SETTEMBRE 2020

SETTEMBRE 2020

1) MATEMATICA PRIME EDIZIONI TEOREMA DI BUDAN COMPUTER ALGEBRA PRIME EDIZIONI FIRST EDITION

 IMG_6363_clipped_rev_1Budan Ferdinand,

Nouvelle méthode pour la résolution des équations numériques d’un degré quelconque; D’apres laquelle tout le calcul exigé pour cette Résolution se réduit à l’emploi des duex premièrs règles de l’Arithmétique.

A Paris, Chez Courcier, Imprimeur-Libraire pour les Mathématiques, 1807

In 4°; (10 inclusa errata), 86 pp. Legatura coeva in mezza-pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva (qualche lieve segno del tempo alla legatura). All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questa importante opera matematica del celebre matematico francese, Ferdinand François Désiré Budan de Boislaurent (28 settembre 1761 – 6 ottobre 1840) che divenne famoso proprio grazie al trattato qui presentato. Iniziato a studiare a Juilly, proseguì poi a Parigi, dove si iscrisse a medicina, ottenendo il dottorato con una tesi su una questione di “Economia medica” dove sosteneva la necessità di informare in modo corretto un paziente sulla sua situazione medica. Raggiunse la celebrità quando nel 1807 pubblicò il suo “Nouvelle Methode” nel quale alla stregua di Fourier ma in modo diverso e prima di questi (il lavoro Budan lo aveva già compiuto e finito nel 1803, spiega “given a monic polynomial p(x), the coefficients oIMG_6362_clipped_rev_1f p(x+1) can be obtained by developing a Pascal-like triangle with first row the coefficients of p(x), rather than by expanding successive powers of x+1, as in Pascal’s triangle proper, and then summing”. Questa regola è ancora nota come il Teorema di Budan ed è un teorema di delimitazione il numero di radici reali di un polinomio in un intervallo e calcolando la parità di questo numero. Il lavoro di Budan fu ripreso, tra gli altri, da Pierre Louis Marie Bourdon (1779-1854), nel suo celebre libro di algebra, ma con il tempo , venne eclissato dal Teorema di Fourier che garantiva un risultato equivalente. Il Teorema di Budan è però stato fortemente recuperato a partire dalla fine del XIX° secolo quando ci si accorse che alcuni risultati computazionali erano più facilmente deducibili da esso che dalla versione offerta da Fourier. In particolare, furono Collins e Akritas nel 1976 a recuperarlo, per la fornitura, in computer algebra, di un algoritmo efficiente per l’isolamento di radici nei computer. All’uscita dell’opera, la fama di Boudan, iniziò ad aumentare esponenzialmente anche oltre Manica, tanto da venir citato da numerosi importanti matematici e studiosi come ad esempio Peter Barlow o Horner. Barlow lo nominò alla voce “Approssimazione” nel suo Dizionario del 1814, sebbene, erroneamente lo affiancasse al metodo di Joseph-Louis Lagrange, definendolo come accurato ma più di interesse teorico che pratico. Horner descrivendo il lavoro di Budan sull’Approsimazione nel suo celebre articolo sulle Transazioni filosofiche presentato alla Royal Society di Londra nel 1819, articolo che diede origine al termine metodo di Horner, commentò in modo scettico i risultati di Budan ma in articoli seguenti, cambiò completamente opinione, riconoscendone il valore intrinseco. Il lavoro IMG_6365_clipped_rev_1di Budan sembra anticipare anche quello di Paolo Ruffini del 1804. Si legge in D. S. B., II, 573 : :”Budan is known in the theory of equations as one of the independent discoverers of the rule of Budan and Fourier, which gives necessary conditions for a polynomial equation to have n real roots between two given real numbers. He announced his discovery of the rule and described its use (…) and published the paper with explanatory notes, as ‘Nouvelle méthode pour la résolution des équations numériques’, in 1807. (…) The need for such a rule as his was suggested to Budan by Lagrange’s ‘Traite de la resolution des equations numeriques’ (1767). (. . .) Budan’s goal was to solve Lagrange’s problem – between which real numbers do real roots lie? – purely by means of elementary arithmetic. Accordingly, the chief concern of Budan’s ‘Nouvelle méthode’ was to give the reader a mechanical process for calculating the coefficients of the transformed equation in (x – p). He did not appeal to the theory of finite differences or to the calculus for these coefficients, preferring to give them ‘by means of simple additions and subtractions.’ (…) Budan’s rule remains the most convenient for computation”. Proprio grazie agli sviluppi tecnologici della fine del novecento ed essendo usato in moderni algoritmi veloci per isolare le radici reali di polinomi, l’opera qui presentata è diventata, oggi, un classico della matematica ed è qui presentata in prima edizione, in legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Non comune. First edition, good copy. Rif. Bibl.: D.S.B.,II,573.

800 euro

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2) FILOSOFIA FILOSOFI SCETTICI CLASSICI GRECI SCETTICISMO ASTROLOGIA SCIENZE MATEMATICA

 IMG_6318_clipped_rev_1Sextus Empiricus,

Sexti Empirici Viri longe doctissimi Adversvs mathematicos, Hoc est, aduersus eos qui profitentur disciplinas, Opus eruditissimum, complectens vniuersam Pyrrhoniorum acutissimorum Philosophorum disputandi de quibuslibet disciplinis & artibus rationem, Graecè nunquam Latinè nunc primùm editum, Gentiano Herveto Aurelio interprete. Eiusdem Sexti Pyrrhoniarvm hypotysoseon [in caratteri greci] libri tres: Qvibvs in tres Philosophiae partes seuerissimè inquiritur. Libri magno ingenij acumine scripti, variaque doctrina referti: Graece nunquam, Latinè nunc primùm editi, interpretate Henrico Stephano. Accessit & Pyrrhonis vita, ex Diogene Laërtio, ex vulgata interpretatione, sed multis in locis castigata. Item, Claudij Galeni Pergameni contra Academico & Pyrrhonios, D. Erasmo Roterodamo interprete. 

Parisiis, Apud Martinum Iuuenem, via S. Ioannis Lateranensis, ad insigne Serpentis. M.D.LXIX (1569). Cvm privilegio regis. [Al colophon Excvdebat Parisiis Martinus Ivve//nis, Anno M.D.LXIX sexto calendas Ivnji].

In 2° (32,5×21,5 cm); (8), 398, 399-583, (31), (2 p. b.) pp. Legatura coeva in cartoncino molle, dorso anticaIMG_6317_clipped_rev_1mente integrato. Due parti nello stesso volume in quanto a c. 2d4, inizia con proprio frontespizio “Pyrrhoniarum Hypotypōseōn libri tres”. Lievissime gore d’umidità in un’ottantina di carte, mai intense o fastidiose, una piccolissima mancanza di carta all’angolo basso esterno delle ultime 6 carte e nel complesso, all’interno, in buone condizioni di conservazione e con fogli ancora in barbe. Monogramma di appartenenza privata manoscritto da mano coeva al foglio di sguardia. In antiporta ex-libris cinquecentesco manoscritto di proprietà privata manoscritto “Di me Gio: Batt. Cossio”. Bellissima marca tipografica al frontespizio con in cornice, serpente accollato a bastone a forma di tau, sorretto da mani uscenti da nuvole. Motto: Iuvenes et virgines, senes cum iunioribus laudent nomen Domi. Testatine parlanti con decorazioni floreali e faunistiche e putti, capilettera e finalini xilografati; dedicatoria all’“Illustrissimo et in primis reverendo Carolo Cardinali Lotharigo”. Secondo frontespizio a pagina 399 con la marca seconda marca tipografica che si ritrova anche in fondo al volume. Interessanti note manoscritte da mano coeva al margine esterno bianco in diverse carte. Da pagina 562 testo su due colonne. Seppur Plantin è l’editore del volume, fu il tipografo parigino Le Jeune che effettivamente stampò il libro. Infatti all’epoca della stampa del volume, Plantin era completamente occupato con la stampa della grande Bibbia poliglotta e quindi dovette provvedere a far stampare quest’opera da altri. Prima edizione raccolta di Sesto Empirico (fl. 200 d.C.), l’unico filosofo scettico dell’antichità le cui opere sono sopravvissute. IMG_6319_clipped_rev_1Comprende i suoi due lavori principali, i Pyrothonian Hypotypos, già apparsi nel 1562 e gli Adversus matematicos qui presentati in prima edizione. Le opere esistenti di Sesto Empirico rappresentano l’unica sintesi lucida e di prima mano dello scetticismo greco a nostra disposizione. Di solito sono divise in due opere, i Pyrothonian Hypotypos e gli Adversus matematicos. L’Adversus Mathematicos contiene 11 libri, 5 dei quali utilizzano il metodo definito ed esemplificato negli Ipototi al fine di confutare i “filosofi” (logici, fisici ed etici) e sei dei quali usano il metodo per confutare gli “scienziati” (grammatici, retorici, geometri, maematici, astronomi e musicisti). Sesto Empirico (160 circa – 210 circa) filosofo scettico greco antico vissuto nel II secolo fu uno dei maggiori esponenti dello scetticismo. Fu forse africano, se il Sesto citato da Suda come “Libico” è lui, anche se ancora oggi non ci sono certezze al riguardo. La datazione più verosimile, comunque, lo vede attivo fra il 180 e il 220. La tradizione antica gli associa l’aggettivo Empirico per segnalare la sua appartenenza alla scuola medica empirica, nonostante lo stesso Sesto affermi che, fra le correnti mediche, quella più vicina allo scetticismo è quella metodica. Sono giunte fino a noi gran parte delle sue opere, preziosissime in quanto non solo forniscono una dettagliata esposizione dello scetticismo di Sesto, ma anche di molte altre correnti scettiche precedenti, a cui Sesto spesso si appoggia. Scrive Leandro Cantamessa nella sua bibliografia dedicata alle opere astrologiche (la più completa mai realizzata) “L’opera qui descritta ha carattere “tuttologico”, tipicamente rinascimentale. La parte di essa che qui interessa è il capitolo 21, che porta il titolo di Sextus Empirici Adversus Astrologos e segue i capitoli che hanno il titolo di Aduersos Geometras e Aduersos Arithmeticos. Sextus Empiricus, medico e filosofo che visse ad Alessandria, Roma e Atene, non ha un atteggiamento iconoclasta nei confronti dell’astrologia, ma la contrasta in base ad argomenti logico-matematici, in prevalenza relativi sia alla indeterminatezza del momento nel quale redigere l’oroscopIMG_6321_clipped_rev_1o (al concepimento o alternativamente alla nascita), sia, una volta deciso di riferirlo alla nascita, in relazione alla indeterminabilità di quest’ultima. Muove critiche all’astrologia generica e collettiva e fa l’esempio della battaglia di Maratona, nella quale morirono soldati appartenenti a tutti i Segni dello Zodiaco. Contesta anche che ai Segni dello Zodiaco corrispondano particolarità anatomiche. Scivola però – ed è davvero clamoroso – quando, nell’incipit del Capitolo 21, considera efficace l’astrologia per l’ars gubernandi e, soprattutto, per praedicere pestem. Nonostante l’apparenza, Sextus Empiricus non ha dunque le idee chiare. Infine, anche se è cosa estranea a questa bibliografia, mi pare meriti un commento ciò che scrive (dal mio punto di vista non condivisibilmente) l’Autore nel Capitolo 22 (Adversus Musicos). Egli qui sostiene infatti che Mundus non administratur per harmoniam, che Musica non est vitae utilis e che non sedat animum, sed tantum ad tempus abstrahit: quasi fosse come il vino e il sonno che non solvunt dolorem, sed differunt”. Prima edizione, all’interno in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cantamessa Arpinati Leandro, Biblioastrology.com, N. 7422; ICCU IT\ICCU\BVEE\016442; Houzeau-Lancaster 889; Grassi p. 339; Voet 2208; H. M. Nixon, Sixteenth-century Gold Tooled Bookbindings in the Pierpont Morgan Library (NY, 1971), pp. 205-210; for Sextus Empiricus and his editions see L. Floridi, Sextus Empiricus: The transmission and recovery of Pyrrhonism (Oxford, 2002).IMG_6320_clipped_rev_1

3) LETTERATURA AMERICANA RUSSA PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA EROTICA

IMG_6336_clipped_rev_1Nabokov Vladimir,

Lolita,

Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1959

In 8°; 481, (1) pp. Legatura editoriale in piena tela verde con sopraccoperta editoriale originale con titolo e autore in nero entro cornice in verde e oro e immagine della medusa. Leggerissimi difetti alla sopraccoperta ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana, non comune a trovarsi completa della sopraccoperta editoriale, del più celebre romanzo del grande scrittore, saggista, critico letterario, entomologo, drammaturgo e poeta russo naturalizzato statunitense, Vladimir Vladimirovič Nabokov (Pietroburgo, 22 aprile 1899 – Montreux, 2 luglio 1977), l’autore è universalmente noto per il suo Lolita (1955), scritto in inglese e base per l’omonimo e famosissimo film del 1962 di Stanley Kubrick. Seppur il libro all’uscita ebbe un enorme successo di pubblico, “A causa della trama, il libro venne rifiutato da molte case editrici, a meno di pesanti tagli e censure che Nabokov si rifiutò sempre di operare. Fu pubblicato a Parigi dalla Olympia Press, un’importante casa editrice di letteratura erotica nel 1955; in quell’anno lo scrittore Graham Greene – in un’intervista al Sunday Times di Londra – lo elogiò come uno dei migliori romanzi dell’anno, anche se i problemi di pubblicazione permasero. Nel dicembre 1956, il ministro degli Interni francese lo bandì per due anni. La prima edizione americana avvenne nel 1958 per la G.P. Putnam’s Sons. Scalò la classifica dei best seller più venduti e divenne il primo libro dopo Via col vento a vendere 100.000 copie nelle prime tre settimane di pubblicazione. In Italia fu pubblicato nel 1959 da Mondadori; nel 1993 l’Adelphi pubblicò una nuova versione di Lolita nell’ambito del progetto di ritraduzione di tutte le opere di Nabokov. Nonostante lo scandalo, le circa quattrocento pagine del libro non contengono né parole né descrizioni oscene: la trama è intessuta di uno stile letterariamente alto ed elegante che allude alle scabrosità senza mai descriverle esplicitamente”. Quella qui proposta è la prima ed unica traduzione dall’americano autorizzata che si deve alla penna di Bruno Oddera. L’opera uscì nella Collana Medusa con il numero 424. Prima edizione completa della rara sopraccoperta.

120 euro

4) MEMENTO MORI RARITA’ BIBLIOGRAFICA PISA XILOGRAFIA MORTE TESCHIO CLESSIDRA ARCICONFRATERNITE PISANE STAMPATORI PIASANI

 IMG_6376_clipped_rev_1Anonimo,

Per la divota e splendida processione del SS. Crocifisso celebrata in Pisa la sera del giovedì santo dalla Venerabile Arciconfraternita di S. Orsola S. Sebastiano, e Morte Canzone dedicata alla Grandezza, e singola Pietà del Sereniss. E Reverendiss. Principe Cardinale de Medici.

In Pisa, Nella Stamperia di Francesco Bindi Stamp. Arcivesc., 1705

In 4° piccolo; senza legatura. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bella xilografia a piena pagina all’ultima carta con IMG_6377_clipped_rev_1“memento mori”. Canzone in onore di San Sebastiano e della morte, intonata in occasione della processione che si tenne a Pisa nel 1705 durante la quale i pisani, come da tradizione annuale, portavano in giro per le vie della città, un crocefisso (forse ricordo del miracoloso crocefisso che i soldati pisani avevano esposto durante il vittorioso assedio di Gerusalemme nel 1099). Il crocifisso, nel 1705 venne portato in processione per la città da alcuni componenti dell’Arciconfraternita di S. Orsola. Questa placchetta è assai rara tanto che non se ne conoscono altri esemplari censiti in ICCU. Si legge dalla canzone “Io vo salire al Monte, Orribile Teatro a un Dio, che muore; Così vuole il dolore, ed ha promesso alle pupille una fonte …”. Rarissimo “memento mori” pisano, arricchito da bella xilografia a piena pagina.

5) MEDICINA CHIMICA GINECOLOGIA PRIME EDIZIONI MESTRUAZIONI CHIMICA SALASSI VAIOLO

 IMG_6342_clipped_rev_1Freind Joannis M. D.,

Opera omnia nempe Commentarj novem de febribus. De Purgantibus in secunda Variolarum Confluentium Febre Epistola. Praelectiones Chymicae. Emmenologia. Nunc primum in unum collecta.

Neapoli, Apud Felicem Muscam, 1730

In 4°; (16), 280 pp. Legatura coeva in mezza-pelle maculata con titolo e filetti in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata verde coeva. Tagli spruzzati in rosso. Una piccola e gora d’umidità nell’angolo basso bianco della prima metà del volume ed un altro leggerissimo, praticamente invisibile alone, al margine esterno bianco delle ultime 30 carte, ambedue non significativi e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione latina collettiva (una seconda uscì nel 1933), dopo quella inglese del 1725, dell’opera omnia del celebre medico, fisico e chimico inglese John Freind (1675-26 luglio 1728), fratello minore di Robert Freind, preside della Westminster School e grande amico di un altro celebre medico, Richard Mead. Proprio presso la Westminster School studiò sotto Richard Busby per poi trasferirsi a Oxford, sotto Henry Aldrich. iniziati gli studi di medicina e conseguita la laurea si fece subito notare per diversi esperimenti scientifici che descrisse in vari trattati e che gli permisero di ottenere, assai giovane, ila cattedra di chimica di Oxford nel 1704. L’anno seguente accompagnò l’esercito inglese, sotto Charles Mordaunt, 3º conte di Peterborough, in Spagna . Poco dopo il suo ritorno nel 1713 dalle Fiandre, dove aveva accompagnatIMG_6341_clipped_rev_1o truppe britanniche, si stabilì a Londra, dove presto ottenne la reputazione di medico. Nel 1716 divenne membro del Royal College of Physicians, tenendo lezioni a Goulston nel 1717. Nel 1718 fu scelto come Censore e nel 1720 Oratore presso Harveian. Nel 1722 entrò alla Camera dei Comuni come deputato al Parlamento per la città di Launceston in Cornovaglia ma, sospettato di favorire la causa degli Stuart in esilio, trascorse metà di quell’anno imprigionato nella celebre “Torre” di Londra. Nel 1726, cadute le accuse, Freind fu nominato medico della regina Caroline, ufficio che ricoprì fino alla morte. Grazie al suo lavoro acquistò il celebre maniero di Hitcham nel Berkshire dove visse e venne sepolto dopo la sua morte. Fra i suoi lavori da citare ci sono ad esempio, l’edizione dei discorsi di Eschine e Demostene sull’affare di Ctesifonte, pubblicati, ancora molto giovane, con Peter Foulkes. Nel 1707, scrisse un resoconto della spedizione in Spagna, che raggiunse grande popolarità. Nel 1709 pubblicò le sue Prelectiones chimicae, che dedicò a Sir Isaac Newton. Durante la sua prigionia nella Tower, concepì l’idea delle sue opere principali, la storia della fisica e la storia della medicina a partire da Galeno, considerato il cIMG_6343_clipped_rev_1apostipite delle due arti nella loro forma moderna, di cui, la prima parte apparve nel 1725 e la seconda, nell’anno successivo. Incluso in questo volume c’era un articolo del Dr. Henry Levett, anch’esso scritto in latino, che descrive, fra i primi, un trattamento per la cura del vaiolo. Un’edizione completa delle sue opere latine, con una traduzione latina della Storia della fisica, a cura di John Wigan, fu pubblicata a Londra nel 1732. I suoi trattati di medicina ebbero numeroso successo e diverse traduzioni. Il suo trattato sull’Emmanologia (mestruazioni) lo resero celeberrimo anche per alcuni casi curiosi trattati ed è considerato un classico della ginecologia. Di particolare importanza presente nell’opera lo scritto “De purgantibus, in secunda variolarum confluentium febre, adhibendis epistola”. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Blake 161. Nr.cat: reg. 192 – 02; Garrison Morton,6378: ”John Freind (1675-1728) was the first English historian of medicine”; per notizie sull’autore, DSB vol. V, pp. 156 – 157.

180 euro

6) MEDICINA CHIMICA STORIA DELLA MEDICINA PRIME EDIZIONI LATINE

 IMG_6343_clipped_rev_1Freind Joannis M. D.,

Johannis Freind medicinae doctoris, Historia medicinae a Galeni tempore usque ad initium sæculi decimi sexti. In qua ea præcipue notantur quæ ad praxin pertinent, Anglice scripta ad Ricardum Mead, m. d. Latine conversa a Joanne Wigan m. d. cum indicibus locupletissimis.

Venetiis, Apud Sebastiani Coleti, 1735

In 4°; XL, 224 pp. Legatura coeva in mezza-pelle maculata con titolo e filetti in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata verde coeva. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione latina di questa importante opera del celebre medico, fisico e chimico inglese John Freind (1675-26 luglio 1728), fratello minore di Robert Freind, preside della Westminster School e grande amico di un altro celebre medico, Richard Mead. Proprio presso la Westminster School studiò sotto Richard Busby per poi trasferirsi a Oxford, sotto Henry Aldrich. iniziati gli studi di medicina e conseguita la laurea si fece subito notare per diversi esperimenti scientifici che descrisse in vari trattati e che gli permisero di ottenere, assai giovane, ila cattedra di chimica di Oxford nel 1704. L’anno seguente accompagnò l’esercito inglese, sotto Charles Mordaunt, 3º conte di Peterborough, in Spagna. Poco dopo il suo ritorno nel 1713 dalle Fiandre, dove aveva accompagnato truppe britanniche, si stabilì a Londra, dove presto ottenne la reputazione di medico. Nel 1716 divenne membro del Royal College of Physicians, tenendo lezioni a Goulston nel 1717. Nel 1718 fu scelto come Censore e nel 1720 Oratore presso Harveian. Nel 1722 entrò alla Camera dei Comuni come deputato al Parlamento per la città di Launceston in Cornovaglia ma, sospettato di favorire la causa degli Stuart in esilio, trascorse metà di quell’anno imprigionato nella celebre “Torre” di Londra. Nel 1726, cadute le accuse, Freind fu nominato medico della regina Caroline, ufficio che ricoprì fino alla morte. Grazie al suo lavoro acquistò il celebre maniero di Hitcham nel Berkshire dove visse e venne sepolto dopo la sua morte. Fra i suoi lavori da citare ci sono ad esempio, l’edizione dei discorsi di Eschine e Demostene sull’affare di Ctesifonte, pubblicati, ancora molto giovane, con Peter Foulkes. Nel 1707, scrisse un resoconto della spedizione in Spagna, che raggiunse grande popolarità. NeIMG_6341_clipped_rev_1l 1709 pubblicò le sue Prelectiones chimicae, che dedicò a Sir Isaac Newton. Durante la sua prigionia nella Tower, concepì l’idea delle sue opere principali, la storia della fisica e la storia della medicina a partire da Galeno, considerato il capostipite delle due arti nella loro forma moderna, di cui, la prima parte apparve nel 1725 e la seconda, nell’anno successivo. Incluso in questo volume c’era un articolo del Dr. Henry Levett, anch’esso scritto in latino, che descrive, fra i primi, un trattamento per la cura del vaiolo. Un’edizione completa delle sue opere latine, con una traduzione latina della Storia della fisica, a cura di John Wigan, fu pubblicata a Londra nel 1732. I suoi trattati di medicina ebbero numeroso successo e diverse traduzioni. Questa sua celebre storia della medicina è considerata la prima storia della medicina in forma moderna, scritta da un inglese. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Garrison and Morton, 6378; Mostra bibliografica della scuola medica salernitana, pag. 45, n. 29 (per la prima edizione del 1734); Russel, Catalogue of historical books in the library of the Royal Australasian college of surgeons, pag. 61, C 205.

180 euro

7) STORIA LOCALE NAPOLI CAMPANIA POSILLIPO CAMPI FLEGREI ARCHEOLOGIA GROTTA DI SEIANO COROGLIO STORIA ROMANA

IMG_6337_clipped_rev_1Garrucci Giovanni,

Sul destino de’ due teatri di Coroglio ed intorno alla Grotta di Sejano, opinioni dell’Architetto prof. Giovanni Garrucci, socio di diverse accademie.

Napoli, Stamperia della Regia Università, 1866

In 4°; 24 pp. e una grande c. di tav. più volte ripiegata. Brossura editoriale verde chiaro con titolo impresso in nero al piatto anteriore. Due mancanze agli angoli del piatto anteriore e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione, completa della bella e grande tavola più volte ripiegata con la pianta dei teatri di Coroglio, di questo importante e poco comune scritto, del celebre gesuita, numismatico e archeologo, Raffaele Garrucci (Napoli, 22 gennaio 1812 – Roma, 5 maggio 1885) che fu uno dei massimi esperti italiani di storia dell’arte cristiana. Persona di grande cultura si formò, oltre che da discepolo di Giuseppe Marchi, attraverso numerosissimi viaggi attraverso l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna, durante i quali, raccolse anche numerosissimo materiale archeologico, formando una notevole collezione personale. Fra le sue opere principali sono da ricordarsi un celebre articolo dedicato al sincretismo frigio apparso nel 1854 per i Mélanges d’Archéologie di padre Charles Cahier, il saggio sui “Vetri Ornati di Figure in Oro” ritrovati nelle catacombe (1858) ed un altro sulle catacombe ebraiche di Vigna Randanini. Di particolare interesse anche lo studio numismatico sulle “Monete delle due Rivolte Giudaiche” pubblicato nel 1866. A lui si deve anche una storia monumentale sulle prime antichità cristiane, intitolato “Storia dell’arte cristiana” arricchita da più di 500 tavole finemente incise. Il suo “Le monete dell’Italia antica” uscito a Roma nel 1885, ebbe enorme successo e venne a lungo considerato il più importante ed esaustivo repertorio bibliografico dedicato alle monete coniate in Italia. Quello qui presentato è il suo raro studio, tre soli esemplari censiti in ICCU, nel quale l’autore descrive dottamente il territorio compreso tra la Grotta di Seiano, la celebre galleria artificiale realizzata in epoca romana dall’architetto Lucio Cocceio e “ristrutturata” per interessamento di Ferdinando II di Borbone, i due teatri che si incontrano una volta usciti dalla grotta, uno più grande ed uno più piccolo, l’Odeion (gr. oidêion, da oidé, “canto”), di dimensioni minori che originariamente era coperto e che era destinato alle audizioni di poesia retorica e di musica e le rovine romane circostanti. La Grotta di Sajano è un traforo della lunghezza di circa 780 metri con una largehzza che va dai 7 ai 4 metri ed un’altezza compresa tra i 4 ed i 9 metri che attraversando la collina tufacea di Posillipo collega l’area di Bagnoli ed i Campi Flegrei con il Vallone della Gaiola. Prima ed unica rara edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAP\0180700.

120 euro

8) PSICOLOGIA PSICHIATRIA FIOSOFIA SUICIDI SOCILOGIA SUCIDIO MORTE SISTEMI SOCIALI ANTROPOLOGIA

 IMG_6391_clipped_rev_1Durkheim Emile,

Le Suicide. Etude De Sociologie,

Paris, Ancienne Librairie Germer Bailliere, 1897

In 4°; XII, 462, 4, 31, (32) pp. Brossura editoriale piatto anteriore e posteriore, applicati su legatura della seconda metà del XX° secolo, in piena tela verde. Un piccolo rinforzo al margine esterno bianco della prima carta di occhietto ed un piccolo restauro all’ultima carta del catalogo pubblicitario con integrazione di due forellini, per il resto, esemplare in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima edizione non comune di questo celebre studio del grande sociologo, filosofo e storico delle religioni francese, Émile Durkheim (Épinal, 15 aprile 1858 – Parigi, 15 novembre 1917) fra le figure fondamentali delle nascenti moderni scienze sociologiche ed antropologiche, tanto da essere considerato insieme a Herbert Spencer, Vilfredo Pareto, Max Weber e Georg Simmel come uno dei fondatori della moderna sociologia. Durkheim fu anche il fondatore della prima rivista di studi sociologici francese IMG_6390_clipped_rev_1“L’Année sociologique”, nata nel 1898. Di idee socialiste, fu un grande ammiratore dell’opera di Auguste Comte pur criticandone alcune intuizioni considerate troppo speculative e vaghe. Lo studio qui presentato è uno dei più celebri lavori di Durkheim. Secondo l’autore il suicidio è solo apparentemente atto soggettivo, imputabile a incurabile infelicità personale. Il suicidio può essere causato anche da forti fattori sociali causati da quella che Durkheim definisce con il termine di “anomia” e cioè una mancanza di regole che porta ad una rottura degli equilibri sociali ed ad uno sconvolgimento dei valori. L’autore si spinge a scartare possibili ragioni psicologiche del suicidio pur ammettendo che vi possono essere individui psicologicamente predisposti ad esso. L’autore divide i suicidi in quattro categorie principali: Suicidio egoistico, causato da una carenza di integrazione sociale (durante i suoi studi il sociologo IMG_6392_clipped_rev_1aveva notato la quasi assenza dei suicidi nelle persone inserite in forti contesti sociali come ad esempio le comunità religiose) e dalla solitudine; Suicidio altruistico, quando una persona è troppo inserita in un contesto sociale come ad esempio quando un capitano affonda con la propria nave anche se potrebbe salvarsi o quando, ad esempio, in India, le vedove decidevano da sole di farsi bruciare insieme alla salma del defunto marito; Suicidio anomico, tipico delle società moderne dove l’aumento dei suicidi sembra coincidere con i momenti di forte sovrabbondanza e di depressione economica; Suicidio fatalista, tipico delle società dove è presente una forte regolamentazione che finisce per chiudere ogni spazio al desiderio personale. Questo studio di Durkheim, molto dibattuto all’epoca della sua uscita, ebbe sicuramente il merito di centrare l’attenzione sull’importanza degli influssi sociali sulla psicologia dell’individuo. Prima edizione, non comune di uno dei più importati testi del celebre studioso.

370 euro

9) FUNERALIA RARITA’ FIRENZE COMPAGNIA ORATORIO SAN NICCOLO’ DEL CEPPO CONFRATERNITE OLTRERENO VIA PANDOLFINI GIUNTINA

 IMG_6346_clipped_rev_1Bocchi Francesco,

Orazione funerale fatta dalla Compagnia di S. Niccolo del Ceppo & recitata in detto luogo nelle essequie di M. Tommaso Mormorai Guardiano di quella. Adì XVII. Di Dicembre M. D. XCV.

