmorizzata ottocentesca. Bella marca xilografica al frontespizio di Baglioni con aquila bicipite coronata ad ali spiegate, con monogramma dell’ editore al centro. Antico timbretto di provenienza privata ottocentesco che attesta l’esemplare come appartenuto all’Avv. Alfonso Magiera, appartenente all’antica famiglia ebrea di Senza titolo-208origini polacche dei Magiera. Settima edizione notevolmente accresciuta rispetto alle precedenti di questo curioso scritto del maltese, Domenico Magri (La Valletta 1604 – Viterbo 1672). Magri, grande esperto di lingue semitiche, volle con questo celebre studio volle dare chiarezza alle voci latine, greche ed ebraiche ad uso ecclesiastico, spesso equivocate o male interpretate. L’opera ebbe enorme successo e diverse edizioni dopo la prima messinese del 1644, venendo apprezzata dai maggiori linguisti di tutt’Europa. L’oratoriano Domenico Magri), nato a La Valletta, dove visse e si formò, fu canonico della Cattedrale di Viterbo e membro della Congregazione dell’Indice. Tra i primi in Italia a pubblicare le notizie sulla “nuova bevanda” chiamata Kafé (1671), e sulle sue virtù, partecipò nel dare la luce lo scritto del Naironi sull’argomento. Opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UM1E\010927.

150 euro

33) INDICE DEI LIBRI PROIBITI INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM CENSURA INQUISIZIONE LEGATURA APPENDICE ALL’INDICE

Senza titolo-189   Senza titolo-190Congregazione dell’Indice,

Index librorum prohibitorum Sanctissimi Domini Nostri Pii Septimi Pontificis Maximi jussu editus . Unito a: Appendices Librorum Prohibitorum.

Romae, ex typogra phia Rev. Camerae Apostolicae, 1819; Romae et Bononiae, Ex Typographia Archiepiscopali, 1828

In 8°; due opere in un volume: (2), XLIV, 351, (1) pp. e una c. di tav. in antiporta, IV, 44 pp. Tagli gialli. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Legatura coeva in piena pelle nera con dorso a 5 nervi con filetti e titolo in oro ai tasselli. Fine incisione all’antiporta con la celebre scena animata della messa al rogo dei volumi proibiti. Al frontespizio grande stemma araldico di Pio VII al secolo Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti (Cesena, 14 agosto 1742 – Roma, 20 agosto 1823), che appartenete all’ordine benedettino, fu il 251º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dall’anno 1800 alla morte e governò durante i difficili anni della Rivoluzione Francese finendo anche per essere per cinque Senza titolo-188anni prigioniero di Napoleone. Antico timbretto di proprietà privata al frontespizio che attesta l’appartenenza del volume, prima all’avvocato Alfonso Magiera, membro dell’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. L’Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum) fu un elen co di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica, creato nel 1559 da papa Paolo IV. L’elenco fu tenuto aggiornato fino alla metà del XX secolo e fu soppresso dalla Congregazione per la dottrina della fede il 4 febbraio del 1966. Dal 1571 al 1917 il compito della compilazione del catalogo dei libri proibiti fu di competenza della Congregazione dell’Indice”. Ad ogni uscita alcuni libri venivano aggiunti all’elenco ed altri tolti tornando ad essere leciti. All’ inizio viene esposta la serie di regole da osservare per la censura o la proibizione dei libri, segue l’elenco dei libri proibiti ed in fine la serie dei decreti e censure aggiuntive per libri editi dal 1812 al 1819. In questo volume è presente anche la rara integrazione all’Indice del 1828. Questa edizione è celebre per ché al suo interno viene condannata la traduzione della Bibbia in italiano compresa la recente (1776) e riuscitissima traduzione di monsignor Antonio Martini, arcivescovo di Firenze. Non comune completo de ll’appendice del 1828 in prima edizione. Senza titolo-191

180 euro

34) LETTERATURA SCOZIA SATIRA MILANO STAMPATORI ROMA

  Senza titolo-198Barclay John,

Ioannis Barclaii Argenis Editio Postrema,

Mediolani, apud Bidellium, 1626

In 8° piccolo (14×8 cm); 647, (37) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso su pecetta settecentesca. Qualche lieve segno del tempo, un leggerissimo alone, praticamente invisibile, al margine alto ed esterno di alcune pagine e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione. Bellissimo frontespizio inciso con nel margine basse la marca tipografica di Giovanni Battista Bidelli, gatto con in bocca un topolino che riprende la marca tipografica cinquecentesca di Giovanni Battista Sessa. Bell’edizione milanese stampata da Bidelli di questa classica opera del celebre poeta, scrittore e satirista scozzese di orientamento cattolico, John Barclay, anche noto in italiano come Giovanni Barclays e in francese come Jean Barclay (Pont-à-Mousson, 28 gennaio 1582 – Roma, 15 agosto 1621). Barclay visse a lungo a Roma all’interno dello stato pontificio. A Roma morì nel 1621 ed è tutt’oggi sepolto nella Chieda di Sant’Onofrio al Gianicolo. Figlio di un noto giurista cattolico appartenente alla piccola nobiltà, in giovane età scappò in Francia dopo il Senza titolo-197fallimento cattolico del tentativo d’usurpazione della corona Inglese. A diciannove anni scrisse la sua prima opera di un certo rilievo, un commento alla Thebais di Stazio. Alla morte di Elisabetta I, Giacomo VI restituì i beni confiscati antecedentemente ai cattolici e la famiglia di John rientrò in Inghilterra e qui risedette per alcuni anni prima di spostarsi nuovamente in Francia, dove, il giovane autore ottenne una cattedra di Diritto che gli permise di dedicarsi con tranquillità alla composizione letteraria. Entrato nella Senza titolo-199cerchia ristretta degli amici di Giacomo VI divenne frequentatore abituale della corte inglese. I suoi componimenti erano sempre pervasi di una forte verve satirica che lo portò più volte al centro di sferzanti polemiche. Nel 1616 si trasferì a Roma dopo che Papa Paolo V gli concesse benevolenza e protezione. Qui frequentò il mondo politico e letterario della capitale italiana stringendo una fraterna amicizia con Maffeo Barberini, il futuro Papa Urbano VIII. A Roma compose quella che è considerata una delle sue opere principali, l’Argeneide un’allegoria del conflitto religioso che vide contrapposti in Francia, Enrico III e Enrico IV che portò a diversi conflitti religiosi e politici come lo scandalo di Overbury. Di posizione realista, l’opera è chiaramente un invettiva anti-aristocratica dove il Re riduce il potere della nobiltà terriera a favore dell’interesse del “paese” che si incarna a sua volta nella figura stessa del re. L’opera, uscita per la prima volta nel 1621, ebbe uno straordinario successo e numerose edizioni in pochissimo tempo. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CAGE\022827.

150 euro

35) MOSAICO ARTE VETRARIA ARTIGIANATO STORIA DELL’ARTE FIRENZE TOSCANA SIENA TIRATURA LIMITATA RARITA’ VIGNOLA SELMI FRANCESCO AUTOGRAFI CHIMICA FISICA

 Senza titolo-185 Senza titolo-186Benedetto Ubriachi, Gaetano Milanesi,

Dell’arte del vetro per musaico, tre trattatelli dei secoli XIV e XV ora per la prima volta pubblicati a cura di Gaetano Milanesi, [tiratura limitata di 202 esemplari numerati]

Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1864

In 12°, XIV, (2), 183 (1) pp. Brossura editoriale con titolo in bianco e nero, entro cornice, al piatto anteriore. Esemplare appartenuto a celebre chimico italiano, noto per essere stato tra i fondatori, con lo scozzese Thomas Graham, della chimica dei colloidi, Francesco Selmi (Vignola, 7 aprile 1817 – Vignola, 13 agosto 1881) come attesta la dedica autografa di Gaetano Milanesi al margine alto del piatto anteriore. Uscita nella collana di “Scelta di curiose Senza titolo-187letterarie inedite o rare” pubblicata da Romagnoli a metà ottocento, nella quale vennero per la prima volte presentate opera rare e curiose tratte da manoscritti inediti. Quest’edizione venne tirata in soli 202 esemplari. Opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione originale di queste tre operette che forniscono preziose notizie sulle pratiche seguite dagli antichi maestri nell’esercizio dell’arte della creazione dei vetri e dei vetri per mosaico. Seppur le opere sono anonime, il noto storico dell’arte Gaetano Milanesi (Siena, 9 settembre 1813 – Firenze, 11 marzo 1895), sostiene che la prima e l’ultima opera che trattano prettamente dei segreti dell’arte vetraria con le ricette per la produzione dei vetri, sono scritte da autori sicuramente fiorentini. La seconda opera, invece è attribuita da Milanesi, con una certa sicurezza a Benedetto Ubriachi. Milanesi, “fratello di Carlo, laureatosi in legge nel 1834, si dedicò alla paleografia e agli studi di storia diventando un celebre esperto in ricerche di archivio fra i più importanti del suo tempo”. RIf. Bibl.: Schlosser, 32.

230 euro

36) MODENA RIMINI FISIOLOGIA FILOSOFIA MOTO BRAWNIANO LOCKE

 Senza titolo-183Cavedoni Pietro,

Lettera di d. Pietro Cavedoni sacerdote di Modena a d. Alessandro Berardi sacerdote di Rimini.

Modena, per gli eredi Soliani tipografi reali, 1828

In 8° (22,5×14,5 cm) ; 122 pp. Brossura azzurra coeva. Prima ed unica rara edizione di questo scritto di Pietro Cavedoni, fratello di Celestino, (29 nov. 1792-7 marzo 1862) che fu “ordinato sacerdote il 20 maggio 1815 e, dal 1º sett. 1832, arciprete maggiore della metropolitana modenese, è soprattutto da ricordare come biografo di Pio VI.”. Altre a quest’opera pubblicò diversi altri volumi a carattere storico e biografico come quelli dedicati a Luigi d’Anghien o quello a Maria Clotilde di Senza titolo-184Borbone. Non mancò di scrivere anche diversi trattati di storia dell’arte sacra ed in particolare dedicati al duomo di Modena. In questo scritto si inserisce all’interno del dibattito scientifico e fisiologico che all’inizio dell’ottocento vide contrapposti diverse personalità del tempo. In particolare il dibattito fisiologico-filosofico che vide coinvolti fra gli altri Bufalini e Fabbrini, si concentrò sulla presenza ed il tipo di forze vitali che muovono l’uomo tra un alternarsi tra teorie browniane e quelle “dinamiche”. Raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MODE\028256.

60 euro

37) RIVOLUZIONE FRANCESE FRANCIA MALTA NAPOLEONICA STORIA NAPOLEONE BONAPARTE

  Senza titolo-193Senza titolo-195 Senza titolo-194Pages Francois,

Histoire secrète de la Révolution françoise, depuis la convocation des notables jusqu’à la prise de l’île de Malthe. Contenant une foule de particularités peu connues, et des extraits de tout ce qui a paru de plus curieux sur notre révolution … Par François Pagès. Tome premier -sixième. [Completo].

