IL FILO D’ARIANNA 22-23-24 MARZO 2019, Labirinto della Masone a Fontanellato

IL FILO D’ARIANNA 22-23-24 MARZO 2019, Labirinto della Masone a Fontanellato

MATEMATICA TRIGONOMETRIAGEOMETRIA PRIME EDIZIONI PIGNOLA POTENZA

Senza titolo-86  Senza titolo-84Tucci Francesco Paolo,

Della misura delle volte rette ed obblique: trattato teoretico e pratico di Francesco Paolo Tucci.

Napoli, dalla tip. Sangiacomo, 1832

In 4° (25×20 cm); 324 pp. e 6 c. di tav. fuori testo. Legatura coeva in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Qualche strofinatura e lieve difetto. Leggero alone alle prime 10 carte che tende poi a schiarirsi ed a risultare praticamente invisibile. Altro leggero alone alle ultime 10 carte, nel margine basso, non significativo. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Alla prima carta bianca antica nota di possesso datata 1857 che identifica l’esemplare come appartenuto al garibaldino Antonio Darbi. Alla stessa prima pagina bianca applicata una foto di Antonio Darbi e note manoscritte di inizio novecento che ricostruiscono la storia dell’Ingegner Antonio Darbi nato a Cison di Valmarino (treviso) il 5 settembre del 1836 e morto a Sora in Campania il 20 ottobre del 1897. Darbi studiò a Venezia presso l’Istituto delle Belle Arti della Regia Imperiale Accademia da dove nel 1859 fuggì a Torino per arruolarsi nell’Esercito Piemontese. Prese parte, come volontario, nelle battaglie di Lodi e Magenta. Nel 1860 fu tra i Mille di Garibaldi sotto il nome Darby. In seguito continuò gli studi e divenne poi uno degli ingegneri addetti alle Ferrovie Meridionali prime e nelle “Strade Ferrate Calabro-Sicule” per poi concludere la sua carriera nel Genio Civile. Prima non comune edizione di questa importante opera matematica, dedicata alla misura delle volte rette ed oblique, composta dal celebre matematico e professore di geometria descrittiva, originario di Vignola in Senza titolo-85provincia di Potenza, oggi Pignola,  Francesco Paolo Tucci (1790 – 1875). Dal 1813 al 1861 “insegnò geometria e calcolo in varie scuole superiori di Napoli e fu fra i primi a contribuire alla rinascita di questi studi a Napoli. Si occupò specialmente di varie questioni geometriche, fra l’altro della superficie minima limitata da un quadrangolo sghembo, facendo l’erronea congettura che si trattasse di un paraboloide”. Fu autore di diverse apprezzate opere. L’opera qui presentata ebbe notevole successo e altre due ristampe, una nel 1834 ed una nel 1853. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAP\0230045.

320 euro

LIBRO D’ARTISTA PRIME EDIZIONI NUMERATE CASORATI VANGELO

Senza titolo-103   Senza titolo-104Lisi Nicola, Corrado Alvaro, Diego Valeri, Massimo Bontempelli, Giuseppe de Luca, Felice Casorati.

Il Vangelo, Secondo Matteo nella versione di Nicola Lisi, Secondo Marco nella versione di Corrado Alvaro, Secondo Luca nella versione di Diego Valeri, Secondo Giovanni bella versione di Massimo Bontempelli con un saggio di Giuseppe de Luca, le Note di Don Enrico Bartoletti, quattro litografie di Felice Casorati.

Venezia, Neri Pozza Editore, 1947

In folio (36×26 cm); 264 pp. e 4 c. di tav. con opere di Felice Casorati. Prima edizione di questa versione del Vangelo nella versione di Corrado Alvaro, Nicola Lisi, DiegoValori e Massimo Bontempelli, illustrato da Felice Casorati. Elegante cofanetto editoriale (spesso assente) in mezza-pelle con titolo e fregi impressi in oro ad un tassello. Dorso della legatura a 5 nervi. Brossura editoriale illustrata. Esemplare ancora a fogli chiusi ed in barbe. In ottime condizioni di Senza titolo-105conservazione. “”L’Edizione di questo Vangelo si compone di Milleventicinque esemplari così suddivisi: dall’Uno al Cento su carta di straccio della Cartiera Italiana di Torino con la ripetizione delle serie delle litografie – Dal Centouno al Milleventicinque su Carta Avorio della Cartiera di A. A. Favini da Rossano Veneto – Gli esemplari dall’Uno al Quindici sono fuori commercio. Dal Centouno al Centoventicinque sono dedicati alla critica. – Il progetto dellEdizione, la Stampa del Testo e delle Litografie sono stati eseguiti dalle Officine Grafiche di Carlo Ferrari in Venezia sotto la Direzione dell’Editore”. Il nostro è l’esemplare n°. 479. Esemplare in ottime condizioni di conservazione, assai rara a reperirsi completa del cofanetto originale. Prima edizione di questo pregiato libro d’arte illustrato dal grande pittore ed incisore, Felice Casorati (Novara, 4 dicembre 1883 – Torino, 1º marzo 1963) che fu tra i massimi esponenti del movimento del “Realismo Magico” e dell’arte astratta italiana, oltre ad essere stato, nel 1927,  tra i fondatori della Società di Belle Arti Antonio Fontanesi. Rif. Bibl.: Gambetti Vezzosi p.454.Senza titolo-102

450 euro

LIBRO D’ARTISTA PRIME EDIZIONI NUMERATE CASORATI FOSCOLO

Senza titolo-97Senza titolo-98Foscolo Ugo, Casorati Felice,

Le Grazie. Carme di Ugo Foscolo.

Torino, Collezione del Bibliofilo, (1946)

In folio (36×26 cm); 66, (2) pp. e 3 c. di tav. con opere di Felice Casorati. Prima edizione di questo libro d’artista che contiene il carme “Le Grazie” del grande poeta, scrittore e traduttore nato a Zante nel 1778, Ugo Foscolo, illustrato da Felice Casorati. Elegante cofanetto in mezza-pelle con titolo e fregi impressi in oro ad un tassello. Dorso del cofanetto a 5 nervi. Brossura editoriale con titolo in nero e marca tipografica in rosso al piatto anteriore (tre piccoli strappetti orizzontali al dorso, senza perdita di carta e praticamente ininfluenti). All’interno esemplare ancora a fogli chiusi ed in barbe. In ottime condizioni di conservazione. Edizione dalla curatissima veste grafica ed arricchita da tre belle tavole originali fuori testo realizzate dal grande pittore ed incisore, Felice Casorati (Novara, 4 dicembre 1883 – Torino, 1º marzo 1963) che fu tra i massimi esponenti del movimento del “Realismo Magico” e dell’arte astratta italiana, oltre ad essere stato, nel 1927,  tra i fondatori della Società di Belle Arti Antonio Fontanesi. “La presente edizione del carme “Le Grazie” corredato di 3 litografie originali di Felice Casorati è stata eseguita nell’unica tiratura di 175 esemplari su carta tripla colla della Cartiera Binda così distinti: 25 esemplari, numerati da 1 a 25, rilegati in piena tela, con duplice serie delle litografie, in nero e in seppia, firmate dell’Artista. 150 esemplari, numerati da 26 a 175, con una serie in nero delle litografie. La composizione a mano e la stampa del testo sono state eseguite nelle Stabilimento Grafico Impronta, Torino. Le litografie sono state impresse nell’Officina di A. Beltramo, Chieri, e le pietre sono state distrutte a tiratura ultimata. Marzo, 1946”. Il nostro esemplare è il numero 166. Le note sono di Guido Hess. L’edizione del carme segue quella composta da Luigi Russo considerata, filologicamente parlando, l’edizione più fedele agli intenti di Foscolo.Senza titolo-96

900 euro

LIBRO D’ARTISTA PRIME EDIZIONI NUMERATE NELLA MARCHESINI MALVANO TASSO TORQUATO AMINTA

Senza titolo-100  Senza titolo-101Tasso Torquato, Malvano Marchesini Nella,

Aminta, Favola Boscareccia di Torquato Tasso

Torino, Collezione del Bibliofilo, (1946)

In folio (36×26 cm); (4), 149, (11) pp. e 9 c. di tav. originali di Nella Marchesini Malvano. Prima edizione di questo libro d’artista che contiene la celeberrima favola “boscareccia” dell’Aminta del grande letterato sorrentino, Torquato Tasso. Elegante cofanetto in mezza-pelle con titolo e fregi impressi in oro ad un tassello. Dorso del cofanetto a 5 nervi. Brossura editoriale con titolo in nero e marca tipografica in rosso al piatto anteriore. Esemplare ancora a fogli chiusi ed in barbe. In ottime condizioni di conservazione. Edizione dalla curatissima veste grafica ed arricchita da 9 belle tavole originali fuori testo realizzate dalla nota artista, allieva di Felice Casorati,Nella Marchesini Malvano (Marina di Massa 1901- Torino 1953), moglie del pittore Ugo Malvano, che fu oltre che apprezzata pittrice anche valente poetessa. Formatosi alla scuola di Felice Casorati si distinse fin dai primi anni 20’ del XX° secolo. Durante l’intensificarsi della persecuzioni razziali del regime fascista che colpirono direttamente il marito Ugo, si ritirò dal panorama artistico pur continuando a dipingere. Con la fine della guerra riprende l’attività espositiva. “La presente edizione dell’Aminta contenente 9 litografie originali di Nella Malvano Marchesini è stata eseguita nell’unica tiratura di 165 esemplari distinti: 5 esemplari, numerati da 1 a 5, contenenti due serie delle litografie, in nero e in seppia, firmate dall’Artista, con l’aggiunta di un disegno originale. 20 esemplari, numerati da 6 a 25, su carta tripla colla della Cartiera di Fossano, rilegate in piena tela, con duplice serie di litografie, in nero e in seppia, firmate dall’Artista. 140 esemplari, numerati da 26 a 165, su carta uso a mano, della Carteria di Fossano, con una serie in nero delle litografie. La composizione a mano dei caratteri e la stampa sono state eseguite nelle Officine Grafiche AGER in Chieri. Le litografie sono state impresse nell’Officina di Antonio Beltramo in Chieri, e le pietre sono state distrutte a tiratura ultimata. Gennaio, 1946”. Il nostro esemplare è il numero 96. Le note sono di Oscar Navarro. Esemplare in ottime condizioni di conservazione.Senza titolo-99

400 euro

PARMA BODONIANA BODONI VERONA ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA

Senza titolo-3

Senza titolo-2Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCII calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1791)

In 8° (20,5×14 cm); 24, (36) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1792. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Locke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che Senza titolo-4pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche . Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al  matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Senza titolo-1Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1792 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PARE\068657.

340 euro

PARMA BODONIANA BODONI VERONA ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA

Senza titolo-8Senza titolo-9

Senza titolo-6Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIV calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto ad illustri Accademie di Belle Lettere, Socio delle Reali di Scienze, Belle Lettere e Belle Arti di Mantova e di Napoli, dell’Istituto di Bologna e della Società Italiana

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1793)

In 8° (20,5×14 cm); 20, (36) pp. e una carta di tav. astronomica più volte ripiegata. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1794. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Locke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonicoSenza titolo-5all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense Senza titolo-7dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1794 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\UBOE\119236.

370 euro

PARMA BODONIANA BODONI VERONA ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA

Senza titolo-13

Senza titolo-11Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIII calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1792)

In 8° (20,5×14 cm); 18, (36) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza al piatto anteriore. Prima edizione rara stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1793. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Locke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonicoSenza titolo-10 all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio Senza titolo-12meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1793 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\041433.

330 euro

PARMA BODONIANA BODONI VERONA ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA

Senza titolo-17

Senza titolo-15Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCIX calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1798)

In 8° (20,5×14 cm); (38) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. Antico timbro di appartenenza nobiliare al margine basso del frontespizio. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1799. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Locke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda Senza titolo-14un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dal titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali che non riuscirà mai, malgrado Senza titolo-16l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1799 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione.

330 euro

PARMA BODONIANA BODONI VERONA ASTRONOMIA MATEMATICA CALCOLI ASTRONIMOCI FISICA

Senza titolo-21

Senza titolo-19Cossali Pietro,

Effemeride Astronomica ad uso comune per l’anno M.DCC. XCVI calcolata da D. Pietro Cossali C. R. Professore di Astronomia, Meteorologia, e Idraulica nella R. Univers. Di Parma e ascritto a diverse illustri Accademie.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Bodoni), (1795)

In 8° (20,5×14 cm); 16, (38) pp. Brossura coeva, qualche lieve piega e segno del tempo. All’interno in buone condizioni di conservazione. Prima edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU, stampata a Parma da Bodoni nei suoi chiari ed eleganti caratteri. L’opera raccoglie le “Effemeride Astronomica” del celebre matematico veronese, Pietro Cossali (Verona, 29 giugno 1748 – Padova, 20 dicembre 1815) per l’anno 1795. Di nobili origini, suo padre era il conte Benassù e sua madre la contessa Laura Malmignati, l’autore iniziò gli studi presso il collegio gesuitico di Verona dove fin dai primi anni dimostrò una grande predisposizione per le dottrine matematiche. Fattosi teatino, probabilmente per la maggior apertura di quest’ordine verso le moderne tesi scientifiche, perfeziona i suoi studi a Milano concentrandosi particolarmente nell’eloquenza, nella teologia, nella matematica e nella fisica. E’ qui che conosce in modo approfondito gli studi di Newton, Locke e Wolff. Nel 1770 il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici italiani tanto che gli viene offerta una lettura di diritto canonico all’Università di Padova, lettura che però lo stesso rifiuta, sembra, per concentrarsi completamente sugli studi scientifici. Nel 1778 torna a Verona dove fonda un’Accademia e si pone in luce come matematico e fisico. E’ in questo periodo che pubblica i primi scritti scientifici fra i quali un interessante studio dalSenza titolo-18 titolo su “Su l’equilibrio esterno ed interno nelle macchine aerostatiche” nel quale l’autore dibatte sulle recenti esperienze di volo di Montgolfier che dimostra la grande attenzione di Cossali per le nuove scoperte scientifiche. Cossali fu anche uno dei primi in Italia a far alzare un pallone aerostatico in una manifestazione pubblica tenuta all’Arena di Verona. Proprio gli scritti di Cossali dedicati al volo, spinsero nel 1787, il Duca Ferdinando di Borbone ad offrire al matematico veronese la cattedra di fisica teorica prima e poi dal 1791 quelle di astronomia, idraulica e meteorologia dell’Università di Parma poi. L’autore si impegnò fin da subito a fornire una strumentazione scientifica adeguata all’ateneo parmense che nella seconda metà del XVIII° secolo aveva visto un grande progresso didattico e di fama. È in questo periodo che le sue “ricerche si concretarono in sette volumi di effemeridi astronomiche annue (Effemeride astronomica per l’anno…, Parma 1791 e seguenti) pubblicati fino al 1804 con saggi introduttivi su temi d’astronomia generale. Altri scritti di questa fase furono le Apparenze del solare eclissi del 3 apr. 1791, Parma 1791, il Discorso… astronomico su l’eclissi del 1800 (Parma s. d.) ed il Prenuncio… sull’eclissi dell’11febbr. 1804, Venezia 1804. Il C. ottenne anche dal governo un aiuto finanziario per osservazioni su pianeti che effettuò a Milano, nell’osservatorio di Brera, e per l’istallazione d’un osservatorio meteorologico nella casa parmense dei teatini, nel quale effettuò registrazioni sistematiche pluriennali c he non riuscirà mai, malgrado l’intento, a pubblicare. […]A Parma il C. s’impose tra le personalità culturali più in vista, e fu vicino alla stessa famiglia ducale e in particolare al principe ereditario Ludovico, che in una lettera allo Spallanzani l’indicò come ispiratore di suoi esperimenti volti a smentire le tesi del naturalista sull’orientamento dei pipistrelli (un Senza titolo-20sonetto del C. al principe è a Guastalla, Bibl. Maldottiana, Fondo provenienze varie, ms. 39); inoltre il C. fu consulente governativo per questioni idrauliche., e arbitro in vertenze analoghe tra famiglie parmensi. “(da http://www.treccani.it). Con il cambiamento della situazione politica parmense, nel 1805, torna a Verona dove “si vide offrire la cattedra di introduzione al calcolo sublime nel locale liceo e la sovrintendenza a canali, ponti e strade, mentre il governo austriaco ricorse a lui per consulenze idrauliche; proseguì anche la ricerca e le pubblicazioni scientifiche” (da http://www.treccani.it). L’opera qui presentata riporta le effemeridi per l’anno 1795 con la posizione dei pianeti e delle stelle nei diversi mesi dell’anno, rendendo così possibile indirizzare gli strumenti astronomici ed individuare correttamente gli oggetti astrali presenti nel campo visivo dei telescopi. Le effemeridi erano anche ampiamente utilizzate nell’astrologia. Prima rara ed unica edizione.

                                                                                                                330 euro

STORIA DELLA FOTOGRAFIA STORIA CARTA FOTOGRAFICA FOTOGRAFI ILFORD PUBBLICITA’ ALBUM CAMPIONARIO

Senza titolo-94  Senza titolo-93Senza titolo-90Prove Stampate sulle carte fotografiche ILFORD. Rappresentanti per l’Italia Ubertalli & Morsolin Torino

S. luogo (ma probabilmente la legatura e l’album furono realizzati a Torino mentre le foto a Ilford), S. data (ma 1900-1910 circa)

In oblungo (37.5×28,3 cm); 29 cc. per 28 fotografie di grandi dimensioni (l’ultima carta vuota). Legatura coeva in piena tela verde con titolo impresso in oro al dorso e  fregi a secco  in stile Liberty al margine interno e ai due angoli esterni dei due piatti. Qualche strofinatura ma in buone condizioni. All’interno un leggero difetto alla cerniera all’altezza della prima carta (ininf luente e legatura solida) e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Ogni foto presenta nel margine basso, applicata, una pecetta in italiano con indicata il tipo di carta fotografica utilizzata per la stampa. Rarissimo album campionario di uno dei più celebri marchi storici legati al mondo della fotografia, realizzato agli albori della loro attività commerciale. Non se ne conoscono altri esemplari, nemmeno nella sua versione inglese. Le fotografie sono, senza dubbio, realizzate, da importanti fotografi che collaboravano con la celebre ditta e ritraggono personaggi femminili in puro stile Liberty, tre ritratti di un marinaio e una bambina, interni, paesaggi (navi) ed edifici. Fra le descrizioni Senza titolo-92delle carte troviamo ad esempio “Carta ILFORD Hyptona, (Antivirante celloidina) Matt bianca rugosa; Carta ILFORDe P.o.P. (al citrato d’argento) brillante bianca; Carta ILFORD Intona P. O. P.  Autovirane brillante bianca; Carta Celloidina ILFORD Brillante Lilla; Carta ILFORD Hyptona (Autovirante Celloidina) Matt gialla grana fina; Carta al Bromuro ILFORD Rugosa lenta; Carta al Bromuro ILFORD Platino-Matt-Surface; Carta al Bromuro ILFORD Matt molto ruvida; Car ta ILFORD Gaslight Matt; Carta ILFORD Gaslight Carbon Surface (mezza brillante); Carta ILFORD Bromona S. Verde di mare;  Carta ILFORD Bromona C. D. Crema superfice di lino (Virata all’Sulfuro) ecc. ecc.  Rarissimo catalogo pubblicitario della celeberrima ditta inglese di produzioni di carte fotografiche ILFORD fondata nel 1879 da Alfred Hugh Harman con il nome di Britannia Works Company. Il business originale era basato sulla lastre fotografiche ma il rapido sviluppo Senza titolo-95delle tecniche fotografiche e il continuo aumento di popolarità del mezzo fotografico, portarono la ditta a svilupparsi rapidamente. Nel 1902 l’azienda cambiò il nome originario in ILFORD Limited cda nome della cittadina dove era nata e nella quale era presente un suo enorme stabilimento. Il nome “ILFORD” in stampatello appare però, sul celebre simbolo della ditta, il battello a vapore con la bandiera e la scritta ILFORD, già dal 1886. La ditta Ubertalli & Morsolin torinese nata come ditta di vendita di carta fotografica, si specializzò, poi, a partire dal 1910, in lenti ottiche. All’inizio della sua attività fu il rappresentante italiano della ILFORD. L’album vede le foto realizzate probabilmente dalla casa madre ILFORD. Molto raro.

450 euro

RISORGIMENTO PRIME EDIZIONI MAZZINIANA SAVOIA UNIFICAZIONE ITALIANA POLITICA

  Senza titolo-2(Mazzini Giuseppe),

A Carlo Alberto di Savoja un italiano. Sé no, no!

Nizza, S. stampatore, 1831

In 12° (14,3×10 cm); 24 pp. Brossura muta coeva. Antica nota manoscritta a matita al piatto anteriore “Scritto di Mazzini” e antico numero a china all’angolo alto. All’interno qualche lievissima macchiolina di foxing al margine esterno bianco di due pagine, dovute alla qualità della carta e del tutto ininfluenti e nel complesso esemplare ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione di questo celeberrimo pamphlet del grande patriota, politico, filosofo e giornalista italiano, Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) fra le figure più importanti del movimento risorgimentale italiano che con le sue idee e la sua azione politi ca contribuì in modo decisivo alla nascita dello Stato unitario italiano. Mazzini nel 1830 viene denunciato da un certo Raimondo Doria come “Carbonaro” e per la sua attività politica, arrestato su ordine di Carlo Felice  di Savoia. Incarcerato, seppur per un breve periodo, nella Fortezza del Priamar a Savona. Fu durante questa prigionia che formulò il programma politico della “Giovine Italia” viene liberato per mancanza di prove ma obbligato o a risiedere confinato in una cittadina delSenza titolo-1 Piemonte o ad espatriare decide per questa seconda soluzione.  Nel febbraio del 1831 lascia l’Italia per recarsi prima a Ginevra, poi a Lione e quindi a Marsiglia dove già vivevano numerosi esuli italiani perseguitati in patria per le proprie idee politiche. Qui apprese della morte di Carlo Felice di Savoia e decise di comporre questa celeberrima lettera rivolta al nuovo sovrano, Carlo Alberto di Savoia nella quale Mazzini esortava il nuovo sovrano, non solo ad assumere atteggiamenti lib erali ma soprattutto ad appoggiare e porsi alla guida di coloro che sognavano un’Italia unita. La lettera così si apriva: “Sire ! Se io vi credessi Re volgare, d’anima inetta o tirannica, non vi indirizzerei la parola dell’uomo libero. I Re di tal tempra non lasciano Senza titolo-3al cittadino che la scelta fra l’armi e il silenzio. Ma voi, Sire, non siete tale. La natura, creandovi al trono, vi ha creato anche ad alti concetti e a forti pensieri; e l’Italia sa che voi avete di regio più che la porpora. I Re volgari infamano il trono su cui si assidono e voi, Sire, per rapirlo all’infamia, per distruggere la nube di maledizioni di che lo aggravano i secoli, per circondarlo d’amore, non avete forse bisogno che di udire la verità: però io ardisco dirvela, perché voi solo estimo degno d’udirla e perché nessuno di quanti vi stanno intorno può dirvela intera. La verità non è linguaggio di cortigiano; non suona che sul labbro di chi né spera né teme dell’altrui potenza”. Opera rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1176298.

600 euro

GIAPPONE CINA JAPAN CHINA XVI° SECOLO GESUITICA ORIENTE GIOLITO VENEZIA AMBASCERIA BUDDISMO USI E COSTUMI

   Senza titolo-11Miscellanea di tre rarissime opere del cinquecento sul Giappone

Gualtieri Guido, Relationi della venuta degli ambasciatori giaponesi a Roma sino alla partita di Lisbona. Con le accoglienze fatte loro da tutti i principi christiani, per doue sono passati. Raccolte da Guido Gualtieri, In Venetia, Appresso i Gioliti, 1586. Unito aFroes Luis, Nuovi avvisi del Giapone con alcuni altri della Cina del LXXXIII, et LXXXIV. Cavati dalle lettere della Compagnia di Giesù. Ricevute il mese di decembre prossimo passato 1585, In Venetia, Appresso i Gioliti, 1586. Unito aCoelho Gaspar, Lettera annale portata di novo dal Giapone da i signori ambasciatori delle cose iui successe l’anno 1582, In Venetia, Appresso i Gioliti, 1585. 

In 8° piccolo; (10), 187, (3) pp., 181, (3) pp., 103, (1) pp. Legatura della seconda metà del settecento. Timbretto nobiliare al frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto alla nobile famiglia veronese dei marchesi “De Gianfilippi” che vide il MarchSenza titolo-9ese Paolino Gianfilippi divenire uno dei più importanti bibliofili dell’ottocento e la cui collezione venne poi venduta in tre celeberrime aste tenutasi a Parigi nel 1843. Tre prime edizione nella stampa dei Giolito che seguono le prime edizioni stampate a Roma da Francesco Zanetti, tutte rarissime (assai più rare di quelle stampate da Zanetti), di queste importanti fonti, tra le prime a stampa occidentali, sui rapporti diplomatici fra l’occidente ed il Giappone e sugli usi e costumi del Giappone e della Cina antica in un periodo storico che anticipa la chiusura del Giappone, sotto l’imperatore Tokugawa, nel 1608, delle ambascerie portoghesi e l’espulsione di tutti i gesuiti dal territorio giapponese. La prima opera ricostruisce e descrive la prima celeberrima ambasceria Giapponese alle principali corti cristiane come Venezia e Roma. Nel 1585 quattro giovani diplomatici giapponesi convertiti al cattolicesimo partirono per l’Europa, giungendo a Milano il 25 luglio 1585. I quattro personagi erano It Sukemasu Mancio inviato del daimy tomo Yoshishige S rin Francesco, signore di Bungo (suo zio) e Chijiwa Seizaemon Michele, rappresentante di due daimy cristiani. Essi erano accompagnati da due giovani Nakaura Giuliano e Hara Martino, c he non erano veri e propri ambasciatori ma solo accompagnatori. Tale ambasceria non era stata in realtà autorizzata dall’imperatore ma si inseriva nel lotta per il potere scatenatasi nella seconda parte del XVI° secolo tra varie famiglie giapponesi. Durante il viaggio in Europa i quattro personaggi furono Senza titolo-10presentati non solo come inviati di re ma come re loro stessi, in particolare It Mancio. Scritto dal celebre letterato marchigiano, amico di Paolo Manuzio, Guido Gualtieri (San Ginesio nelle Marche 1530 circa – sconosciuta la data e luogo della morte), l’opera descrive come avvenne l’ambasceria, i luoghi toccati e gli scambi commerciali, soffermandosi anche sugli usi e costumi degli ambasciatori giapponesi e la descrizione del Giappone. “… l’incontro con la giovane ambasceria nipponica offre al G. il destro per ripercorrere la storia delle relazioni intrattenute dai pontefici romani, tramite l’Ordine gesuitico, con l’Estremo Oriente e soprattutto di superare un punto di vista esclusivamente occidentale anche se non esente da una certa idealizzazione” come descritto in Treccani. Ambedue le edizioni del 1586 sono poco comuni. La seconda opera è di mano del noto gesuita portoghese, Luis Froes (1532-1597) che fu missionario in Giappone e Cina nella seconda metà del XVI° secolo inviando numerosi resoconti dei propri viaggi missionari in Europa che una volta pubblicati, diverranno fra le principali fonti storiche occidentali per la conoscenza della storia e degli usi e costumi del Giappone e della Cina del XVI° secolo. La terza opera, sempre stampata da Giolita, raccogli la relazione dal Giappone celebre missionario gesuita portoghese Gaspar Coelho (c. 1529 – 1590) che sostituì Francisco Cabral come Superiore e Vice-Provinciale della missione dei Gesuiti in Giappone alla fine del XVI secolo. Le relazioni di Coehlo sono particolarmente importanti per le numerose notizie dedicate alla filosofia buddista. Infatti Coehlo con Cabral furono i principali fautori del tentativo di conversione dei buddisti anche attraverso la distruzione delle testimonianze del buddismo, nei territori giapponesi sotto l’influenza dei gesuiti cosa che finì poi per suscitare la disapprovazione ed il sospetto dei regnanti giapponesi verso i gesuiti e Senza titolo-12d il loro conseguente espulsione dal territorio del Giappone. In particolare in quest’opera per la prima volta si accenna alla futura ambasceria di quattro ambasciatori giapponesi a Roma ed in occidente indicando per la prima volta il nome dei quattro funzionari (come detto precedentemente, in realtà, solo due di essi erano veri e propri ambasciatori). Fra i luoghi descritti in questa lettera si trovano le zone del Ximo, della residenza e seminario di Arima, di Nangasache e d’Omura, della residenza d’Amacusa, della casa del noviziato de Usuchi, del collegio Funai, e residenze di Yu, delle case e residenze del Meaco, del seminario d’Anzuchyama, di Tacasuche e della residenza della cristianità di Cavaci. Tre importanti e rarissime opere sul Giappone e la Cina in ottime condizioni di conservazione e di nobile provenienza. Rif. Bibl.: Cordier, Japonica pp. 98-99 per la prima opera nell’edizione romana; ICCU IT\ICCU\IEIE\003633; per la seconda opera ICCU IT\ICCU\PUVE\000082; per la terza opera IT\ICCU\CNCE\012736.

ASTRONOMIA ASTROLOGIA SIENA STELLE ASTRI ATLANTI ASTRALI

 Senza titolo-7   Senza titolo-8  Senza titolo-5Piccolomini Alessandro,

Della Sfera del Mondo di M. Alessandro Piccolomini Di nuovo da lui ripolita, accresciuta, et fino à sei Libri, di Quattro che erano, ampliata, et quasi per ogni parte rinnovata et riformata.

