Luglio 2020, ILLUMINISMO GEOGRAFIA FILOSOFIA MORALE MATEMATICA NAPOLI ED ALTRO

Luglio 2020, ILLUMINISMO GEOGRAFIA FILOSOFIA MORALE MATEMATICA NAPOLI ED ALTRO

1) GEOGRAFIA STORICA CALIFORNIA AMERICA POLONIA DANZICA POLSKA ATLANTI

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Cluverius Philippus (anche Philipp Clüver o Klüver),

Introductio in universam geographiam veterem quam novam. studio & opera Johannis Bunonis. Editio quarta prioribus locupletior & correctior.

Guelpherbyti, impensis heredum Conradi Bunonis, Brunsuigae, typis Johannis Henrici Dunckeri, 1678

In 4° (22×17 cm); (24 compresa antiporta incisa), 504, (100) pp. e 45 c. di tav. fuori testo (delle quali 3 tavole fuori testo e 42 c. di tav. geografiche più volte ripiegate). Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Titolo impresso in oro entro cornice dorata al dorso. Qualche fioritura sparsa dovuta alla qualità della carta utilizzata per questa edizione e tipica di tutti gli esemplari ma nel nostro esemplare molto meno marcate del solito, sempre leggeri e senza pagine brunite. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Quarta edizione, completa della celebre mappa dell’America che presenta la California ancora come un’isola, della più importante opera geografica del seicento, considerata la prima vera opera di geografia moderna. Questa quarta edizione, rispetto alla precedente del 1667, presenta due carte in più. L’opera presentata rappresenta il capolavoro del celeberrimo storico e geografo tedesco, Filippo Cluverio (nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver, Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622) IMG_5595_clipped_rev_1considerato il fondatore della geografia storica moderna. Nato a Danzica nel 1580, allora provincia della Polonia, viaggiò fin da piccolo attraverso la Germania e la Polonia, imparando anche la lingua polacca e risiedendo per un certo periodo presso la corte di Sigismondo III Vasa re di Polonia. In questi anni il padre lo introduce agli studi scientifici. Iniziati gli studi giuridici a Leida. Pur seguendo gli studi giuridici, ben presto si appassionò alla geografia e alla storia imparata attraverso l’insegnamento di Giuseppe Giusto Scaligero, comprendendo come le due discipline fossero profondamente legate. Nei primi anni a Leida gli studi di Philipp furono sostenuti dal padre che era Münzmeister di Danzica ma una volta che il figlio decise di seguire le proprie passioni per la geografia e la storia, il padre gli tagliò i fondi. Lasciata Leida, il giovane Cluver viaggiò attraverso l’Ungheria fino alla Boemia dove si arruolò nell’esercito e dove rimase per diversi anni prestando il servizio militare. E’ di questi anni una sua traduzione della difesa del barone Popel Lobkowitz incarcerato in seguito al conflitto religioso fra protestanti e cattolici. Questo scritto gli creò problemi una volta rientrato a Leida quando le autorità imperiali gli comminarono alcune sanzioni che però riuscì ad evitare grazie all’intervento di alcuni suoi influenti amici nell’Università di Leida che riuscirono anche, nel 1616 a fargli riconoscere una pensione regolare dalla stessa Università che gli assegnò anche diversi compiti presso la sua biblioteca, sfruttando le conoscenze antiquarie di Cluver. La sua opera è considerata di basilare importanza per gli studi storici e geografici in quanto essa rappresenta il primo studio generale della geografia dell’antichità fino ai suoi giorni, basato non solo su fonti letterarie classiche, ma e questo è stato il suo contributo principale, integrato da ampi viaggi e ispezioni locali per cercare conferma nelle fonti antiche, non più prese come autorità assolute. La sua prima opera, uscita nel 1611, fu un dotto studio riguardanti le parti inferiori del Reno e dei suoi abitanti tribali in epoca romana dal titolo “Commentarius de tribes Rheni alveis, et ostiis; item. De Quinque populis quondam accolis; scilicet de Toxandris, Batavis, Caninefatibus, Frisiis, ac Marsacis”. A lui si devono anche altre opere storico-geografiche come “Germaniae antiquae libri tres di Clüver” (Leida, 1616) che riprende studi di Tacito e da altri autori latini, un volume sulle antichità della Sicilia, con note sulla Sardegna e la Corsica dal titolo “Sicilia Antiqua cum minoribus insulis”, pubblicato a Leida da Louis IMG_5598_clipped_rev_1Elsevier nel 1619. La sua “Introductio in universam geographiam”in sei parte, venne pubblicata per la prima volta, solo postuma nel 1624 ed è considerata la prima opera geografica moderna completa, divenendo uno dei manuale geografici standard per tutto il seicento ed il settecento. Clüver fu anche prolifico scrittore di argomenti matematici e teologici. È ricordato da collezionisti e storici della cartografia, anche per la sua edizione della “Geographia” di Tolomeo (basata sull’edizione di Mercatore del 1578) e per atlanti in miniatura ristampati per gran parte del XVII secolo. Molte delle sue mappe furono incise per lui da Petrus Bertius. Quarta edizione, non comune e ancor meno meno comune, completa ed in queste buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\038333.

2.600 euro

2) CHIESA ANGLICANA MISSIONARI LUCCA NAPOLI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE PRIME EDIZIONI

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Manning Robert, Niceron Jean-Pierre,

La conversione dell’Inghilterra al cristianesimo. Paragonata colla sua pretesa riformazione. Opera tradotta dall’Inglese in Francese e dal Francese in Italiano da Giuseppe Maria Secondo Patrizio Lucerino.

In Napoli, Presso Giovanni di Simone, 1742

In 8° (17,5×11,4 cm); (8), 412, (4) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo manoscritto da mano coeva, in bella scrittura, al dorso. Qualche leggerissima fioritura, ininfluente, dovuta alla qualità della carta utilizzata e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione italiana, una seconda uscì nel 1748 ed è meno rara, seppur sempre poco comune, tradotta dall’edizione francese ad opera del celebre erudito e scrittore francese, Jean-Pierre Niceron (Parigi, 11 marzo 1685 – Parigi, 8 luglio 1738), di quest’opera del noto sacerdote cattolico IMG_5391_clipped_rev_1romano inglese Robert Manning (1655-1731) che fu inviato alla missione in Inghilterra nel 1692 per partecipare alla “battaglia di fede” tra la religione cattolica e quella anglicana che infiammò per secoli il territorio inglese. L’opera è un dotto trattato, con un’ampia ricostruzione storica della nascita e sviluppo della chiesa anglicana con un’approfondita analisi della sua struttura gerarchica ed il suo rapporto, nella prima metà del settecento con la Chiesa romana. Scrive Michael Mullett nella sua opera, English Catholicism 1680-1830, Volume 1, English Catholic Writings on Religious Controversies 1685-1736, pp. 289-90 “Stylish, learned, and dialectically convincing, Manning produced a string of polemical works that rank him as one of the leading figures in that silver age of English Catholic controversial writing.”. “England’s conversion and reformation compared” fu stampata ad Antwerp nel 1725. La versione francese, “La Conversion de l’Angleterre au christianisme composée avec sa prétendue réformation” fu stampata a Parigi nel 1729 per i tipi del Briasson. Sconosciuto il nome del traduttore italiano, forse, come indicato al frontespizio, un religioso lucchese dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, fondato da Giovanni Leonardi (Diecimo, 1543 – 1609). Opera molto rara ed in buone-ottime, condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BA1E\000412.

240 euro

3) ILLUMINISMO FILOSOFIA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE MOLISE CAMPOBASSO RIPALIMOSANI NEONATURALISMO UTILITARISMO PRIME EDIZIONI MASSONERIA MASSONI ANTISCHIAVISMO ANTROPOLOGIA

IMG_5418_clipped_rev_1Longano Francesco,

Dell’uomo naturale trattato dell’abate Francesco Longano,

In Napoli, Presso Giuseppe Raimondi, 1767

In 8° grande (20,5×13,5 cm); (32), 259 (i. e. 257), (3) pp. Saltate dalla numerazione le pagine 65 e 66 come in tutti gli esemplari, completo. Brossura coeva azzurra con difetti e piccole mancanze. Fregio xilografico al frontespizio. Qualche iniziale xilografica. Piccole macchioline di foxing e bruniture in quattro carte dovute alla qualità della carta e nel complesso esemplare, all’interno, in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima assai rara edizione, della prima opera vera e propria (nel 1764 uscirono delle sue lezioni “Piano di un corpo di filosofia morale”) delIMG_5417_clipped_rev_1 celebre filosofo, economista e saggista molisano, Francesco Longano (Ripalimosani, 5 febbraio 1728 – Santopadre, 28 aprile 1796), massone e fra i principali esponenti dell’illuminismo italiano. Allievo del celebre abate Antonio Genovesi dal quale apprese l’apertura verso le nuove idee filosofiche che venivano dalla Francia. Sostenitore di una visione dell’uomo nella sua interezza di anima e corpo, ebbe fortissimi scontri con gli ambienti più reazionari del clero italiano che dopo l’uscita del lavoro qui presentato, lo attaccò duramente e lo accusò di eresia. L’opera seguiva le teorie dell’utilitarismo filosofico e le idee del suo maestro Genovesi, di Rousseau e degli utopisti francesi rielaborandole e portandole alla IMG_5419_clipped_rev_1luce della particolare visione filosofica del suo autore. “In questo scritto, destinato ad attirargli ben presto accuse di irreligiosità, il L. riprendeva una parte dell’insegnamento genovesiano, portando a esiti più radicali alcune riflessioni del maestro, soprattutto nella polemica anticlericale, accentuata nella seconda edizione con l’attacco contro gli ordini regolari. Il saggio, considerato tra i più significativi per la diffusione della nuova religione della natura che andava circolando anche nella cultura italiana, proponeva quale primo obiettivo quello di condurre l’uomo a una nuova saggezza, grazie alla riconciliazione con se stesso, la natura e Dio. Il L. si poggiava su una rilettura di Vico, Spinoza e Montesquieu. Per il L. la libertà naturale nasceva dalla critica alle disuguaglianze dovute alla differente distribuzione delle ricchezze, aIMG_5420_clipped_rev_1l lusso smodato, alla crudezza della società, denunciati già negli scritti di Rousseau, da lui indicato come “martire dell’umanità”. Al centro della sua polemica si trovavano dunque i poteri e le istituzioni della società meridionale che più rappresentavano questo mondo di disuguaglianze, per lui rappresentato dai ricchi e dai baroni, dai frati e dalla Chiesa.” dalla Treccani. In seguito (non è facile stabilirle la data non essendo mai esposta), l’opera, venne di nuovo pubblicata inserita in una nuova opera, il “Prospetto dello studio dell’uomo, contenuto nella parti, e trattati seguenti. Parte 1. specolativa. Dell’uomo Naturale, Cittadino, Religioso. Parte 2. pratica. Dell’uomo Economico, Politico, Cristiano” dove la seconda parte è esattamente la riedizione dell’edizione qui presentata, senza il frontespizio e poi riedita, nuovamente, nel 1778 con falso luogo di stampa Cosmopoli e poi nel 1783. Questa prima edizione è assai rara e di estrema importanza nella storia dell’illuminismo italiano. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMSE\006899.

1.400 euro

4) PALESTINA TEMPIO GERUSALEMME GUERRE GIUDAICHE PRIME EDIZIONI LINGUA EBRAICA EBREI ROMA ARCO DI TITO ARCHEOLOGIA

IMG_5448_clipped_rev_1 (1)  IMG_5447_clipped_rev_1 IMG_5445_clipped_rev_1

Relandus Hadrian, Adriaan Reland,

De Spoliis Templi Hierosolymitani in Arcu Titiano Romae Conspicuis Liber Singularis. Arcum ipsum & spolia templi in eo sculpta tabulae in aes incisae exhibent.

Trajecti ad Rhenum, Ex libraria Guilielmi Broedelet, 1716

In 8° (15,5×9,5 cm); (2 b.), (4), 138, (26), (2 b.) pp. e 7 c. di tav. delle quali 4 più volte ripiegate. Presenti anche due incisioni nel testo. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Tagli spruzzati. Un piccolo tunnel di tarlo al margine alto bianco delle prime 24 carte che in una decina di carte sfiora il titolo alto della pagina e tocca due tavole. Per il resto nel complesso in buone condizioni di conservazione. Testo i latino ed ebraico. Prima edizione di questa celebre opera dedicata alla storia della distruzione del tempio di Gerusalemme narrata sull’Arco di Tito a Roma, scritto del famoso orientalista, cartografo e filologo olandese, Adriaan Reland (noto anche come Adriaen Reeland / Reelant, IMG_5446_clipped_rev_1Hadrianus Relandus) (17 luglio 1676, De Rijp, Olanda Settentrionale – 5 febbraio 1718, Utrecht) al quale viene riconosciuto di aver dato uno dei primi e più importanti contributi alla geografia storica della Palestina antica. Studente precoce già a 11 anni iniziò lo studio del latino. Nel 1693 si iscrisse all’Università di Utrecht studiando teologia e filosofia. Inizialmente interessato al siriaco e all’ebraico, approfondì in seguito, anche lo studio della lingua araba. Nel 1699 ottenne il dottorato e nello stesso anno ottenne la cattedra di fisica e metafisica all’Università di Harderwijk. A quest’epoca era in grado di esprimersi fluidamente in arabo, ebraico e diverse altre lingue semitiche. Nel 1701, all’età di 25 anni, fu nominato professore di lingue orientali all’Università di Utrecht. A partire dal 1713, insegnò anche antichità ebraiche e le sue lezioni ebbero tale successo che venne istituita, appositamente per lui, una cattedra di Antichità ebraiche. Reland è diventato famoso per i suoi studi riguardanti la linguistica islamica. Oggi il suo lavoro è considerato come uno dei primi esempi di linguistica comparata. Studioso di persiano, fu interessato alle relazioni dei miti orientali con l’Antico Testamento. A lui si deve la scoperta del collegamento tra la lingua malese ed i dizionari del Pacifico occidentale IMG_5451_clipped_rev_1elaborati da Willem Schouten e Jacob Le Maire. La sua opera “De religione Mohammedica libri duo” edita nel 1705, è considerata la prima indagine obiettiva sulle credenze e le pratiche islamiche. Appassionato lettore della Bibbia si interessò attivamente all’identificazione della posizione geografica dei luoghi in essa descritti che lo portò, di conseguenza, anche ad interessarsi di archeologia e geografia palestinese. A lui si devono due testi chiave sull’argomento come il “Antiquitates Sacrae veterum Hebraeorum” (1708) ed il “Palaestina ex monumentis veteribus illustrata” (1714). Lo studio qui presentato è un dotto trattato sulla storia narrata sull’Arco di Tito dove oltre alla distruzione del tempio, viene narrata la consistenza dell’enorme tesoro che in esso era contenuto e che venne portato a Roma durante il “Trionfo” dell’imperatore Tito nel 71 A. c. dopo la fine delle Guerre Giudaiche. Prima edizione, in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Brunet IV: 1204.IMG_5449_clipped_rev_1

250 euro

5) FILOSOFIA TEODICEA LEIBNIZ BIOGRAFIE MORALE ETICA

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Gottfried Wilhelm von Leibniz,

Essais de Théodicée sur la Bonté de Dieu, la Liberté de l’Homme et l’origine du mal.

Amsterdam, Chez Francois Changuion, 1747

In 8° (17×10 cm); 2 tomi: (8), 332, 166, (2 b.) pp. (un piccolo tunnel di tarlo al margine bianco alto delle ultime 20 carte, non significativo), (2), 410, (16), (2 b.) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata (la tavola è legata ad una delle carte bianche del volume). Frontespizio stampato in rosso e nero. Piccola vignetta finemente incisa ai frontespizi. Antica firma d’appartenenza privata all’ultima carta del secondo volume che identifica l’esemplare come appartenuto al nobile Giuseppe Scarli, sindaco di Modugno in Puglia a più riprese tra il 1762 ed il 1781. Legature coeve ed omogenee in piena pergamena rigida con titolo ed autore impressi in oro al piatto anteriore. Quinta edizione francese ma la più ricercata per la presenza della vita dell’autore e la bibliografia delle sue opere, di una delle opere più importanti del grande filosofo, scienziato, matematico, logico, teologo, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine soroba, (latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646 – Hannover, 14 novembre 1716). Questa edizione è importante perché il primo volume è completamente dedicato alla vita di Leibniz scritta da Jaucour e la bibliografia dei suoi scritti. In più questa edizione compare anche una lunga introduzione dell’autore dedicata alla suaIMG_5402_clipped_rev_1 Teodicea. Leibnitz pubblicò la sua prima opera all’età di 20 anni, il “De arte combinatoria” opera che lo rese celebre fra i suoi contemporanei e gli permise, ancora giovane, di conoscere gli studiosi ed i pensatori più celebri del suo tempo come Pascal, Huygens e Spinoza. A lui si deve, in contemporanea a Isaac Newton (cosa che fece nascere una disputa sulla paternità fra i due), la scoperta delle principali regole del calcolo infinitesimale ed è considerato, un antesignano delle macchine calcolatrici per alcune sue teorizzazioni e progetti meccanici. Nelle sue varie opere come “Nuovi saggi sulla comprensione umana” (1704), “Saggi teodiciani sulla bontà di Dio” (1710), ” Monadologie “(1714), sviluppa il suo innovativo sistema matematico-filosofico e mostra che Dio, essendo infinito, è il creatore del mondo. Per Leibniz l’universo è formato da un numero infinito di monadi tra cui Dio ha prestabilito un’armonia. Il mondo si offre all’uomo attraverso un’infinità di possibili punti di vista che Leibniz cerca di articolare con l’aiuto di un sistema matematico nel quale le verità sono espresse da regole logiche definite. Partendo dai sistemi filosofici di Giordano Bruno, Baruch Spinoza e Friedrich Wilhelm Schelling, Leibniz sviluppò il suo concetto filosofico panteistico. Fu però nella “Teodicea”, il lavoro qui presentato che l’autore coniò il termine teodicea per designare la giustificazione della bontà di Dio contro gli argomenti tratti dal esistenza del male nel nostro mondo e successivamente, per confutare apertamente le dottrine atee o dualistiche che si basavano sull’argomentazione del male. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Good copy, complete. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\TO0E\016780.

280 euro

6) UNIVERSALISMO NEOPLATONISMO NEOPLATONICI FILOSOFIA NEOPLATONICA DIAVOLO DEMONIO TEOLOGIA SCRITTRICI FEMMINILI GINEVRA SVIZZERA

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(Huber Marie),

Le sisteme des anciens et des modernes, concilié par l exposition des Sentimens différens de quelques Théologiens, sur l état des ames separées des corps. En quatorze letters, Nouvelle edition augumentée par des Notes & quelques Pieces Nouvelles. Suite du livre des quatorze letters sur l’etat des ames separeés des corps. Servant de response au livre intitulé examen de l’origenisme Par Masieur le Professeur R …. Premiere Partie – Seconde Partie

A Londres, S. stampatore, 1757

In 8° (16×9 cm); due tomi in un volume: (8), 294, (2) pp. e 239, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Qualche traccia di polvere. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Seconda edizione (anche se Barbier cita l’esistenza di un’edizione del 1731 ma trattatasi probabilmente di un errore bibliografico), notevolmente correttaIMG_5406_clipped_rev_1 ed aumentata (praticamente raddoppiata) rispetto all’edizione del 1739, di questo interessante e curioso studio della scrittrice e filosofa ginevrina, Marie Huber (Geneve, 4 marzo 1695 – Lyon, 13 giugno 1753) che fu anche editrice e rarissimo per quell’epoca, scrisse anche di argomenti teologici. Sostenitrice dell’universalismo e considerata anche una neoplatonica, fu accusata da diversi personaggi dell’epoca di “deismo”. Le sue lettere, qui presentate, ebbero numerosi estimatori alla sua epoca come ad esempio il celebre poeta lirico scozzese, Robert Burns o ad esempio, Rousseau che ne cita alcuni passaggi nel libro IV dell’Emile. La Huber in questa serie di sue riflessioni analizza il rapporto fra Dio e l’eternità, le età delle anime e la figura del diavolo attraverso quello che scrissero diversi pensatori attraverso i secoli. La Huber arrivò a concludere che se Dio è onnipotente e perciò anche più potente del diavolo, quest’ultimo è condannato, prima o poi, a cessare d’esistere. A good copy. Rif. Bibl.: Barbier, IV, 618 cita l edizione del 1733 e afferma di non aver mai trovato la prima del 1731; Caillet.IMG_5408_clipped_rev_1

120 euro

7) DIRITTO PENALE DIRITTO ROMANO LEGGE CONRNELIAM DE SICARIIS RARITA’ NAPOLI GIURISTI NAPOLETANI

IMG_5477_clipped_rev_1Autori vari,

Iacobus Cuiacius vindicatus in interpretamento L. pen. C. ad L. Corneliam de Sicariis adversus quasdam conjecturas Iacobi Raevardi: Iacobi Gothofredi; & Gerardi Noodt. Tum contra nuperum ejusdem L. expositorem. Opuscolorum hujus libelli conspectum aversa pagina exhibet.

Neapoli, Ex typographia Simoniana, 1765

In 4° piccolo (21×13,5 cm); 136 pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Un leggerissimo alone al margine esterno bianco, qualche macchiolinaIMG_5476_clipped_rev_1 di foxing, il tutto dovuta dalla qualità della carta utilizzata. Prima ed unica rara edizione di questo importante studio di diritto romano che riporta diversi commenti, anche inediti, agli studi del grande giurista francese Jacques Cujas, italianizzato in Jacopo Cuiacio (Tolosa, 1522 – Bourges, 1590), inerente alla “Lex Corneliam de Sicariis” nota anche come “Lex Cornelia Sullæ de sicariis et veneficis” legge proposta nell’81 a.C. dal dittatore Silla per ridisciplinare la materia del crìmen homicidii, crimine variamente disciplinato in diritto romano (fino al II sec. a.C. veniva ancora chiamato parricìdium). L’opera racoglie scritti di Gerard Noodt, Jacob Gothofredi, Bernanrdo Tanusio ed il giurista napoletano Domenico Albanesi. Opera molto rara, stampata a Napoli dall’editore, De Simone. Molto raro. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\024353.IMG_5478_clipped_rev_1

200 euro

8) DIRITTO STORIA LOCALE NAPOLI REGNO DELLE DUE SICILIE DIRTTO CIVILE PENALE CRIMINALE STORIA DEL DIRITTO RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

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IMG_5434_clipped_rev_1Valletta Nicola,

Delle leggi del Regno napoletano distribuite in tre parti dal dr Nicola Valletta Regio Professor di Leggi nella Università di Napoli, e Socio della Reale Accademia Parte Prima, Seconda, Terza.