A Paris, an VII Républiq. 1798, v. st.

In 8° grande (22×14,7 cm); 6 tomi: 280 pp., (4), 219, (1) pp., 280 pp., 263, (1) pp., (4), 251, (1) pp., 260 pp. Legature coeve in brossura grigia, dorsi foderati con carta marmorizzata con titolo numero del volume manoscritto da mano coeva, su fascetta in carta, ai dorsi. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Una prima edizione uscì nel 1797, seguì nello stesso anno una seconda e poi questa che contiene diverse notizie aggiornate non presenti nell’edizione precedente ed arriva fino alla presa di Malta da parte di Napoleone mentre si stava dirigendo verso l’Egitto.  Quest’opera è non comune a reperirsi completa, in tutte le sue edizioni settecentesche. Nell’opera sono reperibili “une foule de Senza titolo-196particularites peu connues, et des extraits de tout ce qui a paru de plus curieux sur notre revolution, tant en France qu’en Allemagne et Angleterre”, tanto che questo lavoro è considerato uno delle più precise ed interessanti fonti sulla storia dei fatti e dei costumi del primo periodo della Rivoluzione Francese. L’autore dello scritto è il noto memorialista e giornalista francese François-Xavier Pagès de Vixouze (1745-1802). Membro del partito giacobino, a lui si deve la fondazione del giornale “Le Cantaliste”. Fu membro dell’Accademia di Clermont ed arcade a Roma. A lui si devono anche diversi componimenti poetici e canzoni nelle quali, in versi, illustra la situazione politica del tempo. All’inizio della Rivoluzione ne sposa completamente gli ideali e si trasferisce a Parigi, dove pubblica la “Révolution” e gli “Ordres réunis”. Ma è con il giornale da Le Cantaliste che divine conosciuto. In esso compaiono regolarmente venne i suoi veementi articoli che trovano grande apprezzamento nei circoli intellettuali rivoluzionari. Nel 1791, invitò i contadini di Aurillac e Saint-Flour ad armarsi e ad arruolarsi nella Guardia Nazionale arrivando a riunire circa 2000 contadini di venti comuni rurali. Opera non comune ed in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Rif. Bibl.: IT\ICCU\IEIE\006792.

280 euro

38) TELEFONIA TELEFONO SENZA FILI TELEPHONIE SANS FILS PRIME EDIZIONI

 Senza titolo-59 Senza titolo-58Etablissements Ducretet,

Lotto di materiale sulla telegrafia ed il telefono senza fili: Telegraphie et Telephonie Sans Fil, Postes Recepteurs, Condensateurs, Detecteurs, Telephones, Lampes a Vide, Amplificateurs., F.o 257-76/X n° 270; Telegraphie et Telephonie Sans Fil, Amplificateurs à Lampes et Boites d’Accord, Fo 275 76/x Reg. Comm. Serie 35.123, n° 286; Tarif Annexe Au catalogue T.S.F. n° 270; e altre due brossure pubblicitarie.

Parsis, S.te de Etablissements Ducretet, S. data (ma 1920 circa) 

In 8° piccolo (23,5×15 cm); 20 pp., (6) pp., (8) pp, (4) pp, (4) pp. In buone condizioni di conservazione. Brossura editoriale nella prima opera. Le altre senza brossura, come d’uso editoriale. Prime edizioni di questa rara serie di libercoli tecnici dedicati alla telegrafia ed ai primi telefoni senza fili della celeberrima ditta Etablissements Ducretet, fondata da Eugène Adrien Ducretet (27 novembre 1844 – 1915) che fu tra i pionieri delle trasmissioni senza fili. Figlio di un mercante di tessuti savoiardo, non ebbe un’educazione formale, lasciando gli studi a 15 anni ma frequentando per diversi anni il noto ingegnere parigino, Paul-Gustav Froment del quale fu a lungo apprendista e seguendo poi alcuni corsi alla Sorbonne come “auditeur libre”. Nel 1864 Ducretet aprì il suo primo studio personale nel quale portò avanti esperimenti di fisica classica, costruendo e studiando allo stesso tempo galvanometri, macchine Wimshurst e tubi di Crookes. All’Esposizione Internazionale di Parigi del 1878 vinse la medaglia d’oro per i suoi strumenti scientifici, medaglia d’oro poi rivinta, nel 1881, all’Internatio nal Electricity Exposition di Parigi. Il lavoro di Ducretet lo ha portato a stretto contatto con molti importanti fisici del suo tempo, dai quali, grazie alla sua mente viva e agile, non smise mai di imparare. Nel 1897, sentendo parlare degli esperimenti pionieristici di Guglielmo Marconi nella telegrafia senza fili (trasmissione radio), costruì esso stesso un trasmettitore e un ricevitore e iniziò i suoi esperimenti, diventando la  prima persona in Francia a trasmettere le onde radio. Nel novembre 1897 trasmise segnali radio a 400 metri tra il suo laboratorio e il Panthéon, attirando l’interesse del presidente Senza titolo-60francese Félix Faure. Il 5 novembre 1898, suscitò scalpore con una dimostrazione pubblica di comunicazione senza fili alla presenza di rappresentanti dell’Académie des Sciences tra il terzo piano della Torre Eiffel e il Panthéon che si trova a 4 km di distanza. Nel 1897 scrisse al fisico russo Alexander Stepanovich Popov, che aveva inventato uno dei primi ricevitori radio pratici ma non lo aveva sviluppato, suggerendo una collaborazione. Nel 1898 iniziò a costruire apparecchiature radiotelegrafiche usando il design Popov. Tra il 1899 e il 1904 vendette alcune delle prime stazioni wireless alla Marina russa. Durante il corso della sua vita e anche negli anni seguenti la sua morte, grazie anche alla collaborazione del figlio Fernand e al socio Ernst Roger, la ditta di Ducretet rimase una delle principali produttrici di apparecchi di radio e telefonici senza fili continuando a sviluppare sempre nuovi modelli. I libretti qui presentati, molto rari a reperirsi, descrivano appunto alcuni di questi modelli, usciti a cavallo degli anni 20’ del XX° secolo. Rari. Rare. Good condition.

200 euro

39) TEORIA DELLA RELATIVITA’ FISICA TEORICA PRIME EDIZIONI

 Senza titolo-64 Senza titolo-63Einstein Albert,

Les fondements de la théorie de la relativité générale. Théorie unitaire de la gravitation et de l’électricité sur la structure cosmologique de l’espace. Traduit de l’allemande par Maurice Solovine.

Paris, Hermann et Cie Editeurs, 1933

In 4° piccolo; 109, (3) pp. e una c. di tav. in antiporta con ritratto fotografico di Einstein. Brossura editoriale conservata ed in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione francese, assai rara a reperirsi con la sua brossura editoriale con titolo in rosso e nero al piatto anteriore, di questi tre scritti di Alber t Einstein che rappresentano alcuni dei suoi lavori principali. Le tre opere sono tradotte dal celebre filosofo, fisico e matematico rumeno, ma parigino d’adozione, Maurice Solovine (21 May 1875 in Iași – 13 February 1958 in Paris) che fu amico carissimo Senza titolo-65 di Einstein. Il primo scritto che appare in questo volume fu pubblicato da Einstein  nell’Annalen der Physik nel 1916. Il secondo, scritto con la collaborazione di AW Mayer, fu presentato all’Accademia delle Scienze di Berlino nel 1931. La terza opera, scritta appositamente da Einstein per questa pubblicazione, fu tradotto da Solovine, direttamente dal manoscritto scritto da Einstein che ne terminò la stesura nel settembre del 1932. L’opera non è rarissima ma è molto rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale. Il nostro esemplare si presenta anche in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Complete with the “couverture originale”, often missing.
250 euro

40) TEORIA DELLA RELATIVITA’ FISICA TEORICA PRIME EDIZIONI

 Senza titolo-61Einstein Albert,

Sulla teoria speciale e generale della relatività (Volgarizzazione), Traduzione dal tedesco di G. L. Calisse, Prefazione del Prof. T. Levi-Civita.

Bologna, Nicola Zanichelli Editore, (30 settembre 1921) come da colophon

In 4° piccolo (24×15,3 cm); X, (2), 125, (3) pp. Brossura editoriale con e autore impressi in nero al piatto anteriore ed al dorso. Tre piccole macchioline al margine esterno bianco del frontespizio e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana (una seconda uscì lo stesso anno, quindici giorni dopo questa prima edizione, sempre da Zanichelli con l’aggiunta di due pagine pubblicitarie in fondo al volume) che di per se non è rara ma che è però difficilissima da reperirsi completa della sua brossura originale (piatti e dorso) ed in queste ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. L’opera venne pubblicata come numero 27 della collana “Attualità Scientifiche” della Zanichelli sull’onda dell’enorme successo che le teorie di Einstein avevano iniziato ad avere all’interno del mondo scientifico, specialmente dopo che durante l’eclisse del 1919 si era potuta appurare la conferma sperimentale di alcune previsioni della relatività generale. «Il presente libriccino vuole offrire una cognizione possibilmente esatta della teoria della Relatività a coloro i quali, pur senza possedere l’apparato matematico della fisica teoretica, s’interessano della teoria sotto l’aspetto generale scientifico e filosofico. La sua lettura presuppone una certa maturità di cultura e, malgrado la sua brevità, non poca pazienza e forza di volontà nel lettore. L’autore si è dato la massima cura di esporre i concetti fondamentali con la maggiore possibile semplicità e chiarezza, con quell’ordine e nesso, col quale effettivamente si sono formati.» (dalla Prefazione di Albert Einstein). Il volume si avvale della traduzione dell’ingegnere Giuseppe Luigi Calisse, vede anche una prefazione del noto matematico e professore universitario di meccanica razionale, padovano di nascita, Tullio Levi-Civita. Dall’indice: Parte Prima. Sulla teoria speciale della relatività. 1. Contenuto fisico dei teoremi geometrici; 2. Sistema di coordinate; 3. Spazio e tempo nella meccanica classica; 4. Sistema di coordinate galileiane; 5. Il Senza titolo-62Principio di relatività (in senso ristretto); 6. Teorema della somma delle velocità secondo la meccanica classica; 7. Apparente incompatibilità della legge di propagazione della luce col Principio di relatività; 8. Sul concetto di tempo nella fisica; 9. Relatività della contemporaneità; 10. Relatività della nozione di distanza spaziale; 11. Trasformazione di Lorentz; 12. Come si comportano regoli ed orologi in movimento; 13. Addizione della velocità. Esperimento di Fizeau; 14. Valore euristico della teoria della relatività; 15. Risultati generali della teoria; 16. La teoria speciale della relatività e l’esperienza; 17. Spazio a quattro dimensioni secondo Minkowski. Parte Seconda. Sulla teoria generale della relatività. 18. Principio di relatività speciale e generale; 19. Campo di gravitazione; 20. L’uguaglianza delle masse inerte e ponderale quale argomento a favore del postulato generale di relatività; 21. Come e perché i fondamenti della meccanica classica e della teoria speciale della relatività non sono soddisfacenti; 22. Alcune conseguenze del Principio generale di relatività; 23. Come si comportano gli orologi e le aste metriche su di un sistema rotante; 24. Continuo euclideo e non – euclideo; 25. Coordinate di Gauss; 26. Il continuo spazio – temporale della teoria speciale della relatività come continuo euclideo; 27. Il continuo spazio – temporale della teoria generale della relatività non è euclideo; 28. Espressione esatta del Principio generale di relatività; 29. Soluzione del problema della gravitazione in base al principio generale di relatività. Parte Terza. Considerazioni circa l’universo riguardato come un “Tutto”. 30. Difficoltà cosmologiche della teoria di Newton; 31. Possibilità di un mondo finito e pure non limitato; 32. Struttura dello spazio secondo la teoria generale della relatività; 33. Conferma della teoria generale della relatività mediante l’esperienza. 1. Moto perielico di Mercurio; 2. Deflessione della luce nel campo di gravitazione; 3. Spostamento delle linee spettrali. Appendice. Deduzione elementare della trasformazione di Lorentz (Supplemento al § 11); Universo a quattro dimensioni secondo Minkowski. Raro in queste ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0062628.