In Venetia, per Giovanni Varisco e compagni, 1566

In 4° piccolo (21×15 cm); (12), 252, 48, 25-93, (6) pp. Come in tutti gli esemplari dopo le 48 pagine numerate la numerazione ricomncia da pagina 25 e finisce poi con pagina 93. CompletoLegatura coeva in piena pergamena molle. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione.  Titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Antica firma d’appartenenza privata al frontespizio che presenta ancge un timbro nobiliare ottocentesc o che identifica l’esempalre come appartenuto alla nobile famiglia veronese dei marchesi “De Gianfilippi” che vide il Marchese Paolino Gianfilippi divenire uno dei più importanti bibliofili dell’ottocento e la cui collezione venne poi venduta in tre celeberrime aste tenutasi a Parigi nel 1843. Bella e non comune edizione, notevolmente accresciuta e corretta dallo stesso autore, di questa celeberrima opera del grande letterato, astronomo e arcivescovo senese, Alessandro Piccolomini (Siena, 13 giugno 1508 – Siena, 12 marzo 1578), membro dell’Accademia degli Intronati con il nome di Stordito. Professore di filosofia all’università di Padova dal 1539 al 1543, partecipa anche alle riunioni dell’Accademia degli Infiammati. Nel 1541, in una celebre lettera scritta a Pietro Aretino, espone le sue idee sulla necessità del volgarizzamento della prosa scientifica. Negli anni seguenti, dopo un breve p eriodo di soggiorno nella natia Siena, si trasferisce a Roma al servizio del Cardinale Francisco de Mendoza. Piccolomini fu uomo dai molteplici interessi, spaziando dalla poesia al teatro, dalla letteratura alle traduzioni dei classici come il sesto libro dell’Eneide e il tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio ed il commento di Alessandro di Afrodisia ai Meterologica e Meccanica di Aristotele, dal latino o dal greco l’Economico di Senofonte, la Retorica Senza titolo-6e la Poetica di Aristotele, ma interessandosi e distinguendosi per i suoi studi astronomici arrivando nel suo capolavoro “Della Sfera del Mondo” pubblicato per la prima volta nel 1540, anno di pubblicazione dell’altro suo capolavoro “Delle stelle fisse”, molti anni prima di Johann Bayer, a catalogare le stelle in base alla loro luminosità attraverso le lettere dell’alfabeto latino. L’opera ebbe un enorme impatto scientifico, non tanto per i suoi contenuti che erano in parte rielaborazioni di scoperte scientifiche di altri autori ma per la capacità narrativa di Piccolomini che ne fece uno straordinario divulgatore scientifico grazie ad una prosa semplice e precisa. Le bellissime mappe presenti nel testo raffigurano le costellazioni tolemaiche e mostrano le stelle senza le corrispondenti figure mitologiche. In fine un capitolo dedicato allo zodiaco. Da BiblioAstrology, Leandro Cantamessa “La Sfera, suddivisa in quattro libri (sarebbero poi divenuti 6 con l’ edizione del 1579 o forse anche prima), è preceduta da alcuni principi elementari di geometria, diretti a intendere il contenuto dell’opera. Afferma Piccolomini nel Primo Libro che le Sfere Celesti sono 10, come “Vedere hebber […] gli Astrologi” e che le Stelle non si muovono, “ma si muovano al movimento de gli Orbi loro, nei quali dicano che stanno infisse, come noi veggiamo esser saldi i nodi in una tavola di legno, & si come tai nodi per loro stessi non si muovan punto, ma son mossi insieme con la Tavola, mantenendo sempre la medesima distanza l’un da l’altro” (carta 10). Piccolomini scrive poi che il Cielo è sferico, e così la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco (cioè tutti e quattro gli Elementi). La Terra sta immobile in mezzo al Mondo, secondo il sistema tolemaico. Nel Secondo Libro tratta degli equinozi, dei solstizi, dei segni zodiacali, dell’orizzonte, dei Tropici e del Circolo Antartico. E’ significativo rilevare che gli astrologi, continuamente evocati, sono in realtà gli astronomi: ma nel XVI secolo non vi era ancora, per tutti, una netta separazione tra le due attività o scienze. Nel Libro Terzo Piccolomini tratta del “nascimento e cadimento de i Segni” e della diversità dei giorni, nonché delle regioni abitabili. Nel Libro Quarto (per un errore alla carta 42 defini to Libro Terzo per la seconda volta), l’Autore tratta delle eclissi del Sole e della Luna e delle relative differenze. Osserva poi che “nessuna stella può in tal modo eclissare, e la ragione è chiarissima, & è che l’ombra della Terra non si distende fino al Cielo stellato”. Piccolomini tratta infine di astrologia in relazione alla divisione dello Zodiaco in 12 Segni: attribuisce tale divisione agli “Astrologi Egittiy per ciò che per la continua serenità, che è in Egitto, molto più commodamente, & ordinatamente poterno osservare, e considerare i movimenti, e l’ordine de i corpi celesti; che Senza titolo-4far non han pouto ne i Greci, ne i Latini, a i quali la maggior parte dell’anno si mostra il Cielo, e di nuvole, e di nebbia coperti”. Le carte successive hanno ad oggetto la costruzione e l’uso di uno strumento di osservazione e misurazione del Cielo. Le ultime carte sono dedicate alla grandezza e quantità (cioè dimensione) dei Pianeti e delle Stelle Fisse rispetto alla Terra. I libri Quinto e Sesto de La Sfera, aggiunti come già ho rilevato in edizioni successive a quella del 1559, trattano rispettivamente di geografia celeste e delle eclissi. La seconda opera (De le Stelle Fisse) contiene se non il primo, uno dei primi atlanti stellari: le stelle sono disegnate in modo molto semplice, ma identificate attraverso lettere, con un sistema, dunque, costituente la base di quelli futuri. E’ riprodotta l’immagine dello strumento già commentato ne La Sfera e vi sono 47 Tavole delle Costellazioni. I segni dello Zodiaco e i Pianeti sono riprodotti e pure figurano le quattro grandezze delle Stelle riprodotte nelle mappe. Le ultime carte hanno ad oggetto il sorgere e il tramontare delle principali Stelle nei dodici Segni dello Zodiaco”. Edizione rara, ancor più rara a reperirisi in queste buone-ottime condizioni di conservazone, accresciuta ed emendeta, di una delle più celebri opere astronomiche del cinquecento. Rif. Bibl.: BiblioAstrology.com, Leandro Cantamessa; Riccardi I.270.10; Warner, Sky Explored, p. 200; R. Suter, “The Scientific Work of Alessandro Piccolomini,” Isis 60 (l969) 210-22; Owen Gingerich, “Piccolomini’s star atlas,” Sky and Telescope 62 (l981). 532-4.                                                                                                                                                                                          1.300 euro

TELEFONO STORIA DELLE TELECOMUNICAZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA SVIZZERA BELLINZONA

Senza titolo-20 Senza titolo-19 Senza titolo-22 Senza titolo-21Patocchi Michele,

Il Telefono per Michele Patocchi Ispettore-Aggiunto dei Telegrafi Svizzeri,

Bellinzona, Tip. E Lit. Colombi, s. data (ma 1886)

In 8° (21×14 cm); 39, (1). Brossura editoriale arancione con titolo impresso in nero al piatto anteriore. Prima rarissima edizione della prima opera svizzera dedicata al telefono scritta da uno dei pionieri delle telecomunicazioni, l’Ispettore Aggiunto dei telegrafi svizzeri Patocchi Michele. Vero pioniere delle telecomunicazione a lui si devono numerosi esperimenti telefonici. E’ ad esempio lui l’autore della prima trasmissione musicale via cavo quando, il 19 giugno 1878, diffuse via telefono dal Teatro Sociale di Bellinzona un’esecuzione del Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Patocchi fu anche il primo ad aver tentato la prima comunicazione telefonica internazionale quando, il 6 gennaio del 1878, sperimentò una connessione telefonica fra la Svizzera e l’Italia. Lo stesso anno riuscì a parlare via telefono con un collega che si trovava a Lucerna coprendo una distanza di 165 km. Sempre ai sui sforzi si deve la prima trasmissione commerciale internazionale avvenuta il 1 agosto del 1886 tra la città Svizzera di Basilea e la città alsaziana di St. Louis. Questo qui presentato è la prima edizione della sua rarissima opera dedicata al Telefono che descrive la storia del telefono, le sue applicazioni pratiche ed il suo funzionamento. All’intrno del volumetto sono presenti diverse immagini dedicate ai primissimi telefoni commerciali. Rarissimo, nessun esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: Schweizerische Nationalbibliothek, Verfügbar , Magazin Ost G 10980.

250 euro

CLASSICI TASSO TORQUATO SORRENTO POEMI POESIA VITERBO

 Senza titolo-16 Senza titolo-18Senza titolo-15Tasso Torquato,

Le Sette Giornate del Mondo Creato del S. Torquato Tasso, All’Illustrossimo Signore il S. Gio. Battista Vittorio Nepote di N. S.,

In Viterbo, Appresso Girolamo Discepolo, 1607.

In 8° piccolo (14,5×10 cm); (12), 322, (2 una di errata e una bianca) pp. Legatura in piena pelle maculata degli inizi del settecento. Tagli spruzzati. Piccolo antico rinforzo al margie interno bianco del frontespizio e della prima carta, ininfluente. Piccolo forellino di tarlo sempre al margine interno bianco delle prima due carte dov’è presente il rinforzo. Un leggerissimo alone, quasi invisibile, al margine alto delle prime 30 carte, mai intenso o fastidioso. Un piccolissimo forellino di tarlo al margine alto bianco delle ultime 5 carte, l’ultima carta presenta anche alcuni altri forellini di tarlo, sempre nel margnine bianco a parte due piccoli tunnel di tarlo che toccano due numeri. Nota settecentesca alla prima carta bianca che indica l’esempalre come una prima edizione. Ex-libris privato manoscritto seicentesco all’interno del piatto posteriore. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Ritratto di Tasso al frontespizio. Prima non comune edizione completa di quest’opera del grande poeta, scrittore, drammaturgo e filosofo sorrentino, Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544 – Roma, 25 aprile 1595). “Le sette giornate” riprendono la tradizione della seconda metà del cinquecento delle cosidette “poesie delle lacrime e fanno parte delle “opere devote” del Tasso. Composta durante il soggiorno romano del 1590, le “Sette giornate” Senza titolo-14vogliono essere ua glorificazione dell’operato divino durante i sette giorni della creazione del mondo. Lo scritto che rimase poi incompiuto, risente notevolmente dell’influenza di di Lucrezio e del poema dell’ugonotto francese, Du Bartas dal titolo “La Semaine”. Scrive Bartolomeo Gamba nel suo Serie dei testi di lingua, Venezia, 1889: “Prima edizione intera essendosi impressi I due primi Giorni del Mondo creato in Venezia, Ciotti, 1600, in-4 procurata da Angelo Ingegneri contro la volontà del Cardinale Aldobrandini, cui importava che l’opera si stampasse ben sanata d’ogni mancamento che vi fosse, e dopo fatto il confronto con gli originali. Scrisse il Serassi, che nella libreria Albani serbavasi un esemplare di questa edizione corretto sopra due manoscritti originali del Tasso. Nelle parecchie ristampe fattene non sembra che siasi ancora provveduto alla scelta della più sana lezione”. Rif. Bib.: Brunet, V, 672; Graesse, VII, 37; Gamba, 965.                                                                                               600 euro

GASTRONOMIA ENOLOGIA PRIME EDIZIONI LATINE VENEZIA CLASSICI GRECI FILOSOFIA USI COSTUMI OMOSESUALITA’

 Senza titolo-36Senza titolo-35Senza titolo-34Ateneo di Naucrati, Nicola Conti,

Athenaei dipnosophistarum sive Coenae Sapientum Libri XV. Natale de Comitibus Veneto, nunc primum è Graeca in Latinam linguam vertente. Compluribus ex manuscriptis antiquissimis exemplaribus additis: quae in Graecè hactenus impressis voluminibus non reperiebantur. Ad potentissimum Ferdinandum, Pannoniae, Boemiae, ac Romanorum Regem. Cum privilegio summi Pontificis Pauli IIII. & Illustriss. Senatus Veneti in annos XX.

Venetiis, Apud Andream Arrivabenum ad Signum Putei, 1556

In folio (30,5×20,8 cm); (12), 288, (12), (2 b.) pp. Legatura coeva in piena pargamena floscia, qualche lieve difetto. Due macchiolne d’inchiostro a pagina 259 e 260 del tutto irrilevanti e un leggerissimo alone al margine esterno di una cinquantina di carte, ininfluente e praticamente quasi invisibile (leggermente più marcato nel margine basso delle ultime tre carte), un forellino al margine esterno bianco e della seconda carta dell’indice dovuto ad un difetto della carta prestampa e nel complesso esemplare in più che buone condizioni di conservazione. Grande marca tipografica di Arrivabene al frontespizio con Samaritana al pozzo offre da bere a Gesù ed il motto “Quicunque biberit ex hac aqua, non sitiet in aeternum”, Prima celeberrima traduzione latina (una seconda edizione sempre in latino uscì lo stesso anno ma in 8° presso Sebastianum Bartolomaei Honorati a Lione) di uno dei più antichi testi gastronomici. L’opera fu stampata per la prima volta da Aldo Manuzio nel 1514. Nel 1556, visto il grande successo dell’opera, Andrea Arrivabene decise di produrre una traduzione latina elaborata dall’umanista milanese Natale Conti che passò quasi tutta la sua vita a VeneziaL’edizione di Arrivabene permise di conoscere l’opera ad una platea ancora maggiore e di sancirne il successo tanto che da questa edizione in poi , varie furono le riedizioni, compresa una nello stesso 1556. L’autore dell’opera è lo scrittore egizio dell’età imperiale, Ateneo di Naucrati (Athḕnaios Naukratítēs o Naukrátios, nato a Naucrati in data sconosciuta e morto dopo il 192 dato che nelle sue opere si trovano critiche a Commodo) che redasse il testo in greco. Il testo è considerato un classico di enorme importanza per la conoscenza degli usi ed i costumi del mondo greco. Della vita dell’autore si sa pochissimo ma si suppone che sia stato uno dei bibliotecari della Biblioteca di Alessandria per i 700 autori e 2500 opere citati nel volume che suggeriscono che solo una persona con un accesso diretto alla biblioteca di Alessandria avrebbe potuto riportare. L’opera segue la classica struttura del Simposio platonico, dove l’autore racconta quello da lui visto e sentito in un simposio,Senza titolo-33 all’amico Timocrate. Ma rispetto al Simposio platonico, qui ampio risalto è dato all’aspetto gastronomico che è l’argomento centrale dell’opera con descrizioni di vini e cibi hanno fatto dell’opera un classico della storia della gastronomia. Intorno alle descrizione gastronomiche si sviluppano diversi argomenti come il lusso (fra i quali abbondano le descrizioni di profumi e bagni termali), la dieta, la salute, il sesso omosessuale e eterosessuale, la musica, l’umorismo, la prostituzione e la lessicografia grecaI critici sono oggi concordi che senza questo lavoro di Ateneo numerosissime importanti informazioni non solo sul mondo dell’antica Grecia ma anche su alcuni autori, come ad esempio i poeti parodici Archestrato di Gela, Matrone di Pitane e il medico Androne, oggi sarebbero del tutto totalmente sconosciuti. Infatti l’autore, all’interno dell’opera ampi stralci di autori dei quali non ci sono giunte opere, specie da commediografi. Nel XV° libro si trova una celebre raccolta di 25 scolii attici risalenti alla fine del VI-V secolo a.C, improvvisazioni simposiache estemporanee ideate e declamate proprio durante questi banchetti. Vicaire nella sua celeberrima bibliografia gastronomica scrive di quest’opera “Athéné y traite d’une quantité de sujets relatifs à la gastronomie. Les noms des gourmands les plus fameux, des cuisiniers célèbres y sont cités ; les vertus et qualités des légumes, poissons et animaux font le sujet de longues dissertations ainsi que les vins, les usages admis dans les repas et fêtes épulaires. On y trouve aussi des renseignements sur les Apicius.” (Vicaire, Bibliographie gastronomique, 50). Questa prima edizione latina che segue la prima edizione aldina del 1514 è rara e ancor più rara a repirirsi nella sua legatura originale. Rif. Bibl.: Graesse I-244, Vicaire non cita questa prima edizione latina.                                                                                       1.200 euro

EDIZIONI ILLUSTRATE MOLIERE TEATRO RARITA’

125Jean Baptiste Poquelin de Moliere,

Les Oeuvres de Monsieur Moliere, Reveues, corrigees & augmentees Enrichies de figures en Taille-douce. Tome I-VIII. [Completo]

Paris, Thierry, Barbin et Trabouillet, 1697

In 12° grande (16,5×9,5 cm); 8 tomi: (22), 309, (3) pp. (con 4 c. di tav. nella numerazione); 419, (1) pp. e (con 5 c. di tav. nella numerazione); 310, (2) pp. (con 5 c. di tav. nella numerazione); 298, (2) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 335, (1) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 287, (1) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 261, (3) pp. (con 4 c. di tav. nella numerazione); 308, (4) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione). Completo delle 30 belle tavole a piena pagina. Belle legature coeve in vitello con dorsi a 5 nervi e titolo, numero del volume e ricchissimi fregi in oro al dorso. Qualche lieve segno del tempo e strofinatura. Tagli spruzzati in rosso. Testatine e finalini ornati126. Molto belle le 30 tavole a piena pagina. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Questa edizione è la terza edizione illustrata delle opere di Moliere, la seconda edita da Thierry, Barbin et Trabouillet uscita peer la prima volta nel 1682 e seguita da una seconda edizione illustrata delle opere di Moliere nel 1692 edita a Lione da Jaques Lions ma considerata sia graficamente che filologicamente di molto inferiore a questa. L’edizione del 1697 è molto più rara della stessa edizione del 1271682. L’opera riprende l’edizione del 1682, modernizzandone l’ortografia, mutando la composizione e l’impaginazione ed è considerata, proprio con l’edizione del 1682, la più completa e corretta delle edizioni delle opere di Moliere stampate nel XVII° secolo. I primi 6 tomi contengono le opere già edite prima della morte di Moliere,  oltre alla vita dello stesso, mentre gli ultimi due volumi le opere postume. La prefazione del primo volume è scritta da un contemporaneo di Moliere e probabilmente anche suo amico, l’attore teatrale Lagrange (1639-1692). Scrive A.-J. Guibert a proposito di questa edizione «Les variantes imposées par la Censure au “Don Juan” du tome VII et celles128 découvertes dans la “Comtesse d’Escarbagnas” au tome VIII, lui confèrent un remarquable intérêt littéraire et bibliophilique». Mentre Jules Le Petit definisce questa edizione “C’est le texte qui a le plus souvent servi de modèle pour les nombreuses éditions données jusqu’à nos jours». Alla fine del Volume VIII vi è un’opera di William Marcoureau Brécourt (1638-1685) dal titolo “L’ombra del Molière”. Questo pezzo che venne ufficialmente portato in scena una sola volta marzo 1674 presso l’Hotel de Bourgogne, è una commedia curiosa in uno stile abbastanza diffuso nel XVII secolo. Raro, rarissimo nella sua legatura originale ed in buone condizioni di conservazione. A good copy, rare. Rif. Bibl.: Lacroix, “Bibliographie Moliéresque”, n°287; Guibert, “Bibliographie des Oeuvres de Molière publiées au XVIIe”, Tome II, pp. 629 a 658; Tchemerzine, IV, 826-827.

3.000 euro

PRIME EDIZIONI BODONIANE BODONI PARMA STORIA DELLA LETTERATURA CRITICA LETTERARIA

 Senza titolo-38Senza titolo-40Senza titolo-39Andres Giovanni,

Dell’origine, progressi e stato attuale d’ogni Letteratura.

Parma, dalla Stamperia Reale (G.B.Bodoni), 1782-1799.

In 4°; 7 tomi: XVI, 531, (1) pp., XVI, 515, (1) pp., 675, (1) pp., XIV, 607, (1) pp., 708 pp., XVI, 586 pp., 587-841, 87 pp. di Indici Generali. Legatura coeva in cartone, qualche lieve difetto alle cerniere di alcuni tomi. Un leggero alone al margine superiore bianco di 100 pagine in uno dei volumi, non particolarmente significativo. Per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione e marginoso. Antico timbretto e pecetta di proprietà privata al frontespizio dei tomi che identificano l’esemplare come appartenuto alla famiglia Magiera. Ogni volume presenta una graziosa vignetta, ognuna diversa dalla precedente, sui frontespizi, incise ai primi 4 volumi e in xilografia nei volumi successivi. Prima edizione Bodoniana di questa celeberrima storia della letteratura universale considerato il capolavoro del famoso umanista e critico letterario spagnolo, appartenente all’ordine dei gesuiti, Juan Andrés y Morell (Planes, 15 febbraio 1740 – Roma, 12 gennaio 1817), considerato il padre della letteratura universale e comparata. Le sue opere che vennero poi tradotte in numerosissime lingue, furono scritte e pubblicate per la prima volta in italiano in quanto, Andres, appartenente all’ordine dei gesuiti fu scacciato, insieme a tutti i membri del suo ordine, dalla Spagna nel 1767 e fece dell’Italia la sua patria adottiva. Inizialmente insegnò filosofia all’Università di Ferrara fino all’anno 1774, quando si trasferì a Mantova presso la famiglia del Marchese Giuseppe Bianchi in qualità di precettore Senza titolo-37del figlio. Nel 1782, terminata la prima parte della sua monumentale opera dedicata alla letteratura mondiale redatto nel tipico spirito dell’enciclopedismo settecentesco, si rivolse al grande stampatore parmense Giambattista Bodoni per la stampa del suo lavoro. Nello stesso anno uscì il primo volume dell’opera, seguito poi dagli altri volumi fino al 1799. I volumi sono così divisi: I) contiene lo stato della letteratura nelle diverse sue epoche, II e III) contiene le belle lettere, parte prima e seconda. IV e V) contenenti la prima e seconda parte delle scienze naturali. VI e VII), contenenti la prima e seconda parte delle scienze ecclesiastiche. Rif. Bibl.: ”Ouvrage savant, qui a ete reimprime’ plusieurs fois” (Brunet, I, 276) e ”acclamatissima opera” (Gamba, 2532); Palau, I, 345.                                                                                                                                                                                650 euro

PARMA POESIA LETTERATURA PRIME EDIZIONI VENEZIA UMANESIMO

Anselmo Giorgio,

Georgi Anselmi Nepotis, Epigrammaton Libri Septem. Sosthyrides. Peplum Palladis. Aeglogae Quatuor.

(Venetiis, Mapheus Pasinus, 1528)

In 8° piccolo (15×10,5 cm); (8), CXXVIII cc. Legatura coeva in piena pergamena floscia con titolo manoscritto da mano seicentesca al piatto anteriore. Qualche difetto. Dedica cinquecentesca alla prima carta bianca, non leggibile se non in parte “Amiro mio amantissimi …” ed un’altra, seicentesca alla seconda carta bianca “Joanis Bap. Liber emptus”. Qualche nota seicentesca manoscritta al lato del testo. Terza ma prima edizione a contenere le composizioni “Sosthyrides, Peplum Palladis, Eglogae quatuor” di questa raccolta di epigrammi del noto letterato ed umanista parmense, Giorgio Anselmo (1459 circa – 1528) che fu amico di F. M. Grapaldo, T. Ugoleto e F. Carpesano. L’autore che partecipò attivamente alla vita politica parmense, nel 1494 fu costretto ad abbandonare la terra natia dopo l’invasione di Carlo VIII. Ritornata la pace rientrò nel territorio parmense anche se passò la maggior parte del tempo presso i possedimenti di famiglia nelle campagne parmensi e nella villa di Brescello. Qui si diede assiduamente agli studi spaziando dalla lettura dei classici sia in latino che in greco, alla filosofia e alla medicina. Erudito apprezzato da celebri autori come Isidoro Clario, vescovo di Foligno e A. Navagero, fu particolarmente elogiato dal grande Teofilo Folengo che gli dedicò un celebre bizzarro acrostico alla fine della sua opera “Chaos del tri per uno”. Anselmo morì a Venezia nel 1528 dopo essere stato invitato dalla Repubblica Veneta come oratore, in seguito alla terribile pestilenza che colpì la città. Prima edizione definitiva di questa rara raccolta di epigrammi. Si legge dalla Treccani “”I momenti migliori di questa produzione si colgono in talune rievocazioni e quadretti di vita familiare nei quali anche lo stile sembra adattarsi a schemi più duttili e comprensivi. I contemporanei criticarono l’aridità dell’A. quanto all’invenzione e all’espressione, dovuta, sembra, al proposito di evitare la magnificenza del modello ovidiano. Lelio Gregorio Giraldi giudicò lo stile dell’A. un “exsiccatum dicendi genus”,né diversamente si espresse O. D. Caramella”. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\017400; per l’edizione del 1526: Adams, A, 1179; Graesse I, 139.

450 euro

BODONI BODONIANA POESIA CLASSICI LATINI PARMA

 Senza titolo-49Senza titolo-48Flacco Quinto Orazio, Bodoni Giambattista,

Di Q. Orazio Flacco Satira V. Traduzione italiana con rami allusivi

Parma, co’ tipi Bodoniani, 1818

In quarto grande (30,8×23 cm); (8), 5, (1), (2) pp., VIII, (1 b.) cc. e VIII cc. di tav. fuori testo. Legatura coeva bodoniana in cartoncino foderato con carta arancione, qualche piccola strofinatura, macchiolina e piccole perdita della carta arancione al dorso. All’interno alcune carte presentano un leggero foxing e bruniture dovuti alla qualità della carta, più marcati nelle ultime due carte (carta VIII e l’ultima bianca). Fioriture leggere alle prime 5 pagine numerate in numeri arabi, sempre dovute alla qualità della carta utilizzata. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione nella sua legatura originale ed ancora in barbe. Testo latino in carattere corsivo bodoniano nelle prime pagine seguite poi dalla traduzione italiana in carattere tondo bodoniano, numerazione imprecisa delle carte della versione italiana con la sola carta numerate con VII stampata da ambedue i lati. Esemplare in tutto conforme alla descrizione di Brooks. Al frontespizio fine ritratto di Orazio inciso da A. Festa eSenza titolo-47 8 bellissime tavole in stile neoclassico, delle quali due incise all’acquatinta da L. Carracciolo e disegnate da F. Catel e altre 6 realizzate a bulino da Riepenhausen. Rara prima edizione bodoniana illustrata completa di tutte le carte della versione della V satira del grande poeta romano Quinto Orazio Flacco, noto più semplicemente come Orazio (in latino: Quintus Horatius Flaccus; Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.) che fu uno dei più importanti poeti dell’età tardo romana celebre per la sua proverbiale eleganza stilistica e per la sua vena satirica, considerato da molti come il padre dei canoni dell’ars vivendi. Nella quinta satira Flacco descrive u suo viaggio da Roma a Brindisi Quest’opera, una delle poche arricchita da illustrazioni edite da Bodoni, vide la luce lo stesso anno del suo celebre Manuale Tipografico. Flacco fu un autore al quale il grande stampatore parmense fu molto legato e non a caso, nel 1791, fu il primo degli autori classici stampati da Bodoni con i suoi torchi privati. Opera non comune e ancor meno comune nella sua legatura coeva. Rif. Bib.: Brooks, n. 1212.

900 euro

BODONI BODONIANA PARMA TEATRO MONTI NEOCLASSICISMO

Senza titolo-51Senza titolo-50Monti Vincenzo, Bodoni Giambattista,

Aristodemo Tragedia dell’Abate Vincenzo Monti,

Parma, Dalla Stamperia Reale, 1786

In 4° (30×21,7 cm); (12 compresa antiporta figurata), 130, (2 b.) pp. Legatura della fine dell’ottocento in mezza pergamena con titolo impresso in oro su fascetta in pelle rossa al dorso. Sempre al dorso filetti in oro. Piatti foderati con carta marmorizzata con lieve strofinatura. Un piccolo strappo, senza perdita di carta ed un piccolo rinforzo al margine basso dell’antiporta. Due mascheroni incisi al frontespizio. Prima edizione bodoniana di questa celebre tragedia del grande poeta, scrittore, traduttore, drammaturgo e accademico italiano, Vincenzo Monti (Alfonsine, 19 febbraio 1754 – Milano, 13 ottobre 1828), considerato il massimo rappresentante del Neoclassicismo italiano e precursore del movimento romantico. Primo dramma di grande successo di Vincenzo Monti, l’Aristodemo nacque durante un soggiorno di Monti a Roma dove . “Tra il maggio del 1781 e quello del 1783 Vittorio Alfieri trascorse il suo secondo soggiorno romano, e nell’Urbe fece conoscere alcune delle sue tragedie (sono in particolare gli anni della composizione del Saul, recitato in Arcadia il 3 giugno 1783 alla presenza del Nostro). Monti, che per Alfieri nutriva un’ammirazione mista a invidia, pensò di virare verso il genere tragico, cercando di soddisfare il pubblico che per opere di questo tipo chiedeva, come ebbe a rilevare Francesco De Sanctis, uno stile che fosse una via di mezzo tra la durezza alfieriana e l’espressività metastasiana. In questo modo nacque l’Aristodemo, storia dei tormenti di un padre che ha ucciso la figlia per ambizione. La fonte è classica: ci narra la storia in poche righe il greco Pausania, e l’argomento era già stato messo in tragedia nel secolo precedente da Carlo de’ Dottori, in un’opera che offre alcuni spunti ravvisabili nel testo montiano. L’opera, rappresentata il 16 gennaio 1787 al teatro Valle (la prima assoluta risale all’anno precedente, a Parma), riscosse un ampio successo, per quanto non siano poi mancate, in un secondo momento, delle voci critiche. In ogni caso Monti era sempre più protagonista indiscusso della vita letteraria romana. A Parma, inoltre, l’opera fu pubblicata per i tipi di Giambattista Bodoni, editore di prestigio nella città che veniva definita Atene d’Italia“. Rif. Bibl.: De Lama, II, 40; Brooks, 312; Parenti, 353.

300 euro

BODONI BODONIANA PARMA UMANESIMO UMANISTI POESIA

 Senza titolo-42Poliziano Angelo, Bodoni Giambattista,

Le stanze di Messer Angelo Poliziano di Nuovo Pubblicate,

Parma nel Regal Palazzo, Co’ Tipi Bodoniani, 1792

In 4° piccolo (24,5×18 cm); (4), XIX, (1), 60 pp. Legatura coeva in cartoncino molle foderato con carta coeva marmorizzata rossastra, qualche strofinatura ai piatti e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione e ancora in barbe. L’edizione e’ dedicata dal tipografo parmene al conte Cesare Ventura con una lettera che occupa le pp. in cifre romane. Prima delle “Stanze” è apposta la lettera che il Poliziano indirizzò ad Antonio Galeazzo Bentivogli, Arcidiacono di Bologna, premessa all’edizione delle stesse impressa a Bologna nel 1494. Bodoni fece nel 1792 due distinte edizioni delle “Stanze”; la presente è quella descritta dal Brooks al n. 452, priva della vignetta incisa. Prima edizione bodoniana delle “Stanze” del celeberrimo poeta, umanista e filologo italiano, Agnolo (Angelo) Ambrogini, detto Poliziano, dal nome latino del paese d’origine, Mons Politianus (Montepulciano, 14 luglio 1454 – Firenze, 29 settembre 1494) considerato il maggiore poeta italiano del quattrocento, figura centrale del cenacolo letterario creato da Lorenzo il Magnifico a Firenze. Le “Stanze”, considerate uno dei capolavori dell’autore, vennero iniziate da Poliziano intorno al 1475 ma rimasero poi incompiute in seguito alla morte di Giuliano de’ Medici al quale erano dedicate, in seguito all’assassinio di questi il 26 aprile del 1478 nella Congiura dei Pazzi. “L’opera (1475-78), un poemetto in ottave, risponde alla precisa esigenza dei Medici di compiere un processo di rifeudalizzazione. Questa necessità politica si esprimeva ad esempio in un rinnovato interesse per le giostre, i cavalieri, ecc. Le Stanze sono dedicate a Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo. È un’opera encomiastica, di celebrazione della famiglia (Giuliano viene chiamato addirittura Iulio). Poliziano opera una trasfigurazione della realtà in chiave mitica, idilliaca. I personaggi e i fatti narrati sono riportati in chiave mitologica. Sono presenti i topoi del locus amoenus e dell’età dell’oro (in cui erano assenti pene e tormenti dovuti all’amore). Nella descrizione del regno di Venere, usa diverse personificazioni molto simili a quelle che usa Petrarca nei Trionfi. L’opera si sviluppa lungo la storia di Iulio, un uomo dedito solo alla caccia e lontano dall’amore. Cupido decide diSenza titolo-43 colpirlo con una delle sue frecce facendolo innamorare di Simonetta (Simonetta Vespucci moglie di Marco Vespucci amata da Giuliano), una ninfa. In quest’opera, di ispirazione platonica, l’amore è visto come via per l’elevazione ad un mondo ideale, attraverso l’esercizio della virtù. Ne è prova evidente il sogno di Iulio nel II libro: la donna assume le sembianze di Minerva, dea della sapienza e della filosofia. L’opera è rimasta incompiuta: il tema della giostra e della vittoria non sono neppure trattati. Essa termina con il secondo libro, quando Venere cerca di convincere Iulio ad organizzare un torneo in onore di Simonetta”. Bodoni, sempre attento al recupero dei classici della letteratura italiana, decise di ristampare l’opera di Poliziano e dedicò l’opera al Conte Cesare Ventura Ministro di Guerra, di Grazia e Giustizia e Segretario di Stato della Real Casa parmense. Il volume si presenta già nella compiuta veste grafica bodoniana che poi avrebbe caratterizzato le migliori edizioni bodoniane tanto che Gamba (n. 769) la descrive come “Edizione fatta con splendidezza tipografica”. Non comune. Rif. Bibl.: Brooks, 452; De Lama, II, p. 71.; Gamba, 769; Brunet, IV, 783; Graesse, V, 390.

350 euro

PARMA BODONI BODONIANA STORIA DELLA LETTERATURA

 Senza titolo-46Affò Ireneo, Pezzana Angelo, Bodoni Giambattista,

Memorie degli scrittori e letterati parmigiani raccolte dal Padre Ireneo Affò Minor Osservante, Bibliotecario di S. A. R., Profess. Onor. Di Storia nella R. Università e Socio della R. Accad. Delle Belle Arti di Parma. Tomo Primo – Quinto, Tomo Sesto Parte Prima e Seconda.

