CATALOGO NOVEMBRE 2018

CATALOGO NOVEMBRE 2018

Frontespizio Catalogo Novembre 2018-1

1) SATIRA POLITICA GIORNALI DI TRINCEA ILLUSTRATORI RARITA’

Senza titolo-134   Senza titolo-145 Senza titolo-144         Senza titolo-130Senza titolo-146  Senza titolo-133 Senza titolo-131   Senza titolo-129   Senza titolo-128  Senza titolo-143SATANA, settimanale di tutti i colori, poi SATANA-BEFFA, 25 numeri dal 13 aprile del 1919 al 28 settembre del 1919.

Milano, Società Editoriale Milanese, (Direz. Amm.) Via V. Hugo 4, 1919

24,5 x 33,5; 16 pp. per numero. Un fascicolo doppio contiene due numeri (numeri 4-5) per un totale di 25 numeri (su 26, manca l’ultimo numero uscito il 5 ottobre del 1819, per il resto completo). Presenti tutte le bellissime brossure editoriali di ogni fascicolo. Qualche lieve strappetto senza perdita di carta al margine esterno del primo numero, ininfluenti, una leggera macchiolina di unto al margine alto di 6 pagine del primo numero, mai intensa o fastidiosa e nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Il Satana Beffa, o meglio ancora il Satana, fu uno dei più celebri settimanali satirici del primo dopoguerra. Il settimanale uscì con il nome di “Satana”, con sottotitolo di “Beffa Settimanale di Tutti i Colori” ma divenne ben presto noto come “Satana Beffa” tanto che dal numero 13, nella pagine interne, l’intestazione in alto a destra, muta da “Satana” in “Beffa”. Il titolo era ispirato alla divinità pagana cantata da Carducci neo suo celebre Inno,  “Eccovi Satana, dal ghigno fiero che fa la satira dell’orbe intero! […]”. L’opera si prefiggeva, come è leggibile nelle sue pagine “la stupida invocazione dell’anticlericalismo degna della musica di Romualdo Marenco, ma la smorfia di rabbia, di dolore, e di sarcasmo – L’ingegno è  beffatore,” – continuava il giornale – “è Satana perché sarà sempre sconfitto. Senza titolo-132[…] Ma se l’ingegno avrà torto, se un nuovo idolo mostruoso accenna, se fra breve sarà delitto non essere cortigiani di Sua Maestà il Ventre-numero, Satana sferza, ridi! E poi parla di bellezza a questi uomini, il cui cervello è la dove termina il ventre per cominciare il sesso…”. Il giornale, inizialmente diretto da Pietro Binelli, vide poi, a partire dal numero 8, come direttore dal noto scrittore e giornalista, Icilio Bianchi che fu anche direttore della “La settimana illustrata”,  di “L’Attualità” oltre che corrispondente da Bruxelles per il “Corriere della Sera”, “Il Piccolo” e “Il Messaggero” e anche corrispondente da Milano per il francese “Le Matin”. Scrive Paolo Pallottino a pagina 247 della sua “Storia dell’Illustrazione Italiana”:  ): “…allo sfolgorio delle sue lussuose pagine in patinata con testo riquadrato elegantissimo, concorrono i principali caricaturisti e d illustratori del momento …”. Collaborano infatti alla rivista Dudreville, Sto Sergio Tofano, Aldo Bruno, Azzoni Natalia , Marcello Dudovich, Lorenzo Viani, Balluri, Bandinelli, Bazzi, Binaghi, Bisi, Borgese L., Anselmo Bucci, Burzi, Cagnoni, Camerini,Castello E., Castellucci, Cirillo, Coppa, Crespi, Crotta, Dal Pozzo, D’Aloisio, Domino, Fabiano, Ganassi, Incerti, Marotta, Mateldi, Musini , Nagliati, Natali, Nives, Nizzoli, Orsi, Pagano, Perone, Pettoruti, Pinochi, Pullini, Raicevich, Ricchetti, Rodella,Sacchetti, Salietti, Santini, Trilussa, Renzo Ventura. Più difficile è individuare gli autori che contribuirono agli articoli dato che mo lti scritti si presentavano in forma anonima anche se si sa che vi scrissero, fra gli altri (a volte senza poter nemmeno esserne  identificato il contributo):   Senza titolo-148Luigi Antonelli, Arros, A. G. Bianchi, Icilio Bianchi, G. A. Borgese, Innocenze Cappa, E. Cavacchioli, Guido Da Verona, A. De Stefani, Rosso di San Secondo, Arnaldo Fraccaroli, Salvator Gotta, Ettore Janni, Mario Mariani, Mario Maria Martini, Ercole Luigi Morselli, Ernesto Murolo, Dario Niccodemi, Tullio Pantèo, Alfredo Panzini, Ferdinando Paolieri, Luigi Pirandello, Pitigrilli, Gino R occa, Pio Schinetti, Renato Simoni, U. Tegani, Trilussa, Alessandro Varaldo, Carlo Veneziani, M. Vugliano, Luciano Zuccoli. I numeri presentano una mirabile sintesi fra arte pittorica e dis egni caricaturali dedicati all’attualità politica ed artistica dell’epoca. Seppur la sua vita fu relativamente breve, numerosi furono i suoi estimatori e si ritagliò un ruolo importante panorama editoriale italiano, continuando ad avere numerosi estimatori anche, molti anni dopo la sua chiusura. Il periodico rappresentò un ambizioso tentativo di far uscire una pubblicazione di grande valore sia economico (per la ricca coloritura dei suoi numeri) che culturale, avvalendosi, appunto di importanti illustratori e collaboratori. Molto raro a reperirsi. Rif. Bibl.: Enrico Gianeri (Gec), Storia della caricatura, Milano, 1959; Paola Pallottino, Storia dell’illustrazione italiana, Bologna, 1988; Carlo Alberto Petrucci, La caricatura italiana dell’Ottocento, Roma, 1954. Senza titolo-147

1.300 euro

2) GIORNALI RIVISTE ARTE MODENA STORIA DELL’ARTE ENZO FERRARI FUTIRISMO VERSI MALTHUSIANI

Senza titolo-89  Senza titolo-92Senza titolo-91 Bonissima, Espressione di Vita della Famiglia degli Artisti, Quindicinale (poi settimanale). Anno I – N. 1 – Anno I – N. 9. Tutto il pubblicato a parte l’ultimo numero.

Modena : [s. n.], 1924- (Modena : Cooperativa Tipografi).

In quarto grande; 9 numeri (su 10 manca l’ultimo numero uscito il 5 luglio del 1924). Primo numero 4 pagine e poi 8 pagine per numero. Numeri indirizzati al celebre illustratore e caricaturista italiano, Umberto Tirelli, come attestato dalla pecetta di spedizione applicata al margine alto dei numeri. Tutti i numeri presentano all’ultima pagina, nella metà inferiore, una grande pubblicità di Enzo Ferrari, “Agente Gen. Per l’Emilia e Romagna, Alfa Romeo, Milano nel 1924 con freni anteriori e Pirelli Cord”. Una leggera piega al centro di alcuni numeri ma nel complesso in buone condizioni di conservazione. Il periodico prende il nome dalla famosa statua della “Bonissima” (riprodotta anche al centro del margine alto di ogni numero) posta in angolo della Piazza Grande sul Palazzo Comunale di Modena, realizzata nel XII secolo (probabilmente dal Maestro delle Metope del Duomo di Modena). “Probabilmente la statuetta doveva rappresentare l’onestà nel commercio (“Bonissima” da “Bona Esma” (Stima / Misura) – dal nome del palazzo della “bona misura”), tesi avvalorata dal fatto che in antico reggeva una bilancia e posava su un basamento con incise le diverse unità di misura”. Con il titolo “Bonissima” già era uscito, a Modena, un celebre giornale durante i travagliati giorni dei moti del 1848. Al giornale, con Gerente Responsabile, Gaetano Bruni, presentava articoli di vari autori, molti anonimi, alcuni di grande curiosità come l’articolo “Malthusiani Dazieri (entrati in città frodando il dazio)” firmato F. U. Turista o i divertenti articoli di Alberto Borsari (Perein Bazot) ma anche, o quelli firmati da Alfredo Nota, AugustoSenza titolo-90 Vandelli (Mascarot), Matteo Campori, Alfredo Rota, Benito Boccolari, Tino Pelloni, Ferruccio Venturelli etc. Gli articoli erano dedicati agli artisti modenesi ma anche alla storia locale, ai fatti di cultura locale sportiva e popolare come il “Foot Ball”, l’automobilismo, la settimana trottistica (illustrata da numerose foto) o la vita dei teatri modenesi. Gli artisti trattati sono Ermenegildo Luppi, Giuseppe Mazzoni, Ubaldo Magnavacca, Evaristo Cappelli, Benito Boccolari e gli autori modenesi di xilografie, Giacomo Barozzi, Arcangelo Salvarani, Giuseppe Graziosi, Baracca, Magnavacca, Forghieri, Orazio Vecchi, Jodi ed altri. Il periodico era illustrato dalle belle e divertenti vignette satiriche di Vellani Marchi (almeno una per ogni numero), Venturelli, G. Bruni, Boccolari e Reggianini. Le fotografie pubblicate nell’opera sono per la maggior parte di Orlandini. In particolare è assai interessante la poesia Malthusiani Dazieri del poeta F. U. Turista, poesia in versi maltusiani, stile in voga negli ambienti del primo futurismo. Tale stile prendeva il nome di “maltusiano” derivando il vocabolo dall’economista ingelse Thomas Robert Malthus che nelle sue teorie, sosteneva come necessaria la limitazione delle nascite, ma coll’astinenza sessuale. Così il poeta futurista, rifiuta l’astinenza dalla composizione ma compone poesia che invece che si ispirano al coitus interruptus, il più conosciuto metodo anticoncezionale dell’epoca, con componimenti che vedono la non completezza dell’ultima parola dell’ultimo verso. Raro a reperirsi.

450 euro

3) GIOCHI GIUOCHI ARALDICA GIOCHI DI CARTE NAPOLI STAMPATORI NOBILTA’

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IMG_1749   IMG_1743_clipped_rev_1Finè de Brianville Claude Oronce,

Giuoco d’armi dei sovrani, e stati d’Europa per apprendere l’armi, la geografia e l’historia loro curiosa. Di C. Oronce Finè detto di Brianville. Tradotto dal francese in italiano, & accresciuto di molte aggiunte necessarie per la perfetta cognitione della storia da Bernardo Giustiniani veneto. 

In Napoli, Appresso Antonio Bulison, All’Insegna del la Sirena, 1677

In 12° (11,5×7 cm); (32), 262 [i.e. 362], (2) p., 52 c. di tav. non numerate, di cui 1 più volte ripieg. Legatura coeva in piena pergamena. Completo di tutte le tavole, compresa quella più volte ripiegata, spesso assente. Antico timbretto di collezione privata alla prima carta bianca “Martini”. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Le 52 carte portano il numero e segno nel margine in alto a destra. Le carte rappresentano i blasoni delle più importanti famiglie nobiliIMG_1745 d’Europa finemente incise come il Papa, i signori di Napoli, il Duca di Modena, il Re di Hungaria e Boemia, di Malta, di Polonia ed altri. Un blasone inciso è presente anche al recto del frontespizio ma non numerato come carta. Prima edizione italiana, rara, di questo  giuoco di carte composto con l’intento di insegnare i blasoni delle principali famiglie nobili d’Europa. Questa prima edizione italiana si presenta nella traduzione di Bernardo Giustiniani. L’opera ebbe notevole successo tanto da esser ristampata più volte per tutta la prima metà del settecento. Il Giuoco è un elaborato giuoco di carte di carte con semi “alla francese” (Fiori, Cuori, Picche e Quadri) dove quello dei Fiori è riservato agli Stati della penisola italiana a IMG_1744partire del Re di Fiori dove si trova lo stemma del Papa di allora, Innocenzo XI, il comasco Benedetto Odescalchi che fu pontefice dal 1676 al 1689. Seguono poi gli stemmi araldici degli altri regnanti italiani della penisola. “A’ Questo libretto vengono unite 52. carte, che nel giuoco di adoperano, cioè 13. Per qualunque speci, di Fiori, di Quadri, di Cori, e di Picche, le quali ponendosi adoperare in altre forti di giuochi, ne dà l’Autore nel principio del libro gli avvertimenti. Distribuisce à ciascheduna Carta i Potentati di Europa: comincia col Rè di Fiori, che l’attribuisce al Pontefice Innocenzio XI. di cui in tre capi descrive l’arma co’ suoi colori, la geografia de’ suoi stati, e l’Istoria tanto universale del Principato, quanto particolare della Casa. …” da Il giornale dei Letterati per tutto l’Anno 1678, In Roma, Per Nicolò Angelo Tinassi, 1678. Opera rara e ancor più rara a reperirsi completa ed in queste ottime condizioni di conservazione. La prima edizione italiana è fra le più rare. Rif. Bibl.: Vinciana 267 (senza la tavola più volte ripiegata). IMG_1747

1.300 euro

4) RIVISTE GIORNALI ARTE AVANGUARDIE TELEMACO SIGNORINI MACCHIAIOLI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE LIBERTY ILLUSTRATORI GIORNALI ILLUSTRATI IMPRESE EDITORIALI SATIRA

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AA. VV. (Signorini, Fattori, Fabbi, Chiostri, Chini, Kinerek, Pascoli, Bontempelli, Jack La Bolina, Capuana, Marradi, Prevost, Panzacchi, Mazzoni, Trilussa, etc.)

Fiammetta Ebdomadario –Illustrato 35 + 10 numeri. Tutto il pubblicato (l’ultimo uscito porta il numero 11 ma in verità si tratta del decimo numero del secondo anno).

Firenze, Stab. Lit. Benelli e Gambi, 1896-1897

In folio piccolo; 45 numeri composti da 8 pagine per numero. Rarissima raccolta di tutto il pubblicato, in fogli sciolti, di una delle più ricercate pubblicazioni periodiche di fine ottocento, considerato uno dei più ricchi ed importanti giornali illustrati italiani. Qualche piccolo strappetto senza perdita di carta in pochi numeri ma nel complesso, in ottime condizioni di conservazione e completo di tutti i numeri usciti. Nel 1896 uscirono 35 numeri, mentre nel secondo anno, solo 10 (il numero 3 del secondo anno fu erroneamente numerato 2 ed il numero 10, 11). Il settimanale venne illustrato dai più grandi Macchiaioli dell’epoca con illustrazioni a colori, anche a piena e doppia pagina su disegni fra gli altri di Fattori, Signorini, Fabbi, Chiostri, Kienerk. La rarità del giornale deriva dal fatto che lo stesso, a causa degli alti costi di produzione, venne tirato in un numero assai limitato di esemplari e su un tipo di carta di scarsa qualità. Gli editori infatti profusero la gran parte del budget a disposizione per la veste grafica del giornale a scapito della qualità della carta. Le tavole di “Fiammetta” vennero realizzate con l’inusuale tecnica della  lastra litografica su carta da giornale. Scrive Bardazzi nel suo noto studio dedicato all’illustrazione e la grafica in Italia nel periodo Liberty: “A Firenze dal ceppo macchiaiolo fiorisce sorprendentemente Fiammetta, settimana illustrato con quattro grandi illustrazioni per ogni numero, fotomeccaniche, mi pare, nel disegno in nero e colorato col procedimento litografico […] I caratteri grafici e cromatici, con i gialli, rossi e aranci sorprendono per la loro novità, pur nell’immediatezza un po ‘rozza di certe Figurazioni. A brevi racconti e testi poetici si accompagnano immagini femminili briose e civettuole alla Cheret, nudità sensuali e paganeggianti, fantasie di fanciulle languide in ambientazioni medievali, cronache di drammi borghesi […]. Nata nel ’96 Fiammetta chiusa i battenti l’anno dopo (18 marzo 1897), si disse perché volle seguire Diego Martelli che l’avevo tenuta a battesimo ed era deceduto alla fine del ’96, in realtà travolta da gravosi costi editoriali insostenibili da riviste locali e spregiudicate, prive di un vasto pubblico e quindi preferisco un vivere una breve stagione di punta”. Oltre ai già citati artisti il giornale si avvalse anche della collaborazione  di altri importanti artisti quali Chini Galileo, Giusto Giuseppe, Michele Alberto,Pascarella Cesare, Scarselli Adolfo. I numeri presentavano novelle, bozzetti, poesie ed articoli inediti di importanti firme come Angeli Diego, Antona-Traversi Giannino, Aruch Emilio, Baronchelli Grosson Paola (Paulette), Basso Maurizio , Bernardini Adelaide, Boinaghi Alfredo, Bracco Roberto, Bontempelli Massimo, Campanile Gaetano, Caponi Giacomo (Folchetto), Capuana Luigi, Civinini Guelfo, Collautti Arturo,  Colasanti Arduino, Coli Edoardo, Conti Giuseppe, Dalla Porta Ettore (Edipi), D’Ambra Lucio, Forsten Riccardo, Franquinet De Saint Remy, Fucini Renato (Neri Tanfucio), Gatteschi Roberto Pio, Gentile Alfredo , Grazzini Giuseppe, Marradi Giovanni,  Mazzoni Guido, Montegutti Maurizio, Meyer Giovanni,  Mendes Catullo,  Montebaldo A., Menasci Guido,  Montelatici Giuseppe, Ojetti Ugo, Ossani Lodi,  Olga (Febea), Pascarella Cesare, Panzacchi Enrico, Prevost Marcel, Pascoli Giovanni, Panerai Napoleone, Rubichi Ernesto (Richel), Sangiacomo Olivieri A., Saint Croix, Scarpelli Filiberto, Trilussa – Tioli licurgo, Torelli Achille, Vecchi Vittorio (Jack/ La Bolina), Zuccoli Luciano. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\CFI\0353402; Bardazzi, Illustrazione e la Grafica in Italia nel periodo Liberty, 28; Righini, I periodici fiorentini, n. 1046.

Senza titolo-105

2.200 euro

5) BOLOGNA SATIRA ANARCHIA SOCIALISMO RIVISTE UNIVERSITARIE PERIODICI ILLUSTRATORI

Senza titolo-81

  Senza titolo-63 Senza titolo-66 Senza titolo-65 Senza titolo-64 Senza titolo-60Senza titolo-82Poderecca Guido, Galantara Gabriele ed altri.

Bononia Ridet, Rivista Artistica-Letteraria-Universitaria-Settimanale

177 numeri sciolti di Bononia Ridet. Non comune raccolta. Prima annata completa di tutti i numeri compreso il numero 20 bis.

Bologna, Lit. Franc. Casanova e F., 1888 – 1892

Misure diverse che vanno dal 4° grande al foglio; 177 numeri. Qualche strappetto senza perdita di carta e per il resto in buone condizioni di conservazione. Raccolta di numeri sciolti della più importante rivista satirica anarchico-socialista bolognese dell’ottocento. Fondata da Guido Podrecca (Goliardo o Maschera di Ferro), studente di lettere di origine lombarda e GabrieleSenza titolo-83 Galantara (Rata Langa), studente di matematica nato a Montelupone (Macerata), futuri fondatori, poi, del celeberrimo “L’Asino”, nasce come rivista satirica universitaria di tendenze anarchiche e socialiste. Ottiene grande successo nel suo primo anno di vita quando il periodico è prettamente impegnato nella satira locale e si presenta come l’“organo (non ufficiale) dell’VIII Centenario dell’Esposizione in Bologna”. Già  a partire dalla fine del secondo anno i temi trattati aumentano di impegno ed approfondimento con critiche feroci anche al lavoro del celebre sindaco di Bologna, Tacconi. Celebre anche un suo attacco diretto a Carducci per la sua “Ode alla Regina Margherita” che viene definita, nel giornale, un tradimento degli ideali repubblicani da parte del poeta. Pubblicato in 4 pagine presenta al suo interno magnifiche caricature realizzate da alcuni dei più importanti illustratori e caricaturisti bolognesi ed italiani. La rivista si spegne sul finire del 1894 quando i Senza titolo-61due direttori fondatori, già al lavoro alla realizzazione dell’Asino, lasciano la direzione del giornale all’anarchico Giovanni Damanico che inviso alla redazione, provoca le dimissioni in blocco, di tutta la redazione.

Le annate si presentano come sotto descritte:

Anno I completo: 41 numeri, annata completa compreso il raro numero 20 bis.Senza titolo-62

Numeri mancanti:

Anno II presente il numero speciale a benefizio dell’infanzia abbandonata, mancano: 45, 46, 47, 49, 55, 57, 59, 60, 61, 62, 65, 66, 67, 69, 70, 74, 77, 79, 83, 87, 89.

Anno III mancano: 111, 110, 121, 123, 124, 130, 136, 140 (finisce con il numero 142).

Anno IV mancano: 143, 144, 150, 151, 159, 161, 163, 164, 165, 167, 168, 169, 170, 171 (finisce con il numero 172).

Anno V mancano: 173, 177, 178, 179, 183, 187, 190, 191, 198, 217, 218, 219, 220, 221, 222, 224, 225, 226, 227, 232, 233, 239, 241, 242 (finisce con il numero 243).