190 euro

41) SATIRA POLITICA PRIMA GUERRA MONDIALE SATIRA ANTITEDESCA ILLUSTRATORI SATIRA SOCIALISTA CARICATURE CARICATURISTI

Senza titolo-47 Senza titolo-49    Senza titolo-48Galantara Gabriele ed altri,

Deutsche sballigrossen almanak,

Roma, DeutscheSballigrossen Zeitung, s. data (ma 1916)

In oblungo (17,8×12 cm); 62, (2) pp. Brossura editoriale illustrata. Prima edizione di questo rarissimo supplemento satirico della celeberrima rivista “L’Asino”. Testo in italiano con numerosissime illustrazioni del celebre editore, cofondatore del giornale “L’Asino” (insieme Guido Poderecca), Gabriele Galantara che raggiunge in quest’opera una dei vertici della sua arte. Di profonde convinzioni socialiste. “Nel 1911 la guerra italo-turca fu la causa di un grave dissidio con Podrecca, che nel 1909 era stato eletto deputato nelle liste del PSI e si era schierato a favore dell’impresa coloniale, mentre Galantara espresse posizioni anticolonialiste. Il giornale riuscì a dare spazio a entrambe le posizioni, ma senza dubbio le grandi vignette a colori contro la guerra risultavano più efficaci degli articoli di Podrecca, che nel 1912 venne espulso dal Partito Socialista Italiano, assieme al fondatoreSenza titolo-50 dell’Avanti! Leonida Bissolati e ad Ivanoe Bonomi. Gabriele Galantara, “Il grido di … domani: Abbasso la guerra!”, copertina de L’Asino del 9 agosto 1914, basata sul concetto: “questa è l’ultima guerra”. Nonostante l’intento della vignetta fosse pro-intervento, essa è divenuta nel tempo un’immagine pacifista ed antimilitarista. I contrasti tra i due furono in parte superati quando, alla v igilia della prima guerra mondiale, entrambi si ritrovarono d’accordo sulla linea interventista espressa da Bissolati. Il cambiamento di rotta di Galantara trovava una spiegazione nella simpatia che egli nutriva per la Francia democratica e nell’avversione nei confronti degli Imperi centrali, e in particolare dell’Austria, considerati i baluardi della reazione e del clericalismo. E perciò, pur avendo rotto con il Partito socialista, Galantara continuò a rivendicare la propria coerenza con i principî socialisti. Gabriele Galantara, copertina antiaustriaca de L’Asino del 6 giugno 1915. Diede il suo apporto alla causa Senza titolo-51interventista e alla propaganda di guerra con le caricature, divenute famose, di “Guglielmone” e di “Cecco Beppe” e predicando l’ostilità verso la “barbarie teutonica”. Le sue vignette vennero ripubblicate su altri giornali dei paesi dell’Intesa e furono esposte nel luglio 1916 alle “Leicester Galleries” di Londra, mentre altre vignette apparvero sul periodico parigino «L’Europe antiprussienne» e sul giornale di trincea «Signor sì».”. Prima rarissima edizione di questo libro incentrato sulla satira delle posizioni e della propaganda tedesca durante il 1916. Buono stato di conservazione, molto raro.Senza titolo-52

240 Euro

42) SATIRA POLITICA PRIMA GUERRA MONDIALE ILLUSTRATORI MODENA MANFREDINI CARICATURE CARICATURISTI

 Senza titolo-28 Senza titolo-27  Senza titolo-29  Senza titolo-30 Senza titolo-25Manfredini Enzo,

Dessins et legendes 1914 1918 (al frontespizio 1914 – 1917)

Paris, Albin Michel, s. data (ma 1918)

In 8° (18,5×12 cm); X pp.e 155 c. di tav. non numerate. Presente la brossura editoriale che riporta il titolo con la differenza, rispetto al frontespizio, della data 1918 al posto di 1917. Prima ed unica non comune edizione di questo importante opera satirica dedicata alla guerra del famoso caricaturista nato a Modena il 30 giugno 1887, Enzo Manfredini. Il volume è rarissimo a reperirsi completo della sua brossura editoriale che presenta, al piatto anteriore, titolo, autore ed una bella vignetta satirica a colori. Mentre le tavole dell’opera sono stampate su carta forte di ottima qualità, il frontespizio, realizzato solo dopo che la stesura dell’opera era stata conclusa, da qua la differenza di titolo, venne stampato su una carta di media qualiltà. L’opera presenta l’introduzione del poeta francese, André Salmon (Parigi, 4 ottobre 1881 – Sanary-sur-Mer, 12 marzo 1969) fra i massimi difensori, insieme a Apollinaire e Raynal, della corrente artistica del cubismo. Manfredini fu fra i più celebri caricaturisti del XX° secolo. Collaboratore di alcune delle più importanti riviste italiani dell’inizio del XX° secolo come il “Duca Borso”, “Il Pasquino”, “Torino ridet”, “Conte Salomone”, la napoletana “Ma ch è?” (rivista dal gusto moderno ed europeo che riprendeva anche vignette dai due celebri giornali satirici “Simplicissimus” e la “Rire”), dopo pochi anni a Torino si trasferì a Parigi Senza titolo-26. Qui aprì una bottega che prese il nome di “Atelier Manfredini” specializzato in pubblicità, dessins, affiches, illustrations. L’attività ebbe da subito un grande successo e ben presto, divenne uno degli illustratori più  richiesti di Parigi raggiungendo fama e ricchezza grazie alle sue vignette apparse su giornali quali Pages Folles, L’Intransigent, Le Matin, La baionette, Excelsior, Les son dit, Le Journal, Petit Parisien, Le Rire, Le Sourire, Pêle-Mêle e altri. Qui a Parigi dove frequentava il frizzante mondo letterario, si svolse quasi interamente la sua attività letteraria, anche se non mancò di inviare saltuariamente le sue caricature anche sui giornali italiani come ad esempio il “Duca Borso” giornale ideato da Umberto Tirelli che sicuramente ebbe grande influenza su Manfredini. A Parigi divenne anche amico di Amedeo Modigliani. I suoi disegni traggono la linfa dalla vita diurna e notturna dei bassifondi e delle zone più vive della capitali francese. L’opera qui presentata invece racconta la guerra come la visse l’autore, da volontario portaferiti arruolatosi già nel 1914. Ritornato dal fronte verso la fine del 1914 rimase profondamente colpito dalle scene di guerra che vide e decise di impegnarsi per rappresentare adeguatamente la brutalità e inutilità della guerra. Si hanno così una serie di disegni dove il sarcasmo e l’ironia non nascondono l’angoscia legata agli avvenimenti bellici, sempre però in chiave anti-tedesca. Prima edizione assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU. Buono-ottimo stato di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1748575.

250 euro

43) SATIRA POLITICA PRIMA GUERRA MONDIALE ILLUSTRATORI CATURICATURISTI CARICATURE SOCIALISMO

 Senza titolo-33  Senza titolo-34  Senza titolo-35  Senza titolo-36 Senza titolo-31Galantara Gabriele,

La Guerra dell’Asino, Strenna,

Roma, Editrice Società Periodici, s. data (ma 1916)

In 8° (17,8×12 cm); 60, 30, (2) pp. Brossura editoriale illustrata, illustrazione a colori anche al piatto posteriore. Antica firma di appartenenza privata in matita rossa appena accenata al margine alto del frontespizio. In barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Stampato su carta forte di ottima qualità. Alcune delle vignette a colori, con coloritura a mano. Prima edizione di questa rarissima strenna satirica della celeberrima rivista “L’Asino”. Testo in italiano con numerosissime illustrazioni del celebre editore, cofondatore del giornale “L’Asino”  (insieme Guido Poderecca), Gabriele Galantara e di altri vari autori. Gli scritti sono opera di diverse persone. Galantara fu un celebre illustratore di profonde convinzioni socialiste. “Nel 1911 la guerra italo-turca fu la causa di un grave dissidio con Podrecca, che nel 1909 era stato eletto deputato nelle liste del PSI e si era schierato a favore dell’impresa coloniale, mentre Galantara espresse posizioni anticolonialiste. Il giornale riuscì a dare spazio a entrambe le posizioni, ma senza dubbio le grandi vignette a colori contro la guerra risultavano più efficaci degli articoli di Podrecca, che nel 1912 venne espulso dal Partito Socialista Italiano, assieme al fondatore dell’Avanti! Leonida Bissolati e ad Ivanoe Bonomi. Gabriele Galantara, “Il grido di … domani: Abbasso la guerra!”, copertina de L’Asino del 9 agosto 1914, basata sul concetto: “questa è l’ultima guerra”. Nonostante l’intento della vignetta fosse pro-intervento, essa è divenuta nel tempo un’immagine pacifista ed Senza titolo-32 antimilitarista. I contrasti tra i due furono in parte superati quando, alla vigilia della prima guerra mondiale, entrambi si ritrovarono d’accordo sulla linea interventista espressa da Bissolati. Il cambiamento di rotta di Galantara trovava una spiegazione nella simpatia che egli nutriva per la Francia democratica e nell’avversione nei confronti degli Imperi  centrali, e in particolare dell’Austria, considerati i baluardi della reazione e del clericalismo. E perciò, pur avendo rotto con il Partito socialista, Galantara continuò a rivendicare la propria coerenza con i principî socialisti. Gabriele Galantara, copertina antiaustriaca de L’Asino del 6 giugno 1915. Diede il suo apporto alla causa interventista e alla propaganda di guerra con le caricature, divenute famose, di “Guglielmone” e di “Cecco Beppe” e predicando l’ostilità verso la “barbarie teutonica”. Le sue vignette vennero ripubblicate su altri giornali dei paesi dell’Intesa e furono esposte nel luglio 1916 alle “Leicester Galleries” di Londra, mentre altre vignette apparvero sul periodico parigino «L’Europe antiprussienne» e sul giornale di trincea «Signor sì».”. Prima rarissima edizione di questo libro incentrato sulla satira delle posizioni e della propaganda tedesca durante il 1916. Buono stato di conservazione. Ottimo stato di conservazione. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0319898.

