CATALOGO MITELLI, ALTRE CURIOSITà E QUALCHE LIBRO

CATALOGO MITELLI, ALTRE CURIOSITà E QUALCHE LIBRO

Giuseppe Maria Mitelli,

Raccolta di stampe popolari, giochi, proverbi, mestieri di Mitelli. Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico bolognese a cavallo del XVII° secolo, diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana nei secoli seguenti. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. Scrive il Toschi nella sua opera Stampe popolari ital., pp. 23-24: il Mitelli “Viene a occupare un posto a sè e a segnare una decisa svolta nello sviluppo dell’ iconografia popolare, il bolognese G. Maria Mitelli (1634-1718) … Egli fu l’ erede di quella tradizione popolare, fecondandola di un umorismo nuovo, e trasmettendola alla generazione successiva, e rappresentò il legame tra il ‘500 e il ‘600, ma la sua personalità è così spiccata, impronta di sé tutta la produzione, anche quella che riprende antichi temi e motivi (i mestieri ambulanti, il paese della Cuccagna, i proverbi ecc.ecc.)”.

2) Il beato Rainerio,

IMG_0814_clipped_rev_1

29,2×21,5 cm il foglio, 28×21,5 cm la battuta, 27,5×20,9 cm l’incisione. Una macchiolina al centro del margine alto della stampa, qualche lieve traccia di polvere, nel complesso in buone condizioni. Firma di Mitelli nel margine basso a destra. Scritta “Beato Riniero, All’Ill.mo Sig.r mio Sig.r e Pron. Col.mo, Il Sig.re Virgilio Davia Senatore. D. Carlo Antonio Barbieri D. D. D.”. Il Venerabile Rainerio da Borgo San Sepolcro Cappuccino, nacque a Borgo Sansepolcro fra 1504 e 1511 e morì a Todi nel 1589. Frate laico cappuccino fu d’esempio ai suoi confratelli per la sua vita in povertà e austerità. E’ considerato uno dei migliori esempi dei frati ai tempi dell’origine dei frati Cappuccini.  Celebri le guarigioni miracolose e le visioni da lui operate. Acquaforte stampata tra il 1650 ed il 1674. Rif. Bibl.: .: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16461; Non in Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978.

240 euro

3) Odi, Vedi e Taci, se’ vuoi viver in pace,

IMG_0815_clipped_rev_140×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 4 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678. “Chi molto ascolta, e vede, e parla poco, O quanto lietamente i giorni mena, Che bench’humida sia la lingua e foco”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16909; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 266, tavola numero 171; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 426; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

350 euro

4) Trista è quella casa, dove la gallina canta e il gallo tace

IMG_0816_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 9 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678. “Stanza mai più infelice altri non vide, Di quella, ove talor, con cambio indegno, Tien Iole il brando, e la canocchia Alcide”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16914; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 268, tavola numero 176; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

300 euro

5) In casa sua ciascuno è re,

IMG_0817_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 18 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678. “Frà domestici Lari, humile, e parca, La Signoria può tutto ciò, che pote, Su l’aureo trono, il Regnator Monarca”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16923; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 271, tavola numero 185; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

350 euro

6) Chi tutto vuole nulla ha, e di rabbia muore,

IMG_0818_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 17 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678. “Troppo chieder non dei, ch’ove chiedea, Un Mondo di tesori, uscì dal Mondo, Frà tesori sepolta anche Tarpea”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16922; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 271, tavola numero 184; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

390 euro

7) Le Donne spesse volte hanno lunga veste e corto l’intelletto,

IMG_0819_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 44 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678.  “Femina o tu’, che vuoi di saggia il vanto, Non affettar ne gli ornamenti il fasto, Poco senno tal hor scopre un gran manto”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda AFRLIMM – IMM-3a010-0009307; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 280, tavola numero 211; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

390 euro

8) L’Invidia fa alli altri la fossa et ella vi casca dentro,

IMG_0820_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 6 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678.  “L’Invidia mostra qui, ch’hà il Ciel prefisso, Ch’ella, ch’intenta è à macchinar ruine, Ruini pria nel machinato Abisso”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16911307; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 267, tavola numero 173; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

350 euro

9) Chi s’aiuta Dio l’aiuta,

IMG_0821_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. In ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 2 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678.  “De le tempre del Ciel dorriasi in vano, Povero Agricoltor, s’ei non sudasse, Sù la terra col senno, e con la mano”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16907; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 266, tavola numero 169; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

350 euro

10) Pensa di te, e poi di mé dirai,

IMG_0822_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. Una leggerissima gora, ininfluente e per il resto in ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio numero 19 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678.  “Prima le mende sue noti, e distingua, Quei, che presume ne’ difetti altrui, Scagliar il dente, e fulminar la lingua”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda SRL – H0110-16924; Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 271, tavola numero 186; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

300 euro

11) Il Cataletto acquistar fa intelletto,

IMG_0823_clipped_rev_1

40×26,5 cm il foglio, 27,4×20 cm la battuta, 26,5×19,8 cm. Una leggerissima gora, ininfluente e per il resto in ottime condizioni di conservazione e stampato su carta forte. Proverbio finale, numero 48 dei “Proverbi fgurati” editi da Mitelli nel 1678.  “S’il Mondo ti lusinga, e ti delude, Ne trovi, che bugie ne suoi volumi, Leggi la verità sul’ossa ignude”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 281, tavola numero 215; Buscaroli, pp. 54-55; Bertarelli, 422-471 per l’intera serie; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

350 euro

12) Serie di 20 tavole (su 25) tratte da “Disegni et abbozzi di Agostino Mitelli intagliati dal figliuolo di lui Giuseppe Maria Mitelli”

IMG_0851_clipped_rev_2 IMG_0852_clipped_rev_1  IMG_0853_clipped_rev_1

18,5×13,5 cm. Qualche piccolo tunnel di tarlo, qualche antico restauro, con piccoli rinforzi ed integrazioni in circa metà delle tavole e per il resto in buone condizioni. La maggior parte delle tavole presentano nel margine basso la firma di Mitelli. “Il gruppo di incisioni non porta datazione ma ancora una volta soccorre il Malvasia (Zibaldone), che ne ricorda IMG_0854_clipped_rev_1l’esecuzione subito dopo quella dell’Enea e prima del Ratto d’Europa da Tiziano … Il Bertarelli informa che la serie presente a Milano è mutila e consta di sole undici tavole e che per la descrizione si è avvalso di questo esemplare. Alcuni fogli, sedici in tutto, sono compresi nella bolognese Raccolta Lambertini, presso la Pinacoteca Nazionale …”. Rif. Bibl.: Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 229, tavola numero da 67 a 91; Bertarelli, 164-188 (Bologna dopo il 1663).

630 euro

13) Pescatore, da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci

IMG_0836_clipped_rev_1

32,2×23 cm il foglio, 28,9×19,5 cm la battuta, un piccolo forellino nel margine bianco e per il resto in buone condizioni. Tavola facente parte della serie delle Arti per Via di Bologna edita a Bologna nel 1660. Tavola in prima tiratura, senza il numero della serie presente al lato della spiegazione della tavola a partire dalla seconda tiratura. Sotto la tavola un proverbio che accompagna la stessa “Costui , che per pescare al mondo nacque, /e de l’onde e de pesci è scherzo e gioco /Ne giammai depredar potrà ne l’acque,/ch’Inventor de le reti è il Dio del fuoco”.  Rif. Bibl.: Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 218, tavola numero 37; M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003; Bertarelli, 164-188 (Bologna dopo il 1663).

240 euro

14) Venditore di Vetri, da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci” ma nella versione ridisegnata ed incisa da Francesco Curti (Bologna 1603 ca.- 1670 ca.)

IMG_0848_clipped_rev_1

30×21,4 cm il foglio, 27,7×19,1 cm la battuta, due piccoli forellini nel margine bianco. Una macchiolina al margine esterno della tavola. Un piccolo forellino, senza perdita di carta e per il resto in buone condizioni. “Incisore bolognese del sec. XVII del quale mancano sia precisi dati biografici che informazioni sulla sua origine e sulla sua formazione artistica. Alcuni studiosi lo ritengono parente dell’incisore reggiano contemporaneo Bernardino Curti. Altri, come Miller (1972, p. 9), invece, ipotizzano che fosse imparentato con il quadraturista bolognese Girolamo Curti detto il Dentone, basandosi sul fatto che Curti incise una dedica a Vespasiano Grimaldi il cui palazzo è stato, in parte, affrescato dal Dentone. Pare sia stato allievo del Guercino, ma non si conoscono sue opere di pittura (De Boni, 1852). particolare interesse sono le due serie di incisioni dedicate ai venditori di strada e agli artigiani ambulanti. La serie della Arti per Via non è datata ma è una replica in controparte della analoga serie di Mitelli derivata da Annibale Carracci e datata 1660. Franca Varignana (1978) ritiene che la serie di Curti debba ritenersi molto vicina alla prima tiratura mitelliana. Essa comprende 40 tavole incise a bulino, precedute dal frontespizio all’acquaforte che reca raffigurata una veduta prospettica della città di Bologna. Le incisioni di Curti replicano fedelmente in controparte quelle di Mitelli, ma sono ordinate in maniera differente.”. Nel margine basso il testo esplicativo della tavola: “La sorte maledetta ad ogni modo. Sempre cercò perseguitarmi adietro: Ch’io già mai non sarò mercante sodo. S’il Capital m’assicurrò sul vetro”.  Rif. Bibl.: F. Varignana, Le collezioni d’arte d. Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni, I, G. M. Mitelli, Bologna 1978, p. 206 per la versione nella tiratura Mitelli; Bertarelli, 164-188 (Bologna dopo il 1663); Collezioni Genus Bononiae, 3445.

230 euro

15) Il gioco dell’amata con gli amanti

IMG_0847_clipped_rev_1

44,5xx31,9 cm il foglio e 43,8×30,3 cm. Qualche lieve traccia di sporco, una piccola mancanza all’angolo bianco inferiore destro della tavola. Due piccoli strappetti al margine alto senza perdita di carta. Piega al centro del volume. In alto al centro il titolo: CON TRE DADI SI GIOCA TIRANDO PRIMA PER LA MANO, E CHI FARA’ LA RAFFA MAGGIORE TIRERA’ TUTTO , E FACENDO GLI ALTRI PUNTI SI TIRERA’ , E PAGHERA’ CONFORME STA’ NOTATO SOTTO LE FIGURE. A piè di pagina , a sn. MI.I. E. F. 1690. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli; p.50, n.127; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.529; Costume e società nei giochi a stampa di Giuseppe Maria Mitelli, Perugia 1988, 2.11, p.119; . Rocco, Virtuous Vices: Giuseppe Maria Mitelli’s Gambling Prints and the Social Mapping of Leisure Geneder in Post-Tridentine Bologna, in Plaything in Early Modernity. Party Games, Word Games, Mind Games; Western Michigan University, 2017, pp.167-190, fig.9.2.

850 euro

16) “Il gioco di tutti i giochi”, Zugh d’tutt Zugh,

IMG_0846_clipped_rev_1

39,8×27,7 cm; piega al centro del foglio e al lato destro, qualche lieve segno del tempo ma nel complesso in buone condizioni. Stampato nel 1702. Il nostro esemplare si presenta con misure leggermente superiori a quelli censiti  nella Collezione della Cassa di Risparmio di Bologna e nella Raccolta Bertarelli (39,1×27,1 cm). Al centro il titolo “ZUGH D’TUTT I ZUGH 1702”. Segue in basso, entro cornice, la spiegazione del gioco: “SI GIOCA CON TRE DADI E QUELLO CHE FA LA RAFA DI TRE SEI TIRA TUTTO E TUTTE LE ALTRE RAFE TIRARA’ TRE QUATRINI, E LI ALTRI PUNTI TIRA E PAGA COME VEDRà, E PAGANDO SI AGIUNTA SUL GIOCO E SI TIRA PRIMA PER LA MANO A CHI DEVE ESSER IL PRIMO, IL T. VOL DIRE TIRA E IL P. PAGHA”. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli, p.47, n. 106; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 437 tavola numero 553.

1.000 euro

17) Sette torri famose d’Italia,

IMG_0845_clipped_rev_1

37,5×26 cm; due leggere pieghe del foglio, quasi invisibili. Due scritte ottocentesche nel margine bianco del foglio con note tecniche sulla torre di Pisa e su quella degli Asinelli e per il resto in buone condizioni di conservazione. Presenti 6 celebri torri italiane quali quelle di Bologna, Modena, Cremona, Firenze, Pisa e Venezia. “In alto al centro: SETTE TORRI D’ITALIA, OGNI RIQUADRO è occupato da una torre di una città e in basso vi è scritto quale. DI BOLOGNA/Torre degli Asinelli di pietre cotte dicano/alta piedi 376. di Bologna; e Torre Ga/risenda di pietre cotte, dicano alta piedi/130, e pende piedi otto./DI MODONA./Torre di marmi bianchi alta, /per quanto dicano , braccia 164./ et oncie otto di Modona./DI CREMONA,/ Torre di marmi e pietre cotte/ dicano alta braccia 252. di /Cremona./ DI FIRENZE./ Torre di S. Maria del Fiore/di diversi marmi bianchi, dicano, /alta braccia 109. di Pisa, e/pende braccia sette. /DI VENETIA./Torre di S. Marco di mar/mi , e pietre cotte, dicono, /alta piedi 333 di Venetia. In basso a ds. : G. M. Mitelli inv. 1701. in Bologna.”. Rif. Bibl.: Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli; p. 60, n.71; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 404 tavola numero 488.

880 euro

18) Studio per dieci Mascheroni, tratti da “Disegni et abbozzi di Agostino Mitelli intagliati dal figliuolo di lui Giuseppe Maria Mitelli”

IMG_0844_clipped_rev_1

32×21,5 cm il foglio e 18,8×13,7 cm; qualche lieve traccia di polvere e per il resto in buone condizioni di conservazione. Tavola facente parte della serie “Disegni et abbozzi di Agostino Mitelli intagliati dal figliuolo di lui Giuseppe Maria Mitelli” edita a Bologna da Mitelli dopo il 1663. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 231, numero tavola 72.

170 euro

19) Chiloga,

IMG_0843_clipped_rev_1 (1)

29×20,5 cm il foglio, 22×17,5 cm; opera in buone-ottime condizioni di conservazione. In basso a sinistra la firma Mitelli F. Sotto l’immagine il proverbio esplicativo dell’opera “In bocca ho sempre, ò la minestra, ò il riso/Quest’è il mio proprio, e quella è la mia brama. A Son’t CHILOGA, io dico, a chi mi chiama, /L’altrui derido ognor, d’altrui deriso.”. L’incisione è una delle quattro che compongono il ciclo mitelliano conosciuto come la “Serie dei Buffoni” che Mitelli incise per rappresentare satiricamente quattro tipi umani. La stampa è datata da Bertarelli tra la il 1670 ed il 1685. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 288 numero tavola 229 “In realtà , come già evidenziato da Varignana, questo genere di studio si pone piuttosto nel solco dei ritratti caricati inaugurati a Bologna dai Carracci”.

350 euro

20) L’Orbo Ugulin,

IMG_0842_clipped_rev_1

29×20,5 cm il foglio, 22×17,5 cm; opera in buone-ottime condizioni di conservazione. In basso a sinistra la firma Mitelli F. Sotto l’immagine il proverbio esplicativo dell’opera “Io son l’Orbo Ugulin già già mi volgo, Col Baston se con me non State a Stecco, C’se a tal’un dirò, figlio d’un Becco, se ben non vi mir io, che mi colgo”. L’incisione è una delle quattro che compongono il ciclo mitelliano conosciuto come la “Serie dei Buffoni” che Mitelli incise per rappresentare satiricamente quattro tipi umani. La stampa è datata da Bertarelli tra la il 1670 ed il 1685. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 289 numero tavola 232 “In realtà , come già evidenziato da Varignana, questo genere di studio si pone piuttosto nel solco dei ritratti caricati inaugurati a Bologna dai Carracci”.

350 euro

21) Facchino,

IMG_0841_clipped_rev_1

29×20,5 cm il foglio, 22×17,5 cm; opera in buone-ottime condizioni di conservazione. In basso a sinistra la firma Mitelli F. Sotto l’immagine il proverbio esplicativo dell’opera “Farneticando di gridar non Stracco, Predicator divento di Facchino, E sembro tal, perch’hò furor di Vino, E per che vò, cinto di Corda e Sacco”. L’incisione è una delle quattro che compongono il ciclo mitelliano conosciuto come la “Serie dei Buffoni” che Mitelli incise per rappresentare satiricamente quattro tipi umani. La stampa è datata da Bertarelli tra la il 1670 ed il 1685. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 289 numero tavola 231 “In realtà , come già evidenziato da Varignana, questo genere di studio si pone piuttosto nel solco dei ritratti caricati inaugurati a Bologna dai Carracci”.

350 euro

22) Chi l’intende, chi non l’intende, chi non la vuole intendere,

IMG_0840_clipped_rev_1

44,5×29,2 cm il foglio e 42×27 cm; un piccolo strappo senza perdita di carta anticamente chiuso con pecetta coeva al recto del foglio, ininfluente e per il resto in buone condizioni di conservazione. Il foglio fa parte della serie di due stampe, l’altra con titolo “Chi gli vede, chi non gli vede”. Sotto ogni figura, un proverbio illustra l’immagine: “ Robba un  dono ad ogn’un piace, Ch’è un Giuppon, che si affà a tutti, Placa l’Huomo, e gli Dei, e dona pace. Non impara l’Asinaccio, La virtù, mà solo apprende, L’ignoranza, che giace al Vizio in braccio. Debitor paga sai bene, Che del Ciel ne l’alta Corte, Entrar già non può chi l’altrui tiene”. Una delle tavole di insegnamento morale più celebri del Mitelli nel quale si trova una persona che comprende il valore del dono e del donare, un uomo che cerca di istruire, senza speranze, un asino alle virtù ed infine un debitore ricco in bei costumi che nonostante le richieste di povero di essere pagato, rischio fallimento, fa finta di non sentirlo.  Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 293 numero tavola 240.

880 euro

23) Taglialegna, da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci

IMG_0839_clipped_rev_1

28,4×19,7 cm, un leggerissimo alone al centro della tavola, praticamente invisibile e per il resto in buone condizioni di conservazione. Tavola facente parte della serie delle Arti per Via di Bologna edita a Bologna nel 1660. Tavola in prima tiratura, senza il numero della serie presente al lato della spiegazione della tavola che si trova  a partire dalla seconda tiratura. Sotto la tavola un proverbio che accompagna la stessa “Vinco il valor d’Alcide: egli rotava/Un tronco da bravissimo gigante; / Io non sol maneggiar mazza pesante, /Ma la bipenne ancor sò far mia clava”.  Rif. Bibl.: Vita e costumi dell’antica Bologna nelle stampe di Giuseppe Maria Mitelli, 1634-1718 : dalla collezione della Cassa di risparmio in Bologna, Circolo artistico, Bologna, 18 novembre-2 dicembre 1951; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 216, tavola numero 29; M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003.

230 euro

24) Brentatore, da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci

IMG_0838_clipped_rev_1

28,4×19,7 cm, una piccolissima mancanza all’angolo basso sinistro, praticamente ininfluente e per il resto in buone condizioni di conservazione. Il brentatore era colui che portava mosto o vino con la brenta, un garzone di vinaio addetto al servizio a domicilio. Tavola facente parte della serie delle Arti per Via di Bologna edita a Bologna nel 1660. Tavola in prima tiratura, senza il numero della serie presente al lato della spiegazione della tavola che si trova  a partire dalla seconda tiratura. Sotto la tavola un proverbio che accompagna la stessa “Il mio tergo non mai curvato in arco/ Mostrò dal faticar d’esser stracco/chi non torrebbe in così dolce incarco, A’ sostentar la deità di Bacco”.  Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 218, tavola numero 36; M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003.

270 euro

25) Venditore di mercanzie diverse, da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci

IMG_0837_clipped_rev_1

28,4×19,7 cm; in buone condizioni di conservazione. Tavola facente parte della serie delle Arti per Via di Bologna edita a Bologna nel 1660. Tavola in prima tiratura, senza il numero della serie presente al lato della spiegazione della tavola che si trova  a partire dalla seconda tiratura. Sotto la tavola un proverbio che accompagna la stessa “Nol crediate già povero mercante, che ricco tien di grosse merci il fondo; Su l’ tergo ancor quasi maggior d’Atlante/ tutte sostien le mercanzie del mondo”.  Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 217, tavola numero 34; M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003.

290 euro

26) Muratore (Architetto), da “Di Bologna l’Arti per Via d’Annibal’Ca.raci

IMG_0835_clipped_rev_1

28,4×19,7 cm, una macchiolina di inchiostro ai piedi dell’architetto e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tavola facente parte della serie delle Arti per Via di Bologna edita a Bologna nel 1660. Tavola in prima tiratura, senza il numero della serie presente al lato della spiegazione della tavola che si trova  a partire dalla seconda tiratura. Sotto la tavola un proverbio che accompagna la stessa “Son moderno Architetto: e questa mano/Sdegna di lavorar su l’anticaglie./Mà già tentai testificarlo in vano;/Parlan del mio lavor sin le muraglie”.  Rif. Bibl.: Vita e costumi dell’antica Bologna nelle stampe di Giuseppe Maria Mitelli, 1634-1718 : dalla collezione della Cassa di risparmio in Bologna, Circolo artistico, Bologna, 18 novembre-2 dicembre 1951; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 209, tavola numero 10; M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003.

290 euro

27) Il Savio fa di necessità virtù,

IMG_0833_clipped_rev_1

27,2×20,9 cm. In buone-ottime condizioni di conservazione. Proverbio numero 39 dei “Proverbi figurati” editi da Mitelli nel 1678. “Saggio è colui, ch’ove bisogno il chiede, Secondar de le Stelle il rio tenore, E la fatal necessità si vede.”. Acquaforte.  Rif. Bibl.: Civica Raccolta delle Stampe di Achille Bertarelli, SIRBeC scheda 2008 (rep.1/206); Varignana, La Collezione d’Arte della Cassa di Risparmio di Bologna, 1978, pag. 278, tavola numero 206; Buscaroli; Della Volpe 1736 (2, l’intera serie).

290 euro

28) Compra chi vuole,

IMG_0831_clipped_rev_1

42×30 foglio, 27,1×19,5 cm la stampa che si trova applicata sul foglio settecentesco sottostante solo lungo i bordi dove è visibile un leggerissimo alone dell’antica incollatura, ininfluente e per il resto in  buone condizioni di conservazione. Nella scena, ai lati del venditore due passanti cercano di coprirsi le orecchie e non leggere le notizie e presentano sopra la loro testa le scritte “Non voglio udir più nuove no, non, no” e “Siamo stuffi via, via stiam ben così”. Tra i fogli che il venditore propone si possono, perlomeno, individuare le notizie legate all’Assedio di Buda da parte delle truppe cristiane dopo la battaglia vittoriosa di Vienna. Non comune. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 313, numero catalogo 122.

660 euro

28) Il Costume per Natura sino alla fossa dura,

IMG_0830_clipped_rev_1

43,5x31cm il foglio; 23,5×17,6 cm la battuta, due tunnel di tarletto al margine basso bianco della carta, un leggerissimo alone al margine alto del foglio, tutti lontano dal testo ed ininfluenti e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Stampato nel 1707. Nel Margine basso del foglio la scritta “MI TE FE 1707. FIN CHE POSSO”. Il personaggio ritratto è stato da molti identificato con lo stesso Giuseppe Maria Mitelli. La scena sembra suggerire che il Mitelli, carico di tutte le sue idee (uccellini, armi, strumenti musicali, giochi come la racchetta da tennis, gli album di disegno ecc. ecc.)  non può far altro che seguire la sua natura di disegnatore ed incisore seguendo la strada che lo porterà verso la morte, identificabile con il “Deposito”. Rif. Bibl.:  Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli; p.61, n.82/1; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 414 numero catalogo 507.

490 euro

29) Maledictus homo qui confidit in homine,

IMG_0829_clipped_rev_1

29,5×20 cm il foglio, 22×13,7 cm la battuta. In buone condizioni di conservazione. Edito nel 1706. Dopo il titolo nella parte alta segue la scritta “Ierem. 17.”. Nella parte bassa una scritta esplicativa “SVNTURATO CHI TROPO ALL’UOM S’AFFIDA: TAL UN , CHE AL VOLTO ALLE PAROLE, A’ DONI, SEMBRA AGNELLO, E NEL CUOR LUPO OMICIDA.”. Avviso mitelliano sul non fidarsi degli altri uomini. In calce alla stampa sulla destra “M. 1706”. Rif. Bibl.: Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli; p.66, n.116/1; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 412 numero catalogo 504.

490 euro

31) Chi vol il Turbantin per Mascherarsi,

IMG_0828_clipped_rev_1

43×29 cm il foglio, 28×19,2 cm la battuta, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Sul tappeto che copre il tavolo sulla sinistra del venditore si legge bene “Il ciarlatano venuto da Buda, vinta li 2 settembre 1686”. Esiste un altro stato dell’esemplare in cui la parola Budaè sostituita con Nissa e senza data. Nel margine basso le scritte “G. Mitelli I. e F. Questo mi calza bene”. Celebre stampa di Mitelli dedicata al ciarlatano venditore di turbanti turchi che dopo la vittoria e liberazione di Budapest dall’oppressione dell’esercito ottomano, scende in Italia a vendere vestiti da turco per potersi cammuffare da ottomano in caso di arrivo dei turchi. Infatti, dopo la vittoria di Vienna prima e poi quella di Buda, fu molto il materiale che venne portato in Europa. Incisione curiosa e non comune dedicata all’arte dei ciarlatani girovaghi dove risulta ancora ben chiara la paura serpeggiante in Europa per l’assedio di Vienna del 1683. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, p.58, n.57, F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 320 numero catalogo 301.