In Napoli, nella stamperia di Michele Morelli, 1784-1786

In 8° (18×11 cm); tre tomi: (16), 296 pp., (6), 324 pp., (6), 336 pp. (la seconda parte dell’indice e la prima pagina sono rilegate, erroneamente a pagina 14). Legatura coeva in mezza-pelle con titolo, numero del volume e fregio in oro al dorso su fascette arancione e verde scuro. Qualche strofinatura ai piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima IMG_5436_clipped_rev_1rara edizione, di questo celebre scritto dal grande giurista e scrittore campano, Nicola Valletta, indicato a volte come Niccolò Valletta (Arienzo in provincia di Caserta, 1750 – Napoli, 21 novembre 1814). Giurista e storico del diritto fu autore di diverse opere sul diritto romano, canonico, feudale e del Regno di Napoli che ottennero un grande successo. Fu autore anche di epigrammi ispirati alla poesia anacreontica, oltre che poeta dialettale. A lui si deve anche un’apprezzata traduzione in vernacolo napoletano delle opere di Orazio. La sua opera più celebre resta però la “Cicalata sul Fascino, volgarmente Iettatura” dove delinea la figura, divenuta poi un classico, dello iettatore, facendo del suo autore una figura una delle figure centrali della vita culturale napoletana della seconda metà del settecento. L’opera qui proposta delinea un profilo storiografico sul diritto napoletano e spazia dal diritto civile, feudale e processuale fino ad arrivare ad una copiosa parte dedicata al diritto criminale. Prima edizione, completa ed assai rara. Rif. Bibl.: Edizioni giuridiche antiche in lingua italiana, II, 3, p. 1030; ICCU IT\ICCU\SBLE\010436.

340 euro

9) RAIMONDO DI SANGRO DI SANSEVERO MATEMATICA ARITMETICA ALGEBRA PRIME EDIZIONI AMANTEA COSENZA CALABRIA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

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Padre Nicola Cavallo delle Scuole Pie,

Institutiones mathematicae ad usum Juventutis recenti methodo demonstratae. Tomus Primus (unico pubblicato), De Principiis Matheseos Universae, deque Arithmetica.

Neapoli, Ex Typographia Simoniana, 1758

In 8° piccolo (16,6×9 cm); VIII, 256 pp. e 6 c. di tav. più volte ripiegate. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Qualche ininfluente macchiolina di foxing al margine esterno bianco di alcune pagine, dovute alla qualità della carta napoletana utilizzata per la stampa. Opera rarissima. Prima ed unica edizione, dell’unico volume stampato di quest’opera matematica del noto matematico calabrese, vicino agli ambienti dell’illuminismo italiano, PadreIMG_5470_clipped_rev_1 Nicola Cavallo (Amantea in provincia di Cosenza 19 ottobre 1724 – 3 gennaio 1802). L’opera è dedicata al celebre nobiluomo, esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, mecenate, scrittore, letterato e accademico italiano, originale esponente del primo Illuminismo europeo, Principe Raimondo di Sangro, principe di Sansevero che fu una delle personalità più eclettiche ed influenti nel mondo culturale italiano del suo tempo. Nicola Cavallo entrò nell’ordine dei chierici regolari delle scuole pie a soli 15 anni dando fin da subito prova delle sue non comuni doti intellettuali e matematiche. Le sue dote matematiche, messe a disposizione dell’insegnamento lo portarono ad una prima pubblicazione con l’opera qui presentata che però non vide mai la stampa di IMG_5472_clipped_rev_2un secondo volume. Una seconda opera “De principiis matheseos univerase deque aritmethicae” venne invece pubblicata nel 1788. Venne chiamato ad insegnare matematica al neo formato Battaglione Real Ferdinando. Durante questi anni d’insegnamento, diede alle stampe una nuova opera matematica dedicata alla geometria piana, solida e alle sezioni coniche. Mentre la sua fama aumentava, venne anche chiamato da varie università del Regno delle Due Sicilie per tenere lezioni matematiche che lo portarono ad ottenere la cattedra di meccanica dell’università partenopea. Verso la fine della sua vita fu anche revisore nel collegio militare dell’Annunziatella fino alla sua sua morte. Il volume presentato esce anonima ma l’autore è identificabile grazie alla descrizione dell’opera fornita da Ludovico Antonio Muratori nei suoi “Annali Lettararj d’Italia” (pagina 51, Annali Letterarj d’Italia, Parte Prima, Modena, Antonio Zatta, 1764). Opera assai rara. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RCAE\001678.IMG_5475_clipped_rev_1

230 euro

10) FILOSOFIA DIRITTO LECCE PUGLIA GIURISTI MONTESQUIEU PRIME EDIZIONI

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Personé Ermenegildo,

Riflessioni sullo spirito delle leggi tradotte dal francese, accresciute e dal medesimo autore indirizzate ad un suo amico.

In Napoli, Per Vincenzo Flauto, 1765

In 8° grande (19×11,8 cm); (20), 7-359, (1 b.), XV, (1 b.) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso (piccola mancanza al margine basso del dorso). All’interno, qualche piccola fioritura e macchiolina di foxing dovute alla qualità della carta napoletana utilizzata per la stampa e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Fregio xilografico al frontespizio. Iniziale xilografica. Prima edizione diIMG_5396_clipped_rev_1 questo commento all’opera di Montesquieu del noto giurista pugliese, Ermenegildo Personè appartenente alla nobile famiglia Lecce dei Personè (proprietari di Palazzo Personè a Lecce). L’opera presenta una dedicatoria ad Angiolo Cavalcanti, luogotenente della R. Camera della Sommaria, datata Napoli 6 ott. 1766 (assente in alcuni esemplari), come ad esempio l’esemplare di riferimento dell’ICCU che appunto non presenta la dedicatoria. Personè, giurista molto apprezzato ed influente nel panorama culturale conservatore pugliese del settecento, fu un fiero oppositore delle idee illuministe. Pubblicò questo trattato per criticare fortemente le idee espresse da Montesquieu nello “Spirito delle Leggi” sostenendo che tali teorie sovversive possono essere fomentatrici di disordini. Prima edizione, nella versione più completa. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBLE\014176.

120 euro

11) STORIA VENEZIANA VENEZIA FRANCIA PAPATO AUSTRIA TIROLO RIVA DEL GARDA AMPEZZO ROVERETO SPAGNA CINQUECENTO DIPLOMAZIA

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Du Bos Jean Baptiste,

Storia della lega fatta in Cambrai fra’ Papa Giulio II Massimiliano I imperatore, Luigi XII re’ di Francia, Ferdinando V re’ d’Aragona, e tutti i principi d’Italia contra la Repubblica di Vinegia, tradotta dal linguaggio francese nell’italiano,

Anversa (i.e. Venezia), presso Guglielmo Moretti, 1718.

In 4° (24,8×18,5 cm); (16), 414, (22) pp. Legatura in cartoncino molle coevo. Esemplare ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Antica nota di possesso nobiliare privato al frontespizio “Ad usum … De Rossi”. Prima edizione italiana di questa celebre opera storica scritta dal del celebre storico e filosofo francese, Jean-Baptiste Dubos, o Du Bos (Beauvais, dicembre 1670 – Parigi, 23 marzo 1742) al quale si devono importantissimi contributi alla filosofia estetica che teorizzò nel sul trattato “Réflexions critiques sur la poésie et la peinture” pubblicato per la prima volta nel 1719 che divenne il testo base dell’estetica illuminista. La “Histoire de lIMG_5399_clipped_rev_1a Ligue de Cambray” (Parigi, 1709, 1728 e 1785, 2 voll.), è probabilmente il suo lavoro storico più conosciuto e fu molto lodato ed apprezzato negli ambienti illuministi per la sua chiarezza e attinenza storica tanto ad essere ampiamente lodata da Voltaire. Chi sia il traduttore italiano dell’opera ancora oggi non è dato sapere con certezza anche se le bibliografie identificano l’autore nella cerchia ristretta di tre nomi: Apostolo Zeno, G. Francesco Dulot, Gaudenzio Carminati. L’opera ripercorre gli avvenimenti legati alla Lega di Cambrai e la guerra che ne seguì. Formata il 10 dicembre del 1508 su idea del papa Giolio II con l’intento di contrastare il forte espansionismo della Repubblica di Venezia, ad essa aderirono Massimiliano I d’Asburgo (Imperatore del Sacro Romano Impero), Luigi XII di Francia (Re di Francia, Duca d’Orléans), Ferdinando II d’Aragona (re IMG_5401_clipped_rev_1di Napoli e re di Sicilia), papa Giulio II (sovrano dello Stato Ecclesiastico), Alfonso I d’Este (duca di Ferrara), Carlo II (duca di Savoia), Francesco II Gonzaga (marchese di Mantova) e Ladislao II (re d’Ungheria). Il conflitto che seguì alterne vicende, la battaglia di Agnadello sancì la definitiva sconfitta dei veneziani che persero, per sempre, metà dei loro possedimenti italiani quali Cremona, Ravenna, l’Ampezzo, Rovereto, Riva e Torbole che passarono all’Austria. Per comprendere l’importanza degli avvenimenti narrati, basta ricordare come il confine del Sud Tirolo, uscito dalla fine del conflitto, rimase in vigore fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Prima edizione italiana in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Cicogna, I, 797; Parenti, Dizionario dei luoghi di stampa falsi, p. 27; Melzi, II, 49-50.

180 euro

12) DIETETICA CULINARIA GASTRONOMIA BOLOGNA GASTRONOMY DIETETICS

IMG_5393_clipped_rev_1Pisanelli Baldassare,

Trattato della natura de’ cibi et del bere, del sig. Baldassare Pisanelli Medico Bolognese. Nel quale non solo tutte le virtù, & i uitij di quelle minutamente si palesano; ma anco i rimedij per correggere i loro difetti copiosamente s’insegnano: tanto nell’apparecchiarli per l’uso; quanto nell’ordinare il modo di riceverli. Distinto in un vago, e bellissimo partimento tutto ripieno della dottrina de’ più celebrati Medici & Filosofi; con molte belle Histoire Naturali.

In Venetia, Appresso Gio. Alberti, 1586

In 4° (20,5×15 cm); (4), 152 pp. Legatura coeva di recupero (rimontata tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento) in piena pergamena molle con titolo e autore impresso in oro su fascetta in pelle rossa al dorso. Un leggerissimo ed assolutamente ininfluente alone, praticamente invisibile, al margine basso delle ultime 5 carte e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Esemplare particolare perché presenta un preciso indice delle ricette gastronomiche contenuti nell’opera chiosato a mano, in una bella grafia, tra la fine del settecento ed i primissimi dell’ottocento al recto del piatto posteriore. In bella grafia settecentesca sopra all’indice è presente la scritta “Vorrei essere questo libro”. Antica firma di appartenenza privata al IMG_5392_clipped_rev_1frontespizio solo in parte comprensibile “… Lorini”. Tesatine, finalini e grandi iniziali xilografici. Testo inquadrato entro cornice in filetto. Grande stemma araldico al frontespizio di Guglielmo Gonzaga al quale l’opera è dedicata. Bell’edizione in quarto stampata a Venezia dall’Alberti, ultima edizione ad esser stampata con l’autore ancora in vita, di questo celeberrimo trattato del grande medico bolognese, Baldassarre Pisanelli. L’autore studiò medicina a Bologna, dove si laureò con Ulisse Aldrovandi. Nel 1559, è venne nominato ala cattedra di medicina teorica e insegnò fino al 1562, quando iniziò un lungo viaggio che lo portò in Tunisia per studiare la peste. Tornato a Roma, entrò a far parte dei medici dell’ospedale del Santo Spirito di Saxia che all’epoca era l’ospedale superiore della città. Questa edizione, come la prima, si presenta in quarto mentre le edizioni che vennero stampate susseguentemente sono in 8°. Questo trattato è il più celebre del Pisanelli e rappresenta uno dei IMG_5395_clipped_rev_1trattati più famosi di dietetica e gastronomia del cinquecento. L’opera descrive decine di cibi con le loro caratteristiche, utilità e diverse consigli sul come cucinarli. Appena uscito nel 1583 ebbe uno straordinario successo tanto che in quattro anni fu ristampato cinque volte. “Pisanelli practised medicine in Bologna in the 16th century and became celebrated through the erudition shown in this work. In it is described the natural history, the usages, the qualities of fruits, liqueurs, meats, game, fish, milk, cheese, etc., and under what conditions the foods and drinks should be used” (Bitting 327).Cfr.: Westbury p. 174, n. 5; Gastronomica, 1172 per edizione del 1587. Esemplare in più che buone condizioni di conservazione ed arricchito dell’indice manoscritto in epoca antica. A good copy.IMG_5394_clipped_rev_1

820 euro

13) DEVOZIONALIA OPERE RARE SICILIA AGRIGENTO CAMMARATA PASSIONE DI CRISTO MISTICISMO

IMG_5375_clipped_rev_1Josephus Camaratensis (Taverna Giuseppe),

Viaggio doloroso del calvario, e breve raccolta de’ patimenti di Christo, in tutto il corso della sua passione; cavata dal sacro evangelio, da’ s. padri, e da gravi autori. Opera non mne divota, che utile à leggerla à tutti fedeli Christiani. Data in luce dal P. F. Giuseppe Taverna da Camerata, Sacerdote Capuccino. Terza Impressione.

In Napoli, Per Michele Monaco, 1693

In 12° (15×8 cm); (36), 529, (3 b) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Qualche difetto e segno del tempo. Antica nota di possesso privata alla prima carta ed al margine bianco del frontespizio. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Terza non comune edizioneIMG_5374_clipped_rev_1 (esistono alcune varianti di questa edizione), dopo le due rarissime edizioni del 1667 e la seconda del 1692, di questa celeberrima opera di devozione scritta dal noto frate cappuccino siciliano, Josephus Camaratensis, al secolo Giusppe Taverna di nobile famiglia siciliana (Cammarata in provincia di Agrigento 1599 – 1677). Personaggio amatissimo alla sua epoca, morì in odore di santità. Autore prolifico a lui si devono diverse opere di devozione o dedicate ai fanciulli come “Symphonia sacrae lectionis, et libellus de recta, sacrarum dictionum prolatione”, “Vocabolario et ortografia volgare toscana, assai gioueuoli a’ secretari”, “Collana di cento, e diece rose, che alla gran signora Maria del padre figlia. del figlio madre, dello Spirito santo”, “Le prime letture de’ fanciulli”, “Pietoso, et abondante soccorso per l’anime tribolate”, “Acuti sproni, e pungentissime spine, che svegliano, e pungono i peccatori”, opere che ebbero enorme successo e vennero ristampate fino alla fine del XIX° secolo. L’opera qui presentata, resta però la sua opera principale. Opera non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PALE\002203.

190 euro

14) GIANSENISMO FILOSOFIA PORT-ROYAL LEGATURA TEOLOGIA MOVIMENTI ERETICALI

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Arnauld, Antoine,

De la frequente communion ou les sentimens des peres, des Papes et des Conciles, touchant l’usage des sacremens de penitence & d’eucharistie, sont fidellement exposez: pour servir d’adresse aux personnes qui pensent serieusement a se convertir a Dieu; & aux Pasteurs & confesseurs zelez pour le bien des ames. Par m. Antoine Arnauld …,

A Lyon, chez Claude Plaignard, rue merciere au grand Hercule, 1739

12° (19,5×12 cm); 33, (1), 848, (16) pp. Bella ed elegante legatura coeva in piena pelle spugnata con dorso a 5 nervi e titolo e ricchissimi fregi ai tasselli. Tagli rossi. Ottava edizione, in ottime condizioni di conservazione, di questa importante opera del celebre filosofo, teologo e matematico, Antoine Arnauld, soprannominato dai contemporanei il Grande Arnauld, per distinguerlo da suo padre (Parigi, 5 febbraiIMG_5425_clipped_rev_1o 1612 – Bruxelles, 8 agosto 1694) che fu tra i principali esponenti del giansenismo e avversario dei gesuiti oltre che membro influente del movimento di Port-Royal. L’opera qui presentiamo fu la principale fonte di ispirazione e divulgazione del movimento giansenista. “Il giansenismo fu un movimento religioso, filosofico e politico che proponeva un’interpretazione del cattolicesimo sulla base della teologia elaborata nel XVII secolo da Giansenio. L’impianto di base del giansenismo si fonda sull’idea che l’essere umano nasca essenzialmente corrotto e, quindi, inevitabilmente destinato a commettere il male. Senza la grazia IMG_5426_clipped_rev_1divina l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla volontà di Dio; ciononostante alcuni esseri umani sono predestinati alla salvezza (mentre altri non lo sono)”. Nella sua opera sulle troppe frequenti comunioni, l’autore arriva a criticare aspramente, l’eccesso del numero di comunioni effettuate che secondo l’autore, nella chiesa degli albori, non erano un metodo per accrescere la virtù ma bensì un premio che si riceveva per aver compiuto un’azione virtuosa. L’opera che ebbe subito grande successo e diffusione, gli valse numerosissimi, nemici tanto che si narra che per più di 20 anni, non si fece più vedere per le strade di Parigi, per paura di ritorsioni. Per le sue idee, definite ereticali, venne anche espulso dalla Sorbonne e questi avvenimenti, diedero lo spunto per una delle opere più celebri del suo grande amico, Pascal le “Lettere provinciali”. Opera in ottime condizioni di conservazione ed in bella legatura. Questa edizione del 1704 è fra le meno comuni. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CAGE\001317.

100 euro

15) NAPOLI DIRITTO PENALE CRIMINALE REGNO DI NAPOLI GIURISTI PRIME EDIZIONI

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Grimaldi Gregorio,

Istoria delle Leggi e Magistrati del Regno di Napoli. Tomo I – II – III. In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto a’ Romani, Goti, Greci, Longobardi, e Normanni. oltre de’ Riti della G.C. della Vicaria compilata per Ordine della Regina Giovanna II, si contiene la Polizia delle Leggi, e de’ Magistrati di questo Regno sotto al Dominio de’ Re Alfonso I e Ferdinando I. [In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto al dominio degl’Imperadori Errico V, Federigo II, Corrado, e del Re Manfredi della Casa di Svevia, e di Carlo I, e Carlo II, d’Angiò.] [In cui si contiene la polizia delle Leggi e de’ Magistrati di questo Regno sotto al dominio de’ Re Roberto, Giovanna I, Carlo III di Durazzo, Ladislao, e Giovanna II]

In Lucca (i.e. Napoli), S. stampatore, 1731-1733. In Napoli, Nella stamperia di Angelo Vocola e Fontana Medina, 1736 per il terzo volume.

In 4° (26,5×20,5 cm); tre tomi: (8), VIII, 427, (1), (2 b.) pp., (10), 484, (2), (2 b.) pp., (10), 512, (2), (2 b.) pp. Primi tre tomi di opera in quattro tomi, l’ultimo tomo uscì però, quasi trent’anni dopo l’uscita del terzo volume, nel 1759. Una nuova serie di volumi curata da Ginesio Grimaldi, fratello Gregorio, andò ad integrare l’opera negli anni seguenti arrivando a creare un’opera in dodici volumi. Tutti i volumi dell’opera sono rari a reperirsi. Ogni volume è una monografia a se stante che analizza un determinato periodo storico. Legature coeve in cartoncino d’attesa, qualche difetto ai dorsi (in parte lacunoso quello del primo volume ma volume solido e ben legato). Un leggero alone alle prime 6 carte e qualche leggerissima brunitura nel primo volume, Un piccolo tunnel di tarlo al margine interno bianco, delle prime 10 carte e nel margine alto, delle ultime 30 carte, del tutto ininfluenti, del secondo volume che presenta un leggero foxing sparso nelle pagine dovuto alla qualità delle carte. Il terzo volume presenta una leggera brunitura diffusa, dovuta alla qualità napoletana della carta utilizzata. Per il resto, nel complesso, esemplare in buone condizioni IMG_5513_clipped_rev_1di conservazione e raro a reperirsi, ancora in barbe. I volumi rappresentano l’opera più importante del celebre giurista nato a Napoli l’8 maggio del 1694 (morì a Marsala nel 1767). Figlio di uno dei principali esponenti del mondo intellettuale napoletano, amico di Piero Giannone (con il quale ebbe una diatriba proprio per l’opera del figlio) e di Ludovico Antonio Muratori, vide la sua vita orientata dagli insegnamenti paterni che fin dalla giovanissima età, lo aveva introdotto non solo, allo studio della storia del diritto feudale e municipale del Regno ma anche ad una visione estremamente moderna, degli studi storiografici. Non è un caso che Gregorio ebbe come insegnante, scelto dallo stesso padre, il grande Giambattista Vico per l’istruzione storica, filosofica e letteraria, mentre a Pietro Contegna spettò di impartirgli gli insegnamenti di diritto. Giurista di grande fama, fu uno dei più celebri del suo tempo, nonostante l’ingombrante presenza del padre, giurista a sua volta di grande caratura. All’uscita del primo volume dell’opera “In città corse la “congettura non mal fondata” che l’idea e il piano dell’opera fossero di Costantino: Giustiniani (p. 145) ne aveva conferma dal proprio padre, al quale Ginesio lo “avea ingenuamente ben mille volte confessato”. L’intento ispiratore dell’iniziativa era di riscrivere la Istoria giannoniana espungendone i “veleni” e rafforzandone gli aspetti giuridici ed eruditi. Rispetto al modello risultano infatti più dettagliate le parti dedicate al diritto romano (t. I, libro I) e al diritto feudale (t. I, libro IV), mentre gli elementi di critica storica furono sottoposti alle correzioni di Matteo Egizio. Nel corso della revisione Egizio ritenne di aver scoperto numerosi errori di Giannone e fornì il materiale a Sebastiano Paoli, che lo riversò nelle anonime Annotazioni critiche sopra il nono libro del tomo II dell’Istoria civile, Lucca (ma Napoli) 1731” Treccani. Opera non comune. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\VEAE\000827.