Parma, Dalla Stamperia Reale (Dalla Ducale Tipografia), 1789 – 1827

In 4° (25×19,5 cm); 7 tomi: LXVIII, 296 pp., XLVIII, 324 pp., CXII, 270 pp., XL, 352 pp., (8), 423, (1) pp., XXI, (1), 360 pp. e 1 c. di tav. (presente il ritratto della Principessa Imperiale Maria Luigia duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla alla quale l’opera è dedicata, mentre come in altri esemplari manca il ritratto di Ireneo Affò), (4), 458 pp. Legature dei primi cinque volumi, contenenti il primo vero e proprio studio di Ireneo Affò, in mezza pelle coeva con titolo e numero del volume in oro, impressi su fascette al dorso (qualche difetto ai dorsi e alle cerniere di due volumi). Gli ultimi due volumi che contengono le aggiunte di Angelo Pezzana, stampati molti anni dopo i primi cinque volumi direttamente stampati direttamente dal grande stampatore parmense Giambattista Bodoni, sono invece rilegati in mezza pelle agli inizi del XX° secolo. Tutti i volumi vengono, come attestato dai timbretti presenti ai frontespizi dei volumi, dalla collezione del noto nobiluomo friulano Deciano Deciani. All’interno gli esemplari si presentano ad ampi margini ed in ottime condizioni di conservazione. Le aggiunte all’opera, redatte da Pezzana, arrivarono a toccare i 4 volumi l’ultimo dei quali stampato nel 1833, qui presenti solo i primi due. L’opera qui presentata è la più importante fonte sulla storia degli autori parmensi stampata dal grande Bodoni. I volumi rappresentano un Senza titolo-45classico esempio della grande erudizione enciclopedica settecentesca, molto apprezzata dallo stesso Bodoni. I primi cinque volumi contengono l’opera completa del celebre frate e storico parmense, Ireneo Affò (Busseto, 1741 – Parma, 1797), che fu Bibliotecario Ducale a Parma, biografo e storico. Noto soprattutto per queste “Memorie degli scrittori e letterati parmigiani”, compilate su incarico del Tiraboschi e proseguite poi dal Pezzana, Affò fu autore di altre notevoli opere storiografiche dedicate al territorio parmense. Rif. Bibl.: Brook, 390: “E’ la più importante opera di Affò”; Lozzi, II, 3344, note. Cfr. Modona, Bibliografia del padre I. A., Parma, 1898, passim. V. la voce “Affò” di Giulio Natali in Encicl. Italiana, I, 687.

2.400 euro

VERONA STORIA LOCALE VERONESE PRIME EDIZIONI SCALIGERI

 Senza titolo-3Senza titolo-2Sarayna Torello,

Le Historie e Fatti de Veronesi Nelli Tempi d’il Popolo et Signori Scaligeri, per L’eccellentis. Doct. de le leggi Messer Torello Sarayna Veronese

Stampato in Verona, Per Antonio Portese, 1542

In 4° piccolo (20×14,2 cm); 54, (2 pp. ultima bianca) cc. Legatura muta della seconda metà del seicento in piena pergamena. Tagli spruzzati in rosso. Leggere tracce di polvere e d’uso al frontespizio. Sempre al frontespizio due forellini ai margini alto ed esterno bianchi del frontespizio, un leggerissimo alone al margine alto, tutti ininfluenti e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. Qualche antica sottolineatura in matita rossa nel testo. Antica nota di possesso privata al frontespizio. Prima edizione di questa celeberrima opera dedicata alla storia di VeroSenza titolo-1na scritta dal celebre giureconsulto, notaio e storico veronese Sarayna (anche Saraina) Torello, considerata una delle prime e più autorevoli fonti per la storia locale veronese dalle origini al cinquecento. L’opera ripercorre le origini della città di Verona ed il suo sviluppo sotto il dominio scaligero nel trecento e quattrocento. L’ultimo capitolo contiene l’interessante “Brieve descrittione de’ come se ritrova il Paese di Verona” e il “Tenore del compromesso fatto sopra la pace già fatta da Ezzelino da Romano Podestà di Verona… e Rizzardo de S. bonifacio.” Rif. Bibl.: Lozzi 6322; NUC vol. 520 p. 554; Adams S-394; BM-STC, p. 609; Maffei Verona illustrata, II p. 197; Giuliari, della tipografia veronese, pag. 58, n. XXX: “Nuovo carattere minuto corsivo usò in questa bella stampa il Portese ….ed è la integra”.

600 euro

FILOSOFIA POESIA POPE BODONIANA PARMA FIDENZA 6872

IMG_6104_clipped_rev_1IMG_6108_clipped_rev_1

IMG_6102_clipped_rev_1Alexander Pope, Michele Leoni,

Saggio sull’uomo. Epistole di Alessandro Pope tradotte da Michele Leoni

Parma, co’ tipi Bodoniani, 1819

In 8° (23,2×16 cm); (12), XVI, 140 pp. Legatura ottocentesca in mezza pelle e piatti marmorizzati rossi (strofinature al dorso). All’interno bellissimo esemplare in barbe e dalle carte fresche privo delle arrossa ture presenti nella maggior parte degli altri esemplari. Dedicato a Sua Altezza il Duca di Wellington.  Celeberrima edizione bodoniana di una delle più famose opere del grande poeta e filosofo inglese Alexander Pope. L’opera è di notevole interesse per la traduzione e note del noto umanista originario di Borgo San Donnino (l’attuale Fidenza), Michele Leoni.  Il Saggio sull’Uomo, composto da quattro epistole dedicate all’amico Lord Bolingbroke, è un’esposizione in eccelso stileIMG_6106_clipped_rev_1poetico della tesi (già di Leibniz) secondo cui il nostro mondo è il migliore dei  mondi possibili e ogni ingiustizia o male apparenti sono parte dell’inevitabile ordine definitivo delle cose stabilito da Dio. Così malgrado l’innegabilità del male, è il bene a dominare l’universo, nella ottimistica visione di Pope. Michele  Leoni fu uno dei più apprezzati traduttori dall’inglese del XIX° secolo. Oltre a varie sue traduzioni di lavori di Pope, Byron e del Paradise Lost di Milton fu il primo a tradurre in italiano l’opera di Shakespeare. Collaboratore del “Giornale Enciclopedico” di Firenze e dell'”Antologia” Vieusseux fu anche Segretario dell’Accademia di Belle Arti di Parma. Grande amico di Ugo Foscolo, all’epoca fu tra i principali promotori  in Italia delle avanguardie letterarie europee e mondiali dell’epoca. Ludovico di Breme si IMG_6101_clipped_rev_1rivolge così a Michele Leoni in una lettera del 1820, mentre già si preparava la pubblicazione del “Conciliatore”, sintetizzando perfettamente la grandezza del personaggio: “La Signoria Vostra ci dà molti e gravi e belli suoi lavori, e non cessa di arricchire la letteratura italiana colle più solenni traduzioni dall’Inglese. Che sia benedetta! L’orgoglio nazionale è un funesto affetto allorché si propone di ignorare ciò che non si sa, e si sente, e si fa altrove”. All’interno ottimo esemplare. Cfr. Brooks, n. 1227.

160 euro

GIORNALI RIVISTE SATIRICHE SATIRA STORIA LOCALE PARMA DUCATO PARMENSE

IMG_5898_clipped_rev_1IMG_5901_clipped_rev_1IMG_5904_clipped_rev_1IMG_5905_clipped_rev_1IMG_5907_clipped_rev_1IMG_5906_clipped_rev_1

IMG_5903_clipped_rev_1Marenghi Carlo, Anrico Borra ed altri,

La Villeggiatura, Gioranletto Ebdomadario Semiserio, (Programma e 13 numeri, supplemento al numero 2 e supplemento al numero 10, tutto il pubblicato)

Parma, Tip. Reale, 1858

In 4° grande (30,5×20,5 cm); numero contenente il programma di 4 pagine, 13 numeri di 8 pagine ognuno, e due supplementi di 4 pagine per un totale di 116 pagine. Completo di tutto il pubblicato. Brossura muta azzurra coeva. Alla parte alta della prima pagina di ogni numero una bella incisione animata. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissima raccolta completa di uno dei più rari giornali editi a Parma nell’ottocento. Il giornale fu diretto e fondato da Carlo Marenghi insieme al suo socio, l’avvocato Enrico Borra che fu sia socio che editore della testata. Marenghi fu professore di Lettere greche e latine nella Regia Università di Parma. Amico di Pezzana con il quale intrattenne una lunga corrispondenza fu uno degli animatori della vita culturale parmense alla metà dell’ottocento. A lui si deve anche l’idea e la realizzazione del giornale la Stagione che Marenghi fondò e diresse dopo la chiusura de “La Villeggiatura”. L’opera contiene vignette satiriche dedicate a fatti ed avvenimenti della storia e politica delIMG_5897_clipped_rev_1 Ducato parmenese. Il giornale satirico, che conteneva anche articoli di critica letteraria, componimenti poetici  divertenti, racconti e anche articoli seri, usciva ogni settimana. La testata ebbe vita brevissima e dopo sole 13 settimane, fu chiusa. Marenghi pochi mesi dopo fondò però il giornale “La Stagione”. Fra i collaboratori della rivista vi furono Alessandro Cugini, Eugenio Fattorini, Pietro Betta, Franco Mistrali, Andrea De Castagnola, Ada Corbellini, G. Costa, Mariano Adorni, Luciano Scarabelli, Ettore Porri, Giuseppe Barilli, Carlo Malaspina, Leopoldo Bocconi ed altri. Alcuni collaboratori e collaboratrici scrissero sotto pseudonimi come ad esempio Lesbia di Parma, Qualcuno, Z., ed altri. Marenghi e Borra aprirono il giornale con queste parole pubblicate su un numero 0 programma “Voi vedete dal titolo, che noi non vogliamo portarvi innanzi materia grave o di molta occupazione. E’ una lettura sfuggevole, leggerissima, qual si desidera appunto a saporir meglio i piaceri della compagnia in tempo d’autunno. Questa gioconda stagione dell’anno ci chiama fuori a solazzi, a diporti, e ci consiglia di lasciare nella città le cure affannose e le sottili discussioni. Ma non pertanto ci si toglie l’umano appetito d’imparar qualche cosa, o l’innata vaghezza della novità. …”. Le tavole satiriche, come nella testata “La Stagione” portano la firma di GL. Rarissimo insieme di giornale politico-satirico già di per se assai raro. Sconosciuto alle principali bibliografie. Rif. Bibl.: Un esemplare completo presente solo alla Biblioteca Comunale Passerini-Landi di Piacenza.

350 euro

GIORNALI RIVISTE SATIRA POLITICA ILLUSTRATORI DUCATO PARMENSE RARITA’

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IMG_6189_clipped_rev_1AA. VV.,

La Stagione, Giornale Ornato di Vignette con rivista mensile scientifica, letteraria, artistica. Tutto il pubblicato. 12 numeri, più il “Programma del Nuovo Giornale”.

Parma, Dalla Tipografia reale, 1858 – 1859

In folio (46,5×31,5 cm); 12 numeri consequenziali, più il “Programma del Nuovo Giornale” per un totale di 50 pagine che rappresenta probabilmente tutto il pubblicato di questa rivista parmense. I numeri sono conservati entro una brossura coeva. Una leggera traccia di sporco al margine esterno bianco delle prime due carte, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima serie completa di questo introvabile giornale edito nel ducato parmense, durante il periodo travagliato del passaggio del Ducato di Parma e Piacenza dalla reggenza borbonica a Regno di Sardegna. L’annessione del territorio ducale al Regno di Sardegna nel 1860 fu la diretta conseguenza dei moti risorgimentali ed avvenne dopo che il 9 giugno del 1859 la duchessa reggente, Maria Luisa era stata costretta a lasciare, con il figlio Roberto I, il territorio ducale. Il giornale uscì dal 10 Novembre del 1858 al 20 aprile del 1859 con intervalli irregolari anche se nel piano originale l’opera doveva avere una periodicità mensile. Il giornale fu diretto e fondato da Carlo Marenghi che fu professore di Lettere greche e latine nella Regia Università di Parma. Amico di Pezzana con il quale intrattenne una lunga corrispondenza fondò questa rivista di satira politica presentandolo con queste parole esposte nel Programma del Nuovo Giornale: “Due guizzi ancora, e poi … come al mancar dell’alimentoIMG_5839_clipped_rev_1, Il povero nostro giornaletto è spento! Così è, Lettori pietosi; sotto questa condizione di vita brevissima siam venuti alla luce, e col decreto di morte sulle spalle andando intorno per l’Agosto, pel Settembre, eccoci sul declivio dell’ultimo Ottobre. Ora è ci conviene disporci al doloroso addio, e collo spirar del fatale trimestre in aria semiseria spirare. Il numero duodecimo suonò l’agonia, nell’altro che viene appresso … ahi! … la pallida imperatrice dalla falce tagliente … Piangete, o Veneri, piangete, Amori! […]”. Il giornale presentava, in apertura, sotto il titolo una simpatica vignetta con le quattro stagioni dove, in quella d’autunno un rubicondo “Bacco” cavalca una botte di Vino “Rusco” (Lambrusco), poi ogni numero vedeva un’intera pagina completamente dedicata a vignette satiriche firmate GL, fortemente legate a fatti ed avvenimenti del Ducato parmense. Nel giornale scrissero fra gli altri, oltre allo stesso Marenghi, Alessandro Cugini, Temistocle Gradi, il Barone Franco Mistrali e diversi altri autori sotto pseudonimi quali Patardo, Fattorino ecc. Rarissimo insieme di giornale politico-satirico già di per se assai raro. Nessun esemplare completo censito in ICCU. Sconosciuto alle principali bibliografie.

450 euro

STORIA DELLA TIPOGRAFIA BODONI BODONIANA AMORETTI PISA LUCIGNANO AREZZO PARMA POESIA

IMG_6073_clipped_rev_1IMG_6077_clipped_rev_1

IMG_6076_clipped_rev_1Rosini Giovanni,

Le Scienze e le Arti Poemetto,

Pisa, Tipografia della Società Letteraria (Amoretti), 1801

In folio (42,8×27,5 cm); (2 b.), 25, (3 b.) pp. Legatura coeva in cartoncino rigido completamente foderato da bella carta marmorizzata coeva. Titolo impresso in oro fu fascetta in carta arancione applicata al dorso. Un leggero difetto al centro del dorso dove la carta presenta alcuni piccole spaccature ma volume ben saldo, ad ampi margini e all’interno in ottime condizioni di conservazione. Da non confondersi con la stessa opera, uscita nello stesso anno, ma in 8° piccolo. Questa è la rarissima edizione in folio, tre soli esemplari censiti in ICCU. L’opera, stampata con i caratteri bodoniani ancora in possesso dei Fratelli Amoretti dei quali furono gli artefici si inserisce nella celebre disputa avvenuta a fine settecento fra i fratelli Pancrazio, Giacomo e Andrea Amoretti sulla paternità dei caratteri bodoniani. L’opera qui presentata, è considerata, insieme ai Sonetti sull’Armonia di Angelo Mazza, stampata sempre nel 1801, il capolavoro della maestria editoriale ottenibile con l’utilizzo dei caratteri Amoretti. L’opera qui presentata, come anche i Sonetti sull’Armonia, portano la dedica a Ludovico I di Borbone, appena nominato re dell’Etruria da Napoleone Bonaparte. Il volume raccoglie i componimenti del noto poeta e letterato originario di Lucignano in provincia di Arezzo, Giovanni Rosini (24 giugno 1776 a Lucignano in Val di Chiana – 1855 Pisa). Nel 1796 conseguì il titolo di dottore in “utroque iure” con l’intenzione di intraprendere, sulle orme paterne, una carriera nell’amministrazione granducale, presso l’Università di Pisa. Già dal 1794 aveva iniziato però a pubblicare i suoi versi e anche ad intraprendere le prime prove di stampa come l’edizione completa delle opere di Melchiorre Cesarotti, IMG_6072_clipped_rev_1poi interrotta con la discesa in Italia di Napoleone ed i conseguenti cambiamenti politici. Dopo un breve tempo di incertezza riprese l’attività editoriale oltre a quella di poeta, lasciando principalmente la parte tipografica, alla gestione del socio Niccolò Capurro. “Le Scienze e le Arti”, editi con i chiari caratteri Amoretti, del tutto identici ai caratteri bodoniani, si inseriscono nell’intermezzo borbonico e conservatore del Regno di Etruria ed in essi l’autore esaltando l’importanza della purezza della propria lingua ed al gusto purista e classico, cela una critica a Napoleone. Rosini fu autore prolifico ed uno dei più importanti letterati pisani della prima metà dell’ottocento. L’opera qui presentata vedi l’esaltazione della purezza di stile anche nella scelta tipografica dei caratteri Amoretti-Bodoni. La disputa fra gli Amoretti ed il Bodoni ebbe inizio quando nel 1774 i fratelli Pancrazio e Giacomo Amoretti ricevettero un’ordinazione di forme in acciaio per “gettare” caratteri mobili in metallo, dato che i caratteri che Bodoni aveva fatto realizzare in ottone da un noto orologiaio parmense, perdevano troppo in fretta la forma. Bodoni a quell’epoca, aveva stipulato con  ministro Du Tillot un accordo secondo il quale, il Bodoni si doveva adoperare per formare anche alcuni allievi nell’arte tipografica. Avendo notato la grande abilità di Giacomo Amoretti, gli propose di incidere dei punzoni che poi lui avrebbe successivamente rifinito. Andrea Amoretti, primogenito di Pancrazio si aggregò da subito al lavoro dello zio e i due formarono un’intera nuova serie di caratteri fra i quali il carattere “Parma” il più piccolo mai proposto da Bodoni. Nel 1791 Bodoni, ottenuta la licenza ducale per l’apertura di una stamperia, si rivolse ai fratelli Amoretti per la realizzazione dei torchi, dei punzoni e dei caratteri per la sua splendida edizione delle Odi di Orazio. Il successo dell’opera sancì l’inizio dei dissidi fra Bodoni e gli Amoretti. Questi ultimi, sembra, chiesero a Bodoni un riconoscimento del proprio lavoro da indicare nelle future opere ma al rifiuto di questi la situazione degenerò. Bisogna anche dire che le voci che i caratteri di Bodoni non fossero esclusiva farina del tipografo delle “Odi di Orazio” iniziava a circolare con insistenza nel territorio IMG_6078_clipped_rev_1del ducato, tanto che ad esempio, che Andrea Mazza, ex-bibliotecario del Duca di Parma, in una lettera diretta a Girolamo Tiraboschi, scrive “Fui io pure nella credenza, che i nostri fratelli [Giacomo e Pancrazio Amoretti] e i figli loro [don Andrea e i fratelli] punzonisti non fossero che meri esecutori dei disegni [di Bodoni], e all’inizio veramente andava così, quantunque allora ancora l’ultima perfezione fosse loro. Ma da che i caratteri del divin Tipografo hanno destato a gelosia le stelle devesene proprio ripetere tutto tutto il merito agli artefici.”. Comunque alla fine Bodoni, con conoscenze altolocate ben più importanti dei fratelli Amoretti, l’ebbe vinta ed ai fratelli Amoretti non restò, che prendere con se’ i caratteri già realizzati e proseguire la loro attività editoriale e di produzioni di caratteri, fra l’altro con grande successo (i caratteri Amoretti del tutto simili a quelli bodoniani venivano commissionati ai fratelli da tutti Italia ed anche dalla Francia), fuori dal territorio parmense. Opera, rarissima nella sua versione in folio e di grande importanza per la storia della stampa italiana. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1E\012139.

290 euro

BODONANIA BODONI TIPOGRAFIA PARMA GRECIA ANTICA BODONANIA ARTI VISIVE FILOFOSIA

dsc_0442_clipped_rev_1Cebes Thebanus, Bodoni Giambattista,

La Tavola di Cebete Tebano,

Parma, Nel Regal Palazzo co’ Tipi Bodoniani, 1793

In 8° (19,2×12,7 cm); (4), 78, (2) pp. Bella legatura in cartoncino rigido foderato da carta marmorizzata. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Al piatto anteriore piccolo ex-libris che individua l’esemplare come appartenuto alla Libreria Antiquaria di Ulrico Hoepli.  Primadsc_0443_clipped_rev_1 ed unica edizione bodoniana di una delle più celebri ecfrasi (‘Ekphrasis) dell’antichità, nella quale l’autore (solitamente identificato con il filosofo greco Cebete di Tebe anche se probabilmente trattasi di un omonimo filosofo stoico originario di Cizico) descrive a parole un’opera d’arte votiva appesa fuori dal santuario di Saturno. “Nel dsc_0444_clipped_rev_1dialogo di Cebete si narra di due giovani che vedono, tra le offerte poste nel tempio dedicato a Crono, una tavola dipinta offerta di uno straniero discepolo di Pitagora e Parmenide. Non riescono a capire cosa rappresenti sino a quando giunge un vecchio che spiega loro i significati nascosti nei simboli rappresentati nel quadro che vuole essere un’allegoria del destino dell’anima umana, racchiusa in vari recinti contenuti uno nell’altro.”. Opera non comune nell’edizione bodoniana italiana. Rif. Bibl.: Gamba 2192, in nota “anche Giuseppe Maria Pagnini ci ha lasciato una stimata versione del Quadro di Cebete, pubblicata per la prima volta in Parma (Bodoni), 1793”; Brooks, 510; Brunet I, 170; De Lama, v. 2, p. 88-89.

350 euro

EBREI PALESTINA GERUSALEMME MEDIO ORIENTE EBRAISMO RELIGIONE EBRAICA TERRA SANTA PRIME EDIZIONI FIRST EDITION

IMG_0497_clipped_rev_1IMG_0502_clipped_rev_1IMG_0498_clipped_rev_1IMG_0501_clipped_rev_1IMG_0506_clipped_rev_1IMG_0503_clipped_rev_1IMG_0505_clipped_rev_1IMG_0500_clipped_rev_1

IMG_0495_clipped_rev_1Laillier Theodore,

Antiquites Judaiques, Histoire Archeologie, Plans et Monuments par Theodore Laillier,

Paris, En Vente Chez L’Auteur, S. data (ma 1880 circa)

In folio oblungo (55,5×47 cm); (42) cc. nn. Legatura coeva editoriale in mezza tela verde con titolo e fregio  impreso in oro al piatto anteriore. Una piccolissima ed ininfluente mancanza di carta al margine esterno alto di carta 17. Qualche macchiolina di foxing, più intense al frontespizio ed alle prime pagine, dovute alla qualità della carta, alcuni piccoli forellini al margine bianco basso delle prime due carte, ininfluente e per il resto in buone condizioni di conservazione. Esemplare ancora in barbe. L’opera vene stampata su carta forte. Prima rara e completa edizione, ancor più rara a reperirsi completa dei piatti originali, di questo interessante studio illustrato dedicato alla storia, all’archeologia, ai costumi, festività ed ai monumenti degli ebrei e della terra di Israele. Il volume presenta 23 magnifiche e grandi tavole che riproducono templi , planimetrie, monumenti e avvenimenti legati alla storia del popolo ebraico. Il volume si apre con la storia di Mosè. Seguono poi capitoli dedicati a: Il tempio di Gerusalemme, Salomone, “Le Sanhedrin”, “Ville de Ninive”, “Tombeau de Rachel”, “L IMG_0504_clipped_rev_1e Sabbat”, “La Paque”, “Rejouissances et Festins des Juits  pendant la fete des Tabernacles”, “Repudation, Divorce”, “Ville de Nazareth”, Ceremonie du Mariage de la Sainte Vierge”, “Formule des contrats de Mariage des Hebreux”, “Transfiguration de N.=S. sur le Mont=Thabor”,  “Sepulcre ou Tombeau de N. =S. Jesus=Christ”, “Montaigne des Oliviers”, “Explication de quelques Monnaies et medailles des Juifs” (con tavola delle monete). Alla fine del volume tavola cronologica della lista cronologica dei Re dei “Liste Chronologique des Rois des Hebreux, les israelites n’ont commence a avoir des Rois que depuis Saul”, “Rois de Juda”, “Rois d’Israel”, “Listes de s Macchabees, ou des  PrincesAsmonees qui ont Gouverne la Republique des Juifs en qualite de Princes et de Grands Pretres Jusqu’au regne d’Herodote le Grand”, “Liste Chronologique des Grands Pretres des Hebreux”, “Table chronologique de l’Histoire de la creatione du Monde”. Le ultime quattro pagine sono infine dedicate alla spiegazione del calendario ebraico.  Opera molto rara ed ancora in barbe. Le tavole illustrate sono opera di Aveline, Scotie ed altri.

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1.200 euro

MANIFESTI LIBERTY TERME REALI VALDIERI CUNEO ALPI MARITTIME IDROTERAPIA METODO WASSMUTH BARMEN RARITA’ DE CAROLIS

Senza titolo-108De Carolis Adolfo,

Terme di Valdieri, Cuneo Piemonte a 1375 m. sul mare, Paolo Marini Concessionario. Terme di Valdieri nuova installazione Sala di  Inalazione sistema Wassmuth di Barmen Primo Impianto in Italia. Aperto dal 25 Giugno a Settembre.

Roma, Lit. L. Sansoni, S. data ma 1895-1905 circa

In folio imperiale 100×74 cm. Magnifico manifesto Liberty, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rarissimo, forse stampato in un unico esemplare per pubblicizzare le celeberrime terme storiche “reali” di Valdieri, in provincia di Cuneo, in Valle Gesso nel parco Naturale delle Alpi Marittime, che furono fra i luoghi prediletti di Vittorio Emanuele II. Il manifesto, realizzato dal grande pittore, incisore, illustratore, xilografo e fotografo italiano, Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso, 6 gennaio 1874 – Roma, 7 febbraio 1928), presenta tutte le caratteristiche del tratto dell’autore. Realizzato in età giovanile dal celebre artista presenta, sotto la grande scritta “Terme di Valdieri”, fanciulle in un ambiente bucolico nel classico tratto di De Carolis. Seguono le note generale e le date d’apertura con due dame che sorreggono ricchi fregi floreali. Sul lato destro le patologie curate nella struttura “Reumatismi, artriti, gotta, nevralgie, malattie epatiche, malattie dell’utero, anemia, malattie cutanee, affezioni ossee, ingorghi glandolari, malattie urogenitali, debolezze generali, malattie degli occhi”. Appena sotto le attività e gli edifici principali dell’importante stazione termale, illustrate anche da due immagini sotto il testo scritto. Si legge nel manifesto: “Stufe sudatorie naturali. Fanghi. Muffe. Bagni solforosi. Inalazioni. Idroterapia. Cura lattea e climatica. Sorgenti magnesiache e ferruginose. Lawn tennis. Casino. Concerto due volte al giorno.”. Come riportato nella legenda del manifesto le Terme di Valdieri sorgono a 1375 metri sul livello del mare. La sorgente calda presente nel luogo è conosciuta da epoca immemorabile ma il primo documento ufficiale che le cita risale al 1588 quando l’amministrazione locale fece erigere un primo stabilimento. La fama del luogo crebbe velocemente. Nella seconda metà del settecento, Carlo Emanuele III si appassionò al luogo e fece costruire una nuova struttura denominata “il Baraccone”. Dopo il periodo rivoluzionario i Savoia diedero nuovo impulso al luogo facendo realizzare una comoda strada di collegamento tra le terme e Sant’Anna di Valdieri. Nel 1855 la gestione delle Terme viene assunta da una società appositamente creata che sviluppa in modo deciso il luogo edificando nuovi edifici e pubblicizzando la struttura. Nel 1857 Vittorio Emanuele II visita il luogo e se innamora a tal punto da far nascere la “Riserva di Caccia Reale di Valdieri” e fa edificare la residenza estiva a Sant’Anna, le case di caccia di San Giacomo di Entracque e del vallone del Valasco, più quattro chalet presso le terme, uno dei quali destinato alla bella Rosìn. Nello stesso anno il monarca fa posare la prima pietra di un hotel che è oggi l’Hotel Royal Centro Benessere di Terme di Valdieri. Al momento della realizzazione del manifesto, il concessionario delle terme era Paolo Marini gestore anche del celebre Hotel Des Iles Britanniques di Sanremo. In fondo al manifesto si trovano anche i possibili itinerari e mezzi utilizzabili per raggiungere le Terme. Manifesto rarissimo ed in ottime condizioni di conservazione.

1.000 euro

(ARCHEOLOGIA MODERNA STORIA DELL’ARTE),

 Senza titolo-284    Senza titolo-288 Senza titolo-287 Senza titolo-291 Senza titolo-290 Senza titolo-295 Senza titolo-292    Senza titolo-285Montfaucon Bernard de, 

Antiquity explained, and represented in sculptures, By the learned Father Montfaucon. Translated into English by David Humphreys. M.A. and fellow of Trinity-College in Cambridge. [15 parti in 7 tomi, completo di tutti i supplementi e di tutte le tavole.

Complete], London, Printed by J. Tonson & J. Watts., 1721 – 1725.

