CATALOGO LUGLIO 2022

CATALOGO LUGLIO 2022

1) MEDICINA ANTICA CLASSICI DELLA MEDICINA ANATOMIA ASTROLOGIA IATROMATEMATICA FARMACEUTICA DIETETICA FISIOLOGIA VENEZIA

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Galenus Claudius,

7 tomi, otto parti più il volume dell’indice: (Opera Omnia): Prima Classis, Naturam corporis Humani, hoc est elementa, temperaturas, humores, structure habitudinisuquae modos, partium dissectionem, usum, facultates & actiones, feminis […], Tertia hac Nostra Editione, …; Secunda Classis Materiam Sanitatis conservatricem tradit. Quae circa aerem: cibum, potum: somnum, vigliliam: mortum, quietem: inanitionem, repletionem: animi deiquae affectus versatur, Haec Classis, Tertia Hac Editione …; Tertia Classis, quaecunque ad morborum omnium ac symptomatum differentias & causas & tempora attinent, declarat …; Quarta Classi signa quibus tum morbos & locos affectos dignoscere, tum futura praescire possimus, docet. …; Quinta Classis eam medicinae partem, quae pharmaciam spectat, exponens, simplicium medicamentorum, sub stitutorum, purnatium, antidotorum, componendorum tam per locos quae per genera medicamentorum, ponderum deniquae ac mensurarum doctrinam comprehendit. …; Sexta Classis eam chirurgiae partem amplectitur, quae ad cucurbitulas, scarificationes, hirudines, derivationem, revusionem, ac phlebotomiam spectat. …; Galeni Librorum Septima Classis Curativam Methodum tum diffuse tum breviter descriptam, victus rationem in morbis acutis, singolorum morborum facile paranda remedia, privataquorundam facile paranda remedia, privata quorundam morborum curationem, chirurgie sonstitutionem, fracturam ac luxationem sanationem, fasciarum deniq; & laqueorum & machinamentorum tractatum continet …; Galeni omnia quae extant in latinum sermonem conversa. Quibus post summam antea adhibitam diligentiummultum nunc quoque splendoris accessit, quod loca quamplurima ex emendatorum exemplarium graecorum collatione et illustrata fuerint & castigata ex tertia iuntarum editione.; Galeni Extraordinem Classsium Libri in quibus breves rerum determinationes traduntur, quarum perceptio, superiorum librorum lectionem requirit. Et huic volumini in hac tertia nostra editione, aliquis etiam accessit ornatus, locis aliquot diligentius IMG_3903_clipped_rev_1animadversis. Librorum series proximo folio habetur.; Galeno Ascripti libri, spurii libri, qui variam artis medicae farraginem ex varijs auctoribus excerptam continentes, optimo, quo fieri potuit, ordine sunt dispositi, & in unum corpus redacti.; Antonii Musae Brasavoli, Medici Ferrariensis, Index Refertissimus in omnes Galeni Libros. Qui ex Iunctarum Septima editione extant: In quam, Indicem eorum operum inclusimus, quae postremo ad nos pervenere. [Opera completa]

Venetiis, Apud Iuntas, 1556-1557

In folio; l’opera completa di Galeno in 7 tomi: 341, (1 b.) cc. (piccolo tarletto al margine esterno bianco da carta 92 a 107, un tunnel di tarlo al margine alto bianco da carta 206 a 223, due carte con leggerissimo alone al margine esterno basso, tutti lievi difetti inifluenti); 109, (1 b.) cc. (strappetto senza perdita di carta anticamente restaurato al margine basso del carta 80); 197, (1 b.) cc. (un piccolo tarletto al margine basso da carta 143 a 182, ininfluente); 220 cc. (alcuni leggerissimi aloni in 4 carte ininfluenti, un piccolo tunnel di tarlo al margine superiore bianco delle ultime 10 carte che in 7 carte, lede una lettera dell’incipit posto in alto sopra al testo, ininfluente); 277, (1) cc.; 21 cc.; (un piccolo ed abile restauro con integrazione di carta all’angolo esterno basso bianco delle prime 20 carte, il frontespizio non presenta un’integrazione di carta ma un rinforzo al recto); 144 cc, 145-152 pp., CLIII – CLVI, 153 – 184 pp., CLXXX – CLXXXIIII cc., 185 – 322 cc. (pagina 177 omessa nella numerazione ma registro corretto, un piccolo tunnel di tarlo al margine interno bianco di 11 carte, ininfluente e un altro piccolissimo tarletto nel margine alto bianco di una trentina di carte, anche questo ininfluente, uno strappo senza perdita di carta a carta 298, un altro piccolissimo tarletto al margine interno bianco delle ultime 20 carte con piccolo ed abile ed antico restauro a chiudere i tarletti, una trentina di carte con leggera ed uniforme brunitura, un lieve alone alle carte 310 e 311); (8), 72 cc. un piccolissimo tarletto al margine esterno bianco delle prime due carte; 79 cc.; 75 cc., A-B, 76 – 113 cc. (un piccolissimo forellino di tarlo al margine esterno bianco, di metà del volumi, ininfluente, un leggerissimo alone al margine alto delle ultime 13 carte, anche in questo caso ininfluente); 547, (1) cc. (un piccolo tarletto al margine inferiore bianco delle prime 4 carte IMG_3904_clipped_rev_1ininfluente, un tarletto al margine interno bianco basso di 42 carte, con una piccolissima perdita di carta all’angolo in una decina di carte, assolutamente ininfluente, un leggerissimo alone all’angolo inferiore bianco di una cinquantina di carte, ininfluente). A Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. I sette tomi che racchiudono il testo completo delle opere di Galeno sono nella terza edizione giuntina, in legatura omogenea realizzata fra la fine del seicento e l’inizio del settecento. I tagli di questi volumi sono leggermente spruzzati in azzurro. Il settimo volume, quello d’indice, è rilegato in una pergamena di recupero, omogenea a quella dei volumi precedenti e appartiene alla quarta edizione giuntina che uscì un anno dopo di questa. I fogli di sgaurdia di recupero. I piatti in cartoncino rigido con unghiature in pergamena. Numerose interessantissime note manoscritte coeve e settecentesche nel margine esterno bianco di diverse pagine, tutte a carattere medico o farmaceutico. L’opera, nel suo complesso, si presenta in buone-ottime condizioni di conservazione. Terza non comune edizione giuntina di una delle opere mediche più importanti dell’antichità che raccoglie gli scritti del celebre medico greco Galeno di Pergamo (Pergamo, 129 – Roma, 201 circa) che con le sue teorie, dominò il panorama mondiale della medicina per più di quindici secoli iniziando ad essere messe in dubbio solo nel Rinascimento grazie all’opera di medici sperimentatori come Vesalio. L’opera è di basilare importanza per la storia della farmaceutica che proprio da Galeno, prende il nome di arte galenica. L’edizione delle opere di Galeno edita dai Giunta è una delle più complete ed apprezzate. Galeno, nasce a Pergamo (oggi Bergama in Asia Minore) nel 129 in una famiglia di noti architetti. Fin da giovanissimo, grazie anche all’influenza culturale famigliare, si dedicò allo studi di agricoltura, astronomia, architettura, astrologia e filosofia e solo in seguito, si appassionò alla medicina. Fu proprio grazie all’influenza famigliare che si avvicinò alla geometria euclidea ed ai procedimenti dimostrativi della stessa che gli diedero, un metodo di studio, che poi, per primo nella storia, applicò alla medicina. Seguace di Pirrone e del suo atteggiamento scettico, volle cercare la dimostrazione delle intuizioni mediche che via via che approfondiva gli studi medici, gli si palesavano. A 16 anni, si narra dopo un sogno premonitore del padre, fu avviato agli studi medici nei quali dimostrò grande perizia tanto da divenire Therapeutes del dio Asclepio nel tempio locale di Pergamo. Dopo quattro anni di apprezzato servizio, decise di allargare i suoi orizzonti recandosi prima a Smirne, poi a Corinto ed infine ad Alessandria dove approfondì gli studiIMG_3894_clipped_rev_1 anatomici e poté leggere i commenti ippocratici. Nel 157 tornò a Pergamo e dove ebbe la possibilità di mettere in pratica le dottrine apprese prestando servizio come medico presso la scuola cittadina dei gladiatori. Nel 162 si trasferì a Roma dove ben presto divenne un medico di fama e dove scrisse numerose opere. Tale fu il suo successo che divenne medico dell’Imperatore Marco Aurelio (sarebbe poi stato medico anche di Lucio Vero, Commodo e Settimo Severo). Sembra che il successo gli attirò anche diverse antipatie che lo costrinsero a lasciare precipitosamente Roma nel 166 (sembra possibile che la fuga fu suggerita anche dall’evitare un’epidemia di peste che stava imperversando nella capitale dell’Impero. Vi fece poi ritorno l’anno seguente richiamato a forza dall’Imperatore che lo assegnò alla cura dell’esercito durante la campagna contro i Quadi ed i Marcomanni. Ritorno nella capitale un anno dopo per seguire la saluta del giovane Commodo. Il resto della sua vita fu vissuta alla corte imperiale presso la quale compose numerosissimi trattati ed esperimenti. Ancora in vita, donò la maggior parte delle opere da lui scritte alla biblioteca del Tempio della Pace che sfortunatamente, andò distrutta da un incendio nel 191 a. C. Morì intorno all’anno 200 a. C. anche se non si anno notizie sicure. Le sue opere sono cosparse di numerosissimi riferimenti autobiografici con i quali l’autore, volle tracciare la via che altri medici avrebbero dovuto seguire per primeggiare nell’arte medica. Galeno fu tra i primi a cercare di trovare una sintesi alle diverse scuole mediche del tempo, guidato dalla convinzione che solo uno sguardo unitario, anche con l’aiuto delle altre dottrine del sapere, potesse dare uno visione d’insieme dell’essere umano e delle cure migliori per guarire le malattie. L’opera è ricca di riferimenti astrologici e divinatori, ai quali Galeno si dedicò abbondantemente sulla scorta della sua formazione iatromatematica. Vari sono i capitoli dedicati alla dietetica. Scrive Arturo Castiglioni nella voce da lui curata a Galeno nell’Enciclopedia Italiana Treccani, del 1932 : “L’attività scientifica di G. fu così vasta, profonda e molteplice, che egli ebbe a giusta ragione la fama d’essere stato, dopo Ippocrate, il più insigne medico dell’antichità classica. Non tutti i suoi scritti ci sono conservati; molti di essi bruciarono nell’incendio del tempio della Pace. Non meno di quattrocento sono gli scritti a lui attribuiti. L’autore stesso divide le sue opere in sette gruppi: anatomia, patologia, terapia, diagnostica e prognostica, commentari IMG_3895_clipped_rev_1degli scritti ippocratici, filosofia e grammatica. Centotto sono gli scritti medici che sono giunti fino a noi, alcuni di questi però soltanto attraverso la traduzione araba, altri in frammenti. Settantadue libri appartengono al gruppo dei commentari, non meno di 175 erano gli scritti filosofici. Le opere sono tutte scritte in greco. Fra quelle che furono più studiate e citate e generalmente considerate come le più importanti vanno nominate in prima linea la Θεραπευτικὴ μέϑοδος (Methodus medendi), testo classico di terapia, noto sotto il nome di Megatechne, e la Τέχνη ἰατρική (Ars medica), generalmente indicato col nome di Microtechne, che contiene un riassunto di tutto il sistema galenico e costituì per molti secoli il testo fondamentale dell’insegnamento medico. I libri anatomici di G. dimostrano come egli si sia occupato dell’anatomia degli animali, particolarmente del maiale e della capra, e abbia conosciuto la letteratura anatomica degli Alessandrini. Sembra di potersi rilevare che egli abbia avuto una tecnica esatta nelle preparazioni anatomiche; ripetutamente afferma d’aver esaminato e studiato le ossa delle scimmie, i visceri di varî animali, e da questi studî egli trasse direttamente e immediatamente conclusioni per l’anatomia umana. Questa anatomia di G., ricca di alcune preziose osservazioni, specialmente nel campo dell’osteologia, della miologia, e dell’anatomia del sistema nervoso (G. fu il primo a descrivere i nervi cerebrali e a distinguere i nervi motori dai sensorî), contiene anche grandi errori, fra i quali primissimo quello di aver affermato l’esistenza di una comunicazione fra il cuore destro e il cuore sinistro attraverso i fori del setto cardiaco”. Opera non comune da reperire in queste buone-ottime condizioni di conservazione.IMG_3892_clipped_rev_1IMG_3891_clipped_rev_1

5000 euro

2) CARTOGRAFIA ALESSANDRIA TORINO PIEMONTE SABAUDIA TOPOGRAFIA FORTIFICAZIONI
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Burzio Paolo,

La città e cittadella d’Alessandria Dissegnate a S.A.S. Principe di Savoja di Carignano, dall’Umilissimo suo servo P. Burzio Arc.o nel 1825 Alla Scala di I/50000.

S. luogo, S. stampatore, S. data ma 1825

In tondo diametro di 9 cm; la stampa è montata su un cartoncino a sua volta inserito in una cornice in legno dipinta di nero, contornato all’interno da una cornice in ottone con una fine cornice incisa. Finissima acquarellatura a mano. Magnifica e fine incisione che illustra la città, cittadella e territorio circostante, d’Alessandria come appariva nel 1825. La carta, rarissima, venne realizzata da Paolo Burzio, noto ingegnere, architetto e topografo della città di Chieri e misuratore e disegnatore del 1° della città di Chieri e misuratore di 1° classe dello Stato Maggiore Generale dell’esercito sabaudo. Paolo Burzio, nel 1857, partecipò alla realizzazione del piano regolatore della città di Chieri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di carta rara.IMG_3800_clipped_rev_1

360 euro

3) CARTOGRAFIA EXILLES TORINO PIEMONTE SABAUDIA TOPOGRAFIA FORTIFICAZIONI INGEGNERIA MILITARE RARITA’

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Burzio Paolo,

Il Forte di Exilles e suoi contorni S.A.S. Principe di Savoja di Carignano, dall’Umilissimo suo servo P. Burzio Arc.o nel 1825 Alla Scala di I/50000.

S. luogo, S. stampatore, S. data ma 1825

In tondo diametro di 9 cm; la stampa è montata su un cartoncino a sua volta inserito in una cornice in legno dipinta di nero, contornato all’interno da una cornice in ottone con una fine cornice incisa. Finissima acquarellatura a mano. Magnifica e fine incisione che illustra il forte ed il territorio circostante, il forte di Exilles che è uno dei monumenti più antichi della Val di Susa, come appariva nel 1825. Le radici del forte di Exilles si collocano intorno all’anno 1000. Nel 1122 si sa con sicurezza, che una struttura difensiva già esisteva in quel luogo ed apparteneva ai conti d’Albon che controllavano la strada commerciale e militare del Monginevro. Nel 1339 il forte presentava già una struttura complessa. In seguito al trattato di Parigi del 15IMG_3804_clipped_rev_1 maggio del 1796, il forte, viene raso al suolo dai francesi, per essere, poi, ricostruito nell’aspetto con il quale si presenta ancora oggi, tra il 1818 ed il 1829, per volontà del Re di Sardegna, rientrato in possesso di questo territorio. La struttura “moderna” è frutto del lavoro degli architetti Giovanni Antonio Rana e Francesco Olivero. Fu quest’ultimo a terminare la struttura. La carta, rarissima, venne realizzata da Paolo Burzio, noto ingegnere, architetto e topografo della città di Chieri e misuratore e disegnatore del 1° della città di Chieri e misuratore di 1° classe dello Stato Maggiore Generale dell’esercito sabaudo. Paolo Burzio, nel 1857, partecipò alla realizzazione del piano regolatore della città di Chieri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di carta rara.

400 euro

4) CRIMEA UCRAINA RUSSIA LEGATURE BOLOGNA BROSSURE STAMPATORI STORIA PRIME EDIZIONI

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Beccatini Francesco,

Istoria della piccola Tartaria, penisola di Crimea, e circonvicine provincie. Con una esatta descrizione delle medesime; usanze, costumi, produzioni, e vicende fino a nostri tempi. Data per la prima volta alla luce da Francesco Becattini ac. Ap. Professore di Geografia e d’Istoria.