360 euro

16) STORIA LOCALE NAPOLI CAMPANIA BORBONE REGNO DELLE DUE SICILIE PUGLIA BITONTO BARI RAVELLO SALERNO DIRITTO GIURISTI MALTA CAVALIERI DI MALTA

IMG_5517_clipped_rev_1Rogadei Giovanni Donato,

Saggio di un’opera intitolata il Diritto Pubblico, e Politico del Regno di Napoli: intorno alla sovranità, alla economia del governo, ed agli ordini civili.

Cosmopoli (i.e. Lucca), S. stampatore (ma Vaccolini), S. data (ma 1767)

In 4° (28,5×21,8 cm); (2 b.), IV, (4), 207, (1) pp. Legatura coeva in cartoncino molle d’attesa, qualche pecetta di rinforzo e mancanza al dorso, all’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Testatine, iniziali e finalini xilografici. Prima assai rara edizione, nella variante B di ICCU, variante più completa rispetto a quella che non contiene l’avvertenza dell’autore e l’errata, di questo celebre studio storico napoletano del noto giurista pugliese, Gian Donato Rogadeo (a volte anche scritto Rogadei, Bitonto in provincia di Bari, 27 gennaio 1718 – Napoli 4 IMG_5518_clipped_rev_1dicembre 1784), appartenete ad una nobile famiglia di Ravello in provincia di Salerno. Dopo aver conseguito la laurea in Legge, l’autore inizia a praticare l’attività legale a Napoli, chiamato dall’Ordine di Malta che gli affida con successo, varie cause legali. Avvocato e studioso diviene un esperto della complessa situazione giuridica che caratterizza l’Ordine stesso tra organi di governo centrali e strutture periferiche. La sua fama crebbe nel corso degli anni, tanto che il principe, gran maestro Emanuele de Rohan, nel 1976 lo invita a Malta (dove soggiornerà per trentadue mesi) per affidargli una serie di riforme giudiziarie, ricoprendo l’incarico di segretario di Giustizia. Nonostante l’ottimo lavoro che lo IMG_5519_clipped_rev_1porta alla definizione della “Constituzione per la erezione del Supremo Magistrato di giustizia nel Principato di Malta e del Gozo”, dopo quasi tre anni di soggiorno maltese, fu costretto ad abbandonare l’isola a causa di aspre polemiche con i giuristi locali che vedevano nel Rogadei un intruso. L’autore poi ricostruì i fatti che lo portarono all’allontanamento dall’isola nella sua opera “Ragionamenti del cavaliere Gian Donato Rogadeo sul regolamento della giustizia e sulle pene: drizzati a S.A.E. F. Emmanuele de Rohan…” (Napoli 1783). Rientrato a Napoli ritornò ad esser chiamato a partecipare a cause importantissime e si diede anche alla pubblicazione di studi storici e giuridici come ad esempio l’opera il “Del diritto pubblico e politico del Regno di Napoli intorno alla sovranità alla economia del governo ed agli ordini civili […] libro primo”, Napoli 1769 o “Del ricevimento de’ Cavalieri, e degli altri fratelliIMG_5516_clipped_rev_1dell’insigne Ordine Ferosolimitano della veneranda Lingua d’Italia”, Napoli 1783. La seconda opera, in particolare, è tuttora fondamentale nell’Ordine gerosolimitano di Malta, dove sopravvive, per talune categorie di membri, il processo nobiliare e venne utilizzata anche, fino al 1980 nella Repubblica di San Marino a giustificazione della propria potestà nobilitante. Lo scritto qui presentato rappresenta un importante fonte storica napoletana, nel quale l’autore elabora un dottissimo studio della storia patria attraverso le vicende delle famiglie reali e di quelle più importanti che le circondarono. Molto raro. Rif. Bibl.: Per il nome dell’A. (Giovanni Donato Rogadei) e le note tipografiche (Lucca, Vaccolini, 1767) cfr. Parenti, M. Luoghi di stampa falsi, p. 66; ICCU IT\ICCU\SBLE\016406, variante B.

680 euro

17) ESTETICA AVANGUARDIE POETICHE ARTISTICHE ARTE PROGRAMMATA POESIA CONCRETA VISIVA GRUPPO 63 STRUTTURALISMO ARTE CONTEMPORANEA CATANZARO BORGIA

IMG-7322_clipped_rev_1Spatola Adriano,

Quadri Miraggi Ritratti di Francesco Guerrieri,

Torino, Geiger, 1972

In 8°; (118) pp. Brossura editoriale illustrata. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questo scritto del celebre poeta, editore e critico letterario, Adriano Spatola (Sappiane, 4 maggio 1941 – Sant’Ilario d’Enza, 23 novembre 1988) che fu tra i massimi esponenti e sperimentatore della poesia italiana del novecento ed esponente del “Gruppo 63”. Continuo sperimentatore, Spatola si avvicinò, fu uno degli sperimentatori della poesia concreta e della poesia sonora. Celeberrimo il suo studio di poetica “Verso la poesia totale” che ebbe grande seguito nel movimento artistico e letterario italiano. A lui si devono alcune delle più importanti riviste artistico-letterarie italiane come “Quindici” ed europee come “Tam Tam”. L’opera qui presentata che rappresenta un vero e proprio saggio di critica artistica ed estetica, è dedicata al lavoro del noto pittore calabrese, originario di Borgia in provincia di Catanzaro, Francesco Guerrieri che fu tra i massimi esponenti di spicco dell’arte contemporanea italiana iniziando a sperimentare in ricerche gestaltiche, programmate e strutturaliste. Guerrieri è stato con Di Luciano, Drei e Pizzo, il “Gruppo 63”. Nel settembre 1963 ha formato con Lia Drei lo Sperimentale p. che ha operato fino ai primi anni ‘70 in una posizione d’avanguardia nell’ambito dell’Arte Programmata e dello strutturalismo. Nel corso degli anni ’70 ha realizzato il ciclo Il quadro luce poi culminato nella grande opera- ambiente Immarginazione al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1978). Prima edizione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RAV\0180211.

85 euro

18) STORIA CONTEMPORANEA GESUITI COMPAGNIA DI GESU’ PARMA MODENA ROMA VATICANO LOMBARDO-VENETO REGNO DUE SICILIE CAUSA SOPPRESSIONE GESUITI

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AA. VV.,

Giudizio dell’episcopato italiano sulla causa dei gesuiti,

Roma, Tipografia delle belle arti, 1849

20,8×13,5 cm; 144 pp. Bella legatura coeva in mezza pelle con titolo impresso in oro entro cornice su tassello chiaro. Piatti foderati con carta marmorizzata azzurra. Piccolo forellino di tarlo al margine interno bianco delle prime tre carte e per il resto in magnifiche condizioni di conservazione dalla carta pulita e fresca. Interessante raccolta di testimonianze che si ricollegano alla disputa della soppressione dell’ordine dei gesuiti. Molte sotto forma di lettere di vari eminenti personaggi. Le testimonianze riguardano principalmente lo Stato pontificio, il Regno delle Due Sicilie, il Ducato di Modena, quello di Parma e il Regno Lombardo-Veneto. Bella copia arricchita dalla bella legatura. Bell’esemplare.

40 euro

19) LETTERATURA INFANZIA RAGAZZI BAMBINI PRIME EDIZIONI NARRATIVA SGRILLI CAPITAN BOMBONE CACCIA CACCIE

 IMG_5620_clipped_rev_1IMG_5619_clipped_rev_1

IMG_5617_clipped_rev_1Greco Americo, Sgrilli,

La danza delle Tigri, Avventure allegre, con 8 tavole a colori e 60 disegni in nero del Pittore Sgrilli, Le cacce grosse di capitan Bombone.

Milano, Hoepli, 1939

23,5×17 cm; 199 pp. con gustosi disegni n.t. e 8 tavv. col. f.t. su carta patinata. Legatura editoriale in pieno cartoncino con titolo impresso in nero al dorso e al piatto anteriore applicato disegno a colori di Sgrilli. Prima edizione ancora in barbe, rara a trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione, di questo curioso e simpatico volume per bambini opera del noto scrittore di volumi per ragazzi e romanzi fantascientifici, Americo Greco che fu anche un ghostwriter degli apocrifi di EmilioIMG_5618_clipped_rev_1 Salgari. A lui, ad esempio, si deve il romanzo “Il Corsaro Rosso” uscito nel 1941 ed attribuito a Salgari. Il volume si avvale dei bellissimi disegni che illustrano il racconto delle folli cacce di Capitan Bombone, realizzati dal noto pittore, fumettista e animatore italiano, Roberto Sgrilli (Firenze, 23 ottobre 1897 – 1985). Sgrilli, collaboratore, inizialmente, di celebri riviste umoristiche come “Mondo umoristico” e “Numero”, intorno agli anni 20′ venne chiamato ad illustrare le storia de “Il Balilla”. Nel 1925 inizia la collaborazione con il “Corriere dei Piccoli”. Nel 1934 appaiono sul Corriere dei Piccoli le storie del personaggio “Fanfarino” prima e poi, Formichino. Negli anni quaranta realizza alcuni cortometraggi animati come Il barone di Münchhausen (1941) e Anacleto e la faina (1942) per il quale venne premiato alla 10ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Prima edizione, ottimo esemplare.

45 euro

20) ASTRONOMIA ALMANCCHI POPOLARI MODENA STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI AGRICOLTURA COSUME POPOLARE ASTROLOGIA RARITA’

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Anonimo,

Il discepolo di Toaldo, Giornale astronomico di gabinetto indicatore delle meteori e della loro influenzaIMG_5582_clipped_rev_1 sui raccolti per l’anno bisestile 1852

Modena, Coi tipi di Carlo Vincenzi, 1851

15,6×10 cm; (6 b.) 40 pp. Bella legatura in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Mantenuta all’interno una brossura azzurra sulla quale è presente la dedica autografa dell’autore alla nobil donna Marchesa Bagnesi Tacoli. Prima edizione di questa non comune pubblicazione annuale di gusto astronomico-popolare. Buono stato di conservazione. Rarissimo, nessun esemplare censito in ICCU con questa data (gli unici numeri censiti partano dal 1852). Trattasi, probabilmente della prima annata. Per gli argomenti trattati, l’autore, richiama nel titolo. Il celebre astronomo, meteorologo ed abate veneto, Giuseppe Toaldo (Pianezze, 11 luglio 1719 – Padova, 1797).

50 euro

21) CARICATURE CARICATURISTI MILITARI FUMETTI FUMETTISTI CARTOON PUNCH PRIME EDIZIONI GOZO MALTA

IMG_5588_clipped_rev_1Bateman Hanry Maio, Herry Graham,

Colonels by H. M. Bateman with an introduction by Harry Graham,

London, Methuen & Co. Ltd, 1925

In 4° grande (31×24,5 cm); X, 62 pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido illustrato e a colori con bel disegno di Bateman al piatto anteriore (qualche minima macchiolina di foxing al piatto anteriore, ininfluente). All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questo libro di caricature di colonnelli inglesi nelle più svariate circostanze, secondo lo stile del celebre caricaturista ed animatore inglese, Henry Mayo Bateman (15 February 1887 – 11 February 1970, Gozo, Malta) che fu uno dei più celebri caricaturisti del suo tempo. La prima mostra personale di Bateman si tenne nel 1901 alla Brook Street Gallery, Mayfair. Il suo primo contratto fu sottoscritto nel 1904, per dieci disegni e due illustrazioni in una rivista mensile di Fourpenny chiamata The Royal. All’età di 17 anni, il suo stile era già quello di un artista maturo. Con il successo crescente venne messo sotto contratto da The Tatler e molte altre celebri riviste, tra cui Illustrated Sporting News, Dramatic News, Pearson’s Weekly and Punch. I lavori di Bateman hanno influenzato notevolmente lo stile del fumettista americano Harvey Kurtzman. Passò la parte finale della sua vita nella piccola isola di Gozo, davanti a Malta, dove morì nel 1925. L’introduzione dell’opera è composta da Harry Graham e vi si legge “We are grateful indeed to Mr Bateman who with so sure a touch, such masterly technique, so rich a humour, can keep the type alive, for it is to such Colonels that the Motherland will always look in her hour of need-nor look in vain”. Prima edizione.IMG_5589_clipped_rev_1

75 euro

22) POESIA VISIVA AVANGUARDIE ARTE CONTEMPORANEA PRIME EDIZIONI POESIA CONCRETAM MODENA CASINALBO

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Pini Giuliana, Adriano Spatola,

Otto in si minore commento in versi di Adriano Spatola,

Montecchio Emilia, TamTam, Fontanini S. n. C., dicembre 1982

In 8° (16,5×12 cm); 61, (3) pp. ed un foglio volante a forma di farfalla arancione. Brossura editoriale con titolo ed immagine impressa in nero al piatto anteriore, qualche minima macchiolina di foxing al piatto anteriore e per i resto nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Firma autografa dell’autrice alla prima carta bianca con numero del volume 73 su 500 esemplari pubblicati. Dedica autografa dell’autrice alla fine del volume a celebre personaggio. Prima edizione non comune di questo bellissimo libro di poesia visiva con disegni della nota artista originaria di Casinalbo (in provincia di Modena nel 1944), Giuliana Pini e commento in versi del grande poeta, editore e critico letterario, Adriano Spatola (Sappiane, 4 maggio 1941 – Sant’Ilario d’Enza, 23 novembre 1988) che fu tra i massimi esponenti e sperimentatore della poesia italiana del novecento ed esponente del “Gruppo 63”. Continuo sperimentatore, Spatola si avvicinò, fu uno degli sperimentatori della poesia concreta e della poesia sonora. Celeberrimo il suo studio di poetica “Verso la poesia totale” che ebbe grande seguito nel movimento artistico e letterario italiano. A lui si devono alcune delle più importanti riviste artistico-letterarie italiane come “Quindici” ed europee come “Tam Tam”. Il foglio volante conservato all’interno del volume, con uno scritto a forma di elica che rappresenta una delle “farfalle” fatte “volare” da Giulina Pini nei giardini pubblici di Reggio Emilia, durante una celebre performance collettiva di diversi autori, organizzata da “Pari & Disapri” nel 1984 sotto il titolo “Il fascino della Carta”. Giuliana Pini, formatasi all’Istituto Venturi prima e poi all’Accademia d’Arte di Bologna in scenografia, tenne la sua prima personale a Modena, alla galleria “Il Ridotto” nel 1978. Poco dopo inizia ad interessarsi alla poesia visiva, partecipando a diversi incontri di poesia ed iniziando a frequentarne gli ambienti letterari avvicinandosi e ricevendo apprezzamenti per il suo lavoro da Adriano Spatola fra i leader del movimento. Nel 1983 in occasione della mostra sugli Etruschi a Firenze performance in Piazza S. Spirito: scolpisce un drago di ghiaccio. Suoi lavori significativi sono pubblicati sull’Antologia GEIGER 8 e su “Squero”. Scrive Maurizio Spatola nella presentazione del volume da noi presentato nel sito del suo archivio. “Giuliana Pini, Otto in si minore (1982), Oggi è una nonna simpatica e impegnata nel cercare di trasmettere ai nipotini le proprie doti crIMG_5594_clipped_rev_1eative, ma trent’anni fa Giuliana Pini, quando realizzò questo delizioso libretto con i suoi disegni sui semi di bastoni delle carte piacentine (con le otto poesie di Adriano Spatola dedicate appunto alla sua “indagine lignea” sulle figure delle prime otto carte da gioco) era una giovane madre e un’attivissima pittrice e scultrice, a suo agio in un ambiente artistico, quello modenese, dove la ricerca estetica faceva da contrappunto a una produzione alacre e assetata di nuovo.Tuttora attivi a Modena sono infatti artisti quali Giuliano Della Casa, Franco Guerzoni, Carlo Cremaschi, Franco Vaccari, e della stessa città è originario quel Claudio Parmiggiani assurto a fama mondiale e da tempo trasferitosi nella campagna parmense dopo un lungo soggiorno torinese. Se si aggiungono la vicinanza e il concomitante fervore di ambienti artistici limitrofi (penso ad esempio ai bolognesi Concetto Pozzati, Maurizio Osti, Lucio Saffaro e ai reggiani Marco Gerra e Vittorio Cavicchioni) appare chiaro come Giuliana si muovesse su un terreno particolarmente stimolante. L’impronta tutta personale delle sue opere deriva anche, a mio avviso, dalla dimensione ludica in cui la sua fantasia si sbriglia e traduce in variazioni e trattamenti di materiali diversi (ha scolpito anche il ghiaccio), con un divertissement raffinato e palpabile, che nulla toglie all’intensità del suo sperimentare. Il retrogusto letterario che si assapora osservando i suoi lavori ha trovato frequenti verifiche nella collaborazione con poeti e scrittori: lo dimostrano due accattivanti libretti realizzati con l’avvocato-poeta reggiano Corrado Costa, oltre a questo Otto in si minore (di seguito riprodotto integralmente) progettato e realizzato a Mulino di Bazzano con mio fratello Adriano, che alle raffigurazioni lignee di Giuliana si ispirò per questi suoi versi da “festa nella foresta”, che si possono leggere anche come proposta teoretica all’opera dell’artista e non solo come sua conseguenza. Queste otto poesie, a quanto mi risulta, non sono mai state pubblicate altrove, nemmeno nei “Collected Poems” pubblicati a Los Angeles nel 2008 con il titolo The Position of Things. Nella foto qui sotto Giuliana e Adriano a Mulino di Bazzano nel 1979”. Prima non comune edizione, autografa, in tiratura limitata di 500 esemplari.

140 euro

23) ARTE CONTEMPORANEA AVANGUARDIE ARTE POESIA VISIVA

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AA. VV., Adriano Altamira, Filippo Avalle, Giuliano della Casa, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Riccardo Lumaca, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini e Salvo

Il quadro nel quadro, Uno spazio per giovani artisti, Sala delle Colonne, Teatro Gobetti, Via Rossini 8, dal 27-12-1976 al 16-1-1977.

Torino, Pozzo Gros Monti S. p. A., 1976

In 4° (23,5×21 cm); 22 pp. Brossura editoriale. Raro catalogo di questa mostra d’avanguardia che si tenne a Torino nel 1976 che vide presenti alcuni giovani artisti divenuti poi celebri. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Alla mostra furono infatti esposte opere d’arte e poesia visiva di Adriano Altamira, Filippo Avalle, Giuliano della Casa, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Riccardo Lumaca, Ugo Nespolo, Luigi Ontani, Giulio Paolini e Salvo (Salvatore Mangione).IMG_5584_clipped_rev_1

40 euro

24) AVANGUARDIA ARTE CONTEMPORANEA POESIA VISIVA PRIME EDIZIONI

IMG_5590_clipped_rev_1Giuliano della Casa,

Civuoleocchio,

Modena, AG Modena, 1985

In 4° grande (34,5×24 cm); (16) pp. Brossura editoriale illustrata da un lavoro di Della Casa applicato al piatto anteriore. Al centro del volume, un lavoro a doppia pagina che si apre e occupa quattro pagine. Qualche lievissimo segnetto di sporco ma nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione con ancora il filetto originale della legatura. Prima edizione non comune di questo libro d’artista del noto pittore, ceramista, curatore di libri d’artista modenese, Giuliano della Casa. Cresciuto nel fervente ambiente artistico emiliano degli anni settanta e amico di Spatola, Ghirri, Parmiggiani ed altri celebri rappresentati del panorama culturale italiano, si forma prima in Germania all’Accademia di Belle Arti di Monco di Baviera prima e poi all’Accademia di Bologna sotto la guida di Umberto Mastroianni. Finiti gli studi, incuriosito dalla potenzialità espressiva della poesia visiva, stringe amicizia con Adriano Spatola ed i rappresentati del “Gruppo 63”. Contemporaneamente continua la sperimentazione della tecnica dell’acquerello che lo porta a diventare uno degli illustratori di punta dell’Enaudi ed a stringere un sodalizio artistico con lo statunitense Paul Vangelisti. Prima edizione, non comune.IMG_5591_clipped_rev_1

60 euro

25) AVANGUARDIE ARTE CONTEMPORANEA ARTE CONCETTUALE ARTE POVERA POESIA VISIVA

IMG_5560_clipped_rev_1Parmiggiani Claudio,

Geometria Reformata. 10 Zeichnun gen 1977-1978,

Zurich, Annemarie Verna, 1979

In 4° (34×24 cm); (28) pp. Brossura editoriale con titolo stampato in rosso al piatto anteriore. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Edizione limitata tirata in 300 esemplari numerati, il nostro esemplare è il n. 190, di questo libro d’artista con i 10 disegni, uno su doppia pagina, realizzato dal celebre artista italiano, Claudio Parmiggiani (Luzzara, 1943). Studente all’Istituto di Belle Arti di Modena, frequentò fin da giovane lo studio di Giorgio Morandi a Bologna, città dove nel 1965, espone per la prima IMG_5559_clipped_rev_1volta le sue opere presso la Libreria Feltrinelli di Bologna. Nel 1970 inizia le prime Delocazioni, opere e ambienti di ombre e impronte realizzate attraverso l’uso della polvere, del fuoco e del fumo che ne sanciscono il successo nazionale ed internazionale. Artista difficilmente classificabile Parmiggiani si muove fra l’arte povera e quella concettuale senza mai appartenere a nessuna delle due. E’ autore anche di diversi scritti anche questi di notevole successo, basti citare “Stella Sangue Spirito” (Actes Sud, 2000), “Una fede in niente ma totale” (Le Lettere, 2010). Della sua opera si sono occupati i maggiori critici e pensatori contemporanei: Jean Clair, Jean-Luc Nancy, Georges Didi-Huberman, ecc. Prima non comune edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.