In Fiorenza, Appresso gli Heredi di Iacopo Giunti, 1595

In 8°; (16) pp. Bella legatura novecentesca in mezzo marocchino rosso con titolo impresso in oro al dorso entro cornice dorata. Piatti foderati con carta marmorizzata. Ex-libris privato “Ginori-Conti applicato al recto del piatto anteriore. Proveniente dalla celebre vendita della collezione “Feltrinelli”. Grande stemma fiorentino xilografico al frontespizio. Iniziali xilografiche, una delle quali animata da una caccia al cinghiale. Prima ed unica edizione di questa importante orazione funebre, composta dal noto scrittore e critico d’arte fiorentino, Francesco Bocchi (Firenze 1548 – Firenze 1613 o 1618). L’autore fu tutore dei figli di diverse celebri famiglie come i Bentivoglio, I Vivaldi e gli Strozzi. Le sue orazioni ed i suoi discorsi d’occasione, erano molto apprezzate ai suoi tempi tanto che numerose erano le personalità che gli commissionarono questo tipo di composizione ed in particolare, le orazioni funebri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Tra i suoi mecenati ci furono Lorenzo Salviati, Filippo Valori, Pietro Vettori e diverse personalità legate alla corte di Ferdinando de’ Medici. A lui si devono anche diverse opere di erudizione cortese e la sua guida alle opere d’arte fiorentine, “La bellezza della città di Firenze, uscita per la prima volta nel 1594, fu molto apprezzata, oltre a rappresentare la prima opera di questo tipo, dedicata ad una città italiana. L’orazione funerale è dedicata a messer Tommaso Mormorai che fu Guardiano della celeberrima Confraternita fiorentina “Compagnia di San Niccolò del Ceppo”,IMG_6344_clipped_rev_1 confraternita tutt’oggi esistente, nata intorno al trecento dalla trasformazione di una congregazione più antica esistente nella zona fiorentina di Oltrarno, dedicata alla Visitazione della Santissima Vergine, a San Niccolò (di Bari) e a San Girolamo. Nel 1417 la confraternita si trasferì nel “popolo” (cioè nella parrocchia) di San Jacopo tra i Fossi, accanto al monastero delle Poverine in un luogo detto “il Ceppo”, lungo l’attuale via Tripoli. Questo chiarisce l’origine del nome stesso della Confraternita. La Compagnia gestiva inoltre l’ospedale dei Santi Filippo e Jacopo, presso la Torre della Zecca Vecchia, detto “il Ceppo delle Sette Opere di Misericordia”. Nel 1450 i Capitoli della compagnia furono approvati dall’arcivescovo Antonino Pierozzi, promotore di un riordino delle istituzioni devozionali in città. Il vescovo, poi santo, aveva una predilezione per la compagnia del Ceppo che applicava “tutte e sette le opere di misericordia”. L’alluvione che nel 1557 colpì la città di Firenze, anche per la vicinanza dei beni della Compagnia all’Arno, distrusse molti dei suoi beni, tanto che fu necessario riscrivere i “Capitoli” decifrando quello che restava dei vecchi, portandoli all’approvazione del vescovo già l’anno successivo. Nel 1561 la Compagnia ebbe una nuova sede in via dei Pandolfini dove furono acquistate alcuna abitazioni, ristrutturate secondo un progetto del celebre Giambologna. Durante la seconda metà del cinquecento, durante le processioni, la Compagnia era solita portare per le via della città due quadroni accoppiati con la Visitazione e San Niccolò accoppiati ai ritratti di due fanciulli della Compagnia, realizzati Giovanni Antonio Sogliani. La Compagnia, nella seconda metà del settecento, creò anche una nota Accademia di Musica. Sopravvissuta al periodo delle soppressioni, nel 1837 fu partecipe dei benefici di Villambrosani, Serviti e Francescani. Opera molto rara, di celebre provenienza ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU, CNCE 6505.IMG_6345_clipped_rev_1

250 euro

10) FESTE FIRENZE SAN FRANCESCO STIGMATE MIRACOLI STAMPATORI VANGELISTI STIMMATE

 IMG_6352_clipped_rev_1Anonimo,

Uffizio della Festa delle Sagratiss.me Stimate del Serafico Nostro Padre S. Francesco.

In Firenze, Per Vincenzo Vangelisti Stampatore Arciv., 1697

In 8°; 16 pp. Bella legatura novecentesca in mezzo marocchino rosso con titolo impresso in oro al dorso. Nel margine basso del dorso piccolo ex-libris impresso in oro con corona e le iniziali di “Pietro Ginori – Ponti”. Piatti foderati con carta marmorizzata. Proveniente dalla celebre vendita della collezione “Feltrinelli”. Grande stemma araldico al frontespizio con immagine delle IMG_6350_clipped_rev_1stigmate. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissima ed interessante “placchetta” dedicata alla festa delle stimmate di San Francesco d’Assisi. Tutti gli anni a Firenze “Secondo le agiografie, il 14 settembre 1224,due anni prima della morte, mentre si trovava a pregare sul monte della Verna (luogo su cui in futuro sorgerà l’omonimo santuario) e dopo 40 giorni di digiuno, Francesco avrebbe visto un Serafino crocifisso. Al termine della visione gli sarebbero comparse le stigmate: «sulle mani e sui piedi presenta delle ferite e delle escrescenze carnose, che ricordano dei chiodi e dai quali sanguina spesso». Tali agiografie raccontano inoltre che sul fianco destro aveva una ferita, come quella di un colpo di lancia. Fino alla sua morte, comunque, Francesco cercò sempre di tenere nascoste queste sue ferite”. Rarità, nessun esemplare censito in ICCU.IMG_6351_clipped_rev_1

190 euro

11) FESTE FIRENZE SAN ALBERTO STIGMATE MIRACOLI PISTOIA CHIANTINA SIENA COLLE VAL D’ELSA BUONCONVENTO

 IMG_6349_clipped_rev_1Sozzifanti Antonio da Pistoia,

L’iride della Grazia Panegirico Sacro in lode di Santo Alberto Arciprete di Colle detto nel Duomo dell’Istessa città, dal Padre Antonio Sozzifanti da Pistoia Predicatore Capuccino, il giorno della Sua festa li 17. d’Agosto l’anno 1672 al Molt’Illustre,e Reverendiss. Sig. Alberto Ranieri Arciprete della Cattedr. Di Colle.

In Firenze, nella Stamperia di S. A. S. per il Vangelisti, 1673

In 8°; 19, (1) pp. Bella legatura novecentesca in mezzo marocchino rosso con titolo impresso in oro al dorso. Nel margine basso del dorso piccolo ex-libris impresso in oro con corona e le iniziali di “Pietro Ginori – Ponti”. Piatti foderati con carta marmorizzata- Ex-libris privato “Pietro Ginori-Conti) applicato al recto del piatto anteriore. Proveniente dalla celebre vendita della collezione “Feltrinelli”. Grande stemma araldico al frontespizio con immagine delle stigmate. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rarissima edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questo panegirico composto dal padre Capuccino, Antonio Sozzifanti da Pistoia, dedicato al Beato Alberto da Chiatina (Chiatina, 1135 – Colle Val d’Elsa, 17 agosto 1202), considerato santo dalla pietà popolare. Il panegirico ripercorre la vita ed i miracoli attribuiti al beato. All’interno del panegirico si descrive il sole come fermo nel cielo al centro dell’universo. Chiantina (o VillaIMG_6347_clipped_rev_1 Chiatina, anticamente Clatina) è una località nel comune italiano di Buonconvento, nella provincia di Siena, in Toscana. All’epoca della vita di Alberto da Chiantina “era imperatore Federico I, il Barbarossa, che era entrato in conflitto con papa Alessandro III, di origini senesi, tanto da nominare un antipapa, Vittore IV, nel 1159. Probabilmente a causa della fedeltà di Alberto al papa senese, entrò in disaccordo con un membro della nobiltà locale e fu costretto a lasciare la pieve di Santa Maria in Pava. Nel 1175 fu quindi destinato alla chiesa senese di Sant’Andrea che si trovava sulla strada di Camollia, il tratto urbano della Via Francigena, nell’attuale via Montanini. Qui rimase fino al 1177, quando papa Alessandro III gli affidò l’incarico di Arciprete presso la pieve a Elsa. La pieve era situata a “Aelsa” o “Aelsae” (l’odierna Gracciano d’Elsa di Colle Val d’Elsa) ed era la diciassettesima tra le settantanove stazioni (Mansio) che sorgevano sulla Via Francigena, tra Roma e la Manica, descritte nell’itinerario di Sigerico di Canterbury. Essa era situata nel territorio della diocesi di Volterra ma dipendeva direttamente dal papato in quanto “nullius Dioecesis”. La pieve doveva essere grande, forse a tre navate, ed era posta in prossimità del guado sull’Elsa, vicino a Le Caldane ed alle Vene, che fornivano acqua all’Elsa in misura sostanziale. Forse la scelta operata dal papa aveva però dei secondi fini, in quanto da senese, aveva tutto l’interesse ad allargare il controllo di Siena nei territori a nord, più vicini a Firenze e dalla città gigliata contesi proprio a Siena. Questo fa comprendere forse meglio anche il perché della particolarità della giurisdizione, alle dirette dipendenze della Santa Sede e non della diocesi di Volterra, competente per territorio della chiesa di Colle, capoluogo valdesano. Nella pieve a Elsa, Alberto poteva svolgere le funzioni del vescovo, pur non essendolo e pur non potendo ordinare i sacerdoti. Intanto, nel 1181, muore papa Alessandro III”. Panegirico molto raro e di importante provenienza.IMG_6348_clipped_rev_1

12) ANTIPAPISTI POLEMICA ANTICATTOLICA SANTO DOMINGO HAITI CONVULSIONARI CONVULSIONNAIRES PROFEZIE CONVERSIONE DEGLI EBREI PINELISTES

 IMG_6394_clipped_rev_1Pinel Michel,

De la primaute du Pape. Ouvrage ou l’on se propose de demontrer que la Primaute de l’Eveque de Rome n’est qu’une Primaute de rang & d’honneur, & qu’elle n’est ni d’institution divine, ni de Juridction,

Londres (ma probabilmente La Haye), Senza stampatore, 1770,

In 8°; XI, (1), 513, (3) pp. Bella legatura della prima metà del XIX° secolo in piena pelle con titolo e ricchissimi fregi in oro al dorso. Ai piatti bella cornice in oro e al centro rosone impresso a secco. Qualche strofinatura. Tre forellini di tarlo nel margine basso bianco del volume. Uno dei forellini, diventa un piccolo tunnel di tarlo in una trentina di carte, sempre nel margine bianco e mai fastidioso. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli rossi. Doppio frontespizio con il verso della prima carta bianco ma con al recto stampato il frontespizio in latino. Testo in latino e francese a fronte. Seconda edizione dopo quella stampata l’anno precedente ma preferita a questa per le numerose correzioni di diversi errori ed inesattezze, di questo forte scritto “antipapista”, opera IMG_6395_clipped_rev_1dell’enigmatico prete oratoriano, Michel Pinel, nato probabilmente ad Haiti, in data sconosciuta e morto il 25 dicembre del 1775. Pinel entrato nell’Oratorio, vi insegnò per un certo periodo. Dapprima assegnato al collegio di Juilly (la sua presenza lì è attestata nel 1732 da una lettera pubblicata e indirizzata a Jacques Joseph Duguet), fu poi assegnato a Vendôme. Nel 1731, Pinel si schierò con i convulsionari di Saint-Médard e nel 1736 fu bandito dall’insegnamento. Risiedette quindi a Parigi e lasciò il suo ordine intorno al 1746, quando gli fu chiesto di firmare il “Formulaire d’Alexandre VII”. Con l’aggettivo di Convulsionari s’intendono dei fenomeni d’isteria collettiva religiosa, sviluppatisi a Parigi nel 1731, dopo presunti miracolosi casi di convulsioni e guarigioni avvenute a partire dal 1728, nel cimitero di Saint-Medard (cimitero dell’abside della chiesa di San Medardo), sulla tomba del diacono François de Pâris, morto in odore di santità. L’eccesso di queste manifestazioni spinse il governo francese a chiudere il cimitero parigino il 27 gennaio 1732, tuttavia tali manifestazioni di acceso fanatismo proseguirono al punto che il Venerdì Santo del 1758 due suore convulsionarie si fecero crocifiggere per ore IMG_6393_clipped_rev_1davanti a testimoni a Lione e a Fareins.”. Abbandonato l’ordine Oratoriano, fu assistito successivamente da due “sorelle” convulsionarie, suor Angélique Babet dal 1734 al 1747, poi suor Brigitte fino al 1772 e ancora suor Angélique fino alla morte. Nel 1769 a La Haye. Pubblicò la sua opera più celebre che diede grande scandalo, “De la primaute du Pape”. In questo libro, l’autore protesta contro la bolla Unigenitus, arrivando ad affermare che Pietro non ha mai avuto alcuna autorità sugli altri apostoli e che, quindi, il papa non ha alcun primato divino. Il suo ruolo fondamentale nell’organizzazione gerarchica dei gruppi convulsionari fece sì che, fin dalla sua vita, fosse chiamato “il primo pontefice dell’Opera”. I gruppi convulsionari nati dalla sua azione e che condividono con lui la pratiche, le profezie e l’attesa della conversione degli ebrei erano descritti come “pinélistes”. Rif. Bibl.: Barbier,III,1020; Catalogue de la bibliothèque du marquis de Vichy, 370

200 euro

13) PISA FIRENZE COSIMO III MEDICI STAMPATORI LUCCA POLEMICA PANEGIRICO CASTELFRANCO DI SOPRA AREZZO

IMG_6361_clipped_rev_1Filippo Maria Naldini,

Petulantia Triumphata sive de periclitanti pudicitia A D. Nicolao Myrensi Antistite in Antiquum decus asserta Carmen. Illustrissimo, ac Reverendissimo Domino D. Francisco Mariae Sergrifi Patritio Fiorentino, Apud Serenissimum Magnum Hetruriae Ducem Cosmum Tertium Religionis Sancti Stephani Necnon Almi Pisarum Lycei Auditori Dicatum. Authore Philippo Maria Naldinio. Dicebat Pisis apud Equitem D. Stephani PP. & Mart. Probus, & Ingenuus Adolescens Zenobius De Rubeis

Lucae, Apud Hyaciinthum Pacium, 1688

In 4° grande; 11, (1) pp. Legatura in cartoncino rigido realizzata nella prima metà del XX° secolo. Grande stemma araldico al frontespizio. Tutto il testo, compreso il frontespizio, incorniciato entro cornice xilografica. Leggerissimo alone d’umidità al argine esterno delle prime due carte, ininfluente e nel complesso in ottime condizioni di conservazione. Testatina e finalino xilografico. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questo rarissimo scritto, nessun esemplare censito in ICCU, di questo panegirico dedicato a al Granduco Cosimo III de Medici, detta in Pisa nel 1688 e scritta da Filippo Maria Naldini. Prima rarissima edizione. Dedica a Francesco Maria Sergrifi, auditore dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano di Toscana, appartenente alla nobile famiglia dei Segrifi di Castelfranco di Sopra in provincia di Arezzo, al quale appartiene il grande stemma araldico al frontespizio con tre stelle ed il celebre cinghiale fasciato del quale è noto l’utilizzo in araldica. Rarissimo, nessun esemplare censito in ICCU.

14) STAMPATORI BIBBIA COMMENTI BIBLICI GESUITI GESUITICA PORTOGALLO PORTUGAL VILA DO CONDE

 IMG_6333_clipped_rev_1IMG_6334_clipped_rev_1Sa Manuel de,

Notationes in totam Scripturam Sacram. Quibus omnia fere loca difficilia, brevissime explicantur. Tum variae ex hebraeo, chaeldeo, & graeco lectiones indicantur. Opus omnibus Scripturae studiosis utilissimum: certi a plurimis diu multumque desideratum. Auctore Emanuele Sa, D. Theologo, Societatis Iesu.

Lugduni, Apud Horatium Cardon, 1601

In 4°; (8), 534, (102) pp. Un piccolo ed insignificante tunnel di tarlo al margine interno alto bianco interno delle ultime due carte. Legatura seicentesca, recuperata nel XIX° secolo, in piena pergamena con dorso a 4 nervi e titolo su fascetta manoscritto in grafia ottocentesca ad un tassello. Antica nota di possesso ottocentesca alla prima carta bianca “Dell’Avv. Franco Battaglia di Fivizzano, 1810”. Nella prima carta anche un altro timbretto a secco ex-libris privato “Lattanzi”. Altra piccola nota di possesso nel margine basso del frontespizio del volume con piccole perdite di carta mangiata dall’inchiostro, solo in parte leggibile, “Brolio… Adv.ti Bataglia di FIvizzanii”. Bellissimo frontespizio finemente inciso. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Seconda edizione, dopo la prima del 1598, di questo celeberrimo commento biblico, opera del biblista gesuita portoghese, Manuel de Sá (Vila do Conde, 1530 – Arona, 30 dicembre 1596). L’autore fu il fondatore di alcune case professe della Compagnia di Gesù in Italia. Come studioso biblico, il suo nome legato principalmente IMG_6335_clipped_rev_1alle edizioni della Vulgata e dei Settanta. Fu tra i professori gesuiti iberici chiamati da Diego Laínez a insegnare al Collegio Romano, insieme a Juan de Mariana, Pedro de Parra, Diego de Ledesma, Francisco de Toledo, Pedro Juan Perpiñá, Francisco Esteban, Didachus Acosta e Benedetto Pereira. Dopo essersi laureato all’Università di Coimbra, entrò nell’Ordine dei Gesuiti all’età di 15 anni. Fu insegnante di filosofia e precettore di Francesco Borgia, all’epoca Duca di Gandia. “Dopo aver insegnato per un breve periodo ad Alcalá de Henares, fu chiamato in Italia da Ignazio di Loyola e nel 1557 divenne professore di Sacra Scrittura al Collegio Romano, da poco istituito. Per due anni commentò le profezie di Osea e la Summa di San Tommaso d’Aquino fino a quando, esausto per le fatiche, si ritirò nelle case della Compagnia di Gesù in Toscana. Recuperata la salute, tornò al Collegio Romano, dove occupò la cattedra di esegesi. La sua reputazione accademica spinse Papa Pio V a nominarlo membro della commissione che preparò l’edizione della Septuaginta”. Le sue opere ebbero enorme successo e vennero tradotte in diverse lingue. I suoi “Aphorismi” vennero inseriti nell’indice dei libri proibiti. “Sia nelle Notationes che negli Aphorismi, l’autore adotta un piano di esposizione molto semplice ed efficace. Le Notationes, lunghe poco più di 550 pagine, contengono, oltre alle annotazioni ad ogni libro della Bibbia, due indici alfabetici di frasi e sentenze della Scrittura, posti in calce all’opera.”. Le sue Notationes sono considerate una delle migliori opere del tipo della sua epoca. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UM1E\002066.

350 euro

15) PRIME EDIZIONI ITALIANE SCIENZE NATUTRALI

 IMG_6332_clipped_rev_1De Humboldt Alessandro (Von),

Quadri della Natura del Barone Alessandro De-Humboldt, Prima edizione italiana fatta sulle migliori oltramontane, rivista annotata e corredata di carte geografiche e di disegni profilari per cura di F. C. Marmocchi già Istitutore di Cosmografia e di Geografia Universale.

Siena, Presso Guido Mucci, 1834

In 4°; 325, (1) pp. Legatura coeva in mezza-pergamena con piatti foderarti con carta marmorizzata coeva. Prima assai rara edizione italiana, tre soli esemplari censiti in ICCU, di uno dei capolavori del grande naturalista, esploratore, geografo e botanico tedesco, Friedrich Heinrich Alexander Freiherr von Humboldt (Berlino, 14 settembre 1769 – Berlino, 6 maggio 1859). Formatosi all’Università di Francoforte sull’Oder prima e a Gottinga poi, fu educato secondo i criteri dell’illuminismo tedesco. Fra i suoi prfessori vi furono Georg Christoph Lichtenberg, Christian Gottlob Heyne e Johann Friedrich Blumenbach. Iniziò fin in giovane età ad interessarsi alla scienze naturali. “Studiò lingue ed economia ad Amburgo, geologia a Freiberg e anatomia, astronomia e l’uso di strumenti scientifici a Jena. Le sue ricerche sulla vegetazione furono sintetizzate nella pubblicazione di Florae Fribergensis Specimen (1793) e i risultati dei lunghi studi anatomici furono riassunti nell’opera Versuche über die gereizte Muskel- und Nervenfaser (Berlino, 1797)”. Il 29 febbraio 1792 fu ufficialmente assunto presso la società mineraria statale prussiana. Fu autore di numerosissimi scientifici in varie località nel mondo con spedizioni in Sudamerica ed in Asia durante i quali raccolse un incredibile numero di reperti, misure e nozioni antropologiche, faunistiche e floreali. A lui si deve anche la scoperta dell’indebolimento del campo magnetico terrestre ai poli. Durante il suo viaggio in Sudamerica che era durato dal 1799 al 1804, Humboldt ed i suoi aiutanti “avevano fissato meridiani e paralleli, preparato mappe geografiche, studiato 60.000 piante, delle quali 6300 erano sconosciute, introdotto la fitogeografia e descritto la corrente di Humboldt, così chiamata in suo onore”. Fu anche uno strenuo oppositore della schivitù che poté vedere in una delle sue forme più brutali, durante un suo viaggio in Messico. L’opera qui presentata, uscì per la prima volta nel 1807 con il titolo “Ansichten der Natur”. L’opera nacque come un breve compendio del IMG_6331_clipped_rev_1monumentale “Voyage aux régions équinoxiales du Nouveau Continent” composto da 30 volumi e due atlanti usciti tra il 1807 ed il 1834. I volumi raccolgono le esperienze fatte da Humboldt insieme al botanico Aimé Bompland durante il viaggio che intraprese tra il 1797 ed il 1804, partito del bacino dell’Orinoco arrivando a studiare i territori del Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Messico, Cuba e di parte degli Stati Uniti. I Quadri della Natura invece, per la loro forma rapida e succinta, finirono per aver più successo della sua forma estesa tanto da essere continuamente aggiornati ed allungati, di edizioni in edizione, sulla scorta dei nuovi volumi usciti nell’edizione estesa. L’edizione italiana, si basa sull’edizione definitiva tedesca dell’opera e fu curata dal celebre patriota e geografo italiano, Francesco Costantino Marmocchi (Poggibonsi, 26 agosto 1805 – Genova, 9 settembre 1858) che era stato riammesso in Italia dopo il confino che gli era stato imposto per la sua adesione alla “Giovine Italia”. Nella compilazione dei “Quadri”, Humboldt si era ispirato al suo “maestro”, Georg Forster, figlio del naturalista Reinhold, che nel 1791 aveva dato alle stampe le Ansichten vom Niederrhein, le vedute del Basso Reno. L’approccio classificatorio dello scienziato tedesco, nei quadri, viene mitigato dalla vivida e leggera narrazione dei miracoli della natura, alcuni ancora sconosciuti, descritti da Humboldt. Lo stesso autore intuì la capacità descrittiva della sua prosa, tanto che nelle ultime edizioni dei “Quadri” stampate in tedesco, decise di togliere l’apparato grafico e di lasciare parlare le parole. Nell’edizione italiana, Marmocchi si attenne alla scelta di Humboldt e non pubblicò mai le carte e tavole che vengono citate nel titolo stesso. A differenza che in Germania, i “Quadri della natura” passarono praticamente inosservati tanti che una seconda edizione si vide solo nel 1998. Opera di basilare importanza nella storia delle scienze naturali nella rarissima prima edizione italiana ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAP\0546579.

16) GIUOCO DEL PONTE SIENA GIOCHI POPOLARI PRIME EDIZIONI TRADIZIONI TOSCANE TOSCANA SAGRE FESTE

IMG_6375_clipped_rev_1Notificazione per Il Giuoco del Ponte,

Siena, Per Francesco Pieraccini Stampatore d’Ambe le Parti, 1807

In folio; un’antica integrazione al margine alto in corrispondenza dei due putti che sovrastano il foglio. I due putti si integrano in modo perfetto, forse trattasi di ripensamento dello stampatore, anche perché il putto integrato, al recto, porta delle lettere a stampa. “Le Nobili Deputazioni delle due Parti di Mezzogiorno, e Tramontana rendono pubblicamente noto, che nella Sera del Primo Febbrajo del corrente Anno 1807. sarà tenuto Consiglio Generale, per la Parte di Mezzogiorno […] verrà rinnovato uno dei più grandiosi Giochi dell’Antica Ginnastica, e mentre invitano i Geniali dell’una e dall’altra Parte ad intervenire ai rispettivi Consigli”. Il foglio qui presentato venne stampato in occasione dell’ultimo “Gioco del Ponte” tenutosi in epoca antica e cioè nel 1807. Da quella data, il gioco non si tenne più fino a quando, in epoca moderna, è stato recuperato. “Anticamente, al tempo della Repubblica di Pisa, esisteva un gioco chiamato Mazzascudo in cui si sfidavano cittadini di Pisa divisi in due Fazioni: una definita in della Gazza con i colori rosso-vermiglio, e l’altra del Gallo con i colori oro. […] Nel corso dei secoli il Gioco è stato più volte ripristinato e interrotto, subendo progressive modifiche alla formula originale. In ogni caso esso ha sempre rappresentato la ripresa delle armi da parte degli indomiti Cittadini Pisani, contro gli odiati fiorentini. In seguito con la creazione del Granducato di Toscana i “Medici” inventarono una disputa che venne collocata sul Ponte di Mezzo e alle mazze e agli scudi fu sostituito il Targone, una tavola di legno coi colori delle Squadre cittadine, larga a un’estremità e stretta all’altra, la città divisa in due parti separate dall’Arno, a sud Mezzogiorno o Austro e a nord Borea o Tramontana. L’ultima Battaglia disputata con questo sistema risale al 6 febbraio 1807, quando la regina reggente d’Etruria, Maria Luisa, che si trovava presente alla manifestazione, dopo essersi resa conto della cruenza della manifestazione sospese nuovamente il Gioco, pronunciando la celebre frase: “per Gioco è troppo, per guerra è poco”. Rarissimo foglio volante dedicato al “Gioco del Ponte”. Rif. Bibl.: Salvedrini. Pag. 137, prima edizione.

17) GEOGRAFIA STORICA CALIFORNIA AMERICA CINA CHINA POLONIA DANZICA POLSKA ATLANTI

IMG_5984_clipped_rev_1 IMG_5986_clipped_rev_1  IMG_5987_clipped_rev_1IMG_5988_clipped_rev_1IMG_5989_clipped_rev_1IMG_5990_clipped_rev_1IMG_5983_clipped_rev_1

Cluverius Philippus (anche Philipp Clüver o Klüver),

Introductionis in Universam Geographiam, tam veterem quam novam. Libri IV. Cum integris Johannis Bunonis,Joh,Frid.Hekelii & Joh. Reiskii, & selectis Londinensis notis. Textum ad optimus Editiones Recognovit; Pauca Cluverii, multa interpretum spahalmata obelo notavit; Bubonianis Tabulis geographicis passim emendatis novas accuratiores adidit; Præfationemque de Cluverii fatis & scriptis Historico – criticam;cum præcognitis geograficis, prafixit Augustinus Bruzem la Martiniere, Sapientissimi Hispaniarum Indiarunque, Regos Philippi V Geographus. Editio omnium locupletissima.

Amstelaedami, Apud Joannem Pauli, 1729

In 4° (24,8×18,7 cm); (44), 688, (70) pp. e 54 c. di tav. fuori testo. Bella legatura coeva in piena pelle spugnata con titolo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli, dorso a 5 nervi. Tre forellini di tarlo al dorso, ininfluenti. Tagli rossi. Alcune carte uniformemente brunite a causa della qualità stessa delle carte utilizzate da Pauli per la stampa. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Una fra le più celebri, più rare e belle edizioni, completa di tutte le tavole, aumentate e rifatte rispetto alle edizioni precedenti, di quella che è considerata la prima vera opera di geografia moderna. L’opera presentata rappresenta il capolavoro del celeberrimo storico e geografo tedesco, Filippo Cluverio (nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver, Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622) considerato il fondatore della geografia storica moderna. Nato a Danzica nel 1580, allora provincia della Polonia, viaggiò fin da piccolo attraverso la Germania e la Polonia, imparando anche la lingua polacca e risiedendo per un certo periodo presso la corte di Sigismondo III Vasa re di Polonia. In questi anni il padre lo introduce agli studi scientifici. Iniziati gli studi giuridici a LeiIMG_5981_clipped_rev_1da. Pur seguendo gli studi giuridici, ben presto si appassionò alla geografia e alla storia imparata attraverso l’insegnamento di Giuseppe Giusto Scaligero, comprendendo come le due discipline fossero profondamente legate. Nei primi anni a Leida gli studi di Philipp furono sostenuti dal padre che era Münzmeister di Danzica ma una volta che il figlio decise di seguire le proprie passioni per la geografia e la storia, il padre gli tagliò i fondi. Lasciata Leida, il giovane Cluver viaggiò attraverso l’Ungheria fino alla Boemia dove si arruolò nell’esercito e dove rimase per diversi anni prestando il servizio militare. E’ di questi anni una sua traduzione della difesa del barone Popel Lobkowitz incarcerato in seguito al conflitto religioso fra protestanti e cattolici. Questo scritto gli creò problemi una volta rientrato a Leida quando le autorità imperiali gli comminarono alcune sanzioni che però riuscì ad evitare grazie all’intervento di alcuni suoi influenti amici nell’Università di Leida che riuscirono anche, nel 1616 a fargli riconoscere una pensione regolare dalla stessa Università che gli assegnò anche diversi compiti presso la sua biblioteca, sfruttando le conoscenze antiquarie di Cluver. La sua opera è considerata di basilare importanza per gli studi storici e geografici in quanto essa rappresenta il primo studio generale della geografia dell’antichità fino ai suoi gorni, basato non solo su fonti letterarie classiche, ma e questo è stato il suo contributo principale, integrato da ampi viaggi e ispezioni locali per cercare conferma nelle fonti antiche, non più prese come autorità assolute. La sua prima opera, uscita nel 1611, fu un dotto studio riguardanti le parti inferiori del Reno e dei suoi abitanti tribali in epoca romana dal titolo “Commentarius de tribes Rheni alveis, et ostiis; item. De Quinque populis quondam accolis; scilicet de Toxandris, Batavis, Caninefatibus, Frisiis, ac Marsacis”. A IMG_5985_clipped_rev_1lui si devono anche altre opere storico-geografiche come “Germaniae antiquae libri tres di Clüver” (Leida, 1616) che riprende studi di Tacito e da altri autori latini, un volume sulle antichità della Sicilia, con note sulla Sardegna e la Corsica dal titolo “Sicilia Antiqua cum minoribus insulis”, pubblicato a Leida da Louis Elsevier nel 1619. La sua “Introductio in universam geographiam”in sei parte, venne pubblicata per la prima volta, solo postuma nel 1624 ed è considerata la prima opera geografica moderna completa, divenendo uno dei manuale geografici standard per tutto il seicento ed il settecento. Clüver fu anche prolifico scrittore di argomenti matematici e teologici. È ricordato da collezionisti e storici della cartografia, anche per la sua edizione della “Geographia” di Tolomeo (basata sull’edizione di Mercatore del 1578) e per atlanti in miniatura ristampati per gran parte del XVII secolo. Molte delle sue mappe furono incise per lui da Petrus Bertius. Edizione fra le più rare, in buone condizioni di conservazione ed in bella ed elegante legatura coeva. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\038333.

1.600 euro

18) MITI GRECI MITOLOGIA AMORE LESBISMO MARINISTI POESIA BAROCCA BAROCCO PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

IMG_6374_clipped_rev_1Achillini Claudio,

Ad Iacobum Gaufridum sub nomine Philogenis Claudius Achillinus S. Ex historia, quam ille communium inter se, & Callisto texit amorum gloriae immortalitatem eidem praesagit.