Napoli, Nella Stamperia di Domenico Pianese, A spese di Michele Stasi, 1783

In 8°; (2 b.), (2), 102, (2 b.) pp. e una grande c. di tavola della Crimea più volte ripiegata. Qualche lieve traccia di foxing, dovuta alla qualità della carta e nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe e in bellissima ed importante brossura coeva. La magnifica legatura coeva in brossura in bianco e amaranto con motivi floreali e intarsi, è firmata nel margine esterno dall’autore della stessa, quel famoso Carlo Bertinazzi, che a Bologna, nel 1760, fondò una notissima ditta di carta per per rilegare i libri, per avvolgere i mazzi di fiori, per il retro delle carte da gioco, per le pareti delle case, per rivestire mobili e scatole ed altri vari servizi. La ditta stampava in Via Venezia (oggi via Caduti di Cefalonia 3-5) al numero 1749-1750 fino alla seconda metà dell’ottocento. A Carlo Bertinazzi, susseguì il nipote, Carlo Bruera che già verso gli anni 80′ del settecento, aveva iniziato a lavorare con Carlo che aveva cambiato il nome della ditta in “Fabbrica dell’antica Ditta cantante Carlo Bertinazzi e Nipote”. Carlo Vittorio Bertinazzi era originario di Torino dove nacque nel 1731. Intorno al 1750 era Parigi dove aveva raggiunto lo zio attore, Carlo Antonio Bertinazzi (1710-1783) che era in Francia, una vera e propriaIMG_3814_clipped_rev_1 celebrità come uno dei più grandi interpreti di Arelcchino nella Commedia dell’arte. Fu qui che Carlo Vittorio apprese l’arte tipografica, specializzandosi nei papiers peints che all’epoca, era un’arte in forte ascesa in Francia ma ancora poco conosciuta in Italia. Come scrive G.P. Tomasina nella sua monografia “All’uso di Francia” dalla moda all’industria. Carte decorate, papier peint e tessile stampato nel sec. XVIII: la Bottega Bertinazzi (Bologna 1760-1896)”, Bologna, 2001, pp. 150-151: “La piccola arte del dipingere le carte a fiori, a drappo, a marmo e in tutte le fogge ‘alla francese’ porta infatti a Bologna un’abilità fino ad allora ignorata, proprio negli anni in cui l’illusione di una bellezza altrimenti inaccessibile segna l’età d’oro del papier peint in Europa. Inserendosi nella produzione italiana vasta ed articolata di questo settore, la bottega Bertinazzi replica le novità che giungono d’oltralpe, ovvero carte decorate di ogni tipo, marmorizzate, dorate, goffrate, silografate, a colla…”. Le brossure identificabili a Bertinazzi direttamente su libri, sono pochissime. Prima rara edizione di questa celeberrima storia della Crimea, una seconda edizione, uscì nel 1785, lavoro del celebre poligrafo, storico e giornalista, Francesco Becattini (Firenze, 1743 (?) – Livorno, 1813). Poco si sa della sua vita, tanto che alcuni dati sono ambigui e discordanti. Quello che si sa è che fu un poligrafo di inesauribile vitalità, pubblicando numerosissime opere. Sicuramente si sa che fosse un uomo dagli scarsi mezzi finanziari e che scrivere, per lui era un mezzo per sostenersi. Le sue descrizione storiche sono spesso IMG_3815_clipped_rev_1ricche anche di narrazioni di fatti curiosi, scandali e misteri nella descrizione dei quali, la sua vena letteraria, si esprimeva in tutto il suo potenziale. Proprio le difficili condizioni economiche lo portarono a cambiare spesso città e a scrivere dei temi più disparati, oltre a collaborare con diversi giornali. Come narra, Gian Franco Torcellan nella voce dedicata a Beccatini, nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 7 (1970): “Tra il 1782 e il 1783, dunque, il B. dovette lasciare senza troppi indugi la Toscana, e finì per stabilirsi poi a Napoli. In questa città usciva infatti in quell’anno una sua compilazione storico-geografica, la Storia della Piccola Tartaria, penisola di Crimea ed altre provincie circonvicine, per le stampe del Pianese; l’opera, di discreta fortuna, ebbe una seconda edizione, che è quella più comunemente nota e diffusa, pubblicata a Venezia nel 1785 col titolo di Storia della Crimea, Piccola Tartaria ed altre provincie circonvicine soggetto delle recenti vertenze tra la Russia e la Porta Ottomana, con un esatto ragguaglio delle usanze, costumi di que’ popoli, ultime loro vicende e produzioni del paese inservienti al commercio d’Europa. La piatta andatura della compilazione era interrotta soltanto nel finale dell’opera, nel quale si esprimeva una sentita partecipazione all’avanzata vittoriosa di Caterina II. Curiosamente, accanto al titolo da lui sempre ambito e prodotto su tutti i frontespizi di “accademico apatista”, in quest’operetta il B. si designava, non sappiamo su quale base concreta, “professore di geografia e di storia nella sua patria”. L’opera rappresenta una dei primi testi italiani, dedicati in modo monografico alla Crimea e alla sua storia, alla presenza dei Tartari, dei Cosacchi, alle guerre e dominazioni che si sono susseguite, nel corso dei secoli. Prima rara edizione in importante brossura coeva. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UFIE\005136

700 euro

5) TESSILE TESSUTI MANOSCRITTI INEDITI TESSUTI MODA INDUSTRIA TESSILE COMO INGENERIA RARITA’ BIBLIOGRAFICA CHIMICA COLORI BACHICOLTURA SERICOLTURA

IMG_3479_clipped_rev_1 IMG_3478_clipped_rev_1 IMG_3476_clipped_rev_1 IMG_3475_clipped_rev_1 IMG_3473_clipped_rev_1Anonimo (ma prob. Bossi Luigi e Biraghi Carlo)

Tessuti diafani detti garze.

S. luogo ma 1860 circa

In 4°; (70) pp., ultime 10 carte bianche. Manoscritto redatto in chiara grafia ottocentesca, dedicato ai tessuti diafani detti “garze”. L’opera è illustrata da numerosi disegni ed inserti di tessuti coevi. Legatura in mezza-tela coeva con piatti marmorizzati. Seppur anonima, l’opera è probabilmente collegabile all’insegnamento di Luigi Bossi, prima della pubblicazione della sua monumentale opera dedicata all’arte delle delle stoffe che Bossi stampò nel 1874. La mano che scrive è probabilmente dello studente di Bossi, Biraghi Carlo. Fra i titoli conservati nei capitoli: Garza dritta e ritorta; Garza giro inglese; Garza Zaffiro; Garza Barrege; Garza armure a bande; Garza damascata tre fili; garza diafana; Garza liseree; Garza bricole riche. Esemplare a quaderni sciolti ma in ottime condizioni di conservazione e con diversi tessuti, applicati ed intercalati, come esempio, nel testo. L’opera raccoglie, probabilmente, alcune lezioni del professore Luigi Bossi dedicato alla teoria e fabbricazione dei tessuti diafani detti garze. Il noto professore di tessitura serica ed ingegnere Luigi Bossi, autore di uno dei più celebri manuali sulla tessitura della seconda metà dell’ottocento (edito nel 1874), fu anche colui che costruì ed attivò la macchina a vapore con una potenza di 2 cavalli che riscaldò e mosse i 60 aspi, a partire dal 1846, della Filanda del Rag. Andrea Bossi. Luigi Bossi mise le sue conoscenze al servizio della tessitura e dell’industria tessile del nord Italia, divenendo figura di riferimento per le nuove generazioni di imprenditori tessili. Opera unica e curiosa.

300 euro

6) CARTOGRAFIA PARIGI PARIS ESPOSIZIONE UNIVERSALE PRIME EDIZIONI CARTOGRAPHY FRANCE RARITA’ BIBLIOGRAFICA

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Alexandre Aimé Vuillemin,

Admis à l’Exposition Universelle, Paris Nouveau 1878, Plan de Paris et de la Banlieue gravé sur acier d’après A. Vuillemin. Avec appendice des Rues de Paris et notice de renseignements indispendables.

Paris, A Decorge-Cadot Editeur, 1878

In folio grande; 30 pp. ed una grande tavola a colori più volte ripiegata con l’immagine di Parigi. Due piccoli strappetti senza perdita di carta in corrispondenza delle pieghe della tavola. Legatura editoriale rossa in mezza tela e con cartoncino rigido con titolo, autore ed editore impressi in oro al piatto anteriore. Rarissima edizione della famosa carta di Parigi e delle Banlieue del celeberrimo cartografo francese Alexandre Aimé Vuillemin, edita in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi del 1878. Le 30 pagine contengono i nomi di tutte le strade, le “avenues”, “boulevards, gallerie, passaggi, piazze, ponti, porte e “poternes”, poste, telegrafi, ambasciate, monumenti, fermate del Tramway (sia sud cheIMG_3870_clipped_rev_1 nord), dei teatri e delle stazioni ferroviarie di Parigi. Alexandre Vuillemin (1812-1880) è stato uno dei più importante cartografi francesi del XIX° secolo. A fianco dell’attività di cartografo, portò avanti anche quella di editore. La sede della sua casa editrice si trovava a Parigi. Produttore di numerosi atlanti, le sue mappe sono note per l’uso frequente di ampie illustrazioni a margine della carta vera e propria. Vignette, personaggi famosi e vedute di città compaiono alternativamente nelle sue carte. Molto si sa della sua produzione cartografica ma assai poco della sua vita privata. E’ risaputo che studiò sotto il cartografo francese Auguste Dufour (1798 – 1865). Le opere più importanti di Vuillemin sono, certamente, il suo Atlas Illustré de Géographie Commerciale et Industrielle dettagliato e altamente decorativo, nonché i suoi numerosi atlanti francesi anche se enorme successo e numerose ristampe ebbe la sua carta parigina. L’edizione qui presentata della carta di Parigi edita per l’Esposizione Univerale di Parigi del 1878 è una delle più rare da reperirsi ed ancor più rara da reperirsi completa della sua legatura originale e del libretto esplicativo. Esemplare in buone condizioni di conservazione.

300 euro

7) MEDICINA FARMACIA ALCHIMIA MANOSCRITTI GONORREA ODONTOIATRIA PESTILENZE BEZOAR SONNAMBULISMO MORBILLO VAIOLO MALATTIE INFETTIVE TUMORI

IMG_3851_clipped_rev_1 IMG_3850_clipped_rev_1 IMG_3849_clipped_rev_1 IMG_3848_clipped_rev_1 IMG_3853_clipped_rev_1IMG_3852_clipped_rev_1IMG_3854_clipped_rev_1

IMG_3847_clipped_rev_1Interessante manoscritto medico compilato tra la fine del XVII° secolo e l’inizio del XVIII° secolo.

Anonimo,

Praxis Medica,

S. luogo, S. data ma fine del XVII° secolo, inizio del XVIII° secolo

In 12° (15×8 cm); (4), 263, (1) pp. Varie pagine a doppia pagina ripiegate. Legatura coeva in piena pelle con dorso a 5 nervi. Titolo impresso in oro su pecetta in pelle rossa al dorso. Alcune mancanze di pelle ai margini alti e bassi del dorso. Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata antica. Il manoscritto non presenta nessun frontespizio e appare essere un manuale compilato da portare con sé. La cosa è suggerita, anche, dal formato tascabile dello stesso. L’opera è scritta in chiarissima grafia della fine del seicento. A suggerire l’epoca della compilazione dell’opera è anche l’utilizzo di simboli alchemici che a volte, si trovano intercalati nel testo. L’opera non è una copia di qualche altra opera ma un vero e proprio manuale pratico contenente le varie cure possibili per le diverse patologie. Numerosissime le ricette di farmacia, in particolare, varie con l’utilizzo di erbe. Manca infatti una parte teorica a parte la citazione di poche massime presenti nel testo. A suggerire un’epoca di formazione del medico della seconda meta del seicento sono alcuni riferimenti a ricette alchemiche come ad esempio, l’utilizzo della celeberrima “Lapidis Bezoar” la celeberrima pietra alchemica dalle miracolose doti curative o alcuni riferimenti al collegamento fra alcune cure ed i solstizi e gli equinozi o ancora, la “Classis 2a Sudorifera, Bezoardica”. Fra le malattie trattate: le febbri intermittenti e costanti, gli stati infiammatori, il vaiolo ed il morbillo, l’ipocondria, i mal di testa, odontoiatria, disturbi cardiologici, dolori epatici, dolori addominali, isteria, isteria uterina, paresi agli arti, dolori reumatici al corpo o alla faccia, ostruzioni intestinali, scorbuto, atrofia, gonorrea, diabete, dissenteria, tumori, malattie degli occhi, melancholia, vertigini, dell’amore depravato, malattie mentali, sonnambulismo, flatulenza, ascessi, ulcere, epilessia, ecc. Curioso ed interessante opera medica-farmaceutica.

480 euro

8) TESSILE TESSUTI MANOSCRITTI INEDITI TESSUTI MODA INDUSTRIA TESSILE COMO INGENERIA MECCANICA MACCHINA JACQUARD RARITA’ BIBLIOGRAFICA CHIMICA COLORI BACHICOLTURA SERICOLTURA

IMG_3470_clipped_rev_1 IMG_3471_clipped_rev_1  IMG_3457_clipped_rev_1 IMG_3466_clipped_rev_1 IMG_3459_clipped_rev_1 IMG_3454_clipped_rev_1Manoscritto su tessuti e stoffe

Bossi Luigi, Biraghi Carlo,

Bossi Luigi, Teoria della fabbricazione delle stoffe di seta insegnata dal Professore Bossi Luigi.

S. luogo, 1860 circa

In 4°; (166) pp. e (6) p. bianche .Vari disegni nel testo ed alcuni inserti di tessuti di seta. Legatura coeva in mezza tela con titolo impresso in oro al dorso. Magnifica grafia di metà ottocento di questa raccolta inedita di appunti, raccolti dallo studente Carlo Biraghi, di uno scritto del professore Luigi Bossi dedicato alla teoria e fabbricazione delle Stoffe di seta, secondo, probabilmente, le lezioni tenute dallo stesso Bossi. Il noto professore di tessitura serica ed ingegnere Luigi Bossi, autore di uno dei più celebri manuali sulla tessitura della seconda metà dell’ottocento (edito nel 1874) fu anche colui che costruì ed attivò la macchina a vapore con una potenza di 2 cavalli che riscaldò e mosse i 60 aspi, a partire dal 1846, della Filanda del Rag. Andrea Bossi. Luigi Bossi mise le proprie conoscenze al servizio della tessitura e dell’industria tessile del nord Italia, divenendo figura di riferimento per le nuove IMG_3453_clipped_rev_1generazioni di imprenditori tessili. Partendo dalla teoria della seta, l’autore prosegue descrivendo il molinaggio, la trama, l’organzimo, varie qualità di sete lavorate come la granatina, l’ovale, il plate, la fantasia o Chappe, il fioretto, la crepe, il marabout, per proseguire poi con il titolo della seta, il perimetro o assaggiatore della seta, la stagionatura della seta, la cappiatura e assortitura della seta, la tintura della seta, i prodotti ottenuti dalla seta tinta in diversi colori per ogni Kg. Di seta cruda, la purga della seta, la tinta in cotto e a colori, la tinta in nero fino e minerale, la tinta in raddolcito o souple, la tinta in nero biscotto, tinta delle trame ingallate, la tinta a crudo, la tinta delle seti cotte e caricate, l’aspetto che presentano le sete tinte nei diversi processi, la cura per la conversazione della seta in magazzino, l’incannaggio delle seti, le precauzioni da usarsi nell’incannaggio, l’orditura, le precauzioni da usarsi nell’orditura, i rocchetti, l’imbancaggio, ordimenti-ombreggianti, l’imbancaggio per ombreggiati di 6 gradazioni primitive, l’avvertenza sull’incarnaggio delle sete per ompreggiati, gli schemi della regola per ottenere 21 gradazioni derivate da 6 gradazioni prmitive oppure 22 gradazioni d 8 gradazioni primitive. Segue un saggio o guidana con esempi, le regole per gli ordinamenti rigati, il piegaggio, il modo di fare il calcolo per disporre l’organzino alla tinta, il modo di calcolare la quantità di trama greggia da disporre alla tinta o già tinta, altri risultati che si possono ottnere coll’uso del divisore cost.se, il modo di calcolare la quantità di filato, la regola per il tessimento, vari esercizi o conti di fabbrica. Alla fine dell’opera seguono 60 pagine dedicate alla macchina Jacquard con un bel disegno spaccato dello stesso ed un attenta analisi delle sue parti e del suo utilizzo. Nel 1801 il francese Joseph-Marie Jacquard presentò questo tipo di telaio, dotato di un macchinario che permette, con l’ausilio di una scheda perforata, la movimentazione automatica dei singoli fili di ordito e che rivoluzionò il campo dell’industria tessile. Rarità bibliografica in perfette condizioni di conservazione.

270 euro

9) MUSICA ARPA ARPISTI SHARP SPARTITI MILANO CONSERVATORIO LA SCALA TEATRO

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Bovio Angelo,IMG_3865_clipped_rev_1

La Follia Capriccio Fantastico per Arpa composto e dedicato alla sua distinta allieva Signorina Carlotta Moretti da Angelo Bovio, Professore nel R. Conservatorio di Milano.

Milano, Stabilimento Musicale F. Lucca, S. data (ma 1850 circa).