150 euro

26) STORIA CURIA ROMANA POLITICA LETTERATURA POESIA SATIRA USI E COSTUMI ROMANI INTRIGHI DI CORTE EDIZIONI RARE SIENA

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Sergadi Ludovico (Quinto Settano),

Satyrae in Phylodemum Cum notis variorum,

Coloniae (Lucca), Apud Joannem Selliba, 1698

In 12° (15×10,3 cm); CLXIV, (2) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida, qualche traccia di sporco. Un leggerissimo alone al margine basso del volume, ininfluente. Esemplare in buone condizioni di conservazione all’interno del volume. Seconda, non comune edizione, dopo la prima del 1696 anche se viene citata anche un’edizione del 1694, edizioni però che molti bibliografi dal Graesse, al Melzi a Benedetto Croce non prendono in considerazione come esistente, citando come prima quella napoletana del 1696, di questo celebre scritto del famoso poeta senese, conosciuto con lo pseudonimo di Quinto Settano, Lodovico Sergardi (Siena, 27 marzo 1660 – Spoleto, 7 novembre 1726). Appartenente a nobile famiglia senese, Sergadi, fece carriera nella curia romana dopo essere stato sotto la protezione dei Chigi. Fu uditore del celebre letterato, bibliofilo e poeta veneziano, cardinale Pietro IMG_5600_clipped_rev_1Ottoboni. Intorno agli anni 90 del seicento iniziò la sua produzione letteraria dopo essere entrato, nel 1691, in Arcadia con il nome di Licone Trachio e di lì a poco divenne accademico d’onore dell’Accademia di San Luca. L’autore divenne famoso per l’opera qui presentata, 14 satire, scritte nel 1694 nello stile latino di Orazio e Giovenale, nelle quali l’autore satirizzava la società romana del tempo, mettendo in ridicolo la Curia pontificia e in particolare, presentato nelle satire con il nome di Filodemo, Gian Vincenzo Gravina, uno dei fondatori e noto come il “legislatore” dell’Arcadia. A Filodemo, si oppone nelle “Satire”, Settano, personaggio che si allontana dall’opulenza e dagli intrighi della corte romana per trovare tranquillità e riflettere nel tranquillo paesaggio suburbano dell’Esquilino. La riposta di Gravina non si fece attendere. Prima attraverso l’erudito spagnolo Emmanuel Martí e poi lui direttamente lui stesso, sotto il nome attribuitogli da Sergadi, di Filodemo, attaccò le “Satyrae” criticandone la correttezza linguistica e poi, definendo l’opera del rivale come basse pasquinate scritte solo per spargere odio e veleno. In realtà lo scontro fra i due letterati non era solo linguistico e stilistico ma anche sull’apertura o meno alle nuove idee filosofiche e scientifiche. In questa edizione del 1698, sono ancora presenti ancora le satire V e VII che saranno poi, a causa dell’intervento della censura, eliminiate nelle edizioni seguenti. Dal 1701 Sergadi divenne anche consultore della Congregazione dell’Indice ruolo che IMG_5602_clipped_rev_1ricoprì con un particolare riguardo nei confronti della cultura, permettendo la pubblicazione di opere che nessuno che aveva occupato tale carica prima di lui, avrebbe portato a stampa ed intervenendo anche, in aiuto di amici e conterranei che incorsero nell’attenzione dell’”Indice”. Scrive Tiziana Momigliano riferendosi alle Satire di Sergadi: “Satire.. queste, a cui è da rimproverare la troppo impetuosa passione personale, ma di grande valore come documento della vita romana dell’ultimo Seicento, a cui l’arguzia e la varietà del tono hanno permesso di conservare intatta la freschezza” (Tiziana Momigliano in Dizionario Bompiani delle Opere, VI, p. 534). Opera non comune e di grande importanze per ricostruire la storia romana della seconda metà del seicento. Rif. Bibl.: Melzi, III, 45: “Piu’ corretta delle precedenti”; Gamba, 655; Vinciana, 3142; Brunet, V, 256: “Peu commune”; Graesse, VI, I, p. 338; Cian, p. 432; Pieters, Annales des Elsevier, p. 375; Croce, “Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento”, passim; Voce “Sergardi” di Luigi Fassò in “Enciclopedia Italiana”, XXXI, 431. Lancetti, “Pseudonimia”, p. 224. Belloni, Il Seicento, pp. 230-232.

450 euro

27) MILITARIA STORIA MILITARE STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI LOMBARDIA GUERRE D’ITALIA BATTAGLIA BICOCCA MONZA MILANO PAVIA CHIERI LANZO SIENA CERESOLE ALBA GUERRE DI RELIGIONE TATTICA

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Monluc Blaise de,

Comentari del signor Biagio di Monluc marescial di Francia tradottj dal franzese e dedicati al serenissimo principe Lorenzo di Toscana dal signor Vincenzio del sr. Buonaccorso Pitti nobil fiorentino con la tauola delle cose notabili

In Fiorenzanel la stamperia de’ Sermartelli, 1630 (In Fiorenza, appresso Bartolommeo Sermartelli, e fratelli, 1630)

In 4° (21,5×14,7 cm); 691, (53) pp. ed un frontespizio inciso. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Bellissime iniziali xilografiche. Testatine e finalini ornati. Antica nota di possesso privato anticamente cancellata al frontespizio ma ancora in parte leggibile “Di Vecel (?)”. Piatti interni foderati con bela carta marmorizzata coeva. Magnifico frontespizio archiettonico con nella parte alta, grande stemma di Lorenzo de Medici. Esemplare in buoIMG_5604_clipped_rev_1ne-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rara edizione italiana di questo celebre scritto del famoso condottiero e scrittore francese, Biagio di Monluc, o Blaise de Lasseran- Massencome (Saint-Puy, 1502 – Estillac, 26 giugno 1577). L’opera rappresenta non solo uno scritto storico ma ancor di più, un manuale di istruzioni per i giovani ufficiali che attraverso l’esperienza direttamente vissuta dall’autore, possono trovare i modi migliori per rispondere alle necessità militari che li vede protagonisti. Infatti Biagio di Montluc, prese parte a quasi tutte le battaglie più importanti avvenute in Europa tra il 1521ed il 1577, anno della sua morte. In particolare, i commentari del secondo libro, interessano numerose località piemontesi teatro di celebri battaglie come Chieri, Lanzo, Caselle, Alba, San Damiano, Ceva, con le relative descrizioni geografiche delle cittadine, nozioni, per Montuc, molto utili per comprendere le strategie adottate dagli eserciti durante gli scontri. Nell’opera l’Autore include anche una descrizione della difesa di Siena contro l’attacco degli imperiali nel 1556 nella quale l’autore rivestì un ruolo di primissimo piano. Monluc, proveniente da una nobile famiglia, caduta in IMG_5603_clipped_rev_1disgrazia, si avviò alla carriera militare, proprio per sopperire alla sua condizione, già in giovanissima età, prendendo parte alle “Guerre d’Italia” combattute dal re di Francia Francesco I contro l’imperatore Carlo V. Sotto il regno di Francesco II e Carlo IX si distinse per l’implacabile ferocia nella guerra di religione contro gli Ugonotti. L’autore prese parte alla Battaglia della Bicocca (rocca situata tra Monza e Milano) nel 1522, alla Battaglia di Pavia nel 1525, alla Battaglia di Ceresole Alba del 1544, alla guerra di Siena, come abbiamo già detto che fu combattuta tra il 1554 ed il 1559 e alle guerre di religione che infiammarono l’Europa dal 1562 al 1570. Nel 1565, in occasione del viaggio attraverso la Francia intrapreso da Carlo IX con la reggente Caterina, Monluc fu nominato Luogotenente generale della Guienna e Vice Ammiraglio della Provincia, ricevendo in feudo il Castello di Monluc da cui appunto, Blaise de Lasseran-Messancome prende il nome con il quale è più comunemente conosciuto. Nel 1574 venne nominato Maresciallo di Francia. Prima ed unica rara edizione italiana, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. BIbl.: Graesse, Tresor de Livres Rares et Precieux, IV – 593 (la I ed. del 1592); ICCU IT\ICCU\TO0E\002605.

880 euro

28) UOMINI D’ARME CONDOTTIERI BIOGRAFIE LUCCA PISA FIRENZE LUNIGIANA TOSCANA LIGURIA COMANDANTI DI VENTURA

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IMG_5650_clipped_rev_1Tegrimo Nicolao (a volte scritto come Tegrimi Nicolao, Tegrimi Niccolò),

Vita Castruccii Antelminelli Lucensis ducis auctore Nicolao Tegrimo equite ac iurisconsulto Lucense una cum etrusca versione Georgii Dati nunc primum vulgata

Lucae, typis Sebastiani Dominici Cappuri, 1742

In 4° (22,6×16,4 cm); (4), LXXXIV, 164 pp. e una c. di tavola in antiporta con ritratto Castruccio inciso da Domenico Miserotti. Testo latino con a fronte la traduzione italiana. Terza edizione, seconda in italiano, dopo l’incunabolo del 1496 in latino e l’edizione lucchese del 1556 in italiano. Come però ben specifica il Moreni, II, 387, “A questa edizione vi è premessa la vita del Tegrimi scritta in Toscano dal dotto P.Alessandro Berti della Congregazione della Madre di Dio, e vi sono molte opportune note, le quali sono, giusta l’asserzione del D.Lami nelle “Nov. Lett. Fior.” all’anno 1742, num. 36, del P. Domenico Mansi poi Arcivescovo di Lucca, il quale ha eziandio tutto il merito di questa elegante edizione”. Legatura coeva in piena pergamena rigida. Tagli leggermente spruzzati. Un piccolo tunnel di tarlo al margine esterno bianco di una sessantina di carte, sempre vicino al bordo del foglio ed ininfluente. Nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Il testo vero e proprio, in questa edizione, è preceduto da una biografia in italiano dell’autore scritta da Alessandro Pompeo Berti. Segue poi una serie cronologica della vita di Castruccio, questa in latino ed infine, da una prefazione, sempre in latino, del Tegrimi. Questa edizione, rappresenta la più bella e completa vita del celeberrimo condottiero luccheseIMG_5648_clipped_rev_1, Castruccio Castracani degli Antelminelli (Lucca, 29 marzo 1281 – Lucca, 3 settembre 1328), scritta dall’intellettuale lucchese, Nicolao Tegrimo (1448 ca. – 1527). L’opera rappresenta la più importante biografia del grande condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli che fu fu duca di Lucca, signore di Carrara, Lerici, Pisa, Pistoia, Pontremoli e Sarzana e gonfaloniere del Sacro Romano Impero. Appartenente all’importante famiglia ghibellina, Castruccio fu costretto a fuggire da Lucca nel 1300 dopo essere stato cacciato dalla città dalla fazione dei Neri capeggiata da Bonturo Dati. Dopo aver vissuto in esilio a Pisa, si diresse quindi in Inghilterra dove prese parte a diversi tornei, vincendone vari e conoscendo anche Edoardo I d’Inghilterra. In seguito a causa di un omicidio d’onore dovette abbandonare la sua residenza per cercare riparo in Francia, su chiamata diretta di Filippo il Bello che cercava abili uomini d’arme. Filippo gli assegnò un comando in cavalleria e Castruccio si distinse nelle battaglie di Arras e nella difesa di Thérouanne nella Guerra di Fiandra. Nel 1314 si aggregò alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiuola che si muovevano verso l’Italia al seguito di Arrigo VII in Italia. Prese parte alla presa e al successivo sacco di Lucca dove da tempo governavano i Guelfi. Fu uno dei comandanti protagonisti della battaglia di Montecatini il 29 agosto del 1315. Uguccione che iniziò a vedere in lui non un alleato ma un rivale, lo fece imprigionare in attesa di ucciderlo ma una rivolta scoppiata a Lucca e Pisa fece scappare Uguccione. Castruccio venne liberato ed acclamato Capitano Generale prima e Console a vita poi, della città di Lucca. Combatté come comandante di una parte dell’esercito ghibellino nella battaglia di Montecatini (29 agosto 1315) in cui, con l’aiuto dei soldati dell’imperatore, risultò il principale artefice della vittoria sui fiorentini della Lega Guelfa. Gli storici Giovanni Villani, Scipione Ammirato, Niccolò Machiavelli ricordano i danni arrecati da Castruccio e dalle sue truppe al territorio fiorentino, fra cui Empoli. Caduto in disgrazia presso Uguccione, che lo intravide come concorrente per la signoria, fu da questi imprigionato in attesa di essere giustiziato. Tuttavia a seguito di una rivolta popolare a Lucca e Pisa, Uguccione dovette fuggire, Castruccio fu liberato ed acclamato Capitano Generale della città di Lucca, e poco dopo (12 giugno 1316) Console a vita. Dopo aver consolidato la sua signoria sulla città, Castruccio nel 1320, decise che era venuto il momento di espandere il suo potere ed iniziò le ostilità contro i IMG_5651_clipped_rev_1fiorentini. Nel medesimo anno l’arciduca d’Austria Federico I d’Asburgo lo nominò vicario per Lucca, la Lunigiana e la Val di Nievole (in tale incarico, fu confermato, anche, nel 1324, dall’imperatore Ludovico il Bavaro). Seguirono anni di imprese e successi che lo portarono a estendere la sua influenza, su buona parte del territorio toscano. Morì per un’infezione malarica nel 1328, non dopo però di aver disseminato il territorio toscano e ligure ed in particolare, della Lunigiana di fortificazioni e castelli difensivi. Terza e più completa edizione della più importante biografia di Castruccio Castracani, in buone condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Lozzi, I, 2408, “Raro”; Graesse, VII, 46, “E’ la più bella edizione di questa interessante vita, prima della traduzione di G. Dati”; G.B.Franceschini, “De vita et scriptis J.D.Mansi”, pg.57, dove è datato 1742); Inghirami, II, 196.

220 euro

29) LIBRO D’ARTISTA POESIA SALERNO SANT’ARSENIO PRIME EDIZIONI TIRATURA LIMITATA ARTE POVERA

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Mele Rino e Lista Pietro,

Il minotauro,

Salerno, Gutenberg, 1992

In 4° grande (30×22 cm); 15 cc. Legatura editoriale con titolo al piatto anteriore ed al dorso, questo foderato con tela nera. Lacci in tela ai tre lati. Esemplare in ottime condizioni di conservazione, praticamente come nuovo. Prima edizione in 500 esemplari. L’ultima carta riporta la spiegazione del “Minotauro”, seguono 14 carte delle quale, 12 con riproduzioni di opere di Pietro Lista e due con fotografie in bianco e nero di Ugo Marano e Armando Cerzosimo che ritraggono Rino Mele e Pietro Lista, sotto le foto le biografie dei due personaggi. Dalla prima carta “Il Minotauro IMG_5633_clipped_rev_1richiama non solo il labirinto ma anche altre macchine, salvifiche e mortali, simili a misteriosi e sapienziali anagrammi. Indica il delirio della perdita, il cammino stravolto, la violenza aspra, i racconti che cominciano dalla fine. Abbiamo voluto compiere, da intrusi, un’incursione nell’inospitale villaggio dove le case di Dedalo sono in attesa di sollevarsi e sparire. Un gioco, un duello con spade di legno, tra due mani estranee, una che scrive e una che disegna.”. Libro d’artista che raccoglie poesie del famoso poeta originario di Sant’Arsenio (Salerno), Rino Mele ed il noto artista umbro di nascita ma salernitano d’adozione, Pietro Lista che allievo di Mario Colucci ed Emilio Notte, fu uno degli esponenti dell’Arte Povera italiana. Libro d’Artista in tiratura limitata ed in ottimo stato di conservazione.

210 euro

30) ETNOGRAFIA COMPARATA ILLUMINISMO ANTROPOLOGIA PRIME EDIZIONI ITALIANE ASTRONOMIA AGRICOLTURA GASTRONOMIA ENOLOGIA DIRITTO

IMG_5615_clipped_rev_1IMG_5616_clipped_rev_1    IMG_5614_clipped_rev_1IMG_5611_clipped_rev_1

Goguet Antoine-Yves, Alexandre Conrad Fugère,

Della Origine Delle Leggi, Delle Arti, E Delle Scienze, E Dei Loro Progressi Presso Gli Antichi Popoli… a spese di Giovanni Riccomini Tradotto dal francese di A. Y. Goguet ed A.-C. Fugère.

Lucca, Vincenzo Giuntini, 1761

In 4° (29×22 cm); 3 tomi: XXX, (2), 328 pp., 3 c, di tav., 1 carta cronologica più volte ripiegata; VIII, 326 pp., 1 carta cronologica più volte ripiegata; VII, (1), 288 pp., 3 c. di tav.IMG_5610_clipped_rev_1 più volte ripiegate e 1 carta cronologica più volte ripiegata. Brossura coeva editoriale d’attesa in carta grigia, qualche lieve difetto. Alcune carte con leggerissima ed uniforme brunitura e alcune altre con leggero foxing, mai intenso o fastidioso, dovuto alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione e ancora in barbe (alcuni fogli ancora chiusi). Prima traduzione italiana, una seconda edizione uscì l’anno seguente, di questa importante opera scritta dal noto giurista e storico del diritto francese Antoine-Yves Goguet (18 gennaio 1716 a Parigi – 2 maggio 1758 a Parigi), famoso proprio per questa sua opera in tre volumi dedicata storia del diritto, delle arti e delle scienze dell’antichità e dal giurista e pubblicista, Alexandre Conrad Fugère (1721-1758) che fu Consigliere presso la Corte di aiuto e direttore del “Journal des savants”. L’opera qui presentata ebbe un enorme successo tanto da venir ristampata numerose volte ( (1759, 1778, 1809, 1810) IMG_5612_clipped_rev_1varie traduzioni in altre lingue come la nota traduzione inglese del 1775 e le due traduzioni italiane. L’opera è particolarmente ricercata in quanto rappresenta uno dei primissimi trattati di etnografia comparata (termine e scienza coniata e definita per la prima volta, come ben si sa, dal Johann Friedrich Schöpperlin nel 1767, anche se il padre di tale disciplina scientifica è il tedesco Gerhard Friedrich Müller con i suoi studi su alcuni gruppi etnici siberiani, eseguiti fra il 1733 ed il 1743). L’autore si è “preoccupato di ricostituire lo stato dell’umanità dopo il diluvio, ha chiesto lumi alle notizie etnografiche fornite da autori antichi e moderni, particolarmente all’opera del padre Lafitau sui costumi dei Pellirosse. Le sueIMG_5613_clipped_rev_1 conclusioni lo portano a infirmare le vedute di Rousseau sull’umanità allo stato di natura; e anche per questo la sua opera è importante” (da Treccani). L’opera infatti, arricchita da alcune bellissime e grandi tavole dedicate in particolare all’Egitto, descrive l’origine e lo sviluppo delle leggi, il susseguirsi dei governi, la nascita dell’agricoltura, la nascita della lavorazione dei cibi con la produzione dell’olio e del vino, la nascita delle arti ed in particolare il disegno origine del disegno, l’incisione, l’arte medicina, la farmacia antica, l’astronomia e la geografia. Prima edizione italiana, completa, in buone condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Rif. Bibl.: Brunet II, 1647 .

370 euro

31) ATEISMO FILOSOFIA LUTERANESIMO PRIME EDIZIONI FRANCESI FILOSOFIA CARTESIANA

IMG_5579_clipped_rev_1Jean-Francois Buddeus (Johann Franz Buddeus),

Traité de l’athéisme et de la superstition, par feu mr. Jean-François Buddeus Docteur Et Professeur en Theologie. Avec des remarques historiques et philosophiques. Traduit en françois par Louis Philon, Ci-devant Docteur de Sorbonne, et mis au jour par Jean-Chretien Fischer. Maitre en Philosophie et Ajoint de la Faculté Philosophique dans l’Academie de Iene, Membre honoraire de la Scoiete Latine.

Amsterdam, Chez Pierre Mortier, 1740

In 8° (19,7×12,2 cm); (32), 368, (16) pp. e una c. di tav. con ritratto di Ernesto Augusto I di Sassonia-Weimar (Weimar, 19 aprile 1688 – Eisenach, 19 gennaio 1748). Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Alcune pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata perIMG_5578_clipped_rev_1 l’edizione e come tipico della carta olandese. Grande stemma di Ernesto Augusto di Sassonia alla dedicatoria. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima non comune edizione francese di questo importante scritto del celebre filosofo e teologo luterano tedesco, Johann Franz Buddeus or Budde (sometimes Johannes Franciscus Buddeus; 25 June 1667 – 19 November 1729). Esperto di lingue classiche ed orientali, l’autore si iscrisse all’Università di Wittenberg nel 1685, dove nel 1687, subito dopo la laurea fu nominato professore aggiunto di filosofia. Qui rimase fino al 1689 quando passò all’università di Jena. Nel 1692 ottenne la cattedra di greco e latino a Coburgo. Qui rimase un solo anno perché l’anno seguente si trasferì all’Università di Halle dove gli era stata offerta la cattedra di filosofia morale. Nel 1705 è a Jena come secondo professore di teologia. E’ a Jena che si ferma definitivamente divenendo anche rettore e direttore del dipartimento di teologia e del consiglio ecclesiastico. Considerato il maggior teologo tedesco del suo tempo, fu anche però, un ammiratore di Cartesio mentre fu molto critico verso Spinoza ed il suo ateismo sulla stessa strada già tracciata dai sostenitori della “Legge Naturale” quali Ugo Grozio, Samuel Pufendorf e Christian Thomasius. L’opera qui presentata è una delle sue principali e rappresenta una dottissima disquisizione filosofica sulla storia e le ragioni dell’ateismo. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\049979.

200 euro

32) BIOGRAFIE PRIME EDIZIONI MUSEOLOGIA MUSEI STORIA LOCALE ROVIGO REPUBBLICA DI VENEZIA ANTIQUARIATO ANTIQUARI DIRITTO TOPOGRAFIA STORICA VENETO RARITA’

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Zorzi Michelangelo,

Vita del signor conte Cammillo Silvestri nobile di Rovigo e padre della romana erudizione Adornata di varie osservazioni al suo Museo spettanti, e copiosa di molte altre notizie istoriche, critiche, e letterarie. Consagrata agl’illustrissimi signori Giandomenico Roncali Kr. e Domenico Cezza Regolatori, o sia Deputati della Magnifica Città di Rovigo.