220 euro

44) VIAGGI INDIA LETTERATURA ILLUMINISMO UTOPIE ROMANTICISMO PRIME EDIZIONI RARITA’

  Senza titolo-83 Senza titolo-82Saint-Pierre Bernardin de,

La capanna indiana, di G. B. E. de St.-Pierre, Tradotta dal Francese da Ant. Bruner, nativo di Roma, traduttore dalle lingue latina, francese ed italiana.

Parigi, Nella Stamperia di Honnert, 1796

In 12° (12,5×8 cm); (8), 157, (1) pp. Legatura coeva in cartoncino settecentesco con titolo impresso in oro su fascetta in pelle al dorso. Antichi pecetta e timbretto di proprietà privata al frontespizio che attestano l’appartenenza del volume prima, all’avvocato Domenico Magiera e poi all’avvocato Alfonso Magiera, ambedue appartenente all’antica famiglia ebrea di origini polacche dei Magiera. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima traduzione italiana, nessun esemplare censito in ICCU, di una delle opere principali del celeberrimo scrittore e botanico francese, Jacques-Henri Bernardin de Saint-Pierre (Le Havre, 19 gennaio 1737 – Éragny, 21 gennaio 1814). Sant-Pierre fu uno degli scrittori di maggior successo del settecento e le sue opere vennero tradotte in numerosissime lingue. Autore di alcuni dei più importanti racconti del settecento, ebbe una vita avventurosa. A soli dodici anni intraprese un viaggio fino alla Martinica che lo segnò profondamente. Militare di carriera partecipò alla campagnia d’Assia del 1760 perdendo i gradi militari guadagnati sul campo a causa della sua insubordinazione. Tornato a Parigi si diede all’insegnamento della matematica ma la vita sedentaria e monotona che Senza titolo-81viveva non riusciva a soddisfarlo. Si rimise quindi in viaggio viaggiando attraverso i Paesi Bassi, Germania e Russia (dove sembra che fu amante di Caterina II di Russia), poi di nuovo a Dresda, Varsavia e Berlino dove si fermò per un certo periodo ospite di Federico II. Viaggiato di nuovo attraverso la Francia si decise a tornare alle Mauritius (dal 1768 al 1771). Giunse di nuovo a Parigi dove si stabilì e dove legò con gli ambienti illuministi ed in particolare con Rousseau. Fu qui che mise a frutto le sue esperienze di viaggio che utilizzò per ambientare i suoi romanzi che ottennero da subito un enorme successo. Con la sua opera “Études de la Nature” nel 1784 la sua fama e le sue ricchezze crebbero ulteriormente. “Luigi XVI lo nominò intendente del Jardin des plantes, la Rivoluzione professore di morale all’École normale, quindi membro dell’Académie des sciences morales (1795); Napoleone, che lo ammirava moltissimo, lo pensionò.” (da Treccani). La sua opera anticipa e apre la strada al romanticismo del primo ottocento che in buona parte anticipò, tanto che in molte sue opere non si può non notare il gusto per le rovine, i sepolcri ed il pathos romantico. La Capanna Indiana come altri suoi romanzi si inserisce perfettamente nell’ambito delle utopie naturistico-umanitarie nate sull’onda della filosofia di Rousseau ed è uno dei più chiari esempi del genere che Senza titolo-84allo stesso Sat-Pierre è considerato l’inventore, il viaggio pittoresco dove le descrizioni di luoghi naturali splendidi viene arricchita attraverso l’utilizzo di un linguaggio elevato fatto di termini scientifici. Il romanzo “La Capanna Indiana” è un viaggio attraverso i paesaggi dell’India alla ricerca della verità ad alcune domande esistenziali come “Dov’è la verità? Con quali mezzi possiamo trovarla (gli uomini hanno tutti diverse percezioni della verità, anche facendo affidamento sulla ragione)? In quali circostanze la verità può essere colta?”. Dopo aver cercato la verità in lungo ed in largo per tutta l’India ed i personaggi più dotti, le domande trovano la risposta presso un paria che spiega al protagonista che dobbiamo cercare la verità con un cuore semplice, essa si trova solo in natura e dovrebbe essere detta solo alle persone buone e cioè a coloro che sono pronti ad ascoltarla. L’opera descrive perfettamente alcune degli aspetti più interessanti e curiosi della società e dei costumi indiani dell’epoca. Opera rarissima in questa prima edizione italiana.

500 euro

45) CLASSICI DELLA LETTERATURA ITALIANA POEMI EPICI EPICA FERRARA SORRENTO GERUSALEMME LIBERATA GOFFREDO

DSC_0536_clipped_rev_1 DSC_0539_clipped_rev_1

DSC_0537_clipped_rev_1Tasso Torquato,

Il Goffredo, Overo Gierusalemme Liberata, Poema Heroico del Signor Torquato Tasso, con l’Allegoria universale dell’istesso. Et con gli Argomenti del Sig. Horatio Ariosti.

In Vinegia, Presso Daniel Bisuccio, 1606

In 16° (12,9×7 cm); 521, (9 b.) pp. numerosi errori di numerazione nelle pagine. Completo. Bella legatura coeva in piena pergamena rigida con decorazione a secco ai piatti. Nome dall’autore chiosato da mano coeva al dorso. Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata coeva. Antica firma d’appartenenza privata alla prima carta bianca. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tutto il testo entro bella ed elegante cornice. Magnifico frontespizio allegorico. Assai  rara edizione, quattro soli esemplari censiti in ICCU, di questa edizione veneziana, stampata da Daniele Bisuccio, del capolavoro del grande poeta, scrittore e drammaturgo sorrentino, Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544 – Roma, 25 aprile 1595). Questa edizione si avvale del commento del celebre letterato ferrarese, pronipote di Lodovico Ariosto, Orazio Ariosto (Ferrara, 1º novembre 1555 – Ferrara, 19 aprile 1593). Ariosto, amico di Tasso, partecipò ad una celebre polemica con Camillo Pellegrino su quale, fra la Gerusalemme Liberata e l’Orlando Furioso, fosse il poema migliore. Ariosto, che cercò di difendere la grandezza dell’opera del suo avo, in un primo momento sembrò essere avverso al poema di Tasso (sicuramente Tasso prese le sue parole come una critica alla propria opera), ma arrivò poi a sostenere che le due opere fossero in quanto totalmente diverse, incommensurabili. Il letterato ferrarese che in giovane età era stato personaggio dalla personalità irrequieta e irriverente, finì anche in carcere a causa di una baruffa, con il sopraggiungere della maturità si pentì dei propri errori, a tal punto che diventò canonico. A lui si devono diversi testi critici e a numerosi DSC_0538_clipped_rev_1componimenti poetici, anche un poema di un certo interesse, dal titolo Alfeo che però lasciò incompleto. L’edizione qui presentata, riporta all’inizio del volume la celebre “Allegoria del Poema” con la quale Tasso, nel 1576, rielaborò l’intera opera in chiave comica, sicuramente, con l’intenzione di evitare le possibili accuse di immoralità che già da alcuni ambienti avevano iniziato a circolare. Basti ricordare che i timori e gli scrupoli di carattere religioso divennero per il Tasso così ossessive da assumere le sembianze di vere e proprie manie di persecuzione, tanto da chiedere ed ottenere, di essere sottoposto di sua spontanea iniziativa, al giudizio della’Inquisizione Ferrarese ricevendo due assoluzioni nel 1575 e 1577.  L’opera riporta ancora il titolo di “Goffredo” richiamandosi ai numerosi tentennamenti, correzioni, rivisitazioni che lo stesso Tasso fece del proprio capolavoro, analizzandolo, correggendolo e rileggendolo anche in alcuni minimi particolari. Celebre una lettera diretta al Cardinale Scipione Gonzaga al quale scrive nell’ottobre del 1575 «Forse a questa particolare istoria di Goffredo si conveniva altra trattazione; e forse anco io non ho avuto tutto quel riguardo che si doveva al rigor de’ tempi presenti […] E le giuro che se le condizioni del mio stato non m’astringessero a questo, ch’io non farei stampare il mio poema né così tosto, né per alcun anno, né forse in vita mia; tanto dubito de la sua riuscita». Edizione fra le meno comuni. Esemplare in buone condizioni di conservazione, raro. A good copy, rare. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1E\000388.

280 euro

46) BOTANICA BOTANIC AGRICOLTURA AGRICOLTURE ORTI ORTICOLTURA ALBERI FRUTTICOLTURA OLIO ULIVO PIANTE HORTICOLTURE HORTICULTURE VENEZIA VALGRISI

Senza titolo-21   Senza titolo-23 Senza titolo-22Estienne Charles,

Di Carlo Stefano Seminario, over Plantario de gli alberi, che si piantano, con i loro nomi, e de i fruti parimente. Aggiuntovi l’arbusto, il fonticello, e’l spinetto, de l’istesso autore.

Venezia, Appresso Vicenzo Vaugris, a’l segno d’Erasmo, 1545

In 8° (15,8×11,6 cm); 69, (4) cc.. Legatura in cartoncino molle. Antica firma di appartenenza privata in parte anticamente cancellata nel margine bianco del frontespizio dove è presente anche un leggerissimo e non fastidioso alone (quasi invisibile). Una piccolissima ed ininfluente brunitura nell’angolo basso bianco delle carte (ininfluente e veramente assai piccola) dove in una ventina di carte è presente anche un piccolissimo e quasi i nvisibile foro di tarlo ma nel complesso esemplare in più che buone condizioni di conservazione. Celebre marca tipografica di Valgrisi al frontespizio ed all’ultima carta con “Serpente attorcigliato a bastone a forma di tau sostenuto da mani uscenti da nuvole”. Prima traduzione italiana, fatta dal noto letterato modenese Pietro Lauro, di questa importante operSenza titolo-20a botanica del grande medico ed anatomista francese Charles Estienne nel quale l’autore in brevi capitoli consacrati alla coltivazione degli alberi da frutto (è qui presente anche il “pomi d’oro”,i ciliegi e l'”Opio”), la cura, la nomenclatura, lo sfruttamento dei frutti fonda il suo sistema di orticoltura. Uno dei capitoli è interamente dedicato alla coltura dell’olivo ed alla preparazione dell’olio di o Senza titolo-24liva. Terzo figlio di Henri Estienne, uno dei più grandi stampatori nel XVI secolo, lasciò un profondo segno nell’agricoltura cinquecentesca e seicentesca. Ispirandosi ai classici greci e latini pubblicò alcune delle opere più importanti in tema botanico e di orticoltura della s ua epoca come il “Seminarium”, il ” Re Vinetum Ortensia” o il ”Praedium Rusticum”. Nell’opera qui presentata, in prima edizione italiana, l’autore descrive le piante più adatte e migliori da piantarsi negli orti, la disposizione da tenersi ed il modo migliore di allevarle e accudirle con notizie utili anche sul come proteggerle dalle intemperie e dagli animali. Prima edizione italiana, non comune e ancor meno comune, dato l’uso manualistico che ne veniva fatto, in queste buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\002379.

