CATALOGO FEBBRAIO 2019

CATALOGO FEBBRAIO 2019

(ARCHEOLOGIA MODERNA STORIA DELL’ARTE),

 Senza titolo-284    Senza titolo-288 Senza titolo-287 Senza titolo-291 Senza titolo-290 Senza titolo-295 Senza titolo-292    Senza titolo-285Montfaucon Bernard de, 

Antiquity explained, and represented in sculptures, By the learned Father Montfaucon. Translated into English by David Humphreys. M.A. and fellow of Trinity-College in Cambridge. [15 parti in 7 tomi, completo di tutti i supplementi e di tutte le tavole.

Complete], London, Printed by J. Tonson & J. Watts., 1721 – 1725.

In folio (39,5×25,5 cm); le tavole a doppia pagina nei volumi si trovano spesse rilegate con pecetta centrale, alcune tavole sono più volte ripiegate. 15 parti in 7 tomi, completo delle 5 parti di supplemento spesso assenti: volume 1 (parte I e II) (42), 260 pp. e 98 c. di tav. fuori testo, volume 2 (prte I e II) 284 pp. e 61 c. di tav. fuori testo, volume 3 (parte I e II) 227, (1) pp. e 63 c. di tav. fuori testo, volume 4 (parte I e II ) 193, (1) pp. e 46 c. di tav. fuori testo 5 volume (parte I e II) 165, (29) pp. 51 c. di tav., Supplemento (parte I-II) (22), 256 pp. e 54 c. di tav. fuori testo, Senza titolo-294Supplemento 2 (parte III-IV-V), (3), 260-571, (15) pp. e 74 c. di tav. Legature coeve in piena pelle con doppio filetto in oro ai piatti. Dorsi a 6 nervi con titolo, numero del volume e filetti in oro ai tasselli. Cerniera anteriore del primo volume di supplemento appena un po’ lenta nel margine basso. Abile restauro a tre dorsi. Poche pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata, praticamente in modo ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione della traduzione inglese di questa celeberrima opera del grande paleografo, archeologo francese e monaco benedettino, Bernard de Montfaucon (SoulaSenza titolo-282tgé, 16 gennaio 1655 – Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, 21 dicembre 1741) considerato ancora oggi come il fondatore della paleografia greca (nella sua opera del 1708 “Paleographia Graeca” venne usata per la prima volta la par ola “paleografia”) e dell’archeologia moderna. Montfaucon dopo aver preso parte alla Guerra d’Olanda del 1673 nei cadetti di Perpignano ed essere divenuto capitano dei granatieri nel reggimento di Languedoc, partecipò anche alla Battaglia di Marienthal. La sua carriera militare ebbe però fine bruscamente. Ammalatosi gravemente durante la campagna militare a Saverne si trovò in pericolo di vita. Preso dallo sconforto fece voto alla Madonna di Marceille giurando, in caso di guarigione, di donare un’importante somma di denaro al cappella della stessa e di farsi monaco benedettino cosa che regolarmente fece una volta tornato in salute. Dal 1675 si aggregò quindi al monastero benedettino della Daurade di Tolosa. Qui, approfittando della Senza titolo-283grande biblioteca presente, studiò greco, ebraico, caldeo, siriaco, copto ed iniziò ad interessarsi in modo assiduo alla numismatica, dove divenne ben presto uno dei maggiori esperti europei dell’epoca. Nel 1687 chiamato all’abbazia di Saint-Germain-des-Prés per lavorare ad una monumentale edizione delle opere dei Padri della Chiesa da realizzarsi a più mani, conobbe alcuni dei più eminenti studiosi dell’epoca che appartenevano alla rinomata “Accademia dei Bernardini”. L’opera che vide la luce alcuni anni dopo, è considerata ancora oggi una delle più importante opere di patristica mai pubblicate. Nel 1698 intraprese un lungo viaggio per le biblioteche italiane alla ricerca di fonti manoscritte delle opere di San Giovanni Crisostomo. Proprio durante questo viaggio conobbe Ludovico Antonio Muratori con il quale strinse amicizia. Nel 1719 su designazione diretta del reggente Filippo d’Orléans, venne Senza titolo-286ammesso all’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Negli stessi anni divenne anche confessore del giovane Luigi XV a dimostrazione della grande considerazione con il quale era tenuto presso la corte di Francia. Sono di questi anni anche alcuni dei suoi viaggi “archeologici” come quello presso la sepoltura megalitica di Houlbec-Cocherel, nel dipartimento dell’Eure o il viaggio al sito archeologico di Olimpia in compagnia dell’arcivescovo di Corfù. La sua opera “L’Antiquité expliquée et représentée en figures”, in 15 parti, uscite tra il 1719 ed il 1724, qui presentata nella sua prima versione inglese, è considerata una pietra miliare dell’archeologia moderna. Montfaucon in maniera innovativa arrivò a comprendere come l’archeologia non poteva basarsi solamente sulle fonti scritte e giunte fino ad noi, ma necessitava e poteva trarre grande giovamento, dallo studio dei reperti archeologici fossero essi Senza titolo-289statue, edifici, ceramiche votive, gioielli o oggetti di uso comune. Per la prima volta nella storia dell’archeologia, in questo suo monumentale lavoro, presentò, in un’unica opera, le antichità romane e quelle greche come un unico processo artistico-evolutivo permettendo di avere subito un riscontro visivo comparativo dei reperti archeologici appartenenti all’una o all’altra delle due antiche civiltà mediterranee. L’opera è arricchita da un imponente apparato iconografico che illustra non solo i reperti archeologici ma anche monumenti, edifici, papiri, usi ed istituzioni antiche. Raro a reperirsi completo di tutte le parti e di tutte le tavole ed in queste buone-ottime condizioni di conservazione. A good copy. Rif. Bibl.: COPAC ESTC N30423.                    Senza titolo-293                                                                                                                                                                                                                                              1800 euro

2. (PRIME TIRATURE VENTIQUATTR’HORE BOLOGNA MITELLI),

Tre serie complete di Mitelli, IMG_0611_clipped_rev_1tutte nella rarissima prima tiratura (da non confondersi con le tirature seguenti). Mitelli Giuseppe Maria, Le ventiquattr’hore dell’humana felicità consacrate all’Em.mo et Rev.mo Prenc.e Card. D. Gio. Nicola Conti. Invenzione disegno ed intaglio di Giuseppe Mitelli Pittore Bolognese. (Bologna), S. stampatore, 1675. Unito a: L’arti per Via, disegnate, intagliate, et offerte Al grande, et alto Nettuno Gigante Sig: della Piazza di Bologna da Gioseppe M:a Mittelli …, (Bologna), S. stampatore, 1660. Unito a: Set completo dei 4 proverbi satirici in prima edizione: Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga, 

In folio (37,5×28,8 cm); tre opere in un volume: (28) cc. nn., (41) cc.nn. e (4) cc. nn. Due piccole firme di appartenenza privata al primo frontespizio. Legatura dell’inizio dell’ottocento in mezza pelle con titolo della prima opera, autore e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Ampi margini. Un leggerissimo alone alle prime 8 carte, ininfluente e praticamente invisibile. Un lievissimo foxing al margine esterno bianco di tre carte (compreso frontespizio) della seconda opera, assolutamente lieve ed ininfluente. Quattro tavole leggermente ed uniformemente brunite, per la qualità della carta, nella seconda opera ma in modo assolutamente leggero ed ininfluente. Alcuni numeri scritti a matita nel margine basso della seconda opera a numerare le carte, alcuni poi cancellati. Le due opere si presentano, nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Tre serie complete con due delle più importanti opere del grande incisore bolognese, Giuseppe Maria Mitelli (Bologna, 1634 – 1718). Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico IMG_0634_clipped_rev_1bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. La prima opera è completa anche dell’antiporta contenente il titolo contornato da putti e sormontato dallo stemma del card. Gio. Nicola Conti e del foglio di dedica inciso in rame che come nota lo stesso Bertarelli nn. 394/421, sono assenti nella stragrande maggioranza degli esemplari. Quindi il nostro esemplare è completissimo. L’opera è uno dei lavori più celebri e filosofici di Mitelli dove una giornata di ventiquattro ore diventa un allegoria tragicomica dell’esistenza umana a formare, quasi, una sorta di ballata macabra dove gli individui sono sempre in compagnia della morte anche se essa non si percepisce solo attraverso la sua voce ma non compre mai se non all’ultima tavola. Il frontespizio della prima opera è famosissimo per la presenza dell’allegoria alata del Tempo munito di una falce che scandisce le 24 ore della giornata. Ogni ora, corrispondente ad una tavola, dove viene presentato un personaggio di una categoria sociale o lavorativa, con un proverbio al piede della tavola che nel lato destro descrive il pensiero della figura su se stessa. Contrapposta a questa scritta, vi è l’intervento della morte che sbeffeggia ed avverte dell’immanenza dell’esistenza e della futilità delle cose effimere. Ad esempio dice la Donna Superba: “Quanto bella son io! Quanti consuma, Per me d’Amor l’inestinguibil foco! M’incensano i sospiri in ogni loco, Onde non è stupor, se la mi fuma”. Ad essa risponde la Morte: “Vana: lo specchio tuo IMG_0635_clipped_rev_1frangi, che tanto, Nel consigliarti a la ragion prevale, Meglio potrai la tua bellezza il frale, Espresso contemplar nel vetro infranto”. I personaggio che parlano sono oltre alla Donna Superba, l’Avaro, lo Zerbino, l’Iracondo, il Goloso, la Donna Invidiosa, il Pigro et Otioso, il Birbante, il Giuocatore, il Buffone di Corte, il Villano, il Comico, il Musico e Suonatore, il Pittore e Scultore, il Poeta, il Cortigiano, l’Ingegnero et Aritmetico, il Medico, il Cacciatore, l’Astrologo, il Guerriero, il Dottore versato in tutte le scienze, il Sacerdote di gl’idoli, il Re’ e da ultima la Morte che, per la prima volta compare, fisicamente, proprio nell’ultima tavola e si erge a “Reina al Mondo impero …”. Le figure nelle tavole sono accompagnate, in modo ricorrente a simboli del “Tempo”. I testi che corredano le immagini sono del fratello di Mitelli, padre Giovanni, che collaborò con l’artista anche nella realizzazione di diversi proverbi. Opera rarissima a trovarsi completa delle 28 tavole. La seconda opera è la prima edizione completa, in primissima tiratura, della serie di suite che Mitelli dedicò ai mestieri per via che si potevano incontrare per la città di Bologna nel seicento. Anche qui, come nella maggior parte delle opere di Mitelli, ogni personaggio sormonta un proverbio che descrive in modo divertente e spesso ironico, un lavoro. Come scrive lo stesso autore nella prefazione presente sotto il frontespizio “A chi debbonsi queste mie laboriose fatiche, se non sol a Voi, il qual posto in alto grado state osservando tutti i passatempi de trattenim.i mondani, ed ascoltate patiente, ed immobile tutti i clamori di chi va’ e viene vendendo merci. Avvoi si debban, Sign.r della Piazza, quest’Arti che van per le Vie; sarà questo Tributo, ch’io porto alla vostra altiss.ma e maestosiss.ma presenza, come architettata da quella, che è Regina di tutte l’Arti; Eccovi dunque uniti coloro, i quali sen vanno fluttuando, et ondeggiando su’ questaIMG_0636_clipped_rev_1 NAVE di Bologna …”. Mitelli prese ispirazione per l’opera dal lavoro dedicato da Annibale Carracci dedicato ai mestieri tipici nelle vie di Bologna. “L’invenzone delle Arti per via di deve ad Annibale Carracci e forse, almeno in parte, a Ludovico (secondo il Malvasia, Felsina Pittrice, I, p. 335). Si trattò per questi maestri di uno scherzevole passatempo, che però riscosse tanto successo che i fogli furono riuniti in un volume … L’opera di Mitelli s’ispira evidentemente all’impresa carraccesca, cui si deve probabilmente aggiungere la mediazione della traduzione incisoria del Guilino [Simone Guillain, colui che ricevette le stampe dei costumi per via di Carracci e che nel 1646 ne trasse ottanta stampe]: da questa e da quella comunque si differenzia nei risultati iconografici e nel numero dei mestieri rappresentati, limitati a 40” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 205). Di quest’opera esistono sicuramente due tirature. Questa è la primissima e rarissima tiratura completa, della prima edizione. Alcune bibliografie come il Bartsch, ripreso anche dal Bertarelli, individuano due tirature susseguenti a questa, tutte e due con la dicitura dello stampatore e del luogo di stampa “Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace” ma nella seconda tiratura dovrebbe mancare la dicitura “Cum Privil.” presente invece nella terza.“La prima tiratura [come appunto il nostro esemplare] di IMG_0633_clipped_rev_1cui si ha notizia è priva della numerazione e della dedica dello stampatore. Una seconda, egualmente non numerata, aggiunge sotto la dedica del Mitelli l’indicazione: Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace. Una ulteriore edizione, da ritenersi eseguita entro il secolo, mostra la dichiarazione dello stampatore così modificata: Gio. Giacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cum [sic] Privil.” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 206). Le tavole della prima tiratura non presentano numerazione a lato del proverbio che venne aggiunto solo nelle edizioni sugenti. Scrive il Toschi nella sua opera Stampe popolari ital., pp. 23-24: il Mitelli “Viene a occupare un posto a sè e a segnare una decisa svolta nello sviluppo dell’ iconografia popolare, il bolognese G. Maria Mitelli (1634-1718) … Egli fu l’ erede di quella tradizione popolare, fecondandola di un umorismo nuovo, e trasmettendola alla generazione successiva, e rappresentò il legame tra il ‘500 e il ‘600, ma la sua personalità è così spiccata, impronta di sé tutta la produzione, anche quella che riprende antichi temi e motivi (i mestieri ambulanti, il paese della Cuccagna, i proverbi ecc.ecc.)”. Mitelli, come dicevamo, in quest’opera riprende il lavoro di Carracci ma mutandone profondamente il senso stesso. Infatti i proverbi che accompagnano le tavole, opera anche questi, con ogni probabilità del fratello di Mitelli, Giovanni Maria, sembrano avere un chiaro intento pedagogico e devono, nell’intento dell’autore, indicare la via per un’alta forma di moralità. Fra i mestieri rappresentati si possono trovare ad esempio il venditore d’acqua, il pescatore, il venditore di polli, il facchino, il venditore di fegatini, l’ortolana, il venditore di frutta, l falegname, il venditore di uva, il venditore di ceramiche, il cappellaio, il venditore di pane, quello di ventagli, di vino, ilIMG_0632_clipped_rev_1 venditore di pozioni fraudolente (l’imbroglione), i pulitori dei pozzi, il venditor di scarpe, di setacci, di pesci, il macellaio, l’arrotino, il pittore, il venditore di sedie, il mercante di bicchieri, l’architetto, il mercante di stampe, il commerciante di strumenti di ferro, il venditore di mele e pere ed altri. Le ultime quattro tavole presentano il set completo dei quattro proverbi satirici dedicati alle figure del Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga realizzati nel 1678. Insieme di tre rare edizioni in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per la prima opera, Bertarelli, G.M.Mitelli, Catalogo delle Incisioni, n. 394-421. Cat. Raccolta Stampe di Milano, A.A.189. F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.138; Per la Seconda opera: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 216, n. 29. Bartsch, 117-157. Nagler, 119-159. Buscaroli, pp. 53-54, nn. 2-41. M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003. Per le quattro tavole finali di proverbi: Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, tav. 85, 85, 86, 87, n. di repertorio dal 229 al 232.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           13.000 euro

(BIGLIARDO – BILIARDO – GIOCHI – GIUOCHI DI SOCIETA’),

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IMG_0669_clipped_rev_1Bouvard Charles, 

Trattato sul giuoco del bigliardo in cui trovasi una istruzione precisa sulla esecuzione di questo giuoco, non che la partita dei Piroli, col pallino o senza; estratto dalla seconda edizione di Parigi dell’opera intitolata: Nouvelle academie des jeux, ou regles ec., ec. da L. M. F.,

Napoli, Dai Torchi di Pasquale Tizzano, 1821

In 8° (19×11,5 cm); 64, (2 b) pp. Brossura ottocentesca. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine basso dell’opera, praticamente invisibile. Tagli gialli. Qualche lieve brunitura dovuta alla qualità della carta, un piccolissimo tarletto al margine basso bianco dell’ultima carta, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo trattato sul gioco del bigliardo, ispirata all’opera “Nouveau traite sur le jeu de billard” di Charles Bouvard. Lo scritto, anonimo, si prefigge di organizzare e definire le regole del gioco del bigliardo. Si legge nella “Prefazione” “Nel giuoco del Biglairdo non vi sono state giammai delle regole abbastanza precise. Qualle che IMG_0668_clipped_rev_1comunemente ed impropriamente dicensi dell’Accademia, furono redatte dai maestri di pallacorda, la maggior parte dei quli non conoscevano tanto bene questo giuoco da prevederne tutt’i casi i più frequenti; d’altronde quei signori non lo riguardavano …”. Il volume, composto in uno dei momenti storici dello sviluppo del gioco del biliardo, tratta in modo preciso e scrupoloso i vari tipi di giochi che si possono fare con il bigliardo con capitoli dedicati a: Primi principi per l’esecuzione; Posizioni; Palla di prima messa in giuoco; Consigli per l’azione; Dimenzioni di una stecca; Regola generale per ogni sorta di partite; Partite francesi; Partita ordinaria; Partita a seguire; Partita delle cinque palle detta Carlino; Partita del doppietto; Dppietto semplice; Doppietti composti; Partite a 3 o 4 non volendo restar fissi; Delle partite a scrivere; Partite delle cinque buche; Partite de’ Piroli col pallino, secondo l’uso di Milano e di Bologna; La medesima partita senza il pallino, secondo l’uso di Venezia; Partita del pallino senza i piroli; Partita del tocco; Partite a due palle, dette bianche; Partita ordinaria; Partita della perdita; Partita della buca difesa; Pulla a due palle; La guerra o pulla a tutte palle; La guerra a buca difesa a tutte palle. Opera assai rara. Rif. Bibl.: Melzi, V. 3. Col. 542.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             360 euro

(POLONIA – POLAND – PREMI NOBEL – AUTOGRAFI),

Senza titolo-25Milosz Czeslaw,

 Mowa wiazana,

Olsztyn, Wydawnictwo Pojezierze, 1989; più una lettera autografa di Milosz conservata insieme al volume.

In 8° (20,1×13,5 cm); 278, (2) pp. Brossura editoriale con sopraccoperta illustrata editoriale. Qualche lieve strofinatura ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedica autografa dell’autore alla prima carta. In allegato una lettera autografa a tema letterario scritta da Milosz stesso su carta intestata “Czeslaw Milosz … Berkeley, California” datata 12.06.1990. La firma autografa dell’autore si trova anche al margine alto del fronte della lettera sopra l’indirizzo prestampato. Seconda edizione dopo la prima del 1986, di questa raccolta di poesie del celebre poeta e saggista polacco, Czeslaw Milosz (Šeteniai, 30 giugno 1911 – Cracovia, 14 agosto 2004). L’autore studiò e si formò a Vilnus all’epoca territorio polacco. Il suo debutto letterario si fa risalire al 1930. Fu uno dei fondatori del gruppo letterario “Zagary”. Durante la Seconda Guerra Mondiale vive a Varsavia dove lavora alla stampa underground. Dopo la guerra diventa addetto culturale presso l’Ambasciata polacca a Washington prima e a Parigi poi. Nel 1951 esprime il suo forte scetticismo contro la prospettiva del socialismo reale rompendo con il partito comunista e chiedendo ed ottenendo l’asilo politico in Francia. Da qui si trasferisce negli Stati Uniti dove si stabilisce a Berkeley in California e dove insegna letteratura polacca. In America porta avanti la sua opera poetica cimentandosi anche con grande successo, nella traduzione delle principali opere polacche in lingua inglese, partecipando in questo modo alla diffusione della letteratura polacca nei paesi di lingua inglese. Nel 1980 gli viene conferito il Premio Nobel per « Who with uncompromising clear-sightedness voices man’s exposed condition in a world of severe conflicts. ».                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   500 euro

(MICOLOGIA – FUNGHI – STORIA NATURALE – PRIME EDIZIONI),

DSC_0558_clipped_rev_1DSC_0562_clipped_rev_1 DSC_0561_clipped_rev_1 DSC_0560_clipped_rev_11 DSC_0559_clipped_rev_1

DSC_0556_clipped_rev_1Battarra Giovanni Antonio,

 Fungorum agri Ariminensis historia a J. Antonio Battarra lynceo restituto & in eadem urbe publico philocsophiae professore compilata aeneisque tabulis ornata quam sub auspicis Eminentissimi ac …, Reverendissimi Principis Joachimi Portocarrerii Cardinalis Amplissimi.

Faventiae, Typis Ballantianis, 1735.

In 4° (28,5×21,2 cm); VII, (1), 80 pp. e XL c. di tav. Bella legatura ottocentesca con legatura foderata con carta blu zigrinata. Titolo e fregi in oro su fascetta in pelle rossa al dorso. Bell’ex-libris privato applicato al recto del piatto anteriore. Esemplare ad ampi margini ed in ottime condizioni di conservazione. Bella marca al frontespizio che riprende una lince, simbolo dell’Accademia dei Lincei, in mezzo ad un gruppo di funghi, sormontata dal motto, in lingua greca “Noi studiamo i funghi, non li mangiamo”. Prima edizione di uno dei trattati di micologia più celebri, opera del famoso naturalista e micologo, riminese Giovanni Antonio Battarra (Coriano, 9 giugno 1714 – Rimini, 8 novembre 1789). Allievo del medico, naturalista ed DSC_0555_clipped_rev_1archeologo Giovanni Bianchi, studiò geometria, fisica e storia naturale. Nel 1738 venne ordinato sacerdote. Insegnò filosofia dal 1741 al  Fu in questo periodo che iniziò ad interessarsi in modo deciso alla micologia studiando sull’opera del Padre Bruno Tozzi Sylva Fungorum”, del quale divenne anche allievo. Ma seppur fu un grande estimatore del suo maestro, Battarra per sua natura e convinzione si impegnò sempre nelle rilevazioni sul terreno, sicuro che solo la visione e lo studio diretto di ogni materia possa portare risultati importanti ed il progresso delle scienze. Promosso all’insegnamento a Rimini nel 1755 stampò quella che è con la “Pratica Agraria”, la sua opera più importante “Fungorum Agri”. Battarra curò l’opera con grande attenzione disegnando egli  stesso le belle ed accurate tavole che riproducono DSC_0557_clipped_rev_1248 tipi differenti di funghi. I funghi sono classificati nell’opera in base al loro aspetto fisico esteriore perché Battarra riteneva tale classificazione la più immediata ed intuitiva. L’autore, poi, descrive anche le qualità organolettiche di ogni tipo di fungo. L’opera ebbe un enorme successo tanto che già nel 1759 usciva una seconda edizione, ristampata senza variazioni. Rif. Bibl.: Ainsworth p. 56; Stafleu 359; Volbracht 90; Nissen 95; Uellner 63; Pfister S. 21; S. Stafleu & Cowan 359; toria della Micologia Italiana, pp. 145-155.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          2.500 euro

(MILANO – STORIA LOCALE – PRIME EDIZIONI), 

Manuel pittoresque des etrangers à Milan ou description de cette Ville et de ses environs, compris la Chartreuse près de Pavie et les voyages aux Lacs de Como, de Lugano, au Lac Majeur et à Varese.

 Milan,: chez Epimaque et Pascal Artaria, s.d. (1832)

 In 4°; (4 incluso frontespizio inciso), 171, (1), III – VIII pp. e 35 c. di tav., alcune più volte ripiegate, comprese una pianta della città di Milano in antiporta, una “carte routières de Milan aux Lacs de Come, Majeur et de Lugano”. Le bellissime tavole furono incise all’acquatinta dai migliori artisti dell’epoca quali Landini, Biasioli, Rupp, Angeli ed altri. Questo qui presentato è una degli esemplari con il maggior numero di tavole conosciute. Solitamente il volume presenta 32 tavole fuori testo mentre questo ne ha 35. Legatura editoriale con titolo impresso al piatto anteriore entro cornice, qualche piccola macchiolina irrilevante. Esemplare in barbe e dalla carta fresca e frusciante, all’interno in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di una delle più importanti guide di Milano e considerata la miglior guida di Milano del XIX° secolo Rif. Bibl.: P. Lichtenthal, Manuale bibliografico del viaggiatore in Italia, Milano, Pirola, 1834m pag. 12; Arrigoni,“Milano nelle vecchie stampe, I, 173; Villa, Bibliografie delle Guide di Milano, 188.

(AVIAZIONE AERONAUTICA ITALIANA ARTE DIPINTI BOMBARDIERI CAPRONI ANSALDO D’ANNUNZIO),

Contini Arrigo, Un grande quadro del celebre pittore di aerei Amerigo Contini che illustra l’Asso di Quadri di Darbi in volo fra le nuvole dell’Isonzo, firmato e datato 1917.luogo, 1917.

70×89,5 la cornice, 70×50 cm il quadro. Bellissimo e grande quadro datato 1917 del celebre pittore di arerei Amerigo dsc_0643_clipped_rev_1Contini (dipinse tutti i velivoli della celebre VIII° squadriglia e molti di questi quadri sono oggi conservati al Museo Caproni) dedicato all’Asso di Quadri in volo fra le nuvole. L’Asso di Quadri era l’asso dell’aviazione Cesare Darbi, il velivolo del quale, proprio sulla fiancata, riportava il simbolo di quadri. Insieme all’Asso di Picche, Cuori e Fiori ed ai loro equipaggi e velivoli, l’Asso di quadri componeva la celeberrima VIII° Squadriglia Bombardieri Caproni-Ansaldo detta anche Squadriglia d’Annunzio che con il Vate degli Italiani partecipò, durante la Prima Guerra Mondiale a numerosi bombardamenti su Pola. Il noto aviatore Cesare Darby (anche Darbi) fu uno dei piloti dei 4 velivoli componenti l’VIII° Squadriglia Bombardieri Caproni-Ansaldo detta anche “Squadriglia d’Annunzio”. Con lui, d’Annunzio effettuò diversi bombardamenti di Pola nel corso della Prima Guerra Mondiale. La Squadriglia era composta da quattro Bombardieri bielica Caproni-Ansaldo ognuno recante un simbolo che doveva richiamare gli assi delle carte. Darbi fu amico di celebri aviatori come Luigi Gori, Maurizio Pagliano e De Pinedo. Esemplare in buone condizioni di conservazione.

(POESIA – ACQUEFORTI – SAN MAURO DI ROMAGNA – CERNUSCO – PASCOLIANA),

DSC_0701_clipped_rev_1 DSC_0702_clipped_rev_1DSC_0704_clipped_rev_1 DSC_0706_clipped_rev_1 

DSC_0703_clipped_rev_1Pascoli Giovanni, Vico Viganò,

 Albo Pascoliano, Canti di Giovanni Pascoli, Acqueforti di Vico Viganò,

 Bologna, Editore Nicola Zanichelli, 1911

In folio (34×24 cm); 72, (2) pp. e 16 c. di tav. fuori testo. Legatura editoriale in piena pergamena con titolo al pia tto anteriore e al dorso ed incisione con ritratto di Pascoli realizzata da Viganò al piatto anteriore. Bellissime le 16 tavole fuori testo con incisioni di Viganò, ognuna protetta da velina. Opera in tiratura limitata di soli 500 esemplari numerati ed autografati da Viganò, il nostro esemplare porta il numero 383. Qualche piccola e lieve macchiolina di foxing in poche pagine e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di alcuni componimenti pascoli ani illustrati da tavole del noto pittore ed incisore originario di Cernusco sul Naviglio, Vico Viganò (Cernusco sul Naviglio 1874 – ivi 1967). Nato come pittore, iniziò ad incidere quadri di T. Cremona ed alcune vedute del Lago di Garda. Nel 1910 fondò l’Associazione ital iana degli acquafortisti e incisori. L’albo qui presentato è considerato fra le sue opere migliori. I componimenti pascoliani illustrati sono: La Canzone della Granata, Dopo?, Italy, Orfano, I due vicini, Casa Mia, La Cavalla Storna, La quercia tradotta, La vendemmia, La fiorita. Non comune. Rif. Bibl.: Servolini; pag. 828 (per Viganò). Gambetti-Vezzosi; Rarità; 647: “Preziosa ediz. con incisioni originali, che raccoglie i 10 canti più famosi del Pascoli “.                                                                              DSC_0705_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                           280 euro

(MEDICINA – EPIDEMIOLOGIA – VACCINAZIONI – VAIOLO),

Sacco Luigi, 

Trattato di Vaccinazione con osservazioni sul Giavardo e Vajuolo Pecorino del Dottor Luigi Sacco Medico Chirurgo già Direttore Gener. della Vaccinazione Medico Primario dell’Ospedal Maggiore di Milano Consul. nel Magistrato, Centr. di Sanità e Socio di diverse accademie con quattro tavole miniate. 

Milano, Dalla Tipografia Mussi, 1809.

In 4° grande (28,5×21,5 cm); 223, (3) pp. e 5 c. di tav. (compreso ritratto di Edward Tenner in antiporta realizzato dall’incisore milanese Anderloni). Legatura coeva in mezza pelle con piatti foderati con bella carta marmorizzata coeva verde. Esemplare ad amplissimi margini ed in perfette condizioni di conservazione. Magnifiche le 4 carte più volte ripiegate colorate da mano coeva. Due medaglioni incisi al frontespizio. Altri due medaglioni finemente incisi al terza carta con il ritratto di Sacco. Prima, non comune edizione a trovarsi completa anche del ritratto di Tenner, di questo importantissimo scritto del celebre medico, pioniere della vaccinazione anti-vaiolosa, Luigi Sacco (Varese, 9 marzo 1769 – Milano, 26 dicembre 1836). “Nel 1809 pubblicò la sua opera più importante, il “Trattato di vaccinazione,con osservazioni sul giavardo e sul vajuolo pecorino”, in cui riepilogò quanto aveva narrato nei suoi scritti precedenti, dedicando l’opera al principe Eugenio di Beauharnais viceré del regno d’Italia. L’illustre professore Giuseppe Frank chiamò quest’opera “Opus aureum”. L’opera venne tradotta in Germania da Guglielmo Sprengel, in Francia da Joseph Daquin e anche in Inghilterra. La fama del dottor Sacco divenne mondiale. Ben grato al grande Jenner, nel suo trattato diceva che la scoperta jenneriana fu uno dei più preziosi doni della Provvidenza, e merita la riconoscenza della presente e delle future generazioni”. “Durante i suoi studi sul vaccino il dottor Sacco però cadde in errore: riteneva che una sola vaccinazione avrebbe reso immune il vaccinato per tutta la vita, fatto che ancora non era stato statisticamente confermato. La sola esperienza del tempo dimostrò infatti che molti individui vaccinati, dopo 10-15 anni dalla vaccinazione furono attaccati dal vaiolo umano, e alcuni di loro morirono”. “Quando nel 1798 Edward Jenner pubblicò uno scritto “An inquiry into the causes and effects of the variolae vaccinae”, nel quale descrive il proprio metodo di vaccinazione, Luigi Sacco iniziò ad interessarsi alle cause della contaminazione del vaiolo in Italia. Nel settembre del 1800 si recò a Varese esaminando un certo numero di vacche provenienti dalla Svizzera colpite dal vaiolo, che presentavano pustole e croste sulle mammelle. Decise prelevare dall’interno dalle pustole mature del materiale con il quale effettuare i suoi esperimenti. Il dottor Sacco nel suo libro “Osservazioni pratiche sull’uso del vajuolo vaccino,come preservativo del vajuolo umano”,così scrive:” Abbenché non mi sembrasse di poter dubitare che questo fosse il vero vajuolo vaccino,pure essendo la prima volta che io lo vedeva,mi nacque il sospetto che le pustole potessero essere del genere di quelle che accompagnano il vajuolo spurio descritto da Jenner. ” (Ferrario, 6). Il primo esperimento venne effettuato su cinque bambini di età compresa tra i 2 e i 7 anni. Avevano timore della vaccinazione, allora il dottor Sacco per persuaderli si auto-vaccinò. La facilità con la quale s’inoculò, l’assenza di dolore e la promessa di premi, indussero i ragazzi a lasciarsi vaccinare. Quattro di loro contrassero il vaiolo vaccino ed uno non subì alcuna alterazione, nemmeno dopo una seconda vaccinazione. Anche il dottor Sacco, dopo l’inoculazione, contrasse il vaiolo vaccino,con la comparsa di varie pustole che dopo alcuni giorni essiccarono. Dal settembre del 1800 all’aprile del 1801 egli eseguì più di 300 innesti di virus vaccino a Varese,a Giussano,a Montonate ed in gran parte a Milano. Questi furono dunque i primi trionfi della vaccinazione in Lombardia ed il governo della Repubblica Cisalpina nominò il dottor Sacco direttore della vaccinazione, ponendo a sua disposizione gli orfanotrofi per istituirvi pubblici esperimenti…. Dopo il 1801 effettuò vaccinazioni a Parma, Reggio Emilia, Modena, e, recatosi a Bologna continuò a sperimentare l’innesto del vaiolo vaccino per contrastale la proliferazione di una micidiale epidemia vaiolosa. Fu un successo, e i bolognesi riconoscenti, premiarono il dottor Sacco con una medaglia d’oro, cosa che fecero anche i bresciani, nel maggio 1802. Nel 1802 pubblicò a Milano il suo “Rapporto del solenne pubblico esperimento di controprova coll’innesto del vajuolo umano” condotto nell’Orfanotrofio della Stella il 31 agosto 1802 su 63 individui,e riuscito con grande successo in presenza delle principali autorità della Repubblica e di molti professori dell’arte. Nel 1803 venne nominato medico primario dell’Ospedale Maggiore di Milano e direttore generale della vaccinazione nella Repubblica Cisalpina. Nello stesso anno pubblicò il suo libro “Memoria sul vaccino unico mezzo per estirpare radicalmente il vajuolo umano, diretto ai governi che amano la prosperità delle loro nazioni”, testo che divenne famoso in tutta Europa. Il suo ceppo di vaccino antivaioloso fu utilizzato in paesi remoti quali la Persia, Bagdad e l’Indostan. Luigi Sacco riteneva che per estirpare totalmente il vaiolo naturale fosse necessario che i governi adottassero misure a favore della vaccinazione, e che i cittadini stessi formassero dei gruppi di pressione, per incoraggiare e assicurare quelle persone che ancora dubitavano nell’efficacia del vaccino. Il dottor Sacco esclamava con grande convinzione: ” Vi vuole l’autorità dei governi,e per il bene dell’umanità apertamente la dimando”. Egli stesso effettuò un’intensa propaganda, e le sue circolari erano sempre unite ad un’omelia scritta da un vescovo, con l’intento di infondere religiosamente nel popolo la necessità e l’obbligo in coscienza di farsi vaccinare. Nel 1804 effettuò esperimenti di vaccinazione con il vaiolo pecorino e scoprì che questo virus innestato nell’uomo produce il medesimo effetto del vaccino del vaiolo umano. Nel 1806, in poco più di sei mesi presentò al governo i nomi di 130.000 persone, vaccinate solo in alcune zone del Nord dell’Italia e di 120.000 nelle province venete. Grazie alla vaccinazione, la città di Venezia risolse una grave epidemia di vaiolo che uccideva circa 15 persone al giorno”. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. A very good copy. Cfr.: Castiglioni, II 559; De Renzi, V p. 533; Parenti, Vaiuolo e Vaccinazione, n. 66. Wellcome, V p. 3.; Waller 8375. demie con quattro tavole miniate. Milano, Dalla Tipografia Mussi, 1809.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          850 euro

(FOTOGRAFIA STORIA DELLA FOTOGRAFIA PRIME EDIZIONI PHOTOGRAPY),

IMG_0170_clipped_rev_1IMG_0169_clipped_rev_1IMG_0171_clipped_rev_1IMG_0174_clipped_rev_1IMG_0173_clipped_rev_1 IMG_0177_clipped_rev_1 IMG_0175_clipped_rev_1

IMG_0161_clipped_rev_1Muybridge Eadweard,

Animals in Motion, An Electro-Photographic Investigation of consecutive phases of animal progressive movements. 

London, Chapman & Hall, LD., 1899.

In oblungo (31×25,5 cm); (2 b.), X, 264 pp. Presente la rara legatura editoriale in piena tela amaranto con titolo e autore impressi in oro al dorso ed al piatto anteriore. Qualche piccola strofinatura. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione, completo di tutte le tavole che si presentano pulite e sonanti. Timbro traforato al frontespizio, praticamente invisibile, che identifica l’esemplare come ceduto dalla “Public Libraries Ealing” che vendette la maggior parte del suo patrimonio librario in una nota asta pubblica. Una piccola nota a penna, con la vecchia collocazione nella Ealing Libraires, al verso del frontespizio e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Fogli di sguardia in carta marrone zigrinata coeva, leggermente diversi da quelli presenti nella maggior parte degli esemplari, solitamente girgi. Antica pecetta pubblicitaria di libreria privata al margine basso del recto del piatto anteriore.  Prima ricercata ed assai rara edizione, di uno dei più celebri libri di fotografia della fine dell’ottocento. Il volume rappresenta il capolavoro del grande fotografo inglese, Eadweard Muybridge (Kingston upon Thames, 9 aprile 1830 – Kingston upon Thames, 8 maggio 1904). L’autore è considerato il pioniere della fotografia in movimento ed i suoi lavori ispirarono anche il cinema e le avanguardie artistiche del novecento. I suoi primi lavori furono quelli di libraio ed editore ma la passione per la fotografia si sviluppò ben presto, tanto che trasferitosi in America, iniziò a fotografare il territorio del Parco Nazionale di Yosemite e di San Francisco. 1872 segna una svolta nella sua carriera quando il governatore della California Leland Stanford chiese al noto fotografo di dimostrare se durante il galoppo del cavallo ci sia un momento nel quale tutte e quattro le gambe del cavallo non toccano il suolo. Muybridge piazzò lungo la pista 24 telecamere attivate dal passaggio del cavallo attraverso un sistema di sottili cavi posti all’altezza delle sue gambe. Finalmente nel 1878 venne scattata la prima serie di fotografie che dimostrarono che il cavallo ha un momento, durante la sua corsa, nel quale tutte e quattro le zampe non toccano il suolo, ma questo momento, a IMG_0172_clipped_rev_1differenza di quello che si era ritenuto fino ad allora, non era il momento di distensione degli arti ma bensì quello nel quale tutti gli arti si trovano vicini gli uni agli altri, perpendicolarmente all’animale. Questa scoperta fu sconvolgente per il mondo pittorico che era solito riprodurre i cavalli in corsa con tutti gli arti staccati dal terreno in massima estensione. La fotografia, proprio grazie al lavoro di Muybridge, divenne un’inevitabile supporto dell’arte pittorica, andando a cogliere attimi e a svelare la meccanica dei movimenti che l’occhio umano non poteva vedere. Edgar Degas portò avanti uno degli studi più approfonditi dell’opera fotografica di Muybridge. Durante il periodo dei suoi studi del 1874, l’autore fu anche imprigionato dopo che avendo scoperto il tradimento di sua moglie con il maggiore Harry Larkyns, sparò a questi uccidendolo. Il fotografo venne scarcerato in pochissimo tempo in quanto, per le leggi del tempo, questo tipo di omicidio era considerato un “omicidio giustificato”. Negli anni seguenti al successo con la fotografia del cavallo, continuò a migliorare le tecniche fotografiche atte a cogliere oggetti, animali e persone in movimento ottenendo risultati strabilianti. “Progettò lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che permise la proiezione delle immagini permettendone la visione a più persone contemporaneamente. Il sistema è in definitiva un precursore del cinema.”. Il suo lavoro basato sulla tecnica della cronofotografia è considerato anche come il precursore della biomeccanica e della meccanica degli atleti. Il volume, in questa versione definitiva, ebbe un successo strepitoso e  numerose edizioni. First edition. Rif. Bibl.: IT\ICCU\VEA\0131781.

       IMG_6392_clipped_rev_1 (1)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               1700 euro

(MODENA SECCHIA RAPITA TIPOGRAFIA AUTOGRAFO DEBUTTO EDITORIALE FORMIGGINI),

Tassoni Alessandro, Tirelli Umberto, Nasica (Majani Augusto), Formiggini Angelo Fortunato,

La Secchia, contiene sonetti burleschi inediti del Tassone e molte invenzioni piacevoli e curiose, vagamente illustrate, edite per la famosa festa mutino-bononiense del 31 Maggio mcmviii. Prefazione di Olindo Guerrini. 

Bologna – Modena, A. F. Formiggini Editore, 1908.

In 8° piccolo; VIII, 88 pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido illustrato in rosso e nero. Qualche macchiolina di foxing alla brossura come in tutti gli esemplari a causa della qualità della carta utilizzata per la realizzazione delle copertine.. Esemplare impreziosito da una lunga e divertente dedica di Formiggini al noto critico letterario e studioso toscano, originario di Piombino, Licurgo Cappelletti. All’interno l’esemplare si presenta in ottime condizioni di conservazione. Si legge nella lunga dedica “Questo è il primo libero edito dal Formiggini e sta per essere esaurito. Chi potrà valutare il prezzo fra soli dieci anni?!! nota (si capisce) dell’editore. All’illustre Comm. Licurgo Cappelletti, l’esordiente editore invia rispettosamente in omaggio, esprimendogli fin d’ora i sensi de duo grato animo per quanto potrà fare per incuorarlo nell’ardua impresa cui si è accinto A. F. Formiggini, Mod. 7. XII.08. Timbretto ex-libris di Licurgo Cappelletti al margine basso del frontespizio. Prima non comune edizione, del primo libro stampato dal celebre editore e scrittore modenese di religione ebraica, Angelo Fortunato Formiggini nato a Modena il 21 giugno 1878 e morto suicida a Modena, 29 novembre 1938 lanciandosi dalla celebre torre cittadina della Ghirlandina, per protestare contro le leggi razziali del regime fascista da poco promulgate. Il volume, stampato su carta di altissima qualità e a due colori in ricercatissima veste grafica appositamente ispirata agli incunaboli, venne illustrato da alcuni dei più celebri illustratori e caricaturisti del tempo grandi amici di Formiggini come Umberto Tirelli, Nasica (Augusto Majani), Silvestro Barberini, Alfredo Barutti, Gaetano Bellei, Giuseppe Graziosi, Luigi Lobbi, Marius Pictor, Umberto Ruini. L’opera venne edita in occasione delle celeberrime feste mutino-bononiensi che si tennero nel 1908 con grande fasto, sviluppandosi intorno a temi cari all’immaginario tassoniano. Il volume ebbe uno straordinario successo e venne ben presto esaurito. Rif. Bibl.: Mattioli-Serra, pp. 1-2, n. 1. All’interno sono presenti con la pubblicazione di una raccolta di poesie inedite di vari autori quali Renato Fucini, Francesco Bentivoglio, Giovanni Natali, Augusto Vandelli, Enrico Stuffler, Alfredo Testoni, Formiggini ed altri, ispirate all’opera di Alessandro Tassoni e accompagnate da alcuni sonetti inediti del stesso Tassoni.

(PIROTECNICA – MANOSCRITTO),

Senza titolo-50  Senza titolo-47Agazzani Ermelindo, 

Nuove Ricerche sopra i Fuochi d’Artificio di F. M. Chartiers, Tessier, Morel.  Con aggiunta di una trattato di Pirotecnica preso dalla Chimica applicata alle Arti, Paris, 1861. 

Paris, 1861.

In 8° piccolo (18×12 cm); (200) pp. delle quali 27 bianche poste in fondo al volume. Brossura coeva con titolo manoscritto al piatto anteriore dov’e’ presente una macchia. All’interno in ottime condizioni di conservazione. L’autore del manoscritto si ricava all’interno del piatto anteriore “Agazzani Ermelindo”. Rarità. Manoscritto pirotecnico che si ispira ai lavori di Tessier, Chimie pyrotechnique ou traité pratique des feux colorés, stampato a Parigi, per la prima volta, da Dumaine, Lacroix e Baudry, nel 1859 e ristampato poi da Baudin nel 1883, di A. M. Th. Morel, Traité pratique des feux d’artifice, A Paris, Didot, libraire, 1800, rielaborandoli ed aggiungendo ricette e ritrovati vari per la produzione di fuochi d’artificio e del maestro artificere F. M. Chartiers (Chartier). Il Senza titolo-48manoscritto, probabilmente composto per l’utilizzo personale da un maestro artificere, venne redatto a Parigi nel 1861 dove probabilmente l’autore, seguì da vicino il lavoro di maestri artificeri francesi. L’opera è un dotto e completo trattato pirotecnico che analizza la produzione dei fuochi d’artificio in tutte le sue parti, dalle polveri ai razzi. Il manoscritto anticipa i trattati moderni di pirotecnica come quelli pubblicati da Cesare Finsterwald, Nuovo trattato di pirotecnica, ovvero l’arte dei fuochi d’artificio (Ed. Tipografia Figli di C. Amati, Trieste, 1889) o il manuale di Cesare Sonzogno, Il pirotecnico moderno (Ed. Paolo Carrara, Milano, 1892) e venne composto, tre anni prima della fondazione della “Società Pirotecnica Italiana” nata a Bologna nel 1863 (poi sciolta nel 1889) sulle ceneri della già “Unione degli Artificeri Italiani” nota come “Pia Unione Santa Barbara” istituita sempre a Bologna nel 1741. Nel trattato vi sono capitoli dedicati a:Razzi volanti da tavola, Razzi classici, Fuochi per le ruote cinesi, Fuoco brillante per ruote, Fuoco bianco, Fuoco cinese per getti, Fuoco brillante e raggiante, Fuoco brillante per getti fissi, Fuoco chinese per gerbes cascate palme di tutti i tipi, Senza titolo-49Composizone d’intervallo per gondole romane, Detta pia lenta, Composizione per cascate a stelle, Verde per fiamme di Cherties, altri per stelle, Color Porpora per stelle, Cremisi per stelle, Viola per stelle e lancie, Poncea per lancie,  Cremisi per fiamme, Verde per stelle e grossi grani, Stelle fisse o rose italiane, Altra detta al nitro, Composizione per turbilioni di 22 milim., Composizione per fascio di fuoco, Mistura per fontane e fiore secondo Charties, Modo di ammalgamare il zolfo col carbone,  Polvere da Barile, Carbonati di rame, Razzo a paracadute, Composizione di Colombe, Padiglione Chinese, Salice Piangente, Fontane a Fiori, Fuoco comune per serpentelli ecc. ecc.  Esemplare in chiara grafia ed in ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                       650 euro

(PETER PAN – RACKHAM – ILLUSTRATORI – TIRATURA IN 100 COPIE – PRIME EDIZIONI)

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IMG_5018_clipped_rev_1Sir James Matthew Barrie, Arthur Rackham, 

Piter Pan. Douze Réproductions en couleur des Originaux de A. Rackham qui ont servi à l’Illustration de l’Ouvrage de J.M. Barrie. [Illustrated by Arthur Rackham],

Paris, Hachette, 1911

 In folio grande; set completo delle 12 suite di tavole originali che Arthur Rackham utilizzò per illustrare Peter Pan, il capolavoro ed uno dei libri più significativi della letteratura per ragazzi, opera del grande drammaturgo e scrittore scozzese, Sir James Matthew Barrie, I baronetto, più noto semplicemente come J. M. Barrie (Kirriemuir, 9 maggio 1860 – Londra, 19 giugno 1937). Esemplare appartenuto al celebre caricaturista ed illustratore italiano, Umberto Tirelli, come attesta anche l’ex-libris applicato all’interno della scatola. La scatola contente il volume è probabilmente stata fatta eseguire da Tirelli direttamente dall’editoreIMG_5016_clipped_rev_1 Hachette. Infatti, a differenza degli altri esemplari conosciuti, che presentano al piatto editoriale una scritta su foglio in nero che riprende il titolo, il nostro esemplare, vede al piatto anteriore della scatola, applicato in apposito spazio, una tela verde con titolo impresso in oro, del tutto identica a quella presente nel frontespizio all’interno del volume. Dato che per poter avere un’altra tela del tutto identica a quella della legatura si sarebbe dovuto avere un altro dei 100 esemplari stampati, è probabile che Tirelli che era solito risiedere a Parigi, abbia chiesto ad Hachette di realizzare una scatola appositamente per lui con, appunto, il frontespizio di un altro esemplare. Legatura originale editoriale con titolo impresso in oro al piatto anteriore. Lacci in seta. Il nastro originale centrale in seta è probabilmente stato sostituito nel corso degli anni mentre i IMG_5017_clipped_rev_1lacci per la chiusura del volume sono chiaramente originali. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Le tavole risultano montate ognuna entro il loro passe-partout originale. Primissima edizione delle suite di 12 tavole della celeberrima visione di Rackham delle avventure di Peter Pan. L’edizione francese del “Portfolio” delle tavole di Peter Pan, fu la prima edita in assoluto e venne stampata in soli 100 esemplari numerati (il nostro è l’esemplare numero 52), seguirono poi un’edizione inglese nel 1912 in 500 esemplari (anche se sembra che non ne furono tirate più di un centinaio di copie) ed un’edizione americana nel 1914 edita da Brentano, questa in 300 copie. Il volume si avvalse di un’introduzione di Robert de la Sizeranne (Tain, Drôme, 1866 – Parigi 1932), celebre scrittore francese che fu tra i divulgatori, nel suo paese, delle vedute estetico-religiose di J. Ruskin. In questa versione le tavole sonoIMG_5019_clipped_rev_1 notevolmente più grandi rispetto a quelle comparse nel volume in 8° uscito nel 1906 e vennero ritirate nuovamente in toto. “Peter Pan in Kensington Gardens” è stato pubblicato nel 1906 ed è stato uno dei primi successi di Arthur Rackham. Il celebre illustratore britannico iniziò l’attività di illustratore fin dal 1893. I suoi primi lavori che gli diedero una certa fama, sono le illustrazioni per le fiabe dei fratelli Grimm (1900) e Rip van Winkle, edito nel 1905 ma è con l’uscita nel 1906 del “suo” Peter Pan che l’artista ottiene uno straordinario successo e la fama fino ad esser considerato uno dei più importanti illustratori del suo tempo. Rackham vinse anche una medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Milano del 1906 ed un’altra all’esposizione di Barcellona nel 1911. Questa qui rappresentata è una delle sue opere più rare e la limitatissima tiratura la rende difficilissima a reperirsi. First edition, 100 copies, good copy. Very rare. Rif. Bibl.: Latimore & Haskell, Arthur Rackham: A Bibliography, p. 39. Riall p. 113.

                                                                                                                                                                                              3900 euro

(PRIME EDIZIONI ITALIANE – RARITA’),

Senza titolo-36Austen Jane, 

Sensibilità e buon senso, 

Roma, Edizioni Astrea, 1945. 