590 euro

32) Il Soldato osserva quel che fa,

IMG_0827_clipped_rev_1

22×30,5 cm il foglio, 19,5×27 cm la battuta, qualche strappetto marginale nel foglio, un leggerissimo alone al margine basso bianco, ininfluente, due piccolissime e leggerissime traccia di unto al margine sinistra della tavola, praticamente invisibili e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Nel margine basso, la firma e la data di stampa “G. Mitelli in F. 1693”. Non lusinghiera visione del mestiere del soldato e della tragicità della guerra da parte di Mitelli che mostra soldati uccidersi, uccidere chi si arrende, rapire donne ed uccidere i bambini, oltre a dar fuoco alle abitazione. Una delle stampe pacifiste di Mitelli. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, p.63, n.96, F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 331 numero catalogo 323.

580 euro

33) Il corriere in lontananza aspettoto dagl’appassionati di Guerra,

IMG_0826_clipped_rev_1

44×30,5 cm il foglio, 25×18,2 cm la battuta. Uno strapetto all’angolo bianco destro del foglio, senza perdita di carta e lontano dal testo e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. Nel margine basso a sinistra firma e anni “G. Mitelli I. E. F. 1692”. Mitelli riproduce 8 tipi umano dell’appassionato di guerra per curiosità o per interesse economico da colui che vede nel corriere un “ambasciatore” di guerra a chi sul lato destro, da scommettitore punta una somma sulla probabilità della guerra, fino all’ultimo individuo, che seppur curioso ha grande paura “Se la nova non è a mio modo, Me la fò nelle braghe”. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, p.67, n.126, F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 328 numero catalogo 316.

580 euro

34) Pellegrinaggio di tutti e non è gioco,

IMG_0825_clipped_rev_1

28,8×23 cm, un piccolo strappetto senza perdita di carta nel margine bianco laterale destro, ininfluente, un piccolo rinforzo al recto, all’altezza della scritta “Gioco” a rinforzare la carta. In questo stesso punto la tavola presenta un’antica piegatura. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Bellissima processione mitelliana che ricorda nei temi quella delle “Ventiquattr’hore dell’humana felicità”. Nel margine basso a destra la firma e la data di edizione “G. M. Mitelli I. F. 1693. Il Mitelli, sotto alla processione che vede nobili in carrozza, studiosi, sposi, regnanti, bambini, religiosi, storpi cavalieri, amanti, astronomi, soldati, vecchi, ragazzi, cacciatori, scrittori, poveri, avidi, zoppi, cardinali, ecc. tutti andare, accompagnati dal tempo rappresentato come tipico in Mitelli da un vecchio alato con in una mano la clessidra e nell’altra una falce, dentro la grotta oltre la quale li aspetta la Morte, pone la scritta “Gira quanto tu vuoi che a questo buco si riduce poi”. Rif. Bibl.: R. Buscaroli, Agostino e Giuseppe Maria Mitelli; p.69, n.138; F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 381 numero catalogo 430.

770 euro

35) Quale di questi tre è più intricato?

IMG_0824_clipped_rev_1

27×18,5  cm; un lieve difetto della carta sul lato sinistro e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Al lato sinistro un gallo fra due lupi, al lato destro un topo fra due gatti e al centro, un uomo, probabilmente un villano, con un sacchetto di soldi in mano e circondato da due esattori delle tasse. Magnifica scena popolare mitelliana. Il gruppo analogo venne ripetuto in un’altra incisione dal titolo Zuog e donn, e lit e can. Incisione non datata ,ma realizzata sul finire del XVII° secolo. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagina 370 numero di catalogo 407.

630 euro

36) Serie di 6 grandi tavole provenienti dalla serie mitelliana “Bononiensium pictorum celebrioris gloriae, quaedam sacrae icones, delineatae incisae, et tantae artis amatori bus dicatae a Iosepho M.A Mitello Pictore Bononiense MDCLXXVIIII

IMG_0855_clipped_rev_1  IMG_0857_clipped_rev_1 IMG_0856_clipped_rev_1 (1)

57×36,5 cm il folio, 52,5×32,5 la battuta. Scrive Varignana a pagina 282 del suo Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, “Imprese analoghe saranno ripetute nel settecento: la più famosa è certamente quella eseguita da Gaetano Gandolfi negli anni ‘ 56-57, su commissione del collezionista bolognese Antonio Barutti, e in origine destinata alle stampe. In uno splendido album, conservato presso queste raccolte … sono visibili 22 disegni tratti da quadri famosi delle chiese bolognese, alcuni dei quali riprendono soggetti, da Agostino Carracci, da Lionello Spada ecc., riprodotti in questa serie dal Mitelli. I disegni, che si accompagnano ad alcuni preziosi originali, sono di grande pregio documentario e grafico e condotti con una tecnica che prelude, appunto, alla trasposizione incisoria”. Mitelli incise nel 1679 questa serie di 12 tavole, ad esse, nella serie conservata a Bologna è anteposto un frontespizio che però non è mai stato censito dal Bartsch. Le tavole verranno descritte secondo la segnatura numerica del volume che illustra le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio. Ogni tavola presenta al margine basso una descrizione della pala riprodotta. 1) 226 Il martirio di S. Agnese: Pala del Domenichino che si conservava nella chiesa delle monache di S. Agnese e che portata fuori dall’Italia durante il periodo napoleonico, oggi si trova nella Pinacoteca Nazionale. Una piccola mancanza al margine esterno sinistro e che lede in piccolissima parte il margine dell’incisione, un leggero alone di polvere al margine alto e basso della stampa e per il resto in buone condizioni. 2) 221 S. Domenico brucia i libri eretici: riproduzione del dipinto di Leonello Spada, tuttora conservato nella chiesa di San Domenico, esemplare in buone-ottime  condizioni di conservazione. 3) 225 Cristo spogliato per la Crocefissione: il dipinto era originariamente conservato presso la chiesa dei Capuccini fuori da porta d’Azeglio. “Nel 1853 il Bosi IMG_0858_clipped_rev_1 (Archivio Patrio, p. 380) lo dice a Brera …”. Tavola che presente un leggero alone al margine basso, uno strappetto senza perdita di carta al margine alto e per il resto in buone condizioni di conservazione. 4) 219 Assunzione della Vergine da Annibale Carracci: “Il dipinto di Annibale Carracci si conservava nella chiesa di S. Francesco; dopo le soppressioni passò a far parte del nucleo carraccesco della Pinacoteca Nazionale”. Esemplare in buone condizioni di conservazione. 5) 218 Assunzione della Vergine da Agostino Carracci: “L’incisione ripete la pala di Agostino Carracci conservata in S. Salvatore fino al 1796; portata a Parigi nel 1797, tornò in Italia nel 1815 edè oggi alla Pinacoteca Nazionale”. Un leggero alone al margine superiore e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. 6) 217 La chiamata di Matteo da Ludovico Carracci: “Riproduzione del dipinto già in S. Maria dei Mendicanti, poi al Louvre, ritornato in Italia dopo il 1815 e oggi conservato in Pinacoteca”. Un leggero alone al margine alto e per il resto in buone condizioni. Rif. Bibl.: Per la serie completa, F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, pagine 282-287.

1.200 euro

37) Conversacione Considerabile, Pietro De Rossi Inc., Mitelli F., Seconda metà del XVII° sec.IMG_1136_clipped_rev_1

42,5×29 cm il foglio; un leggerissimo alone all’angolo superiore sinistro e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. “La tavola fa parte di un gruppo di dodici stampe inventate dal romano Pietro de Rossi. Artista tutt’oggi misterioso di cui si hanno pochissime notizie in Thiem-Becker. La serie era probabilmente nata come quelle degli “scherzevoli passatempi” di artisti più illustri, come i Carracci. Nella vasta produzione mitelliana si caratterizzano per essere uno dei pochi esempi di vere caricature che alludono a personaggi noti all’epoca.Le collezioni conservano due esemplari completi di questa serie. Uno formato da fogli tagliati e incollati su fogli di maggiori dimensioni, il secondo legato in un album di provenienza Ambrosini. Entrambi gli esemplari sembrano formati da tavole di tiratura tarda, certamente successiva alla data della prima tiratura. Sono presenti infine due stampe sciolte di tiratura assai stanca.”. Rif. Bibl.: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.372.

580 euro

ALTRE CUROSITA’:

38) Calendario Liberty della prima metà del 1883

Henri Boutet, L’art Moderne, S. stampatore, 1883

IMG_0861_clipped_rev_1

33×24 il foglio, 23,5×18,5 cm la battuta. Henri Boutet (1851 Sainte-Hermine, Vandea – 9 giugno 1919 Parigi) fu un celebre illustratore della Belle Epoque particolarmente apprezzato per il suo stile che si rifà al genere “La Parisienne”. Il  suoi ritratti sono particolarmente apprezzati per l’abilità nel ritrarre i caratteri femminili. In buone condizioni di conservazione.

90 euro

39) Auguste Jean Baptiste Roubille, 1903 Calendrier de la vie illustree 1903, S. luogo ma Parigi, S. stampatore (Vie Illustree), 1903

IMG_0859_clipped_rev_1

42×30 cm; un piccolo forellino all’angolo alto destro, qui presente anche un piccolo strappetto senza perdita di carta e per il resto in buone condizioni di conservazione. Magnifica testimonianza dello stile della Belle Epoque. Il calendario venne disegnato dal grande pittore, illustratore, cartellonista, progettista e disegnatore francese  Auguste Jean Baptiste Roubille (Parigi 15 dicembre 1872 – Parigi 6 dicembre 1955). L’autore collaborò ad alcune delle più grandi riviste francesi quali Le Rire, Le Sourire, Le Cri de Paris, Cocorico, La Baïonnette, Le Canard sauvage, L’Assiette au beurre etc. Dal 1906 al 1933 fu tra i principali illustratore delle copertine della rivista francese “Fantasio”. Fu abile anche come cartellonista.

250 euro

40) Ritratto di Wellington, Field Marshall, His Grace the Duke of Wellington, K. G. & G. C. B., From an original Picture by Sir W. Becchey R. A. Drann by J. Jackson A. R. A. Engraved by H. Meyer, Published Aug. 27. 1817 by T. Cadell & W Davies, Strand, London.

IMG_0862_clipped_rev_1 IMG_0863_clipped_rev_1

42,5×32,5 cm  il folio, 38×32 cm la battuta. Qualche lieve brunitura dovuta alla qualità della carta e per il resto in buone condizioni di conservazione. Alcune note a matita scritte da mano coeva relative alla vita di Wellington. Al recto applicato u foglio con una lunga nota manoscritta ottocentesca che riprende quello che scrisse Thomas Grienfield il giorno della morte di Wellington. Uno dei più celebri ritratti del trionfatore di Waterloo. Rif. Bibl.: National Library of Ireland, Catalogue EP WELL-AR (10B) III.

100 euro

41) The Bull of Romagna, Le Taureau de la Romagne, Drown on Stone by E. M., Dessins d’apres nature par Huet fils. S. data ma 1860-1880 circa.

IMG_0864_clipped_rev_1

48×33 cm; un piccolo strappetto al margine alto bianco, senza perdita di carta e del tutto ininfluente. Nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Rara rappresentazione di un toro della razza bovina detta “Romagnola”. L’immagine porta la firma E. M. e fu realizzata a partire da un disegno dal vivo di uno dei celebri disegnatori e pittori francesi, della famiglia Huet, probabilmente Nicolas che fu un abile ritrattista di animali. “La Romagnola è una razza bovina tipica della Romagna. In passato i bovini di tale razza erano usati anche per scopi lavorativi, mentre oggi vengono esclusivamente selezionati per la loro carne”. Tale razza ha origini antichissime e sembra derivare dal Bos taurus macroceros (“uro dalle grandi corna”), un bovino proveniente dalle steppe dell’Europa centro-orientale, nella regione della Podolia, in Ucraina. Esistono diverse teorie sull’arrivo di tale razza nel territorio romagnolo. Una teoria di origine ottocentesca sostenne che tale razza raggiunse la Romagna al seguito della migrazione di alcuni popoli del nord come i popoli germanici o gli Unni, anche se Ludwig Ruetimeyer, padre dell’Archeozoologia, ha sostenuto con più compiutezza che tali bovini raggiunsero l’Italia nel VI secolo al seguito dei Longobardi guidati da Agilulfo, che si stabilirono poi permanentemente nel territorio romagnolo. In verità alcune ricerche scientifiche sul patrimonio genetico della specie ha trovato che dei bovini podolici nel bacino mediterraneo erano già presenti fin dal Neolitico. Indubbiamente non si può non vedere la somiglianza tra questa razza ed i bovini dalle lunghe corna, ritratti in diverse tombe etrusche. Raro.

180 euro

42) Brigante Calabrese, S. luogo, S. data (ma 1830 circa)

IMG_0865_clipped_rev_1

28×19 foglio di base sul quale è applicata la tavola 25×16,8 cm. Bella e fine coloritura coeva. In buone-ottime condizioni di conservazione. “L’attività brigantesca assunse connotati politici e anche religiosi all’inizio del XIX secolo, con le sollevazioni sanfediste antifrancesi. Fu duramente repressa all’epoca del Regno di Napoli e durante l’occupazione napoleonica, borbonica e risorgimentale, quando, dopo essersi ulteriormente evoluta, si oppose alle truppe del neonato Stato italiano”. Molto ben delineato il costume del brigante.

280 euro

43) Massacre of the Rev. John Williams, Published by G. Baxter, 1841, 1841, 2 tavole.

IMG_0866_clipped_rev_1

32,5×22,5 cm; 2 tavole. In buone-ottime condizioni di conservazione. Due delle prime cromolitografie a colori. Le due tavole rappresentano, la prima l’arrivo del Reverendo John Williams all’isola di Erromango,  l’isola più grande della provincia di Tafea, la provincia più meridionale della nazione Vanuatu, nell’arcipelago delle Nuove Ebredi, nell’emisfero australe. Nella seconda tavola vediamo invece la cattura del Reverendo e dei suoi uomini. Il Reverendo Il rev. John Williams (Londra, 1796 – Erromango, 1839), fu uno dei più celebri missionari e viaggiatori inglesi della prima metà del XIX° secolo e fu tra i maggiori colonizzatori religiosi ed economici inglesi dell’emisfero australe. A lui si deve anche una celeberrima relazione dei suoi viaggi. La sua grande capacità di introdursi in territori spesso sconosciuti e non ancora scoperti lo portarono spesso a scontrarsi con le popolazioni indigene locali, dalle quali non sempre fu visto positivamente. “La maggior parte del lavoro missionario dei Williams, e il loro conseguente messaggio culturale, ebbe un grande successo e divennero famosi nei circoli della Congregazione. Tuttavia, nel novembre 1839, durante la visita a una parte delle Nuove Ebridi, dove John Williams era sconosciuto, lui e il suo collega missionario James Harris furono uccisi e mangiati dai cannibali sull’isola di Erromango durante un tentativo di portare loro il vangelo”.  Rare. Rif. Bibl.: British Museum, Oc2006, Prt.6 per la seconda tavola.

440 euro

44) Alla Regia Cesarea et Cattol.a Maestà di Carlo Sesto Imperatore delle Spagne e del P.nte Regno All’Ecc.mo Duca di S. Nicola regente del collateral il Sig.e d’Ottavio de Gaeta delegato e protettore della venerabile Congregazione delli mendicanti con le sportelle per l’Anime del Purgatorio con.ri di Signori Nuntio Fiorinzolo et Nicola di Honofrio., S. data ma inizio XVIII° sec.

IMG_0867_clipped_rev_1 (1)

40×32 cm; qualche piccolo strappetto al margine esterno bianco,  un leggero segno di piega al centro del foglio, due strappetti nel punto della piega, senza perdita di carta ed ininfluenti e per il resto, nel complesso, in buone condizioni di conservazione. Bellissima stampa popolare barocca dedicata all’Imperatore Carlo VI d’Asburgo (1685 – 1740), imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Napoli come Carlo VI, Re di Sicilia, Re di Sardegna, Re d’Ungheria, Re di Boemia, Duca di Milano, Duca di Parma e Piacenza, Re di Spagna e Conte di Barcellona come Carlo III e Duca di Teschen come Carlo I. La stampa porta la firma di Honofrio di Palma. Stemma asburgico nel margine basso al centro della scritta dedicatoria. Rara.

140 euro

45) Vera et miraculosa effiges D.N.Iesu Christi Nazarni a Mauris capta in expugnatione Mamare et in captivitatem ducta ad Regnu: de Fez inique abeis exprobata, per Vias publicas indecenter tracta et miracolose in nihilo diminuta, leoni bus proiecta, et tandem ad incendium deputata fuit redempta à R.R.P.P. Discaleatis Ordinis S.me Trinitatis Redemptionis Captivorum, et Sacro Cultui restituta Anno. 1682.Veneratur in Suo Matritensi Conventu dicti Ord: Emm.mus D.S.R.E. Cardinalis Portocarrero Archiepiscopus Toletanusconcessit centu, dies Indulgentie culibet Per:sone, quoties recitaverit ter orazione Pater Noster pro exaliatione nre. Sancte Fidei. Romae, N. Billy, s. data ma 1710 circa.

IMG_0868_clipped_rev_1

42,8×31,5 cm; qualche lieve strappetto al margine bianco esterno, ininfluenti e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bellissima incisione che rappresenta la storia dell’immagine sacra di Cristo presa nel 1682 dagli spagnoli ai Mori durante la conquista di Mamor in Marocco e poi traslata a Madrid nel Convento, oggi estinto, della Santissima Trinità. L’immagine sacra, oggi perduta, venne portata al monastero con una processione pubblica che viene rappresentata nel margine basso della stampa. In alto tre scene rappresentano alcune delle angherie alle quali la statua è stata sottoposta e alle quale miracolosamente è sopravvissuta intatta. Al centro della stampa l’immagine sacra con ai lati due immagini che ritraggono “S. Ioannes de Matha” e “S. Felix de Valois”. Non comune.

450 euro

46) Tre disegni di 25×20 cm firmati A. Caroli con ritratti di espressioni legate a patologie mediche, datati 1936

IMG_0870_clipped_rev_1

I tre disegni rappresentano tre tipi di espressione legati al dolore e a patologie mediche descritte da una nota manoscritta che si trova al di sotto di ogni disegno “Il Reumatismo”, “Il mal di Capo”, “La Nevralgia”. I disegni sono probabilmente opera di Arnoldo Caroli che nacque a Verona il 17 settembre del 1892. Caroli fu discepolo di Giacomo Grosso e Cesare Ferro. Espose per la prima volta all’Esposizione degli Amici dell’Arte che si tenne a Torino nel 1923. Negli anni seguenti prese poi parte a numerose mostre torinesi ottenendo un buon successo. Nel 1930 una sua personale si tenne a Montecatini. Decoratore ed illustratore di libri fu particolarmente apprezzato per i suoi ritratti anche se non mancò di dipingere paesaggi. Morì a Torino nel 1953.

280 euro

47) Dario Re di Persia ad Alessandro Re di Macedonia Risposta, In Siena, Appresso il Bonetti nella Stamperia del Pubblico, 1699

IMG_0879_clipped_rev_1

41,5×29,5 cm; foglio volante in ricca cornice xilografica. Grande stemma dell’Accademia dei Rozzi in alto al centro del foglio. Due forellini di tarlo, alcuni piccoli strappetti senza perdita di carta e per il resto in buone condizioni di conservazione. Alcune note settecenetesche manoscritte al recto che riprendono il titolo della stampa. La cornice della stampa riprende quella presente in altri fogli volanti editi dall’Accademia dei Rozzi di Siena per mascherate. L’Accademia dei Rozzi in occasione del Carnevale, delle visite di personaggi importanti a Siena, o per celebrare degnamente un avvenimento memorabile, organizzava a proprie spese sfilate allegoriche dai complicati significati che definiva proprio mascherate. Proprio durante una di queste mascherate. Questa mascherata si riferisce probabilmente alla celebre “pallonata” che si tenne a Siena nel 1698. Infatti nella domenica di Carnevale del 1698, due squadre si affrontarono in Piazza del Campo e la battaglia aveva come tema “Battaglie fra Alessandro il Grande e Dario Re di Persia”. “Prima della festa fu allestito in piazza un vero e proprio campo militare dove i cittadini potevano andare a giocare a carte o a bere vino rosso dai persiani o bianco dai macedoni. L’esercito di Alessandro Magno era vestito “all’eroica” con abiti di color oro con arabeschi a fiorami d’argento. In testa avevano un Morione, la sciabola nella mano destra …” Accademia dei Rozzi, Maria Francesca Bicci, Alcune mascherate Barocche dell’Accademia dei Rozzi dal 1680 al 1700, pagina 7. Dopo la “battaglia a pollone” i comandanti dei due eserciti contendenti continuarono probabilmente a scriversi lettere e risposte goliardiche e questa qui presentata è probabilmente una di queste.

370 euro

48) Frutto della Continenza di Pilogio Mascherata nel Carnevale del 1749 Madrigali, In Siena, nella Stamperia di Francesco Quinta, ed Agostino Bindi l’anno 1749

IMG_0878_clipped_rev_1

41,5×29,5 cm; foglio volante. Alcune note settecenetesche manoscritte al recto che ricostruiscono un albero genealogico. Iniziali e fregi xilografici. L’Accademia dei Rozzi in occasione del Carnevale, delle visite di personaggi importanti a Siena, o per celebrare degnamente un avvenimento memorabile, organizzava a proprie spese sfilate allegoriche dai complicati significati che definiva proprio mascherate. Proprio durante una di queste mascherate. Questa mascherata si riferisce a quella che si tenne nel 1749. In buone condizioni di conservazione.

280 euro

 

50) Serie di 20 fogli con disegni realizzati tra la fine del XIX° secolo ed i primi anni del XX° secolo, per la decorazione di ceramiche con misure che vanno da 7×7 cm a 32×22 cm

IMG_0876_clipped_rev_1 IMG_0873_clipped_rev_1 IMG_0874_clipped_rev_1 IMG_0875_clipped_rev_2

Rara serie di disegni a colori per la decorazione di ceramiche. I disegni sono a colori. I fogli presentano a volte tracce d’uso e aloni di polvere. Alcune scritte in francese su alcune tavole descrivono su cosa andava riprodotto il disegno e datano il tipo di immagine. Insieme curioso e non comune.

340 euro

51) Courrier extraordinaire portant a Monsieur la nouvelle de sa decheance a son droit a la regence, S. luogo (Paris), S. stampatore, S. data (ma 1791)IMG_0890_clipped_rev_1

25,5×16 cm il foglio; esemplare in buone ottime condizioni di conservazione. Bellissima coloritura coeva. Raro foglio volante satirico legata al periodo degli inizi della Rivoluzione Francese. Rif. Bibl.: De Vinck, 3937.

200 euro

52) Constitution d’Angleterre: ou le triomphe du ministre Pitt foulant aux pieds la couronne d’Angleterre, d’une main il tient une hache et les chaînes dont il a su charger la nation et le roi, de l’autre il porte le drapeau de l’esclavage, les impots et les echafauds sont les moyens qu’il employe pour soutenir son pouvoir chancelant, [Paris], [Bourgeois], [1789]IMG_1164_clipped_rev_1

26,7×19 cm il foglio; esemplare in buone ottime condizioni di conservazione. Bellissima coloritura coeva. Raro foglio volante satirico legata al periodo degli inizi della Rivoluzione Francese che ridicolizza la figura del Primo Ministro inglese William Pitt il Giovane. Rif. Bibl.: Hennin, 10544

260 euro

53) Pitteri Marco Alvise, Omnia Possum in eo qui me confortat. Scuola di S. Francesco nella Chiesa de R.R.P.P. Min:i Con:i alli Frari, S. luogo, M. Pitteri Inc., S. data (ma 1740 circa)IMG_0896_clipped_rev_1

26×18,7 cm il foglio; cornice ripresa nel settecento in verde. In buone-ottime condizioni di conservazione. Bellissima tavola realizzata dal celebre incisore veneziano, allievo di Piazzetta e Baroni, Marco Alvise Pitteri (Venezia, 24 maggio 1702 – Venezia, 4 agosto 1786). Pitteri è celebre per la sua maestria nell’arte del bulino, introdotta a Venezia dal francese Claude Mellan. Bella stampa di ispirazione Francescana.

270 euro

54) Bell’incisione su pergamena: Archangele Michael, Aniciani Sculp., G. Botta Fintazzi a S. G. Goist., S. luogo (ma Venezia), S. data (ma 1710 circa)

IMG_0897_clipped_rev_1

25,2×18,5 cm il foglio; bell’incisione veneziana con immagine dell’Arcangelo Michele che sconfigge Lucifero, stampata su pergamena. L’immagine ha alcuni contorni ripresi in oro. In buono stato di conservazione. Rara.

300 euro

55) Bell’incisione su pergamena: Confrat: Sacerdotum sub Auspiciis S. S. Apost. Petri, et Pauli in Eccl. S. Martialis Munus, Luogo (Roma?), S. data (XVIII° sec.)

IMG_0895_clipped_rev_1

17,5×13,5 cm il foglio; bell’incisione su pergamena con iconografia di S. Pietro e S. Paolo. Una piccola mancanza all’angolo superiore destro bianco e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione.

240 euro

56) Bell’incisione su pergamena: S. Anna, S. Luogo, S. stamptore, S. data (XVIII° sec.)

IMG_0893_clipped_rev_1

16,5×12,5 cm il foglio ; bell’incisione su pergamena con iconografia di S. Anna. In buone-ottime condizioni di conservazione.