440 euro

6) CARICATURE CARICATURISTI BOLOGNA INVITI NUZIALI NUPTALIA SATIRA RARITA’

Senza titolo-226Majani Augusto (Nasica),

Processo Lugaresi-Majani (Invito di Nozze di Nasica agli amici)

Bologna, Zanichelli e Albertazzi, S. d. (ma 1905)

Foglio volante (32,5×21,5 cm) ; un leggero segno di piegatura al centro del foglio e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. Il bellissimo foglio satirico di Augusto Majani fu l’invito di nozze fu stampato ed inviato agli amici in occasione del proprio matrimonio con Olga Lugaresi originaria di Budrio. Il foglio volante presenta i due imputati, come già condannati “all’Ergastolo Matrimoniale”. Majani si sposò nell’aprile del 1905 con testimoni di Stecchetti e Testoni. Il matrimonio avvenne sempre nell’ordine della goliardia. Stecchetti accompagnava la sposa mentre Testoni accompagnava lo sposo confortandolo come se lo stesse portando al patibolo. Il testo che accompagna il testo riporta: “Dopo 12 anni di carcere preventivo si presentano entrambi nel giorno 22 corrente al Tribunale di Bologna per essere condannati all’Ergastolo matrimoniale. Io sottoscritto, più che amico, fratello fin dalla nascita dell’infelice artista, mi rivolgo alla S. V. Ill.ma perché entro il giorno 21 corr. Voglia per far pervenire (presso la redazione del “Carlino” – Piazza Calderini, 6) al povero recluso un oggetto di necessario uso domestico, come sarebbe una graticola, la corda del pozzo, una pentola, una scopa, ecc. oggetti tutti indispensabili ora a lui che sta  per metter su casa. È consuetudine in simili circostanze rendere meno grave la condanna dei rei con doni e pubblicazioni di valore. L’amico mio abbia invece in oggetti modesti e casalinghi il ricordo continuo della stima sincera e dell’affetto dei numerosissimi (speriamo) amici. Esclusa così l’idea del volfare scrocco, io ringrazio anticipatamente la S. V. Ill.ma e mi professo, dev.mo, Nasica. N. B. – Sarebbe desiderabile che tutti si mettessero d’accordo per evitare duplicati; perché riuscirebbero inutili al Majani, ad esempio: 2 letti doppi, 20 credenze, 50 corde per il pozzo, ecc.”. Molto raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

230 euro

7) BOTANICA MEDICINA FARMACIA PRIME EDIZIONI GINEPRO FARMACEUTICA

IMG_1766  IMG_1770  IMG_1769   IMG_1767_clipped_rev_1 IMG_1772      IMG_1764_clipped_rev_1 Scharff Benjamin, 

Arkeythologia seu juniperi descriptio curiosa, ad normam & formam Sacri Romani Imperii Academiae Naturae  Curiosorum, elaborata et variis medicamentis ac observationibus referta a Benjamin Scharffio Medicinae Licentiato & Archiatro Sonderhusano Scwartzburgico

Francoforti et Lipsiae, Sumptibus Caroli Wollffii Bibliopolae, 1679

In 8° piccolo (16×9,5 cm); (2), 380, (12) pp. e 7 c. di tav., due più volte ripiegate. Legatura coeva in cartoncino molle foderato con IMG_1765carta caffè coeva. Pecetta al  dorso . Pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata all’epoca in zona tedesca. Cerniera interna lenta ma non staccato, uno strappetto alla carta più volte ripiegata, senza perdita di carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questa curiosa opera di botanica farmaceutica, dedicata alle piante di Ginepro e alle sue qualità mediche, scritto dal noto medico tedesco, Benjamin Scharff, a volta scritto anche Sharp o Scharffius ( 6 giugno 1651 a Nordhausen, 4 giu 1702 a Sondershausen) che fu medico personale del principe Christian Wilhelm Schwarzburg-Sondershausen e della IMG_1771principessa Leibarzt von Schwarzburg-Sondershausen, oltre che “Stadtphysicus” di Sondershausen. L’autore, dopo aver studiato medicina a Jena iniziò ben presto a farsi conoscere come medico e farmacista tanto da essere chiamato da Christian Wilhelm Schwarzburg-Sondershausen per servire presso di lui. Dal 1687 al  1689 Scharff fu rettore della scuola di Mulhouse. Nel 1677 per i suoi studi venne ammesso nella prestigiosa “Deutsche Akademie der Naturforscher Leopoldina”. In quest’opera, l’autore, sfruttando le sue grandi conoscenze botaniche e farmaceutiche, dopo una dettagliatissima descrizione botanica dei vari tipi di ginepro, suggerisce i vari utilizzi medici che si possono fare delle sue bacche per curare numerose patologie. Opera rara. Rif. Bibl.: Pritzel 8127 (che cita solo 5  tavole); Haller I, 600; Seguier 176.

800 euro

8) POLITICA SATIRA CARICATURISTI GIORNALI SATIRICI NUMERI UNICI BOLOGNA ELEZIONI

Senza titolo-119 Senza titolo-120Il Conte Peppino, Numero Unico del Comitato Elettorale Indipendente 20 Novembre 1890

Bologna, Società Tip. Azzoguidi, 1890

In 2°, (4) pp. Due strappi in corrispondenza della piega centrale orizzontale del numero, senza perdita di carta. Giornale di satira e propaganda politica, in numero unico, realizzato in occasione delle elezioni del 1890. Il giornale è completamente incentrato sulla figura del Conte Giuseppe Massei, conosciuto a Bologna come Peppino Massei, che con Quirico Filopanti, Cesare Lugli, Alessandro Fortis (futuro presidente del Consiglio italiano agli inizi del novecento) rappresentano, nel 1890, la sinistra bolognese alle elezioni politiche italiane. Nel giornale vengono esaltate le qualità di Massei che viene presentato da una lista elettorale indipendente dai partiti anche se fortemente legata agli ambienti della sinistra democratica e progressista (Filopanti ad esempio in Parlamento occupava lo scranno vicino a Garibaldi nell’emiciclo occupato dalla sinistra radicale). Il giornale divine così, un vero e proprio, organo di propaganda nel quale si ripercorre il forte legame di Giuseppe Massei con la città di Bologna ed i suoi personaggi che si ritrovano di sera nel “Caffè del Corso”, letterati ed artisti come Testoni e Panzacchi grandi amici dello stesso Massei. Anche i racconti satirici che accompagnano il lettore sono ispirati alla vita del Conte Massei e anche quando inventati e ridicoli, si propongono di mettere in buona luce il personaggio. Tutti gli articoli e le caricature sono firmati da pseudonimi come Prince-nez, Furius, Girone, Allon ecc. Fra le adesioni al comitato Giosuè Carducci, Cadronchi, Rodrigo Rossi ed altri. Molto raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0208779.

100 euro

9) MARMETTE STORIA INDUSTRIALE LIBERTY ARTE INDUSTRIALE BOLOGNA CASALECCHIO DI RENO MODA ARREDAMENTO

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Senza titolo-154 Ditta Amadori & Masetti,

Ditta Amadori & Masetti di U. Amadori, Casalecchio di Reno – Bologna: Via Ugo Bassi 29 – Tel. 5-15, Cementi Armati – Premiata Fabbrica di Materiali in Cemento. Marmette a mosaico per pavimenti, Marmette speciali per rivestimenti mattonelle ad alta compressione per pavimentazioni, cementi armati, materiali decorativi, gradini, secchiai, vasche da bagno, abbeveratoi e mangiatoie, serbatoi, tubazioni ecc. Serie 1 – 2 – 3

Bologna, S. stampatore, S. data (ma 1905 circa)

In oblungo (18×11,3 cm); tre tomi: (6) pp. e (14) c. di tav., (6) pp. e (30) c. di tav., (6) pp. e (17) c. di tav. Brossure editoriali conservate. Tutte le tavole sono in magnifica coloritura. Qualche lieve segno del tempo ma nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. All’interno in  ottime condizioni di conservazione. Rara edizione di questo IMG_1923 campionario pubblicitario dei prodotti commercializzati dalla nota ditta di Casalecchio di Reno, Amadori & Masetti. La prima serie contiene i “Pavimenti in Mattonelle di Cemento Semplici”, la seconda serie i “Pavimenti in Mattone lle rigate in Cemento speciale ad alta pressione per porticati e pianciti esterni” e l’ultima serie i “Pavimenti in Marmette a Mosaico alla Veneziana”. I manualetti completi nelle tre serie, presentano le bellissime marmette della ditta di Casalecchio di Reno che dimostrano il livello altissimo di eleganza, raggiunto da questa ditta nella produzione di marmette. La ditta Amadori & Masetti contribuì al veloce sviluppo della cittadina di Casalecchio di Reno, verso la fine del XIX° secolo. Lo stabilimento, inizialmente di piccole dimensioni, ebbe un rapido sviluppo fino a diventare di notevoli dimensioni. IMG_1919Sorto sulla rive destra del Reno, in corrispondenza del grande ponte delle posto nella cittadina, sfruttava le acque del fiume Reno portate con un apposito canale, direttamente nei possedimenti della ditta. La ditta, in seguito ad un nuovo assetto societario, intorno al 1910, prese il nome di Selce (Società Emiliana Lavorazione Cementi) che fu, il 22 novembre del 1910, fu fra le 181 ditte che aderirono all’Assonime (l’associazione delle società italiane per azioni). Le strutture originarie della ditta Amadori & Masetti, nonostante vari frazionamenti, sono ancora oggi visibili a Casalecchio di Reno. I cataloghi di “Marmette” sono molto rari, questi della ditta Amadori, rarissimi e ancor più rari a reperirsi completi delle tre serie.

320 euro

10) ILLUMINISMO FILOSOFIA OPERE COMPLETE GINEVRA PEDAGOGIA EMILE MUSICA TEATRO POLITICA ANTROPOLOGIA

IMG_0398_clipped_rev_1 IMG_0400 Rousseau Jean-Jacques,

Oeuvres Complettes de J.J. Rousseau, Citoyen de Geneve. Nouvelle edition. 37 tomi, completo

A Paris chez Belin,Caille,Gregoire,Volland. 1793

In 12° (14,2×19,5 cm); 37 tomi, opera completa. Belle legature omogenee coeve in piena pelle marmorizzata con autore, titolo, numero del volume e ricchi fregi in oro al dorso. Ai piatti eleganti cornici in oro. Qualche lieve difetto e segno del tempo a qualche legatura, più marcato in due dorsi e per il resto, all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli gialli. Antica pecetta di proprietà privata al margine basso di ogni frontespizio che attesta l’esemplare come appartenuto all’avvocato, Domenico Magiera. Nuova e più completa edizione che contiene tutte le opere del grande filosofo, scrittore e musicista svizzero Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778), fra i massimi esponenti dell’illuminismo francese. I volumi sono così suddivisi: Politique (2 vol) Heloîse (4 vol) L’Emile (4 vol) Dictionnaire de Musique (3 vol) Theatre (2 vol) Mémoires (6 vol) Mélanges (7 vol) Lettres (7 vol) Pièces Diverses (2 vol). Raccolta completa delle opere di Rousseau.IMG_0401

320 euro

11) CACCIA CACCIAGIONE PESCA UCCELLAGIONE CACCIA AL LUPO RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

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IMG_1754Pacifresio Giacomo,

Theatro della caccia, e trattenimento geniale della villa di Giacomo Pacifresio. Nel quale si contiene la maniera, & arte d’uccellare, pescare, caccia de’ quadrupedi, e modo d’avvezzare i cani per essa; e di prender lupi con molte altre belle osservationi, di varie, & vaghe figure ornata; opera non men curiosa, che utile; e dilettevole.

In Bologna, Per Antonio Pissarri, 1673

In 12° (13,5×7 cm); 212, (2) pp. (manca l’ultima carta bianca). Legatura realizzata tra la fine del settecento ed i primissimi dell’ottocento, in mezza pelle chiara con titolo e filetti ornati impressi in oro al dorso. Piatti foderati con carta verde coeva. Un leggero difetto alla cerniera del piatto anteriore ma legatura ben solida. Un piccolo forellino nel margine bianco della primaIMG_1752_clipped_rev_1 carta, ininfluente. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Nota di possesso seicentesca alla prima carta bianca “Adi 26 otbre 1675 in Sabato Comprato in Ravenna da D. Filippo Fra.co Ricci di Modona”. Fregi in iniziali xilografiche. Ex-libris applicato all’interno del piatto anteriore, piccolo antico timbretto ex-libris al recto del frontespizio e all’ultima carta che identificano l’esemplare come appartenuto alla celeberrima Bibliotheca Tilliana che venne rIMG_1756accolta dal collezionista di testi di caccia e bibliofilo tedesco, Kurt Lindner. La Bibliotheca Tiliana conteneva una delle più celebri collezioni di libri di caccia mai raccolte. Seconda rara edizione, rara quasi quanto la prima del 1669, di questo celebre trattato dedicato alla caccia e alla pesca, che venne composto dal frate barnabita bolognese Giacomo Pacifresio. L’autore, riprende, in parte, le tecniche di caccia esposte nel trecento dal bolognese, Pietro de’ Crescienzi, rielaborandole, aggiornandole ed arricchendo l’opera di numerose xilografie originali che illustrano i momenti della caccia ed in parte anche della pesca. Il volume contiene anche un’ampia sezione dedicata all’uccellagione con la balestra, la falconeria e altri strumenti (gufi, civette, gli uccelli da vischio, fringuello, tordi, passero etc.)  e alla caccia al lupo. Nella sezione dedicata alla pesca si descrivono i modi per catturare i barbi, lo “squallo”, la tinca, l’anguilla, i lucci, i temoli etc. Rara seconda edizione con importante provenienza bibliografica. Rif. Bibl.: Schwerdt II, 57; Ceresoli, p. 396.

12) CINEMA CIMATOGRAFIA COMMEDIE ATTORI STANLIO ED OLIO LAUREL HARDY PUBBLICITA’ STORIA DEL CINEMA CARICATURE CARICATURISTI

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AA. VV.,

Stan Laurel, Oliver Hardy, Visti dai migliori caricaturisti del mondo,

S. luogo, Metro-Goldwyn-Mayer, S. data (ma 1933 circa)

In 12 (12,2×8,2 cm), a forma di quaderno da appunti; (16) cc. Brossura editoriale con titolo in rosso su fondo arancione al piatto anteriore e pubblicità del film “Fra Diavolo” al piatto posteriore. Rarissimo opuscolo pubblicitario in italiano, prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer per pubblicizzare il fil “Fra Diavolo” di Hal Roach con Stan Laurel, Oliver Hardy, Dennis King e Thelma Todd. Stanlio e Olio furono doppiati (come specificato anche nel libricino) dal baritono Giuseppe de Luca e dal soprano Laura Pasini. Dopo una foto dei due celebri attori alla prima pagina, seguono le caricature di Stanlio ed Olio realizzate da artisti italiani, tedeschi, francesi, inglesi, russi, spagnoli, svedesi, svizzeri, olandesi, polacchi, norvegesi, rumeni, ungheresi e cecoslovacchi. Rarissimo, nessun esemplare censito in ICCU, ed in perfette condizioni di conservazione.

90 euro

13) FISICA MAGNETISMO OCCULTISMO GEOLOGIA MINERAOLOGIA FILOSOFIA KIRCHERIANA

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IMG_1777_clipped_rev_1Kircher Athanasius,

Athanasii Kircheri E Soc. Jesu, Magneticum naturae regnum siue disceptatio physiologica de triplici in natura rerum magnete, juxta triplicem ejusdem Naturae gradum digesto Inanimato, Animato, Sensitivo, Qua occultae prodigiosa rum quarundam motionum vires & proprietates, quae in triplici Naturae Oeconomia nonnullis in corporibus norite derectis observantur, in apertam lucem eruunter, & luculentisargumentis, experientia duce, demonstratur. Ad Incytum, Eximium Virum Alexandrum Fabianum Novi orbis Indigenum.

Amstelodami : ex officina Johannis Janssonii á Waesberge & viduæ Elizei Weyerstraet, S. data (ma 1667)

In 12° (13,3×8 cm); (18), 201, (6), (2 b.) pp. e un’antiporta figurata. Legatura coeva IMG_1781in piena pergamena con nome dell’autore e titolo scritti in elegante scrittura seicentesca ad un tassello. Dorso a 5 nervi. Un leggerissimo alone (probabilmente di unto) al margine alto delle ultime 14 carte, mai fastidioso ed ininfluente e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Antico ex libris privato manoscritto al recto del piatto anteriore “Ad uso Caroli Manioni (?) Ex. O. Nicolai Medic (?)”. Rara edizione (probabilmente la seconda) stampata lo stesso anno della prima romana, di uno degli scritti più celebri del grande filosofo, storico, museologo ed studioso tedesco, appartenete all’ordine dei gesuiti, Athanasius Kircher (Geisa, 2 maggio 1602 – Roma, 28 novembre 1680). Autore dall’enorme erudizione, pubblicò opere sui più svariati temi dello scibile umano presentando teorie innovative e all’avanguardia in materia geologica, medica e negli studi orientali, divenendo anche il più celebre decifratore di geroglifici del suo tempo. Kircher fu il primo ad intuire il corretto legame tra il copto e la lingua egizia antica e per questo è considerato come il padre della moderna egittologia. In materia geologica indagò la natura dei vulcani e dei fossili. In medicina, fu tra i primi a vedere ed analizzare microbi con il microscopio arrivando a teorizzare un legame fra la peste ed un microrganismo infettivo. Fu anche un grande inventore di macchinari vari, grazie alla sua passione per la tecnologia tanto che a lui sono attribuiti la costruzione di un oIMG_1783rologio magnetico, diversi automi ed il primo megafono. L’opera qui presentata contiene le ultimi studi di Kircher dedicati al principio del magnetismo in natura. Pur riprendendo in buona parte le teorie già esposte nella sua monumentale opera “Magnes sive de Arte Magnetica”, questa nuova opera contiene delle nuove riflessioni e conclusioni. L’autore analizza anche l’effetto del magnetismo nella natura umana dove attrazione e repulsione, amicizia e odio, simpatie e antipatie, simpatia e antipatia, possono essere paragonate al magnetismo che coinvolge la natura inanimata (come le rocce ma anche i pianeti, il sole ecc.) e animata (piante ed animali, conchiglie ma anche microrganismi ecc.) ma non sensitiva, categoria alla quale appartiene il solo uomo e nella quale il magnetismo influenza appunto i sentimenti. Egli,in perfetto accordo con lo spirito del suo tempo, arriva ad affermare che il principio di attrazione e repulsione può spiegare i fenomeni più oscuri della fisica e che non vi è alcun segreto in natura che non può essere penetrato e compreso da un’osservazione attenta. Rif. Bibl.: Graesse IV, 21; De Backer – Sommervogel IV, 1065.25; Brunet, III, 667; Caillet, II, 5781; De Backer, I, p. 429.

1.200 euro

15) DIRITTO CRIMINALE STORIA DEL DIRITTO GIURISTI GIURECONSULTI FINALE EMILIA MODENA INQUISIZIONE

Senza titolo-168   Senza titolo-167Zuffi Giovanni,

Joannis Zuffi, J. C., Romani ac de Finale Mutinensi Civis, Tractatus de criminalis processus legitimatione, in libros tres dis tinctus; quibus omnia ad hanc materiam spectantia explanantur &c. Opus quamplura continens scitu degnissima à nemine hactenus tractata; Judicibus, Advocatis, Causarum Patronis, & quibusuis aliis utile, ac necessarium. Cum annotationibus ad Barbarinam constitutionem, et indicibus copiosis. Accessit recentissimarum s. Rotae Romanae decisionum Centuria. (2 tomi i un volume)

Coloniae Allobrogorum, sumptibus Gabrielis de Tournes & filiorum, 1722

In folio (36×22,5 cm); 2 tomi in un volume: (16), 283, (1) pp. e (12), 187, (1) pp. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Qualche lieve difetto e piccole mancanze alla legatura, all’interno in ottime condizioni Senza titolo-169di conservazione. Tagli spruzzati in rosso. Seconda ed ultima non comune edizione dell’opera più importante del celebre giureconsulto ori ginario di Finale Emilia, Giovanni Zuffi, stampata a Ginevra da Gabrielis de Tournes e figli. L’autore avvocato di grande successo, fu anche consultore presso la Congregazione del Sant’Uffizio. Dottore in “Utrioque Iure, fu procurator caritatis presso il governatore di Roma e e segretario della Congregazione per la riforma dei tribunali di Roma (Congregatio reformationis tribunalium urbis). Giurò co me “advocatus reorum” del Sant’Uffizio il 4 dicembre 1659. Il 22 dicembre 1666 giurò altresì come consultore del Sant’Uffizio. Mantenne gli incarichi fino alla morte, avvenuta nel gennaio 1668”. Il volume contiene anche le più recenti sentenze della Sacra Rota in materia criminale con la descrizione dei casi che si sono presentati e sono stati giudicati dall’adulterio, al baratto, dalla calunnia alle sevizie, dall’eresia all’omicidio. Nella prima parte si esaminano le varie fasi del processo criminale, con notazioni finali sul carattere sanzionatorio dell’ Inquisizione e del Banno (bando, da cui banditi). Nella seconda parte, raccoglie Decisioni inedite della Sacra Rota di pertinenza penale, vincolanti per stati cattolici. L’opera ebbe notevole successo tanto che dopo la prima edizione del 1655, all’inizio del settecento si decise di stampare una seconda edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MILE\008117. Senza titolo-170

400 euro

16) FERRARI ENZO AUTOMOBILISMO MODENA CARICATURE TROTTO STORIA LOCALE VELLANI MARCHI RIVISTE RARITA’ CURIOSITA’ BIBLIOGRAFICA FUTIRISMO VERSI MALTUSIANI

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     IMG_0424 AA. VV., Mario Vellani Marchi,

Cavalli e Non … Numero Unico, I-II-III-IV-V-VI, tutto il pubblicato

Modena, Prem. Società Tipografica Modenese, Stab. A. dal re e Figli, 25 Aprile 1920

