CATALOGO MARZO 2022

CATALOGO MARZO 2022

1) FOTOGRAFIA AFRICA TUNISI DESERTO SAHARA BEDUINI PAESAGGI AFRICANI

IMG_3673

IMG_3675Ernst Heinrich Landrock e Rudolf Franz Lehnert,

Beduini nel deserto”,

Tunisi, Lehnert & Landrock phot. Tunis, S. data ma 1905 circa

In oblungo; 57×28 cm la foto e 74×45 cm le cornici. I puntini bianchi sulla foto sono causati da polvere sul vetro, all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Magnifica fotografia con passepartou, inserita in una cornice coeva. Rarissima come tutte le fotografie dei due celebri fotografi ma ancor più rare per le loro enormi dimensioni. Le dimensioni della fotografia richiamano alla serie di fotografie africane che Ernst Heinrich Landrock e Rudolf Franz Lehnert realizzarono intorno al 1905. Rudolf Franz Lehnert (Grossaupa, Boemia 13.07.1878 – Redeyef, Tunisia, 16 .01.1948) studiò presso l’Istituto d’Arti Grafiche di Vienna. Nel 1903 decide di fare un viaggio in Sicilia ma una volta giunto lì, prosegue per la Tunisia affezionandosi talmente tanto al luogo, da decidere di trasferirsi lì. Qui rimane quasi un anno per poi ritornare, nel 1904 in Svizzera dove conosce l’uomo d’affari Ernst Heinrich Landrock (Reinsdorf, Sachsen, 4.08.1878 – Kreuzlingen, Svizzera 30.04. 1966). I due diventano in breve tempo, grandi amici e lo spirito imprenditoriale di Landrock li porta a fondare una società a Tunisi al numero 7 di Rue de Tamis. Lehnert si si occupa della parte artistica mentre Landrock segue solo gli aspetti burocratici e pubblicitari dell’attività. Nel 1907 i due spostano la sedeIMG_3676 della loro società al numero 17 di Avenue de France. L’attività ha enorme successo tanto che i due aprono, un secondo atelier. Tutto sembra andare bene fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale quando per ragioni mai chiarite, probabilmente legate alla sua attività di fotografo, Lenhart viene accusato di spionaggio viene arrestato e il loro atelier sequestrati. Lenhart riesce a lasciare la Tunisia e a ritornare in Svizzera solo nel 1916. Qui incontra Landrock anche lui rifugiatosi in Svizzera. Nel 1922 sono di nuovo in Tunisia dove riescono a tornare in possesso della loro attività che però cedono per spostarsi in Egitto, al Cairo. Nel 1930 qualche cosa si rompe fra i due e la società viene disciolta. Lenhart, con la famiglia, si sposta in Tunisia. In realtà il nome della ditta “Lehnert & Landrock” rimane attivo al Cairo, gestita prima da Landrock e poi dal figlio della moglie. La produzione artistica di Landrock e Lehnert ebbe un enorme successo riuscendo a cogliere il gusto del pubblico occidentale attraverso vedute algerine, tunisine ed egiziane seppur non mancano anche serie fotografiche dedicate a Gerusalemme e diversi nudi di popolazioni indigene. Le foto tendono ad esaltare l’esoticità dei paesaggi africani. Magnifici i ritratti dei beduini nel deserto del Sahara. Rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione (i piccoli puntini bianchi visibili sulla foto sono sul vetro della cornice). La foto qui presentata ritrae, proprio, un gruppo di tre indigeni, con cammello che guardano verso le dune sabbiose del Sahara. Rarità fotografica.IMG_3677

1.000 euro

2) FOTOGRAFIA AFRICA TUNISI DESERTO SAHARA BEDUINI PAESAGGI AFRICANI

 IMG_3678

IMG_3679Ernst Heinrich Landrock e Rudolf Franz Lehnert,

Veduta di città africana”,

Tunisi, Lehnert & Landrock phot. Tunis, S. data ma 1905 circa

In oblungo; 57×28 cm la foto e 74×45 cm le cornici. I puntini bianchi sulla foto sono causati da polvere sul vetro, all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Magnifica fotografia con passepartou, inserita in una cornice coeva. Rarissima come tutte le fotografie dei due celebri fotografi ma ancor più rare per le loro enormi dimensioni. Le dimensioni della fotografia richiamano alla serie di fotografie africane che Ernst Heinrich Landrock e Rudolf Franz Lehnert realizzarono intorno al 1905. Rudolf Franz Lehnert (Grossaupa, Boemia 13.07.1878 – Redeyef, Tunisia, 16 .01.1948) studiò presso l’Istituto d’Arti Grafiche di Vienna. Nel 1903 decide di fare un viaggio in Sicilia ma una volta giunto lì, prosegue per la Tunisia affezionandosi talmente tanto al luogo, da decidere di trasferirsi lì. Qui rimane quasi un anno per poi ritornare, nel 1904 in Svizzera dove conosce l’uomo d’affari Ernst Heinrich Landrock (Reinsdorf, Sachsen, 4.08.1878 – Kreuzlingen, Svizzera 30.04. 1966). I due diventano in breve tempo, grandi amici e lo spirito imprenditoriale di Landrock li porta a fondare una società a Tunisi al numero 7 di Rue de Tamis. Lehnert si si occupa della parte artistica mentre Landrock segue solo gli aspetti burocratici e pubblicitari dell’attività. Nel 1907 i due spostano la sede della loro società al numero 17 di Avenue de France. L’attività ha enorme successo tanto che i due aprono, unIMG_3680 secondo atelier. Tutto sembra andare bene fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale quando per ragioni mai chiarite, probabilmente legate alla sua attività di fotografo, Lenhart viene accusato di spionaggio viene arrestato e il loro atelier sequestrati. Lenhart riesce a lasciare la Tunisia e a ritornare in Svizzera solo nel 1916. Qui incontra Landrock anche lui rifugiatosi in Svizzera. Nel 1922 sono di nuovo in Tunisia dove riescono a tornare in possesso della loro attività che però cedono per spostarsi in Egitto, al Cairo. Nel 1930 qualche cosa si rompe fra i due e la società viene disciolta. Lenhart, con la famiglia, si sposta in Tunisia. In realtà il nome della ditta “Lehnert & Landrock” rimane attivo al Cairo, gestita prima da Landrock e poi dal figlio della moglie. La produzione artistica di Landrock e Lehnert ebbe un enorme successo riuscendo a cogliere il gusto del pubblico occidentale attraverso vedute algerine, tunisine ed egiziane seppur non mancano anche serie fotografiche dedicate a Gerusalemme e diversi nudi di popolazioni indigene. Le foto tendono ad esaltare l’esoticità dei paesaggi africani. Magnifici i ritratti dei beduini nel deserto del Sahara. Rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione (i piccoli puntini bianchi visibili sulla foto sono sul vetro della cornice). La foto qui presentata ritrae il paesaggio di una città africana dove ogni anfratto ed edificio è esaltato dalla mirabile abilità del fotografo di utilizzare i chiaro-scuri. Rarità fotografica.IMG_3681

680 euro

3) LETTERATURA FEMMINILE SCRITTRICI FEMMINILI RETIFISMO PERVERSIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE PRIME EDIZIONI FIRST EDITION ILLUMINISMO AVVENTURIERI

IMG_2417_clipped_rev_1Nicolas-Edme Rétif detto Restif de la Bretonne,

Les gynographes, ou idées de deux honnétes-femmes sur un projet de reglement proposé à toute l’Europe, pour mettre les Femmes à leur place, & opérer le bonheur des deux sexes; avec des notes historiques et justificatives, suivies des noms des femme célébres; recuellis par N.-E. Rétif-de-la-Bretone, éditeur de l’Ouvrage. Primiere Partie – Seconde Partie contenant les notes.

A La-Haie, Ches Gosse & Pinet, libraires de Son Altesse Serenissime, Ches Humblot, Libraire, rue Saint-Jacques, près Saint-Ives, 1777.

In 4°; due tomi in un volume: (2), VIII, 238 pp. e (3), 242-567, (1) pp. Legatura coeva in piena pelle spruzzata con cornice in triplo filetto ai piatti. Dorso a 5 nervi (qualche lieve screpolatura). Fregi e titolo impressi in oro ai tasselli. Tagli riccamente marmorizzati. Piatti interni foderati con bellissima carta marmorizzata. Timbro nobiliare al frontespizio della “Biblioteca Russa della Siberia” “Sibirscago Bibliothek”. Ex-libris nobiliareIMG_2419_clipped_rev_1 ottocentesco all’interno del piatto anteriore che identifica l’esemplare come appartenuto al conte Gregoriy Alexandrovitch Stroganoff, con armi araldiche e motto “Terram opes patriae sibi nomen”. Altro ex-libris al margine basso del piatto anteriore di noto intellettuale e scrittore, “Ex Libris Aldo Maffey”. L’opera, in prima edizione, uscì come terzo tomo nella serie delle opere di Restif de la Bretonne “Idees Singulieres” uscita a più riprese tra il 1769 ed il 1789. Come ogni opera di Restif de la Bretonne, quest’opera è molto rara, in quanto la maggior parte delle opere di Restif vennero messe al rogo una volta pubblicate a causa dei contenuti espliciti e perversi in esse contenute. La rarità di queste opere pubblicate in questa serie di 5 volumi era già nota nel 1784 allo stesso Restif, solo due anni dopo la pubblicazione de “L’Andrographe”. Paul Lacroix scrisse, infatti, nel 1875 nella sua opera “Bibliographie raisonnee des ouvrages de Restif de La Bretonne”, pp.211-212: “En 1784, Restif, dans un catalog de ses ouvrages imprimes a la fin de la Privention nationals, annoncait les 4 volumi des Idees singulieres publiees cette epoque, en ajoutant cette note: “il n’existe plus que quatre collections absolument completes des ouvrages precedentints: on les reserve pour les personnes qui en demanderont unc entiere”. Bretonne voleva pubblicare, anche, un sesto volume nella serie ma anche per le enormi difficoltà di preservare gli altri volumi dalla disrtuzione, abbandonò dopo la pubblicazione del quinto volume. Prima, assai rara, edizione di una delle opere più ricercate del grande scrittore francese Nicolas-Edme Rétif, IMG_2420_clipped_rev_1meglio conosciuto come Restif de la Bretonne (Sacy, 23 ottobre 1734 – Parigi, 3 febbraio 1806). La Gynographes è una geniale ricostruzione della storia della scrittrici femminili con la tipica arguzia e genialità del grande scrittore francese. Dall’opera è ben visibile l’amore di Restif per le donne, il loro mondo e la loro visione delle cose. Restif fu celebre per i suoi racconti licenziosi e per la descrizione di diverse perversioni sessuali ed in particolare per la perversione per l’amore per i piedi femminili che appunto da lui prende il nome di retifismo. Ottavo figlio di un possidente, aveva davanti a lui una carriera ecclesiastica che però non poté mai intraprendere per la fama di grande donnaiolo che lo circondò fin dalla giovinezza. Fu quindi indirizzato verso la carriera editoriale. Divenne presto un operaio tipografo a Parigi, vivendo però una vita sregolata. Nel 1767 pubblicò la sua prima opera importante, La Famille vertueuse, seguirono La Mimographe (1770), poi Le Paysan perverti (1776), Les Gynographes (1777), La vie de mon père (1779), Les Contemporaines (1780) opera che lo fece conoscere al grande mondo, La Paysanne pervertie (1784), Les Parisiennes (1787) e Ingénue Saxancourt (1789). Cambiava spesso tipografia dove lavorava perché era sempre inseguito dai creditori. Si faceva chiamare “il gufo” cosa che da molti fu ritenuto una prova di collaborazione con la polizia reale anche se non vi sono prove al riguardo e potrebbe anche esser solo stato un modo per indicare la sua predilezione per la vitaIMG_2421_clipped_rev_1 notturna. Altre sue opere celebri sono Le Palais-Royal (1790), Les Nuits de Paris (1793) e una celebre autobiografia nel 1794. Inizialmente apprezzato in ambienti rivoluzionari, tanto che nel 1795 la Convenzione di Termidoro gli versò duemila franchi cadde ben presto in disgrazia Venne poi recuperato dai surrealisti che videro in lui un loro aIMG_2422_clipped_rev_1ntesignano per la sua vita sregolata e per la sue capacità multiformi,oltre che per il suo libertinismo spinto, i suoi spunti utopici, i numerosi progetti di riforma e per la sua capacità di essere allo stesso tempo un maniaco dell’ordine ed un fervente amante delle perversioni. Oggi è considerato come una delle figure esemplari del Secondo Illuminismo. Fu in perenne lotta con il marchese de Sade, mentre venne molto apprezzato da Benjamin Constant e Friedrich Schiller.” Ebbe due grandi amori Rastif la giovanissima Jeannette Rousseau e la moglie dello stampatore dove egli lavorava a bottega, Marguerite Colett, amori nati come scrive lo stesso Restif nel suo diario dall’osservazione ossessiva dei loro “piccoli e bellissimi” piedi. Tutti i suoi libri in qualche modo richiamano spunti a autobiografici e a situazione realmente vissute anche se trasportate poi in versione romanzesca. Fra i suoi aneddoti celebri quello legato alla moglie, Agnès Lebégue, della quale pur dicendo cose orribili non mancherà mai di sottolineare la bellezza dei piedi. Very rare, a good copy. Rif. Bib.: Rif. Bibl.: Lacroix, 143; Childs, 245. IV; IT\ICCU\TSAE\030288.IMG_2418_clipped_rev_1

1.000 euro

4) LETTERATURA FEMMINILE SCRITTRICI FEMMINILI RETIFISMO PERVERSIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE PRIME EDIZIONI FIRST EDITION AVVENTURIERI ILLUMINISMO

IMG_2426_clipped_rev_1Nicolas-Edme Rétif detto Restif de la Bretonne,

La Mimographe, ou idées d’une honnete-femme pour la Réformation du Théatre National,

A Amsterdam, Chez Changuion, Libraire; A La Haie, Chez Gosse & Pinet, Libraires de S. Altesse S., 1770.

In 4°; 466, (2) pp. Legatura coeva in piena pelle spruzzata con cornice in triplo filetto ai piatti. Dorso a 5 nervi (qualche lieve screpolatura). Fregi e titolo impressi in oro ai tasselli. Tagli riccamente marmorizzati. Piatti interni foderati con bellissima carta marmorizzata. Timbro nobiliare al frontespizio della “Biblioteca Russa della Siberia” “Sibirscago Bibliothek”. Due Ex-libris nobiliari ottocenteschi all’interno del piatto anteriore e della prima carta che identificano l’esemplare come appartenuto al conte Gregoriy Alexandrovitch Stroganoff, con armi araldiche e motto “Terram opes patriae sibi nomen”. Altro ex-libris al margine basso del piatto anteriore di noto intellettuale e scrittore, “Ex Libris Aldo Maffey”. L’opera, in prima edizione, uscì come secondo tomo nella serie delle opere di Restif de la Bretonne “Idees Singulieres” uscita a più riprese tra il 1769 ed il 1789. Come ogni opera di Restif de la Bretonne, quest’opera è molto rara, in quanto la maggior parte delle opere di Restif vennero messe al rogo una volta pubblicate, a causa dei contenuti espliciti e perversi in esse contenute. La rarità di queste opere pubblicate in questa serie di 5 volumi era già nota nel 1784 allo stesso Restif, solo due anni dopo la pubblicazione de “L’Andrographe”. Paul Lacroix scrisse,IMG_2427_clipped_rev_1 infatti, nel 1875 nella sua opera “Bibliographie raisonnee des ouvrages de Restif de La Bretonne”, pp.211-212: “En 1784, Restif, dans un catalog de ses ouvrages imprimes a la fin de la Privention nationals, annoncait les 4 volumi des Idees singulieres publiees cette epoque, en ajoutant cette note: “il n’existe plus que quatre collections absolument completes des ouvrages precedentints: on les reserve pour les personnes qui en demanderont unc entiere”. Bretonne voleva pubblicare, anche, un sesto volume nella serie ma anche per le enormi difficoltà di preservare gli altri volumi dalla distruzione, abbandonò dopo la pubblicazione del quinto volume. Prima, assai rara, edizione di una delle opere più ricercate del grande scrittore francese Nicolas-Edme Rétif, meglio conosciuto come Restif de la Bretonne (Sacy, 23 ottobre 1734 – Parigi, 3 febbraio 1806). L’opera qui elencata è una delle più insolite del suo repertorio. Il ciclografo viene preso come esempio per portare avanti i suoi argomenti per una riforma del teatro. L’opera si sposa perfettamente con i numerosi appelli pubblici per una riforma dell’istruzione, della prostituzione, della moralità e dell’ortografia. Il ciclomotore era una delle cinque ‘idees singulaires’ che Restif voleva propagandare. Restif stesso hsi impegnò personalmente per la stampa del libro. L’autore regala al lettore numerosi dettagli, raccolti probabilmente con l’aiuto dell’amico Nougaret, IMG_2424_clipped_rev_1sul teatro del suo tempo, sugli attori e specialmente, sulle attrici, analizzando la rinuncia di Rousseau al dramma. Restif de la Bretonne vede il teatro come un mezzo per creare nuove idee, nuova umanità e nuova cultura libera dai vincoli dell’etica, della religione, della morale e del passato. L’opera si sviluppa in due parti. Questa è, comunemente, considerata la prima edizione, sebbene i bibliografi, recentemente, hanno a più riprese chiarito quante siano le difficoltà nello stabilire la precedenza nelle pubblicazioni di Restif de la Bretonne. Restif fu celebre per i suoi racconti licenziosi e per la descrizione di diverse perversioni sessuali ed in particolare per la perversione per l’amore per i piedi femminili che appunto da lui prende il nome di retifismo. Ottavo figlio di un possidente, aveva davanti a lui una carriera ecclesiastica che però non poté mai intraprendere per la fama di grande donnaiolo che lo circondò fin dalla giovinezza. Fu quindi indirizzato verso la carriera editoriale. Divenne presto un operaio tipografo a Parigi, vivendo però una vita sregolata. Nel 1767 pubblicò la sua prima opera importante, La Famille vertueuse, seguirono La Mimographe (1770), poi Le Paysan perverti (1776), Les Gynographes (1777), La vie de mon père (1779), Les Contemporaines (1780) opera che lo fece conoscere al grande mondo, La Paysanne pervertie (1784), Les Parisiennes (1787) e Ingénue Saxancourt (1789). Cambiava spesso tipografia dove lavorava perché era sempre inseguito dai creditori. Si faceva chiamare “il gufo” cosa che da molti fu ritenuto una prova di collaborazione con la polizia reale anche se non vi sono prove al riguardo e potrebbe anche esser solo stato un modo per indicare la sua predilezione per la vita notturna. Altre sue opere celebriIMG_2423_clipped_rev_1 sono Le Palais-Royal (1790), Les Nuits de Paris (1793) e una celebre autobiografia nel 1794. Inizialmente apprezzato in ambienti rivoluzionari, tanto che nel 1795 la Convenzione di Termidoro gli versò duemila franchi cadde ben presto in disgrazia Venne poi recuperato dai IMG_2428_clipped_rev_1surrealisti che videro in lui un loro antesignano per la sua vita sregolata e per la sue capacità multiformi,oltre che per il suo libertinismo spinto, i suoi spunti utopici, i numerosi progetti di riforma e per la sua capacità di essere allo stesso tempo un maniaco dell’ordine ed un fervente amante delle perversioni. Oggi è considerato come una delle figure esemplari del Secondo Illuminismo. Fu in perenne lotta con il marchese de Sade, mentre venne molto apprezzato da Benjamin Constant e Friedrich Schiller.” Ebbe due grandi amori Rastif la giovanissima Jeannette Rousseau e la moglie dello stampatore dove egli lavorava a bottega, Marguerite Colett, amori nati come scrive lo stesso Restif nel suo diario dall’osservazione ossessiva dei loro “piccoli e bellissimi” piedi. Tutti i suoi libri in qualche modo richiamano spunti a autobiografici e a situazione realmente vissute anche se trasportate poi in versione romanzesca. Fra i suoi aneddoti celebri quello legato alla moglie, Agnès Lebégue, della quale pur dicendo cose orribili non mancherà mai di sottolineare la bellezza dei piedi. Very rare, a good copy. Rif. Bib.: Rif. Bibl.: Monselet, n°7, pp. 114-115; Rives Child, VII, pp. 215-216; Lacroix, VII, pp. 104-107; Martin, Mylne & Frautschi, n°70-69; Le Pornographe : Rives Childs, VI, n°3.IMG_2425_clipped_rev_1