Bononiae, typis Clementis Ferronij, 1635

In 4° piccolo; (8) pp. Legatura moderna in cartoncino molle. Due piccoli forellini, anticamente restaurati all’ultima carta. Segno di una piega all’ultima pagina e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Xilografia floreale al frontespizio. Un’iniziale xilografica ed un’iniziale xilografica animata. L’opera contiene due scritti dedicati all’amore e al mito di Callisto e della sua mutazione in orso. Prima ed unica edizione di questa piccola operetta del celebre poeta e giurista italiano, Claudio Achillini (Bologna, 18 settembre 1574 – Bologna, 1º ottobre 1640) considerato come uno dei massimi poeti marinisti, secondo forse, solo al Marino. Fu uno dei docenti di diritto più celebrato degli Studi di Bologna, Ferrara, Parma, notissimo e ammiratissimo in tutta Italia. Come poeta ebbe notevolissimo successo fino a quando subì, come il Marino, col mutare del gusto a partire dagli anni ottanta del XVII secolo, un progressivo lento declino di fama. A differenza del Marino però, recuperato recentemente, Achillini non è stato più valorizzato. Come disse Francesco Fulvio Frugone “le sue manierone bizzarre sembrano anticipare, sia pure un po’ goffamente, la maniera dei barocchisti della seconda metà del secolo, il suo gioco non presenta le attrattive tecniche trascendentali di molti suoi colleghi marinisti e men che meno è capace delle insospettate profondità di cui parte consistente della poesia di quella maniera è stata, nonostante le apparenze, capace.”. Achillini studiò prima medicina e filosofia con D. Pandari e F. Della Volpe, nonché giurisprudenza con E. Gualandi, A. Marescotti, G. Boccadifuoco, ma decise, poi, per la giurisprudenza dove si laureò il 16 dicembre 1594. A Padova perfezionò i propri studi filosofici sotto la guida di Cesare Cremonini, col quale entrò in rapporti amichevoli e che lo esortò alla composizione poetica. Durante la sua vita occupò diverse cattedre prestigiose come quella di Diritto Civile a Bologna e a Ferrara. Nel 1622 fu ammesso all’Accademia dei Lincei. Tale era all’epoca la sua fama che fu anche accademico dell’Accademia degli Innominati (Parma), dell’Accademia degli Intrepidi (Ferrara), dell’Accademia dei Fantastici (Roma), dell’Accademia degli Incogniti (Venezia) e dell’Accademia della Notte (Bologna). Nel 1624, Odoardo Farnese lo chiamò a sé a Parma, come consigliere di Stato, letterato di corte e insegnante di Diritto Civile in una cattedra (in onore dell’Achillini detta “sopraeminente”) di quello Studio. Per questo ebbe diritto a uno stipendio di 1500 scudi, conservando anche il diritto a parte dello stipendio percepito a Ferrara. La sua abbondante produzione poetica, a causa dell’oblio nel quale cadde negli anni successivi alla sua morte, finì, in buona parte per andare persa, tanto da essere oggi, discretamente rare. Prima edizione assai rara. Rif. Bibl.: T\ICCU\UBOE\029197.

160 euro

19) ASTRONOMIA PRIME EDIZIONI NEWTON FRIULI MATEMATICA SISTEMA SOLARE COMETE

 IMG_6358_clipped_rev_1Vedova Pietro (ma probabilmente Giovanni Bernardo Pisenti), Whiston William,

Annotazioni alla Carta del sistema solare, &c. del signor Whiston presentata a Sua Eccellenza Mattia Giovanni Conte del S.R.I. di Schulemburg, Feld Marescial, e Generale in Capite della Serenissima Repubblica di Venezia, Cavalier dell’Aquila Nera di Sua Maestà Prussiana, etc. Con varie Aggiunte spettanti alla stessa materia.

In Venezia, Appresso Angiolo Pasinelli, 1735

In 4° piccolo; 43, (3) pp. Legatura novecentesca in cartoncino molle. Un’antica nota di possesso privato al frontespizio. Prima e non comune edizione di questo importante scritto firmato Pietro Vedova ma più probabilmente, del noto ecclesiastico originario di Cividale del Friuli ma appartenente alla nobile famiglia dei Pisenti IMG_6359_clipped_rev_1di Udine, Giovanni Bernardo Pisenti (1701 – 1740) appartenete all’ordine della Congregazione dei padri somaschi. Lo scritto si basa sull’opera del celebre filosofo, teologo, matematico, apologeta e astronomo inglese, William Whiston (Twycross, 9 dicembre 1667 – Kensington, 22 agosto 1752). Pisenti studiò Retorica a Cividale del Friuli, Filosofia a Gorizia e Teologia a Venezia presso i gesuiti. Entrato nell’ordine somasco, perfezionò la lingua ebraica ed il greco. Appassionatosi alla matematica attraverso la lettura delle opere di Newton, decise di imIMG_6360_clipped_rev_1parare l’inglese per poter leggere e comprendere meglio l’opera di quest’ultimo. Pisenti fu tra i primissimi divulgatori delle idee di Newton in Italia. La passione per la matematica e l’astronomia lo portò a trasferirsi a Bologna per conoscere e frequentare Eustachio Manfredi. Pisenti fu in contatto con i più grandi matematici e astronomi del suo tempo. Nell’opera qui presentata Pisenti commenta la carta del sistema solare, edita nel 1712, da William Whiston, con la collaborazione di John Senex, carta del sistema solare nella quale grande risalto venivano descritti i percorsi di numerose comete. Prima edizione non comune di un lavoro astronomico di uno dei primi seguaci di Newton in Italia. Rif. Bibl.: Riccardi, Biblioteca Matematica, I, 283; Wallis,Newton, 132.5., cita la sua traduzione del Pemberton.

250 euro

20) ARCHEOLOGIA PRIME EDIZIONI MARZABOTTO BOLOGNA ETRUSCOLOGIA ETRUSCHI PROVENIENZA NOBILIARE

 IMG_6367_clipped_rev_1IMG_6368_clipped_rev_1IMG_6369_clipped_rev_1IMG_6366_clipped_rev_1Giovanni Gozzadini Conte,

Di un’antica necropoli a Marzabotto nel bolognese ragguaglio del Conte Giovanni Gozzadini.

Bologna, Tipografia Fava e Gragnani, 1865

In folio; (6), 102, (3) pp. e 20 c. di tav. Brossura editoriale illustrata con titolo impresso,IMG_6370_clipped_rev_1 entro cornice, al piatto anteriore. Qualche piccola mancanza alla brossura del dorso. Qualche lievissima fioritura dovuta alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza al margine alto del piatto anteriore e piccolo timbro di appartenenza privata al piatto anteriore ed al frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto al Principe Lorenzo Corsini come dono, autografo, del Conte Pompeo Aria, celebre archeologo che sulle orme del padre Giuseppe, fu il primo organizzatore della collezione etrusca della città di Marzabotto.

200 euro

21) ARCHEOLOGIA PRIME EDIZIONI MARZABOTTO BOLOGNA ETRUSCOLOGIA ETRUSCHI PROVENIENZA NOBILIARE

IMG_6366_clipped_rev_1Giovanni Gozzadini Conte,

Di ulteriori scoperte nell’antica Necropoli a Marzabotto nel bolognese del Conte Giovanni Gazzadini, Senatore del Regno d’Italia Presidente del V. Congresso Internazionale di An§012logna, Tipografia Fava e Gragnani, 1870

In folio; (8), 93, (3) pp. e 17 c. di tav. delle quali diverse a colori. Brossura editoriale illustrata con titolo impresso, entro cornice, al piatto anteriore. Qualche piccola mancanza alla brossura del dorso. Qualche lievissima fioritura dovuta alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza al margine alto del piatto anteriore e piccolo timbro di appartenenza IMG_6371_clipped_rev_1privata al piatto anteriore ed al frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto al Principe Lorenzo Corsini come dono, autografo, del Conte Pompeo Aria, celebre archeologo che sulle orme del padre Giuseppe, fu il primo organizzatore della collezione etrusca della città di Marzabotto. Giovanni Gozzadini (Bologna, 15 ottobre 1810 – Ronzano, 25 agosto 1887) fu un celebre storico, archeologo e politico italiano. “Dagli scavi compiuti nella sua tenuta di Villanova di Castenaso, dietro la parrocchia di Santa Maria delle Caselle, tra 1853 e il 1856, iniziò la conoscenza della civiltà Villanoviana, risalente all’età del ferro. La scoperta più rilevante è sicuramente la necropoli con 179 tombe a cremazione e 14 a inumazione. Sempre a lui furono affidate le prime campagne di scavo che, dal 1862 al 1870, portarono alla luce la necropoli etrusca di Marzabotto, finanziate dai conti Aria, allora proprietari dell’intero Pianoro di Misano. […] A lui si deve il primo meticoloso studio delle torri gentilizie di Bologna, che nel 1875 pubblica con una monografia; ne conta più di 200, e con accurato studio ne attesta un centinaio”. Nel 1550 Leandro Alberti in uni suo scritto aveva suggerito la possibilità dell’esistenza, nell’antichità, di una citta’ nel Pian di Misano in quanto erano ancora visibili strutture murarie antiche e ancora in vista, mosaici e monete. Serafino Calindri, nel 1782 , riprese la notizia nel suo Dizionario Corografico Georgico Orittologico IMG_6372_clipped_rev_1Storico dell’Italia aggiungendo che nel Pian di Misano erano evidenti scavi alla ricerca di preziosi materiali nella zona dove si torvavano muri antichi e mosaici a vista. Nel 1831 G. Aria acquistò i terreni del Pian di Misano vennero acquistati nel 1831 e decise di portare avanti una raccolta con consegunete conservazione dei reperti qui reperiti che venivano in continuazione portati alla luce dai lavori agricoli. Il primo rinvenimento di notevole importanza avvenne nel 1839 quando, ai piedi dell’acropoli, comparvero 30 statuette di bronzo, seguite poco dopo da altri bronzetti e da alcune tombe del sepolcreto nord. Nel 1856 verranno poratati alla luce gli edifici sacri dell’acropoli. Ma è a partire dal 1862-63 che Aria finanziò una vera e propria campagan archeologica, assegnando al conte Gozzadini, già scopritore della necropoli di Villanova, la direzione dei lavori. Le due campagne di scavi seguite da Gozzadini, vennero ben illustrate, appunto con queste due pubblicazioni. Gozzadini aveva erroneamente pensato di aver rinvenuta una necropoli di enormi dimensioni ma in occasione del V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche tenutosi a Bologna nel 1871, G. Chierici diede una corretta interpretazione dei risultati di scavo fu G. Chierici, arrivando a sostenere che in Marzabotto, non si trovava una necropoli semplice ma i resti di una citta’ con strade, case, templi e sepolcreti. L’opera è corredata da un’importante apparato grafico, con alcune tavole con ricchissima e fine coloritura coeva. Rif. Bibl.: Frati, 8283.

200 euro

22) COMMEDIE NOVELLARA PRIME EDIZIONI TEATRI NOBILIARI

IMG_6357_clipped_rev_1Altimani Felice,

Due vedove, un vedovo e una parigina Commedia del Dottore Felice Altimani da Novellara alla Signora Gabriella Catinot di Parigi.

Modena, Coi Tipi Camerali, 1844.

In 8°; 90, (2) pp. Brossura coeva azzurra. In buone-ottime condizioni di conservazione. Rara prima ed unica edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questa commedia del noto studio del noto medico e studioso locale originario di Novellara, Felice Altimani. La commedia si inserisce in quel tipo di produzione teatrale d’occasione nata per la rappresentazione all’interno dei teatri famigliari delle famiglie nobili. La commedia è dedicata alla nobildonna parigina, Gabriella Catinot. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RML\0152908.

70 euro

23) DIRITTO STORIA LOCALE ISOLA DI GUERNEZEY RARITA’ NORMANDIA NORMANDIE

 IMG_6353_clipped_rev_1Leighton Thomas,

Approbation des loix, coustume [sic], et usages de lisle de Guernezey differentes du coustumier de Normandie d’ancienneté

A Guernezey, chez capitaine Tramailier …, 1715

In 8°; (8 b.), 3-44, (2), (20 b.) pp. Manca la prima carta con la dedica al Presidente della Corte di Giustizia dell’Isola di Guernezey, assente in alcuni esemplari ed anche in questo nostro esemplare, mai aggiunto. Elegante legatura ottocentesca in piena pelle con titolo e data impressa in oro al dorso. Al recto del piatto anteriore, ex-libris “Roberti Comitis de Crewe”. All’interno conservato un foglio volante ottocentesco che indica alcuni dei manoscritti originali dell’”Approbation” ed il loro luogo di conservazione. Un’altra lunga nota manoscritta datata 1845 si trova alla prima carta bianca. Prima edizione di questo scritto dedicato alla leggi speciali dell’Isola di Guernezey o Guernsey, ufficialmente Baliato di Guernsey (in inglese Bailiwick ofIMG_6356_clipped_rev_1 Guernsey; in francese Bailliage de Guernesey; in guernesiais Bailliage dé Guernési) situata nel canale della Manica. Nell’opera si descrivono le leggi speciali per questa celebre isola a lungo contesa fra Inghilterra e Francia che ne codifica gli usi ed i costumi. During this period there is for Guernsey a singularly important document, L’Approbation des Lois of 1582, as ratified and given force of law by an Order in Council of 27 October 1583. “L’Approbation was a belated response to earlier Orders in IMG_6354_clipped_rev_1Council requiring the Royal Court to follow the Grand Coutumier in Normandy, save in those respects where local practice and law differed, as to which they were to produce a written report, the future Approbation. The Bailiff and Jurats wrote their rather brief report by reference to what was then the last (and convenient) published word on Norman customary law, the 1574 commentary of Terrien. Strangely though, the authors must have been aware that in Normandy itself the coutume was in the process of being reformed and rewritten; perhaps this was a cultural bridge too far after almost 380 years of political separation. L’Approbation remains the starting point for any examination of modern Guernsey law, even if it has had fierce critics, starting with Thomas Le Marchant’s withering Remarques et Animadversions sur L’Approbation des Lois, published in 1826 but written in the midseventeenth century”, The Jersey & Guernsey Law Review, 2015, pag. 15, Documents of Constitutional Importance for the Channel Islands, Refletions on a Rencontre, Gordon Dawes. Raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

400 euro

24) POESIA ILLUMINISMO SATIRA SCHERZI POETICI CRITICA LETTERARIA POESIA

 IMG_6379_clipped_rev_1Palissot de Monenoy (Charles),

La Dunciade, poème en dix chants. Tome Premier – Second

A Londres, S. stampatore, 1771

In 8° grande; 2 tomi: (4), 264 pp. e 348 pp. Eleganti legature artigianali realizzata intorno al 1900 in mezza pelle con dorsi foderati con carta marmorizzata coeva. Dorso a 5 nervi. Titolo, numero del volume e fregi in oro ai tasselli. Esemplare inIMG_6378_clipped_rev_1 buone-ottime condizioni di conservazione. Testatine e finalini xilografici.

Seconda edizione che però è in parte originale in quanto presenta, sette nuove canzoni e memorie di letteratura, di questo studio del noto editore e drammaturgo francese, Charles Palissot de Montenoy (Nancy, 3 gennaio 1730 – Parigi, 15 giugno 1814). L’autore fu discepolo e grande ammiratore di Voltaire, anche se non mancò di criticare alcune posizioni e stilemi illuministi. Fu allevato nel Collegio dei gesuiti di Nancy e si laureò in filosofia, ad appena dodici anni, all’Università di Pont-à-Mousson. A Parigi seguì corsi di filosofia e di diritto. Amava il teatro, in particolare quello che andava in scena alla Comédie Française e scrisse due drammi: Pharaon (1748), che non fu rappresentato, e Zarès (1751) che al contrario andò in scena. L’opera qui presente è proprio la rilettura in chiave poetica satirica di diverse personalità francesi dell’epoca appartenete alla cerchia degli enciclopedisti e degli illuministi. La prima edizione fu pubblicata nel 1764 con il titolo La Dunciade, o La guerre des sots ma era composta di soli tre canti. Il falso titolo del secondo volume reca: Memorie per servire la storia della nostra letteratura, da Francois Premier, ai giorni nostri. Sembra che sia stato lo stesso Voltaire a suggerire a Pallisot di allungare a dieci canti l’opera. L’opera, nonostante l’intento satirico, rappresenta un apprezzato catalogo di scrittori contemporanei, scritto con cura ed attenzione, tanto che si può dire che Palissot è il Vapereau del XVIII secolo. Seconda edizione ma prima in dieci canti, in buone-ottime condizioni di conservazione.

100 euro

25) OCCULTISMO MAGIA BIANCA TEOSOFIA GRIMORIO FILOSOFIA MISTICISMO SINCRETISMO QUARTA DIMENSIONE RELATIVITA’ TEMPO

 IMG_6381_clipped_rev_1Ouspensky, P.D.,

P D Ouspensky/Tertium Organum Kliuch K Zagadkam Mira 1916 Seconda Edizione

Petro Gard, Iz. N.P. Taberio, 1916

In 4°; (6), 322, (2) pp. e una grande c. di tav. più volte ripiegata. Legatura moderna in mezza-pelle con piatti foderati con carta marmorizzata. Dorso a 5 nervi. Titolo, fregi e anno d’edizione, impressi in oro al dorso. Qualche restauro lieve e piccoli rinforzi al recto della carta più volte ripiegata. Antico timbretto degli anni 20′ del XX° secolo, antecedente alle dominazioni naziste e russe, di biblioteca pubblica estinta durante gli anni di dominazione totalitaria. Seconda edizione ma aumentata rispetto alla prima del 1911 di una delle più celebri opere del noto filosofo ed occultista, russo Pëtr Demianovič Uspenskij trascritto anche Uspensky e Ouspensky ( Mosca, 5 marzo 1878 – Lyne Place, 2 ottobre 1947). “Il suo pensiero combina la personale vocazione mistica alla riflessione analitica e psicologica. Nel periodo moscovita scrisse per numerosi giornali; fu particolarmente interessato all’idea della quarta dimensione (il tempo). Ebbe rapporti con il mistico greco armeno Georges IMG_6380_clipped_rev_1Ivanovič Gurdjieff”. Il pensiero di Ouspensky è assai complesso ma partendo da posizioni vicine alla corrente mistica europea, analizza le forze incontrollabili che guidano il destino di ogni uomo, cercando metodologie per individuare tali forze, controllarle e guidarle per renderle quando non dannose, addirittura, utili. Le sue posizioni sono in parte figlie di Buddha o Socrate e Platone, arrivando a descrivere l’uomo comune come “dormiente”. “Il suo primo libro La quarta dimensione fu pubblicato nel 1909, il suo secondo Tertium Organum nel 1912 e Un nuovo modello dell’universo nel 1931. Quest’ultimo lavoro introduce l’idea dell’esoterismo e l’idea dell’esistenza di luoghi nel mondo dove antiche conoscenze esoteriche sono non solo preservate, ma anche tramandate a gruppi di iniziati. Uspenskij scrisse anche il racconto La strana vita di Ivan Osokin, in cui esplorò il concetto dell’eterna ricorrenza. Viaggiò attraverso l’Europa e l’Oriente alla ricerca dei luoghi dove si trovava la conoscenza esoterica a cui ambiva.”.IMG_6382_clipped_rev_1

330 euro

26) VEDUTE LAGO DI COMO GAUCHE STAMPE BELLAGIO VARENNA RARITA’

  IMG_6924_clipped_rev_1Citterio Francesco (?),

Veduta del Lago di Como,

Milano, Genevresi e Vallenzasca C.a. Rastrelli 4906, S. data (ma 1845 circa).

67×39 il foglio, 78×49 la cornice. Cornice originale realizzata dalla conosciuta ditta “Fabbrica di IMG_6423_clipped_rev_1Benedetto Bouvier, Milano, Borgo di P. Orientale 5491”. Vetro originale con alcune patine facilmente visibili, mentre la stampa è in perfetto stato di conservazione. Finissima coloritura a gauche, assai più fine delle altre conosciute vedute del Lago di Como realizzate da Citterio, tanto da far dubitare che sia opera dello stesso. Questa veduta riprende la classica veduta del Citterio da sopra Bellagio ma in posizione più bassa, rispetto al solito. Sul lato opposto del lago, ben visibili Villa Carlotta e Villa Balbianello. Sulla costa orientale Varenna. Ottimo stato di conservazione, rarissima ed ancor più rara a reperirsi completa della della cornice e del vetro originale.

1,600 euro

27) POPE POESIA FILOSOFIA CLASSICI LATINI GRECI

IMG_6328_clipped_rev_1  IMG_6329_clipped_rev_1Pope Alexander,

The Works of Alexander Pope Volume The First-Sixth (6 tomi completo)

Edinbourgh (London), Printed for Alxander Donaldson, 1776

In 8°; 6 tomi: IV, 294 pp. e 3 c. di tav. fuori testo (compresa antiporta), VI, 342 pp. e 5 c. di tav. IV, 288 pp. e 3 c. di tav., VII, (3), 277, (1) pp., XII, 282 pp., XIV, 338 pp. Eleganti legature coeve omogenee in piena pelle con dorsi a 5 nervi. Doppi filetti, titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Cornice in doppio filetto in oro ai piatti. Tagli leggermente spruzzati. Esemplare dalla carta leggermente ed uniformemente brunita a causa della qualità della stessa. Nel complesso opera in buone-ottime condizioni di conservazione. All’interno sono contenuti: his Juvenile Poems, Translations and Imitations, Satires, Essay on man, Moral Essays, Miscellaneous Pieces in Verse, Dunciad, Miscellanies in prose and part of his letetters,IMG_6330_clipped_rev_1 Letters to and from Mr. Pope, The last of his letters and Will. Bell’edizione delle opere del grande poeta inglese, Alexander Pope (Londra, 21 maggio 1688 – Twickenham, 30 maggio 1744) celebre per l’utilizzo del distico eroico in numerose sue composizioni. Nato in una famiglia di ideali cattolici, in un periodo nel quale la professione di tale legge era vietata in Inghilterra, fu formato attraverso i grandi classici greci e latini ed inglesi come Geoffrey Chaucer, William Shakespeare e John Dryden. Massone, fu membro della loggia londinese n. 16 (fondata nel 1729 e sciolta nel 1745) che si riuniva nella taverna Goat-at-the Foot-of-the-Haymarket. “Pope guarda con ottimismo l’intera umanità, ma detesta singoli individui ed è intollerante alle imperfezioni umane, al contrario di Jonathan Swift che detesta l’intera umanità e ama i singoli individui. Egli scrive in modo elegante, con neoclassica chiarezza. Utilizza uno schema metrico rigoroso che adatta ad ogni tipo di testo. È cantore di sentimenti universali in cui tutti possono riconoscersi e sostenitore del ruolo educativo della poesia. Alla grandezza dei versi classici da lui utilizzati si opponeva la piccolezza dei valori che animavano i salotti settecenteschi”. Bell’edizione in elegante legatura.

100 euro

28) FILOSOFIA DEL DIRITTO STORIA DEL DIRITTO LEGGI RABBINICHE EBRAISMO EBREI DIRITTO NATURALE

 IMG_6388_clipped_rev_1IMG_6389_clipped_rev_1IMG_6387_clipped_rev_1IMG_6384_clipped_rev_1Selden Jhon,

De Jure Naturali et Gentium, juxta disciplinam Ebraeorum, libri septem.

Wittembergae, apud Godofredum Zimmermannum, 1712

In 4°; (40), 892, (28) pp. e 8 c. di tav. fuori testo compresa antiporta, alcune delle quali più volte ripiegate. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Esemplare leggermente ed uniformemente brunito in modo mai fastidioso od intenso, a causa della qualità della carta. Tagli leggermente spruzzati. Un piccolo alone nel margine alto bianco in cerca metà del volume, non fastidioso. Esemplare, in complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Numerosi grafici ed immagini nel testo. Testo in latino ma con numerosi termini in lingua ebraica, arabo e latino.IMG_6383_clipped_rev_1 Reimpressione dell’edizione originale del 1640, di questa celeberrima opera del grande giurista e statista britannico, John Selden (Salvington, 16 dicembre 1584 – Londra, 30 novembre 1654) che fu anche abile uomo politico, erudito e studioso di antiche leggi inglesi, della carta costituzionale e della legge ebraica, oltre ad avere, anche, interessi antiquari e archeologici. A lui si deve la conservazione del codice azteco Mendoza. L’opera qui presentata è una delle più dotte analisi sull’antico diritto ebraico, ricchissima anche di notazioni storiche, topografiche, religiose e linguistiche. Secondo Selden le basi del moderno diritto internazionale e del diritto naturale derivano, in gran parte, dalle leggi rabbinche. Intento dell’autore “was to trace opinions of the Jews on the law of nature and nations, or of moral obligation as distinct from the Mosaic law; the former being a law to which they held all mankind to be bound. This theme had been of course untouched by the GIMG_6385_clipped_rev_1reek and Roman philosophers, nor was much to be found upon it in modern writers. His purpose is therefore rather historical than argumentative; but he seems so generally to adopt the Jewish theory of natural law, that we may consider him the disciple of the Rabbis as much as their historian.” (Hallam, Literature of Europe, III, p. 334). L’opera fu letta e ammirata da Milton, che salutò Selden come “the chief of learned men reputed in this land” e scrisse che questo “volume of naturall [sic] & national laws proves, not only by great authorities brought together, but by exquisite reasons and theorems almost mathematically demonstrative, that all opinions, yea errors, known, read, and collated, are of main service & assistance toward the speedy attainment of what is truest.”. Hoefer, XLIII, 721 (per la prima edizione). Rif. Bibl.: STC, S – 1862 – 1863. Fürst, III, 309 (edizioni antecedenti). Hallam, cit. George William Johnson, Memoirs of John Selden And Notices of the Political Contest During His Time, p. 264.

300 euro

30) LETTERATURA ITALIANA PRIME EDIZIONI AUTOGRAFE EDIZIONI LIMITATE IMG_6338_clipped_rev_1 IMG_6339_clipped_rev_1

Ungaretti Giuseppe,

Vita d’un uomo III, Poesie disperse,

Verona, Mondadori, 1945

In 8°; (4), 249, (15) pp. Sovraccoperta editoriale con titolo e autore impressi in nero ed amaranto al piatto anteriore e al dorsi e particolare a colori dipinto del Bronzino. Conservata anche il raro foglio volante pubblicitario. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Firma di appartenenza al frontespizio datata agosto 1948. Firma autografa di Ungheretti come negli altri esemplari numerati, alla carta con il numero dell’esemplare. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione inIMG_6340_clipped_rev_1 uno dei 499 esemplari numerati. “Di questo volume sono state stampate nelle officine grafiche veronesi di Arnoldo Mondadori N. 499 copie su carta uso mano delle cartiere Miliani di Fabriano numerate da 1 a 499 e firmate dall’autore nel mese di ottobre dell’anno 1945. Esemplare numero 257”. Comprende quattordici poesie tratte da “Allegoria di Naufragi”, una da “Il Porto Sepolto”, cinque da “Lacerba”, due da “La Diana” del 1916 e una da “Commerce” del 1927. Come dice il Gambetti-Vezzosi “Apparato critico delle varianti delle poesie edite nelle edizioni Mondadori e introduzione di Giuseppe de Robertis.”. Raro a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione e completo del foglietto pubblicitario. Rif. Bibl.: Gambetti-Vezzosi, Rarità Bibliografiche del Novecento Italiano, Repertorio delle edizioni originali, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2007, pagg. 936-937.

250 euro

31) ASTROLOGIA VATICINI PROFEZIE OROSCOPO PREVISIONI ASTROLOGICHE

     IMG_6323_clipped_rev_1IMG_6324_clipped_rev_1IMG_6326_clipped_rev_1IMG_6327_clipped_rev_1Raccolta di scritti e profezie a tema astrologico e magico,

S. luogo (ma Bologna e Firenze), senza data ma scritte tra la prima metà del 1600 fino alla fine dello stesso secolo.

Fogli di vario formato; 62 pp. e 2 carte a stampa con pentacoli. Le carte si presentano scritte a volte su tutte le facciate ed altre su una facciata. La scrittura è sempre chiara e distinguibile. Sono presenti vaticini e predizioni astrologiche. Rara raccolta di vaticini IMG_6322_clipped_rev_1astrologici e di alcune formule magiche come ad esempio il foglio volante “De modo fermentandi magico”. All’interno sono presenti anche due fogli a stampa con pentacoli astrologici vuoti ma prestampati e sono presenti quattro schemi astrologici manoscritti seicenteschi. Insieme da studiare. Le lettere sono anonime ma viene citato il Sig.r Cardinale Chigi per il quale, almeno, qualche vaticino è dedicato, apparentemente, su richiesta dello stesso o di qualcuno a lui vicini. In una lettera, infatti, si parla di una fistola del Cardinale Chigi e di come la stessa evolverà. Nelle carte vengono anche citati i nomi di due astrologi quali Haly, Abram Avenzaar (probabilmente Rabbi Avraham Ben Meir Ibn Ezra). All’interno è conservata una lettera di cambio a nome di un certo Giacomo Mariotti dove viene citato anche il dottor Silvestro Bonfiglioli. Insieme curioso e da studiare.IMG_6325_clipped_rev_1

32) GEOGRAFIA STORICA CALIFORNIA AMERICA POLONIA DANZICA POLSKA ATLANTI

IMG_5597_clipped_rev_1 IMG_5599_clipped_rev_1

IMG_5596_clipped_rev_1Cluverius Philippus (anche Philipp Clüver o Klüver),

Introductio in universam geographiam veterem quam novam. studio & opera Johannis Bunonis. Editio quarta prioribus locupletior & correctior.

Guelpherbyti, impensis heredum Conradi Bunonis, Brunsuigae, typis Johannis Henrici Dunckeri, 1678

In 4° (22×17 cm); (24 compresa antiporta incisa), 504, (100) pp. e 45 c. di tav. fuori testo (delle quali 3 tavole fuori testo e 42 c. di tav. geografiche più volte ripiegate). Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Titolo impresso in oro entro cornice dorata al dorso. Qualche fioritura sparsa dovuta alla qualità della carta utilizzata per questa edizione e tipica di tutti gli esemplari ma nel nostro esemplare molto meno marcate del solito, sempre leggeri e senza pagine brunite. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Quarta edizione, completa della celebre mappa dell’America che presenta la California ancora come un’isola, della più importante opera geografica del seicento, considerata la prima vera opera di geografia moderna. Questa quarta edizione, rispetto alla precedente del 1667, presenta due carte in più. L’opera presentata rappresenta il capolavoro del celeberrimo storico e geografo tedesco, Filippo Cluverio (nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver, Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622) IMG_5595_clipped_rev_1considerato il fondatore della geografia storica moderna. Nato a Danzica nel 1580, allora provincia della Polonia, viaggiò fin da piccolo attraverso la Germania e la Polonia, imparando anche la lingua polacca e risiedendo per un certo periodo presso la corte di Sigismondo III Vasa re di Polonia. In questi anni il padre lo introduce agli studi scientifici. Iniziati gli studi giuridici a Leida. Pur seguendo gli studi giuridici, ben presto si appassionò alla geografia e alla storia imparata attraverso l’insegnamento di Giuseppe Giusto Scaligero, comprendendo come le due discipline fossero profondamente legate. Nei primi anni a Leida gli studi di Philipp furono sostenuti dal padre che era Münzmeister di Danzica ma una volta che il figlio decise di seguire le proprie passioni per la geografia e la storia, il padre gli tagliò i fondi. Lasciata Leida, il giovane Cluver viaggiò attraverso l’Ungheria fino alla Boemia dove si arruolò nell’esercito e dove rimase per diversi anni prestando il servizio militare. E’ di questi anni una sua traduzione della difesa del barone Popel Lobkowitz incarcerato in seguito al conflitto religioso fra protestanti e cattolici. Questo scritto gli creò problemi una volta rientrato a Leida quando le autorità imperiali gli comminarono alcune sanzioni che però riuscì ad evitare grazie all’intervento di alcuni suoi influenti amici nell’Università di Leida che riuscirono anche, nel 1616 a fargli riconoscere una pensione regolare dalla stessa Università che gli assegnò anche diversi compiti presso la sua biblioteca, sfruttando le conoscenze antiquarie di Cluver. La sua opera è considerata di basilare importanza per gli studi storici e geografici in quanto essa rappresenta il primo studio generale della geografia dell’antichità fino ai suoi giorni, basato non solo su fonti letterarie classiche, ma e questo è stato il suo contributo principale, integrato da ampi viaggi e ispezioni locali per cercare conferma nelle fonti antiche, non più prese come autorità assolute. La sua prima opera, uscita nel 1611, fu un dotto studio riguardanti le parti inferiori del Reno e dei suoi abitanti tribali in epoca romana dal titolo “Commentarius de tribes Rheni alveis, et ostiis; item. De Quinque populis quondam accolis; scilicet de Toxandris, Batavis, Caninefatibus, Frisiis, ac Marsacis”. A lui si devono anche altre opere storico-geografiche come “Germaniae antiquae libri tres di Clüver” (Leida, 1616) che riprende studi di Tacito e da altri autori latini, un volume sulle antichità della Sicilia, con note sulla Sardegna e la Corsica dal titolo “Sicilia Antiqua cum minoribus insulis”, pubblicato a Leida da Louis IMG_5598_clipped_rev_1Elsevier nel 1619. La sua “Introductio in universam geographiam”in sei parte, venne pubblicata per la prima volta, solo postuma nel 1624 ed è considerata la prima opera geografica moderna completa, divenendo uno dei manuale geografici standard per tutto il seicento ed il settecento. Clüver fu anche prolifico scrittore di argomenti matematici e teologici. È ricordato da collezionisti e storici della cartografia, anche per la sua edizione della “Geographia” di Tolomeo (basata sull’edizione di Mercatore del 1578) e per atlanti in miniatura ristampati per gran parte del XVII secolo. Molte delle sue mappe furono incise per lui da Petrus Bertius. Quarta edizione, non comune e ancor meno meno comune, completa ed in queste buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\038333.