In folio; i 6 numeri presentano 8 pagine (il solo numero II vede il giornale inserito all’interno di una velina con il titolo ed il numero della rivista e gli estremi tipografici). Qualche strappetto marginale senza perdita di carta in alcuni numeri, ininfluenti. Nel complesso, raccolta in buone, ottime condizioni di conservazione. Tutto il pubblicato di questa rarissima rivista satirica modenese pubblicata, ad intermittenza, dal 1920 al 1925. Scrive Antonio Delfini “C’è stato un tempo in cui, a Modena, nell’ occasione delle corse al trotto si pubblicava la rivista “Cavalli e non…”. Vi si parlava, soprattutto, di donne e di uomini”. Le prime pagine, con caricature dedicate alle corse e a personaggi femminili sono realizzate, fin dal primo numero, dal celebre pittore modenese Mario Vellani Marchi (Modena, 1895 – Milano, 1979), come ben individuato da Maria Letizia Palato nel suo articolo uscito sugli Annali di Ferrara IX 1 (2014),  “ll «duca Borso»: tra le pagine del satirico una scuola di formazione a Modena per giovani illustratori”, venne ideata e disegnata da Mario Vellani Maerchi che all’epoca si firmava “-Marius-“. Nei primi numeri, la rivista, è in continuo mutamento sia per dimensione che per l’aspetto grafico. Vellani Marchi cura tutte le illustrazioni, poi, dal quarto numero, cambia in forma decisa. Il formato aumenta di dimensioni e le tavole diventano a partire dal frontespizio con una bellissima e coloratissima pagina centrale realizzata sempre da Vellani Marchi. I collaboratori degli articoli sono vari e spesso anonimi o pseudonimi come Biribillo (Adolfo Bosellini 1898-1928),  Fausto Bianchi, Alberto Borsari (Perein Bazot), F. U. Turisa (non conosciuto ma con l’indizio “In città per il giorno delle corse” forse Piero Gigli) ed altri. Fra le illustrazioni si possono trovare anche lavori di Casimiro Jodi, Ettore Giovannini e Edgardo Rota. Interessante la poesia nel IV numeroIMG_0425 firmata F. U. Turista, in versi maltusiani, stile in voga negli ambienti del primo futurismo. Tale stile prendeva il nome di “maltusiano” derivando il vocabolo dall’economista inglese Thomas Robert Malthus che nelle sue teorie, sosteneva come necessaria la limitazione delle nascite, ma coll’astinenza sessuale. Così il poeta futurista, rifiuta l’astinenza dalla composizione ma compone poesia che invece che si ispirano al coitus interruptus, il più conosciuto metodo anticoncezionale dell’epoca, con componimenti che vedono la non completezza dell’ultima parola dell’ultimo verso. Il terzo numero è illustrato all’ultima pagina da una magnifica pubblicità a colori realizzata da Vellani Marchi per la Birra Itala Pilsen distribuita a Modena da Giovanni Ferrari. Il VI numero uscì come appendice alla nota rivista modenese “Il Gatto Bigio” poi la rivista non uscì più. Il primo numero di “Cavalli e Non …” è di particolare interesse per la pubblicità che compare all’ultima pagina “Ferrari e Manzini – Modena, Moto Garelli”. Questa è una delle poche testimonianze dell’attività di Enzo Ferrari, prima di diventare celebre. Ferrari, non parlò mai volentieri dei suoi inizi. La storia legata alla ditta Ferrari e Manzini rimane ancora oggi un mistero. Quello che si sa è che in un colloquio avuto con Giulio Schmidt, negli anni sessanta, Ferrari raccontò di essere rimasto molto sorpreso, quando trovandosi nelle vicinanze di Via Faloppia n° 2, vide un cartello pubblicitario per le candele FERT nel quale i due agenti rappresentanti erano proprio E. Ferrari e G. Manzini. Ferrari disse “In realtà non ero coinvolto con quell’avventura”. Chiaramente la cosa poteva essere stato un’idea di Manzini anche se , in questo caso, sarebbe difficile IMG_0426capirne la ragione in quanto Ferrari all’epoca era ancora sconosciuto … Ma le parole di Ferrari non fanno completamente chiarezza. Si sa, dalle ricerche realizzate da Kees Van Stokkum, che il 25 aprile 1920, proprio la data di questo numero unico della rivista “Cavalli e Non ….”, a nome di Enzo Ferrari e di Guido Manzini veniva registrata, presso la Camera di Commercio di Modena (File n ° 10095, 25 aprile 1920, Ferrari Enzo fu Alfredo, Manzini Guido di Ugo), la ditta “Ferrari e Manzini” con sede appunto in via Falloppia che, dalle pubblicità, svolgeva il lavoro di rappresentanti delle candele FERT, delle Moto Garelli e C. M. N. automobili (la “Costruzioni Macchine Torinesi” nella quale appunto Ferrari aveva iniziato a lavorare a Torino, sul finire del 1919 e a bordo di uno dei suoi mezzi aveva preso parte quell’anno alla Targa Florio). Cosa sia veramente accaduto non ci è dato sapere. Quello che si sa è che annunci pubblicitari della ditta erano apparsi, nei primi mesi del 1920, già prima della registrazione della stessa, su alcuni giornali modenesi e che la Camera di Commercio di Modena, dopo soli 16 giorni, registrava lo scioglimento della ditta Ferrari e Manzini. Il 1 giugno Enzo Ferrari registrava l’apertura presso al Camera di Commercio, della sua attività in proprio. Ora quali veramente siano le vicende legate alla nascita e scioglimento della ditta restano ancora oggi oscure ma quello che è indubitabile è che queste pubblicità, rappresentano le prime testimonianze, sulla carta stampata, dell’esistenza di un attività commerciale di Enzo Ferrari. Il suo nome era già apparso in veste di pilota per la sua partecipazione alla Targa Florio del novembre del 1919, nella quale si era classificato nono assoluto al volante di una CMN. Rivista rarissima da reperirsi completa di tutto il pubblicato.IMG_0423

750 euro

17) LIBERTY VIENNESE WIENER SECESSION SECESSIONE VIENNESE ARTISTI ARTE ILLUSTRATORI KUPKA REPUBBLICA CECA PRIME EDIZIONI TIRATURA LIMITATA RELIGIONE EBRAICA CANTO DEI CANTICI

Senza titolo-93  Senza titolo-75 Senza titolo-76Bonnefon, Jean De; Kupka Frantisek,

Le Cantique des Cantiques qui est sur Salomon – Traduit Litteralement et Remis a la Scene par Jean de Bonnefon – A été joue pour la Première fois à Paris le 22 Mai 1905 – Illustrations de F. Kupka

Paris, Librairie Universelle, 15 novembre 1905

39×29 cm; 82, (2) pp. Brossura editoriale illustrata a due colori da disegno di Kupka. Rinforzo coevo all’interno del dorso e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime, condizioni di conservazione. Esemplare in barbe. Prima edizione, in tiratura limitata di 517, esemplari del celeberrimo Cantico dei Cantici attribuito a Re Salomone, nella versione illustrata dalle magnifiche incisioni del grande artista ceco, František Kupka (Opočno, 23 settembre 1871 – Puteaux, 24 giugno 1957) fra i massimi esponenti della pittura astratta e dell’orfismo. Dopo un primo periodo nel quale la sua pittura era ispirata a temi patriottici, l’incontro con il pittore e riformatore sociale Karl Wilhelm Diefenbach (1851–1913) prima e con il movimentoSenza titolo-74 teosofico poi, mutò profondamente la sua arte che virò decisamente verso la pittura astratta fino ad essere considerato con Kandinsky il pioniere di questo tipo di pittura. Se nella pittura prevale la sua visione astratta, nelle illustrazioni di libri e riviste, la sua produzione è fortemente legata ai temi dell’orfismo ed e’ considerata fra i massimi livelli raggiunti dallo stile “Secession” insieme ai lavori del suo connazionale Mucha (anche se con stile completamente diverso). Il volume qui presentata, in curatissima veste grafica arricchita da elegantissimi finalini, testatine e iniziali ornate. Il testo si sviluppa all’interno di ricche cornici floreali a colori. Le tavole direttamente realizzate da Kupka (esclusa quella del frontespizio e del piatto anteriore) sono 6, delle quali 4 a piena pagina e rappresentano uno dei massimi livelli dello stile “Wiener Secession”. La tiratura dell’opera è così suddivisa: “7 exemplaires numerotes de 1 à 7, contentant chacun un dessin original de Kupka, sur papier des Manufactures imperiales du Japon. 10 exemplaires de grand luxe numerotes de 8 à 17, sur papier de Chine, avec double suite des gravures. 500 exemplaires de luxe numerotes 18 à 517, sur papier de Hollande à la forme. Chacun de ces exemplaires signe, par le Traducteur et l’Editeur. Exemplaire sur Hollande No. 7”.  Tutti i numeri dovrebbero essere firmati da De Bonnefon e numerati, in verità la stragrande maggioranza degli esemplari non riportano ne la firma ne la numerazione. Il nostro è uno dei 500 esemplari su carta de “Hillande à la forme”. Il “Cantico dei Cantici o semplicemente Cantico (ebraico שיר השירים, shìr hasshirìm, Cantico sublime; greco ᾎσμα ᾈσμάτων, ásma asmáton; latino Canticum Canticorum) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. Attribuito al re Salomone, celebre per la sua saggezza, per i suoi canti e anche per i suoi amori, il Cantico dei Cantici fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia, addirittura un secolo dopo la nascita di Cristo, col sinodo rabbinico di Iadne.”.Senza titolo-94

330 euro

18) ARTE MODA TAGLIO CUCITO ART NOUVEAU LIBERTY

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IMG_1791Breugelmans G.,

Dessin 1923 – 1928,

S. luogo, 1923 – 1928

In oblungo (36×26,5 cm); 90 pp. illustrate e 56 pp. bianche. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e autore impressi in oro al piatto anteriore. Filetti a secco ai piatti e al dorso. Bella raccolta di disegni dedicati allo stile ed alla moda degli anni 20’. L’opera potrebbe forse essere, un manoscritto preparatorio per un corso di studi dedicato alla moda. Alla quarta carta è presente una legenda che cita “Programme de 1.ie année” con un elenco di esercizi. Seguono poi esercizi per il secondo anno, per il terzo e quarto anno. La mano che ha composto l’opera è sicuramente una mano fine vista l’alta qualità delle tavole e l’abile utilizzo dei colori. Potrebbe trattarsi di qualche insegnante di disegno e disegnatrice di IMG_1793moda, vista anche la presenza di testi esplicativi che accompagnano le tavole. I bei disegni spaziano dai fregi, ai festoni, dagli abiti ai gioelli e sembrano accompagnare il lettore dalle conoscenze legate alla realizzazione di particolari di moda, fino alla confezione vera e propria di un abito. Fra i titoli delle pagine: Formation du coup d’oeil, Bordure avec coin, Les festons et les Broderies, Prix des mesures et proportions, Etude de la stylisation de la jeuille, Etude da la Feville de Lierre, Etude des Cerises, Etude de la Feville de Houz, Etude du Carree, Application sur l’ornementation du Carré, Ornementation du Gergle, Ornementatiomn du triangle et du losange, Les dentelles, Accessoires de toilette, Stylisation de la Fleur, Formation de Bordures, Etude florale, Les Tulipes, Les Capucines, La rose, Les Papillons, Etude du buste d’enfant, Lois de la perspective, La Confection, Robes d’Enfant, Les Blouses, Jupes, Etudes des pieds, Role de la fourrure dans la toilette des elegantes, Models d’apres photographie, Caprices de la mode, Le matin pour un tour au cois, Le Soir les petit set grands diners, Le soir le Souper aprés le Theatre, Le matin les Courses en ville, Loi du contrast des couleurs. Opera in ottime condizioni di conservazione.IMG_1796

470 euro

19) CARICATURISTI SATIRA POLITICA ANTIGERMANICA PRIMA GUERRA MONDIALE CARICATURE SERIE COMPLETE PROPAGANDA GRANDE GUERRA

Senza titolo-137  Senza titolo-142  Senza titolo-140  Senza titolo-139   Senza titolo-161Luigi (Louis) Raemakers,

Album di 101 cartoline, serie completa anche delle 10 brossure originali contenenti le fotografie con ritratto di Raemaekers. Unito a: Esposizione di Guerra di Luigi Raemaekers, Ricordo del Giro di Propaganda in Italia durante l’Anno Santo di Guerra 1917.

Genova, Stab. D’Arti Grafiche Caimo & C., 1917

33,5×17,5 cm l’album; 22,5×14,5 il libro; 22 carte nell’album con conservate (in 17 fogli) la serie completa composta da 101 cartoline di propaganda satirica. Al piatto anteriore dell’album cornice liberty in oro. La serie delle vignette è composta da 100 cartoline, più una cartolina di pubblicità dell’Esposiz ione Raemaekers. Il libro pubblicitario è composto da brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore, 24 pagine non numerate e quaderno volante di 4 pagine con l’elenco delle 100 cartoline. Rarissima raccolta completa nella versione bilingue italo-francese, di questa celebre serie di cartoline di propaganda antitedesca, opera del celeberrimo disegnatore olandese, Louis Raemaekers (Roermond, 6 aprile 1869 – Scheveningen, 26 luglio 1956) che fu tra i principali illustratori di importanti riviste tra la fine dell’ottocento e la prima metà del novecento. Ironia della sorte, il padre di Louis era un direttore di un giornaleSenza titolo-138 di lingua tedesca. Questa celeberrima e rarissima serie a reperirsi completa, nacque nel momento dell’occupazione tedesca del Belgio. Estremamente scandalizzato dagli avvenimenti bellici, Raemaekers iniziò a produrre le sue vigne tte satiriche nelle quali attaccava i tedeschi, descrivendoli come barbari ed il Kaiser Guglielmo II come un seguace di Satana. Le sue vignette ebbero enorme successo, tanto che lo stesso governo austriaco cercò di impedirne la diffusione, prima, facendo pressione sul governo olandese che intimorito dalla messa a rischio della sua neutralità mise alla berlina Raemaekers su alcuni giornali nazionali e poi portandolo in giudizio (che poi il disegnatore vinse) e poi, direttamente, offrendo una taglia di 12.000 fiorini sulla testa del caricaturista “vivo o morto”. Con la sua vita a rischio, l’autore decise di emigrare in Inghilterra dove iniziò a lavorare per il Daily Mail. Contemporaneamente una mostra itinerante della sua opera fu portata in giro in alcuni paesi europei ed in Senza titolo-141America dove, fu tale il successo, da venir apprezzato da Woodrow Wilson e Theodore Roosevelt e venir definito sui giornali come il “fumettista più famoso del mondo”. Tutto il materiale è i n ottime condizioni di conservazione. Ogni cartolina presenta, nel amrgine alto bianco il titolo in italiano e francese mentre, ne margine basso, si trova una frase esplicativa dell’immagine, sempre nelle due lingue. Le cartoline sono così dedicate alla figura dei tedeschi e dei regnati ma anche ai fatti accaduti come il Lusitania, l’affondamento dell’Ancona, la guerra dei sommergibili, gli attacchi coi gas, l’assassinio di Miss Cawell, la battaglia della Marne, la battaglia delle paludi di Pinsk etc. Nelle sue illustrazioni, Raemaekers non descrive solo fatti ma spesso li anticipa e fa vera e propria opera politica tanto che risultano assolutamente comprensibili le parole a lui dedicate dal pubblicista tedesco Maximilian Harden “E’ un grande artista neutro, la matita del quale ha fatto male alla Germania più di dieci vittorie”. Rarissimo a reperirsi completo di tutte le cartoline e del libercolo illustrativo ed in queste ottime condizioni di conservazione. Senza titolo-162

280 euro

20) ARTISTI LIBRI TIRATURA LIMITATA XILOGRAFIE GIUSEPPE MAZZONI VANNI RIVA VIGNOCCHI MODENA FRIGNANO POESIA

Senza titolo-77   Senza titolo-78Mazzoni Giuseppe, Cellini Andrea, Enrico Vanni,

Poesis Vita a Luisa Riva e all’avvocato Settimo Vignocchi. Dono Nuziale.

Modena, Mucchi, 1911

In folio (35×25,5 cm); (20) pp. compresi i piatti. Brossura editoriale illustrata con fascetta in pergamena. Esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione, in tiratura limitata di 125 esemplari (il nostro è il numero 27), di quest’opera dalla curatissima veste grafica che presenta anche, 4 xilografie a piena pagina del celebre pittore, incisore e architetto modenese, Giuseppe Mazzoni (Modena 1881 – Genova 1957). I testi sono del poeta frignanese, Andrea Cellini. Al colophon la scritta: “Hoc opus ab Henrico Vanni promotum Joseph Mazzoni pictor mutinensis complevit Andreas Cellinius carminibus explicavit Fratres Caesar et Recharedus Mucchi Novis in Aedibus Societatis Typographicae Mutinensis Senza titolo-80accuratissime impresserunt Anno MCMXI – Mense Decembri”. Bellissime le xilografia di Mazzoni, 3 in nero “Primavera”, “Giovinezza”, “Maternità” e una in sanguigna ala piatto anteriore “Poesis Vita”. Mazzoni si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Modena dopo aver seguito il corso di pittura. Proseguì poi la sua formazione interessandosi all’architettura, materia per la quale, fin da subito, dimostrò una predisposizione naturale che lo portò a vincere il “Concorso Poletti”. Spostatosi a Roma per seguire lo studio dell’architettura in un corso quadriennale, continuò a frequentare l’Accademia di Belle Arti della capitale divenendo amico di Marcello Piacentini, a sua volta, negli Senza titolo-79anni seguenti, famoso architetto e del ritrattista Alberto Artioli, suo compaesano. Con Artioli approfondì lo studio dell’arte classica e del barocco. Le sue abilità lo portarono, fin da giovane, a ricevere importanti commissioni, prima fra tutti, insieme ad Artioli, la realizzazione delle decorazioni interne del Santuario di Fiorano. Contemporaneamente a queste prime esperienze, Mazzoni divenne insegnante di ornato a Modena e di disegno a Sassari. Dalle trincee della Prima Guerra Mondiale inviò disegni ad importanti riviste quali l’Illsutrazione Italiana, Il Secolo Illustrato, l’Illustrazione del Popolo e de “La Tradotta”. Alla fine della guerra si stabilì a Genova. Con il passare degli anni, pur realizzando alcuni importanti interventi architettonici come la chiesa di Fabbrico o l’Ossario Monumentale dedicato al Fante, approfondì sempre di più le varie tecniche incisorie, divenendo anche scenografo del Teatro Carlo Felice. Collaborò a lungo con Formiggini ed Orlandini. Le sue pitture, specialmente del periodo ligure, si ispirano a persone e paesaggi caratteristici della vita campestre. Prima rara edizione in tiratura limitata ed in ottime condizioni di conservazione.

140 euro

21) CARICATURA CARICATURE LETTERATURA SATIRA PRIME EDIZIONI ANNATE COMPLETE RARITA’ TEATRO ARTE

Senza titolo-85  Senza titolo-84 Senza titolo-88   Senza titolo-97 Senza titolo-98 Senza titolo-100 Senza titolo-101 Senza titolo-102  Senza titolo-103  Senza titolo-104 Senza titolo-96Robida Albert,

La Caricature, 1880 – 1881 (le prime due annate complete) per un totale di 104 numeri (presenti anche tre numeri del 1883 dal 159 al 161)

Paris, Imp. F. Debons et Cie, 1880 – 1881

In folio (28,5×26 cm); 107 numeri, tutto il pubblicato delle prime due annate (104) e tre numeri del 1883 (159 – 161) rilegati in un unico volume con legatura coeva in mezza tela verde e piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Ogni numero presenta, solitamente, 8 pagine e alcuni numeri presentano, alla fine, grandi tavole più volte ripiegate. Prima edizione di questa celeberrima rivista caricaturale francese che uscì tra il 1880 ed il 1904 a fasi alterne, anche se Robida ne seguì l’edizione e partecipò allSenza titolo-95e illustrazioni, solo fino al 1892. La rivista caricaturale che presentava tavole coloratissime, sfru ttava la recentissime invenzioni tipografiche che permettevano una stampa a colori in modo veloce e preciso anche se era discretamente costoso. Nelle prime annate ed in particolare il primo anno, i numeri della rivista vennero stampati in un numero ridotto di copie anche perché è solo con l’atto del 29 luglio del 1881 che viene introdotta in Francia una maggiore libertà di stampa dopo il periodo di forte repressione seguito alla Comune di Parigi del 1871, tanto che la prima annata è molto rara a reperirsi. Robida, per il titolo, si ispirò alla celebre rivista francese La Caricature edita da Philippon negli anni 30’ del XIX° secolo. I numeri della rivista, pur non disdegnando la satira politica, si concentrò principalmente sugli usi e costumi dell’epoca come le corse dei cavalli, le mostre, la moda, gli spettacoli delle mongolfiere, le nuove invenzioni (spesso con idee prese anche da Jules Verne) ma anche l’emancipazione femminile ed altri temi sociali. Il periodico prendeva di mira ironicamente anche i Senza titolo-87personaggi principali del mondo letterario dell’epoca come Sarah Bernhardt, Alexander Dumas ed Emile Zola. Il giornale, con la sua veste grafica, proietta direttamente il lettore agli albori della “Belle Epoque” divenendone anche uno delle riviste di maggior successo. Robida decisa di usare per la nuova rivista, dei colori audaci, anche in contrasto con la moda delle altre riviste dell’epoca. I primi tre anni de “La Caricature” sono caratterizzati anche, da un particolare interesse per gli avvenimenti teatrali per i quali il giornale pubblicò giornali divertenti articoli di critica satirica anche illustrati da grandi “quadri” teatrali. La rivista p ubblicò lavori dei più grandi illustratori dell’epoca come Bac, Caran d’Ache, Louis Morin, Draner (Jules Renard Jean Georges) ed il caricaturista Aussi (Humphrey Jacques de Breville, 1858-1931). Molto raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Senza titolo-99

1.000 euro

22) ARTE STORIA DELL’ARTE DISEGNO BOLOGNA CARRACCI ANNIBALE INCISIONE

Senza titolo-33   Senza titolo-35 Senza titolo-40 Senza titolo-36 Senza titolo-37Senza titolo-39Annibale Carracci, François de Poilly, Nicolas de Poilly,

Livre de Portraiture d’Anib. Carrache,

Florence, Chez Giacomo Moro, S. data (ma 1810-1820)

In oblungo (32×22,8 cm); 30 c. di tav. Legatura coeva in mezza pelle con fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Tagli rossi. Qualche macchiolina di foxing in poche carte, del tutto ininfluenti, alcune Senza titolo-49tracce di sporco alla prima carta e all’ultima, non significativa e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU,  stampata dallo stampatore fiorentino Giacomo Moro del celeberrimo trattato dedicato ai ritratti da Annibale Carracci. Le tavole sono riprese da quelle realizzate nel seicento dai due celebri artisti francesi, François e Nicolas de Poilly. Importante opera in edizione rarissima, completa di tutte e trenta le tavole ed in legatura coeva.