240 euro

57) Bell’incisione su pergamena: Panis Absconditus Suavior, Sacerdoti ad aegrotum S. Synaxim deferinti, ea de manu prolapsa limo contegitur, quam lacrimi, precibusq, de flore surgentem videt. Nic. Laghi Tract. 2 Prov. 9. 17., F.co Zucchi Sculp., con Privilego Sopra il Ponte de Bareteri, Venezia, S. data (ma 1740 circa)

IMG_0894_clipped_rev_1

24×16 cm il foglio; bell’incisione veneziana su pergamena con iconografia che sembra illustrare la rivelazione del sacramento della Comunione a Sant’Agostino Vescovo d’Ippona. La scena è accompagnata dalla seconda parte del celebre proverbio  dell’Antico Testamento, I Libri Poetici e Sapenziali “Acquae furtivae dulciores sunt, et Panis Absconditus Suavior”.  L’opera è realizzata dall’incisore veneziano Francesco Zucchi (Venezia 1692 – ivi 1764). In buone-ottime condizioni di conservazione.

280 euro

58) Salvator Mundi, Dicit eis Ecce Homo clamabant dicentes crucifige crucifige eum, F.C.F.Ex., S. Luogo, S. data (ma XVIII° secolo)

IMG_0880_clipped_rev_1

39,5×30,5 cm il foglio; bellissima incisione popolare a doppia lastra con immagine dell’”Ecce Homo” circondato da una ricchissima cornice xilografica. In ottime condizioni di conservazione.

270 euro

59) Ecce Mater Tua, S. luogo, S. stampatore, S. data (ma XVIII° secolo)IMG_0881_clipped_rev_1

39,5×31 cm il foglio; l’incisione riporta in basso a sinistra il monogramma IH sc. Bellissima stampa popolare a doppia lastra con l’immagine di San Giovanni Evangelista che sorregge un’immagine dell’ “Ecce Mater Tua”. L’immagine al centro è circondata da una ricca cornice xilografica a motivi floreali. In ottime condizioni di conservazione.

270 euro

60) Thomas Rowlandson, The Sign Of The Four Alls., (London), S. stampatore (ma Thomas Tegg), s. data (ma 1810).IMG_0882_clipped_rev_1

44,5×27,5 cm il foglio; esemplare in ottime condizioni di conservazione. In bella coloritura coeva. Stampa satirica di gusto popolare realizzata dal celebre illustratore inglese Thomas Rowlandson nella quale il popolano risulta essere, alla fine, vittima di tutti i poteri. In the first stands the King – ‘I reign over all’, il Re regna per tutti (George III, King of the United Kingdom); in the second a Bishop – ‘I pray for all’, il Vescovo prega per tutti; the third a soldier – ‘I fight for all’ il soldato combatte per tutti; and finally Farmer John Bull – ‘But I pay for all’ ed il villano in fine paga per le attività di tutti. Al centro della stampa il prezzo della stessa a colori. John Bull (letteralmente: Gianni Toro) è la personificazione nazionale del Regno di Gran Bretagna. Rif. Bibl.: M. Dorothy George, ‘Catalogue of Political and Personal Satires in the British Museum’, VIII, 1947); British Museum n° 1872,1012.5076.

250 euro

61) The State of the Nation, Le Temps present, L’Anglois gagne Petit, S. luogo (ma Londra), S. stampatore, S. data (ma 1790 circa)

IMG_0883_clipped_rev_1

25,5×17 cm il foglio; bella stampa di satira politica anti-inglese realizzata durante gli anni iniziali della Rivoluzione Francese. Coloritura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

160 euro

62) L’Egiptienne Consollant le Ministre Britannique sortant de Plimouth, A Paris, Chez Basset rue S. Jaques, s. data (ma 1790 circa)

IMG_0884_clipped_rev_1

22×15,7 cm il foglio; bella stampa di satira politica anti-inglese realizzata durante gli anni iniziali della Rivoluzione Francese. Coloritura coeva. In buone-ottime condizioni di conservazione.

160 euro

63) James Gillray, John Bull geht in den Krieg, S. luogo, S. stampatore, S. data (ma 1800 circa)IMG_0885_clipped_rev_1

18,5×18 cm; una piccola mancanza di carta al margine basso sinistro, un piccolo difetto della carta al margine alto sinistro e per il resto in buone condizioni di conservazione. Satira anti-inglese che rappresenta John Bull al suo ingresso nell’esercito tedesco. John Bull (letteralmente: Gianni Toro) è la personificazione nazionale del Regno di Gran Bretagna. Bella coloritura coeva. Raro.

150 euro

64) James Gillray, John Bull Eigenthum in Gefahr, S. luogo, S. stampatore, S. data (ma 1800 circa)IMG_0886_clipped_rev_1

18,5×18 cm; due piccoli difetti della carta al margine sinistro e per il resto in buone condizioni di conservazione. Satira anti-inglese che rappresenta John Bull al suo ingresso nella prigione per i debitori insolventi. John Bull (letteralmente: Gianni Toro) è la personificazione nazionale del Regno di Gran Bretagna. Bella coloritura coeva. Raro.

160 euro

65) James Gillray, John Bull glorreiche Ruckkunft, S. luogo, S. stampatore, S. data (ma 1800 circa)IMG_0887_clipped_rev_1

18,5×18 cm; in buone condizioni di conservazione. Satira anti-inglese che rappresenta John Bull al suo ingresso nella prigione per i debitori insolventi. John Bull (letteralmente: Gianni Toro) è la personificazione nazionale del Regno di Gran Bretagna. Bella coloritura coeva. Raro.

160 euro

66) James Gillray, John Bull Glucklich, S. luogo, S. stampatore, S. data (ma 1800 circa)IMG_0889_clipped_rev_1

18,5×18 cm; in buone condizioni di conservazione. Satira anti-inglese che rappresenta John Bull invecchiato ed imbolsito davanti ad un fuoco. John Bull (letteralmente: Gianni Toro) è la personificazione nazionale del Regno di Gran Bretagna. Bella coloritura coeva. Raro.

160 euro

67) L’enjambee Imperiale, luogo, S. stampatore, S. data (ma 1792 circa)IMG_0892_clipped_rev_1

44×35,5 cm il foglio; alcuni segni di piega ma nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Coloritura coeva. Satira che prende di mira i progetti di Caterina II (la Grande) di Russia di attaccare e conquistare Costantinopoli. Rif. Bibl.: Moscou, Musée Historique National, AKG218701.

240 euro

68) Constitution d’Angleterre: ou le triomphe du ministre Pitt foulant aux pieds la couronne d’Angleterre, d’une main il tient une hache et les chaînes dont il a su charger la nation et le roi, de l’autre il porte le drapeau de l’esclavage, les impots et les echafauds sont les moyens qu’il employe pour soutenir son pouvoir chancelant, [Paris], [Bourgeois], [1789]

IMG_1167_clipped_rev_1

26,7×19 cm il foglio; esemplare in buone ottime condizioni di conservazione. In bianco e nero. Raro foglio volante satirico legata al periodo degli inizi della Rivoluzione Francese che ridicolizza la figura del Primo Ministro inglese William Pitt il Giovane. Rif. Bibl.: Hennin, 10544

160 euro

69) Marie Louise, Kaiserinn der Fronzosen, Erzherzoginn von Osterreich, Imperatrice des Francais, Archiduchese d’Autriche. Kreuzinger pinx., Dav. Weiss sculpt., S. luogo, S. data (ma 1815 circa)IMG_0909_clipped_rev_1

28,5×21,5 cm; una leggera piega del foglio antecedentemente la stampa e per il resto in buone condizioni di conservazione. Bel ritratto, non comune, di Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d’Asburgo-Lorena, nota semplicemente come Maria Luisa d’Austria o Maria Luigia di Parma (Vienna, 12 dicembre 1791 – Parma, 17 dicembre 1847), è stata imperatrice consorte dei francesi dal 1810 al 1814 in quanto moglie di Napoleone I, e duchessa regnante di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1814 al 1847 per decisione del congresso di Vienna.

340 euro

70) Divo Onuphrio Antiquissima Sacerdotum Societas In Cathedrali Perusina, Ani. Caracci In., Mic. Bellelli Fecit. S. luogo, S. data (ma XVIII° sec.)IMG_0905_clipped_rev_1

35×22,5 cm il foglio; in ottime condizioni di conservazione. Bella xilografia su incisione di Annibale Carracci e realizzata da Michele Bellelli. Al centro di una bella e ricca cornice xilografica dal gusto popolare, si trova l’iconografia di San Onofrio. Non comune.

140 euro

71) Sant’Antonio di Padova, F, Baranni F. in Bologna, 1752IMG_0898_clipped_rev_1

31×21 cm il foglio; un leggero alone e per il resto in buone condizioni di conservazione. Bella xilografia di Sant’Antonio da Padova realizzata a Bologna nel 1752 dF. Baranni.

140 euro

72) Immagine di Maria Santissima che prodigiosamente aprì gli Occhi nella Chiesa Cattedrale di Ancona il Giorno 25. Giugno del corrente Anno 1796. S. luogo, S. stampatore, S. data (ma 1796)IMG_1165_clipped_rev_1

29×20,5 cm il folio; un leggero alone al margine alto destro. Bella xilografia popolare dedicata alla miracolosa immagine di Maria conservata nella cattedrale d’Ancona. Il miracolo è conosciuto con il nome di miracolo mariano di San Ciriaco.  Con esso si intende  l’evento “riportato nel Regesto dei Miracoli di San Ciriaco, un registro tenuto dai parroci del Duomo di San Ciriaco di Ancona dal 1706, secondo il quale il 25 giugno 1796, presso il Duomo stesso, gli occhi di un quadro della Madonna avrebbero iniziato a muoversi”. Si racconta che “Il Prodigio continua fino all’11 febbraio dell’anno successivo 1797, quando il Generale Napoleone Bonaparte, accusando i Canonici del Duomo di ingannare il popolo, vuole ispezionare personalmente il quadro. Come ha in mano il quadro, liberato della cornice e del vetro, l’attenzione di Napoleone cade sul nastro di perle, rubini e altre pietre preziose che fanno corona all’Immagine; egli pensa bene di prendere tale patrimonio per “provvedere, dice, il corredo da sposa ad una giovane del locale Ospizio di Carità”. Fa togliere dal quadro il prezioso nastro, lo prende in mano, ma… rimane perplesso. Ai presenti sembra addirittura che il Generale cambi colore nel volto, ed interpretano questa indecisione con un intervento straordinario della Madonna. Con sorpresa di tutti, il Generale restituisce il nastro di perle preziose perché sia rimesso sul petto della Madonna. In seguito, per suggerimento del Vescovo, e per desiderio di Napoleone stesso, il quadro viene coperto con un velo di seta ricamato”. Raro.

170 euro

73) Antonio Abate, che si dispensa nella Chiesa degl’Orfani di S. Maria della Pietà de mendicanti, S. luogo (Bologna?), S. Stampatore, S. data (ma XVIII° sec.)IMG_0900_clipped_rev_1

31,5×23 cm il foglio; una traccia di piega al centro della stampa e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione. Bella xilografia dedicata all’iconografia di Sant’Antonio Abate, legata alla chiesa bolognese di Santa Maria della Pietà, già Ospedale di poveri orfanelli mendicanti. Sulla spalla del Santo un monogramma T. Non comune.

250 euro

74) Venantius M. Camers., Oratio S. Venantij Martyris quam devote legentes aut ferentes in evitandis pericoli invantur. Cum ceciderit non collidetur quia Dominus supponit manum suam in minibus portapunte R. ne unquam offendas ad lapidem pedem tuum V. Sancte Martyr Venanti intercede pro nobis P et a pericoli cunctis liberanos semper Oremus Protector in te confidentium Deus, qui B. Venantium Martyrem tuum e rupe, precipitatum mira providentia conservasti te Suplices deprecamur, ut eius meritis, et intercessione eripias pedes nostros à lapsu, et Animas nostras a casu Vitiorum. Domine Deus Coeli Terraeque conditor, ac Rector, ad cuius Imperium cuncta creata moventur, et sistunt escaudi nos propitius, et concede ut intercedente B.io Venanto Martijre tuo, in cuius glorioso Agone Terremotus factus est magnus, à Terremotuum Periculis liberemur Per Dominum Nostrum &c. Sumpt.Io: Ant.Antonucci., Philippus Michael Camers inventor, S. luogo, S. data (ma XVIII° sec.)IMG_0901_clipped_rev_1

31,7×20 cm il foglio; un leggerissimo ed ininfluente alone, quasi impercettibile e per il resto in buone condizioni di conservazione. Bell’iconografia di San Venanazio Martire opera del noto incisore inglese Philippus Micahel Camers. Venanzio era un nobile romano che visse a Camerino (dove morì il 18 maggio del 205) il quale convertitosi al cristnesimo, subì il martirio sotto l’imperatore Decio. Oltre ad essere il patrono di Camerino, in questa incisione viene invocato come protezione dai terremoti. Non comune.

160 euro

075) Qui vuit venire post me tollat crucem suamet sequtur M. Monogramma BTA, S. luogo, S. data (ma XVIII° sec.)IMG_0902_clipped_rev_1

29,2×20,4 cm il foglio; bella xilografia popolare con immagine del Cristo che porta la croce. In buone-ottime condizioni di conservazione. Monogramma BTA nel margine basso destra. Sul margine basso la scritta che fa riferimento al passo “Qui vult post me venire abneget semet ipsum et tollat crucem suam et sequatur me” (“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” Matteo 16, 24). “È l’identica esortazione che compare nello splendido Cristo Portacroce tra due schiere di monache, attribuito a Bernardino Butinone, che è dipinto sopra alla lunga apertura [nel Monastero delle Romite Ambrosiane] dalla quale le Romite possono assistere alle celebrazioni in Santuario, meta per coloro che, salendo pellegrini al Sacro Monte, come Cristo sul Calvario, chiedono la forza di portare le proprie croci”.

120 euro

76) Sanctus Deus, Sanctus Fortis, Sanctus.Im Mortals Miserere Nobis, Contro Le Morti Improvvise Libera Nos Domine. Sia Lodato Gesù e Maria, La Pace di Dio sia data. Amen. Lettera miracolosa ritrovata nel luogo che si chiama Dasit, lontano tre leghe dalla Malla, scritta in caratteri d’oro, e dalla propria mano di Nostro Signor Gesù Cristo, e portata al medesimo luogo di Dasit da un figlio di anni sette alli 2 Gennajo 1799. S. Stampatore, Rimini, S. data (ma 1799).IMG_0903_clipped_rev_1

30,5×20,4 cm il foglio; bifoglio. Un leggero segno di piega al mezzo al foglio, qualche forellino restaurato, con perdita di qualche lettera di testo e per il resto in buone-ottime condizioni di conservazione. A fianco dell’incisione la riproduzione di una lettera miracolosamente apparsa a Dasit il 2 Gennaio 1799 scritta, secondo il testo qui riportato, in oro e di suo pugno da Gesù Cristo, nella quale Cristo esorta gli uomini alla carità e solidarietà e giura tremende catastrofi come peste, terremoti, morie di bestiame ecc. ecc. a chi non seguirà il suo comandamento. Incisa a Rimini. Curiosità.

150 euro

77) Sant’Onofrio Anacoreta, Jospeh Gavelli, Sculp. Pisauri, S. luogo, S. data (ma XVIII° sec.)IMG_0904_clipped_rev_1

130 euro

78) Dem Woledlen Gestrengen Vest und Hochfuhrnehmen Herren Johan Philips Fleyschbein Von Kleeberg dem Fungeren, meinem Grosgunstigen Hochgeeheten Heren Patron, undt Furderen, H. Roos fecit, 1671IMG_0911_clipped_rev_1 IMG_0910_clipped_rev_1 IMG_0912_clipped_rev_1

Le incisioni vanno da 15×13,5 cm a 12×14,6 cm; serie di 9 incisioni compreso il frontespizio. Serie completa. Jean Henri Roos, noto anche come Johann Heinrich Roos (Otterberg nel Palatinato, 29 settembre 1631 – Francoforte sul Meno, 3 ottobre 1685) è stato un pittore tedesco. Nel 1640, a soli nove anni, entra nella scuola di Jardin du Jardin ad Amsterdam. Perfezionò la sua arte con Adrien de Bie. Pittore e acquafortista tedesco del periodo barocco, era specializzato in paesaggi e in scene con animali. È stato pittore di corte sotto Carlo I Luigi del Palatinato. Suo figlio Philipp Peter Roos è noto come Rosa da Tivoli. In questa serie, composta da un frontespizio e 8 tavole, vengono riprodotte diverse immagini di ovini. Morì nel 1685. Le 9 tavole son applicate su fogli ottocenteschi di grande spessore e si presentano in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Le Blanc Vol. III p. 356.

590 euro

Serie di 14 incisioni di costui fantastici di Gerard Valck, 1700  circ.

Serie di 14 incisioni in buone-ottime condizioni di conservazione di misura 26,5×18 cm; anticamente applicate su carta forte. Le tavole appartengono alla celeberrima serie di tavole argute, fantasiose e dettagliate che ritraggono venditori ambulanti, commercianti e professionisti che indossano gli strumenti e i prodotti delle loro occupazioni, del famoso incisore, cartografo, mercante d’arte ed artista olandese, Gerard o Gerrit Valck, o Valk o Valcke o Walck (Amsterdam, 1651 o 1652 – Amsterdam, 21 ottobre 1726). “Si dedicò principalmente alla rappresentazione di soggetti di genere e alla realizzazione di ritratti. Utilizzò la tecnica della maniera nera: la sua prima incisione di questo tipo fu ottenuta a partire dall’opera Cupido dormiente di Guido Reni. Eseguì 67 incisioni, soprattutto da opere di altri artisti, tra cui Peter Lely, Gérard de Lairesse e Philipp Tidemann, che frequentemente egli stesso pubblicò … Collaborò con Abraham Bloteling, David Loggan, Peter Schenk (dal 1686) e, successivamente, con il figlio di quest’ultimo, Leonard e con il proprio figlio Leonard Valck. Pubblicò anche atlanti, carte geografiche, globi e serie di stampe con vedute di case della famiglia Orange-Nassau, mestieri, fontane, camini e uccelli.” La sua serie di costumi fantastici resta però una delle opere che gli diedero più successo e fra le più copiate, tanto che incisioni ispirate ai suoi costumi fantastici, furono realizzate per tutto il settecento ed ancora, nell’ottocento. Fra i suoi principali imitatori va ricordato Larmessin. La serie includeva una varietà di occupazioni, tra cui taverniere, fabbricante di candele, calzolaio, coltellinaio, lattoniere, stampatore, giardiniere, ebanista, musicista, oro e argentiere, profumiere, pittore, fabbro, sarto, pasticciere e altro. Ogni mestiere viene presentato con alcune caratteristiche tipiche del loro mestiere. Queste stampe sono molto rare.

82) Habit de Plombier (Abito da Idraulico), buone condizioni di conservazione. 480 euro

IMG_1158_clipped_rev_1

83) Habit de Charron (Abito del costruttore di carri). Qualche piccola piega ed in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1159_clipped_rev_1

84) Habit de Caffetier (Abito del venditore di caffè). Una strofinatura al margine basso in corrispondenza della H di “Habit” in parte abrasa e per il resto in buone condizioni di conservazione. 350 euro

IMG_1161_clipped_rev_1

85) Habit d’Imprimeur en Lettres, (Abito dello stampatore), in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1160_clipped_rev_1

86) Habit de Meusnier, (Abito del mugnaio), in buone condizioni di conservazione. 550 euroIMG_1156_clipped_rev_1

87) Habit de Centurier, (Abito del pellettiere), in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1157_clipped_rev_1

88) Habit de Malletier Coffrettier, (Outfit of a trunk maker), un piccolo pezzetto di vecchio foglietto applicato al margiene alto a destra, in parte abraso con scritta leggibile solo parzialemente “a di quattordici”. In buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1144_clipped_rev_1

89) Habit de Vigneron, (Abito del viticoltore), qualche lieve traccia di sporco e per il resto in buone condizioni di conservazione. 500 euroIMG_1143_clipped_rev_1

90) Habit de Serrurier, (Abito del fabbro), in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1149_clipped_rev_1

91) Habit de Tabletier, (Abito del venditore di giochi da tavolo), in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1152_clipped_rev_1

92) Habit de Sauetier, (Abito del calzolaio), qualche lieve piega e per il resto in buone condizioni di conservazione. 500 euroIMG_1153_clipped_rev_1

93) Habit de Vannier, (Abito del venditore di vimini), qualche lieve grinza e per il resto in buone condizioni di conservazione. 450 euro

IMG_1154_clipped_rev_1

94) Habit de Bonnetier, (Abito del produttore di calve e cuffie, detto anche calzettaro),  in buone condizioni di conservazione. 450 euroIMG_1155_clipped_rev_1

95) Habit de Medecin, (Abito da Medico). In buone condizioni di conservazione. 500 euroIMG_1142_clipped_rev_1

QUALCHE LIBRO

BOLOGNA RAVONE CASAGLIA ACQUE MINERALI GIOCHI OMBRE

DSC_0312_clipped_rev_196) AA. VV.,


Sulle rive del Ravone, Ricordo di Villeggiatura 1893.

Senza luogo, S. stampatore, 1893

18×12,2 cm; (20), 106, (2) pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido con nell’illustrazione in oro al piatto anteriore e al piatto posteriore. Tiratura in soli 45 esemplari. Dedica alla prima carta. Bellissimo frontespizio illustrato. Le prime 16 pagine contengono composizioni musicali inedite tra le quali uno “Scherzo per Pianoforte” di G. Brinis, la composizione “Kleinigkeit” di A. Sampieri, un “Triste idillio per canto e piano” di F. Brunetti, infine una mazurka di Giovan Battista Marcon significativamente intitolata Aurette Felsinee. Segue una miscellanea di 106 litografie con alcune immagini DSC_0311_clipped_rev_1paesaggistiche e soprattutto ritratti, resi mediante
silhouette nere su fondo bianco di personaggi bolognesi. Alla fine del volume l’elenco completo di ogni opera presentata con il nome dell’autore o del personaggio rappresentato. Rarissima pubblicazione ricordo per coloro che nel 1893 villeggiarono sulle rive del Ravone (probabilmente proprio in località Ravone o Casaglia) nel territorio delle colline bolognesi. I personaggi che presero parte alla villeggiatura sono, in genere, appartenenti a nobili o note famiglie bolognesi. L’opera è di particolare importanza per ricostruire i gusti del pubblico raffinato e mondano bolognese che utilizzava questo tipo di produzione DSC_0313_clipped_rev_1durante gli incontri nei salotti ad esempio come gioco, nel quale si dovevano riconoscere i bolognesi illustri riprodotti nei ritratti. Fra i ritratti Alfonso Monti, Agostino Reggiani, Alfonso Cozzolino, Andreino Ambrosini, Annibale Cazzani, Annina Antenore, Antonio Brinis, Antonio Sempieri, Carlo Ceraso, Cesare Rusconi, Colomba Cuocolo, Davide Coppola, Baronessa Editta dalla Noce, Egle Bonavita, Dino Mazzoni, Contessa Enrichetta Mengoni Ferretti, Eugenia Vespoli Cuocolo, Eugenio dalla Noce, Federico Alzona, Cav. Ing. Filippo Ambrosini, Cav. Francesco Alfano, Gaetano Ceraso,Cav. Ing. Giuseppe Guillot, Ines Fittipaldi, Laura Cazzani, Lylly Gollinelli, Conte Lodovico Bentivoglio, Maria Brunetti Capelli, Avv. Nicola Montanari, Nicola Righiery, Professor Raffaele Faccioli, Silvia DSC_0314_clipped_rev_1Waymel Zanelli, Vico Ulivi, Vittorina Grugnoli ed altri. “Nel corso dell’Ottocento le acque del torrente, ora così poco invitanti, hanno però goduto di una qualche fama. Nel 1853 si trovano menzionate nel rapporto, curato da Francesco Sarti Pistocchi, della Commissione delle consultazioni sulle acque minerali: “Quest’acqua è limpida, facile da conservarsi e trasportarsi senza che si alteri in fiaschi e barili, è salata abbastanza, non è irritante, non nauseosa, non fetida appena estratta. Agisce allora come blando lassativo catartico, ma più come antiscrofoloso, e di fatto contiene quest’acqua tracce di iodio le quali nelle delicate costituzioni de’ bambini linfatici possono riuscir bastevoli al salutare intento che si ricerca”. Fu così che verso la fine del secolo a Casaglia sorse persino uno stabilimento d’acqua salino-iodata, di proprietà della famiglia Boriani, che per qualche decennio richiamò un pubblico numeroso, soprattutto nei mesi estivi.” Esemplare in ottime condizioni di conservazione, tiratura in soli 45 esemplari, rarissimo. Uno spaccato della vita della vita della nobiltà ed alta borghesia bolognese di fine ottocento. Rif. Bib.: IT\ICCU\UBO\3781955.

350 Euro

BIOLOGIA ENTOMOLOGIA PARASSITOLOGIA AREZZO INSETTI BIOLOGY ENTOMOLOGY SCIENZE BOTANICA

dsc_0332_clipped_rev_197) Redi Francesco,

Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti fatte da Francesco Redi, Accademico della Crusca, e da lui scritte in una lettera all’Illustrissimo Signor Carlo Dati. Terza Impressione.