In 8°; 342 pp. Brossura editoriale (qualche lieve difetto). Privo della sopraccoperta editoriale verde. Qualche leggerissima macchiolina di foxing all’interno che però si presenta in buone condizioni di conservazione. Prima rarissima traduzione italiana di uno dei più celebri romanzi della grande scrittrice inglese, Jane Auste. L’opera, oggi conosciuta in Italia con il titolo “Ragione e Sentimento”, fu pubblicata dall’autrice nel 1811. Come la maggior parte dei romanzi di Jane Austen pubblicati prima degli anni 50’, il volume risulta rarissimo. I romanzi di Jane Austen, in Italia, rimasero sconosciuti e non tradotti, fino a quando Mondadori decise di pubblicare nel 1932, con la traduzione di Giulio Caprin, Orgoglio e Pregiudizio. Il volume non ebbe particolare successo tanto che si dovette aspettare il 1945, quando il clima culturale mutato e la presenza sul territorio italiano di una forte componente anglofona, riportò in auge il nome della Austen. Nel 1945 alcune case editrici minori ma dallo spiccato spirito editoriale come appunto l’Astrea, la Denti, Tariffi (che nel 1945 ripubblicò Orgoglio e Pregiudizio con il titolo definitivo italiano con il quale oggi è conosciuto) e La Caravella, decisero la pubblicazione di alcuni altri scritti della Austen che però, per le ristrettezze economiche e di materiali di quegli anni, furono editi in un numero assai ridotto di copie. Bisogna aspettare fino ai primi anni 70’ per vedere, in un crescendo inarrestabile, la fama di Jane Austen aumentare a dismisura e i suoi romanzi essere apprezzati, non più solo come romanzi d’amore ma come veri e propri capolavori della letteratura mondiale, fino a trasformare la loro autrice una delle più apprezzate, acclamate e ristampate autrici in Italia. Proprio per questo lento successo dell’autrice inglese, alcune sue opere furono tradotte per la prima volta ben dopo il 1950. Bisogna ad esempio aspettare il 1959 per vedere la prima uscita di “L’abbazia di Northanger” o il 1961 per la prima edizione italiana di “Mansfield Park” e anche queste prime ma tarde, edizioni risultano, oggi, rare a reperirsi. La prima edizione italiana di “Sense and Sensibility si presenta nella traduzione di Evelina Levi. Prima edizione italiana molto rara.                                                                                                                                                                               170 euro

(TALLONE EDITORE – EDIZIONI DI PREGIO – POESIA – GOTICO),

IMG_6967_clipped_rev_1IMG_6970_clipped_rev_1Edgar Allan Poe, 

Le corbeau traduction de Charles Baudelaire,

 (Parigi), Typographie Tallone, 1948

In 16° (12,8×6,8 cm); 131, (11) pp. Brossura editoriale con sopraccoperta editoriale conservati entro la doppia custodia, anch’essa editoriale. Un leggerissimo difetto alla cerniera anteriore della carpetta rigida che fa da custodia da infilare entro la custodia a scatola, non importante e per il resto, all’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Tiratura limitata a soli 200 esemplari tirati dalla celeberrima casa editrice fondata da Alberto Tallone. Esemplare “Composé à la main avec les caractères Garamond de la Fonderie Deberny et Peignot. Achevé d’imprimer à Paris le premier juin mil neuf cent quarante-huit, sur les Presses de l’Hotel de Sagonne”. Prima edizione della stamperia Tallone di uno dei componimenti più celebri edIMG_6969_clipped_rev_1importanti della letteratura americana del XIX° secolo scritto dal grande poeta, scrittore, critico letterario, editore e saggista americano Edgar Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849) fra i maggiori rappresentati della letteratura gotica. La versione decisa da Tallone per la stampa è quella nella versione proposta a metà dell’ottocento da Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867). “The Raven” venne scritta da Poe nel 1845 e fu pubblicata nello stesso anno a New York nella raccolta “The raven and other poems” anche se la sua prima apparizione è sul giornale New York Evening Mirror il 29 gennaio 1845. Il poema, famoso per la sua musicalità ripetitiva ed ossessiva e per l’atmosfera cupa e sopranaturale, racconta la storia di un innamorato che ancora si strugge per la prematura morte della sua amata. Mentre l’uomo medita su un volume, alla mezzanotte in punto, viene vistato da un corvo che inizierà a ripetere monotonamente ed ossessivamente la frase “Nevermore” (Mai più) anche alle insistenti domande che gli vengono poste dall’uomo sofferente. Il corvo accompagna così l’innamorato nella sua discesa nel gorgo del dolore. La poesia ebbe un successo strepitoso tanto da essere poi pubblicata in numerosi altri giornali, diede grande fama al suo autore e ed ebbe notevole influenza anche sulla produzione letteraria di Baudelaire che ne sancì, con la sua traduzione, il successo anche in Europa. Il volume qui presentato, stampato su carta di grande qualità, è un chiaro esempio dell’altissimo livello dell’arte grafica di Umberto Tallone. Come scrisse Angelo Ciavarella, direttore del Museo Bodoniano e della Biblioteca Palatina di Parma negli anni ’60, «Le sue edizioni […] ci richiameranno sempre questa pulizia assoluta, questa castigatezza e purezza ideale, che le caratterizza e dà loro un tono inconfondibile». Rif. Bibl.: Pellizzari, L’opera tipografica di Alberto Tallone …, 1975, XLVI.

   IMG_6971_clipped_rev_1

(PRIME EDIZIONI ITALIANE – RARITA’),

 Senza titolo-34Austen Jane, 

Emma, 

Roma, La Caravella, 1945.

In 8°; 436, (2) pp. Brossura editoriale in cartoncino rigido con immagine ripetuta di caravelle. Presente la rarissima sopraccoperta editoriale che fa di questo esemplare una vera rarità assoluta. Qualche difetto alla sopraccoperta e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima traduzione italiana di uno dei più celebri romanzi della grande scrittrice inglese, Jane Auste. L’opera fu pubblicata dall’autrice nel 1816 in forma anonima. Come la maggior parte dei romanzi di Jane Austen pubblicati prima degli anni 50’, il volume risulta rarissimo. I romanzi di Jane Austen, in Italia, rimasero sconosciuti e non tradotti, fino a quando Mondadori decise di pubblicare nel 1932, con la traduzione di Giulio Caprin, Orgoglio e Pregiudizio. Il volume non ebbe particolare successo tanto che si dovette aspettare il 1945, quando il clima culturale mutato e la presenza sul territorio italiano di una forte componente anglofona, riportò in auge il nome della Austen. Nel 1945 alcune case editrici minori ma dallo spiccato spirito editoriale come appunto l’Astrea, la Denti, Tariffi (che nel 1945 ripubblicò Orgoglio e Pregiudizio con il titolo definitivo italiano con il quale oggi è conosciuto) e La Caravella, decisero la pubblicazione di alcuni altri scritti della Austen che però, per le ristrettezze economiche e di materiali di quegli anni, furono editi in un numero assai ridotto di copie. Bisogna aspettare fino ai primi anni 70’ per vedere, in un crescendo inarrestabile, la fama di Jane Austen aumentare a dismisura e i suoi romanzi essere apprezzati, non più solo come romanzi d’amore ma come veri e propri capolavori della letteratura mondiale, fino a trasformare la loro autrice una delle più apprezzate, acclamate e Senza titolo-35ristampate autrici in Italia. Proprio per questo lento successo dell’autrice inglese, alcune sue opere furono tradotte per la prima volta ben dopo il 1950. Bisogna ad esempio aspettare il 1959 per vedere la prima uscita di “L’abbazia di Northanger” o il 1961 per la prima edizione italiana di “Mansfield Park” e anche queste prime ma tarde, edizioni italiane risultano, oggi, rare a reperirsi. La prima edizione italiana di “Emma” si presenta nella traduzione di Vittoria Tedeschi. Prima edizione italiana rarissima e ancor più rara a reperirsi completa della sopraccoperta editoriale.                                                                                                                                                                                                                                     250 euro

(PRIME EDIZIONI ITALIANE – RARITA’),

Senza titolo-15Austen Jane, 

L’Abbazia di Northanger, 

Milano, Garzanti, 1959.

In 8°; 436, (2) pp. Tela editoriale. Presente la rara sopraccoperta editoriale. Qualche difetto alla sopraccoperta e piccola mancanza al dorso e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione. Antico timbretto di biblioteca dopolavoro estinta al frontespizio. Prima assai rara traduzione italiana di uno dei più celebri romanzi della grande scrittrice inglese, Jane Auste. L’opera fu pubblicata dall’autrice nel 1818 sempre in forma anonima come tipico di tutte le prime edizioni della scrittrice inglese. Come la maggior parte delle prime edizioni italiane dei romanzi di Jane Austen, il volume risulta assai raro. I romanzi di Jane Austen, in Italia, rimasero sconosciuti e non tradotti, fino a quando Mondadori decise di pubblicare nel 1932, con la traduzione di Giulio Caprin, Orgoglio e Pregiudizio. Il volume non ebbe particolare successo tanto che si dovette aspettare il 1945, quando il clima culturale mutato e la presenza sul territorio italiano di una forte componente anglofona, riportò in auge il nome della Austen. Nel 1945 alcune case editrici minori ma dallo spiccato spirito editoriale come appunto l’Astrea, la Denti, Tariffi (che nel 1945 ripubblicò Orgoglio e Pregiudizio con il titolo definitivo italiano con il quale oggi è conosciuto) e La Caravella, decisero la pubblicazione di alcuni altri scritti della Austen che però, per le ristrettezze economiche e di materiali di quegli anni, furono editi in un numero assai ridotto di copie. Bisogna aspettare fino ai primi anni 70’ per vedere, in un crescendo inarrestabile, la fama di Jane Austen aumentare a dismisura e i suoi romanzi essere apprezzati, non più solo come romanzi d’amore ma come veri e propri capolavori della letteratura mondiale, fino a trasformare la loro autrice una delle più apprezzate, acclamate e ristampate autrici in Italia. Proprio per questo lento successo dell’autrice inglese, alcune sue opere furono tradotte per la prima volta ben dopo il 1950. Bisogna ad esempio aspettare il 1959 per vedere la prima uscita di “L’abbazia di Northanger” o il 1961 per la prima edizione italiana di “Mansfield Park” e anche queste prime ma tarde, edizioni,italiane risultano, oggi, rare a reperirsi. La prima edizione italiana di “L’Abbazia di Northanger” si presenta nella traduzione di Teresa Pintacuda. Prima edizione italiana assai rara a reperirsi completa della sopraccoperta editoriale.                                                                                                                                                       130 euro

(PRIME EDIZIONI ITALIANE – RARITA’),

Senza titolo-16Austen Jane, 

Mansfield Park, 

Milano, Edizioni per il Club del Libro, 1961.

In 8°; 436, (2) pp. Legatura editoriale in mezza-pelle con piatti foderati da carta marmorizzata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. L’opera vide la luce in tiratura limitata fuori commercio in 8000 esemplari dei quali “5000 con numerazione speciale in corpo piccolo rosso preceduta dalla lettera A, destinati ai soli Aderenti Animatori, e 2500 esemplari con numerazione usuale in nero, a disposizione degli Aderenti Ordinari e Temporanei. Sono stati inoltre tirati 200 esemplari non numerati”. Il nostro è l’esemplare “A 1850” scritto in rosso. Prima rara traduzione italiana di uno dei più celebri romanzi della grande scrittrice inglese, Jane Auste. L’opera fu pubblicata dall’autrice nel 1814 sempre in forma anonima, come tipico di tutte le prime edizioni della scrittrice inglese. Come la maggior parte delle prime edizioni italiane dei romanzi di Jane Austen, il volume risulta assai raro. I romanzi di Jane Austen, in Italia, rimasero sconosciuti e non tradotti, fino a quando Mondadori decise di pubblicare nel 1932, con la traduzione di Giulio Caprin, Orgoglio e Pregiudizio. Il volume non ebbe particolare successo tanto che si dovette aspettare il 1945, quando il clima culturale mutato e la presenza sul territorio italiano di una forte componente anglofona, riportò in auge il nome della Austen. Nel 1945 alcune case editrici minori ma dallo spiccato spirito editoriale come appunto l’Astrea, la Denti, Tariffi (che nel 1945 ripubblicò Orgoglio e Pregiudizio con il titolo definitivo italiano con il quale oggi è conosciuto) e La Caravella, decisero la pubblicazione di alcuni altri scritti della Austen che però, per le ristrettezze economiche e di materiali di quegli anni, furono editi in un numero assai ridotto di copie. Bisogna aspettare fino ai primi anni 70’ per vedere, in un crescendo inarrestabile, la fama di Jane Austen aumentare a dismisura e i suoi romanzi essere apprezzati, non più solo come romanzi d’amore ma come veri e propri capolavori della letteratura mondiale, fino a trasformare la loro autrice una delle più apprezzate, acclamate e ristampate autrici in Italia. Proprio per questo lento successo  dell’autrice inglese, alcune sue opere furono tradotte per la prima volta ben dopo il 1950. Bisogna ad esempio aspettare il 1959 per vedere la prima uscita di “L’abbazia di Northanger” o il 1961 per la prima edizione italiana di “Mansfield Park” e anche queste prime ma tarde, edizioni,italiane risultano, oggi, rare a reperirsi. La prima edizione italiana di “Mansfield Park” si presenta nella traduzione di Maria Pini Rizzi. Prima edizione italiana non comune a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                             100 euro

(POLONIA – POLONICA – STORIA POLACCA – RARITA’),

 Senza titolo-79 Senza titolo-82Senza titolo-81Kromer Marcin, 

De origine et rebus gestis Polonorum libri XXX. 

Basileae, per Ioannem Oporinum (Basileae, ex officina Ioannis Oporini, 1558 mense Septembri).

In folio (32,3 x 20 cm); (XII), 719, (37) pp. (le pagine 233-236 rilegate dopo le pp. 237-240). Presente anche l’ultima carta bianca. Bella legatura coeva in pieno vitello con ricchi fregi in oro ai piatti che presentano un grande fleuron centrale, riquadrato da cornice floreale, dorso a nervi con piccole decorazioni in oro, unghiature dorate. Qualche strofinatura ai piatti e al dorso. All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tagli riccamente dorati e goffrati con magnifico motivo floreale in rosa. Armi della Polonia al frontespizio e ritratto di re Sigismondo Augusto incisi su legno, secondo ritratto, di re Sigismondo il Vecchio, nel testo. Rara seconda edizione aumentata rispetto alla prima del 1555, arricchita dalla bellissima legatura e dai tagli riccamente goffrati che ne fanno un esemplare unico, di una delle più importante storia della Polonia scritta dal leader della Controriforma cattolica, Martin Cromer (Marcin Kromer in polacco, Biecz 1512 – Lidzbark Warmiński, oggi conosiuta come Heilsberg, 1589). Che fu principe e vescovo di Warmia (Ermland) e che fu a lungo, segretario personale di re Sigismondo I il Vecchio e di re Sigismondo II Augusto. Kromer oltre che valente storico fu anche un apprezzato cartografo. Nato in una famiglia di rilievo di Biecz, di origini tedesche, si laureò a Cracovia nel 1530. Dopo aver lavorato nella cancelleria reale dal 1533 al 1537 si trasferì, come molti suoi Senza titolo-83contemporanei, in Italia per approfondire gli studi in legge. Nel 1540 tornato i Polonia venne preso come segretario personale dall’Arcivescovo Piotr Gamratc che lo inviò in missione per lunghi periodi, a Roma. Alla morte di Gamratc fu chiamato dal re Sigismondo I il Vecchio. Sono gli anni nei quali si stringono i rapporti con Samuel Maciejowski che ben presto diverrà Primo Cancelliere della Corona di Polonia. Pur ottenendo la prestigiosa carica di Vescovo di Warmia, essendo riconosciuto come uno dei più abili diplomatici del paese, gli viene chiesto di tenere la carica solo nominalmente per essere, poi, inviato in delicate missioni diplomatiche per conto della Corona. Per i suoi servigi, nel 1552 riceve un’investitura nobiliare ed il diritto di portare una stemma. Dal 1558 al 1564 è il rappresentante della Corona di Polonia presso l’Imperatore Massimiliano I, difendendo le rivendicazioni del Re Sigismondo sull’eredità della defunta consorte, Bona Sforza. Nel 1564, viene richiamato in Polonia per succedere alla carica di Principe e Vescovo di Warmia rimasta vacante alla morte del celebre umanista, Stanislaw Hosius. Da questo momento in poi risiedette a Warmia e qui, liberato dai continui viaggi, poté finalmente portare a frutto i suoi studi storici pubblicando diverse apprezzatissime opere. Kromer fu tra i massimi riformatori e propugnatori della vita scientifica e culturale della Polonia puntando a portare la corona polacca a rivestire un importante ruolo politico e culturale nel panorama europeo. A lui si deve anche il rinnovato prestigio europeo dell’Università Jagellonica (fra le università più antiche del mondo fondata nel 1364) di Cracovia Senza titolo-80per il raggiungimento del quale Kromer si impegnò a lungo in prima persona. Kromer scrisse questa estesa e dettagliata storia della Polonia prima in polacco, ma ottenne fama internazionale con la presente traduzione in latino. L’opera copre eventi dall’anno 550 alla morte di re Alessandro (1506) ed è dedicata a re Sigismondo II. Questo testo, una delle grandi opere della storiografia polacca, ha una portata e un contenuto molto ampi. Per la compilazione dell’opera Kromer si servì re del grande archivio di stato di Cracovia che gli fu messo a disposizione dallo stesso Re Sigismondo, arrivando ad utilizzare numerosi documenti inediti. Lo studio di Kromer riveste un importante ruolo per la storia degli altri popoli slavi come descritto nello stesso frontespizio che menziona russi, moscoviti, prussiani, ungheresi, lituani, boemi e molti altri. Rare second edition (after the first of 1555), in splendid gilt binding with gauffered edges, of this important history of Poland written by the leader of the Catholic Counter-Reformation. Rif. Bibl.: J. Ożóg, Katalog poloników XVI w. Biblioteki Uniwersyteckiej we Wrocławiu, poz. 1033; Katalog druków XVI wieku w zbiorach Biblioteki Uniwersyteckiej w Warszawie, poz. 5478; Piekarski. Katalog Biblioteki Kórnickiej. Tom I. Polonica XVI wieku, poz. 778; Katalog starych druków Biblioteki Zakładu Narodowego im. Ossolińskich. Polonica wieku XVI, poz. 1352; Katalog poloników XVI wieku Biblioteki Jagiellońskiej, poz. 1358.                                                                                                                                                                                                          10000 euro

(LIBRI D’ARTISTA – AVANGUARDIE – FOTOGRAFIA – ESEMPLARE A su una tiratura di 5 in lettere e 10 in numeri romani),

Parmiggiani Claudio, Mario Diacono,

Malanggan, Delocazione realizzata da Claudio Parmiggiani e Mario Diacono, Galleria Christian Stein,

Torino. 13-3-1972.

34,7×25,7 cm; (8) cc. Brossura editoriale. Firme autografe di Parmiggiani e Diacono, nel margine basso di due pagine. “Di quest’opera documentale stampata dalla tipografia ferraguti di modena nel giugno del 1972, foto di paolo mussat sartor e museum fur volkerkunde basel sono stati prodotti 15 esemplari, 5 numerati da A a E per gli autori, 10 numerati da 1 a 10 per la Società dei Consumi che li consumi che si consumi”. Questo è il celebre esemplare A, il primo dei 5 in numerazione in lettere romane, appartenuto al “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di Estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Originario di Luzzara, dove nacque nel 1943, Parmiggiani è una delle figure più importanti del panorama artistico italiano ed internazionale. Durante la sua formazione presso l’Istituto di Belle Arti di Modena, frequenta lo studio di Giorgio Morandi a Bologna rimanendo estremamente segnato da quest’esperienza. Nel 1965 espone per la prima volta a Bologna presso la Libreria Feltrinelli. Dal 1970 inizia a comporre le prime Delocazioni che lo imporranno all’attenzione della critica. Figura eclettica e inclassificabile si muove a suo agio fra diverse forme di espressione artistica sempre in bilico tra l’arte povera e quella concettuale. Nel 2000 viene chiamato a Reykjavik dove realizza l’opera permanente dal titolo “Il Faro d’Islanda”. Scrittore e critico di lui si sono occupati i maggiori critici e pensatori contemporanei come Jean Clair, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman, ecc. Questa qui presentata è una delle sue opere più celebri. Ottimo stato di conservazione.

(LIBRI D’ARTISTA – AVANGUARDIE),Senza titolo-6

  Senza titolo-5Parmiggiani Claudio,

impronte 43 di claudio parmiggiani testo di vincenzo agnetti,

Torino, Edizioni Geiger, 1968.

20×17,5 cm; (44) pp. Delle quali una doppia ripiegata. “Geiger sperimentale numero 6, finito di stampare presso lo stabilimento serigrafico fluocart di Voghera e la tipografia s.t.e.m. mucchi di modena nel giugno 1968 in 350 copie numerate da 1 a 350”. Questo è l’esemplare numero 27. Brossura editoriale con numero 43 in nero e scritta GEIGER impressa a secco al piatto anteriore. Originario di Luzzara, dove nacque nel 1943, Parmiggiani è una delle figure più importanti del panorama artistico italiano ed internazionale. Durante la sua formazione presso l’Istituto di Belle Arti di Modena, frequenta loSenza titolo-4 studio di Giorgio Morandi a Bologna rimanendo estremamente segnato da quest’esperienza. Nel 1965 espone per la prima volta a Bologna presso la Libreria Feltrinelli. Dal 1970 inizia a comporre le prime Delocazioni che lo imporranno all’attenzione della critica. Figura eclettica e inclassificabile si muove a suo agio fra diverse forme di espressione artistica sempre in bilico tra l’arte povera e quella concettuale. Nel 2000 viene chiamato a Reykjavik dove realizza l’opera permanente dal titolo “Il Faro d’Islanda”. Scrittore e critico di lui si sono occupati i maggiori critici e pensatori contemporanei come Jean Clair, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman, ecc. Ottimo stato di conservazione.                                                    450 euro

(AVANGUARDIE – POESIA VISIVA)

Spatola Adriano, 

Poesia da montare, 

Bologna, Sampietro, Collana Letteraria Il Dissenso, 1965,

17×12 cm. 32 pp. Cartella a fogli sciolti, custodia, sopraccoperta editoriale con avvertimento editoriale “l’autore che ha vinto il premio Ferro di Cavallo 1965. Esemplare impreziosito da una tavola aggiunta realizzata dallo stesso Spatola che presenta al fronte una composizione a formare il numero 16 e al recto una bella dedica “Caro Emilio, ti accludo il n. 16 come esempio Ma non infererò il n. 9. Spatola, 5 marzo 73”. La dedica è diretta al “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di Estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Una delle opere più celebri del grande poeta, critico letterario ed editore,  Adriano Spatola (Sappiane, 4 maggio 1941 – Sant’Ilario d’Enza, 23 novembre 1988). Spatola con il suo progetto di una poesia “totale”, particolarmente incentrata sull’aspetto visuale e sonoro della composizione poetica, fu uno dei più internazionali poeti italiani. Dopo l’esordio nel 1961 con la raccolta di componimenti intitolata “Le pietre e  gli dei”, passò attraverso il surrealismo, la poesia concreta e la poesia sonora. In giovanissima età partecipò anche al Gruppo 63. Abile traduttore dal francese, in particolare di Balzac, De Sade, Leduc e Aragon, nel 1968 fondò a Torino, insieme al fratello le edizioni Geiger che divenne un punto di riferimento del panorama artistico e culturale dell’avanguardia italiana. Con la compagna, la poetessa Giulia Niccolai, fondò la rivista Tam Tam che ben presto divenne l’organo di divulgazione della poesia e dell’arte di giovani artisti italiani ed internazionali. All’interno della scatola editoriale sono contenuti 32 cartoncini sciolti. Due presentano il titolo, uno una nota introduttiva dell’autore, una un disegno in bianco e nero di Giuliano della Casa e gli altri 28 cartoncini, 28 poesie visuali componibili. Scrive Giovanni Fontana nella sua opera “In forma di libro, I libri di Adriano Spatola” (Modena, Biblioteca Poletti, 2008, pp. 8) “Con «Poesia da montare», ideato come congegno poietico rimaneggiabile, ogni convenzione di carattere grammaticale e sintattico è superata in chiave ludica”. La tiratura dell’opera non si conosce ma è oggi ormai appurato che si sia aggirata fra i 200 ed i 300 esemplari). Prima edizione. Il nostro esemplare è arricchito dalla bella dedica su una composizione collage dello stesso Spatola. Bibliografia: Asor Rosa 1992: pag. 525; Fontana 2008: pag. 26 con illustrazioni e pag. 58; Spatola 1986: pag. 39.

(AVANGUARDIE – POESIA VISIVA),

Senza titolo-2  Senza titolo-1Vaccari Franco,

pop esie,

Modena, Cooptip, 1965.

17,8×17,8 cm; (2), 19 cc. Brossura editoriale con sopraccoperta editoriale illustrata. Buono stato di conservazione. Prima opera di poesia visiva del celebre fotografo ed artista modenese, Franco Vaccari. Fra i massimi ideatori delle azioni-evento , definite da Vaccari come “esposizioni i tempo reale”. Nel 1972 partecipa alla Biennale di Venezia con l’opera Esposizione in tempo reale n. 4. Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio, sala personale al Padiglione Italia della 36ª Biennale di Venezia del 1972, che ottiene il primo riconoscimento internazionale e lo rende conosciuto al grande pubblico. Oggi, dopo numerose mostre personali tenute in tutto il mondo, Vaccari è considerato uno dei maggiori esponenti delle avanguardie contemporanee. Prima edizione, non comune, della prima opera di poesia visuale di Vaccari, in buone condizioni di conservazione.      Senza titolo-3                                                                                                                                                                                                400 euro

(AVANGUARDIE ARTISTICHE – POESIA – FOTOGRAFIA),

Della Casa Giuliano, Cremaschi Carlo, Vaccari Franco,

Giuliano della Casa – Carlo Cremaschi. Foto di FrancoVaccari. 

Torino, 14 Geiger/S, 1969.

In oblungo 11×17 cm. Brossura editoriale illustrata. Dedica autografa di Giuliano della Casa al “Sublime” Emilio, al “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di Estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Il volume si presenta con i due piatti identici che richiamano la possibilità di leggere l’opera da ambedue i lati. Il volume è il risultato del lavoro artistico sviluppato da Giuliano della Casa e Carlo Cremaschi nel nascente fervore culturale e creativo post 68’ che sarebbe poi sfociato nel solido movimento d’avanguardia che pervase il territorio emiliano negli anni 70’, il tutto rivisto attraverso il decisivo contributo del grande artista e fotografo, Franco Vaccari.  Scrive Giampiero Mughini nel suo “la Stanza dei Libri” a pagina 127 e seguenti: “…. tra i primissimi in ordine cronologico questo gioiello del 1969 , un libro non libro fatto per essere scovato a fatica dai lettori (io l’ho scoperto tardissimo e per caso) … testimonia orgogliosamente una ricerca spasmodica dei due autori di creare una loro sintassi visiva. Un libro d’artista talmente bello che Daniela Palazzoli lo volle esporre alla Biennale di Venezia del 1972, nella sezione riservata a quei libri. Era successo che nella Modena del 1967 era stata tentata una manifestazione artistica di cui sarebbero stati protagonisti due artisti tra i più stuzzicanti del modernismo italiano di quegli anni, Carlo Cremaschi e Giuliano della Casa . Per motivi che il libro non dice, non se ne fa niente. Tutto restò allo stato di progetto, gli abbozzi, le opere appena profilate, i gesti comuni, dei due scultori , gli scorci urbani  dove avevano agito, le immagini dei filari di vite accampati nella Pianura Padana… tracce destinate a smarrirsi nella memoria, se non fosse che un terzo modenese e grande fotografo artista del Novecento italiano, Franco Vaccari … i loro lavori li aveva intercettati e fotografati… Una leccornia dalla prima pagina all’ultima…”. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Non comune.

(LIBRI PER BAMBINI – PEDAGOGIA – RAVENNA – FIABE),

 DSC_0804_clipped_rev_1DSC_0803_clipped_rev_1

DSC_0800_clipped_rev_1Augusta Rasponi del Sole,

 Inconcludenza di Gugù, 

Ravenna, S. stampatore, 900

In oblungo (21.9×15 cm); 17 cc. nn. Bella brossura editoriale illustrata con immagine antropomorfa di un oca che insegna ai bambini. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Magnifiche e finissime le tavole a colori. Prima, unica e rarissima edizione di questo libro per bambini, della celebre artista ravennate, Augusta Rasponi del Sale (Ravenna, 16 novembre 1864 – Ravenna, 1942). Appartenente alla celebre nobile famiglia ravennate dei Rasponi del Sole, Augusta dimostrò fin da piccola una innata predisposizione per il disegno, la pittura e la narrazione di fiabe e racconti da lei inventati. Stringe amicizie con numerose giovani nobildonne colte e raffinate come la Contessa Nie Rasponi, Gabriella Rasponi Spalletti, la Contessa Lovatelli, la Signora Rava, la Contessa Maria Pasolini dall’Onda, la Contessa Angelica Rasponi, Antonia Suardi, Maria Rizzi, Cesira Calzati, Paola Lombroso Carrara, Augusta Reggiani Banfi con le quali crea un vero e proprio circolo letterario dove Augusta può sviluppare tutte le sue doti artistico-letterarie e dove il suo carattere frizzante, anticonformista ed garbatamente polemico dimostra tutta la sua brillantezza. Durante la visita alla Regina Margherita l’amica che l’accompagna, l’apostrofa dicendogli “Sei proprio un’oca!”. Augusta, invece di considerare la frase un’offesa, ne approfitta per iniziare a disegnarsi come un’oca antropomorfa. E’ la nascita di uno dei suoi personaggi più celebri che presenterà in varie magnifiche, ma tutte rarissime, pubblicazioni edite, in tiratura limitatissima, solo per gli amici a partire dal 1899, anche se l’Inconcludenza di Gugù che esce nel DSC_0802_clipped_rev_11900 è la prima opera, non in forma di calendario ad essere pubblicata. L’oca Gugù diventa il mezzo attraverso il quale, l’autrice, dà espressione visiva alle sue emozioni, stati d’animo, difficoltà personali, dubbi e preoccupazioni ma anche al suo desiderio di essere un aiuto ed una guida per lo sviluppo educativo dei bambini, dimostrando anche una non banale conoscenza della psicologia infantile. Scrive Alfonso Rubiani nel 1900, in un articolo apparso sul resto del Carlino, ““solitaria gentile novità d’arte è una signora di Ravenna che ormai per tutto, forse prima che in patria, è nota col pseudonimo di Gugù. A Londra e in Germania stampano gli schizzi di Gugù, e Robert de la Sizeranne nella Revue des deux mondes quanto prima dirà di Lei e della sua arte, venuta su dal cuore, senza maestri…”. L’autrice collaborò con diverse celebri riviste come il “Giornalino della Domenica” ed il “Corriere dei Piccoli” e stringe amicizia con numerosi illustratori come ad esempio, Luigi Bertelli, in arte Vamba, con il quale intrattiene anche una regolare corrispondenza. Durante la sua vita si prende cura di centinaia e centinaia i bambini bisognosi, malati, in difficoltà, orfani e handicappati, dei quali si fa carico, cercando per loro un adeguato inserimento in strutture idonee, seguendone i progressi ed i successi, arrivando a sviluppare idee pedagogiche, estremamente moderne. Opera rarissima, prima edizione, nessun esemplare censito in ICCU. First edition, very rare.                                                                                                                                                                                           550 euro

(AVANGUARDIE ARTISTICHE – LIBRI D’ARTISTA),

Senza titolo-28  Senza titolo-26Guerzoni Franco, Mattioli Emilio, 

Statue come pietre pietre come libri, 

Bologna, Grafis, 1980.

40,5×28 cm; (8) pp. Brossura editoriale. “Di questo volume, edito a cura di Alvaro Becattini e impresso in Bologna dalla Grafis nell’estate 1980, sono state stampate 230 copie: duecento firmate e numerate in numeri arabi da 1 a 200 e trenta copie numerate in numeri romani da I a XXX”. Quello qui presentato è il primissimo della numerazione I\XXX. Firma autografa di Franco Guerzoni dopo la numerazione in numeri romani. L’opera si avvale dell’importante contributo critico del “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Fra i massimi esponenti dell’avanguardia artistica italiana, Franco Guerzoni, inizia la sua attività artistica agli inizi degli anni 70’ del XX° secolo con una profonda e ragionata rielaborazione e rivisitazione del mondo dell’archeologia come recupero di una stratificazione culturale e del tempo come forza disgregante. In Guerzoni la ricerca di un sistema di rappresentazione dell’immagine lo porta ad indagare le potenzialità del medium fotografico collaborando così con alcuni dei più importanti fotografi contemporanei come Franco Vaccari, Claudio Parmiggiani e Luigi Ghirri. Esemplare in buone condizioni di conservazione, rarissimo nella tiratura più limitata. Il nostro esemplare è anche il primissimo uscito dalle stampe.     Senza titolo-27                                                                                                                                                                                               450 euro

(AVANGUARDIE ARTISTICHE – LIBRI D’ARTISTA),

Senza titolo-78Guerzoni Franco,

Franco Guerzoni / Mandala, gioco scenico in due atti, 

Rue Larrey editrice, 2003.

24,8×26 cm; cofanetto editoriale che contiene, un cd, un coccio di ceramica ed un libro. Il libro presenta 30 pagine riporta in fondo al volume: “Questa edizione realizzata in 100 copie numerate in numeri arabi e XX copie in numeri romani, è stata pensata e curata da Giulio Bizzarri e Franco Guerzoni quale documento di Mandala, gioco scenico realizzato nel settembre 2002 in occasione del Festival della Filosofia. L’opera editoriale riprende le caratteristiche formali già espresse in altri volumi realizzati negli anni ‘70 nel comune intento di offrire di un evento artistico non solo il mero documento ma anche un oggetto autonomo. Il testo del volume è stato composto in carattere Caslon 540 Roman su carta Chagall delle Carterie Cordenons. Le parole “come frammenti” che corrono in parallelo alle immagini sono liberamente tratte dal testo dell’intervento che Carlo Arturo Quintavalle ha tenuto al termine della manifestazione. Questo esemplare appartiene alla prima tiratura limitata a 100 copie numerate”. Questo è appunto l’esemplare 50 / 100. Il progetto grafico è di Alice Bizzarri, le riprese video e le fotografie di Davide Tranchina, i cocci in ceramica di Elisabetta e Marco Morandi. Fra i massimi esponenti dell’avanguardia artistica italiana, Franco Guerzoni, inizia la sua attività artistica agli inizi degli anni 70’ del XX° secolo con una profonda e ragionata rielaborazione e rivisitazione del mondo dell’archeologia come recupero di una stratificazione culturale e del tempo come forza disgregante. In Guerzoni la ricerca di un sistema di rappresentazione dell’immagine lo porta ad indagare le potenzialità del medium fotografico collaborando così con alcuni dei più importanti fotografi contemporanei come Franco Vaccari, Claudio Parmiggiani e Luigi Ghirri. Esemplare in buone condizioni di conservazione.        300 euro

(FUTURISMO – COSTRTTIVISMO – PRIME EDIZIONI – POLONIA – RARITA’),

Senza titolo-19Jasienski Bruno, 

Nogi Izoldy Morgan, 

Lwow, Spolka Nakladowa “Odrodzenie”, 1923.

In 8°; 59, (5) pp. Bellissima brossura editoriale illustrata. Antica firma d’appartenenza in parte cancellata anticamente al margine basso del frontespizio (ancora leggibile). Qualche lievissima traccia del tempo ma esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, di opera molto rara. Prima edizione di questo celebre scritto del noto poeta, drammaturgo e scrittore, figura centrale del futurismo polacco, Bruno Jasieński, pseudonimo di Wiktor Zysman (Klimontów, 1901 – Vladivostok, 1938). Personalità eccentrica del panorama culturale poetico polacco dell’inizio del novecento, Jasienski iniziò i suoi studi a Varsavia. Figlio di un medico ebreo convertito alla religione evangelica e della nobildonna Eufemia Maria di Modzelewscy, in giovanissima età si trasferì a Mosca dove sull’impressione susicitata in lui dalle opere di Majakovskij, Chlebnikov e Kruchonykh, aderì al Futurismo ed assistette ai fatti rivoluzionari del 1917. A lui si devono diversi manifesti futuristi fra i quali il celebre “JEDNODŃUWKA FUTURYSTUW mańifesty futuryzmu polskiego wydańe nadzwyczajne na całą Żeczpospolitą Polską”. Nel 1918 torna in Polonia dove frequenta il corso di Filosofia presso l’Universsità Jagellonica di Cracovia. Qui inizia le prime sperimentazioni tealtrali rileggendo ed aggiungendo passi ad opere conosciute e impiegando attori amatoriali recuperati fra i contadini. Sono gli anni duranti i quali con Stanisław Młodożeniec e Tytus Czyżewski, sviluppa il movimento Futurista polacco, con i qualio, il 13 marzo 1920, fonda il Club Futurista. Diviene uno dei principali animatori del panorama culturale futurista polacco organizzando serate futuriste in tutta la Polonia che spesso finiscano con l’intervento della polizia. Nel 1923 assiste ai moti di protesta dei lavoratori di Cracovia che lo avvicinano alle idee comuniste, divenendo ben presto, collaboratore della rivista organo ufficiale del partito comunista polacco “Kultury Robotniczej”. Nel 1925, con la moglie da poco sposata, si trasferice a Parigi dove si incontra spesso con Tytus Czyzewskim e Józefem Czapskim e si avvicina ancor di più agli ambienti comunisti. Questo lo porta a comporre alcune delle sue opere più rivoluzionarie come Il canto della fame (1922), La terra a sinistra (1924) ed Il canto di J.S. (1926). Nel 1928 pubblica “Pale Paryz” opera che fa enorme scandalo e che decreta la sua espulsione dalla Francia. Jasienski fugge in Russia e a Leningrado viene accolto come un eroe da una folla festante. Qui gli viene subito assegnata la carica di caporedattore della rivista “Polonii Kultura”. Da questo momento in poi assume ruoli sempre più importanti all’interno del sistema politico comunista allontanadosi sempre più dagli ambienti della diaspora polacca. Nel 1930, fu attivamente coinvolto nella sovietizzazione del Tagikistan. Morì il 17 settembre del 1938 in circostanze che non potevano che essere misteriose e bizzarre, come la vista stessa del poeta. Le cause della sua morte rimasero sconosciute fino alla disgregazione dell’URSS. Durante gli anni del comunismo russo si supponeva (forse anche a voci messe in giro dallo stesso regime comunista) che fosse stato arrestato, rinchiuso in un glulag in Siberia e qui morto dopo diversi anni di prigionia. Invece si scopri poi nel 1992 che Jasienski era stato vittima di una grande epurazione avviata nel luglio del 1937. Jasinski era una figura difficle da controllare e nella sua attività editoriale aveva continuato a farsi nemici anche nello stesso partito comunista non tacendo mai il suo pensiero, anche quando il regime comunista aveva iniziato a mostrare tutta la sua brutalità. Arrestato il 31 luglio del 1937 dalla NKWD a Mosca, venne immediatamente rinchiuso nelle carceri della polizia segreta. Qui rimase fino a 17 settembre del 1938 quando un tribunale del Collegio militare della Corte Suprema dell’URSS lo candannò a morte. L’esecuzione avvenne lo stesso giorno ed il suo corpo fu seppelito nel luogo della fucilazione, in una fossa comune a Kommunarka nei pressi di Mosca. L’opera qui presentata “Nogi Izoldy Morgan” è il primo testo in prosa scritto da Jasienski e rappresenta un vero e proprio manifesto della poetica dell’autore che riproduce, forse anche in parte inconscia, il dibattito interiore dell’autore fra la visione futurista ed il social realismo verso il quale Jasienski stava virando. In esso così si può trovare una critica al tecnologia imperante ma anche, tutti gli aspetti dell’idea espressiva del futurismo di Jasienski come il racconto surreale e gli esperimenti formali (neologismi con rotture di frasi e parole) atti a sovvertire, anche graficamente le regole classiche della versificazione e della prosa. Ad esempio Edward Balcerzan sostiene che in “Nogi Izoldy Morgan” Jasienski sembri criticare alcuni aspetti profondi del futurismo partendo da una prospettiva Espressionista. Il volume venne tirato in 2000 esempalri, la maggioranza dei quali andò distrutta in seguito agli avvenimenti bellici e politici della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione russa susseguente. Infatti le opere futuriste di Jasienski (altra sorte ebbero invece le opere dichiaratamente filo comuniste) vennero spesso distrutte in Polonia per la sua vicinanza al regime comunista ed in Russia, dopo la condanna a morte, dalla censura. Esemplare numero 112 con le iniziali atografe BJ poste dallo stesso Jasienski. Esemplare ancora in barbe, rarissimo. Rif. Bibl.: sull’autore, Parlagreco Silvia, Costruttivismo in Polonia, Bollati Boringhieri, 2005.                                                                                                                                                      700 euro

(ARCHITETTURA ESTERNI – ARTE DEI GIARDINI),

Senza titolo-10  Senza titolo-11Senza titolo-12Giovanni Magazzari, 

Trattato Della Composizione e dell’Ornamento de’ Giardini con N 112 Tavole. Rappresentanti piante di Giardino Francese ed Inglese, giardino d’Inverno, Serre, Barriere, Cancellate, Stecconate, Casini, Case Inglese Rustiche, Campe stri, Eremitaggi, Capanni, Belvederi, Ghiacciaie, Ponti Fontane, Velieri, Macchine per innalzare le Acque ec:, Opera tradotta dal Francese, Aumentata di un gran numero di Fabbriche dei più distinti Artisti il tutto disegnati ed incisi da Giovanni Magazzari. 

Bologna, A spese dell’Editore, 1837.

In oblungo (31×23 cm); (2), 111 cc. Di tav. (per un totale di 113 tavole). Esemplare sciolto e mai rilegato, ancora in barbe, conservato entro scatola in cartoncino rigido a motivi ornamentali, dell’inizio del XX secolo. Trattasi probabilmente di esemplare di presentazione. Tracce di foxing e alcuni leggeri aloni alle prime carte. Il nostro esemplare presenta una tavola in più rispetto a quell i conosciuti, infatti, la seconda carta dopo il frontespizio, contiene uno stemma araldico inciso del “Marchese D. Matteo, Conti Castelli C.”. A parte il foxing e il leggero alone al margine bianco esterno delle prime carte, il volume si presenta in buone condizioni di conservazione. Primissima edizione che anticipa quella più cSenza titolo-13omune del 1841, di questo celeberrimo trattato di ornamento dei giardini, opera del bolognese, Giovanni Magazzari. Nato nel 1796, Magazzari seguì il corso di ornato presso l’Accademia Bolognese dal 1815 al 1824. Sono anni nei quali l’autore si seg nala per la grande maestria ed abilità artistica ed architettonica aggiudicandosi diversi premi e facendosi così conoscere. Attivissimo incisore collabora con i più noti incisori bolognesi dell’epoca. Fu anche membro d’onore dell’Accademia di Belle Arti bolognese. L’opera qui presentata è un completo trattato per immagini del meglio che l’architettura da giardino degli inizi del XIX° secolo può offrire, nell’elaborazione immaginifica di Magazzari. Raro, tre soli esemplari censiti in ICCU, esemplare ancora in barbe e mai rilegato. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TSA\1290730. Per l’edizione del 1841: 101 Cfr.: “Fonti per la storia dell’agricoltura italiana (1800-1849)”, Gianpiero Fumi, 2003, pagg. 259 e 260, n. 3015; “I libri di viaggio e le guide della raccolta Luigi Vittorio Fossati Bellani: catalogo descrittivo”, Luigi Vittorio Fossati Bellani, Antonio Pescarzoli, 1957, pag. 386; “Storia del giardino italiano: gli artisti, l’invenzione, le forme, dall’antichita’ al XIX secolo”, Alessandro Tagliolini, 1988, pag. 378.   Senza titolo-14                                                                                                                                                                                           2300 euro

(LETTERATURA POLACCA POLONIA PRIME EDIZIONI MICKIEWICZ),

 Senza titolo-42Mickiewicz Adam Bernard, Odyniec, Byron, 

Poezye Lorda Byrona tlumaczone Giaur prez Adama Mickiewicza, Korsarz prez Edwarda Odynca, Wydanie Alexandra Jelowickiego,

Paryz, w Drukarmi Gisserni H. Pinard, Alexander Jelowicki, 1835.

In 8° (15,1×10,5 cm); XVI, 202, (2) pp. Legatura coeva in mezza tela con piatti foderati con bella carta marmorizzata coeva. Antica firma d’appartenenza privata alla prima carta bianca “Ludwik Zoma… (?)”. Una leggerissima gora, spesso invisibile al  margine basso del volume, mai intenso e praticamente ininfluente. Una leggera macchia di unto al margine esterno alto di pagina 49, non intensa. Un piccolissimo rinforzo antico al margine esterno bianco di pagina 9, ininfluente. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima, assai rara edizione, nella sua forma originale senza il frontespizio rifatto e con l’ultima carta tolta, delle poesie di Lord Byron nella traduzione del grande poeta e scrittore polacco, Adam Mickiewicz (Zaosie o Nowogrodek, 24 dicembre 1798 – Costantinopoli, 26 novembre 1855). Il volume uscì all’interno della collezione delle opere di Mickiewicz stampate a dal 1828 al 1836, composta di 8 volumi ma rappresenta, come ogni tomo di questa edizione, un’opera a se stante. L’edizione dell’opera ha una storia curiosa che ne spiega anche la rarità. Siamo nel 1833 e Mickiewicz si trova a Parigi. E’ un periodo di lavoro febbrile durante il quale l’autore scrive il Pan Tadeusz e lavora con intensità a ripulire la traduzione delle poesie di Lord Byron. A gennaio del 1833 Mickiewicz scrive ad Odyniec che sta riscrivendo e correggendo “Giaur” e per questo ha sospeso il lavoro al “Poema Szlacheckij” (il Pan Tadeusz) appunto. Nel mese di aprile decide che l’opera è pronta per la pubblicazione. Per la prima volta Mickiewicz cede completamente i diritti d’autore della propria opera all’editore, tenendo presente forse il fatto che si trattava di una traduzione. Essendo “Giaur” troppo breve come opera, l’editore Jelowicki pensa di aggiungere alla traduzione di “Giaur” la traduzione di Odyniec dell’opera di Byron “Korsarz”. E’ che Mickiewicz che tratta direttamente con l’editore per cercare di ottenere il contratto più vantaggioso possibile per l’amico Odyniec che nel frattempo procede molto lentamente con l’opera. Ad agosto del 1834 Odyniec manda i manoscritti di “Korsarz” a Mickiewicz che opera alcune correzioni agli stessi. A settembre le due opere sono consegnate all’editore, dal grande poeta polacco-lituano. A novembre del 1834 sembra che l’opera sia stampata. L’opera esce come settimo volume della prima edizione delle opere di Mickiewicz che raccoglie numerose prime edizion di Mickiewicz come appunto Giaur ed il Pan Tadeusz. Secondo quanto riferito da Syga l’opera venne stampata in circa 2.000 esemplari.  L’opera esce con la dedica del poeta a Niemcewicz. Il celeSenza titolo-41bre giornale polacco di Parigi “Le Polonaise” avverte dell’uscita del volume ma a Parigi è irreperibile. Infatti, seguendo Syga, Mickiewicz aveva chiesto a Jelowiecki di tenere tutti i volumi nascosti perché dopo il 1830 la censura dei volumi russa ed austriaca era rigidissima perchè Parigi era considerata come un focolaio delle idee rivoluzionarie europee e un’opera di uno dei più famosi poeti polacchi stampata a Parigi, sarebbe stata facilmente intercettata e bloccata dalla polizia. Non si sa chi tra l’autore o l’editore ebbe un’idea. Tolse da buona parte dei libri stampati i frontespizi, aggiungendo un nuovo frontespizio che dichiarava l’opera essere stampata a Wroclaw (Breslavia) presso “U Webera i Spolki” nel 1829, aggiungendo anche una falsa dicitura di approvazione della censura. In più tolsero anche l’ultima pagina che conteneva, oltre all’indice, anche il nome dello stampatore parigino. Così non era più la rivoluzionaria Parigi a far uscire il volume ma la “Timorata di Dio” Wroclaw e non il pericoloso 1835 ma il tranquillo 1829, cioè un anno prima dei moti rivoluzionari del 1830. Il sistema funzionò ed i volumi entrarono nel territorio polacco occupato da russi, prussiani e austriaci senza venire intercettati dalla censura. Solo a questo punto, l’editore e Mickiewicz, decisero di distribuire, le copie rimaste, nella loro versione originale a Parigi. Tutte e due le edizioni sono assai rare. Mickiewicz occupa una posizione di primissimo piano all’interno del panorama del romanticismo polacco ed europeo ottocentesco.  La sua opera “Pan Tadeusz” divenne il canto della nazione polacca spartita da Russia, Prussia ed Austria sul finire del XVIII° secolo. Appartenente alla piccola nobiltà polacca di campagna, crebbe in Lituania e seguì gli studi a Vilnius sotto la guida di Gotfryd Ernest Groddeck e Joachim Lelewel. Laureatosi iniziò ad insegnare al ginnasio di Kaunas. Durante i primi anni di insegnamento pubblicò le sue prime opere poetiche e partecipò alla fondazione del circolo politico-letterario segreto dei “Towarzystwo filomatów”. Nel 1818 pubblicò sul Tygodnik Wilenski (Settimanale di Vilnius) il poema Zima miejska (Città invernale). Nel 1822 uscì il suo primo volumetto che conteneva fra le altre opere il poema storico Grazyna e l’opera lirico-drammatica Dziady (Gli avi). Nel 1823 la polizia di Vilnius viene a conoscenza del circolo e ne arresta i principali animatori, fra i quali appunto Mickiewicz. Da questo momento in poi inizia la parte più travagliata, ma anche produttiva, della vita del poeta. Espulso dalla Lituania si ritira in Russia dove resta per cinque anni soggiornando a Mosca, San Pietroburgo e Odessa. Accolto con grande favore nei circoli letterari russi conosce la pianista Maria Szymanowska, i poeti Alexander Pushkin e Zinaida Aleksandrovna Belosel’skaja, ma anche il decabrista Kondratij Fëdorovic Ryleev. Negli anni seguenti soggiornò in varie città europee, in particolar modo a Parigi, diventando sempre di più un simbolo poetico e letterario del nazionalismo polacco e dell’autodeterminazione dei popoli culminati con i moti del 1848 ai quali Mickiewicz prese parte nel lombardo-veneto. Qui infatti giunse dopo aver riunito una formazione militare fatta da volontari-esuli polacchi, la celebre “Legione Polacca” o “Legione Mickiewicz” che battagliò al fianco dei rivoltosi italiani impegnati a liberarsi del giogo del dominio austriaco. Secondo Mazzini, Mickiewicz fu il maggiore rappresentante di una nuova poesia europea ancor più di Byron. Opera assai rara. Prima edizione. First edition. Rif. Bibl.: Teofil Syga, Te Ksiegi Proste, Panstwowy Instytut Wydawniczy, 1956, pag.155-160.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   1 500 euro

(MEDICINE – INFETTIVOLOGIA – MEDICINA – JAMAICA),

Jackson Robert, 

A treatise on the fevers of Jamaica, with some observations on the intermitting fever of America, and an appendix, containing some hints on the means of perseve. Ring the health of soldiers in hot climates. 