In Padova, Presso Giambattista Conzatti, 1720

In 4° (23,5×16.5 cm); (8 compresa antiporta con ritratto a piena pagina del Conte Camillo Silvestri), 144, (8) pp. Legatura in piena pergamena con titolo manoscritto da elegante mano coeva al dorso (una piccola mancanza della pergamena all’angolo interno alto del piatto anteriore). Esemplare all’interno in ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica rara edizione di questa biografia scritta dal letterato vicentino Michelangelo Zorzi, dedicata al celebre giurista, letterato, Socio dell’Accademia degli Incogniti, fra i più importanti personaggi di Rovigo del suo tempo, il Conte Camillo IMG_5575_clipped_rev_1Silvestri (Padova 14 giugno 1645 – Rovigo 6 gennaio 1719) che fu anche uno dei più grandi esperti d’antiquariato del suo tempo. Silvestri si laureò a Padova in diritto civile e canonico il 6 marzo 1663. Il 15 dicembre 1672 fu inserito all’interno del Magnifico Consiglio rodigino e venne eletto regolatore per diversi anni di seguito. Ma le sue cariche pubbliche furono innumerevoli: presidente del consorzio di Campagna Vecchia, Sovrintendente a molti luoghi pii, Provveditore alle Vettovaglie; Revisore dell’estimo del territorio di Rovigo e Ambasciatore presso il doge e il Senato veneto. Fu proprio la Repubblica di Venezia a concedere a lui ed ai suoi discendenti il titolo di Conte e l’esenzione dai tributi feudali (questo anche per onorare due dei suoi figli morti in una battaglia navale contro i turchi nell’Egeo). Nel campo della cultura, importantissimo fu il suo contributo alla formazione e Museum Silvestrianum Rhodiginummiglioramento della collezione antiquaria del Museo di Rovigo dove confluì il suo celebre “Museum Silvestrianum Rhodiginum”. Silvestri è anche ritenuto un anticipatore della topografia storica moderna. Prima ed unica rara edizione in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAPE\010747.IMG_5577_clipped_rev_1

800 euro

33) BIBLIOGRAFIA BIBLIOGRAFIE NAPOLI REGNO DELLE DUE SICILIE CAMPANIA BIOGRAFIE CHIETI PRIME EDIZIONI LEGATURA

IMG_5659_clipped_rev_1Toppi Niccolò,

Biblioteca napoletana, et apparato a gli huomini illustri in lettere di Napoli, e del Regno delle famiglie, terre, citta, e religioni, che sono nello stesso Regno. Dalle loro origini, per tutto l’anno 1678. Opera del dottor Nicolò Toppi patritio di Chieti Archivario per S. M. Cattolica nel Grande Archivio della Regia Camera della Summaria. Divisa in due parti, nelle quali vengono molte Famiglie Forestiere lodate, e varij Autori illustrati, & emendati.

In Napoli, Appresso Antonio Bulifon All’Insegna della Sirena a Sue spese, 1678.

In folio (32,3×21 cm); (14 di 16 pp. manca, come in alcuni esemplari, l’antiporta calcografica, per il resto completo), 400, (56) pp. Bellissima legatura coeva in piena pergamena in stile blaviano con cornice in doppio filetto ai piatti e ornamento a secco al centro dei piatti. Titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Antica firma di appartenenza privata anticamente cancellata al frontespizio ma ancora in parte leggibile “Ex Libris Gulliel…”. Antico rinforzo al recto del frontespizio a rinforzare la carta. Antica pecetta di rinforzo al margine basso bianco della seconda cartaIMG_5660_clipped_rev_1 ed al margine esterno bianco basso della terza carta ad integrare un leggerissimo strappetto, ininfluente e per il resto esemplare, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di quest’importantissima opera considerata la prima bibliografia dedicata agli scrittori napoletani, lavoro del celebre giurista, storico e bibliografo, Niccolò Toppi (Chieti, 24 maggio 1607 – Napoli, 1681). Questa monumentale opera è, tutt’ora una delle fonti bibliografiche più importanti di tutta la storiografia delle provincie meridionali d’Italia ed è considerata come una delle prime moderne bibliografie. Storico ed archivista di riconosciuta abilità a lui si devono alcune delle opere storiche e giuridiche dedicate al territorio meridionale, più importanti del suo tempo. Nato a Chieti nel 1607, decise di lasciare la città in direzione Napoli, 1647 quando la sua casa venne data alle fiamme e con essa bruciarono anche diversi IMG_5658_clipped_rev_1importanti manoscritti storici. Sembra che l’incendio fosse stato appiccato durante dei tumulti popolari come rappresaglia verso l’autore, reo di essere stato l’artefice dell’acquisizione delle città da parte del duca di Castel di Sangro, Ferdinando Carracciolo, al servizio del quale era Toppi. La sua fama però, era già tale che arrivato a Napoli fu, quasi subito, eletto Magistrato della Regia Camera della Sommaria. Le sue ricerche di manoscritti e lapidarie inerenti il territorio di Napoli sono ancora oggi, considerate di grande importanza e furono favorite da potenti protezioni come quelle dei cardinali Ottavio Acquaviva e Francesco Maria Brancaccio. La sua “Biblioteca” venne completata, qualche anno dopo, da Lionardo Nicodemo con la sua opera “Addizioni copiose alla Biblioteca Napoletana del Dottor N. Toppi”, uscita nel 1683. Rif. Bibl.: Graesse,VII,173; Brunet,VI,30687; Coleti, I, p. 145; Minieri Riccio, p. 354; Lozzi,I,3079 (in Nota).IMG_5661_clipped_rev_1

1.000 euro

34) FIRENZE TOSCANA FAMIGLIA MEDICI PROVENIENZA NOBILIARE MEDICEA GRANDUCATO CINQUECENTO STORIA LOCALE STORIOGRAFIA

IMG_5645_clipped_rev_1Adriani Giovanni Battista,

Istoria de’ suoi tempi di GioVambatista Adriani gentilhuomo fiorentino. Divisa in libri ventidue. Di nuovo mandata in luce. Con li sommarii, e tavola, e le postille in margine delle cose più notabili, che in esse istorie si contengono.

In Venetia, appresso Bernardo Giunti, 1587 (In Venetia, appresso Filippo, Giacomo Giunti, & fratelli, 1583)

In 4° (20×14 cm); opera divisa in due tomi: (8), 1582 (i. e. 1600), 86, (86) pp. Elegante legatura seicentesca in piena pergamena con titolo impresso in oro ai dorsi. Piatti interni foderati da bella carta marmorizzata coeva. Tagli in azzurro. Esemplare in ottimeIMG_5644_clipped_rev_1 condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza nobiliare alla prima ed all’ultima pagina dell’ultimo capitolo che attesta l’esemplare come appartenuto alla celeberrima nobildonna, Giovanna Cesi Borromea, figlia di Andrea primo duca di Ceri e marchese di Riano, sorella del cardinale Paolo Emilio e moglie di Giulio Cesare Borromeo, Conte di Arona, secondo di questo nome, terzogenito di Renato I e di Ersilia Farnese, figlia naturale di Ottavio I duca di Parma. Il Marito di Giovanna fu valente comandante militare. Maestro di campo a fianco degli spagnoli “nel corso della campagna militare iniziata nel settembre 1635 contro l’esercito franco-sabaudo mossosi verso il Milanese al comando di Vittorio Amedeo I, il B. sovrintese inizialmente alla difesa dei feudi di Ornegna e del Verbano e partecipò quindi ai vari combattimenti susseguitisi fra il Po e il Ticino” da Treccani. Stemma di Francesco I de’ Medici, al quale l’opera è dedicata, al frontespizio. Iniziali xilografiche. Seconda edizione, non comune quanto la prima del 1583 (richiamata anche nel colophon di quest’edizione), di questa celeberrima storia fiorentina ed italiana, scritta dal famoso storico ed oratore italiano, storiografo ufficiale del Granduca di Toscana, Cosimo I de Medici, Giovan Battista Adriani (Firenze, 1511 – Firenze, 1579). L’autore, figlio dell’umanista e politico Marcello Virgilio Adriani, studiò filosofia a Padova, dove arrivò quando da esule, nel 1530, dovette abbandonare Firenze in seguito della caduta della Repubblica fiorentina. Qui entrò in contattoIMG_5646_clipped_rev_1 con il fervente mondo intellettuale della città conoscendo, tra gli altri Pietro Bembo e Annibal Caro. E’ di questo periodo anche l’amicizia con Benedetto Varchi. Nel 1540 ritornò a Firenze e gli fu assegnata la cattedra di Eloquenza nello Studio Fiorentino. Il Granduca gli commissionò la continuazione della storia di Bendetto Varchi che andasse a descrivere gli anni dal 1536 al 1574 e che venne pubblicata solo postuma dal di lui figlio. Ispirato più dal Guicciardini che dal Varchi, sulla traccia di Polibio e Tacito, Adriani compose un’opera monumentale, nella quale l’autore si prefigge di inserire la storia fiorentina, all’interno della storiaIMG_5647_clipped_rev_1 europea. Adriani fu anche membro dell’Accademia Fiorentina. Questa sua opera, è considerata la principale fonte storiografica fiorentina della metà del cinquecento ed è particolarmente apprezzata per la sua attendibilità storica e per la grande cura linguistica con la quale venne composta. Scrive il Gamba riferendosi all’opera di Adriani: “Questa istoria una continuazione di quella del Varchi, fatta per ordine del granduca Cosimo I; non ha tutte le bellezze, ma nemmeno tutti i difetti della Storia del Guicciardini, del cui nome non si fa mai ricordanza” (Gamba,1180 citando l’edizione di Prato del 1822-1823). Seconda non comune edizione, in ottime condizioni di conservazione e di importante provenienza nobiliare. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\011892.

1150 euro

35) CARICATURE ARTE CARICATURE SATIRA RISO RIDERE PRIME EDIZIONI CRITICA D’ARTE

IMG_5606_clipped_rev_1Alexandre Arsène,

L’art du rire et de la caricature. 300 fac-similés en noir et 12 planches en couleurs d’après les originaux. 

Paris, ancienne Maison Quantin, Librairies-Imprimeries Réunies, senza data (ma 1893)

In 4° (27,5×19,2 cm); (4), 350, (2) pp. e 12 c. di tav. fuori testo. Bella legatura editoriale in piena tela grigia illustrata e con titolo ai piatti e al dorso (il titolo in oro al piatto anteriore). Più di trecento illustrazioni nel testo. Alcune delle 12 tavole fuori testo sono a colori. Un leggerissimo foxing alla prima carta di sguardia, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioniIMG_5607_clipped_rev_1 di conservazione. Prima edizione di questa monumentale opera dedicata alla caricatura e all’arte del far ridere, scritto dal noto giornalista e critico d’arte francese, Arsène Alexandre (16 August 1859, Paris – 1 October 1937, Brain sur Allonnes). L’autore fu collaboratore di L’Événement, Le Paris e L’Éclair e nel 1894, fu tra i fondatori della celeberrima rivista satirica “Le Rire”, diventando, poi, il suo direttore artistico. Fu anche critico d’arte per Le Figaro. Alexandre, fu il primo ad usare, insieme a Félix Fénéon il termine “neo-impressionismo” a partire dal 1886 e coniò il termine “école de Rouen”, nel 1902,in uno scritto apparso in un catalogo per una mostra dell’opera di Joseph Delattre presso la galleria Durand-Ruel a Parigi. Scrisse anche diverse recensioni teatrali. Durante la prima guerra mondiale fu ispettore generale dei musei. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.IMG_5608_clipped_rev_1IMG_5609_clipped_rev_1

60 euro

37) NAPOLEONICA NAPOLEONE RIVOLUZIONE FRANCESE PRIMA EDIZIONE ITALIANA NAPOLEON BONAPARTE RARITA’ BIBLIOGRAFICA

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IMG_5556_clipped_rev_1Scott Walter,

Vita di Napoleone Buonaparte Imperatore de’ Francesi preceduta da un quadro preliminare della Rivoluzione Francese di Sir Walter Scott prima versione italiana dall’Inglese di Vittorio Pecchioli, Tomo I – XX (completa dei venti tomi).

Firenze, Tipografia Coen e Comp., 1827

In 8° piccolo (15,2×9,5 cm); XX tomi in 10 volumi: 201, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo in antiporta con ritratto di Napoleone realizzato da Riccardo Wagner, 188 pp., 220 pp., 228 pp., 188 pp., (2), 203, (1) pp., 171, (1) pp., 248 pp., 250 pp., 222 pp., 195, (1) pp., 188 pp., 223, (1) pp., 242 pp., 208 pp., 203, (1) pp., 202 pp., 204 pp., 200 pp. (un piccolo forellino all’angolo basso dell’ultima pagina), 258 pp. Legature omogenee coeve in mezza-pelle verde con autore, titolo, numero del volume, filetti e ricchi fregi in oro ai dorsi. Tagli IMG_5557_clipped_rev_1 (1)foderati in carta marmorizzata coeva (qualche lieve strofinatura e piccola mancanza in alcuni piatti, non significativi). Qualche leggerissimo foxing, in alcuni volumi, dovuti alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima assai rara edizione, rarissima da reperirsi completa di tutti i XX tomi, della prima traduzione italiana della monumentale opera del celebre scrittore, romanziere e poeta scozzese considerato il padre del romanzo storico, Sir Walter Scott, I Baronetto Scott (Edimburgo, 15 agosto 1771 – Abbotsford House, 21 settembre 1832). Questa prima edizione italiana, praticamente contemporanea alla prima edizione inglese, venne stampata dagli stampatori fiorentini di origine ebraica, Coen, utilizzando la traduzione del pisano, Vittorio Pecchioli. Il successo dell’opera fu immediato tanto che si contano diverse edizioni a partire dalla fine del 1827. L’opera di Scott è particolarmente apprezzata non solo per l’attinenza ai fatti ma anche per la scorrevolezza della lingua. Prima edizioni italiana, rarissima.

600 euro

38) CARICATURE ILLUSTRATORI ARTE CARICATURISTI PRIME EDIZIONI DENUNCIA SOCIALE

IMG_5561_clipped_rev_1  IMG_5562_clipped_rev_1

Gavarni Paul,

Oeuvres Nouvelles,18 fascicoli, per 180 tavole

Paris, Calmann Levy Editeur, Librairie Nouvelle, s. data (ma 1850 – 1860)

Bella raccolta di 18 fascicoli di Gavarni che contengono:

Histoire d’en dire deux, 10 plates (1 fascicolo)

L’Ecole des Pierrots, 10 plates (1 fascicolo)

Piano, 10 plates (1 fascicolo)

Les invalides du sentiment, 30 plates (3 fascicoli)

Les bohemes, 20 plates (2 fascicoli)

Les anglais chez eux, 20 plates (2 fascicoli)

Les maris me font toujours rire, 30 plates (3 fascicoli)

Le manteau d’Arlequin, 10 plates (1 fascicolo)

Manieres de voir des voyageurs, 10 plates (1 fascicolo)

Les lorettes vieillies, 30 plates (3 fascicoli)

In folio (39×28 cm);18 fascicoli con 10 carte ognuna per un totale di 180 tavole. Ogni fascicolo presenta la sua brossura editoriale (due con piccole perdite di carta al dorso; ininfluente). Tutti i numeri si presentano in buone-ottime condiIMG_5563_clipped_rev_1zioni di conservazione. Ogni tavola è protetta dalla propria velina. Prima edizione di questa raccolta di nuovi disegni caricaturali del celeberrimo illustratore, disegnatore e pittore francese, Paul Gavarni, pseudonimo di Guillaume Sulpice Chevalier (Parigi, 1804 – 1866). Precoce talento per il disegno, l’autore si propose, fin da giovane, di sviluppare nuove tecniche e materiali incisori, sfruttando nuovi prodotti chimici non prima utilizzati. Già a 20 anni impressionò l’editore Blaisot che gli propose alcuni lavori. Utilizzando i soldi guadagnati si trasferì nei Pirenei dove aveva idea di recarsi per realizzare una serie di ritratti di costumi popolari che uscì poi nel 1828, già firmati con il suo nome d’arte di Gavarni, ispirato da una catena montuosa vista durante il suo soggiorno pirenaico. Nel 1830 iniziò a lavorare per la rivista “La mode” che gli diede grande successo in patria ma anche in Inghilterra, ricevendo anche l’apprezzamento di diversi personaggi importanti come ad esempio Balzac. In questo periodo sperimentò nuove tecniche litografiche. E’ di questi anni una delle sue più drammatiche esperienze che segnò anche la sua opera IMG_5564_clipped_rev_1futura. Sulla scorta del successo ottenuto puntò tutti i suoi guadagni nella creazione di una rivista tutta sua che uscita con il titolo di “Journal des Gens du Monde” nel 1835 e che fallendo quasi subito, portò Gavarni, ridotto sul lastrico, in galera per un anno. Questa esperienza la ritroviamo nel 1837 nella serie uscita sulla celebre rivista Charivari, intitolata Fourberies des femmes en matière de sentiments, nella quale denunciava il mondo degli affari. La serie ebbe di nuovo un enorme successo e portò Gavarni ad esser chiamato a presentare tavole su tutti i principali giornali dell’epoca e facendo dell’artista, uno dei più celebri personaggi della sua epoca. Avvicinandosi alla metà del secolo, il suo stile cambiò e si diresse verso temi di denuncia sociale. Nel 1847 si trasferì a Londra, secondo Gavarni, città più adatta a comprendere il suo desiderio di ritrarre i personaggi e la vita dei bassifondi malfamati chiudendosi sempre più in se stesso e nella sua arte. Tornato a Parigi si dedicò sempre di più alla critica sociale ma anche agli studi matematici e meccanici che da sempre lo avevano appassionato fino a diventare la sua attività principale a partire dal 1860, data che segna anche il suo abbandono del disegno. Morì nel 1866, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi illustratori dell’ottocento. Serie non comune, in ottime condizioni di conservazione.

240 euro

39) ILLUMINISMO RARITA’ BIBLIOGRAFICHE HUME FILOSOFIA EPISTOLARI

IMG_5624_clipped_rev_1Hume David, Rousseau Jean-Jaques,

Recueil de pièces sur le démêlé de M. Hume et de M. J.J. Rousseau. Contenant l’exposé succinct, la Justification de J.J. Rousseau, le Docteur Pansophe, le Jugement de l’Auteur des Affiches sur ce démêlé, avec une lettre de M.Fréron, tome septime de l’Année Litterarire sur le meme sujet.

A Londres (ma Parigi), S. stampatore, 1767

In 12° (19×11,4 cm); XII, 92, 28 pp. Senza brossura ma presente lo spago antico. Uno strappetto, senza perdita di carta, al margine basso del frontespizio, ininfluente, un forellino di tarlo al margine interno bianco delle prime 5 carte e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe. Probabile seconda rara edizione, uscirono varie edizioni formate da parti diverse ma tutte con presenti le prime 92 pagine (alcune edizioni solo con queste), che David Hume pubblicò nel 1766 per dimostrare all’opinione pubblica la sua innocenza dall’accusa di tradimento portata contro di lui dal celebre illuminista francese, Jean Jaques Rousseau. Dopo l’”Avertissement des editeurs”, segue la raccolta della corrispondenza di Rousseau con Hume e altri, viene poi, il “Jugement de l’auteur des affiches sur ce demele avec une Lettre de M. Freron”. Rispetto all’edizione più estesa, in questa versione, mancano le lettere di Voltaire. L’opera raccoglie oltre alle lettere di Hume a Rousseau e le risposte di questi, un intervento di Walpole e una nota di D’Alembert, il tutto per dimostrare l’assoluta buona fede dello Hume nella faccenda di questo litigio sorta dopo che Rousseau era dovuto fuggire nel Regno Unito a causa della condanna e le seguenti tribolazioni che la pubblicazione dell’Emilio gli aveva procurato. Rousseau ricevette l’aiuto e l’appoggio del mondo intellettuale inglese, compreso quello di Hume che fu tra i più strenui difensori di Rousseau. La nascita della “querelle” sembra prese avvio da uno scherzo del IMG_5625_clipped_rev_1nobiluomo, poligrafo e buontempone londinese, Walpole. Nel momento della massima difficoltà di Rousseu a causa delle difficoltà incontrate per la pubblicazione dell’Emile. Rousseau, personaggio caratterizzato da un carattere particolarmente difficile e afflitto da manie di persecuzione, stava in quei giorni riflettendo se accettare o meno l’ospitalità che Hume gli aveva offerto a Londra. Walpole pensò di scrivere a Rousseau una lettera, firmata dal re di Prussia, in cui fingeva che il monarca si offendesse perché il filosofo non voleva accettare la sua generosa ospitalità e minacciandolo di ritorsioni. La lettera poi pubblicata sul “Saint James Chronicle” di Londra fece il giro dei salotti europei, portando Rousseau nello sconforto più profondo. L’illuminista, a quell’epoca ospite, proprio di Hume, accusò il suo protettore di tradimento e di essere lui l’artefice della beffa. La situazione degenerò a tal punto da rendere la situazione insostenibile. Gli amici D’Alembert e Voltaire convinsero Hume ad esporre pubblicamente le sue ragioni. Ciò che lo scozzese fece in questo breve pamphlet che contiene anche il j’accuse di Rousseau. In fondo la discussione era animata anche da profondissime differenze. Essa vedeva contrapposte due scuole di pensiero ben definite ed inconciliabili. Da una parte si trovava il liberale, empirista inglese David Hume, fautore del darwinismo e dall’altro l’egalitario Jean-Jacques, che ipotizzava uno stravolgimento dell’ordine sociale per ritornare a quello stato di natura che solo avrebbe potuto garantire la felicità. Rarità bibliografica.