In folio (39,5×25,5 cm); le tavole a doppia pagina nei volumi si trovano spesse rilegate con pecetta centrale, alcune tavole sono più volte ripiegate. 15 parti in 7 tomi, completo delle 5 parti di supplemento spesso assenti: volume 1 (parte I e II) (42), 260 pp. e 98 c. di tav. fuori testo, volume 2 (prte I e II) 284 pp. e 61 c. di tav. fuori testo, volume 3 (parte I e II) 227, (1) pp. e 63 c. di tav. fuori testo, volume 4 (parte I e II ) 193, (1) pp. e 46 c. di tav. fuori testo 5 volume (parte I e II) 165, (29) pp. 51 c. di tav., Supplemento (parte I-II) (22), 256 pp. e 54 c. di tav. fuori testo, Senza titolo-294Supplemento 2 (parte III-IV-V), (3), 260-571, (15) pp. e 74 c. di tav. Legature coeve in piena pelle con doppio filetto in oro ai piatti. Dorsi a 6 nervi con titolo, numero del volume e filetti in oro ai tasselli. Cerniera anteriore del primo volume di supplemento appena un po’ lenta nel margine basso. Abile restauro a tre dorsi. Poche pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata, praticamente in modo ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione della traduzione inglese di questa celeberrima opera del grande paleografo, archeologo francese e monaco benedettino, Bernard de Montfaucon (SoulaSenza titolo-282tgé, 16 gennaio 1655 – Abbazia di Saint-Germain-des-Prés, 21 dicembre 1741) considerato ancora oggi come il fondatore della paleografia greca (nella sua opera del 1708 “Paleographia Graeca” venne usata per la prima volta la par ola “paleografia”) e dell’archeologia moderna. Montfaucon dopo aver preso parte alla Guerra d’Olanda del 1673 nei cadetti di Perpignano ed essere divenuto capitano dei granatieri nel reggimento di Languedoc, partecipò anche alla Battaglia di Marienthal. La sua carriera militare ebbe però fine bruscamente. Ammalatosi gravemente durante la campagna militare a Saverne si trovò in pericolo di vita. Preso dallo sconforto fece voto alla Madonna di Marceille giurando, in caso di guarigione, di donare un’importante somma di denaro al cappella della stessa e di farsi monaco benedettino cosa che regolarmente fece una volta tornato in salute. Dal 1675 si aggregò quindi al monastero benedettino della Daurade di Tolosa. Qui, approfittando della Senza titolo-283grande biblioteca presente, studiò greco, ebraico, caldeo, siriaco, copto ed iniziò ad interessarsi in modo assiduo alla numismatica, dove divenne ben presto uno dei maggiori esperti europei dell’epoca. Nel 1687 chiamato all’abbazia di Saint-Germain-des-Prés per lavorare ad una monumentale edizione delle opere dei Padri della Chiesa da realizzarsi a più mani, conobbe alcuni dei più eminenti studiosi dell’epoca che appartenevano alla rinomata “Accademia dei Bernardini”. L’opera che vide la luce alcuni anni dopo, è considerata ancora oggi una delle più importante opere di patristica mai pubblicate. Nel 1698 intraprese un lungo viaggio per le biblioteche italiane alla ricerca di fonti manoscritte delle opere di San Giovanni Crisostomo. Proprio durante questo viaggio conobbe Ludovico Antonio Muratori con il quale strinse amicizia. Nel 1719 su designazione diretta del reggente Filippo d’Orléans, venne Senza titolo-286ammesso all’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Negli stessi anni divenne anche confessore del giovane Luigi XV a dimostrazione della grande considerazione con il quale era tenuto presso la corte di Francia. Sono di questi anni anche alcuni dei suoi viaggi “archeologici” come quello presso la sepoltura megalitica di Houlbec-Cocherel, nel dipartimento dell’Eure o il viaggio al sito archeologico di Olimpia in compagnia dell’arcivescovo di Corfù. La sua opera “L’Antiquité expliquée et représentée en figures”, in 15 parti, uscite tra il 1719 ed il 1724, qui presentata nella sua prima versione inglese, è considerata una pietra miliare dell’archeologia moderna. Montfaucon in maniera innovativa arrivò a comprendere come l’archeologia non poteva basarsi solamente sulle fonti scritte e giunte fino ad noi, ma necessitava e poteva trarre grande giovamento, dallo studio dei reperti archeologici fossero essi Senza titolo-289statue, edifici, ceramiche votive, gioielli o oggetti di uso comune. Per la prima volta nella storia dell’archeologia, in questo suo monumentale lavoro, presentò, in un’unica opera, le antichità romane e quelle greche come un unico processo artistico-evolutivo permettendo di avere subito un riscontro visivo comparativo dei reperti archeologici appartenenti all’una o all’altra delle due antiche civiltà mediterranee. L’opera è arricchita da un imponente apparato iconografico che illustra non solo i reperti archeologici ma anche monumenti, edifici, papiri, usi ed istituzioni antiche. Raro a reperirsi completo di tutte le parti e di tutte le tavole ed in queste buone-ottime condizioni di conservazione. A good copy. Rif. Bibl.: COPAC ESTC N30423.                    Senza titolo-293                                                                                                                                                                                                                                              1.800 euro

2. (PRIME TIRATURE VENTIQUATTR’HORE BOLOGNA MITELLI),

Tre serie complete di Mitelli, IMG_0611_clipped_rev_1tutte nella rarissima prima tiratura (da non confondersi con le tirature seguenti). Mitelli Giuseppe Maria, Le ventiquattr’hore dell’humana felicità consacrate all’Em.mo et Rev.mo Prenc.e Card. D. Gio. Nicola Conti. Invenzione disegno ed intaglio di Giuseppe Mitelli Pittore Bolognese. (Bologna), S. stampatore, 1675. Unito a: L’arti per Via, disegnate, intagliate, et offerte Al grande, et alto Nettuno Gigante Sig: della Piazza di Bologna da Gioseppe M:a Mittelli …, (Bologna), S. stampatore, 1660. Unito a: Set completo dei 4 proverbi satirici in prima edizione: Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga, 

In folio (37,5×28,8 cm); tre opere in un volume: (28) cc. nn., (41) cc.nn. e (4) cc. nn. Due piccole firme di appartenenza privata al primo frontespizio. Legatura dell’inizio dell’ottocento in mezza pelle con titolo della prima opera, autore e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Ampi margini. Un leggerissimo alone alle prime 8 carte, ininfluente e praticamente invisibile. Un lievissimo foxing al margine esterno bianco di tre carte (compreso frontespizio) della seconda opera, assolutamente lieve ed ininfluente. Quattro tavole leggermente ed uniformemente brunite, per la qualità della carta, nella seconda opera ma in modo assolutamente leggero ed ininfluente. Alcuni numeri scritti a matita nel margine basso della seconda opera a numerare le carte, alcuni poi cancellati. Le due opere si presentano, nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Tre serie complete con due delle più importanti opere del grande incisore bolognese, Giuseppe Maria Mitelli (Bologna, 1634 – 1718). Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico IMG_0634_clipped_rev_1bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. La prima opera è completa anche dell’antiporta contenente il titolo contornato da putti e sormontato dallo stemma del card. Gio. Nicola Conti e del foglio di dedica inciso in rame che come nota lo stesso Bertarelli nn. 394/421, sono assenti nella stragrande maggioranza degli esemplari. Quindi il nostro esemplare è completissimo. L’opera è uno dei lavori più celebri e filosofici di Mitelli dove una giornata di ventiquattro ore diventa un allegoria tragicomica dell’esistenza umana a formare, quasi, una sorta di ballata macabra dove gli individui sono sempre in compagnia della morte anche se essa non si percepisce solo attraverso la sua voce ma non compre mai se non all’ultima tavola. Il frontespizio della prima opera è famosissimo per la presenza dell’allegoria alata del Tempo munito di una falce che scandisce le 24 ore della giornata. Ogni ora, corrispondente ad una tavola, dove viene presentato un personaggio di una categoria sociale o lavorativa, con un proverbio al piede della tavola che nel lato destro descrive il pensiero della figura su se stessa. Contrapposta a questa scritta, vi è l’intervento della morte che sbeffeggia ed avverte dell’immanenza dell’esistenza e della futilità delle cose effimere. Ad esempio dice la Donna Superba: “Quanto bella son io! Quanti consuma, Per me d’Amor l’inestinguibil foco! M’incensano i sospiri in ogni loco, Onde non è stupor, se la mi fuma”. Ad essa risponde la Morte: “Vana: lo specchio tuo IMG_0635_clipped_rev_1frangi, che tanto, Nel consigliarti a la ragion prevale, Meglio potrai la tua bellezza il frale, Espresso contemplar nel vetro infranto”. I personaggio che parlano sono oltre alla Donna Superba, l’Avaro, lo Zerbino, l’Iracondo, il Goloso, la Donna Invidiosa, il Pigro et Otioso, il Birbante, il Giuocatore, il Buffone di Corte, il Villano, il Comico, il Musico e Suonatore, il Pittore e Scultore, il Poeta, il Cortigiano, l’Ingegnero et Aritmetico, il Medico, il Cacciatore, l’Astrologo, il Guerriero, il Dottore versato in tutte le scienze, il Sacerdote di gl’idoli, il Re’ e da ultima la Morte che, per la prima volta compare, fisicamente, proprio nell’ultima tavola e si erge a “Reina al Mondo impero …”. Le figure nelle tavole sono accompagnate, in modo ricorrente a simboli del “Tempo”. I testi che corredano le immagini sono del fratello di Mitelli, padre Giovanni, che collaborò con l’artista anche nella realizzazione di diversi proverbi. Opera rarissima a trovarsi completa delle 28 tavole. La seconda opera è la prima edizione completa, in primissima tiratura, della serie di suite che Mitelli dedicò ai mestieri per via che si potevano incontrare per la città di Bologna nel seicento. Anche qui, come nella maggior parte delle opere di Mitelli, ogni personaggio sormonta un proverbio che descrive in modo divertente e spesso ironico, un lavoro. Come scrive lo stesso autore nella prefazione presente sotto il frontespizio “A chi debbonsi queste mie laboriose fatiche, se non sol a Voi, il qual posto in alto grado state osservando tutti i passatempi de trattenim.i mondani, ed ascoltate patiente, ed immobile tutti i clamori di chi va’ e viene vendendo merci. Avvoi si debban, Sign.r della Piazza, quest’Arti che van per le Vie; sarà questo Tributo, ch’io porto alla vostra altiss.ma e maestosiss.ma presenza, come architettata da quella, che è Regina di tutte l’Arti; Eccovi dunque uniti coloro, i quali sen vanno fluttuando, et ondeggiando su’ questaIMG_0636_clipped_rev_1 NAVE di Bologna …”. Mitelli prese ispirazione per l’opera dal lavoro dedicato da Annibale Carracci dedicato ai mestieri tipici nelle vie di Bologna. “L’invenzone delle Arti per via di deve ad Annibale Carracci e forse, almeno in parte, a Ludovico (secondo il Malvasia, Felsina Pittrice, I, p. 335). Si trattò per questi maestri di uno scherzevole passatempo, che però riscosse tanto successo che i fogli furono riuniti in un volume … L’opera di Mitelli s’ispira evidentemente all’impresa carraccesca, cui si deve probabilmente aggiungere la mediazione della traduzione incisoria del Guilino [Simone Guillain, colui che ricevette le stampe dei costumi per via di Carracci e che nel 1646 ne trasse ottanta stampe]: da questa e da quella comunque si differenzia nei risultati iconografici e nel numero dei mestieri rappresentati, limitati a 40” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 205). Di quest’opera esistono sicuramente due tirature. Questa è la primissima e rarissima tiratura completa, della prima edizione. Alcune bibliografie come il Bartsch, ripreso anche dal Bertarelli, individuano due tirature susseguenti a questa, tutte e due con la dicitura dello stampatore e del luogo di stampa “Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace” ma nella seconda tiratura dovrebbe mancare la dicitura “Cum Privil.” presente invece nella terza.“La prima tiratura [come appunto il nostro esemplare] di IMG_0633_clipped_rev_1cui si ha notizia è priva della numerazione e della dedica dello stampatore. Una seconda, egualmente non numerata, aggiunge sotto la dedica del Mitelli l’indicazione: Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace. Una ulteriore edizione, da ritenersi eseguita entro il secolo, mostra la dichiarazione dello stampatore così modificata: Gio. Giacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cum [sic] Privil.” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 206). Le tavole della prima tiratura non presentano numerazione a lato del proverbio che venne aggiunto solo nelle edizioni sugenti. Scrive il Toschi nella sua opera Stampe popolari ital., pp. 23-24: il Mitelli “Viene a occupare un posto a sè e a segnare una decisa svolta nello sviluppo dell’ iconografia popolare, il bolognese G. Maria Mitelli (1634-1718) … Egli fu l’ erede di quella tradizione popolare, fecondandola di un umorismo nuovo, e trasmettendola alla generazione successiva, e rappresentò il legame tra il ‘500 e il ‘600, ma la sua personalità è così spiccata, impronta di sé tutta la produzione, anche quella che riprende antichi temi e motivi (i mestieri ambulanti, il paese della Cuccagna, i proverbi ecc.ecc.)”. Mitelli, come dicevamo, in quest’opera riprende il lavoro di Carracci ma mutandone profondamente il senso stesso. Infatti i proverbi che accompagnano le tavole, opera anche questi, con ogni probabilità del fratello di Mitelli, Giovanni Maria, sembrano avere un chiaro intento pedagogico e devono, nell’intento dell’autore, indicare la via per un’alta forma di moralità. Fra i mestieri rappresentati si possono trovare ad esempio il venditore d’acqua, il pescatore, il venditore di polli, il facchino, il venditore di fegatini, l’ortolana, il venditore di frutta, l falegname, il venditore di uva, il venditore di ceramiche, il cappellaio, il venditore di pane, quello di ventagli, di vino, ilIMG_0632_clipped_rev_1 venditore di pozioni fraudolente (l’imbroglione), i pulitori dei pozzi, il venditor di scarpe, di setacci, di pesci, il macellaio, l’arrotino, il pittore, il venditore di sedie, il mercante di bicchieri, l’architetto, il mercante di stampe, il commerciante di strumenti di ferro, il venditore di mele e pere ed altri. Le ultime quattro tavole presentano il set completo dei quattro proverbi satirici dedicati alle figure del Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga realizzati nel 1678. Insieme di tre rare edizioni in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per la prima opera, Bertarelli, G.M.Mitelli, Catalogo delle Incisioni, n. 394-421. Cat. Raccolta Stampe di Milano, A.A.189. F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.138; Per la Seconda opera: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 216, n. 29. Bartsch, 117-157. Nagler, 119-159. Buscaroli, pp. 53-54, nn. 2-41. M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003. Per le quattro tavole finali di proverbi: Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, tav. 85, 85, 86, 87, n. di repertorio dal 229 al 232.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           13.000 euro

(BIGLIARDO – BILIARDO – GIOCHI – GIUOCHI DI SOCIETA’),

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IMG_0669_clipped_rev_1Bouvard Charles, 

Trattato sul giuoco del bigliardo in cui trovasi una istruzione precisa sulla esecuzione di questo giuoco, non che la partita dei Piroli, col pallino o senza; estratto dalla seconda edizione di Parigi dell’opera intitolata: Nouvelle academie des jeux, ou regles ec., ec. da L. M. F.,

Napoli, Dai Torchi di Pasquale Tizzano, 1821

In 8° (19×11,5 cm); 64, (2 b) pp. Brossura ottocentesca. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine basso dell’opera, praticamente invisibile. Tagli gialli. Qualche lieve brunitura dovuta alla qualità della carta, un piccolissimo tarletto al margine basso bianco dell’ultima carta, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo trattato sul gioco del bigliardo, ispirata all’opera “Nouveau traite sur le jeu de billard” di Charles Bouvard. Lo scritto, anonimo, si prefigge di organizzare e definire le regole del gioco del bigliardo. Si legge nella “Prefazione” “Nel giuoco del Biglairdo non vi sono state giammai delle regole abbastanza precise. Qualle che IMG_0668_clipped_rev_1comunemente ed impropriamente dicensi dell’Accademia, furono redatte dai maestri di pallacorda, la maggior parte dei quli non conoscevano tanto bene questo giuoco da prevederne tutt’i casi i più frequenti; d’altronde quei signori non lo riguardavano …”. Il volume, composto in uno dei momenti storici dello sviluppo del gioco del biliardo, tratta in modo preciso e scrupoloso i vari tipi di giochi che si possono fare con il bigliardo con capitoli dedicati a: Primi principi per l’esecuzione; Posizioni; Palla di prima messa in giuoco; Consigli per l’azione; Dimenzioni di una stecca; Regola generale per ogni sorta di partite; Partite francesi; Partita ordinaria; Partita a seguire; Partita delle cinque palle detta Carlino; Partita del doppietto; Dppietto semplice; Doppietti composti; Partite a 3 o 4 non volendo restar fissi; Delle partite a scrivere; Partite delle cinque buche; Partite de’ Piroli col pallino, secondo l’uso di Milano e di Bologna; La medesima partita senza il pallino, secondo l’uso di Venezia; Partita del pallino senza i piroli; Partita del tocco; Partite a due palle, dette bianche; Partita ordinaria; Partita della perdita; Partita della buca difesa; Pulla a due palle; La guerra o pulla a tutte palle; La guerra a buca difesa a tutte palle. Opera assai rara. Rif. Bibl.: Melzi, V. 3. Col. 542.                                                                                                                                                                                          360 euro

(POLONIA – POLAND – PREMI NOBEL – AUTOGRAFI),

Senza titolo-25Milosz Czeslaw,

 Mowa wiazana,

Olsztyn, Wydawnictwo Pojezierze, 1989; più una lettera autografa di Milosz conservata insieme al volume.

In 8° (20,1×13,5 cm); 278, (2) pp. Brossura editoriale con sopraccoperta illustrata editoriale. Qualche lieve strofinatura ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedica autografa dell’autore alla prima carta. In allegato una lettera autografa a tema letterario scritta da Milosz stesso su carta intestata “Czeslaw Milosz … Berkeley, California” datata 12.06.1990. La firma autografa dell’autore si trova anche al margine alto del fronte della lettera sopra l’indirizzo prestampato. Seconda edizione dopo la prima del 1986, di questa raccolta di poesie del celebre poeta e saggista polacco, Czeslaw Milosz (Šeteniai, 30 giugno 1911 – Cracovia, 14 agosto 2004). L’autore studiò e si formò a Vilnus all’epoca territorio polacco. Il suo debutto letterario si fa risalire al 1930. Fu uno dei fondatori del gruppo letterario “Zagary”. Durante la Seconda Guerra Mondiale vive a Varsavia dove lavora alla stampa underground. Dopo la guerra diventa addetto culturale presso l’Ambasciata polacca a Washington prima e a Parigi poi. Nel 1951 esprime il suo forte scetticismo contro la prospettiva del socialismo reale rompendo con il partito comunista e chiedendo ed ottenendo l’asilo politico in Francia. Da qui si trasferisce negli Stati Uniti dove si stabilisce a Berkeley in California e dove insegna letteratura polacca. In America porta avanti la sua opera poetica cimentandosi anche con grande successo, nella traduzione delle principali opere polacche in lingua inglese, partecipando in questo modo alla diffusione della letteratura polacca nei paesi di lingua inglese. Nel 1980 gli viene conferito il Premio Nobel per « Who with uncompromising clear-sightedness voices man’s exposed condition in a world of severe conflicts. ».                                                                                                                                                                                               500 euro

(MICOLOGIA – FUNGHI – STORIA NATURALE – PRIME EDIZIONI),

DSC_0558_clipped_rev_1DSC_0562_clipped_rev_1 DSC_0561_clipped_rev_1 DSC_0560_clipped_rev_11 DSC_0559_clipped_rev_1

DSC_0556_clipped_rev_1Battarra Giovanni Antonio,

 Fungorum agri Ariminensis historia a J. Antonio Battarra lynceo restituto & in eadem urbe publico philocsophiae professore compilata aeneisque tabulis ornata quam sub auspicis Eminentissimi ac …, Reverendissimi Principis Joachimi Portocarrerii Cardinalis Amplissimi.

Faventiae, Typis Ballantianis, 1735.

In 4° (28,5×21,2 cm); VII, (1), 80 pp. e XL c. di tav. Bella legatura ottocentesca con legatura foderata con carta blu zigrinata. Titolo e fregi in oro su fascetta in pelle rossa al dorso. Bell’ex-libris privato applicato al recto del piatto anteriore. Esemplare ad ampi margini ed in ottime condizioni di conservazione. Bella marca al frontespizio che riprende una lince, simbolo dell’Accademia dei Lincei, in mezzo ad un gruppo di funghi, sormontata dal motto, in lingua greca “Noi studiamo i funghi, non li mangiamo”. Prima edizione di uno dei trattati di micologia più celebri, opera del famoso naturalista e micologo, riminese Giovanni Antonio Battarra (Coriano, 9 giugno 1714 – Rimini, 8 novembre 1789). Allievo del medico, naturalista ed DSC_0555_clipped_rev_1archeologo Giovanni Bianchi, studiò geometria, fisica e storia naturale. Nel 1738 venne ordinato sacerdote. Insegnò filosofia dal 1741 al  Fu in questo periodo che iniziò ad interessarsi in modo deciso alla micologia studiando sull’opera del Padre Bruno Tozzi Sylva Fungorum”, del quale divenne anche allievo. Ma seppur fu un grande estimatore del suo maestro, Battarra per sua natura e convinzione si impegnò sempre nelle rilevazioni sul terreno, sicuro che solo la visione e lo studio diretto di ogni materia possa portare risultati importanti ed il progresso delle scienze. Promosso all’insegnamento a Rimini nel 1755 stampò quella che è con la “Pratica Agraria”, la sua opera più importante “Fungorum Agri”. Battarra curò l’opera con grande attenzione disegnando egli  stesso le belle ed accurate tavole che riproducono DSC_0557_clipped_rev_1248 tipi differenti di funghi. I funghi sono classificati nell’opera in base al loro aspetto fisico esteriore perché Battarra riteneva tale classificazione la più immediata ed intuitiva. L’autore, poi, descrive anche le qualità organolettiche di ogni tipo di fungo. L’opera ebbe un enorme successo tanto che già nel 1759 usciva una seconda edizione, ristampata senza variazioni. Rif. Bibl.: Ainsworth p. 56; Stafleu 359; Volbracht 90; Nissen 95; Uellner 63; Pfister S. 21; S. Stafleu & Cowan 359; toria della Micologia Italiana, pp. 145-155.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          2.500 euro

GRAFIA PRIME EDIZIONI PHOTOGRAPY),

IMG_0170_clipped_rev_1IMG_0169_clipped_rev_1IMG_0171_clipped_rev_1IMG_0174_clipped_rev_1IMG_0173_clipped_rev_1 IMG_0177_clipped_rev_1 IMG_0175_clipped_rev_1

IMG_0161_clipped_rev_1Muybridge Eadweard,

Animals in Motion, An Electro-Photographic Investigation of consecutive phases of animal progressive movements. 

London, Chapman & Hall, LD., 1899.

In oblungo (31×25,5 cm); (2 b.), X, 264 pp. Presente la rara legatura editoriale in piena tela amaranto con titolo e autore impressi in oro al dorso ed al piatto anteriore. Qualche piccola strofinatura. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione, completo di tutte le tavole che si presentano pulite e sonanti. Timbro traforato al frontespizio, praticamente invisibile, che identifica l’esemplare come ceduto dalla “Public Libraries Ealing” che vendette la maggior parte del suo patrimonio librario in una nota asta pubblica. Una piccola nota a penna, con la vecchia collocazione nella Ealing Libraires, al verso del frontespizio e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Fogli di sguardia in carta marrone zigrinata coeva, leggermente diversi da quelli presenti nella maggior parte degli esemplari, solitamente girgi. Antica pecetta pubblicitaria di libreria privata al margine basso del recto del piatto anteriore.  Prima ricercata ed assai rara edizione, di uno dei più celebri libri di fotografia della fine dell’ottocento. Il volume rappresenta il capolavoro del grande fotografo inglese, Eadweard Muybridge (Kingston upon Thames, 9 aprile 1830 – Kingston upon Thames, 8 maggio 1904). L’autore è considerato il pioniere della fotografia in movimento ed i suoi lavori ispirarono anche il cinema e le avanguardie artistiche del novecento. I suoi primi lavori furono quelli di libraio ed editore ma la passione per la fotografia si sviluppò ben presto, tanto che trasferitosi in America, iniziò a fotografare il territorio del Parco Nazionale di Yosemite e di San Francisco. 1872 segna una svolta nella sua carriera quando il governatore della California Leland Stanford chiese al noto fotografo di dimostrare se durante il galoppo del cavallo ci sia un momento nel quale tutte e quattro le gambe del cavallo non toccano il suolo. Muybridge piazzò lungo la pista 24 telecamere attivate dal passaggio del cavallo attraverso un sistema di sottili cavi posti all’altezza delle sue gambe. Finalmente nel 1878 venne scattata la prima serie di fotografie che dimostrarono che il cavallo ha un momento, durante la sua corsa, nel quale tutte e quattro le zampe non toccano il suolo, ma questo momento, a IMG_0172_clipped_rev_1differenza di quello che si era ritenuto fino ad allora, non era il momento di distensione degli arti ma bensì quello nel quale tutti gli arti si trovano vicini gli uni agli altri, perpendicolarmente all’animale. Questa scoperta fu sconvolgente per il mondo pittorico che era solito riprodurre i cavalli in corsa con tutti gli arti staccati dal terreno in massima estensione. La fotografia, proprio grazie al lavoro di Muybridge, divenne un’inevitabile supporto dell’arte pittorica, andando a cogliere attimi e a svelare la meccanica dei movimenti che l’occhio umano non poteva vedere. Edgar Degas portò avanti uno degli studi più approfonditi dell’opera fotografica di Muybridge. Durante il periodo dei suoi studi del 1874, l’autore fu anche imprigionato dopo che avendo scoperto il tradimento di sua moglie con il maggiore Harry Larkyns, sparò a questi uccidendolo. Il fotografo venne scarcerato in pochissimo tempo in quanto, per le leggi del tempo, questo tipo di omicidio era considerato un “omicidio giustificato”. Negli anni seguenti al successo con la fotografia del cavallo, continuò a migliorare le tecniche fotografiche atte a cogliere oggetti, animali e persone in movimento ottenendo risultati strabilianti. “Progettò lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che permise la proiezione delle immagini permettendone la visione a più persone contemporaneamente. Il sistema è in definitiva un precursore del cinema.”. Il suo lavoro basato sulla tecnica della cronofotografia è considerato anche come il precursore della biomeccanica e della meccanica degli atleti. Il volume, in questa prima versione definitiva, ebbe un successo strepitoso e  numerose edizioni. First edition. Rif. Bibl.: IT\ICCU\VEA\0131781.

       IMG_6392_clipped_rev_1 (1)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               1.700 euro

(PIROTECNICA – MANOSCRITTO),

Senza titolo-50  Senza titolo-47Agazzani Ermelindo, 

Nuove Ricerche sopra i Fuochi d’Artificio di F. M. Chartiers, Tessier, Morel.  Con aggiunta di una trattato di Pirotecnica preso dalla Chimica applicata alle Arti, Paris, 1861. 

Paris, 1861.

In 8° piccolo (18×12 cm); (200) pp. delle quali 27 bianche poste in fondo al volume. Brossura coeva con titolo manoscritto al piatto anteriore dov’e’ presente una macchia. All’interno in ottime condizioni di conservazione. L’autore del manoscritto si ricava all’interno del piatto anteriore “Agazzani Ermelindo”. Rarità. Manoscritto pirotecnico che si ispira ai lavori di Tessier, Chimie pyrotechnique ou traité pratique des feux colorés, stampato a Parigi, per la prima volta, da Dumaine, Lacroix e Baudry, nel 1859 e ristampato poi da Baudin nel 1883, di A. M. Th. Morel, Traité pratique des feux d’artifice, A Paris, Didot, libraire, 1800, rielaborandoli ed aggiungendo ricette e ritrovati vari per la produzione di fuochi d’artificio e del maestro artificere F. M. Chartiers (Chartier). Il Senza titolo-48manoscritto, probabilmente composto per l’utilizzo personale da un maestro artificere, venne redatto a Parigi nel 1861 dove probabilmente l’autore, seguì da vicino il lavoro di maestri artificeri francesi. L’opera è un dotto e completo trattato pirotecnico che analizza la produzione dei fuochi d’artificio in tutte le sue parti, dalle polveri ai razzi. Il manoscritto anticipa i trattati moderni di pirotecnica come quelli pubblicati da Cesare Finsterwald, Nuovo trattato di pirotecnica, ovvero l’arte dei fuochi d’artificio (Ed. Tipografia Figli di C. Amati, Trieste, 1889) o il manuale di Cesare Sonzogno, Il pirotecnico moderno (Ed. Paolo Carrara, Milano, 1892) e venne composto, tre anni prima della fondazione della “Società Pirotecnica Italiana” nata a Bologna nel 1863 (poi sciolta nel 1889) sulle ceneri della già “Unione degli Artificeri Italiani” nota come “Pia Unione Santa Barbara” istituita sempre a Bologna nel 1741. Nel trattato vi sono capitoli dedicati a:Razzi volanti da tavola, Razzi classici, Fuochi per le ruote cinesi, Fuoco brillante per ruote, Fuoco bianco, Fuoco cinese per getti, Fuoco brillante e raggiante, Fuoco brillante per getti fissi, Fuoco chinese per gerbes cascate palme di tutti i tipi, Senza titolo-49Composizone d’intervallo per gondole romane, Detta pia lenta, Composizione per cascate a stelle, Verde per fiamme di Cherties, altri per stelle, Color Porpora per stelle, Cremisi per stelle, Viola per stelle e lancie, Poncea per lancie,  Cremisi per fiamme, Verde per stelle e grossi grani, Stelle fisse o rose italiane, Altra detta al nitro, Composizione per turbilioni di 22 milim., Composizione per fascio di fuoco, Mistura per fontane e fiore secondo Charties, Modo di ammalgamare il zolfo col carbone,  Polvere da Barile, Carbonati di rame, Razzo a paracadute, Composizione di Colombe, Padiglione Chinese, Salice Piangente, Fontane a Fiori, Fuoco comune per serpentelli ecc. ecc.  Esemplare in chiara grafia ed in ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                       650 euro

(PETER PAN – RACKHAM – ILLUSTRATORI – TIRATURA IN 100 COPIE – PRIME EDIZIONI)

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IMG_5018_clipped_rev_1Sir James Matthew Barrie, Arthur Rackham, 

Piter Pan. Douze Réproductions en couleur des Originaux de A. Rackham qui ont servi à l’Illustration de l’Ouvrage de J.M. Barrie. [Illustrated by Arthur Rackham],

Paris, Hachette, 1911

 In folio grande; set completo delle 12 suite di tavole originali che Arthur Rackham utilizzò per illustrare Peter Pan, il capolavoro ed uno dei libri più significativi della letteratura per ragazzi, opera del grande drammaturgo e scrittore scozzese, Sir James Matthew Barrie, I baronetto, più noto semplicemente come J. M. Barrie (Kirriemuir, 9 maggio 1860 – Londra, 19 giugno 1937). Esemplare appartenuto al celebre caricaturista ed illustratore italiano, Umberto Tirelli, come attesta anche l’ex-libris applicato all’interno della scatola. La scatola contente il volume è probabilmente stata fatta eseguire da Tirelli direttamente dall’editoreIMG_5016_clipped_rev_1 Hachette. Infatti, a differenza degli altri esemplari conosciuti, che presentano al piatto editoriale una scritta su foglio in nero che riprende il titolo, il nostro esemplare, vede al piatto anteriore della scatola, applicato in apposito spazio, una tela verde con titolo impresso in oro, del tutto identica a quella presente nel frontespizio all’interno del volume. Dato che per poter avere un’altra tela del tutto identica a quella della legatura si sarebbe dovuto avere un altro dei 100 esemplari stampati, è probabile che Tirelli che era solito risiedere a Parigi, abbia chiesto ad Hachette di realizzare una scatola appositamente per lui con, appunto, il frontespizio di un altro esemplare. Legatura originale editoriale con titolo impresso in oro al piatto anteriore. Lacci in seta. Il nastro originale centrale in seta è probabilmente stato sostituito nel corso degli anni mentre i IMG_5017_clipped_rev_1lacci per la chiusura del volume sono chiaramente originali. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Le tavole risultano montate ognuna entro il loro passe-partout originale. Primissima edizione delle suite di 12 tavole della celeberrima visione di Rackham delle avventure di Peter Pan. L’edizione francese del “Portfolio” delle tavole di Peter Pan, fu la prima edita in assoluto e venne stampata in soli 100 esemplari numerati (il nostro è l’esemplare numero 52), seguirono poi un’edizione inglese nel 1912 in 500 esemplari (anche se sembra che non ne furono tirate più di un centinaio di copie) ed un’edizione americana nel 1914 edita da Brentano, questa in 300 copie. Il volume si avvalse di un’introduzione di Robert de la Sizeranne (Tain, Drôme, 1866 – Parigi 1932), celebre scrittore francese che fu tra i divulgatori, nel suo paese, delle vedute estetico-religiose di J. Ruskin. In questa versione le tavole sonoIMG_5019_clipped_rev_1 notevolmente più grandi rispetto a quelle comparse nel volume in 8° uscito nel 1906 e vennero ritirate nuovamente in toto. “Peter Pan in Kensington Gardens” è stato pubblicato nel 1906 ed è stato uno dei primi successi di Arthur Rackham. Il celebre illustratore britannico iniziò l’attività di illustratore fin dal 1893. I suoi primi lavori che gli diedero una certa fama, sono le illustrazioni per le fiabe dei fratelli Grimm (1900) e Rip van Winkle, edito nel 1905 ma è con l’uscita nel 1906 del “suo” Peter Pan che l’artista ottiene uno straordinario successo e la fama fino ad esser considerato uno dei più importanti illustratori del suo tempo. Rackham vinse anche una medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Milano del 1906 ed un’altra all’esposizione di Barcellona nel 1911. Questa qui rappresentata è una delle sue opere più rare e la limitatissima tiratura la rende difficilissima a reperirsi. First edition, 100 copies, good copy. Very rare. Rif. Bibl.: Latimore & Haskell, Arthur Rackham: A Bibliography, p. 39. Riall p. 113.

                                                                                                                                                                                              3900 euro

(PRIME EDIZIONI ITALIANE – RARITA’),

Senza titolo-36Austen Jane, 

Sensibilità e buon senso, 

Roma, Edizioni Astrea, 1945. 