350 euro

23) BOTANICA FIORI ART NOUVEAU ILLUSTRATORI PIANTE LIBERTY

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Jeanie Foord,

Decorative Flower Studies for the use of artists, designers, students, and others. A series of forty coloured plates printed in facsimile of the original drawings, accompaniesd by studes of detail from each subject, and descriptive noters by J. Foord.

London, B. T. Batsford, 94  High Holbron, 1901

In folio (37,5x27cm); (50) pp. e 40 c. di tav. numerate. Legatura editoriale in piena tela verde con titolo e ricchi fregi in oro e rosso al piatto anteriore. Al dorso titolo e autore in oro. Un lieve difetto alla cerniera alta del piatto anteriore, non significativo, qualche lieve strappetto alla prima carta di sguardia, anch’essi non rilevanti, e per il resto in buone condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questo bel volume dedicato ai fiori riccamente illustrato da magnifiche tavole a colori in stile Liberty. Ogni tavola a colori è preceduto da una pagina che contiene su un lato la descrizione botanica del fiori rappresentato e sull’altro lato un disegno in bianco e nero che rappresenta i tratti salienti del fiore rappresentato. Edizione completaIMG_1785 di tutte le tavole. Jeannie Foord fu una nota artista di Glasgow. Questo suo importante studio ebbe un enorme successo tanto che l’autrice, un anno dopo l’uscita di quest’opera, si mise subito al lavoro per preparare un’opera simile che difatti uscì nel 1906 con il titolo “Decorative Plant & Flower Studies for the Use of Artists, Designers, Students & Others” che ebbe altrettanto successo. Le tavole del volume sono dipinte in un colore sottile e delicato che ricorda in modo significativo la xilografia Giapponese che influenzò notevolmente lo stile dell’Art Nouveau. Ogni tavola venne tirata utilizzando il procedimento di Pochoir, una forma di stencil, nella quale ogni colore veniva applicato in un processo separato. Fra i fiori descritti: Oriental Poppy, Horse Chestnut, Lilac, Columbine, Sweet Pea, Rose Safrano, Lily, Peony, Lavender, Parrot Tulip, Plumbago, Japanese Anemone, Laburnum, Clematis, Nasturtium, Campanula, Briar Rose, Michaelmas Daisy, Pink Poppy, Periwinkle, Wild Iris, Arrowhead, Vipers’s Buglos, Black Bryony, Gorse ed altre.

490 euro

24) PARIGI PARIS COMUNE DI PARIGI ROVINE RIVOLUZONI 1871 MOTI INSURREZZIONALI POPOLARI SOCIALISTI SOCIALISMO COMMUNARDS

 Senza titolo-173 Senza titolo-178 Senza titolo-177 Senza titolo-176  Senza titolo-174 Senza titolo-193 De La Tramblais, Badoureau,

Les Desasters de Paris en 1871,

Paris, De La Tramblais, s. data (ma 1871).

In oblungo (21×18 cm); 26 c. di tav. Esiste anche una tiratura successiva con un frontespizio ma rilegata in tela rossa e con le tavole non numerate. Legatura editoriale in tela verde con titolo impresso in oro al piatto anteriore, scolorito, entro doppia cornice a secco. All’interno in ottime condizioni di conservazione. Le tavole furono disegnate ed edite da De La Tramblais ed impresse da Badoureau. Tutte le tavole sono in magnifica e fine coloritura coeva e illustrano gli effetti dell’insurrezione popolare del 1871 su diversi edifici di Parigi. Ogni tavola presenta una numerazione nel margine alto destro da 1 a 26. Una descrizione bilingue in francese ed inglese titola, nel margine basso sotto l’incisione. Fra gli editori: Hotel de Ville, Il Palais de Tuileries, Palais Royale, Ministere des Finances, Palais de Justice, Prefecture de Police, Palais de la Legion d’Honneur, Incendi edu Palais du Conseil d’Etat, Caisse des Depots & Consignations, Theatre  de la Porte St. Martin, Chute de la Colonne Vendome, l’Arsenal, Greniers d’Abondance, Place d el La Bastille et R. de la Roquette, Rue Royale, Interieur du Theatre Lyrique, Entrepot de la Villette, Rue de Lille, Magasins de Nouveautes, Inhumation Provisoire das le Square de la Tours St. Jacques, Carrefour de la Croix Rouge, Incendie de St. Eustache, Place de la  Concorde. Tutte le scene rappresentate in Les Désastres, provengono dagli ultimi e disperati “May Days” della Comune, Senza titolo-179 quando molti dei grandi monumenti di Parigi furono incendiati. Lo stampatore Badoureau si stabilì in rue Sainte-Isaure nel 18° distretto, chge era convenientemente situato a nord della Senna e nel cuore della battaglia. Il fatto che l’artista Edouard de La Tramblais scelse di rendere gli edifici più famosi (il Palazzo di giustizia, la Place de la Bastille e Place de la Concorde, ad esempio) e che le didascalie furono ideate sia in francese che in inglese suggeriscono che questo lavoro era stato ideato, fin dall’inizio, come un souvenir di guerra. L’immagine più famosa ritratta è sicuramente, la distruzione e il successivo crollo della colonna Vendome. Come simbolo dell’odiata Seconda Repubblica, la colonna fu uno dei primi bersagli della Comune. Dopo lo schiacciamento della rivolta fu ricostruita e divenne un simbolo della follia dei Communards. “La Comune di Parigi è il governo socialista che diresse Parigi dal 18 marzo al 28 maggio 1871. A seguito delle sconfitte militari della Francia contro la Prussia, il 4 settembre 1870 la popolazione di Parigi impose la proclamazione della Repubblica, contando di ottenere riforme sociali e la prosecuzione della guerra. Quando il governo provvisorio deluse le sue aspettative e l’Assemblea nazionale, eletta l’8 febbraio 1871, impose la pace e minacciò il ritorno della monarchia, il 18 marzo 1871 Parigi insorse cacciando il governo Thiers che aveva tentato di disarmare la città, e il 26 marzo elesse d Senza titolo-175irettamente il governo cittadino, sopprimendo l’istituto parlamentare. La Comune, che adottò a proprio simbolo la bandiera rossa, eliminò l’esercito permanente e armò i cittadini, stabilì l’istruzione laica e gratuita, rese elettivi i magistrati, retribuì i funzionari pubblici e i membri del Consiglio della Comune con salari prossimi a quelli operai, favorì le associazioni dei lavoratori ed iniziò il massacro degli oppositori, quali i cittadini fedeli al Governo legittimo e i religiosi. L’opera della Comune fu interrotta dalla reazione del Governo e dell’Assemblea Nazionale, stabiliti a Versailles. Iniziati i combattimenti nei primi giorni di aprile, l’esercito comandato da Mac-Mahon pose fine all’esperienza della Comune entrando a Parigi il 21 maggio e massacrando in una settimana almeno 20.000 parigini compromessi con la rivolta. Seguirono decine di migliaia di condanne e di deportazioni, mentre migliaia di parigini fuggirono all’estero”. Rara a reperirsi e ancor più raro, completo di tutte le sue parti. Rif. Bibl.: Musée Carnavalet, Histoire de Paris.

330 euro

25) LEGATURE LAGATURE RELIURE VENEZIA BAROCCO CAVALIER MARINO

  Senza titolo-157  Senza titolo-159 Senza titolo-155Marino Giovanni Battista,

La Sampogna Del Cavalier Marino, Diuisa in Idillij Favolosi, & Pastorali. Al Sereniss. Sig. Prencipe Tomaso di Savoia,

In Venetia, Appresso i Giunti Con Licenza de Superiori et Privilegio, 1621.

In 12° (13×7 cm); 48, 330, (6 b.) pp. Bellissima legatura coeva italiana (veneziana) in marocchino rosso e in stile detto “Du Seuil” caratterizzata da un ornato a merletto con decorazione a “l’éventail”, a ventaglio con piatti Senza titolo-156arricchiti da ricchissime decorazioni esterne ed un intricato apparato di fregi minuscoli che al centro dei piatti, vanno a formare un rosone, ripetuto, in parte, ai  quattro angoli, proprio a formare l’idea di ventagli. Al centro dei ricchi disegni le iniziali dell’antico proprietario “BB”. Qualche strofinatura e lieve difetto con piccoli forellini di tarlo al dorso ed al piatto posteriore. Tagli goffrati in oro. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana, la prima in assoluto fu pubblicata a Parigi da Pacardo nel 1620, di questo celebre del grande poeta e scrittore napoletano, Giovan Battista Marino (Napoli, 14 ottobre 1569 – Napoli, 25 marzo 1625) considerato come il massimo rappresentante della poesia b arocca italiana. “Egli era infatti il rappresentante di un movimento che si stava affermando in tutta Europa, come il preziosismo in Francia, l’eufuismo in Inghilterra (dal romanzo di John Lyly Euphues), il culteranismo in Spagna. Di lui, il celebre critico Francesco de Sanctis scrisse: “Il re del secolo, il gran maestro della parola, fu il cavalier Marino, onorato, festeggiato, pensionato, Senza titolo-160tenuto principe de’ poeti antichi e moderni, e non da plebe, ma da’ più chiari uomini di quel tempo.” Proprio al suo nome è legato il termine manierismo. Marino dal 1588 inizia a frequentare l’Accademia degli Svegliati da pochissimo fondata. Il suo mecenate principale fu Matteo di Capua principe di Conca e Grande ammiraglio del Regno, già protettore del Tasso. “Durante gli anni napoletani, il Marino finisce arrestato per ben due volte. Ma sulla vita del Marino si stende persistentemente l’ombra di qualche mistero, specialmente per quanto riguarda le vicende di questo periodo, per le quali le uniche pezze d’appoggio sono fornite soprattutto da racconti biografici, e di rado da  fonti documentarie dirette. Sembra verosimile, grazie ad un tardo racconto di Camillo Minieri Riccio basato su documenti oggi irreperibili, che il primo degli arresti, che si verifica nel 1598 e secondo Francesco Chiaro dura un anno, sia dovuto al procurato aborto ad un’Antonella Testa, figlia di un ricco mercante siciliano, o uno dei sindaci della città di Napoli, ingravidata non si sa se dal Marino o se da un suo amico e morta in sèguito alla sconciatura; mentre un secondo guaio con la legge, nel 1600, probabilmente coinvolto in un duello risoltosi fatalmente: il Marino avrebbe falsificato le bolle per far passare il suo caso da Senza titolo-158l tribunale laico a quello ecclesiastico nonostante non avesse i titoli per godere dei privilegi spettanti agli ecclesiastici. Di fatto il tentativo è inutile, il D’Alessandro è condannato a morte e giustiziato nell’ottobre dell’anno 1600; il Marino verosimilmente non conosce il carcere, in questa seconda occasione, circostanza nella quale assai difficilmente si sarebbe potuto salvare, ma fugge prima di essere catturato. Non è naturalmente da escludere che qualche amico influente ne favorisca la fuga; ripara comunque a Roma, di lì a poco, in condizioni fisiche pessime.”. “A Parigi il Marino mena una vita perlopiù molto ritirata (ma, se si vuol dar fede al Gédéon Tallemant des Réaux delle Historiettes, dove aneddoti a lui riferiti alla rubrichetta Sodomites italiens) e si dedica ad un appassionato collezionismo di incisioni e opere grafiche dei maggiori artisti del tempo (come Gabriello Chiabrera, anche il Marino è in fitto contatto col pittore genovese Bernardo Castello) e di libri (una biblioteca di 12000 volumi). Nel 1620 stampa La Sampogna (comprendente anche l’Idillio di Proserpina che era uscito precedentemente a Lucca), e si dedica interamente a L’Adone, terminato nel 1621 e, dopo due anni di accuratissimi lavori, stampato nel 1623 da Oliviero di Varano (de Varennes, che completa la stampa dopo la morte di Abramo Pacardo). …”. “L’opera consiste di dodici idilli (i primi otto mitologici, i restanti quattro pastorali), nei quali si alternano polimetri a poemetti in endecasillabi e settenari sciolti. Le fonti dell’ispirazione mariniana sono tra gli antichi soprattutto Mosco, Ovidio e Claudiano, tra i moderni soprattutto Poliziano. Gli Idilli furono introdotti nella prima edizione da cinque lettere (di cui tre dello stesso autore).”. Seconda edizione in bellissima legatura coeva.

340 euro

26) LEGATURA LAZIO LEGATURE ALLE ARMI UMBRIA MAGLIANO SABINO SAN FRANCESCO DI PAOLA CALABRIA COSENZA PUGLIA BAGNINI NAVIGANTI REGNO DELLE DUE SICILIE PESCATORI

   Senza titolo-211Senza titolo-209Anonimo,

Manoscritto settecentesco entro bella legatura alle armi realizzata fra la fine del seicento e l’inizio del settecento.

Magliano, 1778

In 8° piccolo (16,5×9,5 cm); (78) pp. Bellissima legatura alle armi in piena pelle realizzata fra la fine del seicento e l’inizio del settecento. Fregi in oro al dorso. Ricco stemma sormontato da corone a nove punte (conte) entro ricchissima cornice in oro. Allo stemma presenti aquila, fenice incoronati e trama a scacchi (forse di rappresentante della famiglia Bartolini di Trevi) ad ambedue i piatti. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. All’interno manoscritto settecentesco datata 1778 dedicato alla devozione di San Francesco di Paola. L’opera è scritta da almeno due mani diverse. Il manoscritto porta il titolo “Divozione di tredici Venerdì in onore di San Francesco di Paola disposta in Magliano da un suo Divoto l’anno 1778” ed è scritto in parte in italiano ed in parte in latino. Francesco da Paola (Paola in provincia di Cosenza, 27 marzo 1416 – Tours, 2 aprile 1507) eremita, fu proclamato santo da papa Leone X il 1º maggio 1519 e fondò l’Ordine dei Minimi. La pratica dei Venerdì fu istituita da S. Francesco di Paola “che l’aveva pensata come in onore del Signore e deSenza titolo-210i dodici Apostoli. Così essa era concepita, secondo la tradizione tramandata nell’Ordine: “Per tredici venerdì consecutivi confesserete le vostre colpe e riceverete il santissimo Sacramento nella Messa che farete dire o ascolterete, per la grazia di cui avete bisogno. Durante la Messa reciterete tredici Pater e tredici Ave Maria in onore e riverenza di Gesù Cristo Crocifisso e dei dodici Apostoli. Nel tempo stesso farete ardere due candele in cera, in segno delle due virtù: Fede e Speranza; e una terza la terrete accesa in mano, come simbolo della Carità, con cui dovete amare Dio e chiedergli le grazie. Così Nostro Signore vi concederà il compimento dei vostri giusti desideri””. Fu canonizzato il 1º maggio 1519, a soli dodici anni dalla sua morte, durante il pontificato di Papa Leone X (al quale predisse l’elezione al soglio pontificio quando questi era ancora bambino), evento molto raro per i suoi tempi. Il 13 aprile 1562, degli ugonotti forzarono la sua tomba, trovarono il corpo incorrotto e vi diedero fuoco. È stato patrono del Regno delle Due Sicilie ed è compatrono della città di Napoli. È inoltre il patrono principale della Calabria, dov’è venerato in innumerevoli santuari e chiese fra i quali, in particolare, quelli di Paola, Cosenza, Castrovillari, Polistena, Paterno Calabro, Tropea, Spezzano della Sila, Pedace, Terranova da Sibari, Corigliano Calabro, Marina Grande di Scilla, Catona di Reggio Calabria e Sambiase di Lamezia Terme (ove è custodita la reliquia del dito indice di san Francesco). E’ anche patrono naviganti, bagnini di salvataggio,gente di mare e pescatori, è invocato contro gli incendi, la sterilità e le epidemie.Senza titolo-208

290 euro

27) MICROSCOPIO MEDICINA BOLOGNA SCIENZE NATURALI CHIOCCIOLE PRIME EDIZIONI SCIENZE NATURALI MALPIGHI INSETTI INVERTEBRATI MOLLUSCHI UOVA RIPRODUZIONE FISIOLOGIA

  Senza titolo-194 Senza titolo-212(Marsili Anton Felice),

Relazione del ritrovamento dell’uova di chiocciole di A. F. M. in una lettera a Marcello Malpighi, Celebre Professore di Medicina enll’Università di Bologna. 

In Bologna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683

In Bo In 12° (15×8,3 cm); 83, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo con immagine della formazioni delle uova di chiocciola. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Piccola mancanza al margine superiore del dorso e per il resto esemplare perfetto. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare stampato su carta forte. Prima non comune edizione di questo celebre studio del noto vescovo e biologo bolognese Antonio Felice Marsili.  Frequentò lo Studio bolognese dove fu allievo di Vitale Terrarossa, un filosofo il quale sosteneva che l’atomismo di Democrito fosse compatibile con l’aristotelismo. Si laureò in diritto civile e canonico nel 1670. Marsili fu uno dei Senza titolo-213principali esponenti dei «cattolici galileiani». Nel 1681 intervenne nella controversia sulla generazione spontanea con questa memoria dedicata a Malpighi intitolata “Relazione sul ritrovamento dell’uova delle chiocciole” che pubblicò per la prima volta nel 1683. La Relazione ebbe notevole risonanza ed «entrò subito nel circuito della cultura scientifica europea» (ed. Piaia, p. 17), tanto che l’amico Malpighi in quello stesso anno ne inviò una copia alla Royal Society. Nel 1684 ne fu pubblicata, ad Augusta, una traduzione latina che lo stesso Malpighi inserì poi nella sua Opera Omnia uscita nel 1686 a Londra. La memoria provocò la reazione del gesuita Filippo Bonanni il quale, con lo pseudonimo di Godefrido Fulberti, pubblicò nello stesso anno delle “Riflessioni sopra la relatione del ritrovamento dell’uova delle chiocciole” nelle quali rispose al Marsili solo nei termini della filosofia scolastica. Quest’opera del Marsili è considerato un ottimo esempio del rinnovato spirito scientifico metodologico che si sta propagando in Europa. Nella prima parte l’autore illustra le po sizioni contrastanti sulla generazione degli insetti e degli altri esseri viventi appoggiando apertamente le critiche alla teoria della loro origine per generazione spontanea dal limo o dalla putrefazione di cadaveri. Passa poi ad illustrare il ritrovamento di alcune uova di chiocciola in un cespuglio e le osservazioni fatte anche con l’ausilio del microscopio dello sviluppo delle stesse. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Bibl.: Wellcome, IV, 62; Krivatsy, 7488; Piantanida Pag. 153, N° 1697. L’autore si ricava dal Melzi, Dizionario delle opere…, Vol II, p. 425. logna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683. Senza titolo-195

600 euro

28) LONDON LONDRA VIAGGI VEDUTE ALBUM TURISMO VIAGGI GUIDE

Senza titolo-185

Senza titolo-187Senza titolo-188Senza titolo-192

     Senza titolo-191  Senza titolo-190 Senza titolo-189Senza titolo-184Harwood’s Illustrations of London,

London, J. Harwood, 26, Fenchurch Street, S. data (ma 1851 circa)

In oblungo (21×13 cm); 31 c. di tav. compreso il frontespizio. Legatura editoriale in tutta tela marrone con titolo impresso al piatto anteriore in oro entro ricca cornice, anch’essa dorata, un piccolo difetto al margine basso della cerniera del piatto anteriore. Qualche macchiolina di foxing, un leggero alone al margine esterno bianco di metà delle carte, in parte alle prime tavole ed in parte alle ultime, mai intenso e per il resto, nel complesso, in discrete-buone condizioni di conservazione. Rara raccolta completa di tutte le vedute di Londra edite da Harwood. La tavola del Royal Exchange non segue la numerazione della legenda ma è posta all’inizio del volume all’interno della tavola  che rappresenta il frontespizio dell’opera. Harwood, alla metà del XIX° secolo, pubblicò diverse raccolte di vedute dedicate alla Gran Bretagna come il Galles, l’Isola di Jersey, Guernsey, alla zona inglese dei laghi ed altre zone, per il mercato turistico. Le incisioni, sempre dal tratto fine e ricercato, erano disegnate ed incise, in genere, dal noto artista e stampatore inglese, Jhon Shury.  Questa raccolta di vedute dedicate a Londra ed ai suoi più celebri monumenti venne realizzata intorno al 1850 (alcune tavole sono datate tra il 1849 ed il 1851). Fra i luoghi ritratti: Senza titolo-186Porto of London, Great Exhibition, Westminister Abbey, Buckingham Palace, Admiralty, Royal Exchange, Duke of York’s Column, New Hall, Windsor, Nelson Column, Hamton Court, Horse Guards, London fro Greenwich, Somerset House, British Museum, Birmingham Railway, Post Office, House of Parliment, Thames Tunnel, Italian Opera House, Bank. Guildghall. Mansion House, Tower of London ecc. Fra le tavole, molto interessante è quella dedicata al Tunnel sotto il Tamigi, un tunnel sottomarino che collega Rotherhithe e Wapping. L’opera  che misurava 35 piedi (11 m) di larghezza per 20 piedi (6 m) di altezza ed era lunga 1.300 piedi (396 m), con una profondità di 75 piedi (23 m) sotto la superficie del fiume misurata con l’alta marea, era stata ideata per il passaggio di carrozze trainate da cavalli. Esso fu il primo tunnel noto per essere stato realizzato con successo sotto un fiume navigabile. La sua costruzione iniziò nel 1825 e terminò nel 1843 utilizzando una nuova tecnologia di scavo ideata da Marc Isambard Brunel e Thomas Cochrane. L’opera è una fra le meno comuni fra quelle pubblicate da Harwood e non è comune da trovare completa di tutte le tavole.