In folio; (3), 2-18, (4) pp. Brossura editoriale verde con titolo, autore, stampatore e dedica in caratteri policromi, impressi al piatto anteriore. Il tutto entro bella legatura coeva in piena tela con titolo impresso in oro, entro cornice a secco. Un piccolo difetto al dorso con fessurazione nel margine basso della cerniera e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Esemplare donato dall’autore ed appartenuto, come da fascetta nel margine basso del frontespizio, alla stessa dedicataria dell’opera che fu nota arpista milanese Carlotta Sormani-Moretti che fu prima arpa in numerose rappresentazioni operistiche della metà dell’ottocento. Prima edizione di questo “Capriccio” opera di uno dei più celebri arpisti ed insegnanti d’arpa europei dell’ottocento. Angelo Bovio (1824-1909) fu a lungo, insegnante di Arpa al Conservatorio di Milano e arpista al Teatro La Scala. Fra gli altri, fu insegnante di un altro celebre arpista, Luigi Maurizio Tedeschi (1867 – 1944). Lo stile del tutto personale nelle composizioni di Bovio si riflette, al massimo, nelle sue composizioni brevi, dove il gusto tardo-romantico dell’autore, riesce al meglio a trasparire dalla musica. Bovio fu conosciuto in tutta Europa, come uno dei massimi suonatori di arpa ed il suo servizio di insegnamento, venne richiesto da alcune delle più importanti famiglie nobili europee. Opera molto rara, appartenuta ad importante musicista e donata direttamente dall’autore.

150 euro

10) LETTERATURA INGLESE PRIME EDIZIONI ITALIANE POESIA ROMANTICISMO

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Byron Gordon George, Isola Pietro,

Poemi di Lord G. Byron trodotti dall’originale inglese da Pietro Isola Socio Corrispondente della R, Accademia delle Scienze ed Arti di Alessandria,

Torino, Presso Giuseppe Pomba, 1827

In 4° piccolo; 204, (4) pp. Legatura coeva in mezza-pelle con autore e titolo e filetti in oro al dorso. Piatti foderati in carta marmorizzata coeva. Tagli spruzzati. Un forellino all’cchietto dove è in parte cancellata la lettera N del nome di Byron nell’occhietto “Poemi di Lord G. Byron”. Antico timbretto di biblioteca circolante faentina all’occhietto e nella pagina di dedicatoria. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione italiana di questa traduzione delle celeberrime opere di Lord Gordon George Byron, Il prigioniero di Chillon, Parisina, L’assedio di Corinto e il canto Lara, nella traduzione ad opera del celebre letterato originario di Novi Ligure, Pietro Isola (31IMG_3813_clipped_rev_1 dic. 1785 -) discendete da un’antichissima e nobile famiglia ligure. Militante della Giovine Italia ebbe un ruolo, seppur non di primissimo piano, nella congiura che sconvolse l’esercito sardo, nel quale ricopriva il grado di Tenente e di aiutante di Campo del Genrale V. Casazza di Valonte nel 1833. Denunciato da un sergente, venne arrestato il 16 maggio del 1833. Giudicato, venne condannato alle dimissioni del grado e all’espulsione dell’esercito e poi gli venne assegnata una pensione annua di 300 lire ed ingiunto il domicilio coatto a Novi. In letteratura compose diverse liriche e tradusse dall’inglese, lingua che padroneggiava notevolmente. La sua traduzione di queste opere di Byron parteciò a far conoscere il grande poeta inglese, al pubblico italiano. L’opera contiene: Dedica del traduttore all’avv. Fernando Isola – Il prigioniero di Chillon (con dedica del traduttore all’illustrissima signora contessa Ottavia Masino-Giglio di Mombello nata Borghese); Parisina (con dedica del traduttore all’ornatissimo signore D. Luigi Richeri, pastore arcade e socio delle altre piu’ distinte accademie d’Italia); L’assedio di Corinto (con una introduzione del traduttore e una notizia istorica); Lara (canto I e canto II, con dedica del traduttore alla ornatissima signora Gabriella Buonvicino nata Goffi). Prima edizione italiana.

100 euro

11) PINOCCHIO ILLUSTRATORI BERGAMO EDIZIONI CELEBRI

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IMG_3843_clipped_rev_1Collodi Carlo,

Le Avventure di Pinocchio Storia di un Burattino con disegni e tavole policrome fuori testo del pittore G. Galizzi, Presentazione di Renato Simoni,

Torino, Milano, Genova ecc., Società Editrice Internazionale, s. data (1951)

In 4° grande; XIII, (3), 246, (2) pp. e numerose tavole policrome fuori testo. Ristampa della prima edizione del 1942 di questo Pinocchio, illustrato dal celebre pittore Giovanni Battista Galizzi (1882-1963) che fu tra i fondatori della Società degli Acquafortisti di Bergamo. L’opera in buone-ottime condizioni di conservazione, presenta numerosissime tavole intercalate nel teso, in color seppia. Bell’edizione di Pinocchio.

60 euro

12) GIAPPONE JAPAN PRIME EDIZIONI STATISTICHE STATISTICA ECONOMIA

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IMG_3838_clipped_rev_1Cabinet Imperial Bureau del la Statistique Generale,

Resume Statistique de L’Empire du Japon, 28° anne,

Tokio, Bureau de Statisque de L’Empire du Japon, 3° Annee de Taisho, 1914

In 4°; XVIII, (2), 204, (2) pp. Legatura editoriale in mezza-tela IMG_3840_clipped_rev_1con titolo in francese e giapponese, applicato al piatto anteriore, qualche lieve difetto. Qualche segno del tempo ma nel complesso, buon esemplare. Prima ed unica edizione della 28° annata di questa che rappresenta una delle principali fonti statistiche sul Giappone dell’inizio del secolo che contiene essenziali dati sul territorio, la popolazione, l’agricoltura e l’industria, il commercio, le poste e telegrafi, i trasporti terrestri, la navigazione, le banche, l’istruzione pubblica, il culto, la sanità pubblica, la polizia, la giustizia, l’esercito, la finanza, l’amministrazione e la politica giapponese dell’epoca.

130 euro

13) STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI CUPRAMONTANA ANCONA MARCHE CAMALDOLESI EREMITI

IMG_3837_clipped_rev_1Manicucci Francesco,

Memorie Istoriche de’ Beati Giovanni e Matteo da Cupra-Montana Eremiti Camaldolesi,

In Cesena, Per gli Eredi Biasini all’Insegna di Pallade, 1790

In 4°; (2 b.), 40, VI, (2 b.) pp. Cartoncino d’attesa coevo un leggerissimo alone al margine interno bianco di alcune carte, ininfluente e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Ex-libris privato applicato al piatto IMG_3836_clipped_rev_1interno. Prima ed unica edizione di quest’opera, scritta dal noto storico cuprense, Don Francesco Menicucci dedicato alla vita dei due Beati eremiti camaldolesi, Giovanni e Matteo da Cupra-Montana che furono coloro che scavarono le grotte sulle quali sorge oggi, l’eremo dei Frati Bianchi nei dintorni di Cupramontana (Massaccio fino al 1861) comune in Provincia di Ancona. I due eremiti camaldolesi Giovanni Maris e Matteo Sabbatini scavarono le grotte verso la fine del XIII secolo e vi abitarono per tutta la loro vita, iniziando a diventare molto famosi nel territorio circostante per le loro grandi doti umane. L’opera ripercorre la storia dei due beati e del territorio dove portarono avanti il loro romitaggio e ricostruendo anche le traslazioni delle reliquie dei due beati. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione di questa importante fonte per la storia locale delle marche e di Cupramontana.

200 euro

14) ARCHITETTURA PRIME EDIZIONI ARCHITETTI PARLAMENTO ROMA AULA PARLAMENTARE STORIA ARCHITETTONICA ROMANA

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Neri Urbano,

Relazione sullo Studio della Nuova Ala del Parlamento in Roma, Concorso Nazionale 1897

Napoli, Stab. Tip. Cav, G. Salvati, 1897

In 4° oblungo; (8) pp. e 14 c. di tav. con fotografie in genere delle planimetrie ma anche una dell’interno della “Nuova Aula del Parlamento in Roma. Legatura editoriale in piena tela senape con titolo impresso in nero al piatto anteriore. Dedica dell’Aerchitetto Neri all’Onorevole Conte Saladino Saladini, Senatore del Regno datata Napoli 1900. Timbretto privato dell’architetto al frontespizio. Un leggero alone al piatto anteriore ma all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione rarissima, un solo esemplare censito in ICCU, di questa relazione del progetto per l’ammodernamento del Parlamento Italiano. L’opera venne composta per partecipare al concorso per la “Nuova Aula sede Parlamantare, tenne per capi di guida, l’alto scopo cui la nuova Aula deve servire, seguendo pure uniformemente i tassativi dati del programma di concorso; ed ebbe altresì presente di svolgere i seguenti criterii di pratica attuabilità: A ridare completamente all’edificio tutta l’area del suo cortile come nello stato primitivo, per avere ampia aria e luce nei suoi circoscritti ambienti; e così ottenendo il desiderio completo che l’onorevole Commissione indicava nel programma di concorso” dall’introduzione del progetto. Urbano Neri fu noto architetto e a lui si devono diverse pubblicazioni in materia di architettura come la lo “Studio del Ponte Vittorio Emanuele sul Tevere in Roma” edito nel 1901, “Relazione sull’edificio per la sistemazione di Piazza Colonna in Roma” 1890, “L’architettura in rapporto alla sua evoluzione storica” 1901 o lo “Studio tecnico di un tipo di fabbricato ad uso di abitazioni civili per la capitale, con nome di capitolato d’appalto a forfait” 1908, o anche, “Il nuovo piano regolatore della capitale e suo svolgimento edilizio” edito nel 1907. Opera rarissima. Rif. Bibl: IT\ICCU\RMS\2862624.IMG_3822_clipped_rev_1

340 euro

15) MUSICA MOZART OPERA MUSICOLOGIA BIOGRAFIE EPISTOLARI

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IMG_3818_clipped_rev_1Lichtenthal Pietro,

Mozart e le sue creazioni : memoria scritta in occasione dell’inaugurazione del suo monumento a Salisburgo in settembre del 1842 del dottore Pietro Lichtenthal

Milano, Dell’I. R. Stabilimento Naz.e Privileg.o di Giovanni Ricordi, 1842

In 8° grande; 42, (2) pp. e una c. di tav. fuori testo. La pagina non numerata 5-6 è un foglio più corto di margini che contiene una citazione di De Mosel. L’opera è dedicata a Liszt. Brossura editoriale con titolo, autore e stampatori impressi in nero, entro cornice al piatto anteriore. Rinforzo al dorso. La tavola fuori testo contiene una partitura musicale di Mozart. Alla seconda pagina bianca, note antiche biografiche di Mozart chiosate a matita da mano coeva. Un leggerissimo alone al margine alto e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questa “memoria” dedicata all’opera musicale e alla vita del grande compositore e musicista austriaco, Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791). Il volume contiene anche la traduzione di alcune lettere originali di Mozart ed è scritto da Pietro Lichtenthal, nato a Preßbourg (l’attuale Bratislava) il 10 maggio 1780. Lo scritto vide la luce nel 1842 in occasione dell’inaugurazione della monumento a Mozart inaugurato a Salisburgo nel settembre del 1842. Lichtenthal si laureò in medicina nel 1810 presso l’ateno viennese e si trasferì, poi, a Milano dopo poco tempo. Qui arrivò a ricoprire la carica di cesore del regno Lombardo-Veneto e vi risiedette fino alla sua morte avvenuta nella notte del 18 agosto del 1853. Personaggio di estrema ed eclettica erudizione, fu autore musicale apprezzato (ad esempio 7 suoi balletti vennero rappresentati alla Scala) e di diverse opera di critica musicale e di tecnica musicale. Non dimenticò nemmeno la sua natura di medico, pubblicando un interessante studio di musicoterapia. Scrisse anche di geografia, astronomia e botanica. Grande estimatore della musica di Mozart, scrisse alcuni studi su di lui e partecipò a farne conoscere il lavoro, negli ambienti milanesi. Quest’opera e’ discretamente rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0135616.

130 euro

16) LIBERTY ART DECò ARTI FIGURATIVE RIVISTA D’ARTE PRIMA ANNATA

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IMG_3835_clipped_rev_1AA. VV.,

Il Giovane Artista Moderno. Anno I. 1902 annata completa a parte il numero 1 qui assente, per un totale di 23 numeri (il numero 17 e 18 sono uniti in un unico numero) e 5 numeri del 1903 dal primo al sesto, escluso il numero 4 mancante.

Venaria Reale, Tip. R. Streglio, Tip. G. Derossi, 1902-1903

In oblungo verticale in 4° grande; 278 pp. per la prima annata e 60 pp. per la seconda annata. Ogni numero presenta la sua brossura editoriale. Rarissima prima annata completa di una delle riviste Liberty italiane più note. La rivista riporta bellissime tavole in monocromia che illustrano l’applicazione del gusto Liberty alle più svariate categorie artistiche e merceologiche come disegni, dipinti, sculture, fregi ornamentali, frontespizi e ornamenti di volumi a stampa, orologi, pendenti, spille, fibbie, lampade, lavori in ferro battuto, mobili, cancelli, arredamenti d’interni, ceramiche, camini, portafogli, cartelli pubblicitari, particolari architettonici, cuscini, portaritratti, tombe e sepolcreti di famiglia, ringhiere, ecc. Questa rivista che in seguito avrebbe preso il nome di “L’artista Moderno”, rappresentò, all’inizio del novecento, uno dei principali diffusori della cultura Liberty in Italia. Ad essa collaborarono molti artisti fra i quali si IMG_3829_clipped_rev_1possono ricordare Edoardo Rubino, Raimondo D’Aronco, Cesare Ferro, Giacomo Cometti, Frattly Carlo, Liré Agostino, Pizio Oreste, Pietro Vassallo, Vittorio Vulten, Edoardo Cotti, Anton Maria Mucchi, Ferrucio Pesenti, Vacchetta Giovanni e la pittrice Lisa Chiappori, Cesare Giris, ecc. L’idea del giornale era molto ambiziosa e si prefissava di “Lanciarsi nell’avvenire”. Si legge, dal secondo numero, nell’apertura di apertura posto al recto della brossura”E sorte non meno degna doveva giustamente essere riservata ad un giornaletto come il nostro, che modesto ed inceerto ancora assai nella sua andatura, pure è (pare impossibile!), l’unico giornale italiano, totalmente illustrato di arte moderna. Gli stranieri ci insegnarono, ad umiliazione nostra, a fare grandi e ricchi giornali illustrati di arte moderna, e noi purtroppo, non abbiamo imparato che a pagarli. Ma in questo modo ed a prezzi elevati è impossibile la diffusione fra il grande pubblico, il pubblico dei giovani sopratutto, il quale solo per mezzo di un giornale di poco costo può essere messo in diretto contatto con le nuove produzioni d’arte, le quali tanto più metteranno radice quanto più esteso sarà il campo di conoscenza d’affetti e di confidenza che sapranno accaparrarsi tra di esso”. Raro insieme in non comuni condizioni di conservazione.

130 euro

17) SALMI BIBBIA EBRAICA TESTI DAVIDICI MUSICA SACRA LEGATURA PREGIATA

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IMG_3810_clipped_rev_1Les Psaumes de David mis en Vers Francois, Revus et approuves par les Pasteurs et Professeurs de l’Eglise et de l’Academie de Geneve.