1.000 euro

5) MAGIA GRIMOIRE VAMPIRISMO PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

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IMG_2462_clipped_rev_1Aaron l’Helleniste (ma probabilmente Bloquel Simon)

La magie rouge, créme des sciences occultes, naturelles ou divinatoires, par l’Hellinste Aaron,

Paris: chez tous les marchands de nouveautes (Bloquel Simon), n.d. [1843]

In 8° piccolo (15,7×9 cm); 160 pp. Bella legatura coeva in mezza pelle con titolo in oro su fascetta in pelle scura ad un tassello. Ricchissimi fregi in oro ai tasselli. Dorso a 4 nervi. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Tagli marmorizzati. Numerose immagini nel testo, ancheIMG_2465_clipped_rev_1 a piena pagina. Elegante edizione su carta rosa. Al frontespizio impresso anello con all’interno le iniziali “A R N.” Interessante e curioso trattato di “Magie rouge”, da non confondersi con la “magie rose”. La “magie rouge” e’ in realtà la magia legata alle pratiche occulte legate al potere del sangue. Il vampirismo e’ ad esempio legato alla “MaIMG_2461_clipped_rev_1gie rouge”. Querad (“La Supercheries Litteraires devoilees…, Paris, 1847) attribuisce quest’opera a Simon Blocquel famoso stampatore di Grimoire. In realtà, se non vi sono dubbi che Blocquel sia lo stampatore nulla si sa dell’autore dell’opera. Il nome fittizio di Aaron riprende quello di un celebre mago greco che si narra capace di resuscitare i morti e profondo conoscitore delle proprietà magiche del sangue. L’opera, dopo un introduzione dedicata alle più grandi figure di occultisti della storia passa a trattare varie pratiche alchemiche, con un intero capitolo dedicato a “La Bergeromanie, ou secrets des trois Bergers siciliens”. Opera assai rara, ancor più rara stampata su carta rosa ed in ottime condizioni di conservazione. Sconosciuta alla maggior parte delle bibliografie. VERY RARE.IMG_2464_clipped_rev_1

1.200 euro

6) MAGIA OCCULTISMO PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA MILANO EDITORI RARI GRIMORI MAGIA

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Paracelso, Alberto Fidi, Costantino de Simone Minaci,

I Sette Supremi Libri dei Supremi Insegnamenti Magici. Dall’edizione latina di Giovannantonio e Samuele De Tournes (Opera Chimica et Philosophica) stampata a Ginevra nel 1658. Traduzione di Alberto Fidi con uno studio introduttivo di Costantino de Simone Minaci, Con 80 riproduzioni di sigilli, con due tavole nel testo, col ritratto di Paracelso.

Milano, Alberto Fidi – Editore, 1926

In 8°; XXX, 128, (2) pp. Legatura coeva con conservata all’interno la brossura editoriale. Una piccola mancanza al margine basso del dorso della legatura. All’interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Note manoscritte coeve inerenti il testo in tre pagine. Assai rara edizione di questo noto testo di magia attribuito a Paracelso ed edito dall’editore e autore specializzato in libri di occultismo. La casa editrice Fidi venne fondata nel 1924 con sede a Milano in via Paolo da Cannobbio 29 e stampò poche opere dal 1924 al 1930. Fra gli autori che vennero editi in questa collana “Biblioteca di Scienze Occulte”. All’interno dell’opera sono presenti le riproduzioni di 80 sigilli utilizzati durante i riti magici, oltre a numerosissime descrizioni di riti per la cura di numerosissime patologie. Fra gli autori editi: Henrich Cornelius Agrippa Von Nettesheim, Artemidoro da Efeso, Jacob Bohme, Rene Guenon, testi dello stesso Alberto Fidi, Paracelsus, Giovanni Battista Della Porta, G. Postel, Savino Savini, Nicola Valletta. Albero Fidi produsse principalmente opere pratiche di magia come i grimori di Papa Onorio II, l’Enchiridione di Papa Leone III o l’anonima Clavicola di Re Solomone. Per il tipo di libri editi, Fidi si inserì, in modo del tutto peculiare, nel panorama nazionale delle case editrici italiane che sulla scorta dei movimenti mistici e del rinnovato interesse del pubblico per le dottrine occultistiche dell’inizio del XX° secolo. L’opera qui presentata è fra le più rare della produzione di Alberto Fidi. All’inizio del volume è presente una lunga introduzione di Costantino De Simone Minaci. Rif. Bibl.: Arturo Reghini, Sulle edizioni Fidi, Rivista “Ignis” numero 11-12, Novembre-Dicembre, 1925, pag. 398-400; IT\ICCU\NAP\0217957.

85 euro

7) BOTANICA BOTANY GIARDINAGGIO RANUNCOLI FLORICULTURA FIORI

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IMG_2449_clipped_rev_1D’ Ardene Jean Paul de Rome,

Traité des Renoncules, qui contient outre ce qui regarde ces fleurs, beaucoup d’observations physiques & des remarques utiles, soit pour l’agriculture, soit pour le jardinage.

Avignon, Louis Chambeau, 1763.

In 12° (16,8×10 cm); (6), 342 pp. e 6 c. di tav. fuori testo più volte ripiegate. Legatura coeva in piena pelle maculata con dorso a 5 nervi. Titolo in oro su un tassello in pelle chiara al dorso. Ricchi fregi in oro ai tasselli e filetto ai nervi. Tagli rossi, piatti interni foderati con bella carta marmorizzata coeva. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Terza edizione corretta e con numerose aggiunte, rispetto alla prima edizione del 1746 di una delle opere più celebri dedicate alla coltivazione del ranuncolo, scritta dal noto IMG_2450_clipped_rev_1botanico, agronomo e presbitero francese del XVIII secolo Jean Paul de Rome d’Ardene (Mane 1590 – Château d’Ardène 1769). L‘opera ebbe uno straordinario successo e come scrive lo stesso d’Ardene nel titolo din questa terza edizione, non deve essere confusa con “Traité de la culture des renoncules, des oeillets, des auricules, et des tulipes” plagio uscito anonimo, ma probabilmente redatto da Jean Pierre Moet. D’Ardene, nacque nel 1690 a Mane nelle Alpi dell’Alta Provenza. Suo padre era il signore d’Ardene, commissario delle galere e ispettore dei boschi e delle foreste della Provenza, colui che fece erigere il castello d’Ardene nel 1686. Sua madre era Antoinette Leroy, figlia di Jean, consigliere del re e controllore generale della marina del Levante e delle galere di Francia. D’Ardene, fin dalla giovinezza, studiò retorica e IMG_2448_clipped_rev_1filosofia, per poi studiare teologia ad Arles, prima di insegnare materie umanistiche a Marsiglia. Nel 1718 venne ordinato sacerdote dopo esser ritornato nel castello paterno a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute. Proprio nei giardini del palazzo di famiglia si appassionò alla botanica scrivendo diverse opere specifiche sulla coltivazione di diversi fiori (ad esempio il Traité des renoncules, 1746 o il Traité des jacinthes, 1759)che ottennero, da subito, un notevolissimo successo. Inoltre grazie alle sue conoscenze erboristiche legate alle piante medicinali, nel 1759, venne pubblicato il trattato “Lettres sur l’exercice de la médecine”. Nel 1767 pubblicò le opere postume di suo fratello Esprit-Jean de Rome d’Ardène celebre autore di favole, morto nel 1748, con il titolo di Oeuvres posthumes de Monsieur d’Ardene. L’opera qui presentata, in terza edizione, edizione fra le più rare ed è notevolmente corretta ed aumentata rispetto le due edizioni precedenti ed è arricchita da 6 bellissime tavole con immagini di diversi ranuncoli poste alla fine del volume. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. A very good copy.

280 euro

8) LAVAGGIO DEL CERVELLO PSICOLOGIA PSICHIATRIA BRAINWASHING CINA GUERRA FREDDA

IMG_2430_clipped_rev_1Hunter Edward,

Brain-Washing in Red China the Calculated Destruction of Men’s Minds,

Charlesoe, Tuttle Co., Tokyo Japan, 1952

In 8°; (12), 311, (3) pp. Brossura editoriale in nero, rosso e bianco. Qualche lieve strofinatura ma in buone-ottime condizioni di conservazione. Seconda rara edizione di questo celebre studio del noto scrittore, giornalista, propagandista e agente dell’intelligence americano, Edward Hunter (2 luglio 1902-24 giugno 1978) celebre per i suoi scritti anticomunisti e per esser stata una vera e propria autorità sulla guerra psicologica. Seppur le sue teorie ed i suoi studi sul lavaggio del cervello, vennero poi ampiamente criticati sia da una parte degli psicologi contemporanei che dai storici successivi, le sue teorie ebbero grande influenza negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Fu in Giappone e Cina dalla metà degli anni ’20 alla metà degli anni ’30, durante l’invasione giapponese del Manchukuo e il suo distacco dalla Cina. Seguì l’invasione giapponese della Manciuria e in seguito trascorse cinque anni in Spagna, dove si occupò della guerra civile spagnola. In seguito si occupò della seconda guerra italo-abissina tra Italia ed Etiopia e prese nota dei metodi di guerra psicologica utilizzati in tutti quei casi e durante i preparativi della seconda guerra mondiale da parte della Germania. Hunter fu colui che coniò il termine “brainwashing”. Lo usò pubblicamente per la prima volta in un articolo per il Miami News il 24 settembre 1950. In questo articolo, Hunter affermò che combinando la teoria pavloviana con la tecnologia moderna, gli psicologi russi e cinesi avevano sviluppato potenti tecniche per manipolare la mente. Era la variazione di Hunter del termine cinese “xinao”, che significa “pulire il cervello”. Come racconta l’autore Dominic Streatfeild, Hunter ha concepito il termine dopo aver intervistato ex prigionieri cinesi che erano stati sottoposti a un processo di “rieducazione”. Lo applicò alle tecniche di interrogatorio utilizzate dal KGB durante le epurazioni per estorcere confessioni a prigionieri innocenti e da lì furono concepite variazioni: controllo mentale, alterazione mentale, modifica del comportamento e altro. Un anno dopo, fu pubblicato la sua opera principale, quella qui pubblicata, Brain-Washing in Red China: The Calculated Destruction of Men’s Minds di Hunter, nella quale delineò un vasto sistema maoista di “rieducazione” ideologica. Il libro e poi il film The Manchurian Candidate si ispirano, in parte, agli scritti di Edward Hunter. Seconda edizione, rara ed in buone condizioni di conservazione.

60 euro

9) ILLUMINISMO VOLTERIANA PRIME EDIZIONI? RARITA’ BIBLIOGRAFICHE CELIBATO ECCLESIASTICO MANOMORTA TASSAZIONE DEI BENI ECCLESIASTICI ECONOMIA

IMG_2400_clipped_rev_1Voltaire (François-Marie Arouet),

La Voix du Sage et du Peuple,

A Amsterdam (ma Rouen o Parigi), Chez Le Sincére, 1750

In 12°; 16, (2 b.) pp. Senza brossura ma non slegato. Taglio spruzzato in rosso. Probabile prima edizione di questo celeberrimo pamphlet del grande filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese, Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet (Parigi, 21 novembre 1694 – Parigi, 30 maggio 1778). Quella qui presentata potrebbe essere la prima edizione anche se esistono almeno due edizioni, quasi identiche tirate nel 1750 che differiscono o per numero di pagine o per una differenza nel fregio al frontespizio. Nel 1750, Voltaire, pubblicò anonimo questo pamphlet, non a caso, in concomitanza con l’assemblea del clero gallicano. In esso, infatti, il grande filosofo difendeva il diritto del sovrano di sottoporre a contribuzione i beni ecclesiastici, secondo la dottrina del ministro Michault, arrivando a definire il termini della “police ecclesiastique” spettante al sovrano. Scrive infatti lo stesso Violtaire in questo pamphlet: “[La] raison nous enseigne que le prince doit être maitre absolu de toute police ecclésiastique, sans aucune restriction, puisque cette police ecclésiastique est une partie du gouvernement; et de même que le père de famille prescrit au précepteur de ses enfants les heures du travail et le genre des études, etc., de même le prince peut prescrire à tous ecclésiastiques, sans exception, tout ce qui a le moindre rapport à l’ordre public”. L’illuminista arriva anche a demandare al sovrano la decisione inerente al celibato ecclesiastico in quanto il sovrano ha diritto in materia di interesse pubblico e come già, Montesquieu, anche, Voltaire aveva in numerosi altri scritti sostenuto come il celibato dei preti era una condizione che aveva creato e creava numerosi problemi pubblici legati a discussioni e relazioni ufficiose. Secondo Voltaire l’annullamento del celibato avrebbe portato benefici a tutto lo stato. Spingendosi ancora oltre, il filosofo annoverava fra i diritti del sovrano quello di abolire i conventi e di assorbirne, per l’interesse pubblico, le ingenti loro proprietà eliminando anche il problema che qualunque stato si trova a fronteggiare, prima o poi, della manomorta ecclesiastica. Così Voltaire, legava l’abolizione del celibato ad interessi politici ed economici. Il pamphlet ebbe enorme risonanza e suscitò un grande dibattito. Tale fu la forza con la quale le gerarchie ecclesiastiche attaccarono lo scritto, pur non sospettandone l’autore che dopo che questi fu bandito da tutti i territori ecclesiastici, anche lo stato francese per gli interessi del quale era stato scritto, il 21 maggio del 1751, fu costretto a ritirare le copie e distruggerle. Molto raro. Very rare. Rif. Bibl.: Bengesco, n° 1609/2 (in-12, et non in-8); BN, n° 3819; IT\ICCU\LO1E\035986.

400 euro

10) ARCHEOLOGIA ETRUSCA ETRUSCHI PALESTRINA NECROPOLI COLOMBELLA JESI LAZIO ANTROPOLOGIA

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IMG_2607_clipped_rev_1Pieralisi Sante,

Lettera sopra una cista prenestina in bronzo ornata di graffiti disotterrata alla Colombella il 4 maggio 1866: con una osservazione intorno ai litostroti.