250 euro

29) SATIRA CARICATURE CELEBRI RIVISTE LETTERATURA LETTERATI GIORNALI ILLUSTRATIIMG_1826

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  IMG_1814AA. VV. (Francis Polo, Andre Gill)

L’Eclipse par Gill, Journal Hebdomadarie, Première annèe, n° 1-41 (39 numeri, mancano il numero 2 e 29) dal 26 gennaio 1868 al 1 novembre 1868.

Paris, 1868.

In folio (47,5×33,3 cm); i primi 41 numeri (esclusi ilnumero 2 ed il numero 29 qui assenti) di 4 pagine ognuno per un totale di 156 pagine. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Qualche strofinatura e lieve difetto ma nel complesso opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Raccolta dei primi 41 numeri di questa celebre rivista satirica francese che presenta in ogni numero, alla prima pagina, una grande caricatura a IMG_1815colori realizzata dal celebre illustratore satirico francese, André Gillche ritrae, solitamente, celebri artisti del tempo. Vignette satiriche si presentano, poi, anche nell’ultima pagina di ogni numero. La rivista che fu tra le più celebri dell’ottocento francese, uscì tra il 1868 ed il 1876. Il direttore della rivista fu Francis Polo. L’esperienza dell’Eclipse iniziò nel 1868, quando la censura chiuse un altro celebre giornale satirico, “La Lune” a causa di una caricatura che Gill aveva fatto di Napoleone III che aveva suscitato l’ira del sovrano. La redazione de “La Lune” fondò così “L’Eclipse” proprio per citare, satiricamente l’eclissi che aveva colpito “La Lune” e al riguardo divenne celebre una frase di Polo che apparve nel primo numero dell’Eclipse  “ La Lune devra subir une éclipse “. Anche la nuova rivista, nonostante preferisse colpire il mondo inteletuale francese ed europeo dell’epoca, durante i suoi anni d’esistenza, fucolpita da ben 22 sequestri da parte delle autorità e anche il numero di sole 4 pagine, le venne imposto dalle autorità francesi, preoccupate da carattere irruento e dissacrante dei membri della redazione della rivista. Il primo numero della rivista uscì il 26 gennaio del 1868. La Libreria Polo che produceva e vendeva la rivista, divenne a partire dal  1875 la nota “Librairie Jules Tallandier”.I numeri si presentano in buone-ottime condizioni di conservazione.

450 euro

30) INGEGNERIA IDRAULICA STORIA ROMANA GIUNTI STAMPATORI FIRENZE ACQUEDOTTI

  Senza titolo-182 Senza titolo-180Frontinus Sextus Julius,,

Iulius Frontinus de aquaeductibus a’ Iocundo nuper re visus iterum, et quamtum ex collazione repurgatus

S. luogo (ma Firenze), S. stampatore (ma Giunti), S. data (ma 1513-1514)

In 8° piccolo (15,4×9 cm); 34 (ma 24) cc. Unita edizione aldina del 1528, scompleta che presenta solo le pagine 293-323 (ultima con ancora aldina) contenente il testo completo del “Censorini opusculum de Die Natali Adq. Cerellium”, celebre testo, nel quale Censorino tratta della nascita e generazione dell’uomo, l’origine della specie, la gestazione, la nascita e sviluppo dell’embrione, il calcolo degli astrologi e lo zodiaco, la durata della gestazione, il rapporto fra musica e nascita, la periodizzazione della vita, Senza titolo-183delle misure tra la Terra, il sole ed i pianeti in generale, del tempo e delle sue divisioni. Legatura in piena pergamena realizzata tra la fine del XVII° e l’inizio del XVIII° secolo. Autore manoscritto al dorso da mano coeva. Taglio spruzzato in azzurro. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rara edizione della più celebre fonte storica sugli acquedotti romani scritta dal noto  politico, funzionario e scrittore romano, Sesto Giulio Frontino (40 circa – 103-104) che fu curator aquarum (sovrintendente agli acquedotti di Roma) nel 97, sotto l’imperatore Nerva e autore anche di un celebre trattato di strategia militare. Edizione assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU ma erroneamente datati 1524. L’edizione rappresenta una vera e propria curiosità letteraria. In base alle bibliografie classiche si potrebbe pensare che l’opera fosse una parte estrapolata dall’edizione del De Architectura del Vitruvio stampata da Giunta nel 1513. Infatti il Renouard dice che il De Aquaeductibus si trova a volte a parte e presenta lo stesso errore dell’edizione della numerazione della pagina 24 numerata con 34, presente nell’edizione del Vitruvio del 1513. Ma se si confronta con l’edizione del 1513 e con quanto riferito dall’Olschki Senza titolo-181si comprende come, chiaramente, questa, sia un’opera che venne stampata a se stante. Dice infatti l’Oslchki a 16973 “Librairie Ancienne” che l’esemplare da lui visionate presenta la prima pagina bianca ed il testo corrispondente, poi, con quello del Vitruvio. Il nostro esemplare ed il volume digitalizzato sull’ICCU, sono gli unici, in forma singola, fra quelli conosciuti che invece, presentano il titolo stampata alla prima pagina. Esiste poi almeno un esemplare visionato del Vitruvio del 1513, con la parte contenente il Frontino che inizia, non come quelle censite con la pagina bianca, ma con il titolo stampato come in questo esemplare. Si può così appurare come Giunti ristampò tra il 1513 ed il 1514, diverse volte il testo sia del Vitruvio con il testo del Frontino, sia il testo del Frontino a se stante (come in questo caso). Rif. Bibl.: Olschki, Choix …, N. 16973 “Le recto du premier f. est blanc, au verso une lettre dedicatorie du Frater Jo. Jocundus … Le titre se troouve au F. 2: <<Sexti Julii Frontini Viri consularis. De Aqueductibus Urbis Romae>>”; Renouard a pagina XXXVII n. 45 “Vitruvius et Frontinus de Aquaeductibus – M.D.XIII. Mense Octobri. … L’opuscule de Frontin se trouve  quelque fois separatament. En l’annoncant ainsi Bandini le note de 34 feuillets: il n’a pas apercu que le 24 et dernier est cotè per erreur 34”.

320 euro

31) USI COSTUMI STORIA DELLE RELIGIONI RELIGIONE EBRAICA MUSSULMANA INDIANI SCIAMANESIMO AMERICA TIBET CINA GIAPPONE LAPPONIA MASSONERIA MEDIO ORIENTE

Senza titolo-68 Senza titolo-69  Senza titolo-71 Senza titolo-72 Senza titolo-73 Senza titolo-42 Senza titolo-41 Senza titolo-43 Senza titolo-48 Senza titolo-47 Senza titolo-46 Senza titolo-45 Senza titolo-44 Senza titolo-50 Senza titolo-51 Senza titolo-52  Senza titolo-57  Senza titolo-56  Senza titolo-55  Senza titolo-54   Senza titolo-59  Senza titolo-58Bernard Jean-Frédéric et Picart Bernard,

Histoire des religions et des moeurs de tous les peuples du monde. avec 600 gravures, représentant toutes les cérémonies et coutumes religieuses, dessinées et gravées par le célèbre B. Picart. Publiées en Hollande par J.-Fr. Bernard. Augmentée de l’Histoire des Religions des derniers Peuples découverts depuis cinquante ans; des Cérémonies de certaines Messes et Processions singulières; des Convulsionnaires; de l’Histoire de l’Inquisition; de la Superstition; des Sorciers; des Enchantements; de l’Apparition des Esprits; de la Baguette Divinatoire; de la Fête des Fous; des Saturnales; des Sectes Religieuses; des Evenemens survenus dans le Clergé et l’Eglise Catholique en France depuis, 1789; de l’Origina, de l’Utilité et des Abus de la Franc-Maçonnerie, etc…etc…etc…avec 30 planches nouvelles. (VI volumi in 7 tomi). (Completo).

Paris, De L’Iprimerie de A. Belin, Rue des Mathurins S. – J., 1816 – 1819

In 4° grande (26,9×19,3 cm); VI volumi in 7 tomi: 211, (1), IV pp. e 124 c. di tav. molte più volte ripiegateSenza titolo-70, (4), 169, (3) pp. e 59 c. di tav. fuori  testo delle quali varie più volte ripiegate, (4), 157, (9, delle quali le ultime sei bianche) pp. e 26 c. di tav. fuori  testo delle quali varie più volte ripiegate, 238, (6 b.) pp. e 54 c. di tav. molte più volte ripiegate, 304, VII, (7 b.) pp. e 93 c. di tav. delle quali varie più volte ripiegate, 240 pp., 60 c. di tav. delle quali varie più volte ripiegate. 415 tavole fuori testo con più di 600 immagini. L’opera vede esemplari con un numero di stampe diverso che vanno da 335 a 428. Legature coeve in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Gli ultimi due volume, usciti nel 1819 che assieme costituiscono il tomo VI, presentano una legatura in mezza pelle scura. Qualche strofinatura, qualche leggero difetto ma nel complesso in buone condizioni di conservazione. All’interno, un alone al margine basso delle ultime 11 carte che lede la consistenza della carta nelle ultime sei pagine, abilmente restaurate ma che nelle ultime due carte, contenenti le “Table des matiers et des gravures” ha provocato la perdita di alcune parole. 6 carte con uno lieve strappo ma senza perdita di carte e a parte il difetto alla fine del primo volum Senza titolo-53e, esemplare in buone condizioni di conservazione. Le bellissime tavole sono stampate su carta di ottima qualità. L’autore delle incisioni (Paris 1673- Amsterdam 1733) , di scuola francese, dopo il suo trasferimento in Olanda, ne assimilò il gusto e lo spirito, diventando uno dei massimi rappresentanti dell’incisione olandese dell’epoca (v. Benezit). Tome 1 & 2: Peuples Idolatres. Tome 3: Des Grecs et des Protestants. Tome 4: Religion, moeurs et idolatries des Musulmans. Tome 5: Juifs, chretiens, catholiques et romains. Tome 6: Conformite des ceremonies. Fra le tavole si trovano immagini delle indie orientali, siam, manichei Pegu, Parsi, Tibet e religione buddista, Ceylon, Molucche, Giava, Tonchino, Cocincina, Cambogia, Cina, Giappone, Corea, Lapponia, Africa, America (baia di Hudson, Mississipi, Canada, Virginia, Florida), Caraibi, Messico, America centrale (precolombiani, Maya, Aztechi, con i paesi Messico, Nicaragua, Panama, Nuova Granada, Nuova Andalusia, Orinoco, Brasile, Perù, Inca), Mari del Sud, Tahiti, Società, Sandwich, Pasqua, N. Zelanda, Patagonia, Pelew, Kuci, Tipra, massoneria. Rif. Bibl.: abin 4933 note. Wolfsteig 33381. Flesch 163 note. Kloss 3800. This edition not in Hiler, Lipperheide, Lewine, Cohen-de-Ricci.

1.200 euro

32) VIAGGI ESPLORAZIONI AFRICANE PRIME EDIZIONI AFRICA CONGO STANLEY ESPLORATORI RACCONTI DI VIAGGIO RARITA? BIBLIOGRAFICA

Senza titolo-220    Senza titolo-223  Senza titolo-225   Senza titolo-219Henry Morton Stanley,

Il Congo e la creazione del nuovo libero stato storia di lavoro e d’esplorazione di M. H. Stanley autore di “Attraverso il continente nero” e di “Come io trovai Livingstone” ecc. Versione dall’inglese di A. Massoni autorizzata dall’autore. Volume primo con 74 incisioni, una grande carta del Bacino del Congo e tre carte minori. Volume Secondo ed ultimo con 122 incisioni , due grandi carte del bacino del Congo e tre carte minori. Unito a: Carta del Bacino del Congo e territori annessi comprendente il libero stato del Congo per cura di Henry M. Stanley

Milano, Fratelli Treves, 1886 

In 4°; tre tomi: XVI, 524, (1), XVIII-XXVII, (1) pp. e 25 c. di tavola fuori testo (compreso ritratto di Leopoldo II in antiporta) e tre cartine più volte ripiegate; XII, 455, (4), XIV-XIX, (1) pp. e 20 c. di tav. fuori testo, una grande tavola fuori testo più volte ripiegata posta alla fine del volume; in legatura propria una grandissima carta telata più volte ripiegata posta in una legatura Senza titolo-222simile a quella dei volumi con titolo “Stanley Carta del Bacino del Congo” impresso in oro al piatto anteriore. Le tavole sono disegnate dallo stesso Stanley e incise da A. Forsyth. Ex libris applicato al l’interno dei piatti anteriori con motto “Labor Omnia Vincit Improbus. Nec Immotus Nec Iners.” ed al recto dei piatti posteriore con motto “Post fata resurgo. Perseverantia omnia transcendo”. Belle legature coeve in piena tela scura con titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Un piccolo ed insignificante difetto alla cerniere del piatto anteriore del secondo volume. Qualche piccola macchiolina di foxing e brunitura e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione italiana di questo celebre racconto di esplorazioni africane scritto dal grande giornalista ed esploratore britannico, gallese di nascita, famoso per le sue esplorazioni africane e per la sua ricerca di David Livingstone. Stanley chiese a James Gordon Bennett, Jr. (1841-1918), succeduto a suo padre nella direzione del giornale nel 1867, quanto avrebbe potuto spendere. La risposta fu “Prendete 1000 sterline, quando saranno finite, prendetene ancora 1000, e quando le avete spese, chiedetene altre 1000, e quando le esaurirete ce ne saranno altre 1000 e così via – MA TROVATE LIVINGSTONE!”.  Stanley arrivò a Zanzibar e organizzò la spedizione senza badare a spese, tanto da richiedere non meno di 2000 portantini. Egli localizzò Livingstone il 10 novembre 1871, a Ujiji vicino il lago Tanganica, in quella che oggi è la Tanzania. Celebre è la frase che gli viene attribuita al momento dell’incontro, “Dr. Livingstone, I presume?” (“Dottor Livingstone, suppongo”), nel Senza titolo-224più classico understatement e formalismo britannico dell’epoca. Stanley si unì a lui nell’esplorazione della zona. Le ricerche stabilirono con certezza che non vi era nessun collegamento tra il lago Tanganica e il Nilo. Questa spedizione divenne famosa grazie al libro che Stanley scrisse per raccontarla. Il New York Herald, insieme al Daily Telegraph, finanziarono un’altra spedizione nel continente africano, in cui Stanley risolse uno degli ultimi misteri africani, percorrendo il corso del fiume Congo fino alla foce. L’opera qui presentata è la prima edizione italiana di una delle opere principali di Stanley nella quale il celebre esploratore ripercorre la sua esplorazione lungo il corso del fiume Congo. Opera rara e arricchito dalla grandissima tavolo fuori testo su tela che rappresenta il corso del fiume Congo.Senza titolo-221

400 euro

33) VIAGGI ESPLORAZIONI NEW NUOVA VOLTRI OCEANO PACIFICO BOTANICA ZOOLOGIA ORNITOLOGIA INDONESIA PAPUA FLORA FAUNA PRIME EDIZIONI

Senza titolo-199    Senza titolo-203  Senza titolo-202    Senza titolo-196D’Albertis Luigi Maria,

Alla Guinea: ciò che ho veduto e ciò che ho fatto di Luigi Maria d’Albertis Ufficiale dell’Ordine della Coro na d’Italia…,

Torino, Roma, Firenze, Fratelli B occa e Cia., 1880

In 8°; XVI, 588 pp. e 365 tavv. f.t. di cui 4 bellissime a colori e una carta geogr. ripiegata, numerose ill. nel testo. Legatura coeva in mezza pelle rossa con titolo, filetti e nome dell’antico proprietario (antica famiglia nobiliare bolognese) al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. L egatura che presenta qualche strofinatura. Un piccolo strappetto alla carta più volte ripiegata senza perdita di carta ed ininfluente. Qualche minima macchiolina di  foxing alle prime 4 carte e a pagina 34 e 35 in corrispondenza di un’antica piega segnalibro all’angolo superiore esterno poi ricollocat a a posto, anche queste piccolissime e d ininfluenti e per il resto opera in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questo celebre testo considerato come uno dei primissimi dedicati alla Nuova Guinea. Luigi Senza titolo-198Maria d’Albertis (Voltri, 1841 – Sassari, 1901) fu un celebre esploratore, naturalista, botanico e filantropo italiano. Nato a Voltri, nella via ora intitolata a lui, da una famiglia benestante (il padre possedeva e dirigeva con i cugini un’industria laniera) ebbe tuttavia un’infanzia infelice. Rimasto orfano di padre quando ancora era in tenera età, fu affidato ad uno zio dalla madre che, risposatasi, si era dovuta trasferire a Napoli. Cugino di un altro celebre e sploratore genovese – Enric o Alberto d’Albertis – Luigi frequentò il collegio delle Mission i a Savona e si appassionò agli insegnamenti del missionario lazzarista e naturalista Armand David, famoso più tardo per aver fatto conoscere in Europa centinaia di animali provenienti dalla Cina. A diciannove anni si aggregò alla spedizione dei Mille nella marcia verso Palermo, e in seguito viaggiò in lungo e in largo per l’Europa. Si unì poi con entusiasmo al gruppo dei naturalisti genovesi capeggiati dal marchese Giacomo Doria, capo di un cenacolo di Senza titolo-197naturalisti genovesi, e imparò i rudimenti delle scienze naturali e della tassidermia, cioè dell’arte di impagliare gli animali necessaria per poter effettuare spedizioni naturalistiche. Partì quindi per la Nuova Guinea con il celebre botanico Odoardo  Beccari. La Nuova Guinea nell’Ottocento era ancora quasi completame nte inesplorata perché non presentava particolari interessi economici, essendo presumibilmente priva di risorse naturali, come oro e pietre preziose. Aveva poi un clima malsano e in più era abitata da tribù guerriere. L’interesse quindi era esclusivamente naturalistico, perché si pensava che fosse abitata da grandi animali. Infatti sulla costa erano state trovate tracce di escrementi tali da presupporre l’esistenza di animali di grosse dimensioni, come ad esempio il rinoceronte. Le sue conoscenze di storia naturale, che inizialmente erano da autodidatta, si approfondirono in segu ito, tanto da consentirgli di diventare un esperto zoologo, botanico e antropologo. Delle cinquecentocinque specie di uccelli da lui esaminate, ben  cinquanta erano prima d’allora sconosciute, per non parlare deg Senza titolo-200li insetti, dei serpenti e della piante. Nel 1876 d’Albertis ripartì con un’altra spedizione lungo il fiume Fly, su una piccola lancia chiamata Neva. Era accompagnat o da un giovane australiano, Lawrence Hargrave, con funzioni di macchinista. Hargrav e era famoso per aver costruito dei modellini di prototipi di aereo, tanto che gli stessi fratelli Wright si basarono sui suoi calcoli per la costruzione dei primi aerei effettivamente volanti. Tale personaggio si rivelò fondamenta le per il successo della spedizione: certamente era abilissimo ad aggiustare con mezzi di fortuna le frequenti rotture delle macchine o dello scafo. Però, essendo D’Albertis e Hargrave due uomini dalla personalità  prorompente, la coabitazione su una piccola barca li portò a gravi litigi e a incomprensioni che sfoc iarono in una vera guerra di reciproche calunnie. Prima edizione in buone-ottime.  Senza titolo-201

450 euro

34) VERNE VIAGGI POLO POLE NORD NORTH POLE VOYAGES HATTERAS ROMANZI ROMANCE PRIME EDIZIONI

Senza titolo-205   Senza titolo-207Senza titolo-204Verne Jules,

Voyages et aventures du capitaine Hatteras: Les Anglais au pole nord – Le Desert de glace. 150 vignettes par Riou. Oeuvres de Jules Verne, Voyages Extraordinaires. Ouvrage couronne par l’Academie francaise.