A Lausanne, Chez Henri Vincent, Imp. L., 1807

In 12°; 720 pp. e una c. di tav. in antiporta. Legatura in marocchino rosso con cornice in filetto in oro ai piatti. Titolo e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con bella cartaIMG_3809_clipped_rev_1 marmorizzata coeva. Nota manoscritta coeva alla prima carta bianca Frontespizio entro cornice xilografica. “Le Psaume appartient à moi Caroline Peyrot da Tegnand si ja vant a la perdre …”. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di questa bell’edizione dei “Salmi” con le partiture musicali degli stessi. Scritto in ebraico vi sono varie ipotesi sulla sua redazione. Secondo la tradizione più accreditata dalla maggior parte degli studiodi l’opera venne composta, raccogliendo diversi testi di varia origine, in Giudea sul finire del III° secolo a. C. L’opera è composta da 150 capitoli con un salmo o inno, ognuno finito in sé. Vi sono salmi di lode, altri di supplica ed altri ancora che contengono meditazioni sapienziali. Il Libro dei Salmi è, infatti, incluso fra i libri detti “Sapienziali” ed è anche conosciuto come Lode o Salteri. Bell’edizione in pregiata legatura coeva i marocchino rosso.IMG_3807_clipped_rev_1

70 euro

18) ARCHITETTURA INDUSTRIALE CIVILE STORIA DELL’INDUSTRIA ITALIANA MILANO AOSTA INGEGNERIA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE ARCHITETTI GIO PONTI PORTALUPPI

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Due corposi album in oblungo di interesse architettonico – ingegneristico – industriale

Società Anonima MAGNAGHI BASSANINI (SAMB),

Bassanini Impresa di Costruzioni S. p. A. Costruzioni civili – Industriali – Idrauliche – Grandi Opere in Cemento Armato”; Società Azionaria Lavori Estero Milano, Costruzioni Civili – Industriali – Idrauliche – Idroelettriche – Stradali – Ferroviarie

S. luogo (ma Milano), S. stampatore, S. data (ma 1950 circa)

In oblungo (19,5×28,5 cm il primo album; 20,5×29,5 cm il secondo album); (36) pp. con elenco delle opere realizzate dalla ditta, (100) cc il primo album; (115) cc. Il secondo volume. Brossura editoriale nera con titolo impresso in oro al piatto anteriore al nel primo album e brossura coeva grigia muta al secondo volume. Esemplari in ottime condizioni di conservazione. Le prime 36 pagine con l’elenco delle opere realizzate con Designazione del Lavoro, Località, Stazione Appaltante, Progettista Ingegnere o Architetto o Consulente Tecnico. Le 100 tavole che seguono sono dedicate a raccogliere 100 magnifiche foto in bianco e nero di architettura industriale, edifici pubblici, ponti ed edifici civili realizzati dalla Bassanini tra gli anni venti e la fine degli anni quaranta. Rarissimo campionario di una delle più importanti ditte del panorama milanese del novecento. La Bassanini costruzioni, fu fondata da Antonio Bassanini (1899-1977). Di umili origini, Antonio Bassanini nacque nel 1899. Il padre era un umile casaro della provincia milanese che muore quando Antonio ha soli 4 anni. La madre cresce, tra enormi sacrifici, lui ed i suoi 5 fratelli portando avanti l’attività del marito. Inizia fin da piccolo a studiare da capomastro. Fondata la sua ditta, dopo la fine delle prima Guerra Mondiale, entra in contatto con il mondo dei grandi architetti ed ingegneri che operano nel territorio milanese, facendosi apprezzare per la serietà ed affidabilità, diventando interlocutore e costruttore di fiducia di personaggi come Portaluppi, Gio Ponti, Muzio prima e più avanti anche, di Mattioni, Caccia Dominioni, Magistretti. E’ da ricordare in particolar modo, la grande amicizia con il professore Arturo Danusso, docente al Politecnico di Milano di Scienza delle costruzioni. E’ nel periodo compreso tra gli anni trenta ed il primo dopoguerra del secondo conflitto mondiale che la ditta Bassanini inizia a prender una posizione rilevante nella costruzione, prima e ricostruzione e trasformazione, poi, di Milano. Antonio Bassanini si muove con ugual maestria negli ambienti politici ed in quelli culturali milanesi, facendo divenire la sua ditta una delle più importanti nella realizzazione di edifici pubblici, privati e di architettura sociale del territorio milanese tanto da essere considerata una delle principali realizzatrici della trasformazione architettonica milanese dellaIMG_3795_clipped_rev_1 seconda metà del novecento. A loro si devono stabilimenti della Pirelli, quelli della CGE-Ansaldo, dell’Innocenti, della Bianchi e della Carlo Erba a Milano, ad esempio. Nel settore residenziale, invece, sono loro a realizzare il bugnato di via Lanzone, il curtain wall di corso Europa, il consolidamento del campanile di Sant’Ambrogio e le costruzione delle nuove chiese del cardinal Montini. Fra le foto degli edifici realizzati presenti nel catalogo: Il Palazzo in Milano posto in Corso 22 marzo al numero 43; Lo Stabilimento di Milano dei Monopoli di Stato; Il Palazzo di Via Monterosa all’angolo con Via Domenichino 2/4; Il Palazzo Ricevimenti e Congressi dell’Esposizione Universale di Roma; Il palazzo della Soc. Magazzini Generali dell’Italia Meridionale ed Insulare di Napoli; l’Ospedale Mauriziano in Aosta; Il Sanatorio Carlo Forlanini di Roma; Il Palazzo di Piazza Fontana – Via Arcivescovado a Milano proprietà dei F.lli Ghidoli e Fabbriceria Duomo; Il Palazzo Istituto Naz. Fascista Previdenza Sociale a Bolzano; Il Palazzo I.N. A. a Bolzano; Lo Stabilimento Industriale Soc. “Zanoletti” F.A.C.” a Milano;Le Casarme Funzionali di Padova; Fabbricati dell’aeroporto di Casalle Torinese per l’Areonautica Italiana”; Stabilimento di Filatura di Grignasco (Novara); Palazzo in Padova Sede dell’Ist. Naz. Fascista Previdenziale Sociale”; In viale Coni Zugna 29 la Domus Adele di Gio’ Ponti costruita da SAMB nel 1934; Il palazzo di Milano sede del Banco di Roma; Istituto Edilizia Economica e Popolare; Palazzo in Viale Belisario; Isolato S. Aventino a Torino; Fiera di Milano Palazzo Elettrotecnica; Fiera di Milano Palazzo del Mobilio; Caserme Funzionali di Padova; Stabilimento Industriale a Borgo S. Dalmazzo (Cuneo) Cementeria della Soc. Italcementi; Stabilimento Industriale Distillerie di Cervignano (Udine); Seminario Diocesano di Bologna; Istituti Elioterapici Pietraligure, Pio Istituto S. Corona; Silos da Grano Rovato; Ponte Carrozzabile ( Agosto sul fiume Isonzo a Gorizia; Ferrovie dello Stato Cavalcavia sulo Scalo Lambrate di Milano; Pontile di approdo idrovolanti a Sesto Calende; ecc. ecc. Scrisse l’Architetto Giovanna Franco Repellini (in un’intervista apparsa su “Il corriere della Sera”), parlando di Antonio Bassanini e della sua impresa di costruzioni: «La figura del costruttore è sempre posta in secondo piano […] La storia di Antonio, specchio di una società che si trasforma, attraversa tutto il Novecento e racchiude le complesse ed agitate vicende che hanno fatto dell’Italia uno straordinario laboratorio sociale e politico. Trasformando un Paese povero in una potenza economica mondiale». Rarissimo campionario in ottime condizioni di conservazione.

350 euro

19) FOTOGRAFIA ALBUM INDUSTRIA RISO RISAIE VERCELLI VINZAGLIO STORIA LOCALE COLTIVAZIONE DEL RISO

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Bellissimo e rarissimo album-campionario fotografico dedicato alla risiera Federico Sella di Vinzaglio ed al territorio circostante

Risiera Federico Sella,

Grandi Stabilimenti per la Lavorazione della Carolina, F. Sella, Vinzaglio-Vercelli (Italia). Riso genuino italiano.

Torino, De Bernardi ottici, S. data (ma 1910 circa)

In oblungo (27×35 cm); (20) cc. ed una fotografia doppia originale aggiunta. Bella brossura editoriale in cartoncino con impresso in oro al piatto anteriore, il titolo e l’immagine di un fascio di spighe di riso. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Magnifico album che raccoglie vedute del territorio di Vinzaglio (il paese, il suo castello, una risaia, la chiesa, ossario dei caduti, uno dei “Cavi” per l’adaquamento delle Risaie) e delle strutture industriali legate alla produzione del riso (Magazzini del Riso “Glacé”, Magazzini del Risone, Brillatoio per il riso “Glacé”, Gli uffici, “Brillatoio per il riso “Camolino”, Particolare del Brillatoio per “Camolino”, Particolare del Brillatoio per “Camolino”, Macchinario per la lavorazione del “Glace”, Macchinario per la lavorazione del “Glace” particolare, Altro particolare del macchinario e dell’interno della struttura industriale, Magazzino del Riso “Glacé”, Treno carico di sacchi di riso, Casa in costruzione per il Personale degli Stabilimenti Sella, Altro edificio facente parte dello stabilimento) della proprietà della Risaia Federico Sella. L’album è realizzato dalla ditta Ottici De Bernardis di Torino che è probabilmente, anche colei che ha realizzato le foto. L’album è stato, probabilmente, con fini pubblicitari dal Cavaliere Federico Sella, proprietario della nota Risaia F. Sella nel territorio di Vinzaglio, nel vercellese. Le strutture industriali sono differenziate in base ai diversi tipi di riso prodotti dalla ditta. L’album rappresenta un’importante fonte storico-fotografica di una delle attività economiche più importante del territorio vercellese e di Vinzaglio. Rarissimo ed in ottime condizioni di conservazione.

330 euro

20) PIEMONTE PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFIC GIOCHI D’AZZARDO GIUOCHI TORINO CHIERI

IMG_3955_clipped_rev_1   IMG_3957_clipped_rev_1Anonimo (Robbio Benevenuto Conte di San Raffaele),

De’ Giuochi di Sorte,

(In Torino : dallo stampatore Mairesse, 1771)

In 8° (18,5×12 cm); 77, (1), (2 b.) pp. Bella legatura coeva in piena pelle marmorizzata con titolo e ricchi fregi in oro ai tasselli. Dorso a 5 nervi. Piatti interni foderati in bellissima carta marmorizzata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Nota manoscritta settecentesca che si richiama ad un famoso detto di Giovenale “Dat veniam corvis, vexat censura columbas” (la censura [la critica] risparmia i corvi, e tormenta le colombe). Firma autografa “Muratori” al frontespizio che si presenta anonimo e senza luogo di stampa, editore ed anno (questi ultimi sono presenti a pagina 77). Rarissima opera dedicata al gioco d’azzardo ed alla sua influenza nefasta sulle persone, uscita anonima a Torino nel 1771. L’opera analizza gli effetti sociali e antropologici del gioco d’azzardo fin nei minimi particolari partendo dall’esperienza della conoscenza diretta dei giocatori e delle sale da gioco piemontesi, dell’autore dello scritto. Scrive l’autore “Chi crederebbe, che i debiti contratti alla Primiera, al Brelano, al Faraone, siano i soli, che non soffrono indugio? Scontarli fra il breve giro d’un gorno è indeclinabil dovere […] Il giuoco allo scoccar delle due ore di notte chiama a rassegna i suoi campioni. Capaci sale illuminate s’ingombrano d’ospitie di condiscepoli. Molte femmine, e molti damerini assai più femmine che le donne medesime, già vi stanno adunati, ciascuno per essere ammirato, e niuno per ammirare. …”. L’opera fu, probabilmente, scritta dal noto letterato, storico, critico letterario, romanziere, fra i primi in Italia e musicista piemontese, Benvenuto Robbio, Conte di San Raffaele (Chieri 27 giugno 1735 – Torino 27 febbraio 1794)IMG_3958_clipped_rev_1. Seguace degli insegnamenti di Lodovico Antonio Muratori fu grande appassionato di storia, sposando le più recenti correnti storiche del suo tempo che attraverso gli studi di Gibbon teorizzarono la centralità dello studio dell’antichità romana per la comprensione della storia italiana ed europea. Fra le opere storiche di Robbio più note, si devono citare “Il Secolo d’Augusto” ed i volumi dei “Piemontesi illustri”. Scrive Andrea Merlotti in “Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 87, (2016)”: “Nei suoi primi trent’anni, Robbio si conquistò un posto di tutto rispetto nella cultura musicale europea, pubblicando a Parigi e Londra diverse raccolte di sonate e duetti per violino e cembalo. Nel 1765 uscirono a Parigi cinque sonate per violino o cembalo e basso continuo. Seguirono le Sei sonate a violino o cembalo (Parigi 1767), Sei sonate a violino solo con basso. Opera Seconda (Parigi 1767 ca.), Sei duetti per due violini. Opera terza (Parigi- Lione 1770; Londra 1770). Charles Burney, che ne conosceva le musiche, lo incontrò a Torino nel 1770 e lo definì «famous dilettante, […] great performer on the violin and a good composer» (The present state of music in France and Italy, Londra 1771-1773, II, pp. 63 s.). Nel 1771 uscì anonimo a Torino il trattato De’ giuochi di sorte, nel quale si illustravano i danni prodotti dai giocatori d’azzardo. Il ruolo dei vari ceti era concepito all’interno di una società divisa in tre fasce: la «primaria», costituita dalle persone che ricoprivano cariche pubbliche, la «mezzana», formata dai nobili che vivevano di rendita, e l’«infima», cioè il popolo, fra cui la prima e la terza indispensabili sotto qualsiasi governo. Sfiorando temi sociali analoghi, fin dal 1764 Robbio si era dedicato a un poemetto intitolato L’Italia, che pubblicò, con un altro componimento poetico dal titolo La legislazione (un elogio delle riforme legislative di Vittorio Amedeo II di Savoia), nel 1772 in una raccolta di Versi sciolti. Il poemetto riprendeva spunti toccati in Il secolo di Augusto, tratteggiando un’interpretazione delle vicende italiane secondo una linea di sviluppo (segnata dall’epoca augustea) e di progressiva decadenza (nel Seicento)”. Opera rara, in prima edizione ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\003283.IMG_3956_clipped_rev_1

400 euro

21) LIBERTY ARTE INDUSTRIALE MILANO PAVIMENTI MARMETTE LAVORI IN CEMENTO INDUSTRIA STORIA

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IMG_3784_clipped_rev_1Ing. S. Ghilardi & C.,

Lavori in cemento, Pavimenti. Milano con stabilimenti in Milano, Bergamo, Genova, Napoli, Palermo, Consorella a Bruxelles casa fondata nel 1876. Album dei Pavimenti.

Milano, (Ghilardi), 1934

In oblungo (22,5×14,5 cm); (100) cc. Legatura editoriale coeva in piena tela con titolo bianco impresso al piatto anteriore, entro cornice liberty a secco e borchie in metallo. Piega a metà dell’album. Ultima e più completa edizione di questo campionario delle marmette per pavimenti di gusto Liberty, proposte dalla note ditta milanese Ghilardi. Tutte le tavole sono in cromolitografia. L’opera comprende la descrizione delle mattonelle, marmette in mosaico alla veneizana, lasterlle pietrini lastre masselli e sideroliti. Magnifici i colori delle tavole. Al recto di ogni tavole impressa la firma della ditta che presenta il prodotto la “Ing. S. Ghilardi & C., Milano”. Nelle prime tre pagine di testo sono presenti i Gran Premi conseguiti dalla ditta all’Esposizione Internazionale di Milano (1906) sezione strade, Sezione arte decorativa, all’Esposizione Internazionale di Marina tenutasi a Genova nel 1914, nella sezione Igiene Marinara; la Medaglia d’Oro della Camera di Commercio di Milano; diploma d’onore all’Esposizione di Chicago 1892, Agricola di Palermo 1902, di Brescia 1904, Agricola di Catania 1907, Campionaria di Massa 1913; Le medaglie d’oro all’Esposizione di Palermo 1891-1892; Esposizione Italo-Americana di Genova 1892; Internazionale del Progresso di Parigi 1893; Universale di Amsterdam 1895; Esposizione Centro America Guatemala 1897 ecc. ecc. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione di campionario Liberty raro.

130 euro

22) CONDANNA A MORTE REGICIDIO DETH TORTURE TORTURA RARITA’ BIBLIOGRAFICA EXECUTION

IMG_3129_clipped_rev_1 IMG_3131_clipped_rev_1IMG_3132_clipped_rev_1IMG_3133_clipped_rev_1     Anonimo,

Relazione della funesta esecuzione della sentenza contro Roberto Fr=co Damiens del 28 Marzo 1757.

In Milano, Ala Piazza de Mer: p. M. A. D., S. data (ma 1757)

In folio (45,2×35,5 cm); folio volante. Alcune piccole mancanza di carta al margine esterno sinistro, ininfluenti. 4 piccolissimi forellini in corrispondenza di una piega del foglio del tutto ininfluenti. Antichi e leggerissimi segni di piegatura del foglio ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissimo. Magnifico foglio volante stampato in occasione dell’esecuzione di Roberto Francesco Damiens per il fallito attentato a Luigi XV (nel foglio qui stampato viene erroneamente indicato come Ludovico XV). L’opera descrive per filo e per segno gli avvenimenti e tutte le terribili torture alle quali venne sottoposto Robert-François Damiens (La Thieuloye, 9 gennaio 1715 – Parigi, 28 marzo 1757). Damiens fu l’ultima persona in Francia ad essere stato giustiziata con il metodo dello squartamento. Robert-François nacque in una famiglia di poveri contadini e si arruolò, assi giovane, nell’esercito. Dopo aver prestato il sevizio militare, entrò al servizio presso il collegio dei gesuiti di Parigi come domestico. Da questo posto di lavorò venne allontanato, probabilmente per la sua cattiva condotta ed entrò a servizio di Madame de Sainte-Reuze, amante del marchese Marie-Constance Filleul de Marigny. Anche qui sembra che creò dei problemi, tanto da essere allontanato su decisione dello stesso Marchese. Non migliore fortuna ebbe in altri vari impieghi tanto che ormai era chiamato con il soprannome di Robert Le Diable. Le ragioni per le quali il condannato ideò l’attentato sono tutt’oggi molto dibattute ed incerte. Probabilmente, queste sono legate alle dispute fra clero e corte reale che caratterizzarono la Francia dell’epoca. Damiens sostenne sempre di non aver voluto uccidere il Re ma solo di aver provato solo a spaventarlo e la piccola lama con la quale l’attentatore colpì il monarca, sembra confermare le sue parole. L’attentato avvenne alle 17.45 del 5 gennaio del 1757 al Trianon. Appena il re scese dalla carrozza, Damiens si aprì un varco fra la folla e si gettò sul sovrano colpendolo e ferendolo, in modo lieve al fianco. Arrestato dalle guardie reali, il colpevole venne portato nella prigione di Versailles mentre il re viene curato dal suo chirurgo che lo informa, subito che la ferita non è grave e che la lama non era avvelenata. Nella prigione, quasi subito, iniziano le torture sul colpevole alIMG_3136_clipped_rev_1 quale vengono bruciati piedi e polpacci con un ferro rovente per fargli fare i nomi di altri cospiratori. Damiens non fa nomi e nega la presenza di altre persone nell’elaborazione dell’attentato. Durante il processo, risultò subito evidente che il re era favorevole al perdono ma il parlamento che voleva ingraziarsi il sovrano, fu senza scrupoli e pietà. Nel frattempo, nei giorni susseguenti l’attentato, anche tutta la famiglia di Damiens venne arrestata. Nonostante le torture alle quali venne sottoposto, Damiens continuò a sostenere di aver fatto tutto da solo, di non aver voluto uccidere il re ma solo di aver, con il suo gesto, voluto spingere il sovrano ad aprire gli occhi sulla miseria nella quale erano costretti a vivere i poveri. IMG_3134_clipped_rev_1Sosteneva anche che non ci sarebbe stata pace sociale fino a quando la chiesa ed il clero non si fossero sottomessi alla volontà del parlamento. Nelle carte del processo, risulta chiaro come per i magistrati, Damiens fosse solo un folle ed ignorante esaltato dalla mal comprensione di discorsi che aveva potuto ascoltare, durante il suo lavoro a servizio di diverse personalità. Dato però che molti giudici erano membri del parlamento e che Damiens spesso sosteneva in toni entusiasti la supremazia del parlamento sul clero ed anche sul sovrano, gli stessi membri del parlamento, per timore di essere accusati in qualche modo di vicinanza all’attentato, furono assolutamente rigorosi e spietati. Da qui la condanna a morte con il supplizio peggiore che potesse essere inflitto, lo squartamento. Il 28 marzo 1757, alle tre del pomeriggio, Damiens fu condotto sulla Place de Grève, oggi Place de l’Hôtel-de-Ville, a Parigi, dove ebbe luogo l’esecuzione davanti ad una folla immensa, fra la quale si trovava anche Giacomo Casanova. Per prima cosa gli venne bruciata la mano con la quale aveva colpito il sovrano, con lo zolfo. Poi il boia, con 16 assistenti, proseguì con i supplizi per quasi 10 ore durante le quali, molte persone dovettero distogliere lo sguardo da quello che stava succedendo per l’orrore rappresentato. La stessa corte francese, in seguito, volle stendere un velo pietoso sull’atrocità dei fatti e sulla presenza di numerose nobildonne che osservarono la scena. Poche furono le voci che insorsero contro l’orrore della sentenza se non quella di Casanova e di alcuni illuministi. La vicenda rimase nella memoria collettiva tanto che numerosi sono gli scrittori che si sono dedicati alla vicenda, fra i quali Michel Foucault a Peter Weiss. Rarità bibliografica.IMG_3130_clipped_rev_1