2.600 euro

33) CHIESA ANGLICANA MISSIONARI LUCCA NAPOLI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE PRIME EDIZIONI

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Manning Robert, Niceron Jean-Pierre,

La conversione dell’Inghilterra al cristianesimo. Paragonata colla sua pretesa riformazione. Opera tradotta dall’Inglese in Francese e dal Francese in Italiano da Giuseppe Maria Secondo Patrizio Lucerino.

In Napoli, Presso Giovanni di Simone, 1742

In 8° (17,5×11,4 cm); (8), 412, (4) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo manoscritto da mano coeva, in bella scrittura, al dorso. Qualche leggerissima fioritura, ininfluente, dovuta alla qualità della carta utilizzata e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana, una seconda uscì nel 1748 ed è meno rara, seppur sempre poco comune, tradotta dall’edizione francese ad opera del celebre erudito e scrittore francese, Jean-Pierre Niceron (Parigi, 11 marzo 1685 – Parigi, 8 luglio 1738), di quest’opera del noto sacerdote cattolico IMG_5391_clipped_rev_1romano inglese Robert Manning (1655-1731) che fu inviato alla missione in Inghilterra nel 1692 per partecipare alla “battaglia di fede” tra la religione cattolica e quella anglicana che infiammò per secoli il territorio inglese. L’opera è un dotto trattato, con un’ampia ricostruzione storica della nascita e sviluppo della chiesa anglicana con un’approfondita analisi della sua struttura gerarchica ed il suo rapporto, nella prima metà del settecento con la Chiesa romana. Scrive Michael Mullett nella sua opera, English Catholicism 1680-1830, Volume 1, English Catholic Writings on Religious Controversies 1685-1736, pp. 289-90 “Stylish, learned, and dialectically convincing, Manning produced a string of polemical works that rank him as one of the leading figures in that silver age of English Catholic controversial writing.”. “England’s conversion and reformation compared” fu stampata ad Antwerp nel 1725. La versione francese, “La Conversion de l’Angleterre au christianisme composée avec sa prétendue réformation” fu stampata a Parigi nel 1729 per i tipi del Briasson. Sconosciuto il nome del traduttore italiano, forse, come indicato al frontespizio, un religioso lucchese dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, fondato da Giovanni Leonardi (Diecimo, 1543 – 1609). Opera molto rara ed in buone-ottime, condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BA1E\000412.

240 euro

34) ILLUMINISMO FILOSOFIA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE MOLISE CAMPOBASSO RIPALIMOSANI NEONATURALISMO UTILITARISMO PRIME EDIZIONI MASSONERIA MASSONI ANTISCHIAVISMO ANTROPOLOGIA

IMG_5418_clipped_rev_1Longano Francesco,

Dell’uomo naturale trattato dell’abate Francesco Longano,

In Napoli, Presso Giuseppe Raimondi, 1767

In 8° grande (20,5×13,5 cm); (32), 259 (i. e. 257), (3) pp. Saltate dalla numerazione le pagine 65 e 66 come in tutti gli esemplari, completo. Brossura coeva azzurra con difetti e piccole mancanze. Fregio xilografico al frontespizio. Qualche iniziale xilografica. Piccole macchioline di foxing e bruniture in quattro carte dovute alla qualità della carta e nel complesso esemplare, all’interno, in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima assai rara edizione, della prima opera vera e propria (nel 1764 uscirono delle sue lezioni “Piano di un corpo di filosofia morale”) delIMG_5417_clipped_rev_1 celebre filosofo, economista e saggista molisano, Francesco Longano (Ripalimosani, 5 febbraio 1728 – Santopadre, 28 aprile 1796), massone e fra i principali esponenti dell’illuminismo italiano. Allievo del celebre abate Antonio Genovesi dal quale apprese l’apertura verso le nuove idee filosofiche che venivano dalla Francia. Sostenitore di una visione dell’uomo nella sua interezza di anima e corpo, ebbe fortissimi scontri con gli ambienti più reazionari del clero italiano che dopo l’uscita del lavoro qui presentato, lo attaccò duramente e lo accusò di eresia. L’opera seguiva le teorie dell’utilitarismo filosofico e le idee del suo maestro Genovesi, di Rousseau e degli utopisti francesi rielaborandole e portandole alla IMG_5419_clipped_rev_1luce della particolare visione filosofica del suo autore. “In questo scritto, destinato ad attirargli ben presto accuse di irreligiosità, il L. riprendeva una parte dell’insegnamento genovesiano, portando a esiti più radicali alcune riflessioni del maestro, soprattutto nella polemica anticlericale, accentuata nella seconda edizione con l’attacco contro gli ordini regolari. Il saggio, considerato tra i più significativi per la diffusione della nuova religione della natura che andava circolando anche nella cultura italiana, proponeva quale primo obiettivo quello di condurre l’uomo a una nuova saggezza, grazie alla riconciliazione con se stesso, la natura e Dio. Il L. si poggiava su una rilettura di Vico, Spinoza e Montesquieu. Per il L. la libertà naturale nasceva dalla critica alle disuguaglianze dovute alla differente distribuzione delle ricchezze, aIMG_5420_clipped_rev_1l lusso smodato, alla crudezza della società, denunciati già negli scritti di Rousseau, da lui indicato come “martire dell’umanità”. Al centro della sua polemica si trovavano dunque i poteri e le istituzioni della società meridionale che più rappresentavano questo mondo di disuguaglianze, per lui rappresentato dai ricchi e dai baroni, dai frati e dalla Chiesa.” dalla Treccani. In seguito (non è facile stabilirle la data non essendo mai esposta), l’opera, venne di nuovo pubblicata inserita in una nuova opera, il “Prospetto dello studio dell’uomo, contenuto nella parti, e trattati seguenti. Parte 1. specolativa. Dell’uomo Naturale, Cittadino, Religioso. Parte 2. pratica. Dell’uomo Economico, Politico, Cristiano” dove la seconda parte è esattamente la riedizione dell’edizione qui presentata, senza il frontespizio e poi riedita, nuovamente, nel 1778 con falso luogo di stampa Cosmopoli e poi nel 1783. Questa prima edizione è assai rara e di estrema importanza nella storia dell’illuminismo italiano. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMSE\006899.

1.400 euro

35) PALESTINA TEMPIO GERUSALEMME GUERRE GIUDAICHE PRIME EDIZIONI LINGUA EBRAICA EBREI ROMA ARCO DI TITO ARCHEOLOGIA

IMG_5448_clipped_rev_1 (1)  IMG_5447_clipped_rev_1 IMG_5445_clipped_rev_1

Relandus Hadrian, Adriaan Reland,

De Spoliis Templi Hierosolymitani in Arcu Titiano Romae Conspicuis Liber Singularis. Arcum ipsum & spolia templi in eo sculpta tabulae in aes incisae exhibent.

Trajecti ad Rhenum, Ex libraria Guilielmi Broedelet, 1716

In 8° (15,5×9,5 cm); (2 b.), (4), 138, (26), (2 b.) pp. e 7 c. di tav. delle quali 4 più volte ripiegate. Presenti anche due incisioni nel testo. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Tagli spruzzati. Un piccolo tunnel di tarlo al margine alto bianco delle prime 24 carte che in una decina di carte sfiora il titolo alto della pagina e tocca due tavole. Per il resto nel complesso in buone condizioni di conservazione. Testo i latino ed ebraico. Prima edizione di questa celebre opera dedicata alla storia della distruzione del tempio di Gerusalemme narrata sull’Arco di Tito a Roma, scritto del famoso orientalista, cartografo e filologo olandese, Adriaan Reland (noto anche come Adriaen Reeland / Reelant, IMG_5446_clipped_rev_1Hadrianus Relandus) (17 luglio 1676, De Rijp, Olanda Settentrionale – 5 febbraio 1718, Utrecht) al quale viene riconosciuto di aver dato uno dei primi e più importanti contributi alla geografia storica della Palestina antica. Studente precoce già a 11 anni iniziò lo studio del latino. Nel 1693 si iscrisse all’Università di Utrecht studiando teologia e filosofia. Inizialmente interessato al siriaco e all’ebraico, approfondì in seguito, anche lo studio della lingua araba. Nel 1699 ottenne il dottorato e nello stesso anno ottenne la cattedra di fisica e metafisica all’Università di Harderwijk. A quest’epoca era in grado di esprimersi fluidamente in arabo, ebraico e diverse altre lingue semitiche. Nel 1701, all’età di 25 anni, fu nominato professore di lingue orientali all’Università di Utrecht. A partire dal 1713, insegnò anche antichità ebraiche e le sue lezioni ebbero tale successo che venne istituita, appositamente per lui, una cattedra di Antichità ebraiche. Reland è diventato famoso per i suoi studi riguardanti la linguistica islamica. Oggi il suo lavoro è considerato come uno dei primi esempi di linguistica comparata. Studioso di persiano, fu interessato alle relazioni dei miti orientali con l’Antico Testamento. A lui si deve la scoperta del collegamento tra la lingua malese ed i dizionari del Pacifico occidentale IMG_5451_clipped_rev_1elaborati da Willem Schouten e Jacob Le Maire. La sua opera “De religione Mohammedica libri duo” edita nel 1705, è considerata la prima indagine obiettiva sulle credenze e le pratiche islamiche. Appassionato lettore della Bibbia si interessò attivamente all’identificazione della posizione geografica dei luoghi in essa descritti che lo portò, di conseguenza, anche ad interessarsi di archeologia e geografia palestinese. A lui si devono due testi chiave sull’argomento come il “Antiquitates Sacrae veterum Hebraeorum” (1708) ed il “Palaestina ex monumentis veteribus illustrata” (1714). Lo studio qui presentato è un dotto trattato sulla storia narrata sull’Arco di Tito dove oltre alla distruzione del tempio, viene narrata la consistenza dell’enorme tesoro che in esso era contenuto e che venne portato a Roma durante il “Trionfo” dell’imperatore Tito nel 71 A. c. dopo la fine delle Guerre Giudaiche. Prima edizione, in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Brunet IV: 1204.IMG_5449_clipped_rev_1

250 euro

36) FILOSOFIA TEODICEA LEIBNIZ BIOGRAFIE MORALE ETICA

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Gottfried Wilhelm von Leibniz,

Essais de Théodicée sur la Bonté de Dieu, la Liberté de l’Homme et l’origine du mal.

Amsterdam, Chez Francois Changuion, 1747

In 8° (17×10 cm); 2 tomi: (8), 332, 166, (2 b.) pp. (un piccolo tunnel di tarlo al margine bianco alto delle ultime 20 carte, non significativo), (2), 410, (16), (2 b.) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata (la tavola è legata ad una delle carte bianche del volume). Frontespizio stampato in rosso e nero. Piccola vignetta finemente incisa ai frontespizi. Antica firma d’appartenenza privata all’ultima carta del secondo volume che identifica l’esemplare come appartenuto al nobile Giuseppe Scarli, sindaco di Modugno in Puglia a più riprese tra il 1762 ed il 1781. Legature coeve ed omogenee in piena pergamena rigida con titolo ed autore impressi in oro al piatto anteriore. Quinta edizione francese ma la più ricercata per la presenza della vita dell’autore e la bibliografia delle sue opere, di una delle opere più importanti del grande filosofo, scienziato, matematico, logico, teologo, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine soroba, (latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716). Questa edizione è importante perché il primo volume è completamente dedicato alla vita di Leibniz scritta da Jaucour e la bibliografia dei suoi scritti. In più questa edizione compare anche una lunga introduzione dell’autore dedicata alla suaIMG_5402_clipped_rev_1 Teodicea. Leibnitz pubblicò la sua prima opera all’età di 20 anni, il “De arte combinatoria” opera che lo rese celebre fra i suoi contemporanei e gli permise, ancora giovane, di conoscere gli studiosi ed i pensatori più celebri del suo tempo come Pascal, Huygens e Spinoza. A lui si deve, in contemporanea a Isaac Newton (cosa che fece nascere una disputa sulla paternità fra i due), la scoperta delle principali regole del calcolo infinitesimale ed è considerato, un antesignano delle macchine calcolatrici per alcune sue teorizzazioni e progetti meccanici. Nelle sue varie opere come “Nuovi saggi sulla comprensione umana” (1704), “Saggi teodiciani sulla bontà di Dio” (1710), ” Monadologie “(1714), sviluppa il suo innovativo sistema matematico-filosofico e mostra che Dio, essendo infinito, è il creatore del mondo. Per Leibniz l’universo è formato da un numero infinito di monadi tra cui Dio ha prestabilito un’armonia. Il mondo si offre all’uomo attraverso un’infinità di possibili punti di vista che Leibniz cerca di articolare con l’aiuto di un sistema matematico nel quale le verità sono espresse da regole logiche definite. Partendo dai sistemi filosofici di Giordano Bruno, Baruch Spinoza e Friedrich Wilhelm Schelling, Leibniz sviluppò il suo concetto filosofico panteistico. Fu però nella “Teodicea”, il lavoro qui presentato che l’autore coniò il termine teodicea per designare la giustificazione della bontà di Dio contro gli argomenti tratti dal esistenza del male nel nostro mondo e successivamente, per confutare apertamente le dottrine atee o dualistiche che si basavano sull’argomentazione del male. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Good copy, complete. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\TO0E\016780.

280 euro

37) UNIVERSALISMO NEOPLATONISMO NEOPLATONICI FILOSOFIA NEOPLATONICA DIAVOLO DEMONIO TEOLOGIA SCRITTRICI FEMMINILI GINEVRA SVIZZERA

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(Huber Marie),

Le sisteme des anciens et des modernes, concilié par l exposition des Sentimens différens de quelques Théologiens, sur l état des ames separées des corps. En quatorze letters, Nouvelle edition augumentée par des Notes & quelques Pieces Nouvelles. Suite du livre des quatorze letters sur l’etat des ames separeés des corps. Servant de response au livre intitulé examen de l’origenisme Par Masieur le Professeur R …. Premiere Partie – Seconde Partie

A Londres, S. stampatore, 1757

In 8° (16×9 cm); due tomi in un volume: (8), 294, (2) pp. e 239, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Qualche traccia di polvere. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Seconda edizione (anche se Barbier cita l’esistenza di un’edizione del 1731 ma trattatasi probabilmente di un errore bibliografico), notevolmente correttaIMG_5406_clipped_rev_1 ed aumentata (praticamente raddoppiata) rispetto all’edizione del 1739, di questo interessante e curioso studio della scrittrice e filosofa ginevrina, Marie Huber (Geneve, 4 marzo 1695 – Lyon, 13 giugno 1753) che fu anche editrice e rarissimo per quell’epoca, scrisse anche di argomenti teologici. Sostenitrice dell’universalismo e considerata anche una neoplatonica, fu accusata da diversi personaggi dell’epoca di “deismo”. Le sue lettere, qui presentate, ebbero numerosi estimatori alla sua epoca come ad esempio il celebre poeta lirico scozzese, Robert Burns o ad esempio, Rousseau che ne cita alcuni passaggi nel libro IV dell’Emile. La Huber in questa serie di sue riflessioni analizza il rapporto fra Dio e l’eternità, le età delle anime e la figura del diavolo attraverso quello che scrissero diversi pensatori attraverso i secoli. La Huber arrivò a concludere che se Dio è onnipotente e perciò anche più potente del diavolo, quest’ultimo è condannato, prima o poi, a cessare d’esistere. A good copy. Rif. Bibl.: Barbier, IV, 618 cita l edizione del 1733 e afferma di non aver mai trovato la prima del 1731; Caillet.IMG_5408_clipped_rev_1

120 euro

38) DIRITTO PENALE DIRITTO ROMANO LEGGE CONRNELIAM DE SICARIIS RARITA’ NAPOLI GIURISTI NAPOLETANI

IMG_5477_clipped_rev_1Autori vari,

Iacobus Cuiacius vindicatus in interpretamento L. pen. C. ad L. Corneliam de Sicariis adversus quasdam conjecturas Iacobi Raevardi: Iacobi Gothofredi; & Gerardi Noodt. Tum contra nuperum ejusdem L. expositorem. Opuscolorum hujus libelli conspectum aversa pagina exhibet.

Neapoli, Ex typographia Simoniana, 1765

In 4° piccolo (21×13,5 cm); 136 pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Un leggerissimo alone al margine esterno bianco, qualche macchiolinaIMG_5476_clipped_rev_1 di foxing, il tutto dovuta dalla qualità della carta utilizzata. Prima ed unica rara edizione di questo importante studio di diritto romano che riporta diversi commenti, anche inediti, agli studi del grande giurista francese Jacques Cujas, italianizzato in Jacopo Cuiacio (Tolosa, 1522 – Bourges, 1590), inerente alla “Lex Corneliam de Sicariis” nota anche come “Lex Cornelia Sullæ de sicariis et veneficis” legge proposta nell’81 a.C. dal dittatore Silla per ridisciplinare la materia del crìmen homicidii, crimine variamente disciplinato in diritto romano (fino al II sec. a.C. veniva ancora chiamato parricìdium). L’opera racoglie scritti di Gerard Noodt, Jacob Gothofredi, Bernanrdo Tanusio ed il giurista napoletano Domenico Albanesi. Opera molto rara, stampata a Napoli dall’editore, De Simone. Molto raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\024353.IMG_5478_clipped_rev_1

200 euro

39) DIRITTO STORIA LOCALE NAPOLI REGNO DELLE DUE SICILIE DIRTTO CIVILE PENALE CRIMINALE STORIA DEL DIRITTO RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

IMG_5435_clipped_rev_1

IMG_5434_clipped_rev_1Valletta Nicola,

Delle leggi del Regno napoletano distribuite in tre parti dal dr Nicola Valletta Regio Professor di Leggi nella Università di Napoli, e Socio della Reale Accademia Parte Prima, Seconda, Terza.

In Napoli, nella stamperia di Michele Morelli, 1784-1786

In 8° (18×11 cm); tre tomi: (16), 296 pp., (6), 324 pp., (6), 336 pp. (la seconda parte dell’indice e la prima pagina sono rilegate, erroneamente a pagina 14). Legatura coeva in mezza-pelle con titolo, numero del volume e fregio in oro al dorso su fascette arancione e verde scuro. Qualche strofinatura ai piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima IMG_5436_clipped_rev_1rara edizione, di questo celebre scritto dal grande giurista e scrittore campano, Nicola Valletta, indicato a volte come Niccolò Valletta (Arienzo in provincia di Caserta, 1750 – Napoli, 21 novembre 1814). Giurista e storico del diritto fu autore di diverse opere sul diritto romano, canonico, feudale e del Regno di Napoli che ottennero un grande successo. Fu autore anche di epigrammi ispirati alla poesia anacreontica, oltre che poeta dialettale. A lui si deve anche un’apprezzata traduzione in vernacolo napoletano delle opere di Orazio. La sua opera più celebre resta però la “Cicalata sul Fascino, volgarmente Iettatura” dove delinea la figura, divenuta poi un classico, dello iettatore, facendo del suo autore una figura una delle figure centrali della vita culturale napoletana della seconda metà del settecento. L’opera qui proposta delinea un profilo storiografico sul diritto napoletano e spazia dal diritto civile, feudale e processuale fino ad arrivare ad una copiosa parte dedicata al diritto criminale. Prima edizione, completa ed assai rara. Rif. Bibl.: Edizioni giuridiche antiche in lingua italiana, II, 3, p. 1030; ICCU IT\ICCU\SBLE\010436.

40) FILOSOFIA DIRITTO LECCE PUGLIA GIURISTI MONTESQUIEU PRIME EDIZIONI

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Personé Ermenegildo,

Riflessioni sullo spirito delle leggi tradotte dal francese, accresciute e dal medesimo autore indirizzate ad un suo amico.

In Napoli, Per Vincenzo Flauto, 1765

In 8° grande (19×11,8 cm); (20), 7-359, (1 b.), XV, (1 b.) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso (piccola mancanza al margine basso del dorso). All’interno, qualche piccola fioritura e macchiolina di foxing dovute alla qualità della carta napoletana utilizzata per la stampa e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Fregio xilografico al frontespizio. Iniziale xilografica. Prima edizione diIMG_5396_clipped_rev_1 questo commento all’opera di Montesquieu del noto giurista pugliese, Ermenegildo Personè appartenente alla nobile famiglia Lecce dei Personè (proprietari di Palazzo Personè a Lecce). L’opera presenta una dedicatoria ad Angiolo Cavalcanti, luogotenente della R. Camera della Sommaria, datata Napoli 6 ott. 1766 (assente in alcuni esemplari), come ad esempio l’esemplare di riferimento dell’ICCU che appunto non presenta la dedicatoria. Personè, giurista molto apprezzato ed influente nel panorama culturale conservatore pugliese del settecento, fu un fiero oppositore delle idee illuministe. Pubblicò questo trattato per criticare fortemente le idee espresse da Montesquieu nello “Spirito delle Leggi” sostenendo che tali teorie sovversive possono essere fomentatrici di disordini. Prima edizione, nella versione più completa. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBLE\014176.

120 euro

41) STORIA VENEZIANA VENEZIA FRANCIA PAPATO AUSTRIA TIROLO RIVA DEL GARDA AMPEZZO ROVERETO SPAGNA CINQUECENTO DIPLOMAZIA

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Du Bos Jean Baptiste,

Storia della lega fatta in Cambrai fra’ Papa Giulio II Massimiliano I imperatore, Luigi XII re’ di Francia, Ferdinando V re’ d’Aragona, e tutti i principi d’Italia contra la Repubblica di Vinegia, tradotta dal linguaggio francese nell’italiano,

Anversa (i.e. Venezia), presso Guglielmo Moretti, 1718.

In 4° (24,8×18,5 cm); (16), 414, (22) pp. Legatura in cartoncino molle coevo. Esemplare ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Antica nota di possesso nobiliare privato al frontespizio “Ad usum … De Rossi”. Prima edizione italiana di questa celebre opera storica scritta dal del celebre storico e filosofo francese, Jean-Baptiste Dubos, o Du Bos (Beauvais, dicembre 1670 – Parigi, 23 marzo 1742) al quale si devono importantissimi contributi alla filosofia estetica che teorizzò nel sul trattato “Réflexions critiques sur la poésie et la peinture” pubblicato per la prima volta nel 1719 che divenne il testo base dell’estetica illuminista. La “Histoire de lIMG_5399_clipped_rev_1a Ligue de Cambray” (Parigi, 1709, 1728 e 1785, 2 voll.), è probabilmente il suo lavoro storico più conosciuto e fu molto lodato ed apprezzato negli ambienti illuministi per la sua chiarezza e attinenza storica tanto ad essere ampiamente lodata da Voltaire. Chi sia il traduttore italiano dell’opera ancora oggi non è dato sapere con certezza anche se le bibliografie identificano l’autore nella cerchia ristretta di tre nomi: Apostolo Zeno, G. Francesco Dulot, Gaudenzio Carminati. L’opera ripercorre gli avvenimenti legati alla Lega di Cambrai e la guerra che ne seguì. Formata il 10 dicembre del 1508 su idea del papa Giolio II con l’intento di contrastare il forte espansionismo della Repubblica di Venezia, ad essa aderirono Massimiliano I d’Asburgo (Imperatore del Sacro Romano Impero), Luigi XII di Francia (Re di Francia, Duca d’Orléans), Ferdinando II d’Aragona (re IMG_5401_clipped_rev_1di Napoli e re di Sicilia), papa Giulio II (sovrano dello Stato Ecclesiastico), Alfonso I d’Este (duca di Ferrara), Carlo II (duca di Savoia), Francesco II Gonzaga (marchese di Mantova) e Ladislao II (re d’Ungheria). Il conflitto che seguì alterne vicende, la battaglia di Agnadello sancì la definitiva sconfitta dei veneziani che persero, per sempre, metà dei loro possedimenti italiani quali Cremona, Ravenna, l’Ampezzo, Rovereto, Riva e Torbole che passarono all’Austria. Per comprendere l’importanza degli avvenimenti narrati, basta ricordare come il confine del Sud Tirolo, uscito dalla fine del conflitto, rimase in vigore fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Prima edizione italiana in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cicogna, I, 797; Parenti, Dizionario dei luoghi di stampa falsi, p. 27; Melzi, II, 49-50.

180 euro

42) DIETETICA CULINARIA GASTRONOMIA BOLOGNA GASTRONOMY DIETETICS

IMG_5393_clipped_rev_1Pisanelli Baldassare,

Trattato della natura de’ cibi et del bere, del sig. Baldassare Pisanelli Medico Bolognese. Nel quale non solo tutte le virtù, & i uitij di quelle minutamente si palesano; ma anco i rimedij per correggere i loro difetti copiosamente s’insegnano: tanto nell’apparecchiarli per l’uso; quanto nell’ordinare il modo di riceverli. Distinto in un vago, e bellissimo partimento tutto ripieno della dottrina de’ più celebrati Medici & Filosofi; con molte belle Histoire Naturali.

In Venetia, Appresso Gio. Alberti, 1586

In 4° (20,5×15 cm); (4), 152 pp. Legatura coeva di recupero (rimontata tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento) in piena pergamena molle con titolo e autore impresso in oro su fascetta in pelle rossa al dorso. Un leggerissimo ed assolutamente ininfluente alone, praticamente invisibile, al margine basso delle ultime 5 carte e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Esemplare particolare perché presenta un preciso indice delle ricette gastronomiche contenuti nell’opera chiosato a mano, in una bella grafia, tra la fine del settecento ed i primissimi dell’ottocento al recto del piatto posteriore. In bella grafia settecentesca sopra all’indice è presente la scritta “Vorrei essere questo libro”. Antica firma di appartenenza privata al IMG_5392_clipped_rev_1frontespizio solo in parte comprensibile “… Lorini”. Tesatine, finalini e grandi iniziali xilografici. Testo inquadrato entro cornice in filetto. Grande stemma araldico al frontespizio di Guglielmo Gonzaga al quale l’opera è dedicata. Bell’edizione in quarto stampata a Venezia dall’Alberti, ultima edizione ad esser stampata con l’autore ancora in vita, di questo celeberrimo trattato del grande medico bolognese, Baldassarre Pisanelli. L’autore studiò medicina a Bologna, dove si laureò con Ulisse Aldrovandi. Nel 1559, è venne nominato ala cattedra di medicina teorica e insegnò fino al 1562, quando iniziò un lungo viaggio che lo portò in Tunisia per studiare la peste. Tornato a Roma, entrò a far parte dei medici dell’ospedale del Santo Spirito di Saxia che all’epoca era l’ospedale superiore della città. Questa edizione, come la prima, si presenta in quarto mentre le edizioni che vennero stampate susseguentemente sono in 8°. Questo trattato è il più celebre del Pisanelli e rappresenta uno dei IMG_5395_clipped_rev_1trattati più famosi di dietetica e gastronomia del cinquecento. L’opera descrive decine di cibi con le loro caratteristiche, utilità e diverse consigli sul come cucinarli. Appena uscito nel 1583 ebbe uno straordinario successo tanto che in quattro anni fu ristampato cinque volte. “Pisanelli practised medicine in Bologna in the 16th century and became celebrated through the erudition shown in this work. In it is described the natural history, the usages, the qualities of fruits, liqueurs, meats, game, fish, milk, cheese, etc., and under what conditions the foods and drinks should be used” (Bitting 327).Cfr.: Westbury p. 174, n. 5; Gastronomica, 1172 per edizione del 1587. Esemplare in più che buone condizioni di conservazione ed arricchito dell’indice manoscritto in epoca antica. A good copy.IMG_5394_clipped_rev_1

780 euro

43) DEVOZIONALIA OPERE RARE SICILIA AGRIGENTO CAMMARATA PASSIONE DI CRISTO MISTICISMO

IMG_5375_clipped_rev_1Josephus Camaratensis (Taverna Giuseppe),

Viaggio doloroso del calvario, e breve raccolta de’ patimenti di Christo, in tutto il corso della sua passione; cavata dal sacro evangelio, da’ s. padri, e da gravi autori. Opera non mne divota, che utile à leggerla à tutti fedeli Christiani. Data in luce dal P. F. Giuseppe Taverna da Camerata, Sacerdote Capuccino. Terza Impressione.

In Napoli, Per Michele Monaco, 1693

In 12° (15×8 cm); (36), 529, (3 b) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Qualche difetto e segno del tempo. Antica nota di possesso privata alla prima carta ed al margine bianco del frontespizio. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Terza non comune edizioneIMG_5374_clipped_rev_1 (esistono alcune varianti di questa edizione), dopo le due rarissime edizioni del 1667 e la seconda del 1692, di questa celeberrima opera di devozione scritta dal noto frate cappuccino siciliano, Josephus Camaratensis, al secolo Giusppe Taverna di nobile famiglia siciliana (Cammarata in provincia di Agrigento 1599 – 1677). Personaggio amatissimo alla sua epoca, morì in odore di santità. Autore prolifico a lui si devono diverse opere di devozione o dedicate ai fanciulli come “Symphonia sacrae lectionis, et libellus de recta, sacrarum dictionum prolatione”, “Vocabolario et ortografia volgare toscana, assai gioueuoli a’ secretari”, “Collana di cento, e diece rose, che alla gran signora Maria del padre figlia. del figlio madre, dello Spirito santo”, “Le prime letture de’ fanciulli”, “Pietoso, et abondante soccorso per l’anime tribolate”, “Acuti sproni, e pungentissime spine, che svegliano, e pungono i peccatori”, opere che ebbero enorme successo e vennero ristampate fino alla fine del XIX° secolo. L’opera qui presentata, resta però la sua opera principale. Opera non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PALE\002203.