400 euro

47) MEDICINA OSTETRICIA OBSTETRICS OBSTETRIQUE GINECOLOGIA GYNECOLOGY GYNECOLOGIE

Senza titolo-15   Senza titolo-13Levret André,

Observations sur les causes et les accidens de plusieurs accouchemens laborieux, avec des remarques sur ce qui a ete propose ou mis en usage pour les terminer; et de nouveaux moyens pour y parvenir plus aisement. Par M. Levret …

A Paris, Chez Charles Osmont, 1747

In 8° (20×12 cm); XVI, 168, (4) pp. e una c. di tav. fuori testo. Nel testo sono intercalate due pagine in più per errore del rilegatore che ha inserito pagina XVI e 97 due volte. Bella legatura coeva in piena pelle marmorizzata con titoli e ricchi fregi in oro al dorso. Qualche strofinatura e leggero difetto alle cerniere. Dorso a 5 nervi. Tagli spruzzati di rosso. Leggerissima ed insignificante brunitura al margine esterno delle prime quattro pagine dovute alla qualità della carta utilizzata, non fastidiose. Antica firma di appartenenza privata che identifica la copia come proveniente dalla celebre collezione del Marchese de Sterlich originario di Chieti che fu uno dei più grandi e conosciuti collezionisti italiani del settecento (possedeva più di 12000 volumi). De Sterlich raccoglieva volumi perSenza titolo-12 elaborarli e per creare le sue riflessioni e i suoi pensieri ed era aggiornatissimo sui dibattiti culturali europei del Settecento. Fu tra i primi italiani a leggere e commentare le opere di Montesquieu, Rousseau, Voltaire, e di altri illuministi europei.. Qualche minima e leggerissima macchiolina di foxing, la tavola fuori testo leggermente ed uniformemente brunita e nel complesso esemplare all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Molto bella la tavola fuor testa su disegno di Levret realizzata da Bouchet che illustra alcuni innovativi strumenti ostetrici del tempo. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questa importante opera di ostetricia del grande ostetrico e ginecologo parigino, André Levret (8 January 1703 in Paris – 22 January Senza titolo-141780). L’autore fu ostetrico ufficiale della madre di Luigi XIV. Al Levret si deve la modifica del forcipe al quale aggiunse una seconda curvatura che lo rese più sicuro e maneggevole, nonché l’invenzione delle forbici a lame concave adatte all’escissione di piccole appendici. L’opera qui presentata è una dei testi base della storia dell’Ostetricia. “In January of 1747 André Levret presented to the Royal Academy of Surgery of Paris, a new curved forceps contrived for disengaging the fetal head ‘empacted in the pelvis.’ In his treatise Observations sur les causes. Levret clearly proved the utility of the pelvic curve and showed how impossible it is to affix straight forceps and to make traction that will be of advantage unless the head is low” (Cutter & Viets, Short History of Midwifery, p. 63; see also pp. 89-90). Bibl.: Garrison-Morton 6152.

500 euro

48) LEGATURE RELIURE BIBLIOFILIA LEGATURA ARTIGIANALE Librairie des Bibliophiles


DSC_0057_clipped_rev_1Théocrite e Jules Girard,

Idylles de Théocrite. Traduction nouvelle de Jules Girard Compositions d’Emile Lévy gravées à l’eau-forte par Champollion. Dessins de Giacomelli gravés sur bois par Berveiller.

Paris, Librairie des Bibliophiles, 1888DSC_0060_clipped_rev_1

In 8° piccolo (16,6×10,5 cm); (4), XII, 195, (3) pp. Brossura editoriale (piatto anteriore e posteriore), conservata entro bellissima legatura artigianale in mezza pelle azzurra con dorso a 5 nervi e titolo, anno e ricchissimi fregi in oro e rosso al dorso. Filetti in oro ai piatti che sono in parte foderati con bella carta marmorizzata firmata V. Champe. Testo entro cornice rossa. Numerose e magnifiche testatine e finalini incise realizzate da Levy e Champollion all’acquaforte. Edizione di lusso stampata su carta “De DSC_0061_clipped_rev_1Hollande de Van Gelder d’Amsterdam”. Opera in tiratura limitata, come tutte quelle stampate dalla “Librairie des Bibliophiles” che tirò diverse opere solo per i bibliofili suoi sottoscrittori. Ex-libris appliccato al piatto interno del volume “Ex-libris Alfred Alphandery Alg
er” che identifica l’opera come appartenuta appunto a Alphandery Alfred che fu una delle personalità più importanti dell’Algeri dell’ottocento ricoprendo oltre la carica di sindaco, anche quella di Presidente di Sezione del Tribunale commerciale 1868 dal 1878, di Consigliere generale del terzo distretto di Algeri dal 1874, di presidente e relatore della commissione d’inchiesta della rete delle ferrovie, di Direttore della Banca d’Algeria dal 1862, fu uno dei fondatori principale della Lega della Pubblica Istruzione ad Algeri nel 1870, presidente del comitato organizzatore del Salone Belle Arti di Algeri nel 1881, direttore del Mont-de-Piete e amministratore dell’Ospedale Civile Mustapha. Opera stampata per i bibliofili e rilegata in bellissima legatura artigianale coeva.DSC_0058_clipped_rev_1

90 euro

49) VALLOMBROSA TAVARNELLE VAL DI PESA REGELLO AGIOGRAFIE SAN GIOVANNI GUALBERTO POGGIO PETROIO SANTI

DSC_0401_clipped_rev_1DSC_0400_clipped_rev_2De Franchi Diego,

Historia del patriarcha S. Giouangualberto primo abbate & institutore del Monastico Ordine di Vallombrosa, Scritta Da D. Diego de Franchi Abbate di Ripoli del Medesimo Ordine.

In Fiorenza, appresso Gio. Batista Landini, 1640

In 4° (21,7×16,5 cm); (28), 527, (17), ( b.) pp. e  una tav. a piena pagina
con il ritratto del Santo con al piede il motto “Uper Aspidem Et Basiliscum Ambulabis”. Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo chiosato da mano coeva al dorso. Antico ex-libris con stemma nobiliare al margine basso bianco dell’antiporta. Con 5 (compreso frontespizio animato) magnifiche tavole incise a piena pagina dal grande Stefano della Bella. Qualche minima macchiolina di foxing, ininfluenti e nel complesso esemplare genuino ed in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica assai rara edizione stampata a Firenze dal celebre stampatore Landini, di questa agiografia del grande Santo originario di Villa di Poggio Petroio (oggi Tavarnelle Val di Pesa) e fondatore della Congregazione Vallombrosana, Giovanni Gualberto. San Giovanni Gualberto (Villa di Poggio Petroio, 995 – Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, 12 luglio 1073) fu un monaco italiano, fondatore della Congregazione DSC_0398_clipped_rev_1vallombrosana. Giovanni, figlio di Gualberto, nacque probabilmente a Firenze o secondo altre fonti nel castello oggi villa di Poggio Petroio, in val di Pesa, intorno all’anno mille dalla nobile famiglia dei Visdomini o, secondo altre fonti, da quella dei Buondelmonti. Suo fratello Ugo venne assassinato e secondo i costumi del tempo Giovanni fu chiamato a vendicarne la morte con l’uccisione del rivale. La vendetta si doveva consumare fuori porta San Miniato a Firenze, ma secondo la leggenda agiografica, il suo avversario si inginocchiò e messo le braccia in forma di croce invocò pietà. Giovanni gettò la spada e concesse il perdono. A quel punto Giovanni, secondo la tradizione, andò nel monastero di San Miniato in preghiera e il crocifisso lì presente avrebbe fatto segno, con il capo, di approvazione. Dopodiché Giovanni si ritirò all’interno del monastero benedettino annesso. Una volta diventato monaco il suo impegno si diresse a difendere la Chiesa dalla simonia e dal nicolaismo. Suoi primi avversari furono il suo stesso abate, Oberto, e il vescovo di Firenze, Atto, entrambi simoniaci. Non essendo incline ai compromessi e non riuscendo ad allontanarli dalla città preferì ritirarsi in solitudine. Nel 1036 dopo varie peregrinazioni insieme ad alcuni monaci giunse a Vallombrosa, conosciuta allora come Acquabella. DSC_0399_clipped_rev_1Nonostante la solitudine però il suo ideale monastico rimaneva quello cenobitico, com’è presentato dalla Regola benedettina. A Vallombrosa la Regola fu applicata in una forma inedita, quella poi detta vallombrosana. I monaci, con la preghiera, si preparavano all’intervento diretto con gli affari di Firenze. Qui il loro antagonista era il nuovo vescovo Pietro Mezzabarba, succeduto ad Atto e simoniaco anch’egli. La vittoria dei monaci avvenne sia grazie all’appoggio del partito della riforma sia grazie alla leggenda dell’ordalia (giudizio di Dio) di Badia a Settimo. Qui il monaco Pietro avrebbe attraversato indenne il fuoco dimostrando il favore divino e per questo fu detto “Igneo”. Dopo l’approvazione papale, i vallombrosani conobbero un periodo di grande crescita. Giovanni Gualberto morì nella badia di Passignano, un monastero che aveva accettato la sua Regola. Le sue reliquie erano conservate nel monastero di San Salvi presso Firenze, ma in occasione dell’assedio furono spostate a Passignano. In quell’occasione andò praticamente distrutto il sarcofago scolpito da Benedetto da Rovezzano, i cui frammenti sono oggi conservati nel Museo del cenacolo di Andrea del Sarto. Fu canonizzato nel 1193 da papa Celestino III; nel 1951 papa Pio XII lo dichiarò patrono del Corpo forestale italiano e nel 1957 patrono dei forestali del Brasile. Prima edizione rara ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\029073.