1.600 euro

23) MODENA DUCATO ESTENSE CARTOGRAFIA GEOGRAFIA ISOIPSAE VANDELLI RARITà FERRARA GARFAGNANA MASSA CARRARA LUNIGIANA ESTENSI ESTE

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IMG_3399_clipped_rev_1Vandelli Domenico

Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena in Italia, Delineati colle strade principali, e parti de’domini circonvicini, All’Altezza Serenissima di Francesco III Duca di Modena, e Reggio XII, e della Mirandola II. Principe di Carpi, e Correggio ec. Marchese d’Este, e della Concordia, Conte di Novellara, ec. e Generalissimo dell’Esercito del Re di Spagna in Italia, Dall’umilissimo, divotissimo, e riverentissimo servidore, e suddito Domenico Vandelli.

Ferrara, Andrea Bolzoni Incisor Ferrarese intagliò, 1746

In folio imperiale 110×71 la carta, 134×94 cm la cornice. Presente anche la custodia originale della carta con cartiglio manoscritto coeva ad uno dei piatti. Carta a riquadri, applicata su supporto coevo in tela per poter essere portata dietro ripiegata. Qui presente anche la custodia coeva in piena tela Qualche lieve difetto e segno del tempo ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di una delle più importanti carte del ducato estense, opera del celebre scienziato, cartografo, matematico e accademico italiano, Domenico Vandelli (Levizzano Rangone in provincia di Modena, 1º marzo 1691 – Modena, 21 luglio 1754. Vandelli nacque in una nobile famiglia modenese. Fin dalla giovane età dimostrò un grande interesse e notevoli doti per gli studi classici, letterari, scientifici e ingegneristici. Preso l’abito talare studiando dai gesuiti, divenne ben presto Abate. All’università studiò filosofia, matematica e teologia avendo importanti maestri come il matematico DomenicoIMG_3400 Corradi d’Austria e Ludovico Antonio Muratori. Con il Muratori intrattenne per tutta la vita rapporti continui cooperando con questi, in ambito letterario e degli studi storici. Grazie alla sua fama ed ai numerosi studi, il Duca di Modena gli assegnò la cattedra di matematica e ingegneria all’Università di Modena e lo nominò Geografo ed Antiquario di corte. Grazie alla carica di ispettore dei fiumi e delle bonifiche ducale che lo portò spesso in giro per i territori ducali, ottenne un’approfondita conoscenza del territorio ducale. Uomo dalla grande erudizione era in grado di tradurre testi dal latino, dal greco, dall’ebraico e dal siriaco. Durante la sua vita, scrisse portò avanti e pubblicò anche studi in materia di architettura, storia, letteratura, scienze naturali e di archeologia. Ai suoi rinvenimenti archeologici, ad esempio, si deve la fondazione della Sala Lapidaria del Museo Arcivescovile di Ravenna che risale al 1734. Nel 1725, anche su mandato del Duca di Modena, intraprese un lungo viaggio presso le principali corte europee per promuovere gli interessi del ducato estense ma anche per acquisire le più recenti scoperte scientifiche e letterarie che lo portarono a contatto con le più eminenti menti europee dell’epoca. Fra i vari campi dove Vandelli lasciò il segno, è proprio la cartografia quella dove diede un contributo importantissimo. Sulla scorta del Muratori, Vandelli intuì l’importanza della cartografia come strumento di progettazione e la realizzazione delle vie fluviali e di terra che avrebbero, poi, dovuto incrementare l’economia e la potenza militare ducale. Fu lui che IMG_3398_clipped_rev_1introdusse in cartografia delle linee di livello, note, all’epoca, come Isoipsae Vandellis. Vandelli, attraverso una serie fitta di triangolazioni riportate sul terreno, riusciva a riportare, misure con una percentuale di esattezza non ottenuta fino ad allora. L’introduzione delle linee di livello portarono la cartografia a privilegiare l’aspetto geografico su quello artistico creando carte molto più aderenti alla realtà geografica di quelle realizzate prima di allora. A lui si deve anche la realizzazione della celebre via Vandelli, una delle più ardite prove di ingegneria civile dell’epoca che collegava Modena a Massa e che realizzò insieme al magistrato di guerra Alessandro Sabbatini e al commissario generale Alfonso Vincenzo Fontanelli. Come ben scrive Roberto Marcuccio, nella voce dedicata a Domenico Vandelli nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 98, edito da Treccani nel 2020: “La carta degli Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena in Italia. Delineati colle strade principali e parti de’ Dominj circonvicini di Vandelli, incisa a Ferrara da Bolzoni nel 1746, pur con intenti politici e celebrativi, derivava – unica nella cartografia modenese a stampa del Settecento – dalla conoscenza diretta dei luoghi e da un lavoro di rilevamento durato circa vent’anni”. Paola Foschi scrive: “Questa eccezionale carta corografica, che cioè descrive un’ampia regione, dei territori del ducato estense, da Modena e Reggio alla Lunigiana e Garfagnana fino a Massa e a Carrara, è insieme un’opera all’avanguardia nella rappresentazione del terreno. (…) La particolarità di questa pianta è il fatto che il suo autore, l’abate Domenico Vandelli, appoggiò la rappresentazione ad una serie di triangolazioni sul terreno che gli permisero di riportare esattamente le distanze fra i punti e soprattutto le altezze relative. In questo modo la rappresentazione del rilievo non è solo espressiva ma è anche tecnica, matematicamente ineccepibile” (Paola Foschi, “Oltre i confini: da Modena e da Reggio lungo le strade d’Europa” in Quaderni IMG_3398_clipped_rev_1Estensi n. 5 (2013). Una delle più importanti carte geografiche italiane, rara a reperirsi. Rif. Bibl.: Riferimenti bibliografici: nella collezione Forni c’è una copia di questa mappa (Bibl. Forni 18.302 (5). https://n2t.net/ark:/65666/v1/13664 : “Tecnica: incisione su rame. Orientamento: Nord; Scala grafica: all’interno della cornice con il testo per il lettore si trova una scala grafica in miglia comuni d’Italia. Cartiglio: in alto a destra si trova una cornice riccamente decorata all’interno della quale sono riportati il titolo della mappa e la dedica a Francesco III da parte di Domenico Vandelli. Sopra la cornice è rappresentato lo stemma degli Este, mentre alla base due immagini allegoriche del fiume Panaro e del Secchia. Sotto il titolo è rappresentata una veduta prospettica della città di Modena. In basso a sinistra è rappresentata una seconda cornice all’interno della quale è riportato un testo di spiegazione indirizzato al lettore, oltre alla scala grafica”.IMG_3879_clipped_rev_1

1.500 euro

24) CACCIA LETTERATURA VENATORIA PRIME EDIZIONI VENARIA REALE ARTE VENATORIA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE AUTOGRAFI TORINO HUNTINGIMG_3328_clipped_rev_1IMG_3329_clipped_rev_1IMG_3331_clipped_rev_1IMG_3327_clipped_rev_1

IMG_3325_clipped_rev_1Renault Arturo (Rusticus),

Fra un Tiro e l’Altro per Arturo Renault,

In Firenze, Pei Tipi dell’Arte della Stampa, 1879

In 8°; 288, (2) pp. Brossura editoriale con tiolo, autore, editore e fregio a tema venatorio, impresso in rosso e nero entro cornice al piatto anteriore. Rinforzo in carta marmorizzata al dorso. Dedica autografa dell’autore alla prima carta bianca. Qualche macchiolina, qualche lieve fioritura, non significativa e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione, una seconda edizione assai più comune uscì nel 1905, di quello che è considerato il primo libro italiano di memorie sulla caccia scritto da quello che è considerato l’iniziatore della moderna letteratura venatoria italiana Arturo Renault. L’autore, di origine francese, era figlio del capo-guardiacaccia delle Reali Tenute della Veneria chiamato direttamente da Vittorio Emanule II. ArturoIMG_3333_clipped_rev_1 Renault, da autodidatta, imparò la lingua italiana. A lui si devono numerose opere e diversi articoli venatori su vari quotidiani e periodici che a partire dal 1870 erano apparsi in Italia. Celebri sono i suoi articoli sulla rivista Diana (della quale fu anche direttore). La sua opera letteraria gli diede notevole fama nel mondo venatorio italiano ed europeo. Questi articoli erano di solito formati con lo pseudonimo di “Rusticus”. Renault, nel 1873, pubblicò il suo primo opuscolo “Ai Cacciatori”, quasi sconosciuto oggi ma che dava, formalmente inizio alla letteratura venatoria italiana. Seguì nel 1877 il volume “La caccia e i cacciatori” che però era una raccolta degli articoli di Renault apparsi sulla Gazzetta d’Italia. Il libro ebbe enorme successo. Ma è proprio il volume qui presentato ad essere, generalmente, considerato il primo volume italiano di racconti venatori. L’opera è composta da 16 capitoli di ricordi venatori ed aneddoti illustrati in un linguaggio vivace e piacevole. Un capitolo è dedicato anche al vino. Questa primissima edizione è arricchita anche dalla firma autografo dell’autore. Rarità bibliografica. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBL\0058598.IMG_3326_clipped_rev_1

750 euro

25) BOLOGNA ARTE MITELLI ALFABETI DISEGNO PITTURA ARTE PITTORICA

7366_5_clipped_rev_1 7366_4_clipped_rev_1 7366_3_clipped_rev_1 7366_2_clipped_rev_1  7803_5_clipped_rev_1 Mitelli Giuseppe,

Alfabeto in Sogno, esemplare per disegnare di Giuseppe Mitelli pittore Bolognese 1683

S. luogo (ma Bologna), S. stampatore, 1683

In 2° (31×22 cm); 24 c. di tav. (la carta con l’introduzione all’opera, spesso assente, è qui riprodotta in facsimile su carta antica, le ultime due lettere sono probabilmente appartenenti alla seconda edizione). Un piccolo restauro integrativo all’angolo basso bianco della prima carta e delle lettere X e V, non significativi. Alcuni leggerissimi aloniin alcune carte. Uno strappo senza perdita di carta anticamente restaurato al frontespizio che presenta anche qualche piega. Un rinforzo antico al margine esterno bianco al recto del frontespizio. Per il resto esemplare in discrete-buone condizioni. Edizione originale, una seconda edizione, del tutto simile alla prima nella stampa ma riconoscibile per il tipo di carta, venne edita da Dalla Volpe intorno al 1730. Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica 7366_1_clipped_rev_1italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. Nell’introduzione all’Alfabeto in Sogno Mitelli racconta come mentre dormiva “tutto rilassato in poter del sonno”, quando “ancorchè dormano gli occhi (…) l’anima però sempre veglia” Morfeo, il dio dei sogni e figlio del sonno, lo viene a trovare e gli comanda di rappresentare le singole lettere dell’alfabeto attraverso forme e visioni pertinenti alla nobilissima arte del disegno. L’opera gli appare in sogno ispirata da incomposti fantasmi che gli mostrano le figure in forma sfumata ed embrionale che gli appaiono e scompaiono in breve tempo, tanto che l’autore è costretto a svegliarsi più volte per prendere appunti. Le lettere diventano così una scusa per amalgamare forme e tratti dell’uomo e della natura per creare immagini del tutto nuove. Il volume diventa così un vero e proprio prontuario didattico per i suoi scolari in modo che possano imparare l’arte dell’imitazione e da qui anche le numerose parti anatomiche presenti nelle tavole a corredo delle lettere. Rif. Bibl.: Brunet 1778; Bonacini 1196; Bertarelli, Le Incisioni di Giuseppe Maria Mitelli, Milan 1940.

2.800 euro

26) LOMBARDIA MILANO RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTE RIVISTE SATIRICHE SATIRA GIORNALI GIORNALISMO ILLUSTRATORI CARICATURISTI CARICATURE SECONDA GUERRA

  7803_1_clipped_rev_1   7803_5_clipped_rev_1AA. VV.,

Grande collezione di 17 annate del celebre giornale satirico “Lo Spirito Folletto”, presenti le prime 4 annate complete, poi mancano gli anni 1865-1867, 1871 e poi le annate arrivano fino al 1881.