190 euro

44) GIANSENISMO FILOSOFIA PORT-ROYAL LEGATURA TEOLOGIA MOVIMENTI ERETICALI

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Arnauld, Antoine,

De la frequente communion ou les sentimens des peres, des Papes et des Conciles, touchant l’usage des sacremens de penitence & d’eucharistie, sont fidellement exposez: pour servir d’adresse aux personnes qui pensent serieusement a se convertir a Dieu; & aux Pasteurs & confesseurs zelez pour le bien des ames. Par m. Antoine Arnauld …,

A Lyon, chez Claude Plaignard, rue merciere au grand Hercule, 1739

12° (19,5×12 cm); 33, (1), 848, (16) pp. Bella ed elegante legatura coeva in piena pelle spugnata con dorso a 5 nervi e titolo e ricchissimi fregi ai tasselli. Tagli rossi. Ottava edizione, in ottime condizioni di conservazione, di questa importante opera del celebre filosofo, teologo e matematico, Antoine Arnauld, soprannominato dai contemporanei il Grande Arnauld, per distinguerlo da suo padre (Parigi, 5 febbraiIMG_5425_clipped_rev_1o 1612 – Bruxelles, 8 agosto 1694) che fu tra i principali esponenti del giansenismo e avversario dei gesuiti oltre che membro influente del movimento di Port-Royal. L’opera qui presentiamo fu la principale fonte di ispirazione e divulgazione del movimento giansenista. “Il giansenismo fu un movimento religioso, filosofico e politico che proponeva un’interpretazione del cattolicesimo sulla base della teologia elaborata nel XVII secolo da Giansenio. L’impianto di base del giansenismo si fonda sull’idea che l’essere umano nasca essenzialmente corrotto e, quindi, inevitabilmente destinato a commettere il male. Senza la grazia IMG_5426_clipped_rev_1divina l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla volontà di Dio; ciononostante alcuni esseri umani sono predestinati alla salvezza (mentre altri non lo sono)”. Nella sua opera sulle troppe frequenti comunioni, l’autore arriva a criticare aspramente, l’eccesso del numero di comunioni effettuate che secondo l’autore, nella chiesa degli albori, non erano un metodo per accrescere la virtù ma bensì un premio che si riceveva per aver compiuto un’azione virtuosa. L’opera che ebbe subito grande successo e diffusione, gli valse numerosissimi, nemici tanto che si narra che per più di 20 anni, non si fece più vedere per le strade di Parigi, per paura di ritorsioni. Per le sue idee, definite ereticali, venne anche espulso dalla Sorbonne e questi avvenimenti, diedero lo spunto per una delle opere più celebri del suo grande amico, Pascal le “Lettere provinciali”. Opera in ottime condizioni di conservazione ed in bella legatura. Questa edizione del 1704 è fra le meno comuni. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CAGE\001317.

100 euro

45) NAPOLI DIRITTO PENALE CRIMINALE REGNO DI NAPOLI GIURISTI PRIME EDIZIONI

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Grimaldi Gregorio,

Istoria delle Leggi e Magistrati del Regno di Napoli. Tomo I – II – III. In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto a’ Romani, Goti, Greci, Longobardi, e Normanni. oltre de’ Riti della G.C. della Vicaria compilata per Ordine della Regina Giovanna II, si contiene la Polizia delle Leggi, e de’ Magistrati di questo Regno sotto al Dominio de’ Re Alfonso I e Ferdinando I. [In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto al dominio degl’Imperadori Errico V, Federigo II, Corrado, e del Re Manfredi della Casa di Svevia, e di Carlo I, e Carlo II, d’Angiò.] [In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto al dominio de’ Re Roberto, Giovanna I, Carlo III di Durazzo, Ladislao, e Giovanna II]

In Lucca (i.e. Napoli), S. stampatore, 1731-1733. In Napoli, Nella stamperia di Angelo Vocola e Fontana Medina, 1736 per il terzo volume.

In 4° (26,5×20,5 cm); tre tomi: (8), VIII, 427, (1), (2 b.) pp., (10), 484, (2), (2 b.) pp., (10), 512, (2), (2 b.) pp. Primi tre tomi di opera in quattro tomi, l’ultimo tomo uscì però, quasi trent’anni dopo l’uscita del terzo volume, nel 1759. Una nuova serie di volumi curata da Ginesio Grimaldi, fratello Gregorio, andò ad integrare l’opera negli anni seguenti arrivando a creare un’opera in dodici volumi. Tutti i volumi dell’opera sono rari a reperirsi. Ogni volume è una monografia a se stante che analizza un determinato periodo storico. Legature coeve in cartoncino d’attesa, qualche difetto ai dorsi (in parte lacunoso quello del primo volume ma volume solido e ben legato). Un leggero alone alle prime 6 carte e qualche leggerissima brunitura nel primo volume, Un piccolo tunnel di tarlo al margine interno bianco, delle prime 10 carte e nel margine alto, delle ultime 30 carte, del tutto ininfluenti, del secondo volume che presenta un leggero foxing sparso nelle pagine dovuto alla qualità delle carte. Il terzo volume presenta una leggera brunitura diffusa, dovuta alla qualità napoletana della carta utilizzata. Per il resto, nel complesso, esemplare in buone condizioni IMG_5513_clipped_rev_1di conservazione e raro a reperirsi, ancora in barbe. I volumi rappresentano l’opera più importante del celebre giurista nato a Napoli l’8 maggio del 1694 (morì a Marsala nel 1767). Figlio di uno dei principali esponenti del mondo intellettuale napoletano, amico di Piero Giannone (con il quale ebbe una diatriba proprio per l’opera del figlio) e di Ludovico Antonio Muratori, vide la sua vita orientata dagli insegnamenti paterni che fin dalla giovanissima età, lo aveva introdotto non solo, allo studio della storia del diritto feudale e municipale del Regno ma anche ad una visione estremamente moderna, degli studi storiografici. Non è un caso che Gregorio ebbe come insegnante, scelto dallo stesso padre, il grande Giambattista Vico per l’istruzione storica, filosofica e letteraria, mentre a Pietro Contegna spettò di impartirgli gli insegnamenti di diritto. Giurista di grande fama, fu uno dei più celebri del suo tempo, nonostante l’ingombrante presenza del padre, giurista a sua volta di grande caratura. All’uscita del primo volume dell’opera “In città corse la “congettura non mal fondata” che l’idea e il piano dell’opera fossero di Costantino: Giustiniani (p. 145) ne aveva conferma dal proprio padre, al quale Ginesio lo “avea ingenuamente ben mille volte confessato”. L’intento ispiratore dell’iniziativa era di riscrivere la Istoria giannoniana espungendone i “veleni” e rafforzandone gli aspetti giuridici ed eruditi. Rispetto al modello risultano infatti più dettagliate le parti dedicate al diritto romano (t. I, libro I) e al diritto feudale (t. I, libro IV), mentre gli elementi di critica storica furono sottoposti alle correzioni di Matteo Egizio. Nel corso della revisione Egizio ritenne di aver scoperto numerosi errori di Giannone e fornì il materiale a Sebastiano Paoli, che lo riversò nelle anonime Annotazioni critiche sopra il nono libro del tomo II dell’Istoria civile, Lucca (ma Napoli) 1731” Treccani. Opera non comune. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\VEAE\000827.

360 euro

46) STORIA LOCALE NAPOLI CAMPANIA BORBONE REGNO DELLE DUE SICILIE PUGLIA BITONTO BARI RAVELLO SALERNO DIRITTO GIURISTI MALTA CAVALIERI DI MALTA

IMG_5517_clipped_rev_1Rogadei Giovanni Donato,

Saggio di un’opera intitolata il Diritto Pubblico, e Politico del Regno di Napoli: intorno alla sovranità, alla economia del governo, ed agli ordini civili.

Cosmopoli (i.e. Lucca), S. stampatore (ma Vaccolini), S. data (ma 1767)

In 4° (28,5×21,8 cm); (2 b.), IV, (4), 207, (1) pp. Legatura coeva in cartoncino molle d’attesa, qualche pecetta di rinforzo e mancanza al dorso, all’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Testatine, iniziali e finalini xilografici. Prima assai rara edizione, nella variante B di ICCU, variante più completa rispetto a quella che non contiene l’avvertenza dell’autore e l’errata, di questo celebre studio storico napoletano del noto giurista pugliese, Gian Donato Rogadeo (a volte anche scritto Rogadei, Bitonto in provincia di Bari, 27 gennaio 1718 – Napoli 4 IMG_5518_clipped_rev_1dicembre 1784), appartenete ad una nobile famiglia di Ravello in provincia di Salerno. Dopo aver conseguito la laurea in Legge, l’autore inizia a praticare l’attività legale a Napoli, chiamato dall’Ordine di Malta che gli affida con successo, varie cause legali. Avvocato e studioso diviene un esperto della complessa situazione giuridica che caratterizza l’Ordine stesso tra organi di governo centrali e strutture periferiche. La sua fama crebbe nel corso degli anni, tanto che il principe, gran maestro Emanuele de Rohan, nel 1976 lo invita a Malta (dove soggiornerà per trentadue mesi) per affidargli una serie di riforme giudiziarie, ricoprendo l’incarico di segretario di Giustizia. Nonostante l’ottimo lavoro che lo IMG_5519_clipped_rev_1porta alla definizione della “Constituzione per la erezione del Supremo Magistrato di giustizia nel Principato di Malta e del Gozo”, dopo quasi tre anni di soggiorno maltese, fu costretto ad abbandonare l’isola a causa di aspre polemiche con i giuristi locali che vedevano nel Rogadei un intruso. L’autore poi ricostruì i fatti che lo portarono all’allontanamento dall’isola nella sua opera “Ragionamenti del cavaliere Gian Donato Rogadeo sul regolamento della giustizia e sulle pene: drizzati a S.A.E. F. Emmanuele de Rohan…” (Napoli 1783). Rientrato a Napoli ritornò ad esser chiamato a partecipare a cause importantissime e si diede anche alla pubblicazione di studi storici e giuridici come ad esempio l’opera il “Del diritto pubblico e politico del Regno di Napoli intorno alla sovranità alla economia del governo ed agli ordini civili […] libro primo”, Napoli 1769 o “Del ricevimento de’ Cavalieri, e degli altri fratelliIMG_5516_clipped_rev_1dell’insigne Ordine Ferosolimitano della veneranda Lingua d’Italia”, Napoli 1783. La seconda opera, in particolare, è tuttora fondamentale nell’Ordine gerosolimitano di Malta, dove sopravvive, per talune categorie di membri, il processo nobiliare e venne utilizzata anche, fino al 1980 nella Repubblica di San Marino a giustificazione della propria potestà nobilitante. Lo scritto qui presentato rappresenta un importante fonte storica napoletana, nel quale l’autore elabora un dottissimo studio della storia patria attraverso le vicende delle famiglie reali e di quelle più importanti che le circondarono. Molto raro. Rif. Bibl.: Per il nome dell’A. (Giovanni Donato Rogadei) e le note tipografiche (Lucca, Vaccolini, 1767) cfr. Parenti, M. Luoghi di stampa falsi, p. 66; ICCU IT\ICCU\SBLE\016406, variante B.

680 euro

47) LETTERATURA INFANZIA RAGAZZI BAMBINI PRIME EDIZIONI NARRATIVA SGRILLI CAPITAN BOMBONE CACCIA CACCIE

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IMG_5617_clipped_rev_1Greco Americo, Sgrilli,

La danza delle Tigri, Avventure allegre, con 8 tavole a colori e 60 disegni in nero del Pittore Sgrilli, Le cacce grosse di capitan Bombone.

Milano, Hoepli, 1939

23,5×17 cm; 199 pp. con gustosi disegni n.t. e 8 tavv. col. f.t. su carta patinata. Legatura editoriale in pieno cartoncino con titolo impresso in nero al dorso e al piatto anteriore applicato disegno a colori di Sgrilli. Prima edizione ancora in barbe, rara a trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione, di questo curioso e simpatico volume per bambini opera del noto scrittore di volumi per ragazzi e romanzi fantascientifici, Americo Greco che fu anche un ghostwriter degli apocrifi di EmilioIMG_5618_clipped_rev_1 Salgari. A lui, ad esempio, si deve il romanzo “Il Corsaro Rosso” uscito nel 1941 ed attribuito a Salgari. Il volume si avvale dei bellissimi disegni che illustrano il racconto delle folli cacce di Capitan Bombone, realizzati dal noto pittore, fumettista e animatore italiano, Roberto Sgrilli (Firenze, 23 ottobre 1897 – 1985). Sgrilli, collaboratore, inizialmente, di celebri riviste umoristiche come “Mondo umoristico” e “Numero”, intorno agli anni 20′ venne chiamato ad illustrare le storia de “Il Balilla”. Nel 1925 inizia la collaborazione con il “Corriere dei Piccoli”. Nel 1934 appaiono sul Corriere dei Piccoli le storie del personaggio “Fanfarino” prima e poi, Formichino. Negli anni quaranta realizza alcuni cortometraggi animati come Il barone di Münchhausen (1941) e Anacleto e la faina (1942) per il quale venne premiato alla 10ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Prima edizione, ottimo esemplare.

45 euro

48) ASTRONOMIA ALMANCCHI POPOLARI MODENA STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI AGRICOLTURA COSUME POPOLARE ASTROLOGIA RARITA’

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Anonimo,

Il discepolo di Toaldo, Giornale astronomico di gabinetto indicatore delle meteori e della loro influenzaIMG_5582_clipped_rev_1 sui raccolti per l’anno bisestile 1852

Modena, Coi tipi di Carlo Vincenzi, 1851

15,6×10 cm; (6 b.) 40 pp. Bella legatura in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Mantenuta all’interno una brossura azzurra sulla quale è presente la dedica autografa dell’autore alla nobil donna Marchesa Bagnesi Tacoli. Prima edizione di questa non comune pubblicazione annuale di gusto astronomico-popolare. Buono stato di conservazione. Rarissimo, nessun esemplare censito in ICCU con questa data (gli unici numeri censiti partano dal 1852). Trattasi, probabilmente della prima annata. Per gli argomenti trattati, l’autore, richiama nel titolo. Il celebre astronomo, meteorologo ed abate veneto, Giuseppe Toaldo (Pianezze, 11 luglio 1719 – Padova, 1797).

49) CARICATURE CARICATURISTI MILITARI FUMETTI FUMETTISTI CARTOON PUNCH PRIME EDIZIONI GOZO MALTA

IMG_5588_clipped_rev_1Bateman Hanry Maio, Herry Graham,

Colonels by H. M. Bateman with an introduction by Harry Graham,

London, Methuen & Co. Ltd, 1925

In 4° grande (31×24,5 cm); X, 62 pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido illustrato e a colori con bel disegno di Bateman al piatto anteriore (qualche minima macchiolina di foxing al piatto anteriore, ininfluente). All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questo libro di caricature di colonnelli inglesi nelle più svariate circostanze, secondo lo stile del celebre caricaturista ed animatore inglese, Henry Mayo Bateman (15 February 1887 – 11 February 1970, Gozo, Malta) che fu uno dei più celebri caricaturisti del suo tempo. La prima mostra personale di Bateman si tenne nel 1901 alla Brook Street Gallery, Mayfair. Il suo primo contratto fu sottoscritto nel 1904, per dieci disegni e due illustrazioni in una rivista mensile di Fourpenny chiamata The Royal. All’età di 17 anni, il suo stile era già quello di un artista maturo. Con il successo crescente venne messo sotto contratto da The Tatler e molte altre celebri riviste, tra cui Illustrated Sporting News, Dramatic News, Pearson’s Weekly and Punch. I lavori di Bateman hanno influenzato notevolmente lo stile del fumettista americano Harvey Kurtzman. Passò la parte finale della sua vita nella piccola isola di Gozo, davanti a Malta, dove morì nel 1925. L’introduzione dell’opera è composta da Harry Graham e vi si legge “We are grateful indeed to Mr Bateman who with so sure a touch, such masterly technique, so rich a humour, can keep the type alive, for it is to such Colonels that the Motherland will always look in her hour of need-nor look in vain”. Prima edizione.IMG_5589_clipped_rev_1

75 euro

50) POESIA VISIVA AVANGUARDIE ARTE CONTEMPORANEA PRIME EDIZIONI POESIA CONCRETAM MODENA CASINALBO

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Pini Giuliana, Adriano Spatola,

Otto in si minore commento in versi di Adriano Spatola,

Montecchio Emilia, TamTam, Fontanini S. n. C., dicembre 1982

In 8° (16,5×12 cm); 61, (3) pp. ed un foglio volante a forma di farfalla arancione. Brossura editoriale con titolo ed immagine impressa in nero al piatto anteriore, qualche minima macchiolina di foxing al piatto anteriore e per i resto nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Firma autografa dell’autrice alla prima carta bianca con numero del volume 73 su 500 esemplari pubblicati. Dedica autografa dell’autrice alla fine del volume a celebre personaggio. Prima edizione non comune di questo bellissimo libro di poesia visiva con disegni della nota artista originaria di Casinalbo (in provincia di Modena nel 1944), Giuliana Pini e commento in versi del grande poeta, editore e critico letterario, Adriano Spatola (Sappiane, 4 maggio 1941 – Sant’Ilario d’Enza, 23 novembre 1988) che fu tra i massimi esponenti e sperimentatore della poesia italiana del novecento ed esponente del “Gruppo 63”. Continuo sperimentatore, Spatola si avvicinò, fu uno degli sperimentatori della poesia concreta e della poesia sonora. Celeberrimo il suo studio di poetica “Verso la poesia totale” che ebbe grande seguito nel movimento artistico e letterario italiano. A lui si devono alcune delle più importanti riviste artistico-letterarie italiane come “Quindici” ed europee come “Tam Tam”. Il foglio volante conservato all’interno del volume, con uno scritto a forma di elica che rappresenta una delle “farfalle” fatte “volare” da Giulina Pini nei giardini pubblici di Reggio Emilia, durante una celebre performance collettiva di diversi autori, organizzata da “Pari & Disapri” nel 1984 sotto il titolo “Il fascino della Carta”. Giuliana Pini, formatasi all’Istituto Venturi prima e poi all’Accademia d’Arte di Bologna in scenografia, tenne la sua prima personale a Modena, alla galleria “Il Ridotto” nel 1978. Poco dopo inizia ad interessarsi alla poesia visiva, partecipando a diversi incontri di poesia ed iniziando a frequentarne gli ambienti letterari avvicinandosi e ricevendo apprezzamenti per il suo lavoro da Adriano Spatola fra i leader del movimento. Nel 1983 in occasione della mostra sugli Etruschi a Firenze performance in Piazza S. Spirito: scolpisce un drago di ghiaccio. Suoi lavori significativi sono pubblicati sull’Antologia GEIGER 8 e su “Squero”. Scrive Maurizio Spatola nella presentazione del volume da noi presentato nel sito del suo archivio. “Giuliana Pini, Otto in si minore (1982), Oggi è una nonna simpatica e impegnata nel cercare di trasmettere ai nipotini le proprie doti crIMG_5594_clipped_rev_1eative, ma trent’anni fa Giuliana Pini, quando realizzò questo delizioso libretto con i suoi disegni sui semi di bastoni delle carte piacentine (con le otto poesie di Adriano Spatola dedicate appunto alla sua “indagine lignea” sulle figure delle prime otto carte da gioco) era una giovane madre e un’attivissima pittrice e scultrice, a suo agio in un ambiente artistico, quello modenese, dove la ricerca estetica faceva da contrappunto a una produzione alacre e assetata di nuovo.Tuttora attivi a Modena sono infatti artisti quali Giuliano Della Casa, Franco Guerzoni, Carlo Cremaschi, Franco Vaccari, e della stessa città è originario quel Claudio Parmiggiani assurto a fama mondiale e da tempo trasferitosi nella campagna parmense dopo un lungo soggiorno torinese. Se si aggiungono la vicinanza e il concomitante fervore di ambienti artistici limitrofi (penso ad esempio ai bolognesi Concetto Pozzati, Maurizio Osti, Lucio Saffaro e ai reggiani Marco Gerra e Vittorio Cavicchioni) appare chiaro come Giuliana si muovesse su un terreno particolarmente stimolante. L’impronta tutta personale delle sue opere deriva anche, a mio avviso, dalla dimensione ludica in cui la sua fantasia si sbriglia e traduce in variazioni e trattamenti di materiali diversi (ha scolpito anche il ghiaccio), con un divertissement raffinato e palpabile, che nulla toglie all’intensità del suo sperimentare. Il retrogusto letterario che si assapora osservando i suoi lavori ha trovato frequenti verifiche nella collaborazione con poeti e scrittori: lo dimostrano due accattivanti libretti realizzati con l’avvocato-poeta reggiano Corrado Costa, oltre a questo Otto in si minore (di seguito riprodotto integralmente) progettato e realizzato a Mulino di Bazzano con mio fratello Adriano, che alle raffigurazioni lignee di Giuliana si ispirò per questi suoi versi da “festa nella foresta”, che si possono leggere anche come proposta teoretica all’opera dell’artista e non solo come sua conseguenza. Queste otto poesie, a quanto mi risulta, non sono mai state pubblicate altrove, nemmeno nei “Collected Poems” pubblicati a Los Angeles nel 2008 con il titolo The Position of Things. Nella foto qui sotto Giuliana e Adriano a Mulino di Bazzano nel 1979”. Prima non comune edizione, autografa, in tiratura limitata di 500 esemplari.

140 euro

51) ARTE CONTEMPORANEA AVANGUARDIE ARTE POESIA VISIVA

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AA. VV., Adriano Altamira, Filippo Avalle, Giuliano della Casa, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Riccardo Lumaca, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini e Salvo

Il quadro nel quadro, Uno spazio per giovani artisti, Sala delle Colonne, Teatro Gobetti, Via Rossini 8, dal 27-12-1976 al 16-1-1977.

Torino, Pozzo Gros Monti S. p. A., 1976

In 4° (23,5×21 cm); 22 pp. Brossura editoriale. Raro catalogo di questa mostra d’avanguardia che si tenne a Torino nel 1976 che vide presenti alcuni giovani artisti divenuti poi celebri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Alla mostra furono infatti esposte opere d’arte e poesia visiva di Adriano Altamira, Filippo Avalle, Giuliano della Casa, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Riccardo Lumaca, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini e Salvo (Salvatore Mangione).IMG_5584_clipped_rev_1

40 euro

52) AVANGUARDIA ARTE CONTEMPORANEA POESIA VISIVA PRIME EDIZIONI

IMG_5590_clipped_rev_1Giuliano della Casa,

Civuoleocchio,

Modena, AG Modena, 1985

In 4° grande (34,5×24 cm); (16) pp. Brossura editoriale illustrata da un lavoro di Della Casa applicato al piatto anteriore. Al centro del volume, un lavoro a doppia pagina che si apre e occupa quattro pagine. Qualche lievissimo segnetto di sporco ma nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione con ancora il filetto originale della legatura. Prima edizione non comune di questo libro d’artista del noto pittore, ceramista, curatore di libri d’artista modenese, Giuliano della Casa. Cresciuto nel fervente ambiente artistico emiliano degli anni settanta e amico di Spatola, Ghirri, Parmiggiani ed altri celebri rappresentati del panorama culturale italiano, si forma prima in Germania all’Accademia di Belle Arti di Monco di Baviera prima e poi all’Accademia di Bologna sotto la guida di Umberto Mastroianni. Finiti gli studi, incuriosito dalla potenzialità espressiva della poesia visiva, stringe amicizia con Adriano Spatola ed i rappresentati del “Gruppo 63”. Contemporaneamente continua la sperimentazione della tecnica dell’acquerello che lo porta a diventare uno degli illustratori di punta dell’Enaudi ed a stringere un sodalizio artistico con lo statunitense Paul Vangelisti. Prima edizione, non comune.IMG_5591_clipped_rev_1

60 euro

53) AVANGUARDIE ARTE CONTEMPORANEA ARTE CONCETTUALE ARTE POVERA POESIA VISIVA

IMG_5560_clipped_rev_1Parmiggiani Claudio,

Geometria Reformata. 10 Zeichnun gen 1977-1978,

Zurich, Annemarie Verna, 1979

In 4° (34×24 cm); (28) pp. Brossura editoriale con titolo stampato in rosso al piatto anteriore. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione limitata tirata in 300 esemplari numerati, il nostro esemplare è il n. 190, di questo libro d’artista con i 10 disegni, uno su doppia pagina, realizzato dal celebre artista italiano, Claudio Parmiggiani (Luzzara, 1943). Studente all’Istituto di Belle Arti di Modena, frequentò fin da giovane lo studio di Giorgio Morandi a Bologna, città dove nel 1965, espone per la prima IMG_5559_clipped_rev_1volta le sue opere presso la Libreria Feltrinelli di Bologna. Nel 1970 inizia le prime Delocazioni, opere e ambienti di ombre e impronte realizzate attraverso l’uso della polvere, del fuoco e del fumo che ne sanciscono il successo nazionale ed internazionale. Artista difficilmente classificabile Parmiggiani si muove fra l’arte povera e quella concettuale senza mai appartenere a nessuna delle due. E’ autore anche di diversi scritti anche questi di notevole successo, basti citare “Stella Sangue Spirito” (Actes Sud, 2000), “Una fede in niente ma totale” (Le Lettere, 2010). Della sua opera si sono occupati i maggiori critici e pensatori contemporanei: Jean Clair, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman, ecc. Prima non comune edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.

150 euro

54) STORIA CURIA ROMANA POLITICA LETTERATURA POESIA SATIRA USI E COSTUMI ROMANI INTRIGHI DI CORTE EDIZIONI RARE SIENA

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Sergadi Ludovico (Quinto Settano),

Satyrae in Phylodemum Cum notis variorum,

Coloniae (Lucca), Apud Joannem Selliba, 1698

In 12° (15×10,3 cm); CLXIV, (2) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida, qualche traccia di sporco. Un leggerissimo alone al margine basso del volume, ininfluente. Esemplare in buone condizioni di conservazione all’interno del volume. Seconda, non comune edizione, dopo la prima del 1696 anche se viene citata anche un’edizione del 1694, edizioni però che molti bibliografi dal Graesse, al Melzi a Benedetto Croce non prendono in considerazione come esistente, citando come prima quella napoletana del 1696, di questo celebre scritto del famoso poeta senese, conosciuto con lo pseudonimo di Quinto Settano, Lodovico Sergardi (Siena, 27 marzo 1660 – Spoleto, 7 novembre 1726). Appartenente a nobile famiglia senese, Sergadi, fece carriera nella curia romana dopo essere stato sotto la protezione dei Chigi. Fu uditore del celebre letterato, bibliofilo e poeta veneziano, cardinale Pietro IMG_5600_clipped_rev_1Ottoboni. Intorno agli anni 90 del seicento iniziò la sua produzione letteraria dopo essere entrato, nel 1691, in Arcadia con il nome di Licone Trachio e di lì a poco divenne accademico d’onore dell’Accademia di San Luca. L’autore divenne famoso per l’opera qui presentata, 14 satire, scritte nel 1694 nello stile latino di Orazio e Giovenale, nelle quali l’autore satirizzava la società romana del tempo, mettendo in ridicolo la Curia pontificia e in particolare, presentato nelle satire con il nome di Filodemo, Gian Vincenzo Gravina, uno dei fondatori e noto come il “legislatore” dell’Arcadia. A Filodemo, si oppone nelle “Satire”, Settano, personaggio che si allontana dall’opulenza e dagli intrighi della corte romana per trovare tranquillità e riflettere nel tranquillo paesaggio suburbano dell’Esquilino. La riposta di Gravina non si fece attendere. Prima attraverso l’erudito spagnolo Emmanuel Martí e poi lui direttamente lui stesso, sotto il nome attribuitogli da Sergadi, di Filodemo, attaccò le “Satyrae” criticandone la correttezza linguistica e poi, definendo l’opera del rivale come basse pasquinate scritte solo per spargere odio e veleno. In realtà lo scontro fra i due letterati non era solo linguistico e stilistico ma anche sull’apertura o meno alle nuove idee filosofiche e scientifiche. In questa edizione del 1698, sono ancora presenti ancora le satire V e VII che saranno poi, a causa dell’intervento della censura, eliminiate nelle edizioni seguenti. Dal 1701 Sergadi divenne anche consultore della Congregazione dell’Indice ruolo che IMG_5602_clipped_rev_1ricoprì con un particolare riguardo nei confronti della cultura, permettendo la pubblicazione di opere che nessuno che aveva occupato tale carica prima di lui, avrebbe portato a stampa ed intervenendo anche, in aiuto di amici e conterranei che incorsero nell’attenzione dell’”Indice”. Scrive Tiziana Momigliano riferendosi alle Satire di Sergadi: “Satire.. queste, a cui è da rimproverare la troppo impetuosa passione personale, ma di grande valore come documento della vita romana dell’ultimo Seicento, a cui l’arguzia e la varietà del tono hanno permesso di conservare intatta la freschezza” (Tiziana Momigliano in Dizionario Bompiani delle Opere, VI, p. 534). Opera non comune e di grande importanze per ricostruire la storia romana della seconda metà del seicento. Rif. Bibl.: Melzi, III, 45: “Piu’ corretta delle precedenti”; Gamba, 655; Vinciana, 3142; Brunet, V, 256: “Peu commune”; Graesse, VI, I, p. 338; Cian, p. 432; Pieters, Annales des Elsevier, p. 375; Croce, “Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento”, passim; Voce “Sergardi” di Luigi Fassò in “Enciclopedia Italiana”, XXXI, 431. Lancetti, “Pseudonimia”, p. 224. Belloni, Il Seicento, pp. 230-232.

450 euro

55) MILITARIA STORIA MILITARE STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI LOMBARDIA GUERRE D’ITALIA BATTAGLIA BICOCCA MONZA MILANO PAVIA CHIERI LANZO SIENA CERESOLE ALBA GUERRE DI RELIGIONE TATTICA

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Monluc Blaise de,

Comentari del signor Biagio di Monluc marescial di Francia tradottj dal franzese e dedicati al serenissimo principe Lorenzo di Toscana dal signor Vincenzio del sr. Buonaccorso Pitti nobil fiorentino con la tauola delle cose notabili

In Fiorenzanel la stamperia de’ Sermartelli, 1630 (In Fiorenza, appresso Bartolommeo Sermartelli, e fratelli, 1630)

In 4° (21,5×14,7 cm); 691, (53) pp. ed un frontespizio inciso. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Bellissime iniziali xilografiche. Testatine e finalini ornati. Antica nota di possesso privato anticamente cancellata al frontespizio ma ancora in parte leggibile “Di Vecel (?)”. Piatti interni foderati con bela carta marmorizzata coeva. Magnifico frontespizio architettonico con nella parte alta, grande stemma di Lorenzo de Medici. Esemplare in buoIMG_5604_clipped_rev_1ne-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rara edizione italiana di questo celebre scritto del famoso condottiero e scrittore francese, Biagio di Monluc, o Blaise de Lasseran- Massencome (Saint-Puy, 1502 – Estillac, 26 giugno 1577). L’opera rappresenta non solo uno scritto storico ma ancor di più, un manuale di istruzioni per i giovani ufficiali che attraverso l’esperienza direttamente vissuta dall’autore, possono trovare i modi migliori per rispondere alle necessità militari che li vede protagonisti. Infatti Biagio di Montluc, prese parte a quasi tutte le battaglie più importanti avvenute in Europa tra il 1521ed il 1577, anno della sua morte. In particolare, i commentari del secondo libro, interessano numerose località piemontesi teatro di celebri battaglie come Chieri, Lanzo, Caselle, Alba, San Damiano, Ceva, con le relative descrizioni geografiche delle cittadine, nozioni, per Montuc, molto utili per comprendere le strategie adottate dagli eserciti durante gli scontri. Nell’opera l’Autore include anche una descrizione della difesa di Siena contro l’attacco degli imperiali nel 1556 nella quale l’autore rivestì un ruolo di primissimo piano. Monluc, proveniente da una nobile famiglia, caduta in IMG_5603_clipped_rev_1disgrazia, si avviò alla carriera militare, proprio per sopperire alla sua condizione, già in giovanissima età, prendendo parte alle “Guerre d’Italia” combattute dal re di Francia Francesco I contro l’imperatore Carlo V. Sotto il regno di Francesco II e Carlo IX si distinse per l’implacabile ferocia nella guerra di religione contro gli Ugonotti. L’autore prese parte alla Battaglia della Bicocca (rocca situata tra Monza e Milano) nel 1522, alla Battaglia di Pavia nel 1525, alla Battaglia di Ceresole Alba del 1544, alla guerra di Siena, come abbiamo già detto che fu combattuta tra il 1554 ed il 1559 e alle guerre di religione che infiammarono l’Europa dal 1562 al 1570. Nel 1565, in occasione del viaggio attraverso la Francia intrapreso da Carlo IX con la reggente Caterina, Monluc fu nominato Luogotenente generale della Guienna e Vice Ammiraglio della Provincia, ricevendo in feudo il Castello di Monluc da cui appunto, Blaise de Lasseran-Messancome prende il nome con il quale è più comunemente conosciuto. Nel 1574 venne nominato Maresciallo di Francia. Prima ed unica rara edizione italiana, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. BIbl.: Graesse, Tresor de Livres Rares et Precieux, IV – 593 (la I ed. del 1592); ICCU IT\ICCU\TO0E\002605.