In 8°; 342 pp. Brossura editoriale (qualche lieve difetto). Privo della sopraccoperta editoriale verde. Qualche leggerissima macchiolina di foxing all’interno che però si presenta in buone condizioni di conservazione. Prima rarissima traduzione italiana di uno dei più celebri romanzi della grande scrittrice inglese, Jane Auste. L’opera, oggi conosciuta in Italia con il titolo “Ragione e Sentimento”, fu pubblicata dall’autrice nel 1811. Come la maggior parte dei romanzi di Jane Austen pubblicati prima degli anni 50’, il volume risulta rarissimo. I romanzi di Jane Austen, in Italia, rimasero sconosciuti e non tradotti, fino a quando Mondadori decise di pubblicare nel 1932, con la traduzione di Giulio Caprin, Orgoglio e Pregiudizio. Il volume non ebbe particolare successo tanto che si dovette aspettare il 1945, quando il clima culturale mutato e la presenza sul territorio italiano di una forte componente anglofona, riportò in auge il nome della Austen. Nel 1945 alcune case editrici minori ma dallo spiccato spirito editoriale come appunto l’Astrea, la Denti, Tariffi (che nel 1945 ripubblicò Orgoglio e Pregiudizio con il titolo definitivo italiano con il quale oggi è conosciuto) e La Caravella, decisero la pubblicazione di alcuni altri scritti della Austen che però, per le ristrettezze economiche e di materiali di quegli anni, furono editi in un numero assai ridotto di copie. Bisogna aspettare fino ai primi anni 70’ per vedere, in un crescendo inarrestabile, la fama di Jane Austen aumentare a dismisura e i suoi romanzi essere apprezzati, non più solo come romanzi d’amore ma come veri e propri capolavori della letteratura mondiale, fino a trasformare la loro autrice una delle più apprezzate, acclamate e ristampate autrici in Italia. Proprio per questo lento successo dell’autrice inglese, alcune sue opere furono tradotte per la prima volta ben dopo il 1950. Bisogna ad esempio aspettare il 1959 per vedere la prima uscita di “L’abbazia di Northanger” o il 1961 per la prima edizione italiana di “Mansfield Park” e anche queste prime ma tarde, edizioni risultano, oggi, rare a reperirsi. La prima edizione italiana di “Sense and Sensibility si presenta nella traduzione di Evelina Levi. Prima edizione italiana molto rara.                                                                                                                                                                               170 euro

(POLONIA – POLONICA – STORIA POLACCA – RARITA’),

 Senza titolo-79 Senza titolo-82Senza titolo-81Kromer Marcin, 

De origine et rebus gestis Polonorum libri XXX. 

Basileae, per Ioannem Oporinum (Basileae, ex officina Ioannis Oporini, 1558 mense Septembri).

In folio (32,3 x 20 cm); (XII), 719, (37) pp. (le pagine 233-236 rilegate dopo le pp. 237-240). Presente anche l’ultima carta bianca. Bella legatura coeva in pieno vitello con ricchi fregi in oro ai piatti che presentano un grande fleuron centrale, riquadrato da cornice floreale, dorso a nervi con piccole decorazioni in oro, unghiature dorate. Qualche strofinatura ai piatti e al dorso. All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tagli riccamente dorati e goffrati con magnifico motivo floreale in rosa. Armi della Polonia al frontespizio e ritratto di re Sigismondo Augusto incisi su legno, secondo ritratto, di re Sigismondo il Vecchio, nel testo. Rara seconda edizione aumentata rispetto alla prima del 1555, arricchita dalla bellissima legatura e dai tagli riccamente goffrati che ne fanno un esemplare unico, di una delle più importante storia della Polonia scritta dal leader della Controriforma cattolica, Martin Cromer (Marcin Kromer in polacco, Biecz 1512 – Lidzbark Warmiński, oggi conosiuta come Heilsberg, 1589). Che fu principe e vescovo di Warmia (Ermland) e che fu a lungo, segretario personale di re Sigismondo I il Vecchio e di re Sigismondo II Augusto. Kromer oltre che valente storico fu anche un apprezzato cartografo. Nato in una famiglia di rilievo di Biecz, di origini tedesche, si laureò a Cracovia nel 1530. Dopo aver lavorato nella cancelleria reale dal 1533 al 1537 si trasferì, come molti suoi Senza titolo-83contemporanei, in Italia per approfondire gli studi in legge. Nel 1540 tornato i Polonia venne preso come segretario personale dall’Arcivescovo Piotr Gamratc che lo inviò in missione per lunghi periodi, a Roma. Alla morte di Gamratc fu chiamato dal re Sigismondo I il Vecchio. Sono gli anni nei quali si stringono i rapporti con Samuel Maciejowski che ben presto diverrà Primo Cancelliere della Corona di Polonia. Pur ottenendo la prestigiosa carica di Vescovo di Warmia, essendo riconosciuto come uno dei più abili diplomatici del paese, gli viene chiesto di tenere la carica solo nominalmente per essere, poi, inviato in delicate missioni diplomatiche per conto della Corona. Per i suoi servigi, nel 1552 riceve un’investitura nobiliare ed il diritto di portare una stemma. Dal 1558 al 1564 è il rappresentante della Corona di Polonia presso l’Imperatore Massimiliano I, difendendo le rivendicazioni del Re Sigismondo sull’eredità della defunta consorte, Bona Sforza. Nel 1564, viene richiamato in Polonia per succedere alla carica di Principe e Vescovo di Warmia rimasta vacante alla morte del celebre umanista, Stanislaw Hosius. Da questo momento in poi risiedette a Warmia e qui, liberato dai continui viaggi, poté finalmente portare a frutto i suoi studi storici pubblicando diverse apprezzatissime opere. Kromer fu tra i massimi riformatori e propugnatori della vita scientifica e culturale della Polonia puntando a portare la corona polacca a rivestire un importante ruolo politico e culturale nel panorama europeo. A lui si deve anche il rinnovato prestigio europeo dell’Università Jagellonica (fra le università più antiche del mondo fondata nel 1364) di Cracovia Senza titolo-80per il raggiungimento del quale Kromer si impegnò a lungo in prima persona. Kromer scrisse questa estesa e dettagliata storia della Polonia prima in polacco, ma ottenne fama internazionale con la presente traduzione in latino. L’opera copre eventi dall’anno 550 alla morte di re Alessandro (1506) ed è dedicata a re Sigismondo II. Questo testo, una delle grandi opere della storiografia polacca, ha una portata e un contenuto molto ampi. Per la compilazione dell’opera Kromer si servì re del grande archivio di stato di Cracovia che gli fu messo a disposizione dallo stesso Re Sigismondo, arrivando ad utilizzare numerosi documenti inediti. Lo studio di Kromer riveste un importante ruolo per la storia degli altri popoli slavi come descritto nello stesso frontespizio che menziona russi, moscoviti, prussiani, ungheresi, lituani, boemi e molti altri. Rare second edition (after the first of 1555), in splendid gilt binding with gauffered edges, of this important history of Poland written by the leader of the Catholic Counter-Reformation. Rif. Bibl.: J. Ożóg, Katalog poloników XVI w. Biblioteki Uniwersyteckiej we Wrocławiu, poz. 1033; Katalog druków XVI wieku w zbiorach Biblioteki Uniwersyteckiej w Warszawie, poz. 5478; Piekarski. Katalog Biblioteki Kórnickiej. Tom I. Polonica XVI wieku, poz. 778; Katalog starych druków Biblioteki Zakładu Narodowego im. Ossolińskich. Polonica wieku XVI, poz. 1352; Katalog poloników XVI wieku Biblioteki Jagiellońskiej, poz. 1358.                                                                                                                                                                                                          10000 euro

(LIBRI PER BAMBINI – PEDAGOGIA – RAVENNA – FIABE),

 DSC_0804_clipped_rev_1DSC_0803_clipped_rev_1

DSC_0800_clipped_rev_1Augusta Rasponi del Sole,

 Inconcludenza di Gugù, 

Ravenna, S. stampatore, 900

In oblungo (21.9×15 cm); 17 cc. nn. Bella brossura editoriale illustrata con immagine antropomorfa di un oca che insegna ai bambini. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Magnifiche e finissime le tavole a colori. Prima, unica e rarissima edizione di questo libro per bambini, della celebre artista ravennate, Augusta Rasponi del Sale (Ravenna, 16 novembre 1864 – Ravenna, 1942). Appartenente alla celebre nobile famiglia ravennate dei Rasponi del Sole, Augusta dimostrò fin da piccola una innata predisposizione per il disegno, la pittura e la narrazione di fiabe e racconti da lei inventati. Stringe amicizie con numerose giovani nobildonne colte e raffinate come la Contessa Nie Rasponi, Gabriella Rasponi Spalletti, la Contessa Lovatelli, la Signora Rava, la Contessa Maria Pasolini dall’Onda, la Contessa Angelica Rasponi, Antonia Suardi, Maria Rizzi, Cesira Calzati, Paola Lombroso Carrara, Augusta Reggiani Banfi con le quali crea un vero e proprio circolo letterario dove Augusta può sviluppare tutte le sue doti artistico-letterarie e dove il suo carattere frizzante, anticonformista ed garbatamente polemico dimostra tutta la sua brillantezza. Durante la visita alla Regina Margherita l’amica che l’accompagna, l’apostrofa dicendogli “Sei proprio un’oca!”. Augusta, invece di considerare la frase un’offesa, ne approfitta per iniziare a disegnarsi come un’oca antropomorfa. E’ la nascita di uno dei suoi personaggi più celebri che presenterà in varie magnifiche, ma tutte rarissime, pubblicazioni edite, in tiratura limitatissima, solo per gli amici a partire dal 1899, anche se l’Inconcludenza di Gugù che esce nel DSC_0802_clipped_rev_11900 è la prima opera, non in forma di calendario ad essere pubblicata. L’oca Gugù diventa il mezzo attraverso il quale, l’autrice, dà espressione visiva alle sue emozioni, stati d’animo, difficoltà personali, dubbi e preoccupazioni ma anche al suo desiderio di essere un aiuto ed una guida per lo sviluppo educativo dei bambini, dimostrando anche una non banale conoscenza della psicologia infantile. Scrive Alfonso Rubiani nel 1900, in un articolo apparso sul resto del Carlino, ““solitaria gentile novità d’arte è una signora di Ravenna che ormai per tutto, forse prima che in patria, è nota col pseudonimo di Gugù. A Londra e in Germania stampano gli schizzi di Gugù, e Robert de la Sizeranne nella Revue des deux mondes quanto prima dirà di Lei e della sua arte, venuta su dal cuore, senza maestri…”. L’autrice collaborò con diverse celebri riviste come il “Giornalino della Domenica” ed il “Corriere dei Piccoli” e stringe amicizia con numerosi illustratori come ad esempio, Luigi Bertelli, in arte Vamba, con il quale intrattiene anche una regolare corrispondenza. Durante la sua vita si prende cura di centinaia e centinaia i bambini bisognosi, malati, in difficoltà, orfani e handicappati, dei quali si fa carico, cercando per loro un adeguato inserimento in strutture idonee, seguendone i progressi ed i successi, arrivando a sviluppare idee pedagogiche, estremamente moderne. Opera rarissima, prima edizione, nessun esemplare censito in ICCU. First edition, very rare.                                                                                                                                                                                           550 euro

(AVANGUARDIE ARTISTICHE – LIBRI D’ARTISTA),

Senza titolo-28  Senza titolo-26Guerzoni Franco, Mattioli Emilio, 

Statue come pietre pietre come libri, 

Bologna, Grafis, 1980.

40,5×28 cm; (8) pp. Brossura editoriale. “Di questo volume, edito a cura di Alvaro Becattini e impresso in Bologna dalla Grafis nell’estate 1980, sono state stampate 230 copie: duecento firmate e numerate in numeri arabi da 1 a 200 e trenta copie numerate in numeri romani da I a XXX”. Quello qui presentato è il primissimo della numerazione I\XXX. Firma autografa di Franco Guerzoni dopo la numerazione in numeri romani. L’opera si avvale dell’importante contributo critico del “Sublime” Emilio (Emilio Mattioli, Modena, 1933 – 2007), celeberrimo professore di estetica, saggista, profondo indagatore del concetto filosofico del sublime ed apprezzato critico d’arte che ebbe grande importanza nello sviluppo della scena culturale delle avanguardie italiane degli anni 70’-80’. Fra i massimi esponenti dell’avanguardia artistica italiana, Franco Guerzoni, inizia la sua attività artistica agli inizi degli anni 70’ del XX° secolo con una profonda e ragionata rielaborazione e rivisitazione del mondo dell’archeologia come recupero di una stratificazione culturale e del tempo come forza disgregante. In Guerzoni la ricerca di un sistema di rappresentazione dell’immagine lo porta ad indagare le potenzialità del medium fotografico collaborando così con alcuni dei più importanti fotografi contemporanei come Franco Vaccari, Claudio Parmiggiani e Luigi Ghirri. Esemplare in buone condizioni di conservazione, rarissimo nella tiratura più limitata. Il nostro esemplare è anche il primissimo uscito dalle stampe.     Senza titolo-27                                                                                                                                                                                               450 euro

(FUTURISMO – COSTRTTIVISMO – PRIME EDIZIONI – POLONIA – RARITA’),

Senza titolo-19Jasienski Bruno, 

Nogi Izoldy Morgan, 

Lwow, Spolka Nakladowa “Odrodzenie”, 1923.

In 8°; 59, (5) pp. Bellissima brossura editoriale illustrata. Antica firma d’appartenenza in parte cancellata anticamente al margine basso del frontespizio (ancora leggibile). Qualche lievissima traccia del tempo ma esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, di opera molto rara. Prima edizione di questo celebre scritto del noto poeta, drammaturgo e scrittore, figura centrale del futurismo polacco, Bruno Jasieński, pseudonimo di Wiktor Zysman (Klimontów, 1901 – Vladivostok, 1938). Personalità eccentrica del panorama culturale poetico polacco dell’inizio del novecento, Jasienski iniziò i suoi studi a Varsavia. Figlio di un medico ebreo convertito alla religione evangelica e della nobildonna Eufemia Maria di Modzelewscy, in giovanissima età si trasferì a Mosca dove sull’impressione susicitata in lui dalle opere di Majakovskij, Chlebnikov e Kruchonykh, aderì al Futurismo ed assistette ai fatti rivoluzionari del 1917. A lui si devono diversi manifesti futuristi fra i quali il celebre “JEDNODŃUWKA FUTURYSTUW mańifesty futuryzmu polskiego wydańe nadzwyczajne na całą Żeczpospolitą Polską”. Nel 1918 torna in Polonia dove frequenta il corso di Filosofia presso l’Universsità Jagellonica di Cracovia. Qui inizia le prime sperimentazioni tealtrali rileggendo ed aggiungendo passi ad opere conosciute e impiegando attori amatoriali recuperati fra i contadini. Sono gli anni duranti i quali con Stanisław Młodożeniec e Tytus Czyżewski, sviluppa il movimento Futurista polacco, con i qualio, il 13 marzo 1920, fonda il Club Futurista. Diviene uno dei principali animatori del panorama culturale futurista polacco organizzando serate futuriste in tutta la Polonia che spesso finiscano con l’intervento della polizia. Nel 1923 assiste ai moti di protesta dei lavoratori di Cracovia che lo avvicinano alle idee comuniste, divenendo ben presto, collaboratore della rivista organo ufficiale del partito comunista polacco “Kultury Robotniczej”. Nel 1925, con la moglie da poco sposata, si trasferice a Parigi dove si incontra spesso con Tytus Czyzewskim e Józefem Czapskim e si avvicina ancor di più agli ambienti comunisti. Questo lo porta a comporre alcune delle sue opere più rivoluzionarie come Il canto della fame (1922), La terra a sinistra (1924) ed Il canto di J.S. (1926). Nel 1928 pubblica “Pale Paryz” opera che fa enorme scandalo e che decreta la sua espulsione dalla Francia. Jasienski fugge in Russia e a Leningrado viene accolto come un eroe da una folla festante. Qui gli viene subito assegnata la carica di caporedattore della rivista “Polonii Kultura”. Da questo momento in poi assume ruoli sempre più importanti all’interno del sistema politico comunista allontanadosi sempre più dagli ambienti della diaspora polacca. Nel 1930, fu attivamente coinvolto nella sovietizzazione del Tagikistan. Morì il 17 settembre del 1938 in circostanze che non potevano che essere misteriose e bizzarre, come la vista stessa del poeta. Le cause della sua morte rimasero sconosciute fino alla disgregazione dell’URSS. Durante gli anni del comunismo russo si supponeva (forse anche a voci messe in giro dallo stesso regime comunista) che fosse stato arrestato, rinchiuso in un glulag in Siberia e qui morto dopo diversi anni di prigionia. Invece si scopri poi nel 1992 che Jasienski era stato vittima di una grande epurazione avviata nel luglio del 1937. Jasinski era una figura difficle da controllare e nella sua attività editoriale aveva continuato a farsi nemici anche nello stesso partito comunista non tacendo mai il suo pensiero, anche quando il regime comunista aveva iniziato a mostrare tutta la sua brutalità. Arrestato il 31 luglio del 1937 dalla NKWD a Mosca, venne immediatamente rinchiuso nelle carceri della polizia segreta. Qui rimase fino a 17 settembre del 1938 quando un tribunale del Collegio militare della Corte Suprema dell’URSS lo candannò a morte. L’esecuzione avvenne lo stesso giorno ed il suo corpo fu seppelito nel luogo della fucilazione, in una fossa comune a Kommunarka nei pressi di Mosca. L’opera qui presentata “Nogi Izoldy Morgan” è il primo testo in prosa scritto da Jasienski e rappresenta un vero e proprio manifesto della poetica dell’autore che riproduce, forse anche in parte inconscia, il dibattito interiore dell’autore fra la visione futurista ed il social realismo verso il quale Jasienski stava virando. In esso così si può trovare una critica al tecnologia imperante ma anche, tutti gli aspetti dell’idea espressiva del futurismo di Jasienski come il racconto surreale e gli esperimenti formali (neologismi con rotture di frasi e parole) atti a sovvertire, anche graficamente le regole classiche della versificazione e della prosa. Ad esempio Edward Balcerzan sostiene che in “Nogi Izoldy Morgan” Jasienski sembri criticare alcuni aspetti profondi del futurismo partendo da una prospettiva Espressionista. Il volume venne tirato in 2000 esempalri, la maggioranza dei quali andò distrutta in seguito agli avvenimenti bellici e politici della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione russa susseguente. Infatti le opere futuriste di Jasienski (altra sorte ebbero invece le opere dichiaratamente filo comuniste) vennero spesso distrutte in Polonia per la sua vicinanza al regime comunista ed in Russia, dopo la condanna a morte, dalla censura. Esemplare numero 112 con le iniziali atografe BJ poste dallo stesso Jasienski. Esemplare ancora in barbe, rarissimo. Rif. Bibl.: sull’autore, Parlagreco Silvia, Costruttivismo in Polonia, Bollati Boringhieri, 2005.                                                                                                                                                      700 euro

(ARCHITETTURA ESTERNI – ARTE DEI GIARDINI),

Senza titolo-10  Senza titolo-11Senza titolo-12Giovanni Magazzari, 

Trattato Della Composizione e dell’Ornamento de’ Giardini con N 112 Tavole. Rappresentanti piante di Giardino Francese ed Inglese, giardino d’Inverno, Serre, Barriere, Cancellate, Stecconate, Casini, Case Inglese Rustiche, Campe stri, Eremitaggi, Capanni, Belvederi, Ghiacciaie, Ponti Fontane, Velieri, Macchine per innalzare le Acque ec:, Opera tradotta dal Francese, Aumentata di un gran numero di Fabbriche dei più distinti Artisti il tutto disegnati ed incisi da Giovanni Magazzari. 

Bologna, A spese dell’Editore, 1837.

In oblungo (31×23 cm); (2), 111 cc. Di tav. (per un totale di 113 tavole). Esemplare sciolto e mai rilegato, ancora in barbe, conservato entro scatola in cartoncino rigido a motivi ornamentali, dell’inizio del XX secolo. Trattasi probabilmente di esemplare di presentazione. Tracce di foxing e alcuni leggeri aloni alle prime carte. Il nostro esemplare presenta una tavola in più rispetto a quell i conosciuti, infatti, la seconda carta dopo il frontespizio, contiene uno stemma araldico inciso del “Marchese D. Matteo, Conti Castelli C.”. A parte il foxing e il leggero alone al margine bianco esterno delle prime carte, il volume si presenta in buone condizioni di conservazione. Primissima edizione che anticipa quella più cSenza titolo-13omune del 1841, di questo celeberrimo trattato di ornamento dei giardini, opera del bolognese, Giovanni Magazzari. Nato nel 1796, Magazzari seguì il corso di ornato presso l’Accademia Bolognese dal 1815 al 1824. Sono anni nei quali l’autore si seg nala per la grande maestria ed abilità artistica ed architettonica aggiudicandosi diversi premi e facendosi così conoscere. Attivissimo incisore collabora con i più noti incisori bolognesi dell’epoca. Fu anche membro d’onore dell’Accademia di Belle Arti bolognese. L’opera qui presentata è un completo trattato per immagini del meglio che l’architettura da giardino degli inizi del XIX° secolo può offrire, nell’elaborazione immaginifica di Magazzari. Raro, tre soli esemplari censiti in ICCU, esemplare ancora in barbe e mai rilegato. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TSA\1290730. Per l’edizione del 1841: 101 Cfr.: “Fonti per la storia dell’agricoltura italiana (1800-1849)”, Gianpiero Fumi, 2003, pagg. 259 e 260, n. 3015; “I libri di viaggio e le guide della raccolta Luigi Vittorio Fossati Bellani: catalogo descrittivo”, Luigi Vittorio Fossati Bellani, Antonio Pescarzoli, 1957, pag. 386; “Storia del giardino italiano: gli artisti, l’invenzione, le forme, dall’antichita’ al XIX secolo”, Alessandro Tagliolini, 1988, pag. 378.   Senza titolo-14                                                                                                                                                                                           2300 euro

(TURCHIA GALANTI GALANTES LIBERTINI POLONIA CROAZIA),

dsc_0842_clipped_rev_1Zannowich Stefano (ou Zannovich ou Zanovic), 

Lettere turche, raccolte e stampate da Stiepan Pastor-Vecchio, 

Costantinopoli (ma probabilmente falso luogo di stampa), S. stampatore, 1776.

In 8° (18,4×10,5 cm); (4), 176, (2 b.) pp. Bella legatura coeva con dorso a 5 nervi con titolo e ricchissimi fregi in oro al dorso (il titolo è scolorito). Qualche lieve difetto. Tagli leggermente rossi. Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata coeva. Un piccolissimi difetto della carta antecedente la stampa a pagina 17 che crea in piccolissimo forellino, ininfluente. Esemplare con leggerissima ed uniforme brunitura come tipico di tutti gli esemplari conosciuti a causa della qualità della carta ma nel complesso in ottime condizioni di conservazione. Testatine e finalini animati. Lettere in italiano e francese. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, nessuno in biblioteche francesi o americane, di questa importante fonte della storia, della religione e dei costumi della Turchia, ed in particolare di Costantinopoli, scritta dal celebre avventuriero e scrittore di origini serbo-croate, Zannowich Stefano, anche detto Zanovich Babbindon, o in serbo-croato Stjepan Zanovic, nato 18 febbraio 1756 a Budva dsc_0843_clipped_rev_1(Montenegro), è morto 26 Maggio 1786 ad Amsterdam. Sembra appartenesse alla famiglia dei Castriota principi d’Albania. L’opera è interessante anche per la Polonia dato che parte delle lettere furono scritte in Polonia o a personaggi polacchi e anche per la Russia. L’autore fu uno di quei personaggi che con i propri racconti intrattenne le corti di mezza Europa nella seconda metà del settecento. Era conosciuto anche come il Conte di Zannowich o il Principe d’Albania. Casanova lo disprezzava e ne parlò anche nelle sue memorie considerandolo un personaggio simile ma senza talento. In verità queste lettere turche sono considerate opera di grande finezza e acume nelle quali l’autore descrive la corte ottomana di Costantinopoli. L’opera rientra anche nelle collezioni di volumi galanti dato che contiene anche varia corrispondenza d’amore con diverse dame del gran mondo. L’autore fu infatti un grande libertino, oltre che incallito giocatore d’azzardo e non si contano ldsc_0844_clipped_rev_1e sue avventure amorose. Fu in corrispondenza anche con Voltaire e proprio in queste “Lettere Turche” si definisce “Voltaire della Dalmazia. Mori suicida, ancor giovanissimo, in una prigione di Amsterdam dove era stato rinchiuso per debiti. L’autore, nonostante il giudizio sprezzante di Casanova, e forse ancor più per questo, è considerato come uno dei massimi esponenti dei così detti “casanovisti”. “Stefano Zannowich mescolò con la sua incessante attività letteraria con le sue imposture. Ovunque i suoi viaggi lo portarono pubblicò le sue opere ed i suoi opuscoli con i suoi vari curiosi pseudonimi, in poche copie e spesso a proprie spese o a quelli dei suoi creditori. Poesie mediocri, corrispondenza reale e fittizia, plagio, saggi moraleggianti, a volte analisi politiche formidabili convivono nelle sue opere che oggi rimangono solo in poche copie di alcune biblioteche pubbliche e private. La caccia dei bibliografi e dei collezionisti di queste rarissime opere è ancora più difficile dopo che le devastazioni della seconda guerra mondiale distrussero molte biblioteche e collezioni in Europa centrale e orientale, dove Zannowich aveva molti amici ai quali aveva donato i suoi lavori. ” (Watzlawick). Bio-bibliographie de Stefano Zannowich / Helmut Watzlawick, 1999.                                                                          1600 euro

(ANATOMIA – ATALANTI ANATOMICI – CHIRURGIA – FISIOLOGIA),dsc_0435_clipped_rev_1

dsc_0434_clipped_rev_1

dsc_0429_clipped_rev_1Disdier Francois Michel,

Exposition exacte, ou tableaux anatomiques en tailles-douces des differentes parties du corps humain. Ouvrage contenant environ soixante planches recueillies d’apres les meilleurs auteurs qui ont travaille dans ce genre, et enrichi de plusieurs nouvelles figures tres curieuses, … par le soins de Francois Michel Disdier Maitre es Artes, et en Chirurgie, Demonstrateurs en Anatomie et autres matieres Chirurgicales; &c.,

 A Paris, Par Etienne Charpentier, 1758.

In folio (28,4×24,7 cm); 60 cc. Bella legatura novecentesca in cartoncino rigidodsc_0428_clipped_rev_1 foderato con carta marmorizzata antica. Titolo in oro su fascetta in pelle al dorso. Un piccolo forellino al margine basso bianco delle prime due carte,ininfluente. Un leggerissimo e piccolo alone al margine esterno bianco di una ventina di carte, anche questo ininfluente e praticamente invisibile e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, stampato su carta di ottima qualità. Prima rara edizione (da non confondersi con le seguenti molto più comuni) di questo celebre atlante anatomico del grande medico, chirurgo ed anatomista francese François Michel Disdier (1708-1781). L’opera è ornata da 30 magnifiche tavole anatomiche ispirate dal lavoro di Brtolomeo Eustachi, realizzate su disegni anatomici di Natoir, Crepy, Bouhardon e Babel ed incise da Crepy, Vasseur, Charpentier e Danzel Mathey ognuna con testo inciso esplicativo di dsc_0433_clipped_rev_1Desdier, stampato sulla pagina a fronte. Magnifico frontespizio inciso da Boucher con rappresentazione di una lezione di anatomia. Disdier si formò alle scuole di chirurgia di Grenoble e Montpellier. Passò poi a Lione dove seguì un periodo di apprendistato in diversi ospedali. Fu quindi a Parigi dove iniziò la sua apprezzata pratica chirurgica che riscosse notevole successo. Ben presto venne chiamato da l’Académie de peinture per tenere i corsi di disegno anatomico. Fu membro dell’Académie Royale de Chirurgie”. “Cet ouvrage renferme des reflexions interessantes sur les hernies et sur qualques points d’accouchements.” Biographie Universelle Ancienne et Moderne, Paris, Michaud, 1814, pag. 421. Rif. Bibl.: Art Ancienne, p. 151 n° 470; Catalogo Rapaport pag, 128 n° 616.

        dsc_0432_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                     1.500 euro

(MEDICINA – OFTALMOLOGIA – OPHTALMOLOGY – OCULISTICA – PRIME EDIZIONI),

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Boerhaave Herman, Sigismundus Joannes Leinecker,

Due opere di oftalmologia in un volume: Praelectiones publicae de morbis oculorum ex codice m.s. editae. In hac secunda editione addita est Dissertatio anatomica de tunica oculi choroidea. Johannis Sigismundus Leingker, Unitio a: Dissertatio anatomica de Tunica Oculi Choroidea, quam Praeside D. Laurentio Heistero …, 

Venetiis, Antonium Bortoli, 1752

In 8°; 240 pp. e 1 una c. di tav. ripieg. posta in fine al volume; XVI, 87, (1) pp. e 1 una c. di tav. ripieg. posta in fine al volume. Legatura ottocentesca in mezza pelle scura con titolo (scolorito) e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Tagli spruzzati in rosso. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine superiore delle ultime carte della seconda opera ma nel complesso esemplare in buone-ottimedsc_0504_clipped_rev_1 condizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza al frontespizio della prima opera del cartografo maceratese Antonio Filippo Tartufari. Due prime rare edizioni a carattere oftalmologico. Lo studio di Boerhaave, celeberrimo medico, chimico e botanico olandese (Voorhout, 31 dicembre 1668 – Leida, 23 settembre 1738) considerato come l’ideatore delle moderne strutture ospedaliere, sarebbe una seconda edizione, dopo la prima del 1748, ma che presenta per la prima volta l’importante aggiunta della “Dissertatio anatomica de tunica oculi choroidea” di Sigismundus Joannes Leinecker. Le dsc_0506_clipped_rev_1due opere si presentano con frontespizio proprio.La prima opera oltre a descrivere l’anatomia e fisiologia dell’occhio ne descrive anche varie patologie come oftalmia, congiuntivite, cecità notturna, miopia, presbiopia e allucinazioni. L’autore riprende e difende le nuove teorie elaborate sulla natura e posizione di cataratta elaborate da Brisseau (1631-1717) e il Maître Jean (1650-1730), dando supporto teorie con esperimenti ideati direttamente da Boerhaave. Due capitoli descrivono l’uso di vari strumenti oftalmologici. La tavola fuori testo descrive in 22 figure il funzionamento dell’occhio confrontando una visione corretta ed errata dell’occhio. La seconda opera è invece la prima edizione dello studio del noto medico allievo del grande Lorenz Heister,  Sigismundus Joannes Leinecker (1724-1788) nella quale l’autore descrive la natura e funzione della coroide e contiene numerose importanti intuizioni sulla fisiologia dell’occhio. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Good copy. Bibl.: Blake, p. 55. Leincker only Wellcome III, p 483. Edizione non in Osler, Waller.                                                                                                                                                                                                                                                                          600 euro

(BOTANICA – BOTANY – PRIME EDIZIONI – AMERICA – FARMACIA – ASIA),

DSC_0601_clipped_rev_1DSC_0605_clipped_rev_1 DSC_0607_clipped_rev_1 DSC_0604_clipped_rev_1

DSC_0600_clipped_rev_1Hill Giovanni, 

Decade di alberi curiosi ed eleganti piante delle Indie Orientali, e dell’America ultimamente fatte già note dal celebre Sig. Dottore Giovanni Hill. Dall’idioma Inglese, ridotta all’Italiana Favella, col lasciare intatta la descrizione di Latina… e corredata di alquante note.