London, J. Murray, 1791. 

In 8°; VIII, 424, 115 pp. Legatura coeva in cartoncino rigido con piatti foderati con carta azzurra. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Antica firma di appartenenza al recto del piatto anteriore “Watson Alcock”. Prima rara edizione di questo celeberrimo trattato sulle febbri che colpirono sul finire del XVIII° secolo la Jamaica e le coste nordamericane. L’autore servì per due anni nel reggimento scozzese di stanza a New York e risiedette anche per un certo periodo in Jamaica. “The observations, contained in the following pages, were made during the time that I lived in Jamaica, or while I attended some part of the army in America. The materials were collected between the years 1774 and 1782” (Preface, p. iii). L’autore è riconosciuto come uno degli innovatori delle tecniche di cura delle febbri gialle. Si opponeva in modo deciso all’eccessivo uso del bisturi promuovendo tecniche di cura farmacologiche e preventive. Egli parte dalle osservazioni fatte da Ramazzini nel territorio modenese per cercare poi punti di contatto con altre testimonianze di “febbri intermittenti” segnalate in vari luoghi del mondo cercando un collegamento che ne dimostri la causa. Analizza poi casi pratici ed epidemie che colpirono la Jamaica e le coste nordamericane e nelle quali Jackson fu testimone oculare. Prima edizione in barbe. First edition a very good copy.                                                                                                                                                                                       850 euro

(TURCHIA GALANTI GALANTES LIBERTINI POLONIA CROAZIA),

dsc_0842_clipped_rev_1Zannowich Stefano (ou Zannovich ou Zanovic), 

Lettere turche, raccolte e stampate da Stiepan Pastor-Vecchio, 

Costantinopoli (ma probabilmente falso luogo di stampa), S. stampatore, 1776.

In 8° (18,4×10,5 cm); (4), 176, (2 b.) pp. Bella legatura coeva con dorso a 5 nervi con titolo e ricchissimi fregi in oro al dorso (il titolo è scolorito). Qualche lieve difetto. Tagli leggermente rossi. Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata coeva. Un piccolissimi difetto della carta antecedente la stampa a pagina 17 che crea in piccolissimo forellino, ininfluente. Esemplare con leggerissima ed uniforme brunitura come tipico di tutti gli esemplari conosciuti a causa della qualità della carta ma nel complesso in ottime condizioni di conservazione. Testatine e finalini animati. Lettere in italiano e francese. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, nessuno in biblioteche francesi o americane, di questa importante fonte della storia, della religione e dei costumi della Turchia, ed in particolare di Costantinopoli, scritta dal celebre avventuriero e scrittore di origini serbo-croate, Zannowich Stefano, anche detto Zanovich Babbindon, o in serbo-croato Stjepan Zanovic, nato 18 febbraio 1756 a Budva dsc_0843_clipped_rev_1(Montenegro), è morto 26 Maggio 1786 ad Amsterdam. Sembra appartenesse alla famiglia dei Castriota principi d’Albania. L’opera è interessante anche per la Polonia dato che parte delle lettere furono scritte in Polonia o a personaggi polacchi e anche per la Russia. L’autore fu uno di quei personaggi che con i propri racconti intrattenne le corti di mezza Europa nella seconda metà del settecento. Era conosciuto anche come il Conte di Zannowich o il Principe d’Albania. Casanova lo disprezzava e ne parlò anche nelle sue memorie considerandolo un personaggio simile ma senza talento. In verità queste lettere turche sono considerate opera di grande finezza e acume nelle quali l’autore descrive la corte ottomana di Costantinopoli. L’opera rientra anche nelle collezioni di volumi galanti dato che contiene anche varia corrispondenza d’amore con diverse dame del gran mondo. L’autore fu infatti un grande libertino, oltre che incallito giocatore d’azzardo e non si contano ldsc_0844_clipped_rev_1e sue avventure amorose. Fu in corrispondenza anche con Voltaire e proprio in queste “Lettere Turche” si definisce “Voltaire della Dalmazia. Mori suicida, ancor giovanissimo, in una prigione di Amsterdam dove era stato rinchiuso per debiti. L’autore, nonostante il giudizio sprezzante di Casanova, e forse ancor più per questo, è considerato come uno dei massimi esponenti dei così detti “casanovisti”. “Stefano Zannowich mescolò con la sua incessante attività letteraria con le sue imposture. Ovunque i suoi viaggi lo portarono pubblicò le sue opere ed i suoi opuscoli con i suoi vari curiosi pseudonimi, in poche copie e spesso a proprie spese o a quelli dei suoi creditori. Poesie mediocri, corrispondenza reale e fittizia, plagio, saggi moraleggianti, a volte analisi politiche formidabili convivono nelle sue opere che oggi rimangono solo in poche copie di alcune biblioteche pubbliche e private. La caccia dei bibliografi e dei collezionisti di queste rarissime opere è ancora più difficile dopo che le devastazioni della seconda guerra mondiale distrussero molte biblioteche e collezioni in Europa centrale e orientale, dove Zannowich aveva molti amici ai quali aveva donato i suoi lavori. ” (Watzlawick). Bio-bibliographie de Stefano Zannowich / Helmut Watzlawick, 1999.                                                                          1600 euro

(ANATOMIA – ATALANTI ANATOMICI – CHIRURGIA – FISIOLOGIA),dsc_0435_clipped_rev_1

dsc_0434_clipped_rev_1

dsc_0429_clipped_rev_1Disdier Francois Michel,

Exposition exacte, ou tableaux anatomiques en tailles-douces des differentes parties du corps humain. Ouvrage contenant environ soixante planches recueillies d’apres les meilleurs auteurs qui ont travaille dans ce genre, et enrichi de plusieurs nouvelles figures tres curieuses, … par le soins de Francois Michel Disdier Maitre es Artes, et en Chirurgie, Demonstrateurs en Anatomie et autres matieres Chirurgicales; &c.,

 A Paris, Par Etienne Charpentier, 1758.

In folio (28,4×24,7 cm); 60 cc. Bella legatura novecentesca in cartoncino rigidodsc_0428_clipped_rev_1 foderato con carta marmorizzata antica. Titolo in oro su fascetta in pelle al dorso. Un piccolo forellino al margine basso bianco delle prime due carte,ininfluente. Un leggerissimo e piccolo alone al margine esterno bianco di una ventina di carte, anche questo ininfluente e praticamente invisibile e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, stampato su carta di ottima qualità. Prima rara edizione (da non confondersi con le seguenti molto più comuni) di questo celebre atlante anatomico del grande medico, chirurgo ed anatomista francese François Michel Disdier (1708-1781). L’opera è ornata da 30 magnifiche tavole anatomiche ispirate dal lavoro di Brtolomeo Eustachi, realizzate su disegni anatomici di Natoir, Crepy, Bouhardon e Babel ed incise da Crepy, Vasseur, Charpentier e Danzel Mathey ognuna con testo inciso esplicativo di dsc_0433_clipped_rev_1Desdier, stampato sulla pagina a fronte. Magnifico frontespizio inciso da Boucher con rappresentazione di una lezione di anatomia. Disdier si formò alle scuole di chirurgia di Grenoble e Montpellier. Passò poi a Lione dove seguì un periodo di apprendistato in diversi ospedali. Fu quindi a Parigi dove iniziò la sua apprezzata pratica chirurgica che riscosse notevole successo. Ben presto venne chiamato da l’Académie de peinture per tenere i corsi di disegno anatomico. Fu membro dell’Académie Royale de Chirurgie”. “Cet ouvrage renferme des reflexions interessantes sur les hernies et sur qualques points d’accouchements.” Biographie Universelle Ancienne et Moderne, Paris, Michaud, 1814, pag. 421. Rif. Bibl.: Art Ancienne, p. 151 n° 470; Catalogo Rapaport pag, 128 n° 616.

        dsc_0432_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                     1.500 euro

(MEDICINA – OFTALMOLOGIA – OPHTALMOLOGY – OCULISTICA – PRIME EDIZIONI),

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Boerhaave Herman, Sigismundus Joannes Leinecker,

Due opere di oftalmologia in un volume: Praelectiones publicae de morbis oculorum ex codice m.s. editae. In hac secunda editione addita est Dissertatio anatomica de tunica oculi choroidea. Johannis Sigismundus Leingker, Unitio a: Dissertatio anatomica de Tunica Oculi Choroidea, quam Praeside D. Laurentio Heistero …, 

Venetiis, Antonium Bortoli, 1752

In 8°; 240 pp. e 1 una c. di tav. ripieg. posta in fine al volume; XVI, 87, (1) pp. e 1 una c. di tav. ripieg. posta in fine al volume. Legatura ottocentesca in mezza pelle scura con titolo (scolorito) e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Tagli spruzzati in rosso. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine superiore delle ultime carte della seconda opera ma nel complesso esemplare in buone-ottimedsc_0504_clipped_rev_1 condizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza al frontespizio della prima opera del cartografo maceratese Antonio Filippo Tartufari. Due prime rare edizioni a carattere oftalmologico. Lo studio di Boerhaave, celeberrimo medico, chimico e botanico olandese (Voorhout, 31 dicembre 1668 – Leida, 23 settembre 1738) considerato come l’ideatore delle moderne strutture ospedaliere, sarebbe una seconda edizione, dopo la prima del 1748, ma che presenta per la prima volta l’importante aggiunta della “Dissertatio anatomica de tunica oculi choroidea” di Sigismundus Joannes Leinecker. Le dsc_0506_clipped_rev_1due opere si presentano con frontespizio proprio.La prima opera oltre a descrivere l’anatomia e fisiologia dell’occhio ne descrive anche varie patologie come oftalmia, congiuntivite, cecità notturna, miopia, presbiopia e allucinazioni. L’autore riprende e difende le nuove teorie elaborate sulla natura e posizione di cataratta elaborate da Brisseau (1631-1717) e il Maître Jean (1650-1730), dando supporto teorie con esperimenti ideati direttamente da Boerhaave. Due capitoli descrivono l’uso di vari strumenti oftalmologici. La tavola fuori testo descrive in 22 figure il funzionamento dell’occhio confrontando una visione corretta ed errata dell’occhio. La seconda opera è invece la prima edizione dello studio del noto medico allievo del grande Lorenz Heister,  Sigismundus Joannes Leinecker (1724-1788) nella quale l’autore descrive la natura e funzione della coroide e contiene numerose importanti intuizioni sulla fisiologia dell’occhio. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Good copy. Bibl.: Blake, p. 55. Leincker only Wellcome III, p 483. Edizione non in Osler, Waller.                                                                                                                                                                                                                                                                          600 euro

(BOTANICA – BOTANY – PRIME EDIZIONI – AMERICA – FARMACIA – ASIA),

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DSC_0600_clipped_rev_1Hill Giovanni, 

Decade di alberi curiosi ed eleganti piante delle Indie Orientali, e dell’America ultimamente fatte già note dal celebre Sig. Dottore Giovanni Hill. Dall’idioma Inglese, ridotta all’Italiana Favella, col lasciare intatta la descrizione di Latina… e corredata di alquante note.

In Roma, Nella Stamperia Salomoni, 1786

 In 4° piccolo (23,7×18 cm); (8), 31, (1) pp. e 10 c. di tav. con finissima coloritura coeva. Legatura in cartoncino molle foderato con bella carta marmorizzata di recupero, fogli di sguardia novecenteschi. Antica firma di appartenenza privata al frontespizio “Gaspare Grasselli”. Un leggerissimo alone al margine esterno della prima parte del volume, spesso praticamente invisibile e mai intenso o fastidioso. Rarissimo a trovarsi con le tavole con coloritura coeva. Rarissimo esemplare che presenta le 10 tavole fuori testo in magnifica e finissima coloritura coeva. Prima ed unica edizione italiana di questa celebre opera del famoso botanico inglese, John Hill (1714 – 21 novembre 1775). Nato, a quanto si racconta, a Peterborough, fece apprendistato in una farmacia, dimostrando fin da subito un grande interesse per gli aspetti botanici legati alla professione. Ottenuta la laure in medicina ad Edimburgo ottenne fama e successo con i suoi preparati farmaceutici a base vegetale, molti dei quali da lui stesso ideati. Dopo aver gestito per un certo tempo una bottega farmaceutica a St Martin’s Lane in DSC_0599_clipped_rev_1Westminster, la sua attività principale divenne sempre di più lo studio della botanica, della storia naturale e la pubblicazione di opere botaniche, anche se non mancarono nella sua produzione letteraria romanzi, drammi, articoli su riviste e scritti scientifici come quelli di geologia. Fu tra i principali contributore della Ephraim Chambers’s Cyclopaedia. Dal 1759 al 1775 fu totalmente impegnato in quella che sarebbe diventata la sua opera principale e che gli sarebbe valso il riconoscimento di dall’Ordine di Vasa dal re di Svezia nel 1774, “The Vegetable System” in 26 tomi. Comunque nonostante i suoi numerosi campi di interesse, sono soprattutto le opere di botaniche che gli diedero fama e prestigio. Nonostante i suoi indubbi meriti scientifici e l’amicizia di molti appartenenti alla Royal Society, non riuscì mai ad essere affiliato a quest’ultima, cosa che lo amareggiò notevolmente. Probabilmente, nonostante i suoi scritti scientifici, furono le “querelle”, a volte anche dai toni scurrili con alcuni affiliati, a tenerlo fuori dalla celebre istituzione scientifica inglese che divenne, negli ultimi anni di vita dell’autore, uno dei principali obbiettivi delle sue critiche. In particolare, Hill rinfacciava alla Royal Society e non senza ragione, di avere troppi affiliati privi di qualsivoglia preparazione scientifica. L’opera qui presentata descrive 10 esemplari rari e curiosi di DSC_0603_clipped_rev_1piante autoctone dell’America e dell’Asia mai prima descritte (a parte la pianta carnivora Dionea che era già apparsa in un’opera di Ellis nel 1770) ricevute da Hill direttamente dai luoghi d’origine. Il traduttore dell’opera è probabilmente il sacerdote gesuita argentino, Gaspar Xúarez che aggiunse all’edizione italiana, numerose ed interessanti note. Ogni pianta viene presentata con il suo nome inglese, italiano e latino e ne vengono descritte caratteristiche principali ed habitat. Alcuni studiosi hanno suggerito che le tavole siano opera di Hill stesso ma non vi sono prove al riguardo. Non comune e rarissimo a reperirsi con le tavole a colori. Bibl.: Hunt 679; Nissen BBI 878; Jackson, p111; Pritzel 4076; see Johnson, pp. 207-209.                                                                                                                                                                              1.200 euro

(FUTURISMO – ARTE – PITTURA – LETTERATURA),

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IMG_0379_clipped_rev_1Bragaglia Anton Giulio, Marinetti Filippo Tommaso, Fortunato Depero etc. etc., Cronache d’Attualità dirette da Anton Giulio Bragaglia, Anno V, Febbraio-Marzo 1921, Numero doppio. 

Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1921

In 4° (29×24 cm); (2), 37, 74, 39-70, (2) pp. Opera stampata su carta ricercata di qualità. All’interno conservati anche i due foglietti con “Chi si abbona acquista la rivista per lire quattro anziché per lire sei. Questo fascicolo quasi triplo costa otto lire anche per la vendita, come in abbonamento. Gli Amici che sono stati pregati di aiutarci ci concedano la grazia di non farsi ripregare” ed “Chi riceverà questo fascicolo, e non intenderà abbonarsi, abbia la cura di respingerlo subito. Chi non ha ancora inviato l’importo dell’abbonamento, voglia farlo con graziosa considerazione delle necessità amministrative della rivista. A chi ci troverà 10 abbonati – IMG_0382_clipped_rev_1inviandoci un numero doppio o triplo d’indirizzi probabili – daremo in dono un abbonamento gratuito: un arazzetto o una bambola o una fotografia della Casa d’Arte Bragaglia: Per i primi 1000 abbonati: un anno L. 50”. Brossura originale illustrata con bandelle, qualche lieve piccola mancanza al dorso, uno strappetto alla prima pagina, senza perdita di carta, testo staccato dalla brossura, un leggerissimo alone, praticamente invisibile e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione del numero doppio Febbraio-Marzo anno V di questa celebre rivista futurista. La rivista contiene articoli di arte, scienze, musica, arte decorativa, letteratura, teatro, industrie moderne, cinematografia, caffè concerto, mode, sport e mondanità. Venne fondata da Anton Giulio Bragaglia nel 1916 con l’intento di un’uscita quindicinale. In verità i numeri uscirono in modo estemporaneo. Nel 1922 cessò di uscire. La rivista è particolarmente ricercata per i numerosi articoli di grande importanza in essa contenuta. Ad esempio nel 1919 è su questa rivista che Giorgio de Chirico pubblicò il suo articoli “Noi IMG_0381_clipped_rev_1Metafisici” che è considerato l’articolo costitutivo della pittura metafisica. Tra i collaboratori si possono trovare Carlo Carrà, Vincenzo Cardarelli, Filippo de Pisis, Salvatore Di Giacomo, Fortunato Depero, Julius Evola, Piero Gobetti, Filippo Tommaso Marinetti, Renato Mucci, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici, Renato Fondi, Federigo Tozzi. Questo numero contiene fra gli altri articoli: Da David a Degas di Michele Bancale; Luna di Arturo Onofri; L’Ostia di Marino Moretti; La nuova via dell’arte musicale di Balilla Pratella; L’accoltellato di Moscardelli; Spiegare il Mare di Martini; Notte nella Campagna Toscana di Zarian; Il Signor dell’Assillo di Bragaglia; Canzone d’Autunno di Alberto Pincherle; Cronache d’Arte di Bragaglia; Cronache Futuriste di Tommaso Marinetti; Cronache Cinematografiche di Piccioli. Gli autori delle magnifiche illustrazioni che arricchiscono la rivista sono: Olesievitch, Bepi Fabiano, Deiva de Angelis, Attilio Selva, Emilio Mantelli, G. Itten, Egon Schiele, Campendock, Viani, Gigiotti Zanini, Fortunato Depero, F. Muller, Romano Dazzi, Giuseppe Vago, Filippo Osiasson, S. Opolsky, G. Nauger, H. Nauen. Raro. Prima edizione.                                                                                                                                                                                                  290 euro

(FUTURISMO – ARTE – PITTURA – LETTERATURA),

IMG_0389_clipped_rev_1IMG_0391_clipped_rev_1IMG_0390_clipped_rev_1IMG_0392_clipped_rev_1IMG_0393_clipped_rev_1IMG_0395_clipped_rev_1

IMG_0388_clipped_rev_1Bragaglia Anton Giulio, Marinetti Filippo Tommaso, Fortunato Depero etc. etc., 

Cronache d’Attualità dirette da Anton Giulio Bragaglia, Anno V, Novembre-Dicembre 1921, Roma, Stabilimento Poligrafico Editoriale Romano, 1921

In 4° (29×24 cm); (2), 89, (5) pp. Opera stampata su carta ricercata di qualità. Brossura originale illustrata con bandelle, qualche lieve piccola mancanza al dorso,. Testo staccato dalla brossura, un leggerissimo alone al piatto anteriore, praticamente invisibile e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione del numero doppio Novembre-Dicembre anno V di questa celebre rivista futurista. La rivista contiene articoli di arte, scienze, musica, arte decorativa, letteratura, teatro, industrie moderne, cinematografia, caffè concerto, mode, sport e mondanità. Venne fondata da Anton Giulio Bragaglia nel 1916 con l’intento di un’uscita quindicinale. In verità i numeri uscirono in modo estemporaneo. Nel 1922 cessò di uscire. La rivista è particolarmente ricercata per i numerosi articoli di grande importanza in essa contenuta. Ad esempio nel 1919 è su questa rivista che Giorgio de Chirico pubblicò il suo articoli “Noi Metafisici” che è considerato l’articolo costitutivo della pittura metafisica. Tra i collaboratori si possono trovare Carlo Carrà, Vincenzo Cardarelli, Filippo de Pisis, Salvatore Di Giacomo, Fortunato Depero, Julius Evola, Piero Gobetti, Filippo Tommaso Marinetti, Renato Mucci, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici, Renato Fondi, Federigo IMG_0394_clipped_rev_1Tozzi. Questo numero contiene fra gli altri articoli: Salutando le rondini di Federigo Tozzi; Catina di Ardengo Soffici; Attimo di Favola di Luciano Folgore; Solitudini di Gildo Gavasci; Sette-mariti di Aniante di Sicilia; I Nostri conti con Verga di Mario Puccini; Cocktail, Polyglot Phantasy firmato C. L.; Dadaismo di Francesco Flora; Estetica dell’Irrazionale Gino Gori; Una Sera di Filippo de Pisis; Dittico della lontananza di Francesco Mariano; Paese d’Amore di Giuseppe Ravegnani; Pettoello di Orio Vergani; Prefazione di un libro di Adone Nosari; S. Opolsky di Anton Giulio Bragaglia; Cronache politiche di massimo Lej; Cronache letterarie di Titta Rosa; Cronache musicali di Renato Fondi; Cronache teatrali di Piero Gobetti; Cronache cinematografiche di Donatello d’Orazio. li autori delle magnifiche illustrazioni che arricchiscono la rivista sono: A. Bartoli, Deiva de Angelis, Duilio Gambellotti, Galanis, Constant de Breton, S. Opolsky, S. Olesievicz, R. Corsini, Wenter Marini; Virgilio Marchi, Ernesto Maurizio Eggert, Leonetta Cecchi Pieraccini, Ferruccio Ferrazzi, F. Serracchiani, Andée Derain, Calude Levy. Raro. Prima edizione.                                                                                                                                                                                                                                290 euro

(FUTURISMO – COSTRUTTIVISMO – PRIME EDIZIONE – POLONIA),

Senza titolo-18Mlodozeniec Stanislaw, 

Futurogamy i pejzaze, Poezje, 

Warszawa, Nakl. Wydawn. “Wakopy”, 1934.

In 4° piccolo; 125, (5) pp. Bellissima e celebre brossura editoriale illustrata nel tipo stile del Costruttivismo polacco. Due piccole strofinatura al dorso e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Antico numero di collocazione privata al piatto anteriore ed al frontespizio, antica firma di appartenenza privata al margine alto del frontespizio che attesta l’esemplare come appartenuto al noto critico letterario polacco, Boleslaw Dudzinski (1892 Łódź – 1976 Łódź). Prima edizione di questo celebre volume costruttivista del grande poeta e romanziere, fra i padri del futurismo (Costruttivismo) polacco, Stanisław Młodożeniec (ur. 31 stycznia 1895 w Dobrocicach, zm. 21 stycznia 1959 w Warszawie). Nato nel piccolo villaggio di Dobrocice, vicino a Sandomierz da una famiglia di ricchi proprietari terrieri, fu fin da giovanissimo, precoce scrittore ed editore fonda la rivista sotterranea “Nasz” quando ancora è studente. Durante la ritirata dell’armata rossa nel 1915 in seguito ad una serie di sfortunati eventi si ritrovò prigioniero e venne portato a Mosca, dove per evitare il servizio militare obbligatorio, seguì le lezioni presso il locale ginnasio polacco. Nel 1918 ritorna in Polonia, a Cracovia, dove segue il corso di Letteratura Polacca presso l’Università Jagellonica. Qui diventa amico di Tytus Czyzewski e di Bruno Jasienski ed insieme a loro, nel 1919, fonda il primo club futurista polacco, il “Katarynka” nel quale i tre organizzano il movimento futurista e serate di poesia, prosa e teatro futurista. Figura centrale del futurismo polacco partecipa alle principali pubblicazioni collettive come “Nuż w bużhu – futurist futures”. Nel 1921 pubblica la sua prima opera “Kreski i Futureski”. Insieme a Tadeusz Peiper partecipa alla redazione del primo numero di “Wyskok”. Laureatosi, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale continua ad organizzare serate futuriste in giro per la Polonia, a scrivere sulle principali testate letterature nazionali come il “Tygodnik Ilustrowany” o il “Kurier Warszawski” ed è, contemporanemante, insegnante di liceo in diversi atenei. Durante la seconda guerra mondiale durante il servizio militare, viene catturato ed internato in Ungheria ma riesce a scappare e con un avventuroso viaggio attraverso la Jugoslavia, Costantinopoli e la Siria, si unisce alla “Samodzielnej Brygady Strzelców Karpackich” che combatte in Palestina ed Egitto. Nel 1941 lascia l’esercito quando viene scelto per dirigere a Gerusalemme la neonata “Gazeta Polska”. Nel giugno del 1942 partì per Londra e iniziò a lavorare nel dipartimento di propaganda del Ministero degli Interni del governo in esilio iniziando a collaborare anche con la celebre radio londinese “Radio Free Europa”, collaborazione che si intensificò durante la guerra fredda. Gravemente malato rientra in Polonia nel 1957 dove muore nel 1959. L’opera qui presentata è una delle sue più celebri. Il volume è composto da tre parti. La prima e la seconda parte contengono componimenti scritti dal 1918 al 1922, in parte inediti ed in parte pubblicati su periodici e riviste quali “Formiści”, “Reflektor”, “Zwrotnica”. La terza parte, invece, contiene scritti attribuibili al periodo 1932-1933. Lo stile dei canti è una combinazione di esperimenti linguistici futuristici e tradizioni folcloristiche. I componimenti sono caratterizzati da motivi legati al pacifismo, aspetti esotici, giochi linguistici con elementi di pastiche (basato su canzoni popolari o filastrocche per bambini). Mlodozeniec fu un poeta sperimentatore, un futurista rurale primitivo che fece con la sua poesia da ponte fra il movimento futurista polacco e i temi della vita rurale. Un certo numero di poesie sono veri e propri esperimenti versificazione ritmico-fonetica, cosa che dota i suoi versi di un suono recitativo specifico. Parte della sua poesia è stata legata, anche, al movimento dadaista. Prima edizione, non comune, con provenienza illustre. Rif. Bibl.: OLCL 5004029; sull’autore, Parlagreco Silvia, Costruttivismo in Polonia, Bollati Boringhieri, 2005.                                                                                                                                                                                                    550 euro

(FUTURISMO – COSTRUTTIVISMO – PRIME EDIZIONI – POLONIA),

Senza titolo-46Kurek Jalu,

S. O.S., Powiesc, (zbaw nasze dusze!), 

Krakow, Zwrotnica, 1927.

In 4°; 128 pp. Brossura editoriale costruttivista. Rinforzo al dorso. Prima rara edizione e ancor più raro a reperirsi ancora a fogli chiusi. “Aiuto! S. O. S.! Salva le nostre anime!” questo urla il celebre poeta futurista polacco, Jalu Kurek, ps. “Mafarka”, Jan Skowron (nato il 27 febbraio 1904 a Cracovia come Franciszek Kurek, morto il 10 novembre 1983 a Rabka) nel frontespizio della sua seconda opera che qui presentiamo. Il romanzo è un racconto surrealista a tratti fantastico, caratterizzato da una prosa bizzarra, giochi di parole, neologismi e sperimentazioni linguistiche e presenta una veste sperimentale tipica dei romanzi d’avanguardia dell’epoca con scarsa introspezione dei personaggi, azione simultanea alla narrazione e una narrazione frammentata. Il protagonista del romanzo è Lorda Samotnika e del suo segretario Jan Skowron, apostoli del nichilismo e della disperazione che dopo una serie di traversie che vedono mischiate finzione a realtà attraverso l’Africa, l’Italia e Marte, insieme ad un gruppo di altri adepti, si lasciano annegare volontariamente nel Mar Baltico come segno di protesta contro la civiltà moderna senz’anima ma con un colpo di scena, nel finale del romanzo, Jan Skowron tradisce il suo Lord e si mette in salvo in quanto troppo innamorato delle donne. Kurek, amico di lunga data di Marinetti, compì i suoi studi universitari a Napoli. Abile traduttore dall’italiano, fu autore di numerosi romanzi e componimenti poetici, oltre a collaborare con numerose riviste. Alle sue traduzioni delle opere dei futuristi italiani, molte nemmeno pubblicate, si deve la propagazione delle idee del futurismo italiano in Polonia ed i forti legami fra i due movimenti. Dal 1931 al 1933 fu direttore del celebre giornale dell’avanguardia polacca “Linea”. Kurek si occupò anche di teatro e cinema realizzando uno dei primissimi film sperimentali polacchi “OR – Obliczenia Rytmiczne” mel 1933. Praticante di sport, fu un discreto alpinista ed un abile pittore. Negli anni 20’ del XX° secolo fu tra gli animatori del nascente movimento futurista polacco partecipando a serate futuriste, pubblicando diverse opere e facendo da collegamento fra i futuristi polacchi e quelli italiani. Prima edizione, in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora a fogli chiusi. Rif. Bibl.: Polska Bibliografia Literacka, PBL online, 1115719 (IH); sull’autore, Parlagreco Silvia, Costruttivismo in Polonia, Bollati Boringhieri, 2005.                                                                 600 euro

(SCACCHI – GIUOCO DEGLI SCACCHI – MODENA – NONANTOLA),

Lolli Giambattista, 

Osservazioni teorico – pratiche sopra il Giuoco degli Scacchi ossia il Giuoco degli Scacchi esposto nel suo miglior lume. Opera novissima contenente le leggi fondamentali: i precetti più purgati: le migliori aperture: le più essenziali terminazioni del Giuoco: una scelta centuria di elegantissimi partiti: in somma tutto il migliore degli antichi e moderni Autori, e Giuocatori riformato, ricorretto, ed appianato conforme l’ esigenza, e arricchito (oltre un Indice copioso ed esatto)…, 

In Bologna, Nella Stamperia di S. Tommaso d’ Aquino, 1763. 

In folio piccolo; un’opera in due tomi: (4), 368 pp. e 369 – 632 pp. Legature coeve in piena pergamena con titolo manoscritto ai tasselli da mano coeva. Dorsi a 4 nervi. Tagli spruzzati in rosso. Timbretti gialli dei censori estensi all’ultima pagina che sanciscono la vendita nei territori estensi. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine interno bianco delle ultime 10 carte. Due piccolissimi tarletti nel margine interno bianco delle prime due carte, praticamente invisibile e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografiche. L’opera è dedicata ad Antonio Monteccucoli. Prima edizione di questa celeberrima opera dedicata al giuoco degli scacchi scritta dal celebre scacchista italiano, Giambattista Lolli (Nonantola, 1698 – 4 giugno 1769) che insieme a agli amici scacchisti modenesi Ercole Del Rio, della cui opera sugli scacchi quest’opera è un aggiornamento e Domenico Lorenzo Ponziani, sono conosciuti come i “Maestri Modenesi”. Il libro conteneva analisi in merito alle aperture di Partita di gioco piano, la Difesa dei due cavalli e del Gambetto di Re, con oltre 100 diagrammi di posizioni di finali. A Lolli si deve, ad esempio, la continuazione del Gambetto di Re (gambetto Lolli). Il volume contiene anche una lettera di Del Rio nella quale il celebre scacchista espose, ad un amico, i suoi precetti generali sul gioco degli scacchi che a lungo è stata considerata come la carta fondamentale del giuoco degli scacchi italiani. Una seconda lettera di Del Rio vede, invece, la recensione del libro di “”Philidor””. Nel volume vengono presentate anche numerose descrizioni di partite pratiche sia di Lolli che di Del Rio. L’opera ebbe enorme successo tanto che nell’ottocento era considerata come un testo basilare per comprendere il giuoco degli scacchi. Rif. Bibl.: Choix de Olschki,II,2600; Gay “Bibl. du jeu des échecs”, p. 194: “Cet ouvrage, enrichi de notes importantes sur le jeu des échecs selon la méthode italienne, comprend à la fin du volume une centaine de bonnes positions critiques de lui et de différents autres”; Van der Linde I, 372; Chicco-Sanvito 489.                                                                          1600 euro

(FORTIFICAZIONI – MILITARIA – ARCHITETTURA – INGEGNERIA),

Borgo Carlo, 

Analisi ed esame ragionato dell’arte della fortificazione e difesa delle piazze dell’Ab. Carlo Borgo alla Sacra Reale Maestà di Federico II. Re di Prussia Margravio ed elettore di Brandeburgo &c. &c. &c., 

In Venezia, Presso Antonio Zatta, 1777.

In 4° grande (27×19,9 cm); (20), 300 pp. e 20 c. di tav. fuori testo numerate da I a XX. Completo. Grande vignetta al frontespizio e 12, tra testatine e finalini, tutti incisi in rame da incisori della bottega dello Zatta. Completo. Il nostro esemplare è del tutto genuino e si presenta oltre che con la sua legatura originale in cartoncino molle, ancora con i fogli chiusi e con i margini originali. Nonostante tutte le bibliografie non lo segnalino (a parte il Marini che descrive anche un’edizione senza data e senza la dedica a Federico II re di Prussia), esistono almeno due edizioni di quest’opera edite nello stesso anno. Possibile che le edizioni siano addirittura tre. La primissima edizione, più rara dell’altra, è probabilmente questa da noi presentata che non riporta la dicitura “Parte Prima” in calce al titolo, che venne chiaramente aggiunta in seguito (come si può ben vedere confrontando vari frontespizi essi si presentano del tutto identici, anche nelle imperfezioni). In più a pagina 188 al posto della dicitura “Fine della Parte Prima” presente nell’edizione, seppur sempre rara, più comune di questa nostra, si trova un bel finalino animato firmato da Jacopo Leonardi al posto della dicitura “Fine del primo tomo” e non esiste la carta fuori testo con il secondo occhietto che riporta il titolo e la dicitura “Parte Seconda”. L’edizione qui esposta è la più rara con soli due esemplari censiti in ICCU. Esiste poi almeno una copia, sempre con la dicitura “Parte Prima” al titolo, con un ritratto del re di Polonia, Augusto Stanislaw Poniatowski in antiporta, pure questo aggiunto chiaramente in seguito alla prima tiratura dell’opera. Borgo nacque a Vicenza nel 1731. Appartenete all’ordine dei gesuiti fu un grande erudito. Detenne per diversi anni la cattedra di Teologia nella Ducale Università di Modena. Il suo saggio sulle fortificazioni fu lo studio che lo rese celebre e secondo l’idea dell’autore doveva andare a completare quello di Vouban sugli assedi. Il suo sistema che si ispirava a quello realizzato a Telesia da Filone d’Alessandria si basava sulla costruzione di cortine concave. Borgo suggeriva fortificazioni che offrissero una superficie d’attacco minore possibile. La difesa doveva basarsi sulla potenza delle artiglierie evitando le sortite esterne. Fu tra i primi a sostenere l’inutilità delle palle di cannone a favore dei proiettili a punta. Borgo progettò anche (illustrato nella seconda parte dell’opera) un innovativo telegrafo ottico da campo definendo un nuovo sistema di cifre e segni convenzionali. Federico II fu così contento dell’opera di Borgo che gli conferì la carica di colonnello onorario del suo esercito.  MARINI, I, 142-144; FARA,248 -250; RICCARDI, I.165; Gamba 2192.                                                                                                                             1 000 euro

(RISORGIMENTO – ROMA – SATIRA ANTIPAPALE – VATICANO),

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dsc_0494_clipped_rev_1 Il Don Pirlone Giornale di Caricature Politiche Venerdì 1 Settembre 1848 – 2 luglio 1849. 234 numeri. Completo, tutto il pubblicato. Unito: Il Don Pirlone Giornale di Caricarture Politiche 1848-49, Illustrazione delle Caricature desunta da un manoscritto dell’epoca. Tiratura limitata a duecento copie numerate. 

Roma, Editori vari; Libreria Antiquaria F. Piacenti, 1848; seconda opera s. data (ma 1910 circa). 

31,2×24 cm per il Don Pirlone originale, 28×21 cm per l’opera del 1910 circa. Legatura coeva in mezza-pelle con titolo e ricchi fregi in dsc_0492_clipped_rev_1oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Una piccola mancanza all’angolo inferiore basso del piatto anteriore (qualche strofinatura). Opera completa di tutti i 234 numeri pubblicati. All’interno i numeri si presentano ad ampi margini, in parte in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Su ogni numero, al frontespizio, la celebre immagine della Maschera del Don Pirlone con il cappello a falda larga a sovrastare il motto “Intendami chi può, ch’i’ m’intend’io” ispirata da una maschera senese del 1711 che voleva raffigura l’ottuso benpensante. Opera assai rara a trovarsi completa di tutti i numeri. Le tipografie che pubblicarono il giornale, uscito dal 1 settembre del 1848 al 2 luglio del 1849, cambiarono più volte durante i mesi di uscita passando da Natali a Pallade e da Bertinelli a Pierra. Il Don Pirlone è passato alla storia in quanto fu il primo giornale che attaccò senza remore e con uno stile satirico estremamente graffiante il governo pontificio e numerosi suoi alti funzionari. In modo particolare, dopo la fuga del pontefice da Roma, allo scoppio dei moti rivoluzionari, il Don Pirlone dsc_0493_clipped_rev_1contribuì ad attizzare il clima politico romano. L’opera presenta in ogni numero un grande disegno satirico a piena pagina realizzato dal celebre pittore, disegnatore, incisore, litografo, illustratore e caricaturista italiano nato ad Aviano nel 1813, Antonio Musatti. Il giornale nacque nel 1848 ad opera dei liberali dell’Epoca che ne andarono a costituire il gruppo redazionale. Tra essi quello che ne divenne il direttore, Michelangelo Pinto. La fama del giornale fu tale che all’epoca del suo maggior successo arrivò a toccare i 1.200 abbonamenti, numero altissimo per un giornale cittadino dell’epoca anche se nel Don Pirlone non mancano numerosi articoli inerenti a fatti di interesse italiano. Gli articoli in esso contenuti, come anche il nome dell’autore delle vignette rimasero a lungo anonimi. Il giornale, si ritiene oggi, dsc_0495_clipped_rev_1ebbe un ruolo fondamentale d’ispirazione per la maggior parte dei giornali risorgimentali. Già dopo i primi numeri il giornale attirò l’attenzione del ministro degli interni Pellegrino Rossi, che tentò più volte di farlo chiudere tramite l’intervento del Consiglio di censura. La sua uscita si concluse nel 1849 con la fine della breve ma intensa esperienza della “Repubblica Romana” dopo averne anticipato l’avvento ed averne accompagnato la nascita e lo sviluppo. In allegato all’opera generale si propone un rarissimo libello stampato in sole duecento copie numerate (questo è l’esemplare numero 67) ed in ottime condizioni di conservazione, dedicato alle caricature presenti nel Don Pirlone. In 15, (1) pp. viene illustrato l’elenco completo delle 234 illustrazioni a piena pagina uscite nel periodo di vita del giornale. Bibl. Rif.: Molinari, La Stampa periodica romana dell’Ottocento, I, pp. 317-18.

(ENIGMISTICA – GIORNALI – ILLUSTRATI – SATIRICI – RIVISTE),

IMG_5937_clipped_rev_1 (1) IMG_5941_clipped_rev_1IMG_5940_clipped_rev_1 IMG_5938_clipped_rev_1 IMG_5939_clipped_rev_1 IMG_5944_clipped_rev_1 IMG_5945_clipped_rev_1

IMG_5943_clipped_rev_1AA. VV., 

La Luna, Giornale Lunatico Illustrato (poi dal 1884 con titolo La Luna, Giornale Umoristico e di teatri in tutta Italia). 1884, 1885 due rarissime annate complete. Annata IV e V.

Torino, stampatore, 1884, 1885.

 In 4° (33,4×24 cm); due annate rilegate in un volume: 1884, 52 numeri annata completa; 1885, 53 numeri, annata completa. All’inizio del volume è stata conservata la pagina d’apertura con la celebre immagine della Luna e della donna appesa con una corda ad essa ed alla scritta La Luna. Due annate per un totale di 105 numeri, ogni numero composto da 8 pagine per un totale di 841 pagine.IMG_5936_clipped_rev_1 Legatura coeva in mezza pelle con dorso a sei nervi e titolo, annata, iniziali dell’antico proprietario e fregi impressi in oro ai tasselli. All’interno i numeri del giornale si presentano in ottime condizioni di conservazione. Rarissima raccolta di uno dei più rari giornali satirici dell’ottocento, celebre e ricercato anche per la sua pagina enigmistica ricca di rebus, sciarade, logogrifi e giochi diversi. Ogni numero presenta almeno una pagina a colori, tantissimi numeri hanno grandi e divertentissime pagine centrali umoristiche con scene illustrate a piena pagina. Il giornale venne fondato a Torino nel 1881 dal noto artista, disegnatore e caricaturista piemontese, Giorgio Ansaldi (1844-1922) che fu uno dei più IMG_5935_clipped_rev_1importanti illustratori italiani del periodo della Belle Epoque. Il suo stile inconfondibile di Ansaldi, che firmava le sue tavole con lo pseudonimo di Dalsani, era particolarmente attento a rappresentare il mondo dei salotti, la vita quotidiana, gli incontri pubblici, la politica, la moda e le abitudini del tempo dei quali Ansaldi era testimone diretto, tutto distorto attraverso la sua vena satirica ed irriverente. Nonostante al giornale collaborassero vari autori, Ansaldi ne fu sempre l’anima, ideando numerose delle copertine, delle pagine interne, presentando anche anagrammi, rebus e proposte enigmistiche delle quali Dalsani era un indubbio maestro. Molte delle scene della rivista facevano scandalo per le situazione al limite dell’erotico (per i canoni dell’epoca) rappresentati donne e ballerine in abiti succinti od in situazioni equivoche. Due annate rarissime da reperirsi complete e ancor più rare in queste ottime condizioni di conservazione.                                                                                                   1.000 euro

(GIOCHI CARTE – TAROCCHI – TAROCCO – BOLOGNA – PRIME EDIZIONI),

IMG_0209_clipped_rev_1 IMG_0213_clipped_rev_1 IMG_0210_clipped_rev_1

IMG_0208_clipped_rev_1Verardini Prendiparte Tommaso, 

Il Tarocco ossia giuoco della partita, 

Bologna, Tipografia Sassi e Fonderia Amoretti, 1841

In 12° (15,5×10 cm); 55, (1) pp. Brossura ottocentesca. Qualche piccola mancanza al margine alto bianco del frontespizio con antica integrazione e rinforzo al dorso e per il resto in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima rarissima edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questa monografia dedicata al giocoIMG_0212_clipped_rev_1 del Tarocco secondo le regole bolognesi. L’opera che è una delle principali fonti per il gioco del Tarocco bolognese, ebbe un notevole successo e vide due riedizioni, una nel 1872 e una nel 1919. Il volume raccoglie e codifica le regole del gioco del tarocco bolognese dando particolare risalto al conteggio dei punti che all’inizio dell’ottocento risultava particolarmente complicato ed arbitrario, dando spesso adito a discussioni fra i giocatori. Verardini, nella stesura del testo, si avvalse della consulenza di alcuni dei più noti giocatori bolognesi dell’epoca. Opera molto rara. Rif. Bibl.: Lensi, 170.                                         350 euro

(ARALDICA VENEZIA STEMMARIO VENETO),

118Anonimo, 

Le arme overo insegne di tutti li nobili della Magnifica et Illustrissima città di Venetia a che hora vivono, nuovamente raccolte et con diligentia poste in luce. 

Venetia, Apresso Alessandro Vecchi, 1608.

 In 4° piccolo (20,9×15,5 cm); (52) pp. Legatura coeva in cartoncino molle con interessante nota di possesso seicentesca al piatto anteriore “Fran.co Lasigno [prob. Francesco Lasinio] Libro di me Arme di Nobili di Venezia 1603”. Potrebbe trattarsi dell’autore di un noto manoscritto di araldica conservato presso la Biblioteca Civica di Treviso intitolato “Stemmi dei Nobili e cittadini Trivigiani raccolti dal Sac. D. Francesco Lasinio” nato a Treviso nel 1644 e morto nel 1707. Qualche traccia di sporco ai piatti. Qualche leggera traccia di sporco al 119frontespizio, qualche lieve traccia d’uso agli angoli, qualche lievissimo alone ma nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Edizione rarissima, nessun esemplare censito in ICCU, di questo stemmario araldico veneziano. L’opera riporta, in bella coloritura originale coeva, 201 stemmi di famiglie nobili veneziane. L’ultima pagina presenta 4 stemmi originariamente vuoti, tre dei quali, nel seicento, sono stati integrati a mano, con stemmi di famiglie veneziane (due a china, dei quali, uno della famiglia Rotigno e uno a matita). Quest’opera sembra che iniziò ad essere stampata a Venezia a partire dal 1568 (Cicognara segnala un’edizione del 1541 ma sembra oggi appurato che sia incorso in un errore di datazione), per poi essere riedita ed aggiornata ad ogni nuova edizione, togliendo gli stemmi delle famiglie estinte ed aggiungendo quelli della nuova nobiltà. Questa edizione che segue probabilmente quella stampata dal Taminelli nel 1591, è forse la sesta edizione anche se ogni edizione fa storia a se stante essendo tutte diverse l’una dall’altra. Scrive Antonio Cicogna parlando dell’edizione del 1587 “Sono intagliate in legno, dalla famiglia Arimondo 120fino alla Zancharuol [il nostro esemplare si chiude con la famiglia Zantani]. Il Cicognara cita l’edizione del 1541, in 4° di 26 foglietti a quattro stemma per pagina. Vedi vol. I, p. 336 e vol. II, p. 228. Ne abbiamo dell’altre edizioni, una delle quali è del 1578 presso lo stesso Taminelli, ma colla indicazione in cale de fuseri si vendono. Un’altra è pel Vecchi, 1614, in 4°. Vedi anche il Catalogo del Coleti, p. 259, num. 197, ove è ricordato un Pietro Rossetti Veneziano che scrisse a penna un Blasone di titolo uguale allo stampato”. Rif. Bibl. :; Un esemplare fotocopiato presente all’University of Iowa che riproduce l’esemplare conservato alla Rochester, N.Y., University of Rochester Library, censito sull’Hathi Trust Digital Library, segnala solo 50 pagine. Per altre edizioni: Cicogna p. 314, 2215; Graesse, I, 223; Cicognara, 1983 (interpreta erroneamente la data assegnando l’edizione al 1541); Spreti, 203. Opera rarissima.                                                                                                                                                                                                           1 700 euro

(METOPOSCOPIA – FISIOGNOMICA – OFTALMOSCOPIA – PRIME EDIZIONI),

dsc_0753_clipped_rev_1dsc_0652_clipped_rev_1

dsc_0749_clipped_rev_1Fuchs Samuel, 

Samuelis Fuchsii Cuslino Pomerani Metoposcopia et Ophtalmoscopia, Argentinae,

Theodosius Glaserus Sumptibus Pauli Ledertz, 1615.

 In 12° (16,3×9,5 cm); (16), 140, (4 b.) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso e scritta di mano coeva al piatto anteriore che avverte la presenza del ritratto di Cristoforo Colombo a pagina 21. Un piccolissimo tarletto al margine esterno bianco di una trentina di carte che in sei carte tocca una lettera per pagina a essendo molto sottile non è mai particolarmente fastidioso e risulta quasi del tutto ininfluente. Come tutti gli esemplari la copia si presenta con pagine uniformemente brunite a causa della carta utilizzata da Paul Ledertz per la stampa dell’opera. Nel complesso esemplare in più che buone condizioni di conservazione. 25 ritratti nel testo deidsc_0649_clipped_rev_1 quali 2 in xilografia. Fra i ritratti quello celebre di Cristoforo Colombo.  Esemplare completo anche delle due carte bianche in fine al volume solitamente assenti. Prima ed unica edizione stampata a Strasburgo da Paul Ledertz.  Fuchs, nato in Pomerania, studiò a Strasburgo e poi a Konigsberg  dove divenne poi professore di Retorica. Fu autore oltre che di questo trattato di fisiognomica anche di diversi componimenti poetici solitamente scritti in lingua tedesca. L’opera analizza l’arte della metoposcopia e dell’oftalmoscopia attraverso la quale l’autore predice la personalità, il carattere e il destino di una persona sulla base del modello di linee sulla fronte e dei tratti dell’occhio del soggetto analizzato. La metoposcopia riveste un ruolo importante nello Zohar ebraico il testo profetico più importante della tradizione cabalistica ebraica. L’opera antecede il celeberrimo “Metoposcopia libris tredici” di Girolamo Cardano che pubblicato nel 1658 rese famosa la materia. Opera rara. Me Cfr.: . Caillet [II, 4248] : “Livre recherché et rare”.

    dsc_0653_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                    650 euro

(CHIRURGIA VASCOLARE – MEDICINA – MEDICINE – SURGERY),

Guattani Carlo,

Historae duae aneurysmatum, quorum alterum brachio per chirurgicam operationem sanatum in femore alterum paucos intra dies lethale fuit, animaduersionibus, et figuris illustrae cura et studio Caroli Guattani Nosocomiorum S. Spiritus, et Divi Gallicani Chirurgi. Eminentissimo, ac Reverendissimo Principi Antonio Xaverio Gentili S. R. E. Cardinali Dicatae. 

Romae, ex Typographia Palladis, 1745.