880 euro

56) UOMINI D’ARME CONDOTTIERI BIOGRAFIE LUCCA PISA FIRENZE LUNIGIANA TOSCANA LIGURIA COMANDANTI DI VENTURA

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IMG_5650_clipped_rev_1Tegrimo Nicolao (a volte scritto come Tegrimi Nicolao, Tegrimi Niccolò),

Vita Castruccii Antelminelli Lucensis ducis auctore Nicolao Tegrimo equite ac iurisconsulto Lucense una cum etrusca versione Georgii Dati nunc primum vulgata

Lucae, typis Sebastiani Dominici Cappuri, 1742

In 4° (22,6×16,4 cm); (4), LXXXIV, 164 pp. e una c. di tavola in antiporta con ritratto Castruccio inciso da Domenico Miserotti. Testo latino con a fronte la traduzione italiana. Terza edizione, seconda in italiano, dopo l’incunabolo del 1496 in latino e l’edizione lucchese del 1556 in italiano. Come però ben specifica il Moreni, II, 387, “A questa edizione vi è premessa la vita del Tegrimi scritta in Toscano dal dotto P.Alessandro Berti della Congregazione della Madre di Dio, e vi sono molte opportune note, le quali sono, giusta l’asserzione del D.Lami nelle “Nov. Lett. Fior.” all’anno 1742, num. 36, del P. Domenico Mansi poi Arcivescovo di Lucca, il quale ha eziandio tutto il merito di questa elegante edizione”. Legatura coeva in piena pergamena rigida. Tagli leggermente spruzzati. Un piccolo tunnel di tarlo al margine esterno bianco di una sessantina di carte, sempre vicino al bordo del foglio ed ininfluente. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Il testo vero e proprio, in questa edizione, è preceduto da una biografia in italiano dell’autore scritta da Alessandro Pompeo Berti. Segue poi una serie cronologica della vita di Castruccio, questa in latino ed infine, da una prefazione, sempre in latino, del Tegrimi. Questa edizione, rappresenta la più bella e completa vita del celeberrimo condottiero luccheseIMG_5648_clipped_rev_1, Castruccio Castracani degli Antelminelli (Lucca, 29 marzo 1281 – Lucca, 3 settembre 1328), scritta dall’intellettuale lucchese, Nicolao Tegrimo (1448 ca. – 1527). L’opera rappresenta la più importante biografia del grande condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli che fu fu duca di Lucca, signore di Carrara, Lerici, Pisa, Pistoia, Pontremoli e Sarzana e gonfaloniere del Sacro Romano Impero. Appartenente all’importante famiglia ghibellina, Castruccio fu costretto a fuggire da Lucca nel 1300 dopo essere stato cacciato dalla città dalla fazione dei Neri capeggiata da Bonturo Dati. Dopo aver vissuto in esilio a Pisa, si diresse quindi in Inghilterra dove prese parte a diversi tornei, vincendone vari e conoscendo anche Edoardo I d’Inghilterra. In seguito a causa di un omicidio d’onore dovette abbandonare la sua residenza per cercare riparo in Francia, su chiamata diretta di Filippo il Bello che cercava abili uomini d’arme. Filippo gli assegnò un comando in cavalleria e Castruccio si distinse nelle battaglie di Arras e nella difesa di Thérouanne nella Guerra di Fiandra. Nel 1314 si aggregò alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiuola che si muovevano verso l’Italia al seguito di Arrigo VII in Italia. Prese parte alla presa e al successivo sacco di Lucca dove da tempo governavano i Guelfi. Fu uno dei comandanti protagonisti della battaglia di Montecatini il 29 agosto del 1315. Uguccione che iniziò a vedere in lui non un alleato ma un rivale, lo fece imprigionare in attesa di ucciderlo ma una rivolta scoppiata a Lucca e Pisa fece scappare Uguccione. Castruccio venne liberato ed acclamato Capitano Generale prima e Console a vita poi, della città di Lucca. Combatté come comandante di una parte dell’esercito ghibellino nella battaglia di Montecatini (29 agosto 1315) in cui, con l’aiuto dei soldati dell’imperatore, risultò il principale artefice della vittoria sui fiorentini della Lega Guelfa. Gli storici Giovanni Villani, Scipione Ammirato, Niccolò Machiavelli ricordano i danni arrecati da Castruccio e dalle sue truppe al territorio fiorentino, fra cui Empoli. Caduto in disgrazia presso Uguccione, che lo intravide come concorrente per la signoria, fu da questi imprigionato in attesa di essere giustiziato. Tuttavia a seguito di una rivolta popolare a Lucca e Pisa, Uguccione dovette fuggire, Castruccio fu liberato ed acclamato Capitano Generale della città di Lucca, e poco dopo (12 giugno 1316) Console a vita. Dopo aver consolidato la sua signoria sulla città, Castruccio nel 1320, decise che era venuto il momento di espandere il suo potere ed iniziò le ostilità contro i IMG_5651_clipped_rev_1fiorentini. Nel medesimo anno l’arciduca d’Austria Federico I d’Asburgo lo nominò vicario per Lucca, la Lunigiana e la Val di Nievole (in tale incarico, fu confermato, anche, nel 1324, dall’imperatore Ludovico il Bavaro). Seguirono anni di imprese e successi che lo portarono a estendere la sua influenza, su buona parte del territorio toscano. Morì per un’infezione malarica nel 1328, non dopo però di aver disseminato il territorio toscano e ligure ed in particolare, della Lunigiana di fortificazioni e castelli difensivi. Terza e più completa edizione della più importante biografia di Castruccio Castracani, in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Lozzi, I, 2408, “Raro”; Graesse, VII, 46, “E’ la più bella edizione di questa interessante vita, prima della traduzione di G. Dati”; G.B.Franceschini, “De vita et scriptis J.D.Mansi”, pg.57, dove è datato 1742); Inghirami, II, 196.

220 euro

57) LIBRO D’ARTISTA POESIA SALERNO SANT’ARSENIO PRIME EDIZIONI TIRATURA LIMITATA ARTE POVERA

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Mele Rino e Lista Pietro,

Il minotauro,

Salerno, Gutenberg, 1992

In 4° grande (30×22 cm); 15 cc. Legatura editoriale con titolo al piatto anteriore ed al dorso, questo foderato con tela nera. Lacci in tela ai tre lati. Esemplare in ottime condizioni di conservazione, praticamente come nuovo. Prima edizione in 500 esemplari. L’ultima carta riporta la spiegazione del “Minotauro”, seguono 14 carte delle quale, 12 con riproduzioni di opere di Pietro Lista e due con fotografie in bianco e nero di Ugo Marano e Armando Cerzosimo che ritraggono Rino Mele e Pietro Lista, sotto le foto le biografie dei due personaggi. Dalla prima carta “Il Minotauro IMG_5633_clipped_rev_1richiama non solo il labirinto ma anche altre macchine, salvifiche e mortali, simili a misteriosi e sapienziali anagrammi. Indica il delirio della perdita, il cammino stravolto, la violenza aspra, i racconti che cominciano dalla fine. Abbiamo voluto compiere, da intrusi, un’incursione nell’inospitale villaggio dove le case di Dedalo sono in attesa di sollevarsi e sparire. Un gioco, un duello con spade di legno, tra due mani estranee, una che scrive e una che disegna.”. Libro d’artista che raccoglie poesie del famoso poeta originario di Sant’Arsenio (Salerno), Rino Mele ed il noto artista umbro di nascita ma salernitano d’adozione, Pietro Lista che allievo di Mario Colucci ed Emilio Notte, fu uno degli esponenti dell’Arte Povera italiana. Libro d’Artista in tiratura limitata ed in ottimo stato di conservazione.

210 euro

58) ETNOGRAFIA COMPARATA ILLUMINISMO ANTROPOLOGIA PRIME EDIZIONI ITALIANE ASTRONOMIA AGRICOLTURA GASTRONOMIA ENOLOGIA DIRITTO

IMG_5615_clipped_rev_1IMG_5616_clipped_rev_1    IMG_5614_clipped_rev_1IMG_5611_clipped_rev_1

Goguet Antoine-Yves, Alexandre Conrad Fugère,

Della Origine Delle Leggi, Delle Arti, E Delle Scienze, E Dei Loro Progressi Presso Gli Antichi Popoli… a spese di Giovanni Riccomini Tradotto dal francese di A. Y. Goguet ed A.-C. Fugère.

Lucca, Vincenzo Giuntini, 1761

In 4° (29×22 cm); 3 tomi: XXX, (2), 328 pp., 3 c, di tav., 1 carta cronologica più volte ripiegata; VIII, 326 pp., 1 carta cronologica più volte ripiegata; VII, (1), 288 pp., 3 c. di tav.IMG_5610_clipped_rev_1 più volte ripiegate e 1 carta cronologica più volte ripiegata. Brossura coeva editoriale d’attesa in carta grigia, qualche lieve difetto. Alcune carte con leggerissima ed uniforme brunitura e alcune altre con leggero foxing, mai intenso o fastidioso, dovuto alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione e ancora in barbe (alcuni fogli ancora chiusi). Prima traduzione italiana, una seconda edizione uscì l’anno seguente, di questa importante opera scritta dal noto giurista e storico del diritto francese Antoine-Yves Goguet (18 gennaio 1716 a Parigi – 2 maggio 1758 a Parigi), famoso proprio per questa sua opera in tre volumi dedicata storia del diritto, delle arti e delle scienze dell’antichità e dal giurista e pubblicista, Alexandre Conrad Fugère (1721-1758) che fu Consigliere presso la Corte di aiuto e direttore del “Journal des savants”. L’opera qui presentata ebbe un enorme successo tanto da venir ristampata numerose volte ( (1759, 1778, 1809, 1810) IMG_5612_clipped_rev_1varie traduzioni in altre lingue come la nota traduzione inglese del 1775 e le due traduzioni italiane. L’opera è particolarmente ricercata in quanto rappresenta uno dei primissimi trattati di etnografia comparata (termine e scienza coniata e definita per la prima volta, come ben si sa, dal Johann Friedrich Schöpperlin nel 1767, anche se il padre di tale disciplina scientifica è il tedesco Gerhard Friedrich Müller con i suoi studi su alcuni gruppi etnici siberiani, eseguiti fra il 1733 ed il 1743). L’autore si è “preoccupato di ricostituire lo stato dell’umanità dopo il diluvio, ha chiesto lumi alle notizie etnografiche fornite da autori antichi e moderni, particolarmente all’opera del padre Lafitau sui costumi dei Pellirosse. Le sueIMG_5613_clipped_rev_1 conclusioni lo portano a infirmare le vedute di Rousseau sull’umanità allo stato di natura; e anche per questo la sua opera è importante” (da Treccani). L’opera infatti, arricchita da alcune bellissime e grandi tavole dedicate in particolare all’Egitto, descrive l’origine e lo sviluppo delle leggi, il susseguirsi dei governi, la nascita dell’agricoltura, la nascita della lavorazione dei cibi con la produzione dell’olio e del vino, la nascita delle arti ed in particolare il disegno origine del disegno, l’incisione, l’arte medicina, la farmacia antica, l’astronomia e la geografia. Prima edizione italiana, completa, in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Rif. Bibl.: Brunet II, 1647 .

370 euro

59) ATEISMO FILOSOFIA LUTERANESIMO PRIME EDIZIONI FRANCESI FILOSOFIA CARTESIANA

IMG_5579_clipped_rev_1Jean-Francois Buddeus (Johann Franz Buddeus),

Traité de l’athéisme et de la superstition, par feu mr. Jean-François Buddeus Docteur Et Professeur en Theologie. Avec des remarques historiques et philosophiques. Traduit en françois par Louis Philon, Ci-devant Docteur de Sorbonne, et mis au jour par Jean-Chretien Fischer. Maitre en Philosophie et Ajoint de la Faculté Philosophique dans l’Academie de Iene, Membre honoraire de la Scoiete Latine.

Amsterdam, Chez Pierre Mortier, 1740

In 8° (19,7×12,2 cm); (32), 368, (16) pp. e una c. di tav. con ritratto di Ernesto Augusto I di Sassonia-Weimar (Weimar, 19 aprile 1688 – Eisenach, 19 gennaio 1748). Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Alcune pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata perIMG_5578_clipped_rev_1 l’edizione e come tipico della carta olandese. Grande stemma di Ernesto Augusto di Sassonia alla dedicatoria. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima non comune edizione francese di questo importante scritto del celebre filosofo e teologo luterano tedesco, Johann Franz Buddeus or Budde (sometimes Johannes Franciscus Buddeus; 25 June 1667 – 19 November 1729). Esperto di lingue classiche ed orientali, l’autore si iscrisse all’Università di Wittenberg nel 1685, dove nel 1687, subito dopo la laurea fu nominato professore aggiunto di filosofia. Qui rimase fino al 1689 quando passò all’università di Jena. Nel 1692 ottenne la cattedra di greco e latino a Coburgo. Qui rimase un solo anno perché l’anno seguente si trasferì all’Università di Halle dove gli era stata offerta la cattedra di filosofia morale. Nel 1705 è a Jena come secondo professore di teologia. E’ a Jena che si ferma definitivamente divenendo anche rettore e direttore del dipartimento di teologia e del consiglio ecclesiastico. Considerato il maggior teologo tedesco del suo tempo, fu anche però, un ammiratore di Cartesio mentre fu molto critico verso Spinoza ed il suo ateismo sulla stessa strada già tracciata dai sostenitori della “Legge Naturale” quali Ugo Grozio, Samuel Pufendorf e Christian Thomasius. L’opera qui presentata è una delle sue principali e rappresenta una dottissima disquisizione filosofica sulla storia e le ragioni dell’ateismo. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\049979.

200 euro

60) BIOGRAFIE PRIME EDIZIONI MUSEOLOGIA MUSEI STORIA LOCALE ROVIGO REPUBBLICA DI VENEZIA ANTIQUARIATO ANTIQUARI DIRITTO TOPOGRAFIA STORICA VENETO RARITA’

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Zorzi Michelangelo,

Vita del signor conte Cammillo Silvestri nobile di Rovigo e padre della romana erudizione Adornata di varie osservazioni al suo Museo spettanti, e copiosa di molte altre notizie istoriche, critiche, e letterarie. Consagrata agl’illustrissimi signori Giandomenico Roncali Kr. e Domenico Cezza Regolatori, o sia Deputati della Magnifica Città di Rovigo.

In Padova, Presso Giambattista Conzatti, 1720

In 4° (23,5×16.5 cm); (8 compresa antiporta con ritratto a piena pagina del Conte Camillo Silvestri), 144, (8) pp. Legatura in piena pergamena con titolo manoscritto da elegante mano coeva al dorso (una piccola mancanza della pergamena all’angolo interno alto del piatto anteriore). Esemplare all’interno in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rara edizione di questa biografia scritta dal letterato vicentino Michelangelo Zorzi, dedicata al celebre giurista, letterato, Socio dell’Accademia degli Incogniti, fra i più importanti personaggi di Rovigo del suo tempo, il Conte Camillo IMG_5575_clipped_rev_1Silvestri (Padova 14 giugno 1645 – Rovigo 6 gennaio 1719) che fu anche uno dei più grandi esperti d’antiquariato del suo tempo. Silvestri si laureò a Padova in diritto civile e canonico il 6 marzo 1663. Il 15 dicembre 1672 fu inserito all’interno del Magnifico Consiglio rodigino e venne eletto regolatore per diversi anni di seguito. Ma le sue cariche pubbliche furono innumerevoli: presidente del consorzio di Campagna Vecchia, Sovrintendente a molti luoghi pii, Provveditore alle Vettovaglie; Revisore dell’estimo del territorio di Rovigo e Ambasciatore presso il doge e il Senato veneto. Fu proprio la Repubblica di Venezia a concedere a lui ed ai suoi discendenti il titolo di Conte e l’esenzione dai tributi feudali (questo anche per onorare due dei suoi figli morti in una battaglia navale contro i turchi nell’Egeo). Nel campo della cultura, importantissimo fu il suo contributo alla formazione e Museum Silvestrianum Rhodiginummiglioramento della collezione antiquaria del Museo di Rovigo dove confluì il suo celebre “Museum Silvestrianum Rhodiginum”. Silvestri è anche ritenuto un anticipatore della topografia storica moderna. Prima ed unica rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAPE\010747.IMG_5577_clipped_rev_1

800 euro

61) BIBLIOGRAFIA BIBLIOGRAFIE NAPOLI REGNO DELLE DUE SICILIE CAMPANIA BIOGRAFIE CHIETI PRIME EDIZIONI LEGATURA

IMG_5659_clipped_rev_1Toppi Niccolò,

Biblioteca napoletana, et apparato a gli huomini illustri in lettere di Napoli, e del Regno delle famiglie, terre, citta, e religioni, che sono nello stesso Regno. Dalle loro origini, per tutto l’anno 1678. Opera del dottor Nicolò Toppi patritio di Chieti Archivario per S. M. Cattolica nel Grande Archivio della Regia Camera della Summaria. Divisa in due parti, nelle quali vengono molte Famiglie Forestiere lodate, e varij Autori illustrati, & emendati.

In Napoli, Appresso Antonio Bulifon All’Insegna della Sirena a Sue spese, 1678.

In folio (32,3×21 cm); (14 di 16 pp. manca, come in alcuni esemplari, l’antiporta calcografica, per il resto completo), 400, (56) pp. Bellissima legatura coeva in piena pergamena in stile blaviano con cornice in doppio filetto ai piatti e ornamento a secco al centro dei piatti. Titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Antica firma di appartenenza privata anticamente cancellata al frontespizio ma ancora in parte leggibile “Ex Libris Gulliel…”. Antico rinforzo al recto del frontespizio a rinforzare la carta. Antica pecetta di rinforzo al margine basso bianco della seconda cartaIMG_5660_clipped_rev_1 ed al margine esterno bianco basso della terza carta ad integrare un leggerissimo strappetto, ininfluente e per il resto esemplare, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di quest’importantissima opera considerata la prima bibliografia dedicata agli scrittori napoletani, lavoro del celebre giurista, storico e bibliografo, Niccolò Toppi (Chieti, 24 maggio 1607 – Napoli, 1681). Questa monumentale opera è, tutt’ora una delle fonti bibliografiche più importanti di tutta la storiografia delle provincie meridionali d’Italia ed è considerata come una delle prime moderne bibliografie. Storico ed archivista di riconosciuta abilità a lui si devono alcune delle opere storiche e giuridiche dedicate al territorio meridionale, più importanti del suo tempo. Nato a Chieti nel 1607, decise di lasciare la città in direzione Napoli, 1647 quando la sua casa venne data alle fiamme e con essa bruciarono anche diversi IMG_5658_clipped_rev_1importanti manoscritti storici. Sembra che l’incendio fosse stato appiccato durante dei tumulti popolari come rappresaglia verso l’autore, reo di essere stato l’artefice dell’acquisizione delle città da parte del duca di Castel di Sangro, Ferdinando Carracciolo, al servizio del quale era Toppi. La sua fama però, era già tale che arrivato a Napoli fu, quasi subito, eletto Magistrato della Regia Camera della Sommaria. Le sue ricerche di manoscritti e lapidarie inerenti il territorio di Napoli sono ancora oggi, considerate di grande importanza e furono favorite da potenti protezioni come quelle dei cardinali Ottavio Acquaviva e Francesco Maria Brancaccio. La sua “Biblioteca” venne completata, qualche anno dopo, da Lionardo Nicodemo con la sua opera “Addizioni copiose alla Biblioteca Napoletana del Dottor N. Toppi”, uscita nel 1683. Rif. Bibl.: Graesse,VII,173; Brunet,VI,30687; Coleti, I, p. 145; Minieri Riccio, p. 354; Lozzi,I,3079 (in Nota).IMG_5661_clipped_rev_1

1.000 euro

62) FIRENZE TOSCANA FAMIGLIA MEDICI PROVENIENZA NOBILIARE MEDICEA GRANDUCATO CINQUECENTO STORIA LOCALE STORIOGRAFIA

IMG_5645_clipped_rev_1Adriani Giovanni Battista,

Istoria de’ suoi tempi di GioVambatista Adriani gentilhuomo fiorentino. Divisa in libri ventidue. Di nuovo mandata in luce. Con li sommarii, e tavola, e le postille in margine delle cose più notabili, che in esse istorie si contengono.

In Venetia, appresso Bernardo Giunti, 1587 (In Venetia, appresso Filippo, Giacomo Giunti, & fratelli, 1583)

In 4° (20×14 cm); opera divisa in due tomi: (8), 1582 (i. e. 1600), 86, (86) pp. Elegante legatura seicentesca in piena pergamena con titolo impresso in oro ai dorsi. Piatti interni foderati da bella carta marmorizzata coeva. Tagli in azzurro. Esemplare in ottimeIMG_5644_clipped_rev_1 condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza nobiliare alla prima ed all’ultima pagina dell’ultimo capitolo che attesta l’esemplare come appartenuto alla celeberrima nobildonna, Giovanna Cesi Borromea, figlia di Andrea primo duca di Ceri e marchese di Riano, sorella del cardinale Paolo Emilio e moglie di Giulio Cesare Borromeo, Conte di Arona, secondo di questo nome, terzogenito di Renato I e di Ersilia Farnese, figlia naturale di Ottavio I duca di Parma. Il Marito di Giovanna fu valente comandante militare. Maestro di campo a fianco degli spagnoli “nel corso della campagna militare iniziata nel settembre 1635 contro l’esercito franco-sabaudo mossosi verso il Milanese al comando di Vittorio Amedeo I, il B. sovrintese inizialmente alla difesa dei feudi di Ornegna e del Verbano e partecipò quindi ai vari combattimenti susseguitisi fra il Po e il Ticino” da Treccani. Stemma di Francesco I de’ Medici, al quale l’opera è dedicata, al frontespizio. Iniziali xilografiche. Seconda edizione, non comune quanto la prima del 1583 (richiamata anche nel colophon di quest’edizione), di questa celeberrima storia fiorentina ed italiana, scritta dal famoso storico ed oratore italiano, storiografo ufficiale del Granduca di Toscana, Cosimo I de Medici, Giovan Battista Adriani (Firenze, 1511 – Firenze, 1579). L’autore, figlio dell’umanista e politico Marcello Virgilio Adriani, studiò filosofia a Padova, dove arrivò quando da esule, nel 1530, dovette abbandonare Firenze in seguito della caduta della Repubblica fiorentina. Qui entrò in contattoIMG_5646_clipped_rev_1 con il fervente mondo intellettuale della città conoscendo, tra gli altri Pietro Bembo e Annibal Caro. E’ di questo periodo anche l’amicizia con Benedetto Varchi. Nel 1540 ritornò a Firenze e gli fu assegnata la cattedra di Eloquenza nello Studio Fiorentino. Il Granduca gli commissionò la continuazione della storia di Bendetto Varchi che andasse a descrivere gli anni dal 1536 al 1574 e che venne pubblicata solo postuma dal di lui figlio. Ispirato più dal Guicciardini che dal Varchi, sulla traccia di Polibio e Tacito, Adriani compose un’opera monumentale, nella quale l’autore si prefigge di inserire la storia fiorentina, all’interno della storiaIMG_5647_clipped_rev_1 europea. Adriani fu anche membro dell’Accademia Fiorentina. Questa sua opera, è considerata la principale fonte storiografica fiorentina della metà del cinquecento ed è particolarmente apprezzata per la sua attendibilità storica e per la grande cura linguistica con la quale venne composta. Scrive il Gamba riferendosi all’opera di Adriani: “Questa istoria una continuazione di quella del Varchi, fatta per ordine del granduca Cosimo I; non ha tutte le bellezze, ma nemmeno tutti i difetti della Storia del Guicciardini, del cui nome non si fa mai ricordanza” (Gamba,1180 citando l’edizione di Prato del 1822-1823). Seconda non comune edizione, in ottime condizioni di conservazione e di importante provenienza nobiliare. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\011892.

1150 euro

63) CARICATURE ARTE CARICATURE SATIRA RISO RIDERE PRIME EDIZIONI CRITICA D’ARTE

IMG_5606_clipped_rev_1Alexandre Arsène,

L’art du rire et de la caricature. 300 fac-similés en noir et 12 planches en couleurs d’après les originaux. 

Paris, ancienne Maison Quantin, Librairies-Imprimeries Réunies, senza data (ma 1893)

In 4° (27,5×19,2 cm); (4), 350, (2) pp. e 12 c. di tav. fuori testo. Bella legatura editoriale in piena tela grigia illustrata e con titolo ai piatti e al dorso (il titolo in oro al piatto anteriore). Più di trecento illustrazioni nel testo. Alcune delle 12 tavole fuori testo sono a colori. Un leggerissimo foxing alla prima carta di sguardia, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioniIMG_5607_clipped_rev_1 di conservazione. Prima edizione di questa monumentale opera dedicata alla caricatura e all’arte del far ridere, scritto dal noto giornalista e critico d’arte francese, Arsène Alexandre (16 August 1859, Paris – 1 October 1937, Brain sur Allonnes). L’autore fu collaboratore di L’Événement, Le Paris e L’Éclair e nel 1894, fu tra i fondatori della celeberrima rivista satirica “Le Rire”, diventando, poi, il suo direttore artistico. Fu anche critico d’arte per Le Figaro. Alexandre, fu il primo ad usare, insieme a Félix Fénéon il termine “neo-impressionismo” a partire dal 1886 e coniò il termine “école de Rouen”, nel 1902,in uno scritto apparso in un catalogo per una mostra dell’opera di Joseph Delattre presso la galleria Durand-Ruel a Parigi. Scrisse anche diverse recensioni teatrali. Durante la prima guerra mondiale fu ispettore generale dei musei. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.IMG_5608_clipped_rev_1IMG_5609_clipped_rev_1

60 euro

64) NAPOLEONICA NAPOLEONE RIVOLUZIONE FRANCESE PRIMA EDIZIONE ITALIANA NAPOLEON BONAPARTE RARITA’ BIBLIOGRAFICA

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IMG_5556_clipped_rev_1Scott Walter,

Vita di Napoleone Buonaparte Imperatore de’ Francesi preceduta da un quadro preliminare della Rivoluzione Francese di Sir Walter Scott prima versione italiana dall’Inglese di Vittorio Pecchioli, Tomo I – XX (completa dei venti tomi).

Firenze, Tipografia Coen e Comp., 1827

In 8° piccolo (15,2×9,5 cm); XX tomi in 10 volumi: 201, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo in antiporta con ritratto di Napoleone realizzato da Riccardo Wagner, 188 pp., 220 pp., 228 pp., 188 pp., (2), 203, (1) pp., 171, (1) pp., 248 pp., 250 pp., 222 pp., 195, (1) pp., 188 pp., 223, (1) pp., 242 pp., 208 pp., 203, (1) pp., 202 pp., 204 pp., 200 pp. (un piccolo forellino all’angolo basso dell’ultima pagina), 258 pp. Legature omogenee coeve in mezza-pelle verde con autore, titolo, numero del volume, filetti e ricchi fregi in oro ai dorsi. Tagli IMG_5557_clipped_rev_1 (1)foderati in carta marmorizzata coeva (qualche lieve strofinatura e piccola mancanza in alcuni piatti, non significativi). Qualche leggerissimo foxing, in alcuni volumi, dovuti alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima assai rara edizione, rarissima da reperirsi completa di tutti i XX tomi, della prima traduzione italiana della monumentale opera del celebre scrittore, romanziere e poeta scozzese considerato il padre del romanzo storico, Sir Walter Scott, I Baronetto Scott (Edimburgo, 15 agosto 1771 – Abbotsford House, 21 settembre 1832). Questa prima edizione italiana, praticamente contemporanea alla prima edizione inglese, venne stampata dagli stampatori fiorentini di origine ebraica, Coen, utilizzando la traduzione del pisano, Vittorio Pecchioli. Il successo dell’opera fu immediato tanto che si contano diverse edizioni a partire dalla fine del 1827. L’opera di Scott è particolarmente apprezzata non solo per l’attinenza ai fatti ma anche per la scorrevolezza della lingua. Prima edizioni italiana, rarissima.