In Firenze, Per Francesco Onofri Stampator’Arcivescovale, 1674

In 4° (24×17 cm); (4), 236 pp. e 39 c. di tav. fuori testo, alcune più voltedsc_0330_clipped_rev_1-1 ripiegate tutte poste alla fine del volume. Legatura settecentesca in piena pergamena rigida con i piatti foderati con carta marmorizzata agli inizi dell’ottocento. Dorso a tre nervi. Titolo in oro su fascetta in pelle chiara al dorso realizzato in epoca ottocentesca. Fregio editoriale inciso al frontespizio con motto “Il più bel Fiore ne coglie”. Le ultime due carte presentano un’antica integrazione al margine bianco inferiore, del tutto ininfluente, realizzato solo per far coincidere il margine inferiore di queste tavole a quello delle altre. dsc_0331_clipped_rev_1Poche macchioline di foxing e leggerissime bruniture, in genere nel margine esterno bianco di alcune carte ma nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare completissimo. Presente anche la tavola 29 spesso assente. Due incisioni nel testo rappresentanti insetti. Terza edizione, in verità seconda i italiano (dopo un edizione uscita le 1668 con numero minore di tavole, uscì una seconda edizione in latino), preferita alle altre in quanto è quella con il maggior numero di tavole. Una delle opere più celebri del grande medico, naturalista e letterato italiano, Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697). Considerato il fondatore della biologia sperimentale e uno dei padri della parassitologia moderna. “I suoi studi, fra i quali quelli intorno alladsc_0333_clipped_rev_1 generazione spontanea e al veleno delle vipere, rivestono particolare importanza nella storia della scienza moderna, per la loro opera di demolizione di alcune teorie di stampo aristotelico a favore di un’attività sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di una pratica terapeutica di impostazione ippocratica, costruita su regole di prevenzione e sull’uso di rimedi esclusivamente naturali e su precetti di vita equilibrata… Particolarmente importanti sono le sue “Esperienze Intorno alla Generazione degl’Insetti” del 1668, nato da una lettera a
Carlo Dati, in cui confutò la teoria della generazione spontanea, allora generalmente accettata, con un approfondito studio sperimentale della riproduzione delle mosche”.  L’opera contribuì in modo definitivo ad screditare il dogma aristotelico sulla generazione spontanea degli insetti. I suoi esperimenti e le sue osservazioni microscopiche vennero poi in seguito riprese, sviluppate e concluse da Pasteur e da Spallanzani. “Sotto forma di lettera indirizzata dsc_0334_clipped_rev_1a Carlo Dati, segretario dell’Accademia della Crusca e accademico del Cimento, l’opera che condurrà Redi alla notorietà espone le conclusioni raggiunte a seguito di molte esperienze “fatte di fresco […] intorno al nascimento di que’ viventi che infino al dì d’oggi da tutte le scuole sono stati creduti nascere a caso [corsivo mio] e per propria lor virtude senza paterno seme” (Esperienze intorno alla generazione degl’insetti [1668], a cura di W. Bernardi, 1996, p. 75). “Redi’s masterpiece is considered to be ‘Esperienze intorno alla generazione degl’Insetti’ (1668), in which he disproved the doctrine of spontaneous generation in insects, inherited from Aristotle and still considered dogma. The microscope revealed in insects an organization as marvelous as it was unsuspected. Redi prepared and observed the egg-producing apparatus in insects, and he also used the microscope to good advantage in observing the morphological elements characteristic of the eggs of each species” (DSB XI, p. 341).D. Pandi, Bibl. delle opere di F. Redi p. 3 ‘Raro’; Nissen ZBI, 3319. Prandi n°9 “raro”; Poggiali I n°552; Michel-Michel VII 16; Nissen I 3319; Krivatsy 9449; British mus. cat. XVII cent. Italian II 726. Manca a Gamba, Razzolini, Choix. Opera rara, completa ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

1.000 euro

PRIMA EDIZIONE ILLUSTRATA MOLIERE TEATRO

98) Jean Baptiste Poquelin de Moliere

Les Oeuvres de Monsieur Moliere, Reveues, corrigees & augmentees Enrichies de figures en Taille-douce. Tome I-VIII. [Completo]

Paris: Thierry, Barbin et Trabouillet, 1697

125In 12° grande (16,5×9,5 cm); 8 tomi: (22), 309, (3) pp. (con 4 c. di tav. nella numerazione); 419, (1) pp. e (con 5 c. di tav. nella numerazione); 310, (2) pp. (con 5 c. di tav. nella numerazione); 298, (2) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 335, (1) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 287, (1) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione); 261, (3) pp. (con 4 c. di tav. nella numerazione); 308, (4) pp. (con 3 c. di tav. nella numerazione). Completo delle 30 belle tavole a piena pagina. Belle legature coeve in vitello con dorsi a 5 nervi e titolo, numero del volume e ricchissimi fregi in oro al dorso. Qualche lieve segno del tempo e strofinatura. Tagli spruzzati in rosso. Testatine e finalini126 ornati. Molto belle le 30 tavole a piena pagina. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Questa edizione è la PRIMA EDIZIONE ILLUSTRATA delle opere di Moliere. L’opera riprende l’edizione del 1682, modernizzandone l’ortografia, mutando la composizione e l’impaginazione ed è considerata, proprio con l’edizione del 1682, la più completa e corretta delle edizioni delle opere di Moliere stampate nel XVII° secolo. I primi 6 tomi contengono le opere già edite 127prima della morte di Moliere,  oltre alla vita dello stesso, mentre gli ultimi due volumi le opere postume. La prefazione del primo volume è scritta da un contemporaneo di Moliere e probabilmente anche suo amico, l’attore teatrale Lagrange (1639-1692). Scrive A.-J. Guibert a proposito di questa edizione «Les variantes imposées par la Censure au “Don Juan” du tome VII et celles découvertes dans la “Comtesse d’Escarbagnas” au tome VIII, lui confèrent un remarquable intérêt littéraire et bibliophilique». Mentre J128ules Le Petit definisce questa edizione “C’est le texte qui a le plus souvent servi de modèle pour les nombreuses éditions données jusqu’à nos jours». Alla fine del Volume VIII vi è un’opera di William Marcoureau Brécourt (1638-1685) dal titolo “L’ombra del Molière”. Questo pezzo che venne ufficialmente portato in scena una sola volta marzo 1674 presso l’Hotel de Bourgogne è una commedia curiosa in uno stile abbastanza diffuso nel XVII secolo. Raro ed in buone condizioni di conservazione. A good copy. Rif. Bibl.: Lacroix, “Bibliographie Moliéresque”, n°287; Guibert, “Bibliographie des Oeuvres de Molière publiées au XVIIe”, Tome II, pp. 629 a 658; Tchemerzine, IV, 826-827.

1.800 Euro

MEDICINA STORIA LOCALE VENEZIA ISCHL RECOARO TERME VICENZA ACQUE MINERALI TISI MALATTIE POLMONARI PNEUMOLOGIA PRIME EDIZIONI

dsc_0344_clipped_rev_1
99) BRERA Valeriano Luigi,

Ischl e Venezia sulla felice influenza del clima della città di Venezia e de’ sussidj ivi dalla natura e dall’arte apprestati nel corso dell’inverno per la continuazione delle cure istituite in Ischl nell’estate, onde debellare le affezioni scrofolose, e specialmente le corrispondenti tisi e consumazioni polmonari e mesenteriche … cenno sull’opportunità del clima veneto per favorire durante l’inverno la bibita delle acque medicinali di Recoaro Recoaro per distruggere i calcoli… colla giunta delle epoche biografiche dell’autore.

In Venezia, Dalla Tipografia di G. B. Merlo, 1838

In 4° piccolo; 295, (1) pp. e una c. di tav. in antiporta con bella veduta di piazza san Marco opera di Tosini e Lazzari. Bella legatura degli inizi del XX° secolo in tutto cartoncino rigido con motivi dipinti in rosso e verdi e titolo su fascetta in pelle rossa al dorso. Conservate all’interno della legatura rigida il piatto anteriore e posteriore della brossura editoriale originale. Raro esemplare ancora a fogli chiusi. Importante e non comune dsc_0345_clipped_rev_1prima edizione di questa importante opera dedicata all’influenza del clima veneto e delle acque minerali di Recoaro sulla salute degli individui. Valeriano Luigi Brera (Pavia, 7 giugno 1772 – Venezia, 4 ottobre 1840) fu un celebre medico e patologo italiano. Laureatosi all’Università di Pavia nel 1793, si perfezionò in alcuni dei maggiori centri medici europei (Vienna; Lipsia; Londra), dove ebbe contatto con illustri Maestri come il Blumenbach, l’Osiander, il Monro. Tornato in Lombardia, fu professore supplente della cattedra di clinica medica dell’Università di Pavia nel 1797-1798 e, successivamente, primario medico negli ospedali di Pavia e di Crema. Nel 1806 fu nominato professore di medicina legale nell’Università di Bologna, dove creò il gabinetto di patologia e medicina legale. Nel 1808, dopo aver rifiutato l’offerta del Collegio Imperiale di Pietroburgo di succedere al J.P. Frank nella cattedra di clinica medica di quell’ateneo, divenne direttore della cattedra di Clinica e Patologia Medica dell’Università di Padova, succedendo a Pierantonio Bondioli. Mantenne questo incarico fino al 1832 e fu anche direttore, dal 1817 al 1822, dell’Ospedale di Padova. Il Brera è stato uno dei maggiori clinici italiani del primo ‘800, seguace del brownianesimo in patologia e in clinica. Clinico famoso, abile e ricercato, fu anche un acuto e geniale ricercatore scientifico, effettuando importanti studi sulle parassitosi da elminti. Diffuse l’uso dello jodio in terapia e introdusse l’uso di somministrare alcuni medicamenti sotto forma di frizioni. Dal 1808 fu socio dell’Accademia Nazionale delle Scienze e delle maggiori accademie scientifiche dell’epoca. Bibl.: Rapaport 193, p. 193 n. 1705.

200 euro

VENEZIA STORIA LOCALE POLONIA ENRICO III FRANCIA PALLADIO ARCHITETTURA BUCINTORO FESTE BALLI COSTUMI MODA

DSC_0327_clipped_rev_1100) Benedetti Marco,

Le feste, et trionfi fatti dalla Sereniss. Signoria di Venetia, nella felice venuta di Henrico III. Christianiss. Re’ di Francia, et IV. di Polonia. Descritti da M. Rocco Benedetti. Et in questa Seconda Editione sono aggiunti molti, diversi et degni particolari, che nella prima non erano. Con privilegio.

In Venetia, Per Domenico Lovisa, 1700

In 4° (19,5×14,9 cm); 23, (1) pp. Brossura marmorizzata di fine ottocento. Una piccolissima mancanza di carta al margine esterno bianco delle prime 4 carte, di un millimetro ed assolutamente ininfluente e per il resto in buone condizioni di conservazione. Stemma xilografico al frontespizio con immagine di una anello sormontato da scritta “Il Diamante”. Seconda edizione dopo la prima del 1574, ma praticamente come una prima per le numerose aggiunte ricavate dagli archivi veneziani, di questo rarissimo libercolo, un solo esemplare censito in ICCU, dedicato alle celebrazioni dedicate dalla Serenissima per la visita di sua maestà Enrico III di Valois (Fontainebleau, 19 settembre 1551 – Saint-Cloud, 2 agosto 1589) ultimo monarca della dinastia dei Valois che fu prima re di Polonia e del Granducato di Lituania dal 1573 e di Francia poi dal 1574. Il volume descrive la fuga da Cracovia ed il tragitto seguito da Enrico per giungere a Venezia per proseguire poi col narrare i quindici giorni di feste, celebrazioni, pranzi e balli che caratterizzarono il soggiorno di Enrico a Venezia. Infatti dopo la morte del fratello Carlo IX re di Francia, Enrico venne richiamato in patria dalla madre che allo scopo gli fece recapitare una quantità enorme di denaro per approntare il viaggio. Fu così che il futuro Re di Francia dopo esser scappato, con una fuga rocambolesca con solo un manipoli di uomini dalla Polonia senza il consenso della Dieta polacca, oltretutto portandosi dietro i gioielli della Corona di Polonia (formalmente mantenne ancora per un anno il titolo di re di Polonia e del Granducato di Lituania, prima che gli elettori della dieta polacca lo dichiarassero decaduto) si diresse verso l’Italia passando per Vienna. Arrivato a Venezia vi si fermò per 15 giorni e poi ripartì verso Parigi. Durante il soggiorno si narra che Enrico III dissipò un patrimonio, rapito dalla bellezza e dal clima di festa continua della città che in suo onore non risparmiò nessun tipo di ballo, banchetto, processione compresa quella del Bucintoro, fino a far erigere, come si racconta nel volumetto “un’arco trionfale con tre portoni drizzato a Sua Maestà per mezzo la chiesa di S. Niclò fabricato dallè’eccellentissimo Architetto Paladio per ordine delli clariss. Giacomo Contarini e Luigi Mocenico …”. Le descrizioni si concentrano sugli abiti, le mense, le statue di zucchero, gli addobbi, le armi e tutto ciò che in questi giorni di festa sfrenata si potè vedere nella città lagunare. Rarissimo libercolo di storia veneziana.

240 Euro

VIAGGI TRAVELS GRECIA TURCHIA LEVANTE LEVANT COSTANTINOPLI CRETA ISTANBUL GRECEE CICLADI GEORGIA ARMENIA


dsc_0367_clipped_rev_1101) Tournefort Joseph Pitton de,

Relation d’un voyage du Levant, … Contenant l’histoire ancienne & moderne du plusieurs isles de l’Archipel, de Constantinople, des cotes de la Mer Noire, de l’Armenie, de la Georgie, des frontieres de Perse & de l’Asie Mineur. Avec les plans des villes & des lieux considerables, le genie, les moeurs, le commerce … Enrichie de descriptions & de figures d’un grand nombre de plantes rares, de divers animaux… Tome premier (- troisieme). Completo

Lyon, Chez Anisson et Posuel, 1717dsc_0368_clipped_rev_1

In 8° (19×12 cm); tre tomi: (22), 379, (3) pp. e 51 c. di tav. delle quali tre più volte ripiegate, (6), 448, (2) pp. e 40 c. di tav. delle quali due più volte ripiegate, (6), 404, (62) pp. e 62 c. di tav. delle quali una più volte ripiegata per un totale di 153 tavv. f.t., varie ripiegate e raffiguranti vedute, carte geografiche, dsc_0373_clipped_rev_1costumi ecc. Completo. Belle legature coeve in tutta pelle marmorizzata con dorso a 5 nervi. Titolo e ricchi fregi ai tasselli. Pecette di antica collocazione privata al margine basso dei dorsi. Piccoli difetti ai margini dei dorsi di due volumi. Tagli rossi. A pagina 3 del terzo volume un piccolissimo forellino dovuto ad un difetto della carta tocca due lettere. A differenza degli altri esemplari che si presentano fortemente bruniti e con notevole foxing a causa della qualità della carta lionese, l’esemplare qui presentato, ha solo una leggerissima brunitura ininfluente ed è praticamente scevro di bruniture, in buone-ottime condizioni di conservazione. Good cop. Seconda edizione pubblicata lo stesso anno della prima francese di questo celeberrimo viaggio in Levante, opera del grande botanico e viaggiatore  originario di Aix-en-Provence, Joseph Pitton de Tournefort. Il volume raccoglie le esperienze di viaggio dell’autore attraverso Grecia, dsc_0371_clipped_rev_1Turchia, Armenia e Georgia passando per Creta e le Cicladi, Costantinopoli, la costa meridionale del Mar Nero, l’Armenia, la Georgia e rientrandodsc_0372_clipped_rev_1 poi dall’Asia Minore. Durante il viaggio, accompagnato dal botanico tedesco Andreas von Gundelsheimer (1668-1715), raccolse numerose specie di piante allora sconosciute. Destinato a diventare prete studiò presso i Gesuiti. Ma la morte di suo padre lo lasciò libero di seguire i suoi interessi personali, particolarmente nel campo della botanica alla quale si era appassionato fin da giovane. Si fece conoscere costruendo un erbario in Savoia e nel Delfinato (oggi proprietà del Museo nazionale di storia naturale di Francia con sede a Parigi). Intraprese gli studi di medicina a Montpellier e strinse amicizia con Pierre Magnol (1638-1715). Nel 1681, trascorse un anno nei Pirenei per studiarvi la flora. Un periodo difficile, si dice che dovesse nascondere i suoi soldi nel pane per sfuggire ai ladri. L’erbario che vi costituì era così ricco che Guy-Crescent Fagon (1638-1718) lo chiamò a Parigi per affidargli la sua cattedra di botanica al Jardin des Plantes (1683). I suoi corsi erano celebri e attiravano numerosi spettatori, anche dall’estero. Nel 1698 fece conoscere dsc_0370_clipped_rev_1la flora parigina pubblicando il libro dal titolo Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris (Storia delle piante che nascono nei dintorni di Parigi). Su ordine del Re, partì alla ricerca di erbe nei Pirenei dove raccolse numerose specie. Tra il 1700 e il 1702, Tournefort viaggiò nelle isole greche: Creta e Cicladi. Visitò in seguito Costantinopoli, le coste del mar Nero, l’Armenia e la Georgia. Raccolse piante e annotò numerose osservazioni. In Grecia, tentò di ritrovare le piante descritte da Dioscoride ma ne riconobbe solo 400 circa. Durante il suo viaggio, fu accompagnato dal botanico tedesco Andreas von Gundelsheimer (1668-1715) e dal pittore Claude Aubriet (1651-1743). Il racconto del suo viaggio, Relation d’un voyage au Levant, fu pubblicato dopo la sua morte. Entrò nel 1691 all’Accademia delle scienze. Solo nel 1694 fece pubblicare la sua prima opera di botanica, Éléments de botanique (Elementi di botanica), con 435 disegni di Aubriet. La sua principale opera botanica è Institutiones rei herbariae dsc_0374_clipped_rev_1(1700), traduzione della precedente in latino ad opera dello stesso Tournefort, dove egli classifica le piante seguendo la forma delle loro corolle, ma, più importante ancora, fa una chiara distinzione tra genere e specie, preparando così il terreno a Carl von Linné. Morì a Parigi a 52 anni, in piena salute, vittima di un banale incidente, nella via che porta oggi il suo nome: rue Tournefort (nel V arrondissement). Merita una citazione anche il De optima methodo instituenda in re herbaria (1697) e la sua Histoire des plantes qui naissent aux environs de Paris(1698), la cui traduzione in inglese fu pubblicata nel 1732. Lasciò i suoi manoscritti al suo allievo e amico, Michel Louis Renaume de la Garance (1676-1739). Carl von Linné gli dedicò un genere della famiglia delle Boraginaceae: Tournefortia. Buon esemplare comleto. Non comune. Good copy. Bibl.: Brunet V,903 – Chadenat 709 – Quérard IX, 518 – Nissen ZBI, 4154 non cita questa edizione lionese – Blackmer, 1318.

1.300 euro

PADOVA STORIA LOCALE ARCHEOLOGIA USI E COSTUMI EPIGRAFIA ROMANA


dsc_0449_clipped_rev_1102) Orsato Sertorio,

Historia di Padova nella quale dalla sua fondazione sino l’anno di Christo MCLXXIII. si ha, con l’ordine de gli anni, quanto che di sacro e di Profano si è di essa potuto trovare. Parte prima [unica pubblicata, completo].

In Padova, Per Pietro Maria Frambotto, 1678

In 4° (32,2×23 cm); (16 la prima carta bianca, poi occhdsc_0450_clipped_rev_1-1ietto
e frontespizio), 338 (ma 334), (26) pp. e  5 c. di tav. fuori testo (antiporta figurata, ritratto dell’autore, monumento a Tito Livio, grande carta più volte ripiegata del territorio padovano e sempre ripiegata, la tavola con il Carrocio Padovano). Completo. Legatura coeva in piena pergamena rigida con dorso a tre nervi e titolo manoscritto al dorso. Antica scritta seicentesca al piatto anteriore “Doppio Compl.”. Testo entro cornice xilografica. Piccolo timbretto di antica appartenenza privata all’occhietto. Antica nota manoscritta di possesso alla prima carta bianca dsc_0448_clipped_rev_1che identifica l’esemplare come appartenuto al celebre bibliofilo ed erudito originario di Adria ma a lungo canonico del Duomo di Treviso, Giuseppe Antonio Bocchi. Il volume, un duplicato, venne evidentemente venduto da Bocchi per integrare con altra opera la sua imponente collezione che sarebbe stata poi, alla sua morte, donata alla città di Treviso. Antico timbro ottocentesco al margine basso bianco dell’antiporta che identifica l’esemplare come appartenuto all’Antica Libreria Occhi di Luigi fu Gennaro Faval. Strappo senza perdita dsc_0452_clipped_rev_1di carta ed ininfluente anticamente restaurato alla grande carta dell’”Agri Patavini” e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione dalla carta pulita e frusciante. Tagli spruzzati in rosso. Numerose incisioni nel testo, magnifica quella più volte ripiegata del “Carrocio Padovano”. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Prima edizione e prima ed unica parte edita di questa basilare storia di Padova e del suo territorio, compilata dal celebre poeta, storico, filosofo ed archeologo padovano, Orsato Sertorio 1617-1678. L’autore fu elevato al rango di Cavaliere di San Marco nel 1652 sotto il dogado di Francesco Molin con privilegio dell’ 8 novembre dal Senato in premio alla sua opera “Monumenta Patavina, studio collecta, digesta, explicata suisque iconibus expressa” edita in Padova nel 1652. Pubblicherà nel dsc_0454_clipped_rev_11669 il primo volume de “I Marmi Eruditi” integrato, dopo la sua morte, con un secondo volume a cura del nipote Giannantonio Orsato, monaco cassinense e nel 1679 la prima parte della sua monumentale storia di Padova, qui presentata. Nel 1670 fu nominato Professore “delle Metore” (Meteorologia) all’ Università di Padova.dsc_0453_clipped_rev_1-1 A lui si deve anche una nota orazione al Doge Giovanni I
Corner. E’ nominato dal Senato della Serenissima nel privilegio quale “Di Padova. Nobile, Conte, Erudito e Storico”. La sua storia di Padava e del suo territorio, è considerata come una delle migliori mai scritte, oltre a rappresentare una fonte di grande importanza per la storia archeologica del territorio padovano. Rif. Bibl.: Brunet, IV, 240; Vinciana, 911; Buzzanca, 554: “L’opera è la sintesi monumentale dell’applicazione erudita dell’Orsato su Padova”.

1.100 euro

VENEZIA STORIA VENETA STORIOGRAFIA TURCHI SARACENI GOTI STORIA MEDIOEVALE PIACENZA PRIME EDIZIONI


dsc_0512_clipped_rev_1103) Giustiniano Bernardo,


Historia di M. Bernardo Giustiniano gentiluomo Vinitiano, dell’origine di Vinegia, & delle cose fatte da Vinitiani. Nella quale anchora ampiamente si contengono le guerre de’ Gotthi, de Longobardi, & de’ Saraceni. Nuovamente tradotta da Lodovico Domenichi.
 

(Stampata in Vinegia), (Per Bernardino Bindoni Milanese), 1545 

In 8° piccolo (15,5×10,4 cm); CCXXI (ma 219) cc. Legatura coeva in piena pergamena molle, qualche difetto e segno del tempo. Un leggerissimo alone,quasi invisibile, al margine alto delle ultime 6 carte e una e piccolissima perdita di carta all’angolo alto, praticamente irrilevante e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Ex-libris applicato al piatto interno anteriore che identifica l’esemplare come appartenuto alla celebre collezione del grande ingegneredsc_0511_clipped_rev_1 aeronautico, imprenditore e pioniere dell’aviazione, Giovanni Battista Caproni che fu anche grande collezionista di libri e che nato ad Arco stabilì la sua residenza ed attività a Vizzola (Varese). Prima non comune edizione della traduzione italiana (la prima edizione latina fu stampata nel 1492) di questa celebre storia veneziana che ripercorre le vicende della città lagunare dalla sua fondazione nel 400 scritta dall’importante uomo politico, diplomatico, patrizio e letterato veneziano Bernardo Giustinian (1408-1490). La traduzione è opera del celebre umanista, traduttore, editore, poligrafo ed erudito piacentino, Lodovico Domenichi o Ludovico Domenichi (Piacenza, 1515 – Pisa, 29 agosto 1564). Il “De origine urbis Venetiarum rebusque eius ab ipsa ad quadringentesimum usque annum gestis historia, in 15 libri, fu pubblicato per la prima volta postuma solo nel 1492. Basandosi su due manoscritti nel cod. Cicogna 1809 della Biblioteca del Civico Museo Correr di Venezia, cartaceo di 410 cc., che contiene due versioni dello stesso testo. “Scritta da diverse mani, contiene anche parti autografe del Giustinian. Un appunto manoscritto del possessore ottocentesco del codice, E.A. Cicogna, ci conferma che la seconda versione è la copia di lavoro e la prima quella preparata per la stampa dal figlio dsc_0513_clipped_rev_1Lorenzo e da Domenico Morosini, che la fecero revisionare (secondo precise indicazioni dell’autore contenute nel suo testamento) dai dotti umanisti Benedetto Brognoli e Giovanni Calfurnio. La prima redazione dovrebbe essere stata scritta nel 1477-81. L’opera, in 15 libri, narra le vicende della città dalle origini alla spedizione di Pipino e al dogado di Agnello Parteciaco. Basata su una vasta conoscenza della letteratura storica classica e di storici contemporanei come L. Valla e Biondo Flavio (che pure il G. critica più volte nel corso dell’opera, ma del quale aveva apprezzato la concezione di una storia come ricerca archeologica e ordinata disposizione delle fonti), l’opera è “il primo esempio nella storiografia veneziana di critica storica approfondita sulla base delle testimonianze superstiti” (Pertusi). Il metodo per valutare l’attendibilità dei testi usati (numerosi e attestanti il possesso di una vasta biblioteca, di cui purtroppo si sono perse le tracce, perché non citata nel testamento, ma che forse diede in lascito al monastero delle monache di S. Croce alla Giudecca) si basa sulla teoria del “probabilius”: giudicare i fatti alla luce di una valutazione oggettiva (“sequi probabiliora planioraque reddere”). La stessa scelta dell’excursus temporale da narrare (le origini della città) richiedeva una posizione critica di fronte a documenti antichi e spesso inattendibili (e di fronte a uno dei più famosi, quello della fondazione patavina della città nel 421, non ha esitazioni nel dichiararlo un’invenzione non adatta alla realtà storica dell’epoca). L’obiettivo dello storico non si restringe sulla sola Venezia, ma spazia sul mondo mediterraneo e sull’Europa altomedievale, finendo per tracciare una storia dell’Oriente e dell’Occidente dal V al IX secolo. Nei tre lunghi excursus su Goti (libri IV-VI), Longobardi (VII), Turchi e Saraceni (VIII e XI), inoltre, il G. va alla ricerca delle cause che hanno favorito il nascere e lo svilupparsi della città. L’attenzione al dato storico, pur supportato da un’abitudine retorica che con la storia era ancora strettamente interrelata (e che gli fa intessere la narrazione di umanistiche “orationes”), comprende lo studio della nascita anche della Venezia civile e sociale, e del sorgere delle sue prime strutture costituzionali. Storia tucididea, che tiene conto anche dell’insegnamento erodoteo e di Dionigi d’Alicarnasso, è caratterizzata da attenzioni archeologiche, geografiche e climatiche non comuni all’epoca e da uno spiccato gusto etimologico di origine umanistica. Ma dalla storiografia umanistica lo distanzia una concezione ancora rigorosamente provvidenzialistica della storia.”. Opera rara ed in buone condizioni di conservazione. Cfr.:  Lozzi 6011: “Non dev’esser comune mancando al Coleti ed alla Platneriana”; Adams G – 748.