In 4° (23,5×17,5 cm); VIII, 31, (1) pp. e 4 c. di tav. fuori testo. Legatura coeva in piena pelle marmorizzata con dorso a 5 nervi e ricchi fregi ai tasselli. Qualche strofinatura e lieve difetto. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lievissima brunitura, qualche leggerissimo alone e nel complesso,all’interno, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima assai rara edizione di questo importante studio del grande medico originario di San Bartolomeo Bagni (Novara), Guittani Carlo (1709-1773). Fu chirurgo presso l’Arciospedale romano di S. Spirito in Sassia dove, ben presto, sostituì Rattazzi, il quale insieme a G. P. Gai che reggeva la cattedra di chirurgia universitaria, erano i due chirurghi principali della Roma dell’epoca. Intorno al 1740 conobbe mons. Antonio Leprotti, archiatra pontificio, che lo introdusse nel suo salotto dove si incontravano tutti i più famosi medici romani del tempo. Nel 1742, alla morte di Gai, prese il posto di quest’ultimo come chirurgo primario e lettore di anatomia e chirurgia dell’Ospedale. Poco dopo, la stessa carica gli venne affidata nell’ospedale di S. Gallicano, in Trastevere. Ricoprì anche il ruolo di chirurgo del tribunale del governatore. “Nel 1745 pubblicò, nella forma della historia ippocratica, il resoconto di due casi clinici esemplari riguardanti gli aneurismi (Historiae duae aneurysmatum, quorum alterum in brachio per chirurgicam operationem sanatum, in femore alterum paucos intra dies lethale fuit, Romae 1745, ristampato poi nella raccolta De externis aneurysmatibus, ibid. 1772, pp. 135-194); a chiarire e perfezionare le metodiche di intervento su tali affezioni vascolari il G. dedicò poi gran parte della sua carriera di chirurgo.” Quest’opera è considerata una delle prime e più importanti descrizioni di operazioni chirurgiche eseguite su casi di aneurisma. Dal 1746 fu inviato dal Governo Pontificio a Parigi per studiare le ultime tecniche mediche di ostetricia e litotomia. Qui si distinse talmente che ben presto, gli venne chiesto di diventare socio nell’Académie royale de chirurgie, istituita quattro anni prima, divenendo corrispondente della Académie royale des sciences. Nel 1747 fu medico di campo al seguito delle armate francesi impegnate nella guerra delle Fiandre, acquisendo enormi conoscenze nelle cure delle ferite da armi da fuoco. Ritornato da Parigi acquistò le più moderne apparecchiature mediche per l’ospedale del S. Spirito facendone uno degli ospedali più avanzati della penisola italiana. In questo anno viaggiò molto per l’Italia dove conobbe alcuni dei più celebri medici e chirurghi del tempo come Morgagni, Bertrandi e Moscati. Nel 1748 rientrato definitivamente a Roma si diede all’insegnamento ed entrò a far parte del Collegio degli archiatri pontifici prima come chirurgo soprannumerario di Benedetto XIV e poi, sotto il pontificato di Clemente XIII, come chirurgo segreto del papa. “Nella pratica giornaliera orientava gli allievi verso la semplificazione delle medicazioni, secondo l’orientamento prevalente nella medicina illuministica; l’esperienza parigina aveva inoltre rafforzato nel G. l’idea che una chirurgia affrancata dalle origini “meccaniche” dovesse rivendicare l’esclusiva di tutte le operazioni (litotomia, cataratta, siringatura delle urine) per le quali empirici e professionisti, come “norcini” e “preciani”, continuavano a detenere privilegi e incarichi ospedalieri. Nel 1751 il G. ottenne dalla direzione del S. Spirito che la qualifica di litotomo e gli insegnamenti pratici relativi fossero uniti al ruolo del primariato, consentendo in tal modo che quelle operazioni divenissero patrimonio stabile della professione chirurgica.”. Prima rara edizione di importantissimo studio medico.        Bibl.: Nessun esemplare in ICCU; OBV e ONB AC09920619.                                                                                                                                                         1.000 euro

(INGEGNERIA – IDRAULICA – BOLOGNA – MODENA),

Lecchi Giovanni Antonio, 

Memorie idrostatico-storiche delle operazioni eseguite nell’inalveazione del Reno in Bologna, e degli altri minori torrenti per la linea di Primaro al mare dall’anno 1765 fino al 1772 dal p. Antonio Lecchi … Si aggiungono altre memorie riguardanti varie spedizioni, ed operazioni analoghe fatte contemporaneamente in Germania, ed altrove…, 

Modena, presso la Societa tipografica, 1773.

In 4° (23,8×19 cm); 2 tomi in un volume: XII, 301, (3) pp. e (1) c. di tav. più volte ripiegata (nel nostro esemplare la tavola è posta alla fina del volume secondo) e (4), 195, (3) pp. Legatura in mezza-pelle scura degli inizi del XX° secolo con piatti foderati con carta a motivi baichi e marroni. Tagli spruzzati di rosso. Dorso che presente la pelle secca e con qualche mancanza. Ai frontespizi belle incisioni realizzate da Michelangelo Borghi e Antonio Baratti. Qualche minima ed ininfluente macchiolina di foxing al margine esterno bianco di pochissime pagine e all’interno, nel complesso, esemplare, all’interno, in ottime condizioni di conservazione. Dedicatoria a Francesco III, Duca di Modena, Reggio, Mirandola. Belle iniziali e finalini ornati. Grande carta con il “Ristretto della Mappa rilevata e concordata bella Visita Conti 1761 ed applicata alle operazioni eseguite dal 1766 fino al 1772. Rara prima edizione completa di questo importante studio di ingegneria-idraulica e storia locale emiliano-romagnola dedicata all’inalveazione del fiume Reno a Bologna. Giovanni Antonio Lecchi, spesso citato anche nella forma Giannantonio Lecchi o anche solo Antonio Lecchi (Milano, 17 novembre 1702 – 24 luglio 1776), appartenente all’ordine dei gesuiti fu matematico e studioso dei canali navigabili italiani e uno dei più apprezzati e ricercati ingegneri idraulici del suo tempo. Novizio gesuità nel 1718 insegnò successivamente materie umanistiche a Pavia e Vercelli, eloquenza a Milano e in seguito matematica a Pavia e a Milano. L’imperatrice Maria Teresa d’Austria lo chiamò a Vienna con la qualifica di matematico e idrografo imperiale. In seguito papa Clemente XIII lo nominò direttore delle opere di idraulica dei territori papali, rinunciò all’incarico con l’avvento di Clemente XIV. La sua famiglia possedeva la villa Lecchi a Crescenzago, sul Naviglio Martesana. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\020820.                                                                                                                                                                                                                   800 euro

(MEDICINA – PRIME EDIZIONI – MEDICINE – OTORINOLARINGOIATRIA – ANATOMIA),

dsc_0535_clipped_rev_1-1dsc_0534_clipped_rev_1Nuck Anton,

 Antonii Nuck Harderoviceni Medicinae Doctoris & Anatomiae Professoris De ductu salivali novo, saliva, ductibus oculorum aquosis et humore oculi aqueo,

 Lugduni Batavorum, apud Petrum vander AA, 1685.

In 12° (13×7,5 cm); (10), 175, (17) pp., un’antiporta figurata e 3 c. di tav. fuori testo più volte ripiegate. Bella legatura coeva in tutta pergamena molle. Dorso a 4 nervi con titolo manoscritto da mano coeva. Pagine leggermente ed uniformemente brunite ma esempalre in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due sole dsc_0537_clipped_rev_1copie censite in ICCU e con numero minore di pagine e tavole, di questo importante studio pionieristico sulla saliva ed i dotti salivali. Antonius Nuck van Leiden (Harderwijk, 1650 – Leida, 5 agosto 1692) è stato uno dei medici e anatomisti più celebri del suo tempo. Dopo aver studiato a Leida, dove ricevette il dottorato nel febbraio del 1677, con una tesi sul diabete praticò l’arte medica a Delft. Nel 1683 si spostò a L’Aia per insegnare anatomia al dsc_0536_clipped_rev_1Collegium anatomicum chirurgicum. Tornò poi a Leida dove ottenne una cattedra di medicina e anatomia. Famoso anche come oculista, otorino, dentista viene ricordato principalmente per i suoi studi sui vasi linfatici e le ghiandole salivari, di cui è considerato uno dei pioniere: inventò infatti la prima scialografia, sia introducendo un mezzo di “contrasto” nei dotti salivari, sia nei vasi sanguigni, come aveva già tentato Frederik Ruysch (1638-1731). Il suo nome attualmente è legato al dotto di Nuck e alle sue patologie. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Raro. Rare. Good copy. Bibl.: Krivatsy, 8359 e Wellcome IV p. 250.                                                                                                                                                                                                   800 euro

(TORINO – STORIA DELLA LITOGRAFIA – TECNICHE LITOGRAFICHE),

DSC_0929_clipped_rev_1   DSC_0924_clipped_rev_1 DSC_0925_clipped_rev_1 DSC_0930_clipped_rev_1 DSC_0927_clipped_rev_1 DSC_0928_clipped_rev_1 DSC_0926_clipped_rev_1

DSC_0923_clipped_rev_1Doyen Camillo,

 Trattato di Litografia storico, teorico, pratico ed economico. Opera corredata di trentatre tavole, cinque ritratti autentici e di un frontespizio in cromolitografia, 

Torino, Francesco Casanova Editore, 1877.

 In 4° (26×20,5 cm); XV, (5), 296 pp. e 39 c. di tav. (delle quali, una secondo frontespizio a colori in cromolitografia, 5 ritratti e 33 tavole finali delle quali alcune più volte ripiegate e varie a colori, 5 tavole illustrano il processo incisorio della cromolitografia). Legatura coeva in mezza tela marrone con piatti foderati di carta marmorizzata coeva. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. I 5 ritratti realizzati da C. Grand Didier, F. Gonin, F. Perrin ed altri in varie tecniche e impressi “sur chine” rappresentano: Luigi Senefelder, Goffredo Engelmann, Felice Festa, Michele Doyen, Michele Fanoli. L’opera è la prima edizione di uno dei più celebri tratti sulla litografia (la stessa opera venne poi inserita qualche anno dopo fra i manuali Hoepli). Le tavole illustrano macchinari e strumenti litografici. Camillo Doyen, erede dellaDSC_0921_clipped_rev_1 celeberrima litografia dei fratelli Michele e Leonardo Doyen, già nel 1874 aveva pubblicato un breve scritto dedicato alla litografia dal titolo “Cenni sulla litografia”. La Litografia Doyen fu una litografia storica torinese. La storia della Litografia Doyen, iniziò con Felice Festa che nel 1818 aveva deciso di introdurre nel territorio del Regno Sardo la tecnica litografica, fondando una sua litografia. L’attività passò poi, nel 1828, nelle mani del figlio dello stesso, Demetrio Festa. Nel 1832 Michele Doyen rilevò gli impianti da Demetrio, fondando la prima litografia torinese ed inaugurando una proficua collaborazione con i fratelli Gonin. Tutti i più importanti litografi torinesi sono passati nella bottega Doyen. Camillo Doyen è stato il primo storico dell’arte litografica. Aderente ad un socialismo illuminato (la parte finale del trattato è dedicato proprio a descrivere la sua visione politico-industriale) di tipo umanitario, l’autore si augura il miglioramento delle condizioni e degli orari dei lavoratori e il raggiungimento delle richieste che già da alcuni anni il movimento operaio torinese rivendicava. L’opera qui presentata che vuole essere un manuale storico, ma anche tecnico e pratico dell’arte litografica, contiene dettagliate descrizioni del funzionamento dei vari modelli di macchine litografiche. Il volume si apre con una descrizione storica. Prosegue poi con capitoli dedicati a vari argomenti tecnici: la Chimica della Litografia, la scelta della Carta e delle Pietre, i vari tipi di Torchi, e poi il disegno, la scrittura, la preparazione della stampa litografica, la scelta degli inchiostri e l’utilizzo delle diverse attrezzature. Ampio sviluppo è poi dato alle varie tipologie di torchi litografici. Molto importanti sono i capitoli dedicati ad illustrare le tecniche di stampa della Cromolitografia, arte nella quale la Litografia Doyen ricopriva un ruolo di primo piano in Italia e alla Fotolitografia, una tecnica di stampa che si stava sviluppando da pochissimo tempo. Prima rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\0988761.                                                                                                                                         750 euro

(UROLOGIA – NEFROLOGIA – UROLOGY – NEPHROLOGY),

IMG_5964_clipped_rev_1  IMG_5965_clipped_rev_1

IMG_5966_clipped_rev_1Salviani Sallustio,

 De urinarum differentiis causis et iudiciis libri duo Salustio Salviano romano medico, et in Romano Gymnasio Medicinam ordinariam Theoricam, publice prositente, Auctore, 

Romae, Ex Typographia Iacobi Tornerij,et Bernardini …, 1587.

 In 8° (15,5×10 cm); 238, (18) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle parlata al dorso. Esemplare leggermente lento. Qualche antica ed interessante nota manoscritta al margine esterno bianco di una decina di pagine. Un leggerissimo alone al frontespizio, praticamente invisibile. Un leggero alone al margine esterno alto da pagina 145 a 160, ininfluente. Tre piccolissimi forellini di tarlo al margine basso bianco dell’opera, assolutamente ininfluenti. Due forellini di tarlo all’ultima carta che ledono alcune lettere senza però inficiare assolutamente la comprensione del testo. A parte questi lievi difetti esemplare nel complesso in buone condizioni di conservazione. Stemma xilografico al frontespizio con monogramma di Cristo (iniziali I.H.S) sormontato da una croce, in basso cuore con tre chiodi IMG_5963_clipped_rev_1nell’ostia radiante, il tutto in cornice figurata. Iniziali ornate. Ex-libris ottocentesco applicato al recto del piatto anteriore “Prosperi Selli, Medicinae et Chirurgiae Doctori”. Note manoscritte alla prima carta bianca a carattere medico chiosate da mano ottocentesca e quindi probabilmente attribuibili al chirurgo Prospero Sella che si dedicò anche ad interessi chimici legati all’agricoltura ed in particolare alla produzione del riso. Prima rara edizione di questo importante studio del celebre medico romano, Sallustio Salviani (1514-1572). L’autore fu, come il padre Ippolito nativo di Città di Castello, un celebre medico e filosofo del suo tempo. Autore di vari studi medici fra i quali questo qui presentato è considerato il più innovativo ed importante, tenne a lungo la cattedra di Medicina Teoretica allo “Studium Urbis” . Fu anche nel Collegio dei Medici della Città di Roma. Fu anche medico dell’Ospedale Santa Maria della Pietà e medico personale del Cardinale Ippolito de’ Rossi. Persona di ampie conoscenze ed interessi fu attento studioso anche di filosofia e storia tanto che qualche personaggio del suo tempo lo accusò di aver trascurato lo studio della medicina per seguire i suoi interessi storici. Nell’opera qui presentata, l’autore analizza le malattie diagnosticabili in base alla qualità delle urine di un individuo. Opera di particolare importanza per la storia della nefrologia e della urologia. Prima rarissima edizione. Cfr.: IT\ICCU\BVEE\007126.                                                                                                                                                                                                                                                                                          700 euro

(GIAPPONE – JAPAN – CINA – CHINA – PRIME EDIZIONI – RARITA’),

 Senza titolo-66Senza titolo-65Rodrigues Girão João, 

Lettera annua del Giappone del 1609. e1610. Scritta al M. R. P. Claudio Acquauiua generale della Compagnia di Giesu. Dal P. Giouan Rodriguez Girano. 

In Roma, appresso Bartolomeo Zannetti, 1615.

In 8° piccolo; 147, (1) pp. Legatura di recupero seicentesca in piena pergamena rigida tagli spruzzati in rosso. Esemplare in ottime condizioni di conservazione senza difetti da segnalare. Rarissima prima edizione italiana di questo resoconto della missione gesuitica in Giappone tra il 1609 ed il 1610. All’interno è presente anche una breve valutazione della situazione politica della Cina. L’autore della lettera è il celeberrimo gesuita marinaio portoghese, guerriero, interprete, missionario e fra i primissimi studiosi della lingua e cultura giapponese e cinese, Joao Rodriguez (chiamato anche Giram, Giron Girao o Roiz, 1558 – 1633 Macao) che fu autore di un celeberrimo trattato dedicato alla lingua giapponese, il “Arte da Lingoa de Iapam” pubblicato a Nagasaki in tre volumi, tra il 1604 ed il 1608 che contiene oltre ad un dizionario ed una grammatica, dettagli relativi alla dinastia regnante, all’economia, alle misure e al commercio. Figura eclettica caratterizzata da una grande intelligenza, Padre Rodriguez fu ammesso all’ordine nel 1576, in età non più giovanissima, dopo una vita già costellata di diverse avventure. Nel 1583 partì per il Giappone. Dopo i primi anni di difficilissima opera di proselitismo costellati da persecuzioni dei cattolici in territorio giapponese (si veda ad esempio il massacro del 5 febbraio del 1597 quando persero la vita 26 cristiani dei quali 6 frati francescani, 3 gesuiti e 17 giapponesi convertiti) la situazione andò migliorando anche grazie alle doti diplomatiche di Joao Rodriguez, dopo la morte dell’imperatore Hideyoshi nel 1598 e delle conseguenti guerre di successione che portarono nel 1603 all’inizio dello shogunato Tokugawa. Particolarmente ben accetto al nuovo imperatore giapponese, almeno fino al 1608, impressionato dalle sue conoscenze linguistiche, riuscì a proteggere le missioni gesuitiche in Giappone partecipando alla conversione di numerose persone a Nagasaki, Osaka e Kyoto. Da 1608 diversi intrighi di corte riuscirono però a inculcare nell’Imperatore giapponese dei sospetti sulla lealtà di Rodriguez e dei missionari che pur essendo infondati (come poté accertare lo stesso imperatore) portarono alla decisione imperiale, di sostituire i rapporti navali-commerciali del Sol Levante intrattenuti con il Portogallo conSenza titolo-63 commercianti olandesi e spagnoli. Da questo momento in poi la posizione del missionario gesuita si fece sempre più difficile, fino a quando nel 1614 fu vietata in tutta il Giappone la professione di fede cattolica e in seguito ad un decreto redatto dal monaco zen Konchiin Suden (1563 – 1633) che sanciva l’espulsione di tutti i missionari, fu costretto, dopo trenta anni di vita in Giappone, a lasciare il paese recandosi in Cina. Qui proseguì la sua attività diplomatica e religiosa. Morì a Macao nel 1633. A padre Rodriguez si devono diverse celebri relazioni annuali sul Giappone relative all’operato negli anni 1604 – 6, 1609 – 12, 1624 – 1626, tutte oggi rarissime. Queste lettere annue gesuitiche sono particolarmente ricercate in quanto rappresentano le principali fonti storiche occidentali sul Giappone a cavallo del XVII° secolo descrivendone usanze, luoghi e costumi. Questa relazione degli anni 1609-1610 fornisce un cruciale contributo alla comprensione della svolta anticattolica del Giappone. Rif. Bibl.: De Backer – Sommervogel VI.1972.7; Alt Japan Kat. I 1309; Laures 309; Cordier, Japonica I, col. 268/2.                                                                                                                                                                                                                                          5000 euro

(RUSSIA – RELIGIONE RUSSA – CIRILLICO – CHIESA ORTODOSSA),

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Russkaia Pravoslavnaia Tserkov,

 The Russian Catechism, Compos’d and Publish’d by Order of the Czar: To wich is Annex’d a short account of the Churc-Government and Cerimonies of the Moscovites, Adorn’d with Cuts, The Second Edition,

 London, W. Meadows at the Angel, in the Cornhill, 1725,

In 8° (17,2×10 cm); XII, 96 pp. e 5 c. di tav. fuori testo (delle quali due più volte86 ripiegate (compresa antiporta86). Legatura coeva in piena pelle e cornice in doppio filetto a secco ai piatti. Dorso rifatto nell’ottocento a cinque nervi, con titolo impresso a secco. Filetti a secco ai tasselli. Qualche difetto e piccole spellature agli angoli. All’interno una leggerissima brunitura al margine 88esterno bianco delle prime ed ultime due carte, ininfluente, qualche lievissima macchiolina di foxing alle tavole dovute 88alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Non comune seconda edizione, la più estesa, di questo studio che descrive la storia, i rituali, le caratteristiche e l’importanza della Chiesa Ortodossa nella storia della Russia e di Mosca. Tre delle tavole rappresentano lo svolgimento di alcune cerimonie basilari del rito ortodosso, una presenta l’alfabeto cirillico, l’antiporta il patriarca Wolodimirus e Sant’Elena, considerata la prima fondatrice della chiesa ortodossa moscovita e una, alcune figure grottesche legate alla tradizione ortodossa moscovita. Non comune.                                                                                                           680 euro

(ESOTERISMO – MAGIA – CABALA – MNEMOTECNICA),

Senza titolo-40  Senza titolo-38Senza titolo-39Lull Ramón, 

Ars brevis illuminati doctoris magistri Raymundi Lull. Quae est ad omnes scientias pauco & brevi tempore assequendas introductorium & brevis via, una cum figuris illi materiae deferenti bus, necnon & illius scientiae approbabitione. In cuius castigatione attendat lector quàm castigatissimè magister Bernardus de lavinheta artis illius fidissimus interpres insudarit. Quia si elementum aut demas, aut addis (ipsum vel iota) totius rei summam immutas, & ad alios artis huiusce quae propediem in eadem facultate sumus emissuri te reddis inhabilem. 

Parisiis, Apud Aegydium Gorbinum, 1578.

In 16°; (48) pp. e una c. di tav. ripiegata (manca la seconda carta di tavola fuori testo normalmente posta tra B7 e B8). All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Ex-libris novecentesco applicato all’interno del piatto anteriore che identifica l’esemplare come appartenuto al Conte di Laurenzana Enrico Gaetani appartenente alla nobile famiglia napoletana dei Caetani. Al recto del piatto posteriore nota di acquisto degli inizi del novecento. Al frontespizio Pandora scoperchia un’anfora da cui escono animali e Motto Sola remansit intus spes”. Edizione originale di questa celeberrima opera mistico-cabalistica del grande filosofo, scrittore, teologo, alchimista, mistico e missionario spagnolo, Ramon Llull (italianizzato in Raimondo Lullo; Palma di Maiorca, 1232 – Palma di Maiorca, 29 giugno 1316) tra i massimi cabalisti e alchimisti di tutti i tempi. L’opera venne concepita da Lullo come compendio del suo Pandora: donna scoperchia un’anfora da cui escono animali. Motto: Sola remansit intus spes. “Ars magna generalis”. L’Ars brevis ebbe come l’Ars magna generalis, una notevole influenza sul lavoro di Giordano Bruno che conobbe le due opere attraverso l’insegnamento a Napoli del suo maestro, Teofilo da Varano e alle quali dedicò un importante studio il “De compendiosa architectura, & complementi artis Lullij”. Il primo principio base del pensiero di Lullo nell’Ars Brevis è che “Il bene è ciò per cui il bene fa bene”. È così che Ramon Lull definisce il primo principio della sua Ars Brevis 3-1. L’Ars brevis diviene così una summa del sapere ma anche dei principi di Lullo che questi, formula come assiomi sulla base di principi astratti. Li divide come principi di esistenza e azione (principia existendi et agendi). Non sono un’arte come la Logica aristotelica (pur riprendendone i termini) ma un’arte in continuo divenire, un’arte di ricerca. CoSenza titolo-37me i principi “existendi”, sono astratti e alludono alle Dignità così i principi “agendi”, sono inerenti alla conoscenza di particolari scienze, come il diritto, la navigazione e l’astrologia tra gli altri. I principi possono essere assoluti, se sono presi da soli ma in fondo, insieme con le loro caratteristiche i principi rappresentano una vera e propria scala per salire e scendere a diversi gradi della conoscenza. Durante il Rinascimento l’Ars brevis, venne ampiamente utilizzata da maghi e alchimisti,che finì per essere considerata, di volta in volta, come un libro sacro di una nuova religione, un testo di logica un manuale di mnemotecnica o un linguaggio crittografato, una formula alchemica o un trattato di cabala tanto che diversi furono i tentativi di inserirla fra le opere all’indice, tentativi falliti ogni volta. Bibl.: STC French 292; Palau, 14370-14384; Duveen, p. 370, Rogent y Duran, no. 120.                                                                    750 euro

(VALLOMBROSA – TAVARNELLE – VAL DI PESA – REGELLO),

DSC_0401_clipped_rev_1DSC_0400_clipped_rev_2De Franchi Diego,

Historia del patriarcha S. Giouangualberto primo abbate & institutore del Monastico Ordine di Vallombrosa, Scritta Da D. Diego de Franchi Abbate di Ripoli del Medesimo Ordine,

In Fiorenza, appresso Gio. Batista Landini, 1640

In 4° (21,7×16,5 cm); (28), 527, (17), ( b.) pp. e una tav. a piena pagina con il ritratto del Santo con al piede il motto “Uper Aspidem Et Basiliscum Ambulabis”. Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo chiosato da mano coeva al dorso. Antico ex-libris con stemma nobiliare al margine basso bianco dell’antiporta. Con 5 (compreso frontespizio animato) magnifiche tavole incise a piena pagina dal grande Stefano della Bella. Qualche minima macchiolina di foxing, ininfluenti e nel complesso esemplare genuino ed in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica assai rara edizione stampata a Firenze dal celebre stampatore Landini, di questa agiografia del grande Santo originario di Villa di Poggio Petroio (oggi Tavarnelle Val di Pesa) e fondatore della Congregazione Vallombrosana, Giovanni Gualberto. San Giovanni Gualberto (Villa di Poggio Petroio, 995 – Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, 12 luglio 1073) fu un monaco italiano, fondatore della Congregazione vallombrosana. Giovanni, figlio di Gualberto, nacqueDSC_0398_clipped_rev_1 probabilmente a Firenze o secondo altre fonti nel castello oggi villa di Poggio Petroio, in val di Pesa, intorno all’anno mille dalla nobile famiglia dei Visdomini o, secondo altre fonti, da quella dei Buondelmonti. Suo fratello Ugo venne assassinato e secondo i costumi del tempo Giovanni fu chiamato a vendicarne la morte con l’uccisione del rivale. La vendetta si doveva consumare fuori porta San Miniato a Firenze, ma secondo la leggenda agiografica, il suo avversario si inginocchiò e messo le braccia in forma di croce invocò pietà. Giovanni gettò la spada e concesse il perdono. A quel punto Giovanni, secondo la tradizione, andò nel monastero di San Miniato in preghiera e il crocifisso lì presente avrebbe fatto segno, con il capo, di approvazione. Dopodiché Giovanni si ritirò all’interno del monastero benedettino annesso. Una volta diventato monaco il suo impegno si diresse a difendere la Chiesa dalla simonia e dal nicolaismo. Suoi primi avversari furono il suo stesso abate, Oberto, e il vescovo di Firenze, Atto, entrambi simoniaci. Non essendo incline ai compromessi e non riuscendo ad allontanarli dalla città preferì ritirarsi in solitudine. Nel 1036 dopo varie peregrinazioni insieme ad alcuni monaci giunse a Vallombrosa, conosciuta allora come Acquabella. Nonostante la solitudine però il suo ideale monastico rimaneva quello cenobitico, com’è presentato dalla Regola benedettina. A Vallombrosa la Regola fu applicata in una forma inedita, quella poi detta vallombrosana. DSC_0399_clipped_rev_1I monaci, con la preghiera, si preparavano all’intervento diretto con gli affari di Firenze. Qui il loro antagonista era il nuovo vescovo Pietro Mezzabarba, succeduto ad Atto e simoniaco anch’egli. La vittoria dei monaci avvenne sia grazie all’appoggio del partito della riforma sia grazie alla leggenda dell’ordalia (giudizio di Dio) di Badia a Settimo. Qui il monaco Pietro avrebbe attraversato indenne il fuoco dimostrando il favore divino e per questo fu detto “Igneo”. Dopo l’approvazione papale, i vallombrosani conobbero un periodo di grande crescita. Giovanni Gualberto morì nella badia di Passignano, un monastero che aveva accettato la sua Regola. Le sue reliquie erano conservate nel monastero di San Salvi presso Firenze, ma in occasione dell’assedio furono spostate a Passignano. In quell’occasione andò praticamente distrutto il sarcofago scolpito da Benedetto da Rovezzano, i cui frammenti sono oggi conservati nel Museo del cenacolo di Andrea del Sarto. Fu canonizzato nel 1193 da papa Celestino III; nel 1951 papa Pio XII lo dichiarò patrono del Corpo forestale italiano e nel 1957 patrono dei forestali del Brasile. Prima edizione rara ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\029073.                                                                                                                                                                     680 euro

(ALDINE – STORIA ROMANA – MODENA – PAOLO MANUZIO),

DSC_0296_clipped_rev_1

DSC_0291_clipped_rev_1Livius Titus,

 Livii Patavini, Historiarum ab urbe condita, Libri, Qui Extant, XXXV. Cum Universae Historiae Epitomis. Adiunctis Scholiis Caroli Sigonii, quibus ijdem libri, atque epitomae partim emendatur, partim etiam explamatur. Secunda editio, Cum privilegio Pontificis Maximi, & Senatus Veneti, ad annos XX,

 Venetiis, Apud Paulum Manutium, Aldi F., 1566

In folio (31,3×21,5 cm); (52), 399, (1) cc. e 107 cc. Legatura in mezza-pelle con titolo su fascetta in pelle scura, fregi, iniziali dell’antico proprietario e stampatore in oro al dorso. Dorso in parte abilmente restaurato. Piatti foderati con carta marmorizzata. Pochi ed ininfluenti forellini di tarlo al margine esterno bianco delle prime due e ultime 4 carte. Un leggero alone al margine interno di un’ottantina di carte al centro del volume e alle ultime 60 carte del volume. Varie note chiosate a mano da manoDSC_0292_clipped_rev_1 settecentesca al margine esterno di varie carte. Esemplare nel complesso in buone condizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza privata alla prima carta bianca che identifica l’esemplare come appartenuto a Monsignor Giuseppe Zacchia (originario di Vezzano Ligure) che fu vice-legato pontificio a Ravenna prima ed elevato nel 1845, da papa Gregorio XVI al ruolo di Cardinale. Fu artefice di una violenta repressione anticarbonara e nel 1826 respinse, con le armi, l’assalto carbonaro a Ripatronsone. La seconda parte del volume, con frontespizio proprio “Caroli Sigonii Scholia, Quibus T. Livii Patavini Historiae, et earum epitomae Partim  emendantur, partim etiam explanantur. Eiusdem in eosdem libros Chronologia, ipsorummet auctorum verbis confirmata. Editio Secunda”. Seconda edizione aldina (dopo la prima del 1555) di questo importante scritto del grande storico romano, Tito Livio (Patavium, 59 a.C. – Patavium, 17), con il commento dello storico modense Carlo Sigonio (Modena, 1520 circa – presso Modena, 28 agosto 1584). La raccolta “Ad Urbe Condita” , iniziata da Tito Livio nel 27 a. C. era composta di 142 libri che ricostruiscono DSC_0293_clipped_rev_1la storia di Roma dalle origini. I libri che sono arrivati fino a noi descrivono in particolare la storia dei primi secoli di Roma dalla fondazione fino al 293 a.C., fine delle guerre sannitiche, la seconda guerra punica, la conquista della Gallia cisalpina, della Grecia, della Macedonia e di una parte dell’Asia Minore. L’ultimo avvenimento importante che si trova è relativo al trionfo di Lucio Emilio Paolo a Pidna. All’inizio del volume è presente l’epistola preliminare del Sigonio a Bernardino Loredano e un ricchissimo indice preliminare su tre colonne. La seconda parte, con gli scollii del Sigonio rappresenta un’importante contributo della filologia classica rinascimentale allo studio di Tito Livio. Sigonio, dopo aver prestato servizio nella dimora del cardinale Grimani, succedette a Francesco Porto nell’insegnamento del greco nell’ateno di Modena. Insegnò lettere classiche anche a Venezia, Padova, Bologna. Personaggio di grande erudizione, fu uno dei maggiori precursori del Muratori nello studio delle fonti storiche del Medioevo, soprattutto nel “De Regno Italiae”, la cui cronaca va dal 570 al 1268. In buone condizioni di conservazione, non comune. Rif. Bibl.: Adams L1344; Renouard, 202; Wilamowitz, Storia della filologia classica, p. 46); S.T.C. Italian Books, p. 627 e 390; Ahmanson – Murphy, 599; Schweiger, I, 531.                                                           DSC_0295_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                              650 euro

(CINA – CHINA – VIAGGI USI E COSTUMI – CONFUCIANESIMO),

dsc_0580_clipped_rev_1-1Magalotti Lorenzo, Gruber Johann,

 Notizie varie dell’Imperio della China e di qualche altro paese adiacente, con la vita di Confucio il Gran Savi della China, e un saggio della sua Morale, All’Illustriss. Sig. Marchese Clemente Vitelli. Maestro di Camera del Sereniss. Granduca di Toscana, 

In Firenze nel Garbo, Giuseppe Manni, 1797

In 12 (14,4×8,4 cm); XV, (1), 185, (3) pp. Legatura novecentesca in cartoncino rigido foderato con carta a motivi in nero e giallo. Xilografia al frontespizio. Una lieve alone di sporco alla seconda carta, ininfluente, una leggerissimo alone, praticamente invisibile nella zona centrale della seconda parte del volume, del tutto ininfluente. Una piccolissima mancanza all’angolo basso esterno dell’ultima carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografiche. Marca tipografica xilografica a pagina VIII e all’ultima pagina. Prima, assai rara edizione, di questa monografia di interesse cinese solitamente attribuita al grande scienziato, letterato e diplomatico romano, Lorenzo Magalotti (Roma, 13 dicembre 1637 – Firenze, 2 marzo 1712). L’edizione, curata da I. Carlieri, uscì in forma anonima per la prima voltadsc_0581_clipped_rev_1 nel 1797 per i torchi di Giuseppe Manni. Sembra che una prima versione, ridotta e con presenti numerose inesattezze ed errori, fosse apparsa in “Relations de divers voyages curieux” una raccolta di relazioni a cura di M. Thévenot a Parigi nel 1672. Quello che si sa per certo è che l’opera venne stampata per la prima volta in forma singola, corretta e definitiva nel 1697. L’opera nasce da un incontro avuto nel gennaio 1666 da Magallotti, insieme a C.R. Dati, con il gesuita austriaco J. Grueber. Durante questo incontro il gesuita che aveva vissuto a lungo a Pechino raccontò le sue esperienze di viaggio e le conoscenze che aveva sviluppato sugli usi e costumi cinesi. “Ne risulta un resoconto sempre in bilico tra scrupolo documentario ed evocazione fantasiosa, molto efficace dal punto di vista espressivo”. Opera assai rara da reperirsi. Bibl. rif.: Razzolini-Bacchi della Lega p. 214 “Assai raro”; Melzi, Anonimi, I°, p. 246.                               600 euro

(POLONIA – POLSKA – POWSTANIE WARSZAWSKIE – EDIZIONI CLANDESTINE),

Fiedler Arkady, 

Dywizjon 303, 

Warszawa, Wydawnictwo Oficyny Polskiej (edizione sotterranea), 1943.

22×15,5 cm; (4), 49, (15) pp. e 6 c. di tav. fuori testo. Brossura editoriale illustrata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissimo e praticamente impossibile da trovare in queste ottime condizioni di conservazione. Si tratta di una delle copie clandestine stampate a Varsavia durante l’occupazione nazista, miracolosamente sopravvissuta agli eventi bellici della rivolta di Varsavia iniziata il 1° agosto del 1944 e finita, nel sangue, il 2 ottobre 1944. Il frontespizio di questa edizione venne realizzato dall’artista e combattente della resistenza, Caporale Stanislaw Tomaszewski, nome di battaglia Miedza che durante l’occupazione di Varsavia, fu uno dei membri dell’Ufficio di Informazione e Propaganda e uno dei protagonisti della Rivolta di Varsavia che racconterà poi, in un celebre scritto di memorie, edito nel 1977. Le tavole sono opera di Artur Worowicza, tranne 3 delle xilografie fuori testo, che furono realizzate da noto pittore ed incisore polacco Stanislaw Ostoja-Chrostowski (Varsavia 1897 – 1947). L’opera è considerata il capolavoro del celebre scrittore, giornalista ed avventuriero polacco, Arkady Fiedler (28 Novembere 1894 in Poznan – 7 Marzo 1985 Puszczykowo). Divenuto famoso per i suoi racconti di viaggio, venne sorpreso dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale mentre era ad Haiti. Ritornato immediatamente in Europa, si aggregò all’esercito polacco riunitosi in Francia dopo la caduta della Polonia. Arrivato in Inghilterra nel 1940, al seguito del primo ministro polacco e Comandante in Capo della Polonia, Wladyslaw Sikorski, dopo la sconfitta della Francia, entrò in contatto con i  membri della celebre squadriglia di aviatori polacchi, noti come Divisione 303 che si stava distinguendo come una delle migliori divisioni aeree, durante la Battaglia d’Inghilterra. Fiedler, con l’incoraggiamento di Sikorski, decise di raccontare i successi della 303esima Divisione aerea ed iniziò a frequentare assiduamente i piloti raccogliendone le storie e le impressioni. L’opera, scritta in polacco, venne poi tradotta in inglese da Jarek Garlinski e pubblicato per la prima volta nel 1942 in Inghilterra quando la Battaglia sui cieli d’Inghilterra era finita da pochi giorni. Nel 1943 seguì un’edizione americana. La prima edizione in polacco venne stampata in Inghilterra  nel 1943 per venire paracadutata in Polonia. Qua inizia la storia di questa edizione che noi presentiamo. Il libro venne raccolto dalla Resistenza polacca ed immediatamente riedito, anche se in numero ridottissimo di copie, dalla stampa clandestina. Gli esemplari venivano passati di mano in mano e possederne una copia, se scoperti, voleva dire esser fucilati come appartenenti alla Resistenza polacca. Proprio la pericolosità di possedere l’opera e la necessità di tenerla nascosta, ha fatto si che i pochi esemplari stampati nella Varsavia occupata, sopravvissuti fino ad oggi, siano, solitamente, in pessime condizioni di conservazione. Nell’intento di Fiedler, i successi dei piloti polacchi in un paese lontano, dovevano, risollevare gli animi dei polacchi nel paese oppresso dall’occupazione nazista. L’intento di Fiedler venne ampiamente raggiunto e l’opera ebbe, sicuramente, un ruolo nella formazione di quei principi che ispirarono la Resistenza polacca e la Rivolta di Varsavia. Lane Wallace nel giornale “Flying” osservò “Typically, fighter pilot stories are written either by individual surviving pilots or historians after the fact. But the pilots of 303 Squadron had an advantage when it came to recording their adventures accurately as they unfolded: Like Magellan, they had a professional writer assigned to the squadron and tasked with making sure their story wasn’t mistold or forgotten”. L’opera è divenuta un classico della letteratura polacca ed ancora oggi è uno dei libri più letti nelle scuole polacche. Nelle prime edizioni, i piloti citati venivano presentati sotto falso nome ma un’edizione inglese del 2010, edita dalle edizioni Aquila Polonica su richiesta del figlio di Fiedler, ha identificato uno ad uno i piloti della Divisione 303 citati nell’opera e li ha riportati, per la prima volta, con i loro veri nomi. Rarissimo e quasi impossibile da reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione. Un cimelio della Resistenza polacca e della Rivolta di Varsavia, in polacco “Powstanie warszawskie”. Very rare.                                                                                                                                                                                    600 euro

(ARTE – BELLE EPOQUE – MODA – PUBBLICITA’ CARTELLONISTICA),

DSC_0753_clipped_rev_1DSC_0744_clipped_rev_1DSC_0751_clipped_rev_1DSC_0752_clipped_rev_1DSC_0743_clipped_rev_1Dudovich Marcello,

Corso, Album von M. Dudovich, 

Munchen, Albert Langen, s. data (ma 1911)

In folio; (4) pp. e III-XXXII c. di tav. a piena pagina a colori contenenti magnifiche tavole cromolitografiche che riproducono alcune delle 100 e più tavole prodotte da Dudovich durante la sua collaborazione, tra il 1910 ed il 1914, con il giornale satirico tedesco “Simplicissimus”. Magnifica legatura editoriale in tutta tela grigia illustrata con un immagine di una donna in rosso e banco che sorregge un cagnolino e titolo e autore in bianco (un leggero alone di polvere). Un piccolissimo, insignificante, strappetto al margine esterno bianco delle prime due tavole, senza perdita di carta, un altro strappetto al margine basso bianco di tavola XXVII, anche questo senza perdita di carta ed insignificante e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione originale di questa importante opera del celebre pittore e pubblicitario triestino, Marcello Dudovich (Trieste, 21 marzo 1878 – Milano, 31 marzoDSC_0754_clipped_rev_1 1962). Dudovich fu uno dei più celebri pubblicitari e cartellonisti della prima metà del novecento padrone di un tratto inconfondibile e di un gusto per i colori vivi e accesi unico. Formatosi negli atelier triestini, nel 1897 si trasferisce a Milano dove grazie al collega ed amico Leopoldo Metlicovitz, viene assunto come litografo alle officine grafiche Ricordi, dove gli vengono commissionati alcuni bozzetti pubblicitari. In questo periodo conosce alcuni dei più celebri artisti della cartellonistica del tempo come Adolf Hohenstein, Aleardo Villa, Leonetto Cappiello e Giovanni Maria Mataloni. Ma è a Bologna, dove si trasferisce nel 1899, per lavorare alla Stabilimento Grafico di Edmondo Chappuis, che affina in modo definitiva la sua arte ed inizia a produrre in modo costante cartelloni pubblicitari, copertine, illustrazioni e schizzi per varie riviste. Nel 1900 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi e consacrandosi come uno dei più grandi maestri dell’arte cartellonistica e pubblicitaria. A lui si debbono alcune delle testimonianze più incisive sull’eleganza, la moda e la mondanità della Belle Epoque. Opera rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale illustrata. Rif. bib.: Mario Bernoni,” L’epoca di Dudovich”, Gorizia, LEG, 2006.                                                                                                                    600 euro

(MEDICINA – FISILOGIA – PHYSIOLOGY – BOLOGNA),

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DSC_0041_clipped_rev_1Caldani Leopoldo Marco Antonio, Institutiones physiologicae auctore L. M. A. Caldanio, 

Patavii, typis Cominianiis, 1773

In 8° (19×13 cm); XVI, 477, (3) pp. Legatura coeva in cartoncino molle con titolo manoscritto al dorso. Quattro note a carattere medico chiosate da mano coeva al margine bianco di altrettante pagine. Una leggerissima ed ininfluente gora, praticamente invisibile, esemplare un po’ lento e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe ed ad ampi margini. Marca tipografica cominiana al frontespizio. Antica firma di appartenenza privata al recto del piatto “Dr. Baglioni”. Prima non comune edizione, stampata a Padova da Giuseppe Comino, di questo importantissimo studio del grande medico, fisiologo, anatomista e scienziato bolognese, Marco Antonio Leopoldo Caldani (Bologna, 21 novembre 1725 – Padova, 30 dicembre 1813). Le sue “Institutiones physilogicae” erano talmente apprezzate che furono elette come testo di studio in numerosissime università europee per tutta la seconda metà del settecento e la prima metà dell’ottocento.DSC_0040_clipped_rev_1 Laureatosi in Medicina e Filosofia a Bologna nel 1750 lavorò inizialmente nell’ospedale di S. Maria della Morte come assistente e portando avanti studi ed esperimenti di anatomia e fisiologia che lo resero ben presto conosciuto in tutto Europa, tanto che già nel 1755 ricopriva la cattedra di Medicina Pratica presso l’università di Bologna.” Il Caldani aveva richiamato subito l’attenzione del mondo scientifico per i suoi studi sperimentali sull’elettricità animale e per aver aderito alla dottrina fisiologica di Albrecht von Haller della irritabilità e sensibilità animale, che tuttavia contribuì a rivedere criticamente. Proprio l’adesione alla teoria Halleriana lo coinvolse in aspre polemiche nel tradizionale mondo accademico bolognese, tanto che il Caldani, amareggiato per la dura ostilità dei colleghi, maturò la decisione di lasciare Bologna e nel 1760 … Nel 1764 infine accettò la cattedra di medicina teorica dell’Università di Padova offertagli dai Riformatori dello Studio. All’Università di Padova il Caldani fu professore per oltre 40 anni, fino al 1806, succedendo a Giovanni Battista Morgagni sulla cattedra di anatomia nel 1772. Nel 1758 si era già recato a Padova per ascoltare le lezioni di Morgagni e conoscerlo di persona”. Raro ed in più che buone condizioni di conservazione. Rare and a good copy. Rif. Bibl.: Rothschuh & Risse p.140.                                                           580 euro

(ENIGMISTICA – REBUS – SCIARADE – EPIGRAMMI – LOGOGRIFI),

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dsc_0412_clipped_rev_1Marani Davolio,

Manoscritto inedito di Marani Davolio in due tomi datato 1864. Rebus – Epigrammi – Logogrifi ed un quaderno “Spiegazione delle Sciarade”, 1864,

S. luogo, 1864

In 8° (20,6×14,9 cm); due tomi: 292, (2) pp. per la prima parte, 66 pp. (le ultime 16 bianche) e tre fogli volanti con enigmi. Prima opera rilegata in mezza tela verde con piatti in cartoncino rigido verde coevodsc_0410_clipped_rev_1 con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Seconda opera in brossura coeva con cornice a china, stessa cornice che si presenta anche nel primo volume alla prima pagina bianca. All’interno del secondo volume è conservato un ritaglio di giornale applicato al piatto. Rara e curiosa opera inedita che raccoglie 968 rebus e logogrifi con la relativa soluzione ideati da Marani Davolio che pubblicò vari rebus e giochi enigmistici su diversi giornali dell’epoca come ad esempio il giornale “il Crepuscolo”. Opera inedita ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

                                                                                                                                                                                           550 euro

(MARDERSTEIG – INDIA – CELYON – EGITTO – PRIME EDIZIONI – VIAGGI – STAMPATORI – VERONA – OFFICINA),

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dsc_0572_clipped_rev_1Reinhart Schwarzenbach Georg, 

Aus meinen leben, 

Verona, Officiana Bodoni Mardersteig, 1931

In 8° (15,5×10 cm); (6), 449, (7) pp. e 5 c. di tav. fuori testo. Numerosissime illustrazioni di grande pregio artistico nel testo, varie a piena pagina. Bella legatura coeva in tutta pelledsc_0578_clipped_rev_1 verde-nero scuro con dorso a 5 nervi e titolo in oro al dorso (un leggerissimo difetto alle cerniere). Cofanetto editoriale in cartoncino rigido con signature in pelle verde scuro e foderatura in carta marmorizzata. Filettatura in oro ai tagli dei piatti. Taglio superiore riccamente dorato. Rarissima edizione tirata in soli 100 esemplari su carta a mano di eccelsa qualità di dsc_0570_clipped_rev_1quest’opera che raccoglie scritti e lavori artistici del grande artista, collezionista e mecenate della Marderstrig, George Reinhart (1877-1955) che come socio occulto della Officina Bodoni, permise a Mardersteig, nel 1922, la fondazione della sua celeberrima stamperia che segnerà profondamente la storia della stampa del novecento. L’opera presenta per la prima volta i taccuini dei viaggi in India, Celyon e Egitto di Georg Reinhart Schwarzenbach. L’autore si trasferì nel 1926 a Verona per trovarsi vicino all’amico e socio Mardersteig, All’interno esemplare perfetto, come nuovo.

  dsc_0577_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                      550 euro

(ASSEDIO DI VIENNA – WIEN – JAN SOBIESKI – TURCHI – POLONIA),

Anonimo, 

Istoria dove si contiene la liberazione di Vienna e presa della città di Strigonia, con la morte che ha fatta il Gran Visire, 

In Lucca, per Salv. e Marescand, s. data (ma 1700 circa).