600 euro

65) CARICATURE ILLUSTRATORI ARTE CARICATURISTI PRIME EDIZIONI DENUNCIA SOCIALE

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Gavarni Paul,

Oeuvres Nouvelles,18 fascicoli, per 180 tavole

Paris, Calmann Levy Editeur, Librairie Nouvelle, s. data (ma 1850 – 1860)

Bella raccolta di 18 fascicoli di Gavarni che contengono:

Histoire d’en dire deux, 10 plates (1 fascicolo)

L’Ecole des Pierrots, 10 plates (1 fascicolo)

Piano, 10 plates (1 fascicolo)

Les invalides du sentiment, 30 plates (3 fascicoli)

Les bohemes, 20 plates (2 fascicoli)

Les anglais chez eux, 20 plates (2 fascicoli)

Les maris me font toujours rire, 30 plates (3 fascicoli)

Le manteau d’Arlequin, 10 plates (1 fascicolo)

Manieres de voir des voyageurs, 10 plates (1 fascicolo)

Les lorettes vieillies, 30 plates (3 fascicoli)

In folio (39×28 cm);18 fascicoli con 10 carte ognuna per un totale di 180 tavole. Ogni fascicolo presenta la sua brossura editoriale (due con piccole perdite di carta al dorso; ininfluente). Tutti i numeri si presentano in buone-ottime condiIMG_5563_clipped_rev_1zioni di conservazione. Ogni tavola è protetta dalla propria velina. Prima edizione di questa raccolta di nuovi disegni caricaturali del celeberrimo illustratore, disegnatore e pittore francese, Paul Gavarni, pseudonimo di Guillaume Sulpice Chevalier (Parigi, 1804 – 1866). Precoce talento per il disegno, l’autore si propose, fin da giovane, di sviluppare nuove tecniche e materiali incisori, sfruttando nuovi prodotti chimici non prima utilizzati. Già a 20 anni impressionò l’editore Blaisot che gli propose alcuni lavori. Utilizzando i soldi guadagnati si trasferì nei Pirenei dove aveva idea di recarsi per realizzare una serie di ritratti di costumi popolari che uscì poi nel 1828, già firmati con il suo nome d’arte di Gavarni, ispirato da una catena montuosa vista durante il suo soggiorno pirenaico. Nel 1830 iniziò a lavorare per la rivista “La mode” che gli diede grande successo in patria ma anche in Inghilterra, ricevendo anche l’apprezzamento di diversi personaggi importanti come ad esempio Balzac. In questo periodo sperimentò nuove tecniche litografiche. E’ di questi anni una delle sue più drammatiche esperienze che segnò anche la sua opera IMG_5564_clipped_rev_1futura. Sulla scorta del successo ottenuto puntò tutti i suoi guadagni nella creazione di una rivista tutta sua che uscita con il titolo di “Journal des Gens du Monde” nel 1835 e che fallendo quasi subito, portò Gavarni, ridotto sul lastrico, in galera per un anno. Questa esperienza la ritroviamo nel 1837 nella serie uscita sulla celebre rivista Charivari, intitolata Fourberies des femmes en matière de sentiments, nella quale denunciava il mondo degli affari. La serie ebbe di nuovo un enorme successo e portò Gavarni ad esser chiamato a presentare tavole su tutti i principali giornali dell’epoca e facendo dell’artista, uno dei più celebri personaggi della sua epoca. Avvicinandosi alla metà del secolo, il suo stile cambiò e si diresse verso temi di denuncia sociale. Nel 1847 si trasferì a Londra, secondo Gavarni, città più adatta a comprendere il suo desiderio di ritrarre i personaggi e la vita dei bassifondi malfamati chiudendosi sempre più in se stesso e nella sua arte. Tornato a Parigi si dedicò sempre di più alla critica sociale ma anche agli studi matematici e meccanici che da sempre lo avevano appassionato fino a diventare la sua attività principale a partire dal 1860, data che segna anche il suo abbandono del disegno. Morì nel 1866, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi illustratori dell’ottocento. Serie non comune, in ottime condizioni di conservazione.

240 euro

66) ILLUMINISMO RARITA’ BIBLIOGRAFICHE HUME FILOSOFIA EPISTOLARI

IMG_5624_clipped_rev_1Hume David, Rousseau Jean-Jaques,

Recueil de pièces sur le démêlé de M. Hume et de M. J.J. Rousseau. Contenant l’exposé succinct, la Justification de J.J. Rousseau, le Docteur Pansophe, le Jugement de l’Auteur des Affiches sur ce démêlé, avec une lettre de M.Fréron, tome septime de l’Année Litterarire sur le meme sujet.

A Londres (ma Parigi), S. stampatore, 1767

In 12° (19×11,4 cm); XII, 92, 28 pp. Senza brossura ma presente lo spago antico. Uno strappetto, senza perdita di carta, al margine basso del frontespizio, ininfluente, un forellino di tarlo al margine interno bianco delle prime 5 carte e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. Probabile seconda rara edizione, uscirono varie edizioni formate da parti diverse ma tutte con presenti le prime 92 pagine (alcune edizioni solo con queste), che David Hume pubblicò nel 1766 per dimostrare all’opinione pubblica la sua innocenza dall’accusa di tradimento portata contro di lui dal celebre illuminista francese, Jean Jaques Rousseau. Dopo l’”Avertissement des editeurs”, segue la raccolta della corrispondenza di Rousseau con Hume e altri, viene poi, il “Jugement de l’auteur des affiches sur ce demele avec une Lettre de M. Freron”. Rispetto all’edizione più estesa, in questa versione, mancano le lettere di Voltaire. L’opera raccoglie oltre alle lettere di Hume a Rousseau e le risposte di questi, un intervento di Walpole e una nota di D’Alembert, il tutto per dimostrare l’assoluta buona fede dello Hume nella faccenda di questo litigio sorta dopo che Rousseau era dovuto fuggire nel Regno Unito a causa della condanna e le seguenti tribolazioni che la pubblicazione dell’Emilio gli aveva procurato. Rousseau ricevette l’aiuto e l’appoggio del mondo intellettuale inglese, compreso quello di Hume che fu tra i più strenui difensori di Rousseau. La nascita della “querelle” sembra prese avvio da uno scherzo del IMG_5625_clipped_rev_1nobiluomo, poligrafo e buontempone londinese, Walpole. Nel momento della massima difficoltà di Rousseu a causa delle difficoltà incontrate per la pubblicazione dell’Emile. Rousseau, personaggio caratterizzato da un carattere particolarmente difficile e afflitto da manie di persecuzione, stava in quei giorni riflettendo se accettare o meno l’ospitalità che Hume gli aveva offerto a Londra. Walpole pensò di scrivere a Rousseau una lettera, firmata dal re di Prussia, in cui fingeva che il monarca si offendesse perché il filosofo non voleva accettare la sua generosa ospitalità e minacciandolo di ritorsioni. La lettera poi pubblicata sul “Saint James Chronicle” di Londra fece il giro dei salotti europei, portando Rousseau nello sconforto più profondo. L’illuminista, a quell’epoca ospite, proprio di Hume, accusò il suo protettore di tradimento e di essere lui l’artefice della beffa. La situazione degenerò a tal punto da rendere la situazione insostenibile. Gli amici D’Alembert e Voltaire convinsero Hume ad esporre pubblicamente le sue ragioni. Ciò che lo scozzese fece in questo breve pamphlet che contiene anche il j’accuse di Rousseau. In fondo la discussione era animata anche da profondissime differenze. Essa vedeva contrapposte due scuole di pensiero ben definite ed inconciliabili. Da una parte si trovava il liberale, empirista inglese David Hume, fautore del darwinismo e dall’altro l’egalitario Jean-Jacques, che ipotizzava uno stravolgimento dell’ordine sociale per ritornare a quello stato di natura che solo avrebbe potuto garantire la felicità. Rarità bibliografica.

600 euro

67) LETTERATURA ITALIANA DIZIONARI PETRARCHISMI LINGUA TOSCANA PIACENZA FIORENZUOLA

   IMG_5663_clipped_rev_1Spada Giovanni Battista,

Giardino de gli epiteti, traslati, et aggiunti poetici italiani del padre maestro f. Gio. Battista Spada di Firenzuola piacentino, dell’Ordine de’ Predicatori, di nuovo ristampato, & corretto da un virtuoso

In Bologna, per l’Erede di Vit  torio Benacci, 1665

In folio (32,3×22,6 cm); (2 b.), (34), 832 pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Un leggerissimo alone nell’angolo basso delle prime 100 carte e nel margine basso bianco delle ultime 10 carte, mai intenso o fastidioso. Un piccolo tunnel di tarlo nel margine alto bianco e a volte anche laterale bianco che interessa, circa, metà del volume, sempre piccolo e mai fastidioso e che solo in 5 tavole tocca alcune lettere di testo. Per il resto esemplare in buone condizioni. All’ultima carta bianca, in bella grafia IMG_5662_clipped_rev_1settecentesca, è presente un sonetto a firma “Fl.poo Gatti Agostiniano” che suggerisce che si tratti di un sonetto tratto o scritto dal celebre prete e letterato genovese, Giacomo Filippo Gatti appartenente all’Ordine Agostin  iano al quale anche Giambattista Vico dedicò un sonetto. Antica nota di possesso privato al frontespizio, in parte anticamente cancellata, ma ancora leggibile “Ex libris Dom.co de Rossi”. Frontespizio in rosso e nero. Fregio xilografico al frontespizio. Terza edizione, la prima edizione uscì nel 1648, la seconda nel 1652, non comune come tutte le edizioni seicentesche di questa celebre opera del noto padre domenicano di Fiorenzuola, ma piacentino di nascita, Giovanni Battista Spada celebre anche per aver predetto il soglio pontificio nel 1621 al futuro Papa Urbano VIII attraverso l’anagramma del suo nome “Maepheus Barberinus – Phaebus Romanae Urbis”. L’opera rappresenta la più completa raccolta degli epiteti utilizzati da i poeti toscani fino all’epoca della composizione dell’opera finendo per essere considerato un’opera di valore per lo studio dei petrarchismi. Opera non comune. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\TO0E\026582.IMG_5664_clipped_rev_1IMG_5665_clipped_rev_1

300 euro


68) CLASSICI GRECI LINGUA GRECA LATINO GINEVRA ARISTOTELICA ARISTOTELE FIRENZE FILOSOFIA SCIENZA RARITA’ BIBLIOGRAFICA

 IMG_5567_clipped_rev_1  IMG_5569_clipped_rev_1

IMG_5565_clipped_rev_1Aristotele, Casaubon, Isaac, Ciriaco Strozzi ed altri,

Operum Aristotelis, stagiritae philosophorum omnium longe principis, nova editio, grèce & latine – Grécus contextus quam emendatissimè praeter omnes omnium editiones est editus, adscriptis ad oram libri & interpretum veterum recentiorumque, & aliorum doctorum virorum emendationibus : in quibus plurimae nunc primum in lucem prodeunt, ex bibliotheca Isaaci Casauboni Latinae interpretationes adiectae sunt quae Graeco contextui melius respondent, una cum iis quae antehac in hoc opere desiderabantur, partim recentiorum, partim veterum interpretum: in quibus & ipsis multa nunc emendata atque illustrata edunturAccesserunt huic editioni Kyriaci Stroze libri duo politicorum graecolatini, in quibus eaquae ab Aristotele in 8. libris explicata non fuerunt persequitor insuper additasunt ex libris Aristotelis qui hodie non supersunt fragmenta quaedam. Adiecti sunt etiam Indices duo perutiles: quorum alter nomina auctorum qui in Aristotelem scripserunt, continet: alter quid sit à quoque in singulas librorum eius partes scriptum indicat, necnon alius Index rerum omnium locupletissimus. Operum Aristotelis Tomus II Librorum Aristotelis qui non extant, Fragmenta quaedam. Item, Indices duo: quorum prior nomina continet qui in Aristotelem scripserunt: alter quid sit à quoque eorum in singulos Aristoteles libros scriptum, indicat. Alius Index rerum omnium locupletissimus.

Aureliae Allobrogum, Apud Samuelem Crispinum, 1605 (Excudebat Petrus de la Roviere 8. Iunii anno 1506 ma 1606).IMG_5571_clipped_rev_1

In folio (39,5×24,5 cm); due tomi: (16), 946 pp. e 836, (66) pp. Testo in greco con a fronte traduzione latina. Affascinanti legature coeve in piena pergamena molle con titolo elegantemente chiosato da mano coeva lungo tutto il dorso dei due volumi. Un tunnel di tarlo alle prime 15 carte del primo volume che lede diverse lettere nel testo, sempre nel primo volume qualche altro forellino di tarlo ed un piccolo tunnel nel margine basso della prima parte del volume, sempre lontano dal testo ed ininfluente. Antica nota di possesso privato ai frontespizio “A. Lucarelli” I. V. D. (V. I. D.) Un altro tunnel di tarlo nel margine interno bianco a metà volume che in 6 carte tocca una lettera di testo. Nel secondo volume un tunnel di tarlo più esteso ma al margine esterno bianco delle prime 30 carte, sempre lontano da testo e nel margine basso di una ventina di carte nella parte finale del volume. Qualche macchiolina di foxing e leggerissime fioriture sparse a causa della qualità della carta. Alcune carte uniformemenIMG_5566_clipped_rev_1te e leggermente brunite. Nel complesso, a parte i difetti descritti, esemplare in buone condizioni. Edizione assai rara a reperirsi completa di tutte e due i tomi. I due frontespizi presentano una simile marca tipografica ma con differenze sostanziali (fra l’altro il secondo tomo, quello più raro in assoluto, presenta il titolo in rosso e nero) in quanto, pur essendo i due volumi editi nello stesso anno, essi vennero probabilmente realizzati separatamente, uno da Samuel Crispin e l’altro da Pierre de la Rovere. Una delle edizioni più complete delle opere del grande filosofo, logico e scienziato greco, Aristotele (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.– Calcide, 322 a.C.) che insieme a Platone e Socrate è considerato il padre del pensiero filosofico occidentale ed uno dei più importanti scienziati dell’antichità. L’opera qui presentata, stampata a Ginevra, si avvale di alcuni dei più importanti commenti aristotelici come quello celebre filologo ginevrino, naturalizzato inglese, Casaubon, Isaac (Ginevra, 18 febbraio 1559 – Londra, 1º luglio 1614) e l’erudito fiorentino Ciriaco Strozzi (Capalla, Campi Bisenzio, inIMG_5568_clipped_rev_1 provincia di Firenze 1504 – Pisa, 1565). Casaubon nacque da famiglia calvinista rifugiatasi a Ginevra. Fin da piccolo dimostrò un’innata propensione agli studi, tanto che a 9 anni parlava già fluidamente il latino. All’università studiò greco, latino, giurisprudenza, teologia e lingue orientali. Nel 1582 gli fu affidata la cattedra di Greco dell’ateneo ginevrino. Fu anche uno dei professori più ricercati della sua epoca tanto che la reggente del trono francese, Maria de’ Medici, per evitare di perdere Casaubon a favore dell’Inghilterra, proibì che la sua biblioteca, rimasta a Parigi, gli fosse inviata a Londra. La cosa non fermò però Casaubon che is trasferì definitivamente a Londra, nel 1610. L’altro commentatore principale dell’opera è Ciriaco Strozzi che fu uno degli insegnanti del Collegium Maius di Cracovia e protetto del vescovo Piotr Tomicki (1464-1535) e che fu professore anche a Pisa, Bologna e Firenze. Strozzi fu anche membro dell’Accademia Fiorentina, sostenuta da Cosimo I de’ Medici quale decisivo strumento di politica culturale. Una delle più apprezzate edizioni dell’opera omnia di Aristotele. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PALE\003484.

800 euro

69) LOMBARDIA MILANO RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTE SATIRICHE SATIRA GIORNALI GIORNALISMO ILLUSTRATORI CARICATURISTI CARICATURE SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA RARITA’ BIBLIOGRAFICA SCAPIGLIATURA SCAPIGLIATI


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IMG_5667_clipped_rev_1IMG_5667_clipped_rev_2IMG_5670_clipped_rev_1IMG_5671_clipped_rev_1IMG_5669_clipped_rev_1A,A. VV.,

L’uomo di Pietra, le prime 5 annate (in realtà 6 annate perché presente anche tutto il pubblicato del 1856) , 1856 – 1861

Vol 1. Anno I°, N. 1 (15 novembre 1856) – N. 59 (26 dicembre 1957). Annata completa.

Vol. 2. Anno II°, N. 1 (2 gennaio 1858) – (presente anche il Supplemento al numero 17, speciale del 1 maggio del 1858) – N. 52 (24 dicembre 1858). Annata completa.

Vol. 3. Anno III°, N. 1 (1 gennaio 1859) – N. 83 (31 dicembre 1859). Annata completa.

Vol. 4. Anno IV, N. 1 (3 gennaio 1860) – N. 155 (29 dicembre 1860). Annata completa.

Vol. 5. Anno V. n. 1 (1 gennaio 1861) – N. 156 del 31 dicembre 1861. In questo volume, il numero 1 è lacunoso della prima pagina, il numero 40 è lacunoso di una pagina e manca il numero 41, al numero 43 manca la seconda pagina, al numero 46 manca la seconda pagina). Il volume presenta il piatto posteriore della legatura ma non il dorso ed il piatto anteriore, pur essendo i numeri legati. All’interno si presenta, in genere in buone-ottime condizioni di conservazione.

Milano, 1856-1861 

In folio (35,5×26,8 cm) primi 4 volumi con le prime 5 annate complete (compresi i numeri della primissima annata usciti nel 1856 e fatti rientrare nell’annata seguente del 1857) rilegate in belle legature coeve in mezza pelle veIMG_5666_clipped_rev_1rde scuro con titolo, numero del volume ed annata, oltre a fregi, in oro al dorso e piatti foderati con carta verde coeva. I primi quattro volumi si presentano, all’interno in ottime condizioni di conservazione. Il quinto volume, a parte i difetti sopra descritti, si pr esenta in buone condizioni di conservazione. Ogni numero è composto da un numero variabile da 16 a 4 pagine in quanto il giornale cambiò forma e periodicità durante la sua esistenza. Quella qui presentata è probabilmente, la collezione più ampia e completa di questa celeberrima e rarissima pubblicazione risorgimentale milanese. Quest’opera è rarissima a reperirsi completa e praticamente è di mitica rarità l’annata completa dell’anno cruciale per l’unificazione italiana del 1860. Ricchissimo di disegni satirici opera di alcuni dei più grandi disegnatori dell’epoca come ad esempio Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis e Luigi Borgomainerio, il giornale presentava sempre al centro del giornale una grande vignetta satirica a tutta pagina (a volte divisa in due pagine). Fondato dai letterati Cletto Arrighi, Camillo Cima e Gottardo Cattaneo, all’int erno del fervente mondo della “scapigliatura” milanese, esso era rivolto in modo particolare a sbeffeggiare l’allora governante austriaco del Lombardo-Veneto, tanto che lo stesso Arrighi, sulle pagine del giornale dice di voler “far con la penna un po’ di guerra all’Austria”. Camillo Cima e Cletto Arrighi, forti sostenitori dell’identità lombarda, utilizzarono a volte anche il dialetto milanese. Il giornale che divenne presto celebre si avvalse della collaborazione di alcuni dei più importanti intellettuali dell’epoca come ad esempio il romanziere Giuseppe Rovani, i poeti Giovanni Rajberti, Anastasio Buonsenso e Antonio Piccozzi, il critico musicale e librettista Antonio Ghislanzoni, gli scrittori e uomini politici Ottavio Tasca e Ippolito Nievo, che si firmava con lo pseudonimo Todero ed IMG_5672_clipped_rev_1anche Emilio Treves con lo pseudonimo Il Piovano, tutti assidui frequentatori del Caffè Martini. L’anno 1860 è particolarmente raro, tanto che diversi studi non lo citano e sostengono che il giornale cessò la pubblicazione nell’aprile del 1859 perchè molti suoi collaboratori si arruolarono per prendere parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza italiana. Il titolo del giornale richiama direttamente alla sua origine milanese. Infatti L’Uomo di pietra o Scior Carera al quale si riferirono i suoi fondatori era una scultura di epoca romana, posta sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele II che sul finire del settecento, come il Pasquino romano, divenne una “statua parlante” perché i cittadini erano soliti usarlo per affiggere poesie e satire politiche. Si legge ad esempio nel Cosmorama Pittorico del 1839 a proposito di questa statua “Quando fu rifabbricata la casa ove egli trovavasi collocato si credé giustamente di metterlo in luogo più alto onde essendo egualmente in vista del pubblico non fosse facile avvicinarsi a chi avea d’uso attaccarvi satire ed epigrammi, che intaccavano la personalità individuale, e che oramai era divenuto un abuso pressoché giornaliero”. Non a caso l’immagine de “L’Uomo di Pietra” compare nel frontespizio di ogni numero. Questa rivista milanese, dopo aver cessatola sua pubblicazione sul finire del 1861 e aver subito alcuni tentativi di riapertura, finì per essere acquistata da Edoardo Sonzogno che la fece confluire in un’altra celeberrima rivista “Lo spirito folletto”. Rarissima collezione completa delle prime cinque annate (considerando anche i numeri del 1856) e con la sesta (o quinta annata secondo la lettura che vede i numeri del 1856 come facenti parte dell’annata del 1857) in buona parte completa. Rarità bibliografica. Rif. Bibl.: Fondopaolomoretti.it, ricerca “L’Uomo di Pietra” per le annate 1856-1857, 1858, 1859.

2.000 euro

70) ILLUMINISMO ATEISMO PRIME EDIZIONI PROFEZIE CRITICA ANTI-CRISTIANA FILOSOFIA EBRAICA RARITA’ BIBLIOGRAFICA

 IMG_5622_clipped_rev_1

Collins Antoine, d’Holbach Paul Henri Thiry Barone,

Examen des Prophéties qui servent de fondement à la Religion Chretienne, avec un Essai de critique sur les Prophètes & les Prophèties en général.

Londres (ma probabilmente Amsterdam), S. stampatore, 1768

In 8° (16,5×10,5 cm); (4), 234 pp. Legatura coeva in cartoncino molle a motivi rossi. Assenti il dorso ed il piatto posteriore ma bel legato e per il resto nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione, ad ampi margini ed ancora in barbe. Prima edizione francese rara di questo celebre scritto del noto filosofo e polemista inglese, Antoine Collins (- Londra 1729), considerato da Voltaire come uno dei più strenui nemici della religione cristiana. L’opera in realtà più che una vera e propria opera di Collins, è una rilettura della stessa elaborata dal celeberrimo filosofo, enciclopedista illuminista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco, naturalizzato francese, il Barone Paul Henri Thiry d’Holbach, nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, barone di (von) Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789) che fu tra i massimi esponenti dell’Illuminismo e dell’ateismo. Scriveva ad esempio Voltaire di Collins: “Un des plus terribles ennemies de la religion chretienne a ete Antoine Collins, grand tesorier de la region d’Essex, bon metaphysicien, et d’une grande erudition. Il est triste qu’il n’ait fait usage de sa profonde dialectique que contre le christianisme […] Les recherches philosophique sur là liberté de l’homme, sur les fondements de la religion chretienne, sur les propheties litterales, sur la liberté de penser, sont malheIMG_5621_clipped_rev_1uresement des ouvrages victorieux”. Tale era l’apprezzamento di Voltaire per il lavoro di Collins che si sa che il celebre illuminista possedeva quattro titoli dell’autore inglese, nella sua biblioteca pietroburghese (due dei titoli sono anche fittamente annotati da Voltaire). D’Holbach come Voltaire apprezzò molto il lavoro di Collins tanto che nel 1770 tradusse anche “L’Esprit du judaïsme”. E’ da ricordare che l’argomento della traduzione qui presentata, non era nuovo per d’Holbach che era stato colui che in Francia aveva reso noto un celeberrimo manoscritto mai pubblicato, dal titolo “Israël vengé ou Exposition naturelle des prophéties hébraïques que les chrétiens appliquent à Jésus, leur prétendu Messie”, del grande filosofo ebreo Balthazar (Isaac) Orobio de Castro (c.1617 in Bragança, Portugal – November 7, 1687 in Amsterdam) che in parte trattava argomenti poi recuperati dallo stesso Collins attento conoscitore della filosofia ebraica ed in parte anche da d’Holbach nel 1761, nel suo “Le Christianisme dévoilé ou Examen des Principes & des Effets de la Religion chretienne”. D’Holbach nella traduzione francese dell’opera di Collins ricostruì le posizioni del filosofo inglese contro le interpretazioni cristiane delle profezie in una sintesi di “Ground ad Reason” e di “Scheme of Litteral Prophecy”. L’opera di Collins, uscita, per ragioni cIMG_5623_clipped_rev_1hiare, spesso anonima, ebbe grande risonanza nel settecento in tutto il continente europeo anche se furono fortemente osteggiate in Germania ed Olanda. Basti ad esempio ricordare che ad esempio, 1755 Padre Bonifazio Bonetti, dell’ordine dei Predicatori, intratteneva spesso i confratelli con i suoi “Ragionamenti” scritti per confutare le obiezioni del “noto anonimo inglese” (come erano soliti molti riferirsi a Collins e alla sua opera, a volte per vera e propria ignoranza dell’autore delle stesse) nello “Scheme of Litteral Prophecy considered”. L’attribuzione dell’opera frnacese a d’Holbach fu a lungo disquisita, fino a quando fu recuperata una lettera scritta da Diderot a Sophie Volland del 1768 nella quale Diderot, svelava, senza ombra di dubbio, il nome dell’autore. Prima edizione molto rara. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\PISE\001255; Barbier, Dict. des ouvr. anon., II, col. 353.

500 euro

71) MANICHEISMO UGONOTTI PRIME EDIZIONI ZOROASTRISMO MANICHEI STORIA DELLA FILOSOFIA ILLUMINISMO STUDI ANTROPOLOGICI

  IMG_5996_clipped_rev_1

Beausobre Isaac de,

Histoire critique de Manichee et du Manicheisme, Ou l’on trouve aussi l’Histoire de Basilide, de Marcion, de Bardesanes, etc. et de leurs sentimens; et où l’on découvre l’origine de plusieurs Cultes, Cérémonies, Etc. qui se sont introduits dans le Christianisme. Par M. De Beausobre Tome Premier – Second.

A Amsterdam, Chez F. Frederic Bernard, 1734 – 1739

In 4° (25,2×19,4 cm); due tomi: (4), LXXVI, 594 pp. e XXXIV, 896 pp. Belle legature omogenee coeve in piena pelle spugnata con titolo, numero del tomo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli. Dorso a 5 nervi. Un piccolo difetto al margine basso del dorso del secondo volume. Il secondo volume, come tipico di tutti gli esemplari, si presenta con le pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata per la stampa. Poche pagina con uniforme e leggera brunitura anche al primo volume, anche in questo caso dovute alla qualità della carta e caratteristica tipica di tutti gli esemplari. Il frontespizio del primo volume stampato in rosso e nero e con bella vignetta incisa. Dedicatoria al Barone De Thulemeier, Ministro degli Affari Esteri IMG_5997_clipped_rev_1del Re di Prussia.. Nel testo sono presenti due finissime testatine incise realizzate da B. Picart. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Diversi errori nella numerazione di alcune pagine come in tutti gli esemplari censiti. Tagli rossi. Assai rara prima edizione, ancor più rara a trovarsi completa dei due volumi in legatura omogenea, di questo importante studio del celeberrimo teologo ugonotto, Isaac de Beausobre (8 marzo 1659 – 5 giugno 1738). L’autore divenne celebre proprio per questa storia del Manicheismo considerata l’opera che segna la nascita degli studi moderni sul manicheismo. Beausobre nacque a Niort, Deux-Sèvres. Dopo aver studiato teologia all’Accademia protestante di Saumur, venne ordinato sacerdote all’età di ventidue anni, diventando pastore a Châtillon-sur-Indre. Dopo la revoca dell’editto di Nantes, fuggì a Rotterdam (novembre 1685) e nel 1686 fu nominato cappellano di Oranienbaum, dalla principessa di Anhalt-Dessau, Henrietta Catherine di Orange-Nassau. Nel 1693, alla morte di Giovanni Giorgio II, Principe di Anhalt-Dessau, si trasferì a Berlino e divenne predicatore di corte prima e poi, nel 1695 pastore per la chiesa francese nella chiesa di Friedrichswerder. Come teologo liberale e primo esponente delle opinioni illuminate, non sfuggì alle critiche all’interno della propria comunità, ma in diverse occasioni in cui gli furono offerte posizioni importanti in altri paesi, sia la comunità che il re di Prussia si espressero sempre contro la sua partenza, consapevoli del valore della persona. Personaggio dalla grande erudizione era considerato, alla sua epoca, come uno dei migliori scrittori per il suo linguaggio chiaro ed elevato. Fu anche un eccellente predicatore. Il re Federico II era solito dire di lui: “la meilleure plume de Berlin”. Scrisse saggi sui problemi della dottrina protestante e della storia della Riforma, pubblicò una raccolta di prediche e contribuì a una traduzione francese annotata del Nuovo Testamento. Fu collaboratore della Bibliothèque Germanique (il diario dotto degli esiliati francesi). Dalla Treccani si legge “Tradusse i salmi in versi; scrisse di controversie ed esegesi; IMG_5999_clipped_rev_1nell’Histoire critique de Manichée et du Manichéisme (1734-39), fece opera di pioniere; notevole ancora l’Histoire de la Réformation, condotta dal 1517 al 1630 (1785-86)”. Oltre alla Riforma, il Manicheismo fu uno degli argomenti più studiati da De Beausobre. L’opera qui pubblicata uscì in due volumi, il primo nel 1734 ed il secondo , postumo, nel 1739. Il suo obiettivo era quello di ottenere e fornire un quadro chiaro di questa potente eresia dei tempi tardo-antichi dalla quale, numerosi pensatori cattolici sostenevano che discendessero le eresie pre-Riforma del medioevo. Un terzo volume pianificato doveva essere una storia di Pauliciani, Bogomils, Albigenses, Waldenses e Bohemian Brethren ma non venne mai pubblicato. Come lui stesso si era aspettato, le parti pubblicate dell’opera attirarono aspre critiche e diversi pungenti attacchi da parte dei critici conservatori che sostenevano che l’opera fosse una diffamazione ingiustificata dei padri della chiesa antica e un encomio dell’eretico Mani. Più positivo ma non dissimile, fu anche il giudizio di H. S. Nyberg secondo cui de Beausobre vedeva il Manicheismo come “una sorta di protestantesimo pre-protestante”. Va sottolineato, tuttavia, che de Beausobre condivideva l’opinione dei cacciatori di eresie delle generazioni precedenti secondo cui il manicheismo era una falsa dottrina. Allo stesso tempo, però si era proposto di scrivere un resoconto dell’argomento libero da pregiudizi e le solite calunnie figlie dalla “politica ecclesiastica”. Cosa che infatti fece e che oggi gli viene universalmente riconosciuta anche se chiaramente non mancano alcune imperfezioni e forzature come ad esempio, ritrae la liturgia manichea come simile al culto protestante. Seppur il lavoro non può che risentire del clima e delle difficoltà legate alla visione della religione manichea dell’epoca a lui viene riconosciuto il merito dello studio approfonIMG_5998_clipped_rev_1dito delle fonti e per questo viene considerato come il primo studio ragionato, moderno e privo di preconcetti, scritto in occidente indirizzato sulla religione manichea. Ad esempio, epocale, fu la sua dimostrazione che l’Acta Archelai, che fino a quel momento era stata la principale fonte di informazioni europee sul Manicheismo, è una fabbricazione del IV secolo praticamente priva di valore come prova storica (vol. 1, pagg. 5 e seguenti). Alcune geniali intuizioni, come la dipendenza del Libro di Mani del Giganti dalla letteratura ebraica apocrifa di Enoch vennero poi confermate grazie alla scoperta posteriore di alcuni documenti. Henning lo definisce come “uno dei migliori libri mai scritti sul manicheismo”. Frequentemente de Beausobre riporta, intercalate nel testo, escursioni sull’antico zoroastrismo e la sua letteratura. L’autore infatti, attribuiva grande importanza allo zoroastrismo perché riteneva che fosse la principale fonte della dottrina di Mani. In questo campo fece un uso critico di ciò che aveva appreso dagli antichi autori greci e latini e delle informazioni sugli scritti arabi e tardo-zoroastriani iraniani forniti nella Bibliothèque Orientale di d’Herbelot e nella Historia religionis veterum Persarum di Thomas Hyde. Una delle opere basilari sulla religione fondata dal profeta iraniano Mani all’interno dell’Impero sasanide, noto anche come Secondo Impero Persiano. La religione manichea predicava un’elaborata cosmologia dualistica che descriveva la lotta tra il bene e il male rappresentati il primo dalla luce e dal mondo spirituale e, il secondo, dalle tenebre e dal mondo materiale. Opera assai rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Caillet, 885; De Guaita, 1143; Brunet, I, 723: “Ouvrage tres estimée”.