540 euro

FILOSOFIA SCIENZE POLITICHE POLITICA ANTROPOLOGIA CULTURALE ILLUMINISMO GENOVA ISTRIA ALBONA LABIN

dsc_0509_clipped_rev_1104) Rousseau Jean Jacques,

Il contratto sociale ovvero i principj del diritto politico di G.G. Rousseau, Cittadino di Ginevra. Traduzione dal francese del cittadino C.M.

Genova, dalla Stamperia Francese e Italiana, 1797

In 8° (cm 18,7×12,2 cm); 231, (1) pp. Bella ed elegante legatura coeva in mezza pelle chiara con titolo su fascetta arancione e ricchissimi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Interno dei piatti foderati con non comune carta verde spruzzata. Antica nota di possesso datata 1800 alla carta di sguardia che sottolinea la provenienza nobiliare del volume “Di me D.r Niccolò del fu Conte Niccolò Battiala 1800” ed identifica l’opera come appartenuta al Conte istriano Nicolò Battiala signore di Albona (l’attuale Labin in Croazia). Qualche pagina leggermente ed uniformemente brunita, come tutti gli esemplari conosciuti, a causa della qualità della carta, un leggerissimo alone al margine alto interno della prima carta, ininfluente e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione ed in bella legatura coeva. Seconda edizione, ma prima stampata in Italia di uno delle opere piùdsc_0510_clipped_rev_1 importanti dell’illuminismo. Nel 1796 Giovanni Menini stampò la prima edizione in italiano. Nel 1797 uscirono 7 edizioni ma questa di Genova è la seconda edizione italiana antecedente anche quella veneziana stampata dal Rota. A testimoniare l’antecedenza dell’edizione genovese su quella veneziana è che ambedue le edizioni portano la traduzione di Celestino Massucco, celebre traduttore e professore di Poetica dell’Università di Genova e che visse e lavorò, pubblicando varie opere, solo nella città ligure.  Il Contratto Sociale edito per la prima volta nel 1762 ebbe un numero ridotto di edizioni a causa delle idee rivoluzionarie in esso professate, prima fra tutte l’idea che lo Stato debba essere diretta emanazione della volontà popolare, fino allo scoppio della Rivoluzione Francese quando le intenzioni rivoluzionarie furono fortemente ispirate all’opera sociale del grande filosofo illuminista. In questo periodo l’opera ebbe numerose edizioni e fu tradotta per la prima volta in numerose lingue contribuendo ad esaltare le idee democratiche che serpeggiavano per l’Europa. “…il Contratto sociale del 1762, conteneva la proposta politica di Rousseau per la rifondazione della società sulla base di un patto equo – costitutivo del popolo come corpo sovrano, solo detentore del potere legislativo e suddito di sé stesso. Questi e altri suoi scritti (soprattutto l’Émile, sulla pedagogia) vennero condannati e contribuirono a isolare Rousseau rispetto all’ambiente culturale del suo tempo. Le sue relazioni con tutti gli intellettuali illuministi suoi contemporanei, oltre che con le istituzioni della Repubblica di Ginevra, finirono per deteriorarsi a causa di incomprensioni, sospetti e litigi, e Rousseau morì in isolamento quasi completo. Considerato per alcuni versi un illuminista, e tuttavia in radicale controtendenza rispetto alla corrente di pensiero dominante nel suo secolo, Rousseau ebbe influenze importanti nel determinare certi aspetti dell’ideologia egualitaria e anti-assolutistica che fu alla base della Rivoluzione francese del 1789; anticipò inoltre molti degli elementi che, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, avrebbero caratterizzato il Romanticismo, e segnò profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva, alcuni elementi della sua visione etica essendo stati ripresi in particolare da Immanuel Kant. Rousseau fu anche un compositore, e la sua opera più nota è L’indovino del villaggio… Il Contratto sociale (Du contrat social: ou principes du droit politique), pubblicato nel 1762, è tra le maggiori opere del filosofo svizzero illuminista Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). L’opera, a tema politico-sociale, delinea, con sorprendente anticipo sui tempi, l’idea di Stato democratico, e perciò verrà ripresa, una trentina d’anni dopo, come riferimento durante la Rivoluzione francese.”. Opera rara, di provenienza nobiliare ed in ottime condizioni di conservazione. Bibl.: S. Rota Gribaudi, La fortuna di Rousseau in Italia (1750-1815), Torino, 1961, p. 325.

220 euro

RETORICA SUBLIME LONGINO ESTETICA GRECO GRECIA CLASSICISMO CULTURA CALASSICA PLATONE FILOSOFIA


dsc_0878_clipped_rev_1105) Dionysius Longinus o Anonimo, Gabriel de Petra,

Dionysiou Longinou retoros, Peri hypsous logou vivlion. Dionysii Longini rhetoris praestantissimi liber, De grandi, sive svblimi genere orationis, latinè redditus, hypothesesi synoptikais & ad oram notationibus aliquot illustratus a Gab. de Petra prefessore Graeco in Academia Lausannensi. 

Coloniae Allobrogum (Ginevra), Apud Ioann. Tornaesium, 1612

In 8° piccolo (16,5×10,5 cm); 170, (2) pp. e una c. di tav. a doppia pagina fuori testo. Bella legatura coeva in piena pergamena parlata al dorso da mano coeva (leggermente lenta). Pagine uniformemente brunite a causa della qualità della carta. Edizione rara del celebre trattato di retorica attribuito a Longino sul Sublime nel commento del celebre umanista Gabriel de Petra. Testo greco con traduzione latina a lato. L’opera, attribuita al Longino fino alla metà del secolo scorso, viene oggi ritenuta un’opera di autore anonimo del I secolo d. C. Quello che è indubbio è che l’autore ha una posizione sicuramente platonica nel trattare l’argomento. “Il Trattato del Sublime (traslitterato in Perì Hýpsous) è, insieme alla Poetica di Aristotele, una delle più importanti opere di estetica dell’antichità. Di autore anonimo, il trattato è una lunga dsc_0877_clipped_rev_1disamina sul sublime, lo stile retorico cosiddetto elevato, che ha lo scopo di ammaliare il pubblico toccando le corde del sentimento e delle emozioni (pathos). Una questione difficilmente risolvibile è legata all’identità dell’autore, rimasto ignoto: nelle fonti antiche, infatti, il suo nome non viene mai citato, e questo genera incertezza nell’attribuzione del Trattato. Nell’intestazione del manoscritto più antico, il Parisinus Graecus 2036 del X secolo ma anche in altri manoscritti, come il Vaticanus Graecus 285 del XVI secolo (che contiene un frammento del trattato), dove fu notato per la prima volta da Girolamo Amati nel 1808, nella tavola di riepilogo del contenuto viene riportata la dicitura «Dionisio oppure Longino», a dimostrazione che già all’epoca in cui esso fu trascritto (X secolo) si era persa memoria del suo autore, per la cui identità venivano avanzati i nomi di due eminenti retori di età imperiale, Dionisio d’Alicarnasso e Cassio Longino (per cui, talvolta, l’autore viene indicato come Pseudo-Longino o Anonimo del Sublime). Tuttavia tale attribuzione è difficilmente sostenibile: Dionisio era su posizioni inconciliabili con quelle espresse nel Trattato, mentre per Longino la difficoltà è di carattere prettamente cronologico. Nel Trattato, infatti, è ravvisabile un intento polemico nei confronti di Cecilio di Calacte, autore vissuto verso la fine del I secolo a.C., e poiché Cassio Longino visse nel III secolo, appare improbabile che egli possa aver scritto il Sublime per confutare un autore più antico di circa quattro secoli. Inoltre, un’altra argomentazione a sfavore dell’attribuzione a Longino è il fatto che nel testo vengono citati autori vissuti non oltre il I secolo a.C. (i più recenti sono Cicerone e Teodoro di dsc_0879_clipped_rev_1Gadara, quest’ultimo – a quanto risulta – vissuto almeno fino al 6 a.C., e la cui acmé è posta dalla Suda nel 33 a.C.). L’opera, infine, si conclude con una dissertazione sulla corruzione dell’eloquenza, argomento tipico del periodo in cui vissero autori come Tacito, Petronio e Quintiliano, i quali, ognuno a proprio modo, trattarono questo soggetto. … L’Anonimo scrive per un nobile romano appassionato di letteratura greca, tale Postumio Floro Terenziano, il quale ci è per altri versi ignoto e quindi non aiuta a risolvere i problemi di datazione. Il suo intento è di esaminare cosa sia lo stile sublime, ovvero ciò che «induce a sentimenti e riflessioni più alte di quanto in esso è stato detto» e che quindi produce su tutti i lettori, e non solo su alcuni, un’impressione durevole. Longino apre il trattato chiamando in causa l’opera Sul Sublime di Cecilio di Calacte, che verrà presa in esame. Il suo intento polemico verso Cecilio si basa su due punti, uno solo dei quali è stato enfatizzato al massimo, lasciando in ombra l’altro, in realtà più importante: Cecilio faceva lunghi esempi di stile sublime, ma trascurava di spiegare come se ne potesse apprendere la tecnica, trascurando di trattarne le fonti. Inoltre, tra le fonti trascurate c’era naturalmente il pathos, che l’Anonimo considera una delle due fonti innate dello stile sublime – anche se, purtroppo, per guasti alla tradizione manoscritta la trattazione del pathos fatta dall’autore non ci è pervenuta. …”. Buono stato di conservazione. RARE.

220 euro

LIBRI GALANTI EROTISMO ROMANZI AVVENTURA AVVENTURI LIBRI GALANTI EROTISMO ROMANZI AVVENTURA VENEZIA PROVENIENZA NOBILIARE AVVENTURIERI  PRIME EDIZIONI

dsc_0831_clipped_rev_1
106) Marquis d’Argens (Jean-Baptiste de Boyer, marquis d’),
 

Le Philosophe amoureaux, ou les Memoires du Comte de Mommejan; Par Mr. Le Marquis d’Argens. 

A La Haye, Chez Adrien Moetjens, 1737

In 12° (13,5×7,5 cm); (8), 268 pp. Bella legatura coeva in piena pergamena con titolo in oro su fascetta rossa in pelle al dorso. Piatti interni foderati da bella carta marmorizzata coeva. Testatine, finalini ed iniziali ornati. Piccolo difetto della carta a pagina 245, pre stampa, che ha creato un piccolo strappetto senza perdita di carta abilmente e anticamente restaurato al margine esterno bianco. Alcune pagine leggermente ed uniformemente brunite come tipico della carta utilizzata a La Haye. Tagli marmorizzati. Frontespizio in rosso e nero. Fregio figurato in fine: due putti reggono un festone, aldsc_0832_clipped_rev_1 centro un cuore fiammeggiante. Esemplare nel complesso in ottime condizioni di conservazione. Antica firma di proprietà privata settecentesca alla prima carta bianca del celebre senatore e bibliofilo veneziano Giacomo Soranzo (1686-1761) che raccolse una delle più grandi collezioni settecentesche di volumi composta da quattromila manoscritti e ventimila opere a stampa poi venduta in un celebre catalogo stampato nel 1780. Prima assai rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo celebre scritto galante, uscito tradotto in italiano nel 1764 con il titolo “Il filosofo innamorato ovvero le memorie del conte di Mommejan” opera del grande scrittore, filosofo ed avventuriero francese Jean-Baptiste de Boyer, marchese d’ Argens (Aix-en-Provence, 24 giugno 1704 – Castello di La Garde, 11 gennaio 1771). “Figlio di un procuratore generale, seguì la carriera d’armi (entrò nell’esercito a 15 anni) e condusse una giovinezza molto avventurosa e licenziosa, per via della quale venne diseredato dal padre. Ferito davanti a Philipsburg nel 1734, lasciò il servizio militare e si ritirò ad Amsterdam nei Paesi Bassi, al fine di potervi scrivere liberamente i propri pamphlet. Qui scrisse alcune compilazioni storiche e cominciò le sue famose Lettres juives (The Hague, 6 volumi, 1738-1742), Lettres chinoises (The Hague, 6 volumi, 1739-1472), e le Lettres cabalistiques (2ª ed., 7 volumi, 1769); scrisse inoltre le Mémoires secrets de la république des lettres (7 volumi, 1743-1748), in seguito rivedute e accresciute come Histoire de l’esprit humain (Berlino, 14 volumi, 1765-1768). Attirò l’attenzione di Federico II, re di Prussia, con i suoi attacchi contro il Cristianesimo: il sovrano lo chiamò alla sua corte a Potsdam, lo rese suo ciambellano con 6.000 franchi di trattamento e lo nominò direttore generale dell’Accademia. Fu nominato “Kammerherr” e Direttore dell’Accademia. Tuttavia, Federico rimase amaramente offeso per via del suo matrimonio con l’attrice berlinese Mlle Cochois. Dopo aver vissuto 25 anni in intimità con Federico II, il marchese d’Argens tornò a Aix per trascorrere i suoi ultimi anni con la famiglia. Argens tornò infine in Francia nel 1769 e morì nei pressi di Tolone l’11 gennaio 1771. Era dotato di un’erudizione vasta e varia, e i suoi scritti sono ispirati dalla filosofia scettica dell’epoca. I suoi scritti erano indirizzati a un pubblico generico; in questo modo, egli favorì un’ampia diffusione delle idee dell’Illuminismo. Scrisse di filosofia, storia e religione, e semplificò le innovative discussioni empiriche di filosofi come Voltaire, Pierre Bayle e Bernard de Fontenelle.”. Opera assai rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione e appartenuta ad un celebre collezionista. A good copy, original binding.

230 euro

RISORGIOMENTO STORIA LOCALE ALASSIO GENOVA FINALE ALBENGA MOTI 1821 CARBONERIA MANOSCRITTO FORTE SPERONE MEMORIE ALBENGA LIGURIA LITORALE LIGURE FRATI


dsc_0576_clipped_rev_1

dsc_0577_clipped_rev_1107) Colonello Carlo Ambrogio Bergalli di Finale,

Voluminoso Manoscritto di grande importanza per la storia del Risorgimento ligure e la storia locale di Alassio (e paesi circostanti come Albenga e Finale) e dei moti Carbonari di Alassio. Registro ossia Copia di Carte Officiali, Militari, e Civiche onde qualsiasi lettore poterre formare una non dubbia Opinione sulla condotta e servizi militari del Cav.re O. Carlo Ambrogio Bergalli qm (?) Sebasto del Finale Colonello nelle Re. Armate di S. M.à il Rè di Sardegna

S. luogo (ma Genova), manoscritto, 1846 circa

In oblungo (27×38 cm); 291, (1), (18 b.) pp. Perfetto stato di conservazione. Bella e forte legatura coeva in mezza pergamena rigida con piatti foderati con carta coeva. Tagli gialli. Grande e Voluminoso Manoscritto di grande importanza per la storia del Risorgimento ligure e la storia locale di Alassio (e paesi circostanti come Albenga e Finale) e dei moti Carbonari di Alassio. L’autore dello scritto è il Nobile Don Carlo Ambrogio Bergalli di Finale (Ducato di Genova) Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, Al servizio militare dell’Augusta Casa di Savoia dal 1787, Luogotenente Colonnello dal 2 Luglio 1819 a lungo Maggiore Comandante di Alassio, Comandante del Forte Lo Sperone di Genova dal Gennaio 1825. L’opera è in chiara grafia ottocentesca e riporta in una facile ed immediata veste grafica documenti, pensieri e lettere atte ad dimostrare la tenuta dell’autore durante il suo servizio militare alla corte dei Savoia, il tutto su carta forte di ottima qualità. Al recto una lunghissima dedica autografa di Bergallidsc_0575_clipped_rev_1 all’amico Conte Filippo de Raimondi Intendente Generale di Novara al quale il volume viene lasciato in ricordo e per difendere la memoria dell’autore. L’opera ripercorre gli avvenimenti e i fatti storici vissuti in prima persona dal Colonnello Carlo Ambrogio Bergalli che fu a lungo Comandante di Alassio (più di tre quarti del volume riguardano questo periodo) e poi comandante di Forte Sperone di Genova. L’opera ricostruisce le vicende personali dell’autore nei turbolenti anni che vanno dal 1789 al 1832, soffermandosi in particolare sul periodo compreso tra il 1819 ed il 1924. Oltre ad importanti e pochi conosciuti fatti riguardanti la storia locale di Alassio, come lo scandalo che colpì l’ordine dei Cappuccini nel 1819 (alcuni di essi durante le questue notturne intrattenevano rapporti con donne maritate e prostitute), note sulla condizione della popolazione negli anni immediatamente susseguenti alla Restaurazione, descrizione dei lavori pubblici e le dispute fra le varie autorità locali, l’opera si sofferma assai lungamente sui moti Carbonari del 1821 dandone una nuova versione attraverso la corrispondenza privata (molta della quale andata ormai dispersa) fra le varie autorità ufficiali che contrastarono i moti. Lo studio ripercorre la storia dei moti dal loro nascere, attraverso la loro evoluzione fino alla fine degli stessi riportando nomi e giudizi su tutti i personaggi coinvolti su ambedue le barricate. L’autore riporta varia corrispondenza e documenti intrattenuti oltre che con la casa Savoia con altri militari e personaggi conosciuti sia a livello locale che nazionale come il Cavaliere di Thoan Revel Generale del Ducato di Genova, il Barone Chacciardi, il Marchese Raggi, Conte Des Geneys (Genreale in Capo dell’Ammiragliato in Genova),  Conte d’Ison, Avvocato Rossi Giudice del Mandamento di Alassio, vari Sindaci di Alassio, Mario de Veri Intendente d’Albenga, ViceConsole di Marina di Alassio Giuliano Berta, Di Roburent Gran Scudiere di Sua Maestà Vittorio Emanuele, Mario De Veri Intendente di Albenga, Agnelli il Reggente Ispezione di Polizia Capitano dei Carabinieri in Savona, De Rey Colonello Capo dello Stato Maggiore della Divisione di Genova, Roero Severino Governatore Interinale di Genova, Marchese d’Yenne e molti altri. A lato della corrispondenza e documenti riprodotti si trovano, in scompartimenti appositamente ricavati si trovano i lunghi commenti dell’autore a chiarire vari punti trattati nella corrispondenza. A volte l’autore interviene direttamente con aggiunte direttamente al centro del volume come quando ad esempio in uno schema lungo 4 pagine, descrive nome per nome la posizione tenuta durante i moti da vari cittadini e autorità locali. Esemplare in perfette condizioni di conservazione.dsc_0578_clipped_rev_1

590 euro

ILLUSTRATORI DORè PRIME EDIZIONI DANTESCA DIVINA COMMEDIA CLASSICI ILLUSTRATI

DSC_0178_clipped_rev_1 DSC_0179_clipped_rev_1 DSC_0180_clipped_rev_1 DSC_0183_clipped_rev_1DSC_0176_clipped_rev_1108) Dante Alighieri, Gustavo Doré, Eugenio Camerini,

La Divina Commedia di Dante Alighieri illustrata da Gustavo Doré e dichiarata con note tratte dai migliori commenti a cura di Eugenio Camerini,

Milano, Stabilimento dell’Editore Edoardo Sonzogno, 1868-1869

In folio massimo (42×30,4 cm); tre tomi in un volume: X, (2), 136, (2) pp. e 75 c. di tav., (8), 132, (4) pp. e 42 c. di tav., (8), 132, (4) pp. e 18 c. di tav. Legatura coeva in mezza-pelle scura con titolo e filetti in oro al dorso. Piatti foderata con carta coeva (qualche lieve strofinatura e perdita di carta al taglio dei piatti. Qualche minima ed insignificante macchiolina di foxing in poche carte (comuni in tutti gli esemplari conosciuti) e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima celeberrima edizione italiana della Divina Commedia illustrata dal grande Paul Gustave Louis Cristophe Doré (6 gennaio 1832 – Parigi, 23 gennaio 1883) celebre pittore, disegnatore, litografo e incisore francese  che fu l’illustratore più famoso dell’ottocento. Famoso per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante, a lui si devono alcune delle più importanti edizioni illustrate ottocentesche dei classici della letterat ura mondiale fra i quali il Paradiso Perduto, il Don Chisciotte, La Divina Commedia e l’Orlando DSC_0177_clipped_rev_1Furioso. Artista estremamente eclettico e poliedrico si impegnò a sviluppare tutte le tecniche ed i formati pittorici realizzando da enormi quadri a piccoli, passando da opere di estrema incisività e potenza a lavori semplici ma dal tratto graffiante. La pittura e l’incisione non furono le sue sole passioni  ma a lui si devono anche disegni e sculture. Capace di creare scene di estrema complessità ed impatto emotivo era capace anche di dipingere magnifici paesaggi dove il sublime, nella stretta concezione del Romanticismo di derivazione burkeniana, esprimeva tutta sua potenza sentimentale. La Divina Commedia illustrata dal Dorè divenne da subito una delle più celebri edizioni del poema dantesco ed ebbe numerose riedizioni. Quella qui presentata è l’edizione più famosa corollata da 135 magnifiche incisioni realizzate da alcuni dei più grandi incisori del tempo come Pannemaker, Fagnon, Pisan, Boetzel, Dumont, Pisan, Dupeyron, Sotain, Trichon, Guillaime, Gauchard, Verde, Pierdon, Maurand, Regnier , Piaud, Obrux ed altri. Il testo ed il commento, curato dal letterato  e giornalista anconetano Eugenio Salomone Camerini (Ancona, 13 luglio 1811 – Milano, 1º marzo 1875), è molto apprezzato per l’accuratezza filologica. Rif. Bibl.: Cfr. Mambelli “Annali ediz. dantesche”,362: “Il Camerini prese a testo la lezione del Witte. Per le dichiarazioni tenne conto dei migliori interpreti antichi e moderni: Boccaccio, Buti, Benvenuto da Imola, Tommaseo, Blanc, ecc.”.

550 euro

GIOCHI DI CARTE RAVENNA PRIME EDIZIONI

dsc_0328_clipped_rev_1109) Anonimo,

Le 12 più belle pazienze.,

Ravenna, Scuola Tipografica Salesiana, S. data (ma 1910 circa)dsc_0329_clipped_rev_1-1

In 4° (19×14 cm); 16 pp. Bella egatura coeva in cartoncino rigido con motivi verdi e bianchi e titolo stampato su fascetta al piatto anteriore. Rarissima pubblicazione, nessun esemplare censito in ICCU e non presente in alcuna bibliografia controllata, di questo libercolo sui giochi di carte dedicato a 12 giochi di pazienza. Rarissimo ed in ottime condizinoni di conservazione.

90 euro

PRIME TIRATURE VENTIQUATTR’HORE BOLOGNA MITELLI RACCOLTA SUITE COMPLETE PRIME EDIZIONI PROVERBI ARTEIMG_0613_clipped_rev_1

    IMG_0612_clipped_rev_1IMG_0622_clipped_rev_1IMG_0615_clipped_rev_1IMG_0616_clipped_rev_1IMG_0614_clipped_rev_1IMG_0619_clipped_rev_1IMG_0617_clipped_rev_1IMG_0620_clipped_rev_1IMG_0621_clipped_rev_1IMG_0625_clipped_rev_1IMG_0624_clipped_rev_1IMG_0623_clipped_rev_1IMG_0627_clipped_rev_1IMG_0628_clipped_rev_1IMG_0629_clipped_rev_1IMG_0626_clipped_rev_1IMG_0630_clipped_rev_1IMG_0631_clipped_rev_1    IMG_0611_clipped_rev_1

Mitelli Giuseppe Maria,

Le ventiquattr’hore dell’humana felicità consacrate all’Em.mo et Rev.mo Prenc.e Card. D. Gio. Nicola Conti. Invenzione disegno ed intaglio di Giuseppe Mitelli Pittore Bolognese.