600 euro

40) LETTERATURA ITALIANA DIZIONARI PETRARCHISMI LINGUA TOSCANA PIACENZA FIORENZUOLA

   IMG_5663_clipped_rev_1Spada Giovanni Battista,

Giardino de gli epiteti, traslati, et aggiunti poetici italiani del padre maestro f. Gio. Battista Spada di Firenzuola piacentino, dell’Ordine de’ Predicatori, di nuovo ristampato, & corretto da un virtuoso

In Bologna, per l’Erede di Vit  torio Benacci, 1665

In folio (32,3×22,6 cm); (2 b.), (34), 832 pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Un leggerissimo alone nell’angolo basso delle prime 100 carte e nel margine basso bianco delle ultime 10 carte, mai intenso o fastidioso. Un piccolo tunnel di tarlo nel margine alto bianco e a volte anche laterale bianco che interessa, circa, metà del volume, sempre piccolo e mai fastidioso e che solo in 5 tavole tocca alcune lettere di testo. Per il resto esemplare in buone condizioni. All’ultima carta bianca, in bella grafia IMG_5662_clipped_rev_1settecentesca, è presente un sonetto a firma “Fl.poo Gatti Agostiniano” che suggerisce che si tratti di un sonetto tratto o scritto dal celebre prete e letterato genovese, Giacomo Filippo Gatti appartenente all’Ordine Agostin  iano al quale anche Giambattista Vico dedicò un sonetto. Antica nota di possesso privato al frontespizio, in parte anticamente cancellata, ma ancora leggibile “Ex libris Dom.co de Rossi”. Frontespizio in rosso e nero. Fregio xilografico al frontespizio. Terza edizione, la prima edizione uscì nel 1648, la seconda nel 1652, non comune come tutte le edizioni seicentesche di questa celebre opera del noto padre domenicano di Fiorenzuola, ma piacentino di nascita, Giovanni Battista Spada celebre anche per aver predetto il soglio pontificio nel 1621 al futuro Papa Urbano VIII attraverso l’anagramma del suo nome “Maepheus Barberinus – Phaebus Romanae Urbis”. L’opera rappresenta la più completa raccolta degli epiteti utilizzati da i poeti toscani fino all’epoca della composizione dell’opera finendo per essere considerato un’opera di valore per lo studio dei petrarchismi. Opera non comune. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\TO0E\026582.IMG_5664_clipped_rev_1IMG_5665_clipped_rev_1

300 euro


41) CLASSICI GRECI LINGUA GRECA LATINO GINEVRA ARISTOTELICA ARISTOTELE FIRENZE FILOSOFIA SCIENZA RARITA’ BIBLIOGRAFICA

 IMG_5567_clipped_rev_1  IMG_5569_clipped_rev_1

IMG_5565_clipped_rev_1Aristotele, Casaubon, Isaac, Ciriaco Strozzi ed altri,

Operum Aristotelis, stagiritae philosophorum omnium longe principis, nova editio, grèce & latine – Grécus contextus quam emendatissimè praeter omnes omnium editiones est editus, adscriptis ad oram libri & interpretum veterum recentiorumque, & aliorum doctorum virorum emendationibus : in quibus plurimae nunc primum in lucem prodeunt, ex bibliotheca Isaaci Casauboni Latinae interpretationes adiectae sunt quae Graeco contextui melius respondent, una cum iis quae antehac in hoc opere desiderabantur, partim recentiorum, partim veterum interpretum: in quibus & ipsis multa nunc emendata atque illustrata edunturAccesserunt huic editioni Kyriaci Stroze libri duo politicorum graecolatini, in quibus eaquae ab Aristotele in 8. libris explicata non fuerunt persequitor insuper additasunt ex libris Aristotelis qui hodie non supersunt fragmenta quaedam. Adiecti sunt etiam Indices duo perutiles: quorum alter nomina auctorum qui in Aristotelem scripserunt, continet: alter quid sit à quoque in singulas librorum eius partes scriptum indicat, necnon alius Index rerum omnium locupletissimus. Operum Aristotelis Tomus II Librorum Aristotelis qui non extant, Fragmenta quaedam. Item, Indices duo: quorum prior nomina continet qui in Aristotelem scripserunt: alter quid sit à quoque eorum in singulos Aristoteles libros scriptum, indicat. Alius Index rerum omnium locupletissimus.

Aureliae Allobrogum, Apud Samuelem Crispinum, 1605 (Excudebat Petrus de la Roviere 8. Iunii anno 1506 ma 1606).IMG_5571_clipped_rev_1

In folio (39,5×24,5 cm); due tomi: (16), 946 pp. e 836, (66) pp. Testo in greco con a fronte traduzione latina. Affascinanti legature coeve in piena pergamena molle con titolo elegantemente chiosato da mano coeva lungo tutto il dorso dei due volumi. Un tunnel di tarlo alle prime 15 carte del primo volume che lede diverse lettere nel testo, sempre nel primo volume qualche altro forellino di tarlo ed un piccolo tunnel nel margine basso della prima parte del volume, sempre lontano dal testo ed ininfluente. Antica nota di possesso privato ai frontespizio “A. Lucarelli” I. V. D. (V. I. D.) Un altro tunnel di tarlo nel margine interno bianco a metà volume che in 6 carte tocca una lettera di testo. Nel secondo volume un tunnel di tarlo più esteso ma al margine esterno bianco delle prime 30 carte, sempre lontano da testo e nel margine basso di una ventina di carte nella parte finale del volume. Qualche macchiolina di foxing e leggerissime fioriture sparse a causa della qualità della carta. Alcune carte uniformemenIMG_5566_clipped_rev_1te e leggermente brunite. Nel complesso, a parte i difetti descritti, esemplare in buone condizioni. Edizione assai rara a reperirsi completa di tutte e due i tomi. I due frontespizi presentano una simile marca tipografica ma con differenze sostanziali (fra l’altro il secondo tomo, quello più raro in assoluto, presenta il titolo in rosso e nero) in quanto, pur essendo i due volumi editi nello stesso anno, essi vennero probabilmente realizzati separatamente, uno da Samuel Crispin e l’altro da Pierre de la Rovere. Una delle edizioni più complete delle opere del grande filosofo, logico e scienziato greco, Aristotele (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.– Calcide, 322 a.C.) che insieme a Platone e Socrate è considerato il padre del pensiero filosofico occidentale ed uno dei più importanti scienziati dell’antichità. L’opera qui presentata, stampata a Ginevra, si avvale di alcuni dei più importanti commenti aristotelici come quello celebre filologo ginevrino, naturalizzato inglese, Casaubon, Isaac (Ginevra, 18 febbraio 1559 – Londra, 1º luglio 1614) e l’erudito fiorentino Ciriaco Strozzi (Capalla, Campi Bisenzio, inIMG_5568_clipped_rev_1 provincia di Firenze 1504 – Pisa, 1565). Casaubon nacque da famiglia calvinista rifugiatasi a Ginevra. Fin da piccolo dimostrò un’innata propensione agli studi, tanto che a 9 anni parlava già fluidamente il latino. All’università studiò greco, latino, giurisprudenza, teologia e lingue orientali. Nel 1582 gli fu affidata la cattedra di Greco dell’ateneo ginevrino. Fu anche uno dei professori più ricercati della sua epoca tanto che la reggente del trono francese, Maria de’ Medici, per evitare di perdere Casaubon a favore dell’Inghilterra, proibì che la sua biblioteca, rimasta a Parigi, gli fosse inviata a Londra. La cosa non fermò però Casaubon che is trasferì definitivamente a Londra, nel 1610. L’altro commentatore principale dell’opera è Ciriaco Strozzi che fu uno degli insegnanti del Collegium Maius di Cracovia e protetto del vescovo Piotr Tomicki (1464-1535) e che fu professore anche a Pisa, Bologna e Firenze. Strozzi fu anche membro dell’Accademia Fiorentina, sostenuta da Cosimo I de’ Medici quale decisivo strumento di politica culturale. Una delle più apprezzate edizioni dell’opera omnia di Aristotele. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PALE\003484.

800 euro

42) LOMBARDIA MILANO RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTE SATIRICHE SATIRA GIORNALI GIORNALISMO ILLUSTRATORI CARICATURISTI CARICATURE SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA RARITA’ BIBLIOGRAFICA SCAPIGLIATURA SCAPIGLIATI


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IMG_5667_clipped_rev_1IMG_5667_clipped_rev_2IMG_5670_clipped_rev_1IMG_5671_clipped_rev_1IMG_5669_clipped_rev_1A,A. VV.,

L’uomo di Pietra, le prime 5 annate (in realtà 6 annate perché presente anche tutto il pubblicato del 1856) , 1856 – 1861

Vol 1. Anno I°, N. 1 (15 novembre 1856) – N. 59 (26 dicembre 1957). Annata completa.

Vol. 2. Anno II°, N. 1 (2 gennaio 1858) – (presente anche il Supplemento al numero 17, speciale del 1 maggio del 1858) – N. 52 (24 dicembre 1858). Annata completa.

Vol. 3. Anno III°, N. 1 (1 gennaio 1859) – N. 83 (31 dicembre 1859). Annata completa.

Vol. 4. Anno IV, N. 1 (3 gennaio 1860) – N. 155 (29 dicembre 1860). Annata completa.

Vol. 5. Anno V. n. 1 (1 gennaio 1861) – N. 156 del 31 dicembre 1861. In questo volume, il numero 1 è lacunoso della prima pagina, il numero 40 è lacunoso di una pagina e manca il numero 41, al numero 43 manca la seconda pagina, al numero 46 manca la seconda pagina). Il volume presenta il piatto posteriore della legatura ma non il dorso ed il piatto anteriore, pur essendo i numeri legati. All’interno si presenta, in genere in buone-ottime condizioni di conservazione.

Milano, 1856-1861 

In folio (35,5×26,8 cm) primi 4 volumi con le prime 5 annate complete (compresi i numeri della primissima annata usciti nel 1856 e fatti rientrare nell’annata seguente del 1857) rilegate in belle legature coeve in mezza pelle veIMG_5666_clipped_rev_1rde scuro con titolo, numero del volume ed annata, oltre a fregi, in oro al dorso e piatti foderati con carta verde coeva. I primi quattro volumi si presentano, all’interno in ottime condizioni di conservazione. Il quinto volume, a parte i difetti sopra descritti, si pr esenta in buone condizioni di conservazione. Ogni numero è composto da un numero variabile da 16 a 4 pagine in quanto il giornale cambiò forma e periodicità durante la sua esistenza. Quella qui presentata è probabilmente, la collezione più ampia e completa di questa celeberrima e rarissima pubblicazione risorgimentale milanese. Quest’opera è rarissima a reperirsi completa e praticamente è di mitica rarità l’annata completa dell’anno cruciale per l’unificazione italiana del 1860. Ricchissimo di disegni satirici opera di alcuni dei più grandi disegnatori dell’epoca come ad esempio Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis e Luigi Borgomainerio, il giornale presentava sempre al centro del giornale una grande vignetta satirica a tutta pagina (a volte divisa in due pagine). Fondato dai letterati Cletto Arrighi, Camillo Cima e Gottardo Cattaneo, all’int erno del fervente mondo della “scapigliatura” milanese, esso era rivolto in modo particolare a sbeffeggiare l’allora governante austriaco del Lombardo-Veneto, tanto che lo stesso Arrighi, sulle pagine del giornale dice di voler “far con la penna un po’ di guerra all’Austria”. Camillo Cima e Cletto Arrighi, forti sostenitori dell’identità lombarda, utilizzarono a volte anche il dialetto milanese. Il giornale che divenne presto celebre si avvalse della collaborazione di alcuni dei più importanti intellettuali dell’epoca come ad esempio il romanziere Giuseppe Rovani, i poeti Giovanni Rajberti, Anastasio Buonsenso e Antonio Piccozzi, il critico musicale e librettista Antonio Ghislanzoni, gli scrittori e uomini politici Ottavio Tasca e Ippolito Nievo, che si firmava con lo pseudonimo Todero ed IMG_5672_clipped_rev_1anche Emilio Treves con lo pseudonimo Il Piovano, tutti assidui frequentatori del Caffè Martini. L’anno 1860 è particolarmente raro, tanto che diversi studi non lo citano e sostengono che il giornale cessò la pubblicazione nell’aprile del 1859 perchè molti suoi collaboratori si arruolarono per prendere parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza italiana. Il titolo del giornale richiama direttamente alla sua origine milanese. Infatti L’Uomo di pietra o Scior Carera al quale si riferirono i suoi fondatori era una scultura di epoca romana, posta sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele II che sul finire del settecento, come il Pasquino romano, divenne una “statua parlante” perché i cittadini erano soliti usarlo per affiggere poesie e satire politiche. Si legge ad esempio nel Cosmorama Pittorico del 1839 a proposito di questa statua “Quando fu rifabbricata la casa ove egli trovavasi collocato si credé giustamente di metterlo in luogo più alto onde essendo egualmente in vista del pubblico non fosse facile avvicinarsi a chi avea d’uso attaccarvi satire ed epigrammi, che intaccavano la personalità individuale, e che oramai era divenuto un abuso pressoché giornaliero”. Non a caso l’immagine de “L’Uomo di Pietra” compare nel frontespizio di ogni numero. Questa rivista milanese, dopo aver cessatola sua pubblicazione sul finire del 1861 e aver subito alcuni tentativi di riapertura, finì per essere acquistata da Edoardo Sonzogno che la fece confluire in un’altra celeberrima rivista “Lo spirito folletto”. Rarissima collezione completa delle prime cinque annate (considerando anche i numeri del 1856) e con la sesta (o quinta annata secondo la lettura che vede i numeri del 1856 come facenti parte dell’annata del 1857) in buona parte completa. Rarità bibliografica. Rif. Bibl.: Fondopaolomoretti.it, ricerca “L’Uomo di Pietra” per le annate 1856-1857, 1858, 1859.

2.000 euro

43) LOMBARDIA MILANO RISORGIMENTO ITALIANO RIVISTE SATIRICHE SATIRA GIORNALI GIORNALISMO ILLUSTRATORI CARICATURISTI CARICATURE SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA RARITA’ BIBLIOGRAFICA SCAPIGLIATURA SCAPIGLIATI

      IMG_5682_clipped_rev_1IMG_5683_clipped_rev_1IMG_5677_clipped_rev_1IMG_5676_clipped_rev_1

AA. VV.,

Grande collezione di 17 annate del celebre giornale satirico “Lo Spirito Folletto”, presenti le prime 4 annate complete, poi mancano gli anni 1865-1867, 1871 e poi le annate arrivano fino al 1881.

Lo Spirito Folletto, giornale umoristico-illustrato

Milano, Sonzogno Editore, 1861 – 1881

1861-1862: Prima due annate rilegate in legatura coeva in mezza pelle con titolo al dorso. 30 numeri, tutto il pubblicato, dal 6 giugno al 24 dicembre, tutti i numeri presentano 8 pagine a parte due numeri che ne contiene 12. Prima della raccolta presenti una brossura rosa illustrata, una carta con titolo e annata entro cornice ed una carta (con strappo ma senza perdita di carta) con il titolo illustrata. Seguono (rinforzo al margine esterno bianco della prima ed ultima carta del primo numero e al centro di un numero per ridurre uno strappo). L’annata si chiude con una brossura rossa satirica illustrata.1862 Tutto il pubblicato. Brossura verde illustrata, seguono, dal primo numero della seconda annata uscito il 4 gennaio all’ottantaduesimo ed ultimo numero uscito il 24 dicembre. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine a parte tre numeri che presentano 12 pagine.IMG_5674_clipped_rev_1

1863-1864: Terza e quarta annata, rilegate in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. 1863, Anno III, n. 1 (1 gennaio 1863) – n. 135 (31 dicembre 1863) compreso supplemento al 122 e al 124, 1864 Anno IV, n. 136 (7 gennaio 1864) – n. 187 (29 dicembre 1864). L’ultimo numero del 1864 presenta uno strappo con perdita di carta alla terza carta dell’ultimo numero, il 187. Due annate complete

1868 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 344 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 396 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine. Alla fine del volume sono raccolte tutte le brossure editoriali di ogni numero di colore paglierino e arancione.

1869 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 397 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 448 uscito il 30 dicembre. Legatura in mezza tela conIMG_5675_clipped_rev_1 piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine.

1870 Tutto il pubblicato (a parte 5 numeri, il 469, il 483, il 485, il 487, il 498 mai aggiunti in questa collezione). Dal primo numero dell’annata, il 449 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 500 uscito il 29 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva. All’interno in ottime condizioni di conservazione.

1872 Tutto il pubblicato a parte i numeri 580 e 603. Dal primo numero dell’annata, il 553 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 604 uscito il 26 dicembre. Due strappetti alle prime tre carte dell’ultimo numero, restaurati, senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine.

1873 Tutto il pubblicato a parte i numeri 622, 623, 629, . Dal primo numero dell’annata, il 605 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 656 uscito il 25 dicembre. Due strappetti alla prima pagina del primo numero senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine.

1874 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 657 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 709 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8.IMG_5680_clipped_rev_1

1875 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 710 del 7 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 761 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione, alcuni rosa e gli altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.

1876 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 762 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 813 uscito il 28 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono in brossura paglierina). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. Varie tavole a piena pagina in cromolitografia a colori (qui compare anche il primo ritratto della “Galleria Cromolitografica dello Spirito Folletto”). I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.

1877 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 814 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 865 uscito il 27 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli IMG_5678_clipped_rev_1altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi.

1878 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 866 del 3 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 917 uscito il 26 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli altri gialli).

1879 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 970 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 969 uscito il 25 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura marroncino).

1880 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 918 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1022 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura paglierina). Quasi tutti i numeri sono a fogli chiusi e presentano una grande tavola a colori.

1881 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 1023 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1074 uscito il 29 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura azzurrina).

Lo Spirito Folletto fu una delle riviste umoristiche milanesi, più celebri dell’ottocento e rappresenta anche la prima impresa editoriale del celebre editore italiano, Edoardo Sonzogno (Milano, 21 aprile 1836 – Milano, 14 marzo 1920) subentrato da pochissimo al padre Lorenzo, nella guida dell’azienda di famiglia. Il giornale uscì per la prima volta nel 1861 con il titolo “Lo Spirito Folletto, giornale umoristico-illustrato” riprendendo il titolo del primo famoso giornale satirico lombardo, uscito per un solo anno, nel turbolento 1848 con il titolo “Lo Spirito folletto, Giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco.”. Nel 1863 Sonzogno acquista la testata satirica de “L’Uomo di Pietra” che viene poi assorbito dallo Spirito Folletto. Il giornale si avvaleva all’inizio della preziosa opera di Vespa e Camillo, al secolo Vespasiano Bignami e Camillo Marietti ma pochi dopo pochi numeri la collaborazione si allarga ad alcuni dei più importanti illustratori dell’ottocento come Francesco Gonin ed il figlio Guido, Francesco Fontana, Taccani, Giuseppe Galli, Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, SebastiaIMG_5681_clipped_rev_1no De Albertis, ed il bergamasco, Luigi Borgomainerio fra i più attivi rappresentanti della Scapigliatura. Nel 1881, il giornale venne poi acquistato dal Secolo d’Italia e la parte grafica venne poi affidata a grande illustratore fioretino Mata, Adolfo Martinelli (1832 – 1887), che si era creato grande fama di acuto caricaturista politico sulle testate fiorentine quali “Il lampione”, “La Lanterna di Diogene” e “L’Arlecchino”. A partire dal 1880 il giornale iniziò anche a pubblicare tavole a colori ma la sua esperienza editoriale stava andando verso la conclusione che avvenne nel 1884 quando divenne un mensile e ridusse il suo formato. Nel corso della sua vita, fu uno dei giornali milanesi più celebri e seguiti dove la satira era solo una scusa per fornire informazioni politiche e di costume su Milano e l’Italia. Raro a reperirsi un insieme così congruo di annate, in buone-ottime condizioni di conservazione.

2.200 euro

44) ILLUMINISMO ATEISMO PRIME EDIZIONI PROFEZIE CRITICA ANTI-CRISTIANA FILOSOFIA EBRAICA RARITA’ BIBLIOGRAFICA

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Collins Antoine, d’Holbach Paul Henri Thiry Barone,

Examen des Prophéties qui servent de fondement à la Religion Chretienne, avec un Essai de critique sur les Prophètes & les Prophèties en général.

Londres (ma probabilmente Amsterdam), S. stampatore, 1768

In 8° (16,5×10,5 cm); (4), 234 pp. Legatura coeva in cartoncino molle a motivi rossi. Assenti il dorso ed il piatto posteriore ma bel legato e per il resto nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione, ad ampi margini ed ancora in barbe. Prima edizione francese rara di questo celebre scritto del noto filosofo e polemista inglese, Antoine Collins (- Londra 1729), considerato da Voltaire come uno dei più strenui nemici della religione cristiana. L’opera in realtà più che una vera e propria opera di Collins, è una rilettura della stessa elaborata dal celeberrimo filosofo, enciclopedista illuminista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco, naturalizzato francese, il Barone Paul Henri Thiry d’Holbach, nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, barone di (von) Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789) che fu tra i massimi esponenti dell’Illuminismo e dell’ateismo. Scriveva ad esempio Voltaire di Collins: “Un des plus terribles ennemies de la religion chretienne a ete Antoine Collins, grand tesorier de la region d’Essex, bon metaphysicien, et d’une grande erudition. Il est triste qu’il n’ait fait usage de sa profonde dialectique que contre le christianisme […] Les recherches philosophique sur là liberté de l’homme, sur les fondements de la religion chretienne, sur les propheties litterales, sur la liberté de penser, sont malheIMG_5621_clipped_rev_1uresement des ouvrages victorieux”. Tale era l’apprezzamento di Voltaire per il lavoro di Collins che si sa che il celebre illuminista possedeva quattro titoli dell’autore inglese, nella sua biblioteca pietroburghese (due dei titoli sono anche fittamente annotati da Voltaire). D’Holbach come Voltaire apprezzò molto il lavoro di Collins tanto che nel 1770 tradusse anche “L’Esprit du judaïsme”. E’ da ricordare che l’argomento della traduzione qui presentata, non era nuovo per d’Holbach che era stato colui che in Francia aveva reso noto un celeberrimo manoscritto mai pubblicato, dal titolo “Israël vengé ou Exposition naturelle des prophéties hébraïques que les chrétiens appliquent à Jésus, leur prétendu Messie”, del grande filosofo ebreo Balthazar (Isaac) Orobio de Castro (c.1617 in Bragança, Portugal – November 7, 1687 in Amsterdam) che in parte trattava argomenti poi recuperati dallo stesso Collins attento conoscitore della filosofia ebraica ed in parte anche da d’Holbach nel 1761, nel suo “Le Christianisme dévoilé ou Examen des Principes & des Effets de la Religion chretienne”. D’Holbach nella traduzione francese dell’opera di Collins ricostruì le posizioni del filosofo inglese contro le interpretazioni cristiane delle profezie in una sintesi di “Ground ad Reason” e di “Scheme of Litteral Prophecy”. L’opera di Collins, uscita, per ragioni cIMG_5623_clipped_rev_1hiare, spesso anonima, ebbe grande risonanza nel settecento in tutto il continente europeo anche se furono fortemente osteggiate in Germania ed Olanda. Basti ad esempio ricordare che ad esempio, 1755 Padre Bonifazio Bonetti, dell’ordine dei Predicatori, intratteneva spesso i confratelli con i suoi “Ragionamenti” scritti per confutare le obiezioni del “noto anonimo inglese” (come erano soliti molti riferirsi a Collins e alla sua opera, a volte per vera e propria ignoranza dell’autore delle stesse) nello “Scheme of Litteral Prophecy considered”. L’attribuzione dell’opera frnacese a d’Holbach fu a lungo disquisita, fino a quando fu recuperata una lettera scritta da Diderot a Sophie Volland del 1768 nella quale Diderot, svelava, senza ombra di dubbio, il nome dell’autore. Prima edizione molto rara. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\PISE\001255; Barbier, Dict. des ouvr. anon., II, col. 353.