Milano, Sonzogno Editore, 1861 – 1881

1861-1862: Prima due annate rilegate in legatura coeva in mezza pelle con titolo al dorso. 30 numeri, tutto il pubblicato, dal 6 giugno al 24 dicembre, tutti i numeri presentano 8 pagine a parte due numeri che ne contiene 12. Prima della raccolta presenti una brossura rosa illustrata, una carta con titolo e annata entro cornice ed una carta (con strappo ma senza perdita di carta) con il titolo illustrata. Seguono (rinforzo al margine esterno bianco della prima ed ultima carta del primo numero e al centro di un numero per ridurre uno strappo). L’annata si chiude con una brossura rossa satirica illustrata.1862 Tutto il pubblicato. Brossura verde illustrata, seguono, dal primo numero della seconda annata uscito il 4 gennaio all’ottantaduesimo ed ultimo numero uscito il 24 dicembre. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine a parte tre numeri che presentano 12 pagine. 1863-1864: Terza e quarta annata, rilegate in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso.  1863, Anno III, n. 1 (1 gennaio 1863) – n. 135 (31 dicembre 1863) compreso supplemento al 122 e al 124, 1864 Anno IV, n. 136 (7 gennaio 1864) – n. 187 (29 dicembre 1864). L’ultimo numero del 1864 presenta uno strappo con perdit7803_2_clipped_rev_1 a di carta alla terza carta dell’ultimo numero, il 187. Due annate complete1868 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 344 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 396 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine. Alla fine del volume sono raccolte tutte le brossure editoriali di ogni numero di colore paglierino e arancione. 1869 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 397 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 448 uscito il 30 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine.1870 Tutto il pubblicato (a parte 5 numeri, il 469, il 483, il 485, il 487, il 498 mai aggiunti in questa collezione). Dal primo numero dell’annata, il 449 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 500 uscito il 29 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva. All’interno in ottime condizioni di conservazione.1872 Tutto il pubblicato a parte i numeri 580 e 603. Dal primo numero dell’annata, il 553 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 604 uscito il 26 dicembre. Due strappetti alle prime tre carte dell’ultimo numero, restaurati, senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine.1873 Tutto il pubblicato a parte i numeri 622, 623, 629, . Dal primo numero dell’annata, il 605 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 656 uscito il 25 dicembre. Due strappetti alla prima pagina del primo numero senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine. 1874 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 657 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 709 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine. 1875 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 710 del 7 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 761 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione, alcuni rosa e gli altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.1876 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 762 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 813 uscito il 28 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima 7803_3_clipped_rev_1carta sono in brossura paglierina). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. Varie tavole a piena pagina in cromolitografia a colori (qui compare anche il primo ritratto della “Galleria Cromolitografica dello Spirito Folletto”). I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.1877 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 814 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 865 uscito il 27 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. 1878 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 866 del 3 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 917 uscito il 26 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli altri gialli). 1879 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 970 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 969 uscito il 25 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura marroncino). 1880 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 918 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1022 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura paglierina). Quasi tutti i numeri sono a fogli chiusi e presentano una grande tavola a colori. 1881 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 1023 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1074 uscito il 29 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura azzurrina). Lo Spirito Folletto fu una delle riviste umoristiche milanesi, più celebri dell’ottocento e rappresenta anche la prima impresa editoriale del celebre editore italiano, Edoardo Sonzogno (Milano, 21 aprile 1836 – Milano, 14 marzo 1920) subentrato da pochissimo al padre Lorenzo, nella guida dell’azienda di famiglia. Il giornale uscì per la prima volta nel 1861 con il titolo “Lo Spirito Folletto, giornale umoristico-illustrato” riprendendo il titolo del primo famoso giornale satirico lombardo, uscito per un solo anno, nel turbolento 17803_4_clipped_rev_1848 con il titolo “Lo Spirito folletto, Giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco.”. Nel 1863 Sonzogno acquista la testata satirica de “L’Uomo di Pietra” che viene poi assorbito dallo Spirito Folletto. Il giornale si avvaleva all’inizio della preziosa opera di Vespa e Camillo, al secolo Vespasiano Bignami e Camillo Marietti ma pochi dopo pochi numeri la collaborazione si allarga ad alcuni dei più importanti illustratori dell’ottocento come Francesco Gonin ed il figlio Guido, Francesco Fontana, Taccani, Giuseppe Galli, Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis, ed il bergamasco, Luigi Borgomainerio fra i più attivi rappresentanti della Scapigliatura. Nel 1881, il giornale venne poi acquistato dal Secolo d’Italia e la parte grafica venne poi affidata a grande illustratore fioretino Mata, Adolfo Martinelli (1832 – 1887), che si era creato grande fama di acuto caricaturista politico sulle testate fiorentine quali “Il lampione”, “La Lanterna di Diogene” e “L’Arlecchino”. A partire dal 1880 il giornale iniziò anche a pubblicare tavole a colori ma la sua esperienza editoriale stava andando verso la conclusione che avvenne nel 1884 quando divenne un mensile e ridusse il suo formato. Nel corso della sua vita, fu uno dei giornali milanesi più celebri e seguiti dove la satira era solo una scusa per fornire informazioni politiche e di costume su Milano e l’Italia. Raro a reperirsi un insieme così congruo di annate, in buone-ottime condizioni di conservazione.

2.200 euro

27) ARISTOTELICA FILOSOFIA ETICA UMANESIMO FIRENZE STAMPATORI LIONE PRIME EDIZIONI

7356_3  7356_2Aristoteles, Donato Acciaiuoli,

Aristotelis Stagiritae Peripateticorum principis Ethicorum ad Nicomachum libri decem, Ioanne Argyropylo Byzantio interprete, ad Graecum exemplar diligentissime recogniti, cum Donati Acciaioli Florentini, viri doctissimi, Comentariis. Quot tibi… Lector, ex hac postrema editione locos restitutos sabea, nostra haec si cum caeteris conferas, facile deprehendes. Nam prae ter verba mutilata & confusa, integras quoq; lineas quae in priori bus editionibus non habebantur, fidelirer restituimus.

Lugduni, Apud Ioannem et Franciscum Frellonios, 1544

In 8° piccolo (16,2×10,2 cm); (24), 919, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo ed autore chiosati da mano coeva al dorso. Dorso a tre nervi. Al piatto anteriore, sbiadito e solo in minima parte leggibile, una massimo chiosata da mano cinquecentesca. Un piccolo tarletto al margine esterno bianco delle prime 6 carte e due forellini di tarlo al margine interno bianco delle ultime 4 carte, tutti ininfluenti e lontano dal testo. Il frontespizio presenta, al piatto anteriore due antiche pecette di rinforzo ai margini interno ed esterno. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima, rara edizione, nessun esemplare censito in ICCU, dell’etica di Aristotele, nella versione stampata dai fratelli Frellon che presenta il commento del celebre umanista, politico e scrittore, fiorentino Donato Acciaiuoli o Acciaioli (Firenze, 1429 – Milano, 28 agosto 1478) che diverrà una delle versioni più celebri ed utilizzate nelle ristampe seguenti dell’etica aristotelica, particolarmente apprezzata per la sua accuratezza filologica. Acciaiuoli “Dopo aver brillantemente appreso la lingua greca, il latino e gli studi matematici quale allievo prediletto dell’Argiropulo, si dedicò alla traduzione di opere classiche dal greco al latino, come alcune delle Vite di Plutarco, e alla stesura di opere originali, soprattutto di carattere7356_1 storico e filosofico, come i Commentari all’Etica di Aristotele, o le biografie di Carlo Magno, di Annibale, di Scipione l’Africano”. Nello stesso anno, un’edizione del tutto identica, anche per i caratteri utilizzati, fu ristampata da Antoine Vincent che era in quegli anni, a tutti gli effetti, un collaboratore dei Frellon. Scrive Coline Silvestre nel suo “Les éditions d’Aristote à Lyon : des incunables aux Opera omnia de 1549” Universite de Lyon, 2013: “Par exemple l’Ethique de 1517 par Simon Vincent intègre le commentaire du maître scolastique Gilbert Crab avec la traduction d’Argyropoulos 111. En 1514, on trouve ces contributions-là au texte aristotélicien dans une édition d’Henri Estienne à Paris 112 mais le paratexte ainsi que les commentaires ne semblent pas être les mêmes notamment parce que Vincent a utilisé les tables de Gilles de Delft 113, mort en 1515. Dans la nouvelle disposition des composantes du texte résiderait l’innovation du libraire et la justification du privilège royal en tête de l’édition. Toujours pour l’Ethique, une édition de 1544 imprimée par les frères Frellon utilise le commentaire de Donato Acciaiuoli avec la traduction d’Argyropoulos 114, un schéma que l’on trouve pour la première fois semble-t-il, à Paris en 1541 chez Jean Loys et Jean de Roigny115. En revanche, le De Anima des frères Huguetan paru avec privilège en 1544116, commenté par Philopon et traduit par l’helléniste Gentien Hervet semble trouver son origine dans l’officine des deux frères qui en ont l’exclusivité. Nous reviendrons à ces éditions quelque peu à part dans le corpus quand il s’agira de leurs éditeurs et de leur présentation. […] En 1544, les frères Frellon donnent leur première édition du philosophe. Ici encore, il s’agit de l’Éthique à Nicomaque. Bien que l’un des frères, Jean Frellon, édite les Opera omnia d’Aristote en 1549, et donc en d’autres termes, tout le corpus, nous considérons cette première édition comme isolée car elle n’est pas rattachée à une volonté d’éditer tous les traités, dont elle est par ailleurs séparée de cinq ans. Cette édition associe un commentaire de Donato Acciaiuoli à la traduction d’Argyropoulos. Les frères Frellon la partagent avec Antoine Vincent pour lequel ils l’impriment aussi en 1544. […] La traduction est d’Argyropoulos, et Donato Acciaiuoli a élaboré le commentaire à partir de notes prises pendant les cours du premier à Florence. Là encore, le commentaire a un fondement scolaire. Après chaque chapitre, le commentaire mentionne entre crochets la portion de texte qu’il traite.”. Prima edizione rara dell’etica aristotelica nel commento di Acciaiuoli e stampata dai fratelli Frellon. Rif. Bibl.: Baudrier V:194, Gültlingen VIII:13, USTC 157574; Lyon BM B 509 964.

1.100 euro

28) STORIA DELL’ARTE PRIME EDIZIONI BIOGRAFIE OREFICERIA ARTE ORAFA SCULTURA PITTURA INCISIONI CINQUECENTO FIRENZE MEDICI ROMA PAPALE

7409_2   7409_1Cellini Benvenuto,

Vita di Benvenuto Cellini orefice e scultore fiorentino, da lui medesimo scritta, nella quale molte curiose particolarita’ si toccano appartenenti alle arti ed all’istoria del suo tempo, tratta da un’ottimo manoscritto, e dedicata all’eccellenza di Mylord Riccardo Boyle, Conte di Burlington, e Cork, Visconte di Dungarvon, Barone di Clifford, e di Lansborough, Baron Boyle di Borg Hill, Lord Tesoriere d’Irlanda, Lord Luogotenente di Westriding in Yorkshire, …

In Colonia (i.e. Napoli o Firenze), per Pietro Martello, S. data (ma 1728 o 1730)

In 4° (26,4×20,2 cm); (8), 318, (10) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con il titolo impresso in oro al dorso. Esemplare che presenta fioriture e bruniture sparse dovute alla qualità della carta utilizzata. Prima edizione, da non confondersi con la contraffazione, di questa importantissima fonte di storia dell’arte. Nello stesso anno uscì una contraffazione che si distingue, oltre che per alcune caratteristiche tipografiche anche per il numero di pagine. Il Gamba (serie dei testi di lingua, n.337) esplica dettagliatamente le caratteristiche della prima edizione: mascherone al frontespizio con orecchie asinine; prima pagina della dedicatoria su 19 linee anziché 21; pagine delle carte dell’indice non numerate; la sesta linea del frontespizio terminante con la parola “apparte-“. Quanto ai dati tipografici (falsamente indicati al frontespizio come “in Colonia per Pietro Martello”, il Gamba attribuisce la stampa a Napoli e indica come data di stampa, l’anno 1728. Seppur tali dati tipografici sono ancora considerati come validi, recenti studi hanno fatto nascere alcuni dubbi. Alcuni bibliografi, ad esempio, hanno notato che il dedicatario dell’opera, Riccardo Boyle conte di Burlington, qualificato al frontespizio anche con il titolo di Cavaliere della Giarrettiera, ottenne tale onorificenza soltanto nel 1730. Il catalogo della Biblioteca Vaticana indica come supposta data di stampa l’anno 1730. Per quanto concerne iI luogo di stampa, si propende per indicare la città di Firenze (così già il Cicognara) anche se non è da escludere che la stampa sia avvenuta a Napoli. Antonio Cocchi, che sottoscrive la dedica con lo pseudonimo Seb. Artopolita, scrisse anche la prefazione dello stampatore. Il manoscritto originale autografo della Vita apparteneva, alla fine del 600 alla famiglia Cavalcanti di Firenze, e da esso erano state estrapolate alcune copie manoscritte7409_3 che circolarono nel corso del seicento. Prima edizione di questa celeberrima autobiografia del grande scultore, orafo, argentiere e artista fiorentino, Benvenuto Cellini (Firenze, 3 novembre 1500 – Firenze, 13 febbraio 1571), considerato fra i massimi esponenti del Manierismo. La maggior parte delle informazioni biografiche di Cellini, sono giunte fino a noi, proprio grazie a questa autobiografia. Cellini frequentò nella sua città natale la bottega dell’orafo e armaiolo Michelangelo Bandinelli, per poi passare, due anni dopo, sotto la guida di Antonio di Sandro, detto Marcone, che lo stesso Cellini definisce «bonissimo praticone, e molto uomo dabbene, altiero e libero in ogni cosa sua». Nel 1615, a causa di una rissa (la prima di diverse che lo videro coinvolto nella sua avventurosa vita), venne esiliato insieme al fratello a Siena. Qui l’artista, entrò nella bottefa di oreficeria di Francesco Castoro. Nel 1523 è a Roma, dove entra a servizio, nella bottega di Lucagnolo da Iesi. E’ qui che inizia a produrre gioielli autonomamente (notevoli i due candelieri per il vescovo di Salamanca e il gioiello per la moglie di Sigismondo Chigi), per poi passare nel 1524 presso Giovan Francesco della Tacca. Alla fine dell’anno, Benvenuto apre una bottega propria ed entra a far parte della fanfara di papa Clemente VII. “Tra le opere d’arte espressamente ricordate nella Vita, agli anni romani risalgono delle acquerecce per il cardinale Cibo Malaspina e per altri prelati, un boccale e vaso d’argento per Berengario da Carpi, medaglie d’oro da berretto maschile per il gonfaloniere Cesari, e infine pugnali e anelli d’oro e d’acciaio. […] Nel 1527, con l’affacciarsi alle porte dell’Urbe dei lanzichenecchi al soldo di Carlo V d’Asburgo, Cellini riparò insieme a papa Clemente VII nel castel Sant’Angelo, partecipando attivamente alla sua difesa nella duplice veste di archibugiere e bombardiere: il sacco di Roma vide infatti Cellini uccidere il comandante degli assedianti, Carlo III di Borbone-Montpensier, e ferire il suo successore principe d’Orange, come egli stesso riporta nella Vita (sono quindi informazioni non accertabili, seppur mai smentite).”. Nella capitale entra in contatto con Giulio Romano ed artisti della cerchia di Raffaello da questo momento in poi è un susseguirsi di successi e grandi opere presso papa Paolo III, poi in Francia alla corte di re Francesco I e poi, di nuovo a Firenze, al servizio dei Medici, dopo che Cosimo I de’ Medici lo elevò a scultore di corte, concedendogli un’abitazione signorile in via del Rosario, dove, fra l’altro, lo scultore impiantò la propria fonderia ed assegnandogli, in più, uno stipendio annuo di duecento scudi. “Dal 1558 al 1567 Cellini fu impegnato nella stesura della sua autobiografia, La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze, poi stampata postuma a Napoli nel 1728. Ricorrendo a un linguaggio schietto e spontaneo e attingendo a piene mani dal potere espressivo della lingua fiorentina, Cellini con quest’opera consegnò ai posteri un valente documento biografico dove narra della genesi delle sue opere e dei vari episodi che hanno caratterizzato la sua irregolare esistenza, con passi destinati a divenire celebri (l’esorcismo nel Colosseo, la visita di Francesco I all’atelier a Parigi, la fuga da Castel Sant’Angelo). Altrettanto prezioso è anche il valore storiografico dell’opera, che si propone come un affresco della società del Cinquecento, come osservato dal critico letterario Carlo Cordié: «Così Benvenuto finì per diventare un modello, anzi un eroe e forse anche un mito: era un po’, per intendersi, il rappresentante di un’Italia dei pugnali, dei veleni e degli intrighi quale poté vagheggiarla uno spirito lucidissimo eppur romanticamente inquieto come Stendhal. Non senza ragione il suo Fabrizio del Dongo evade – nella Chartreuse de Parme – dalla Torre Farnese come il Cellini aveva fatto da Castel Sant’Angelo!» (Carlo Cordié)”. Prima edizione di questa importantissima autobiografia e fonte di storia dell’arte. Rif. Bibl.: Parenti, p. 58; Bartolomeo Gamba, Serie dei testi di lingua italiana…, Venezia, tip. di Alvisopoli; Milano, A. Fortunato Stella e figli, 1828, p. 71; Gamba, 337. Parenti, Diz. Luoghi falsi, pag. 58; Parenti, Prime ediz. italiane, pag. 152; Schlosser Magnino, pag. 362-363; Graesse II 99.7409_4

1.100 euro

29) VERONA FONTI DI STORIA DELL’ARTE CAVALIERI GEROSOLIMITANI PRIME EDIZIONI VENETO

7383_3  7383_1Dal Pozzo Bartolomeo,

Vite de’ Pittori, de gli Scultori, et Architetti veronesi raccolte da varj Autori stampati, e manuscritti, e da altre particolari memorie. Con la narrativa delle Pitture, e Sculture, che s’attrovano nelle Chiese, case, & altri luoghi publici … e privati di Verona e suo Territorio. Del Signor Fr. Bartolomeo Co: dal Pozzo Comna. Et Ammiraglio della Sagra Religione Gierosolimitana.

In Verona, Per Giovanni Berno, 1718

In 4° (23,5×17 cm); (8), 313, (3) pp. Legatura editoriale in cartoncino molle, esemplare ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questa celeberrima fonte di storia dell’arte del celebre Conte, storico dell’arte e Cavaliere di Marta, Bartolomeo del Pozzo (Verona 1637 – Verona 28 ottobre 1722) che prese parte alla Battaglia dei Dardanelli il 26 giugno del 1656 e che ricoprì importanti cariche nella sua città e nell’ordine Gerosolimitano. A Verona nel 1705 fu eletto tra i “consiliarii” del Comune, nel 1710 tra i “praesides derelictorum”, carica che nel 1711 lasciò per essere inserito fra i “milites procurato rum”. Infine nel 1712 fu uno dei “provisores Communis” di Verona. Nei cavalieri Gerosolimitani, nei quali entrò nel 1656, oltre a numerosissimi incarichi di rilievo, occupò la carica di ammiraglio. Nella battaglia dei Dardanelli si distinse per l’ardore durante numerosi assalti, facendosi notare dai superiori. A lui si deveno numerosi scritti oltre ad una delle migliori storie dell’Ordine Gerosolimitano, l’Historia della Sagra Religione militare di S. Giovanni Gerosolimitano detta di Malta che uscita per la prima volta nel 1703, si prefiggeva di proseguire ed ampliare la celebre opera dedicata all’ordine scritta da Giacomo Bosio. La sua fama è però particolarmente legata all’opera qui presentata. Infatti il suo studio, oltre ad essere considerato approfondito e corretto, basti ricordare che vi si citano centosessantasette artisti maggiori e 7383_2minori, vengono descritte numerosissime opere, oggi, scomparse o distrutte, quadri ma anche pitture murali esterne e interne degli edifici, edicole e fregi presenti nei palazzi cittadini, tanto che l’opera è considerata, ancora oggi, una fonte basilare per chiunque si voglia dedicare alla ricostruzione della storia artistica della città scaligera. Nel volume non manca una dettagliatissima descrizione delle opere artistiche in possesso dei conti Dal Pozzo, conservate nel loro palazzo in contrada S. Maria in Organo (pp. 305-309). In fine al volume è presenta una pagina di errata. Prima edizione rarissima a reperirsi nella sua legatura originale ed in queste ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cicognara 2351: “Libro accreditato, e scritto da un coltissimo amatore di cose patrie”; Schlosser-Magnino, p. 532, 550 e 566; Lozzi, 6272.