(Bologna), S. stampatore, 1675

Unito a:

Mitelli Giuseppe Maria,

L’arti per Via, disegnate, intagliate, et offerte Al grande, et alto Nettuno Gigante Sig: della Piazza di Bologna da Gioseppe M:a Mittelli …

(Bologna), S. stampatore, 1660

In folio (37,5×28,8 cm); due opere in un volume: (28) cc. nn., (41) cc.nn. e (4) cc. nn. con tavole di proverbi sempre realizzate da Mitelli ma non appartenente alle due opere. Due piccole firme di appartenenza privata al primo frontespizio. Legatura dell’inizio dell’ottocento in mezza pelle con titolo della prima opera, autore e fregi in oro al IMG_0634_clipped_rev_1dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Ampi margini. Un leggerissimo alone alle prime 8 carte, ininfluente e praticamente invisibile. Un lievissimo foxing al margine esterno bianco di tre carte (compreso frontespizio) della seconda opera, assolutamente lieve ed ininfluente. Quattro tavole leggermente ed uniformemente brunite, per la qualità della carta, nella seconda opera ma in modo assolutamente leggero ed ininfluente. Alcuni numeri scritti a matita nel margine basso della seconda opera a numerare le carte, alcuni poi cancellati. Le due opere si presentano, nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prime due edizioni complete di due delle più importanti opere del grande incisore bolognese, Giuseppe Maria Mitelli (Bologna, 1634 – 1718). Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. La prima opera è completa anche dell’antiporta contenente il titolo contornato da putti e sormontato dallo stemma del card. Gio. Nicola Conti e del IMG_0635_clipped_rev_1foglio di dedica inciso in rame che come nota lo stesso Bertarelli nn. 394/421, sono assenti nella stragrande maggioranza degli esemplari. Quindi il nostro esemplare è completissimo. L’opera è uno dei lavori più celebri e filosofici di Mitelli dove una giornata di ventiquattro ore diventa un allegoria tragicomica dell’esistenza umana a formare, quasi, una sorta di ballata macabra dove gli individui sono sempre in compagnia della morte anche se essa non si percepisce solo attraverso la sua voce ma non compre mai se non all’ultima tavola. Il frontespizio della prima opera è famosissimo per la presenza dell’allegoria alata del Tempo munito di una falce che scandisce le 24 ore della giornata. Ogni ora, corrispondente ad una tavola, dove viene presentato un personaggio di una categoria sociale o lavorativa, con un proverbio al piede della tavola che nel lato destro descrive il pensiero della figura su se stessa. Contrapposta a questa scritta, vi è l’intervento della morte che sbeffeggia ed avverte dell’immanenza dell’esistenza e della futilità delle cose effimere. Ad esempio dice la Donna Superba: “Quanto bella son io! Quanti consuma, Per me d’Amor l’inestinguibil foco! M’incensano i sospiri in ogni loco, Onde non è stupor, se la mi fuma”. Ad essa risponde la Morte: “Vana: lo specchio tuo frangi, che tanto, Nel consigliarti a la ragion prevale, Meglio potrai la tua bellezza il frale, Espresso contemplar nel vetro infranto”. I personaggio che parlano sono oltre alla Donna Superba, l’Avaro, lo Zerbino, l’Iracondo, il Goloso, la Donna Invidiosa, il Pigro et Otioso, il Birbante, il Giuocatore, il Buffone di Corte, il Villano, il Comico, il Musico e Suonatore, il Pittore e Scultore, il Poeta, il Cortigiano, l’Ingegnero et Aritmetico, il Medico, il Cacciatore, l’Astrologo, il Guerriero, il Dottore versato in tutte le scienze, il Sacerdote di gl’idoli, il Re’ e da ultima la Morte che, per la prima volta compare, fisicamente, proprio nell’ultima tavola e si erge a “Reina al Mondo impero …”. Le figure nelle tavole sono accompagnate, in modo ricorrente a simboli del “Tempo”. I testi che corredano le immagini sono del fratello di Mitelli, padre Giovanni, che collaborò con l’artista anche nella realizzazione di diversi proverbi. Opera rarissima a trovarsi completa delle 28 tavole. La seconda opera è la prima edizione completa, in primissima tiratura, della serie di suite che Mitelli dedicò ai mestieri per via che si potevano incontrare per la città di Bologna nel seicento. Anche IMG_0636_clipped_rev_1qui, come nella maggior parte delle opere di Mitelli, ogni personaggio sormonta un proverbio che descrive in modo divertente e spesso ironico, un lavoro. Come scrive lo stesso autore nella prefazione presente sotto il frontespizio “A chi debbonsi queste mie laboriose fatiche, se non sol a Voi, il qual posto in alto grado state osservando tutti i passatempi de trattenim.i mondani, ed ascoltate patiente, ed immobile tutti i clamori di chi va’ e viene vendendo merci. Avvoi si debban, Sign.r della Piazza, quest’Arti che van per le Vie; sarà questo Tributo, ch’io porto alla vostra altiss.ma e maestosiss.ma presenza, come architettata da quella, che è Regina di tutte l’Arti; Eccovi dunque uniti coloro, i quali sen vanno fluttuando, et ondeggiando su’ questa NAVE di Bologna …”. Mitelli prese ispirazione per l’opera dal lavoro dedicato da Annibale Carracci dedicato ai mestieri tipici nelle vie di Bologna. “L’invenzone delle Arti per via di deve ad Annibale Carracci e forse, almeno in parte, a Ludovico (secondo il Malvasia, Felsina Pittrice, I, p. 335). Si trattò per questi maestri di uno scherzevole passatempo, che però riscosse tanto successo che i fogli furono riuniti in un volume … L’opera di Mitelli s’ispira evidentemente all’impresa carraccesca, cui si deve probabilmente aggiungere la mediazione della traduzione incisoria del Guilino [Simone Guillain, colui che ricevette le stampe dei costumi per via di Carracci e che nel 1646 ne trasse ottanta stampe]: da questa e da quella comunque si differenzia nei risultati iconografici e nel numero dei mestieri rappresentati, limitati a 40” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 205). Di quest’opera esistono sicuramente due tirature. Questa è la primissima e rarissima tiratura completa, della prima edizione. Alcune bibliografie come il Bartsch, ripreso anche dal Bertarelli, individuano due tirature susseguenti a questa, tutte e due con la dicitura dello stampatore e del luogo di stampa “Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace” ma nella seconda tiratura dovrebbe mancare la dicitura “Cum Privil.” presente invece nella terza. IMG_0633_clipped_rev_1“La prima tiratura [come appunto il nostro esemplare] di cui si ha notizia è priva della numerazione e della dedica dello stampatore. Una seconda, egualmente non numerata, aggiunge sotto la dedica del Mitelli l’indicazione: Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace. Una ulteriore edizione, da ritenersi eseguita entro il secolo, mostra la dichiarazione dello stampatore così modificata: Gio. Giacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cum [sic] Privil.” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 206). Le tavole della prima tiratura non presentano numerazione a lato del proverbio che venne aggiunto solo nelle edizioni sugenti. Scrive il Toschi nella sua opera Stampe popolari ital., pp. 23-24: il Mitelli “Viene a occupare un posto a sè e a segnare una decisa svolta nello sviluppo dell’ iconografia popolare, il bolognese G. Maria Mitelli (1634-1718)…Egli fu l’ erede di quella tradizione popolare, fecondandola di un umorismo nuovo, e trasmettendola alla generazione successiva, e rappresentò il legame tra il ‘500 e il ‘600, ma la sua personalità è così spiccata, impronta di sé tutta la produzione, anche quella che riprende antichi temi e motivi (i mestieri ambulanti, il paese della Cuccagna, i proverbi ecc.ecc.)”. Mitelli, come dicevamo, in quest’opera riprende il lavoro di Carracci ma mutandone profondamente il senso stesso. Infatti i proverbi che accompagnano le tavole, opera anche questi, con ogni probabilità del fratello di Mitelli, Giovanni Maria, sembrano avere un chiaro intento pedagogico e devono, nell’intento dell’autore, indicare la via per un’alta forma di moralità. Fra i mestieri rappresentati si possono trovare ad esempio il venditore d’acqua, il pescatore, il venditore di polli, il facchino, il venditore di fegatini, l’ortolana, il venditore di frutta, l falegname, il venditore di uva, il venditore di ceramiche, il cappellaio, il venditore di pane, quello di ventagli, di vino, il venditore di pozioni fraudolente IMG_0632_clipped_rev_1(l’imbroglione), i pulitori dei pozzi, il venditor di scarpe, di setacci, di pesci, il macellaio, l’arrotino, il pittore, il venditore di sedie, il mercante di bicchieri, l’architetto, il mercante di stampe, il commerciante di strumenti di ferro, il venditore di mele e pere ed altri. Le ultime quattro tavole, che sono anch’esse una serie completa, presentano quattro ritratti seuiti da proverbi con la satira di quattro tipiche figure “umane” con la rappresentazione di Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga. Insieme di tre rare serie, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per la prima opera, Bertarelli, G.M.Mitelli, Catalogo delle Incisioni, n. 394-421. Cat. Raccolta Stampe di Milano, A.A.189. F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.138; Per la Seconda opera: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 216, n. 29. Bartsch, 117-157. Nagler, 119-159. Buscaroli, pp. 53-54, nn. 2-41. M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003. Per le quattro tavole finali di proverbi: Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, tav. 85, 85, 86, 87, n. di repertorio dal 229 al 232.

11.600 euro

CARICATURA SATIRA POLITICA USI COSTUMI DISEGNATORI DORé DEBUTTI PARIGI FRANCIA

IMG_0544_clipped_rev_1 IMG_0542_clipped_rev_1IMG_0548_clipped_rev_1IMG_0547_clipped_rev_1IMG_0545_clipped_rev_1IMG_0549_clipped_rev_1IMG_0543_clipped_rev_1IMG_0539_clipped_rev_1   IMG_0536_clipped_rev_1Philipon Charles ( fondatore), Gustave Dorè e AA. VV.

Le Journal Pour rire. Journal d’images, journal comique, critique, satirique, lithographique, etc. 1848, 1849, 1850, 1851. 182 numeri su 189. Dal 5 fevrier 1848 al 12 septembre 1851. (Prime due annate complete, mancano 4 numeri del 1850 e tre numeri  della prima metà del 1851).

Paris, chez Philipon 1848 – 1851

In folio imperiale (60×43 cm); 182 numeri, ognuno di 4 pp. nn. per un totale di 728 pp. rilegati in due tomi. Legature ottocentesche in mezza tela verde con piatti foderati con carta verde coeva zigrinata. Qualche strofinatura ai tagli dei piatti. All’interno, una decina di numeri con leggera segna di piega, tre numeri con leggerissima traccia di polvere in un quarto del primo foglio, del tutto ininfluenti e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione e primi 4 anni di una delle più celebri riviste francesi dell’ottocento. 1848 completo, 1849, completo, 1850 mancano 4 numeri (107, 137, 139, 142), 1851 fino al numero 189 del 12 settembre, mancano tre numeri (160, 166, 183). Rarissima raccolta. Il primi due anni della rivista sono rarissimi da reperirsi completi. Fondato da Charles Philipon nel 1848, vide l’uscita del suo primo numero il 5 febbraio del 1848. La pubblicazione terminò nel 1855 quando venne sostituita prima da “Le Journal amusant” dal 1856 e poi “Le Petit Journal pour rire” che in versione più piccola, puntava a raggiungere un IMG_0538_clipped_rev_1pubblico più ampio, aumentando il numero di copie ed abbattendo i costi di produzione arrivando ad utilizzare la metà della carta dell’edizione del 1848. Il giornale venne illustrato da alcuni dei più grandi illustratori francesi dell’epoca fra i quali il  giovanissimo Gustave Doré che diventa una delle firme di punte del girnale. Doré, quando inizia la collaborazione con il giornale ha soli 15 anni e studia ancora al Lycee Carlemagne, dove giunge grazie all’interessamento del celebre illustratore e giornalista francese, Charles Philipon (1800-1862) fondatore della casa editrice Aubert. L’editore, intuite le potenzialità del giovane illustratore, lo aveva invitato ad istallarsi a Parigi, all’inizio del 1847 ed aveva iniziato a seguire e migliorare le già spiccatissime capacità artistiche dell’adolescente.  Dorè realizza le prime illustrazioni per il “Journal pour Rire” sotto il compromesso raggiunto con l’editore che le sue tavole sarebbero state pubblicate e anche, pagate se i risultati scolastici IMG_0537_clipped_rev_1di Dorè fossero stati soddisfacenti.  Philipon, all’epoca della fondazione del “Journal pour rire” era già un editore di giornali di successo, dopo che aveva creato due delle più importanti riviste illustrate della storia di Francia e cioè “La Caricature” e “Le Charivari”. Questo rende ancora più significativo il fatto che l’editore puntasse su un giovanissimo e sconosciuto autore come Gustave Dorè per lanciare una nuova testata giornalistica di grande formato e notevolmente dispendiosa economicamente. Fra gli altri illustratore che presero parte al “Journal pour Rire” si segnalano anche Bertall, Morin, Emy, Nadar, Bordes, Forest, Vernier, De Beaumont, Lefils, Lorentz, Janet, Fossari, Pastelot, Provost, Thiroux, Monta, Chandellier ed altri. Il giornale presenta già in apertura di ogni numero delle belle e grandi vignette satiriche. Le scene satiriche si ripresentano anche all’interno dell’opera. Il giornale ha un carattere spiccatamente politico ma non manca nemmeno la satira dei costumi e dalla società dell’epoca.  Raro nelle sue prime due annate. Qui presenti anche la terza e la prima metà della quarta annata.

700 euro

MODENA FOTOGRAFIA ORLANDINI ACCADEMIA MILITARE CADETTI PALAZZO DELL’INTENDENZA CAMERALE PIAZZA ROMA

Enrico, Umberto, Pellegrino Orlandini,

Fotografia di Orlandini, in oblungo con veduta di Piazza Roma, dall’ingresso del Palazzo Ducale, con sfilata di cadetti.

Modena, Fotografia P. Orlandini e figli, s. data (1910 circa)IMG_0738_clipped_rev_1

In oblungo (37×13,5 cm per il cartoncino, 30×8 cm la fotografia). Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bella fotografia di una sfilata dei cadetti dell’Accademia di Modena, con i loro fucili d’ordinanza, all’inizio del XX° secolo. Sulla destra della foto un cittadino nei tipici vestiti dell’epoca. Sullo sfondo il Palazzo dell’Intendenza Camerale. La foto venne realizzata da Pellegrino Orlandini e figli, intorno al 1910. Pellegrino Orlandini (Modena, 18 aprile 1843 – Modena 28 maggio 1910), fu il fondatore e capostipite del più famoso studio fotografico modenese. Pellegrino apprese l’arte della fotografia da diversi celebri fotografi modenesi come Ruggero Porta, i F.lli Bozzetti, Giuseppe Obici  soprattutto, Gaetano Sorgato. Iniziò la sua attività come fotografo ambulante nella provincia modenese, specializzandosi, in particolare, nella documentazione di edifici architettonici (con particolare attenzione alla documentazione di quelli a rischio architettonico) e nelle bellezze naturali dell’Appennino Modenese. Non è certa la data di apertura del suo primo studio fotografico a Modena ma con ogni probabilità, ciò avvenne fra il 1881 ed 1885. L’attività si sviluppa velocemente, tanto che già nel 1887, partecipa alla prima Esposizione nazionale di fotografia di Firenze, dove entra in contatto con l’attività dei Fratelli Alinari. A partire dal 1899, Pellegrino inizia, lentamente, a passare la gestione dell’attività ai figli Umberto (Modena, 5 maggio 1879 – Modena, 19 settembre 1931) ed Enrico (Modena, 1871 – Modena, 7 aprile 1921). In particolare Umberto, che nell’Esposizione Internazionale di Torino, assiste all’opera di alcuni dei più grandi fotografi americani dell’epoca che erano stati invitati a prender parte a questa manifestazione, è da considerarsi il più innovativo e sperimentale dei fratelli, e si legò alla corrente fotografica del pittorialismo. Rara fotografia in oblugno.

70 euro

GEOLOGIA FOSSILI PRIME EDIZIONI CITTA’ DELLA PIEVE PERUGIA UMBRIA SCIENZE NATURALI STORIA LOCALE RARITA’ MONTI DEL TRASIMENO VAL DI CHIANA

 IMG_0751_clipped_rev_1IMG_0647_clipped_rev_1Rossi Giosafat,

Lettera di Giosafat Rossi medico primario in Città della Pieve accademico ardente, libero, neghittoso al signor Filippo Cartoni principe dell’Accademia dei Neghittosi.

In Perugia, dalla Tipografia vescovile di Francesco Baduel, 1816

In 8° (19,5×12,5 cm); 47, (1) pp. e una pecetta di carta manoscritta posta alla fine del volume. Legatura della seconda metà del novecento, in mezza-pelle scura, con titolo impresso in oro al dorso ed il piatto foderata con carta marmorizzata coeva. Antico ex-libris manoscritto applicato al frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto all’artista e storico perugino, “Belisario Simonelli”. Opera stampata su carta forte ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica, rarissima edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questo importante studio del medico e naturalista Giosafat Rossi che fu medico condotto di Fabriano. L’opera, scritta sotto forma di lettera rivolta all’arcade Filippo Cartoni, accademico dei Neghittosi di Città della Pieve, ripercorre la storia, descrive il territorio e le caratteristiche geologiche di Città della Pieve, in provincia di Perugia (oggi facente parte della “Comunità Montana Monti del Trasimeno”), illustrandone, in particolar modo “ … l’analisi del suolo che la circonda, e dei Corpi eterogenei, che in esso si rivengono. Il territorio di Città della Pieve non è molto esteso, ma bensì è fertile, ed abbondante di vegetabili e animali. …” da Notizie Istoriche di Città di Pieve, Giuseppe Bolletti, Baduel, 1830. L’opera è infatti ricercata per la sua parte geologica. Scrive ad esempio Rossi “ … come bene osservò l’eruditissimo Monsignor Becchetti di cui conserveremo sempre indelebile la memoria, è formato da un tufo arenario, che dove è più corroso, e tagliato a pico per il corso delle acque, o per l’abbassamento delle strade, scuopre alcuni altri piccoli strati orizzontali di breccia, di argilla, di arena; ai quali sovrasta la terra vegetabile. Questi strati, e segnatamente il tufo, e l’argilla, sono misti di spoglie di testacei, e corpi marini resi fossili; ciò che assicura essere stato un tempo fondo di mare. … IMG_0649_clipped_rev_1Questo Poggio, come vi dicea sin dalle prime è formato di tufo a diversi strati orizzontali sparsi di spoglie di testacei, tra i quali si distinguono i pettini, e le ostraciti di grandezza maggiore a quelle che si pescano nel Tirreno e nell’Adriatico. Se ne trovano molte traforate da moluschi a conchiglia, e molte con dei balani di varia grandezza; ciò che potrebbe far sospettare che non una sol volta stato qui fosse il mare ad estendervi le sue acque. Sarebbe impossibile di tutte descrivere, o meglio rinvenire le specie dei detti testacei. Io che ne vado raccogliendo, e che piena ne vedo  la mia camera, ci rimarco le Conche Cordiformi, i Mutili, i Buccini, i Nautilli, le Trottole, le Volute, le Cinche ore rotundo, i dentali, le orecchie marine, le patelle, i buccarditi, le pinne, le tubolari. Tra tutti però hanno un certo maggior pregio le Cume di diversa grandezza che si rinvengono tra il tufo, ciò che esclude ogni idea vulcanica, le quali non solo in tutta la di loro conchigliacea sostanza sono passate nella natura dello spato; ma ne racchiudono …”. Molto raro ed in ottime condizioni di conservazione. Stampato a Perugia da Francesco Baduel. Ottimo esemplare. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\067526.

380 euro

MODENA POESIA DIALETTALE PRIME EDIZIONI RAIRTA’ PRIMA GUERRA MONDIALE AUTOGRAFI STORIA LOCALE SATIRA

 IMG_0655_clipped_rev_1 IMG_0654_clipped_rev_1Augusto Vandelli (Mascarot),

Modna e la Guéra, con prefazione del Prof. Giulio Bertoni,

Modena, Tip. A. Mantovani, 1924

In 4° (24×16,5 cm); 30, (2 b.) pp. Brossura editoriale  con titolo e autore impressi in nero e rosso al piatto anteriore. Dedica autografa al frontespizio di Augusto Vandelli al “suo miglior amico”, il celebre artista e caricaturista, Umberto Tirelli. Prima edizione di questa assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU, raccolta di componimenti del celebre intellettuale e poeta modenese, appartenente alla nobile famiglia di Vandelli, Augusto Vandelli, amico di Umberto Tirelli, del Marchese Matteo Campori e di Emilio Uguzzoni.I componimenti sono ispirati dalle conseguenze del primo conflitto mondiale nella città di Modena. Questo periodo storico nella città emiliana, fu particolarmente vivace da un punto di vista culturale, con il fiorire di numerose imprese letterarie animate fra gli altri da Umberto Tirelli, Enzo Manfredini, Giuseppe Graziosi, Agusto Vandelli, Matteo Campori, Emilio Ugizzoni e molti altri. Modena, durante il periodo IMG_0656_clipped_rev_1bellico, rappresentò un classico esempio di quello che veniva definito il “fronte interno” bellico, caratterizzato dalla propaganda istituzionale, dagli addestramenti per la difesa dagli attacchi aerei nemici e dall’utilizzo per fini bellici di edifici in disuso o adibiti ad altro scopo. L’opera qui presentata si pregia di una bella introduzione del celebre filologo, linguista e critico letterario modenese, Giulio Bertoni (Modena, 26 agosto 1878 – Roma, 28 maggio 1942). Le poesie, in genere di tono satirico, sono in dialetto modenese e presentano diversi temi ma tutti legati alla città di Modena ed ai suoi protagonisti. Fra i titoli: L’Aeroplan, Imbuschèe, All’Ustaria, Bandera Rassa, Capporetto ecc. Prima edizione, rara, autografa ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0653941.

70 euro

STORIA CELIBATO PRETI VENEZIA MODENA ESTENSI DOTTRINA ECCLESIATICA

 IMG_0645_clipped_rev_1IMG_0643_clipped_rev_1Zaccaria Francesco Antonio,

Storia Polemica del Celibato Sacro, da contrapporsi ad alcune detestabili opere uscite a questi tempi, Opera dell’Abate Francescantonio Zaccaria divisa in tre libri.

In Roma, Nella Stamperia di Giovanni Zempel, a spese di Venanzio Monaldini, 1774

In 8° (19,5×13 cm); XL, 480, (2) pp. Legatura coeva in mezza pelle marmorizzata con titolo autore, filetti e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con bella carta a motivi amaranto. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lieve brunitura alle prime pagine dopo il frontespizio, dovute alla qualità della carta, sempre leggerissime e praticamente ininfluenti e per nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. IMG_0644_clipped_rev_1Prima edizione di questa curiosa opera del noto presbitero, storico e scrittore veneziano, Francesco Antonio Zaccaria (Venezia, 27 marzo 1714 – Roma, 10 ottobre 1795). Appartenente all’ordine dei gesuiti, dove entrò nel 1731 in Austria, svolse la sua opera pastorale e di insegnamento, fra Ancona, Fermo e Pistoia. Nel 1751 fu chiamato a Modena da Francesco III d’Este, per prendere il posto di Ludovico Antonio Muratori, nella carica di bibliotecario ed archivista. Nel 1768 venne improvvisamente mandato via, in seguito alla sua opera  Antifebronio, nella quale difendeva strenuamente varie IMG_0646_clipped_rev_1posizioni del pontefice romano. Rientrato a Roma gli venne assegnata la gestione della biblioteca della casa professa dei Gesuiti. Papa Pio VI, lo nominò professore ordinario di Storia della Chiesa alla Sapienza e direttore dell’Accademia dei Nobili Ecclesiastici. L’opera qui presentata è la più completa trattazione storica delle ragioni storiche del celibato a partire dal Nuovo Testamento, attraverso la sua regolarizzazione nel Concilio di Nicea, le eresie che polemizzavano sul celibato ecclesiastico, fino alla metà del settecento ed alle recenti emanazioni legislative. Prima edizione, l’opera venne ristampata a metà dell’ottocento. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMGE\000606.