600 euro

50) ILLUSTRATORI LIBRI ILLUSTRATI PRIME EDIZIONI MILTON PARADISO PERDUTO DORE’

DSC_0187_clipped_rev_1       DSC_0189_clipped_rev_1DSC_0186_clipped_rev_1DSC_0188_clipped_rev_1DSC_0191_clipped_rev_2DSC_0190_clipped_rev_1DSC_0184_clipped_rev_1Milton John,

Il Paradiso Perduto di Giovanni Milton traduzione di Andrea Maffei con illustrazioni di Gustavo Doré,

Milano – Parigi, Stabilimento dell’editore Edoardo Sonzogno, s. data (ma 1880)

In folio grande (41,8×30 cm); XXIII, 176, (2) pp. e 50 c. di tav. fuori testo. Legatura coeva in mezza-pelle con titolo, ricchi fregi e filetti in oro l dorso. Piatti con carta nera coeva. Qualche minima strofinatura. Qualche minima macchiolina di foxing, del tutto ininfluenti e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione italiana del Paradiso Perduto del grande poeta, scrittore, filosofo, saggista, statista e teologo inglese, John Milton (Londra, 8 dicembre 1608 – Londra, 8 novembre 1674) illustrato dal grande artista Paul Gustave Louis Cristophe Doré (6 gennaio 1832 – Parigi, 23 gennaio 1883) celebre pittore, disegnatore, litografo e incisore francese che fu l’illustratore più famoso dell’ottocento. FamosoDSC_0185_clipped_rev_1 per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante, a lui si devono alcune delle più importanti edizioni illustrate ottocentesche dei classici della letteratura mondiale fra i quali il Paradiso Perduto, il Don Chisciotte, La Divina Commedia e l’Orlando Furioso. Artista estremamente eclettico e poliedrico si impegnò a sviluppare tutte le tecniche ed i formati pittorici, realizzando sia enormi quadri che piccoli, passando da opere di estrema incisività e potenza a lavori semplici ma dal tratto graffiante. La pittura e l’incisione non furono le sue sole passioni  ma a lui si devono anche disegni e sculture. Capace di creare scene di estrema complessità ed impatto emotivo era capace anche di dipingere magnifici paesaggi dove il sublime, nella stretta concezione del Romanticismo di derivazione burkeniana, esprimeva tutta sua potenza sentimentale. L’edizione qui presentata si avvale della traduzione di Andrea Maffei ed di un’introduzione E. Checchi. L’edizione italiana ebbe notevole successo e diverse riedizioni, la maggior parte in versione economica, a partire dal 1887. Questa prima edizione, che presenta XXIII pagine d’introduzione iniziale, è poco comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\0908433.

190 euro

51) ARTE BELLE EPOQUE MODA PUBBLICITA’ CARTELLONISTICA TRIESTE PRIME EDIZIONI LIBRO D’ARTISTA PRIME EDIZIONI DUDOVICH

DSC_0753_clipped_rev_1DSC_0744_clipped_rev_1DSC_0751_clipped_rev_1DSC_0752_clipped_rev_1DSC_0743_clipped_rev_1Dudovich Marcello,

Corso, Album von M. Dudovich,

Munchen, Albert Langen, s. data (ma 1911)

In folio; (4) pp. e III-XXXII c. di tav. a piena pagina a colori contenenti magnifiche tavole cromolitografiche che riproducono alcune delle 100 e più tavole prodotte da Dudovich durante la sua collaborazione, tra il 1910 ed il 1914, con il giornale satirico tedesco “Simplicissimus”. Magnifica legatura editoriale in tutta tela grigia illustrata con un immagine di una donna in rosso e banco che sorregge un cagnolino e titolo e autore in bianco (un leggero alone di polvere). Un piccolissimo, insignificante, strappetto al margine esterno bianco delle prime due tavole, senza perdita di carta, un altro strappetto al margine basso bianco di tavola XXVII, anche questo senza perdita di carta ed insignificante e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione originale di questa importante opera del celebre pittore e pubblicitario triestino, Marcello Dudovich (Trieste, 21 marzo 1878 – Milano, 31 marzo 1962). Dudovich fu uno dei più celebri pubblicitari e cartellonisti della prima metà del novecento padrone di DSC_0754_clipped_rev_1un tratto inconfondibile e di un gusto per i colori vivi e accesi unico. Formatosi negli atelier triestini, nel 1897 si trasferisce a Milano dove grazie al collega ed amico Leopoldo Metlicovitz, viene assunto come litografo alle officine grafiche Ricordi, dove gli vengono commissionati alcuni bozzetti pubblicitari. In questo periodo conosce alcuni dei più celebri artisti della cartellonistica del tempo come Adolf Hohenstein, Aleardo Villa, Leonetto Cappiello e Giovanni Maria Mataloni. Ma è a Bologna, dove si trasferisce nel 1899, per lavorare alla Stabilimento Grafico di Edmondo Chappuis, che affina in modo definitiva la sua arte ed inizia a produrre in modo costante cartelloni pubblicitari, copertine, illustrazioni e schizzi per varie riviste. Nel 1900 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi e consacrandosi come uno dei più grandi maestri dell’arte cartellonistica e pubblicitaria. A lui si debbono alcune delle testimonianze più incisive sull’eleganza, la moda e la mondanità della Belle Epoque. Opera rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale illustrata. Rif. bib.: Mario Bernoni,” L’epoca di Dudovich”, Gorizia, LEG, 2006.

500 euro

52) BOTANICA AGRICOLTURA ORTICOLTURA PRIME EDIZIONI REGGIO EMILIA BIBBIANO FRUTTICOLTURA INNESTI

Senza titolo-180   Senza titolo-178Venturi Giammaria,

Trattato degli innesti dell’avvocato ed ingegnere Giammaria Venturi Conservatore delle Ipoteche e Membro della Società d’Agricoltura in Reggio

Reggio, Per G. Davolio e Figlio Tipografi di Governo, 1816

In 4° piccolo (22,5×14,5 cm);  (2), XIII, (1), 515, (1) pp. e una c. di tav. ripieg. Brossura editoriale con titolo entro cornice al piatto anteriore, editore e anno di edizione entro cornice al piatto posteriore. Al dorso titolo, filetti e piccoli fregi. Qualche mancanza di carta al dorso, qualche lievissima ed ininfluente macchiolina di foxing e brunitura in poche pagine, dovute alla qualità della carta e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, in barbe e dalla carta pulita e sonante. Dedicatoria a Francesco IV Duca di Modena, Reggio, Mirandola, Arciduca d’Austria, Principe Reale d’Ungheria e di Boemia. Prima ed unica non comune edizione di questa monumentale opera dedicata alla tecnica degli innesti, opera del noto Senza titolo-177avvocato ed agronomo reggiano, Gianmaria Venturi. Personaggio di spicco del territorio reggiano, fu tenuto in gran conto dai duchi estensi che gli commissionarono numerose opere ingegneristiche nel campo delle strade, dei ponti e delle acque. Nato il 20 settembre del 1754 a Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, morì a Reggio il 7 settembre del 1819. Nonostante la professione di avvocato la sua vera passione fu da sempre la botanica e le sue applicazioni all’agricoltura. Nell’opera qui presentata l’autore mise per iscritto tutte le sue innumerevoli conoscenze dell’arte degli innesti ed illustrando tutte le teorie dell’epoca legate a quest’arte. La parte centrale dell’opera presenta le tecniche di innesto pianta per pianta,mentre la sSenza titolo-179econda parte dell’opera le teorie generali dell’innesto. Il volume diviene così anche un vero e proprio trattato di frutticoltura. Si hanno così capitoli dedicati all’innesto della vite, del pero, del cotogno, del lazzerulo, del nespolo, del sorbo, del pomo, del mandorlo, del persico, del prugno, dell’albicocco, del ciliegio, del cedro, del limone, dell’arancio, dell’ulivo, del castagno, delle noci, del moro, del giuggiolo, del fico, del gelsomino, della rosa, del salice, dell’olmo, delle querce, dell’acero, dell’oppio, del frassino, del castagno d’India, tiglio, lauro, mirto, sambuco, ellera, palatano, pioppo, nocciolo, cipresso, ginepro ecc. ecc. Opera non comune. Prima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBLE\001775.

250 euro

53) BOTANICA PISA FIRENZE STORIA NATURALE CLASSIFICAZIONI BOTANICHE

Senza titolo-167Senza titolo-170     Senza titolo-172  Senza titolo-171 Senza titolo-168Targioni-Tozzetti Ottaviano,

Istituzioni botaniche del Dottore Ottaviano Targioni Tozzetti, pubblico professore di Botanica e Agricoltura- Terza edizione con molte aggiunte e figure in rame. Tomo I – II – III

Firenze, presso Guglielmo Piatti, 1813

In 4° piccolo (21×14 cm); tre tomi: IX, (1), 642, (2) pp. e XVII carte di tav., XXVIII, 552, (2) pp., ( 4), 684, (2) pp. Brossure coeve, in parte rinforzate al dorso. All’interno, un alone leggero al margine esterno delle prime 15 carte del primo volume e alle ultime 20 Senza titolo-166carte del primo e secondo volume, mai intenso e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione e ancora a fogli chiusi. Terza edizione ma la più completa e ricercata. dell’opera del celebre medico e botanico fiorentino, Ottaviano Targioni Tozzetti (Firenze, 10 febbraio 1755 – Pisa, 6 maggio 1826). Appartenente ad una famiglia di noti naturalisti e scienziati, Ottaviano, laureatosi in medicina a Pisa, insegnò botanica a Firenze presso l’ospedale di Santa Maria Nuova. Quando venne chiusa la scuola di botanica Senza titolo-169dell’ospedale gli venne affidato il compito di direttore dell’Orto Agrario, il celebre “Giardino de’ Semplici” di Firenze che Ottaviano arricchì di numerosissime piante medicinali. Fu anche Arciconsole dell’Accademia della Crusca. L’opera è considerata una dei classici del pensiero botanico ottocentesco anche per la grande quantità di specie analizzate e la sua terza edizione è quella più ricercata in quanto notevolmente aumentata rispetto alla prima del 1802. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBLE\001231.

240 euro

54) ARTE GRAFICA XILOGRAFIA BOLOGNA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE ARTISTI INCISIONE TIPOGRAFIA TIPOGRAFI AUTOGRAFI

 IMG_6976_clipped_rev_1 IMG_6977_clipped_rev_1  Senza titolo-261 Senza titolo-259 Senza titolo-263 Senza titolo-264 Senza titolo-254Ricci Giulio, Ravaioli, Ratta Cesare, Aroldi Mario Aldo, Bayeli Vincenzo, Branca Remo, Cisari Giulio, Finamore Nino, Lucerni Ugo, Moreno Luigi, Pasquini Luigi, Vidris Gigi, Vettorini Sergio, Brugnoli Emanuele, Cervellati Alessandro, Baruffi Alfredo, Corsi Carlo, Girotti Romolo, Guglielmini Giulio, Montevecchi Amleto, Nardi Antonio Maria, Piancastelli Giovanni, Pietra Pietro, Santandrea Antonio, Secchi Giovanni, Sam Benelli, Mario Rapisardi, Servolini Giulio, Lucerni Ugo, Baldinelli Armando.

Albo Grafico e Illustrativo, Raccolta di Acquarelli, Acqueforti, Carboncini, Disegni a matita, a fusain, Olii, Xilografie ecc. Nel presente Albo sono inseriti ventitre lavori di dodici Artisti Bolognesi. Saggi di composizione e stampa eseguiti nella Sezione Tipografica degli Alunni dei Corsi Serali. Anno 1932-1933. XI. Fascicolo IV.