Roma, Dalla Tipografia Salvucci, 1867

In folio; (2), 16 pp. e una grande tavola più volte ripiegata che rappresenta il disegno dalla Cista a misura originale. Brossura editoriale con titolo entro cornice con fregi. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ancora a fogli chiusi. Raro e ancor più raro a trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione. Ex-libris ottocentesco al piatto anteriore ed al margine alto del frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto al famoso lessicografo, latinista ed epigrafista italiano, Vincenzo De Vit, I.C. (Mestrino, 10 luglio 1811 – Domodossola, 18 agosto 1892). Prima ed unica edizione di questo interessante testo di archeologia etrusca. L’opera è scritta dal noto bibliotecario, matematico, filosofo e archeologo jesino, Pieralisi Sante (Jesi il 12 ottobre del 1802 – Roma il 22 agosto del 1887). Sante valente matematico e filosofo, insegnò queste materie nel seminario jesino, dopo esser stato ordinato sacerdote nel 1826. Nel 1830 venne chiamato a Roma da Francesco Barberini per fare da istitutore dei suoi figli ma ben presto, apprezzandone le doti, lo nominò direttore della biblioteca Barberini. Fra i suoi numerosi importanti studi, va citato anche il suo scritto sul celebre mosaico romano con scene nilotiche del I secolo a. C. rinvenuto a Palestrina. L’opera qui presentata analizza la storia e le caratteristiche di una celeberrima cista rinvenuta nella necropoli della Colombella il 4 maggio del 1866. Raro ed ancor più raro da reperirsi con la sua brossura originale, ancora a fogli chiusi ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\0389089.

100 euro

11) FILOSOFIA ILLUMINISMO VOLTERIANA RARITA’ BIBLIOGRAFICA ATEISMO

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Voltaire (François-Marie Arouet),

Refutation du Systeme de la nature. Au chateau de Ferney,

A Nismes, Chez Buchet Libraire rue des Marchands, 1772

In 12°; 47, (1) pp. Legatura moderna in cartoncino. Tagli spruzzati in rosso. Antica nota al margine alto del frontespizio. Frontespizio e tutto il testo entro cornice in doppio filetto. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Ex-libris di noto studioso ed intellettuale al recto del piatto anteriore “Ex-libris Aldo Maffej”. Rarissimo pamphlet conosciuto solitamente con il titolo “Dieu : réponse au “Système de la nature””. Edizione fra le più rare di questo scritto polemico del grande illuminista francese. Rif. Bibl.: Best. 4, n° 286.

90 euro

12) LEGATORIA STORIA DELLA STAMPA CURIOSITA’ BIBLIOGRAFICA CARTE MARMORIZZATE PARMA BOLOGNA FOGLI VOLANTI PUBBLICITA’

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Laferté Luigi Antonio (Louis Antoine),

Raro e curioso foglio volante pubblicitario di Laferté Louis Antoine di interesse bibliografico e bolognese.

S. luogo (ma Bologna), S. stampatore, 1759

In 8°; in perfette condizioni di conservazione. Foglio volante con il quale il legatore Luigi Antonio Laferté pubblicizza la sua attività di legatore e produttore di carta marmorizzata a Bologna nella Contrada dei Fufari, o Garzolari, Casa Nuova in Bologna, 1759, un anno prima del suo trasferimento a Parma. “Luigi Antonio Lafarté Francese, e Compagni Legatori dei Libri alla Francese, Olandese, Genovese con tutta la proprietà, marmorati, dorati sopra il Taglio, in Bazzana, Vitello, e Marrocchino d’ogni colore all’ultimo gusto. Fabbricano, e vendano ogni sorta di carte Marmorate all’uso di Parigi, Germania, e Venezia; come ancora Carta Pecora verde, delle quali quali eglino soli possedono il secreto. Eglino vendono ogni sorta di Carte, e libri di Musica legati, e non legati. Ogni sorta di Carte da lettere fine dorate, e non dorate. Tengano ancora differente mercanzia di Marceria, di Paesi Stranieri, delle quali si tiene Magazzeno nella Dogana, ed il tutto a giusto prezzo.”. Laferté Louis Antoine (Parigi ante 1760-Parma 1790) era il discendente di un’antica famiglia di legatori e doratori parigini attiva presso la corte dei Re di Francia. Alcune delle brossure prodotte da Laferté sono conservate nella collezzione di carte marmorizzate della Biblioteca Panizzi. “Il teatino Paolo Maria Paciaudi, fondatore e direttore della Regia Biblioteca Parmense, prospettò al primo ministro Du Tillot, nel febbraio del 1764, l’opportunità, per le necessità interne dell’istituzione, di assumere con un contratto biennale il rilegatore francese allora al servizio dei fratelli Faure, Librai della Real Casa, con negozio in Piazza Grande a Parma. Fallite le trattative con il prescelto, Paciaudi prese contatti con altro legatore francese conosciuto a Bologna, ove già attorno al 1760 aveva aperto bottega, il Lafertè, discendente da nota famiglia di rilegatori attivi sin dall’inizio del Settecento. L’anno dopo il Laferté si stabilì a Parma, prestando la propria opera inizialmente per la Regia Biblioteca, cui si aggiunse anche quella per la Reale Stamperia, diretta da Bodoni, per il quale rilegò, con materiali diversi, 1002 esemplari delle celebri Feste del matrimonio di Ferdinando di Borbone con Maria Amalia del 1769. Fallita attorno al 1781 l’impresa produttrice, da lui fondata, di carte decorate di sua creazione, il Laferté si dedicò esclusivamente alla legatoria lavorando in gran parte per la biblioteca ducale, che gli liquidò gli ultimi lavori nel gennaio del 1790, poco prima della sua scomparsa” Tratto da https://www.parmaelasuastoria.it/it-IT/Dizionario-biografico. Rarissimo ed in perfette condizioni di conservazione.

140 euro

13) LETTERATURA ITALIANA PER BAMBINI PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA COLLODIANA COLLODI PINOCCHIO

IMG_2404_clipped_rev_1Collodi Carlo (Lorenzini Carlo),

La Geografia di Giannettino adottata nelle scuole comunali di Firenze,

Firenze, Felice Paggi Libraio-Editore, 1886

In 8°; 97, (3), IV pp. Brossura editoriale con titolo, autore, stampatore ed anno di stampa impresso in nero al piatto anteriore. Antico timbretto di proprietà privata al piatto anteriore. Esemplare in barbe. All’interno in ottime condizioni di conservazione. Piccoli difetti al dorso. Prima rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU o in nessuna delle bibliografie consultate. Una seconda edizione uscì lo stesso anno con la scirtta “seconda edizione” al frontespizio. Alcuni esemplari della seconda edizione presentano in fondo al volume XIIIMG_2403_clipped_rev_1 pagine invece che le IV della prima edizione e di alcune copie della seconda. L’opera fa parte della trilogia “educativa”, comprendente anche una “grammatichina e l’Abbaco” come scrive lo stesso Conti nell’introduzione che Collodi pensò adatte a portare nozioni geografiche, letterarie e storiche ai bambini delle scuole italiane. Sulla scia del successo di Pinocchio e del Viaggio in Italia di Giannettino, Collodi decise di sfruttare pedagogicamente la figura di Giannettino. Il volume che fin dalla prima edizione presentava l’introduzione di A. Conti, descrive luoghi, fiumi, montagne, regioni e città italiane in forma di brevi dialoghi divertenti e simpatici che vedono come protagonista, proprio, Giannettino. Anche la seconda edizione dell’opera è assai rara anche per il tipo di utilizzo che ne veniva fatta ma questa prima edizione è rarissima, tanto da non vedere nessun esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: Bibliografia di Carlo Lorenzini (Collodi) compilata da Clementina Puccinelli, Roma, Serie Bibliografica – N. 1, Edizioni del Messaggero della Libreria Italiana, 1933, pag. 11.IMG_2406_clipped_rev_1

350 euro

14) ASTRONOMIA ECLISSI ASTRONOMY PRIME EDIZIONI CASALE MONFERRATO OSSERVATORIO ASTRONOMICO DI BRERA MATEMATICA

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Celoria Giovanni,

Sull’Eclissi solare totale del 3 giugno 1239, Memoria di Giovanni Celoria,

Milano, Pisa, Napoli, Ulrico Hoepli Editore-Librajo, 1875

In folio; 26 pp. e una c. di tav. fuori testo con percorso dell’eclissi solare. Brossura editoriale arancione con titolo, autore, stampatore e anno di stampa inciso in nero al piatto anteriore. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione di questo scritto astronomico dedicato all’eclissi del 3 giugno del 1239, dal noto astronomo, accademico e politico italiano, Giovanni Celoria (Casale Monferrato, 29 gennaio 1842 – Milano, 17 agosto 1920). L’autore, laureatosi alla Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino nel 1863, lavorò sotto la direzione di Giovanni Virginio Schiapparelli presso l’Osservatorio Astronomico di Brera, per tutta la vita. Nel 1900 divenne Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera prendendo il posto di Schiapparelli, abbandonandola solo nel 1917, quando si ritirò a vita privata. Insieme all’attività di ricerca presso l’Osservatorio Astronomico, insegnò Geodesia al Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano, divenendo anche presidente della Commissione geodetica italiana. Fu socio di diverse prestigiose accademie come l’Accademia dei Lincei, della Società italiana di scienze naturali, della quale fu anche direttore e dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere. Nel 1909 divenne Senatore del Regno d’Italia. In quest’opera l’autore ricostruisce le fonti storiche di questa eclisse e gli aspetti astronomici della stessa. Prima ed unica edizione, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU: IT\ICCU\MIL\0684201.

35 euro

15) COMETE COMETA 1909I ASTRONOMIA ASTRONOMY SPECOLA DI BRERA MATEMATICA

IMG_2610_clipped_rev_1Gabba Luigi,

La Cometa 1909I (Borrelly-Daniel) e la sua orbita, Memoria dell’ingegnere Luigi Gabba.

Milano, Ulrico Hoepli Editore-Librajo della Real Casa, 1915

In folio; 44 pp. Brossura editoriale con titolo, autore, editore e anno di stampa, impressi in nero al piatto anteriore. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questa importante monografia dedicata alla cometa 1909I la Borrelly-Daniel, scritta dal celebre astronomo e accademico italiano, Luigi Gabba (Torino, 18 dicembre 1872 – Borgomanero, 28 settembre 1948). L’autore, laureatosi a Torino in ingegneria, iniziò, subito dopo la laurea, ad interessarsi ad astronomia frequentando gli osservatori astronomici di Torino, lavorando sotto, Lorenzo Porro e poi anche quello di Roma. Nel 1901 entrò alla Specola di Brera con la qualifica di assistente incaricato di Giovanni Celoria. Dal 1917 al 1921 divenne direttore della specola di Brera aggiornandone ed aumentandone notevolmente la strumentazione scientifica, aggiungendo anche apparecchi geodetica e meteorologici, aumentando la biblioteca dell’istituto. Nel 1824 divenne professore d’astronomia e l’anno dopo astronomo effettivo della Specola di Brera. Nel 1826, vincendo un concorso, assunse, anche, la direzione dell’Osservatorio astronomico di Teramo. Durante la sua vita insegnò anche all’Università di Milano e a quella di Pavia. Gabba fu autore prolifico scrisse di astronomia sferica ed osservativa, astrometria e meccanica celeste ma anche di storia dell’astronomia. L’opera qui presentata, è la rarissima e dotta dissertazione con la quale Gabba presentò i suoi studi sulla cometa 1909I. La C/1909 L1 (Borrelly-Daniel) è una cometa non periodica, scoperta il 14 giugno 1909 dall’astronomo francese Alphonse Borrelly ed il 15 giugno 1909 dall’astronomo statunitense Zaccheus Daniel. Il 14 giugno 1909 la cometa era di 10,5a, il 18 giugno 1909 raggiunse la 9a, l’8 luglio 1909 il suo nucleo era di 13a. Copia rara, un solo esemplare censito in ICCU, ed in perfette condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\1369632.IMG_2611_clipped_rev_1

130

16) MATEMATICA ASTRONOMIA ASTRONOMY VOGHERA BRERA PRIME EDIZIONI

IMG_2606_clipped_rev_1Plana Giovanna Antonio Amedeo (Plana Jean),

Note sur un cas particulier du mouvement elliptique par Jean Plana,. Insieme a: Note sur les coefficients theoriques determines par Tobie Mayer, Relativement aux deux inegalites lunaires en longitude, ayant pour argument …

Turin, De l’imprimerie Royale, 1860

In folio; 16 pp. e 7, (5 b.) pp. Brossura coeva muta con dedica manoscritta coeva della figlia di Plana, Sophie. Prima ed unica edizione in forma monografica di questi due articoli estratti dalle “Memoires de L’Academie des Sciences de Turin”, scritto dal celebre matematico, astronomo, geodeta e senatore italiano, Giovanni Antonio Amedeo Plana (Voghera, 6 novembre 1781 – Torino, 20 gennaio 1864). Mandato dalla famiglia a studiare a Grenoble dove divenne amico di Stendhal. “Dal 1800 frequentò l’università all’École polytechnique di Parigi, con Lagrange (del quale fu l’unico allievo italiano e più tardi sposò una nipote), Laplace, Legendre e Fourier”. Nel 1811 iniziò ad insegnare all’università di Torino. Dal 1815 iniziò ad insegnare calcolo infinitesimale. “Nel 1820 fu tra i vincitori di un premio indetto dall’Accademia delle scienze francese per la costruzione di tabelle lunari basate esclusivamente sulla legge di gravitazione universale. Nel 1831 Plana costruì il Calendario Meccanico Universale che, grazie ad un IMG_2605_clipped_rev_1ingegnoso sistema di ruote dentate, catene e viti, è in grado di identificare un giorno qualunque dall’anno 1 fino al 4000. Non solo, il calendario fornisce anche informazioni riguardanti lunazioni e maree.”. Come scrive Marco Ciardi nel suo articolo dedicato a Plana nel Dizionario Biografico degli Italiani nell’edizione del 2015: “Nel 1832 Plana dette alle stampe la Théorie du mouvement de la Lune, monumentale opera in tre volumi, compendio delle ricerche dell’astronomo reale in questo settore. La pubblicazione fu finanziata dal re Carlo Alberto. Proprio in quell’anno, tuttavia, la vita di Plana fu segnata da un evento luttuoso, che ebbe notevoli ripercussioni sui suoi comportamenti pubblici e privati: la perdita del figlio Luigi Lodovico, di soli sette anni. La figlia di Plana, Sofia, sarebbe invece incappata, nel 1840, in uno sventurato matrimonio con un avventuriero cacciatore di doti, vicenda che avrebbe provocato allo scienziato piemontese ulteriori sofferenze e dispiaceri”. L’opera qui presentata analizza un caso particolare di un movimento ellittico attraverso complessi calcoli matematici. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione, con dedica autografa. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1124619.

50 euro

17) GEOLOGIA PALEONTOLOGIA PRIME EDIZIONI AUTOGRAFI LOMBARDIA FOSSILI LECCO

IMG_2603_clipped_rev_1Stoppani Antonio,

Essai sur les conditions générales des couches a avicula contorta et sur la constitution géologique et paléontologique speciale de ces memes couches en Lombardie et sur la constitution definitive de l’etage infraliasien par l’abbé Antoine Stoppani.

Milan, Imprimerie de Joseph Bernardoni, 1861

In folio; 49, (1 b.) pp. e una fascetta di errata. Brossura editoriale rosa con titolo impresso in nero entro cornice. Dedica autografa dell’autore al margine alto del frontespizio. Due pecette di adesivo alla brossura a chiudere due piccoli difetti e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione ed in barbe. Una piega al centro dell’opera e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione, rara, di questa importante opera di geologia e paleontologia, scritta dal noto geologo, paleontologo, patriota, accademico e presbitero italiano, Antonio Stoppani, battezzato Narciso Carl’Antonio Stoppani (Lecco, 15 agosto 1824 – Milano, 1º gennaio 1891). L’opera rappresenta un’importante studio dedicato alla presenza dei fossili di Avicula Contorta e di latre conchiglie nel territorio della Lombardia. Come scrive Elena Zanoni, nell’articolo dedicato a Stoppani nel “Dizionario Biografico degli Italiani”, Volume 94 (2019): ” A seguito di tali eventi, infatti, dovette affrontare un periodo di difficoltà e, non essendo incline alla cura d’anime, accettò l’incarico di precettore privato a Como e poi a Milano in casa della famiglia Porro. In questi anni Stoppani poté dedicarsi con continuità agli studi naturalistici e all’incremento della sua collezione di fossili iniziata durante l’adolescenza. Questa collezione conquistò l’ammirazione del geologo austriaco Franz Ritter von Hauer, che indusse Stoppani a realizzarne un catalogo poi pubblicato nel 1857 a Milano con il titolo di Studii geologici e paleontologici sulla Lombardia, dedicati alla descrizione di un territorio la cui conoscenza da un punto di vista geologico e paleontologico era, all’epoca, assai limitata. Tale opera lo fece conoscere come scienziato di valore e gli valse la nomina a membro dell’Istituto lombardo di scienze, lettere e arti. Inoltre, gli consentì di avere accesso alle raccolte del Museo civico di Milano e di entrare IMG_2604_clipped_rev_1in contatto con molti naturalisti italiani e stranieri. La reputazione acquisita gli permise di essere tra i membri fondatori della Società geologica residente in Milano, prima società geologica nata in Italia. Nel 1858 iniziò poi la compilazione della Paléontologie lombarde, opera in quattro parti redatta in francese con la collaborazione dei colleghi Emilio Cornalia e Giuseppe Meneghini e completata nel 1881. […] Nel 1861 fu nominato professore straordinario alla cattedra di geologia appena istituita presso l’Università di Pavia e voluta per lui da Francesco Brioschi. Tre anni dopo divenne professore ordinario di geognosia e mineralogia presso l’Istituto tecnico superiore di Milano. Qui insegnò fino al 1877, quando accettò la proposta di trasferimento all’Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, dove tenne la cattedra di geologia e geografia fisica e l’incarico di direttore del gabinetto di geologia fino al 1882. In quell’anno tornò nuovamente all’Istituto tecnico di Milano. Qui assunse anche l’incarico di assistente spirituale del Collegio Reale delle fanciulle a S. Maria della Passione. Negli anni di insegnamento a Milano, Stoppani si dedicò con impegno al riordino e all’ampliamento delle collezioni paleontologiche del Museo civico di storia naturale, di cui divenne direttore in quello stesso 1882, e tenne ogni anno delle conferenze pubbliche di scienza popolare che ebbero grande successo.”. Prima edizione, autografa ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MIL\0684632.