In Roma, Nella Stamperia Salomoni, 1786

 In 4° piccolo (23,7×18 cm); (8), 31, (1) pp. e 10 c. di tav. con finissima coloritura coeva. Legatura in cartoncino molle foderato con bella carta marmorizzata di recupero, fogli di sguardia novecenteschi. Antica firma di appartenenza privata al frontespizio “Gaspare Grasselli”. Un leggerissimo alone al margine esterno della prima parte del volume, spesso praticamente invisibile e mai intenso o fastidioso. Rarissimo a trovarsi con le tavole con coloritura coeva. Rarissimo esemplare che presenta le 10 tavole fuori testo in magnifica e finissima coloritura coeva. Prima ed unica edizione italiana di questa celebre opera del famoso botanico inglese, John Hill (1714 – 21 novembre 1775). Nato, a quanto si racconta, a Peterborough, fece apprendistato in una farmacia, dimostrando fin da subito un grande interesse per gli aspetti botanici legati alla professione. Ottenuta la laure in medicina ad Edimburgo ottenne fama e successo con i suoi preparati farmaceutici a base vegetale, molti dei quali da lui stesso ideati. Dopo aver gestito per un certo tempo una bottega farmaceutica a St Martin’s Lane in DSC_0599_clipped_rev_1Westminster, la sua attività principale divenne sempre di più lo studio della botanica, della storia naturale e la pubblicazione di opere botaniche, anche se non mancarono nella sua produzione letteraria romanzi, drammi, articoli su riviste e scritti scientifici come quelli di geologia. Fu tra i principali contributore della Ephraim Chambers’s Cyclopaedia. Dal 1759 al 1775 fu totalmente impegnato in quella che sarebbe diventata la sua opera principale e che gli sarebbe valso il riconoscimento di dall’Ordine di Vasa dal re di Svezia nel 1774, “The Vegetable System” in 26 tomi. Comunque nonostante i suoi numerosi campi di interesse, sono soprattutto le opere di botaniche che gli diedero fama e prestigio. Nonostante i suoi indubbi meriti scientifici e l’amicizia di molti appartenenti alla Royal Society, non riuscì mai ad essere affiliato a quest’ultima, cosa che lo amareggiò notevolmente. Probabilmente, nonostante i suoi scritti scientifici, furono le “querelle”, a volte anche dai toni scurrili con alcuni affiliati, a tenerlo fuori dalla celebre istituzione scientifica inglese che divenne, negli ultimi anni di vita dell’autore, uno dei principali obbiettivi delle sue critiche. In particolare, Hill rinfacciava alla Royal Society e non senza ragione, di avere troppi affiliati privi di qualsivoglia preparazione scientifica. L’opera qui presentata descrive 10 esemplari rari e curiosi di DSC_0603_clipped_rev_1piante autoctone dell’America e dell’Asia mai prima descritte (a parte la pianta carnivora Dionea che era già apparsa in un’opera di Ellis nel 1770) ricevute da Hill direttamente dai luoghi d’origine. Il traduttore dell’opera è probabilmente il sacerdote gesuita argentino, Gaspar Xúarez che aggiunse all’edizione italiana, numerose ed interessanti note. Ogni pianta viene presentata con il suo nome inglese, italiano e latino e ne vengono descritte caratteristiche principali ed habitat. Alcuni studiosi hanno suggerito che le tavole siano opera di Hill stesso ma non vi sono prove al riguardo. Non comune e rarissimo a reperirsi con le tavole a colori. Bibl.: Hunt 679; Nissen BBI 878; Jackson, p111; Pritzel 4076; see Johnson, pp. 207-209.                                                                                                                                                                              1.200 euro

(RISORGIMENTO – ROMA – SATIRA ANTIPAPALE – VATICANO),

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dsc_0494_clipped_rev_1 Il Don Pirlone Giornale di Caricature Politiche Venerdì 1 Settembre 1848 – 2 luglio 1849. 234 numeri. Completo, tutto il pubblicato. Unito: Il Don Pirlone Giornale di Caricarture Politiche 1848-49, Illustrazione delle Caricature desunta da un manoscritto dell’epoca. Tiratura limitata a duecento copie numerate. 

Roma, Editori vari; Libreria Antiquaria F. Piacenti, 1848; seconda opera s. data (ma 1910 circa). 

31,2×24 cm per il Don Pirlone originale, 28×21 cm per l’opera del 1910 circa. Legatura coeva in mezza-pelle con titolo e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Una piccola mancanza all’angolo inferiore basso del piatto anteriore (qualche strofinatura). Opera completa di tutti i 234 numeri pubblicati. All’interno i numeri si presentano ad ampi margini, in parte in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Su ogni numero, al frontespizio, la celebre immagine della Maschera del Don Pirlone con il cappello a falda larga a sovrastare il motto “Intendami chi può, ch’i’ m’intend’io” ispirata da una maschera senese del 1711 che voleva raffigura l’ottuso benpensante. Opera assai rara a trovarsi completa di tutti i numeri. Le tipografie che pubblicarono il giornale, uscito dal 1 settembre del 1848 al 2 luglio del 1849, cambiarono più volte durante i mesi di uscita passando da Natali a Pallade e da Bertinelli a Pierra. Il Don Pirlone è passato alla storia in quanto fu il primo giornale che attaccò senza remore e con uno stile satirico estremamente graffiante il governo pontificio e numerosi suoi alti funzionari. In modo particolare, dopo la fuga del pontefice da Roma, allo scoppio dei moti rivoluzionari, il Don Pirlone
contribuì ad attizzare il clima politico romano. L’opera presenta in ogni numero un grande disegno satirico a piena pagina realizzato dal celebre pittore, disegnatore, incisore, litografo, illustratore e caricaturista italiano nato ad Aviano nel 1813, Antonio Musatti. Il giornale nacque nel 1848 ad opera dei liberali dell’Epoca che ne andarono a costituire il gruppo redazionale. Tra essi quello che ne divenne il direttore, Michelangelo Pinto. La fama del giornale fu tale che all’epoca del suo maggior successo arrivò a toccare i 1.200 abbonamenti, numero altissimo per un giornale cittadino dell’epoca anche se nel Don Pirlone non mancano numerosi articoli inerenti a fatti di interesse italiano. Gli articoli in esso contenuti, come anche il nome dell’autore delle vignette rimasero a lungo anonimi. Il giornale, si ritiene oggi, dsc_0495_clipped_rev_1ebbe un ruolo fondamentale d’ispirazione per la maggior parte dei giornali risorgimentali. Già dopo i primi numeri il giornale attirò l’attenzione del ministro degli interni Pellegrino Rossi, che tentò più volte di farlo chiudere tramite l’intervento del Consiglio di censura. La sua uscita si concluse nel 1849 con la fine della breve ma intensa esperienza della “Repubblica Romana” dopo averne anticipato l’avvento ed averne accompagnato la nascita e lo sviluppo. In allegato all’opera generale si propone un rarissimo libello stampato in sole duecento copie numerate (questo è l’esemplare numero 67) ed in ottime condizioni di conservazione, dedicato alle caricature presenti nel Don Pirlone. In 15, (1) pp. viene illustrato l’elenco completo delle 234 illustrazioni a piena pagina uscite nel periodo di vita del giornale. Bibl. Rif.: Molinari, La Stampa periodica romana dell’Ottocento, I, pp. 317-18.

(ARALDICA VENEZIA STEMMARIO VENETO),

118Anonimo, 

Le arme overo insegne di tutti li nobili della Magnifica et Illustrissima città di Venetia a che hora vivono, nuovamente raccolte et con diligentia poste in luce. 

Venetia, Apresso Alessandro Vecchi, 1608.

 In 4° piccolo (20,9×15,5 cm); (52) pp. Legatura coeva in cartoncino molle con interessante nota di possesso seicentesca al piatto anteriore “Fran.co Lasigno [prob. Francesco Lasinio] Libro di me Arme di Nobili di Venezia 1603”. Potrebbe trattarsi dell’autore di un noto manoscritto di araldica conservato presso la Biblioteca Civica di Treviso intitolato “Stemmi dei Nobili e cittadini Trivigiani raccolti dal Sac. D. Francesco Lasinio” nato a Treviso nel 1644 e morto nel 1707. Qualche traccia di sporco ai piatti. Qualche leggera traccia di sporco al 119frontespizio, qualche lieve traccia d’uso agli angoli, qualche lievissimo alone ma nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Edizione rarissima, nessun esemplare censito in ICCU, di questo stemmario araldico veneziano. L’opera riporta, in bella coloritura originale coeva, 201 stemmi di famiglie nobili veneziane. L’ultima pagina presenta 4 stemmi originariamente vuoti, tre dei quali, nel seicento, sono stati integrati a mano, con stemmi di famiglie veneziane (due a china, dei quali, uno della famiglia Rotigno e uno a matita). Quest’opera sembra che iniziò ad essere stampata a Venezia a partire dal 1568 (Cicognara segnala un’edizione del 1541 ma sembra oggi appurato che sia incorso in un errore di datazione), per poi essere riedita ed aggiornata ad ogni nuova edizione, togliendo gli stemmi delle famiglie estinte ed aggiungendo quelli della nuova nobiltà. Questa edizione che segue probabilmente quella stampata dal Taminelli nel 1591, è forse la sesta edizione anche se ogni edizione fa storia a se stante essendo tutte diverse l’una dall’altra. Scrive Antonio Cicogna parlando dell’edizione del 1587 “Sono intagliate in legno, dalla famiglia Arimondo 120fino alla Zancharuol [il nostro esemplare si chiude con la famiglia Zantani]. Il Cicognara cita l’edizione del 1541, in 4° di 26 foglietti a quattro stemma per pagina. Vedi vol. I, p. 336 e vol. II, p. 228. Ne abbiamo dell’altre edizioni, una delle quali è del 1578 presso lo stesso Taminelli, ma colla indicazione in cale de fuseri si vendono. Un’altra è pel Vecchi, 1614, in 4°. Vedi anche il Catalogo del Coleti, p. 259, num. 197, ove è ricordato un Pietro Rossetti Veneziano che scrisse a penna un Blasone di titolo uguale allo stampato”. Rif. Bibl. :; Un esemplare fotocopiato presente all’University of Iowa che riproduce l’esemplare conservato alla Rochester, N.Y., University of Rochester Library, censito sull’Hathi Trust Digital Library, segnala solo 50 pagine. Per altre edizioni: Cicogna p. 314, 2215; Graesse, I, 223; Cicognara, 1983 (interpreta erroneamente la data assegnando l’edizione al 1541); Spreti, 203. Opera rarissima.                                                                                                                                                                                                1. 700 euro

(MEDICINA – PRIME EDIZIONI – MEDICINE – OTORINOLARINGOIATRIA – ANATOMIA),

dsc_0535_clipped_rev_1-1dsc_0534_clipped_rev_1Nuck Anton,

 Antonii Nuck Harderoviceni Medicinae Doctoris & Anatomiae Professoris De ductu salivali novo, saliva, ductibus oculorum aquosis et humore oculi aqueo,

 Lugduni Batavorum, apud Petrum vander AA, 1685.

In 12° (13×7,5 cm); (10), 175, (17) pp., un’antiporta figurata e 3 c. di tav. fuori testo più volte ripiegate. Bella legatura coeva in tutta pergamena molle. Dorso a 4 nervi con titolo manoscritto da mano coeva. Pagine leggermente ed uniformemente brunite ma esempalre in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due sole dsc_0537_clipped_rev_1copie censite in ICCU e con numero minore di pagine e tavole, di questo importante studio pionieristico sulla saliva ed i dotti salivali. Antonius Nuck van Leiden (Harderwijk, 1650 – Leida, 5 agosto 1692) è stato uno dei medici e anatomisti più celebri del suo tempo. Dopo aver studiato a Leida, dove ricevette il dottorato nel febbraio del 1677, con una tesi sul diabete praticò l’arte medica a Delft. Nel 1683 si spostò a L’Aia per insegnare anatomia al dsc_0536_clipped_rev_1Collegium anatomicum chirurgicum. Tornò poi a Leida dove ottenne una cattedra di medicina e anatomia. Famoso anche come oculista, otorino, dentista viene ricordato principalmente per i suoi studi sui vasi linfatici e le ghiandole salivari, di cui è considerato uno dei pioniere: inventò infatti la prima scialografia, sia introducendo un mezzo di “contrasto” nei dotti salivari, sia nei vasi sanguigni, come aveva già tentato Frederik Ruysch (1638-1731). Il suo nome attualmente è legato al dotto di Nuck e alle sue patologie. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Raro. Rare. Good copy. Bibl.: Krivatsy, 8359 e Wellcome IV p. 250.                                                                                                                                                                                                   800 euro

(TORINO – STORIA DELLA LITOGRAFIA – TECNICHE LITOGRAFICHE),

DSC_0929_clipped_rev_1   DSC_0924_clipped_rev_1 DSC_0925_clipped_rev_1 DSC_0930_clipped_rev_1 DSC_0927_clipped_rev_1 DSC_0928_clipped_rev_1 DSC_0926_clipped_rev_1

DSC_0923_clipped_rev_1Doyen Camillo,

 Trattato di Litografia storico, teorico, pratico ed economico. Opera corredata di trentatre tavole, cinque ritratti autentici e di un frontespizio in cromolitografia, 

Torino, Francesco Casanova Editore, 1877.

 In 4° (26×20,5 cm); XV, (5), 296 pp. e 39 c. di tav. (delle quali, una secondo frontespizio a colori in cromolitografia, 5 ritratti e 33 tavole finali delle quali alcune più volte ripiegate e varie a colori, 5 tavole illustrano il processo incisorio della cromolitografia). Legatura coeva in mezza tela marrone con piatti foderati di carta marmorizzata coeva. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. I 5 ritratti realizzati da C. Grand Didier, F. Gonin, F. Perrin ed altri in varie tecniche e impressi “sur chine” rappresentano: Luigi Senefelder, Goffredo Engelmann, Felice Festa, Michele Doyen, Michele Fanoli. L’opera è la prima edizione di uno dei più celebri tratti sulla litografia (la stessa opera venne poi inserita qualche anno dopo fra i manuali Hoepli). Le tavole illustrano macchinari e strumenti litografici. Camillo Doyen, erede dellaDSC_0921_clipped_rev_1 celeberrima litografia dei fratelli Michele e Leonardo Doyen, già nel 1874 aveva pubblicato un breve scritto dedicato alla litografia dal titolo “Cenni sulla litografia”. La Litografia Doyen fu una litografia storica torinese. La storia della Litografia Doyen, iniziò con Felice Festa che nel 1818 aveva deciso di introdurre nel territorio del Regno Sardo la tecnica litografica, fondando una sua litografia. L’attività passò poi, nel 1828, nelle mani del figlio dello stesso, Demetrio Festa. Nel 1832 Michele Doyen rilevò gli impianti da Demetrio, fondando la prima litografia torinese ed inaugurando una proficua collaborazione con i fratelli Gonin. Tutti i più importanti litografi torinesi sono passati nella bottega Doyen. Camillo Doyen è stato il primo storico dell’arte litografica. Aderente ad un socialismo illuminato (la parte finale del trattato è dedicato proprio a descrivere la sua visione politico-industriale) di tipo umanitario, l’autore si augura il miglioramento delle condizioni e degli orari dei lavoratori e il raggiungimento delle richieste che già da alcuni anni il movimento operaio torinese rivendicava. L’opera qui presentata che vuole essere un manuale storico, ma anche tecnico e pratico dell’arte litografica, contiene dettagliate descrizioni del funzionamento dei vari modelli di macchine litografiche. Il volume si apre con una descrizione storica. Prosegue poi con capitoli dedicati a vari argomenti tecnici: la Chimica della Litografia, la scelta della Carta e delle Pietre, i vari tipi di Torchi, e poi il disegno, la scrittura, la preparazione della stampa litografica, la scelta degli inchiostri e l’utilizzo delle diverse attrezzature. Ampio sviluppo è poi dato alle varie tipologie di torchi litografici. Molto importanti sono i capitoli dedicati ad illustrare le tecniche di stampa della Cromolitografia, arte nella quale la Litografia Doyen ricopriva un ruolo di primo piano in Italia e alla Fotolitografia, una tecnica di stampa che si stava sviluppando da pochissimo tempo. Prima rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\0988761.                                                                                                                                         750 euro

(ALDINE – STORIA ROMANA – MODENA – PAOLO MANUZIO),

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DSC_0291_clipped_rev_1Livius Titus,

 Livii Patavini, Historiarum ab urbe condita, Libri, Qui Extant, XXXV. Cum Universae Historiae Epitomis. Adiunctis Scholiis Caroli Sigonii, quibus ijdem libri, atque epitomae partim emendatur, partim etiam explamatur. Secunda editio, Cum privilegio Pontificis Maximi, & Senatus Veneti, ad annos XX,

 Venetiis, Apud Paulum Manutium, Aldi F., 1566

In folio (31,3×21,5 cm); (52), 399, (1) cc. e 107 cc. Legatura in mezza-pelle con titolo su fascetta in pelle scura, fregi, iniziali dell’antico proprietario e stampatore in oro al dorso. Dorso in parte abilmente restaurato. Piatti foderati con carta marmorizzata. Pochi ed ininfluenti forellini di tarlo al margine esterno bianco delle prime due e ultime 4 carte. Un leggero alone al margine interno di un’ottantina di carte al centro del volume e alle ultime 60 carte del volume. Varie note chiosate a mano da manoDSC_0292_clipped_rev_1 settecentesca al margine esterno di varie carte. Esemplare nel complesso in buone condizioni di conservazione. Antica firma di appartenenza privata alla prima carta bianca che identifica l’esemplare come appartenuto a Monsignor Giuseppe Zacchia (originario di Vezzano Ligure) che fu vice-legato pontificio a Ravenna prima ed elevato nel 1845, da papa Gregorio XVI al ruolo di Cardinale. Fu artefice di una violenta repressione anticarbonara e nel 1826 respinse, con le armi, l’assalto carbonaro a Ripatronsone. La seconda parte del volume, con frontespizio proprio “Caroli Sigonii Scholia, Quibus T. Livii Patavini Historiae, et earum epitomae Partim  emendantur, partim etiam explanantur. Eiusdem in eosdem libros Chronologia, ipsorummet auctorum verbis confirmata. Editio Secunda”. Seconda edizione aldina (dopo la prima del 1555) di questo importante scritto del grande storico romano, Tito Livio (Patavium, 59 a.C. – Patavium, 17), con il commento dello storico modense Carlo Sigonio (Modena, 1520 circa – presso Modena, 28 agosto 1584). La raccolta “Ad Urbe Condita” , iniziata da Tito Livio nel 27 a. C. era composta di 142 libri che ricostruiscono DSC_0293_clipped_rev_1la storia di Roma dalle origini. I libri che sono arrivati fino a noi descrivono in particolare la storia dei primi secoli di Roma dalla fondazione fino al 293 a.C., fine delle guerre sannitiche, la seconda guerra punica, la conquista della Gallia cisalpina, della Grecia, della Macedonia e di una parte dell’Asia Minore. L’ultimo avvenimento importante che si trova è relativo al trionfo di Lucio Emilio Paolo a Pidna. All’inizio del volume è presente l’epistola preliminare del Sigonio a Bernardino Loredano e un ricchissimo indice preliminare su tre colonne. La seconda parte, con gli scollii del Sigonio rappresenta un’importante contributo della filologia classica rinascimentale allo studio di Tito Livio. Sigonio, dopo aver prestato servizio nella dimora del cardinale Grimani, succedette a Francesco Porto nell’insegnamento del greco nell’ateno di Modena. Insegnò lettere classiche anche a Venezia, Padova, Bologna. Personaggio di grande erudizione, fu uno dei maggiori precursori del Muratori nello studio delle fonti storiche del Medioevo, soprattutto nel “De Regno Italiae”, la cui cronaca va dal 570 al 1268. In buone condizioni di conservazione, non comune. Rif. Bibl.: Adams L1344; Renouard, 202; Wilamowitz, Storia della filologia classica, p. 46); S.T.C. Italian Books, p. 627 e 390; Ahmanson – Murphy, 599; Schweiger, I, 531.                                                           DSC_0295_clipped_rev_1                                                                                                                                                                                              650 euro

(CINA – CHINA – VIAGGI USI E COSTUMI – CONFUCIANESIMO),

dsc_0580_clipped_rev_1-1Magalotti Lorenzo, Gruber Johann,

 Notizie varie dell’Imperio della China e di qualche altro paese adiacente, con la vita di Confucio il Gran Savi della China, e un saggio della sua Morale, All’Illustriss. Sig. Marchese Clemente Vitelli. Maestro di Camera del Sereniss. Granduca di Toscana, 

In Firenze nel Garbo, Giuseppe Manni, 1797

In 12 (14,4×8,4 cm); XV, (1), 185, (3) pp. Legatura novecentesca in cartoncino rigido foderato con carta a motivi in nero e giallo. Xilografia al frontespizio. Una lieve alone di sporco alla seconda carta, ininfluente, una leggerissimo alone, praticamente invisibile nella zona centrale della seconda parte del volume, del tutto ininfluente. Una piccolissima mancanza all’angolo basso esterno dell’ultima carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografiche. Marca tipografica xilografica a pagina VIII e all’ultima pagina. Prima, assai rara edizione, di questa monografia di interesse cinese solitamente attribuita al grande scienziato, letterato e diplomatico romano, Lorenzo Magalotti (Roma, 13 dicembre 1637 – Firenze, 2 marzo 1712). L’edizione, curata da I. Carlieri, uscì in forma anonima per la prima voltadsc_0581_clipped_rev_1 nel 1797 per i torchi di Giuseppe Manni. Sembra che una prima versione, ridotta e con presenti numerose inesattezze ed errori, fosse apparsa in “Relations de divers voyages curieux” una raccolta di relazioni a cura di M. Thévenot a Parigi nel 1672. Quello che si sa per certo è che l’opera venne stampata per la prima volta in forma singola, corretta e definitiva nel 1697. L’opera nasce da un incontro avuto nel gennaio 1666 da Magallotti, insieme a C.R. Dati, con il gesuita austriaco J. Grueber. Durante questo incontro il gesuita che aveva vissuto a lungo a Pechino raccontò le sue esperienze di viaggio e le conoscenze che aveva sviluppato sugli usi e costumi cinesi. “Ne risulta un resoconto sempre in bilico tra scrupolo documentario ed evocazione fantasiosa, molto efficace dal punto di vista espressivo”. Opera assai rara da reperirsi. Bibl. rif.: Razzolini-Bacchi della Lega p. 214 “Assai raro”; Melzi, Anonimi, I°, p. 246.                               600 euro

(ARTE – BELLE EPOQUE – MODA – PUBBLICITA’ CARTELLONISTICA),

DSC_0753_clipped_rev_1DSC_0744_clipped_rev_1DSC_0751_clipped_rev_1DSC_0752_clipped_rev_1DSC_0743_clipped_rev_1Dudovich Marcello,

Corso, Album von M. Dudovich, 

Munchen, Albert Langen, s. data (ma 1911)

In folio; (4) pp. e III-XXXII c. di tav. a piena pagina a colori contenenti magnifiche tavole cromolitografiche che riproducono alcune delle 100 e più tavole prodotte da Dudovich durante la sua collaborazione, tra il 1910 ed il 1914, con il giornale satirico tedesco “Simplicissimus”. Magnifica legatura editoriale in tutta tela grigia illustrata con un immagine di una donna in rosso e banco che sorregge un cagnolino e titolo e autore in bianco (un leggero alone di polvere). Un piccolissimo, insignificante, strappetto al margine esterno bianco delle prime due tavole, senza perdita di carta, un altro strappetto al margine basso bianco di tavola XXVII, anche questo senza perdita di carta ed insignificante e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione originale di questa importante opera del celebre pittore e pubblicitario triestino, Marcello Dudovich (Trieste, 21 marzo 1878 – Milano, 31 marzoDSC_0754_clipped_rev_1 1962). Dudovich fu uno dei più celebri pubblicitari e cartellonisti della prima metà del novecento padrone di un tratto inconfondibile e di un gusto per i colori vivi e accesi unico. Formatosi negli atelier triestini, nel 1897 si trasferisce a Milano dove grazie al collega ed amico Leopoldo Metlicovitz, viene assunto come litografo alle officine grafiche Ricordi, dove gli vengono commissionati alcuni bozzetti pubblicitari. In questo periodo conosce alcuni dei più celebri artisti della cartellonistica del tempo come Adolf Hohenstein, Aleardo Villa, Leonetto Cappiello e Giovanni Maria Mataloni. Ma è a Bologna, dove si trasferisce nel 1899, per lavorare alla Stabilimento Grafico di Edmondo Chappuis, che affina in modo definitiva la sua arte ed inizia a produrre in modo costante cartelloni pubblicitari, copertine, illustrazioni e schizzi per varie riviste. Nel 1900 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Parigi e consacrandosi come uno dei più grandi maestri dell’arte cartellonistica e pubblicitaria. A lui si debbono alcune delle testimonianze più incisive sull’eleganza, la moda e la mondanità della Belle Epoque. Opera rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale illustrata. Rif. bib.: Mario Bernoni,” L’epoca di Dudovich”, Gorizia, LEG, 2006.                                                                                                                    600 euro

(CARNEVALE – COSTUMI – FESTE – POPOLARI – DANZA – MASCHERE),

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DSC_0200_clipped_rev_1Cantù Ignazio,

 Il Carnevale Italiano ovvero teatri, maschere e feste presso gli antichi e i moderni, Storia utile-amena narrata alla Gioventù, 

Milano, Dall’Antica Ditta Pietro e Giuseppe Vallardi, s. data (ma 1855 circa)

In oblungo (19×14 cm); 110, (2) pp. e 16 c. di tav. fuori testo. Brossura editoriale illustrata con titolo entro bellissima cornice. Molto belle le 16 tavole fuori teste che rappresentano celebri maschere impersonate da fanciulli. Qualche minima e lieve brunitura e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questo scritto del noto romanziere, storico ed insegnante originario di Brivio (Como), Ignazio Cantù (Brivio, 5 dicembre 1810 – Monza, 20 aprile 1877), fratello di Cesare Cantù. L’opera descrive e ripercorre la storia delle maschere e dei costumi carnevaleschi con descrizioni di feste antiche e medioevali, di tornei, dei giullari, delle danze popolari, musiche e spettacoli teatrali.  Il volume contiene capitoli dedicati a: Baccanali, Saturnali, lupercali, la Festa dei Pazzi, La Festa dell’Asino, La Festa del Cero, I Misteri, Il Torneo di Torino, I Trovatori, I Giullari, I Pagliacci, Zanni e Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Brighella, Meneghino, Marionette e Girolamo, Florindo e Colombina, Danza religiosa e domestica, La Maggiolata, La Coreografia (Angiolini e Viganò, Lauretta e la Zingarella), La Musica (Rossini, Bellini, Donizetti), Il Carnevale di Roma, La Festa dell’Agone, La Festa di Testaccio, Altre Feste, Corsa dei Barbari, I Moccoletti, I Canti Carnascialeschi, Il Carnovalone a Milano, La Facchinata, Il Carnovale di Venezia, Il Venerdì Gnoccolare a Verona, ecc. ecc. Rif. Bibl.: Pagliaini, 1, p. 402. Rasi, Raccolta drammatica, p. 315.                                                                                                                                                                                             330 euro

(MEDICINA – EPIDEMIOLOGIA – VACCINAZIONI – VAIOLO – PRIME EDIZIONI),

DSC_0216_clipped_rev_1Della Bona Giovanni, 

Esortazione all’innesto del vajuolo,

In Padova, per Gio. Battista Conzatti, 1769

In 4° (24×17,5 cm); 122 pp. Bella legatura coeva in piena pelle marmorizzata con dorso a 4 nervi e titolo e ricchi fregi in oro ai tasselli, cornice con doppio filetto a secco ai piatti. Tagli spruzzati in rosso. Xilografia al frontespizio. Iniziali xilografiche. Due pagine con leggerissima brunitura e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo importante scritto del noto medico originario di Perarolo (Belluno), Giovanni della Bona (anche Dalla Bona o Bona; Perarolo, 8 settembre 1712 – Padova, 28 dicembre 1786). “Nel 1768 presentava ai Riformatori dell’università di Padova, affinché fosse trasmesso al magistrato della Sanità, un memoriale in cui chiedeva l’incarico di dirigere per la città la pratica della vaccinazione antivaiolosa. Ottenutolo, pubblicava nel 1769 a Padova l’Esortazione all’innesto del vaiolo, opera indirizzata ai sopraprovveditori e provveditori alla Sanità di Venezia, affinché la pubblica autorità lo aiutasse a diffondere l’uso della vaccinazione antivaiolosa. L’opera tendeva a sottolineare il carattere permanentemente immunizzante della metodica e la sua totale mancanza di complicazioni letali.”. L’autore “Fu avviato alla vita DSC_0218_clipped_rev_1ecclesiastica e, sotto la guida del parroco del suo paese, venne indirizzato verso gli ordini minori. Si trasferì poi a Padova per attendere agli studi superiori ma, dopo la morte del padre, abbandonò il chiericato per dedicarsi agli studi medici. Frequentò quindi l’università di Padova (e in particolare le lezioni di Alessandro Knips Macoppe), uscendone laureato nel 1735. Fu tirocinante per ben dodici anni, quindi si stabilì nel Veronese per esercitare la professione. Vi trascorse nove anni di intensa attività, dai quali scaturirono il suo primo studio: L’uso e l’abuso del caffè. Dissertazione storico-fisico-medica, pubblicato nel 1751 e poi riedito nel 1760 “con aggiunte massime intorno la cioccolata ed i rosoli”. Si tratta di un’opera per alcuni versi interessante, in quanto vi venivano formulate conclusioni ancor oggi valide; d’altro canto, nel complesso non emergeva nel panorama della letteratura medica in quanto si trattava, di fatto, un’esercitazione accademica. Nel 1754 diede alle stampe la Dissertazione teorico-pratica dell’utilità del salasso nel vaiuolo nella quale confutava la teoria secondo la quale il salasso avrebbe impedito l’insorgere di eruzioni cutanee nel vaiolo. Del 1757 è l’Historia aliquot curationum mercurio sublimato corrodenti perfectarum, in cui riportava i risultati della somministrazione di preparati a base di bicloruro di mercurio come antiluetici. In questo lavoro il Della Bona sottolineava come le cure dovevano essere adeguate alla costituzione, al temperamento e alla sensibilità del paziente e attaccava quei medici che somministravano medicinali senza le dovute accortezze. In questo periodo andò gradualmente ad acquisire una certa fama e finalmente, nel 1764, fu chiamato a coprire la cattedra della facoltà di DSC_0219_clipped_rev_1medicina dell’ateneo patavino, rimasta vacante dopo la morte di Knips Macoppe. L’incarico comprendeva anche la direzione del reparto di medicina pratica presso l’ospedale della città. Nello stesso periodo continuò a redigere nuove pubblicazioni: nel 1765 usciva la seconda edizione del Tractatus de scorbuto (già pubblicato nel 1761) e nel 1766 venivano stampate le Observationes medicae ad praxim in nosocomio ostendendam anno 1765, praemissa oratione prima in gymnasio habita. Importanti furono i suoi contributi alla terapia china-china, con i quali confutò lo scetticismo dell’opinione comune e anche degli stessi medici e rivalutò tecniche cadute in disuso. Le sue tesi assunsero maggior credito quando curo alcuni pazienti illustri quali Guglielmo Enrico di Hannover e il generale Spaar. Nel 1768 ottenne dal magistrato alla Sanità di dirigere il programma di vaccinazione antivaiolosa per la città di Padova. L’anno successivo pubblicò l’Esortazione all’innesto del vaiolo, indirizzata ai componenti della stessa magistratura perché lo aiutassero a diffondere l’uso della vaccinazione. Di carattere ruvido e assai caparbio, continuò la sua attività anche in età avanzata, nonostante nel 1784 fosse stato vittima di un colpo apoplettico. Morì in seguito a un secondo attacco dello stesso male.”. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Cfr.: Blake 107; Wellcome II, 197; vgl. Hirsch/Hübotter II, 214.                                                                                                                                                    300 euro

(PSICHIATRIA – PARAFILIE – SADISMO – MASOCHISMO – FETICISMO),

DSC_0368_clipped_rev_1Krafft-Ebing Richard von, 

Sadismo, masochismo, feticismo: ricerche speciali del dott. R. von Krafft-Ebing. 1a Edizione Italiana eseguita sulla edizione francese del 1895,

Roma, Tip. Fratelli Capaccini Edit., 1896

In 8° (17,5×11,4 cm); (4), 272 pp. Bellissima legatura coeva in piena tela rossa con titolo, autore e iniziali dell’antico proprietario impressi in oro al dorso. Ai piatti belle cornici in stile liberty impresse ai piatti. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima rara edizione italiana di questo celeberrimo studio del grande psichiatra e neurologo tedesco naturalizzato austriaco, Richard von Krafft-Ebing (Mannheim, 14 agosto 1840 – Graz, 22 dicembre 1902). Esperto di parafilie, fu tra i primi a studiarle e fu il primo in assoluto a studiare e definire il feticismo, il sadismo ed il masochismo. L’opera oltre ad analizzare le varie patologieDSC_0369_clipped_rev_1 descrive numerosi casi pratici. L’autore “Deve la sua fama all’essere autore della Psychopathia sexualis, pubblicata in tedesco nel 1886), il primo tentativo di studio sistematico, quasi “enciclopedico”, dei comportamenti sessuali devianti racchiuso in 600 pagine, nelle quali vengono analizzati circa 500 casi clinici . La genesi dell’opera va riscontrata nel fatto che il barone volesse dimostrare come le diverse forme di erotismo non collegate alla procreazione medicalmente assistita fossero da imputare ad una degenerazione del cervello umano, che ritornava ai primordi bestiali. Ciò si rifaceva alle teorie evoluzioniste del naturalista Charles Darwin. Dai suoi studi vennero identificate varie degenerazioni, quali il sadismo, il masochismo, il feticismo, il voyeurismo, l’esibizionismo, il frotteurismo, la ninfomania, la zoofilia, la necrofilia, la gerontofilia, la masturbazione compulsiva e la pedofilia. Su quest’ultima in particolare il suo contributo fu importantissimo, in quanto fu il primo a sentenziare che i bambini sono particolarmente suscettibili agli stimoli sessuali e che ogni abuso su di essi può avere conseguenze devastanti. Ebbe inoltre la lungimiranza di non considerare l’omosessualità una degenerazione”. Esemplare in prima edizione, in bella legatura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0355330.                                                                            380 euro