In 12° (15×7,2 cm); (12) pp. Brossura marmorizzata ottocentesca. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bellissima scena xilografica al frontespizio con veduta dell’Assedio di Vienna da parte dei turchi. Rarissima placchetta che racconta la storia dell’Assedio di Vienna da parte delle armate turche nel 1683 e la successiva liberazione della città grazie all’arrivo della celebre Cavalleria alata polacca, guidata dal re di Polonia, Jan III° Sobieski. L’opera segue poi a descrivere gli avvenimenti seguiti alla rottura dell’assedio con l’armata turca in fuga e quella polacca e cristiana unificata che la insegue. Le operazioni belliche proseguirono fino a raggiungere Budapest dove il Gran Visir, venne fatto giustiziare per ordine dello stesso capo militare turco e la città abbandonata alle truppe cristiana. Rarissimo resoconto di una delle battaglie più famose della storia dell’occidente che sancì definitivamente, l’espansione dell’Impero Ottomano verso l’Europa. La battaglia rimase celebre per il ruolo salvifico avuto dalla Cavalleria Polacca alata (le truppe polacche portavano sulle spalle delle ali con piume di aquila che durante la carica producevano un rumore impressionante) che piombò sull’impreparato accampamento ottomano che nel caos più totale fu costretto ad una ritirata veloce e disordinata. Rarissimo. Very rare.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   450 euro

(MANOSCRITTI – VINO – ENOLOGIA – PESI E MISURE – MATEMATICA – GEOMETRIA),

 IMG_0590_clipped_rev_1 IMG_0592_clipped_rev_1 IMG_0591_clipped_rev_1 

IMG_0587_clipped_rev_1Lorena Pietro Giacomo,

 Metodo facile indicante la Misura onde poter stabilire la Capacità de Vasi Vinarij in Misura di Qualsivoglia Paese, Dove si somministrano diverse tavole per determinare la Capacità predetta nelle misure più comuni; e dove si insegna la maniera di costrurre qualunque tavola per tutte le misure possibili, conoscendo il rapporto che vi esiste tra esse ed una data misura chiamata hectolitro, dimodchè chiunque, sebbene ignaro de’ principj geometrici …,

 In Alessandria, 1818

In 8° (21,2×14 cm); (2), 190 pp. (le prime 94 pagine contengono il testo scritto). Legatura coeva in mezza-pelle. Qualche lieve difetto alle cerniere. Piatti foderati con carta foderata color caffè. Manoscritto inedito di Pietro Giacomo Lorena, impiegato nel Genio e addetto alle Scuole Regimentarie del Genio stesso, stabilite in Alessandria. Lor ena fu valente matematico ed applicò le sue conoscenze al studio dei “Vasi Vinarij”IMG_0584_clipped_rev_1 contenitori atti a contenere il vino durante le diverse fasi della sua lavorazione. Solitamente di forma cilindrica orizzontale venivano anche utilizzati per il trasporto del vino. I “Vasi Vinari” divennero anche un’unità di misura. Nell’ottocento le misure degli stessi cambiava da stato a stato tanto da render complesso il calcolo della reale quantità di vino ceduta durante gli scambi commerciali. Lorena analizza le varie forme e misure dei vasi attraverso tavole dei numeri costanti radicali e dei numeri quadrati. Fra le tavole anche “La tavola mediante la quale si trova per mezzo di una semplice moltiplica la Capacità de’ Vasi Vinarj in hectolitri”. Il volume analizza anche il peso specifico di vari liquidi conservabili nei vasi vinari come birra bianca, birra rossa, sidro, acqua di pioggia alla temperatura del chiario che si squaglia, acqua bollente, acqua di mare, acqua di pozzo, acquavite, acqua mercantile, vino di Bordeaux, vino di Borgogna, vino di Champagne bianco, vino di Coustoce, vino di Malaga, vino Malvasia di IMG_0593_clipped_rev_1Madera, vino di Pacaret, vino Tohai, vino Torrino bianco, vino Torrino rosso, aceto bianco, aceto rosso, aceto distillato, olio. Seguono tavole con le misure di diverse città del Piemonte di altri stati come Alessandria, Biella, Casale, Genova, Novi, Ivrea, Parma, Torino, Tortona, Vercelli, Voghera, Bergamo, Bologna, Brescia, Cesena. Segue anche uno schema che raffronta il nome dato ai vasi vinari con i litri e gli “hectolitri” in essi contenuti nelle città di Faenza, Firenze, Londra, Mantova, Milano, Modena, Novara, Reggio, Pavia, Roma, Venezia, Verona, Vigevano, Valenza, Cento, Cervia, Chiavenna, Como, Crema, Cremona, Faenza, Forlì, Imola, Lodi, Lugo, Ravenna, Rimini, Rovigo, Sondrio, Valcamonica, Valsesia, Napoli, Parigi, Piacenza, Vienna ecc. Altre tavole permettono di calcolare la capacità dei vasi vinari in Brente torinesi, di Alessandria, Pavesi, Barili di Genova. La seconda parte del volume è dedicata alle “Operazioni Geometriche a farsi nello stabilire la capacità di Vasi Vinarij”. L’ultimo capitolo e’ invece dedicato ai “Pesi e Misure d’Alesandria”. Opera in ottime condizioni di conservazione, compilata in bella ed elegante grafia ottocentesca.                                                                                                                                                            450 euro

(STATISTICA – REGNO DELLE DUE SICILIE – SICILIA – LEGATURA – BORBONE FERDINANDO II),

IMG_5759_clipped_rev_1   IMG_5760_clipped_rev_1 (1)IMG_5762_clipped_rev_1 IMG_5763_clipped_rev_1

IMG_5764_clipped_rev_1Regno delle Due Sicilie, 

Giornale di Statistica compilato nella Direzione Centrale della Statistica di Sicilia, Seconda Serie, Fasc. I., Volume I., Giornale Statistica Parte II. Tavola de’ Movimenti della Popolazione Siciliana nell’anno 1853, Giornale di Statistica Parte II. Giornale di Statistica compilato nella Direzione Centrale della Statistica di Sicilia Seconda Serie Fasc. II. Volume I, Giornale Statistica Parte II. Tavola de’ Movimenti della Popolazione Siciliana nell’anno 1854, Giornale di Statistica Parte II …, 

Palermo, Tipografia Morvillo, Rua Formaggi n. 94, 1858 – 1859

In 8° grande (22,7×15 cm); tre tomi in un volume: 108, 44, 24, 11, (1) pp., 124, 44, (4) pp. e due c. di tav. fuori testo, 140, 70, (4) pp. Bellissima legatura coeva alle armi di Ferdinando II di Borbone con dorso a 5 nervi e titolo e ricchissimi fregi ai tasselli. Tagli dei piatti con fregi in oro. Stemma borbonico inserito all’interno di una ricca cornice in oro. Tagli leggermente spruzzati. Qualche lievissima strofinatura ai piatti, all’interno in ottime condizioni di conservazione. Ferdinando Carlo Maria di Borbone (Palermo, 12 gennaio 1810 – Caserta, 22 maggio 1859) fu il re del Regno delle Due SicilieIMG_5758_clipped_rev_1 dall’8 novembre 1830 al 22 maggio 1859. Succeduto al padre Francesco I, nel 1930, quando era ancora molto giovane portò avanti, nella prima parte della sua reggenza, IMG_5757_clipped_rev_1una politica di un fortissimo sviluppo del sistema industriale meridionale collegato con riforme tecnologiche (si deve a lui la costruzione della ferroviaria Napoli-Portici politiche ed amministrative, pur alternando metodi a volte brutali a periodi di distensione. A lui si deve anche il potenziamento della Marina Militare e Mercantile del Regno. Ben presto però, a causa dell’aumento dei movimenti insurrezionali la sua politica virò verso una forma sempre più forte di autoritarismo e conservatorismo finendo, a partire dalla fine della stagione rivoluzionaria del 1848, per irrigidirsi in posizioni estreme che finirino per cancellare, in buona parte, anche lo sviluppo economico-industriale meridionale che lui stesso aveva contribuito a creare. L’opera qui presentata è assai rara e rappresenta una delle fonti principali per ricostruire la storia del territorio siciliano nel periodo immediatamente prima l’unificazione del territorio siciliano al Regno d’Italia. L’opera espone non solo una visione d’insieme del territorio siciliano ma anche delle sue città e del territorio ad esso circostante. Prima edizione. Assai raro.                                                                                                                                                                                                                                                                            450 euro

(PRIME EDIZIONI – PESTE – MODENA – MARSIGLIA – STORIA DELLA PESTE),

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Senza titolo-52Muratori Lodovico Antonio, 

Relazione della peste di Marsiglia pubblicata da i medici, che hanno operato in essa, con alcune osservazioni di Lodovico Antonio Muratori, ed altre giunte da unirsi al trattato del governo della peste, 

In Modena, per Bartolomeo Soliani, 1721

In 8° (15,5×9,8 cm); 56, (6) pp. Legatura coeva in cartoncino settecentesco. Fregio xilografico al frontespizio. Antico timbro ottocentesco di proprietà privata al margine basso del frontespizio. Allo stesso due antiche firme di appartenenza settecentesche. La prima, in parte anticamente cancellata ma ancora leggibile, identifica l’esemplare come appartenuto a ….., la seconda, datata 1765 identifica l’esemplare come appartenuto a Paulo Cassia. Qualche minima macchiolina di foxing in poche pagine e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima assai raraSenza titolo-53 edizione, una seconda edizione uscì lo stesso anno per le stampe di Gian Maria Rizzardi, di quest’importante opera storico-medica del celebre presbitero, storico, numismatico, scrittore e bibliotecario ducale, Ludovico Antonio Muratori (Vignola, 21 ottobre 1672 – Modena, 23 gennaio 1750). A partire dallo stesso anno, la “Relazione” venne anche allegata in fondo alle nuove edizioni “Del Governo della Peste”. Muratori è considerato il padre della moderna storiografia italiana e suoi studi sono di basilare importanza per la storia medioevale. Formatosi presso la Biblioteca Ambrosiana, venne chiamato dal Duca di Modena e Reggio, Rinaldo d’Este per ricoprire la carica di archivista e bibliotecario estense. “L’Europa si stava preparando alla guerra di successione spagnola, e la capacità di orientarsi tra i documenti d’archivio era una qualità necessaria per potersi presentare al consesso delle potenze con eventuali rivendicazioni territoriali, come sarebbe accaduto in seguito riguardo alla questione delle valli di Comacchio … Ludovico Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in 38 volumi divisi in 3 grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743), e Senza titolo-51non perse le forze e la volontà di pubblicare, nell’ultimo decennio, la prima grande storia d’Italia, dall’era volgare ai suoi tempi: gli Annali d’Italia (1743-1749) “. Muratori in questo studio ricostruisce la storia della virulenta epidemia di peste che colpì Marsiglia nel 1720. Muratori si era già interessato alla peste ed alle teorie mediche sulle ragioni e le modalità di propagazione dell’epidemia nel 1714 con un testo che aveva avuto notevole successo. L’epidemia di Marsiglia permise a Muratori di studiare più a fondo l’epidemia e le possibili modalità sanitarie atte a contenere il pericolo di propagazione del contagio. Prima non comune edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\006000.                                                                                                                              450 euro

(FISICA – MAGALOTTI – CHIMICA – MAGNETISMO – FIRST EDITION),

Senza titolo-53  Senza titolo-54Senza titolo-52Musschenbroek Petrus (van),

Tentamina experimentorum naturalium captorum in Academia del Cimento sub auspiciis serenissimi principis Leopoldi Magni Etruriae Ducis et ab ejus academiae secretario conscriptorum: ex Italico in Latinum sermonem conversa. Quibus commentarios, nova experimenta, et orationem De methodo instituendi experimenta physica addidit Petrus van Musschenbroek L. A. M. Med. et Phil. et Mathes. 

In Acad. Ultraj, Lugduni Batavorum, Joan. Et Herm. Verbeek, 1731.

In 4° (23,8×19 cm); (16), XLVIII, (12), 193, 192, (14) pp. e 32 tavv. f.t. ripiegate e una tabella. 2 parti in un volume. Bella legatura coeva in tutta pergamena rigida con titolo parlato al dorso. First edition, good copy. Frontespizio in rosso e nero. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione di questa raccolta illustrata di esperimenti relativi alla misurazione di umidità, pressione atmosferica, la struttura del ghiaccio, caldo e freddo, capillarità, ottica, il movimento del suono, il magnete, ecc. Esemplare con leggerissima ed uniforme brunitura dovuta alla tipica qualità della carta utilizzata a Leida ma non fastidiosa e meno intense che nelle altre copie conosciute e nel complesso bellissimo esemplare. Opera di estrema importanza per la storia della fisica moderna. Qui è presente anche la prima descrizione del pirometro (Pyrometer chiamato così da Musschenbroek), uno strumento per misurare la dilatazione dei corpi solidi quando esposti al calore. Pieter van Musschenbroek (1692-1761), professore di fisica a Leida, fu un grande ammiratore di Newton e Desaguliers. Iniziatore della fisica sperimentale in Olanda, il suo insegnamento fu particolarmente apprezzato per la qualità dei suoi esperimenti. L’eccellenza delle sue lezioni aiutò a mantenere la reputazione che l’Università di Leida aveva acquisito sotto Boerhaave e Gravesande, continuando ad attrarre studenti provenienti da tutta Europa, tra i quali Jean Antoine Nollet che divenne poi il primo professore di fisica sperimentale presso l’Università di Parigi. Il suo nome rimane legato all’invenzione della così detta “bottiglia di Leida” che ebbe un’importanza cruciale sulle ricerche Senza titolo-51riguardanti l’elettricità. La bottiglia di Leida costituisce la forma più antica di condensatore. Fu utilizzata per condurre molti dei primi esperimenti sull’elettricità durante la seconda metà del XVIII secolo. In questo libro, l’autore, raccoglie e presenta con commenti, integrazioni e spiegazioni diversi esperimenti fisici portati avanti nell’Accademia del Cimento. Il tutto è preceduto da un discorso sulla storia e i fondamenti della fisica sperimentale. L’opera contiene anche la prima traduzione in latino dell’opera del Magalotti “Saggi di naturali esperienze”, fatta dallo stesso Petrus van Musschenbroek che aggiunse ad essa le sue “Oratio de methodo instituendi experimenta physica” i “Commentarii” (o “Additamenta”) e “Nova Experimenta” che contengono importantissime aggiunte e nuove esperienze pratiche mai prima provate. Tra gli esperimenti effettuati molti “deal with the mechanics of rigid bodies, air pressure, heat, cohesion, capillarity, phosphorescence, magnetism, and electricity. Many of these experiments have become classics in elementary instruction. One of the better-known apparatuses is the pyrometer (the name was given by Musschenbroek) first described in the Tentamina of 1731…” (Dict. of Scientific Biogr., vol. 9, pp. 594-6). Prima non comune edizione in ottime condizioni di conservazione. Rare. A good copy. Bibl.: Wellcome Vol. 4 p. 23; Graesse IV, 637 e VI, 218; Wheeler Gift Cat. 276.                                                                                                                                                        700 euro

(STORIA LOCALE – ROMA – LAZIO – ARICCIA – GENZANO – NEMI),

Lucidi Emmanuele, 

Memorie Storiche dell’Antichissimo Municipio ora Terra dell’Ariccia e delle sue colonie Genzano, e Nemi dedicate a sua Eccellenza D. Agostino Chigi, Marescialllo perpetuo di S. Chiesa, Custode del Conclave, Principe di Farnese etc., Duca dell’Ariccia etc. etc. dal Canonico Emmanuele Lucidi, 

In Roma, Presso i Lazzarini, 1796. 

In 4° grande; (2 b.), XII, 502, (4) pp. Bella legatura coeva in mezza pelle chiara con titolo e fregi in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Qualche piccolo difetto agli angoli esterni dei piatti, non importanti. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lievissima brunitura ininfluente in poche pagine dovute alla qualità della carta ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, Prima non comune edizione di questa monografia dedicata alla storia del territorio compreso fra i comuni di Ariccia, Genzano, Castel Savello e Nemi e del territorio dei Castelli Romani ad essi limitrofi. L’opera ripercorre la storia del territorio e dei personaggi famosi che ivi ebbero i natali. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMSE\053495; Bocca, Biblioteca Storica Italiana, 752.                                                                                                                          380 euro

(MEDICINA – ARCHEOLOGIA – ROMA – AGRO PONTINO VETERINARIA – CAVALLI – PESTE – PRIME EDIZIONI),dsc_0383_clipped_rev_1

Ldsc_0378_clipped_rev_1ancisi Giovanni Maria,

Jo. Mariae Lancisii Intimi Cubicularii, Archiatri, Pontificii et in Romano Archilyceo primariam medicinae practicae Cathedram Moderantis Opera Varia in Unum Congesta, et in duos Tomos Distribuita. Tomus Primus – Secundus, 

Venetiis, Excudebat Sanctes Pecori, 1739

In 2° (34,4×22 cm); due tomi in un volume: XXXVI, 260 pp. e una carta geografica più volte ripiegata, XII, 265, (27), (3) pp. e 10 c. di tav. fuori testo più una carta geografica più volte ripiegata. Completo. Legatura coeva in piena pergamena molle. Qualche lieve foxing al margine esterno di poche pagine, ininfluenti e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Xilografia ai frontespizi. Primo frontespizio stampato in rosso e nero. dsc_0379_clipped_rev_1Testane e finalini xilografici. Prima edizione dell’opera “varia” del grande medico romano Giovanni Maria Lancisi (Roma, 26 ottobre 1654 – Roma, 20 gennaio 1720). Anatomista, fisiologo, botanico, fu anche un valente studioso di letteratura e conoscitore di antiquariato. In campo anatomico descrisse per le strie longitudinali mediali del corpo calloso, i così detti “nervi di Lancisi”, al “segno di Lancisi”, ed un particolare tipo di pulsazione nel polso giugulare, presente in casi di attacco cardiaco. A lui si deve l’intuizione della trasmissione della malaria attraverso il morso delle zanzare ed il consiglio di bonificare le paludi dell’Agro Pontino. Intuì che la malaria era un vera e propria forma di “pestem”, un’infezione che veniva trasmessa attraverso il contagio, scontrandosi così con i fautori dell’antico umoralismo. Arrivò ad ipotizzare che gli insetti depositassero organismi nei cibi che poi venivano assunti dagli uomini o che gli insetti iniettassero direttamente nelle ferite la loro saliva che secondo Lancisi, conteeva un “dsc_0380_clipped_rev_1venifico liquido”.Tra le opere di medicina di Lancisi si ricordano il De subitaneis mortibus (1707), la Dissertatio de recta medicorum studiorum ratione instituenda (1715), e il postumo De motu cordis et aneurysmatibus (1728), con il quale contribuì allo sviluppo della fisiopatologia cardiocircolatoria. Fra le opere qui contenute: Dissertatio historica de Bovilla Peste; De recta studio rum Medicorum; De subitaneis morti bus; Dissertatio de nativis; De Noxiis Paludum Effluviis Libri (nella dsc_0382_clipped_rev_1quale si preoccupò di problemi legati alla salute pubblica); Humani Corporis Anatomica Synopsis; De humorum secretionibus in genere; An acidum ex sanguine extrahi; De triplici interstinorum Polypo; De Physiognomia; De ortu, vegetaztioneac textura fungo rum; De Plinianae Viallae Ruderibus; De motu cordis & aneurysmatibus. “Lancisi, great Italian clinician, was the first to describe cardiac syphilis; he was also notable as an epidemiologist, with a clear insight into the theory of contagion. He was physician to Pope Clement XI, who turned over to him the forgotten copper plates executed by Eustachius in 1552. Lancisi published these with his own notes in 1714. […] Lancisi’s posthumous De aneurysmatibus published in 1728 appears only in later collected editions” (Garrison Morton). Opera non comune da reperirsi completa, nella sua legatura coeva ed in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Graesse,IV – 93.

 dsc_0381_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                           1300 euro

(VIAGGI – MARINAI – ESPLORAZIONI – STORIA NATURALE – PRIME EDIZIONI – CORFU’ – TENERIFE – TUNISI – ANTILLE),

Anonimo, 

Journal du voyage de l’”Aldegonda” en Amerique et Antilles 1885. Premire Partie da Corfù à Teneriffe. Seconde Partie de Teneriffe aux Antilles, 

Venise, Propriete de l’editeur, 1886.

In 8°: due tomi: (2), 51, (1) pp. e due grandi c. di tav. più volte ripiegate, 56 pp. e 4 c. di tav. fuori testo. Tutte le tavole sembrano realizzate a mano, comprese le due immagini di pesci presenti nel testo. Presenti nel secondo volume due belle tavole disegnata a mano più volte ripiegata dal titolo “poisson trompette de mer, pres à St. Vincent du Cap Vert le 5 Decembre 1885 (Aldegonda) calqué daprés nature” e “Eimhorn Fish pris a St. Vincent du Cap Vert, le 4 Decembre 1885 Aldegonda (alqué d’apres nature)”. Le altre 4 grandi tavole, più volte ripiegate, rappresentano carte geografiche con il tragitto e le fermate della nave segnate in rosso. Brossure editoriale presenti con titoli in rosso e nero incise entro cornici architettoniche ai piatti anteriori, qualche strappetto, un piccolo rinforzo al dorso del primo volume e nel complesso opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissimo ed importantissimo resoconto del viaggio fatto dal vascello Aldegonda da Trieste a Corfù, da qui a Tenerife fino poi alle Antille. Il narratore del viaggio inizia con il dichiarare che suoi compagni di viaggio furono fra gli altri il Barone di Herthling, il dottor Flick, e il conte Henri Lucchesi. Le tappe del viaggio, con un capitolo dedicato ad ognuno dei luoghi descritti ed anche alle giornate trascorse in mezzo al mare, furono: Trieste, Corfù, Tunisi, Gibilterra, Tangeri, Tenerife, St. Vincent du Cap Vert, Guadalupa, “Pointe a Pitre”. L’opera è scritta in forma di diario e riproduce probabilmente il diario che l’autore redasse durante il viaggio. L’opera, della quale non abbiamo trovato altra copia esistente ne nei cataloghi cartacei che in quelli online, presenta varie carte geografiche più volte ripiegate con segnato a mano il tragitto che la nave seguì. Nell’opera sono presenti anche i ritratti di due pesci curiosi pescato durante il viaggio. Prima rarissima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        400 euro

(VIENNA – BATTAGLIA DI VIENNA – ASSEDIO VIENNA – POLONIA – SOBIESKI),

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IMG_0743_clipped_rev_1G. B. Cotoloni (Giovanni Battista Catalani?), 

Documenti Storici della Liberazione di Vienna dall’Assedio dei Turchi, Agosto- Settembre 1683, G. B. Cotoloni, (Manoscritto solo in parte edito),

S. luogo, S. data (ma 1840 circa)

In 8° (19×3,5 cm); X, 200 pp. Bella legatura della fine dell’ottocento in piena pergamena rigida con dedicatoria impressa in oro “Al M. R. Padre Maurizio M. O. – Gratitudine” al piatto anteriore e filetto in oro al dorso. Una leggera brunitura in corrispondenza della dedica. Alcuni forellini di tarlo, ininfluenti, alle ultime carte. Segue lunga dedicatoria manoscritta alla prima pagina, allo stesso Padre Maurizio, a firma Coniuigi Locatelli datata 1893, chiaramente aggiunta all’opera in seguito, in grafia differente rispetto a quella dell’opera e databile verso la fine dell’ottocento. La nitida grafia con la quale è stata scritta l’opera è, invece, di metà ottocento. Quello qui presentato è chiaramente il manoscritto originale dal quale il Principe Filippo Lancellotti trasse parte della sua opera (anche questa molto rara), pubblicata per la prima volta nel 1883 con il titolo “Secondo centenario della liberazioneIMG_0745_clipped_rev_1 di Vienna dall’assedio dei turchi (1683-1883) : ricordi storici raccolti da Filippo Lancellotti, Roma, Tip. della pace di F. Cuggiani, 1883”. Oltre a presentare differenze nel testo, nei titoli, aggiunte ed una collocazione differente dei capitoli, questo nostro manoscritto originale presenta all’inizio del volume varie lettere trascritte, assenti dall’edizione a stampa. In questo manoscritto mancano le biografie dei principali personaggi che presero parte alla battaglia, queste forse lavoro originale di Lancellotti che son invece presenti all’inizio dell’opera a stampa. Come scrive lo stesso Lancellotti nella sua introduzione “E’ precisamente per questo, che noi nell’odierna festività del Nome di Maria, a ricordare il più degnamente possibile il secondo Centenario del guerresco e prodigioso avvenimento, diamo oggi in luce un numero straordinario corredato da accurate e speciali incisioni che concorreranno ad illustrare viepiù questa pubblicazione. Nella quale oltre le biografie dei personaggi cospicui che diedero mano a liberar Vienna, ed oltre un succinto ma importante racconto dei fatti d’arme che si svolsero in quella occasione, si conterrà una raccolta di notizie e documenti atti a provare in quale e quanta misura il Pontefice Innocenzo XI contribuì alla salvezza di Vienna e della Cristianità. … Noi sopra ricordi e cronache manoscritte manoscritte che in p arte riteniamo non vennero mai pubblicate , altre poi sono positivamente inedite, poggiamo la nostra narrativa. …”. Lancellotti in verità prese buona parte della sua pubblicazione da questo manoscritto, tralasciando però, di citare l’autore e omettendo l’interessantissima parte iniziale dello scritto di IMG_0744_clipped_rev_1Cotoloni che contiene le lettere dei personaggi che presero  parte alla liberazione di Vienna e che probabilmente, lo stesso Cotoloni, aveva potuto consultare e ricopiare in parte in archivi vaticani ed in parte in archivi privati. L’opera è una minuziosa ricostruzione storico-documentale dell’assedio di Vienna da parte delle truppe ottomane iniziato il 14 luglio 1683. Un poderoso esercito di circa 140 000 uomini cinse d’assedio una delle principali città europee dell’epoca. La battaglia decisiva cominciò l’11 settembre, quando il Re polacco Jan Sobieski raggiunse la città austriaca alla guida della più temibile cavalleria dell’epoca e unì le sue forse ad altri contingenti di truppe giunte sul luogo dalla Germania e dal resto dell’Austria. Il 12 settembre, la carica della cavalleria polacca ruppe le linee nemiche mettendo i fuga il nemico. Finiva così definitivamente l’espansione ottomana verso il cuore dell’Europa. Alla battaglia prese parte anche il grande condottiero Eugenio di Savoia. Nei mesi seguenti gli austriaci rioccuparono l’Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Karlowitz). In parte inedito.                                                                                                     380 euro

(DIRITTO SINDACALE – STATUTI – VICENZA – NOTAI – AVVOCATI),

Senato della Serenissima, 

Raccolta di leggi sindacali, ed altri decreti, e proclami Promulgati per la Città, e Territorio di Vicenza, Ristampati con Privilegio concesso dall’Eccellentissimo Senato con le Ducali 27. Settembre 1760. Tomo Primo – Tomo Secondo, 

In Vicenza, Per Giambattisa Vendramini Mosca, 1762.

In 4° grande (27,5×20,5 cm); 2 tomi: (8), 368, (2) pp. e (8), 392, (2) pp. Belle legature coeve editoriali in pieno cartoncino molle con dorsi foderati con bella carta coeva a motivi floreali e geometrici dipinti a mano in verde , giallo e rosso. Una piccola mancanza al margine basso del dorso del secondo tomo. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questa importante raccolta di leggi sindacali e decreti riguardanti la città di Vicenza. L’opera definisce tutti gli aspetti legali relativi alla vita cittadina della metà del settecento regolarizzando l’attività dei notai, degli inquisitori, dei giudici, degli avvocati, dei periti agrimensori, l’emissione dei passaporti, le tasse, le tariffe doganali, il conio delle monete e gli aspetti sindacali in ogni loro caratteristica. Opera rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione.      

(STORIA LOCALE – BRIANZA – LOMBARDIA – BRIVIO – LECCO – COMO),

DSC_0346_clipped_rev_1Cantù Ignazio, 

Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini narrate da Ignazio Cantù. Volume Primo – Secondo, 

Milano, Presso Santo Bravetta, 1836-1837

In 4° piccolo (21×14 cm); 287, (1) pp. e 303, (1), 8 (con elenco dei sottoscrittori) pp. BrossureDSC_0347_clipped_rev_1 editoriali (piatti anteriori e posteriori) conservati entro belle legature in mezza-pelle rossa della prima metà del XX° secolo con titolo e fregi in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata (un lievissimo difetto alla cerniera di un piatto, ininfluente). Titolo impresso entro cornice ai piatti. Piccolo difetto alla cerniera del piatto anteriore del volume secondo, non fastidioso. All’interno uno strappetto al margine alto bianco di pagina 11, piccole e leggerissime macchioline di foxing al margine esterno del frontespizio del primo volume e per il resto esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione, una seconda uscì nel 1854, di questa celebre storia del territorio brianzolo scritta dal noto letterato e storico originario di Brivio (Lecco), fratello del grande Cesare, Ignazio Cantù. L’opera descrive minuziosamente la storia della Brianza e dei suoi paesi dall’antichità fino alla prima metà dell’ottocento. Opera non comune. Bibl.: Parenti, Rarità V, 118.                                                                                                                                                                                                   360 euro

(MEDICINA – CHIRURGIA – SURGERY),

Schultes Johann (Scultet Jean o Scultetus, Johannes), 

L’arcenal de chirurgie de Iean Scultet medecin et chirurgien de la Republique d’ Wlmes. Ouurage posthume, egalement utile, & necessaire a ceux qui professent la medecine, & la chirurgie. Renouuelle, corrige, et augmente. Diuise en deux parties. La premiere, fait voir en 46 tables en taille douce les instruments, & raporte la maniere de s’en seruir. La seconde contient 103 obseruations chirurgicales. Auec trois tables, ou indices, scauoir des instruments, des obseruations, & des choses plus …, 

A Lyon, chez Antoine Cellier fils, ruë Merciere, 1675.

In 4°; (20), 385, (25) pp. compresa antip. calcogr. incisa da Tixerrand. Mancano la prima ed ultima carta bianca. Stemma calcogr. del dedicatario arcivescovo di Lione a c. ?3, inciso da P. Pinchard. Legatura coeva in piena pelle con dorso a 5 nervi. Titoli e fregi in oro al dorso. Difetto alla cerniera del piatto anteriore e qualche piccola mancanza al dorso. Antica firma di proprietà ed ex libris al piatto anteriore. Al frontespizio antico timbretto di proprietà privata ed al margine inferiore antica firma settecentesca di proprietà privata di chirurgo. 48 bellissime tavole a piena pagina con illustrazione di operazioni chirurgiche e strumenti medici. Pagine leggermente brunite, come in tutti gli esemplari, a causa della qualità della carta lionese utilizzata per stampare il volume. Qualche piccolo ed ininfluente alone all’angolo basso di alcune carte assolutamente non fastidioso o rilevante e nel complesso esemplare che all’interno del volume si presenta in buone condizioni di conservazione. Jean Scultet conosciuto anche come Johann Schultes o Scultetus Johannes (1595-1645) fu un celere chirurgo tedesco. Nato a Ulm , Jean Scultet era figlio di un barcaiolo e già questo lo distingueva dalla maggioranza dei suoi colleghi dell’epoca che provenivano da famiglie abbienti o di medici. Studiò medicina e chirurgia presso l’Università di Padova, dove fu allievo del grande Fabrizio Aquapendante e di Spigelius dal quale apprese l’arte della chirurgia. Nel 1621 ottenne la qualifica di Dottore in medicina, chirurgia e filosofia e dopo aver brevemente esercitato a Padova e Vienna ritornò alla sua città natale, aveva 30 anni. Scultet è considerato uno dei più importanti medici e chirurghi del suo tempo. Famoso per la sua abilità, la sua audacia e la grande inventiva, Scultet è celebre anche per aver creato numerosi strumenti chirurgici tra i quali alcuni particolarmente innovativi per la chirurgia, la flebectomia e vari apparecchi per la cura delle fratture. Ha sviluppato un tipo di benda che porta il suo nome. L’Armamentario Chirurgicum, la sua opera più importante, venne pubblicata a Ulm nel 1653 ed è considerata una delle opere più importanti della storia della chirurgia. L’opera, che uscì postuma dato che Scultet morì nel 1645 è illustrata da numerose incisioni che descrivono gli strumenti inventati dall’autore e fu pubblicato a cura di suo nipote. Il volume ebbe subito uno straordinario successo, fu subito tradotto in numerose lingue. Ad esempio la Compagnia delle Indie Orientale adottò la traduzione olandese dell’opera come testo ufficiale per la formazione dei sui medici. “One of the great illustrators of surgery and surgical instruments” (Garrison Morton). Questa edizione francese, la seconda, è fra le più rare mai stampate.  : Waller 8790.                                                                                                                                                                                  1.600 euro

(PRIME EDIZIONI – POESIA – POETRY – POLONIA),

Senza titolo-24Józef Czechowicz, 

Dzien jak codzien, 

Warszawa, F. Hoesick, 1930.

18×13 cm; 53, (3) pp. Brossura editoriale. Un piccolo restauro al dorso rinforzato con carta di riso e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questa raccolta di componimenti del celebre poeta avanguardista polacco, Józef Czechowicz (15 Marzo 1903 Lublin – 9 Settembre 1939 Lublin). L’opera, che rappresenta la seconda raccolta poetica dell’autore, contiene i versi composti dal 1927 al 1930 e presentano la tipica impostazione grafica senza punteggiatura e maiuscole. L’autore fu il il leader della letteratura d’avanguardia e bohémien di Lublino. Autore dallo spirito visionario, combinava lettere e parole, spesso inventando abili neologismi, per creare musicalità e suggestive visioni. Stampò il suo primo lavoro “Kamin” (Pietra) nel 1927, anche se il suo debutto letterario si fa risalire alla pubblicazione nel primo numero della rivista Reflektor dello scritto “Opowiesc o papierowej koronie”, (Una storia una di una corona di carta), prosa poetica il cui protagonista è Henryk è un amante omosessuale deluso e un suicida fallito. Omosessuale dichiarato andò incontro all’ostracismo dell’opinione pubblica cosa che segnerà profondamente la sua opera letteraria e che rende oggi assai rare tutti i suoi lavori, molti dei quali andarono distrutti. Lavorò a lungo come insegnante. Fu amico di Czeslaw Milosz e Anna Swirszczynska ed aiutò attivamente Henryk Dominski, Waclaw Mrozowski e Bronislaw Ludwik Michalski. Allo scoppio della guerra lasciò Varsavia dove viveva da alcuni anni per ritirarsi a Lublino dove pensava sarebbe stato più al sicuro ma il 9 settembre del 1939, alle dieci di mattina mentre si trovava dal barbieri, rimase ucciso nel crollo del palazzo dove si trovava il negozio a causa di una bomba tedesca. Czeslaw Milosz scrisse che la poesia di Czechowicz è intrinsecamente legata alla cosiddetta ‘lirica borghese’ del XVII secolo e alle canzoni popolari, mentre colpisce per la sua musicalità armoniosa che utilizza onomatopee, strumentazioni sperimentali fonetiche e sonori neologismi creando così le assonanze originali tipiche della sua poetica. Una delle caratteristiche non solo grafiche, ma anche stilistiche della sua poesia, è la totale mancanza della punteggiatura e delle maiuscole. Milosz, che fu anche un grande traduttore, ha sempre sostenuto che la poesia di Czechowicz non può essere tradotta. Raro. First edition. Rare.                                                                                                                                                                         350 euro

(SABISME – SABAISMO – SABEISMO – ZOROASTRSIMO – ZINGARI – PRIME EDIZIONI – LINGUISTICA – OCCULTISMO),

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Senza titolo-30Bock Jean Nicolas Étienne baron de,

 Essai sur l’histoire du sabéisme, auquel on a joint un catéchisme, qui contient les principaux dogmes de la religion des Druses. Par M. le B. de Bock. Premiere (-seconde) partie (contenente: Mémoire historique sur le peuple nomade, appellé en France Bohémien, et en Allemagne Zigeuner: avec un vocabulaire comparatif des langues indienne et bohémienne, traduit de l’Allemand de M. Grellmann. Par M. le B. de Bock. Seconde partie. 

A Metz, de l’imprimerie de Claude Lamort, chez Devilly, 1788

In 12° grande (18,2×10,8 cm); (12), 182 pp., (4), 91, (1) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata con riproduzione di caretteri cuneiformi. Brossura coeva a motivi colorati. Esemplare ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Fregio xilografico al frontespizio. Prima rara edizione di questo importante studio del luogotenente dei marescialli nel dipartimenti di Thionville e governatore di Sierck, intorno al 1781, il Barone Jean-Nicolas-Etienne de Bock che fu grande amico di Bailly e che sedette come elettore per la nobiltà all’assemblea dei tre ordini durante ilSenza titolo-29 periodo iniziale della Rivoluzione francese. Bock accolse inizialmente con grande favore i fermenti rivoluzionari ma ne rimase ben presto disilluso avvicinandosi a posizioni sempre più “reazionarie” con il susseguirsi degli avvenimenti rivoluzionari. L’autore fu uno dei primi studiosi francesi, insieme a Anquetil-Duperron, ad essere interessato allo zoroastrismo o mazdaismo. Lo Zoroastrismo è indicato tradizionalmente anche con il termine Mazdayasna e loro stessi come mazdayasna (adoratori di Mazd), indicandosi quindi come seguaci del dio creatore denominato Ahura Mazd? (“Saggio signore” o “Signore che crea con il pensiero”). Da qui la sua denominazione corrente di Mazdaismo o Mazdeismo ritenuta come l’unica corretta da alcuni iranisti. Seppur i suoi studi sono oggi in parte superati, questo non toglie che le sue ricerche furono di enorme importanza per gli sviluppi futuri delle conoscenze della materia. La prima parte dell’opera è dedicata all’antica religione del Sabaismo. La seconda parte contiene, invece, le memoria storiche sul Senza titolo-31popolo nomade, chiamata in Francia Bohemien, e in Germania Zigeuner; con un Vocabolario comparato delle lingue indiane e bohemien, di M. Grellmann, tradotto dal tedesco che rappresenta un’importante fonte storica sui popoli zingari che Bock identifica linguisticamente affini alle lingue indiane. L’opera, nel suo complesso, rappresenta uno dei più completi studi settecenteschi sul Sabaismo (o Sabeismo), nella sua versione arcaica anticamente praticata in Iran e Yemen, dove rappresentava culto astrale di origine orientale che trovò nel territorio dell’antica Mesopotamia il suo massimo sviluppo. IN questo culto venivano praticati divinazioni e sacrifici in onore delle divinità astrali. Esso consisteva nel culto mistico e occulto degli Dei planetari e delle stelle con i loro Reggenti. Si tratta della più antica e più comprensibile idolatria, comune ai Caldei, agli Arabi ed agli antichi Persiani ed in particolare al popolo dei Sabei. Esemplare in barbe, in prima edizione di opera rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\049098; Rif. Bibl.: Caillet I, 1263; Dorbon n° 385; Bibliotheca Hulthemiana, ou catalogue methodique …, Gand, Poelman, 1836, Vol. III, pag. 197.                                                                                       1 300 euro

(CARNEVALE – COSTUMI – FESTE – POPOLARI – DANZA – MASCHERE),

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DSC_0200_clipped_rev_1Cantù Ignazio,

 Il Carnevale Italiano ovvero teatri, maschere e feste presso gli antichi e i moderni, Storia utile-amena narrata alla Gioventù, 

Milano, Dall’Antica Ditta Pietro e Giuseppe Vallardi, s. data (ma 1855 circa)

In oblungo (19×14 cm); 110, (2) pp. e 16 c. di tav. fuori testo. Brossura editoriale illustrata con titolo entro bellissima cornice. Molto belle le 16 tavole fuori teste che rappresentano celebri maschere impersonate da fanciulli. Qualche minima e lieve brunitura e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questo scritto del noto romanziere, storico ed insegnante originario di Brivio (Como), Ignazio Cantù (Brivio, 5 dicembre 1810 – Monza, 20 aprile 1877), fratello di Cesare Cantù. L’opera descrive e ripercorre la storia delle maschere e dei costumi carnevaleschi con descrizioni di feste antiche e medioevali, di tornei, dei giullari, delle danze popolari, musiche e spettacoli teatrali.  Il volume contiene capitoli dedicati a: Baccanali, Saturnali, lupercali, la Festa dei Pazzi, La Festa dell’Asino, La Festa del Cero, I Misteri, Il Torneo di Torino, I Trovatori, I Giullari, I Pagliacci, Zanni e Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Brighella, Meneghino, Marionette e Girolamo, Florindo e Colombina, Danza religiosa e domestica, La Maggiolata, La Coreografia (Angiolini e Viganò, Lauretta e la Zingarella), La Musica (Rossini, Bellini, Donizetti), Il Carnevale di Roma, La Festa dell’Agone, La Festa di Testaccio, Altre Feste, Corsa dei Barbari, I Moccoletti, I Canti Carnascialeschi, Il Carnovalone a Milano, La Facchinata, Il Carnovale di Venezia, Il Venerdì Gnoccolare a Verona, ecc. ecc. Rif. Bibl.: Pagliaini, 1, p. 402. Rasi, Raccolta drammatica, p. 315.                                                                                                                                                                                             330 euro

(MEDICINA – EPIDEMIOLOGIA – VACCINAZIONI – VAIOLO – PRIME EDIZIONI),

DSC_0216_clipped_rev_1Della Bona Giovanni, 

Esortazione all’innesto del vajuolo,

In Padova, per Gio. Battista Conzatti, 1769

In 4° (24×17,5 cm); 122 pp. Bella legatura coeva in piena pelle marmorizzata con dorso a 4 nervi e titolo e ricchi fregi in oro ai tasselli, cornice con doppio filetto a secco ai piatti. Tagli spruzzati in rosso. Xilografia al frontespizio. Iniziali xilografiche. Due pagine con leggerissima brunitura e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo importante scritto del noto medico originario di Perarolo (Belluno), Giovanni della Bona (anche Dalla Bona o Bona; Perarolo, 8 settembre 1712 – Padova, 28 dicembre 1786). “Nel 1768 presentava ai Riformatori dell’università di Padova, affinché fosse trasmesso al magistrato della Sanità, un memoriale in cui chiedeva l’incarico di dirigere per la città la pratica della vaccinazione antivaiolosa. Ottenutolo, pubblicava nel 1769 a Padova l’Esortazione all’innesto del vaiolo, opera indirizzata ai sopraprovveditori e provveditori alla Sanità di Venezia, affinché la pubblica autorità lo aiutasse a diffondere l’uso della vaccinazione antivaiolosa. L’opera tendeva a sottolineare il carattere permanentemente immunizzante della metodica e la sua totale mancanza di complicazioni letali.”. L’autore “Fu avviato alla vita DSC_0218_clipped_rev_1ecclesiastica e, sotto la guida del parroco del suo paese, venne indirizzato verso gli ordini minori. Si trasferì poi a Padova per attendere agli studi superiori ma, dopo la morte del padre, abbandonò il chiericato per dedicarsi agli studi medici. Frequentò quindi l’università di Padova (e in particolare le lezioni di Alessandro Knips Macoppe), uscendone laureato nel 1735. Fu tirocinante per ben dodici anni, quindi si stabilì nel Veronese per esercitare la professione. Vi trascorse nove anni di intensa attività, dai quali scaturirono il suo primo studio: L’uso e l’abuso del caffè. Dissertazione storico-fisico-medica, pubblicato nel 1751 e poi riedito nel 1760 “con aggiunte massime intorno la cioccolata ed i rosoli”. Si tratta di un’opera per alcuni versi interessante, in quanto vi venivano formulate conclusioni ancor oggi valide; d’altro canto, nel complesso non emergeva nel panorama della letteratura medica in quanto si trattava, di fatto, un’esercitazione accademica. Nel 1754 diede alle stampe la Dissertazione teorico-pratica dell’utilità del salasso nel vaiuolo nella quale confutava la teoria secondo la quale il salasso avrebbe impedito l’insorgere di eruzioni cutanee nel vaiolo. Del 1757 è l’Historia aliquot curationum mercurio sublimato corrodenti perfectarum, in cui riportava i risultati della somministrazione di preparati a base di bicloruro di mercurio come antiluetici. In questo lavoro il Della Bona sottolineava come le cure dovevano essere adeguate alla costituzione, al temperamento e alla sensibilità del paziente e attaccava quei medici che somministravano medicinali senza le dovute accortezze. In questo periodo andò gradualmente ad acquisire una certa fama e finalmente, nel 1764, fu chiamato a coprire la cattedra della facoltà di DSC_0219_clipped_rev_1medicina dell’ateneo patavino, rimasta vacante dopo la morte di Knips Macoppe. L’incarico comprendeva anche la direzione del reparto di medicina pratica presso l’ospedale della città. Nello stesso periodo continuò a redigere nuove pubblicazioni: nel 1765 usciva la seconda edizione del Tractatus de scorbuto (già pubblicato nel 1761) e nel 1766 venivano stampate le Observationes medicae ad praxim in nosocomio ostendendam anno 1765, praemissa oratione prima in gymnasio habita. Importanti furono i suoi contributi alla terapia china-china, con i quali confutò lo scetticismo dell’opinione comune e anche degli stessi medici e rivalutò tecniche cadute in disuso. Le sue tesi assunsero maggior credito quando curo alcuni pazienti illustri quali Guglielmo Enrico di Hannover e il generale Spaar. Nel 1768 ottenne dal magistrato alla Sanità di dirigere il programma di vaccinazione antivaiolosa per la città di Padova. L’anno successivo pubblicò l’Esortazione all’innesto del vaiolo, indirizzata ai componenti della stessa magistratura perché lo aiutassero a diffondere l’uso della vaccinazione. Di carattere ruvido e assai caparbio, continuò la sua attività anche in età avanzata, nonostante nel 1784 fosse stato vittima di un colpo apoplettico. Morì in seguito a un secondo attacco dello stesso male.”. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Cfr.: Blake 107; Wellcome II, 197; vgl. Hirsch/Hübotter II, 214.                                                                                                                                                    300 euro

(VIAGGI – CAMPANIA – VESUVIO – NAPOLI – GRAND TOUR – CASTELLAMMARE),

Senza titolo-21Alvino Francesco, Achille Gigante e Gustavo Witting, 

Viaggio da Napoli a Castellammare con 42 vedute incise all’acqua forte, 

Napoli, Stamperia dell’Iride, 1845.

In 8°; 166, (2) pp. Brossura editoriale illustrata con titolo ed immagine di una locomotiva impressi in nero al piatto anteriore, entro cofanetto novecentesco. Alcune lievi bruniture alla prime due ed ultime due carte, qualche lievissimo foxing in poche pagine, ininfluente e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione assai rara di questo celeberrimo racconto di viaggio del noto architetto Francesco Alvino che venne illustrato dai grandi artisti Achille Gigante, morto poi in giovanissima età e Gustavo Witting. Il volume ebbe un enorme successo durante l’epoca del “Grand Tour”. L’opera è considerata una delle migliori descrizioni del territorio campano vesuviano particolarmente apprezzata per la profondità ed accuratezza delle descrizioni. Il viaggio di Alvino attraversò il Ponte della Maddalena, il Forte di Vigliena, San Giovanni a Teduccio, Barra, San Giorgio a Cremano, Pietrabianca, Pietr’Arsa, Portici, il Granatello, Resina, il Vesuvio, Ercolano, Torre del Greco, Torre dell’Annunziata, Stabia, Castellammare, Gragnano, Caprile, Castello, Monte Auro, etc. L’opera è arricchita da 42 bellissime acqueforti che illustrano luoghi ed i paesaggi attraversati dall’autore.                                                                                1.650 euro

(GASTRONOMIA – CULINARIA – MICOLOGIA – PRIME EDIZIONI),

IMG_5794_clipped_rev_1 IMG_5795_clipped_rev_1 IMG_5791_clipped_rev_1   IMG_5792_clipped_rev_1IMG_5789_clipped_rev_1

IMG_5788_clipped_rev_1Clemente Rossi, 

Gastromicologia ossia nozioni popolari sopra una gran parte delle migliori specie di funghi mangerecci, sul modo di cucinarli e conservarli, memoria di Rossi Clemente, farmacista in Varese-Ligure, membro di varie accademie scientifiche e società filantropiche. Edizione illustrata con 23 tavole,

 Milano, Tip. e Libr. Editrice ditta Giacomo Agnelli, 1888

In 8° (18,5×12 cm); 140, (4) pp. e 23 c. di tav. fuori testo a colori. Legatura degli inizi del novecento in mezza tela (tela del dorso recentemente sostituita) con piatti foderato con carta marmorizzata coeva. Brossura editoriale applicata al piatto anteriore. Prima rara e ricercata edizione di questa celebre opera dedicata ai funghi mangerecci ed al modo di cucinarli, scritta dal noto farmacista di Varese Ligure, Clemente Rossi. Figura singolare, Rossi fu autore di diverse pubblicazioni, laIMG_5787_clipped_rev_1 maggior parte legate alle tradizioni dei rimedi popolari ma anche un noto scritto in tema dell’alimentazione negli asili infantili. L’opera qui presentata, arricchita da 23 belle tavole a piena pagine a colori con riproduzioni di funghi, descrive minuziosamente diversi funghi mangerecci dandone caratteristiche, periodi di maturazioni ed altri dati per riconoscerli. Ad ogni fungo seguono poi diverse ricette, molte tipiche del territorio dell’entroterra ligure, su come prepararlo sia con ricette popolari che con preparazioni molto ricercate. Ad esempio si legge nel capitolo “Varie maniere per ben cucinare l’Agarico Campestre” la ricetta per preparare questo fungo “Zimino o funghetto alla genovese”: “Pulite bene una data quantità di questi funghi, tagliate gambo e cappello in sottili fetterelle, lavateli e poneteli asciutti in cazzarola con due spicchi …” ecc. Opera molto rara, prima edizione. Rif. Bibl.: Paleari, 650.                                                                                                                                                                                                 170 euro

(LOTTO – ESTRAZIONI – GIOCHI D’AZZARDO – ASTROLOGIA),

dsc_0780_clipped_rev_1Fortunato Indovino, Albumazar,

Carpenteri ed altri (ma anonimo), Il vero mezzo per vincere all’estrazioni de’ lotti o sia una nuova lista generale contenente quasi tutte le voci delle cose Popolaresche appartenenti alle Visioni e Sogni, col loro Numero, esposte per ordine alfabetico, Opera di Fortunato Indovino. Con esso estratta dai Vecchi Libretti dell’Anonimo Cabalista e didsc_0782_clipped_rev_1 Albumazar da Carpenteri. Accresciuta di 985. Voci ed ora in questa sesta Edizione se ne aggiungono altre in fine, oltre delle 90. Figure.