100 euro

18) ASTRONOMIA PRIME EDIZIONI OSSERVATARIO ASTRONOMICO DI BRERA PONTE DI VALTELLINA MILANO CERERE PIANETI SCOPERTE ASTRONOMICHE

IMG_2600_clipped_rev_1Giovanni Piazzi, Barnaba Oriani,

Corrispondenza Astronomica fra Giuseppe Piazzi e Barnaba Oriani, pubblicate per ordine di S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione.

Milano, Pisa, Napoli, Ulrico Hoepli Editore-Librajo, 1875

In folio; (4), 204 pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore. Qualche lieve segno del tempo e strappetto al margine esterno, senza perdita di carta, a fogli chiusi e nel complesso ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questa monografia dedicata alla corrispondenza astronomica dei due grandi astronomi italiani Giuseppe Piazzi (Ponte in Valtellina, 16 luglio 1746 – Napoli, 22 luglio 1826) e Barnaba Oriani (Milano, 17 luglio 1752 – Milano, 12 novembre 1832). L’opera raccoglie l’importantissima corrispondenza che i due grandi astronomi tennero durante la loro vita. La loro corrispondenza è di enorme importanza per la storia dell’astronomia per l’importanza dei temi trattati. Si ricordi ad esempio la lettera con la quale Piazzi annunciava a Piazzi la scoperta di Cerere. “Risultati delle osservazioni della nuova stella scoperta il dì primo gennaio all’Osservatorio Reale di Palermo – Palermo 1801. Già da nove anni travagliando io a verificare le posizioni delle stelle che si trovano raccolte ne’ vari Cataloghi degli astronomi, la sera del primo gennaio dell’anno corrente, tra molte altre cercai la 87.a del Catalogo delle stelle zodiacali dell’Abate La Caille. Vidi pertanto che era essa preceduta da un’altra, che secondo il costume, volli osservare ancora, tanto maggiormente, che non impediva l’osservazione principale. La sua luce era un poco debole, e del colore di Giove, ma simile a molte altre, che IMG_2601_clipped_rev_1generalmente vengono collocate nell’ottava classe rispetto alla loro grandezza. Non mi nacque quindi alcun dubbio sulla di lei natura. La sera del due replicai le mie osservazioni, e avendo ritrovato, che non corrispondeva né il tempo, né la distanza dallo zenit, dubitai sulle prime di qualche errore nell’osservazione precedente: concepii in seguito un leggiero sospetto, che forse esser potesse un nuovo astro. La sera del tre il mio sospetto divenne certezza, essendomi assicurato che essa non era Stella fissa. Nientedimeno, avanti di parlarne aspettai la sera del 4, in cui ebbi la soddisfazione di vedere, che si era mossa colla stessa legge che tenuto aveva nei giorni precedenti.” Anche se le osservazioni di Piazzi lo portarono verso la scoperta di un nuovo pianeta, nelle pubblicazioni ufficiali, l’autore fu molto più prudente ma la corrispondenza qui pubblicata, dimostra come contemporaneamente, il dibattito epistolare con Oriani, fosse molto vivo ed in esso si sbilanciasse molto di più che sui canali ufficiali: “Avevo annunciato questa stella come una cometa, ma poiché non è accompagnata da alcuna nebulosità, e inoltre il suo movimento è così lento e piuttosto uniforme, mi è venuto in mente più volte che potesse essere qualcosa di meglio di una cometa”. Prima rara edizione, un solo esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\0627765.

140 euro

19) PRIME EDIZIONI COSMO SPAZIO VUOTO FISICA

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Paganini Carlo Pagano,

Dello Spazio saggio cosmologico,

Pisa, Tipografia Nistri, 1862

In 8°; (2), 58, (2) pp. Brossura editoriale azzurra con titolo in nero entro quintupla cornice in nero al piatto anteriore. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima edizione in forma singola (lo scritto era già comparso negli “Annali dell’Università Toscane, T. VII), non comune, di questo scritto del noto filosofo lucchese, Carlo Pagano Paganini (Lucca, 28 gennaio 1818 – Pisa, 6 novembre 1889). Professore all’Università di Lucca prima e di Pisa, poi, fu uno strenuo difensore della dottrina rosminiana anche quando questa, fu fortemente attaccata da vari ambienti ecclesiastici. L’opera è un dottissimo trattato dedicato al concetto di “spazio” ed alla “qualità” di esso arrivando a dibattere se lo “spazio” sia un concetto reale vuoto o meno. Opera rara e curiosa di interesse cosmologico, filosofico e fisico.

50 euro

20) RISORGIMENTO FILOSOFIA LETTERATURA LEGATURA SALUZZO PELLICO OTTOCENTO EIDIZIONI RARE STAMPATORI MONTARSOLO

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IMG_2460_clipped_rev_1Pellico Silvio,

Opere scelte di Silvio Pellico, cioè le Mie Prigioni ed i Doveri degli Uomini con un ritratto dell’autore. Tomo Primo – Secondo.

In Besanzone, Presso Montarsolo, 1835

13,2×8,7 cm; 2 tomi in un volume: (8), 253, (1) pp. e una c. di tav. fuori testo, (4), 188 pp. Bella legatura ottocentesca da amatore in pelle nera con titolo e filettatura in oro al dorso, un leggero difetto alla cerniera anteriore. Cornice in doppio filetto in oro ai piatti e tagli riccamente dorati. Nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. All’interno in perfette condizioni di conservazione. Edizione fra le prime e meno comuni delle due principali opere del grande letterato, scrittore, poeta e patriota italiano, originario di Saluzzo, Silvio Pellico. Bellissimo ritratto di Pellico, protetto da velina coeva, all’antiporta. Un solo esemplare censito in ICCU. La Librairie de Montarsolo, stampò, nello stesso anno, un’edizione in IMG_2458_clipped_rev_1francese in tre tomi. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione in bella legatura amatoriale e dalle pagine fresche e pulite. Rarissima edizione delle due principali opere del grande scrittore, poeta e patriota italiano, Silvio Pellico (Saluzzo, 25 giugno 1789 – Torino, 31 gennaio 1854). A proposito delle “Mie Prigioni”, scrive Stefano Verdino nel suo Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 82 (edito nel 2015): “Mentre il 9 maggio 1831 sconsigliava a Maroncelli, esule a Parigi, di pubblicare «una relazione sui martiri dello Spielberg» (Pedraglio, 1904, p. 187), intraprese Le mie prigioni incoraggiato da Balbo e stimolato dal suo direttore spirituale Giovanni Battista Giordano (1755-1836), curato della chiesa di S. Rocco. Decisivo, per la stampa, fu l’intervento del guardasigilli conte Giuseppe Barbaroux, come riconobbe lo stesso Pellico: «Egli lesse il mio manoscritto, sorrise degli scrupoli politici della Revisione, e dando la sua approvazione, m’onorò di parole di stima, e disse ch’io aveva fatto un libro cristiano e lodevole» (Lettere famigliari inedite, a cura di C. Durando, I, Torino 1876, p. 470). Il 1° settembre 1832 Pellico rilasciò a Giuseppe Bocca, «libraio di S.M.», ricevuta di «lire nuove di Piemonte Nove Cento» (Parenti, 1952, p. 39) per la proprietà integrale e perpetua del suo manoscritto. Ne derivò una questione filologica, poiché nessuna stampa fu licenziata da Pellico: già la prima nel novembre 1832 uscì con dei tagli; proliferarono, inoltre, edizioni pirata e pasticciate, dato l’enorme successo del libro. Scriveva a Balbo il 19 novembre 1832: «Ma sia quella specie di favore che il pubblico ebbe sinora per me, sia la curiosità che naturalmente mettono le narrate vicende d’un così detto Carbonaro, sieno queste od altre IMG_2457_clipped_rev_1ragioni, il libro in questi primi giorni si vende a furia. Se non m’inganno, piace ai più. Se n’adirano tuttavia parecchi: e sono gli ultra-liberali, ed alcuni IMG_2456_clipped_rev_1della parte opposta. […] Ed io che fo? Ascolto in pace il bene e il male, come se il libro non fosse mio, e persisto a sperare che non sia interamente libro disutile al nostro paese» (Epistolario, Firenze 1856, p. 95). Ne inviò, con dedica («hommage de la respectueuse reconnaissance»), una copia anche al principe di Metternich, che il 10 gennaio 1833 in un dispaccio al conte Charles-René de Bombelles notava acutamente: «C’è senza dubbio molta arte nella semplicità e nella moderazione con le quali questo libro è scritto; e per questo esso è ancor più pericoloso per dei lettori i quali, non trovandovi alcuna menzione del crimine compiuto, saranno indotti a vedere nel prigioniero dello Spielberg un martire politico, vittima di un potere dispotico. Confesso che mi riesce difficile comprendere come mai la Censura a Torino ha così mal valutato l’effetto che doveva immancabilmente produrre questa pubblicazione. Ma ormai è troppo tardi per cercare di rimediare al male che è stato fatto» (Saluzzo e Silvio Pellico nel 150esimo de “Le miei prigioni”, a cura di A.A. Mola, 1984, p. 25).”. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LO1\1403389.

200 euro

21) DONNE AMORE SENTIMENTI CICISBEI CONVULSIONI CURIOSITA’ PRIME EDIZIONI

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Pirani Giovanni,

Le convulsioni delle signore di bello spirito di quelle che affettan letteratura e dell’altre attaccate dalla dolce passione d’amore, malattia di questo secolo. Con l’Anatomia di alcuni Cuori, e Cervelli di esse. Del Signor Dott. Giovanni Pirani di Cento.

In Venezia, Nella Stamperia Graziosi a S. Appolinaire, 1789

In 4° piccolo; XVI, (1), 17-94 pp. Brossura muta azzurra coeva. In barbe. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza “Ex libris Mei Hyacinthi Castoldi”. Prima edizione di questa curiosa opera del noto avvocato centese, Giovanni Pirani. L’opera è una curiosissima monografia dedicata a «cicisbei, damerini ed amatori languenti [.], delizia delle signore, onnipotenti nel regno di Cupido» come scritto a pagina VIII nella quale vengono analizzati i sentimenti femminili da un punto di vista maschile, prima fra tutto l’amore, sentimento femminile per antonomasia con il quale la donna strega l’uomo. L’autore vede nelle convulsioni femminili, una causa diretta della sensibilità femminile, assai superiore a quella maschile, senza cogliere gli aspetti medici dell’epilessia. In particolare l’autore, dedica un intero capitolo a criticare e metter in guardia le donne, sui cicisbei e sui loro comportamenti indegni. Cfr. G.L. Di Mitri, Storia biomedica del tarantismo nel XVIII secolo, 151.

180 euro

22) MUSICA SPARTITI CLASSICI SONATE BEETHOVEN PIANOFORTE

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Beethoven Ludwig Van, Czerny Carl,

Collezione completa delle Sinfonie di Luigi Van Beethoven ridotte per pianoforte a quattro mano da Carlo Czerny. 33407 Sinfonia in R. Maggiore 36; 33409 in Si b maggiore 60; 33408 in Mi b maggiore 55

Milano, R. Stabilimento Nazionale di Tito di G. Ricordi, S. data (ma 1863 come da timbro a secco ricordi alla prima pagina della prima opera)

In oblungo; 43, (1) pp., 45, (1) pp.; 49, (1) pp. Legatura coeva in mezza pelle con filetti in oro al dorso e piatti foderati con carta nera coeva. Qualche strofinatura e segno del tempo alla legatura, all’interno in ottime condizioni di conservazione. Antica firma d’appartenenza alla prima carta bianca “Maria Sandonnini 1863”. Insieme di tre sinfonie di Beethoven nella riduzione per pianoforte del celebre compositore, pianista e didatta austriaco, Carl Czerny (Vienna, 21 febbraio 1791 – Vienna, 15 luglio 1857). Tutti i fogli presentano la chiara battuta della tavola. Ogni composizione presenta all’inizio, un bel frontespizio inciso. Edizione non comune. IMG_2594_clipped_rev_1

90 euro

23) RAFFAELLO POMPEIANE SERIE COMPLETA ORE DEL GIORNO E DELLA NOTTE

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Raffaello Sanzio, Jacques Louis Petit,

Le ore del giorno e della notte, Serie completa di 12 tavole.

S. luogo (ma Paris), Alexandre Richome, Beaublé Fils. Sculp., S. data (ma 1803 -1806)

42,5×28,5 cm; rarissimo insieme di tutte e 12 le tavole tratte dalle “Ore del giorno e della notte” di Raffaello Sanzio. Testo in italiano sotto ogni incisione. Bellissima e fine coloritura coeva. Ogni tavola è inserita in una cornice ottocentesca con intarsi in osso. La maggior parte delle stampe presenta una lieve scritta a matita, chiaramente coeva, con le indicazioni dei colori da utilizzare per colorare la stampa. A parte i difetti sotto riportati, le stampe so presentano in buone condizioni.

Qualche difetto

Ora prima di Giorno: una piccola mancanza all’angolo alto. Due piccoli segnetti di piega ai margini, ininfluenti.

Ora seconda di Giorno: due piccoli, ininfluenti, strapetti al margine esterno, senza perdita di carta.

Ora terza di Giorno: Piccole mancanza di carta agli angoli, nel margine esternoIMG_2556_clipped_rev_1 bianco e ai lati della stampa, non particolarmente significativi.

Ora quarta di Giorno: qualche piccola mancanza di carta al margine esterno bianco, ed una piccola mancanza di carta che tocca la parte esterna, non particolarmente significativo.

Ora quinta di Giorno: un lievissimo difetto con piccolissima perdita di carta al margine alto ed uno strappetto senza perdita di carta al margine esterno, tutti e due ininfluenti.

Ora sesta di Giorno: Lievi mancanza di carta al margine esterno bianco ed uno strappetto abilmente restaurato, non particolarmente significativi.

Ora prima di Notte: Piccole mancanza di carta ai margini esterni bianchi, uno strappo senza perdita di carte restaurato abilmente.

Ora seconda di Notte: due piccole mancanze al margine basso bianco, ininfluenti

Ora terza di Notte: Mancanza di circa un centimetro di carta al margine alto.

Ora quarta di Notte: una piccola mancanza all’angolo alto destro, uno strappetto senza perdita di carta abilmente restaurato. Mancanza nella parte bassa della stampa (immagine completa), quella parlata dove però è stata conservata, proprio, la parte parlata.

Ora quinta di Notte: due piccolissime mancanze al margine basso bianco, ininfluenti.

Ora sesta di Notte: immagine completa, manca la parte bassa parlata che è stata anticamente integrata a mano riprendendo la scrittura delle altre incisioni. Un piccolissimo forellino al margine alto al centro, probabilmente dove la stampa era stata attaccata.

Raffaello si ispirò per la realizzazione di questa serie da originali, reperiti a Pompei e conservati presso il Museo di Napoli (come visibile sulla collezione On-line dell’Harvard College). La serie edita da Beaublé è reperibile e consultabile, in alta definizione, presso il sito del British Museum.

Le figure femminili drappeggiate, si sviluppano su uno sfondo scuro. In basso ogni incisione presenta un’immagine con animali, piante e ed oggetti di chiaro gusto pompeiano. Le tavole sono rare ma rarissimo è trovare un set completo.IMG_2555_clipped_rev_1

2.200 euro

24) ELETTRICITA’ ESPOSIZIONE DI TORINO TELEFONO TELEFONIA LAMPADE LAMPADINE TELEGRAFO OROLOGERIA ALLAMRI INVENZIONI

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Paolo Meardi,

L’elettricità e le sue applicazioni all’Esposizione di Torino del 1884 con 70 incisioni nel Testo.

Milano, Presso gli Editori del “Giorno”, 1885.