140 euro

LETTERATURA BERGAMO STAMPATORI BERGAMASCHI ANTOINE RARITA’ BIBLIOGRAFICHE MATEMATICA AGRICOLTURA ARCHITETTURA ARTE POESIA

  IMG_0674_clipped_rev_1Tomini Foresti Marco,

Orazioni Accademiche del Co. Marco Tomini Foresti Patrizio di Bergamo, Terza Edizione,

Bergamo, Presso Vinc. Antoine, 1786

In 8° grande (23,5×15,5 cm); XII, 181, (3) pp. Brossura editoriale in cartoncino rigido con belle ed eleganti cornici xilografiche ai piatti e titolo, autore e fregi in nero al dorso (piccola mancanza alla carta in corrispondenza del titolo). Esemplare stampato su carta forte di altissima qualità. Al frontespizio, qualche macchiolina d’inchiostro creatasi al momento della stampa, ininfluenti e nel complesso esemplare in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Frontespizio inciso con titolo in bellissima cornice xilografica e vignetta bucolica. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Terza rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questa raccolta di componimenti del noto letterato e scienziato bergamasco, il Conte Marco Tomini Foresti che fu anche membro del Consiglio di Bergamo. Scrive Francesco Antonio Zaccaria nel suo IMG_0673_clipped_rev_1Storia Letteraria d’Italia (Venezia, Poletti) a pag. 565 a proposito di quest’opera: “Trà sonetti, rimarchevoli quelli sono di Filosofico argomento, né quali la dolcezza del metro uguaglia la dottrina fondata né miglior moderni sistemi”. Il volume, pubblicato una prima volta nel 1780 presso i Fratelli Rossi, le Orazioni, dopo un notevole successo, furono ristampate, nel 1785 dallo stampatore, Vincenzo Antoine (1738 – Bergamo 1804) che di origini francesi, si stabilì a Bergomo a partire dal 1777, dopo aver vissuto a lungo a Brescia. La sua stamperia che stampava opere dall’alto valore estetico, dal chiaro gusto francese (come l’opera qui presentata) e qualitativo, divenne la più celebre di Bergamo. A lui si deve per esempio la stampa del Codex Diplomaticus del canonico bergamasco Mario Lupo. Questa IMG_0675_clipped_rev_1terza edizione è rarissima, nessun esemplare è censito in ICCU. L’opera qui presentata presenta all’inizio del volume, alcuni articoli di giornali dell’epoca usciti all’epoca in commento all’opera del Foresti. Seguono poi le Orazioni Accademiche s cientifiche dedicate a diverse materie come la Matematica, la Pittura, l’Agricoltura materie nelle quali Foresti descrive oltre al senso di queste materie anche importanti e recenti applicazioni pratiche delle stesse. Foresti personaggio di grande erudizione ed interessi molteplici era infatti ferrato in diverse materie. A lui ad esempio si deve la pubblicazione di una nota opera dedicata all’applicazione dei principi chimici e fisici all’agricoltura. Il volume prosegue poi con gli scritti in lode dei Santi Martiri Fermo e Rustico, a Sua Eccellenza Alvise Contarini II, a Giovanni Francesco Correr, per concludere con l’Orazione in lode all’Architettura. Edizione rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

240 euro

BIGLIARDO BILIARDO GIOCHI GIUOCHI DI SOCIETA’ PRIME EDIZIONI STORIA DEI GIOCHI

 IMG_0671_clipped_rev_1IMG_0669_clipped_rev_1Bouvard Charles,

Trattato sul giuoco del bigliardo in cui trovasi una istruzione precisa sulla esecuzione di questo giuoco, non che la partita dei Piroli, col pallino o senza; estratto dalla seconda edizione di Parigi dell’opera intitolata: Nouvelle academie des jeux, ou regles ec., ec. da L. M. F.

Napoli, Dai Torchi di Pasquale Tizzano Strada Cisterna dell’Olio n° 26, 1821

In 8° (19×11,5 cm); 64, (2 b) pp. Brossura ottocentesca. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine basso dell’opera, praticamente invisibile. Tagli gialli. Qualche lieve brunitura dovuta alla qualità della carta, un piccolissimo tarletto al margine basso bianco dell’ultima carta, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo trattato sul gioco del bigliardo, ispirata all’opera “Nouveau traite sur le jeu de billard” di Charles Bouvard. Lo scritto, anonimo, si prefigge di organizzare e definire le regole del gioco del bigliardo. Si legge nella “Prefazione” “Nel giuoco del Biglairdo non vi sono state giammai delle regole abbastanza precise. Qualle che comunemente ed impropriamente dicensi dell’Accademia, furono redatte dai maestri di pallacorda, la maggior parte dei quli non conoscevano tanto bene questo giuoco da prevederne tutt’i casi i più frequenti; d’altronde quei signori non lo riguardavano …”. Il IMG_0668_clipped_rev_1volume, composto in uno dei momenti storici dello sviluppo del gioco del biliardo, tratta in modo preciso e scrupoloso i vari tipi di giochi che si possono fare con il bigliardo con capitoli dedicati a: Primi principi per l’esecuzione; Posizioni; Palla di prima messa in giuoco; Consigli per l’azione; Dimenzioni di una stecca; Regola generale per ogni sorta di partite; Partite francesi; Partita ordinaria; Partita a seguire; Partita delle cinque palle detta Carlino; Partita del doppietto; Dppietto semplice; Doppietti composti; Partite a 3 o 4 non volendo restar fissi; Delle partite a scrivere; Partite delle cinque buche; Partite de’ Piroli col pallino, secondo l’uso di Milano e di Bologna; La medesima partita senza il pallino, secondo l’uso di Venezia; Partita del pallino senza i piroli; Partita del tocco; Partite a due palle, dette bianche; Partita ordinaria; Partita della perdita; Partita della buca difesa; Pulla a due palle; La guerra o pulla a tutte palle; La guerra a buca difesa a tutte palle. Opera assai rara. Rif. Bibl.: Melzi, V. 3. Col. 542.

330 euro

 

VIAGGI PRIME EDIZIONI CALIFORNIA SAN FRANCISCO HAWAII HONOLULU USI E COSTUMI AMERICA UNITED STATES OF AMERICA

IMG_0665_clipped_rev_1  IMG_0663_clipped_rev_1IMG_0666_clipped_rev_1IMG_0662_clipped_rev_1Duhaut-Cilly Auguste, Botta Carlo,

Viaggio intorno al globo: principalmente alla California ed alle isole Sandwich negli anni 1826, 1827, 1828 e 1829 di A. Duhaut-Cilly; con l’aggiunta delle osservazioni sugli abitanti di quei paesi di Paolo Emilio Botta; traduzione dal francese nell’italiano di Carlo Botta. Tomo primo – secondo

Torino, Stabilimento Tipografico Fontana, 1841

In 8° (20×12,5 cm); due tomi in un volume: XVI, 296 pp. e 2 c. di tav. fuori testo, 392 pp. e 2 c. di tav. fuori testo. Legatura coeva in mezza pelle scura con titolo, autore e fregi in oro al dorso. Qualche strofinatura e lievi segni del tempo. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, completo. Prima edizione italiana e seconda edizione assoluta, dopo la prima francese del 1834-1835, di una delle più importanti descrizioni ottocentesche della California e dell’arcipelago delle Isole Hawaii, scritta dal celebre viaggiatore che fu ufficiale di marina e sindaco di Saint-Servan 1835-1838, Auguste Bernard Duhaut-Cilly o Auguste Bernard superiore Cilly (Saint-Malo, 26 Marzo 1790 Saint-Servan-sur-mer, 26 ottobre, 1849). L’autore, entrato in marina nel 1807, prestò servizio nell’Oceano Indiano sotto Robert Surcouf. Nel 1815 passò dalla marina militare a quella mercantile prestando servizio sotto IMG_0664_clipped_rev_1l’avventuriero, Jean Baptiste Rives che caldeggiava un’impresa coloniale francese nelle Isole Hawaii, all’epoca conosciute anche come Isole Sandwich dopo che così le aveva chiamate James Cook nel 1778 in onore del suo protettore Lord Sandwich, nome che oggigiorno è considerato coloniale e antiquato. La spedizione era stata ideata come divisa in due parti. Nella prima, finanziata da alcuni banchieri francesi fra i quali Jacques Laffitte, l’impresa, doveva spostarsi verso l’America latina per commerciare in diversi prodotti, poi terminata questa fase, doveva, quindi, proseguire verso le Hawaii per riportare lì, il corpo di un re hawaiano che era morto in Inghilterra a causa del vaiolo.  Duhaut-Cilly partì da Le Havre il 10 aprile 1826 su un veliero di 370 tonnellate. La prima fermata avvenne alle Isole Canarie per poi proseguire nelle isole di Capo Verde e Cabo Frio in Brasile. Quindi visitò Rio (il 25 maggio) e poi, il 13 giugno, partì per Valparaiso da Capo Horn dove affrontò una terribile tempesta il giorno 14 luglio. Le successive tappe furono San José del Cabo (novembre) e Mazatlán per poi giungere in California in gennaio anche se a causa della nebbia, impiegò 8 giorni a trovare il Porto di San Francisco. Qui si fermò per un certo periodo e visitò il territorio. Le tappe furono poi Monterey, Santa Barbara e San Diego (aprile). Fu quindi alle Hawaii per poi tornare nell’ottobre del 1827, dopo una pausa in Perù, in California. Da qui si reca di nuovo alle Hawaii e si ferma per due mesi ad Honolulu, dove studia la lingua e le usanze locali, oltre a visitare il territorio. Il volume descrive i viaggi di Auguste Duhaut-Cilly, i luoghi da lui visitati, le lingue studiate, i monumenti e le bellezze naturali viste e rappresenta una selle più importanti e complete fonti storiche, economiche e culturali inerenti alla California e alle isole Hawaii nella prima metà dell’ottocento. Il volume è arricchito da 4 belle tavole fuori testo di vedute. Opera completa. Rif.Bibl.: Judd, 57; Hill 500; Howes D547; Sabin 21164; Zamorano 80,31Forbes, ‘Hawaiian National Bibliography’, 1260.

450 euro

VIENNA BATTAGLIA DI VIENNA ASSEDIO POLONIA SOBIESKI WIEN 1683 MANOSCRITTO IN PARTE INEDITO

 IMG_0748_clipped_rev_1IMG_0749_clipped_rev_1IMG_0743_clipped_rev_1G. B. Cotoloni (Giovanni Battista Catalani?),

Documenti Storici della Liberazione di Vienna dall’Assdio dei Turchi, Agosto- Settembre 1683, G. B. Cotoloni

S. luogo, S. data (ma 1840 circa)

In 8° (19×3,5 cm); X, 200 pp. Bella legatura della fine dell’ottocento in piena pergamena rigida con dedicatoria impressa in oro “Al M. R. Padre Maurizio M. O. – Gratitudine” al piatto anteriore e filetto in oro al dorso. Una leggera brunitura in corrispondenza della dedica. Alcuni forellini di tarlo, ininfluenti, alle ultime carte. Segue lunga dedicatoria manoscritta alla prima pagina, allo stesso Padre Maurizio, a firma Coniuigi Locatelli datata 1893, chiaramente aggiunta all’opera in seguito, in grafia differente rispetto a quella dell’opera e databile verso la fine dell’ottocento. La nitida grafia con la quale è stata scritta l’opera è, invece, di metà ottocento. Quello qui presentato è chiaramente il manoscritto originale dal quale il Principe Filippo Lancellotti trasse parte della sua opera (anche questa molto rara), pubblicata per la prima volta nel 1883 con il titolo “Secondo centenario della liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi (1683-1883) : ricordi storici raccolti da Filippo Lancellotti, Roma, Tip. della pace di F. Cuggiani, 1883”. Oltre a presentare differenze nel testo, IMG_0745_clipped_rev_1nei titoli, aggiunte ed una collocazione differente dei capitoli, questo nostro manoscritto originale presenta all’inizio del volume varie lettere trascritte, assenti dall’edizione a stampa. In questo manoscritto mancano le biografie dei principali personaggi che presero parte alla battaglia, queste forse lavoro originale di Lancellotti che son invece presenti all’inizio dell’opera a stampa. Come scrive lo stesso Lancellotti nella sua introduzione “E’ precisamente per questo, che noi nell’odierna festività del Nome di Maria, a ricordare il più degnamente possibile il secondo Centenario del guerresco e prodigioso avvenimento, diamo oggi in luce un numero straordinario corredato da accurate e speciali incisioni che concorreranno ad illustrare viepiù questa pubblicazione. Nella quale oltre le biografie dei personaggi cospicui che diedero mano a liberar Vienna, ed oltre un succinto ma importante racconto dei fatti d’arme che si svolsero in quella occasione, si conterrà una raccolta di notizie e documenti atti a provare in quale e quanta misura il Pontefice Innocenzo XI contribuì alla salvezza di Vienna e della Cristianità. … Noi sopra ricordi e cronache manoscritte manoscritte che in p arte riteniamo non vennero mai pubblicate , altre poi sono positivamente inedite, poggiamo la nostra narrativa. …”. Lancellotti in verità prese buona parte della sua pubblicazione da questo manoscritto, tralasciando però, di citare l’autore e omettendo l’interessantissima parte iniziale dello scritto di  Cotoloni che contiene le lettere dei personaggi che presero IMG_0744_clipped_rev_1parte alla liberazione di Vienna e che probabilmente, lo stesso Cotoloni, aveva potuto consultare e ricopiare in parte in archivi vaticani ed in parte in archivi privati. L’opera è una minuziosa ricostruzione storico-documentale dell’assedio di Vienna da parte delle truppe ottomane iniziato il 14 luglio 1683. Un poderoso esercito di circa 140 000 uomini cinse d’assedio una delle principali città europee dell’epoca. La battaglia decisiva cominciò l’11 settembre, quando il Re polacco Jan Sobieski raggiunse la città austriaca alla guida della più temibile cavalleria dell’epoca e unì le sue forse ad altri contingenti di truppe giunte sul luogo dalla Germania e dal resto dell’Austria. Il 12 settembre, la carica della cavalleria polacca ruppe le linee nemiche mettendo i fuga il nemico. Finiva così definitivamente l’espansione ottomana verso il cuore dell’Europa. Alla battaglia prese parte anche il grande condottiero Eugenio di Savoia. Nei mesi seguenti gli austriaci rioccuparono l’Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Karlowitz). Raro ed in parte inedito.

380 euro

SATIRA ILLUSTRATORI CARICATURE CARICATURISTI BELLE EPOQUE LIBERTY

IMG_0716_clipped_rev_1    IMG_0722_clipped_rev_1IMG_0718_clipped_rev_1IMG_0719_clipped_rev_1IMG_0721_clipped_rev_1(Collectif),

La Galerie Comique du Dix-Neuvième Siècle, Caricaturistes Contemporains,

Paris, en vente chez STRAUSS, 5, Rue du Croissant, PER-LAMM, 338, Rue Saint-Honoré – G. HAZARD, 8, Rue de Provence, S. data (ma seconda metà dell’ottocento)

In oblungo (26×34 cm); 159, (1) pp. Brossura editoriale (piatto anteriore), conservata entro legatura coeva in piena tela rossa. La seconda carta si presenta con una leggera ed uniforme brunitura, no significativa e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Serie completa (l’opera uscì a dispense) di questa importante raccolta di tavole artistiche realizzate da alcuni dei più celebri artisti francesi dell’epoca come V. Adam, F. Bac, A. Robida, Gavarni, É. de Beaumento, Caran d’Ache, H. Daumier, Draner, J.-L. Forain, A. Guillaume, Heidbrinck, Crafty, Godefroy, Mars, Pille, Louis Morn, Steinlen, Stoph, Josias, Boily, A. Gill et altri. Gli argomenti trattati sono i più vari e si va dalla caccia ai ritratti femminli, dalle scene amorose d’interni alla satira degli usi e costumi della Belle IMG_0715_clipped_rev_1Epoque, dalle rappresentazioni di personaggi famosi come Sarah Bernhardt a Coquelin, dai cavalli e le carrozze ai cani,  dalla moda alle biciclette, dai “Les Parisiennes” ai duelli, dai proverbi illustrati alle arti, dal pattinaggio ed i giochi sul ghiaccio alle scene galanti, dalla satira su vari professionisti (medici, avvocati ecc.) all’equitazione, dai duelli alla vita dei marinai, dal balletto ai giochi delle ombre, dalla satira delle armate del nemico tedesco alle scene militari ecc. L’opera rappresenta un importante sunto dell’attività degli illustratori francesi dell’epoca. Alcune delle tavole furono pubblicate sui più importanti periodici francesi dell’epoca mentre altre sono inedite. Prima edizione, completa.

100 euro

VIENNA WIEN CAVALCATE COSTUMI SPOSALIZI MATRIMONI LEOPOLDO I ASBURGO ORVIETO UNGHERIA IMPERO AUSTRIA

Anonimo,

Nuova, e vera Relatione della Soleniss. Cavalcata fatta nella Città di Vienna nell’Ingresso della Maestà Augustissima dell’Imperatrice D. Margarita Teresa d’Austria, dove si narra li Honori, Allegrezze, e Feste fatte nel suo Sposalizio con la Maestà Cesarea di Leopoldo I Imperadore, tradotta dalla Lingua Tedesca in Italiana.

In Orvieto, Si vendono in Roma da Tomaso Besozzi alla Dogana, 1667

39In 12° (14,2×9 cm); (8) pp. Legatura novecentesca in cartoncino alla rustica. Due pagine bianche ottocentesche di recupero alla fine ed inizio dell’opera. Antichi numeri delle pagine (utilizzati per numerare una miscellanea) chiosati da mano coeva al margine alto e ripresi in piccoli timbretti ottocenteschi. Qualche macchiolina al frontespizio, qualche lieve brunitura, un lieve rinforzo al margine interno bianco della seconda pagina, ininfluente e nel complesso buon esemplare. Rarissima plachetta, nessun esemplare censito in ICCU, che racconta la “cavalcata” fatta in Vienna nel giorno delle nozze fra Leopoldo I d’Asburgo (1640-1705), uno dei celebri difensori di Vienna nel 1683 e la nipote Margherita Teresa d’Asburgo (1651 – 1673). L’imperatore fece erigere un’enorme e sontuoso tendone a mezza lega dalla Città dove accolse l’Imperatrice con 4000 cavalli e cavalieri in armature luccicanti. Quindi i due monarchi si diressero verso la città e l’opera descrive cosa accadde. “Quattro Compagnie a cavallo de Soldati Ungheresi vestiti all’usanza con le loro sciable alla mano marciavano in Vanguardia. Un’altra simile vestita di drappo rosso, e con aste alla mano… Appresso una compagnia di Carabie di detta Nazione; l’altra vestita da divisa Turchesca di color ceruleo con lancie, e banddierelle turchine, e rose… Un’ordinanza de Cavalieri dell’istessa Nazione tutti con pelle di Tigre superbamente guarnite, & in ultimo trecento de più nobili diquel regno con abiti pieni d’oro, e di gioie, che abbagliavano a vista, e s’obbligavano a muraglia…”. L’opera si conclude con la descrizione del matrimonio e del banchetto che ne seguì. Rarità e curiosità bibliografica.

200 Euro

RELIQUIE SANTI SACRA SINDONE VERA CROCE PANTHEON ROMA ROSIO ANASTASIO MIRACOLI

Anonimo

Nuova relatione del modo come si sono ritrovati li Ven. Corpi de’SS. Rosio, & Anastasio Preti, e Martiri nella Chiesa della Rotonda di Roma, Col ragguaglio perche vi furono posti assieme con altre Reiquie insigni, con altre cose curiose appartenenti detti Santi. Al Signor Abbate Domenico Viva, Canonico, e Sagrestano maggiore di S. Maria della Rotonda.

In Roma, Con. Lic. de’ Superiori, 1675

41In 12° (14,2×9 cm); (8) pp. Legatura novecentesca in cartoncino alla rustica. Due pagine bianche ottocentesche di recupero alla fine ed inizio dell’opera. Antichi numeri delle pagine (utilizzati per numerare una miscellanea) chiosati da mano coeva al margine alto e ripresi in piccoli timbretti ottocenteschi. Una piccola vignetta con “natura morta” al frontespizio. Un’iniziale xilografica. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Curiosa relazione del miracoloso ritrovamento dei corpi dei santi Rosio e Anastasio nell’anno del Giubileo del 1675 nella chiesa della Rotonda di Roma ovvero Pantheon. Nell’opera si parla anche della Sacra Sindone. Secondo quanto scritto nella plachetta il 13 maggio 607 San Bonifacio Papa “per solennizzare questa [del Pantheon] consacrazione collocò solennemente sotto l’Altare maggiore li Corpi de i Santi Martiri Rasio, & Anastasio Preti, e Martiri, & anco detto Santo Pontefice fece portare in esso Tempio 28. Carri di Ossa di altri Santi Martiri, quali furono fatti porre nella parte destra quando si discende dall’Altare grande, &anco fu portato dalla Città di Gierusalemme in questo Tempio il Santissimo Sudario di Giesù Christo, quale hoggi si mostra in San Pietro, con una Imagine della gloriosa Vergine Maria, che dipinse San Luca Evangelista, e detto Sudario fu collocato in una Cassa, la quale fu posta in una finestra sopra la Sacristia, & infino adesso decentemente si conserva. La detta Cassa haveva prima tredici chiavi….”. I corpi dei Santi Martiri furono ritrovati in una cassa recuperata durante una pulizia del Pantheon, dal fango accumulatosi durante varie inondazioni del Tevere. Nello stesso luogo venne ritrovata anche una cassa con “Ligno Sanctissime Crucis de Reliquiis Sanctorum Apostolorum Petri, & Pauli, Zenonis, & Sociorum, ac Longini Martyrum”. Rarità e curiosità bibliografica.

260 Euro

RUSSIA RELIGIONE RUSSA CIRILLICO CHIESA ORTODOSSA CURIOSITA’

85

Russkaia Pravoslavnaia Tserkov,

The Russian Catechism, Compos’d and Publish’d by Order of the Czar: To wich is Annex’d a short account of the Churc-Government and Cerimonies of the Moscovites, Adorn’d with Cuts, The Second Edition.

London, W. Meadows at the Angel, in the Cornhill, 1725

In 8° (17,2×10 cm); XII, 96 pp. e 5 c. di tav. fuori testo (delle quali due più volte ripiegate (compresa antiporta86). Legatura coeva in piena pelle e cornice in doppio filetto a secco ai piatti. Dorso rifatto nell’ottocento a cinque nervi, con titolo impresso a secco. Filetti a secco ai tasselli. Qualche difetto e piccole spellature agli angoli. All’interno una leggerissima brunitura al margine 88esterno bianco delle prime ed ultime due carte, ininfluente, qualche lievissima macchiolina di foxing alle tavole dovute alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Non comune seconda edizione, la più estesa, di questo studio che descrive la storia, i rituali, le caratteristiche e l’importanza della Chiesa Ortodossa nella storia della Russia e di Mosca. Tre delle tavole rappresentano lo svolgimento di alcune cerimonie basilari del rito ortodosso, una presenta l’alfabeto cirillico, l’antiporta il patriarca Wolodimirus e Sant’Elena, considerata la prima fondatrice della chiesa ortodossa moscovita e una, alcune figure grottesche legate alla tradizione ortodossa moscovita. Non comune.

600 euro

ARTE BOLOGNA CASTEL GUELFO TEATRO DECORAZIONI NEOCLASSICISMO

DSC_0270_clipped_rev_1DSC_0267_clipped_rev_1DSC_0266_clipped_rev_1Basoli Antonio,

Compartimenti di Sale Camere Gabinetti Teatri Ecc. Inventate e dipinti da Antonio Basoli, Professore della Pontificia Accademia di Belle Arti in Bologna e socio d’onore di varie insigni Accademie. Disegnate ed incise dei fratelli Luigi e Francesco Basoli per uso degli Amatori e Studenti delle Belle Arti. Parti I° n° 50 tavole (in verità seguono le altre 50 tavole della seconda parte). Completo.

Milano, Presso Antonio Bossi Piazza del Duomo N° 4079, s. data (ma 1827)

In oblungo (47,5×32,7 cm); (1), 100 cc. Legatura della prima metà del novecento in mezza pelle chiara con autore, titolo, fregi e filetti in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Un forellino di 3×0,5 cm al frontespizio che lede un fregio, integrato con pecetta di carta al recto). Un leggerissimo alone al margine alto del volume, mai intenso o fastidioso e per il resto in buone condizioni. Rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questo importantissimo repertorio ornamentale del grande pittore e incisore bolognese, Antonio Basoli DSC_0269_clipped_rev_1(Castel Guelfo, 18 aprile 1774 – Bologna, 30 maggio 1843), fra i massimi esponenti del neoclassicismo bolognese. L’opera qui presentata è fra le più rare del suo repertorio e raccoglie e rappresenta tutto il repertorio ornamentale del Basoli, finendo per rappresentare un vero e proprio “atlante”  di grande importanza storica in quanto fra le decorazioni presenta le composizioni realizzate dal Basoli per abbellire le ville ed i teatri bolognesi e non solo, molte delle quali sono andate, oggi, perse e delle quali non è rimasta altra testimonianza che questo volume. In un connubio tra classicismo e invenzioni esotiche i “Compartimenti di camere” veicolano forme e modelli in grado di soddisfare le esigenze della colta e desiderosa clientela bolognese e più generale italiana intenta ad essere sempre più aperta alle novità della moda europea. “Basoli, insieme con i fratelli Luigi e Francesco, operò comescenografo, decoratore, disegnatore di sipari, per vari teatri dell’area bolognese, il Marsigli Rossi, il Comunale, e soprattutto il teatro Contavalli (1814); restano ormai poche tracce di queste sue opere, documentate tuttavia dalla ricca produzione di disegni, acquerelli ed incisioni, tra le quali le acquatinte della Collezione di varie scene teatrali, realizzate dal 1821. Gli anni dal 1818 agli anni ’20 dell’Ottocento rappresentano gli anni della massima maturità artistica di Basoli in questo settore, con il viaggio a Milano e la visita alla “sala di Sanquirico”, ossia lo studio del principale scenografodella Scala di Milano, cui Basoli si ispirò per la scenografia dell’Edipo re al Contavalli nel 1822, la rappresentazione di Semiramide riconosciuta nel 1820 e infine la pittura delle scene e del teatro dei Cavalieri dell’Unione di Santarcangelo di Romagna.”.DSC_0265_clipped_rev_1Opera assai rara.

1300 Euro

BOLOGNA STORIA LOCALE VEDUTE MONUMENTI VIAGGI

DSC_0411_clipped_rev_1????????????????????????????????????AA. VV.,

Albo a memoria dell’augusta presenza di Nostro Signore Pio IX in Bologna l’estate dell’anno 1857.

Bologna, Tipografia Governativa della Volpe e del Sassi, s. data (ma 1858).