1.900 euro

72) FILOSOFIA OCCASIONALISMO FILOSOFIA CARTESIANA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA INDICE DEI LIBRI PROIBITI MALEBRANCHE OPERE ANONIME

IMG_5993_clipped_rev_1Anonimo (ma Malebranche Nicolas),

Traité de morale, par l’Auteur De la Recherche de la Vérité. Premiere Partie – Seconde Partie

Rotterdam, Reinier Leers, 1684

In 12° (15,2×8,5 cm); due tomi in un volume: (10), 237, (1 b.) pp. e 218, (6) pp. Bella legatura coeva in piena pelle spugnata. Titolo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli ed ai nervi. Legatura a cinque nervi. Qualche strofinatura al piatto posteriore. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli spruzzati in rosso. Prima rara edizione di questa celebre opera, finita nell’indice dei libri proibiti nel 1690, del grande filosofo e scienziato francese, Nicolas Malebranche (Parigi, 6 agosto 1638 – Parigi, 13 ottobre 1715) che appartenente alla congregazione dell’Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia, fu studioso di Agostino d’Ippona prima e della filosofia cartesiana poi arrivando ad essere considerato, insieme all’olandese Arnold Geulincx (1624-1669) il più importante esponente dell’occasionalismo. Esiste un’edizione di quest’opera datata 1683 ma in realtà, come ben dimostrato da Sauvy a pagina 85 della sua nota opera “ Livres saisis à Paris entre 1678 et 1701”. Sauvy infatti ricostruisce come l’opera qui presentata fu scritta nel 1683, senza dubbio su insistenza di alcuni suoi amici con il quale aveva dibattuto l’argomento, arrivando a finirla intorno alla fine di ottobre dello stesso anno e appoggiandosi anche agli studi di Lelong analizza questa falsa edizione come falsa sia nella data, 1683 che nel luogo di stampa, Colonia che in realtà dovrebbe essere Rouen. L’opera che ottenne un notevole successo, attirò ben presto gli strali del mondo cattolico che ben presto IMG_5994_clipped_rev_1inserì il volume nell’Indice dei Libri Proibiti facendo sì che l’opera divenisse molto rara a reperirsi. Malebranche superò il dualismo cartesiano fra anima e corpo asserendo che fra anima e corpo non vi sia nessun rapporto e altrettanto, nessun collegamento fra di esse sia possibile e se è vero che l’anima può pensare il suo corpo ciò non toglie che l’anima, in sé, appartiene alla natura eterna di Dio. Nell’opera qui presentata, Malebranche elabora la sua teoria morale basata sul concetto di “ordine” arrivando a costruire un sistema dove l’obbedienza alla legge e l’amore per l’ordine concepito come un omaggio alla ragione sono un mezzo attraverso gli spiriti eletti operano per la gloria di Dio. Dopo aver studiato per tre anni teologia scolastica alla Sorbonne a partire dal 1656, senza particolare interesse per la materia, iniziò ad avvicinarsi alla Congregazione dell’Oratorio fondata da San Filippo Neri, dove poi entrò nel 1660. La Congregazione, con i suoi ritmi scanditi da regole precise e la grande attenzione allo studio e alla riflessione, gli permise di dedicarsi in modo continuativo alla sua ricerca filosofica, in particolare a quella cartesiana. Dopo aver pubblicato diverse opere di basilare importanza per il pensiero filosofico occidentale, nel 1699 fu nominato membro onorario dell’Académie des sciences. Nell’ultima parte della sua vita, il suo interesse si concentrò sugli studi matematici e particolarmente su quelli legati al calcolo infinitesimale che gli permisero di correggere le leggi cartesiane sul moto. Il suo interesse per la matematica nasce dalle idee immutabili ed eterne, come quelle matematiche, che secondo Cartesio sarebbero proprie dell’uomo in quanto innate nella sua coscienza. Malebranche, anche in questo caso, arriva in realtà a superare Cartesio arrivando a dimostrare che tali idee fanno parte della sapienza divina. Pensatore instancabile e geniale,arrivò ad elaborare una “teoria dei colori” basata sulle vibrazioni che in base alla loro differenza, darebbero origine alla percezione di colori differenti. La sua opera sulla morale rappresenta una delle tappe fondamentali dell’elaborazione del pensiero di Malebranche. Come scritto nel Dictionnaire des œuvres, VI, p. 486 “La première [partie], sur la “Vertu”, pose comme fondement de la morale la vertu essentielle : “l’amour habituel et dominant de l’ordre immuable”. L’ordre est la hiérarchie de l’Etre, la loi que Dieu lui-même suit dans l’exécution de ses projets. Les qualités de l’esprit nécessaires pour acquérir la vertu sont : la force, qui nous commande d’être attentifs à la vérité et nous empêche de nous distraire du travail méritoire de l’intellect, et la liberté qui nous permet de nous éloigner des biens finis pour ne regarder que vers l’Infini lui-même. Malebranche considère ensuite les causes ocIMG_5995_clipped_rev_1casionnelles des bons sentiments, sans lesquels on ne saurait acquérir l’amour de l’ordre, puis les causes occasionnelles de certains sentiments contraires à la grâce, et qui en diminuent l’efficacité, afin de permettre qu’on puisse mieux les éviter. La seconde partie, étroitement liée à la première, traite des “Devoirs”. Ceux-ci sont subordonnés à l’objet de l’obligation : ceux envers Dieu et ses attributs, puissance, sagesse et amour, viennent en premier. La règle pour bien les satisfaire est de se conformer à la loi, à la structure, à l’action divines, de suivre les raisons mêmes de la Trinité. On passe ensuite aux devoirs envers la société humaine, dont il ne faut considérer que la destinée éternelle des membres. Le livre s’achève sur la considération des devoirs qu’on a envers soi-même ; ceux-là consistent à travailler à son perfectionnement et à son bonheur propres.Issue du rationalisme cartésien, la morale de Malebranche reprend la dualité science-vertu, pour la transposer dans la vision totale de la réalité transcendante, en orientant toutes les exigences humaines vers leur fin éternelle. L’œuvre fait ressortir l’aspect le plus authentique de l’intellectualisme de Malebranche : l’obéissance à la loi et l’amour de l’ordre conçus comme un hommage à la raison […] Les corps sont faits pour les esprits, pour les servir ou pour les mettre à l’épreuve en vue de biens d’un ordre supérieur ; les esprits sont faits pour Dieu, la vie présente pour la vie future ; la société temporelle pour la société éternelle qui la suivra. L’ordre exige que les intérêts actuels soient subordonnés et souvent sacrifiés à ceux de la vie future. […] L’ordre de la morale repose sur une immobilité d’être, une clarté de raison, qui en constituent la première et la plus authentique valeur.”. Bellissima prima edizione in legatura coeva. Rif. Bibl.: Brunet, III, 1336 ; Barbier, Dictionnaire des ouvrages anonymes, IV, 772.

800 euro

73) ILLUMINISMO ATEISMO FILOSOFIA MORALE PRIME EDIZIONI POLITICA ETICA

IMG_5992_clipped_rev_1Baron d’Holbach Paul Henri Thiry,

La morale universelle ou les devoirs de l’homme fondés sur sa nature, Tome Premier – Second – Troisme

Amsterdam, Marc Michel Rey, 1776

In 8° (20,5×12 cm); tre tomi: XII, XXIV, 286 pp., (4), 256 pp., (4), 283, (1) pp. Legature coeve omogenee in piena pelle spugnata. Titolo, numeri dei volumi e ricchissimi fregi in oro al dorso. Qualche piccolo difetto ai dorsi ed un piccolo difetto al margine alto della cerniera del primo volume. In parte, esemplare leggermente ed uniformemente brunito a causa della qualità della carta utilizzata e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione di questa celeberrima opera che fece scandalo, del celeberrimo filosofo, enciclopedista illuminista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco, naturalizzato francese, il Barone Paul Henri Thiry d’Holbach, nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, barone di (von) Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789) che fu tra i massimi esponenti dell’Illuminismo e dell’ateismo. L’autore pubblicò la maggior parte delle sue opere anonime o sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud, di Boulanger (da Nicolas-Antoine Boulanger) e di altri nomi, fra cui Fréret (da Nicolas Fréret). Solo lo scritto Tableau des Saints apparve con la sua vera firma di autore. D’Holbach spesso pubblicava in forma anonima, poiché le sue idee erano considerate pericolose e spregevoli, in un’epoca in cui una teoria umanista della moralità era vista come un anatema in un mondo occidentale prevalentemente cristiano. Il Barone elaborò numerose delle sue opere con la collaborazione di Jacques-André Naigeon e degli enciclopedisti, in primis, Denis Diderot (probabile revisore delle opere del barone) e Louis de Jaucourt. Profondamente materialista ed ateo, d’Holbach fu collaboratore dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Massone riconosciuto, fu membro della Loge des Neuf Sœurs del Grande Oriente di Francia a Parigi (la stessa a cui si affiliò Voltaire nell’ultimo mese della sua vita e frequentata anche da Benjamin Franklin)IMG_5991_clipped_rev_1. Nelle sue opere filosofiche ed in particolare nel Système de la Nature nel Bon sens, che ne è, in parte, un’elaborazione semplificata, d’Holbach sviluppa una metafisica materialistica e deterministica. Conosciuto per le sue sontuose cene, alle quali erano soliti partecipare i più grandi intellettuali francesi dell’epoca come Denis Diderot, Charles-Georges Le Roy, Jean-François Marmontel, abbé Guillame-Thomas-François Raynal e Jean-Jacques Rousseau, fu uno dei più influenti illuministi. Nel lavoro qui presentato, il filosofo, seguendo i lavori di Locke e Hobbes, ricostruisce un elaborato complesso di etica e filosofia politica basato sulla natura dell’uomo e che non fanno riferimento a nessun richiamo religioso. D’Holbach postula che se è vero che le persone si preoccupano della propria autoconservazione e della propria felicità, sia altrettanto innegabile che in definitiva, l’uomo sia una creatura sociale. Per questo gli istinti egoistici e quelli altruistici possono, tranquillamente coesistere nel raggiungimento della felicità umana. L’autoconservazione può così, essere raggiunta al meglio attraverso la cooperazione altruistica con gli altri e secondo il filosofo francese, questa cooperazione è ciò che motiva l’acquisizione delle virtù. Sulla scorta dell’influenza del pensiero di Rousseau, gli individui stipulano un contratto sociale tra loro, aspettandosi che il loro organo di governo funzioni in modo utilitaristico per sostenere i loro diritti fondamentali fra i quali il diritto alla proprietà, la libertà di parola e la libertà di religione. Quando questi diritti vengono violati, sostiene Holbach, le persone hanno diritto a ribellarsi, anche attraverso l’utilizzo della forza, anticipando in modo notevole i processi rivoluzionari che da lì a pochi anni avrebbero infiammato la Francia. Il volume I° discute una teoria della moralità, il volume II° la pratica della moralità e il volume III° i doveri della propria vita privata. Rif. Bibl.: Vercruysse 1776, A4; PMM 215 “In spite of his hedonistic explanation of human actions he saw man a social animal; and indeed it is social utility that is the basis of his ethics.”.

650 euro

74) GASTRONOMIA CULINARIA PASTICCERIA PESCE TARTUFI PIEMONTE SAVOIA DOLCI

IMG_5966_clipped_rev_1Anonimo,

Il cuoco piemontese ridotto all’ultimo gusto, Con nuove aggiunte ad uso anche della nostra Lombardia che insegna facilmente a cucinare qualunque sorta di vivande si in grasso che in magro; istruisce pure nella scelta e bontà d’ogni cosa appartenente alla cucina, dando la spiegazione di tutti gli utensili necessarj a tale arte di più insegna il vero metodo per il pasticciere e confetturiere, i doveri di un maestro di casa; le minute per le provvisioni nelle quattro stagioni. E la maniera di trinciare ogni sorta di cibi. Quinta edizione con figure.

Milano, Per Giovanni Silvestri, 1825

In 8° (19,4×12 cm); (4), 402, (2) pp. e 3 c. di tav. più volte ripiegate. Legatura coeva in mezza-pelle verde con titolo e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva, qualche lieve strofinatura. Qualche strappetto e piega alla prima tavola fuori testo, senza perdita di carta che si presenta anche in parte staccata dal volume. Qualche leggerissima ed ininfluente macchiolina di foxing in alcune pagine, un leggerissimo e piccolo alone al margine interno bianco delle ultime 30 carte, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Quinta edizione, IMG_5967_clipped_rev_1corretta ed aumentata della più importante opera gastronomica regionale italiana. L’opera, considerata il più importante testo culinario piemontese, è particolarmente apprezzato, anche per l’importante parte dedicato alle ricette dedicate al pescato ed ai dolci di pastecceria. La prima edizione dell’opera uscì nel 1766, seguita nel 1775 da una seconda edizione. Seguirono numerose edizioni, aumentate ed integrate da nuove ricette tanto che al 1855 se ne contavano già 55 edizioni differenti. L’autore dell’opera non è mai stato identificato. Se diverse ricette sono chiaramente ispirate dalla cucina francese, in particolare dall’opera “La cuisinière bourgeoise di Menon” l’autore anonimo piemontese ne muta profondamente i contenuti adattando la cucina francese, introdotta nel territorio piemontese, attraverso l’utilizzo di ingredienti italiani e variazioni, al gusto piemontese. Il susseguirsi delle edizioni vide un incremento di ricette e correzioni. I capitoli sono divisi per tipologia di piatto: delle zuppe e minestre (minestra di castagne in grasso ed in magro, zuppa magra di cipolle, zuppa al formaggio, zuppa di cocomeri, zuppa di varie erbe, zuppa di gamberi, minestra di lasagne con gamberi, zuppa all’acqua, zuppa turca, minestra di lasagne di luccio, olia alla spagnola di vigilia, ecc.); del bue (lingua di bue alla braise, cervella di bue in varie maniere, palati di bue in sortout, palati di bue a modo di zolfanelli, rognone di bue alla borghese, terrina alla paesana, culotta di bue al forno, salciccione di bue, carbonata o cosata di bue papigliotte, cibreo o manicaretto di bue, ecc.); del vitello (testa di vitello alla vercellese, occhi di vitello come si debbano servire, orecchie di vitello coi piselli, orecchie di vitello al formaggio, fegato di vitello alla cittadinesca, frezza di vitello a de’ piedi di vitello, frezza di vitello alla crosta di formaggio, animelle di vitello all’erbe fine, animelle di vitello in intingolo, casi di vitello alla crema, cartilagini di vitello al verd pré, coste di vitello alla molinara, coste di vitello alla ventresca, uso della coscia di vitello, polpette alla braise, poppa di vitello alla bolognese, modo di far le teste di vitello o di capretto ripiene, pane di vitello alla genovese, ecc.); del porco e come si serve (formaggio della testa del porco, dei giamboni, carrè di porco da latte in intingolo, comeIMG_5969_clipped_rev_1 di debba fare il lardo ed il grasso, maniera di fare ogni sorta di salsiccia, salsiccioni di porco ossia Androulles, Giambone ossia prosciutto in cincarat, porco da latte in pasticcio freddo, ecc.); del montone (arrosto di montone in varie maniere, gigot di montone alla Perigord, gigot di montone con erbaggi ghiacciati, gigot ai piccoli cocomeri, gigot brinato, quarto di montone in coste arrostito, costolette di montone alla Conti, guazzetto di montone , quarto o coscia di montone ai cocomeri, costolette di montone alla poele, spalla di monotone in pallone, salsiccione di spalla di montone, del collo del montone, lingua di montone alla cuciniera, piedi di montone colla farsa, ecc. ); dell’agnello (testa d’agnello in varie maniere, filetto d’agnello in blanquette, uso delle animelle d’agnello, ecc.); del pollame (fricassea di pollastri, pollastri alla tartara, pollastri in tamburi, pollastri al formaggio, pollastri all’agresto, pollastri in forma di pane, dei polli d’India, coscie di pollo d’India, pollo d’India rotolato, ale alla spagnuola, ale al sugo di lenti, ale al vino di Sciampagna, cipollata in varie maniere, pollastra immascherata, pollastra in cannelloni, pollastra al sangue di porco, anatrini coi piselli, anitro con la farsa, piccioni al basilico, piccioni con sparagi, piccioni al sole, piccioni con le testuggini, piccioni alla delfina, ecc.); della cacciagione (delle anitre selvatiche, lodole in salmis alla cittadina, lodole in intingolo, modo di conoscere le pernici, delle pernici vecchie, quaglie con crosta, delle lepri e dei leprotti, pasta di lepre alla cittadina, lepre con rape, leprotto al sangue, coniglio al sugo di lenti, sanguinacci di coniglio, conigli al sugo di lenti, coniglio alla cittadina, coniglio in matelotta, coniglio in papigliotte, conigli nel covile, coniglio in forma testuggine, hacis d’ogni sorta di carne arrostita, ecc.); De’ pesci di mare e di acqua dolce (de pesci con le conchiglie, rombo con li capperi ed in altre maniere, salmone in cassa, storione in grasso allo spiedo, storione alla matelotta, della cheppia, della molua fresca, molua fresca alla delfina od intingolo di latte del pesce carpe e di punte di sparagi, della razza, razza con la salsa di fegato, sogliola e passerino fra due piatti alla cittadina, tonno fresco alla grarticola, la viva, aringhe salate alla sainte Menehoult, del pesce cappone, del branzino, del merlano, dell’orada, della tontina, del bar, del dentale, del barbone, delle ostriche, della tellina, ostriche in hacis, gravagno con fagiuoli, de’ datoli peoggi ragoste cigni e grancevoli ecc.); de’ pesci di acqua dolce (del luccio, court bouillon per ogni sorta di pesce d’acqua dolce, luccio in entree, anguilla arrosto all’italiana, anguilla con tallo di lattughe romane, del carpio in turchino, del pesce persico, testuggini alla Gertreusse, delle lamprede, dei gamberi, del piccolo barbio, stuffato di ghiozzo, delle chiocciole lumache di vigna in fricassa di pollastri, delle rane, rane in fricassea di pollastri, ecc.); De’ salumi (baccalà lesso con salsa di colì di pesce o di rossi d’uova, baccalà in salsa di noce, baccalà con salsa di oliva, baccalà fritto in pastella, baccalà fritto con salsa verde, pasticcio di baccalà, baccalà in addobbo, ecc.); de’ legumi ed ortaggi (piccoli piselli alla cittadina, fagiuoli verdi IMG_5970_clipped_rev_1confettati, cavoli alla borghese, cavoli alla fiamminga, cavolfiori in grana, radici alla crema, cipolle ripiene, dei carciofi detti articiocchi, carciosi all’agresto in grana, carciofi girati, sparagi ala parmiggiana, cetriuolo in meligna, delle scorzonere, dei funghi, dei tartufi bianchi detti trifole, dei sisari, ecc.); delle uova (uova alla spagnola verdi, uova alla svezzese, uova in salsa di spinaci, uova dure con salsa piccante, uova alla ugonotta, uova in timballa, uova in pelle di Spagna, uovi alla ventresca, uovi al formaggio, uovi alla giardiniera, uovi all’acqua di cedro, ecc.); del burrito, formaggio, latte, aceto, aromati ed altre cose che servono a condire le vivande (del butirro, modo di fondere e salare i butirro, Ramequins, uso del formaggio parmigiano, aceto di primavera, per fare l’aceto rosso bianco e rosato ecc.); delle creme (crema ghiacciati, crema alla corsta, crema di cannella, crema al cioccolato, crema bianca al naturale, crema alla franchipane, crema della duchessa, crema di riso per li convalescenti, ecc.); delle frittelle o beignets (fritelle di crema, fritelle di piccole focaccie, fritelle mdi melaranci ossia porotgalli, fritelle di foglie di viti, fritelle alla crema ghiacciata, fritelle di fichi, ecc.); degl’intingoli (intingolo di tartufi, intingolo di funghi prugnole e spagnuole, intingolo di gamberi, intingolo di tellina, intingolo di marroni ecc.); delle arrostite (arrostita di presciutto, arrostite alla ventresca, arrostita d’acciughe, arrostita ai cocomeri, ecc.); delle salse (salsa alla ravigotte, salsa alla spagnuola, salsa sultana, salsa al capio, salsa ai piccoli uovi, salsa piccante fredda, salsa all’agnello, salsa sossa ai cappaeri ed acciughe, salsa al montone, salsa Robert Bourgeoise, salsa piccante alla marchesa, salsa verde all’acetosa, salsa alla mosaica, ecc.); della pasticceria (torta di coste di montone alla perigord, torta di ogna sorta d’uccellame e cacciagione, delle torte magre di pesce, focaccia al formaggio, focaccia di amandole, focaccia di zigzag, focaccia di Savoja, biscotti alla galeotta, meringues, bicottini di gelsomino, talmouses, genovesa, cialde scrostanti, ecc.); delle bevande e modo di chiarificare il zuccaro con i suo’ diversi gradi di cottura (bevanda di caffè, bevanda di cioccolata, bevanda di te bavarese e citronella, maniera di chiarificare il zuccaro, ecc.); della frutta e composta di essa (composta di pomi, composta di peri di Martin Sec o di Messire Jean, composta di peri buonIMG_5968_clipped_rev_1i crisliani, composta di peri arrostiti, composta di fragole, composta d’agresto alla cittadina, composta di persici abbrustoliti, composta d’uva moscatella, composta di marroni, ecc.); delle confetture e marmellate (marmellata di albicocche alla sans facon, marmallata ai pomi, marmellata di Epine-vinette, confetture di campagna col vino dolce, per fare la mostarda, ecc.); Dei siroppi (siroppo di violette, siroppo di more, siroppo di citrone, siroppo di papavero selvatico, siroppo di cavoli rossi per fortificare il petto, pasta d’amandole per far orzata ecc.); delle conserve (conserva di violette, conserva di ciriege, conserva d’altea, conserva di portogalli, conserva di caffè e di cioccolata, ecc.); de’ frutti all’acquavite e ratafià (albicocche all’acquavite, ratafià di ciriege, ratafià di frutti rossi, ratafià di ginepro, ecc.); crema per deser e ascjo alla crema e sorbetti (ghiacci di tutte le sorte, dei cannelloni di crema ghiacciati, crema di fragole, crema sbattuta, crema alla portoghese, crema sbattuta di fragole ed angeliche, cascio sbattuto, cascio di crema ghiacciato, cascio alla Montmerncj, ecc.); de’ biscottini e marzapani (delle focacce di fiori di melarancio, biscottini al cucchiajo, biscottini di nocciole, marzapani in laccio d’amore, tourons, amandole a la polonoise, biscottini di pistacchio, biscottini au zephir, pastiglie di cannella, ecc.). Edizione non comune. Rif. Bibl.: B.IN.G., 625; Westbury 69; Paleari Henssler, I p. 230.

75) STORIOGRAFIA STORIA LOCALE ITALIA VIGNOLA MURATORIANA ROMA VATICANO MEDIOEVO STORIA MEDIOEVALE

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IMG_5976_clipped_rev_1Muratori Ludovico Antonio, Soli Muratori Gian Francesco,

Dissertazioni sopra le Antichità Italiane. Già composte e pubblicate in Latino dal proposto Ludovico Antonio Muratori, E da esso poscia compendiate e trasportate nell’Italiana favella. Opera postuma Data in luce dal Proposto Gian Francesco Soli Muratori suo Nipote. Seconda edizione, Accresciuta di Prefazioni, e Note opportune dall’Abate Gaetano Cenni con Indice più copioso. [6 tomi, completo]

In Roma, Presso gli eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, 1755

In 4° piccolo; 6 tomi: XL, 371, (1) pp., 406, (2) pp., XVI, 451, (5) pp., 402, (2) pp., XIX, (1), 347, (1) pp., 380 pp. Il tomo primo è nella versione senza il ritratto del Muratori in antiporta. Legature coeve omogenee in piena pergamena rigida con titolo e numero del volume impresso in oro al dorso. Tagli spruzzati in rosso. Tomo due parte due con leggeri aloni e fioriture, un tarletto al margine basso bianco del frontespizio e alle ultime 5 carte del primo tomo parte prima, non fastidioso. Per il resto esemplare in buone condizioni. Terza edizione, ma seconda nella versione più corretta ed estesa con le note del celebre sacerdote Gaetano Cenni, bibliotecario a Roma del card. Belluga, studioso ed editore di fonti della storia ecclesiastica, redattore del Giornale de’ letterati, nato nel 1698 a Spignana di San Marcello Pistoiese, di questa celeberrima opera del grande presbitero, storico, numismatico, scrittore e IMG_5977_clipped_rev_1bibliotecario ducale, Ludovico Antonio Muratori (Vignola, 21 ottobre 1672 – Modena, 23 gennaio 1750), considerato il padre della moderna storiografia italiana. Formatosi presso la Biblioteca Ambrosiana, venne chiamato dal Duca di Modena e Reggio, Rinaldo d’Este per ricoprire la carica di archivista e bibliotecario estense. “L’Europa si stava preparando alla guerra di successione spagnola, e la capacità di orientarsi tra i documenti d’archivio era una qualità necessaria per potersi presentare al consesso delle potenze con eventuali rivendicazioni territoriali, come sarebbe accaduto in seguito riguardo alla questione delle valli di Comacchio … Ludovico Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in 38 volumi divisi in 3 grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743), e non perse le forze e la volontà di pubblicare, nell’ultimo decennio, la prima grande storia d’Italia, dall’era volgare ai suoi tempi: gli Annali d’Italia (1743-1749) “. L’opera, nata negli intenti di Muratori come completamento agli Annali d’Italia, fu pubblicata per la prima volta in latino nel 1738. Dopo il 1738 il Muratori si diede a tradurla e ad ampliarla, ma morì il 27 gennaio 1750 prima di completare il suo lavoro, sicché Pietro Gherardi s’incaricò di tradurre le ultime due delle 65 dissertazioni e il nipote Gio. Francesco Muratori provvide a curarne l’edizione che vide la luce per la prima volta nel 1751 e che conteneva 75 dissertazioni: Genti barbare che assuggettarono l’Italia; Duchi e principi antichi d’Italia; Antichi marchesi; Conti; Uomini liberi o arimanni; Servi; Arte del IMG_5975_clipped_rev_1tessere e vesti de secoli rozzi; Milizia; Zecca o diritto di batter moneta; Spettacoli e giochi pubblici ne’ secoli di mezzo; Mercati e mercatura; Origine della lingua italiana; Origine o etimologia delle voci italiane; Diplomi, carte antiche, o dubbiose o false; Sigilli; Livelli, precarie, decime de’ laici ne’ secoli di mezzo; Spedali de’pellegrini, fanciulli esposti; Giudizi di Dio o sia sperimenti usati dagli antichi per indagare delitti o innocenza delle persone; Duello; Nomi e soprannomi; Fortuna delle lettere in Italia dopo l’anno MC e erezione delle pubbliche scuole e università; Libertà, esenzioni, privilegj delle città e de’ principi ne’ vecchi secoli; Istituzione de’ cavalieri e insegne che chiamiamo armi; Semi delle superstizioni ne’ secoli scuri d’Italia; Quali eresie ne’ secoli barbarici abbiano infestata l’Italia; Origine e istituzione de’ cardinali e canonici; Maniere colle quali anticamente chiese, canonici, monisteri e altre università religiose acquistarono gran copia di ricchezze; Redenzione de’ peccati per cui molti beni colarono ne sacri luoghi e origine delle sacre indulgenze; Censi e rendite spettanti alla S.Chiesa Romana; Immunità, privilegi, aggravi del clero e delle chiese dopo la venuta de’ barbari; Potenza de’ vescovi, abbati, e altri ecclesiastici e regalie concedute e a tali corpi; Cagioni per le quali ne’ vecchi tempi si sminuì la potenza temporale degli ecclesiastici; Pie confraternite de’ laici, de’ flagellanti e delle s. missioni. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RMSE\003760.

250 euro

76) STORIOGRAFIA STORIA LOCALE ITALIA VIGNOLA MURATORIANA ROMA VATICANO MEDIOEVO STORIA MEDIOEVALE

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IMG_5978_clipped_rev_1Muratori Ludovico Antonio, Soli Muratori Gian Francesco,

Dissertazioni sopra le Antichità Italiane. Già composte e pubblicate in Latino dal proposto Ludovico Antonio Muratori, E da esso poscia compendiate e trasportate nell’Italiana favella. Opera postuma Data in luce dal Proposto Gianfrancesco Soli Muratori suo Nipote. Tomo Primo – Secondo – Terzo

In Napoli, a Spese di Domenico Torres, presso Giuseppe Raimondi, 1752 -1753

In 4°; tre tomi: (20), 492 pp. e 7 c. di tav. (compreso ritratto di Muratori in antiporta) delle quali una più volte ripiegate, (6), 500 pp. e 2 c. di tav. più volte ripiegate, (8), 509, (3) pp. Legature coeve in piena pergamena con titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Qualche macchiolina di foxing nel testo dovuto alla qualità della carta utilizzata e caratteristica di ogni esemplare e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedicatoria al Presidente del Sacro Regio Consiglio e della Real Camera di S. Chiara, Carlo Danza sormontato da stemma araldico. Testatine, finalini ed iniziali ornate. Bello stemma xilografica in ogni frontespizio. Edizione napoletana uscita lo stesso anno dell’edizione milanese di Pasquali ma con più tavole rispetto a questa, di una delle opere più celebri del grande storico ed erudito vignolese, Ludovico Antonio Muratori. L’opera, nata negli intenti di Muratori come completamento agli Annali d’Italia, fu pubblicata per la prima volta in latino nel 1738. Dopo il 1738 il Muratori si diede a tradurla e ad ampliarla, ma morì il 27 gennaio 1750 prima di completare il suo lavoro, sicché Pietro Gherardi s’incaricò di tradurre le ultime due delle 65 dissertazioni e il nipote Gio. Francesco Muratori provvide a curarne l’edizione che vide la luce per la prima volta nel 1751 e che conteneva 75 dissertazioni: Genti barbare che assuggettarono l’Italia; Duchi e principi antichi d’Italia; Antichi marchesi; Conti; Uomini liberi o arimanni; Servi; Arte del tessere e vesti de secoli rozzi; Milizia; Zecca o diritto di batter moneta; Spettacoli e giochi pubblici ne’ secoli di mezzo; Mercati e mercatura; Origine della lingua italiana; Origine o etimologia delle voci italiane; Diplomi, carte antiche, o dubbiose o false; Sigilli; Livelli, precarie, decime de’ laici ne’ secoli di mezzo; Spedali de’pellegrini, fanciulli esposti; Giudizi di Dio o sia sperimenti usati dagli antichi per indagare delitti o innocenza delle persone; Duello; Nomi e IMG_5980_clipped_rev_1soprannomi; Fortuna delle lettere in Italia dopo l’anno MC e erezione delle pubbliche scuole e università; Libertà, esenzioni, privilegj delle città e de’ principi ne’ vecchi secoli; Istituzione de’ cavalieri e insegne che chiamiamo armi; Semi delle superstizioni ne’ secoli scuri d’Italia; Quali eresie ne’ secoli barbarici abbiano infestata l’Italia; Origine e istituzione de’ cardinali e canonici; Maniere colle quali anticamente chiese, canonici, monisteri e altre università religiose acquistarono gran copia di ricchezze; Redenzione de’ peccati per cui molti beni colarono ne sacri luoghi e origine delle sacre indulgenze; Censi e rendite spettanti alla S.Chiesa Romana; Immunità, privilegi, aggravi del clero e delle chiese dopo la venuta de’ barbari; Potenza de’ vescovi, abbati, e altri ecclesiastici e regalie concedute e a tali corpi; Cagioni per le quali ne’ vecchi tempi si sminuì la potenza temporale degli ecclesiastici; Pie confraternite de’ laici, de’ flagellanti e delle s. missioni. Prima edizione ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\NAPE\001428.

350 euro