In 8°; 232, XXXII pp. Brossura editoriale illustrata con titolo impresso in nero e rosso al piatto anteriore. Leggere tracce di polvere alla copertina e per il resto, all’interno, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questa interessante opera dedicata all’elettricità, alle sue applicazioni ed invenzioni più recenti presentate all’esposizione di Torino che si tenne nel 1884. Fra le innovazioni presentate: Applicazioni industriali e domestiche, Apparecchi di misurazione e d’induzione, Conduttori, Trasporto do energia, Block-Systems, Freni elettrici, Generatori – Elettrovigili, Orologi elettrici, Segnalazioni, Elettro-Terapia, Telegrafi – Telefoni, Galvanoplastica, Generatori secondari, Pile – Sonerie, Macchine e Lampade, Accumulatori, Elettricità Statica, Luce elettrica, Elettrometallurgia, Parafulmini. Fra le invenzioni presentate: Accenditore elettrico comune; Accenditore elettrico di gaz; Apparato per l’accensione delle polveri piriche; Acido prussico per argentatura; Accumulatori industriali; Accumulatori tascabili; Accumulatori Gadot; Amperometro; Apparato rilevatore per cronografi; Galvanometro; Voltametro; Avvisatore per incendio; Avvisatore per ladri; Barometro elettrico registratore; Serratura elettrica Meardi; Termometri elettrici diversi; Batterie di Pile; Carboni per lampade; Commutatori e Interruttori; Conduttori (Corde, Cordoni, Fili); Elettroterapia (anelli elettrici dorati, Anelli elettrici di zinco, Asta Mucci per elettroterapia, bracciali, cintura ecc.); Elettrostatica e Magnetismo (Elettroscopio, Elettroforo, Pistola di Volta, Quadro fulminante di Franklin); Galvanoplastica; Giuntafili, Morsetti e serrafili; Isolatori; Lampade ad Arco; Lampade ad incandescenza (spillone, Swan, Crut, Nothomb, Edison, Woodhouse Rawson, chiuse in un tubo d’acqua, a filo di Platino, Changy); Macchine dinamoelettriche; Manometri; Microfoni e Telefoni (Apparecchio piccolo di induzione elettro-magnetico, Apparecchio telefonico Adler, Apparecchio magneto-microtelefonico completo Bell-Blake, Apparecchio telefonico con soneria a pila completa, Apparecchio Maiche completo per due telefoni, Apparecchio Blacke con telefono soneria pila, Tavolo per comunicazione per più linee telefoniche, Telefono uso Bel al paio, Telefono vero Bell, Telefono Duplay); Motori elettrici (Ferrovia elettrica con binario e un elemento Grenet, Fontana elettrica a getto, Motore Baudet, Motore Trouvé, Motore Radiguet, Motore Griscom, Motorini elettrici, Piccolo battello con motorino elettrico); Orologi e pendole (Sveglie elettriche con suoneria a pile, Pendole elettriche ecc.); Parafulmini; Pile; Porta-Lampade e sospensioni; Quadri indicatori; Rocchetti di Ruhmkorff; Sali; Sonerie; Tasti e tastiere (Bottone, Calamaio, Maniglie, Pedali ecc.); Telegrafia (Apparecchio telegrafico morse tipo italiano scrivente, Apparecchio telegrafico Morse tipo americano scrivente come sopra, Apparecchio semaforico con disco, Apparecchio telegrafico Morse sistema svizzero, Avvolgicarta, Manipolatore, Relais ecc.); Vasi Porosi; Vasi di vetro; Zinchi per pile. Opera rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMS\0064268.

130 euro

25) STORIA LOCALE PORETTA TERME BOLOGNA ACQUE MINERALI MINERALOGIA PRIME EDIZIONI FOTOGRAFIA STORIA DELLA FOTOGRAFIA

 IMG_2435_clipped_rev_1IMG_2436_clipped_rev_1IMG_2437_clipped_rev_1    IMG_2441_clipped_rev_1 IMG_2439_clipped_rev_1 IMG_2440_clipped_rev_1

IMG_2434_clipped_rev_1AA. VV.,

Illustrazione delle terme di Porretta e del suo territorio pubblicata per deliberazione del Consiglio Provinciale di Bologna.

Bologna, Regia Tipografia, 1867

In 4°; VIII, 468; (4) pp. e 18 c. di tav. delle quali 6 con foto all’albumina coeve applicate con magnifici scorci e vedute del celebre paese della provincia bolognese. Legatura editoriale con titolo impresso in nero sul piatto anteriore entro cornice con doppio filetto. Titolo impresso in nero anche al dorso. Piccola ed antica nota ottocentesca di possesso privato al frontespizio. Qualche lieve difetto e mancanza della carta in corrispondenza delle cerniere ma nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. All’interno del piatto anteriore ex-libris di proprietà privata. Esemplare con le pagine leggermente ed uniformemente brunite (come tutti gli esemplari conosciuti a causa della qualità della carta utilizzata) ma privo di fioriture e foxing, spesso presenti in numerosi esemplari. Prima edizione di questaIMG_2438_clipped_rev_1 celeberrima edizione dedicata alle acque termali di Porretta Terme e alla storia dell’Istituto termale. Nel volume sono presenti con articoli dedicati alla geologia, alla fauna, alla topografia del territorio, alle acque termali ed alle loro qualità medico-mineralogiche con articoli di D. Santagata, G. Bianconi, G. Bertoloni, G. Toldi, G. Sgarzi, M. Paolini. 4 tavole litografiche raffigurano i famosi “quarzi a tramoggia” porrettani, contenenti acqua. La prima tavola fuori testo è quella del “bue porrettano” che secondo un’antica leggenda medioevale, malato, fu lasciato libero dal suo padrone ed andò a dissetarsi presso la IMG_2433_clipped_rev_1sorgente termale. Miracolosamente guarito, il bue ritornò dal suo padrone che iniziò a decantare le qualità miracolose della sorgente di Porretta. In realtà, le terme erano già ben conosciute in epoca romana come dimostrano numerosi rinvenimenti archeologici avvenuti nella zona. In epoca medioevale la zona venne lentamente abbandonata, fino a divenire, quasi disabitata. Nel XII° secolo il territorio di Poretta passa alla diretta dipendenza del “Comune di Bologna” venendo riscoperto e divenendo meta turistica delle ricche famiglie della città felsinea. E’ proprio in questo periodo che prende forma il nuovo abitato di Porretta ed anche le prime strutture ricettive del luogo. Dal XV° secolo in poi, il luogo inizia a guadagnare sempre più fama, vedendo fra i suoi visitatori abituali illustri personaggi come Lorenzo il Magnifico, Niccolò Machiavelli, Andrea Mantegna e Gioachino Rossini. Importante opera di storia locale e mineralogia. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione completo della brossura editoriale. Rif. Bibl.: Lozzi,II, 3795-3796; IT\ICCU\SBL\0405888.

650 euro

26) POESIA PRIME EDIZIONI FERRARA TAMARA FUTURISMO CREPUSCOLARISMO

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Govoni Corrado,

Brindisi alla Notte, Poesie.

Milano, Bottega di Poesia, 1924

In 8°; 152, (8) pp. Brossura editoriale verde con titolo impresso in nero entro cornice verde. Magnifico esemplare in perfette condizioni di conservazione ed a fogli ancora chiusi. Tiratura limitata di 525 esemplari, il nostro porta il numero 375. Prima edizione di questa celebre raccolta di poesie del grande poeta ferrarese, Corrado Govoni (Tamara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965). Fra i poeti “crepuscolari” in gioventù, aderì in seguito al futurismo divenendone uno dei rappresentanti di punta pur continuando a mantenere nella sua produzione letteraria aspetti dannunziani, “immagini” liberty e crepuscolari affiancando toni tipici del modernismo futurista nelle descrizioni degli ambienti cittadini, l’idillio dei paesaggi campestri a lui cari per la sua sensibilità di uomo cresciuto in campagna. Scrive Riccardo D’Anna nel Dizionario Biografico degli Italiani (Volume 58, 2002) che Govoni è una “Figura a suo modo emblematica di scrittore poligrafo e prolifico, il G. attraversò con originalità il complesso universo che si andava muovendo intorno alla “nuova poesia”, sorta nella prima quindicina del secolo, attraversando Pascoli e D’Annunzio, ma soprattutto direttamente partecipando tanto al movimento futurista (collaborò ai Quaderni di poesia, diretti da F.T. Marinetti) quanto, facendo tesoro delle esperienze simboliste e tardo-simboliste in chiave impressionistica e crepuscolare, secondo il credo di una poesia il cui fine non è certo analizzare e descrivere ma puntare piuttosto verso l’ineffabile, evocare sensazioni. Il G. collaborò, inoltre, a La Voce e a Lacerba, ma pubblicò anche su diverse altre riviste, fra cui Riviera ligure di M. Novaro e, dal 1916, sulla rivista partenopea La Diana di G. Marone, che per prima ospitò e diffuse l’esperienza dei poeti ermetici. Già C. Bo individuava quale “punto determinante nella poesia govoniana” la sua stupefacente natura di scrittore: “una natura talmente ricca e sovrabbondante da impedire una classificazione esatta o – caso mai – portata piuttosto a sollecitare una continua collusione con le ragioni del tempo” (p. 314).”. Raro a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione e a fogli chiusi.

110 euro

27) PRIME EDIZIONI ITALIANE LETTERATURA FRANCESE CLASSICI DEL NOVECENTO

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Celine Louis-Ferdinand,

Viaggio al termine della notte,

Milano, Edizioni Corbaccio, 1933

In 8°; (8), 494, (2) pp. Esemplare privo della sopraccoperta ma in ottime condizioni di conservazione. Raro a reperirsi in queste condizioni di conservazione. Prima edizione italiana di uno dei romanzi più iconici del novecento. Luigi Alessio è l’autore della traduzione anche se si firmò con lo pseudonimo “Alex Alexis”. Alessio fu anche il primo traduttore di “Bagatelles pour un massacre”. Scrive Marco Dotti riferendosi al “Viaggio” in un articolo comparso su “Il Manifesto” il 2 gennaio 2012: “Per abbattere i tassi di disoccupazione, abbatteranno i disoccupati? Se lo chiedeva Louis-Ferdinand Céline nell’inverno del 1933, a pochi mesi dall’avventurosa pubblicazione del suo Viaggio al termine della notte. Un libro edito in sincrono, nel ’32, con un’altra grande disamina della lunga deriva di vita e lavoro nel secolo che tardiamo a lasciarci alle spalle, quell’Operaio di Ernst Jünger che, nel suo piano elementare, può (anche) essere letto come l’altra faccia della falsa moneta della tecnica messa alla berlina nel Viaggio. Con una differenza, tra le tante che qui si omettono: se in Der Arbeiter è – come da sottotitolo – di Herrschaft e Gestalt, dominio e forma e, di conseguenza, di mobilitazione totale che si fa questione, nel Voyage il tragitto è inverso, tanto che non è più al piano agonistico e drammatico, ma alla caleidoscopica e dirompente potenza dell’infamia e dell’informe in una prefigurata era di mobilisation infinie che si guarda. Nei panni del medico sociale Eppure entrambi, Jünger e Céline, si sporgono sullo stesso abisso. …”. Prima edizione italiana, rara a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione.

60 euro

28) PINOCCHIO PRIME EDIZIONI PRIMA EDIZIONE ILLUSTRATA A COLORI MUSSINO

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IMG_2478_clipped_rev_1Collodi Carlo,

Le avventure di Pinocchio di C. Collodi disegni a colori di Attilio Mussino.

Firenze, Milano, Roma, Pisa, Napoli, R. Bemporad & Figlio, (7 settembre 1911)

In 4° grande; (4), 486, (2) pp. e numerosissime tavole fuori numerazione, a piena pagina, intercalate nel testo. Piatto anteriore della brossura editoriale perfettamente conservato entro legatura coeva in piena mezza-tela verde con autore, titolo e filetti in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Qualche lieve strofinatura ai piatti. Due strappetti al margine esterno bianco senza perdita di carta in due pagine, ininfluenti, due piccole tracce di sporco al margine esterno bianco di due carte, anche queste ininfluenti e per il resto, nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima e ricercatissima edizione del Pinocchio illustrato da Mussino in forma di volume. Una delle iconografie più conosciute, apprezzate e riprodotte di Pinocchio. La primissima edizione, come quella qui presentata, riporta al colophon la data 7 settembre 1911. Ritratto di Mussino all’antiporta, frontespizio figurato a colori. Attilio Mussino (Torino 1878-Cuneo 1954) pittore, illustratore e caricaturista è stato uno degli illustratori più celebri del novecento. Esordì ancora studente collaborando con i giornali torinesi “Il Fischietto” e “La Luna”. Tra i più interessanti e prolifici illustratori italiani, collaborò al Corriere dei Piccoli, fin dal primo numero. La sua fama è però legata proprio alle più di 500 illustrazioni che realizzò per questa edizione a colori di Pinocchio che vennero premiate all’Esposizione Internazionale di Torino del 1911. “Dalle quaresimali. vignette al tripudio cromatico della piena pagina, l’interpretazione di Mussino, con l’uso di sequenze che guardano al neonato cinema d’animazione e un segno influenzato dalla grafica europea, costituisce una svolta nell’iconografia di Pinocchio” (P. Pallottino, “Un secolo con un palmo di naso”, in “Portfolio illustratori”, anno II, 3). I precedenti illustratori del libro di Collodi furono Enrico Mazzanti nel 1883 (con la prima edizione assoluta dell’opera, presso Paggi) e Carlo Chiostri nel 1901. Alberto Asor Rosa descrive così il Pinocchio di Mussino. “La prima edizione a colori, dovuta ad Attilio Mussino, e’ anche la prima di lusso. Pinocchio e’ ridisegnato completamente: non indossa più il cappello a cono ma una specie di cuffietta, al posto della gorgiera un collettone floscio, inoltre, quasi per ogni capitolo, sono sperimentate tecniche diverse. Abbandonata per cosi’ dire la Toscana, le avventure del burattino sono collocate in un ambiente cittadino, presumibilmente la Torino di giolittiana memoria” (Alberto Asor Rosa, ‘Letteratura italiana. Le opere’, 1992, p. 953). Non comune e raro a reperirsi completo ed in queste buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Biaggioni, pp. 57-59; Fanelli-Godoli, II, p. 77; Biaggioni Pinocchio: cent’anni d’avventure illustrate, n. 3, p. 57-59 (con dettagliatissime descrizioni delle illustrazioni).IMG_2477_clipped_rev_1

1.000 euro

29) PINOCCHIO PINOCCHIATE PRIME EDIZIONI ILLUSTRATE ILLUSTRATORI LIBRI PER RAGAZZI

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IMG_2470_clipped_rev_1Collodi Carlo, Purcheddu Giuseppe,

Le Avventure di Pinocchio storia di un burattino, testo collaudato sulla prima edizione riveduta dall’autore, illustrazioni di Beppe Porcheddu,

Torino, G. B. Paravia, & C., 1942

In 4°; 262, (2) pp. Legatura editoriale coeva in cartoncino rigido foderato da carta animata a colori. Un lieve difetto alla cerniera anteriore con lieve mancanza di carta, qualche altro lieve segno del tempo alla copertina ma per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima assai rara edizione del Pinocchio illustrato dal celebre illustratore, ceramista e pittore italiano, Beppe Porcheddu, meglio noto come Beppe Porcheddu (Torino, 1º maggio 1898 – 27 dicembre 1947 ?). Il Pinocchio di Porcheddu rappresenta, forse, il più bel Pinocchio illustrato insieme a quello di Mussino. Questa prima edizione è assai rara del Pinocchio di Porcheddu. Artista irriverente ed innovatore, si appassiona all’illustrazione durante l’Esposizione Internazionale di Umorismo di Rivoli del 1911 quando assiste alle opere di Arthur Rackham e Edmund Dulac. Giovanissimo inizia a collaborare con il “Corriere dei Piccoli” e sulla “Domenica dei Fanciulli”. Dopo aver partecipato al primo conflitto mondiale inizia a collaborare con diverse testate come “Il Pasquino”, “Numero”, “La Lettura” ecc. All’attività di illustratore, Purcheddu affianca sperimentazioni nella ceramica, nella scultura e nelle scenografie teatrali. Pur collaborando con il “Balilla” è un profondo antifascista e la sua villa ligure è luogo di rifugio di diversi antifascisti. Per un certo periodo è anche presidente del CLN dIMG_2467_clipped_rev_1i Bordighera. Il 27 dicembre del 1947 esce di casa per dirigersi verso Roma dove si sarebbe tenuta una mostra dei suoi disegni ma non giunge mai nella capitale e scompare nel nulla spedendo una lettera criptica alla sorella. Una vicenda che per certi aspetti ricorda quella di Ettore Majorana. Si legge nel numero di Charta 68° relativo alla figura di Purcheddu “Ma c‘è un‘altra eccezione molto più vistosa, ed è l‘edizione Paravia del 1942 de Le Avventure di Pinocchio, che il sottoscritto “che Pinocchio non lo ama più che tanto” considera il capolavoro dell‘illustratore e una delle tre o quattro migliori edizioni illustrate del celebre evergreen di Collodi (alla pari con quelle di Mussino, di Topor, forse di Mattioli e di Mosca, ma questo è un discorso che faremo caso mai un‘altra volta). Qualche lettore in vena di polemiche potrebbe anche contestare l‘affermazione che i disegni di Porcheddu per questo libro siano a colori, poiché la tavolozza è rigorosamente ristretta a tre soli colori, il rosso mattone, l‘azzurro carta da zucchero e il bianco biacca, cui si aggiunge naturalmente il nero. Ma i tre colori diventano poi cinque perché l‘artista ha avuto la geniale trovata di realizzare i disegni su cartoncini non bianchi ma, a seconda dei casi, grigio chiaro o beige. Lo sfondo che rimane libero dal disegno diventa così “in negativo” colore, acquistando una sua precisa e spiazzante valenza cromatica; e il segno grafico di cui già si è parlato, come sempre di impronta grottesca ma assai più stilizzato che negli altri libri, è asservito a un impianto compositivo di ogni singola tavola che appare ancora oggi straordinariamente moderno. Prendiamo a caso, fra i molti possibili esempi, la tavola in cui Pinocchio vola sul dorso del colombo: il paesaggio sottostante (con nuvole che sono piccoli laghi e torrenti di biacca sullo sfondo di un cielo non azzurro ma beige, e montagne che fanno pensare ai picchi dirupati della Monument Valley) ha un‘asprezza e una drammaticità da pianeta alieno che mi sembra più coerente con il clima sadico e l‘intento metaforico della fiaba di Collodi di quanto non lo siano i dolci colli toscani fotografati in modo così accattivante da Dante Spinotti nel recente film di Roberto Benigni.”. Opera rara in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\USM\1395596.IMG_2468_clipped_rev_1

980 euro

30) CACCIA ARTE VENATORIA PRIME EDIZIONI ANIMALI SELVATICI RAPACI

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Villani Rodolfo,

L’esercizio della caccia alle specie dannose, con 150 illustrazioni

Firenze, Editoriale Olimpia, 1941

In 4°; 243, (1) pp. Brossura editoriale illustrata con immagine di uccello rapace al piatto anteriore. Al frontespizio è segnato “Volume IV” perchè l’opera uscì in una collana composto da quattro opere, ognuna a se stante, che comprendeva anche altre tre opere di Villani. Al 1941 era stato pubblicato solo un altro volume, il III “L’esercizio della caccia”. I volumi primo e secondo della seria “Biologia Venatica” e “Assestamento Venatico” saranno pubblicati solo 10 anni dopo. Le prime edizioni di questa collana, edite, durante la guerra sono molto rare e ancor più rare da reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione. Prima edizione. Rodolfo Villani fu autore di diversi noti testi dedicati all’arte venatoria. Esemplare in ottime condizioni di conservazione.