750 euro

30) GIORANALI SATIRICI SATIRA POLITICA BOLOGNA BOLOGNA ILLUSTRATI REBUS

7257_2_clipped_rev_1 7257_1_clipped_rev_1AA. VV.,

Il Diavoletto, giornale fantastico. Programma e poi dal n, 1 del 2 Gennaio 1860 al n. 37 del 3 Novembre 1860; (tutto il pubblicato). Diretto da Pietro Casanova fino al n. 27, poi da G. Raimondi.

Bologna, S. stampatore, 1860

In folio piccolo (36,5×26 cm); 38 numeri in tutto, compresso il rarissimo primo numero fuori numerazione con il programma del giornale, seguono poi 37 numeri ognuno di 4 pagina a parte un numero che presenta 6 pagine. Assolutamente tutto il pubblicato. Non si conoscono altri esemplari completi anche del numero di presentazione dell’opera. Legatura coeva in pieno cartoncino molle foderato da bella carta a motivi azzurri e amaranto, titolo manoscritto al piatto entro doppia cornice colorata con cornice azzurra in rilievo. Piccole mancanze al dorso. Qualche minimo strappetto con perdita di carta al margine basso bianco del numero di presentazione, ininfluente e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di cnonservazione. La legge del 13 gennaio del 1860 relativa alla libertà di stampa, promulgata da Umberto I, stimolò la produzione di testate in tutto il Regno. Nella sola Bologna, nel 1860 nacquero quattro giornali satirici, “Il Diavoletto” che fu il primo ad uscire il 2 gennaio (probabilmente il numero di presentazione uscì addirittura prima della fine del 1859), ancor prima che la legge fosse promulgata, il “giornale fantastico” decisamente anti-austriaco, il “Il Folletto” (25 luglio), “Don Marzio” (11 settembre) e “Il Profeta” (10 novembre). Tutti questi giornali sono privi di appoggi politici e sono tentativi sperimentali, sospinti dall’entusiasmo risorgimentale dei loro ideatori. Il primissimo numero di presentazione riporta al frontespizio una magnifica vignetta a piena pagina nella quale, sotto il titolo, si presentano due porte, una con su scritto “Si entra” con gente che si accalca e si accapiglia per entrare ed una porta con su scritto “Si sorte” dove persone composte escono dalla porta leggendo il giornale. Al centro del tutto una grande scena d’interni dove un diavolo con cilindro in mano si presenta ad un signore colto alla sprovvista, ancora in vestaglia, all’interno di un ricco ambiente signorile. Il primo numero contiene un botta e risposta fra “L’Associato” ed Asmodeo. I numeri del giornali presentano una grande vignetta alla prima pagina, due pagine centrali di testo e nell’ultima pagina, nel margine superiore delle vignette satiriche e nel margine inferiore un rebus. Un numero presenta anche un foglietto con manoscritta coeva la soluzione di un rebus. Il giornale, nella parte di testo, contiene sciarade satiriche e notizie sulla storia locale e gli spettacoli teatrali bolognesi anche se non mancano i riferimenti agli avvenimenti nazionali ed internazionale. Molto più attente alla situazione politica nazionale ed internazionale sono le grandi vignette alla prima carta. Le divertenti vignette all’ultima carta, invece, dissacrano gli usi e costumi dell’epoca. Molto accattivante da u punto di vista grafico è la testata alta del giornale, con il titolo in campo nero che sormonta un diavolo intento a scrivere, il tutto entro una cornice di diavoletti (quasi ombre in quanto presentati in solo nero) che si tirano per la coda. Il giornale, stampato a Bologna dalla Tipografia di G. Monti al Sole vide come direttori Pietro Casanova prima e Giuseppe Raimondi poi. Rarissimo a reperirsi completo di tutti e 38 i numeri e cioè i 37 numeri ed il numero di presentazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVE\0278252, quattro esemplari censiti ma tutti privi del primo numero di presentazione, a due degli esemplari mancano anche altri diversi numeri.

400 euro

31) FUTURISMO COSTRUTTIVISMO PRIME EDIZIONI COSTRUTTIVISMO PRIME EDIZIONI POLONIA

7752_clipped_rev_1Kurek Jalu,

S. O.S., Powiesc, (zbaw nasze dusze!),

Krakow, Zwrotnica, 1927

In 4°; 128 pp. Brossura editoriale costruttivista. Rinforzo al dorso. Prima rara edizione e ancor più raro a reperirsi ancora a fogli chiusi. “Aiuto! S. O. S.! Salva le nostre anime!” questo urla il celebre poeta futurista polacco, Jalu Kurek, ps. “Mafarka”, Jan Skowron (nato il 27 febbraio 1904 a Cracovia come Franciszek Kurek, morto il 10 novembre 1983 a Rabka) nel frontespizio della sua seconda opera che qui presentiamo. Il romanzo è un racconto surrealista a tratti fantastico, caratterizzato da una prosa bizzarra, giochi di parole, neologismi e sperimentazioni linguistiche e presenta una veste sperimentale tipica dei romanzi d’avanguardia dell’epoca con scarsa introspezione dei personaggi, azione simultanea alla narrazione e una narrazione frammentata. Il protagonista del romanzo è Lorda Samotnika e del suo segretario Jan Skowron, apostoli del nichilismo e della disperazione che dopo una serie di traversie che vedono mischiate finzione a realtà attraverso l’Africa, l’Italia e Marte, insieme ad un gruppo di altri adepti, si lasciano annegare volontariamente nel Mar Baltico come segno di protesta contro la civiltà moderna senz’anima ma con un colpo di scena, nel finale del romanzo, Jan Skowron tradisce il suo Lord e si mette in salvo in quanto troppo innamorato delle donne. Kurek, amico di lunga data di Marinetti, compì i suoi studi universitari a Napoli. Abile traduttore dall’italiano, fu autore di numerosi romanzi e componimenti poetici, oltre a collaborare con numerose riviste. Alle sue traduzioni delle opere dei futuristi italiani, molte nemmeno pubblicate, si deve la propagazione delle idee del futurismo italiano in Polonia ed i forti legami fra i due movimenti. Dal 1931 al 1933 fu direttore del celebre giornale dell’avanguardia polacca “Linea”. Kurek si occupò anche di teatro e cinema realizzando uno dei primissimi film sperimentali polacchi “OR – Obliczenia Rytmiczne” mel 1933. Praticante di sport, fu un discreto alpinista ed un abile pittore. Negli anni 20’ del XX° secolo fu tra gli animatori del nascente movimento futurista polacco partecipando a serate futuriste, pubblicando diverse opere e facendo da collegamento fra i futuristi polacchi e quelli italiani. Prima edizione, in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora a fogli chiusi. Rif. Bibl.: Polska Bibliografia Literacka, PBL online, 1115719 (IH); sull’autore, Parlagreco Silvia, Costruttivismo in Polonia, Bollati Boringhieri, 2005.

600 euro

32) MILANO DUOMO MILANO BANCA POPOLARE SATIRA SATIRA POLITICA DISEGNO VELLANI MARCHI MODENA

7256_clipped_rev_1Vellani-Marchi Mario,

Grande disegno satirico di Mario-Vellani Marchi realizzato intorno al 1920 che illustra il forte legame fra la Banca Popolare di Milano ed il mondo cattolico meneghino.

(Milano), Disegno, 1920 circa

53×40,5 cm; disegno a china. Bellissimo disegno satirico del celebre pittore modenese Mario Vellani-Marchi (Modena, 1895 – Milano, 1979) allievo di Giuseppe Graziosi e Pio Semeghini all’Accademia di Belle Arti di Modena. Nei primi anni della sua attività artistica è tra gli illustratori dei più importanti giornali satirici modenesi come il “Duca Borso”, “Cavalli e non …”, il “Marchese Colombi”, il “Gatto Bigio” ed altri. Nel 1924 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia dove tornerà per altre 11 volte. Nel 1925 è con Orio Vergani e Riccardo Bacchelli uno dei fondatori del cenacolo artistico di Via Bagutta a Milano dopo essersi da poco trasferito nella città meneghina. Il disegno realizzato a china vede diversi individui lavorare al Duomo di Milano portando all’interno oggetti per i lavori. Sulla facciata e sulla fiancata in realizzazione la scritta “Banca Popolare”. Inedito e realizzato intorno al 1920, il disegno mette in luce gli stretti legami fra la celebre banca milanese e la chiesa cattolica. Proprio in quegli anni a capo della banca milanese c’era il celebre politico, giornalista e banchiere, Filippo Meda (Milano, 1º gennaio 1869 – Milano, 31 dicembre 1939) che fu una figura chiave del movimento cattolico italiano tra la fine del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo. Nel 1920 Meda venne insediato alla direzione della celebre banca milanese da Giolitti che gli assegnò, anche, il dicastero del Tesoro (si sarebbe poi dimesso l’anno dopo dal Tesoro per dedicarsi completamente alla Banca Popolare alla quale prestò i suoi apprezzati servigi per 7 anni). “La Banca Popolare di Milano nacque con l’intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell’alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell’Ottocento nel capoluogo lombardo. La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Lo stesso Zalli si disse affascinato dal testo di Luzzatti: “La diffusione del credito e le banche popolari” del 1863, fonte di spunti per la nascita della prima banca popolare italiana, la Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi. Fu proprio Luzzatti, il 28 ottobre 1864 a comunicare a Zalli l’esistenza a Milano di un comitato promotore per una banca popolare cittadina”.

400 euro

33) CLASSICI GRECI LINGUA LATINA OLIMPIADI GIOCHI OLIMPICI CARMI POESIA PINDARICA SPORT PUGILATO LOTTA CORSA CORSE CAVALLI

  7401_1Pindarus,

Pindari Olympia, Pythia, Nemea, Isthmia. Caeterorum octo lyricorum carmina, Alcaei, Sapphus, Stesichori, Ibyci, Anacreontis, Bacchylidis, Simonidis, Alcmanis, nonnulla etiam aliorum. Editio V. Graecolatina H. Stepha. recognitione quorundam interpretationis locorum, & accessione lyricorum carminum locupletata.

S. luogo (ma Geneve), Oliva Pauli Stephani, 1626

In 8° piccolo (12,2×6,8 cm); 684 pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Testo su una colonna in greco e nell’altra pagina in latino. Pagine leggermente ed uniformemente brunite. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Edizione fra le più rare di questa celeberrima raccolta di odi pindariche. Le Odi di Pindaro, o odi alla vittoria, sono scritti composti da o attribuiti al celebre poeta greco antico considerato fra i massimi esponenti della lirica corale, Pindaro (Cinocefale, 518 a.C. circa – Argo, 438 a.C. circa). In questi componimenti, conosciuti anche come Epinici, Pindaro cantò le vittorie della gioventù aristocratica dorica – cui egli stesso apparteneva – ai giochi panellenici, che a cadenze fisse si tenevano a Olimpia (ed erano, questi, in onore di Zeus perciò i più importanti: appunto gli agoni olimpici), Delfi (Giochi pitici), a Nemea nel Peloponneso (Giochi nemei) e sull’Istmo di Corinto (Giochi istmici)., e sono, appunto, raggruppati e suddivisi7401_3 in base ai giochi di riferimento: olimpici, pitici, nemeani e istmici. L’influenza continentale di Pindaro nel corso dei secoli è stata estremamente rilevante e multiforme e basti ricordare, ad esempio, l’introduzione del Siderus Nuncius di Galileo. I componimenti descrivono, per lo più, tornei di lotta, pugilato, corse a piedi, a cavallo o su carri tirati da cavalli, cantando, attraverso di essi, uno dei principali canoni dell’etica greca appresa dallo stesso Pindaro attraverso la lezione aristotelica, e cioè, la coniugazione di bellezza e bontà, prestanza fisica e sviluppo intellettuale. All’edizione dei componimenti per i giochi paraellenici sono affiancati i canti lirici dedicati a Alcaei, Saffo, Stesichori, Ibyci, Anacreontis, Bacchylidis, Simonidis, Alcmanis. Anche se probabilmente, Pindaro, parlava greco boeotiano, componeva in una lingua letteraria che tendeva a fare maggiormente affidamento sul dialetto dorico. Nei suoi scritti c’è una mescolanza di altri dialetti, in particolare di forme eoliche ed epiche. Quella qui presentata è la terza rara edizione, assai più rara dell’edizione del 1599 (stampata a Ginevra) e di quella del 1612 ( edita a Cologny), stampate dallo stesso, Paul Estienne. Rif. Bibl.: OCLC number 46819344; Catalogo ragionato della Biblioteca Ventimiliana, Catania, 1830, pag. 380; “De ces editions. Qui toutes sont estimees, les duex premiere set celle de Plantin, sont les meilleurs et les plus belles; elles sont aussi les plus recherchees. Ces petites livres portatifs, et qui ont beacoup servi, ne se trouvent presque jamais que taches, et surtout tres rognes; ceux-ci sont d’une conservation parfaite, le dernier etoit en feuilles.”, Catalogue de la Bibliotheque d’un amateur, Tome Second, A Paris, Renouard, 1819, pag. 127.7401_2

400 euro

34) MEDICINA AFORISMI OSTETRICIA PEDIATRIA CHIRURGIA FONTEYN AMSTERDAM CARPENTIER PRIME EDIZIONI

7594_3_clipped_rev_1  7594_1_clipped_rev_1Hippocrates, Nicolaas Fonteyn,

Aphorismi Hippocratis methodice dispositi. Quibus accedit tractatus de extractione foetus mortui per uncum. Auctore Nicolao Fontano, medico Amsteldamensi

Amsteldami, Typis Iacobi Carpentier, 1633

In 12° (12,3×7 cm); (12), 125, (1) pp. Bella ed elegante legatura coeva in piena pelle chiara con titolo impressi in oro al dorso su fascette rosse. Dorso a 5 nervi. A c. D2 inizia con proprio occhietto: Tractatus de extractione foetus mortui per uncum di Nicolao Fontano. Bella Marca al7594_2_clipped_rev_1 frontespizio in cornice mano che impuga una spada e motto Ancho Raspel. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissima edizione, tre soli esemplari censiti in ICCU, di questo celeberrimo testo di medicina e pediatria che, oltre a contenere i famosi aforismi di Ippocrate, presenta anche la prima edizione dell’opera dell’importante medico olandese, Nicolaas Fonteyn, dedicata all’estrazione dei feti morti. Fonteyn, geniale medico, ebbe però una brevissima vita che gli permise di pubblicare solo poche opere. Noto galenista, il suo lavoro ispirò altri grandi medici come ad esempio, Henry Vaughan a proposito dei libri del quale si legge in “The fact that he recorded notes in the Fonteyn and the Hippocrates-one a primer of medicine and the other a basic work on pediatrics, both pocket-sized and easily portable-tells us something about his medical interests and practice” nell’opera “Henry Vaughan’s Medical Annotations”, Donald R. Dickson. Esemplare in bella legatura coeva ed in ottime condizioni di conservazione.

280 euro

35) TOSCANA FIRENZE SIENA AREZZO ARCIPELAGO TOSCANO ISOLA D’ELBA ORBETELLO LAGO TRASIMENO LAGO DI BOLSENA VEIO VETULONIA MAREMMA

8417_clipped_rev_1Ortelius Abrahm, Janssonius Johannes, Petrus Kaerius,

Nova & Accurata Tusciae Antiquae Descripto Autore Ab Ortelio

(Amsterdam), (1650 circa)

In folio (57×43 cm il foglio); un piccolo strappetto al margine basso bianco, in corrispondenza della piega del foglio, senza perdita di carta ed ininfluente e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione, in fine coloritura coeva a mano. L’incisione in rame venne tirata da Petrus Kaerius (Pieter Van Den Keere). L’incisione è tratta dall’atlante storico di Hornius, che utilizzò le lastre già tirate da Jansonio che le aveva inserite, precedentemente, nel volume storico del grande “Atlas” composto da 10 volumi. La carta, come citato nel cartiglio, è originariamente inserita nel Parergon di Abramo Ortelio che è a sua volta ricavata dal celebre modello del Bellarmato. Ottime condizioni, ampi margini. Al recto del foglio si trova stampata la descrizione, in francese, della Toscana antica per mano di Georg Horn che fu un erudito tedesco, autore di numerose opere storiche, fra cui anche del testo per l’atlante storico di Janssonius. La mappa è molto dettagliata e comprende le isole costiere. Individua i maggiori insediamenti etruschi e romani e le strade romane. La mappa è impreziosita da topografi che fiancheggiano il cartiglio del titolo, una rosa dei venti e velieri. Mappa in ottime condizioni di conservazione.