In folio (51×35,7 cm); 154 cc. nn. con ritratto del Pontefice e 10 bellissime tavole litografiche fuori testo delle quali 9 vedute di Bologna a piena pagina e 1 tavola di medaglie. Frontespizio con cornice ornamentale, con ricami, stemmi e figure impressi in oro e acquerellati a mano. Legatura in tutta tela rossa con titolo e filetti impressi in oro al dorso e al piatto anteriore, stemma di Bologna in oro. Alcune lievissime bruniture, quasi invisibili nelle pagine di fronte alle tavole, alcuni piccolissime macchioline di foxing al margine esterno bianco di poche pagine e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. L’opera venne composta in occasione della tappaDSC_0410_clipped_rev_1 bolognese del viaggio pastorale di Pio IX in Romagna nel 1857 alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza che fu a tutti gli effetti, l’ultima visita di un Papa-Re nelle terre bolognesi prima che queste venissero annesse al nascente Regno d’Italia. L’albo, come specificato nella dedica, «si abbella di descrizioni che hanno a principale soggetto quei Templi, quegl’Istituti, quegli Ospizi, que’ luoghi pii» che rappresentano il patrimonio monumentale della città di Bologna. Il volume contiene scritti di L. Frati, S. Muzzi, E. Malvasia, A. Garelli, G.G. ????????????????????????????????????Roncagni, G. Golfier, G.C. Fangarezzi ecc. dedicati a monumenti, feste e avvenimenti della storia bolognese. Magnifiche le grandi tavole a piena pagina con le vedute di S. Luca, S. Michele in Bosco, il Palazzo Apostolico, la Certosa, S. Petronio, l’Archiginnasio, l’Università, l’Arco appositamente costruito per la visita papale, ecc. realizzate su disegni di L. Bazzani, T. Azzolini, L. Venturi, G. Ravegnani, L. Aureli ecc. incise da Angiolini, Gaspari e Pancaldi. Esiste anche un edizione in 8° priva delle tavole. Questa è la meno comune edizione di lusso, stampata su carta di ottima qualità.

350 Euro

STORIA LOCALE BRIANZA LOMBARDIA BRIVIO LECCO COMO

DSC_0346_clipped_rev_1Cantù Ignazio,


Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini narrate da Ignazio Cantù. Volume Primo – Secondo

Milano, Presso Santo Bravetta, 1836-1837

In 4° piccolo (21×14 cm); 287, (1) pp. e 303, (1), 8 (con elenco dei sottoscrittori) pp. Brossure editoriali (piatti anteriori e posteriori) conservati entro belle legature in mezza-pelle rossa della DSC_0347_clipped_rev_1prima metà del XX° secolo con titolo e fregi in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata (un lievissimo difetto alla cerniera di un piatto, ininfluente). Titolo impresso entro cornice ai piatti. Piccolo difetto alla cerniera del piatto anteriore del volume secondo, non fastidioso. All’interno uno strappetto al margine alto bianco di pagina 11, piccole e leggerissime macchioline di foxing al margine esterno del frontespizio del primo volume e per il resto esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione, una seconda uscì nel 1854, di questa celebre storia del territorio brianzolo scritta dal noto letterato e storico originario di Brivio (Lecco), fratello del grande Cesare, Ignazio Cantù. L’opera descrive minuziosamente la storia della Brianza e dei suoi paesi dall’antichità fino alla prima metà dell’ottocento. Opera non comune. Bibl.: Parenti, Rarità V, 118.

300 Euro

PRIME EDIZIONI NOVECENTO TREVISO IL TRIDENTE STORIA DELL’EDITORIA

DSC_0247_clipped_rev_1Comisso Giovanni,

I sentimenti nell’arte,

Venezia, Il Tridente, 1945

22×17,5 cm; (4), 18, (6) pp. Brossura editoriale protetta da velina. Intonso ed in ottime condizioni di conservazione. All’interno conservata la rara velina rosa informativa delle Edizioni Tridente che avvertono della prossima uscita delle opere di Barantini, DSC_0248_clipped_rev_1Comisso, Leopardi, De Pisis, Minucio Felice. Le edizioni “Il Tridente” iniziarono a stampare nel 1945 anche se l’idea della loro costituzione risale al 1943. Dopo il breve trattato “I Sentimenti nell’Arte”, l’opera contiene i racconti: L’Affittacamere; Il ritorno di Elvira; Il boia. Prima edizione rara da trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione del celebre autore di Treviso, Giovnni Comisso. Gambetti – Vezzosi “Rarità Bibliografiche dele Novecento Italiano”, Bonnard, 2007, pag. 223.

50 Euro

PRIME EDIZIONI NOVECENTO SICILIA SIRACUSA LETTERATURA ITALIANA

DSC_0244_clipped_rev_1Vittorini Elio,

Il garofano rosso,

Verona, Arnoldo Mondadori editore, 1948

19×11,5 cm; 226, (2) pp. Brossura editoriale. Volume XIV° della celebre collana Mondadori “La Medusa degli Italiani”. “Il conteso “garofano rosso”, dono di Giovanna, bella allieva della seconda liceo, interessa e coinvolge, oltre all’autore-protagonista, la folla di compagni di scuola furiosamente vitali. Percio’ l’io-io-io di Vittorini si trasforma nel noi-noi-noi della scolaresca scalpitante. “Il garofano rosso” e’ apparso a puntate nella rivista “Solaria” (1933 – 1935); e, dopo il sequestro della terza puntata, la pubblicazione poté continuare sacrificata dai tagli preventivi della censura fascista. Ora la “Medusa degli Italiani” presenta per la prima volta “Il garofano rosso” nella sua edizione integrale” (dal risguardo di copertina). PRIMA EDIZIONE di questo celebre romanzo del famoso scrittore siciliano nato a Siracusa il 23 luglio 1908. Raro a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione. Gambetti – Vezzosi “Rarità Bibliografiche del Novecento Italiano”, Bonnard, 2007, pag. 977.

40 Euro

ROMA STORIA ANTICA ROMANA PAGANESIMO MITOLOGIA VERGINI VESTALI VESTA PRIME EDIZIONI

 IMG_0752_clipped_rev_1Frigerio A. G.

Storia delle Vergini Vestali e del Loro Culto

Milano, Co’ Tipi di Giovanni Pirotta, 1819

In 8° (22×14,5 cm); (2), XVI, (6), 152 pp. Bella brossura editoriale gialla con titolo entro cornice xilografica al piatto anteriore, cornice che si ritrova anche al piatto posteriore. Titolo e fregi in nero al dorso. Piccola mancanza dell’angolo inferiore bianco delle ultime 10 carte, lontano dal testo e per il resto esemplare ancora in barbe, con ampi margini e in parte ancora intonso. Bell’incisione al frontespizio. Prima edizione, che ebbe notevole successo, tanto che una seconda edizione uscì già nel 1822, di questa monografia di A. G. Frigerio dedicato alle Vergini Vestali. Le vestali erano sacerdotesse consacrate alla dea Vesta. A Romolo, primo re di Roma, o al suo successore, Numa Pompilio, è attribuita l’istituzione del culto del fuoco, con la creazione delle vergini sacre a sua custodia, chiamate Vestali. Il loro compito era di mantenere sempre acceso il fuoco sacro alla Dea, che rappresentava la vita della città, e compierne il culto a nome, appunto, della città. Erano inoltre incaricate di preparare gli ingredienti per IMG_0753_clipped_rev_1qualsiasi sacrificio pubblico o privato, come la mola salsa, farina tostata mista a sale, con cui si cospargeva la vittima (da qui il termine immolare). In principio le vestali erano tre (o quattro) fanciulle vergini, in seguito il loro numero fu portato a sei fanciulle che erano sorteggiate all’interno di un gruppo di 20 bambine di età compresa fra i 6 e i 10 anni appartenenti a famiglie patrizie. La consacrazione al culto, officiata dal Pontefice massimo avveniva tramite il rito della captio e il servizio aveva una durata di 30 anni: nei primi dieci erano considerate novizie, nel secondo decennio erano addette al culto mentre gli ultimi dieci anni erano dedicati all’istruzione delle novizie. In seguito erano libere di abbandonare il servizio e sposarsi. Vesta, figlia di Saturno e di Opi, sorella di Giove, è una figura della mitologia romana, che corrisponde alla divinità greca Estia, con la differenza che il suo culto a Roma assunse una maggiore rilevanza. Vesta è la dea del Focolare domestico. Prima edizione in buone condizioni di conservazione di questo importante studio delle tradizioni dell’antica Roma. Non comune.

140 euro

CALVINISMO ERESIE POLEMICHE RIFORMA RIFORMA PROTESTANTE REFORM LETI CALVINISM NEPOTISMO NEPOTISM

 IMG_0756_clipped_rev_1IMG_0757_clipped_rev_1IMG_0754_clipped_rev_1Leti Gregorio,

Le Nepotisme de Rome. Ou relation des raisons qui portent les papes a aggrandir leurs neueus. Du bien & du mal qu’ils ont cause a l’Eglise depuis Sixte IV iusqu’a maintenant. Des difficultes que les ministres des princes trouvent a traitter auec eus, & en meme temps des veritables moyens de s’en tirer, et d’ou vient que les familles des papes n’ont pas pu subsister long temps auec eclat. Traduction de l’Italien. Premiere (-seconde partie).

S. luogo (ma Leida), S. stampatore (ma Hackius Franciscus), 1669

In 18° (13,3×7,5 cm); 2 parti in un volume: (16), 224 pp. e 264, (24) pp. Bella legatura coeva in piena pelle con dorso a 4 nervi, titolo e ricchi fregi in oro ai tasselli (strofinature e qualche minima mancanza ai margini). Alcune interessanti sottolineature e correzioni chiosate da mano coeva nel testo. Leggerissimo ed ininfluente alone in alcune pagine. Tagli marmorizzati. Prima edizione francese non comune di questa celebre polemica antipapale di Gregorio Leti nella quale si ridicolizza l’usanza papale del nepotismo. Figlio di un noble di origine bolognese e di una nobildonna milanese, Gregorio Leti nacque a Milano nel 1630. Dopo aver studiato presso i gesuiti, alla morte del padre, si trasferì a Roma nel 1644 daIMG_0755_clipped_rev_1 uno zio. Dopo vari sposatmenti che lo portarono anche a Orvieto nel 1655 seguì lo zio ad Acquapendente dove il parente era assunto a Vescovo. Nel 1660 lascia l’italia per Ginevra e in seguito al matrimonio con la figlia di un medico ginevrino si converte al calvinismo. Da questo momento in poi iniziano i suoi scritti polemici e satirici verso i papi. Il linguaggio e le immagini che Leti riproduceva nei suoi scritti erano assai licenziose tanto che fu costretto dalle autorità cittadine di Ginevra ad abbandonare la Svizzera. Raggiunse Colbert a Parigi e questi gli propose di ricoprire la carica di “Historico di Lingua Italiana” di Luigi XIV ma decise di rifiutare la proposta perchè non voleva riconvertirsi al cristianesimo. Passò quindi in Inghilterra, siamo nel 1680. Ma anche qui la sua verve polemica e difficile ai compromessi lo portò a scontrarsi con il mondo politico inglese e fu di nuovo costretto alla fuga che lo portò in Olanda. Qui stretta amicizia con Pierre Bayle rimase fino alla morte avvenuta ad Amsterdam nel 1701. Prima edizione francese in buone condizioni di conservazione. Due soli esemplari censiti in ICCU. Vinciana 391 l’ed. in francese s.l. 1669: “violenta satira”. Olschki 17402 cita l’ediz. in francese S.l.1669

250 euro

LETTERATURA ITALIANA TEATRO TRAGICOMMEDIA POESIA LETTERATURA ITALIANA TEATRO TRAGICOMMEDIA POESIA PASTORALE STAMPATORI RARITà FERRARA

IMG_0763_clipped_rev_1  IMG_0759_clipped_rev_1Guarini Giovanni Battista,

Il Pastor Fido tragicom. Pastor del Cav. Guarini,

In Parigi, edizione di Cazin, nella Strada dei Muratori, 1786

In 16° (12,3×7,8 cm); (6 compresa antiporta figurata), 259, (1) pp. Bella legatura coeva in piena pelle maculata con titolo e ricchissimi fregi in oro al dorso. Cornice con filetto in oro ai piatti. All’interno dei piatti ricca cornice in oro. IMG_0764_clipped_rev_1Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata. Tagli riccamente dorati. Bellissima ed elegante antiporta figurata con putti in ambiente pastorale. Rara edizione, un solo esemplare censito in ICCU, stampata a Parigi da Hubert Martin Cazin di uno dei classici della letteratura italiana, opera del celebre drammaturgo, scrittore e poeta, Giovanni Battista Guarini (Ferrara, 10 dicembre 1538 – Venezia, 7 ottobre 1612) considerato come uno dei precursori della sensibilità barocca. Composto tra il 1583 ed il 1587, il Pastor Fido è un dramma pastorale pubblicato per la prima volta nel 1589 e rappresentato a Padova per la prima volta nel 1590. L’opera, in palese contrasto con la dottrina aristotelica, accosta elementi comici a elementi tragici, finendo per creare un singolare unicum che però all’epoca della sua uscita suscitò aspre critiche. Edizione rara, in bella legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Fontaine p. 243.

45 euro

PARIGI PARIS CARICATURE USI COSTUMI MODA MODE FASHION BALLI IN MASCHERA MASCHERATE CARICATURE CARICATURISTI SATIRA

IMG_0780_clipped_rev_1   IMG_0782_clipped_rev_1IMG_0781_clipped_rev_1IMG_0778_clipped_rev_1Grevin Alfred,

Prime du Journal les Modes Parisienne, Costumes de Fantaisie pour un Bal Travesti Dessins Inedits de A. Grevin.

Paris, Aux Bureaux: des Modes Parisiennes, de la Toilette de Paris, du Journal Amusant et du Petit Journal pour Rire, s. data (ma 1870 circa)

In 4° (32×23,4 cm); (28) cc. Brossura editoriale  con titolo impresso in amaranto al piatto anteriore, qualche lieve traccia di sporco e due piccole mancanze al dorso. Antica pecetta ottocentesca al margine basso della brossura che identifica il volume come venduto dalla nota libreria bolognese “F. Solieri Tre Mondi”. Il libro raccoglie 24 belle tavole inedite in cromolitografia a colori, realizzate per un ballo in Maschera, disegnate dal grande illustratore e scultore francese, Alfred Grévin (Épineuil, 28 gennaio 1827 – Saint-Mandé, 5 maggio 1892). Fra le tavole: La Gardeuse de dindons – La IMG_0783_clipped_rev_1Bergère d’Arcadie – La Moscovite – Le Braconnier – La Petite Princesse – La Pompières – La Bouquetière, etc. Grevin si formò in scienze naturali e disegno naturalistico al collegio di Tonnerre, iniziò la sua carriera di disegnatore lavorando inizialmente apprendista disegnatore per conto della compagnia ferroviaria Chemins de fer de Paris à Lyon et à la Méditerranée. La svolta della sua vita avvenne nel 1853 quando trasferitosi a Parigi, iniziò a riscuotere enorme successo come caricaturista e autore di piccanti e sagaci  vignette galanti in ambientazione popolare. Grevin, attento lettore della quotidianità della vita parigina, prestava grande attenzione alle mode ed ai costumi riproponendoli e IMG_0779_clipped_rev_1rielaborandoli poi, nei suoi lavori. Prestò la sua arte ad alcuni dei più celebri giornali della sua epoca come il Journal Amusant, il Petit Journal pour rìre, la Le Gaulois e lo Charivari. Proprio la sua abilità nell’elaborazione dei costumi lo portarono ad esser scelto come disegnatore ed ideatore dei costumi di scena di varie opere come ad esempio, per l’opera di Jacques Offenbach intitolata Le voyage dans la lune, oppure per quelli dell’opera La fille de Madame Angot di Charles Lecocq. “Fu il fondatore, assieme a Adrien Huart, dell’Almanach des Parisiens e nel 1882 del primo Museo delle cere della storia che è intitolato con il suo nome”. Opera, all’interno, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Colas 1330; Lipperheide 3186.

170 euro

PARIGI PARIS CARICATURE USI COSTUMI CARNEVALESCHI MODA MODE FASHION CARNEVALE MASCHERATE CARICATURE CARICATURISTI SATIRA

IMG_0790_clipped_rev_1IMG_0791_clipped_rev_1 IMG_0789_clipped_rev_1 IMG_0786_clipped_rev_1 IMG_0787_clipped_rev_1   IMG_0788_clipped_rev_1  IMG_0784_clipped_rev_1Grevin Alfred,

Prime du Journal les Modes Parisienne, Les Nouveaux Travestissements Parisiens, Dessins Inedits de A. Grevin.

Paris, Aux Bureaux: des Modes Parisiennes, de la Toilette de Paris, du Journal Amusant et du Petit Journal pour Rire, s. data (ma 1870 circa)

In 4° (32×23,4 cm); (22) cc. Legatura coeva in piena tela con la brossura editoriale, piatto anteriore e posteriore, con titolo impresso in amaranto al piatto anteriore, qualche lieve traccia di sporco. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Antica pecetta ottocentesca al margine basso della brossura che identifica il volume come venduto dalla nota libreria bolognese “F. Solieri Tre Mondi”. Il libro raccoglie 20 belle tavole inedite (più frontespizio ed IMG_0785_clipped_rev_1ultima carta con l’esplicazione dei costumi), in cromolitografia a colori, ognuna protetta da velina, realizzate e disegnate dal grande illustratore e scultore francese, Alfred Grévin (Épineuil, 28 gennaio 1827 – Saint-Mandé, 5 maggio 1892). Fra le tavole che riproducono costumi e travestimenti carnevaleschi: Arlequinette, Hermes, Fataisie Villageoise, Sauvage, Tyrolienne, Pierrot, Chambron, etc. Grevin si formò in scienze naturali e disegno naturalistico al collegio di Tonnerre, iniziò la sua carriera di disegnatore lavorando inizialmente apprendista disegnatore per conto della compagnia ferroviaria Chemins de fer de Paris à Lyon et à la Méditerranée. La svolta della sua vita avvenne nel 1853 quando t rasferitosi a Parigi, iniziò a riscuotere enorme successo come caricaturista e autore di piccanti IMG_0792_clipped_rev_1e sagaci vignette galanti in ambientazione popolare. Grevin, attento lettore della quotidianità della vita parigina, prestava grande attenzione alle mode ed ai costumi riproponendoli e rielaborandoli poi, nei suoi lavori. Prestò la sua arte ad alcuni dei più celebri giornali della sua epoca come il Journal Amusant, il Petit Journal pour rìre, la Le Gaulois e lo Charivari. Proprio la sua abilità nell’elaborazione dei costumi lo portarono ad es ser scelto come disegnatore ed ideatore dei costumi di scena di varie opere come ad esempio, per l’opera di Jacques Offenbach intitolata Le voyage dans la lune, oppure per quelli dell’opera La fille de Madame Angot di Charles Lecocq. “Fu il fondatore, assieme a Adrien Huart, dell’Almanach des Parisiens e nel 1882 del primo Museo delle cere della storia che è intitolato con il suo nome”. Opera rara e all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Colas 1331; Lipperheide 3187.

110 euro

SATIRA SERBIA CARICATURE CARICATURISTI PRIMO CONFLITTO MONDIALE PRIME EDIZIONI GUERRA

IMG_0729_clipped_rev_1  IMG_0726_clipped_rev_1IMG_0730_clipped_rev_1IMG_0728_clipped_rev_1IMG_0725_clipped_rev_1Carpi Aldo, Bistolfi Leonardo, Giordani Paolo,

Serbia Eroica, Impressioni Pittoriche della Ritirata dell’Esercito Serbo sull. Adriatico, Sessantotto disegni di Aldo Carpi, prefazione di Leonardo Bistolfi, note di Paolo Giordani

Milano, Editori Alfieri & Lacroix, (1917)

33,5×23,8 cm; (2), 9, (3) pp. e 46 c. di tav. Legatura editoriale in cartoncino rigido verde con titolo in oro al piatto anteriore. Prima edizione, una seconda uscì nel 1818, in ottime condizioni di conservazione. Celebre raccolta delle magnifiche tavole della ritirata serba all’inizio del primo conflitto mondiale e per le quali il grande pittore e scultore milanese, Aldo Carpi (Milano, 6 ottobre 1886 – Milano, 27 marzo 1973) ottenne nel 1918 la Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Carpi iniziò a apprendere l’arte pittorica presso lo studio del  pittore Stefano Bersani, mediatore di influenze impressioniste. Studente all’Accademia di Belle Arti di Brera fu allievo di Cesare Tallone e Achille Cattaneo, conoscendo qui altri allievi come Funi, Gola e Carrà. Alla sua formazione artistica si affianca acnhe una profonda formazione religiosa lavorando a Crevenna, presso Erba, a stretto contatto con don Brizio Casciola che in questi luoghi aveva fondato una casa famiglia per bambini difficili e giovani problematici. A partire dal 1915 è sul fronte di guerra, arruolato nell’esercito italiano. “Il 7 ottobre 1915, il regno di Serbia fu invaso dalle forze congiunte tedesche e austro-ungariche. Il IMG_0727_clipped_rev_114 ottobre, i bulgari entrarono in guerra al fianco degli imperi. Trovandosi in evidente inferiorità sia per numero di uomini che per equipaggiamento, il maresciallo serbo Raomir Putnik ordinò il completo ritirò dell’esercito serbo a sud e a ovest, attraverso l’alleato Montenegro e nella neutrale Albania, il 25 novembre 1915. Le condizioni climatiche erano terribili, le strade dissestate e l’esercito dovette aiutare decine di migliaia di civili ritiratisi insieme ai soldati e quasi del tutto privi di approvvigionamento e cibo. Tuttavia, il maltempo e la condizione delle strade furono elementi a favore dei serbi, poiché i tedeschi e i bulgari non riuscirono ad avanzare nelle insidiose montagne albanesi, così i serbi riuscirono a sfuggire alla cattura. Tuttavia, centinaia di migliaia di serbi morirono per la fame, le malattie, la sete, l’ipotermia e per gli attacchi da parte delle forze nemiche e delle bande tribali albanesi. Le circostanze della ritirata furono disastrose, e circa 155 000 serbi, prevalentemente soldati, raggiunsero la costa adriatica e si imbarcarono sulle navi da trasporto alleate (in maggioranza della Regia Marina), che trasportarono l’esercito verso varie isole greche (molti andarono a Corfù) prima di essere inviato a Salonicco”. Carpi nel 1925 vince il Premio Principe Umberto. “Con lui lavoreranno quattro generazioni di artisti, dagli artisti di IMG_0724_clipped_rev_1Corrente (Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Arnaldo Badodi, Italo Valenti, Aligi Sassu), al gruppo del “realismo esistenziale” degli ultimi anni cinquanta (Bepi Romagnoni, Mino Ceretti, Tino Vaglieri, Giuseppe Guerreschi, Giuseppe Banchieri). Sono suoi allievi anche Giuseppe Bolzani, Emanuele Cavalli, Roberto Crippa, Otto Dobrazanski, Gianni Dova, Ibrahim Kodra, Trento Longaretti, Stefano Magnani, Cesare Peverelli, Dimitri Plescan, Alberto Salvioni, Pino Spinelli e numerosi altri”. Il volume si avvale della prefazione del famoso scultore e politico italiano, fra i maggiori esponenti del simbolismo italiano, Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato, 15 marzo 1859 – La Loggia, 3 settembre 1933) e delle note critiche dello storico, Paolo Giordani. Nell’opera qui presentata Carpi legge la realtà della tragica ritirata dell’esercito serbo attraverso lo sguardo di una satira impregnata di pietà e compassione. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\IEI\0138670.

120 euro

LIQUORI DISTILLERIA SESTO SAN GIOVANNI STORIA INDUSTRIALE ALCOLICI MARSALA

IMG_0793_clipped_rev_1  IMG_0795_clipped_rev_1IMG_0797_clipped_rev_1Ditta Moroni,

Brochure pubblicitaria della celebre distilleria di liquori Moroni di Sesto San Giovanni

Sesto San Giovanni (Milano), Arti Grafiche Goretti, (1924)

In folio (43,5×31,5 cm); (4) pp. Qualche lieve difetto. Al piatto anteriore bellissima ed elegante immagine del “Liquore Marsala all’Uovo Moroni”. Borchie ai quattro angoli dei due piatti. All’interno immagini dei prodotti della ditta che vengono presentati nella loro bellissima veste grafica, con nome del prodotto, brevi componimenti in rima. Presenti anche 4 vedute degli stabilimenti Moroni sia nei suoi esterni che dell’interno degli stabilimenti, come si presentavano nel 1924. Presente nel margine basso sinistro interno della brochure la marca da bollo con la data ed il timbro “1 Gen. 1924”. La distilleria Moroni che fu una delle principali del nord Italia, all’inizio del XX° secolo, arrivò a Sesto San Giovanni nel periodo di forte sviluppo dell’apparato industriale locale, quando numerosi industriali milanesi, videro nell’opportunità di de-localizzare i propri impianti industriali fuori dalla cerchia cittadina di Milano, la possibilità di allargare le strutture industriali e incrementare i guadagni. La scelta di Sesto San Giovanni venne quasi di conseguenza per la vicinanza del paese a Milano e per i ridotti costi dei terreni. La prima ditta che da Milano si IMG_0796_clipped_rev_1spostò a Sesto San Giovanni era anch’essa un attività di distilleria, la famosa Campari. Nel breve periodo compreso tra il 1903 e il 1910, si realizza una profond issima trasformazione del territorio di San Giovanni che porta quest’area industriale a costituire il quinto polo metallurgico e siderurgico a livello nazionale. Moroni arriva a Sesto San Giovanni nello stesso anno della Pirelli, 1908. Nel 1909 la produzione è già a pieno regime. Gli stabilimenti sorgevano tra via Fratelli Bandiera e la via Moroni che prendeva appunto il nome dalla nascitura ditta. Il suo prodotto più famoso era appunto il Marsala all’uovo ma non mancavano anche altri tipi di liquori come il punch e rhum, il liquore al caffè, il Vermouth, l’Amaro Felsina, il Kummel, lo sciroppo d’arancio, l’Anesone Triduo, lo sciroppo granatina Sappia, ecc. Molto raro.

90 euroIMG_0798_clipped_rev_1