90 euro

31) FILOSOFIA POLITICA ANTIFASCISMO FASCISMO PRIME EDIZIONI STORIA DELLA LETTERATURA

IMG_2443_clipped_rev_1Gobetti Piero,

Opera Critrica, Parte Prima, Arte – Religione – Filosofia; Parte Seconda, Teatro – Letteratura – Storia.

Torino, Edizione del Baretti, 1927

In 8°; 2 tomi: XI, (1), 246, (2) pp. e 340 pp. Brossure editoriali piatto anteriore e posteriore di ogni volume conservate entro belle legature artigianali, della metà del XX° secolo, in mezza-pelle rossa con piatti foderati in bella carta marmorizzata coeva. Dorso a 4 nervi. Autore, titolo, ricchi fregi, filetti, numero del volume impressi in oro ai tasselli che presentano anche filetti in oro. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questa raccolta di scritti del grande filosofo, giornalista, editore, traduttore e antifascista italiano, Piero Gobetti (Torino, 19 giugno 1901 – Neuilly-sur-Seine, 15 febbraio 1926), fu il fondatore delle note riviste Energie Nove, La Rivoluzione liberale e Il Baretti. Attento alle istanze socialiste ed alle rivendicazioni dei movimenti operai, fu una figura di spicco del panorama politico italiano della prima metà del XX° secolo per le sue idee liberali vicino alle istanza di Einaudi, Salvemini (che gli propose anche la direzione dell’Unità) e Prezzolini. Momento cruciale dell’esistenza di Gobetti è la pubblicazione, il 12 febbraio del 1922, del primo numero della sua rivista “La Rivoluzione liberale” alla quale collaboreranno, con regolarità, anche Giustino Fortunato, Antonio Gramsci e Luigi Sturzo. Nel 1923 fonda la sua casa editrice la “Piero Gobetti Editore” che in meno di due anni pubblicherà più di duecento titoli fra i quali le prime opere di Einaudi ed uno dei capolavori della letteratura italiana del novecento, Gli Ossi di Seppia di IMG_2444_clipped_rev_1Eugenio Montale. Moltissime di queste opere furono date alle fiamme durante il fascismo e sono oggi, assai rare, come, ad esempio, lo scritto che Gobetti dedicò a Giacomo Matteotti. L’opera letteraria ed editoriale di Gobetti gli attirò contro l’odio degli ambienti fascisti. Seguito della polizia fascista durante i suoi spostamenti, fino a quando Mussolini, in persona, chiede di “rendere difficile la vita” al noto oppositore del governo fascista, Piero Gobetti e così, il 9 marzo del 1924, viene percosso durante una perquisizione della sua abitazione. Il giorno della scomparsa di Matteotti, Gobetti è fra i primi ad essere sicuro della morte di Matteotti per mano di sicari fascisti. Gobetti, nei mesi seguenti, continua, nonostante i continui attacchi, anche fisici, ai quali è sottoposto, a metter a nudo i terribili crimini fascisti e l’inettitudine del governo. Gobetti scappa in Francia il 3 febbraio del 1926, salutato alla stazione da Eugenio Montale, per sottrarsi alle violenze fasciste sempre più pressanti. Muore 15 febbraio del 1926, giovanissimo, nella clinica di Neuilly-sur-Seine, accudito al suo capezzale dalla sua famiglia e da Francesco Fausto, Francesco Saverio Nitti, Prezzolini e Luigi Emery, fiaccato dagli innumerevoli pestaggi ma rimanendo un fulgido esempio di rettitudine e libertà. Prima edizione di questa raccolta di scritti di uno dei più grandi intellettuali italiani del novecento. Rif. Bibl.: Accame Lanzillotta, n. 111. Gambetti – Vezzosi, p. 1024.

60 euro

32) SPARTITI MUSICALI PIANO-FORTE PIANO MUSICA MANTOVA VERDI VERDIANA ROSSINI BELLINI DONIZETTI

  IMG_2587_clipped_rev_1 IMG_2588_clipped_rev_1 IMG_2590_clipped_rev_1 IMG_2591_clipped_rev_1 IMG_2592_clipped_rev_1

IMG_2586_clipped_rev_1Miscellanea di rari spartiti musicali con riduzioni per pianoforte, in folio, della prima metà dell’ottocento, in legatura in mezza-pelle coeva con dorso a 5 nervi e piatti foderati da carta azzurra coeva (strofinature e qualche segno del tempo). Timbro del rivenditore all’inizio di ogni spartito “Musich Eugenio, Mantova” o “Mantova presso Sante Montebugnoli”. Un leggero alone al margine basso di 4 carte. Un rinforzo antico con pecetta di carta al margine interno di tre carte e sul margine esterno bianco di 4 carte, ininfluenti. All’interno, nel complesso in buone condizioni di conservazione:

1) Rossini Gioacchino, Mi manca la voce nel Mosé, esposto per Piano-Forte con tre Righi da S. Thalberg, edizione coll’aggiunta della sesta riduzione esposta con due righi. Milano, Presso Gio. Canti e C. contrada S. Margherita all’angolo de’ Due muri 1042, S. data (1840 circa). (2), 5, (1) pp. Lastra 572.

2) Bellini Vincenzo, Souvenir du Theatre Italien, Fantaisie Brillante sur des motif de V. Bellini par A. Coria, S. data (ma 1850 circa). (2), 15, (1) pp. Titolo entro bella cornice incisa. Lastra 6010.

3) Barcarola del Marino Falliero Capriccio, per Piano-Forte di Fr. Ferraris, All’Esimia Dilettante La Signora Calzoni Bianca nata Maggi. Milano, Presso Gio. Canti, S. data (ma 1850 circa). (2), 11, (1) pp. Difetti e perdita di carta con spartito nel margine inferiore di pagina 5 e 6 e all’angolo basso bianco di alcune carte. Lastra 2814.

4) Donizetti, Alexandre Billet, Amusement de Salon, 3 Fantaisies pour le Piano sur des themes des Operas Belisario de Donizetti, Beatrice di Tenda de Bellini, Anna Bolena de Donizetti. Composees par Alexandre Billet. Milan, Establissement National de Jean Ricordi, S. data (ma 1850 circa). 13, (1) pp. Lastra 20122.

5) Nocturne pour le Piano dediè a Madame la Princesse de Belgiojoso par Th. Dohler, Pianiste de S. A. R. Charles Duc de Locques. Milan, I. R. Etablissement National Privil.é de Titus de J. Ricordi, S. data (ma 1850 circa). 7, (1) pp. Lastra 13742.

6) Rimembranza dell’Opera Marco Visconti del M.o Petrella per Piano-Forte a 4 mani di C. A. Cambini, a Mad.lle Carletta Audinot. Milano, Presso F. Lucca, S. data (ma 1853-1854 circa). (3), 15, (1) pp. Lastra 8991.

7) I Gemelli Fantasie e divertimenti, per Piano-Forte a quattro mani concertanti composti sopra i migliori motivi di Opere TeatraliIMG_2585_clipped_rev_1 da L. Truzzi. Milano, Presso Gio. Canti e C. contrada di S. Margherita, s. data (ma 1842). 11, (1) pp. Qualche rinforzo antico al margine esterno bianco. Lastra 1669.

8) Verdi Giuseppe, Divertimento per Piano-Forte sopra motivi dell’Opera I Masnadieri di G. Verdi composto da S. Golinelli. Milano, presso F. Lucca, S. data (ma 1842). Bel frontespizio inciso. Piccola mancanza all’angolo inferiore bianco della pagina 7. (2), 11, (1) pp. Lastra 8431.

9) Verdi Giuseppe, La Traviata di Verdi, Divertimento Brillante per Pianoforte di S. Golinelli. Milano, Dall’I. R. Stabilimento Nazionale Privilegiato di Tito di Gio: Ricordi, S. data (ma 1850 circa). 11, (1) pp. Lastra 25680.

10) Rimembranza dell’opera Bondelmonte di Pacini per Piano-Forte di S. Golinelli. Milano, presso F. Lucca, S. data (ma 1850 circa). Frontespizio entro bella cornice azzurra. (2), 9, (1) pp. Lastra 8434.

11) Giuseppe Verdi, Tutte le feste al tempio, Duo nel Rigoletto di Verdi, Variato per Piano-Forte da Egisto Casaglia, Alla Signora Enrichetta Caucher. Firenze, Da Giovan-Gualberto Guidi Editore di Musica, S. data (ma 1850 circa). Lastra 1404. 12, (2) pp.

12) Verdi Giuseppe, Bella figlia dell’amore, quartetto nell’opera Rigoletto di Verdi, Riduzione non difficile di Disma Fumagalli. Milano, Dall’I. R. Stabilimento Nazionale Privilegio di Tito di Gio. Ricordi, S. data (ma 1850 circa). Lastra 26203. 8 pp. Qualche difetto e restauro antico.

13) Verdi Giuseppe, A sua Maestà Maria Adelaide Regina di Sardegna, La Moda Album, Rigoletto, Milano, Presso Gio. Canti, S. data (ma 1850 circa). Brossura editoriale illustrata con ritratto del giovane Verdi entro cornice con scene animate tratte dalle sue opere. Lastra 1937. (2), 132 – 140, (2) pp.

IMG_2593_clipped_rev_114) Verdi Giuseppe, A sua Maestà Maria Adelaide Regina di Sardegna, La Moda Album, Luisa Miller, Milano, Presso Gio. Canti, S. data (ma 1850 circa). Brossura editoriale illustrata con ritratto del giovane Verdi entro cornice con scene animate tratte dalle sue opere. Lastra 1935. 115 – 123, (1) pp.

15) A Monsieur le Duc Antoine Litta Visconti Arese, Reminiscences de l’opera Poliuto (Les Martyres) Morceau de Salon, pour le Piano, par J. Unia. Turin, Chez Jean Canti rt C. rue S. Marguerite N. 1042, S. data (ma 1850 circa). Titolo entro bella cornice azzurra. Lastra 1716. 15, (1) pp.

16) Tre Studj Teatrali per Piano Forte di G. Unia. Op. 71.N. 1 Andante nel Belisario, N. 2 Romanza nell’Ernani. N. 3 Barcarola nel Gianni di Calais. Milano, Presso Gio. Canti contrada S. Margherita, S. data (ma 1850). Titolo entro cornice. Lastra 1955. 11, (1) pp.

17) Grande Valse brillante pour Piano par Jules Schulhoff, Op. 6. Milan, Chez Jean Canti rue S. Marguerite N. 1042, S. data (ma 1850). Lastra 1942. (2), 13, (1) pp.

120 euro

33) PARIGI STORIA FRANCESE POLIZIA BIOGRAFIE STORIA FRANCESE RIVOLUZIONE MOTI RIVOLUZIONARI PRIME EDIZIONI

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Gisquet Henri-Joseph,

Mémoire de M. Gisquet ancien Préfet de police, écrits par lui-même. Tome I – II – III – IV.

Paris, Marchant Editeur du Magasin Theatral, 1840

In 4°; 4 tomi: (6), 552, (2) pp., (6), 489, (3) pp., (6), 523, (3) pp., (6), 479, (3) pp. Legature coeve in mezza-pelle, dorsi assenti. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Segnatura dell’autore al primo volume (a stampa). 4 tomi, completo. Prima edizione di questa raccolta di memorie del noto banchiere, industriale, prefetto di polizia di Parigi e uomo politico francese Henri JosephIMG_2433_clipped_rev_1 Gisquet, nato a Vezin (ex Mosella, ora Meurthe-et-Moselle) il 14 luglio 1792 e morto a Parigi il 23 gennaio 1866. L’opera ripercorre l’avventurosa vita di Gisquet fino al 1840. L’autore iniziò la sua scalata sociale partendo, nel 1808, dalla posizione di semplice impiegato nella banca dei fratelli Perier a Parigi. Nel 1825 fondò una banca sua che portava il suo nome. Durante i turbinosi anni trenta dell’ottocento ricoprì diverse cariche pubbliche fino a diventare, il 15 ottobre del 1831, Prefetto di Polizia di Parigi. Nello stesso anno ottenne anche la Legion d’Onore. Gisquet ricoprì tale carica durante i turbolentissimi anni 30′ venendo a più riprese fortemente criticati dall’opposizione democratica per le sue decisioni eccezionali misure repressive (famoso il caso degli avvenimenti in occasione della morte del Generale Lamarque e le vicende del chiostro di Saint-Merri). Enormi critiche furono riservate anche dalla sua decisione di obbligare tramite decreto, dopo l’insurrezione parigina del giugno del 1832, tutti i medici, i farmacisti e i chirurghi a denunciare alla questur, entro ventiquattro ore i nomi di tutti i feriti che richiedessero il loro aiuto. Dopo l’epidemia di colera dovette vigilare, anche, sull’igiene pubblica. Nel 1836 viene destituito dalla sua carica su forti pressioni dell’opinione pubblica ma molto apprezzato dagli apparati statali, viene promosso, Consigliere di Stato in servizio straordinario. Nel 1839 viene coinvolto in uno scandalo che ne decreta l’allontanamento dai pubblici uffici. Prima edizione di, notevole importanza, per ricostruire la storia parigina della prima metà dell’ottocento.IMG_2431_clipped_rev_1

240 euro

34) STORIA ROMANA MEDIOEVALE MEDIOEVO PRIMA EDIZIONE ITALIANA DEFINITIVA ROMA ANTICA STORIA LOCALE

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Gregorovius Ferdinando,

Storia della Città di Roma Nel Medio Evo, di Ferdinando Gregorovius, Illustrata nei luoghi, nelle persone, nei monumenti. Tomo Primo – Secondo – Terzo – Quarto.