 In Venezia, Presso Silvestro Gnoto, 1800

dsc_0783_clipped_rev_1In 8° piccolo (15,3×8,9 cm); (2 antiporta figurato), 216 pp. e 10 c. di tav. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Una piccolissima mancanza di carta al margine esterno bianco di due carte, lontano dal testo e del tutto ininfluenti. Un piccolissimo strappetto senza perdita di carta, abilmente restaurato alle ultime 10 carte. Qualche leggerissimo foxing e brunitura, come in tutti gli esemplari delle prime edizoni di quest’opera a  causa della carta di bassa qualità utilizzata nella stampa e nel complesso esemplare in buonedsc_0779_clipped_rev_1 condizioni di conservazione. Tagli rossi. Rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questa monografia dedicata all’estrazioni del lotto. Bellissime le ultime 10 carte con figure xilografiche dal gusto tipicamente popolare. All’antiporta dsc_0781_clipped_rev_1immagine di una ricevitoria del lotto con motto “Qui si prende al lotto, un piciol capital gran fruto aduna giocate pur ci pensi la fortuna”. L’opera raccoglie tutte le concezioni popolari per legare un avvenimento, un sogno, un’idea ecc. ecc. ad un preciso numero del lotto. Oltre a questo l’opera contiene le tariffe, l’elenco a tutte le estrazioni fatte dal Pub. Veneto Lotto dal 1734 al 1799, la “Cabale” per l’estrazioni con le lunazioni, le tavole Astronumbralgebrate, le aggiunte alla lista dei nomi della prima edizione (qua una mano coeva ha aggiunto due parole) ecc. ecc. Opera curiosa e rarissima.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  280 euro

(PSICHIATRIA – PARAFILIE – SADISMO – MASOCHISMO – FETICISMO),

DSC_0368_clipped_rev_1Krafft-Ebing Richard von, 

Sadismo, masochismo, feticismo: ricerche speciali del dott. R. von Krafft-Ebing. 1a Edizione Italiana eseguita sulla edizione francese del 1895,

Roma, Tip. Fratelli Capaccini Edit., 1896

In 8° (17,5×11,4 cm); (4), 272 pp. Bellissima legatura coeva in piena tela rossa con titolo, autore e iniziali dell’antico proprietario impressi in oro al dorso. Ai piatti belle cornici in stile liberty impresse ai piatti. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione italiana di questo celeberrimo studio del grande psichiatra e neurologo tedesco naturalizzato austriaco, Richard von Krafft-Ebing (Mannheim, 14 agosto 1840 – Graz, 22 dicembre 1902). Esperto di parafilie, fu tra i primi a studiarle e fu il primo in assoluto a studiare e definire il feticismo, il sadismo ed il masochismo. L’opera oltre ad analizzare le varie patologieDSC_0369_clipped_rev_1 descrive numerosi casi pratici. L’autore “Deve la sua fama all’essere autore della Psychopathia sexualis, pubblicata in tedesco nel 1886), il primo tentativo di studio sistematico, quasi “enciclopedico”, dei comportamenti sessuali devianti racchiuso in 600 pagine, nelle quali vengono analizzati circa 500 casi clinici . La genesi dell’opera va riscontrata nel fatto che il barone volesse dimostrare come le diverse forme di erotismo non collegate alla procreazione medicalmente assistita fossero da imputare ad una degenerazione del cervello umano, che ritornava ai primordi bestiali. Ciò si rifaceva alle teorie evoluzioniste del naturalista Charles Darwin. Dai suoi studi vennero identificate varie degenerazioni, quali il sadismo, il masochismo, il feticismo, il voyeurismo, l’esibizionismo, il frotteurismo, la ninfomania, la zoofilia, la necrofilia, la gerontofilia, la masturbazione compulsiva e la pedofilia. Su quest’ultima in particolare il suo contributo fu importantissimo, in quanto fu il primo a sentenziare che i bambini sono particolarmente suscettibili agli stimoli sessuali e che ogni abuso su di essi può avere conseguenze devastanti. Ebbe inoltre la lungimiranza di non considerare l’omosessualità una degenerazione”. Esemplare in prima edizione, in bella legatura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0355330.                                                                            380 euro

(SATIRA POLITICA – PRIMA GUERRA MONDIALE – ILLUSTRATORI),

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Senza titolo-25Manfredini Enzo, 

Dessins et legendes 1914 1918 (al frontespizio 1914 – 1917), 

Paris, Albin Michel, s. data (ma 1918)

In 8° (18,5×12 cm); X pp.e 155 c. di tav. non numerate. Presente la brossura editoriale che riporta il titolo con la differenza, rispetto al frontespizio, della data 1918 al posto di 1917. Prima ed unica non comune edizione di questo importante opera satirica dedicata alla guerra del famoso caricaturista nato a Modena il 30 giugno 1887, Enzo Manfredini. Il volume è rarissimo a reperirsi completo della sua brossura editoriale che presenta, al piatto anteriore, titolo, autore ed una bella vignetta satirica a colori. Mentre le tavole dell’opera sono  stampate su carta forte di ottima qualità, il frontespizio, realizzato solo dopo che la stesura dell’opera era stata conclusa, da qua la differenza di titolo, venne stampato su una carta di media qualiltà. L’opera presenta l’introduzione del poeta francese, André Salmon (Parigi, 4 ottobre 1881 – Sanary-sur-Mer, 12 marzo 1969) fra i massimi difensori, insieme a Apollinaire e Raynal, della corrente artistica del cubismo. Manfredini fu fra i più celebri caricaturisti del XX° secolo. Collaboratore di alcune delle più importanti riviste italiani dell’inizio del XX° secolo come il “Duca Borso”, “Il Pasquino”, “Torino ridet”, “Conte Salomone”, la napoletana “Ma ch è?” (rivista dal gusto moderno ed europeo che riprendeva anche vignette dai due celebri giornali satirici “Simplicissimus” e la “Rire”), dopo pochi anni a Torino si trasferì a Parigi . Qui aprì una bottega che prese il nome di “Atelier Manfredini” specializzato in pubblicità, dessins, affiches, illustrations. L’attività ebbe da subito un grande successo e ben presto, divenne uno Senza titolo-26degli illustratori più richiesti di Parigi raggiungendo fama e ricchezza grazie alle sue vignette apparse su giornali quali Pages Folles, L’Intransigent, Le Matin, La baionette, Excelsior, Les son dit, Le Journal, Petit Parisien, Le Rire, Le Sourire, Pêle-Mêle e altri. Qui a Parigi dove frequentava il frizzante mondo letterario, si svolse quasi interamente la sua attività letteraria, anche se non mancò di inviare saltuariamente le sue caricatur e anche sui giornali italiani come ad esempio il “Duca Borso” giornale ideato da Umberto Tirelli che sicuramente ebbe grande influenza su Manfredini. A Parigi divenne anche amico di Amedeo Modigliani. I suoi disegni traggono la linfa dalla vita diurna e notturna dei bassifondi e delle zone più vive della capitali francese. L’opera qui presentata invece racconta la guerra come la visse l’autore, da volontario portaferiti arruolatosi già nel 1914. Ritornato dal fronte verso la fine del 1914 rimase profondamente colpito dalle scene di guerra che vide e decise di impegnarsi per rappresentare adeguatamente la brutalità e inutilità della guerra. Si hanno così una serie di disegni dove il sarcasmo e l’ironia non nascondono l’angoscia legata agli avvenimenti bellici, sempre però in chiave anti-tedesca. Prima edizione assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU. Buono-ottimo stato di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1748575.                                                                                                                                                   270 euro

(SATIRA POLITICA – PRIMA GUERRA MONDIALE – CARICATURISTI),

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Senza titolo-48Galantara Gabriele ed altri, 

Deutsche sballigrossen almanak,

 Roma, DeutscheSballigrossen Zeitung, s. data (ma 1916)

In oblungo (17,8×12 cm); 62, (2) pp. Brossura editoriale illustrata. Prima edizione di questo rarissimo supplemento satirico della celeberrima rivista “L’Asino”. Testo in italiano con numerosissime illustrazioni del celebre editore, cofondatore del giornale “L’Asino” (insieme Guido Poderecca), Gabriele Galantara che raggiunge in quest’opera una dei vertici della sua arte. Di profonde convinzioni socialiste. “Nel 1911 la guerra italo-turca fu la causa di un grave dissidio con Podrecca, che nel 1909 era stato eletto deputato nelle liste del PSI e si era schierato a favore dell’impresa coloniale, mentre Galantara espresse posizioni anticolonialiste. Il giornale riuscì a dare spazio a entrambe le posizioni, ma senza dubbio le grandi vignette a colori contro la guerra risultavano più efficaci degli articoli di Podrecca, che nel 1912 venne espulso dal Partito Socialista Italiano, assieme alSenza titolo-50 fondatoredell’Avanti! Leonida Bissolati e ad Ivanoe Bonomi. Gabriele Galantara, “Il grido di … domani: Abbasso la guerra!”, copertina de L’Asino del 9 agosto 1914, basata sul concetto: “questa è l’ultima guerra”. Nonostante l’intento della vignetta fosse pro-intervento, essa è divenuta nel tempo un’immagine pacifista ed antimilitarista. I contrasti tra i due furono in parte superati quando, alla v igilia della prima guerra mondiale, entrambi si ritrovarono d’accordo sulla linea interventista espressa da Bissolati. Il cambiamento di rotta di Galantara trovava una spiegazione nella simpatia che egli nutriva per la Francia democratica e nell’avversione nei confronti degli Imperi centrali, e in particolare dell’Austria, considerati i baluardi della reazione e del clericalismo. E perciò, pur avendo rotto con il Partito socialista, Galantara continuò a Senza titolo-51rivendicare la propria coerenza con i principî socialisti. Gabriele Galantara, copertina antiaustriaca de L’Asino del 6 giugno 1915. Diede il suo apporto alla causa interventista e alla propaganda di guerra con le caricature, divenute famose, di “Guglielmone” e di “Cecco Beppe” e predicando l’ostilità verso la “barbarie teutonica”. Le sue vignette vennero ripubblicate su altri giornali dei paesi dell’Intesa e furono esposte nel luglio 1916 alle “Leicester Galleries” di Londra, mentre altre vignette apparvero sul periodico parigino “L’Europe antiprussienne” e sul giornale di trincea “Signor sì”.”. Prima rarissima edizione di questo libro incentrato sulla satira delle posizioni e della propaganda tedesca durante il 1916. Buono stato di conservazione, molto raro.

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                                                                                                                                                                                              260 euro

(ANIMALISMO – ETOLOGIA – ETHOLOGY – DIRITTI ANIMALI – VEGETARIANESIMO),

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IMG_6063_clipped_rev_1Grandchamp Joseph Louis, Uccelli Gualberto, 

Saggio filosofico fino a qual punto i barbari trattamenti esercitati sopra gl’animali, interessino la morale pubblica, e se converrebbe fare delle leggi a loro riguardo? Di J. L. Grandchamp, Dottore graduato in Chirurgia, Membro della Società Medica di Parigi, Dell’antico Collegio R. di Chirurgia di Lione, Chirugo in Capite dello Spedale Generale della Città di Lione ec. ec. tradotto in lingua toscana da Gio. Gualberto Uccelli, 

Firenze, Nella Stamperia Gran-Ducale, 1815

In 8° (19×12,7 cm); (6), 3 – 110, (2 b.) pp. Bella legatura coeva in mezza pelle con fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Carta leggermente ed uniformemente brunita alle prime 20 pagine per la qualità della carta, ininfluente e assolutamente non fastidiosa e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione italiana, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo celebre trattato considerato fra i precursori degli studi etologici sul comportamento animale, scritto dal noto medico francese, Joseph Louis Grandchamp che membro di numerose prestigiose accademie, praticò l’arte medica a Lione. L’autore, partendo da un quesito posto dall’Istituto Nazionale di Francia durante il periodo rivoluzionario, riprende l’argomento su quale sia l’interesse pubblico in relazione ai maltrattamenti animali. DaIMG_6062_clipped_rev_1 medico e scienziato, come egli stesso precisa nell’introduzione dell’opera, dopo aver analizzato la parte fisiologica del mondo animale, Grandchamp arriva a studiare il comportamento animale, i sentimenti di questi ultimi ed anche i sentimenti che gli animali risvegliano in noi. L’autore arriva ad intuire anche importanti aspetti psicologici che sarebbero poi stati ripresi anche dalla moderna pedagogia e criminologia. Ad esempio a pagina 78 di quest’opera scrive “ … divenendo inumani verso gl’animali finiamo con l’esserlo contro gl’uomini, abbiamo trovato la vera cornice nella quale si deve fare entrare il quadro degl’effetti sopra i nostri simili di tutti i vizi opposti alle virtù sociali. … Sappiamo che gl’Animali sono sensibili. Maltrattandoli, noi non ignoriamo che gli rendiamo infelici. Assuefatti a non esercitare alcun’atto di benevolenza a loro riguardo, ne avremo noi di più per i nostri simili, che dall’idea che abbiamo di noi stessi, sappiamo essere egualmente sensibili? La sensibilità degl’uni, non ci arresterà di più di quella degl’altri. Al contrario avendo più estesi rapporti con l’uomo, avremo maggiori occasioni d’impiegare la malevolenza. … Dopo aver messi alla tortura con mille supplizi, di cui fa fremerne solamente l’idea gli animali di nostro uso, dopo averli sventrati, inchiodati, flagellati, spezzati vivi, qual barriera potrà arrestarci, quale morale potrà trattenerci nei confini di questa virtù, e quale sarà quella che potrà contenere i nostri desideri? Usare, allora, sarà per noi l’istesso che abusare.”. Se il pensiero di Grandchamp si inserisce perfettamente come prosecuzione delle idee illuministe già esposte da Condillac, Charles Bonnet, IMG_6065_clipped_rev_1Jean-Jaques Rousseau e Voltaire ne sviluppa il pensiero cercando di dare una base scientifica ad un pensiero morale. Sulla scorta di Jeremy Bentham, fondatore dell’utilitarismo moderno e primo filosofo a parlare esplicitamente di “diritti” che scrisse: “verrà il giorno in cui gli animali del creato acquisiranno quei diritti che non avrebbero potuto essere loro sottratti se non dalla mano della tirannia”, Grandchamp arriva a comprendere l’utilità sociale della condanna dei maltrattamenti animali ma anche ad intuire come il maltrattamento sugli animali sia un chiaro campanello d’allarme che una persona possa essere un rischio sociale. Fra i capitoli: Somiglianza dell’uomo con gl’Animali; Analogia con l’uomo; Prove e fatti Sensibilità fisica; La vista; L’udito; Odorato; Il gusto; Il Tatto; La Generazione; Sensibilità morale; Industria; Intelligenza e Industria; Coraggio, Forza, Obbedienza, e Tenerezza; Gli animali sono sensibili al Morale, Amore, Intelligenza, Costanza, Fedeltà; Attaccamento e riconoscenza; Attaccamento, Inquietudine e Riconoscenza; Cosa debba intendersi per trattamenti barbari; Dell’impiego degl’Animali a nostro vantaggio; Del loro impiego per la nutrizione degl’uomini; Fino a qual punto questi barbari trattamenti interessino la morale pubblica; Effetti sull’umanità o amore e rispetto per l’Uomo; Loro effetto sulla benevolenza e il desiderio di vedere il suo simile felice; Loro effetto sulla frugalità e sull’Industria; Loro effetti sull’onestà e sull’esecuzione dei poveri doveri; Loro effetti sull’ingenuità e sulla probità; Loro effetto sulla gratitudine; Loro effetti sopra le sensazioni in genere; Potrebbe convenire di emanare delle Leggi a ciò relative?; Delle Leggi conservatrici e Obbligatorie; ecc. Opera molto rara, prima ed unica edizione italiana. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CFIE\045713.                                                                                                                                                                      240 euro

(MEDICINA – ENDOCRINOLOGIA – ENDOCRINOLOGY),

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DSC_0211_clipped_rev_1Brunner Johann Konrad, 

Experimenta Nova circa Pancreas. Accedit diatribe de lympha & genuino pancreatis usu. Authore Joh. Conr. M. D.,

 Amstedolami, Apud Henr. Westtenium, 1683

 In 8° (15,4×9,6 cm); (16 compresa antiporta figurata), 168, (8) pp. e 4 c. di tav. Anatomiche delle quali 2 più volte ripiegate. Legatura ottocentesca in mezza-pelle chiara con tiolo, autore e filetti in oro al dorso. Piatti foderati da carta marmorizzata coeva. Qualche strofinatura e difetto. Due piccolo timbretti ottocenteschi al frontespizio che attestano come l’opera appartenesse alla collezione bolognese Magnanini e ceduto in quanto duplicato nel 1890. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine esterno alto del volume, spesso DSC_0210_clipped_rev_1praticamente invisibile e nel complesso ininfluente e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione di questo importantissimo testo della storia della medicina endocrinologica, scritto dal grande anatomista e fisiologo svizzero, celebre per i suoi studi sul pancreas ed il duodeno, Johann Konrad Brunner (Diessenhofen 16 January 1653 – Mannheim 2 October 1727). Prima rara edizione, tre soli esemplari censiti in ICCU, di questo studio dedicato all’anatomia e fisiologia del pancreas. L’autore fu tra i primi ad avvicinarsi alla scoperta del diabete portando avanti esperimenti pionieristici sulle secrezioni pancratiche. Nei suoi esperimenti venne aiutato da un altro celebre medico svizzero, Johann Konrad Peyer che fu il primo a descrivere i follicoli linfoidi nel piccolo intestino nel 1677 e non a caso questo scritto contiene al suo interno anche una parte della corrispondenza fra Preyer e Brunner. L’autore studiò medicina a Schaffhausen, Strasbourgo, Amsterdam, Londra e Parigi. In particolare nei primi anni di formazione fu allievo di Johann  Jakob Wepfer DSC_0212_clipped_rev_1(1620-1695) che fra l’altro era anche il suo padrino. Conseguito il dottorato in medicina nel 1672 a Strasburgio. Dal 1686 ricoprì la prestigiosa cattedra di anatomia e fisiologia di Heidelberg. Nel 1716, Brunner venne nominato medico personale dell’Elettore del Palatinato, Carlo Filippo III. Nella sua vita ottenne numerossimi riconoscimenti e venne nominato anche cavaliere con il titolo di “Brunn von Hammerstein”. Prima rarissima edizione di un testo di grande importanza per la storia dell’endocrinologia e del diabete. First edition, a good copy. Rif. Bibl.: Foster, Lectures on the history of physiology, 162164. Wellcome II-258. Norman N° 362. Waller 1566.                                                                                                                                             1.200 euro

(LETTERATURA ITALIANA – PRIME EDIZIONI – ALFIERI),

IMG_6222_clipped_rev_1 IMG_6223_clipped_rev_1IMG_6220_clipped_rev_1Alfieri Vittorio,

 Il Misogallo prose, e rime di Vittorio Alfieri da Asti, 

Londra (ma Firenze), S. stampatore, 1799

In 8° (19×13,7 cm); (8), 184 pp. e una c. di tav. La tavola fuori testo, solitamente in antiporta, nel nostro esemplare, come in altre copie, è posta dopo la sesta pagina non numerata. La tavola è un’allegoria antifrancese e raffigura un pollaio con galli e galline che si azzuffano, mentre un gufo appollaiato sopra un albero, suona un olifante da cui esce il motto “Ils s’organisent”. Legatura coeva in cartoncino rigido con dorso anticamente rinforzato con carta marmorizzata. Piatti foderati con carta marmorizzata. Qualche lieve e piccolissima macchiolina al frontespizio, una macchiolina leggerissima alle pagine 94 e 95. 15 pagine con leggerissima ed uniforme brunitura e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione di questa celebre opera del grande poeta, drammaturgo, scrittore e autore teatrale, il conte Vittorio Amedeo Alfieri (Asti, 16 gennaio 1749 – Firenze, 8 ottobre 1803). Questa prima edizione è da non confondersi con le numerose contraffazioni, simili ed edite lo stesso anno. Come indicato dal Bustico e comeIMG_6219_clipped_rev_1 presente nel nostro esemplare alle ultime due pagine, le righe devono essere rispettivamente 35 e 32 nell’originale, contro le 38 e 28 della contraffazione lucchese. L’originale è caratterizzato, anche, da numerose altre diversità tipografiche rispetto alle contraffazioni, come ad esempio a pag. 172 la nota 76 deve essere completa nell’originale ed è invece, parzialmente sostituita da puntini nelle contraffazioni. Alfieri, precursore delle idee romantiche, ebbe una vita intensa ed avventurosa. Personalità dagli innumerevoli interessi e dalla personalità tormentata, compose la maggior parte delle sue opere in un breve lasso della sua vita. Il Misogallo, è una delle sue opere più famose. Composto di prose (sia discorsive sia in forma di dialogo tra personaggi), sonetti, epigrammi ed u n’ode è un’opera estremamente innovativa. I componimenti di chiara ispirazioni antirivoluzionaria, furono composti da Alfieri tra l’insurrezione di Parigi nel luglio 1789 e l’occupazione francese di Roma nel febbraio 1798. La feroce satira rivolta verso la Francia e la Rivoluzione, rappresenta una violenta invettiva contro il sistema politico europeo e le tirannie che per Alfieri, sembrano essere connaturate nella stessa mentalità dei cittadini del vecchio continente. Per Alfieri, l’unico paese che potrà essere realmente libero è l’Italia che seppur ora sotto il giogo nemico, assumerà a IMG_6224_clipped_rev_1paese guida degli ideali libertari. Se da una parte Alfieri può apparire come un reazionario controrivoluzionario è indubbio che la sua non è una critica ai concetti di nobiltà e libertà ma agli aspetti negativi che egli vedeva nell’evoluzione del sistema rivoluzionario francese, quasi anticipando i futuri sviluppi imperiali. Lo stesso Alfieri nella sua Vita di V. Alfieri, Epoca quarta, 1795, capitolo XXIV, scrive a proposito del Misogallo “Io aveva riposto la mia vendetta e quella della mia Italia; e porto tuttavia ferma speranza, che quel libricciuolo col tempo gioverà all’Italia, e nuocerà alla Francia non poco”. Prima edizione. Rif. Bibl.: M. Palaez, Intorno alla prima edizione del Misogallo di V. Alfieri, in Giornale Storico d. Letter. Italiana, XXIX, 1897, pp. 215-216; Mario Fubini in Diz. Bompiani d. Opere, IV, 758-759; Bustico n. 321; Fava n. 430; Parenti, Luoghi falsi, p. 126.                                                                                                                                             210 euro

(CLASSICI GRECI LATINI – VOLGARIZZAMENTI – PRIME EDIZIONI),

89Pindemonte Ippolito, Girolamo Pompei, 

Volgarizzamenti dal latino e dal greco del marchese Ippolito Pindemonte cavaliere di Malta e di Girolamo Pompei gentiluomini veronesi, 

Verona, per gli eredi di Marco Moroni, 1781.

 In 8° (23×16 cm); 158, (2 b.) pp. Legatura coeva in cartoncino molle con piatti foderati da bella carta coeva. Qualche strofinatura. All’interno qualche livissima traccia di polvere e brunitura in poche pagine e nel complesso, esemplare da amplissimi margini ed in buone condizioni di conservazione. Prima edizione non comune di questi volgarizzamenti del grande poeta, letterato e traduttore veronese, Ippolito Pindemonte (Verona, 13 90novembre 1753 – Verona, 18 novembre 1828) che si avvale, in queste traduzioni, anche della collaborazione del noto poeta, drammaturgo e traduttore veronese, Girolamo Pompei (Verona, 18 aprile 1731 – Verona, 4 febbraio 1788). L’opera, dedicata al celebre grecista Richard Francois Philippe Brunck, grande amico di Girolamo Pompei, contiene i volgarizzamenti dal latino e dal greco (con testo italiano sopra e la lingua originale sotto) delle opere “Le nozze di Peleo e Teti”, “l’Epitalamio”, “Venere, le avventure di Ero e Leandro”, “l’Inno di Cleante”, “Eroidi d’Ovidio”. Pindemonte, considerato fra i più importanti autori preromantici italiani fu grande amico di Foscolo che gli dedicò “I Sepolcri”. La sua traduzione dell’Odissea fu accolta con grande favore per la sua correttezza e pulizia e venne ristampata 91numerose volte nel corso di tutto l’ottocento. Anche il grande Brunck apprezzò l’opera e la dedica a lui fatta, tanto che nell’edizione della propria opera “Gnomici poetae graeci”, pubblicata a Strarsburgo nel 1784 e dedicata a “A Monsieur Le Chevalier Ippolito Pindemonte de la parte de M. Brunck”, inserì l’inno di Cleante a Giove con tre traduzioni: latina, italiana e francese rispettivamente scritte da Duporzio, Pompei e Boungainville. Rif. Bib.: Catalogo dei libri italiani dell’Ottocento (1801-1900), vol. IV, Milano 1997; ICCU, IT\ICCU\VIAE\007867; Natalino Sapegno (cur.), Storia della letteratura Italiana. Il Settecento, vol. IV, Milano 1968.                                                                                                                                                                         700 euro

(MEDICINA – FARMACOLOGIA – ERBORISTERIA – CAFFE’ – BOTANICA – FARMACIA),

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DSC_0332_clipped_rev_1 (2)Alpini Preospero,

 Medicina Aegyptiorum accessit huic editioni ejusdem Auctoris Liber de Balsamo utet Jacobi Bontii, Medicina Indorum Editio Nova.Unito a: De Rhapontico disputatio in Gymnasio Patavino Habita. In quaRhapontici planta … quam hactenus nulli viderunt, medicinae studiosis nunc ob oculos ponitur, ipsiusque cognitio accuratius, atque proponitur ad Perilustrem, Ex Excellentissimum D. D. Benedictum Sylvaticum Patavinum, & in patrio Gymnasio Medic. Pract. Professorem.

Lugduni Batavaorum, Conrn. Boutestein, Ex Officina Boutesteiniana, 1718.

In 4° (19,5×15 cm); due tomi in un volume: (24), 325, (43), (4), 44, (4), 109, (3) pp. e 6 c. di tav. fuori testo e 25, (1)DSC_0331_clipped_rev_1 pp. e una c. di tav. fuori testo più volte ripiegata. Magnifiche le tavole mediche. Bella legatura coeva in piena pelle scura con dorso a 5 nervi e titolo impresso in oro su fascetta ai tasselli, abile restauro al dorso. Piatti con bella cornice a secco con fregi. Tagli spruzzati in rosso. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Nell’opera con frontespzio proprio: Prosepro Alpini de Balsamo Dialogus In quo verissima Balsami Plantae, Opobalsami, Carpobalsami, & Xylobalsami cognito, plerisque antiquorum atque juniorem Medicorum occulta, nunc elucescit. Prima rarissima edizione, nella versione stampata da Boutesteyn Cornelis weduwe & Boutesteyn Pieter, di questa celeberrima raccolta di scritti del grande medico, botanico e scienziato vicentino originario di Marostica, Prospero Alpini. Botestein pubblicò una prima volta la celeberrima opera di Alpini nel 1718. Nello stesso anno pubblicò anche la “De Rhapontico disputatio” che risulta ancor più rara dell’altra opera, DSC_0335_clipped_rev_1tanto che nessun esemplare è censito in ICCU. L’anno dopo, nel 1719 ripubblicò le opere in un unico volume. Alpini “Nato a Marostica, nella Repubblica di Venezia, in gioventù servì le armi nell’esercito milanese, ma nel 1574 decise di studiare medicina all’Università di Padova, dove si laureò nel 1578. Iniziò la professione di medico a Camposampiero, un piccolo paese del territorio padovano, ma dopo poco tempo, nel 1580, il patrizio veneto Giorgio Emo, nominato console a Il Cairo in Egitto dalla Repubblica Veneta, lo volle con sé come medico personale: in questo modo poté dedicarsi allo studio della botanica, suo interesse scientifico prevalente. Trascorse circa tre anni in questo paese, fino al 1584, e, dalle pratiche di coltivazione della Palma da dattero, Alpini dedusse il concetto di differenza sessuale nelle piante, che in seguito fu adottato come fondamento daDSC_0336_clipped_rev_1l sistema di classificazione scientifica di Linneo. Egli comprese che “le palme da dattero femminili non portavano il frutto a meno che non ci fosse un mescolamento tra i rami maschili e femminili o, come generalmente avviene, a meno che la polverina prodotta dai fiori maschili non fosse cosparsa sui fiori femminili”. Nel 1584 tornò a Venezia e in seguito, risiedette per qualche tempo a Genova come medico di Andrea Doria. Nel 1590 tornò di nuovo a Venezia e nel 1593 ottenne la cattedra di lettura dei semplici all’Università di Padova. Dal 1603 fu nominato prefetto dell’orto botanico e titolare anche della cattedra di ostensione dei semplici (l’odierna farmacologia). … Nel De Medicina Egyptiorum (Venezia, 1591) sono contenute le prime considerazioni sulla pianta del caffè pubblicate in Europa.”. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima edizione. Rif. Bibl.: Rappaport n. 15-80.

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                                                                                                                                                                                            850 euro

(GASTRONOMIA – CULINARIA – MAREMMA – VENATORIA – CACCIA – CACCIAGIONE – PRIME EDIZIONI),

dsc_0748_clipped_rev_1Guinigi Selvatico (ma Luigi Ugolini),

Come si cuoce la selvaggina, guida mistico-pratica per il cacciatore buongustaio Selvatico Guinigi,

 (Firenze), Manuali Diana, Editoriale Olimpia, 1940

In 8° (17×12,5 cm); 86, (5) pp. Brossura editoriale con sopraccoperta protettiva in carta pergamena trasparente. Prima assai rara edizione, quattro soli esemplari censiti in ICCU, ancor più rara a trovarsi in queste perfette condizioni di conservazione, di questo importante manuale di gastronomia dedicato ai cacciatori ed al modo di cucinare la selvaggina opera del celebre giornalista, scrittore e pittore fiorentino, Luigi Ugolini. Varie illustrazioni nel testo. L’autore, le cui opere furono tradotte nelle principali lingue europee, fu anche un noto ornitologo e gastronomo. Autore di numerose biografie romanzate di diversi celebri italiani fu anche studioso di storia e costumi toscani. Di nobili origini, Ugolini lasciò la carriera di avvocato per dedicarsi alla sua carriera letteraria che lo portò ad essere una delle figure principali del panorama dsc_0607_clipped_rev_1letterario del novecento italiano. Amico di Papini fu tra i principali autori legati all’esperienza della Nuova Antologia. Fu autore anche di diverse storie di successo sulla caccia solitamente ambientate nell’amata toscana. Figura estremamente forte e coerente fu una delle voci più attive dell’antifascismo prebellico tanto che i suoi articoli coraggiosi lo portarono ad essere arrestato dalla polizia fascista il 27 aprile 1940. Fu processato e condannato dal Tribunale Speciale a due anni di reclusione come prigioniero politico. Molti dei racconti di Ugolini sono ancora raccontati in piccole località della Maremma. Quest’opera è rarissima in quanto data alle stampe nel mese di aprile del 1940 venne edita il 5 marzo del 1940 quando l’autore già era stato incarcerato e le copie, nonostante l’argomento non fosse politico, vennero presto ritirate. In essa dsc_0606_clipped_rev_1l’autore descrive varie ricette per la preparazione della selvaggina come i tordi con le olive, storni alla cacciatora, quaglie arrosto, quaglie con piselli, quaglie alla parigina, starne al madera, pasticcio di starna, perniciotti coi cavoli, fagiano alla Lucullus, Beccaccia alla fiorentina, salmì di beccaccia, beccacce sott’olio, oca all’ungherese, oca all’arancio, maccheroni con le alzavole, alzavola in umido, beccaccini al piatto d’argento, beccaccini in terrina, beccaccini alla cacciatora, beccaccini alla diavola, voltolini alla maremmana, pivieri del sol Cesare, Pappardelle sulla lepre alla toscana, coniglio selvatico all’oglio, spalla di capriolo in casseruola, lombata di capriolo fra due fuochi, spalla di daino alla Magiara, coscio di cervo lardellato, scaloppine di cervo alla finanziera, cinghiale dolce e forte, cinghiale fra due fuochi, coratella di cinghiale, testa di cinghiale al forno, storni col ginepro, frosoni lessi, colombacci alla Sabina, folaghe alla lucchese, folaghe alla buttera, animine alla pisana, pavoncelle al tegame e numerose altre. Rarità bibliografica in perfette condizioni di conservazione ad interesse gastronomico.                                                                                                                  200 euro

(NEVE – CHIMICA – FISICA – MINERALOGIA – MACERATA – CORINALDO),

Spadoni Paolo, 

Sperienze ed osservazioni fisico-chimiche, Sopra i corpi eterogenei finora inosservati, che suol contenere la neve, e sui loro principali effetti del dottor Paolo Spadoni, Professore di Botanica e Agricoltura nel Regio Liceo del Musone in Macerata, Reggente del medesimo, e Socio di molte illustri Accademie, 

Macerata, Presso Bartolomeo Capitani, 1809. 

In 8° (22,4×14,5 cm); (2), IV, 73, (3) pp. Bella legatura coeva editoriale in cartoncino molle. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ad ampi margini, a fogli chiusi e ancora in barbe. Prima ed unica rara edizione di questo importante studio fisico-chimico con riferimenti mineralogici, scritta dal celebre professore di zoologia e mineralogia, poi di botanica e storia naturale all’Università di Macerata, Socio corrispondente dell’Accademia Patavina, nato a Corinaldo (AN) e morto a Macerata, Paolo Spadoni (1764-1819). L’opera ripercorre gli esperimenti e le osservazioni eseguite dallo Spadoni ispirate da alcuni esperimenti effettuati insieme a Lazzaro Spallazani, sulla neve. Racconta infatti Spadoni “Accadde però che recato essendomi sul finire delle autunnali vacanze a Pavia, l’immortale Spallanzani volle, che intraprendessi colla sua direzione una lunga serie di fisiologici esperimenti, per i quali il fui costretto di maneggiar tutto giorno, e durante sette mesi, il ghiaccio, o la neve. In così fatta circostanza …”. In questo lavoro egli riporta le osservazioni sulla neve registrate da lui in varie località italiane tra il 1788 e il 1807. Spadoni notò come dopo la fusione la neve a volte presentava residui di vari colori, alcuni di un nero profondo. Nella seconda parte isolati i residui solidi li analizza arrivando a concludere che questi possano essere in parte tracce residue di inquinamento derivato dalle attività umane e in parte la polveri di meteoriti che contaminano la neve nel suo processo di formazione. L’autore a Corinaldo creò il primo nucleo del giardino che poi sarà della villa Cesarini. Fu in contatto con i maggiori botanici e naturalisti del suo tempo. Personalità eclettica e di grande cultura scrisse di mineralogia, fisica, chimica, storia naturale, paleontologia oltre a creare una enorme collezione privata di reperti fossili e mineralogici. Rara opera in ottime condizioni. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione, ancora a fogli chiusi ed in barbe.                                                                                                                                                       400 euro

(TEORIA DELLA RELATIVITA’ – FISICA TEORICA – PRIME EDIZIONI – EINSTEIN),

Senza titolo-61Einstein Albert,

Sulla teoria speciale e generale della relatività (Volgarizzazione), Traduzione dal tedesco di G. L. Calisse, Prefazione del Prof. T. Levi-Civita.

 Bologna, Nicola Zanichelli Editore, (30 settembre 1921) colophon,

In 4° piccolo (24×15,3 cm); X, (2), 125, (3) pp. Brossura editoriale con e autore impressi in nero al piatto anteriore ed al dorso. Tre piccole macchioline al margine esterno bianco del frontespizio e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana (una seconda uscì lo stesso anno, quindici giorni dopo questa prima edizione, sempre da Zanichelli con l’aggiunta di due pagine pubblicitarie in fondo al volume) che di per se non è rara ma che è però difficilissima da reperirsi completa della sua brossura originale (piatti e dorso) ed in queste ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. L’opera venne pubblicata come numero 27 della collana “Attualità Scientifiche” della Zanichelli sull’onda dell’enorme successo che le teorie di Einstein avevano iniziato ad avere all’interno del mondo scientifico, specialmente dopo che durante l’eclisse del 1919 si era potuta appurare la conferma sperimentale di alcune previsioni della relatività generale. “Il presente libriccino vuole offrire una cognizione possibilmente esatta della teoria della Relatività a coloro i quali, pur senza possedere l’apparato matematico della fisica teoretica, s’interessano della teoria sotto l’aspetto generale scientifico e filosofico. La sua lettura presuppone una certa maturità di cultura e, malgrado la sua brevità, non poca pazienza e forza di volontà nel lettore. L’autore si è dato la massima cura di esporre i concetti fondamentali con la maggiore possibile semplicità e chiarezza, con quell’ordine e nesso, col quale effettivamente si sono formati.” (dalla Prefazione di Albert Einstein). Il volume siSenza titolo-62 avvale della traduzione dell’ingegnere Giuseppe Luigi Calisse, vede anche una prefazione del noto matematico e professore universitario di meccanica razionale, padovano di nascita, Tullio Levi-Civita. Dall’indice: Parte Prima. Sulla teoria speciale della relatività. 1. Contenuto fisico dei teoremi geometrici; 2. Sistema di coordinate; 3. Spazio e tempo nella meccanica classica; 4. Sistema di coordinate galileiane; 5. Il Principio di relatività (in senso ristretto); 6. Teorema della somma delle velocità secondo la meccanica classica; 7. Apparente incompatibilità della legge di propagazione della luce col Principio di relatività; 8. Sul concetto di tempo nella fisica; 9. Relatività della contemporaneità; 10. Relatività della nozione di distanza spaziale; 11. Trasformazione di Lorentz; 12. Come si comportano regoli ed orologi in movimento; 13. Addizione della velocità. Esperimento di Fizeau; 14. Valore euristico della teoria della relatività; 15. Risultati generali della teoria; 16. La teoria speciale della relatività e l’esperienza; 17. Spazio a quattro dimensioni secondo Minkowski. Parte Seconda. Sulla teoria generale della relatività. 18. Principio di relatività speciale e generale; 19. Campo di gravitazione; 20. L’uguaglianza delle masse inerte e ponderale quale argomento a favore del postulato generale di relatività; 21. Come e perché i fondamenti della meccanica classica e della teoria speciale della relatività non sono soddisfacenti; 22. Alcune conseguenze del Principio generale di relatività; 23. Come si comportano gli orologi e le aste metriche su di un sistema rotante; 24. Continuo euclideo e non – euclideo; 25. Coordinate di Gauss; 26. Il continuo spazio – temporale della teoria speciale della relatività come continuo euclideo; 27. Il continuo spazio – temporale della teoria generale della relatività non è euclideo; 28. Espressione esatta del Principio generale di relatività; 29. Soluzione del problema della gravitazione in base al principio generale di relatività. Parte Terza. Considerazioni circa l’universo riguardato come un “Tutto”. 30. Difficoltà cosmologiche della teoria di Newton; 31. Possibilità di un mondo finito e pure non limitato; 32. Struttura dello spazio secondo la teoria generale della relatività; 33. Conferma della teoria generale della relatività mediante l’esperienza. 1. Moto perielico di Mercurio; 2. Deflessione della luce nel campo di gravitazione; 3. Spostamento delle linee spettrali. Appendice. Deduzione elementare della trasformazione di Lorentz (Supplemento al § 11); Universo a quattro dimensioni secondo Minkowski. Raro in queste ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0062628.                                                                                                        190 euro

(TEORIA DELLA RELATIVITA’ – FISICA TEORICA – PRIME EDIZIONI – EINSTEIN),

Senza titolo-64Einstein Albert,

Senza titolo-63Les fondements de la théorie de la relativité générale. Théorie unitaire de la gravitation et de l’électricité sur la structure cosmologique de l’espace. Traduit de l’allemande par Maurice Solovine,

Paris, Hermann et Cie Editeurs, 1933

In 4° piccolo; 109, (3) pp. e una c. di tav. in antiporta con ritratto fotografico di Einstein. Brossura editoriale conservata ed in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione francese, assai rara a reperirsi con la sua brossura editoriale con titolo in rosso e nero al piatto anteriore, di questi tre scritti di Alber t Einstein che rappresentano alcuni dei suoi lavori principali. Le tre opere sono tradotte dal celebre filosofo, fisico e matematico rumeno, ma parigino d’adozione, Maurice Solovine (21 May 1875 in Ia?i – 13 February 1958 in Paris) che fu amico carissimo di Einstein. Il primo scritto che appare in questo volume fu pubblicato da Einstein Senza titolo-65nell’Annalen der Physik nel 1916. Il secondo, scritto con la collaborazione di AW Mayer, fu presentato all’Accademia delle Scienze di Berlino nel 1931. La terza opera, scritta appositamente da Einstein per questa pubblicazione, fu tradotto da Solovine, direttamente dal manoscritto scritto da Einstein che ne terminò la stesura nel settembre del 1932. L’opera non è rarissima ma è molto rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale. Il nostro esemplare si presenta anche in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Complete with the “couverture originale”, often missing.                                                                                                               180 euro

(CARICATURISTI CARICATURE SATIRA POLITICA SOCIETA’ NAPOLI),

DSC_0966_clipped_rev_1DSC_0970_clipped_rev_1      DSC_0969_clipped_rev_1

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DSC_0976_clipped_rev_1    DSC_0974_clipped_rev_1

DSC_0964_clipped_rev_1Solatium (Buonsolazzi Mario), Solatium ANNO VI° 1884-85, segue Solatium anno VII. 70 tavole, 

S.luogo, S. Stampatore, S. data (ma 1884-1885).

In oblungo (35×24,5 cm); 70 c. di tav. Legatura coeva in piena tela rossa con grande scritta “Solatium” impressa in oro al piatto anteriore. Qualche macchiolina ai piatti e traccia di sporco. Una piccola mancanza all’angolo basso bianco di una tavola, ininfluente. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. In numerose tavole è presente, chiosato da mano coeva in matita, il nome del personaggio ritratto. Importante raccolta di caricature di personaggi politici, letterati, imprenditori e militari per lo più campani, descritti dalla matita del celebre caricaturista italiano Mario Buonsolazzi (1859 – 1933). Buonsolazzi collaborò con alcune delle più importanti riviste satiriche dell’epoca come il “”Don Chisciotte” settimanale napoletano fondato da Vincenzo Di Napoli-Vita, con il “Mastro Rafaele”, il “Caporal Terribile” dove le sue caricature affiancano per anni quelle di Melchiorre Delfico o il “Monsignor Perrelli” diretto da DSC_0965_clipped_rev_1Leonardo Fontana. In particolare il “Don Chisciotte”, in ogni numero, dedica 4 pagine centrali alle sue caricature. Questa presentata, che contiene oltre a due frontespizi, 68 magnifiche caricature a colori, è una delle raccolte più corpose di tavole caricaturali di Solatium (a parte una tavola che ritrae Olga Ossani opera di Enrico Lionne, pseudonimo di Enrico della Leonessa, Napoli 1865 – 1921, collaboratore del “Capitan Fracassa” e “Don Chisciotte”). I personaggi appartenenti alla nobiltà presentano a fianco della figura anche lo stemma di famiglia. Alcune tavole sono accompagnate da un sottotitolo ironico. Fra i ritratti: Ermete Novelli, Grimaldi, Colonna, Nardò, Chiaia, Cotteau, Duca di Bruzzano, Pignatelli, Viterbo, Pavoncelli, Fedrigo Pignatelli, Alfonso Ruffo Scoletta, Mazzacorati, Belardi, Spinosa ecc. ecc. Molto raro.                                                                                                                                                                                       1.800 euro

(LETTERATURA ITALIANA – PRIME EDIZIONI – AUTOGRAFI – SVEZIA – NORVEGIA – SCANDINAVIA – LAPPONIA),

Fiumi Lionello, 

La bottiglia sotto il sole di mezzanotte, 

Milano, Casa Editrice Ceschina, 1965. 

21,5×15,5 cm; 109, (3) pp. Brossura editoriale illustrata con foto di due lapponi intorno ad un fuoco (minimo strappetto restaurato senza perdita di carta al dorso e insignifcante piccola strofinatura nell’angolo interno basso ma in ottime condizioni). All’interno in perfette condizioni di conservazione. Firma autografa del grande letterato originario di Rovereto ma veronese d’adozione, Lionello Fiumi. PRIMA ASSAI RARA edizione di questo scritto nel quale Fiumi riporta le sue impressioni durante un viaggio in Svezia, Norvegia e lungo la penisola Scandinava fino alla Lapponia (Sapmi in lingua sami). L’opera è assai rara e citata nel Gambetti-Vezzosi, “Rarità Bibliografiche del Novecento Italiano, Bonnard, 2007, pag. 342. Non comune. Prima edizione.                                                                                                                                                                                                                       150 euro

(EXPRESSIONISMUS – DADAISMUS – ESPRESSIONISMO – DADAISMO – PRIME EDIZIONI),

Wenden Henry, 

Mahatma, Indischer Kriminalroman, 

Berlin, Concordia Deutsche Werlag-Instalt, S. data (1914). 

In 8°; 284, (4) pp. Brossura editoriale. Qualche strappetto e segno del tempo alla brossura, all’interno, in barbe ed in buone condizioni di conservazione. Prima edizione di questo romanzo giallo di ambientazione indiana. La copertina presenta la bellissima illustrazione realizzata dal celebre artista e poeta di origini ebraiche, John Höxter (geboren 2. Januar 1884 in Hannover; gestorben 15. November 1938 in Berlin quando si suicido in seguito ai pogrom nazisti) fra i massimi esponenti dell’Espressionismo e Dadaismo tedesco. Il volume è particolarmente raro in quanto, come tutte le opere di Hoxter, vennero boicottate e distrutte dal regime nazista, tanto che reperire esemplari della prima edizione con la brossura originale, è molto raro.

(MODENA – STAMPATORI – EDITORI – STORIA DELL’EDITORIA),

Formiggini Angelo Fortunato,

Prefazione editoriale al “Chi è?”. Catalogo editoriale delle edizioni

Formiggini, Modena, G. Ferraguti & C., 1928.

In 8° (19,4×12,3 cm); 9, (19) pp. Brossura editoriale. Esemplare inviato all’amico Umberto Tirelli. Bel ritratto fotografico di Formiggini alla prima carta bianca. L’opera contiene il catalogo editoriale dei “Classici del Ridere” (con immagine dei Les Contes drolitiques di Onorato di Balzac), dei “Profili” (con immagine del Profil di Emanuele Filiberto scritto da Pietro Silva), delle “Medaglie” (con immagine del Trilussa di Silvio d’Amico), le “Lettere d’Amore” (con le Lettere di Giulia Lespinasse), “Le Apologie”, le “Polemiche” (con immagine dello scritto di Mussolini Battaglie giornalistiche), la collana “Poeti italiani del XX secolo” (con immagine dell’opera di Antonio Sbriscia Il volo del Falco). Anche un elenco di pubblicazioni varie, de “L’Italia che scrive”. Alla fine del volume Formiggini informa anche della prossima pubblicazione di un “poderoso repertorio della cultura contemporanea” dal titolo “Enciclopedia delle Enciclopedie” (opera che edita partire dal 1930 vide l’uscita di soli poche sezioni). Il volumetto contiene nella prima parte lo scritto di Formiggini “Prefazione editoriale al Chi è?” nel quale il celebre editore modenese Angelo Fortunato Formiggini (Collegara di Modena, 21 giugno 1878 – Modena, 29 novembre 1938) scrive “Carissimo lettore, ti voglio raccontare una cosa in gran segreto: Tu non farne parola con nessuno perché c’entra una bella signora e bisogna andarci piao. E’ una signora che io non ho mai veduta e ho detto “bella” per cortesia e per cavalleresca intuizione: mi risulta che era molto elegante. E lo sarà certo ancora. Il fatto avvenne nel 1921. Nel verde aprile di quell’anno io aprii nel cuore di Roma …”. Opera molto rara ed in buone condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                                                   150 euro

(ARTE DEL VETRO – VERRERIE – CECOSLOVACCHIA – MODA),

IMG_6052_clipped_rev_1  IMG_6053_clipped_rev_1IMG_6054_clipped_rev_1IMG_6055_clipped_rev_1

IMG_6050_clipped_rev_1AA. VV., 

La verrerie moderne en Tchécoslovaquie, 

Prague, Editeur Milka Hipmanova, S. data (1930 circa)IMG_6051_clipped_rev_1

In 2° (30×23 cm); (4), 30, (4) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero su fascetta di carta applicata al piatto anteriore. Prima ed unica rara edizione di questo importante scritto dedicata all’arte vetraria della Cecoslovacchia. Il volume, corredato da un’importante apparato fotografica che mostra non solo esempi di oggetti in vetro, ma anche strutture industriali, macchinari e anche esempi di produzione vetraria casalinga, raccoglie due articoli di J.Cadik e V.Ctyroky. I vetri ritratti nelle foto sono opera di alcuni dei grandi artisti del vetro cecoslovacco degli anni 20-30 come Emile Sprachta, A.Metelák, F.Kysela, J.Horejc e rappresentano esempi di varie scuole ceche di produzione come Zelezny Brod. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di rara opera.                                                                                             150 euro

(RUSSIA – STORIA LOCALE – PIETRO IL GRANDE – ROMANOV),

dsc_0837_clipped_rev_1Perry Jean [d. i. John], 

Etat present de la Grande Russie. Contenant une Relation de ce que S. M. Czarienne a fait de plus remarquable dans ses Etats; & une … Description de la Religion, des Moeurs &c. tant des Russiens, que des Tartares, & autres Peuples voisins. Par le Capitaine Jean Perry, Traduit de l’Anglois,

A La Haye, Chez Henry Dusauzet, 1717

In 8° (16×9,5 cm); (2 b.), (10), 271, (13) pp. e 2 c. di tav. fuori testo una in antiporta con due nobili che sullo sfondo di una battaglia sorreggono un bel ritratto di “Petrus Alexewitz Czar et Magnus Dux Moscoviae” e una grande carta più volte ripiegata della Russia. Bella legatura coeva in piena pelle con dorso a 5 nervi e titolo e ricchi fregi ai tasselli. Qualche strofinatura e spellatura. Tagli spruzzati in rosso. Zigrinatura in oro al taglio dei piatti. Un piccolo strappetto al margine interno della grande carta della Russia realizzata dal cartografo Hermann Moll, senza perdita di carta ed ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione francese, uscita un anno dopo la prima inglese, di questa relazione della Russia del celebre ingegnere e viaggiatore inglese John Perry (1670-1732). Specializzato in ingegneria navale visse varie avventure a bordo delle navi inglesi avendo spesso a che fare con i corsari francesi. Durante uno scontro con un corsaro perse l’utilizzo del braccio destro. In seguito addsc_0836_clipped_rev_1 un altro scontro con una nave corsara andò sotto processo in Inghilterra, insieme al comandante della nave inglese, in seguito alla cattura del veliero da parte dei francesi. Dalla testimonianza di Perry che pubblicò un libello su questi fatti, il comandante della nave fuggì ad attacco in corso lasciando lui e l’equipaggio alla mercè dei corsari. Nel 1698 venne liberato dal carcere in seguito ad espressa richiesta dello Zar Pietro che aveva individuato in Perry l’esperto ingegnere navale ed idrauliche di cui necessitavano i suoi cantieri pietroburghesi. Il suo primo impiego fu riferire allo Zar sulla possibilità di stabilire un canale tra il fiume Volga ed il Don. L’opera fu iniziata nel 1700, ma i progressi compiuti erano lenti, a causa dell’incapacità dei lavoratori, il ritardo nella fornitura dei materiali e l’opposizione della nobiltà. Perry fra l’altro si era risentito con lo Zar per il ritardo nel pagamento del suo stipendio. Nel settembre 1701 Perry che nel frattempo aveva ricevuto il titolo di “Controllore supremo delle opere marittime russe” venne convocato a Mosca dove gli fu presentato l’ordine di stabilire sulla riva destra del fiume Voronej un nuovo bacino artificiale. Nel 1711, dopo i ritardi dovuti alla guerra contro i Turchi, gli viene ordinata la creazione di un canale tra San Pietroburgo e il Volga ma il fatto che lo Zar continua a non riconoscere il suo stipendio, Perry inizia ad arrabbiarsi tanto che andando oltre ad una saggia protesta si espone direttamente con lo Zar scatenando un litigio furibondo con quest’ultimo. Avendo paura per la sua vita si pone sotto la protezione dell’ambasciatore inglese, il signor Whitworth, e torna in Inghilterra sul finire del 1712. Nel corso del suo servizio di quattordici anni “in Russia, ho solo ricevuto un dsc_0838_clipped_rev_1anno di stipendio” scrive Perry nel suo celebre scritto sulla Russia. Nel 1716 pubblicò questo interessantissima descrizione della Russia e delle condizioni di lavoro in questo paese. L’opera è basilare per la comprensione non solo degli usi e costumi russi degli inizi del settecento ma anche per avere una chiara visione dei costi e del processo di modernizzazione della Russia di Pietro il Grande. “This ingenious officer and mechanic was engaged by the Russian Ambassador, at a salary of 300 pounds a year, to superintend in paticular a communication then making between the Volga and the Don. In an introduction to his work Perry gives an account of the many disappointments he experienced during fourteen years of residence in Russia, which he was finally forced to quit without receiving his expected renumeration. Of the country itself, and of the various plans of the Czar for its improvement, a pleasing account is given” (Cox). Prima rara edizione francese in buone-ottime condizioni di conservazione. A good copy. First french edition. Non comune.                              400 euro

(GIOCHI – ARALDICA – GIOCHI DI CARTE NAPOLI),

 IMG_1751IMG_1750IMG_1749    IMG_1744Finè de Brianville Claude Oronce, 

Giuoco d’armi dei sovrani, e stati d’Europa per apprendere l’armi, la geografia e l’historia loro curiosa. Di C. Oronce Finè detto di Brianville. Tradotto dal francese in italiano, &  accresciuto di molte aggiunte necessarie per la perfetta cognitione della storia da Bernardo Giustiniani veneto. 

In Napoli, Appresso Antonio Bulison, All’Insegna del la Sirena, 1677.

In 12° (11,5×7 cm); (32), 262 [i.e. 362], (2) p., 52 c. di tav. non numerate, di cui 1 più volte ripieg. Legatura coeva in piena pergamena. Completo di tutte le tavole, compresa quella più volte ripiegata, spesso assente. Antico timbretto di collezione privata alla prima carta bianca “Martini”. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Le 52 IMG_1743_clipped_rev_1carte portano il numero e segno nel margine in alto a destra. Le carte rappresentano i blasoni delle più importanti famiglie nobili d’Europa finemente incise come il Papa, i si gnori di Napoli, il Duca di Modena, il Re di Hungaria e Boemia, di Malta, di Polonia ed altri. Un blasone inciso è presente anche al recto del frontespizio ma non numerato come carta. Prima ed izione italiana, rara, di questo  giuoco di carte composto con l’intento di insegnare i blasoni delle principali famiglie nobili d’Europa. Questa prima edizione italiana si presenta nella traduzione di Bernardo IMG_1745Giustiniani. L’opera ebbe notevole successo tanto da esser ristampata più volte per tutta la prima metà del settecento. Il Giuoco è un elaborato giuoco di carte di carte con semi “alla francese” (Fiori, Cuori, Picche e Quadri) dove quello dei Fiori è riservato agli Stati della penisola italiana a partire del Re di Fiori dove si trova lo stemma del Papa di allora, Innocenzo XI, il comasco Benedetto Odescalchi che fu pontefice dal 1676 al 1689. Seguono poi gli stemmi ara ldici degli altri regnanti italiani della penisola. “A’ Questo libretto vengono unite 52. carte, che nel giuoco di adoperano, cioè 13. Per qualunque speci, di Fiori, di Quadri, di Cori, e di Picche, le quali ponendosi adoperare in altre forti di giuochi, ne dà l’Autore nel principio del libro gli avvertimenti. Distribuisce à ciascheduna Carta i Potentati di Europa: comincia col Rè di Fiori, che l’attribuisce al Pontefice Innocenzio XI. di cui in tre capi descrive l’arma co’ suoi colori, la geografia de’ suoi stati, e l’Istoria tanto universale del Principato, quanto particolare della Casa. …” da Il giornale dei Letterati per tutto l’Anno 1678, In Roma, Per Nicolò Angelo Tinassi, 1678. Opera rara e ancor più rara a reperirsi completa ed in queste ottime condizioni di conservazione. La prima edizione italiana è fra le più rare. Rif. Bibl.: Vinciana 267 (senza la tavola più volte ripiegata).   IMG_1747                                                                                                                                                                                            1.300 euro

(RIVISTE – GIORNALI ARTE – AVANGUARDIE – TELEMACO SIGNORINI – MACCHIAIOLI – LIBERTY – SATIRA),

Frontespizio Catalogo Novembre 2018-1  Senza titolo-122Senza titolo-123Senza titolo-126   Senza titolo-110Senza titolo-125AA. VV. (Signorini, Fattori, Fabbi, Chiostri, Chini, Kinerek, Pascoli, Bontempelli, Jack La Bolina, Capuana, Marradi, Prevost, Panzacchi, Mazzoni, Trilussa, etc.), 

Fiammetta Ebdomadario –Illustrato 35 + 10 numeri. Tutto il pubblicato (l’ultimo uscito porta il numero 11 ma in verità si tratta del decimo numero del secondo anno),

Firenze, Stab. Lit. Benelli e Gambi, 1896-1897.