500 euro

45) MANICHEISMO UGONOTTI PRIME EDIZIONI ZOROASTRISMO MANICHEI STORIA DELLA FILOSOFIA ILLUMINISMO STUDI ANTROPOLOGICI

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Beausobre Isaac de,

Histoire critique de Manichee et du Manicheisme, Ou l’on trouve aussi l’Histoire de Basilide, de Marcion, de Bardesanes, etc. et de leurs sentimens; et où l’on découvre l’origine de plusieurs Cultes, Cérémonies, Etc. qui se sont introduits dans le Christianisme. Par M. De Beausobre Tome Premier – Second.

A Amsterdam, Chez F. Frederic Bernard, 1734 – 1739

In 4° (25,2×19,4 cm); due tomi: (4), LXXVI, 594 pp. e XXXIV, 896 pp. Belle legature omogenee coeve in piena pelle spugnata con titolo, numero del tomo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli. Dorso a 5 nervi. Un piccolo difetto al margine basso del dorso del secondo volume. Il secondo volume, come tipico di tutti gli esemplari, si presenta con le pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata per la stampa. Poche pagina con uniforme e leggera brunitura anche al primo volume, anche in questo caso dovute alla qualità della carta e caratteristica tipica di tutti gli esemplari. Il frontespizio del primo volume stampato in rosso e nero e con bella vignetta incisa. Dedicatoria al Barone De Thulemeier, Ministro degli Affari Esteri IMG_5997_clipped_rev_1del Re di Prussia.. Nel testo sono presenti due finissime testatine incise realizzate da B. Picart. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Diversi errori nella numerazione di alcune pagine come in tutti gli esemplari censiti. Tagli rossi. Assai rara prima edizione, ancor più rara a trovarsi completa dei due volumi in legatura omogenea, di questo importante studio del celeberrimo teologo ugonotto, Isaac de Beausobre (8 marzo 1659 – 5 giugno 1738). L’autore divenne celebre proprio per questa storia del Manicheismo considerata l’opera che segna la nascita degli studi moderni sul manicheismo. Beausobre nacque a Niort, Deux-Sèvres. Dopo aver studiato teologia all’Accademia protestante di Saumur, venne ordinato sacerdote all’età di ventidue anni, diventando pastore a Châtillon-sur-Indre. Dopo la revoca dell’editto di Nantes, fuggì a Rotterdam (novembre 1685) e nel 1686 fu nominato cappellano di Oranienbaum, dalla principessa di Anhalt-Dessau, Henrietta Catherine di Orange-Nassau. Nel 1693, alla morte di Giovanni Giorgio II, Principe di Anhalt-Dessau, si trasferì a Berlino e divenne predicatore di corte prima e poi, nel 1695 pastore per la chiesa francese nella chiesa di Friedrichswerder. Come teologo liberale e primo esponente delle opinioni illuminate, non sfuggì alle critiche all’interno della propria comunità, ma in diverse occasioni in cui gli furono offerte posizioni importanti in altri paesi, sia la comunità che il re di Prussia si espressero sempre contro la sua partenza, consapevoli del valore della persona. Personaggio dalla grande erudizione era considerato, alla sua epoca, come uno dei migliori scrittori per il suo linguaggio chiaro ed elevato. Fu anche un eccellente predicatore. Il re Federico II era solito dire di lui: “la meilleure plume de Berlin”. Scrisse saggi sui problemi della dottrina protestante e della storia della Riforma, pubblicò una raccolta di prediche e contribuì a una traduzione francese annotata del Nuovo Testamento. Fu collaboratore della Bibliothèque Germanique (il diario dotto degli esiliati francesi). Dalla Treccani si legge “Tradusse i salmi in versi; scrisse di controversie ed esegesi; IMG_5999_clipped_rev_1nell’Histoire critique de Manichée et du Manichéisme (1734-39), fece opera di pioniere; notevole ancora l’Histoire de la Réformation, condotta dal 1517 al 1630 (1785-86)”. Oltre alla Riforma, il Manicheismo fu uno degli argomenti più studiati da De Beausobre. L’opera qui pubblicata uscì in due volumi, il primo nel 1734 ed il secondo , postumo, nel 1739. Il suo obiettivo era quello di ottenere e fornire un quadro chiaro di questa potente eresia dei tempi tardo-antichi dalla quale, numerosi pensatori cattolici sostenevano che discendessero le eresie pre-Riforma del medioevo. Un terzo volume pianificato doveva essere una storia di Pauliciani, Bogomils, Albigenses, Waldenses e Bohemian Brethren ma non venne mai pubblicato. Come lui stesso si era aspettato, le parti pubblicate dell’opera attirarono aspre critiche e diversi pungenti attacchi da parte dei critici conservatori che sostenevano che l’opera fosse una diffamazione ingiustificata dei padri della chiesa antica e un encomio dell’eretico Mani. Più positivo ma non dissimile, fu anche il giudizio di H. S. Nyberg secondo cui de Beausobre vedeva il Manicheismo come “una sorta di protestantesimo pre-protestante”. Va sottolineato, tuttavia, che de Beausobre condivideva l’opinione dei cacciatori di eresie delle generazioni precedenti secondo cui il manicheismo era una falsa dottrina. Allo stesso tempo, però si era proposto di scrivere un resoconto dell’argomento libero da pregiudizi e le solite calunnie figlie dalla “politica ecclesiastica”. Cosa che infatti fece e che oggi gli viene universalmente riconosciuta anche se chiaramente non mancano alcune imperfezioni e forzature come ad esempio, ritrae la liturgia manichea come simile al culto protestante. Seppur il lavoro non può che risentire del clima e delle difficoltà legate alla visione della religione manichea dell’epoca a lui viene riconosciuto il merito dello studio approfonIMG_5998_clipped_rev_1dito delle fonti e per questo viene considerato come il primo studio ragionato, moderno e privo di preconcetti, scritto in occidente indirizzato sulla religione manichea. Ad esempio, epocale, fu la sua dimostrazione che l’Acta Archelai, che fino a quel momento era stata la principale fonte di informazioni europee sul Manicheismo, è una fabbricazione del IV secolo praticamente priva di valore come prova storica (vol. 1, pagg. 5 e seguenti). Alcune geniali intuizioni, come la dipendenza del Libro di Mani del Giganti dalla letteratura ebraica apocrifa di Enoch vennero poi confermate grazie alla scoperta posteriore di alcuni documenti. Henning lo definisce come “uno dei migliori libri mai scritti sul manicheismo”. Frequentemente de Beausobre riporta, intercalate nel testo, escursioni sull’antico zoroastrismo e la sua letteratura. L’autore infatti, attribuiva grande importanza allo zoroastrismo perché riteneva che fosse la principale fonte della dottrina di Mani. In questo campo fece un uso critico di ciò che aveva appreso dagli antichi autori greci e latini e delle informazioni sugli scritti arabi e tardo-zoroastriani iraniani forniti nella Bibliothèque Orientale di d’Herbelot e nella Historia religionis veterum Persarum di Thomas Hyde. Una delle opere basilari sulla religione fondata dal profeta iraniano Mani all’interno dell’Impero sasanide, noto anche come Secondo Impero Persiano. La religione manichea predicava un’elaborata cosmologia dualistica che descriveva la lotta tra il bene e il male rappresentati il primo dalla luce e dal mondo spirituale e, il secondo, dalle tenebre e dal mondo materiale. Opera assai rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Caillet, 885; De Guaita, 1143; Brunet, I, 723: “Ouvrage tres estimée”.

1.900 euro

45) FILOSOFIA OCCASIONALISMO FILOSOFIA CARTESIANA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA INDICE DEI LIBRI PROIBITI MALEBRANCHE OPERE ANONIME

IMG_5993_clipped_rev_1Anonimo (ma Malebranche Nicolas),

Traité de morale, par l’Auteur De la Recherche de la Vérité. Premiere Partie – Seconde Partie

Rotterdam, Reinier Leers, 1684

In 12° (15,2×8,5 cm); due tomi in un volume: (10), 237, (1 b.) pp. e 218, (6) pp. Bella legatura coeva in piena pelle spugnata. Titolo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli ed ai nervi. Legatura a cinque nervi. Qualche strofinatura al piatto posteriore. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli spruzzati in rosso. Prima rara edizione di questa celebre opera, finita nell’indice dei libri proibiti nel 1690, del grande filosofo e scienziato francese, Nicolas Malebranche (Parigi, 6 agosto 1638 – Parigi, 13 ottobre 1715) che appartenente alla congregazione dell’Oratorio di Gesù e Maria Immacolata di Francia, fu studioso di Agostino d’Ippona prima e della filosofia cartesiana poi arrivando ad essere considerato, insieme all’olandese Arnold Geulincx (1624-1669) il più importante esponente dell’occasionalismo. Esiste un’edizione di quest’opera datata 1683 ma in realtà, come ben dimostrato da Sauvy a pagina 85 della sua nota opera “ Livres saisis à Paris entre 1678 et 1701”. Sauvy infatti ricostruisce come l’opera qui presentata fu scritta nel 1683, senza dubbio su insistenza di alcuni suoi amici con il quale aveva dibattuto l’argomento, arrivando a finirla intorno alla fine di ottobre dello stesso anno e appoggiandosi anche agli studi di Lelong analizza questa falsa edizione come falsa sia nella data, 1683 che nel luogo di stampa, Colonia che in realtà dovrebbe essere Rouen. L’opera che ottenne un notevole successo, attirò ben presto gli strali del mondo cattolico che ben presto IMG_5994_clipped_rev_1inserì il volume nell’Indice dei Libri Proibiti facendo sì che l’opera divenisse molto rara a reperirsi. Malebranche superò il dualismo cartesiano fra anima e corpo asserendo che fra anima e corpo non vi sia nessun rapporto e altrettanto, nessun collegamento fra di esse sia possibile e se è vero che l’anima può pensare il suo corpo ciò non toglie che l’anima, in sé, appartiene alla natura eterna di Dio. Nell’opera qui presentata, Malebranche elabora la sua teoria morale basata sul concetto di “ordine” arrivando a costruire un sistema dove l’obbedienza alla legge e l’amore per l’ordine concepito come un omaggio alla ragione sono un mezzo attraverso gli spiriti eletti operano per la gloria di Dio. Dopo aver studiato per tre anni teologia scolastica alla Sorbonne a partire dal 1656, senza particolare interesse per la materia, iniziò ad avvicinarsi alla Congregazione dell’Oratorio fondata da San Filippo Neri, dove poi entrò nel 1660. La Congregazione, con i suoi ritmi scanditi da regole precise e la grande attenzione allo studio e alla riflessione, gli permise di dedicarsi in modo continuativo alla sua ricerca filosofica, in particolare a quella cartesiana. Dopo aver pubblicato diverse opere di basilare importanza per il pensiero filosofico occidentale, nel 1699 fu nominato membro onorario dell’Académie des sciences. Nell’ultima parte della sua vita, il suo interesse si concentrò sugli studi matematici e particolarmente su quelli legati al calcolo infinitesimale che gli permisero di correggere le leggi cartesiane sul moto. Il suo interesse per la matematica nasce dalle idee immutabili ed eterne, come quelle matematiche, che secondo Cartesio sarebbero proprie dell’uomo in quanto innate nella sua coscienza. Malebranche, anche in questo caso, arriva in realtà a superare Cartesio arrivando a dimostrare che tali idee fanno parte della sapienza divina. Pensatore instancabile e geniale,arrivò ad elaborare una “teoria dei colori” basata sulle vibrazioni che in base alla loro differenza, darebbero origine alla percezione di colori differenti. La sua opera sulla morale rappresenta una delle tappe fondamentali dell’elaborazione del pensiero di Malebranche. Come scritto nel Dictionnaire des œuvres, VI, p. 486 “La première [partie], sur la “Vertu”, pose comme fondement de la morale la vertu essentielle : “l’amour habituel et dominant de l’ordre immuable”. L’ordre est la hiérarchie de l’Etre, la loi que Dieu lui-même suit dans l’exécution de ses projets. Les qualités de l’esprit nécessaires pour acquérir la vertu sont : la force, qui nous commande d’être attentifs à la vérité et nous empêche de nous distraire du travail méritoire de l’intellect, et la liberté qui nous permet de nous éloigner des biens finis pour ne regarder que vers l’Infini lui-même. Malebranche considère ensuite les causes ocIMG_5995_clipped_rev_1casionnelles des bons sentiments, sans lesquels on ne saurait acquérir l’amour de l’ordre, puis les causes occasionnelles de certains sentiments contraires à la grâce, et qui en diminuent l’efficacité, afin de permettre qu’on puisse mieux les éviter. La seconde partie, étroitement liée à la première, traite des “Devoirs”. Ceux-ci sont subordonnés à l’objet de l’obligation : ceux envers Dieu et ses attributs, puissance, sagesse et amour, viennent en premier. La règle pour bien les satisfaire est de se conformer à la loi, à la structure, à l’action divines, de suivre les raisons mêmes de la Trinité. On passe ensuite aux devoirs envers la société humaine, dont il ne faut considérer que la destinée éternelle des membres. Le livre s’achève sur la considération des devoirs qu’on a envers soi-même ; ceux-là consistent à travailler à son perfectionnement et à son bonheur propres.Issue du rationalisme cartésien, la morale de Malebranche reprend la dualité science-vertu, pour la transposer dans la vision totale de la réalité transcendante, en orientant toutes les exigences humaines vers leur fin éternelle. L’œuvre fait ressortir l’aspect le plus authentique de l’intellectualisme de Malebranche : l’obéissance à la loi et l’amour de l’ordre conçus comme un hommage à la raison […] Les corps sont faits pour les esprits, pour les servir ou pour les mettre à l’épreuve en vue de biens d’un ordre supérieur ; les esprits sont faits pour Dieu, la vie présente pour la vie future ; la société temporelle pour la société éternelle qui la suivra. L’ordre exige que les intérêts actuels soient subordonnés et souvent sacrifiés à ceux de la vie future. […] L’ordre de la morale repose sur une immobilité d’être, une clarté de raison, qui en constituent la première et la plus authentique valeur.”. Bellissima prima edizione in legatura coeva. Rif. Bibl.: Brunet, III, 1336 ; Barbier, Dictionnaire des ouvrages anonymes, IV, 772.

800 euro

46) ILLUMINISMO ATEISMO FILOSOFIA MORALE PRIME EDIZIONI POLITICA ETICA

IMG_5992_clipped_rev_1Baron d’Holbach Paul Henri Thiry,

La morale universelle ou les devoirs de l’homme fondés sur sa nature, Tome Premier – Second – Troisme

Amsterdam, Marc Michel Rey, 1776

In 8° (20,5×12 cm); tre tomi: XII, XXIV, 286 pp., (4), 256 pp., (4), 283, (1) pp. Legature coeve omogenee in piena pelle spugnata. Titolo, numeri dei volumi e ricchissimi fregi in oro al dorso. Qualche piccolo difetto ai dorsi ed un piccolo difetto al margine alto della cerniera del primo volume. In parte, esemplare leggermente ed uniformemente brunito a causa della qualità della carta utilizzata e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima edizione di questa celeberrima opera che fece scandalo, del celeberrimo filosofo, enciclopedista illuminista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco, naturalizzato francese, il Barone Paul Henri Thiry d’Holbach, nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, barone di (von) Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789) che fu tra i massimi esponenti dell’Illuminismo e dell’ateismo. L’autore pubblicò la maggior parte delle sue opere anonime o sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud, di Boulanger (da Nicolas-Antoine Boulanger) e di altri nomi, fra cui Fréret (da Nicolas Fréret). Solo lo scritto Tableau des Saints apparve con la sua vera firma di autore. D’Holbach spesso pubblicava in forma anonima, poiché le sue idee erano considerate pericolose e spregevoli, in un’epoca in cui una teoria umanista della moralità era vista come un anatema in un mondo occidentale prevalentemente cristiano. Il Barone elaborò numerose delle sue opere con la collaborazione di Jacques-André Naigeon e degli enciclopedisti, in primis, Denis Diderot (probabile revisore delle opere del barone) e Louis de Jaucourt. Profondamente materialista ed ateo, d’Holbach fu collaboratore dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Massone riconosciuto, fu membro della Loge des Neuf Sœurs del Grande Oriente di Francia a Parigi (la stessa a cui si affiliò Voltaire nell’ultimo mese della sua vita e frequentata anche da Benjamin Franklin)IMG_5991_clipped_rev_1. Nelle sue opere filosofiche ed in particolare nel Système de la Nature nel Bon sens, che ne è, in parte, un’elaborazione semplificata, d’Holbach sviluppa una metafisica materialistica e deterministica. Conosciuto per le sue sontuose cene, alle quali erano soliti partecipare i più grandi intellettuali francesi dell’epoca come Denis Diderot, Charles-Georges Le Roy, Jean-François Marmontel, abbé Guillame-Thomas-François Raynal e Jean-Jacques Rousseau, fu uno dei più influenti illuministi. Nel lavoro qui presentato, il filosofo, seguendo i lavori di Locke e Hobbes, ricostruisce un elaborato complesso di etica e filosofia politica basato sulla natura dell’uomo e che non fanno riferimento a nessun richiamo religioso. D’Holbach postula che se è vero che le persone si preoccupano della propria autoconservazione e della propria felicità, sia altrettanto innegabile che in definitiva, l’uomo sia una creatura sociale. Per questo gli istinti egoistici e quelli altruistici possono, tranquillamente coesistere nel raggiungimento della felicità umana. L’autoconservazione può così, essere raggiunta al meglio attraverso la cooperazione altruistica con gli altri e secondo il filosofo francese, questa cooperazione è ciò che motiva l’acquisizione delle virtù. Sulla scorta dell’influenza del pensiero di Rousseau, gli individui stipulano un contratto sociale tra loro, aspettandosi che il loro organo di governo funzioni in modo utilitaristico per sostenere i loro diritti fondamentali fra i quali il diritto alla proprietà, la libertà di parola e la libertà di religione. Quando questi diritti vengono violati, sostiene Holbach, le persone hanno diritto a ribellarsi, anche attraverso l’utilizzo della forza, anticipando in modo notevole i processi rivoluzionari che da lì a pochi anni avrebbero infiammato la Francia. Il volume I° discute una teoria della moralità, il volume II° la pratica della moralità e il volume III° i doveri della propria vita privata. Rif. Bibl.: Vercruysse 1776, A4; PMM 215 “In spite of his hedonistic explanation of human actions he saw man a social animal; and indeed it is social utility that is the basis of his ethics.”.

650 euro

47) GEOGRAFIA STORICA CALIFORNIA AMERICA CINA CHINA POLONIA DANZICA POLSKA ATLANTI

IMG_5984_clipped_rev_1 IMG_5986_clipped_rev_1  IMG_5987_clipped_rev_1IMG_5988_clipped_rev_1IMG_5989_clipped_rev_1IMG_5990_clipped_rev_1IMG_5983_clipped_rev_1

Cluverius Philippus (anche Philipp Clüver o Klüver),

Introductionis in Universam Geographiam, tam veterem quam novam. Libri IV. Cum integris Johannis Bunonis,Joh,Frid.Hekelii & Joh. Reiskii, & selectis Londinensis notis. Textum ad optimus Editiones Recognovit; Pauca Cluverii, multa interpretum spahalmata obelo notavit; Bubonianis Tabulis geographicis passim emendatis novas accuratiores adidit; Præfationemque de Cluverii fatis & scriptis Historico – criticam;cum præcognitis geograficis, prafixit Augustinus Bruzem la Martiniere, Sapientissimi Hispaniarum Indiarunque, Regos Philippi V Geographus. Editio omnium locupletissima.

Amstelaedami, Apud Joannem Pauli, 1729

In 4° (24,8×18,7 cm); (44), 688, (70) pp. e 54 c. di tav. fuori testo. Bella legatura coeva in piena pelle spugnata con titolo e ricchissimi fregi in oro ai tasselli, dorso a 5 nervi. Tre forellini di tarlo al dorso, ininfluenti. Tagli rossi. Alcune carte uniformemente brunite a causa della qualità stessa delle carte utilizzate da Pauli per la stampa. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Una fra le più celebri, più rare e belle edizioni, completa di tutte le tavole, aumentate e rifatte rispetto alle edizioni precedenti, di quella che è considerata la prima vera opera di geografia moderna. L’opera presentata rappresenta il capolavoro del celeberrimo storico e geografo tedesco, Filippo Cluverio (nome italianizzato di Philipp Clüver o Klüver, Danzica, 1580 – Leida, 31 dicembre 1622) considerato il fondatore della geografia storica moderna. Nato a Danzica nel 1580, allora provincia della Polonia, viaggiò fin da piccolo attraverso la Germania e la Polonia, imparando anche la lingua polacca e risiedendo per un certo periodo presso la corte di Sigismondo III Vasa re di Polonia. In questi anni il padre lo introduce agli studi scientifici. Iniziati gli studi giuridici a LeiIMG_5981_clipped_rev_1da. Pur seguendo gli studi giuridici, ben presto si appassionò alla geografia e alla storia imparata attraverso l’insegnamento di Giuseppe Giusto Scaligero, comprendendo come le due discipline fossero profondamente legate. Nei primi anni a Leida gli studi di Philipp furono sostenuti dal padre che era Münzmeister di Danzica ma una volta che il figlio decise di seguire le proprie passioni per la geografia e la storia, il padre gli tagliò i fondi. Lasciata Leida, il giovane Cluver viaggiò attraverso l’Ungheria fino alla Boemia dove si arruolò nell’esercito e dove rimase per diversi anni prestando il servizio militare. E’ di questi anni una sua traduzione della difesa del barone Popel Lobkowitz incarcerato in seguito al conflitto religioso fra protestanti e cattolici. Questo scritto gli creò problemi una volta rientrato a Leida quando le autorità imperiali gli comminarono alcune sanzioni che però riuscì ad evitare grazie all’intervento di alcuni suoi influenti amici nell’Università di Leida che riuscirono anche, nel 1616 a fargli riconoscere una pensione regolare dalla stessa Università che gli assegnò anche diversi compiti presso la sua biblioteca, sfruttando le conoscenze antiquarie di Cluver. La sua opera è considerata di basilare importanza per gli studi storici e geografici in quanto essa rappresenta il primo studio generale della geografia dell’antichità fino ai suoi gorni, basato non solo su fonti letterarie classiche, ma e questo è stato il suo contributo principale, integrato da ampi viaggi e ispezioni locali per cercare conferma nelle fonti antiche, non più prese come autorità assolute. La sua prima opera, uscita nel 1611, fu un dotto studio riguardanti le parti inferiori del Reno e dei suoi abitanti tribali in epoca romana dal titolo “Commentarius de tribes Rheni alveis, et ostiis; item. De Quinque populis quondam accolis; scilicet de Toxandris, Batavis, Caninefatibus, Frisiis, ac Marsacis”. A IMG_5985_clipped_rev_1lui si devono anche altre opere storico-geografiche come “Germaniae antiquae libri tres di Clüver” (Leida, 1616) che riprende studi di Tacito e da altri autori latini, un volume sulle antichità della Sicilia, con note sulla Sardegna e la Corsica dal titolo “Sicilia Antiqua cum minoribus insulis”, pubblicato a Leida da Louis Elsevier nel 1619. La sua “Introductio in universam geographiam”in sei parte, venne pubblicata per la prima volta, solo postuma nel 1624 ed è considerata la prima opera geografica moderna completa, divenendo uno dei manuale geografici standard per tutto il seicento ed il settecento. Clüver fu anche prolifico scrittore di argomenti matematici e teologici. È ricordato da collezionisti e storici della cartografia, anche per la sua edizione della “Geographia” di Tolomeo (basata sull’edizione di Mercatore del 1578) e per atlanti in miniatura ristampati per gran parte del XVII secolo. Molte delle sue mappe furono incise per lui da Petrus Bertius. Edizione fra le più rare, in buone condizioni di conservazione ed in bella ed elegante legatura coeva. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\038333.