(SATIRA POLITICA – PRIMA GUERRA MONDIALE – ILLUSTRATORI),

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Senza titolo-25Manfredini Enzo, 

Dessins et legendes 1914 1918 (al frontespizio 1914 – 1917), 

Paris, Albin Michel, s. data (ma 1918)

In 8° (18,5×12 cm); X pp.e 155 c. di tav. non numerate. Presente la brossura editoriale che riporta il titolo con la differenza, rispetto al frontespizio, della data 1918 al posto di 1917. Prima ed unica non comune edizione di questo importante opera satirica dedicata alla guerra del famoso caricaturista nato a Modena il 30 giugno 1887, Enzo Manfredini. Il volume è rarissimo a reperirsi completo della sua brossura editoriale che presenta, al piatto anteriore, titolo, autore ed una bella vignetta satirica a colori. Mentre le tavole dell’opera sono  stampate su carta forte di ottima qualità, il frontespizio, realizzato solo dopo che la stesura dell’opera era stata conclusa, da qua la differenza di titolo, venne stampato su una carta di media qualiltà. L’opera presenta l’introduzione del poeta francese, André Salmon (Parigi, 4 ottobre 1881 – Sanary-sur-Mer, 12 marzo 1969) fra i massimi difensori, insieme a Apollinaire e Raynal, della corrente artistica del cubismo. Manfredini fu fra i più celebri caricaturisti del XX° secolo. Collaboratore di alcune delle più importanti riviste italiani dell’inizio del XX° secolo come il “Duca Borso”, “Il Pasquino”, “Torino ridet”, “Conte Salomone”, la napoletana “Ma ch è?” (rivista dal gusto moderno ed europeo che riprendeva anche vignette dai due celebri giornali satirici “Simplicissimus” e la “Rire”), dopo pochi anni a Torino si trasferì a Parigi . Qui aprì una bottega che prese il nome di “Atelier Manfredini” specializzato in pubblicità, dessins, affiches, illustrations. L’attività ebbe da subito un grande successo e ben presto, divenne uno Senza titolo-26degli illustratori più richiesti di Parigi raggiungendo fama e ricchezza grazie alle sue vignette apparse su giornali quali Pages Folles, L’Intransigent, Le Matin, La baionette, Excelsior, Les son dit, Le Journal, Petit Parisien, Le Rire, Le Sourire, Pêle-Mêle e altri. Qui a Parigi dove frequentava il frizzante mondo letterario, si svolse quasi interamente la sua attività letteraria, anche se non mancò di inviare saltuariamente le sue caricatur e anche sui giornali italiani come ad esempio il “Duca Borso” giornale ideato da Umberto Tirelli che sicuramente ebbe grande influenza su Manfredini. A Parigi divenne anche amico di Amedeo Modigliani. I suoi disegni traggono la linfa dalla vita diurna e notturna dei bassifondi e delle zone più vive della capitali francese. L’opera qui presentata invece racconta la guerra come la visse l’autore, da volontario portaferiti arruolatosi già nel 1914. Ritornato dal fronte verso la fine del 1914 rimase profondamente colpito dalle scene di guerra che vide e decise di impegnarsi per rappresentare adeguatamente la brutalità e inutilità della guerra. Si hanno così una serie di disegni dove il sarcasmo e l’ironia non nascondono l’angoscia legata agli avvenimenti bellici, sempre però in chiave anti-tedesca. Prima edizione assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU. Buono-ottimo stato di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1748575.                                                                                                                                                   270 euro

(SATIRA POLITICA – PRIMA GUERRA MONDIALE – CARICATURISTI),

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Senza titolo-48Galantara Gabriele ed altri, 

Deutsche sballigrossen almanak,

 Roma, DeutscheSballigrossen Zeitung, s. data (ma 1916)

In oblungo (17,8×12 cm); 62, (2) pp. Brossura editoriale illustrata. Prima edizione di questo rarissimo supplemento satirico della celeberrima rivista “L’Asino”. Testo in italiano con numerosissime illustrazioni del celebre editore, cofondatore del giornale “L’Asino” (insieme Guido Poderecca), Gabriele Galantara che raggiunge in quest’opera una dei vertici della sua arte. Di profonde convinzioni socialiste. “Nel 1911 la guerra italo-turca fu la causa di un grave dissidio con Podrecca, che nel 1909 era stato eletto deputato nelle liste del PSI e si era schierato a favore dell’impresa coloniale, mentre Galantara espresse posizioni anticolonialiste. Il giornale riuscì a dare spazio a entrambe le posizioni, ma senza dubbio le grandi vignette a colori contro la guerra risultavano più efficaci degli articoli di Podrecca, che nel 1912 venne espulso dal Partito Socialista Italiano, assieme alSenza titolo-50 fondatoredell’Avanti! Leonida Bissolati e ad Ivanoe Bonomi. Gabriele Galantara, “Il grido di … domani: Abbasso la guerra!”, copertina de L’Asino del 9 agosto 1914, basata sul concetto: “questa è l’ultima guerra”. Nonostante l’intento della vignetta fosse pro-intervento, essa è divenuta nel tempo un’immagine pacifista ed antimilitarista. I contrasti tra i due furono in parte superati quando, alla v igilia della prima guerra mondiale, entrambi si ritrovarono d’accordo sulla linea interventista espressa da Bissolati. Il cambiamento di rotta di Galantara trovava una spiegazione nella simpatia che egli nutriva per la Francia democratica e nell’avversione nei confronti degli Imperi centrali, e in particolare dell’Austria, considerati i baluardi della reazione e del clericalismo. E perciò, pur avendo rotto con il Partito socialista, Galantara continuò a Senza titolo-51rivendicare la propria coerenza con i principî socialisti. Gabriele Galantara, copertina antiaustriaca de L’Asino del 6 giugno 1915. Diede il suo apporto alla causa interventista e alla propaganda di guerra con le caricature, divenute famose, di “Guglielmone” e di “Cecco Beppe” e predicando l’ostilità verso la “barbarie teutonica”. Le sue vignette vennero ripubblicate su altri giornali dei paesi dell’Intesa e furono esposte nel luglio 1916 alle “Leicester Galleries” di Londra, mentre altre vignette apparvero sul periodico parigino “L’Europe antiprussienne” e sul giornale di trincea “Signor sì”.”. Prima rarissima edizione di questo libro incentrato sulla satira delle posizioni e della propaganda tedesca durante il 1916. Buono stato di conservazione, molto raro.

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                                                                                                                                                                                              260 euro

(MEDICINA – FARMACOLOGIA – ERBORISTERIA – CAFFE’ – BOTANICA – FARMACIA),

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DSC_0332_clipped_rev_1 (2)Alpini Preospero,

 Medicina Aegyptiorum accessit huic editioni ejusdem Auctoris Liber de Balsamo utet Jacobi Bontii, Medicina Indorum Editio Nova.Unito a: De Rhapontico disputatio in Gymnasio Patavino Habita. In quaRhapontici planta … quam hactenus nulli viderunt, medicinae studiosis nunc ob oculos ponitur, ipsiusque cognitio accuratius, atque proponitur ad Perilustrem, Ex Excellentissimum D. D. Benedictum Sylvaticum Patavinum, & in patrio Gymnasio Medic. Pract. Professorem.

Lugduni Batavaorum, Conrn. Boutestein, Ex Officina Boutesteiniana, 1718.

In 4° (19,5×15 cm); due tomi in un volume: (24), 325, (43), (4), 44, (4), 109, (3) pp. e 6 c. di tav. fuori testo e 25, (1)DSC_0331_clipped_rev_1 pp. e una c. di tav. fuori testo più volte ripiegata. Magnifiche le tavole mediche. Bella legatura coeva in piena pelle scura con dorso a 5 nervi e titolo impresso in oro su fascetta ai tasselli, abile restauro al dorso. Piatti con bella cornice a secco con fregi. Tagli spruzzati in rosso. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Nell’opera con frontespzio proprio: Prosepro Alpini de Balsamo Dialogus In quo verissima Balsami Plantae, Opobalsami, Carpobalsami, & Xylobalsami cognito, plerisque antiquorum atque juniorem Medicorum occulta, nunc elucescit. Prima rarissima edizione, nella versione stampata da Boutesteyn Cornelis weduwe & Boutesteyn Pieter, di questa celeberrima raccolta di scritti del grande medico, botanico e scienziato vicentino originario di Marostica, Prospero Alpini. Botestein pubblicò una prima volta la celeberrima opera di Alpini nel 1718. Nello stesso anno pubblicò anche la “De Rhapontico disputatio” che risulta ancor più rara dell’altra opera, DSC_0335_clipped_rev_1tanto che nessun esemplare è censito in ICCU. L’anno dopo, nel 1719 ripubblicò le opere in un unico volume. Alpini “Nato a Marostica, nella Repubblica di Venezia, in gioventù servì le armi nell’esercito milanese, ma nel 1574 decise di studiare medicina all’Università di Padova, dove si laureò nel 1578. Iniziò la professione di medico a Camposampiero, un piccolo paese del territorio padovano, ma dopo poco tempo, nel 1580, il patrizio veneto Giorgio Emo, nominato console a Il Cairo in Egitto dalla Repubblica Veneta, lo volle con sé come medico personale: in questo modo poté dedicarsi allo studio della botanica, suo interesse scientifico prevalente. Trascorse circa tre anni in questo paese, fino al 1584, e, dalle pratiche di coltivazione della Palma da dattero, Alpini dedusse il concetto di differenza sessuale nelle piante, che in seguito fu adottato come fondamento daDSC_0336_clipped_rev_1l sistema di classificazione scientifica di Linneo. Egli comprese che “le palme da dattero femminili non portavano il frutto a meno che non ci fosse un mescolamento tra i rami maschili e femminili o, come generalmente avviene, a meno che la polverina prodotta dai fiori maschili non fosse cosparsa sui fiori femminili”. Nel 1584 tornò a Venezia e in seguito, risiedette per qualche tempo a Genova come medico di Andrea Doria. Nel 1590 tornò di nuovo a Venezia e nel 1593 ottenne la cattedra di lettura dei semplici all’Università di Padova. Dal 1603 fu nominato prefetto dell’orto botanico e titolare anche della cattedra di ostensione dei semplici (l’odierna farmacologia). … Nel De Medicina Egyptiorum (Venezia, 1591) sono contenute le prime considerazioni sulla pianta del caffè pubblicate in Europa.”. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima edizione. Rif. Bibl.: Rappaport n. 15-80.

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                                                                                                                                                                                            850 euro

(TEORIA DELLA RELATIVITA’ – FISICA TEORICA – PRIME EDIZIONI – EINSTEIN),

Senza titolo-61Einstein Albert,

Sulla teoria speciale e generale della relatività (Volgarizzazione), Traduzione dal tedesco di G. L. Calisse, Prefazione del Prof. T. Levi-Civita.

 Bologna, Nicola Zanichelli Editore, (30 settembre 1921) colophon,

In 4° piccolo (24×15,3 cm); X, (2), 125, (3) pp. Brossura editoriale con e autore impressi in nero al piatto anteriore ed al dorso. Tre piccole macchioline al margine esterno bianco del frontespizio e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana (una seconda uscì lo stesso anno, quindici giorni dopo questa prima edizione, sempre da Zanichelli con l’aggiunta di due pagine pubblicitarie in fondo al volume) che di per se non è rara ma che è però difficilissima da reperirsi completa della sua brossura originale (piatti e dorso) ed in queste ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. L’opera venne pubblicata come numero 27 della collana “Attualità Scientifiche” della Zanichelli sull’onda dell’enorme successo che le teorie di Einstein avevano iniziato ad avere all’interno del mondo scientifico, specialmente dopo che durante l’eclisse del 1919 si era potuta appurare la conferma sperimentale di alcune previsioni della relatività generale. “Il presente libriccino vuole offrire una cognizione possibilmente esatta della teoria della Relatività a coloro i quali, pur senza possedere l’apparato matematico della fisica teoretica, s’interessano della teoria sotto l’aspetto generale scientifico e filosofico. La sua lettura presuppone una certa maturità di cultura e, malgrado la sua brevità, non poca pazienza e forza di volontà nel lettore. L’autore si è dato la massima cura di esporre i concetti fondamentali con la maggiore possibile semplicità e chiarezza, con quell’ordine e nesso, col quale effettivamente si sono formati.” (dalla Prefazione di Albert Einstein). Il volume siSenza titolo-62 avvale della traduzione dell’ingegnere Giuseppe Luigi Calisse, vede anche una prefazione del noto matematico e professore universitario di meccanica razionale, padovano di nascita, Tullio Levi-Civita. Dall’indice: Parte Prima. Sulla teoria speciale della relatività. 1. Contenuto fisico dei teoremi geometrici; 2. Sistema di coordinate; 3. Spazio e tempo nella meccanica classica; 4. Sistema di coordinate galileiane; 5. Il Principio di relatività (in senso ristretto); 6. Teorema della somma delle velocità secondo la meccanica classica; 7. Apparente incompatibilità della legge di propagazione della luce col Principio di relatività; 8. Sul concetto di tempo nella fisica; 9. Relatività della contemporaneità; 10. Relatività della nozione di distanza spaziale; 11. Trasformazione di Lorentz; 12. Come si comportano regoli ed orologi in movimento; 13. Addizione della velocità. Esperimento di Fizeau; 14. Valore euristico della teoria della relatività; 15. Risultati generali della teoria; 16. La teoria speciale della relatività e l’esperienza; 17. Spazio a quattro dimensioni secondo Minkowski. Parte Seconda. Sulla teoria generale della relatività. 18. Principio di relatività speciale e generale; 19. Campo di gravitazione; 20. L’uguaglianza delle masse inerte e ponderale quale argomento a favore del postulato generale di relatività; 21. Come e perché i fondamenti della meccanica classica e della teoria speciale della relatività non sono soddisfacenti; 22. Alcune conseguenze del Principio generale di relatività; 23. Come si comportano gli orologi e le aste metriche su di un sistema rotante; 24. Continuo euclideo e non – euclideo; 25. Coordinate di Gauss; 26. Il continuo spazio – temporale della teoria speciale della relatività come continuo euclideo; 27. Il continuo spazio – temporale della teoria generale della relatività non è euclideo; 28. Espressione esatta del Principio generale di relatività; 29. Soluzione del problema della gravitazione in base al principio generale di relatività. Parte Terza. Considerazioni circa l’universo riguardato come un “Tutto”. 30. Difficoltà cosmologiche della teoria di Newton; 31. Possibilità di un mondo finito e pure non limitato; 32. Struttura dello spazio secondo la teoria generale della relatività; 33. Conferma della teoria generale della relatività mediante l’esperienza. 1. Moto perielico di Mercurio; 2. Deflessione della luce nel campo di gravitazione; 3. Spostamento delle linee spettrali. Appendice. Deduzione elementare della trasformazione di Lorentz (Supplemento al § 11); Universo a quattro dimensioni secondo Minkowski. Raro in queste ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0062628.                                                                                                        190 euro

(TEORIA DELLA RELATIVITA’ – FISICA TEORICA – PRIME EDIZIONI – EINSTEIN),

Senza titolo-64Einstein Albert,

Senza titolo-63Les fondements de la théorie de la relativité générale. Théorie unitaire de la gravitation et de l’électricité sur la structure cosmologique de l’espace. Traduit de l’allemande par Maurice Solovine,

Paris, Hermann et Cie Editeurs, 1933

In 4° piccolo; 109, (3) pp. e una c. di tav. in antiporta con ritratto fotografico di Einstein. Brossura editoriale conservata ed in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione francese, assai rara a reperirsi con la sua brossura editoriale con titolo in rosso e nero al piatto anteriore, di questi tre scritti di Alber t Einstein che rappresentano alcuni dei suoi lavori principali. Le tre opere sono tradotte dal celebre filosofo, fisico e matematico rumeno, ma parigino d’adozione, Maurice Solovine (21 May 1875 in Ia?i – 13 February 1958 in Paris) che fu amico carissimo di Einstein. Il primo scritto che appare in questo volume fu pubblicato da Einstein Senza titolo-65nell’Annalen der Physik nel 1916. Il secondo, scritto con la collaborazione di AW Mayer, fu presentato all’Accademia delle Scienze di Berlino nel 1931. La terza opera, scritta appositamente da Einstein per questa pubblicazione, fu tradotto da Solovine, direttamente dal manoscritto scritto da Einstein che ne terminò la stesura nel settembre del 1932. L’opera non è rarissima ma è molto rara a reperirsi completa della sua brossura editoriale. Il nostro esemplare si presenta anche in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Complete with the “couverture originale”, often missing.                                                                                                               180 euro

(CARICATURISTI CARICATURE SATIRA POLITICA SOCIETA’ NAPOLI),

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DSC_0964_clipped_rev_1Solatium (Buonsolazzi Mario), Solatium ANNO VI° 1884-85, segue Solatium anno VII. 70 tavole, 

S.luogo, S. Stampatore, S. data (ma 1884-1885).

In oblungo (35×24,5 cm); 70 c. di tav. Legatura coeva in piena tela rossa con grande scritta “Solatium” impressa in oro al piatto anteriore. Qualche macchiolina ai piatti e traccia di sporco. Una piccola mancanza all’angolo basso bianco di una tavola, ininfluente. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. In numerose tavole è presente, chiosato da mano coeva in matita, il nome del personaggio ritratto. Importante raccolta di caricature di personaggi politici, letterati, imprenditori e militari per lo più campani, descritti dalla matita del celebre caricaturista italiano Mario Buonsolazzi (1859 – 1933). Buonsolazzi collaborò con alcune delle più importanti riviste satiriche dell’epoca come il “”Don Chisciotte” settimanale napoletano fondato da Vincenzo Di Napoli-Vita, con il “Mastro Rafaele”, il “Caporal Terribile” dove le sue caricature affiancano per anni quelle di Melchiorre Delfico o il “Monsignor Perrelli” diretto da DSC_0965_clipped_rev_1Leonardo Fontana. In particolare il “Don Chisciotte”, in ogni numero, dedica 4 pagine centrali alle sue caricature. Questa presentata, che contiene oltre a due frontespizi, 68 magnifiche caricature a colori, è una delle raccolte più corpose di tavole caricaturali di Solatium (a parte una tavola che ritrae Olga Ossani opera di Enrico Lionne, pseudonimo di Enrico della Leonessa, Napoli 1865 – 1921, collaboratore del “Capitan Fracassa” e “Don Chisciotte”). I personaggi appartenenti alla nobiltà presentano a fianco della figura anche lo stemma di famiglia. Alcune tavole sono accompagnate da un sottotitolo ironico. Fra i ritratti: Ermete Novelli, Grimaldi, Colonna, Nardò, Chiaia, Cotteau, Duca di Bruzzano, Pignatelli, Viterbo, Pavoncelli, Fedrigo Pignatelli, Alfonso Ruffo Scoletta, Mazzacorati, Belardi, Spinosa ecc. ecc. Molto raro.                                                                                                                                                                                       1.800 euro

(RIVISTE – GIORNALI ARTE – AVANGUARDIE – TELEMACO SIGNORINI – MACCHIAIOLI – LIBERTY – SATIRA),

  Senza titolo-122Senza titolo-123Senza titolo-126   Senza titolo-110Senza titolo-125AA. VV. (Signorini, Fattori, Fabbi, Chiostri, Chini, Kinerek, Pascoli, Bontempelli, Jack La Bolina, Capuana, Marradi, Prevost, Panzacchi, Mazzoni, Trilussa, etc.), 

Fiammetta Ebdomadario –Illustrato 35 + 10 numeri. Tutto il pubblicato (l’ultimo uscito porta il numero 11 ma in verità si tratta del decimo numero del secondo anno),

Firenze, Stab. Lit. Benelli e Gambi, 1896-1897.

In folio piccolo; 45 numeri composti da 8 pagine per numero. Rarissima raccolta di tutto il pubblicato, in fogli sciolti, di una delle più ricercate pubblicazioni periodiche di fine ottocento, considerato uno dei più ricchi ed importanti giornali illustrati italiani. Qualche piccolo strappetto senza perdita di carta in pochi numeri ma nel complesso, in ottime condizioni di conservazione e completo di tutti i numeri usciti. Nel 1896 uscirono 35 numeri, mentre nel secondo anno, solo 10 (il numero 3 del secondo anno fu erroneamente numerato 2 ed il numero 10, 11). Il settimanale venne Senza titolo-107illustrato dai più grandi Macchiaioli dell’epoca con illustrazioni a colori, anche a piena e doppia pagina su disegni fra gli altri di Fattori, Signorini, Fabbi, Chiostri, Kienerk. La rarità del giornale deriva dal fatto che lo stesso, a causa degli alti costi di produzione, venne tirato in un numero assai limitato di esemplari e su un tipo di carta di scarsa qualità. Gli editori infatti profusero la gran parte del budget a disposizione per la veste grafica del giornale a scapito della qualità della carta. Le tavole di “Fiammetta” vennero realizzate con l’inusuale tecnica della lastra litografica su carta da giornale. Scrive Bardazzi nel suo noto studio dedicato all’illustrazione e la grafica in Italia nel periodo Liberty: “A Firenze dal ceppo macchiaiolo fiorisce sorprendentemente Fiammetta, settimana illustrato con quattro grandi illustrazioni per ogni numero, fotomeccaniche, mi pare, nel Senza titolo-111disegno in nero e colorato col procedimento litografico […] I caratteri grafici e cromatici, con i gialli, rossi e aranci sorprendono per la loro novità, pur nell’immediatezza un po ‘rozza di certe Figurazioni. A brevi racconti e testi poetici si accompagnano immagini femminili briose e civettuole alla Cheret, nudità sensuali e paganeggianti, fantasie di fanciulle languide in ambientazioni medievali, cronache di drammi borghesi […]. Nata nel ’96 Fiammetta chiusa i battenti l’anno dopo (18 marzo 1897), si disse perché volle seguire Diego Martelli che l’avevo tenuta a battesimo ed era deceduto alla fine del ’96, in realtà travolta da gravosi costi editoriali insostenibili da riviste locali e spregiudicate, prive di un vasto pubblico e quindi preferisco un vivere una breve stagione di punta”. Oltre ai già citati artisti il giornale si avvalse anche della collaborazione di altri importanti artisti quali Chini Galileo, Giusto Giuseppe, Michele Alberto,Pascarella Cesare, Scarselli Adolfo. I numeri presentavano novelle, bozzetti, poesie edSenza titolo-108 articoli inediti di importanti firme come Angeli Diego, Antona-Traversi Giannino, Aruch Emilio, Baronchelli Grosson Paola (Paulette), Basso Maurizio , Bernardini Adelaide, Boinaghi Alfredo, Bracco Roberto, Bontempelli Massimo, Campanile Gaetano, Caponi Giacomo (Folchetto), Capuana Luigi, Civinini Guelfo, Collautti Arturo,  Colasanti Arduino, Coli Edoardo, Conti Giuseppe, Dalla Porta Ettore (Edipi), D’Ambra Lucio, Forsten Riccardo, Franquinet De Saint Remy, Fucini Renato (Neri Tanfucio), Gatteschi Roberto Pio, Gentile Alfredo , Grazzini Giuseppe, Marradi Giovanni,  Mazzoni Guido, Montegutti Maurizio, Meyer Giovanni,  Mendes Catullo,  Montebaldo A., Menasci Guido,  Montelatici Giuseppe, Ojetti Ugo, Ossani Lodi,  Olga (Febea), Pascarella Cesare, Panzacchi Enrico, Prevost Marcel, Pascoli Giovanni, Panerai Napoleone, Rubichi Ernesto (Richel), Sangiacomo Olivieri A., Saint Croix, Scarpelli Filiberto, Trilussa – Tioli licurgo, Torelli Achille, Vecchi Vittorio (Jack/ La Bolina), Zuccoli Luciano. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\CFI\0353402; Bardazzi, Illustrazione e la Grafica in Italia nel periodo Liberty, 28; Righini, I periodici fiorentini, n. 1046.                                                                                                                                                                                                                                                           2 200 euro

(CARICATURE – CARICATURISTI – BOLOGNA – INVITI – NUZIALI – NUPTALIA – SATIRA – RARITA’),

Senza titolo-226Majani Augusto (Nasica), Processo Lugaresi-Majani (Invito di Nozze di Nasica agli amici), 

Bologna, Zanichelli e Albertazzi, S. d. (ma 1905). 

Foglio volante (32,5×21,5 cm) ; un leggero segno di piegatura al centro del foglio e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. Il bellissimo foglio satirico di Augusto Majani fu l’invito di nozze fu stampato ed inviato agli amici in occasione del proprio matrimonio con Olga Lugaresi originaria di Budrio. Il foglio volante presenta i due imputati, come già condannati “all’Ergastolo Matrimoniale”. Majani si sposò nell’aprile del 1905 con testimoni di Stecchetti e Testoni. Il matrimonio avvenne sempre nell’ordine della goliardia. Stecchetti accompagnava la sposa mentre Testoni accompagnava lo sposo confortandolo come se lo stesse portando al patibolo. Il testo che accompagna il testo riporta: “Dopo 12 anni di carcere preventivo si presentano entrambi nel giorno 22 corrente al Tribunale di Bologna per essere condannati all’Ergastolo matrimoniale. Io sottoscritto, più che amico, fratello fin dalla nascita dell’infelice artista, mi rivolgo alla S. V. Ill.ma perché entro il giorno 21 corr. Voglia per far pervenire (presso la redazione del “Carlino” – Piazza Calderini, 6) al povero recluso un oggetto di necessario uso domestico, come sarebbe una graticola, la corda del pozzo, una pentola, una scopa, ecc. oggetti tutti indispensabili ora a lui che sta per metter su casa. È consuetudine in simili circostanze rendere meno grave la condanna dei rei con doni e pubblicazioni di valore. L’amico mio abbia invece in oggetti modesti e casalinghi il ricordo continuo della stima sincera e dell’affetto dei numerosissimi (speriamo) amici. Esclusa così l’idea del volfare scrocco, io ringrazio anticipatamente la S. V. Ill.ma e mi professo, dev.mo, Nasica. N. B. – Sarebbe desiderabile che tutti si mettessero d’accordo per evitare duplicati; perché riuscirebbero inutili al Majani, ad esempio: 2 letti doppi, 20 credenze, 50 corde per il pozzo, ecc.”. Molto raro ed in buone-ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                        250 euro

(MICROSCOPIO – MEDICINA – SCIENZE NATURALI – PRIME EDIZIONI – MALPIGHI – INSETTI – FISIOLOGIA,

 Senza titolo-75Senza titolo-74(Marsili Anton Felice), 

Relazione del ritrovamento dell’uova di chiocciole di A. F. M. in una lettera a Marcello Malpighi, Celebre Professore di Medicina nell’Università di Bologna. 

In Bologna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683.

In 12° (15×8,3 cm); 83, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo con immagine della formazioni delle uova di chiocciola. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Piccola mancanza al margine superiore del dorso e per il resto esemplare perfetto. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare stampato su carta forte. Prima non comune edizione di questo celebre studio del noto vescovo e biologo bolognese Antonio Felice Marsili. Frequentò lo Studio bolognese dove fu allievo di Vitale Terrarossa, un filosofo il quale sosteneva che l’atomismo di Democrito fosse compatibile con l’aristotelismo. Si laureò in diritto civile e canonico nel 1670. Marsili fu uno dei Senza principali esponenti dei «cattolici galileiani». Nel 1681 intervenne nellaSenza titolo-73 controversia sulla generazione spontanea con questa memoria dedicata a Malpighi intitolata “Relazione sul ritrovamento dell’uova delle chiocciole” che pubblicò per la prima volta nel 1683. La Relazione ebbe notevole risonanza ed «entrò subito nel circuito della cultura scientifica europea» (ed. Piaia, p. 17), tanto che l’amico Malpighi in quello stesso anno ne inviò una copia alla Royal Society. Nel 1684 ne fu pubblicata, ad Augusta, una traduzione latina che lo stesso Malpighi inserì poi nella sua Opera Omnia uscita nel 1686 a Londra. La memoria provocò la reazione del gesuita Filippo Bonanni il quale, con lo pseudonimo di Godefrido Fulberti, pubblicò nello stesso anno delle “Riflessioni sopra la relatione del ritrovamento dell’uova delle chiocciole” nelle quali rispose al Marsili solo nei termini della filosofia scolastica. Quest’opera del Marsili è considerato un ottimo esempio del rinnovato spirito scientifico metodologico che si sta propagando in Europa. Nella prima parte l’autore illustra le po sizioni contrastanti sulla generazione degli insetti e degli altri esseri viventi appoggiando apertamente le critiche alla teoria della loro origine per generazione spontanea dal limo o dalla putrefazione di cadaveri. Passa poi ad illustrare il ritrovamento di alcune uova di chiocciola in un cespuglio e le osservazioni fatte anche con l’ausilio del microscopio dello sviluppo delle stesse. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Bibl.: Wellcome, IV, 62; Krivatsy, 7488; Piantanida Pag. 153, N° 1697. L’autore si ricava dal Melzi, Dizionario delle opere…, Vol II, p. 425. logna, Per gl’Eredi d’Antonio Pisari, 1683.                                              600 euro

(ASRTOLOGIA – ASTRONOMIA – PADOVA – L’AQUILA – EFEMERIDI),

IMG_0412_clipped_rev_1 IMG_0414_clipped_rev_1IMG_0411_clipped_rev_1 IMG_0410_burnedIMG_0410_clipped_rev_1IMG_0408_clipped_rev_1Argoli Andrea, 

De diebus criticis et aegrorum decubitu libri duo (- liber secundus). 

Patavii, Paulum Frambottum Bibliopol., 1652.