Bologna, Istituto Industriale Aldini-Valeriani in Bologna, s. data (ma 1933)IMG_6975_clipped_rev_1

In folio (49,2×34,5 cm); (66) pp. Brossura editoriale con tavola incisa da Armando Baldinelli al piatto anteriore entro cornice azzurra e la xilografia “Foot-Ball” di Ugo Lucerni al piatto posteriore. Leggere tracce di polvere ai piatti e una macchiolina di acqua al margine alto del piatto anteriore. All’interno in buone condizioni di conservazione. Rarissima opera, due soli esemplari censiti in ICCU, in tiratura di soli 60 esemplari numerati, questa è la copia numero 8, di questa importante opera xilografica. Dedica autografa del celebre artista e studioso dell’arte grafica, fra gli innovatori dell’arte grafica italiana della prima metà del XX° secolo, Cesare Ratta al grande caricaturista Umberto Tirelli. L’opera venne curata dallo stesso Ratta che formava, nella città natale di Bologna, nuove generazioni di incisori. Ratta fu il fondatore della prima cooperativa di muta assistenza dei tipografi ed una delle personalità di punta del movimento tipografico ed incisorio italiano della sua epoca. Personaggio dalle spiccate doti diplomatico fu in contatto con tutti i più grandi artisti della stampa italiana dei suoi tempi che contribuirono a più riprese ad illustrare le sue pubblicazioni. La sezione bolognese della Federazione italiana dei lavoratori del libro lo designa a presiedere la commissione che sta progettando di realizzare una scuola professionale per la città, come già hanno fatto Milano e Torino. È l’inizio di un’avventura difficile ma appassionante, che coinvolge il comune, alcuni industriali del settore e persino un bibliotecario esperto come Albano Sorbelli. Ratta si dà da fare Senza titolo-262come non mai per reperire fondi e convincere gli scettici, fino a che, dopo cinque anni, nel 1913, la Scuola finalmente apre.Gli insegnanti non hanno titoli accademici, sono semplicemente operai esperti del lavoro, che mettono a disposizione le conoscenze pratiche acquisite negli anni. Ben presto, oltre ai giovani da avviare alla professione, la scuola accoglie, di sera, gli adulti che già lavorano, perché, come scrive Ratta, occorre “integrare e perfezionare l’ordinaria istruzione pratica che l’operaio riceve in officina, insegnandogli quei processi razionali, quelle formule, quelle finezze di lavoro, che nell’affrettata produzione industriale egli non ha agio di imparare” (da Re-R). Nella sua scuola si formarono numerosi artisti. Il raro volume qui presentato si avvale delle incisioni di alcuni dei maestri dell’arte incisoria italiana come Cisari, Bayeli, Remo Branca, Cervellati, Aroldi, Baldinelli, Servolini ed altri. Il volume si avvale di due interessanti scritti dedicati all’arte tipografica ed ai tipografi, scritti da Sam Benelli “Il Canto dei Tipografi” e da Rapisardi “La Stampa”. Opera assai rara ed fra le più rare fra gli albi editi da Ratta. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBO\1616059.

290 euro

55) ARTE CONTMPORANEA LITOGRAFIA XILOGRAFIA TECNICHE INCISORIE

      IMG_6980_clipped_rev_1   IMG_6978_clipped_rev_1 IMG_6979_clipped_rev_1 IMG_6981_clipped_rev_1Senza titolo-249Bénédite Léonce, Sparrow Show Walter,

The spirit of the age, the work of Frank Brangwyn, with four lithographs, four plates in colour, twelve Rembrandt photogravures, five woodcuts, and a critical essay, by Léonce Bénédite; edited by W. Shaw Sparrow

London, Hodder & Stoughton, 1905

In folio (41,5×28,4); 22, (2) pp. e 20 c. di tav. che presentano, fra le altre, quattro tavole cromatiche montate su carta grigia, dodici “Rembrandt photogravures”, 5 xilografie (descritte nella parte basso da testo) e quattro litografie. Da segnalare le tavole originali di Brangwyn: “Brickmakers at Work” una litografia a due colori su carta patinata montata su cartoncino, stampata da Thomas Way; “A Cooper at Work” una litografia b/n su carta color crema, montata su cartoncino, stampata da Thomas Way; “The Steam Excavator” stampato in ocra rossa su carta color crema, montata su cartoncino. Sempre su disegno di Brangwyn “Making a Railway Cutting” una litografia in terraSenza titolo-248 d’ombra su carta color crema. Legatura editoriale con titolo impresso in amaranto al piatto anteriore. Leggere tracce di polvere. Alcune minime macchioline di foxing e bruniture nella parte di testo, del tutto ininfluenti e praticamente invisibili e nel complesso in buone condizioni di conservazione. L’opera, stampata in una ricercatissima veste grafica, con varie testatine, iniziali e finalini animati intercalate nel testo, riporta gli scritti di Walter Show Sparrow e Leonce Benedite. Il volume rappresenta un’importante panoramica dedicata al lavoro del celebre artista anglo-gallese,  Sir Frank William Senza titolo-250Brangwyn (12 maggio 1867 – 11 giugno 1956) che fu pittore, acquerellista, incisore, illustratore e designer fra i più innovatori del suo tempo. Abile intagliatore fu un abile litografo ed illustratore di libri e durante la sua vita artistica produsse quadri, litografie, xilografie ma anche disegni per vetro colorato, mobili, ceramiche, vetri da tavola, edifici e interni. Pur essendosi formato artisticamente inizialmente nella bottega di William Morris alle dipendenze di Arthur Heygate Mackmurdo, fu principalmente un autodidatta. Particolarmente sensibile alle immagine della modernità ritrasse spesso immagini legate al mondo dell’industria, del commercio, dei lavoratori allo stesso modo esaltando la potenza del progresso ma anche i lati cupi e negativi dello stesso. I suoi lavori sono caratterizzati da una forza dirompente. Ogni tavola dell’opera qui presentata riporta applicata su cartoncino, un lavoro di Brangwyn con un testo che ne descrive il titolo al piede di ogni opera.

170 euro

56) ARTE CONTEMPORANEA BIENNALE DI VENEZIA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE DI VENEZIA ILLUSTRATORI PITTURA SCULTURA STORIA DELL’ARTE

Senza titolo-240  Senza titolo-242 Senza titolo-241Ximenes Edoardo,

Mostra Internazionale d’Arte, Venezia 1895,

Milano, Fratelli Treves, 1895

In folio (41×31 cm); (4), 20, (4) pp. Brossura editoriale illustrata a colori reallizata dal noto illustratore e pit tore palermitano, Eduardo Ximenes (Palermo 1852 – Roma 1932). Leggero alone di polvere ai piatti e per il resto in buone condizioni. Le prime e ultime 4 pagine, contengono inserzioni pubblicitarie dalla ricercata veste grafica come quelle del giornale di moda “Margherita” o quella a pien a pagina della “Società Ceramica Richard”.  Rara pubblicazione che illustra parte della produzione artistica della Mostra Internazionale di Venezia del 1895 (futura Biennale di Venezia). Le tavole rappresentano opere di Francesco Paolo Michetti, Ettore Tito, Giacomo Grosso, Ole Pedersen, Silvio Rotta, Alois Delug, Walter Firle, Ernest Oppler, Christian Skredsvig, Domenico Morello, Aristide Sartorio, Ettore Ximenes, Trentacoste, Jose Jimenez Aranda, Augusto Corelli. Il testo critico che accompagna l’opera è sempre di Edoardo Ximenes. Pubblicazione non comune dedicata ad una delle più importanti iniziative artistiche italianel della fine dell’Ottocento. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CFI\0660390. Senza titolo-243

 160 euro

57) ARTE CONTEMPORANEA LETTERATURA ITALIANA PRIME EDIZIONI FUTURISMO AVANGURDIE INCISORI TECNICHE INCIORI

Senza titolo-211  Senza titolo-216 Senza titolo-214  Senza titolo-213  Senza titolo-212 Senza titolo-219  Senza titolo-217  Senza titolo-222 Senza titolo-220Senza titolo-215AA. VV., (Cascella Basilio, Marinetti, Saba, Alermo, Sbarbaro, Prinadello ecc. ecc.).

La Grande Illustrazione Anno I° – II°, tutti i primi 16 numeri. Tutto il pubblicato a parte l’ultimo numero, il 17.