Roma, Società Editrice Nazionale, 1900 – 1901

In 4°; 4 tomi: XXI, 923 pp. e una c. di tav. fuori testo, (8), 923, (3 b.) pp., (8), 923, (1) pp., (8), 895, (3 b.) pp., (8), 1000 pp. Belle legature coeve in mezza pergamena con autore e titolo su fascetta rossa e numero dei volumi su fascette verdi ai dorsi. Sempre ai dorsi filetti in oro. Unghie ai piatti in pergamena. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. L’opera presenta numerose illustrazioni di luoghi, medaglie e monete rare, monumenti e persone celebri nella storia di Roma e d’Italia, realizzate appositamente per questa edizione che è rappresenta l’edizione definitiva dell’opera. La traduzione è di Renato Manzato mentre le note aggiuntive sono di Luigi Borsari. La prima edizione italiana venne stampata tra il 1872 ed il 1876 sulla seconda edizione tedesca ma dato che l’ultimo volume dell’edizione definitiva tedesca uscì solo nel 1891 (contenente l’ultimo volume di indici), questa presentata è la prima edizione italiana, completa di tutte le parti appartenenti all’edizione originale. Ferdinand Gregorovius (Neidenburg, 19 gennaio 1821 – Monaco di Baviera, 1º maggio 1891) fu un celeberrimo storico e medievista tedesco che divenne celebre, proprio per questo suo monumentale studio dedicato alla storia di Roma in epoca medioevale. Gregorovius è anche apprezzato per i suoi Wanderjahre in Italien (“Pellegrinaggi in Italia”) nei quali con vivacità e partecipazione descrive i suoi viaggi in Italia. Scrive Alberto Forni nella voce dedicata a Gregorovius nel Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 59 (2002, Treccani): “Nel 1854 il protestante G. ebbe l’ispirazione di scrivere una storia di Roma nel Medioevo mentre si trovava sul ponte ai Quattro Capi, confrontando la vista del palazzo dei Cesari da una parte con il pittoresco delle casupole trasteverine dall’altra. La visione che ispira a scrivere la storia aveva i suoi precedenti in E. Gibbon, che aveva ascoltato i monaci salmodianti sul Campidoglio, e in G. Villani, che rimase ammirato della grandezza di Roma. Il G. dovette aver presente anche la questione della durata del Papato che Th.B. Macaulay aveva posto scrivendo di L. von Ranke e risolto affermando che il Papato sarebbe durato ancora il giorno in cui un neozelandese avesse contemplato dal ponte di Londra le rovine della chiesa di S. Paolo. E al mondo anglosassone guardava il G. pubblicando, nel 1857, Die Grabdenkmäler der Päpste, un opuscolo da lui ritenuto il vestibolo della grande basilica che stava erigendo alla Roma medievale, una sorta di passeggiata per la “Via Appia del Papato” che, nella seconda edizione del 1881, si sarebbe conclusa invece con la convinzione di una prossima fine della Chiesa romana. Propostosi di scrivere la Geschichteder Stadt Rom im Mittelalter, il G. si trovò di fronte al problema della chiusura degli Archivi vaticani, presso i quali solo lo storico norvegese P.A. Munch aveva avuto la fortuna di accedere in quegli anni. Come il Ranke per scrivere i suoi Päpste tra il 1834 e il 1836 aveva cercato i documenti negli archivi romani delle famiglie nobili che avevano governato lo Stato pontificio, così il G. peregrinò, lontano da Roma, per gli archivi del Lazio e dell’Italia centrale e meridionale. Andò instaurando rapporti con uomini di cultura come il benedettino L. Tosti, che nel 1843 aveva pensato di stampare a Montecassino il Primato di Gioberti e che nel ’48 vi aveva pubblicato la Storia della Lega lombarda; il trentino T. Gar, bibliotecario dell’Università di Napoli e archivista ai Frari, traduttore del Cola di Rienzo di F. Papencordt; lo storico del Vespro M. Amari, ministro dell’Istruzione pubblica che nel 1864 propose il G. per la nomina (rifiutata) a cavaliere dell’Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro”. Prima edizione italiana definitiva in ottime condizioni di conservazione.

100 euro

35) STORIA STORIOGRAFIA GEOGRAFIA BLASONI MONETE ANTIQUARIATO MEDAGLISTICA

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IMG_2812_clipped_rev_1Le Lorrain de Vallemont Pierre,

Les élémens de l’histoire, ou ce qu’il faut savoir de chronologie, de geographie, de l’histoire universelle, de l’Eglise de l’Ancien Testament, des monarchies anciennes, de l’Eglise du Nouveau Testament, des monarchies nouvelles, & de blazon avant que le lire l’histoire particuliere. Avec une suite de médailles impériales, depuis Jules César jusqu’à Héraclius. Par M. l’abbé De Vallemont. Nouvelle edition, revûe, corrigée & continuée jusqu’à présent.

A Paris : chez Nyon, Quai des Augustins, à l’Occasion : [chez] Savoye, rue Saint Jacques, à l’Esperance : [chez] Desprez, rue Saint Jacques, à l’image Saint Prosper, & aux trois vertus, 1758

In 8°; 5 tomi: XXIV, 289, (3) pp., (6), 384 pp., (4), IV, 350, (2) pp. e 35 c. di tav. fuori testo, (8), 370, (2) pp., VIII, 480 pp. Belle legature omogenee in piena pelle marmorizzata. Tiolo e ricchissimi fregi in oro IMG_2810_clipped_rev_1al dorso (un lieve difetto alla margine alto della cerniera anteriore del terzo volume, ininfluente). Tagli riccamente marmorizzati. Piatti interiori foderati con bellissima carta marmorizzata coeva a colori. Molto belle le tavole fuori testo con immagini di stemmi araldici e monete. Edizione definitiva di questa celebre opera uscita per la prima volta nel 1696, di questa storica del noto fisico, numismatico e storico francese, Pierre Le Lorrain, meglio conosciuto con il nome di Abbé de Vallemont (Pont-Audemer 10 settembre 1649 – Pont-Audemer 30 dicembre 1721). Dopo aver abbracciato lo stato ecclesiastico, conseguì un dottorato in teologia e andò a vivere a Rouen. Divenuto il precettore del figlio del marchese de Dangeau seguendo questo quando la famiglia si trasferì a Versailles. Qui rimase 10 anni durante i quali raccontò che si interesso di scienze e durante le lunghe passeggiate nei giardini della reggia, studiò le tecniche di coltivazione dei giardinieri reali. Frequentando le collezioni antiquarie reali si appassionò anche all’antiquariato. Divenuto professore al collegio del cardinale Lemoine, vi allestì una “Wunderkammer” dove espose diverse macchinari scientifiche, reperti naturali, medaglie e diverse curiosità che attirarono studiosi da tutta Europa. A lui si deve anche una nota monografia dedicata alla filosofia occulta ed alla bacchetta da rabdomante. L’opera qui presentata è particolarmente nota per la parte geografica nella quale sono descritte la Nuova Francia, la Florida, la California ancora come un’isola e dove menzionato anche l’Antartide, nonché delle terre australiane scoperte di recente. Prima edizione completa in ottime condizioni di conservazione, non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\PALE\007168.IMG_2811_clipped_rev_1

260 euro

36) DIRITTO ECCLESIASTICO LEGGE CHIESA CATTOLICA

IMG_2573_clipped_rev_1Anonymous (Francois Richer),

De l’autorité du clergé et du pouvoir du magistrat politique, sur l’exercice des fonctions du ministère ecclésiastique. Par M **, Avocat au Parlement. Premiere – Seconde partie.

A Amsterdam [i.e. Parigi], chez Arkstée & Merkus, 1767

In 8°; due tomi: XVI, 441, (2) pp. e (4), 436 pp. Belle legature coeve in piena pergamena marmorizzata con dorsi a 5 nervi. Titolo e ricchi fregi ai tasselli. Seconda edizione con la data del 1767, la prima edizione uscì nel 1766. Edizione non comune di quest’opera del noto delIMG_2571_clipped_rev_1 famoso giurista francese, nato nel 1718 ad Avranches e morto a Parigi nel 1790, Francois Richer. Famoso e ricercato avvocato presso il parlamento di Parigi fu molto apprezzato per i suoi scritti in ambito giuridico. Personaggio di grande acume politico, nel 1788, alla presenza di Necker, lesse un memorandum al re in cui prediceva le disgrazie che, secondo lui, sarebbero derivate dalla convocazione degli Stati Generali. Il giorno dell’assalto alla Bastiglia fu arrestato ma riuscì a fuggire grazie ad un suo ex servitore. Emigrò a Londra dove lo aspettava una fortuna, collocata in una banca inglese e che poi lasciò ai suoi figli. Alcune delle sue opere più note sono il Traité de la mort civile, Parigi 1755, il De l’autorité du clergé et du pouvoir du magistrat politique sur l’exercice des fonctions du ministère ecclésiastique, voll. 2, Amsterdam-Parigi 1755, o anche Causes célèbres, curieuses et intéressantes de toutes les cours souveraines du royaume depuis 1773 jusq’en 1780 monumentale opera in 22 vollumi uscita ad Amsterdam 1772-1788. Richer curò, anche, diverse nuove riedizioni di Montesquieu. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\071956; Per il nome dell’A., Francois Richer, e il probabile luogo di stampa, Parigi, cfr.: Barbier, A.A. Ouvrages anonymes, v. 1, col. 322.IMG_2572_clipped_rev_1

90 euro

37) ANTICLERICALISMO POLEMICHE ANTIPAPISTE POLITICA

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Gordon Thomas,

Discours historiques et politiques sur Salluste, par seu Mr. Gordon, traduits de l’Anglois par un de ses IMG_2568_clipped_rev_1amis. Tome Premier – Second

S. luogo (Geneve), S. stampatore (Cramer), 1759

In 12°; 2 tomi: 459, (1) pp. e 379, (1) pp. Belle legature coeve omogenee in piena pelle con dorso a 5 nervi. Titolo, numero del volume, filetti e ricchi fregi in oro al dorso. Una leggera strofinatura al tassello dove è presente il numero del volume II. Per il resto, nel complesso, esemplare, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione francese di questa curiosa opera che come scrisse l’editore nell’introduzione dell’edizione del 1804 circolava solo di contrabbando, nel vecchio regime, perché era stata scritta a favore della Libertà contro il dispotismo del Sacerdozio e dell’Impero. L’opera contiene capitoli dedicati a: De l’abdication de Sylla; De l’orgueil & de la mauvaise conduite des patriciens, après l’expulsion des Rois; De l’établissement & du pouvoir des Tribuns du Peuple; De la corruption publique, & particulièrement de celle des Romains; De la corruption des tribunaux de justice à Rome; Des guerres civiles; Sur les changemens qui arrivent dans la forme du gouvernement. Lo scrittore Thomas Gordon (morto nel 1750) fu autore, spesso insieme a John Trenchard, a numerose pubblicazioni Whig anti-clericali, anti-papistiche e anti-corruzione indipendenti che furono immensamente influenti in Gran Bretagna e in America e spesso osteggiate dai regnanti. Rif. Bibl.: Barbier I.1019: traduits par Pierre Daudé; Brunet V-92.IMG_2569_clipped_rev_1

90 euro

38) TAROCCHI CURIOSITA’ LEGATURA REALIZZATA CON FOGLIO DI TAROCCHI ARCHEOLOGIA NUMISMATICA ETRUSCHI

 IMG_2616_clipped_rev_1IMG_2615_clipped_rev_1

IMG_2614_clipped_rev_1Royal Society of London,

Compendio delle transazioni filosofiche della società reale di Londra. Opera compilata, divisa per materie, ed illustrata dal signor Gibelin … e recata in italiano da una società di dotte persone con nuove illustrazioni e tavole in rame. Antichità, Belle Arti, Invenzioni e Macchine.

Venezia, Dalla Tipografia di Antonio Curti, 1797

In 8°; XVI, (6), 338, (2) pp. Bellissima legatura coeva realizzata con un foglio, in cartoncino, di mazzi di tarocchi settecenteschi bresciani. Qualche strofinatura, qualche rimasuglio della carta coeva che è stata utilizzata per foderare il cartoncino. Alcune mancanze dello strato di carta dove sono incisi i tarocchi. All’interno in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Il volume da noi proposto, che dovrebbe essere il Primo Tomo, differisce da ogni altro esemplare censito in ICCU per numero di pagine e di tavole (qui assenti e apparentemente mai aggiunte). Fra gli interessantissimi articoli contenuti: Copia d’un antico chirografo con alcune osservazioni del Sig. Ruggero Gale; Sopra una iscrizione trovata a Tarragona; Osservazione sopra una iscrizione romana antica trovata in quella parte dell’Italia che una volta apparteneva ai Sabini;IMG_2613_clipped_rev_1 Iscrizione sopra un altare romano trovato vicino a Stanopo; Saggio di spiegazione di un’antica iscrizione romana trovata a Bath; Iscrizione romana trovata a Bath; Spiegazione di due iscrizioni romane trovate a Yorck le quali servono a provare la dimora in questo paese della nona legione; Spiegazione di un’antica iscrizione scoperta a Rutchester; Osservazioni sopra due iscrizioni scoperte a Netherby in Cumberland; Osservazioni sopra quattro iscrizioni romane incise su tre gran pietre, e trovate in un campo lavorato presso Wroxeter; Spiegazione d’una iscrizione romana trovata a Malton, nelle provincia di Yorck; Osservazione sopra due medaglie di piombo, con alcune iscrizioni romane, trovate nella provincia di Yorkshire; Sopra certe antichità ed iscrizioni romane, francesi e irlandesi scoperte poco fa in Iscozia ed Irlanda; Iscrizioni fenicie, etrusche, puniche, palmirene, runiche ecc.; Descrizione di molte camere sotterranee con certe iscrizioni etrusche scoperte a Cività-Turchino in Italia; Sulle diverse maniere di leggere la iscrizione incisa sulla statua di Tagete col mezzo di quattro alfabeti toscani; Spiegazione di tutte le iscrizioni in idioma palmireno e de’ caratteri di questa lingua pubblicati finora; Estratto d’una lettera del Sig. Ottavio Pulyn sopra due iscrizioni, l’una lingua palmirena, e l’altra in idioma etrusco; Osservazioni sopra una iscrizione punica scoperta nell’Isola di Malta; Osservazioni sopra una iscrizione palmirena trovata a Teivre; Lettera che contine una copia esatta di molti caratteri incogniti trovati nelle rovine di persepoli, ai monti Nocturestand e Chahelminar in Persia; Osservazioni del sig. Francis Aston, sopra uno scritto del sig. M. Flovers, contenente antichi caratteri incogniti; Spiegazione de’ caratteri runici d’Helsingor; Lettera del Nicholson al sig. Walker d’Oxford intorno ad una iscrizione runica trovata a Beucastle; Sul peso e valore delle antiche monete greche e romane; Della dramma atica; Dei talenti eginiani ed euboici; Della moneta romana; Del valore dell’oro nella Grecia ed in Roma; Del Valore delle antiche monete greche e romane; Osservazione sopra una medaglia inedita di Filistide regina di Siracusa di Mata e di Goxo; Descrizione d’una medaglia inedita dell’imperatrice Crispina; Spiegazione d’un monogramma rimarcabile sul rovescio d’un antichissimo quinario; Riflessioni intorno alle medaglie di Pescennio Negro; Storia dell’Imperatore Tetrico, spiegata con medaglie mandate al Sig. Ward da Gres de Boze; Sopra alcune medaglie ronane trovate a Clifton, presso Edlington, nella provincia di York; Intorno a certe medaglie romane trovate a Cookbridge nella contea di York.

450 euro

39) SICILIA PRIME EDIZIONI TRAPPETO PALERMO LIBRI D’INCHIESTA NON VIOLENZA

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Dolci Danilo,

Fare presto (e bene) perché si muore,

Torino, Francesco de Silva, 1954

In 8°; VIII, 120 pp. e 8 c. di tav. fotografiche fuori testo. Legatura editoriale con sovraccoperta originale. Esemplare in ottime condizioni, ancora a fogli chiusi e completo della sovraccoperta. Prima non comune edizione del celebre sociologo, poeta, educatore ed attivista della “nonviolenza” nato in Slovenia ma siciliano d’adozione, Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) che fu conosciuto anche come il Ghandi di Sicilia. Grande amico di Aldo Capitani, Dolci fu uno dei più importanti attivisti della non violenza italiana. Quest’opera è una denuncia delle condizioni di vita miserabili nelle quali sono costretti a vivere parte degli abitanti di Trapetto in provincia di Palermo. “L’esperienza sociale di Danilo Dolci a Trappeto, in Provincia di Palermo, è testimonianza importante di quel che va fatto per avviare ad una soluzione l’angoscioso problema del nostro Mezzogiorno e delle altre aree depresse del nostro paese. Dolci sta dando l’esempio con il suo “Borgo di Dio”, che bisogna anzitutto conoscere i problemi: e conoscerli non tanto o non soltanto come fatti che interessano il nostro intelletto, ma come fenomeni che impegnano direttamente la nostra moralità individua e collettiva, che ci impongono quindi di intervenire attivamente e personalmente”. “Il 14 ottobre del 1952, a Trappeto, Dolci dà inizio alla prima delle sue numerose proteste nonviolente, il digiuno sul letto di Benedetto Barretta, un bambino morto per la denutrizione. Se anche Dolci fosse morto di fame, lo avrebbero sostituito, in accordo con lui, altre persone, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà della zona. La protesta, dopo aver attirato l’attenzione della stampa, viene interrotta quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce un dialogo intenso e duraturo fra Dolci e il filosofo nonviolento Aldo Capitini”. In appendice sono riportate delle lettere aperte indirizzate da Dolci a Giuseppe Alessi, a Einaudi, a Pella, a Fanfani e a De Gasperi. Opera non comune ed ancora a fogli chiusi. Biblioteca Leone Ginzburg (Documenti e studi per la storia contemporanea), 11.

120 euro

40) PECORE TRANSUMANZA DIRITTO LEGISLAZIONE POSTA DEGLI OVINI

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Tolomei Giampaolo,

Sul pensionatico ossia sulla servitù del pascolo invernale delle pecore, Avuto riguardo alle sole Provincie venete. Dissertazione migliorata ed aumentata dall’autore coll’aggiunta della veneta Term. 8 giugno 1765 e di alcune decisioni avvenute sotto il governo italico e sotto l’attuale austriaco.

Venezia, Dalla Tipografia di Tommaso Fontana, 1842

In 4°; VIII, 126 pp. Brossura editoriale con titolo entro cornice al piatto anteriore. Esemplare ad ampi margini ed ancora in barbe. Qualche lieve foxing e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Interessantissimo testo dedicato alla legislazione che regola inerente ai diritti, ai costi ed ai risarcimenti legati alla presenza dei branchi di pecore durante la posta ed i passaggi della transumanza. Opera curiosa e non comune.