Paris, J. Hatzel Editeur, S. data (ma 1866)

In 4° (26,8×17 cm); (6), 467, (3) pp. Bellissima legatura coeva in tutta tela verde con dorso a 4 nervi, titolo e ricchi fregi ai tasselli. Tagli riccamente dorati. Cornici a secco ai piatti. L’opera contiene 259 bellissime incisioni nel testo e non 150 come segnato al frontespizio, la maggior parte delle quali realizzate da Riou. Ricchi tagli dorati. Uno strappetto a pagina Senza titolo-206414 senza perdita di carta e nel margine bianco, ininfluente, e nel complesso ottima prima edizione di questo classico del romanzo d’avventura del grande autore visionario francese, Jules Verne. L’opera uscì una prima volta nel 1864 ma questa per le numerose aggiunte e correzioni è considerata a tutti gli effetti come una prima edizione. L’opera racconta un viaggio avventuroso al Polo Nord del Capitano Hatters. L’opera ebbe uno straordinario successo. Una seconda edizione fu tirata già nel 1867, questa volta con la data mostrata al frontespizio. Esemplare non comune, ricco di illustrazioni e in bella legatura coeva. Ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Bottin 417.

110 euro

35) MEDICINA FARMACEUTICA CHIMICA INFETTIVOLOGIA OSSIGENO TERAPIA PRIME EDIZIONI GAS BOTANICA

Senza titolo-232  Senza titolo-231Alyon Pierre Philippe,

Saggio sulle proprietà medicinali dell’ossigeno, e sull’applicazione di questo principio nelle malattie veneree, scabbiose ed erpetiche. Del cittadino Alyon Membro della Società di Medicina, della Società libera delle Scienze e delle Arti di Parigi.

Venezia, Dalle Stampe di SebastianoValle, 1801

In 8° 19,1×12,5 cm); (2 b.), 216, (2) pp. Bella brossura coeva in cartoncino con motivi in verde ed amaranto. Prima edizione italiana e seconda edizione assoluta, con numerose aggiunte rispetto alla prima edizione francese, di questo importante studio del noto medico e botanico francese, Pierre Philippe Alyon (1758?-1816). L’autore fu anche un celebre disegnatore botanico allievo del grande Fourcroy. Alyon pubblicò questa seconda edizione, prima edizione in lingua italiana, aggiungendo, rispetto alla prima edizione francese,Senza titolo-233 numerosissimi nuovi esperimenti, note e commenti tanto che questa edizione viene a tutti gli effetti considerata come una prima edizione. Dopo aver analizzato l’azione dell’ossigeno durante la respirazione e la sua influenza sul calore animale e sulla vegetazione, l’autore entra nel vivo del trattato indagando, attraverso vari casi pratici conosciuti e documentati ed esperimenti l’azione medicinale dell’ossigeno, della pomata ossigenata, dell’acido nitrico. Segue poi ad analizzare casi pratici osservati presso l’ospedale di Franciade e le esperienze fatte da alcuni medici inglesi. In fine studia gli effetti del muriato soprossigenato di potassa, la virulenza venerea e sua azione sull’economia animale e la maniera di agire del mercurio e dei rimedi ossigenati sul corpo umano. Prima edizione italiana che a parte qualche minima ed ininfluente macchiolina di foxing in poche pagine si presenta ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. (Blake; 12: Ediz. orig.: Paris, 1797).

100 euro

36) MODENA RIVISTE NUMERI UNICI POLITICA SATIRA VELLANI MARCHI ILLUSTRATORI SOCIALISMO RARITà BIBLIOGRAFICHE

Senza titolo-127  Mario Vellani Marchi,

Trombati e Non … Modena dopo il XXXI ottobre MCMXX: in piena Russia. Numero Unico – Modena VII Novembre MCMXX

Modena,Tip. G. Ferraguti, Stab. Tip. Lit. A. Dal re & Figli, Modena, 1920

In folio; (8) pp. Alcuni strappetti senza perdita di carta e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Antico timbretto di provenienza privata al margine alto desto della prima pagina  che identifica l’esemplare come appartenuto al sassolese Ermete Fontana che fu l’autore, negli anni trenta, di un interessante libello, dedicato alle Terme di Salvarola. Prima ed unica rarissima edizione di questo numero unico illustrato da Mario Vellani Marchi e Zoboli. Questo numero presenta anche la curiosità che per la prima volta Mario Vellani Marchi firma una tavola con il suo cognome. Infatti mentre la bellissima tavola in rosso del frontespizio riporta ancora la firma “Marius”, all’ultima pagina la vignetta che accompagna la pubblicità della “Carrozeria Emilia” presenta la firma M. Vellani. Al centro del giornale è presenta una grande tavola a doppia pagina dal titolo Si presenterà “La Via della Scarpa” Gestione Matteotti – Bruini realizzata da un altro celebre caricaturista modenese amico di Vellani-Marchi, Augusto Zoboli che fu anche fra i vignettisti del Duca Borso. Gli articolo satirici sono firmati “Pajon”, “P.Randello”, “L’Ossigenato”. “Sul perché Mario Vellani Marchi abbia iniziato la propria carriera con lo pseudonimo di Marius si aggiunge che sul numero del 1920 di «Trombati e non…», si verifica una circostanza degna di attenzione: a corredo di una vignetta posta in terza pagina per la prima volta si legge la firma M. Vellani mentre, sulla copertina dello stesso numero, appare una tavola, stilisticamente affine alla prima, ma a firma Marius [fig.89]. È molto probabile che, questo rappresenti il momento in cui l’artista andava finalmente scegliendo la firma con la quale presentarsi al pubblico. È anche probabile che Vellani Marchi decida di abbandonare lo pseudonimo Marius in considerazionSenza titolo-118e della presenza del pittore bolognese Mario De Maria, in arte Marius Pictor, che avrebbe potuto ingenerare confusione nel pubblico. […] La tavola [iniziale]si riferisce al clima cittadino che risente degli scioperi e delle lotte sindacali dopo l’affermazione dei socialisti, e dei contrasti tra gli operai soddisfatti dall’accordo nazionale e quelli che 209 Infra. qui II.3.1. 210 BELLEI – PECORARO (1996, 93.). 211 Infra. qui cap. II.3.1. 80 volevano respingerlo e continuare la lotta. I primi sono rappresentati nella vignetta di Vellani Marchi come guardie cosacche che pascolano sui secondi, raffigurati come pecore sulle quali sono impresse le diciture delle diverse corporazioni cittadine. Il titolo «Trombati e non…» rispecchia soddisfatti e delusi dalla situazione.” (Il linguaggio della satira a Modena Materiali per una storia dell’illustrazione umoristica tra Otto e Novecento, Maria Letizia Paiato, Ferrara, 2014, Tesi di Dottorato).  Attraverso una satira pungente, il giornale commenta la situazione politica modenese nel turbolento anno 1920 che vide la vittoria dei socialisti dopo mesi di protesta e scontri di piazza. Numero unico rarissimo. Un solo esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0348139.Senza titolo-117

150 euro

37) ASTROLOGIA COMETE MEDICINA CURIOSITA’ COPENHAGEN DANIMARCA ASTRONOMIA TERATOLOGIA

  IMG_1776 IMG_1773_clipped_rev_1Bartholin Thomas,

Th. Bartholini De cometa, consilium medicum, cum monstrorum nuper in Dania natorum historia.

Hafniae [Copenhagen], apud Matthiam Godicchenium, sumptibus Petr. Haubold, 1665

In 8° piccolo (14,5×9 cm); 154, (6) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle. Titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Una piccola mancanza della pergamena nel margine basso del dorso e del piatto anteriore. Pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzataIMG_1774 come tipico di tutti gli esemplari. Antico ex-libris manoscritto al recto del frontespizio databile all’inizio del XVIII° secolo “Ex-libris Ardemagni”. Frontespizio in rosso e nero. Bella marca tipografica al frontespizio con uccelli su un monte all’interno di una cornice vegetale ed il motto su cartiglio “In conatu labor”. Prima edizione di quest’opera del noto anatomista danese Thomas Bartholin, noto in latino come Thomas Bartholinus e in italiano come Tommaso Bartolino (Copenaghen, 20 ottobre 1616 – Copenaghen, 4 dicembre 1680), celebre per essere stato il primo a descrivere il sistema linfatico umano nel 1652. Professore di matematica ed anatomia all’università di Copenhagen, era figlio dell’altrettanto celebre anatomista Caspar, fu allievo dello zio Ole Worm, insigne medico ed archeologo. L’autore, personaggio dai molteplici interessi, fu studioso oltre che di medicina anche di filosofia, archeologia, diritto, filologia e matematica. Sceso in Italia per curare diversi problemi di saluti, a Padova fu allievo del grande Johann Vesling. Fu tra i IMG_1775massimi divulgatori della teoria della circolazione del sangue di William Harvey. “Il testo qui descritto ha ad oggetto gli effetti, in prevalenza medico-genetici, che secondo l’Autore sono prodotti dal transito di comete. Thomas Bartholin espone al riguardo una tesi davvero curiosa: afferma cioè che le comete, nel loro viaggio nello spazio, costituiscono sostanzialmente raccoglitori di spazzatura (in senso fisico e non) ed è per questo che producono sulla Terra gli orribili effetti che egli descrive, raccontando nel dettaglio l’aspetto di alcuni sventurati (quelli che egli definisce “mostri”) nati in Danimarca in occasione del passaggio di comete. Lo spunto dell’opera è offerto dal transito della cometa che si rese visibile negli anni 1664-1665 (vedi la scheda n. 26 per l’identificazione degli Autori che hanno scritto opere monotematiche – e questo non è il caso di Bartholin – su questo corpo celeste)” da Biblioastrology. Rif. Bibl.: www. Biblioastrology.com, numero 630; Houzeau-Lancaster 5746; Bibl. Magica 171; Angelica 32; Grassi p. 59.

900 euro

38) GASTRONOMIA CULINARIA RICETTARIO TIROLO CUCINA TIROLESE

6121_2  6121_1Anonimo,

Ricettario manoscritto di gastronomia della seconda metà dell’ottocento (zona tirolese)

S. luogo (ma area tirolese), S. data ma 1900 circa

20,2×14,5 cm; (24) pp. Brossura in cartoncino molle. Qualche lieve alone dovuto all’utilizzo del manoscritto ma nel complesso esemplare in più che buone condizioni di conservazione. Il 6121_3manoscritto, viste le ricette descritte, è con ogni probabilità di origine tirolese. Le ricette riguardano: Gnocchetti di pane, Gnocchetti di smilsa o di fegato, Gnocchetti di griez o semolino, Minestra leggiera, Piselli fritti, Minestra di frittate, Minestra di lusso, Canederli, Erbaggi, Prueè di patate, Cavoli agri o crauti, Piselli, Funghi, Cibi di magro: Minestre, Zuppa di patate, Zuppa di rane, Zuppa di rane – pesci, Baccalà, Tinca, Chiocciole; Piatti dolci: Torta semplice, Kugelhupf, Pasticetti (Biscotti), Torta di mandorle, Budino di gries e cioccolata, Zabaione, Strudel, Concia per lepre – camoscio – capriolo – manzo, Arrosto a spiede, Fegato di vitello, Cervella, Costolette di vitello, Polpette di carne, risotto, Minsetre: Risi, Minestra di paste, Minestra di pasta grattuggiata. Rara raccolta di ricette tirolesi manoscritte.

200 euro

39) SATIRA NUMERI UNICI MODENA TEATRO MODENESE OPERA ILLUSTRATORI CARICATURE

 Senza titolo-135Mario Vellani-Marchi,

La Via del Teatro, Carnevale 1924, Numero Unico.

Modena, Premiata Società Tipografica Modenese, 1924

In folio; brossura piatto anteriore e posteriore, 8 pp. Qualche minimo, senza perdita di carta e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Numero unico, edito in occasione del carnevale modenese del 1924 di Senza titolo-136questo rarissimo giornale satirico che presenta diverse caricature realizzate dal celebre artista modenese Mario Vellani-Marchi. Fra i personaggi ritratti il compositore Pasquale la Rotella, il tenore Ismaele Vitolini, il tenore Cav. Francesco Merli, il tenore Aroldo Lindi, il soprano Ellrida Biagiotti, il soprano Maria Lacer ed altri personaggi che animarono il panorama teatrale modenese durante il carnevale del 1924. I vari articoli satirici all’interno del giornale sono firmati da diversi pseudonimi come Pirein Bazot (Alberto Borsari), Zvanèin (Giovanni Luppi),  Don Chisciotte, Il Trovarobe e trattano con vena sarcastica e divertente della vita teatrale modenese e dei suoi protagonisti con composizioni poetiche goliardiche in dialetto modenese, biografie, pezzi teatrali. Molto raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0348251.

80 euro

41) LIQUORI RICETTE ALCOLICI FARMACIA GASTRONOMIA CULINARIA PRIME EDIZIONI RARITA’ STAMPATORI EBREI

IMG_1740  IMG_1739Anonimo,

Almanacco del liquorista del bel Sesso per l’anno bisestile 1872.

Venezia, Trieste, C. Coen, 1872.IMG_1741

In 8° piccolo; VIII, 76 pp. Bellissima brossura illustrata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissimo, un solo esemplare censito in ICCU. Bell’antiporta figurata a carattere culinario. Calendario, Dedica alle Signore, Della composizione dei colori… Crema di millefiori, Acqua di mallo di noci, Ratafià, Liquori d’Aranci, Ratafià di garofano… Dei vini di frutta… Vino di ribes …. Prima ed unica edizione di questo interessante manuale dedicato alla preparazione dei liquori stampato dallo stampatore ebreo C. Coen che è probabilmente anche il compilatore dell’opera. Sul finire del XIX° secolo gli ebrei iniziarono a sviluppare diverse attività di produzione dei liquori in Italia, divenendo ben presto fra i maggiori e più apprezzati produttori di liquori. Questo rarissimo libello, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bib.: IT\ICCU\LO1\1373653.

280 euro

42) ASRTOLOGIA ASTRONOMIA PADOVA L’AQUILA TAGLIACOZZO ASTROLOGY ASTRONOMY EFEMERIDI EFFEMERIDI

 IMG_0409_clipped_rev_1 IMG_0414_clipped_rev_1 IMG_0412_clipped_rev_1 IMG_0411_clipped_rev_1 IMG_0410_clipped_rev_1 IMG_0410_burnedIMG_0407Argoli Andrea,

De diebus criticis et aegrorum decubitu libri duo (- liber secundus).

Patavii, Paulum Frambottum Bibliopol., 1652

In 4° (205×145 mm). (8), 6, (2), 371, (13). Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Il secondo libro inizia a p. 109 con proprio frontespizio. Con moltissimi diagrammi astrologici incisi in legno nel testo a metà pagina. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titoli manoscritti al dorso, un po’ allentata internamente. Seconda edizione, rara al pari se non più rara della prima, due soli esemplari censiti in ICCU. La seconda parte che inizia a pagina 109 analizza la situazione astrologica e l’oroscopo, illustrato da numerosissime tabelle, della vita e delle malattie di numerosi personaggi eccellenti dell’epoca tra i quali i pontefici Sisto V, Clemente VIII, paolo V, e ancora Enrico II, Odoardo farnese, Ferdianndo Gonzaga, Ranuccio farnese, card. Alessandro Orsini, Scipione Borghese, Federico Borromeo e ecc. Andrea Argoli (Tagliacozzo in provincia dell’Aquila, 1570 – Padova, 27 settembre 1657) fu un celebre matematico, astronomo e medico italiano. Studiò all’Università di Napoli medicina, matematica ed astronomia. Nel 1621 si trasferì a Roma e suo mecenate fu il cardinale Lelio Biscia. Nel 1622 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Roma la Sapienza. A causa della sua passione per l’astrologia fu costretto a trasferirsi a Venezia. Nel 1632 ottenne la cattedra di matematica all’UniversitàIMG_0408_clipped_rev_1 di Padova. Ebbe grande rinomanza tra i contemporanei per la sua erudizione, scrisse molte opere e fu detto l’Euclide dei Marsi. Il Senato Veneto fu tanto soddisfatto del suo insegnamento da conferirgli l’onorificenza dello “Stemma di San Marco”. Nel 1648, ancora vivente fu scolpita in suo onore una lapide nella Cappella del Tesoro della Basilica di Sant’Antonio di Padova che dice:”… Andreas Argolus S. C. Eques Divi Marci, et in Patavino ginnasio publ. mattheseos prof. pro familia sua inter Marsos jamdudum clarissitna, non magis quam pro republica astronomica…. pene laboribus per functus, animum aeternae quie­ti advertens V. S. L. M. anno aetatis 77 red. Mundi MDCL VIII…”.”la vera passione dell’A. fu l’astrologia giudiziaria. Nel 1639 ne pubblicò la prima opera, nella quale il contenuto era mascherato dal titolo, De diebus criticis et de Aegrorum decubitu libri duo (Patavii 1639): è un trattato di astrologia medica, nel quale si teorizza la soggezione delle interne ed esterne parti del corpo ai pianeti e ai segni zodiacali; sono dati anche gli oroscopi di personalità ragguardevoli tutte morte, papi e re, principi e cardinali. Opera analoga, ma non specificamente medica, è il citato Ptolemaeus parvus, ristampato più volte nel corso del secolo, preceduto da una prefazione in cui si esalta l’astrologia e si sostiene che essa non viola le leggi ecclesiastiche, né nega il libero arbitrio, perché il cielo “est sicut liber omnia futura in se scripta continens”, che tuttavia Dio può distruggere o variare a suo piacimento. I due trattati sono documenti della diffusione dell’astrologia nel XVII secolo”. “Il “cuore” dell’opera, la più importante di astrologia medica, tra quelle, numerose, pubblicate da Argoli, è rappresentato dal rapporto tra parti del corpo, relative malattie e astrologia. I 126 oroscopi hanno in effetti quale oggetto assolutamente prevalente l’identificazione, attraverso lo strumento astrologico, delle malattie (e del loro corso) dei soggetti esaminati da Argoli” (Biblioastrology). Rif. Bibl.: Biblioastrology; Thorndike VII, 122-4; Graesse I 194; Piantanida 2150; Caillet I 382.

400 euro

43) BOLOGNA RAVONE CASAGLIA ACQUE MINERALI GIOCHI OMBRE

 Senza titolo-25 Senza titolo-26 Senza titolo-22AA. VV.,

Sulle rive del Ravone, Ricordo di Villeggiatura 1893.

Senza luogo, S. stampatore, 1893

18×12,2 cm; (20), 106, (2) pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido con nell’illustrazione in oro al piatto anteriore e al piatto posteriore. Tiratura in soli 45 esemplari. Dedica alla prima carta. Bellissimo frontespizio illustrato. Le prime 16 pagine contengono composizioni musicali inedite tra le quali uno “Scherzo per Pianoforte” di G. Brinis, la composizione “Kleinigkeit” di A. Sampieri, un “Triste idillio per canto e piano” di F. Brunetti, infine una mazurka di Giovan Battista Marcon significativamente intitolata Aurette Felsinee. Segue una miscellanea di 106 litografie con alcune immaginipaesaggistiche e soprattutto ritratti, resi mediante silhouette nere su fondo bianco di personaggi bolognesi. Alla fine del volume l’elenco completo di ogni opera presentata con il nome dell’autore o del personaggio rappresentato. Rarissima pubblicazione ricordo per coloro che nel 1893 villeggiarono sulle rive del Ravone (probabilmente proprio in località Ravone o Casaglia) nel territorio delle colline bolognesi. I personaggi che presero parte alla villeggiatura sono, in genere, appartenenti a nobili o note famiglie bolognesi. Senza titolo-21 L’opera è di particolare importanza per ricostruire i gusti del pubblico raffinato e mondano bolognese che utilizzava questo tipo di produzione durante gli incontri nei salotti ad esempio come gioco, nel quale si dovevano riconoscere i bolognesi illustri riprodotti nei ritratti. Fra i ritratti Alfonso Monti, Agostino Reggiani, Alfonso Cozzolino, Andreino Ambrosini, Annibale Cazzani, Annina Antenore, Antonio Brinis, Antonio Sempieri, Carlo Ceraso, Cesare Rusconi, Colomba Cuocolo, Davide Coppola, Baronessa Editta dalla Noce, Egle Bonavita, Dino Mazzoni, Contessa Enrichetta Mengoni Ferretti, Eugenia Vespoli Cuocolo, Eugenio dalla Noce, Federico Alzona, Cav. Ing. Filippo Ambrosini, Cav. Francesco Alfano, Gaetano Ceraso,Cav. Ing. Giuseppe Guillot, Ines Fittipaldi, Laura Cazzani, Lylly Gollinelli, Conte Lodovico Bentivoglio, Maria Brunetti Capelli, Avv. Nicola Montanari, Nicola Righiery, Professor Raffaele Faccioli, Silvia Waymel Zanelli, Vico Ulivi, Vittorina Grugnoli ed altri. “Nel corso dell’Ottocento le acque del torrente, ora così poco invitanti, hanno però goduto di una qualche fama. Nel 1853 si trovano menzionate nel rapporto, curato da Francesco Sarti Pistocchi, della Commissione delle consultazioni sulle acque minerali: “Quest’acqua è limpida, facile da conservarsi e trasportarsi senza che si alteri in fiaschi e barili, è salata abbastanza, non è irritante, non nauseosa, non fetida appena estratta. Agisce allora come blando lassativo catartico, ma più come antiscrofoloso, e di fatto contiene quest’acqua tracce di iodio le quali nelle delicate costituzioni de’ bambini linfatici possono riuscir bastevoli al salutare intento che si ricerca”. Fu così che verso la fine del secolo a Casaglia sorse persino uno stabilimento d’acqua salino-iodata, di proprietà della famiglia Boriani, che per qualche decennio richiamò un pubblico numeroso, soprattutto nei mesi estivi.” Esemplare in ottime condizioni di conservazione, tiratura in soli 45 esemplari, rarissimo. Uno spaccato della vita della vita della nobiltà ed alta borghesia bolognese di fine ottocento. Rif. Bib.: IT\ICCU\UBO\3781955.