Pescara, Stabilimento d’Arti Grafiche M. Fracchia & C., 1914 -1915

In folio (39,8×34 cm); tutto il pubblicato. 16 numeri consecutivi (manca l’ultimo numero il 17esimo), 12 il primo anno e 4 il secondo anno. Nel numero 7 manca il piatto anteriore ed una tavola applicata (contenente “Faunetto” di Valmore Gemignani), nel volume 8 manca una tavola applicata (“Incontro” di Enrico Lionne), nel volume 9 manca una tavola applicata (“Motivo Decorativo” di Gaetano Previati), nel numero 12 manca una tavola applicata (“Mattino di Natale” di Guseppe Biasi) e per il resto esemplari in buone-ottime condizioni di conservazione. Una delle più celebri riviste del novecento e sicuramente la più ricca e costosa dal punto di vista grafico curata da Basilio Cascella e dai figli Michele e Tommaso. Curatissima e ricchissima la veste grafica con copertine dai colori sgargianti, testatine, finalini, iniziali ornate ad arricchire il testo. Varie tavole applicate su cartoncino. Magnifiche le tavole a doppia pagina poste al centro dei vari numeri. Dopo il primo anno ed i primi 12 numeri la rivista, per cercare di tagliare i costo di stampa si ridimensionò dal punto di vista grafico ma aumentò il numero di grandi firme che partecipavano ai numeri. Nonostante questi cambiamenti la rivista cessò di uscire con il numero 17. La rivista è molto rara ma i numeri del secondo anno sono rarissimi. I numeri raccolgono contribuiti inSenza titolo-221 prima edizione di alcuni dei più grandi scrittori del novecento come: Clemente Rebora, Umberto Saba, Luigi Pirandello, Filippo Tommaso Marinetti, Auguste Rodin, Mac Delmare, Annie Vivanti, Salvatore di GiacomoFausto R. Martini, Camillo Sbarbaro, A. Baldini, Marino Moretti, Grazia Deledda, Adolfo de Bosis, Corrdo Govoni, Gino Bertolini, Rosso di San Secondo, Etre Valori, Roberto Bracco, Fausto Torrefranca, Sibilla Alermo, Aldo Valori, Giuseppe Mezzanotte, Arturo Colautti, Giuseppe Fanciulli, Luciano Zuccoli, Guido Gozzano, Paolo Arcari, Alfredo Panzini, Giovanni Rabizzani, Francesco Chiesa, Marianna Cavalieri, Gian Bistolfi, Amalia Guglielmetti, Giulio Orsini, Goffredo Bellonci, Giulio Giannelli, Emilio Bodrero, Goffredo Bellonci, Diego Valeri, Luigi Siciliani, Adolfo Albertazzi, Ada Negri, Mario Pilo, Salvator Gotta, Arturo Colautti, Paolo Arcari, Giovanni Rabizzani, Giuseppe Zucca, Tomaso Sillani, Michele Saponaro, Arturo Onofri, Ezio M. Gray, Federico Tozzi, Alfredo Luciani, Luigi Giovanola, Mortari Curio, Antonio Beltramelli, Cesarina Rossi, Raffaele Calzini, Ferdinando Paolieri, Alfredo Petrucci, Brigante Colonna, Paolo Orano, Giusppe Giusta, Antonio Cippico, Maria del Vasto Celano, Maeterlink Maurice, Paul Fort, Angiolo Orvieto, Antonio Vincenzo Gerage, Vincenzo Cardarelli, C. Innocenti, Margerita Chaplin, Mac Delmarle, Antonio Baldini, Adolfo Franci, Antonio Bruers, Domenico Ciampoli, Imbriani Poerio Capozzi, ecc. Le illustrazioni e le tavole sono opera di: Michele Cascella, Adolfo Wildt, Gaetano Previati, Aleardo Terzi, Tommaso Cascella, Aristide SSenza titolo-218artorio, Giulio Bargellini, Auguste Rodin, Boccioni, Lionello Balestrieri, Sigismondo Percovicz, Galileo Chini, Umberto Brunelleschi, Enrico Lionne, Besnard Alberto, Giovanni Prini, Adolfo Magrini, Giovanni Spellani,  Plinio Nomellini, Felice Carena, Armando Spadini, Ada Schalk, Nicola d’Antino, Ferruccio Ferrazzi, Vittorio Grassi, Arturo Dazzi, Vincenzo Iolli, Bruno Agnoletta, Armando Cermignani, Vincenzo Irolli, Leonardo Dudreville, Duilio Cambellotti, Mario Moretti-Foggia, Eugenio Pellini, Antonio Discovolo, Carlo Cazzaniga, Simon Carré, Augusto Majani, A. v. d. Schalk, Magrini, Francesco Nonni, Bruno Angoletta, Umberto Bottazzi, Sigismondo Mayer, Guido Calori, Giuseppe Biasi, Leonardo Bazzaro, Andrea Tavernier, Italico Brass, Valmore Gemignani, Mario Reviglione, Arturo Noci, Andrea Tavernier, Alessandro Pandolfi, G. Severini, Giovanni Ardy, J. Paul Kossak, Camillo Innocenti, Romolo del Bò, Emilio Mantelli, Andre Guillaume, Gino Ginevri, ecc. Molto rara a reperirsi completa di tutti i primi 16 numeri.

58) BELLE EPOQUE CARICATURA CARICATURE BRETAGNA DINARD CARICATURISTI GIORNALISMO

Senza titolo-235   Senza titolo-233 Senza titolo-234 Senza titolo-236 Senza titolo-231Flament Albert, François de Givré,

Givré, Dinard,

Paris, Imprimerie Maquet, 1914

In folio (43,3×33 cm); (2), 16, (2) pp. in fascicolo rilegato con cordone coevo editoriale, seguono 40 c. di tav. (5 a doppia pagina). Completo. Legatura editoriale in cartoncino rigido con titolo e illustrazioni a colori al piatti anteriore in forma di cofanetto, le tavole ed il testo sono, come da scelta editoriale, sciolte all’interno della custodia. Le tavole si presentano alcune in bianco e nero e la maggior parte con bella coloritura a mano coeva. Esemplare in tiratura limitata di 300 esemplari numerati e firmati, questo è l’esemplare numero 231. Un leggero difetto alla carta delle cerniere, ben salda la tela sottostante. Una leggera traccia di polvere al piatto anteriore. La fascetta in seta verde staccata ma conservata. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Il testo del noto giornalista e romanziere francese Albert Flament (1877-1956) che fu tra i principali cronisti delle cronache mondane della Belle Epoque, descrive ad una ad una le tavole sciolte dell’opera. Prima ed unica edizione di questa bellissima raccolta di lavori del celebre illustratore François de Grivé ( 1887 – 1915) che illustrano i personaggi che all’epoca frequentavano la cittadina di Dinard in Bretagna nel dipartimento dipartimento dell’Ille-et-Vilaine, che fu una delle più importanti località balneari francesi della Belle Epoque, tutt’oggi famosa per le bellissime ville liberty. L’opera presenta i personaggi nei loro costumi tipici dell’epoca. Il volume è un vero e proprio spaccato, non solo dei personaggi che frequentavano la cittadina balneare ma anche delle numerose attività, dei luoghi e delle degli avventori di Dinard. Si vedono così giocatori di carte, corse di c Senza titolo-232avalli, giocatori di tennis, fotografie e guardoni, giochi vari e balli o anche solo dei ritratti caricaturali, a volte con scorci paesaggistici sullo sfondo. Il testo dell’opera è rappresentato dagli appunti ed impressioni raccolte a Dinard da Albert Flament. I personaggi sono per la maggior parte identificabili a partire da colei che apre l’opera  la signora Hughes Hallett, alias la regina di Dinard, all’origine di villa Monplaisir, vero palazzo delle Mille e una notte dove i festival si susseguivano l’un l’altro senza sosta. Scrive Flament a proposito di questo personaggio “Dinard sans Mrs Hughes Hallett, ce serait Bayreuth sans Wagner, Brissac sans opéras-bouffes et Venise sans la gondole de la marquise Casati. Peu de salons au monde vous offriront un ensemble aussi varié, aussi multicolore. …”. Opera rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

350 euro

59) COLOMBI ALLEVAMENTO COLOMBAIE TRIGANIERI MODENA AVIFAUNA STORIA LOCALE

Senza titolo-192Malmusi Carlo,

Dei Triganieri cenni storici,

Modena, Tipi Moneti e Pelloni, 1851     

In 8° piccolo (18,3×12,5 cm); 34, (2) pp. Brossura azzurra muta coeva. Piccoli segni del tempo ma nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima ed unica, non comune edizione, di questo scritto dedicato all’arte dei Triganieri, gli allevatori dei colombi, scritto dal noto letterato modenese Carlo Malmusi (Modena 1800-1874), che fu uomo di grande cultura e dai numerosissimi interessi testimoniati dalla sua ampia produzione letteraria. Uomo di fiducia della Corte Estense, fu apprezzato anche negli ambienti ad essa avversi. Durante il periodo estense occupò importanti cariche fra le quali  assessore, di Presidente della Censura, e di direttore del Museo Lapidario Estense dal 1829. Dopo l’allontanamento di Francesco V e della sua corte dalla città fu scelto anche dalla nuova amministrazione per ricoprire importanti ruoli fra i quali Ministro dell’Interno durante la dittatura di Farini, vicepresidente del Consiglio Provinciale, presidente dell’Accademia di Scienze, Lettere e Arti, vicedirettore del Consorzio Agrario, vicepresidente della Deputazione di Storia Patria, presidente della Società d’incoraggiamento degli artisti. In quest’opera ripercorre la storia dei Triganieri chiamati così dal nome di una delle più antiche razze italiane di colombi, il colombo Triganino Modenese. Questo tipo di colombo era solitamente utilizzato come messaggero in epoca antica (ci sono testimonianze di questa pratica già nel 1300) e divenne poi, in epoca moderna, il principale protagonista del celebre gioco del “Fer vuler i colomb” (Far volare i colombi in dialetto modenese). I “Targaner” in dialetto modenese erano proprio coloro che allevavano e facevano volare i colombi. Malmusi in quest’opera ripercorre la storia dell’arte del Triganiere. In fondo al volume vi è una raccolta dei termini usati dai triganieri con la descrizione del loro senso. Raro, quattro soli esemplari censiti in ICCU. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0593183.

120 euro

60) RIVOLUZIONE FRANCESE NAPOLEONE NAPOLEONICA PROPAGANDA EGITTO CAMAPGANA D’EGITTO

Senza titolo-174   Senza titolo-176(Simon Édouard Thomas ?),

Lettres de l’Armée en Egypte, au Gouvernement Francois. Interceptes par la corvette de Sa Majeste Britannique El Vincejo, dans la Mediterranée. Publiées par Autorité..

A Londres, De l’Imprimerie de Baylis, 1800

In 8° (20×12 cm); IV, 95, (1) pp. Legatura coeva in piena pelle marmorizzata con titolo e ricchi fregi in oro al dorso (qualche strofinatura). Antico timbretto di proprietà privata al frontespizio. Stampato su carta di ottima qualità. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione in questa versione che raccoglie varie lettere non presenti nelle edizioni precedenti, di questa interessante raccolta di corrispondenza dell’armata napoleonica in Egitto. Di quest’opera uscirono varie edizione in breve tempo stampate in Inghilterra, con titolo difforme e con raccolta di lettere differenti. All’epoca dell’occupazione francese dell’Egitto, dopo la vittoria di Nelson ad Aboukir, la superiorità marittima inglese nel Mediterraneo permise di intercettare la maggior parte delle navSenza titolo-173i spedite in Francia dall’esercito di Bonaparte. In questo mondo gli inglesi entrarono in possesso di una grande quantità della corrispondenza che i soldati francesi spedivano verso il continente. In essa era raccontata la vita dei soldati, i territori visitati e le battaglie intraprese me più di qualsiasi altra cosa, la Cancelleria britannica era interessata alla descrizione che i soldati facevano delle loro reali situazioni di vita. Gli inglesi non esitarono a pubblicare parte di queste lettere, al fine di dimostrare le sofferenze che doveva sopportare e lo stato spesso miserabile in cui si trovava il soldato francese. “In generale,” dice La Jonquiere dopo aver esaminato la questione, “possiamo ammettere l’autenticità delle lettere così pubblicate. ” Le edizioni Senza titolo-175inglesi, non riportano il nome di nessun autore, commentatore o raccoglitore ma la prima edizione francese portava un’introduzione del noto medico e bibliotecario francese, Édouard-Thomas Simon (Troyes 16 ottobre 1740 –  4 aprile 1818 Besançon). Simon lavorò a Troyes come medico per più di vent’anni prima di arrivare a Parigi nel 1786. All’inizio della Rivoluzione la sua fama era notevole tanto da venir, da subito, nominato membro del Consiglio d’igiene della capitale francese. Divise la sua vita tra gli studi medici e quelli letterari. Oltre alle lettere dei soldati comuni, il volume contiene varia corrispondenza, dispacci e rapporti di diversi alti personaggi dell’esercito francesi quali lo stesso Bonaparte ma anche Menou, Kleber, i Generale Berthier, Desaix, Lagrange, etc. Questa edizione è la più estesa fra le varie che uscirono nel 1800 (si conosce ad esempio un’edizione con 48 pagine) e dovrebbe rappresentare la terza edizione anche se gli aggiornamenti ne fanno un’opera a se stante. Ogni edizione contiene un numero diverso di lettere. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Non comune.

180 euro