In folio piccolo; 45 numeri composti da 8 pagine per numero. Rarissima raccolta di tutto il pubblicato, in fogli sciolti, di una delle più ricercate pubblicazioni periodiche di fine ottocento, considerato uno dei più ricchi ed importanti giornali illustrati italiani. Qualche piccolo strappetto senza perdita di carta in pochi numeri ma nel complesso, in ottime condizioni di conservazione e completo di tutti i numeri usciti. Nel 1896 uscirono 35 numeri, mentre nel secondo anno, solo 10 (il numero 3 del secondo anno fu erroneamente numerato 2 ed il numero 10, 11). Il settimanale venne Senza titolo-107illustrato dai più grandi Macchiaioli dell’epoca con illustrazioni a colori, anche a piena e doppia pagina su disegni fra gli altri di Fattori, Signorini, Fabbi, Chiostri, Kienerk. La rarità del giornale deriva dal fatto che lo stesso, a causa degli alti costi di produzione, venne tirato in un numero assai limitato di esemplari e su un tipo di carta di scarsa qualità. Gli editori infatti profusero la gran parte del budget a disposizione per la veste grafica del giornale a scapito della qualità della carta. Le tavole di “Fiammetta” vennero realizzate con l’inusuale tecnica della lastra litografica su carta da giornale. Scrive Bardazzi nel suo noto studio dedicato all’illustrazione e la grafica in Italia nel periodo Liberty: “A Firenze dal ceppo macchiaiolo fiorisce sorprendentemente Fiammetta, settimana illustrato con quattro grandi illustrazioni per ogni numero, fotomeccaniche, mi pare, nel Senza titolo-111disegno in nero e colorato col procedimento litografico […] I caratteri grafici e cromatici, con i gialli, rossi e aranci sorprendono per la loro novità, pur nell’immediatezza un po ‘rozza di certe Figurazioni. A brevi racconti e testi poetici si accompagnano immagini femminili briose e civettuole alla Cheret, nudità sensuali e paganeggianti, fantasie di fanciulle languide in ambientazioni medievali, cronache di drammi borghesi […]. Nata nel ’96 Fiammetta chiusa i battenti l’anno dopo (18 marzo 1897), si disse perché volle seguire Diego Martelli che l’avevo tenuta a battesimo ed era deceduto alla fine del ’96, in realtà travolta da gravosi costi editoriali insostenibili da riviste locali e spregiudicate, prive di un vasto pubblico e quindi preferisco un vivere una breve stagione di punta”. Oltre ai già citati artisti il giornale si avvalse anche della collaborazione di altri importanti artisti quali Chini Galileo, Giusto Giuseppe, Michele Alberto,Pascarella Cesare, Scarselli Adolfo. I numeri presentavano novelle, bozzetti, poesie edSenza titolo-108 articoli inediti di importanti firme come Angeli Diego, Antona-Traversi Giannino, Aruch Emilio, Baronchelli Grosson Paola (Paulette), Basso Maurizio , Bernardini Adelaide, Boinaghi Alfredo, Bracco Roberto, Bontempelli Massimo, Campanile Gaetano, Caponi Giacomo (Folchetto), Capuana Luigi, Civinini Guelfo, Collautti Arturo,  Colasanti Arduino, Coli Edoardo, Conti Giuseppe, Dalla Porta Ettore (Edipi), D’Ambra Lucio, Forsten Riccardo, Franquinet De Saint Remy, Fucini Renato (Neri Tanfucio), Gatteschi Roberto Pio, Gentile Alfredo , Grazzini Giuseppe, Marradi Giovanni,  Mazzoni Guido, Montegutti Maurizio, Meyer Giovanni,  Mendes Catullo,  Montebaldo A., Menasci Guido,  Montelatici Giuseppe, Ojetti Ugo, Ossani Lodi,  Olga (Febea), Pascarella Cesare, Panzacchi Enrico, Prevost Marcel, Pascoli Giovanni, Panerai Napoleone, Rubichi Ernesto (Richel), Sangiacomo Olivieri A., Saint Croix, Scarpelli Filiberto, Trilussa – Tioli licurgo, Torelli Achille, Vecchi Vittorio (Jack/ La Bolina), Zuccoli Luciano. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\CFI\0353402; Bardazzi, Illustrazione e la Grafica in Italia nel periodo Liberty, 28; Righini, I periodici fiorentini, n. 1046.                                                                                                                                                                                                                                                           2 200 euro

(CARICATURE – CARICATURISTI – BOLOGNA – INVITI – NUZIALI – NUPTALIA – SATIRA – RARITA’),

Senza titolo-226Majani Augusto (Nasica), Processo Lugaresi-Majani (Invito di Nozze di Nasica agli amici), 

Bologna, Zanichelli e Albertazzi, S. d. (ma 1905). 

Foglio volante (32,5×21,5 cm) ; un leggero segno di piegatura al centro del foglio e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. Il bellissimo foglio satirico di Augusto Majani fu l’invito di nozze fu stampato ed inviato agli amici in occasione del proprio matrimonio con Olga Lugaresi originaria di Budrio. Il foglio volante presenta i due imputati, come già condannati “all’Ergastolo Matrimoniale”. Majani si sposò nell’aprile del 1905 con testimoni di Stecchetti e Testoni. Il matrimonio avvenne sempre nell’ordine della goliardia. Stecchetti accompagnava la sposa mentre Testoni accompagnava lo sposo confortandolo come se lo stesse portando al patibolo. Il testo che accompagna il testo riporta: “Dopo 12 anni di carcere preventivo si presentano entrambi nel giorno 22 corrente al Tribunale di Bologna per essere condannati all’Ergastolo matrimoniale. Io sottoscritto, più che amico, fratello fin dalla nascita dell’infelice artista, mi rivolgo alla S. V. Ill.ma perché entro il giorno 21 corr. Voglia per far pervenire (presso la redazione del “Carlino” – Piazza Calderini, 6) al povero recluso un oggetto di necessario uso domestico, come sarebbe una graticola, la corda del pozzo, una pentola, una scopa, ecc. oggetti tutti indispensabili ora a lui che sta per metter su casa. È consuetudine in simili circostanze rendere meno grave la condanna dei rei con doni e pubblicazioni di valore. L’amico mio abbia invece in oggetti modesti e casalinghi il ricordo continuo della stima sincera e dell’affetto dei numerosissimi (speriamo) amici. Esclusa così l’idea del volfare scrocco, io ringrazio anticipatamente la S. V. Ill.ma e mi professo, dev.mo, Nasica. N. B. – Sarebbe desiderabile che tutti si mettessero d’accordo per evitare duplicati; perché riuscirebbero inutili al Majani, ad esempio: 2 letti doppi, 20 credenze, 50 corde per il pozzo, ecc.”. Molto raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                        250 euro

(BOTANICA – MEDICINA – FARMACIA – PRIME EDIZIONI – GINEPRO – FARMACEUTICA),

IMG_1767_clipped_rev_1IMG_1770IMG_1766IMG_1765Scharff Benjamin, 

Arkeythologia seu juniperi descriptio curiosa, ad normam & formam Sacri Romani Imperii Academiae Naturae Curiosorum, elaborata et variis medicamentis ac observationibus referta a Benjamin Scharffio Medicinae Licentiato & Archiatro Sonderhusano Scwartzburgico, 

Francoforti et Lipsiae, Sumptibus Caroli Wollffii Bibliopolae, 1679,

In 8° piccolo (16×9,5 cm); (2), 380, (12) pp. e 7 c. di tav., due più volte ripiegate. Legatura coeva in cartoncino molle foderato con carta caffè coeva. Pecetta al  dorso . Pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata all’epoca in zona tedesca. Cerniera interna lenta ma non staccato, uno strappetto alla carta più volte ripiegata, senza perdita di carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questa curiosa opera di botanica farmaceutica, dedicata alle piante di Ginepro e alle sue qualità mediche, IMG_1771scritto dal noto medico tedesco, Benjamin Scharff, a volta scritto anche Sharp o Scharffius ( 6 giugno 1651 a Nordhausen, 4 giu 1702 a Sondershausen) che fu medico personale del principe Christian Wilhelm Schwarzburg-Sondershausen e della  principessa Leibarzt von Schwarzburg-Sondershausen, oltre che “Stadtphysicus” di Sondershausen. L’autore, dopo aver studiato medicina a Jena iniziò ben presto a farsi conoscere come medico e farmacista tanto da essere chiamato da Christian Wilhelm Schwarzburg-Sondershausen per servire presso di lui. Dal 1687 al  1689 Scharff fu rettore della scuola di Mulhouse. Nel 1677 per i suoi studi venne ammesso nella prestigiosa “Deutsche Akademie der Naturforscher Leopoldina”. In quest’opera, l’autore, sfruttando le sue grandi conoscenze botaniche e farmaceutiche, dopo una dettagliatissima descrizione botanica dei vari tipi di ginepro, suggerisce i vari utilizzi medici che si possono fare delle sue bacche per curare numerose patologie. Opera rara. Rif. Bibl.: Pritzel 8127 (che cita solo 5  tavole); Haller I, 600; Seguier 176.    800 euro

(FISICA – MAGNETISMO – OCCULTISMO – GEOLOGIA – MINERAOLOGIA – KIRCHERIANA),

  IMG_1778Kircher Athanasius,

Athanasii Kircheri E Soc. Jesu, Magneticum naturae regnum siue disceptatio physiologica de triplici in natura rerum magnete, juxta triplicem ejusdem Naturae gradum digesto Inanimato, Animato, Sensitivo, Qua occultae prodigiosa rum quarundam motionum vires & proprietates, quae in triplici Naturae Oeconomia nonnullis in corporibus norite derectis observantur, in apertam lucem eruunter, & luculentisargumentis, experientia duce, demonstratur. Ad Incytum, Eximium Virum Alexandrum Fabianum Novi orbis Indigenum. 

Amstelodami, ex officina Johannis Janssonii á Waesberge & viduæ Elizei Weyerstraet, S. data (ma 1667).

In 12° (13,3×8 cm); (18), 201, (6), (2 b.) pp. e un’antiporta figurata. Legatura coeva in piena pergamena con nome dell’autore e titolo scritti in elegante scrittura seicentesca ad un tassello. Dorso a 5 nervi. Un leggerissimo alone (probabilmente di unto) al margine alto delle ultime 14 carte, mai fastidioso ed ininfluente e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Antico ex libris privato manoscritto al recto del piatto anteriore “Ad uso Caroli Manioni (?) Ex. O. Nicolai Medic (?)”. Rara edizione (probabilmente la seconda) stampata lo stesso anno della prima romana, di uno degli scritti più celebri del grande filosofo, storico, museologo ed studioso tedesco, appartenete all’ordine dei gesuiti, Athanasius Kircher (Geisa, 2 maggio 1602 – Roma, 28 novembre 1680). Autore dall’enorme erudizione, pubblicò opere sui più svariati temi dello scibile umano presentando teorie innovative e all’avanguardia in materia geologica, medica IMG_1783_clipped_rev_1e negli studi orientali, divenendo anche il più celebre decifratore di geroglifici del suo tempo. Kircher fu il primo ad intuire il corretto legame tra il copto e la lingua egizia antica e per questo è considerato come il padre della moderna egittologia. In materia geologica indagò la natura dei vulcani e dei fossili. In medicina, fu tra i primi a vedere ed analizzare microbi con il microscopio arrivando a teorizzare un legame fra la peste ed un microrganismo infettivo. Fu anche un grande inventore di macchinari vari, grazie alla sua passione per la tecnologia tanto che a lui sono attribuiti la costruzione di un orologio magnetico, diversi automi ed il primo megafono. L’opera qui presentata contiene le ultimi studi di Kircher dedicati al principio del magnetismo in natura. Pur riprendendo in buona parte le teorie già esposte nella sua monumentIMG_1777_clipped_rev_1ale opera “Magnes sive de Arte Magnetica”, questa nuova opera contiene delle nuove riflessioni e conclusioni. L’autore analizza anche l’effetto del magnetismo nella natura umana dove attrazione e repulsione, amicizia e odio, simpatie e antipatie, simpatia e antipatia, possono essere paragonate al magnetismo che coinvolge la natura inanimata (come le rocce ma anche i pianeti, il sole ecc.) e animata (piante ed animali, conchiglie ma anche microrganismi ecc.) ma non sensitiva, categoria alla quale appartiene il solo uomo e nella quale il magnetismo influenza appunto i sentimenti. Egli,in perfetto accordo con lo spirito del suo tempo, arriva ad affermare che il principio di attrazione e repulsione può spiegare i fenomeni più oscuri della fisica e che non vi è alcun segreto in natura che non può essere penetrato e compreso da un’osservazione attenta. Bibl.: Graesse IV, 21; De Backer – Sommervogel IV, 1065.25; Brunet, III, 667; Caillet, II, 5781; De Backer, I, p. 429.                                                                                                                                                                               1.200 euro

(MANOSCRITTO – ARTE – MODA – TAGLIO – CUCITO – ART NOUVEAU – LIBERTY – GIOIELLI),

 IMG_1792IMG_1799IMG_1800IMG_1795IMG_1801IMG_1791Breugelmans G., Dessin 1923 – 1928,

S. luogo, 1923 – 1928. 

In oblungo (36×26,5 cm); 90 pp. illustrate e 56 pp. bianche. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e autore impressi in oro al piatto anteriore. Filetti a secco ai piatti e al dorso. Bella raccolta di disegni dedicati allo stile ed alla moda degli anni 20’. L’opera potrebbe forse essere, un manoscritto preparatorio per un corso di studi dedicato alla moda. Alla quarta carta è presente una legenda che cita “Programme de 1.ie année” con un elenco di esercizi. Seguono poi esercizi per il secondo anno, per il terzo e quarto anno. La mano che ha composto l’opera è sicuramente una mano fine vista l’alta qualità delle tavole e l’abile utilizzo dei colori. Potrebbe trattarsi di qualche insegnante di disegno e disegn atrice di moda, vista anche la presenza di testi esplicativi che accompagnano le tavole. I bei disegni spaziano dai fregi, ai festoni, dagli abiti ai gioielli e sembrano accompagnare il lettore  dalle conoscenze legate alla realizzazione di particolari di moda, fino alla confezione vera e propria di un abito. Fra i titoli delle pagine: Formation du coup d’oeil, IMG_1808Bordure avec coin, Les festons et les Broderies, Prix des mesures et proportions, Etude de la stylisation de la jeuille, Etude da la Feville de Lierre, Etude des Cerises, Etude de la Feville de Houz, Etude du Carree, Application sur l’ornementation du Carré, Ornementation du Gergle, Ornementatiomn du triangle et du losange, Les dentelles, Accessoires de toilette, Stylisation de la Fleur, Formation de Bordures, Etude florale, Les Tulipes, Les Capucines, La rose, Les Papillons, Etude du buste d’enfant, Lois de la perspective, La Confection, Robes d’Enfant, Les Blouses, Jupes, Etudes des pieds, Role de la fourrure dans la toilette des elegantes, Models d’apres photographie, Caprices de la mode, Le matin pour un tour au cois, Le Soir les petit set grands diners, Le soir le Souper aprés le Theatre, Le matin les Courses en ville, Loi du contrast des couleurs. Opera in ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                             470 euro

(MICROSCOPIO – MEDICINA – SCIENZE NATURALI – PRIME EDIZIONI – MALPIGHI – INSETTI – FISIOLOGIA,

 Senza titolo-75Senza titolo-74(Marsili Anton Felice), 

Relazione del ritrovamento dell’uova di chiocciole di A. F. M. in una lettera a Marcello Malpighi, Celebre Professore di Medicina nell’Università di Bologna. 

In Bologna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683.

In 12° (15×8,3 cm); 83, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo con immagine della formazioni delle uova di chiocciola. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Piccola mancanza al margine superiore del dorso e per il resto esemplare perfetto. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare stampato su carta forte. Prima non comune edizione di questo celebre studio del noto vescovo e biologo bolognese Antonio Felice Marsili. Frequentò lo Studio bolognese dove fu allievo di Vitale Terrarossa, un filosofo il quale sosteneva che l’atomismo di Democrito fosse compatibile con l’aristotelismo. Si laureò in diritto civile e canonico nel 1670. Marsili fu uno dei Senza principali esponenti dei «cattolici galileiani». Nel 1681 intervenne nellaSenza titolo-73 controversia sulla generazione spontanea con questa memoria dedicata a Malpighi intitolata “Relazione sul ritrovamento dell’uova delle chiocciole” che pubblicò per la prima volta nel 1683. La Relazione ebbe notevole risonanza ed «entrò subito nel circuito della cultura scientifica europea» (ed. Piaia, p. 17), tanto che l’amico Malpighi in quello stesso anno ne inviò una copia alla Royal Society. Nel 1684 ne fu pubblicata, ad Augusta, una traduzione latina che lo stesso Malpighi inserì poi nella sua Opera Omnia uscita nel 1686 a Londra. La memoria provocò la reazione del gesuita Filippo Bonanni il quale, con lo pseudonimo di Godefrido Fulberti, pubblicò nello stesso anno delle “Riflessioni sopra la relatione del ritrovamento dell’uova delle chiocciole” nelle quali rispose al Marsili solo nei termini della filosofia scolastica. Quest’opera del Marsili è considerato un ottimo esempio del rinnovato spirito scientifico metodologico che si sta propagando in Europa. Nella prima parte l’autore illustra le po sizioni contrastanti sulla generazione degli insetti e degli altri esseri viventi appoggiando apertamente le critiche alla teoria della loro origine per generazione spontanea dal limo o dalla putrefazione di cadaveri. Passa poi ad illustrare il ritrovamento di alcune uova di chiocciola in un cespuglio e le osservazioni fatte anche con l’ausilio del microscopio dello sviluppo delle stesse. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Bibl.: Wellcome, IV, 62; Krivatsy, 7488; Piantanida Pag. 153, N° 1697. L’autore si ricava dal Melzi, Dizionario delle opere…, Vol II, p. 425. logna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683.                                              600 euro

(VIAGGI – ESPLORAZIONI AFRICANE – PRIME EDIZIONI – AFRICA – CONGO – STANLEY),

Senza titolo-225  Senza titolo-221 Senza titolo-223 Senza titolo-224Senza titolo-220Henry Morton Stanley, 

Il Congo e la creazione del nuovo libero stato storia di lavoro e d’esplorazione di M. H. Stanley autore di “Attraverso il continente nero” e di “Come io trovai Livingstone” ecc. Versione dall’inglese di A. Massoni autorizzata dall’autore. Volume primo con 74 incisioni, una grande carta del Bacino del Congo e tre carte minori. Volume Secondo ed ultimo con 122 incisioni , due grandi carte del bacino del Congo e tre carte minori. Unito a: Carta del Bacino del Congo e territori annessi comprendente il libero stato del Congo per cura di Henry M. Stanley.

Milano, Fratelli Treves, 1886.

In 4°; tre tomi: XVI, 524, (1), XVIII-XXVII, (1) pp. e 25 c. di tavola fuori testo (compreso ritratto di Leopoldo II in antiporta) e tre cartine più volte ripiegate; XII, 455, (4), XIV-XIX, (1) pp. e 20 c. di tav. fuori testo, una grande tavola fuori testo più volte ripiegata posta alla fine del volume; in legatura propria una grandissima carta telata più volte ripiegata posta in una legatura  simile a quella dei volumi, con titolo “Stanley Carta del Bacino del Congo” impresso in oro al piatto anteriore. Le tavole sono disegnate dallo stesso Stanley e incise da A. Forsyth. Ex libris applicato al l’interno dei piatti anteriori con motto “Labor Omnia Vincit Improbus. Nec Immotus Nec Iners.” ed al Senza titolo-219recto dei piatti posteriore con motto “Post fata resurgo. Perseverantia omnia transcendo”. Belle legature coeve in piena tela scura con titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Un piccolo ed insignificante difetto alla cerniere del piatto anteriore del secondo volume. Qualche piccola macchiolina di foxing e brunitura e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione italiana di questo celebre racconto di esplorazioni africane scritto dal grande giornalista ed esploratore britannico, gallese di nascita, famoso per le sue esplorazioni africane e per la sua ricerca di David Livingstone. Stanley chiese a James Gordon Bennett, Jr. (1841-1918), succeduto a suo padre nella direzione del giornale nel 1867, quanto avrebbe potuto spendere. La risposta fu “Prendete 1000 sterline, quando saranno finite, prendetene ancora 1000, e quando le avete spese, chiedetene altre 1000 , e quando le esaurirete ce ne saranno altre 1000 e così via – MA TROVATE LIVINGSTONE!”. Stanley arrivò a Zanzibar e organizzò la spedizione senza badare a spese, tanto da richiedere non meno di 2000 portantini. Egli localizzò Livingstone il 10 novembre 1871, a Ujiji vicino il lago Tanganica, in quella che oggi è la Tanzania. Cel Senza titolo-222ebre è la frase che gli viene attribuita al momento dell’incontro, “Dr. Livingstone, I presume?” (“Dottor Livingstone, suppongo”), nel  Senza più classico understatement e formalismo britannico dell’epoca. Stanley si unì a lui nell’esplorazion e della zona. Le ricerche stabilirono con certezza che non vi era nessun collegamento tra il lago Tanganica e il Nilo. Questa spedizione divenne famosa grazie al libro che Stanley scrisse per raccontarla. Il New York Herald, insieme al Daily Telegraph, finanziarono un’altra spedizione nel continente africano, in cui Stanley risolse uno degl i ultimi misteri africani, percorrendo il corso del fiume Congo fino alla foce. L’opera qui presentata è la prima edizione italiana di una delle opere principali di Stanley nella quale il celebre esploratore ripercorre la sua esplorazione lungo il corso del fiume Congo. Opera rara e arricchito dalla grandissima tavolo fuori testo su tela che rappresenta il corso del fiume Congo.                                                                                                                                                                                400 euro

(VIAGGI – ESPLORAZIONI – VOLTRI – OCEANO PACIFICO – BOTANICA – ZOOLOGIA – ORNITOLOGIA – INDONESIA – PAPUA – FLORA FAUNA – PRIME EDIZIONI),

Senza titolo-199Senza titolo-201  Senza titolo-197Senza titolo-198D’Albertis Luigi Maria, 

Alla Guinea: ciò che ho veduto e ciò che ho fatto di Luigi Maria d’Albertis Ufficiale dell’Ordine della Coro na d’Italia…, 

Torino, Roma, Firenze, Fratelli B occa e Cia., 1880.

In 8°; XVI, 588 pp. e 365 tavv. f.t. di cui 4 bellissime a colori e una carta geogr. ripiegata, numerose ill. nel testo. Legatura coeva in mezza pelle rossa con titolo, filetti e nome dell’antico proprietario (antica famiglia nobiliare bolognese) al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. L egatura che presenta qualche strofinatura. Un piccolo strappetto alla carta più volte ripiegata senza perdita di carta ed ininfluente. Qualche minima macchiolina di  foxing alle prime 4 carte e a pagina 34 e 35 in corrispondenza di un’antica piega segnalibro all’angolo superiore esterno poi ricollocat a a posto, anche queste piccolissime e d ininfluenti e per il resto opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questo celebre testo considerato come uno dei primissimi dedicati alla Nuova Guinea. Luigi  Senza titolo-198Maria d’Albertis (Voltri, 1841 – Sassari, 1901) fu un celebre esploratore, naturalista, botanico e filantropo italiano. Nato a Voltri, nella via ora intitolata a lui, da una famiglia benestante (il padre possedeva e dirigeva con i cugini un’industria laniera) ebbe tuttavia un’infanzia infelice. Rimasto orfano di padre quando ancora era in tenera età, fu affidato ad uno zio dalla madre che, risposatasi, si era dovuta trasferire a Napoli. Cugino di un altro celebre Senza titolo-196e sploratore genovese – Enric o Alberto d’Albertis – Luigi frequentò il collegio delle Mission i a Savona e si appassionò agli insegnamenti del missionario lazzarista e naturalista Armand David, famoso più tardo per aver fatto conoscere in Europa centinaia di animali provenienti dalla Cina. A diciannove anni si aggregò alla spedizione dei Mille nella marcia verso Palermo, e in seguito viaggiò in lungo e in largo per l’Europa. Si unì poi con entusiasmo al gruppo dei naturalisti genovesi capeggiati dal marchese Giacomo Doria, capo di un cenacolo di Senza naturalisti genovesi, e imparò i rudimenti delle scienze naturali e della tassidermia, cioè dell’arte di impagliare gli animali necessaria per poter effettuare spedizioni naturalistiche. Partì quindi per la Nuova Guinea con il celebre botanico Odoardo  La Nuova Guinea nell’Ottocento era ancora quasi completame nte inesplorata perché non presentava particolari interessi economici, essendo presumibilmente priva di risorse naturali, come oro e pietre preziose. Aveva poi un clima malsano e in più era abitata da tribù guerriere. L’interesse quindi era esclusivamente naturalistico, perché si pensava che fosse abitata da grandi animali. Infatti sulla costa erano state trovate tracce di escrementi tali da presupporre l’esistenza di animali di grosse dimensioni, come ad esempio il rinoceronte. Le sue conoscenze di storia naturale, che inizialmente erano da autodidatta, si approfondirono in segu ito, tanto da consentirgli di diventare un esperto zoologo, botanico e antropologo. DSenza titolo-200elle cinquecentocinque specie di uccelli da lui esaminate, ben  cinquanta erano prima d’allora sconosciute, per non parlare deg li insetti, dei serpenti e della piante. Nel 1876 d’Albertis ripartì con un’altra spedizione lungo il fiume Fly, su una piccola lancia chiamata Neva. Era accompagnat o da un giovane australiano, Lawrence Hargrave, con funzioni di macchinista. Hargrav e era famoso per aver costruito dei modellini di prototipi di aereo, tanto che gli stessi fratelli Wright si basarono sui suoi calcoli per la costruzione dei primi aerei effettivamente volanti. Tale personaggio si rivelò fondamenta le per il successo della spedizione: certamente era abilissimo ad aggiustare con mezzi di fortuna le frequenti rotture delle macchine o dello scafo. Però, essendo D’Albertis e Hargrave due uomini dalla personalità  prorompente, la coabitazione su una piccola barca li portò a gravi litigi e a incomprensioni che sfoc iarono in una vera guerra di reciproche calunnie. Prima edizione in buone-ottime.                                                                                                                                                                                                                450 euro

(ASTROLOGIA – COMETE – MEDICINA – CURIOSITA’ – DANIMARCA – ASTRONOMIA – TERATOLOGIA),

 IMG_1775IMG_1774Bartholin Thomas, 

Bartholini De cometa, consilium medicum, cum monstrorum nuper in Dania natorum historia. 

Hafniae [Copenhagen], apud Matthiam Godicchenium, sumptibus Petr. Haubold, 1665.

In 8° piccolo (14,5×9 cm); 154, (6) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle. Titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Una piccola mancanza della pergamena nel margine basso del dorso e del piatto anteriore. Pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata come tipico di tutti gli esemplari. Antico ex-libris manoscritto al recto del frontespizio databile all’inizio del XVIII° secolo IMG_1773_clipped_rev_1“Ex-libris Ardemagni”. Frontespizio in rosso e nero. Bella marca tipografica al frontespizio con uccelli su un monte all’interno di una cornice vegetale ed il motto su cartiglio “In conatu labor”. Prima edizione di quest’opera del noto anatomista danese Thomas Bartholin, noto in latino come Thomas Bartholinus e in italiano come Tommaso Bartolino (Copenaghen, 20 ottobre 1616 – Copenaghen, 4 dicembre 1680), celebre p er essere stato il primo a descrivere il sistema linfatico umano nel 1652. Professore di matematica ed anatomia all’università di Copenhagen, era figlio dell’altrettanto celebre anatomista Caspar, fu allievo dello zio Ole Worm, insigne medico ed archeologo. L’autore, personaggio dai molteplici interessi, fu studioso oltre che di medicina anche di filosofia, archeologia, diritto, filologia e matematica. Sceso in Italia per curare diversi problemi di saluti, a Padova fu allievo del grande Johann Vesling. Fu tra i massimi divulgatori della teoria della circolazione del sangue di William Harvey. “Il testo qui descritto ha ad oggetto gli effetti, in prevalenza medico-genetici, che secondo l’Autore sono prodotti dal transito di comete. T IMG_1776homas Bartholin espone al riguardo una tesi davvero curiosa: afferma cioè che le comete, nel loro viaggio nello spazio, costituiscono sostanzialmente raccoglitori di spazzatura (in senso fisico e non) ed è per questo che producono sulla Terra gli orribili effetti che egli descrive, raccontando nel dettaglio l’aspetto di alcuni sventurati (quelli che egli definisce “mostri”) nati in Danimarca in occasione del passaggio di comete. Lo spunto dell’opera è offerto dal transito della cometa che si rese visibile negli anni 1664-1665 (vedi la scheda n. 26 per l’identificazione degli Autori che hanno scritto opere monotematiche – e questo non è il caso di Bartholin – su questo corpo celeste)” da Biblioastrology. Rif. Bibl.: www.biblioastrology.com, numero 630; Houzeau-Lancaster 5746; Bibl. Magica 171; Angelica 32; Grassi p. 59.                                                                                                                                                                                                 900 euro

(LIQUORI – RICETTE – ALCOLICI – FARMACIA – GASTRONOMIA – CULINARIA – PRIME EDIZIONI – RARITA’ – STAMPATORI EBREI),

 IMG_1740IMG_1739Anonimo,

Almanacco del liquorista del bel Sesso per l’anno bisestile 1872.

Venezia, Trieste, C. Coen, 1872.

In 8° piccolo; VIII, 76 pp. Bellissima brossura illustrata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissimo, un solo esemplare censito in ICCU. Bell’antiporta figurata a carattere culinario. Calendario, Dedica alle Signore, Della composizione dei colori… Crema di millefiori, Acqua di mallo di noci, Ratafià, Liquori d’Aranci, IMG_1741Ratafià di garofano… Dei vini di frutta… Vino di ribes …. Prima ed unica edizione di questo interessante manuale dedicato alla preparazione dei liquori stampato dallo stampatore ebreo C. Coen che è probabilmente anche il compilatore dell’opera. Sul finire del XIX° secolo gli ebrei iniziarono a sviluppare diverse attività di produzione dei liquori in Italia, divenendo ben presto fra i maggiori e più apprezzati produttori di liquori. Questo rarissimo libello, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bib.: IT\ICCU\LO1\1373653.                                                                                                                                                                                                                280 euro

(ASRTOLOGIA – ASTRONOMIA – PADOVA – L’AQUILA – EFEMERIDI),

IMG_0412_clipped_rev_1 IMG_0414_clipped_rev_1IMG_0411_clipped_rev_1 IMG_0410_burnedIMG_0410_clipped_rev_1IMG_0408_clipped_rev_1Argoli Andrea, 

De diebus criticis et aegrorum decubitu libri duo (- liber secundus). 

Patavii, Paulum Frambottum Bibliopol., 1652.

In 4° (205×145 mm). (8), 6, (2), 371, (13). Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Il secondo libro inizia a p. 109 con proprio frontespizio. Con moltissimi diagrammi astrologici incisi in legno nel testo a metà pagina. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titoli manoscritti al dorso, un po’ allentata internamente. Seconda edizione, rara al pari se non più rara della prima, due soli esemplari censiti in ICCU. La seconda parte che inizia a pagina 109 analizza la situazione astrologica e l’oroscopo, illustrato da numerosissime tabelle, della vita e delle malattie di numerosi personaggi eccellenti dell’epoca tra i quali i pontefici Sisto V, Clemente VIII, paolo V, e ancora Enrico II, Odoardo farnese, Ferdianndo Gonzaga, Ranuccio farnese, card. Alessandro Orsini, Scipione Borghese, Federico Borromeo e ecc. Andrea Argoli (Tagliacozzo in provincia dell’Aquila, 1570 – Padova, 27 settembre 1657) fu un celebre matematico, astronomo e medico italiano. IMG_0407Studiò all’Università di Napoli medicina, matematica ed astronomia. Nel 1621 si trasferì a Roma e suo mecenate fu il cardinale Lelio Biscia. Nel 1622 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Roma la Sapienza. A causa della sua passione per l’astrologia fu costretto a trasferirsi a Venezia. Nel 1632 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Padova. Ebbe grande rinomanza tra i contemporanei per la sua erudizione, scrisse molte opere e fu detto l’Euclide dei Marsi. Il Senato Veneto fu tanto soddisfatto del suo insegnamento da conferirgli l’onorificenza dello “Stemma di San Marco”. Nel 1648, ancora vivente fu scolpita in suo onore una lapide nella Cappella del Tesoro della Basilica di Sant’Antonio di Padova che dice:”… Andreas Argolus S. C. Eques Divi Marci, et in Patavino ginnasio publ. mattheseos prof. pro familia sua inter Marsos jamdudum clarissitna, non magis quam pro republica astronomica…. pene laboribus per functus, animum aeternae quie­ti advertens V. S. L. M. anno aetatis 77 red. Mundi MDCL VIII…”.”la vera passione dell’A. fu l’astrologia giudiziaria. Nel 1639 ne pubblicò la prima opera, nella quale il contenuto era mascherato dal titolo, De diebus criticis et de Aegrorum decubitu libri duo (Patavii 1639): è un trattato di astrologia medica, nel quale si teorizza la soggezione delle interne ed esterne parti del corpo ai pianeti e ai segni zodiacali; sono dati anche gli oroscopi di personalità ragguardevoli tutte morte,IMG_0409_clipped_rev_1 papi e re, principi e cardinali. Opera analoga, ma non specificamente medica, è il citato Ptolemaeus parvus, ristampato più volte nel corso del secolo, preceduto da una prefazione in cui si esalta l’astrologia e si sostiene che essa non viola le leggi ecclesiastiche, né nega il libero arbitrio, perché il cielo “est sicut liber omnia futura in se scripta continens”, che tuttavia Dio può distruggere o variare a suo piacimento. I due trattati sono documenti della diffusione dell’astrologia nel XVII secolo”. “Il “cuore” dell’opera, la più importante di astrologia medica, tra quelle, numerose, pubblicate da Argoli, è rappresentato dal rapporto tra parti del corpo, relative malattie e astrologia. I 126 oroscopi hanno in effetti quale oggetto assolutamente prevalente l’identificazione, attraverso lo strumento astrologico, delle malattie (e del loro corso) dei soggetti esaminati da Argoli” (Biblioastrology). Rif. Bibl.: Biblioastrology; Thorndike VII, 122-4; Graesse I 194; Piantanida 2150; Caillet I 382.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      400 euro

(VIAGGI – GRECIA – TURCHIA – LEVANTE – COSTANTINOPLI – CRETA – ISTANBUL – GEORGIA – ARMENIA – STORIA NATURALE),

 Senza titolo-20Senza titolo-16 Senza titolo-18Senza titolo-19Tournefort Joseph Pitton de, 

Relation d’un voyage du Levant, … Contenant l’histoire ancienne & moderne du plusieurs isles de l’Archipel, de Constantinople, des cotes de la Mer Noire, de l’Armenie, de la Georgie, des frontieres de Perse & de l’Asie Mineur. Avec les plans des villes & des lieux considerables, le genie, les moeurs, le commerce … Enrichie de descriptions & de figures d’un grand nombre de plantes rares, de divers animaux… Tome premier (- troisieme). [Completo],

Lyon, Chez Anisson et Posuel, 1717.

In 8° (19×12 cm); tre tomi: (22), 379, (3) pp. e 51 c. di tav. delle quali tre più volte ripiegate, (6), 448, (2) pp. e 40 c. di tav. delle quali due più volte ripiegate, (6), 404, (62) pp. e 62 c. di tav. delle quali una più volte ripiegata per un totale di 153 tavv. f.t., varie ripiegate e raffiguranti vedute, carte geografiche, costumi ecc. Completo. Belle legature coeve in tutta pelle marmorizzata con dorso a 5 nervi. Titolo e ricchi fregi ai tasselli. Pecette di antica collocazione priva ta al margine basso dei dorsi. Piccoli difetti ai margini dei dorsi di due volumi. Tagli rossi. A pagina 3 del terzo volume un piccolissimo forellino dovuto ad un difetto della carta tocca due lettere. A differenza degli altri esemplari che si presentano fortemente bruniti e con notevole foxing a causa della qualità della carta lionese, l’esemplare qui presentato, ha solo una leggerissima brunitura ininfluente ed è praticamente scevro di bruniture, in buone-ottime condizioni di conservazione. Good cop. Edizione lionese, pubblicata lo stesso anno della prima francese, di questo celeberrimo viaggio in Senza titolo-17Levante, opera del grande botanico e viaggiatore  originario di Aix-en-Provence, Joseph Pitton de Tournefort. Il volume raccoglie le esperienze di viaggio dell’autore attraverso Grecia, Turchia, Armenia e Georgia passando per Creta e le Cicladi, Costantinopoli, la costa meridionale del Mar Nero, l’Arm enia, la Georgia e rientrando poi dall’Asia Minore. Durante il viaggio, accompagnato dal botanico tedesco Andreas von Gundelsheimer (1668-1715), raccolse numerose specie di piante allora sconosciute. Destinato a diventare prete studiò presso i Gesuiti. Ma la morte di suo padre lo lasciò libero di seguire i suoi interessi personali, particolarmente nel campo della botanica alla quale si era appassionato fin da giovane. Si fece conoscere costruendo un erbario in Savoia e nel Delfinato (oggi proprietà del Museo nazionale di storia naturale di Francia con sede a Parigi). Intraprese gli studi di medicina a Montpellier e strinse amicizia con Pierre Magnol (1638-1715). Nel 1681, trascorse un anno nei Pirenei per studiarvi la flora. Un periodo difficile, si dice che dovesse nascondere i suoi soldi nel pane per sfuggire ai ladri. L’erbario che vi costituì era così ricco che Guy-Crescent Fagon (1638-1718) lo chiamò a Parigi per affidargli la sua cattedra di botanica al Jardin des Plantes (1683). I suoi corsi erano celebri e attiravano numerosi spettatori, anche dall’estero. Nel 1698 fece conoscere la flora parigina pubblicando il libro dal titolo Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris (Storia delle piante che nascono nei dintorni di Parigi). Su ordine del Re, partì alla ricerca di erbe nei Pirenei dove raccolse numerose specie. Tra il 1700 e il 1702, Tournefort viaggiò nelle isole greche: Creta e Cicladi. Visitò in seguito Costantinopoli, le coste del mar Nero, l’Armenia e la Georgia. Raccolse piante e annotò numerose osservazioni. In Grecia, tentò di ritrovare le piante descritte da Dioscoride ma ne riconobbe solo 400 circa. Durante il suo viaggio, fu accompagnato dal botanico tedesco Andreas Senza titolo-5von Gundelsheimer (1668-1715) e dal pittore Claude Aubriet (1651-1743). Il racconto del suo viaggio, Relation d’un voyage au Levant, fu pubblicato dopo la sua morte. Entrò nel 1691 all’Accademia delle scienze. Solo nel 1694 fece pubblicare la sua prima opera di botanica, Éléments de botanique (Elementi di botanica), con 435 disegni di Aubriet. La sua principale opera botanica è Institutiones rei herbariae  (1700), traduzione della precedente in latino ad opera dello stesso Tournefort, dove egli classifica le piante seguendo la forma delle loro corolle, ma, più importante ancora, fa una chiara distinzione tra genere e specie, preparando così il terreno a Carl von Linné. Morì a Parigi a 52 anni, in piena salute, vittima di un banale incidente, nella via che porta oggi il suo nome: rue Tournefort (nel V arrondissement). Merita una citazione anche il De optima methodo instituenda in re herbaria (1697) e la sua Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris(1698), la cui traduzione in inglese fu pubblicata nel 1732. Lasciò i suoi manoscritti al suo allievo e amico, Michel Louis Renaume de la Garance (1676-1739). Carl von Linné gli dedicò un genere della famiglia delle Boraginaceae: Tournefortia. Buon esemplare comleto. Non comune. Good copy. Bibl.: Brunet V,903 – Chadenat 709 – Quérard IX, 518 – Nissen ZBI, 4154 non cita questa edizione lionese – Blackmer, 1318.                                                                                                                                                                                                                         1300 euro

(MEDICINA – PESTE – PESTILENZE – FAENZA – NAPOLI – SAN MARINO – PRIME EDIZIONI),

 IMG_0417 IMG_0419IMG_0416Salius Diversus Petrus,

Petri Salii Diuersi Medici, Ac Philosophi Faventini, De febre pestilenti tractatus, et curationes quorundam particularium morborum, quorum tractatio ab ordinarijs practicis non habetur. Atque Annotationes in artem medicam de medendi humani corporis malis à Donato Antonio ab Altomari Neap. conditam. 

Bononiae, Apud Ioannem Rossium, 1584. 

In 4° (12), 518, (24, (2 b.) pp. Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Antico e bello stemma-timbro di appartenenza nobilaire al frontespizio e antiche firme di appartenenza privata ai margini bianchi che indicano l’esemplare come posseduto prima dal medico sanmarinese Ettore Fusco e poi al celebre medico marchigiano, Francesco Fusco che studiò a Perugia. Una nota redatta fra la fine del cinquecento e l’inizio del seicento, manoscritta all’ultima pagina, ripercorre la storia del volume spiegando come lo stesso fosse appartenuto e poi passato in eredità arrivato alla morte di Ettore Fusco medico di S. Marino di Romagna. Bella marca editoriale al frontespizio con “Mercurio con caduceo in mano che poggia sul mondo”. Alcune sottolineature e note, al margine bianco IMG_0415del volume, coeve probabilmente di Francesco Fusco. Prima rara edizione, ancor più rara a trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione, di questo celebre trattato del grande medico faentino, Petrus Salius Diversus. L’opera analizza in m odo ampio e dettagliato le febbri pestilenziali, le loro cause, differenze e le possibili cure applicabili. Include una trattazione sulla rabbia, la febbre “puerperale” e febbri infiammatorie di tutte le parti del corpo, compresa un’analisi delle febbri cerebrali e di quelle che colpiscono lo stomaco. L’opera è di particolare interesse per la teoria, difesa dell’autore, che alcune epidemie di peste sono talvolta p rodotte dalle stelle senza cause inferiori contributive, una tesi non rara nella comunità medica XVI° secolo. Salio Diversus studiò a Napoli sottoil grande galenista napoletano Antonio Donato d’Altomare. Le ultime 102 pagine del testo sono un commento al “De Huani Coprporis Medendis Malis, Ars Medica” di Altomare. Prima rara edizione in ottime condizioni di conservazione.           IMG_0418                                                                                                                                                                                              1700 euro

(PADOVA – STORIA LOCALE – ARCHEOLOGIA – USI E COSTUMI – EPIGRAFIA ROMANA – PRIME EDIZIONI),

Senza titolo-8   Senza titolo-11Orsato Sertorio,

Historia di Padova nella quale dalla sua fondazione sino l’anno di Christo MCLXXIII. si ha, con l’ordine de gli anni, quanto che di sacro e di Profano si è di essa potuto trovare. Parte prima [unica pubblicata.Completo].

In Padova, Per Pietro Maria Frambotto, 1678.

In 4° (32,2×23 cm); (16 la prima carta bianca, poi occhietto e frontespizio), 338 (ma 334), (26) pp. e  5 c. di tav. fuori testo (antiporta figurata, ritratto dell’autore, monumento a Tito Livio, grande carta più volte ripiegata del territorio padovano e sempre ripiegata, la tavola con il Carrocio Padovano). Completo. Legatura coeva in piena pergamena rigida con dorso a tre nervi e titolo manoscritto al dorso. Antica scritta seicentesca al piatto anteriore “Doppio Compl.”. Testo entro cornice xilografica. Piccolo timbretto di antica appartenenza privata all’occhietto. Antica nota manoscritta di possesso alla prima carta bianca che identifica l’esemplare come appartenuto al celebre bibliofilo ed erudito originario di Adria ma a lungo canonico del Duomo di Treviso, Giuseppe Antonio Bocchi. Il volume, un duplicato, venne evidentemente venduto da Bocchi per integrare con altra opera la sua imponente collezione che sarebbe stata poi, alla sua morte, donata alla città di Treviso. Antico timbro ottocentesco al margine basso Senza titolo-15bianco dell’antiporta che identifica l’esemplare come appartenuto all’Antica Libreria Occhi di Luigi fu Gennaro Faval. Strappo senza perdita di carta ed ininfluente anticamente restaurato alla grande carta dell’”Agri Patavini” e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione dalla carta pulita e frusciante. Tagli spruzzati in rosso. Numerose incisioni nel testo, magnifica quella più volte ripiegata del “Carrocio Padovano”. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Prima edizione e prima ed unica parte edita di questa basilare storia di Padova e del suo territorio, compilata dal celebre poeta, storico, filosofo ed archeologo padovano, Orsato Sertorio 1617-1678. L’autore fu elevato al rango di Cavaliere di San Marco nel 1652 sotto il dogado di Francesco Molin con privilegio dell’ 8 novembre dal Senato in premio alla sua opera “Monumenta Patavina, studio collecta, digesta, explicata suisque iconibus expressa” edita in Padova nel 1652. Pubblicherà nel 1669 il primo volume de “I Marmi Eruditi” integrato, dopo la sua morte, con un secondo volume a cura del nipote Giannantonio Orsato, monaco Senza titolo-10cassinense e nel 1679 la prima parte della sua monumentale storia di Padova, qui presentata. Nel 1670 fu nominato Professore “delle Metore” (Meteorologia) all’ Università di Padova. A lui si deve anche una nota orazione al Doge Giovanni I Corner. E’ nominato dal Senato della Serenissima nel privilegio quale “Di Padova. Nobile, Conte, Erudito e Storico”. La sua storia di Padova e del suo territorio, è considerata come una delle migliori mai scritte, oltre a rappresentare una fonte di grande importanza per la storia archeologica del territorio padovano. Rif. Bibl.: Brunet, IV, 240; Vinciana, 911; Buzzanca, 554: “L’opera è la sintesi monumentale dell’applicazione erudita dell’Orsato su Padova”.                                                                                                          1200 euro

(BIOLOGIA – ENTOMOLOGIA – PARASSITOLOGIA – AREZZO – INSETTI – BIOLOGY – ENTOMOLOGY – SCIENZE – BOTANICA),

 Senza titolo-28  Senza titolo-29Redi Francesco, 

Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti fatte da Francesco Redi, Accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all’Illustrissimo Signor Carlo Dati. Terza Impressione. 

In Firenze, Per Francesco Onofri Stampator’Arcivescovale, 1674.

In 4° (24×17 cm); (4), 236 pp. e 39 c. di tav. fuori testo, alcune più volte ripiegate tutte poste alla fine del volume. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida con i piatti foderati con carta marmorizzata agli inizi dell’ottocento. Dorso a tre nervi. Titolo in oro su fascetta in pelle chiara al dorso realizzato in epoca ottocentesca. Fregio editoriale inciso al frontespizio con motto “Il più bel Fiore ne coglie”. Le ultime due carte presentano un’antica integrazione al margine bianco inferiore, del tutto ininfluente, realizzato solo per far coincidere il margine inferiore di queste tavole a quello delle altre. Poche macchioline di foxing e leggerissime bruniture, in genere nel margine esterno bianco di alcune carte ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare completissimo. Presente anche la tavola 29 spesso assente. Due incisioni nel testo rappresentanti insetti. Terza edizione, in verità seconda in italiano (dopo un’edizione uscita le 1668 con numero minore di tavole, uscì una seconda edizione in latino), preferita Senza titolo-30alle altre, in quanto è quella con il maggior numero di tavole. Una delle opere più celebri del grande medico, naturalista e letterat o italiano, Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697). Considerato il fondatore della biologia sperimentale e uno dei padri della parassitologia moderna. “I suoi studi, fra i quali quelli intorno alla generazione spontanea e al veleno delle vipere, rivestono particolare importanza nella storia della scienza moderna, per la loro opera di demolizione di alcune teorie di stampo aristotelico a favore di un’attività sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di una pratica terapeutica di impostazione ippocratica, costruita su regole di prevenzione e sull’uso di rimedi esclusivamente naturali e su precetti di vita equilibrata… Particolarmente importanti sono le sue “Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti” del 1668, nato da una lettera a Carlo Dati, in cui confutò la teoria della generazione spontanea, allora generalmente accettata, con un approfondito studio sperimentale della riproduzion e delle mosche”.  L’opera contribuì in modo definitivo ad screditare il dogma aristotelico sulla generazione spontanea degli insetti. I suoi esperimenti e le sue osservazioni microscopiche vennero poi in seguito riprese, sviluppate e concluse da Pasteur e da Spallanzani. “Sotto forma di lettera indirizzata a Carlo Dati, segretario dell’Accademia della Crusca e accademico del Cimento, l’opera che condurrà Redi alla notorietà espone Senza titolo-27le conclusioni raggiunte a seguito di molte esperienze “fatte di fresco […] intorno al nascimento di que’ viventi che infino al dì d’oggi da tutte le scuole sono stati creduti nascere a caso [corsivo mio] e per propria lor virtude senza paterno seme” (Esperienze intorno alla generazione degl’insetti [1668], a cura di W. Bernardi, 1996, p. 75). “Redi’s masterpiece is considered to be ‘Esperienze intorno alla generazione degl’Insetti’ (1668), in which he disproved the doctrine of spontaneous generation in insects, inherited from Aristotle and still considered dogma. The microscope revealed in insects an organization as marvelous as it was unsuspected. Redi prepared and observed the egg-producing apparatus in insects, and he also used the microscope to good advantage in observing the morphological elements characteristic of the eggs of each species” (DSB XI, p. 341).D. Pandi, Bibl. delle opere di F. Redi p. 3 ‘Raro’; Nissen ZBI, 3319. Prandi n°9 “raro”; Poggiali I n°552; Michel-Michel VII 16; Nissen I 3319; Krivatsy 9449; British mus. cat. XVII cent. Italian II 726. Manca a Gamba, Razzolini, Choix. Opera rara, completa ed in buone-ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     1400 euro

(PRIME EDIZIONI – RARITA’ BIBLIOGRAFICHE – POLONIA – POLONICA – ROMANTICISMO),

 Senza titolo-71 Slowacki Juliusz, 

Poezye Tom I. – II. – III. 