350

44) FOTOGRAFIA IN POSA SCENOGRAFIE FOTOGRAFIE SCENOGRAFICHE CASA DI BAMBOLA ANIMATA FORLì

Senza titolo-217 Senza titolo-216 Senza titolo-218 Senza titolo-215Lotto di 4 grandi fotografie con ambientazione che ritraggono personaggi in costume in ambientazione scenica

Forlì, Fotografia G. B. Cane’, Corso Vitt. Emanuele, S. data (ma 1894 circa)

47,5×40 cm il foglio, 39,5×27,5 cm la fotografia; 4 fotografie originali applicate su cartoncino rigido entro tripla cornice. Al margine basso il nome del fotografo ed il luogo di stampa. Al centro della foto stemma sabaudo con scritta “Brevettata dalla Casa Reale, Premiata all’Esp. Int. Di Milano 1894”. Una delle foto presenta uno strappo al margine esterno che coinvolge anche il cartoncino ma senza perdita di carta, una delle foto si presenta leggermente sbiadita, qualche lieve difetto agli angoli di alcuni cartoncino e per il resto in buone condizioni. Rarissima raccolta di queste curiose foto in costume che rappresentano un interno settecentesco, una cucina settecentesca con servitù che cerca di scacciare un topo, una “Casa di Bambole” vivente ed un violinista che intrattiene due dame. La scenografia posta alle spalle degli attori è sempre la stessa. Le quattro fotografie sono realizzate da Gian Battista Canè che fu, insieme al fratello, il primo fotografo professionale a Forlì. La bottega aprì a Forlì in Corso Vittorio Emanuele al n° 17 (attuale Corso della Repubblica) nel 1861 dai fratelli Cané e portava l’intestazione “Fratelli Enrico e Battista Canè”. Intorno al 1875 Gian Battista Cané lascia Forlì per aprire una sua attività fotografica, a Foligno ma fa ritorno alla città romagnola già nel 1882, sempre portando avanti l’attività in Corso Vitt. Emanuele e diventandone unico proprietario, tanto che l’intestazione dell’attività, da questa data in poi, riporta “Fotografia G. B. Canè”, mentre il fratello Enrico si sposta a Roma. ll 26 dicembre del 1888, Umberto I di Savoia concesse a Gian Battista Canè di fregiarsi con lo stemma Reale e nel 1894 Canè decide di prender parte all’Esposizione Riunita Fotografica di Milano, sezione dove venne premiato con diploma e medaglia. Nel primo decennio del Novecento, Gian Battista Canè trasferì lo studio fotografico da Corso Vittorio Emanuele, 17 a Via Carlo Cignani, 1. Curiosa serie di fotografie in posa. Molto rare.

150 euro

45) VIAGGI TRAVELS GRECIA TURCHIA LEVANTE LEVANT COSTANTINOPLI CRETA ISTANBUL GRECEE CICLADI GEORGIA ARMENIA

    Senza titolo-18 Senza titolo-20 Senza titolo-6Tournefort Joseph Pitton de,

Relation d’un voyage du Levant, … Contenant l’histoire ancienne & moderne du plusieurs isles de l’Archipel, de Constantinople, des cotes de la Mer Noire, de l’Armenie, de la Georgie, des frontieres de Perse & de l’Asie Mineur. Avec les plans des villes & des lieux considerables, le genie, les moeurs, le commerce … Enrichie de descriptions & de figures d’un grand nombre de plantes rares, de divers animaux… Tome premier (- troisieme). [Completo]

Lyon, Chez Anisson et Posuel, 1717

In 8° (19×12 cm); tre tomi: (22), 379, (3) pp. e 51 c. di tav. delle quali tre più volte ripiegate, (6), 448, (2) pp. e 40 c. di tav. delle quali due più volte ripiegate, (6), 404, (62) pp. e 62 c. di tav. delle quali una più Senza titolo-5volte ripiegata per un totale di 153 tavv. f.t., varie ripiegate e raffiguranti vedute, carte geografiche,  costumi ecc. Completo. Belle legature coeve in tutta pelle marmorizzata con dorso a 5 nervi. Titolo e ricchi fregi ai tasselli. Pecette di antica collocazione privata al margine basso dei dorsi. Piccoli difetti ai margini dei dorsi di due volumi. Tagli rossi. A pagina 3 del terzo volume un piccolissimo forellino dovuto ad un difetto della carta tocca due lettere. A differenza degli altri esemplari che si presentano fortemente bruniti e con notevole foxing a causa della qualità della carta lionese, l’esemplare qui presentato, ha solo una leggerissima brunitura ininfluente ed è praticamente scevro di bruniture, in buone-ottime condizioni di conservazione. Good cop. Edizione lionese, pubblicata lo stesso anno della prima francese, di questo celeberrimo viaggio in Levante, opera del grande botanico e viaggiatore  originario di Aix-en-Provence, Joseph Pitton de Tournefort. Il volume raccoglie le esperienze di viaggio dell’autore attraverso Grecia, Turchia, Armenia e Georgia passando per Creta e le Cicladi, Costantinopoli, la costa meridionale del Mar Nero, l’Armenia, la Georgia e rientrando poi dall’Asia Minore. Durante il viaggio, accompagnato dal botanico tedesco Andreas von Gundelsheimer (1668-1715), raccolse numerose specie di piante allora sconosciute. Destinato a diventare prete studiò presso i Gesuiti. Ma la morte di suo padre lo lasciò libero di seguire i suoi interessi personali, particolarmente nel campo della botanica alla quale si era appassionato fin da giovane. Si fece conoscere Senza titolo-19costruendo un erbario in Savoia e nel Delfinato (oggi proprietà del Museo nazionale di storia naturale di Francia con sede a Parigi). Intraprese gli studi di medicina a Montpellier e strinse amicizia con Pierre Magnol (1638-1715). Nel 1681, trascorse un anno nei Pirenei per studiarvi la flora. Un periodo difficile, si dice che dovesse nascondere i suoi soldi nel pane per sfuggire ai ladri. L’erbario che vi costituì era così ricco che Guy-Crescent Fagon (1638-1718) lo chiamò a Parigi per affidargli la sua cattedra di botanica al Jardin des Plantes (1683). I suoi corsi erano celebri e attiravano numerosi spettatori, anche dall’estero. Nel 1698 fece conoscere la flora parigina pubblicando il libro dal titolo Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris (Storia delle piante che nascono nei dintorni di Parigi). Su ordine del Re, partì alla ricerca di erbe nei Pirenei dove raccolse numerose specie. Tra il 1700 e il 1702, Tournefort viaggiò nelle isole greche: Creta e Cicladi. Visitò in seguito Costantinopoli, le coste del mar Nero, l’Armenia e la Georgia. Raccolse piante e annotò numerose osservazioni. In Grecia, tentò di ritrovare le piante descritte da Dioscoride ma ne riconobbe solo 400 circa. Durante il suo viaggio, fu accompagnato dal botanico tedesco Andreas von Gundelsheimer (1668-1715) e dal pittore Claude Aubriet (1651-1743). Il racconto del suo viaggio, Relation d’un voyage au Levant, fu pubblicato dopo la sua morte. Entrò nel 1691 all’Accademia delle scienze. Solo nel 1694 fece pubblicare la sua prima opera dSenza titolo-17i botanica, Éléments de botanique (Elementi di botanica), con 435 disegni di Aubriet. La sua principale opera botanica è Institutiones rei herbariae  (1700), traduzione della precedente in latino ad opera dello stesso Tournefort, dove egli classifica le piante seguendo la forma delle loro corolle, ma, più importante ancora, fa una chiara distinzione tra genere e specie, preparando così il terreno a Carl von Linné. Morì a Parigi a 52 anni, in piena salute, vittima di un banale incidente, nella via che porta oggi il suo nome: rue Tournefort (nel V arrondissement). Merita una citazione anche il De optima methodo instituenda in re herbaria (1697) e la sua Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris(1698), la cui traduzione in inglese fu pubblicata nel 1732. Lasciò i suoi manoscritti al suo allievo e amico, Michel Louis Renaume de la Garance (1676-1739). Carl von Linné gli dedicò un genere della famiglia delle Boraginaceae: Tournefortia. Buon esemplare comleto. Non comune. Good copy. Bibl.: Brunet V,903 – Chadenat 709 – Quérard IX, 518 – Nissen ZBI, 4154 non cita questa edizione lionese – Blackmer, 1318.Senza titolo-16

1.400 euro

46) LIBRI GALANTI EROTISMO ROMANZI AVVENTURA VENEZIA PROVENIENZA NOBILIARE AVVENTURIERI  PRIME

 6333_1Marquis d’Argens (Jean-Baptiste de Boyer, marquis d’),

Le Philosophe amoureaux, ou les Memoires du Comte de Mommejan; Par Mr. Le Marquis d’Argens.

A La Haye, Chez Adrien Moetjens, 1737

In 12° (13,5×7,5 cm); (8), 268 pp. Bella legatura coeva in piena pergamena con titolo in oro su fascetta rossa in pelle al dorso. Piatti interni foderati da bella carta marmorizzata coeva. Testatine, finalini ed iniziali ornati. Piccolo difetto della carta a pagina 245, pre stampa, che ha creato un piccolo strappetto senza perdita di carta abilmente e anticamente restaurato al margine esterno bianco. Alcune pagine leggermente ed uniformemente brunite come tipico della carta utilizzata a La Haye. Tagli marmorizzati. Frontespizio in rosso e nero. Fregio figurato in fine: due putti reggono un festone, al centro un cuore fiammeggiante. Esemplare nel complesso in ottime condizioni di conservazione. Antica firma di proprietà privata settecentesca alla prima carta bianca del celebre senatore e bibliofilo veneziano Giacomo Soranzo (1686-1761) che raccolse una delle più grandi collezioni settecentesche di volumi composta da quattromila manoscritti e ventimila opere a stampa poi venduta in un famoso catalogo stampato nel 1780. Prima assai rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo importante scritto galante, uscito tradotto in italiano nel 1764 con il titolo “Il filosofo innamorato ovvero le memorie del conte di Mommejan” opera del grande scrittore, filosofo ed avventuriero francese Jean-Baptiste de Boyer, 6333_2marchese d’ Argens (Aix-en-Provence, 24 giugno 1704 – Castello di La Garde, 11 gennaio 1771). “Figlio di un procuratore generale, seguì la carriera d’armi (entrò nell’esercito a 15 anni) e condusse una giovinezza molto avventurosa e licenziosa, per via della quale venne diseredato dal padre. Ferito davanti a Philipsburg nel 1734, lasciò il servizio militare e si ritirò ad Amsterdam nei Paesi Bassi, al fine di potervi scrivere liberamente i propri pamphlet. Qui scrisse alcune compilazioni storiche e cominciò le sue famose Lettres juives (The Hague, 6 volumi, 1738-1742), Lettres chinoises (The Hague, 6 volumi, 1739-1472), e le Lettres cabalistiques (2ª ed., 7 volumi, 1769); scrisse inoltre le Mémoires secrets de la république des lettres (7 volumi, 1743-1748), in seguito rivedute e accresciute come Histoire de l’esprit humain (Berlino, 14 volumi, 1765-1768). Attirò l’attenzione di Federico II, re di Prussia, con i suoi attacchi contro il Cristianesimo: il sovrano lo chiamò alla sua corte a Potsdam, lo rese suo ciambellano con 6.000 franchi di trattamento e lo nominò direttore generale dell’Accademia. Fu nominato “Kammerherr” e Direttore dell’Accademia. Tuttavia, Federico rimase amaramente offeso per via del suo matrimonio con l’attrice berlinese Mlle Cochois. Dopo aver vissuto 25 anni in intimità con Federico II, il marchese d’Argens tornò a Aix per trascorrere i suoi ultimi anni con la famiglia. Argens tornò infine in Francia nel 1769 e morì nei pressi di Tolone l’11 gennaio 1771. Era dotato di un’erudizione vasta e varia, e i suoi scritti sono ispirati dalla filosofia scettica dell’epoca. I suoi scritti erano indirizzati a un pubblico generico; in questo modo, egli favorì un’ampia diffusione delle idee dell’Illuminismo. Scrisse di filosofia, storia e religione, e semplificò le innovative discussioni empiriche di filosofi come Voltaire, Pierre Bayle e Bernard de Fontenelle.”. Opera assai rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione e appartenuta ad un celebre collezionista. A good copy, original binding.

240 euro

47) VENEZIA STORIA VENETA STORIOGRAFIA TURCHI SARACENI GOTI STORIA MEDIOEVALE PIACENZA PRIME EDIZIONI

 6303_1Giustiniano Bernardo,

Historia di M. Bernardo Giustiniano gentiluomo Vinitiano, dell’origine di Vinegia, & delle cose fatte da Vinitiani. Nella quale anchora ampiamente si contengono le guerre de’ Gotthi, de Longobardi, & de’ Saraceni. Nuovamente tradotta da Lodovico Domenichi.

(Stampata in Vinegia), (Per Bernardino Bindoni Milanese), 1545

In 8° piccolo (15,5×10,4 cm); CCXXI (ma 219) cc. Legatura coeva in piena pergamena molle, qualche difetto e segno del tempo. Un leggerissimo alone,quasi invisibile, al margine alto delle ultime 6 carte e una e piccolissima perdita di carta all’angolo alto, praticamente irrilevante e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Ex-libris applicato al piatto interno anteriore che identifica l’esemplare come appartenuto alla celebre collezione del grande ingegnere aeronautico, imprenditore e pioniere dell’aviazione, Giovanni Battista Caproni che fu anche grande collezionista di libri e che nato ad Arco stabilì la sua residenza ed attività a Vizzola (Varese). Prima non comune edizione della traduzione italiana (la prima edizione latina fu stampata nel 1492) di questa celebre storia veneziana che ripercorre le vicende della città lagunare dalla sua fondazione nel 400 scritta dall’importante uomo politico, diplomatico, patrizio e letterato veneziano Bernardo Giustinian (1408-1490). La traduzione è opera del celebre umanista, traduttore, editore, poligrafo ed erudito piacentino, Lodovico Domenichi o Ludovico Domenichi (Piacenza, 1515 – Pisa, 29 agosto 1564). Il “De origine urbis Venetiarum rebusque eius ab ipsa ad quadringentesimum usque annum gestis historia, in 15 libri, fu pubblicato per la prima volta postuma solo nel 1492. Basandosi su due manoscritti nel cod. Cicogna 1809 della Biblioteca del Civico Museo Correr di Venezia, cartaceo di 410 cc., che contiene due versioni dello stesso testo. “Scritta da diverse mani, contiene anche parti autografe del Giustinian. Un appunto manoscritto del possessore ottocentesco del codice, E.A. Cicogna, ci conferma che la seconda versione è la copia di lavoro e la prima quella preparata per la stampa dal figlio Lorenzo e da Domenico Morosini, che la fecero revisionare (secondo precise indicazioni 6303_2dell’autore contenute nel suo testamento) dai dotti umanisti Benedetto Brognoli e Giovanni Calfurnio. La prima redazione dovrebbe essere stata scritta nel 1477-81. L’opera, in 15 libri, narra le vicende della città dalle origini alla spedizione di Pipino e al dogado di Agnello Parteciaco. Basata su una vasta conoscenza della letteratura storica classica e di storici contemporanei come L. Valla e Biondo Flavio (che pure il G. critica più volte nel corso dell’opera, ma del quale aveva apprezzato la concezione di una storia come ricerca archeologica e ordinata disposizione delle fonti), l’opera è “il primo esempio nella storiografia veneziana di critica storica approfondita sulla base delle testimonianze superstiti” (Pertusi). Il metodo per valutare l’attendibilità dei testi usati (numerosi e attestanti il possesso di una vasta biblioteca, di cui purtroppo si sono perse le tracce, perché non citata nel testamento, ma che forse diede in lascito al monastero delle monache di S. Croce alla Giudecca) si basa sulla teoria del “probabilius”: giudicare i fatti alla luce di una valutazione oggettiva (“sequi probabiliora planioraque reddere”). La stessa scelta dell’excursus temporale da narrare (le origini della città) richiedeva una posizione critica di fronte a documenti antichi e spesso inattendibili (e di fronte a uno dei più famosi, quello della fondazione patavina della città nel 421, non ha esitazioni nel dichiararlo un’invenzione non adatta alla realtà storica dell’epoca). L’obiettivo dello storico non si restringe sulla sola Venezia, ma spazia sul mondo mediterraneo e sull’Europa altomedievale, finendo per tracciare una storia dell’Oriente e dell’Occidente dal V al IX secolo. Nei tre lunghi excursus su Goti (libri IV-VI), Longobardi (VII), Turchi e Saraceni (VIII e XI), inoltre, il G. va alla ricerca delle cause che hanno favorito il nascere e lo svilupparsi della città. L’attenzione al dato storico, pur supportato da un’abitudine retorica che con la storia era ancora strettamente interrelata (e che gli fa intessere la narrazione di umanistiche “orationes”), comprende lo studio della nascita anche della Venezia civile e sociale, e del sorgere delle sue prime strutture costituzionali. Storia tucididea, che tiene conto anche dell’insegnamento erodoteo e di Dionigi d’Alicarnasso, è caratterizzata da attenzioni archeologiche, geografiche e climatiche non comuni all’epoca e da uno spiccato gusto etimologico di origine umanistica. Ma dalla storiografia umanistica lo distanzia una concezione ancora rigorosamente provvidenzialistica della storia.”. Opera rara ed in buone condizioni di conservazione. Cfr.:  Lozzi 6011: “Non dev’esser comune mancando al Coleti ed alla Platneriana”; Adams G – 748.

460 euro

48) RETORICA SUBLIME LONGINO ESTETICA GRECO GRECIA CLASSICISMO CULTURA CALASSICA PLATONE FILOSOFIA

 6353_3D6353_1ionysius Longinus o Anonimo, Gabriel de Petra,

Dionysiou Longinou retoros, Peri hypsous logou vivlion. Dionysii Longini rhetoris praestantissimi liber, De grandi, sive sublimi genere orationis, latinè redditus, hypothesesi synoptikais & ad oram notationibus aliquot illustratus Dionysiou Longinou retoros, Peri hypsous logou vivlion. Dionysii Longini rhetoris praestantissimi liber, De grandi, sive svblimi genere orationis, latinè redditus, hypothesesi synoptikais & ad oram notationibus aliquot illustratus.

Coloniae Allobrogum (Ginevra), Apud Ioann. Tornaesium, 1612

In 8° piccolo (16,5×10,5 cm); 170, (2) pp. e una c. di tav. a doppia pagina fuori testo. Bella legatura coeva in piena pergamena parlata al dorso da mano coeva (leggermente lenta). Al frontespizio nel margine basso antica firma seicentesca di appartenenza privata praticamente illeggibile “Petri …. Arini?”. Pagine uniformemente brunite a causa della qualità della carta. Edizione rara del celebre trattato di retorica attribuito a Longino sul Sublime nel commento del celebre umanista Gabriel de Petra. Testo greco con traduzione latina a lato. L’opera, attribuita al Longino fino alla metà del secolo scorso, viene oggi ritenuta un’opera di autore anonimo del I secolo d. C. Quello che è indubbio è che l’autore ha una posizione sicuramente platonica nel trattare l’argomento. “Il Trattato del Sublime (traslitterato in Perì Hýpsous) è, insieme alla Poetica di Aristotele, una delle più importanti opere di estetica dell’antichità. Di autore anonimo, il trattato è una lunga disamina sul sublime, lo stile retorico cosiddetto elevato, che ha lo scopo di ammaliare il pubblico toccando le corde del sentimento e delle emozioni (pathos). Una questione difficilmente risolvibile è legata all’identità dell’autore, rimasto ignoto: nelle fonti antiche, infatti, il suo nome non viene mai citato, e questo genera incertezza nell’attribuzione del Trattato. Nell’intestazione del manoscritto più antico, il Parisinus Graecus 2036 del X secolo ma anche in altri manoscritti, come il Vaticanus Graecus 285 del XVI secolo (che contiene un frammento del trattato), dove fu notato per la 6353_2prima volta da Girolamo Amati nel 1808, nella tavola di riepilogo del contenuto viene riportata la dicitura «Dionisio oppure Longino», a dimostrazione che già all’epoca in cui esso fu trascritto (X secolo) si era persa memoria del suo autore, per la cui identità venivano avanzati i nomi di due eminenti retori di età imperiale, Dionisio d’Alicarnasso e Cassio Longino (per cui, talvolta, l’autore viene indicato come Pseudo-Longino o Anonimo del Sublime). Tuttavia tale attribuzione è difficilmente sostenibile: Dionisio era su posizioni inconciliabili con quelle espresse nel Trattato, mentre per Longino la difficoltà è di carattere prettamente cronologico. Nel Trattato, infatti, è ravvisabile un intento polemico nei confronti di Cecilio di Calacte, autore vissuto verso la fine del I secolo a.C., e poiché Cassio Longino visse nel III secolo, appare improbabile che egli possa aver scritto il Sublime per confutare un autore più antico di circa quattro secoli. Inoltre, un’altra argomentazione a sfavore dell’attribuzione a Longino è il fatto che nel testo vengono citati autori vissuti non oltre il I secolo a.C. (i più recenti sono Cicerone e Teodoro di Gadara, quest’ultimo – a quanto risulta – vissuto almeno fino al 6 a.C., e la cui acmé è posta dalla Suda nel 33 a.C.). L’opera, infine, si conclude con una dissertazione sulla corruzione dell’eloquenza, argomento tipico del periodo in cui vissero autori come Tacito, Petronio e Quintiliano, i quali, ognuno a proprio modo, trattarono questo soggetto. … L’Anonimo scrive per un nobile romano appassionato di letteratura greca, tale Postumio Floro Terenziano, il quale ci è per altri versi ignoto e quindi non aiuta a risolvere i problemi di datazione. Il suo intento è di esaminare cosa sia lo stile sublime, ovvero ciò che «induce a sentimenti e riflessioni più alte di quanto in esso è stato detto» e che quindi produce su tutti i lettori, e non solo su alcuni, un’impressione durevole. Longino apre il trattato chiamando in causa l’opera Sul Sublime di Cecilio di Calacte, che verrà presa in esame. Il suo intento polemico verso Cecilio si basa su due punti, uno solo dei quali è stato enfatizzato al massimo, lasciando in ombra l’altro, in realtà più importante: Cecilio faceva lunghi esempi di stile sublime, ma trascurava di spiegare come se ne potesse apprendere la tecnica, trascurando di trattarne le fonti. Inoltre, tra le fonti trascurate c’era naturalmente il pathos, che l’Anonimo considera una delle due fonti innate dello stile sublime – anche se, purtroppo, per guasti alla tradizione manoscritta la trattazione del pathos fatta dall’autore non ci è pervenuta. …”. Buono stato di conservazione. Rare.