1.600 euro

48) GASTRONOMIA CULINARIA PASTICCERIA PESCE TARTUFI PIEMONTE SAVOIA DOLCI

IMG_5966_clipped_rev_1Anonimo,

Il cuoco piemontese ridotto all’ultimo gusto, Con nuove aggiunte ad uso anche della nostra Lombardia che insegna facilmente a cucinare qualunque sorta di vivande si in grasso che in magro; istruisce pure nella scelta e bontà d’ogni cosa appartenente alla cucina, dando la spiegazione di tutti gli utensili necessarj a tale arte di più insegna il vero metodo per il pasticciere e confetturiere, i doveri di un maestro di casa; le minute per le provvisioni nelle quattro stagioni. E la maniera di trinciare ogni sorta di cibi. Quinta edizione con figure.

Milano, Per Giovanni Silvestri, 1825

In 8° (19,4×12 cm); (4), 402, (2) pp. e 3 c. di tav. più volte ripiegate. Legatura coeva in mezza-pelle verde con titolo e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva, qualche lieve strofinatura. Qualche strappetto e piega alla prima tavola fuori testo, senza perdita di carta che si presenta anche in parte staccata dal volume. Qualche leggerissima ed ininfluente macchiolina di foxing in alcune pagine, un leggerissimo e piccolo alone al margine interno bianco delle ultime 30 carte, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Quinta edizione, IMG_5967_clipped_rev_1corretta ed aumentata della più importante opera gastronomica regionale italiana. L’opera, considerata il più importante testo culinario piemontese, è particolarmente apprezzato, anche per l’importante parte dedicato alle ricette dedicate al pescato ed ai dolci di pastecceria. La prima edizione dell’opera uscì nel 1766, seguita nel 1775 da una seconda edizione. Seguirono numerose edizioni, aumentate ed integrate da nuove ricette tanto che al 1855 se ne contavano già 55 edizioni differenti. L’autore dell’opera non è mai stato identificato. Se diverse ricette sono chiaramente ispirate dalla cucina francese, in particolare dall’opera “La cuisinière bourgeoise di Menon” l’autore anonimo piemontese ne muta profondamente i contenuti adattando la cucina francese, introdotta nel territorio piemontese, attraverso l’utilizzo di ingredienti italiani e variazioni, al gusto piemontese. Il susseguirsi delle edizioni vide un incremento di ricette e correzioni. I capitoli sono divisi per tipologia di piatto: delle zuppe e minestre (minestra di castagne in grasso ed in magro, zuppa magra di cipolle, zuppa al formaggio, zuppa di cocomeri, zuppa di varie erbe, zuppa di gamberi, minestra di lasagne con gamberi, zuppa all’acqua, zuppa turca, minestra di lasagne di luccio, olia alla spagnola di vigilia, ecc.); del bue (lingua di bue alla braise, cervella di bue in varie maniere, palati di bue in sortout, palati di bue a modo di zolfanelli, rognone di bue alla borghese, terrina alla paesana, culotta di bue al forno, salciccione di bue, carbonata o cosata di bue papigliotte, cibreo o manicaretto di bue, ecc.); del vitello (testa di vitello alla vercellese, occhi di vitello come si debbano servire, orecchie di vitello coi piselli, orecchie di vitello al formaggio, fegato di vitello alla cittadinesca, frezza di vitello a de’ piedi di vitello, frezza di vitello alla crosta di formaggio, animelle di vitello all’erbe fine, animelle di vitello in intingolo, casi di vitello alla crema, cartilagini di vitello al verd pré, coste di vitello alla molinara, coste di vitello alla ventresca, uso della coscia di vitello, polpette alla braise, poppa di vitello alla bolognese, modo di far le teste di vitello o di capretto ripiene, pane di vitello alla genovese, ecc.); del porco e come si serve (formaggio della testa del porco, dei giamboni, carrè di porco da latte in intingolo, comeIMG_5969_clipped_rev_1 di debba fare il lardo ed il grasso, maniera di fare ogni sorta di salsiccia, salsiccioni di porco ossia Androulles, Giambone ossia prosciutto in cincarat, porco da latte in pasticcio freddo, ecc.); del montone (arrosto di montone in varie maniere, gigot di montone alla Perigord, gigot di montone con erbaggi ghiacciati, gigot ai piccoli cocomeri, gigot brinato, quarto di montone in coste arrostito, costolette di montone alla Conti, guazzetto di montone , quarto o coscia di montone ai cocomeri, costolette di montone alla poele, spalla di monotone in pallone, salsiccione di spalla di montone, del collo del montone, lingua di montone alla cuciniera, piedi di montone colla farsa, ecc. ); dell’agnello (testa d’agnello in varie maniere, filetto d’agnello in blanquette, uso delle animelle d’agnello, ecc.); del pollame (fricassea di pollastri, pollastri alla tartara, pollastri in tamburi, pollastri al formaggio, pollastri all’agresto, pollastri in forma di pane, dei polli d’India, coscie di pollo d’India, pollo d’India rotolato, ale alla spagnuola, ale al sugo di lenti, ale al vino di Sciampagna, cipollata in varie maniere, pollastra immascherata, pollastra in cannelloni, pollastra al sangue di porco, anatrini coi piselli, anitro con la farsa, piccioni al basilico, piccioni con sparagi, piccioni al sole, piccioni con le testuggini, piccioni alla delfina, ecc.); della cacciagione (delle anitre selvatiche, lodole in salmis alla cittadina, lodole in intingolo, modo di conoscere le pernici, delle pernici vecchie, quaglie con crosta, delle lepri e dei leprotti, pasta di lepre alla cittadina, lepre con rape, leprotto al sangue, coniglio al sugo di lenti, sanguinacci di coniglio, conigli al sugo di lenti, coniglio alla cittadina, coniglio in matelotta, coniglio in papigliotte, conigli nel covile, coniglio in forma testuggine, hacis d’ogni sorta di carne arrostita, ecc.); De’ pesci di mare e di acqua dolce (de pesci con le conchiglie, rombo con li capperi ed in altre maniere, salmone in cassa, storione in grasso allo spiedo, storione alla matelotta, della cheppia, della molua fresca, molua fresca alla delfina od intingolo di latte del pesce carpe e di punte di sparagi, della razza, razza con la salsa di fegato, sogliola e passerino fra due piatti alla cittadina, tonno fresco alla grarticola, la viva, aringhe salate alla sainte Menehoult, del pesce cappone, del branzino, del merlano, dell’orada, della tontina, del bar, del dentale, del barbone, delle ostriche, della tellina, ostriche in hacis, gravagno con fagiuoli, de’ datoli peoggi ragoste cigni e grancevoli ecc.); de’ pesci di acqua dolce (del luccio, court bouillon per ogni sorta di pesce d’acqua dolce, luccio in entree, anguilla arrosto all’italiana, anguilla con tallo di lattughe romane, del carpio in turchino, del pesce persico, testuggini alla Gertreusse, delle lamprede, dei gamberi, del piccolo barbio, stuffato di ghiozzo, delle chiocciole lumache di vigna in fricassa di pollastri, delle rane, rane in fricassea di pollastri, ecc.); De’ salumi (baccalà lesso con salsa di colì di pesce o di rossi d’uova, baccalà in salsa di noce, baccalà con salsa di oliva, baccalà fritto in pastella, baccalà fritto con salsa verde, pasticcio di baccalà, baccalà in addobbo, ecc.); de’ legumi ed ortaggi (piccoli piselli alla cittadina, fagiuoli verdi IMG_5970_clipped_rev_1confettati, cavoli alla borghese, cavoli alla fiamminga, cavolfiori in grana, radici alla crema, cipolle ripiene, dei carciofi detti articiocchi, carciosi all’agresto in grana, carciofi girati, sparagi ala parmiggiana, cetriuolo in meligna, delle scorzonere, dei funghi, dei tartufi bianchi detti trifole, dei sisari, ecc.); delle uova (uova alla spagnola verdi, uova alla svezzese, uova in salsa di spinaci, uova dure con salsa piccante, uova alla ugonotta, uova in timballa, uova in pelle di Spagna, uovi alla ventresca, uovi al formaggio, uovi alla giardiniera, uovi all’acqua di cedro, ecc.); del burrito, formaggio, latte, aceto, aromati ed altre cose che servono a condire le vivande (del butirro, modo di fondere e salare i butirro, Ramequins, uso del formaggio parmigiano, aceto di primavera, per fare l’aceto rosso bianco e rosato ecc.); delle creme (crema ghiacciati, crema alla corsta, crema di cannella, crema al cioccolato, crema bianca al naturale, crema alla franchipane, crema della duchessa, crema di riso per li convalescenti, ecc.); delle frittelle o beignets (fritelle di crema, fritelle di piccole focaccie, fritelle mdi melaranci ossia porotgalli, fritelle di foglie di viti, fritelle alla crema ghiacciata, fritelle di fichi, ecc.); degl’intingoli (intingolo di tartufi, intingolo di funghi prugnole e spagnuole, intingolo di gamberi, intingolo di tellina, intingolo di marroni ecc.); delle arrostite (arrostita di presciutto, arrostite alla ventresca, arrostita d’acciughe, arrostita ai cocomeri, ecc.); delle salse (salsa alla ravigotte, salsa alla spagnuola, salsa sultana, salsa al capio, salsa ai piccoli uovi, salsa piccante fredda, salsa all’agnello, salsa sossa ai cappaeri ed acciughe, salsa al montone, salsa Robert Bourgeoise, salsa piccante alla marchesa, salsa verde all’acetosa, salsa alla mosaica, ecc.); della pasticceria (torta di coste di montone alla perigord, torta di ogna sorta d’uccellame e cacciagione, delle torte magre di pesce, focaccia al formaggio, focaccia di amandole, focaccia di zigzag, focaccia di Savoja, biscotti alla galeotta, meringues, bicottini di gelsomino, talmouses, genovesa, cialde scrostanti, ecc.); delle bevande e modo di chiarificare il zuccaro con i suo’ diversi gradi di cottura (bevanda di caffè, bevanda di cioccolata, bevanda di te bavarese e citronella, maniera di chiarificare il zuccaro, ecc.); della frutta e composta di essa (composta di pomi, composta di peri di Martin Sec o di Messire Jean, composta di peri buonIMG_5968_clipped_rev_1i crisliani, composta di peri arrostiti, composta di fragole, composta d’agresto alla cittadina, composta di persici abbrustoliti, composta d’uva moscatella, composta di marroni, ecc.); delle confetture e marmellate (marmellata di albicocche alla sans facon, marmallata ai pomi, marmellata di Epine-vinette, confetture di campagna col vino dolce, per fare la mostarda, ecc.); Dei siroppi (siroppo di violette, siroppo di more, siroppo di citrone, siroppo di papavero selvatico, siroppo di cavoli rossi per fortificare il petto, pasta d’amandole per far orzata ecc.); delle conserve (conserva di violette, conserva di ciriege, conserva d’altea, conserva di portogalli, conserva di caffè e di cioccolata, ecc.); de’ frutti all’acquavite e ratafià (albicocche all’acquavite, ratafià di ciriege, ratafià di frutti rossi, ratafià di ginepro, ecc.); crema per deser e ascjo alla crema e sorbetti (ghiacci di tutte le sorte, dei cannelloni di crema ghiacciati, crema di fragole, crema sbattuta, crema alla portoghese, crema sbattuta di fragole ed angeliche, cascio sbattuto, cascio di crema ghiacciato, cascio alla Montmerncj, ecc.); de’ biscottini e marzapani (delle focacce di fiori di melarancio, biscottini al cucchiajo, biscottini di nocciole, marzapani in laccio d’amore, tourons, amandole a la polonoise, biscottini di pistacchio, biscottini au zephir, pastiglie di cannella, ecc.). Edizione non comune. Rif. Bibl.: B.IN.G., 625; Westbury 69; Paleari Henssler, I p. 230.

350 euro

49) STORIOGRAFIA STORIA LOCALE ITALIA VIGNOLA MURATORIANA ROMA VATICANO MEDIOEVO STORIA MEDIOEVALE

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IMG_5976_clipped_rev_1Muratori Ludovico Antonio, Soli Muratori Gian Francesco,

Dissertazioni sopra le Antichità Italiane. Già composte e pubblicate in Latino dal proposto Ludovico Antonio Muratori, E da esso poscia compendiate e trasportate nell’Italiana favella. Opera postuma Data in luce dal Proposto Gian Francesco Soli Muratori suo Nipote. Seconda edizione, Accresciuta di Prefazioni, e Note opportune dall’Abate Gaetano Cenni con Indice più copioso. [6 tomi, completo]

In Roma, Presso gli eredi Barbiellini Mercanti di Libri e Stampatori a Pasquino, 1755

In 4° piccolo; 6 tomi: XL, 371, (1) pp., 406, (2) pp., XVI, 451, (5) pp., 402, (2) pp., XIX, (1), 347, (1) pp., 380 pp. Il tomo primo è nella versione senza il ritratto del Muratori in antiporta. Legature coeve omogenee in piena pergamena rigida con titolo e numero del volume impresso in oro al dorso. Tagli spruzzati in rosso. Tomo due parte due con leggeri aloni e fioriture, un tarletto al margine basso bianco del frontespizio e alle ultime 5 carte del primo tomo parte prima, non fastidioso. Per il resto esemplare in buone condizioni. Terza edizione, ma seconda nella versione più corretta ed estesa con le note del celebre sacerdote Gaetano Cenni, bibliotecario a Roma del card. Belluga, studioso ed editore di fonti della storia ecclesiastica, redattore del Giornale de’ letterati, nato nel 1698 a Spignana di San Marcello Pistoiese, di questa celeberrima opera del grande presbitero, storico, numismatico, scrittore e IMG_5977_clipped_rev_1bibliotecario ducale, Ludovico Antonio Muratori (Vignola, 21 ottobre 1672 – Modena, 23 gennaio 1750), considerato il padre della moderna storiografia italiana. Formatosi presso la Biblioteca Ambrosiana, venne chiamato dal Duca di Modena e Reggio, Rinaldo d’Este per ricoprire la carica di archivista e bibliotecario estense. “L’Europa si stava preparando alla guerra di successione spagnola, e la capacità di orientarsi tra i documenti d’archivio era una qualità necessaria per potersi presentare al consesso delle potenze con eventuali rivendicazioni territoriali, come sarebbe accaduto in seguito riguardo alla questione delle valli di Comacchio … Ludovico Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in 38 volumi divisi in 3 grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743), e non perse le forze e la volontà di pubblicare, nell’ultimo decennio, la prima grande storia d’Italia, dall’era volgare ai suoi tempi: gli Annali d’Italia (1743-1749) “. L’opera, nata negli intenti di Muratori come completamento agli Annali d’Italia, fu pubblicata per la prima volta in latino nel 1738. Dopo il 1738 il Muratori si diede a tradurla e ad ampliarla, ma morì il 27 gennaio 1750 prima di completare il suo lavoro, sicché Pietro Gherardi s’incaricò di tradurre le ultime due delle 65 dissertazioni e il nipote Gio. Francesco Muratori provvide a curarne l’edizione che vide la luce per la prima volta nel 1751 e che conteneva 75 dissertazioni: Genti barbare che assuggettarono l’Italia; Duchi e principi antichi d’Italia; Antichi marchesi; Conti; Uomini liberi o arimanni; Servi; Arte del IMG_5975_clipped_rev_1tessere e vesti de secoli rozzi; Milizia; Zecca o diritto di batter moneta; Spettacoli e giochi pubblici ne’ secoli di mezzo; Mercati e mercatura; Origine della lingua italiana; Origine o etimologia delle voci italiane; Diplomi, carte antiche, o dubbiose o false; Sigilli; Livelli, precarie, decime de’ laici ne’ secoli di mezzo; Spedali de’pellegrini, fanciulli esposti; Giudizi di Dio o sia sperimenti usati dagli antichi per indagare delitti o innocenza delle persone; Duello; Nomi e soprannomi; Fortuna delle lettere in Italia dopo l’anno MC e erezione delle pubbliche scuole e università; Libertà, esenzioni, privilegj delle città e de’ principi ne’ vecchi secoli; Istituzione de’ cavalieri e insegne che chiamiamo armi; Semi delle superstizioni ne’ secoli scuri d’Italia; Quali eresie ne’ secoli barbarici abbiano infestata l’Italia; Origine e istituzione de’ cardinali e canonici; Maniere colle quali anticamente chiese, canonici, monisteri e altre università religiose acquistarono gran copia di ricchezze; Redenzione de’ peccati per cui molti beni colarono ne sacri luoghi e origine delle sacre indulgenze; Censi e rendite spettanti alla S.Chiesa Romana; Immunità, privilegi, aggravi del clero e delle chiese dopo la venuta de’ barbari; Potenza de’ vescovi, abbati, e altri ecclesiastici e regalie concedute e a tali corpi; Cagioni per le quali ne’ vecchi tempi si sminuì la potenza temporale degli ecclesiastici; Pie confraternite de’ laici, de’ flagellanti e delle s. missioni. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RMSE\003760.

250 euro

50) STORIOGRAFIA STORIA LOCALE ITALIA VIGNOLA MURATORIANA ROMA VATICANO MEDIOEVO STORIA MEDIOEVALE

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IMG_5978_clipped_rev_1Muratori Ludovico Antonio, Soli Muratori Gian Francesco,

Dissertazioni sopra le Antichità Italiane. Già composte e pubblicate in Latino dal proposto Ludovico Antonio Muratori, E da esso poscia compendiate e trasportate nell’Italiana favella. Opera postuma Data in luce dal Proposto Gianfrancesco Soli Muratori suo Nipote. Tomo Primo – Secondo – Terzo

In Napoli, a Spese di Domenico Torres, presso Giuseppe Raimondi, 1752 -1753

In 4°; tre tomi: (20), 492 pp. e 7 c. di tav. (compreso ritratto di Muratori in antiporta) delle quali una più volte ripiegate, (6), 500 pp. e 2 c. di tav. più volte ripiegate, (8), 509, (3) pp. Legature coeve in piena pergamena con titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Qualche macchiolina di foxing nel testo dovuto alla qualità della carta utilizzata e caratteristica di ogni esemplare e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedicatoria al Presidente del Sacro Regio Consiglio e della Real Camera di S. Chiara, Carlo Danza sormontato da stemma araldico. Testatine, finalini ed iniziali ornate. Bello stemma xilografica in ogni frontespizio. Edizione napoletana uscita lo stesso anno dell’edizione milanese di Pasquali ma con più tavole rispetto a questa, di una delle opere più celebri del grande storico ed erudito vignolese, Ludovico Antonio Muratori. L’opera, nata negli intenti di Muratori come completamento agli Annali d’Italia, fu pubblicata per la prima volta in latino nel 1738. Dopo il 1738 il Muratori si diede a tradurla e ad ampliarla, ma morì il 27 gennaio 1750 prima di completare il suo lavoro, sicché Pietro Gherardi s’incaricò di tradurre le ultime due delle 65 dissertazioni e il nipote Gio. Francesco Muratori provvide a curarne l’edizione che vide la luce per la prima volta nel 1751 e che conteneva 75 dissertazioni: Genti barbare che assuggettarono l’Italia; Duchi e principi antichi d’Italia; Antichi marchesi; Conti; Uomini liberi o arimanni; Servi; Arte del tessere e vesti de secoli rozzi; Milizia; Zecca o diritto di batter moneta; Spettacoli e giochi pubblici ne’ secoli di mezzo; Mercati e mercatura; Origine della lingua italiana; Origine o etimologia delle voci italiane; Diplomi, carte antiche, o dubbiose o false; Sigilli; Livelli, precarie, decime de’ laici ne’ secoli di mezzo; Spedali de’pellegrini, fanciulli esposti; Giudizi di Dio o sia sperimenti usati dagli antichi per indagare delitti o innocenza delle persone; Duello; Nomi e IMG_5980_clipped_rev_1soprannomi; Fortuna delle lettere in Italia dopo l’anno MC e erezione delle pubbliche scuole e università; Libertà, esenzioni, privilegj delle città e de’ principi ne’ vecchi secoli; Istituzione de’ cavalieri e insegne che chiamiamo armi; Semi delle superstizioni ne’ secoli scuri d’Italia; Quali eresie ne’ secoli barbarici abbiano infestata l’Italia; Origine e istituzione de’ cardinali e canonici; Maniere colle quali anticamente chiese, canonici, monisteri e altre università religiose acquistarono gran copia di ricchezze; Redenzione de’ peccati per cui molti beni colarono ne sacri luoghi e origine delle sacre indulgenze; Censi e rendite spettanti alla S.Chiesa Romana; Immunità, privilegi, aggravi del clero e delle chiese dopo la venuta de’ barbari; Potenza de’ vescovi, abbati, e altri ecclesiastici e regalie concedute e a tali corpi; Cagioni per le quali ne’ vecchi tempi si sminuì la potenza temporale degli ecclesiastici; Pie confraternite de’ laici, de’ flagellanti e delle s. missioni. Prima edizione ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\NAPE\001428.

350 euro