Paryz, U Teofila Barrois Syna, U Hektora Bossange, U Drukarani A. Pinard, 1832 – 1833. [Completo].

In 8° piccolo; tre tomi in un volume: (4), 210 pp., (4), 248 pp., X, (2), 144, (2) pp. Legatura coeva in mezza pelle chiara con titolo, autore, numero dei tomi e filetti in oro al dorso. Piatti marmorizzati. Una piccolissima mancanza di pelle all’angolo basso del dorso, ininfluente. All’interno un leggerissimo alone, quasi invisibile, al margine alto della prima metà del volume e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Antico ex-libris applicato all’interno del piatto anteriore e antico timbro di appartenenza alla prima carta bianca e al frontespizio, realizzati fra la fine del XIX° secolo e i primissimi anni del novecento che attesta la provenienza nobiliare del volume dalla biblioteca privata dei conti Oborski, probabilmente di Wacław Oborski (1847-1914). Prima assai rara edizione completa, di provenienza prestigiosa, delle poesie del più grande poeta romantico polacco, Juliusz Słowacki (Kremenec’, 4 settembre 1809 – Parigi, 3 aprile 1849) che inseme a Adam Mickiewicz e Zygmunt Krasiński, fa parte del gruppo dei “Tre Bardi” che furono coloro che nell’ottocento, impersonarono il pensiero risorgimentale polacco dopo la spartizione della Polonia del 1772. I primi due volumi furono stampati a Parigi dalla stamperia dell’erede di Teofil Barrios mentre l’ultimo volume fu stampato, sempre a Parigi, da Pinard. Come l’altro grande letterato Mickiewicz, Slowacki compì parte dei suoi studi a Vilnus. Nel 1829 si trasferisce a Varsavia dopo aver ottenuto un posto pubblico di lavoro e qui assistette ai celebri moti rivoluzionari a Senza titolo-72carattere patriottico del 1830-1831 che segnarono profondamente la sua produzione poetica. Nel 1831 passa alle dipendenze del principe Adam Jerzy Czartoryski. Poetica mistico di grande acume e cultura, Slowacki in questi anni compone le sue opere patriottiche più importanti e porta a maturazione del suo pensiero filosofico del “messianismo polacco” che idealizza la storia della nazione polacca come un capo espiatorio del male del mondo ad immagine della vita di Gesù. Inviato in missione diplomatica a Londra nel 1832, entra in contatto con gli ambienti dell’emigrazione polacca ed inizia per il poeta un periodo di lunghi soggiorni parigini, intercalati da viaggi attraverso l’Europa dove incontra i maggiori letterati polacchi costretti dalla situazione politica del loro paese a trovare rifugio all’estero. Morì a Parigi nel 1849. La poetica di Slowacki analizza la situazione contemporanea della nazione polacca, prendendo in considerazione importanti questioni legate alla lotta per la liberazione nazionale come inevitabile sbocco della storia antica della Polonia e delle attuali cause dello smembramento nazionale. Ma non è solo l’analisi della situazione nazionale ad influenzare la poesia di Slowacki ma anche temi universali esistenziali analizzati con estremo acume e delicatezza, problemi filosofici ed estetici. Il suo lavoro della maturità, si distingue per la profonda adesione del poeta a temi legati al misticismo ed alla ricerca di un pervasivo senso morale e di un creatore che non sono quelli dei dogmi cattolici ma che appartengono, in Slowacki, all’uomo in quanto tale. Il tutto viene espresso da una magnifica ricchezza immaginativa, da ritratti poetici ed un linguaggio aulico e ricercato. Slowacki è un poeta “degli stati d’aSenza titolo-70nimo” ma anche un maestro della parola. Oltre a Tadeusz Miciński e a Cyprian Kamil Norwid, è considerato il più grande dei mistici della poesia polacca anche se a differenza di Norwid, la sua poesia è prettamente legata al gusto romantico nato nel poeta, dalla lettura e traduzione in epoca giovanile, di opere di Lord Byron e Percy Shelley. I volumi qui presentati sono la prima edizione della prima raccolta di poemi e drammi editi non in forma anonima da Slowacki (dopo aver esordito in modo anonimo nel 1830 con il romanzo “Hugo”). I volumi, editi in ricercata veste grafica, non vennero accolti, in un primo momento, con grande entusiasmo negli ambienti dell’emigrazione polacca cosa che amareggiò il poeta anche se, in seguito, divennero dei veri e propri classici della letteratura polacca. Prima rarissima edizione completa, in legatura coeva, con provenienza nobiliare importante ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: DBC, 5847; Biblioteka Ossolineum, 251.237.                                                                                                                                                                                                                              2800 euro

(PRIME EDIZIONI – RARITA’ BIBLIOGRAFICHE – POLONIA – POLONICA – ROMANTICISMO),

Senza titolo-44  Slowacki Juliusz, 

due opere in un volume: Beniowski. Poema przez Juliusza Slowackiego. Piec pierwszych piesni. W Lipsku, U Leopolda Michelsona, 1841. Unito a: Anhelli przez Juliusza Slowackiego. Paryz, W Ksiegarni i drukarni polskiej, 1838.

In 8°; due opere in un volume: (4), 176 pp. e 108 pp. Legatura coeva in mezza pelle con titoli, autore, filetti e decorazioni impresse a secco al dorso. Piatti rifoderati con carta scura verso la fine del XIX° secolo. Antico numero manoscritto al frontespizio della prima opera e a pagina 3. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Due rare prime edizioni di due delle principali opere del più grande poeta romantico polacco, Juliusz Słowacki (Kremenec’, 4 settembre 1809 – Parigi, 3 aprile 1849) che insieme a Adam Mickiewicz e Zygmunt Krasiński, fa parte del gruppo dei “Tre Bardi” che furono coloro che nell’ottocento, impersonaro il pensiero risorgimentale polacco dopo la spartizione della Polonia del 1772. Come l’altro grande letterato Mickiewicz, Slowacki compì parte dei suoi studi a Vilnus. Nel 1829 si trasferisce a Varsavia dopo aver ottenuto un posto pubblico di lavoro e qui assistette ai celebri moti rivoluzionari a carattere patriottico del 1830-1831 che segnarono profondamente la sua produzione poetica. Nel 1831 passa alle dipendenze del principe Adam Jerzy Czartoryski. Poetica mistico di grande acume e cultura, Slowacki in questi anni compone le sue opere patriottiche più importanti e porta a maturazione del suo pensiero filosofico del “messianismo polacco” che idealizza la storia della nazione polacca come un capo espiatorio del male del mondo ad immagine della vita di Gesù. Inviato in missione diplomatica a Londra nel 1832, entra in contatto con gli ambienti dell’emigrazione polacca ed inizia per il poeta un periodo di lunghi soggiorni parigini, intercalati da viaggi attraverso l’Europa dove incontra i maggiori letterati polacchi costretti dalla situazione politica del loro paese a trovare rifugio all’estero. Morì a Parigi nel 1849. La poetica di Slowacki analizza la situazione contemporanea della nazione polacca, prendendo in considerazione importanti questioni legate alla lotta per la liberazione nazionale come inevitabile sbocco della storia antica della Polonia e delle attuali cause dello smembramento nazionale. Ma non è solo l’analisi della situazione nazionale ad influenzare la poesia di Slowacki ma anche temi universali esistenziali analizzati con estremo acume e delicatezza, problemi filosofici ed estetici. Il suo lavoro della maturità, si distingue per la profonda adesione del poeta a temi legati al misticismo ed alla ricerca di un pervasivo senso morale e di un creatore che non sono quelli dei dogmi cattolici ma che appartengono, in Slowacki, all’uomo in quanto tale. Il tutto viene espresso da una magnifica ricchezza immaginativa, da ritratti poetici ed un linguaggio aulico e ricercato. Slowacki è un poeta “degli stati d’animo” ma anche un maestro della parola. Oltre a Tadeusz Miciński e a Cyprian Kamil Norwid, è considerato il più grande dei mistici della poesia polacca anchSenza titolo-45e se a differenza di Norwid, la sua poesia è prettamente legata al gusto romantico nato nel poeta, dalla lettura e traduzione in epoca giovanile di opere di Lord Byron e Percy Shelley. Le due opere qui presentate sono il poema Beniowski ed il poema Anhelli. Beniowski è un poema digressivo, le cui prime cinque canzoni furono scritte nel 1840-1841 e pubblicate nel 1841. Altre parti furono edite solo dopo la morte di Slowacki. L’opera segue eventi verificatosi durante la Confederazione di Bar, la lotta contro i russi e i contadini ribelli ruteni che ebbero luogo nelle province di confine della Repubblica Ucraina, all’epoca dei fatti parte della Polonia. L’azione riguarda i viaggi e il destino del nobile Maurycy Beniowski (basato sul vero avventuriero Maurycy Beniowski). Secondo le regole del poema digressivo, la storia vera e propria copre solo una piccola parte del lavoro (circa il 50%) mentre per le restanti pagine dell’opera il narratore lascia ripetutamente la narrazione vera e propria, per presentare i propri commenti sulla vita letteraria attuale, la situazione politica e sociale, la propria vita, ecc. Secondo lo storico Juliusz Kleiner, Slowacki ideò il poema come risposta polemica a Adam Mickiewicz scrivendo un vero e proprio programma di poetica nel tentativo di affermarsi come una nuova guida spirituale della nazione. Non a caso l’immagine dell’antica Polonia illustrata da Slowacki è assai distante da quella bucolica ed idealizzata del Pan Tadeusz. Anhelli è sicuramente una delle opere chiave del pensiro di Slowacki. In essa l’autore rivela il suo futuro pessimistico per la lotta dell’emigrazione polacca alla ricerca della liberazione della propria nazione dal giogo delle altre potenze. L’opera si contrappone in forma stilizzata al “Księgi narodu polskiego i pielgrzymstwa polskiego” di Adam Mickiewicz. Il poema fu scritto nella primavera del 1837 in un monastero armeno chiamato “Betcheszban” (cioè “il resto dei morti”) nelle montagne del Libano. Il poeta lo scrisse “(…) pieno di quei sentimenti e pensieri che la Terra Santa e una notte alla tomba di Cristo avevano suscitato in lui (…). L’opera venne redatta, però, solo nel 1838 a Firenze per essere poi pubblicata a Parigi lo stesso anno. I caratteri di stampa furono decisi da Bourgogne et Martinet. Il volume è dedicato a Stefan Hołyński. L’opera rappresenta il più compiuto sviluppo letterario del messianismo polacco idealizzato da Slowacki e della sua concezione mistica dell’esistenza. Il tema principaSenza titolo-43le di questo poema è il viaggio di Anhelli, un ragazzo che dopo aver perso la sua compagna Ellenai attraversa, insieme alla sua guida, uno Sciamano, le terre siberiane. La Siberia diventa un “inferno bianco” per gli esuli polacchi, un luogo di esecuzione fisica e caduta spirituale. Gli eroi attraversano la desertica terra siberiana attraversando cimiteri e foreste fino ad arrivare alle oscure miniere siberiane. Il loro viaggio assomiglia a un viaggio dantesco dal quale sicuramente Slowacki prese ispirazione per il suo lavoro. Il poema finisce con la morte di Anhelli che non si risveglia alla chiamata di un cavaliere, riprendendo così l’immagine di colui che era stato destinato al sacrifico del proprio cuore. Rara prime edizioni, rara la prima opera e rarissima la seconda, ancor più rare a reperirsi in queste buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per tutte e due le opere, Estreicher, Bibliografia Polska, XIX. Stoleca, Krakow, Jegellonskiego, 1878, pag. 283.                                                                                                                                                                                                                                                                               1300 euro

(ILLUMINISMO – ILLUMINISM – PRIME EDIZIONI – FIRST EDITION – LIBRI PROIBITI – SUPERSTIZIONI – FANATISMO RELIGIOSO – FILOSOFIA),

  Senza titolo-61Voltaire, 

Dictionnarie Philosophique, Portatif.,

Londres (ma Geneve), S. Stampatore (ma Gabriel Grasset), 1764.

In 8° (18,4×11,1 cm); VIII, 344 pp. Bella legatura realizzata tra la fine del XVIII° ed i primissimi anni del XIX° secolo in mezza-pelle con titolo, ricchi fregi e iniziali dell’antico proprietario, il Marchese Ludovico Guarenti, impresse al dorso. Le proprietà della celebre famiglia veronese dei Guarienti a Valeggio sul Mincio, dove vi era il palazzo di campagna di famiglia fin dal quattrocento, vennero disperse, in una celebre vendita pubblica, proprio alla morte di Ludovico Guarienti, nel 1859. Un leggero difetto alla cerniera bassa del piatto anteriore, abilmente restaurato ed ininfluente. Piatti foderati con bella carta marmorizzata coeva. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lievissima macchiolina di foxing in poche pagine e sei carte con leggerissima brunitura, il tutto dovuto dalla qualità della carta, ininfluente. Otto carte con leggerissime bruniture al margine basso, mai fastidiose e praticamente invisibili e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione rara, comunemente identificata come la prima edizione, di questa celeberrima opera del grande filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, encicloSenza titolo-60pedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese, Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet ( Parigi, 21 novembre 16 94 – Parigi, 30 maggio 1778) che fu il massimo esponente dell’Illuminismo. L’opera venne stampata anonima e senza editore da Gabriel Grasset nel 1764. L’opera è la più famosa opera di Voltaire conto la superstizione ed il fanatismo. Voltaire iniziò a lavorare all’opera nel 1752, sembra in conseguenza di una cena alla corte di Federico II di Prussia, quando una serie di intellettuali si lanciò la sfida di scrivere, per il giorno dopo, come gioco letterario, la voce di un dizionario moderno illuministicamente inteso. Mentre i restanti partecipanti alla cena non presero sul serio la sfida, Voltaire abbracciò entusiasticamente l’idea ed iniziò a lavorare ad una “voce” dedicata al fanatismo ed alla superstizione, gettando così le basi di quello che negli anni seguenti sarebbe poi diventato il Dictionnaire Philosophique. L’opera doveva essere un agile e divertente strumento di consultazione contenendo, a differenza dell’Enciclopedia, solo alcune voci legate a superstizioni e idee obsolete che sarebbero poi state smontate attraverso l ‘ironia ed il sarcasmo. L’opera che manteneva la struttura della sua più estesa sorella, l’Eciclopedia di Didedort e Dalambert, si prefiggeva in qualche modo anche finalità simili. Il volume si apre con un’introduzione nella quale l’autore avverte come l’opera sia solo per menti illuminate in quanto “l’uomo volgare non è fatto per simili conoscenze; la filosofia non sarà mai suo retaggio”. Il bersaglio dell’opera finiscono così per essere le idee religiose ed in  primis i testi sacri del cristianesimo ma anche idee sociali, teorie filosofiche ma anche, prendendo spunto da fatti ed avvenimenti di cronaca contemporanei, le autorità giudiziarie e l’inquisizione, il tutto in nome della verità e della giustizia. Ad esempio si può leggere sotto la voce “Prete” ” I preti sono, in uno Stato, pressappoco quel che sono i precettori nelle case dei cittadini; obbligati a insegnare, pregare, dare  l’esempio; non possono avere Senza titolo-62nessuna autorità sui padroni di casa, a meno che non si provi che colui che paga un salario deve obbedire a chi lo riceve. Fra tutte le religioni, quella che esclude nel modo più assoluto i preti da ogni autorità civile, è senza dubbio quella di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare.”  “Non ci sarà, tra voi, né primo né ultimo.” “Il mio regno non è di questo mondo.” Le contese fra l’impero e il clero, che insanguinarono l’Europa per più di sei secoli, non furono quindi, da parte dei preti, che ribellioni contro Dio e gli uomini e un peccato continuo contro lo Spirito Santo. Da Calcante, che assassinò la figlia di Agamennone, fino a Gregorio XIII e a Sisto V, due vescovi di Roma che vollero privare il grande Enrico IV del regno di Francia, la potenza sacerdotale fu fatale nel mondo. “. L’opera appena uscì creò enorme sdegno fra le autorità politiche e religiose di molte paese. Francia e Svizzera, dove l’opera vide la luce grazie al coraggio dell’editore, Grasset, venne subito censurata e si cercò di eliminare tutti gli esemplari esistenti in vari roghi pubblici. L’opera però, allo stesso tempo, sulla scorta della curiosità prima e dell’entusiasmo suscitato poi, divenne molto ricercata e varie riedizioni vennero stampate in breve tempo. Prima rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione e dalla provenienza nobiliare. ” La lecture du Dictionnaire appelle la comparaison avec les Essais de Montaigne, on y trouve la même liberté de pensée et autant de digressions ” (Voltaire, BN, 1979, nº 547). Bibl.: Brown, Livre dangereux, Voltaire’s Dictionnaire philosophique, a Bibliography, 1994, nº 1.                                                                                                                                                                           4.000 euro

(PIAZZETTA – VENEZIA – ARTE – DISEGNO – BARTOLOZZI – ILLUSTRATI – PITTURA – STORIA DELL’ARTE),

 Senza titolo-57Senza titolo-58Senza titolo-55Piazzetta Giambattista (anche Giovanni Battista), Pitteri Marco, Bartolozzi Francesco, 

Studj di Pittura già disegnati da Giambattista Piazzetta ed ora con l’intaglio di Marco Pitteri, pubblicati a spese di Giambattista Albrizzi sotto gli asupicj di sua Eccellenza Carlo Conte e Signore de Firmian. 

In Ve nezia, (Giovanni Battista Albrizzi), 1760.

In oblungo (29×40 cm); (20), XLVIII cc. Elegante legatura artigianale realizzata tra la fine dell’ottocento ed i primissimi anni del novecento,  in mezza pergamena con titolo e ricchi fregi a secco al dorso. Piatti foderati da carta marmorizzata coeva. Qualche piccola ed insignificante macchiolina di foxing in tre tavole, qualche lieve alone in alcune carte, un carta con leggero dietto, ininfluente e nel complesso esemplare in buone condizioni di  Frontespizio in rosso e nero con vignetta impressa. Contiene in questo ordine: dedica a Carlo de Firman firmata Giambattista Albrizzi. Girolamo con grande stemma araldico, magnifica iniziale animata e finalino con angelo alato, Privilegio di stampa, Prefazione dell’editore Giambattista Albrizzi con iniziale animata, Memorie intorno alla vita di Giambattista Piazzetta con iniziale animata ed incisione a doppia lastra con ritratto del Piazzetta che è anche l’unica incisione mai realizzata da Piazzetta che porta la sua firma, seguono XVI capitoli, il primo dei quali dal titolo “Delle qualità convenienti ad un Giovanetto voglioso di apprendere la Pittura”. Seguono 48 magnifiche tavole  finemente incise da Bartolozzi e da Pitteri in modo alternato. Le tavole di Pitteri riprendono quelle di Bartolozzi ma presentandole con accurate e finissime, ombreggiature. Le tavole furono ispirate da alcuni degli ultimi lavori del Piazzetta che era stato incaricato da Albrizzi, di realizzare alcuni disegni, per illustrare un’opera che voleva essere una guida per chi volesse apprendere l’arte del disegno. Piazzetta riuscì a realizzare solo parte dei disegni che aveva in mente prima che la morte lo cogliesse. Scrive il Morazzini a p. 129: “Le chiare squillanti tavole degli “Studi di pittura” hanno una freschezza inarrivabile Senza titolo-56e una gaiezza veramente comunicativa, e ben si comprende come questo “album” nella Veneta Pubblica Accademia, appena stampato, venisse imposto agli scolari come testo obbligatorio di studio”. Cfr. anche Knox “G.B. Piazzetta” (Neri Pozza, 1983), pp. 81/82: “Ai fini didattici l’Albrizzi fece incidere i disegni a contorno appena ombreggiato dal Bartolozzi (ma il suo nome appare soltanto nella tarda ristampa che ne fece Teodoro Viero) e con perfetta, finita ombreggiatura, dal Pitteri: tutti i soggetti son o ripetuti due volte.. Dell’opera si conoscono più stati. Nel primo – che è il più raro – i nudi maschili sono integrali. Nel secondo stato appaiono aggiunte le foglie di fico. In questi due stati le tavole sono numerate da I a XXIV. Vi è poi un’ediz. con numerazione unica e continua da I a XLVIII. L’omaggio al Piazzetta non sarebbe stato completo se l’Albrizzi non avesse ricordato, in pagine fondamentali per la conoscenza dell’artista, la figura del suo “grande e cordiale amico”, dell’artista difficile che “prefissa si era per guida l’idea della perfezione”; e a suggello delle sue righe l’editore poneva l’unica acquaforte che abbia fatto il Piazzetta”. Il nostro esemplare appartiene alla tiratura con le tavole numerate in modo consecutivo da I a XLVII. Le tirature differiscono anche per altri particolari. Giovanni Battista (o Giambattista) Piazzetta (Venezia, 13 febbraio 1683 – Venezia, 2 Senza titolo-599 aprile 1754) è stato uno dei più importanti pittori del settecento. Figlio ‘arte e studente di Antonio Molinari e di Silvestro Manaigo, a vent’anni si recò a Bologna dove  conobbe e rimase profondamente colpito dall’opera di Giovanni Mari Crespi. Tornato a Venezia iniziò a farsi conoscere e  numerose furono le opere che gli furono commissionate. Nel 1724, iniziò la collaborazione con Albrizzi che duratura e forte arrivò a produrre alcuni dei più bei libri veneziani del settecento come la celebre “Gerusalemme Liberata”. Nel 1750 gli venne conferita, per i suoi meriti, il titolo di direttore della Scuola di nudo dell’Accademia veneziana, istituita in quello stesso anno dal Senato. Opera rara. Rare. Good Copy. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cicognara 345; Cicogna 4657; Schlosser p. 561.                                                                                                                                                                                                                                                      3.500 euro

(FUTURISMO – COSTRUTTIVISMO – FORMISMO – PRIME EDIZIONI – POLONIA), 

Tytus Czyzewski, 

Waz, Orfeusz i Euridika, wizja antyczna, Rysunki graficzne w tekscie prez T. Czyzewskiego. Wykonal grafik Franciszek Benisz, 

Krakowie, Odbito czcienkami Grafji, 1922.

In 8° piccolo; (1), 15 cc. Brossura editoriale in verde con decorazioni costruttiviste. Qualche lieve difetto alla brossura. Antica firma di possesso privata al piatto anteriore dove sono presenti anche alcune note a matita nel margine alto. Alcune note coeve a matita nel testo. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Testo completamente stampato in verde. Prima edizione di questa celebre opera teatrale del famoso poeta, scrittore, critico e pittore polacco, Tytus Czyżewski (Berdychowo, 28 dicembre 1885 – Cracovia, 5 maggio 1945) che fu tra i fondatori del “formismo” polacco e membro attivo del movimento futurista. Nato in una famiglia di proprietari terrieri, studiò pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia, sotto la direzione di Józef Mehoffer e Stanisław Wyspiański. Nel 1911 si trasferisce a Parigi dove perfeziona la sua arte e partecipa a numerose mostre. Nel 1917 fu uno dei fondatori del gruppo degli Espressionisti polacchi che nel 1919 si trasformò nel un gruppo di “Formisci”. Curatore della rivista ufficiale del gruppo, “Formisci”, fu uno degli organizzatori dei due celeberrimi club futuristi polacchi “Katarynka” (1919) e “Gałka Muszkatołowa” (1921). L’opera qui presentata è un dramma teatrale dallo stile “grotesque” che riprende il mito antico di Orfeo e Euridice, destrutturizzandolo e affiancando la breve narrazione teatrale a forme geometriche tipiche del costruttivismo atte a illustrare un diversa versione del mito stesso. In quest’opera, Orfeo rompe la sua arpa e la sostituisce con suoni tipici della modernità come il suono di una sirena industriale, lo squillo di un telefono, il fischio di una locomotiva, un grammofono ecc. L’opera è costellata da immagini grottesche che richiamano a simboli della civilizzazione come il celebre fallo elettrico chiamato dal dio “Plutone” dynamofallos, simbolo, nell’idea di Czyzewski, del legame tra il carbone e l’elettricità. Prima edizione. Rif. Bibl.: Watson Library Special Collections – Bookcage, BL820.O7 C99 1922.                                                                                                                                                                                                                                                                                                     390 euro

(FUTURISMO – COSTRUTTIVISMO – FORMISMO – PRIME EDIZIONI – POLONIA), Tytus Czyzewski, Osiol i Slonce w Metamorfozie, Wlamywacz z Lepszego Towarzystwa (1 Akt 10 Minut), Krakowie, Gebethner i Wolff, 1922. In 8° piccolo; (2), 40, (2) pp. Brossura editoriale. Presenti alcune note a matita nel margine alto del piatto anteriore. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questa celebre opera teatrale di 10 minuti in un atto, del famoso poeta, scrittore, critico e pittore polacco, Tytus Czyżewski (Berdychowo, 28 dicembre 1885 – Cracovia, 5 maggio 1945) che fu tra i fondatori del “formismo” polacco e membro attivo del movimento futurista. Nato in una famiglia di proprietari terrieri, studiò pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia, sotto la direzione di Józef Mehoffer e Stanisław Wyspiański. Nel 1911 si trasferisce a Parigi dove prefeziona la sua arte e partecipa a numerose mostre. Nel 1917 fu uno dei fondatori del gruppo degli Espressionisti polacchi che nel 1919 si trasformò nel un gruppo di “Formisci”. Curatore della rivista ufficiale del gruppo, “Formisci”, fu uno degli organizzatori dei due celeberrimi club futuristi polacchi “Katarynka” (1919) e “Gałka Muszkatołowa” (1921). “L’asino ed il sole in metamorfosi, ul ladro nell’alta società”, questo è il titolo italiano dell’opera qui presentata, è uno dei primissimi tentativi di opera teatrale d’avanguardia mai scritta in Polonia. Alla sua rappresentazione, il dramma venne accolto molto positivamente negli ambienti futuristi. Prima edizione. Rif. Bibl.: OCLC 682508287.                                                                                                                             220 euro

(FUTURISMO – AVANGUARDIE – PRIME EDIZIONI – POLONIA),

Senza titolo-22Peiper Tadeusz, 

Poematy Zbior,

(Krakow), Kolo Wydawnicze “Teraz”, Drukarnia Uniwersytetu Jagiellonskiego, 1935.

In 4° piccolo; 175, (1) pp. Brossura editoriale con piccolo restauro al margine basso del piatto anteriore e al dorso. Prima edizione di questa raccolta poetica del celebre poeta, critico, teorico dell’arte e drammaturgo polacco, nato a Cracovia il 3 maggio 1891, morto a Varsavia il 9 novembre 1969. Fondatore della rivista Zwrotnica (Lo scambio) si oppose alla poetica del gruppo Skamander (che pubblicava l’omonima rivista), fu tra i massimi teorici del movimento poetico dell’avanguardia costruttivista polacca influenzando notevolmente l’opera di Julian Przyboś, Jan Brzękowski e Jalu Kurek. Nato da una famiglia di avvocati ebrei si convertì in giovane età al cattolicesimo passando diversi anni della sua giovinezza in Spagna. “Muovendo da una visione ottimistica della civiltà moderna, P. ha elaborato una concezione razionalistico-costruttivista della poesia, intesa come rigorosa organizzazione intellettuale del materiale linguistico, in cui occupano un posto chiave la metafora, una funzione nuova del ritmo e della rima”. La sua poesia è incentrata sulle le “3xM” città, masse e macchine (in polacco miasto, masa, maszyna) che divenne, fra l’altro, il motto dei costruttivisti. La sua teoria della poesia respinse la linea melodica, il versetto sillabato ed il verso libero era consentito solo per quelle metafore che potevano essere interpretate in modo chiaro. Peiper, come i futuristi, si allontanò dalla tradizione poetica, perché a suo avviso, l’incontro con la nuova realtà non poteva avvenire usando i vecchi schemi. Difese un difficile linguaggio nella poesia, perché il poeta non può chiamare direttamente stati ed emozioni, come fa la prosa. Quella qui presentata è la prima edizione della raccolta completa dei lavori costruttivisti di Peiper e contiene oltre alle tre opere “Z”, “Zywe linie” e “Raz”, una serie di componimenti apparsi su “Zwrotnica”, “Telegram” e “Almanach Nowej Sztuki”. Di grande importanza è il testo critico che Peiper antepose alla raccolta, qui pubblicato per la prima volta che raccoglie la teoria estetica e poetica di Peiper. Il testo è a volte stampato in orrizontale a volte in verticale. Rif. Bibl.: NuNukat, Katalog zbiorow Polskich Bibliotek Naukowych, n° zz2002920499.                                                                                                                                                                      300 euro

(GASTRONOMIA – CUCINA VEGETARIANA – PRIME EDIZIONI – CULINARIA),

Senza titolo-68Senza titolo-67Massonio Salvatore, 

Archidipno overo dell’insalata e dell’uso di essa, Trattato nuovo, curioso, e non mai dato in luce, da Salvatore Massonio, scritto, e diviso in Sessanta otto Capi; dedicato a’ molto Illustri Signori Fratelli, Ludovico, Antonio, e Fabritio col’Antonii. 

In Venetia, Appresso Marc’Antonio Brogiollo, 1627. 

In  4°; (16),  426, (4 delle quali un foglio bianco posto in fine al volume) pp.  Legatura coeva in cartoncino molle. Mancanza della carta dovuto a difetto originale ante stampa e lontano dal testo all’angolo basso esterno di pagina 145. Minima gora al margine alto bianco nelle pagine 361 – 364, praticamente invisibile. Piccolissimo ed ininfluente foro di tarlo al margine esterno delle ultime 10 carte. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione del primo e più celebre trattato gastronomico dedicato all’insalata scritto dal celebre letterato, medico e storico italiano, Salvatore Massonio (L’Aquila, 1559 – L’Aquila, 15 aprile 1629). L’autore studiò lettere, filosofia e medicina a Roma fece parte, nella terra natia aquilana delle più celebri accademie come l’Accademia dei Velati e quella dei Fortunati (dove era conosciuto con il nome di Avviluppato). Nel 1589 pubblicò una delle sue opere più conosciute il “Dialogo dell’origine della città dell’Aquila”, opera storica esposta in forma di dialogo fittizio fra due personaggi. A lui si deve anche un trattato medico alle proprietà mediche delle acque termali che sgorgano nei pressi di Antrodoco. Due anni prima della sua morte pubblicò l’Archidipno che gli diede fama internazionale. L’opera descrive vari tipi di insalate e lattughe, le diverse verdure che si possono utSenza titolo-69ilizzare nella realizzazione di diverse insalate come l’indivia, gli asparagi, i piselli, le fave, i fagioli, il tartufo, e diversi tipi di frutta. Anche i condimenti sono descritti in modo esauriente come l’olio d’oliva, l’aceto, il sale, il pepe, i limoni, l’aglio, la cipolla, i capperi ecc. L’autore suggerisce numerosissime ricette gastronomiche classiche per realizzare insalate ma anche numerose ricette particolari e innovative. Massonio, nella descrizione delle ricette riprese da altri autori riporta scrupolosamente le fonti. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.:  Gastronomica, 1023; Krivatsy 7547; Wellcome I, 4118; Simon, Bibliotheca gastronomica 1023; Marciana 1003; BING 1266; Westbury 146; Vicaire 577.                                                                                                                                                                                                     4300 euro

(AVICOLTURA – UCCELLI – CANARINI – PRIME EDIZIONI),

Hervieux de Chanteloup Jean-Claude, 

Nuovo trattato utilissimo de’ cannarini. Con la maniera d’allevarli, e d’accoppiarli anche con uccelli di specie diversa per averne de i bei parti; con delle considerazioni egualmente curiose, che necessarie sopra li segni, e le cause delle loro infermità, e molti segreti per guarirli; Come pure con il modo certo d’instruirli al Flautino, e con la descrizione d’un Flautino organizzato per chi non volesse assoggettarsi all’incommodo Instrumento da Fiato, ed altre cose pur necessarissime da sapersi per chi hà il piacere de i Cannarini. Di mons. Hervieux. Tradotto dal francese. A Sua Eccellenz il Sig. Marco Contarini Patrizio Veneto. 

In Venezia, Presso Gianbattista Regozza Librajo, 1724.

In 12°; (20 compresa antiporta figurata), 227, (1) pp. e 2 c. di tavola, una più volte ripiegata. Legatura di metà novecento in cartoncino molle con titolo, autore e data impressi in oro al dorso su fascetta. Rara prima edizione italiana, ben più rara di tutte le edizioni francesi, di questo trattato completamente dedicato all’allevamento e cura dei canarini. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Uno dei trattati più celebri di avicoltura del settecento, particolarmente apprezzato per le numerosissime nozioni tecniche per l’allevamento dei canarini. Il possesso di canarini, tra sei e settecento, grazie ai loro colori sgargianti ed alle magnifiche capacità canore, divenne una moda nei salotti della nobiltà europea e questo trattato venne composto proprio in risposta all’aumento della loro diffusione. La prima edizione francese uscì nel 1705 ottenendo un’enorme fortuna, avendo subito numerose riedizioni e traduzioni in inglese e tedesco. In Italia arrivò solo nel 1724 grazie alla traduzione dell’editore Gianbattista Regozza che dedicò l’opera a Marco Contarini. L’opera descrive ogni aspetto dell’allevamento ed addestramento dei canarini dall’etimologia del nome ai nomi che si danno ai canarini in base ai diversi colori, alle gabbie e capanne all’accoppiamento, dal nutrimento alla fisiologia ed anatomia dei volatili, dalle cure che si possono prestare per diverse malattie ai diversi tipi di uccelli che si possono incrociare con i canarini, dal canto degli stessi alla cura delle uova. Rif. Bibl.: Ceresoli, p. 303: “Ediz. orig., piuttosto rara, della traduz. ital. dell’opera dell’Hervieux”.

(MILANO – DUOMO MILANO – BANCA POPOLARE – SATIRA POLITICA – DISEGNO – VELLANI-MARCHI – MODENA),

Vellani-Marchi Mario, 

Grande disegno satirico di Mario-Vellani Marchi realizzato intorno al 1920 che illustra il forte legame fra la Banca Popolare di Milano ed il mondo cattolico meneghino.

53×40,5 cm; disegno a china. Bellissimo disegno satirico del celebre pittore modenese Mario Vellani-Marchi (Modena, 1895 – Milano, 1979) allievo di Giuseppe Graziosi e Pio Semeghini all’Accademia di Belle Arti di Modena. Nei primi anni della sua attività artistica è tra gli illustratori dei più importanti giornali satirici modenesi come il “Duca Borso”, “Cavalli e non …”, il “Marchese Colombi”, il “Gatto Bigio” ed altri. Nel 1924 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia dove tornerà per altre 11 volte. Nel 1925 è con Orio Vergani e Riccardo Bacchelli uno dei fondatori del cenacolo artistico di Via Bagutta a Milano dopo essersi da poco trasferito nella città meneghina. Il disegno realizzato a china vede diversi individui lavorare al Duomo di Milano portando all’interno oggetti per i lavori. Sulla facciata e sulla fiancata in realizzazione la scritta “Banca Popolare”. Inedito e realizzato intorno al 1920, il disegno mette in luce gli stretti legami fra la celebre banca milanese e la chiesa cattolica. Proprio in quegli anni a capo della banca milanese c’era il celebre politico, giornalista e banchiere, Filippo Meda (Milano, 1º gennaio 1869 – Milano, 31 dicembre 1939) che fu una figura chiave del movimento cattolico italiano tra la fine del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo.  Nel 1920 Meda venne insediato alla direzione della celebre banca milanese da Giolitti che gli assegnò, anche, il dicastero del Tesoro (si sarebbe poi dimesso l’anno dopo dal Tesoro per dedicarsi completamente alla Banca Popolare alla quale prestò i suoi apprezzati servigi  per 7 anni). “La Banca Popolare di Milano nacque con l’intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell’alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell’Ottocento nel capoluogo lombardo. La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Lo stesso Zalli si disse affascinato dal testo di Luzzatti: “La diffusione del credito e le banche popolari” del 1863, fonte di spunti per la nascita della prima banca popolare italiana, la Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi. Fu proprio Luzzatti, il 28 ottobre 1864 a comunicare a Zalli l’esistenza a Milano di un comitato promotore per una banca popolare cittadina”.                                                                                                                                          400 euro

(GIORANALI SATIRICI – SATIRA POLITICA – BOLOGNA – ILLUSTRATI – REBUS),

Il Diavoletto, giornale fantastico. Programma e poi dal n, 1 del 2 Gennaio 1860 al n. 37 del 3 Novembre 1860; (tutto il pubblicato). Diretto da Pietro Casanova fino al n. 27, poi da G. Raimondi.

In folio piccolo (36,5×26 cm); 38 numeri in tutto, compresso il rarissimo primo numero fuori numerazione con il programma del giornale, seguono poi 37 numeri ognuno di 4 pagina a parte un numero che presenta 6 pagine. Assolutamente tutto il pubblicato. Non si conoscono altri esemplari completi anche del numero di presentazione dell’opera. Legatura coeva in pieno cartoncino molle foderato da bella carta a motivi azzurri e amaranto, titolo manoscritto al piatto entro doppia cornice colorata con cornice azzurra in rilievo. Piccole mancanze al dorso. Qualche minimo strappetto con perdita di carta al margine basso bianco del numero di presentazione, ininfluente e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di cnonservazione. La legge del 13 gennaio del 1860 relativa alla libertà di stampa, promulgata da Umberto I, stimolò la produzione di testate in tutto il Regno. Nella sola Bologna, nel 1860 nacquero quattro giornali satirici, “Il Diavoletto” che fu il primo ad uscire il 2 gennaio (probabilmente il numero di presentazione uscì addirittura prima della fine del 1859), ancor prima che la legge fosse promulgata, il “giornale fantastico” decisamente anti-austriaco, il “Il Folletto” (25 luglio), “Don Marzio” (11 settembre) e “Il Profeta” (10 novembre). Tutti questi giornali sono privi di appoggi politici e sono tentativi sperimentali, sospinti dall’entusiasmo risorgimentale dei loro ideatori. Il primissimo numero di presentazione riporta al frontespizio una magnifica vignetta a piena pagina nella quale, sotto il titolo, si presentano due porte, una con su scritto “Si entra” con gente che si accalca e si accapiglia per entrare ed una porta con su scritto “Si sorte” dove persone composte escono dalla porta leggendo il giornale. Al centro del tutto una grande scena d’interni dove un diavolo con cilindro in mano si presenta ad un signore colto alla sprovvista, ancora in vestaglia, all’interno di un ricco ambiente signorile. Il primo numero contiene un botta e risposta fra “L’Associato” ed Asmodeo. I numeri del giornali presentano una grande vignetta alla prima pagina, due pagine centrali di testo e nell’ultima pagina, nel margine superiore delle vignette satiriche e nel margine inferiore un rebus. Un numero presenta anche un foglietto con manoscritta coeva la soluzione di un rebus. Il giornale, nella parte di testo, contiene sciarade satiriche e notizie sulla storia locale e gli spettacoli teatrali bolognesi anche se non mancano i riferimenti agli avvenimenti nazionali ed internazionale. Molto più attente alla situazione politica nazionale ed internazionale sono le grandi vignette alla prima carta. Le divertenti vignette all’ultima carta, invece, dissacrano gli usi e costumi dell’epoca.  Molto accattivante da u punto di vista grafico è la testata alta del giornale, con il titolo in campo nero che sormonta un diavolo intento a scrivere, il tutto entro una cornice di diavoletti (quasi ombre in quanto presentati in solo nero) che si tirano per la coda. Il giornale, stampato a Bologna dalla Tipografia di G. Monti al Sole vide come direttori Pietro Casanova prima e Giuseppe Raimondi poi. Rarissimo a reperirsi completo di tutti e 38 i numeri e cioè i 37 numeri ed il numero di presentazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVE\0278252, quattro esemplari censiti ma tutti privi del primo numero di presentazione, a due degli esemplari mancano anche altri diversi numeri.                                                                                                400 euro

(SATIRA – BOLOGNA – GIORNALI SATIRICI – MANIFESTI PUBBLICITARI),

Senza titolo-107Grossi Augusto,

Grande e rarissimo manifesto pubblicitario per l’uscita del celebre giornale satirico bolognese, Il Diavolo Zoppo.

Bologna, S. data (ma 1863)

92,7×59 cm; un foglio volante. La parte superiore presenta la tipica immagine che accompagna anche la testata del Diavolo Zoppo, ideata dal disegnatore Augusto Grossi, alle spalle del quale sono ben visibili San Luca e le Torri degli Asinelli. Nel margine basso il titolo della testata ed i prezzi d’abbonamento. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Data la pessima qualità della carta sulla quale questo manifesto venne pubblicato, risulta oggi rarissimo se non irreperibile. Il giornale uscì per la prima volta il 3 gennaio del 1863 dall’idea del giovane impiegato postale Leonida Gioannetti (all’epoca ventiduenne), del disegnatore Augusto Grossi e con la collaborazione del pittore  Silvio Faccioli. Vicino agli ambienti della sinistra liberale è caratterizzato da posizioni monarchiche, antimazziniane, fortemente anticlericale, “cautamente” garibaldino come definito dagli stessi redattori, è aspramente contrapposto alle posizioni della destra storica, incarnate, a Bologna, dalla figura del potente uomo politico e ministro del Regno, Marco Minghetti. Insieme a Minghetti, il bersaglio preferito dal giornale, è Napoleone III che Grossi chiama il “Gigione” per la sua politica ambivalente e fin troppo cauta, verso l’Italia. Grossi che oltre abile disegnatore è anche un appassionato litografo elabora una nuova tecnica litografica che impone il disegno diretto della matita grassa sulla lastra di pietra. Questo metodo che permette di saltare la lunga e costosa fase dell’incisione e che permetterà la nascita ed il successo di numerosissime testate satiriche in Italia, nella seconda metà del XIX° secolo. Gioannetti e Grossi, grazie all’esperienza maturata con il Diavolo Zoppo, saranno due figure cardine delle due principali e più celebri testate satiriche dell’ottocento. Nel 1865 Gioannetti sarà l’editore della “Rana”, mentre Grossi illustrerà dal 1873 l 1915 il “Papagallo” (uscito anche con il titolo di Pappagallo. Grossi utilizzerà poi l’iconografia del Diavolo Zoppo, ideata per il giornale, nell’illustrazione del “Diavolo Zoppo” di Le Sage. Il “Diavolo Zoppo”, il 5 aprile del 1865 fece uscire l’ultimo numero e la redazione confluì, in parte nella testata “Mago” il 5 aprile 1865. Rarissimo manifesto pubblicitario.                                                                                                                                                                                                                                                                                      700 euro

(PUBBLICITA’ – POSTERS – FOTOGRAFIA – ART NOVEAU – JUNGENDSTIL – SECESSION – ARTE – MARCHE FOTOGRAFICHE),

Senza titolo-106Grande poster pubblicitario di Hans Unger, Les appareils Ernemann sont les meilleurs, s. data ma 1903 circa.

Litografia a sei colore che rappresenta il celeberrimo marchio della Ernemann la “die Lichtgöttin” la dea della Luce che proprio Unger ideò. Due strappetti senza perdita di carta restaurati, qualche minimo strappetto senza perdita di carta ai margini esterni ma nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Barrette in metallo coeve al margine alto e basso. Rarissimo manifesto pubblicitario realizzato dal celebre artista tedesco Hans Unger (26 agosto 1872 – 13 agosto 1936) che fu uno dei rappresentati di punto dell’Jugendstil, Art Noveau tedesca che venne profondamente influenzata dall’art-noveau franco-belga, ma anche dal movimento inglese Arts and Crafts e dalla Secession viennese. La sua fama fu immensa fino alla fine della prima guerra mondiale, quando, il mutato ambiente politico-artistico tedesco, ne cancellò la memoria. La figura di Unger ha avuto un’importante rivisitazione a partire dai primi anni 80’ del novecento fino a tributargli la giusta importanza artistica, come una delle figure di spicco dello Jugendstil, durante una mostra del museo di Freital nel 1997 che ne esplicò l’importanza nella scena artistica di Dresda tra la fine dell’ottocento e i primi venti anni del novecento. Il manifesto è un’esplicazione dell’arte di Unger e dello stile Jugendstil. Il soggetto, come nella maggior parte delle opere di Unger è un ritratto femminile (solitamente la moglie o la figlia) dai colori sgargianti su sfondo nero. Della stessa litografia fu prodotta anche una copia in lingua russa. Particolarmente interessante è il modo con il quale Unger decide di pubblicizzare i prodotti della celebre ditta di macchine fotografiche di Dresda Ernemnn. La Werke Ernemann fu fondata a Dresda nel 1876 dal mercante Eichsfeld Heinrich Ernemann e da Wilhelm Franz Matthias. Quando Matthias si ritirò dalla compagnia, nel 1891, mutò il suo nome da “Dresdner photographische Apparate-Fabrik Ernemann & Matthias” in “Ernemann-Werke”, per poi divenire nel 1899, sull’onda di un successo internazionale, una vera e propria società per azioni con l’acquisizione, lo stesso anno della “Ernst Herbst & Firl, Fabrik photographischer Apparate” di Gorlitz. Nel 1903, per la prima volta, quello che sarebbe divenuto il notissimo marchio di fabbrica, la dea della luce la cui iconografia fu ideata proprio da Hans Unger e che rimase sui marchio di tutti i prodotti Ernemann fino alla fine del 1920 che divenne conosciutissima proprio come la Ernemann-Lichtgöttin e che campeggia ancora oggi su alcuni edifici appartenuti alla Ernemann. Rarissimo. Rif. Bibl.: Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kg 36418.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  1.000 euro

(MODA – DESIGN – AVANGUARDIE – FOTOGRAFIA – ARTE CONTEMPORANEA – GIARDINI – PRIME EDIZIONI – MODENA),

Senza titolo-32 Senza titolo-31Senza titolo-33Senza titolo-30Leonardi Cesare,

Carpinus Betulus, 16 foto 30×30 numerate firmate in 300 esemplari,

Reggio Emilia Italia, Edizioni Pari e Dispari, s. data (ma 1962-1963).

32×32 cm; (2), 1 grande tavola più volte ripiegata, 16 c. di tav. con applicate fotografie, un velluto che protegge l’insieme delle foto. Tutto contenuto nel cofanetto editoriale con titolo impresso in bianco su sfondo rosso al piatto anteriore della scatola (una rottura di una delle unghie di chiusura della scatola, ancora presente). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rarissima edizione di questa celeberrima opera fotografica del noto architetto, artista, designer e fotografo modenese, Cesare Leonardi (Modena 1936). Dopo aver studiato architettura all’università di F irenze dove segue le lezioni di Adalberto Libera, Ludovico Quaroni, Leonardo Savioli, trascorre un periodole estati del 1959 e 1960 facendo da apprendista presso lo studio di Marcello D’Olivo a Udine, dove sviluppa l’interesse per l’architettura degli alberi. Nel 1963 apre uno studio a Modena con Franca Stagi. Insieme si occupano di design, architettura e progettazione del verde fino al 1983. Vari loro progetti sono ormai pezzi classici del design mondiale come ad esempio le Poltrone Nastro, Dondolo, Eco che oggi fanno parte della collezione permanente di diversi musei come, ad esempio, il MoMA di New York. Il suo amore per la fotografia lo segue per tutta la sua carriera tanto da realizzare diverse opere fotografiche che espone in diverse Senza titolo-29mostre. Perfettamente inserito nel clima dell’avanguardia italiana a partire dalla fine degli anni 60’ inizia anche l’attività di scultura. Nel 1978 espone le proprie fotografie prima in una mostra presso la Galérie Olivetti di Parigi con Franco Fontana e Luigi Ghirri alla quale seguono poi diverse mostre personali. Quella qui presentata è la copia 211 su 300 di uno delle sue opere più celebri e ricercate che verrà poi, in parte, ripresa nel volume realizzato con Franca Stagi nel 1982 “L’architettura degli alberi”. L’opera è stampata dalle edizioni Pari & Dispari, la famosa casa editrice fondata da Rosanna Chiessi che divenne uno dei luoghi del Novecento poetico in Emilia, fucina di eventi culturali e editoriali. L’opera “oltre alle fotografie 30X30 oriental, numerate e firmate, include una stampa tipografica in quadricromia con le immagini disposte in sequenza. Non concepisce mai singolarmente lo scatto, ma lo progetta all’interno di una “rete”, di una catena seriale che può dare vita a “costruzioni stratificate”, e che può anche dilatarsi nello spazio e nel tempo, fotogramma dopo fotogramma. L’aggregazione delle singole forme-oggetti è indefinitamente variabile: costruisce un’articolazione strutturale che è articolazione spaziale e dinamica temporale insieme. Un interessante sviluppo è il sistema reticolare accentrato, strumento di pianificazione territoriale, geografia di segni dove sono rispettate le leggi di formazione e trasformazione e il ritmo è dato dal combinarsi di figure inserite ad intervalli stabiliti”. Molti dei trecento esemplari sono dispersi e l’opera è diventata di estrema rarità. Prima edizione.                                                                    1 800 euro

(AVANGUARDIE ARTISTICHE – LIBRI D’ARTISTA – MODENA),

 Senza titolo-76Guerzoni Franco, Mattioli Emilio,

Corrispondenze, (1978-2003),

Edizioi Rue Larrey, 2003.

31,5×26,5 cm. “Questa edizione fuori commercio si compone di quaranta esemplari numerati da 1 a 40 in numeri arabi, e firmati dall’artista. Il quaderno “Corrispondenze” è stato curato dalla legatoria De Marco; la stampa a secco eseguita da Roberto Gatti, il packaging è stato realizzato da Studio Due”.. Quello qui presentato è il numero 16 su 40. L’opera si avvale dell’importante contributo critico del “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Fra i massimi esponenti dell’avanguardia artistica italiana, Franco Guerzoni, inizia la sua attività artistica agli inizi degli Senza titolo-77anni 70’ del XX° secolo con una profonda e ragionata rielaborazione e rivisitazione del mondo dell’archeologia come recupero di una stratificazione culturale e del tempo come forza disgregante. In Guerzoni la ricerca di un sistema di rappresentazione dell’immagine lo porta ad indagare le potenzialità del medium fotografico collaborando così con alcuni dei più importanti fotografi contemporanei come Franco Vaccari, Claudio Parmiggiani e Luigi Ghirri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di rarissimo libro d’artista.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                450 euro