250 euro

49) VENEZIA STORIA LOCALE POLONIA ENRICO III FRANCIA PALLADIO ARCHITETTURA BUCINTORO FESTE BALLI COSTUMI MODA

 Senza titolo-24Benedetti Marco,

Le feste, et trionfi fatti dalla Sereniss. Signoria di Venetia, nella felice venuta di Henrico III. Christianiss. Re’ di Francia, et IV. di Polonia. Descritti da M. Rocco Benedetti. Et in questa Seconda Editione sono aggiunti molti, diversi et degni particolari, che nella prima non erano. Con privilegio.

In Venetia, Per Domenico Lovisa, 1700

In 4° (19,5×14,9 cm); 23, (1) pp. Brossura marmorizzata di fine ottocento. Una piccolissima mancanza di carta al margine esterno bianco delle prime 4 carte, di un millimetro ed assolutamente ininfluente e per il resto in buone condizioni di conservazione. Stemma xilografico al frontespizio con immagine di una anello sormontato da scritta “Il Diamante”. Seconda edizione dopo la prima del 1574, ma praticamente come una prima per le numerose aggiunte ricavate dagli archivi veneziani, di questo rarissimo libercolo, un solo esemplare censito in ICCU, dedicato alle celebrazioni dedicate dalla Serenissima per la visita di sua maestà Senza titolo-14Enrico III di Valois (Fontainebleau, 19 settembre 1551 – Saint-Cloud, 2 agosto 1589) ultimo monarca della dinastia dei Valois che fu prima re di Polonia e del Granducato di Lituania dal 1573 e di Francia poi dal 1574. Il volume descrive la fuga da Cracovia ed il tragitto seguito da Enrico per giungere a Venezia per proseguire poi col narrare i quindici giorni di feste, celebrazioni, pranzi e balli che caratterizzarono il soggiorno di Enrico a Venezia. Infatti dopo la morte del fratello Carlo IX re di Francia, Enrico venne richiamato in patria dalla madre che allo scopo gli fece recapitare una quantità enorme di denaro per approntare il viaggio. Fu così che il futuro Re di Francia dopo esser scappato, con una fuga rocambolesca con solo un manipoli di uomini dalla Polonia senza il consenso della Dieta polacca, oltretutto portandosi dietro i gioielli della Corona di Polonia (formalmente mantenne ancora per un anno il titolo di re di Polonia e del Granducato di Lituania, prima che gli elettori della dieta polacca lo dichiarassero decaduto) si diresse verso l’Italia passando per Vienna. Arrivato a Venezia vi si fermò per 15 giorni e poi ripartì verso Parigi. Durante il soggiorno si narra che Enrico III dissipò un patrimonio, rapito dalla bellezza e dal clima di festa continua della città che in suo onore non risparmiò nessun tipo di ballo, banchetto, processione compresa quella del Bucintoro, fino a far erigere, come si racconta nel volumetto “un’arco trionfale con tre portoni drizzato a Sua Maestà per mezzo la chiesa di S. Niclò fabricato dallè’eccellentissimo Architetto Paladio per ordine delli clariss. Giacomo Contarini e Luigi Mocenico …”. Le descrizioni si concentrano sugli abiti, le mense, le statue di zucchero, gli addobbi, le armi e tutto ciò che in questi giorni di festa sfrenata si potè vedere nella città lagunare. Rarissimo libercolo di storia veneziana.

230 euro

50) GIOCHI DI CARTE RAVENNA PRIME EDIZIONI RARITA’

 Senza titolo-12Senza titolo-13Anonimo,

Le 12 più belle pazienze.

Ravenna, Scuola Tipografica Salesiana, S. data (ma 1910 circa)

In 4° (19×14 cm); 16 pp. Bella legatura coeva in cartoncino rigido con motivi verdi e bianchi e titolo stampato su fascetta al piatto anteriore. Rarissima pubblicazione inerente ai giochi di carte, nessun esemplare censito in ICCU e non presente in alcuna bibliografia controllata. L’opera, stampata su carta di ottima qualità, descrive  12 giochi di pazienza come: La più bella (con un mazzo), Napoleone (un mazzo di carte italiane), La Cinese (un mazzo), La Grande Sequenza (un mazzo), Galleria di Quadri (due mazzi), La Bella tra le Belle (due mazzi), Il Cesto (due mazzi), Le Parallele (due mazzi), Le Serie (due mazzi), . Rarissimo ed in ottime condizioni di conservazione.

100 euro

51) MEDICINA STORIA LOCALE VENEZIA ISCHL RECOARO TERME VICENZA ACQUE MINERALI TISI MALATTIE POLMONARI PNEUMOLOGIA PRIME EDIZIONI VENEZIA ISCHL RECOARO

 
Senza titolo-32Brera Valeriano Luigi,

Ischl e Venezia sulla felice influenza del clima della città di Venezia e de’ sussidj ivi dalla natura e dall’arte apprestati nel corso dell’inverno per la continuazione delle cure istituite in Ischl nell’estate, onde debellare le affezioni scrofolose, e specialmente le corrispondenti tisi e consumazioni polmonari e mesenteriche [… ] cenno sull’opportunità del clima veneto per favorire durante l’inverno la bibita delle acque medicinali di Recoaro Recoaro per distruggere i calcoli […]

In Venezia, Dalla Tipografia di G. B. Merlo, 1838

In 4° piccolo; 295, (1) pp. e una c. di tav. in antiporta con bella veduta di piazza san Marco opera di Tosini e Lazzari. Bella legatura degli inizi del XX° secolo in tutto cartoncino rigido con motivi dipinti in rosso e verdi e titolo su fascetta in pelle rossa al dorso. Conservate all’interno della legatura rigida il piatto anteriore e posteriore della brossura editoriale originale. Raro esemplare ancora a fogli chiusi. Importante e non comune prima edizione di questa importante opera dedicata all’influenza del clima veneto e delle acque minerali di Recoaro sulla salute degli individui. Valeriano Luigi Brera (Pavia, 7 giugno 1772 – Venezia, 4 ottobre 1840) fu un celebre medico e patologo italiano. Laureatosi all’Università di Pavia nel 1793, si perfezionò in alcuni dei maggiori Senza titolo-31centri medici europei (Vienna; Lipsia; Londra), dove ebbe contatto con illustri Maestri come il Blumenbach, l’Osiander, il Monro. Tornato in Lombardia, fu professore supplente della cattedra di clinica medica dell’Università di Pavia nel 1797-1798 e, successivamente, primario medico negli ospedali di Pavia e di Crema. Nel 1806 fu nominato professore di medicina legale nell’Università di Bologna, dove creò il gabinetto di patologia e medicina legale. Nel 1808, dopo aver rifiutato l’offerta del Collegio Imperiale di Pietroburgo di succedere al J.P. Frank nella cattedra di clinica medica di quell’ateneo, divenne direttore della cattedra di Clinica e Patologia Medica dell’Università di Padova, succedendo a Pierantonio Bondioli. Mantenne questo incarico fino al 1832 e fu anche direttore, dal 1817 al 1822, dell’Ospedale di Padova. Il Brera è stato uno dei maggiori clinici italiani del primo ‘800, seguace del brownianesimo in patologia e in clinica. Clinico famoso, abile e ricercato, fu anche un acuto e geniale ricercatore scientifico, effettuando importanti studi sulle parassitosi da elminti. Diffuse l’uso dello jodio in terapia e introdusse l’uso di somministrare alcuni medicamenti sotto forma di frizioni. Dal 1808 fu socio dell’Accademia Nazionale delle Scienze e delle maggiori accademie scientifiche dell’epoca. Bibl.: Rapaport 193, p. 193 n. 1705.

250 euro

52) MEDICINA PESTE PESTILENZE FAENZA NAPOLI SAN MARINO PRIME EDIZIONI

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IMG_0415Salius Diversus Petrus,

P    etri Salii Diuersi Medici, Ac Philosophi Faventini, De febre pestilenti tractatus, et curationes quorundam particularium morborum, quorum tractatio ab ordinarijs practicis non habetur. Atque Annotationes in artem medicam de medendi humani corporis malis à Donato Antonio ab Altomari Neap. conditam.

Bononiae, Apud Ioannem Rossium, 1584

In 4° (12), 518, (24, (2 b.) pp. Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Antico e bello stemma-timbro di appartenenza nobilaire al frontespizio  e antiche firme diIMG_0419 appartenenza privata ai margini bianchi che indicano l’esemplare come appartenuto prima al medico San Marinese Ettore Fusco e poi al celebre medico marchigiano, Francesco Fusco che studiò a Perugia. Una nota redatta fra la fine del cinquecento e l’inizio del seicento manoscritta all’ultima pagina ripercorre la storia del volume spiegando come lo stesso fosse appartenuto e poi passato in eredità arrivato alla morte di Ettore Fusco medico di S. Marino di Romagna. Bella marca editoriale al frontespizio con “Mercurio con caduceo in mano che poggia sul mondo”. Alcune sottolineature e note, al margine bianco del volume, coeve probabilmente di Francesco Fusco. Prima rara edizione, ancor più rara a trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione, di questo celebre trattato del grande medico faentino, Petrus Salius Diversus. L’opera analizza in modo ampio e dettagliato le febbri pestilenziali, le loro cause, differenze e le possibili cure applicabili. Include una trattazione sulla rabbia, la febbre “puerperale” e febbri infiammatorie di tutte le parti del corpo, compresa un’analisi delle febbri cerebrali e di quelle che colpiscono lo stomaco. L’opera è di particolare interesse per la teoria, difesa dell’autore, che alcune epidemie di peste sono talvolta prodotte dalle stelle senza cause inferiori contributive, una tesi non rara nella comunità medica XVI° secolo. Salio Diversus studiò a Napoli sottoil grande galenista napoletano Antonio Donato d’Altomare. Le ultime 102 pagine del testo sono un commento al “De Huani Coprporis Medendis Malis, Ars Medica” di Altomare. Prima rara edizione in ottime condizioni di conservazione.

1.700 euro

53) PADOVA STORIA LOCALE ARCHEOLOGIA USI E COSTUMI  EPIGRAFIA ROMANA PRIME EDIZIONI

   IMG_0405_clipped_rev_1 Senza titolo-8Senza titolo-15Orsato Sertorio,

Historia di Padova nella quale dalla sua fondazione sino l’anno di Christo MCLXXIII. si ha, con l’ordine de gli anni, quanto che di sacro e di Profano si è di essa potuto trovare. Parte prima [unica pubblicata.Completo].

In Padova, Per Pietro Maria Frambotto, 1678

In 4° (32,2×23 cm); (16 la prima carta bianca, poi occhietto e frontespizio), 338 (ma 334), (26) pp. e  5 c. di tav. fuori testo (antiporta figurata, ritratto dell’autore, monumento a Tito Livio, grande carta più volte ripiegata del territorio padovano e sempre ripiegata, la tavola con il Carrocio Padovano). Completo. Legatura coeva in piena pergamena rigida con dorso a tre nervi e titolo manoscritto al dorso. Antica scritta seicentesca al piatto anteriore “Doppio Compl.”. Testo entro cornice xilografica. Piccolo timbretto di antica appartenenza privata all’occhietto. Antica nota manoscritta di possesso alla prima carta bianca che identifica l’esemplare come appartenuto al celebre bibliofilo ed erudito originario di Adria ma a lungo canonico del Duomo di Treviso, Giuseppe Antonio Bocchi. Il volume, un duplicato, venne evidentemente venduto da Bocchi per integrare con altra opera la sua imponente collezione che sarebbe stata poi, alla sua morte, donata alla città di Treviso. Antico timbro ottocentesco al margine basso bianco dell’antiporta che identifica l’esemplare come appartenuto all’Antica Libreria Occhi di Luigi fu Gennaro Senza titolo-11Faval. Strappo senza perdita di carta ed ininfluente anticamente restaurato alla grande carta dell’”Agri Patavini” e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione dalla carta pulita e frusciante. Tagli spruzzati in rosso. Numerose incisioni nel testo, magnifica quella più volte ripiegata del “Carrocio Padovano”. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Prima edizione e prima ed unica parte edita di questa basilare storia di Padova e del suo territorio, compilata dal celebre poeta, storico, filosofo ed archeologo padovano, Orsato Sertorio 1617-1678. L’autore fu elevato al rango di Cavaliere di San Marco nel 1652 sotto il dogado di Francesco Molin con privilegio dell’ 8 novembre dal Senato in premio alla sua opera “Monumenta Patavina, studio collecta, digesta, explicata suisque iconibus expressa” edita in Padova nel 1652. Pubblicherà nel 1669 il primo volume de “I Marmi Eruditi” integrato, dopo la sua morte, con un secondo volume a cura del nipote Giannantonio Orsato, monaco cassinense e nel 1679 la prima parte della sua monumentale storia di Padova, qui presentata. Nel 1670 fu nominato Professore “delle Metore” (Meteorologia) all’ Università di Padova. A lui si deve anche una nota orazione al Doge Giovanni I Corner. E’ nominato dal Senato della Serenissima nel privilegio quale “Di Padova. Nobile, Conte, Erudito e Storico”. La sua storia di Padova e del suo territorio, è considerata come una delle migliori mai scritte, oltre a rappresentare una fonte di grande importanza per la storia archeologica del territorio padovano. Rif. Bibl.: Brunet, IV, 240; Vinciana, 911; Buzzanca, 554: “L’opera è la sintesi monumentale dell’applicazione erudita dell’Orsato su Padova”.Senza titolo-10

1.200 euro

54) BIOLOGIA ENTOMOLOGIA PARASSITOLOGIA AREZZO INSETTI BIOLOGY ENTOMOLOGY SCIENZE BOTANICA

Senza titolo-28  Senza titolo-27  Senza titolo-7Senza titolo-30Redi Francesco,

Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti fatte da Francesco Redi, Accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all’Illustrissimo Signor Carlo Dati. Terza Impressione.

In Firenze, Per Francesco Onofri Stampator’Arcivescovale, 1674

In 4° (24×17 cm); (4), 236 pp. e 39 c. di tav. fuori testo, alcune più volte ripiegate tutte poste alla fine del volume. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida con i piatti foderati con carta marmorizzata agli inizi dell’ottocento. Dorso a tre nervi. Titolo in oro su fascetta in pelle chiara al dorso realizzato in epoca ottocentesca. Fregio editoriale inciso al frontespizio con motto “Il più bel Fiore ne coglie”. Le ultime due carte presentano un’antica integrazione al margine bianco inferiore, del tutto ininfluente, realizzato solo per far coincidere il margine inferiore di queste tavole a quello delle altre.  Poche macchioline di foxing e leggerissime bruniture, in genere nel margine esterno bianco di alcune carte ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare completissimo. Presente anche la tavola 29 spesso assente. Due incisioni nel testo rappresentanti insetti. Terza edizione, in verità seconda in italiano (dopo un’edizione uscita le 1668 con numero minore di tavole, uscì una seconda edizione in latino), preferita alle altre, in quanto è quella con il maggior numero di tavole. Una delle opere più celebri del grande medico, naturalista e letterato italiano, Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697). Considerato il fondatore della biologia sperimentale e uno dei padri della parassitologia moderna. “I suoi studi, fra i quali quelli intorno alla generazione spontanea e al veleno delle vipere, rivestono particolare importanza nella storia della scienza moderna, per la loro opera diSenza titolo-29 demolizione di alcune teorie di stampo aristotelico a favore di un’attività sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di una pratica terapeutica di impostazione ippocratica, costruita su regole di prevenzione e sull’uso di rimedi esclusivamente naturali e su precetti di vita equilibrata… Particolarmente importanti sono le sue “Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti” del 1668, nato da una lettera a Carlo Dati, in cui confutò la teoria della generazione spontanea, allora generalmente accettata, con un approfondito studio sperimentale della riproduzione delle mosche”.  L’opera contribuì in modo definitivo ad screditare il dogma aristotelico sulla generazione spontanea degli insetti. I suoi esperimenti e le sue osservazioni microscopiche vennero poi in seguito riprese, sviluppate e concluse da Pasteur e da Spallanzani. “Sotto forma di lettera indirizzata a Carlo Dati, segretario dell’Accademia della Crusca e accademico del Cimento, l’opera che condurrà Redi alla notorietà espone le conclusioni raggiunte a seguito di molte esperienze “fatte di fresco […] intorno al nascimento di que’ viventi che infino al dì d’oggi da tutte le scuole sono stati creduti nascere a caso [corsivo mio] e per propria lor virtude senza paterno seme” (Esperienze intorno alla generazione degl’insetti [1668], a cura di W. Bernardi, 1996, p. 75). “Redi’s masterpiece is considered to be ‘Esperienze intorno alla generazione degl’Insetti’ (1668), in which he disproved the doctrine of spontaneous generation in insects, inherited from Aristotle and still considered dogma. The microscope revealed in insects an organization as marvelous as it was unsuspected. Redi prepared and observed the egg-producing apparatus in insects, and he also used the microscope to good advantage in observing the morphological elements characteristic of the eggs of each species” (DSB XI, p. 341).D. Pandi, Bibl. delle opere di F. Redi p. 3 ‘Raro’; Nissen ZBI, 3319. Prandi n°9 “raro”; Poggiali I n°552; Michel-Michel VII 16; Nissen I 3319; Krivatsy 9449; British mus. cat. XVII cent. Italian II 726. Manca a Gamba, Razzolini, Choix. Opera rara, completa ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

1.400 euro

55) FUNERALIA SAVOIA ASBURGO MODENA REGGIO MIRANDOLA MASSA CARRARA POESIA LINGUA EBRAICA

  Senza titolo-230Senza titolo-228 Senza titolo-227AA. VV.,

Memorie ed omaggi funebri per la morte dell’arciduchessa Maria Beatrice Vittoria di Savoja, d’Austria D’Este.

Modena, pei tipi della camera, 1841

In 4° (24,5×17 cm); VII, (1), 198 pp.e 4 c. di tav. Brossura editoriale (manca il dorso) con ricchi motivi. Qualche macchiolina di foxing e brunitura e qualche segno del tempo e per il resto in buone condizioni conservazione. Antico timbretto di provenienza privata all’antiporta. Non comune raccolta di composizioni dedicate all’Arciduchessa Maria Beatrice di Savoia (Maria Beatrice Vittoria Giuseppina; Torino, 6 dicembre 1792 – Castello del Catajo, 9 settembre 1840) duchessa di Modena, Reggio, Mirandola,  Massa, Carrara, figlia maggiore del re Vittorio Emanuele I e dell’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Este, “i suoi nonni paterni erano il re di Sardegna Vittorio Amedeo III Senza titolo-229 e la regina Maria Antonietta di Borbone-Spagna; quelli materni l’arciduca Ferdinando d’Asburgo-Este e la principessa Maria Beatrice d’Este, erede del Ducato di Modena e Reggio. Il 20 giugno 1812 Maria Beatrice sposò lo zio materno Francesco, arciduca d’Asburgo-Este; la coppia ricevette una dispensa papale per il matrimonio da Pio VII. Maria Beatrice acconsentì piangendo al matrimonio con lo zio, come ricorda il diario della sua “camerista”, Monica Borron. Il matrimonio era stato pianificato in accordo con le mire dinastiche del marito, secondo cui i Savoia non seguivano la legge salica e perciò Maria Beatrice poteva aspirare al trono di Sardegna. Il marito divenne il 14 giugno 1814 Francesco IV, duca di Modena, Reggio e Mirandola.  Come primogenita di Vittorio Emanuele I e quindi nipote di Carlo Emanuele IV, morto senza discendenza, Maria Beatrice aveva ereditato i diritti lasciati allo zio dal cardinale di York Enrico Benedetto Stuart, ultimo degli Stuart cattolici, e quindi formalmente era la legittima Sovrana di Scozia e Inghilterra per i cattolici britannici. I suddetti diritti furono poi trasmessi a suo figlio, l’Arciduca Francesco V d’Asburgo-Este, ultimo duca regnante del Ducato di Modena e Reggio, il quale li trasmise poi ai suoi discendenti.”. I componimenti sono opera di diverse personalità del ducato fra le quali Antonio Peretti, Raisini Guglielmo, Giuseppe Riva, Mario Valdrighi, Carlo Malmusi, Cesare Campori, Paolo Abbati Marescotti, Pietro Gandini, Giuseppe Riva, Maria Teresa d’Este, il correggese Giambattista Fantuzzi, Filippo Palmieri, Don Giuseppe Fabini (in lingua ebraica), Antonio Parenti, Bartolomeo Veratti ed altri. Non comune.

200 euro