220 euro

36) PRIMA EDIZIONI LETTERATURA ITALIANA PICO FROSINONE AVANGUARDIE LETTERARIE SURREALISMO GLOSSOPOIESI

7433_clipped_rev_1Landolfi Tommaso,

Cancroregina,

(Firenze), Vallecchi, 1950

In 8° (19×12,5 cm); 105 (3 b.) pp. Brossura editoriale con sovraccoperta editoriale illustrata a colori da Rossini (al risvolto, uno dei rari ritratti fotografici di Landolfi che non amava farsi ritrarre in foto). Vecchia ed elegante firma d’appartenenza privata alla prima carta, datata 1955. Conservato all’interno anche il foglio pubblicitario di Vallecchi. Esempalre in magnifiche condizioni di conservazione. Prima non comune edizione, rarissima a reperirsi in queste condizioni di conservazione, di questo celebre scritto del grande scrittore, poeta, traduttore e glottotela italiano, Tommaso Landolfi (Pico in provincia di Frosinone, 9 agosto 1908 – Ronciglione, 8 luglio 1979), considerato uno dei maggiori scrittori italiani del novecento, vicino a certe forme del surrealismo. Scrive Arnaldo Bocelli dei racconti di Landolfi “sono, propriamente, fantasie, composizioni, capricci in senso tra musicale e pittorico, nei quali l’estro, l’umore si accompagnano ad una strenua casistica e i motivi lirici nascono da una riflessione critica del reale, da un gusto formatosi all’incrocio di diverse letterature”. Landolfi conseguì la laurea in in Lingua e Letteratura Russa a Firenze nel 1923 con una tesi sull’Achmatova. E’ trai collaboratori di “Letteratura” e “Campo di Marte” fra i principali diffusori delle idee dell’ermetismo poetico fiorentino. La scrittura di Landolfi si muove fra il fantastico ed il grottesco, fin dai primi lavori come nel suo debutto letterario del 1937 “Dialogo dei massimi sistemi”, con accenti gotici come in “Racconto d’autunno” del 1947 ma sempre con scritti caratterizzati da una prosa sperimentale e ricercatissima. La sua vita fu passata principalmente fra Roma ed i Casinò di San Remo e Venezia, con soggiorni più o meno lunghi nella tenuta di famiglia a Pico. Sempre schivo rispetto ai circoli letterari, fu da questi però ampiamente apprezzato e di lui scirssero critiche entusiaste Giorgio Bassani, Mario Soldati, Eugenio Montale, Carlo Bo ed Italo Calvino. Non disdegò però di collaborare con diverse riviste come “Il Mondo” di Pannunzio ed il Corriere della Sera. Centrale è nella sua poetica è una critica feroce ma ironica alle “magnifiche sorti e progressive” della moderna società ma non auspicando atteggiamenti progressisti ma bensì da un punto di vista conservatore ed aristocratico. Carlo Bo disse che Landolfi fu il primo scrittore italiano dopo d’Annunzio ad aver il dono di manipolare la lingua italiana a proprio piacimento. L’opera qui presentata rappresenta uno degli esempi più riusciti delle capacità narrative di Landolfi. Opera rara e rarissima a reperirsi in queste eccelse condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Spaducci, p. 156. Gambetti – Vezzosi, , Rarità Bibliografiche del Novecento Italiano, 2009, pag. 437: “Piuttosto raro e ricercato”.

230 euro

37) MAGNETISMO ANIMALE MESMERISMO PARAPSICOLOGIA DEMONOLOGIA ESORCISMI PSICOLOGIA OCCULTISMO

6882_1_clipped_rev_16882_4_clipped_rev_1  6882_5_clipped_rev_1 6882_2_clipped_rev_1Caroli Gian Francesco Nazareno (poi Giovanni Maria),

Del Magnestismo animale ossia Mesmerismo in ordine alla ragione e alla rivelazione per G. M. Caroli M. C.

Napoli, All’Uffizio della Biblioteca Cattolica, 1859

In 4° (23,5×17 cm); (8), 641, (1) pp. Brossura editoriale con titolo in nero entro bella cornice al piatto anteriore. Esemplare ancora a fogli chiusi. Un leggerissimo ed ininfluente piccolo alone all’angolo alto esterno delle ultime 10 pagine e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Seconda edizione di questo studio del noto studioso e poeta, Gian Francesco Nazareno Caroli (Modena 1801–1873), poi Giovanni Maria una volta entrato nel seminario di Ferrara. L’autore, insieme a Agostino Peruzzi (1764-1850), Antonio Monticelli (1777-1862) e Gaetano Alimonda (1818-1891) fu tra i massimi esponenti del movimento anti-satanista italiano dell’ottocento. Autore dalla grande erudizione, studiò l’ebraico ed il caldaico sotto Fabiani. Si laureò in filosofia e teologia nel maggio 1846 presso il collegio di S. Bonaventura a Bologna. Fu commissario generale dei minori conventuali. Fu amico di Rosmini con il quale intrattenne una fitta corrispondenza. Fu invece, su indicazione dello stesso Rosmini, in forte polemica con Gioberti sul quale scrisse due opere di critica sotto falso nome. Intorno alla metà dell’ottocento iniziò ad interessarsi al magnetismo animale ed alle dottrine ad esso collegate pubblicando i suoi studi, per la prima volta, nel 1858 nell’opera “Del Magnestismo animale ossia Mesmerismo”. In quest’opera l’autore, riflettendo sulla grande diffusione che avevano avuto IMG_5750_clipped_rev_1nella prima metà dell’ottocento le teorie legate al magnetismo animale, al mesmerismo ed ai fenomeni di parapsicologia inizia a valutare queste idee come estremamente pericolose per la fede cattolica, in quanto queste teorie finivano per avanzare l’ipotesi della radice fisica dei fatti di coscienza. Caroli, però, a differenza di tutto il mondo ecclesiastico analizza in quest’opera i fenomeni parapsicologici arriva a postulare l’assoluta credibilità di queste manifestazioni spiritiche e magnetiche viste come verità storica. La maggior parte dell’opera consiste, infatti, nella descrizione attentamente documentata dei fenomeni fisio-psicologici del mesmerismo. Caroli descrive con palese simpatia la sfera psicologica e parapsicologica arrivando a prestare grande attenzione ai presupposti fisiologici della psicologia. L’autore si scaglia invece contro le spiegazioni materialistiche dei fenomeni parapsicologici concludendo infine che l’unica vera e plausibile spiegazione di tali fenomeni siano interventi demoniaci. Opera ancora a fogli chiusi e molto rara a trovarsi completa della sua brossura editoriale. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MIL\0630902.6882_3_clipped_rev_1

150 euro

38) PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA INGLESE PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA INGLESE CLASSICI DELLA LETTERATURA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

8375_clipped_rev_1Dickens Carlo,

Le ricette del Dottor Marigold, (con prefazione e ritratto dell’autore).

Milano, Tipografia Editrice Lombarda, 1875

In 8°; 215, (9) pp. Brossura editoriale con titolo, autore e fregio al piatto anteriore. Una piccola firma d’appartenenza privata al margine alto della prima carta e nel complesso esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione italiana di uno celebri dei romanzi del grande grande romanziere, giornalista, reporter di viaggio inglese, Charles John Huffam Dickens (Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Higham, 9 giugno 1870) celeberrimo per le sue opere satiriche come il “Circolo Pickwick” e per i suoi romanzi sociali come Oliver Twist, David Copperfield, Tempi difficili, Grandi speranze ed appunto il Canto di Natale. Nato in una famiglia della piccola borghesia, figlio di un funzionario dell’amministrazione militare, visse un’infanzia immerso nelle letture e nel verde, fino a quando, problemi economici, portarono la famiglia a trasferirsi in uno dei quartieri più malfamati della Londra dell’epoca fino a quando, addirittura, il padre, nel 1824, viene arrestato per debiti. E’ in questo periodo che al piccolo Charles viene offerto il lavoro in una fabbrica di lucido per scarpe da un vicino di casa, per aiutare la famiglia in questo difficile frangente. I genitori accettano e per Charles è un vero trauma, fra il distacco dalla famiglia e l’umiliazione perosnale. Dopo pochi mesi la situazione economica della famiglia ha un miglioramento ed il padre Jhon decide di iscrivere il figlio a scuola. A quindici anni Charles entra in uno studio legale come praticante con buone possibilità di diventare avvocato ma il lavoro gli è cosi avverso che preferisce studiare stenografia. Queste note biografie, i lettori di Dickens le potranno ritrovare poi trasposte nei suoi romanzi. Negli stessi anni inizia a frequentare i teatri londinesi ed a cimentarsi nelle prime prove di scrittura. Lavorando come stenografo in diversi tribunali, decide di diventare cronista parlamentare. Di lì a poco è assunto dal giornale Morning Chronicle e poco dopo, in settembre, sotto lo pseudonimo Boz, pubblica il primo di quei bozzetti di vita urbana che diverranno poi gli Sketches by Boz. All’inizio del 1936, precisamente nel maggio, incomincia a pubblicare, a dispense, sul Morning Chronicle il primo romanzo. Da qua in poi sarà un susseguirsi di capolavori e di successi. Il romanzo “Doctor Marigold’s Prescriptions” fu pubblicato per la prima volta nel 1865, in All The Year Round. L’opera, scritta nel pieno della maturità letteraria di Dickens, segue i viaggi straordinari di un anticonformista venditore ambulante di merci strane un po’ simile alla figura di un ciarlatano delle fiere di paese ma le cui ricette fantastiche, producono effetti. Il romanzo è dipinto con toni più cupi e ed oscuri dei suoi standard anche se in linea con i passaggi più profondi degli Schizzi di Boz del 1836 o de I libri di Natale del 1843 ed il 1848. Scritto in un modo sorprendentemente moderno, di flusso di coscienza del personaggio immerge, nel modo più efficace, il lettore nella lingua, nei costumi e nella realtà quotidiana i quello che all’epoca dei fatti narrati era il paese economicamente e socialmente, più evoluto dell’epoca. L’autore, nella narrazione, sfrutta al massimo ed in modo non convenzionale, la sua fascinazione per le parole ed il linguaggio, fino a portare il lettore, nella mente del personaggio principale ed analizzando, con il tipico umorismo innato di Dickens, le infinite varietà della psiche umane. Prima edizione italiana, rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\0987914.

160 euro

39) PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA PER RAGAZZI LETTERATURA INGLESE LIBRI PER RAGAZZI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

8362_clipped_rev_1Alcott Luisa,

Piccoli uomini, traduzione dall’inglese di Ciro e Michelina Trabalza, Libro di Lettura per Fanciulli e Fanciulle,

Lanciano, R. Carabba Editore, 1905 (al piatto anteriore 1906)

In 8° (19,3×13 cm); XI, (1), 354, (2) pp. Al piatto anteriore riportata la data 1906. Brossura editoriale con titolo impresso in rosso e nero al piatto anteriore. Un piccolo difetto alla cerniera del piatto anteriore e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana di questo celeberrimo racconto della grande scrittrice americana, Louisa May Alcott (Germantown, 29 novembre 1832 – Boston, 6 marzo 1888). Nata a a Germantown una cittadina fondata da quaccheri tedeschi e anabattisti mennoniti, era figlia del noto filosofo trascendentalista Amos Bronson Alcott e dell’attivista Abby May, che discendeva dalle famiglie Quincy e Sewell di Boston che le inculcarono un grande amore per la cultura e per la lettura. I suoi insegnanti, chiamati dal padre per impartire a lei ed alle sue sorelle, lezioni private furono Ralph Waldo Emerson, Nathaniel Hawthorne e Margaret Fuller ed il naturalista Henry David Thoreau. A causa delle ristrettezze economiche nelle quali versava la famiglia, fu, fin da giovanissima, costretta a fare lavori occasionali come insegnante, sarta governante, colf ecc. ecc. Fin dal 1949 iniziò a scrivere con più intensità, iniziando con favole per bambini e mentre, nello stesso periodo collaborava, insieme alla famiglia, alla celebre associazioni anti-schiavista“Underground Railroad”. Fervente femminista, divenne strenua sostenitrice del suffragio universale femminile. Il 1858 fu un anno cruciale per la Alcott perchè sua sorella maggiore Anna andò in sposa a John Pratt e la sorella minore Lizzie, avvenimenti che ispirarono passaggi di “Piccole donne”. Le prime opere le pubblicò sotto lo pseudonimo di A. M. Barnard. Il successo letterario e con esso la tranquillità economica arrivò nel 1868 con la pubblicazione della prima parte di “Piccole donne”, racconto semi-autobiografico nel quale l’autrice descrisse avvenimenti relativi alla propria infanzia in famiglia dimostrando una delicatezza ed un senso dell’umorismo fuori dal comune. A “Piccole donne” seguirono “Piccole donne crescono” edito nel 1869, poi “Piccoli Uomini” edito per la prima volta nel 1871 e tradotto in italiano per la prima volta proprio con questa edizione del 1906. Curiosamente, il capolavoro della Alcott, Piccole Donne, venne pubblicato in italiano, quindici anni dopo la prima edizione di “Piccoli Uomini”. Il libro segue la vita di Jo, una delle eroine di Piccole Donne, nell’apertura e nella gestione, insieme al marito professor Bhaer, della Plumfield School. Prima edizione italiana rara di uno dei classici della letteratura per ragazzi. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\CUB\0009175.


150 euro

40) PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA INGLESE PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA INGLESE CLASSICI DELLA LETTERATURA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

8373_clipped_rev_1Dickens Carlo,

Un famoso duello e altri racconti, traduzione dall’inglese di Arturo Bortolotti,

Milano, L. Bortolotti e C., Tipografi Editori, 1877

In 8°; 118, (2) pp. Brossura editoriale con titolo, autore e fregio al piatto anteriore. Una piccola firma d’appartenenza privata al margine alto della prima carta e nel complesso esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione italiana di uno celebri dei romanzi del grande grande romanziere, giornalista, reporter di viaggio inglese, Charles John Huffam Dickens (Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Higham, 9 giugno 1870) celeberrimo per le sue opere satiriche come il “Circolo Pickwick” e per i suoi romanzi sociali come Oliver Twist, David Copperfield, Tempi difficili, Grandi speranze ed appunto il Canto di Natale. Nato in una famiglia della piccola borghesia, figlio di un funzionario dell’amministrazione militare, visse un’infanzia immerso nelle letture e nel verde, fino a quando, problemi economici, portarono la famiglia a trasferirsi in uno dei quartieri più malfamati della Londra dell’epoca fino a quando, addirittura, il padre, nel 1824, viene arrestato per debiti. E’ in questo periodo che al piccolo Charles viene offerto il lavoro in una fabbrica di lucido per scarpe da un vicino di casa, per aiutare la famiglia in questo difficile frangente. I genitori accettano e per Charles è un vero trauma, fra il distacco dalla famiglia e l’umiliazione perosnale. Dopo pochi mesi la situazione economica della famiglia ha un miglioramento ed il padre Jhon decide di iscrivere il figlio a scuola. A quindici anni Charles entra in uno studio legale come praticante con buone possibilità di diventare avvocato ma il lavoro gli è cosi avverso che preferisce studiare stenografia. Queste note biografie, i lettori di Dickens le potranno ritrovare poi trasposte nei suoi romanzi. Negli stessi anni inizia a frequentare i teatri londinesi ed a cimentarsi nelle prime prove di scrittura. Lavorando come stenografo in diversi tribunali, decide di diventare cronista parlamentare. Di lì a poco è assunto dal giornale Morning Chronicle e poco dopo, in settembre, sotto lo pseudonimo Boz, pubblica il primo di quei bozzetti di vita urbana che diverranno poi gli Sketches by Boz. All’inizio del 1936, precisamente nel maggio, incomincia a pubblicare, a dispense, sul Morning Chronicle il primo romanzo. Da qua in poi sarà un susseguirsi di capolavori e di successi. L’opera qui presentata contiene i racconti brevi: un famoso duello; Il lagrimevole caso del signor Dounce; La morte dell’ubriacone; Il signor Minns e suo cugino. Questi celebri racconti, scritti all’inizio della sua carriera creativa e pubblicati nei celeberrimi “Sketches di Boz”, una serie di racconti pubblicati su varie riviste e pubblicazioni periodiche sotto lo pseudonimo di Boz, fra il 1833 ed 1836 e furono decisivi per far conoscere l’opera di Dickens al grande pubblico. “The Drunkard’s Death” fu l’ultimo racconto pubblicato della serie degli “Sketches” nel 1836. Il mese dopo la pubblicazione di questo racconto, iniziò l’uscita del “The Pickwick Papers”. Prima edizione assai rara ed in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1263856.

130 euro