In 4° (205×145 mm). (8), 6, (2), 371, (13). Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Il secondo libro inizia a p. 109 con proprio frontespizio. Con moltissimi diagrammi astrologici incisi in legno nel testo a metà pagina. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titoli manoscritti al dorso, un po’ allentata internamente. Seconda edizione, rara al pari se non più rara della prima, due soli esemplari censiti in ICCU. La seconda parte che inizia a pagina 109 analizza la situazione astrologica e l’oroscopo, illustrato da numerosissime tabelle, della vita e delle malattie di numerosi personaggi eccellenti dell’epoca tra i quali i pontefici Sisto V, Clemente VIII, paolo V, e ancora Enrico II, Odoardo farnese, Ferdianndo Gonzaga, Ranuccio farnese, card. Alessandro Orsini, Scipione Borghese, Federico Borromeo e ecc. Andrea Argoli (Tagliacozzo in provincia dell’Aquila, 1570 – Padova, 27 settembre 1657) fu un celebre matematico, astronomo e medico italiano. IMG_0407Studiò all’Università di Napoli medicina, matematica ed astronomia. Nel 1621 si trasferì a Roma e suo mecenate fu il cardinale Lelio Biscia. Nel 1622 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Roma la Sapienza. A causa della sua passione per l’astrologia fu costretto a trasferirsi a Venezia. Nel 1632 ottenne la cattedra di matematica all’Università di Padova. Ebbe grande rinomanza tra i contemporanei per la sua erudizione, scrisse molte opere e fu detto l’Euclide dei Marsi. Il Senato Veneto fu tanto soddisfatto del suo insegnamento da conferirgli l’onorificenza dello “Stemma di San Marco”. Nel 1648, ancora vivente fu scolpita in suo onore una lapide nella Cappella del Tesoro della Basilica di Sant’Antonio di Padova che dice:”… Andreas Argolus S. C. Eques Divi Marci, et in Patavino ginnasio publ. mattheseos prof. pro familia sua inter Marsos jamdudum clarissitna, non magis quam pro republica astronomica…. pene laboribus per functus, animum aeternae quie­ti advertens V. S. L. M. anno aetatis 77 red. Mundi MDCL VIII…”.”la vera passione dell’A. fu l’astrologia giudiziaria. Nel 1639 ne pubblicò la prima opera, nella quale il contenuto era mascherato dal titolo, De diebus criticis et de Aegrorum decubitu libri duo (Patavii 1639): è un trattato di astrologia medica, nel quale si teorizza la soggezione delle interne ed esterne parti del corpo ai pianeti e ai segni zodiacali; sono dati anche gli oroscopi di personalità ragguardevoli tutte morte,IMG_0409_clipped_rev_1 papi e re, principi e cardinali. Opera analoga, ma non specificamente medica, è il citato Ptolemaeus parvus, ristampato più volte nel corso del secolo, preceduto da una prefazione in cui si esalta l’astrologia e si sostiene che essa non viola le leggi ecclesiastiche, né nega il libero arbitrio, perché il cielo “est sicut liber omnia futura in se scripta continens”, che tuttavia Dio può distruggere o variare a suo piacimento. I due trattati sono documenti della diffusione dell’astrologia nel XVII secolo”. “Il “cuore” dell’opera, la più importante di astrologia medica, tra quelle, numerose, pubblicate da Argoli, è rappresentato dal rapporto tra parti del corpo, relative malattie e astrologia. I 126 oroscopi hanno in effetti quale oggetto assolutamente prevalente l’identificazione, attraverso lo strumento astrologico, delle malattie (e del loro corso) dei soggetti esaminati da Argoli” (Biblioastrology). Rif. Bibl.: Biblioastrology; Thorndike VII, 122-4; Graesse I 194; Piantanida 2150; Caillet I 382.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      400 euro

(BIOLOGIA – ENTOMOLOGIA – PARASSITOLOGIA – AREZZO – INSETTI – BIOLOGY – ENTOMOLOGY – SCIENZE – BOTANICA),

 Senza titolo-28  Senza titolo-29Redi Francesco, 

Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti fatte da Francesco Redi, Accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all’Illustrissimo Signor Carlo Dati. Terza Impressione. 

In Firenze, Per Francesco Onofri Stampator’Arcivescovale, 1674.

In 4° (24×17 cm); (4), 236 pp. e 39 c. di tav. fuori testo, alcune più volte ripiegate tutte poste alla fine del volume. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida con i piatti foderati con carta marmorizzata agli inizi dell’ottocento. Dorso a tre nervi. Titolo in oro su fascetta in pelle chiara al dorso realizzato in epoca ottocentesca. Fregio editoriale inciso al frontespizio con motto “Il più bel Fiore ne coglie”. Le ultime due carte presentano un’antica integrazione al margine bianco inferiore, del tutto ininfluente, realizzato solo per far coincidere il margine inferiore di queste tavole a quello delle altre. Poche macchioline di foxing e leggerissime bruniture, in genere nel margine esterno bianco di alcune carte ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare completissimo. Presente anche la tavola 29 spesso assente. Due incisioni nel testo rappresentanti insetti. Terza edizione, in verità seconda in italiano (dopo un’edizione uscita le 1668 con numero minore di tavole, uscì una seconda edizione in latino), preferita Senza titolo-30alle altre, in quanto è quella con il maggior numero di tavole. Una delle opere più celebri del grande medico, naturalista e letterat o italiano, Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697). Considerato il fondatore della biologia sperimentale e uno dei padri della parassitologia moderna. “I suoi studi, fra i quali quelli intorno alla generazione spontanea e al veleno delle vipere, rivestono particolare importanza nella storia della scienza moderna, per la loro opera di demolizione di alcune teorie di stampo aristotelico a favore di un’attività sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di una pratica terapeutica di impostazione ippocratica, costruita su regole di prevenzione e sull’uso di rimedi esclusivamente naturali e su precetti di vita equilibrata… Particolarmente importanti sono le sue “Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti” del 1668, nato da una lettera a Carlo Dati, in cui confutò la teoria della generazione spontanea, allora generalmente accettata, con un approfondito studio sperimentale della riproduzion e delle mosche”.  L’opera contribuì in modo definitivo ad screditare il dogma aristotelico sulla generazione spontanea degli insetti. I suoi esperimenti e le sue osservazioni microscopiche vennero poi in seguito riprese, sviluppate e concluse da Pasteur e da Spallanzani. “Sotto forma di lettera indirizzata a Carlo Dati, segretario dell’Accademia della Crusca e accademico del Cimento, l’opera che condurrà Redi alla notorietà espone Senza titolo-27le conclusioni raggiunte a seguito di molte esperienze “fatte di fresco […] intorno al nascimento di que’ viventi che infino al dì d’oggi da tutte le scuole sono stati creduti nascere a caso [corsivo mio] e per propria lor virtude senza paterno seme” (Esperienze intorno alla generazione degl’insetti [1668], a cura di W. Bernardi, 1996, p. 75). “Redi’s masterpiece is considered to be ‘Esperienze intorno alla generazione degl’Insetti’ (1668), in which he disproved the doctrine of spontaneous generation in insects, inherited from Aristotle and still considered dogma. The microscope revealed in insects an organization as marvelous as it was unsuspected. Redi prepared and observed the egg-producing apparatus in insects, and he also used the microscope to good advantage in observing the morphological elements characteristic of the eggs of each species” (DSB XI, p. 341).D. Pandi, Bibl. delle opere di F. Redi p. 3 ‘Raro’; Nissen ZBI, 3319. Prandi n°9 “raro”; Poggiali I n°552; Michel-Michel VII 16; Nissen I 3319; Krivatsy 9449; British mus. cat. XVII cent. Italian II 726. Manca a Gamba, Razzolini, Choix. Opera rara, completa ed in buone-ottime condizioni di conservazione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     1400 euro

(PRIME EDIZIONI – RARITA’ BIBLIOGRAFICHE – POLONIA – POLONICA – ROMANTICISMO),

Senza titolo-44  Slowacki Juliusz, 

due opere in un volume: Beniowski. Poema przez Juliusza Slowackiego. Piec pierwszych piesni. W Lipsku, U Leopolda Michelsona, 1841. Unito a: Anhelli przez Juliusza Slowackiego. Paryz, W Ksiegarni i drukarni polskiej, 1838.

In 8°; due opere in un volume: (4), 176 pp. e 108 pp. Legatura coeva in mezza pelle con titoli, autore, filetti e decorazioni impresse a secco al dorso. Piatti rifoderati con carta scura verso la fine del XIX° secolo. Antico numero manoscritto al frontespizio della prima opera e a pagina 3. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Due rare prime edizioni di due delle principali opere del più grande poeta romantico polacco, Juliusz Słowacki (Kremenec’, 4 settembre 1809 – Parigi, 3 aprile 1849) che insieme a Adam Mickiewicz e Zygmunt Krasiński, fa parte del gruppo dei “Tre Bardi” che furono coloro che nell’ottocento, impersonaro il pensiero risorgimentale polacco dopo la spartizione della Polonia del 1772. Come l’altro grande letterato Mickiewicz, Slowacki compì parte dei suoi studi a Vilnus. Nel 1829 si trasferisce a Varsavia dopo aver ottenuto un posto pubblico di lavoro e qui assistette ai celebri moti rivoluzionari a carattere patriottico del 1830-1831 che segnarono profondamente la sua produzione poetica. Nel 1831 passa alle dipendenze del principe Adam Jerzy Czartoryski. Poetica mistico di grande acume e cultura, Slowacki in questi anni compone le sue opere patriottiche più importanti e porta a maturazione del suo pensiero filosofico del “messianismo polacco” che idealizza la storia della nazione polacca come un capo espiatorio del male del mondo ad immagine della vita di Gesù. Inviato in missione diplomatica a Londra nel 1832, entra in contatto con gli ambienti dell’emigrazione polacca ed inizia per il poeta un periodo di lunghi soggiorni parigini, intercalati da viaggi attraverso l’Europa dove incontra i maggiori letterati polacchi costretti dalla situazione politica del loro paese a trovare rifugio all’estero. Morì a Parigi nel 1849. La poetica di Slowacki analizza la situazione contemporanea della nazione polacca, prendendo in considerazione importanti questioni legate alla lotta per la liberazione nazionale come inevitabile sbocco della storia antica della Polonia e delle attuali cause dello smembramento nazionale. Ma non è solo l’analisi della situazione nazionale ad influenzare la poesia di Slowacki ma anche temi universali esistenziali analizzati con estremo acume e delicatezza, problemi filosofici ed estetici. Il suo lavoro della maturità, si distingue per la profonda adesione del poeta a temi legati al misticismo ed alla ricerca di un pervasivo senso morale e di un creatore che non sono quelli dei dogmi cattolici ma che appartengono, in Slowacki, all’uomo in quanto tale. Il tutto viene espresso da una magnifica ricchezza immaginativa, da ritratti poetici ed un linguaggio aulico e ricercato. Slowacki è un poeta “degli stati d’animo” ma anche un maestro della parola. Oltre a Tadeusz Miciński e a Cyprian Kamil Norwid, è considerato il più grande dei mistici della poesia polacca anchSenza titolo-45e se a differenza di Norwid, la sua poesia è prettamente legata al gusto romantico nato nel poeta, dalla lettura e traduzione in epoca giovanile di opere di Lord Byron e Percy Shelley. Le due opere qui presentate sono il poema Beniowski ed il poema Anhelli. Beniowski è un poema digressivo, le cui prime cinque canzoni furono scritte nel 1840-1841 e pubblicate nel 1841. Altre parti furono edite solo dopo la morte di Slowacki. L’opera segue eventi verificatosi durante la Confederazione di Bar, la lotta contro i russi e i contadini ribelli ruteni che ebbero luogo nelle province di confine della Repubblica Ucraina, all’epoca dei fatti parte della Polonia. L’azione riguarda i viaggi e il destino del nobile Maurycy Beniowski (basato sul vero avventuriero Maurycy Beniowski). Secondo le regole del poema digressivo, la storia vera e propria copre solo una piccola parte del lavoro (circa il 50%) mentre per le restanti pagine dell’opera il narratore lascia ripetutamente la narrazione vera e propria, per presentare i propri commenti sulla vita letteraria attuale, la situazione politica e sociale, la propria vita, ecc. Secondo lo storico Juliusz Kleiner, Slowacki ideò il poema come risposta polemica a Adam Mickiewicz scrivendo un vero e proprio programma di poetica nel tentativo di affermarsi come una nuova guida spirituale della nazione. Non a caso l’immagine dell’antica Polonia illustrata da Slowacki è assai distante da quella bucolica ed idealizzata del Pan Tadeusz. Anhelli è sicuramente una delle opere chiave del pensiro di Slowacki. In essa l’autore rivela il suo futuro pessimistico per la lotta dell’emigrazione polacca alla ricerca della liberazione della propria nazione dal giogo delle altre potenze. L’opera si contrappone in forma stilizzata al “Księgi narodu polskiego i pielgrzymstwa polskiego” di Adam Mickiewicz. Il poema fu scritto nella primavera del 1837 in un monastero armeno chiamato “Betcheszban” (cioè “il resto dei morti”) nelle montagne del Libano. Il poeta lo scrisse “(…) pieno di quei sentimenti e pensieri che la Terra Santa e una notte alla tomba di Cristo avevano suscitato in lui (…). L’opera venne redatta, però, solo nel 1838 a Firenze per essere poi pubblicata a Parigi lo stesso anno. I caratteri di stampa furono decisi da Bourgogne et Martinet. Il volume è dedicato a Stefan Hołyński. L’opera rappresenta il più compiuto sviluppo letterario del messianismo polacco idealizzato da Slowacki e della sua concezione mistica dell’esistenza. Il tema principaSenza titolo-43le di questo poema è il viaggio di Anhelli, un ragazzo che dopo aver perso la sua compagna Ellenai attraversa, insieme alla sua guida, uno Sciamano, le terre siberiane. La Siberia diventa un “inferno bianco” per gli esuli polacchi, un luogo di esecuzione fisica e caduta spirituale. Gli eroi attraversano la desertica terra siberiana attraversando cimiteri e foreste fino ad arrivare alle oscure miniere siberiane. Il loro viaggio assomiglia a un viaggio dantesco dal quale sicuramente Slowacki prese ispirazione per il suo lavoro. Il poema finisce con la morte di Anhelli che non si risveglia alla chiamata di un cavaliere, riprendendo così l’immagine di colui che era stato destinato al sacrifico del proprio cuore. Rara prime edizioni, rara la prima opera e rarissima la seconda, ancor più rare a reperirsi in queste buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per tutte e due le opere, Estreicher, Bibliografia Polska, XIX. Stoleca, Krakow, Jegellonskiego, 1878, pag. 283.                                                                                                                                                                                                                                                                               1300 euro

(ILLUMINISMO – ILLUMINISM – PRIME EDIZIONI – FIRST EDITION – LIBRI PROIBITI – SUPERSTIZIONI – FANATISMO RELIGIOSO – FILOSOFIA),

  Senza titolo-61Voltaire, 

Dictionnarie Philosophique, Portatif.,

Londres (ma Geneve), S. Stampatore (ma Gabriel Grasset), 1764.

In 8° (18,4×11,1 cm); VIII, 344 pp. Bella legatura realizzata tra la fine del XVIII° ed i primissimi anni del XIX° secolo in mezza-pelle con titolo, ricchi fregi e iniziali dell’antico proprietario, il Marchese Ludovico Guarenti, impresse al dorso. Le proprietà della celebre famiglia veronese dei Guarienti a Valeggio sul Mincio, dove vi era il palazzo di campagna di famiglia fin dal quattrocento, vennero disperse, in una celebre vendita pubblica, proprio alla morte di Ludovico Guarienti, nel 1859. Un leggero difetto alla cerniera bassa del piatto anteriore, abilmente restaurato ed ininfluente. Piatti foderati con bella carta marmorizzata coeva. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lievissima macchiolina di foxing in poche pagine e sei carte con leggerissima brunitura, il tutto dovuto dalla qualità della carta, ininfluente. Otto carte con leggerissime bruniture al margine basso, mai fastidiose e praticamente invisibili e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione rara, comunemente identificata come la prima edizione, di questa celeberrima opera del grande filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, encicloSenza titolo-60pedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese, Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet ( Parigi, 21 novembre 16 94 – Parigi, 30 maggio 1778) che fu il massimo esponente dell’Illuminismo. L’opera venne stampata anonima e senza editore da Gabriel Grasset nel 1764. L’opera è la più famosa opera di Voltaire conto la superstizione ed il fanatismo. Voltaire iniziò a lavorare all’opera nel 1752, sembra in conseguenza di una cena alla corte di Federico II di Prussia, quando una serie di intellettuali si lanciò la sfida di scrivere, per il giorno dopo, come gioco letterario, la voce di un dizionario moderno illuministicamente inteso. Mentre i restanti partecipanti alla cena non presero sul serio la sfida, Voltaire abbracciò entusiasticamente l’idea ed iniziò a lavorare ad una “voce” dedicata al fanatismo ed alla superstizione, gettando così le basi di quello che negli anni seguenti sarebbe poi diventato il Dictionnaire Philosophique. L’opera doveva essere un agile e divertente strumento di consultazione contenendo, a differenza dell’Enciclopedia, solo alcune voci legate a superstizioni e idee obsolete che sarebbero poi state smontate attraverso l ‘ironia ed il sarcasmo. L’opera che manteneva la struttura della sua più estesa sorella, l’Eciclopedia di Didedort e Dalambert, si prefiggeva in qualche modo anche finalità simili. Il volume si apre con un’introduzione nella quale l’autore avverte come l’opera sia solo per menti illuminate in quanto “l’uomo volgare non è fatto per simili conoscenze; la filosofia non sarà mai suo retaggio”. Il bersaglio dell’opera finiscono così per essere le idee religiose ed in  primis i testi sacri del cristianesimo ma anche idee sociali, teorie filosofiche ma anche, prendendo spunto da fatti ed avvenimenti di cronaca contemporanei, le autorità giudiziarie e l’inquisizione, il tutto in nome della verità e della giustizia. Ad esempio si può leggere sotto la voce “Prete” ” I preti sono, in uno Stato, pressappoco quel che sono i precettori nelle case dei cittadini; obbligati a insegnare, pregare, dare  l’esempio; non possono avere Senza titolo-62nessuna autorità sui padroni di casa, a meno che non si provi che colui che paga un salario deve obbedire a chi lo riceve. Fra tutte le religioni, quella che esclude nel modo più assoluto i preti da ogni autorità civile, è senza dubbio quella di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare.”  “Non ci sarà, tra voi, né primo né ultimo.” “Il mio regno non è di questo mondo.” Le contese fra l’impero e il clero, che insanguinarono l’Europa per più di sei secoli, non furono quindi, da parte dei preti, che ribellioni contro Dio e gli uomini e un peccato continuo contro lo Spirito Santo. Da Calcante, che assassinò la figlia di Agamennone, fino a Gregorio XIII e a Sisto V, due vescovi di Roma che vollero privare il grande Enrico IV del regno di Francia, la potenza sacerdotale fu fatale nel mondo. “. L’opera appena uscì creò enorme sdegno fra le autorità politiche e religiose di molte paese. Francia e Svizzera, dove l’opera vide la luce grazie al coraggio dell’editore, Grasset, venne subito censurata e si cercò di eliminare tutti gli esemplari esistenti in vari roghi pubblici. L’opera però, allo stesso tempo, sulla scorta della curiosità prima e dell’entusiasmo suscitato poi, divenne molto ricercata e varie riedizioni vennero stampate in breve tempo. Prima rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione e dalla provenienza nobiliare. ” La lecture du Dictionnaire appelle la comparaison avec les Essais de Montaigne, on y trouve la même liberté de pensée et autant de digressions ” (Voltaire, BN, 1979, nº 547). Bibl.: Brown, Livre dangereux, Voltaire’s Dictionnaire philosophique, a Bibliography, 1994, nº 1.                                                                                                                                                                           4.000 euro

(PIAZZETTA – VENEZIA – ARTE – DISEGNO – BARTOLOZZI – ILLUSTRATI – PITTURA – STORIA DELL’ARTE),

 Senza titolo-57Senza titolo-58Senza titolo-55Piazzetta Giambattista (anche Giovanni Battista), Pitteri Marco, Bartolozzi Francesco, 

Studj di Pittura già disegnati da Giambattista Piazzetta ed ora con l’intaglio di Marco Pitteri, pubblicati a spese di Giambattista Albrizzi sotto gli asupicj di sua Eccellenza Carlo Conte e Signore de Firmian. 

In Ve nezia, (Giovanni Battista Albrizzi), 1760.

In oblungo (29×40 cm); (20), XLVIII cc. Elegante legatura artigianale realizzata tra la fine dell’ottocento ed i primissimi anni del novecento,  in mezza pergamena con titolo e ricchi fregi a secco al dorso. Piatti foderati da carta marmorizzata coeva. Qualche piccola ed insignificante macchiolina di foxing in tre tavole, qualche lieve alone in alcune carte, un carta con leggero dietto, ininfluente e nel complesso esemplare in buone condizioni di  Frontespizio in rosso e nero con vignetta impressa. Contiene in questo ordine: dedica a Carlo de Firman firmata Giambattista Albrizzi. Girolamo con grande stemma araldico, magnifica iniziale animata e finalino con angelo alato, Privilegio di stampa, Prefazione dell’editore Giambattista Albrizzi con iniziale animata, Memorie intorno alla vita di Giambattista Piazzetta con iniziale animata ed incisione a doppia lastra con ritratto del Piazzetta che è anche l’unica incisione mai realizzata da Piazzetta che porta la sua firma, seguono XVI capitoli, il primo dei quali dal titolo “Delle qualità convenienti ad un Giovanetto voglioso di apprendere la Pittura”. Seguono 48 magnifiche tavole  finemente incise da Bartolozzi e da Pitteri in modo alternato. Le tavole di Pitteri riprendono quelle di Bartolozzi ma presentandole con accurate e finissime, ombreggiature. Le tavole furono ispirate da alcuni degli ultimi lavori del Piazzetta che era stato incaricato da Albrizzi, di realizzare alcuni disegni, per illustrare un’opera che voleva essere una guida per chi volesse apprendere l’arte del disegno. Piazzetta riuscì a realizzare solo parte dei disegni che aveva in mente prima che la morte lo cogliesse. Scrive il Morazzini a p. 129: “Le chiare squillanti tavole degli “Studi di pittura” hanno una freschezza inarrivabile Senza titolo-56e una gaiezza veramente comunicativa, e ben si comprende come questo “album” nella Veneta Pubblica Accademia, appena stampato, venisse imposto agli scolari come testo obbligatorio di studio”. Cfr. anche Knox “G.B. Piazzetta” (Neri Pozza, 1983), pp. 81/82: “Ai fini didattici l’Albrizzi fece incidere i disegni a contorno appena ombreggiato dal Bartolozzi (ma il suo nome appare soltanto nella tarda ristampa che ne fece Teodoro Viero) e con perfetta, finita ombreggiatura, dal Pitteri: tutti i soggetti son o ripetuti due volte.. Dell’opera si conoscono più stati. Nel primo – che è il più raro – i nudi maschili sono integrali. Nel secondo stato appaiono aggiunte le foglie di fico. In questi due stati le tavole sono numerate da I a XXIV. Vi è poi un’ediz. con numerazione unica e continua da I a XLVIII. L’omaggio al Piazzetta non sarebbe stato completo se l’Albrizzi non avesse ricordato, in pagine fondamentali per la conoscenza dell’artista, la figura del suo “grande e cordiale amico”, dell’artista difficile che “prefissa si era per guida l’idea della perfezione”; e a suggello delle sue righe l’editore poneva l’unica acquaforte che abbia fatto il Piazzetta”. Il nostro esemplare appartiene alla tiratura con le tavole numerate in modo consecutivo da I a XLVII. Le tirature differiscono anche per altri particolari. Giovanni Battista (o Giambattista) Piazzetta (Venezia, 13 febbraio 1683 – Venezia, 2 Senza titolo-599 aprile 1754) è stato uno dei più importanti pittori del settecento. Figlio ‘arte e studente di Antonio Molinari e di Silvestro Manaigo, a vent’anni si recò a Bologna dove  conobbe e rimase profondamente colpito dall’opera di Giovanni Mari Crespi. Tornato a Venezia iniziò a farsi conoscere e  numerose furono le opere che gli furono commissionate. Nel 1724, iniziò la collaborazione con Albrizzi che duratura e forte arrivò a produrre alcuni dei più bei libri veneziani del settecento come la celebre “Gerusalemme Liberata”. Nel 1750 gli venne conferita, per i suoi meriti, il titolo di direttore della Scuola di nudo dell’Accademia veneziana, istituita in quello stesso anno dal Senato. Opera rara. Rare. Good Copy. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cicognara 345; Cicogna 4657; Schlosser p. 561.                                                                                                                                                                                                                                                      3.500 euro

(GIORANLI SATIRICI – SATIRA POLITICA – BOLOGNA – ILLUSTRATI – REBUS),

Il Diavoletto, giornale fantastico. Programma e poi dal n, 1 del 2 Gennaio 1860 al n. 37 del 3 Novembre 1860; (tutto il pubblicato). Diretto da Pietro Casanova fino al n. 27, poi da G. Raimondi.

In folio piccolo (36,5×26 cm); 38 numeri in tutto, compresso il rarissimo primo numero fuori numerazione con il programma del giornale, seguono poi 37 numeri ognuno di 4 pagina a parte un numero che presenta 6 pagine. Assolutamente tutto il pubblicato. Non si conoscono altri esemplari completi anche del numero di presentazione dell’opera. Legatura coeva in pieno cartoncino molle foderato da bella carta a motivi azzurri e amaranto, titolo manoscritto al piatto entro doppia cornice colorata con cornice azzurra in rilievo. Piccole mancanze al dorso. Qualche minimo strappetto con perdita di carta al margine basso bianco del numero di presentazione, ininfluente e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di cnonservazione. La legge del 13 gennaio del 1860 relativa alla libertà di stampa, promulgata da Umberto I, stimolò la produzione di testate in tutto il Regno. Nella sola Bologna, nel 1860 nacquero quattro giornali satirici, “Il Diavoletto” che fu il primo ad uscire il 2 gennaio (probabilmente il numero di presentazione uscì addirittura prima della fine del 1859), ancor prima che la legge fosse promulgata, il “giornale fantastico” decisamente anti-austriaco, il “Il Folletto” (25 luglio), “Don Marzio” (11 settembre) e “Il Profeta” (10 novembre). Tutti questi giornali sono privi di appoggi politici e sono tentativi sperimentali, sospinti dall’entusiasmo risorgimentale dei loro ideatori. Il primissimo numero di presentazione riporta al frontespizio una magnifica vignetta a piena pagina nella quale, sotto il titolo, si presentano due porte, una con su scritto “Si entra” con gente che si accalca e si accapiglia per entrare ed una porta con su scritto “Si sorte” dove persone composte escono dalla porta leggendo il giornale. Al centro del tutto una grande scena d’interni dove un diavolo con cilindro in mano si presenta ad un signore colto alla sprovvista, ancora in vestaglia, all’interno di un ricco ambiente signorile. Il primo numero contiene un botta e risposta fra “L’Associato” ed Asmodeo. I numeri del giornali presentano una grande vignetta alla prima pagina, due pagine centrali di testo e nell’ultima pagina, nel margine superiore delle vignette satiriche e nel margine inferiore un rebus. Un numero presenta anche un foglietto con manoscritta coeva la soluzione di un rebus. Il giornale, nella parte di testo, contiene sciarade satiriche e notizie sulla storia locale e gli spettacoli teatrali bolognesi anche se non mancano i riferimenti agli avvenimenti nazionali ed internazionale. Molto più attente alla situazione politica nazionale ed internazionale sono le grandi vignette alla prima carta. Le divertenti vignette all’ultima carta, invece, dissacrano gli usi e costumi dell’epoca.  Molto accattivante da u punto di vista grafico è la testata alta del giornale, con il titolo in campo nero che sormonta un diavolo intento a scrivere, il tutto entro una cornice di diavoletti (quasi ombre in quanto presentati in solo nero) che si tirano per la coda. Il giornale, stampato a Bologna dalla Tipografia di G. Monti al Sole vide come direttori Pietro Casanova prima e Giuseppe Raimondi poi. Rarissimo a reperirsi completo di tutti e 38 i numeri e cioè i 37 numeri ed il numero di presentazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVE\0278252, quattro esemplari censiti ma tutti privi del primo numero di presentazione, a due degli esemplari mancano anche altri diversi numeri.                                                                                                400 euro

(SATIRA – BOLOGNA – GIORNALI SATIRICI – MANIFESTI PUBBLICITARI),

Senza titolo-107Grossi Augusto,

Grande e rarissimo manifesto pubblicitario per l’uscita del celebre giornale satirico bolognese, Il Diavolo Zoppo.

Bologna, S. data (ma 1863)

92,7×59 cm; un foglio volante. La parte superiore presenta la tipica immagine che accompagna anche la testata del Diavolo Zoppo, ideata dal disegnatore Augusto Grossi, alle spalle del quale sono ben visibili San Luca e le Torri degli Asinelli. Nel margine basso il titolo della testata ed i prezzi d’abbonamento. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Data la pessima qualità della carta sulla quale questo manifesto venne pubblicato, risulta oggi rarissimo se non irreperibile. Il giornale uscì per la prima volta il 3 gennaio del 1863 dall’idea del giovane impiegato postale Leonida Gioannetti (all’epoca ventiduenne), del disegnatore Augusto Grossi e con la collaborazione del pittore  Silvio Faccioli. Vicino agli ambienti della sinistra liberale è caratterizzato da posizioni monarchiche, antimazziniane, fortemente anticlericale, “cautamente” garibaldino come definito dagli stessi redattori, è aspramente contrapposto alle posizioni della destra storica, incarnate, a Bologna, dalla figura del potente uomo politico e ministro del Regno, Marco Minghetti. Insieme a Minghetti, il bersaglio preferito dal giornale, è Napoleone III che Grossi chiama il “Gigione” per la sua politica ambivalente e fin troppo cauta, verso l’Italia. Grossi che oltre abile disegnatore è anche un appassionato litografo elabora una nuova tecnica litografica che impone il disegno diretto della matita grassa sulla lastra di pietra. Questo metodo che permette di saltare la lunga e costosa fase dell’incisione e che permetterà la nascita ed il successo di numerosissime testate satiriche in Italia, nella seconda metà del XIX° secolo. Gioannetti e Grossi, grazie all’esperienza maturata con il Diavolo Zoppo, saranno due figure cardine delle due principali e più celebri testate satiriche dell’ottocento. Nel 1865 Gioannetti sarà l’editore della “Rana”, mentre Grossi illustrerà dal 1873 l 1915 il “Papagallo” (uscito anche con il titolo di Pappagallo. Grossi utilizzerà poi l’iconografia del Diavolo Zoppo, ideata per il giornale, nell’illustrazione del “Diavolo Zoppo” di Le Sage. Il “Diavolo Zoppo”, il 5 aprile del 1865 fece uscire l’ultimo numero e la redazione confluì, in parte nella testata “Mago” il 5 aprile 1865. Rarissimo manifesto pubblicitario.                                                                                                                                                                                                700 euro

(PUBBLICITA’ – POSTERS – FOTOGRAFIA – ART NOVEAU – JUNGENDSTIL – SECESSION – ARTE – MARCHE FOTOGRAFICHE),

Senza titolo-106Grande poster pubblicitario di Hans Unger, Les appareils Ernemann sont les meilleurs, s. data ma 1903 circa.

Litografia a sei colore che rappresenta il celeberrimo marchio della Ernemann la “die Lichtgöttin” la dea della Luce che proprio Unger ideò. Due strappetti senza perdita di carta restaurati, qualche minimo strappetto senza perdita di carta ai margini esterni ma nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Barrette in metallo coeve al margine alto e basso. Rarissimo manifesto pubblicitario realizzato dal celebre artista tedesco Hans Unger (26 agosto 1872 – 13 agosto 1936) che fu uno dei rappresentati di punto dell’Jugendstil, Art Noveau tedesca che venne profondamente influenzata dall’art-noveau franco-belga, ma anche dal movimento inglese Arts and Crafts e dalla Secession viennese. La sua fama fu immensa fino alla fine della prima guerra mondiale, quando, il mutato ambiente politico-artistico tedesco, ne cancellò la memoria. La figura di Unger ha avuto un’importante rivisitazione a partire dai primi anni 80’ del novecento fino a tributargli la giusta importanza artistica, come una delle figure di spicco dello Jugendstil, durante una mostra del museo di Freital nel 1997 che ne esplicò l’importanza nella scena artistica di Dresda tra la fine dell’ottocento e i primi venti anni del novecento. Il manifesto è un’esplicazione dell’arte di Unger e dello stile Jugendstil. Il soggetto, come nella maggior parte delle opere di Unger è un ritratto femminile (solitamente la moglie o la figlia) dai colori sgargianti su sfondo nero. Della stessa litografia fu prodotta anche una copia in lingua russa. Particolarmente interessante è il modo con il quale Unger decide di pubblicizzare i prodotti della celebre ditta di macchine fotografiche di Dresda Ernemnn. La Werke Ernemann fu fondata a Dresda nel 1876 dal mercante Eichsfeld Heinrich Ernemann e da Wilhelm Franz Matthias. Quando Matthias si ritirò dalla compagnia, nel 1891, mutò il suo nome da “Dresdner photographische Apparate-Fabrik Ernemann & Matthias” in “Ernemann-Werke”, per poi divenire nel 1899, sull’onda di un successo internazionale, una vera e propria società per azioni con l’acquisizione, lo stesso anno della “Ernst Herbst & Firl, Fabrik photographischer Apparate” di Gorlitz. Nel 1903, per la prima volta, quello che sarebbe divenuto il notissimo marchio di fabbrica, la dea della luce la cui iconografia fu ideata proprio da Hans Unger e che rimase sui marchio di tutti i prodotti Ernemann fino alla fine del 1920 che divenne conosciutissima proprio come la Ernemann-Lichtgöttin e che campeggia ancora oggi su alcuni edifici appartenuti alla Ernemann. Rarissimo. Rif. Bibl.: Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Kg 36418.                                                    1.000 euro