50 euro

41) MUSICA CANTO SOLFEGGIO SPARTITI

 IMG_2577_clipped_rev_1IMG_2578_clipped_rev_1

IMG_2576_clipped_rev_1Miscellanea di spartiti musicali in folio entro legatura coeva in piena tela marrone con iniziali dell’antico proprietario in oro al piatto anteriore. Una piccola mancanza di tela al piatto posteriore:

1) 50 lezioni di canto per il medium della voce con accomp. Di pianoforte di G. Concone. Torino, Stabilimento Musicale Premiat. Giudicie e Strada, S. data (ma 1860 circa). (1), 46 – 99, (1) pp. Lastra 7779 – 80.

2) 24 Solfeggi per Soprano e Tenore in chiave di Sol con accompagn.to di Piano-Forte, Allo scopo d’Istradare l’Allievo ai Vocalizzi di Perfezionamento composti dal Professore Pasquale Bona ed adottati nel suddetto conservatorio di Milano. Al Cavaliere Lauro Rossi, Direttore del Conservatorio di Musica di Milano. Milano, F. Lucca, presso Gio. Canti, S. data (ma 1860 circa). 80, (2 b.) pp. Lastra 26569.IMG_2575_clipped_rev_1

60 euro

42) ILLUSTRATORI LIBRI ILLUSTRATI FUMETTISTI CORRIERE DEI PICCOLI SANREMO

  IMG_2498_clipped_rev_1 IMG_2499_clipped_rev_1 IMG_2500_clipped_rev_1 IMG_2501_clipped_rev_1 IMG_2502_clipped_rev_1

IMG_2497_clipped_rev_1Rubino Antonio Augusto,

Versi e Disegni di Antonio Rubino,

Milano, S.E.L.G.A., 1911

In 4°; 221, (1) pp. 221, (3) pp. Brossura editoriale piatto anteriore, illustrato e posteriore, conservate entro legatura della metà del novecento in mezza tela rossa con titolo, autore e filetti in oro su tasselli in pelle, al dorso. Una piccola strofinatura al piatto anteriore, una piccola mancanza di carta all’angolo alto destro. All’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Seconda edizione, dopo la prima dello stesso anno, di questa raccolta di versi e disegni del grande poeta ed illustratore, precursore dei fumettisti italiani, tra i fondatori del Corrieri dei Piccoli, Antonio Augusto Rubino (Sanremo, 15 maggio IMG_2496_clipped_rev_11880 – Bajardo, 1º luglio 1964). I primi lavori poetici di Rubino, furono L’anabignòmbasi, Le galluppotoracicchegrafeidi e il Poema baroko. Fin da giovanissimo iniziò a disegnare, mrielaborando lo stile Liberty del tempo, in una forma fantastica del tutto peculiare. Nel 1905 illustra L’Albatro di Alberto Colantuoni, iniziando a collaborare a diverse riviste come La Lettura, Il Secolo XX, Il Risorgimento Grafico ecc. Nel 1906 inizia la collaborazione con l’editore musicale Augusto Puccio di Milano, collaborazione che portò avanti fino al 1909, durante la quale illustrò gli spartiti alcuni la Valse d’Or, Re Olaf, Pierrot e La Luna. Nel 1907 inizia a collaborare con il Corriere della Domenica e lo stesso anno, Filippi Spaventa lo chiama per illustrate il nascente Corriere dei Piccoli del quale diverrà uno dei principali illustratori. Grande appassionato dei fumetti americani, sembra che a lui si debba l’idea di spstituire, nelle strisce del Corriere dei Piccoli, le nuvolette tipiche del fumetto americano ed anche dei pirmi numeri del “Corriere” con dei versi in rima, posti a piè di pagina. Questa raccolta di poesie che pubblicò nel 1911, in due edizioni, uscite a breve distanza l’una dall’altra, risente molto di echi dannunziani e ancor di più pascoliani. Proprio la poetica di Pascoli è quella che più si avicina a quella di Rubino anche se quest’ultima, è sicuramente più legata ad una visione fantastica del mondo, ben illustrata dai disegni che Rubino intercala nel testo. Bellissime anche le cornici che contengono il testo poetico. Seconda edizione di uno dei testi classici dell’illustrazione italiana del novecento. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0565789.IMG_2503_clipped_rev_1

290 euro

43) LIBRI PER RAGAZZI PRIME EDIZIONI FIABE LEGGENDE LIBRI ILLUSTRATI ILLUSTRATORI ILLUSTATRICI PRIME EDIZIONI

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IMG_2489_clipped_rev_1Viviani Della Robbia Bianca Maria, Maria de Matteis,

Fiori d’Autunno e d’Inverno, Leggende per bambini, 21 tavole a colori di M. de Matteis,

Firenze, Casa Editrice Marzocco (R. Bemporad & F.o Editori), 1923

In 4°; (2), 152, (2) pp. Brossura editoriale (esiste anche una versione con la brossura illustrata). Un piccola strofinatura al piatto anteriore. Qualche macchiolina di foxing, qualche lieve segno del tempo ma prima rarissima edizione in buone condizioni di conservazione di questa raccolta di leggende per bambini, scritte ed illustrate dalla nota scrittrice ed imprenditrice italiana, Maria Bianca Viviani della Robbia, nata de Larderel, (Marsiglia, 31 dicembre 1884 – Firenze, 29 ottobre 1971). Il volume presenta, intercalate nel testo, su fogli a colori applicate sulle pagine, le bellissime tavole della nota illustratrice fiorentina, Maria de Matteis (Firenze 6 marzo 1898 – Roma 9 dicembre 1988). Bianca Maria, fin da giovanissima iniziò a cimentarsi nell’arte della scrittura, pubblicando nel 1900 il suo primo romanzo “Nuvole e Sereno”. Con lo pseudonimo Mary White, collabora alla “Rivista per Signorine”. Nel 1916 inizia la collaborazione con il Marzocco che la porterà a pubblicare diverse opere firmate con lo pseudonimo, Binaca Maria. Nel 1921 con gli amici del circolo Visseaux, fonda la Società Amici IMG_2490_clipped_rev_1del Libro. Grande filantropa, partecipa, durante la Grande Guerra alla raccolta fonda per l’aiuto ai feriti ed agli invalidi attraverso intelligenti iniziative editoriali. Persona dai mille interessi fu anche una grande viaggiatrice. L’opera qui presentata, in prima edizione, è una delle sue più rare. Maria de Matteis si avvicinò fin da giovanissima, all’arte sotto la direzione di Galileo Chini. Nel 1920 espose alcuni disegni alla Biennale di Venezia, venendo invitata, nel 1923, alla famosa mostra degli illustratori di libri fiorentina che la fece conoscere al grande pubblico. Già dal 1920 aveva iniziato a collaborare con “Il Giornalino della Domenica”. Proprio a partire dai primi anni 20′ iniziò ad illustrare vari libri per ragazzi che ne fecero una dei più apprezzati illustratori italiani del XX° secolo grazie alle sue tavole di notevole spessore stilistico ed espressivo dal raffinato gusto decò. Ma il lavoro di illustratore di libri non fu il solo modo con il quale l’autrice espresse le sue capacità artistiche ma ampia è il suo impegno nella realizzazione di scenografie e costumi per il Teatro della Fiaba, fondato da Flavia Farina e Assunta Mazzoni presso l’Accademia dei Fidenti di Firenze. Fu collaboratrice anche del pittore e costumista, Gino Carlo Sensani, per il quale, nel 1934 realizzò i bozzetti scenici e sedici marionette per El retablo de maese Pedro, opera lirica di Manuel De Falla che sarebbe poi stata portata in scena a Palazzo Pitti, ottenendo notevole successo. Nel 1935 seguì Sansoni a Roma dove iniziarono a collaborare con l’industria cinematografica, divenendo una costumista apprezzatissima, non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Solo per citare alcune dei grandi registi con i quali lavorò, basta citare i nomi di Luchino Visconti, Vittorio de Sica, Orson Welles, Giorgio Strehler, Jean Renoir, Jhon Huston ecc. Prima rara edizione.IMG_2494_clipped_rev_1

120 euro

43) ANARCHIA ANARCHISMO SOCIALISMO POLITICA VITTORIO VENETO RARITA’ BIBLIOGRAFICA PRIME EDIZIONI

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Zanardelli Tito,

La Necropoli dei Consorti, Iscrizioni Caustico-Sepolcrali a molti pur troppo vivi Gonfiaventri d’Italia e Gonfianuvoli di Tito Zanardelli,

Napoli, Felice Perrucchetti Libarjio-Editore, 1872

In 12°; 120 pp. Bellissima brossura illustrata gialla con immagine di scheletri che reggono il titolo. Un piccolo strappetto della brossura chiuso, al recto del piatto con adesivo. Iscrizione ottocentesca al frontespizio. Due piccole mancanze di carta ai margini bianchi alto e basso del dorso e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione di questo fulminante scritto del celebre anarchico e giornalista italiano, Tito Zanardelli (Vittorio Vebneto 1848 – ?). Prima rarissima edizione della prima, vera e propria, caustica opera di critica politica di Tito Zanardelli, nella quale l’autore Tito nasce in una famiglia di suonatori girovaghi che girava l’Italia dando dimostrazioni di mnemotecnica ed insegnando il vangelo. Impegnato nel movimento mazziniano napoletano degli anni sessanta, fu anche direttore del Gazzettino del Popolo. Nel 1871 Zanardelli entra a far parte dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (IWA) ed entra a far parte della redazione de Il Motto d’ordine. Nel gennaio 1872 fu tra i fondatori a Napoli del periodico internazionalista La Campana. Nell’agosto del 1872 partecipò al congresso costitutivo della Federazione Alta Italia dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (FIAIL: sezione Nord Italia dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori) a Rimini, poi fu attivo a Venezia dove insieme a Pietro Magri co-fondarono le maestranze locali ‘Federazione. Ha lavorato a Trieste, in Austria-Ungheria ea Roma dove ha collaborato con Osvaldo Gnocchi-Viani nell’organizzazione e nella propaganda internazionaleIMG_2488_clipped_rev_1. Zanardelli preparò un almanacco da stampare all’inizio del 1873 che riportava le biografie dei defunti personaggi di spicco dell’Internazionale, disposte in ordine alfabetico. Fu uno dei contributori alla serie di biografie di comunardi apparse su La Plèbe tra il 1873 e il 1876. Nel marzo 1873 partecipò al Congresso FIAIL di Bologna, dove fu eletto membro della Commissione Propaganda. Ritornato a Roma si adoperò nell’organizzazione di operai edili. Fu arrestato, ma rilasciato su cauzione, e nel 1874 emigrò in Svizzera. Nell’agosto 1874 Zanardelli partecipò alla conferenza di Ginevra della Lega universale delle corporazioni operaie. Si stabilì poi a Lugano. Con Lodovico Nabruzzi è stato uno dei principali redattori dell’Agitatore. Nel novembre 1875 Zanardelli, Nabruzzi e Joseph Favre fondano la sezione IWA del Lago di Lugano. Zanardelli iniziò a muoversi verso il sostegno del cambiamento attraverso metodi legali. Nel 1876 Zanardelli si trasferì a Parigi dove si avvicinò ad Andrea Costa con il quale fu arrestato ed espulso dalla Francia nel 1778. Da qui si trasferisce a Londra dove fonda la rivista The Social War. Nel 1879 pubblicò un nuovo bollettino Il bollettino socialista rivoluzionario. Nell’ottobre 1882 Zanardelli visitò l’Italia per sostenere la candidatura di Cipriani, ma fu arrestato a Torino. In questi ultimi anni, la sua reputazione all’interno del movimento rivoluzionario, iniziò a scemare, fino ad essere sospettato di collaborazionismo con le forze di polizia. Si ritirò quindi dalla vita politica, dandosi completamente agli studi di filologia e divenendo poi professore di tecniche mnemoniche, di filologia e di linguistica a Bruxelles. Nulla si sa della data della sua morte. Prima rarissima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\IEI\0179642.

140 euro

44) LAGO DI GARDA GARDESANA PRIME EDIZIONI VERONA VENETO BRESCIA TORRI DEL BENACO MALCESINE BARDOLINO LAZISE PESCHIERA TORBOLE LIMONE CAMPIONE GARGNANO MADERNO SALò ISOLA DI LECCHI DESENZANO SIRMIONE STORIA LOCALE

 IMG_2514_clipped_rev_1  IMG_2516_clipped_rev_1IMG_2517_clipped_rev_1IMG_2518_clipped_rev_1

IMG_2513_clipped_rev_1Simeoni Giovanni Battista,

Guida generale del Lago di Garda, Illustrata

Verona, Stabilimento Tipog. Di G. Civelli, 1878

In 8° grande; (2), 425, (3) pp., una c. di tav. più volte ripiegata con cartina del lago di Garda e 16 c. di tav. fuori testo (con vedute di Peschiera, Lazise, Bardolino, Garda, Torri, Malcesine, Torbole, Riva, Limone, Campione, Gargnano, Maderno, Salò,IMG_2515_clipped_rev_1 Isola di Lecchi, Desenzano, Sirmione disegnate e stampate da P. Penuti). Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore entro cornice. Un piccolo difetto (serie di piccolissimi forellini) alle ultime 6 carte, non fastidioso. Alcuni fogli sciolti. Dorso rinforzato con pecetta. Qualche sottolineature al margine esterno bianco di alcune pagine ad evidenziare alcuni passaggi e per il resto in buone condizioni di conservazione. Alla brossura la data 1879 ma 1878 al dorso. Prima edizione di una delle più celebri guide del Lago di Garda con descrizione dei principali villaggi e paesi del Garda così come apparivano nella seconda metà dell’ottocento. L’opera ripercorre anche la storia del territorio gardesano dalle sue origini, analizzandone anche la storia geologica, gli aspetti naturali e climatici. Molto belle le 16 vedute che delineano alcuni dei borghi più caratteristici del lago di Garda. Prima edizione.IMG_2520_clipped_rev_1

560 euro

45) PESCICOLTURA ITTICOLURA LAGO DI GARDA PESCI TROTE SALMONIDI PRIME EDIZIONI PESCA TORBOLE SALO’ STORIA LOCALE

IMG_2524_clipped_rev_1   IMG_2525_clipped_rev_1
B
IMG_2521_clipped_rev_1utturini Mattia,

La Pesca nel Lago di Garda studio storico e critico di Mattia Butturini,

Salò, Faustino Conter Tipografo, 1885

In 8°; 160, (2) pp. e due lettere ognuna su 4 facciate. Una delle due lettere è un importante scritto su carta intestata del Premiato Stabilimento della Società di Pescicoltura Artificiale di Torbole che contiene le statistiche dello Schiudimento delle uova di trota e del carpione dal 1881 al 1901 con segnato, per ogni anno, il totale delle uova incubate, il totale degli avannotti seminati nel Garda, Località di semina, Epoca di semina e se erano presenti o no autorità italiane o locali. Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore entro cornice. Un foglio bianco novecentesco, di rinforzo al dorso, che diventa un pagina di sguardia dove è applicato il piatto anteriore. Dorso con rinforzo. Qualche segno a matita colorata coeva e qualche nota manoscritta a matita e nel complesso, esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione di questa monografia dedicata alla storia della pesca e della pescicoltura nel lago di Garda. L’opera rappresenta la più completa opera dedicata alla pesca e alla fauna ittica del lago di Garda, scritta fino ad allora. L’opera è dedicata a Francesco Canevari che fu l’iniziatore della piscicoltura sul lago di Garda. Si legge dal sito della Astro, troteastro.it, “Gli albori dellaIMG_2522_clipped_rev_1 troticoltura commerciale trentina possono esser fatti risalire alla seconda metà dell’800. Per agevolare lo sviluppo della pesca (importante apporto proteico) don Francesco Canevari (curato di Torbole) chiese aiuto a Zecchini per sviluppare la piscicoltura in Trentino (e Tirolo). La prima azione concreta si ebbe nel 1879, quando per iniziativa di don F. Canevari e del Conte F. Bossi Fedrigotti della Società Agraria Roveretana, venne costruito lo Stabilimento Artificiale di Pescicoltura di Torbole, che si resse nella forma di una società per azioni, con un proprio statuto e consiglio direttivo. Lo Stabilimento, nel quale si svolgeva il ciclo biologico completo della trota, produsse e distribuì per i ripopolamenti dei corsi d’acqua e laghi uova e avannotti di trota fario, trota lacustre, trota iridea, salmerino di fonte e carpione del Garda. Lo Stabilimento di Torbole ottenne vari riconoscimenti anche a livello europeo e diffuse nel Trentino la pratica della pescicoltura e introdusse nella nostra provincia la trota iridea e il salmerino di fonte. A questa seguirono nel 1891 a Predazzo, nel 1902 a Giustino e nel 1926 a Tione le prime pescicolture private. Oggi le troticolture in Trentino sono circa 60 e producono tutte le specie ittiche sotto descritte”. Rarissima prima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBL\0403098.

330 euro

46) LAGO DI GARDA BENACO GARDESANA STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI

IMG_2838 (1)_clipped_rev_1Eccheli Luigi,

Torri Garda e la Gardesana Prima del Mille,

Belluno, Istituto Veneto di Arti Grafiche, 1933

In 4°; 300 pp. Brossura editoriale illustrata con vedute del Garda. Titolo e autore in rosso al piatto anteriore. Antica firma di possesso in rosso al margine bianco alto del frontespizio. Numerose foto e disegni illustrativi nel testo. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica edizione di questa monografia dedicata alla storia del Garda. L’opera ripercorre la storia del territorio gardesano attraverso i secoli dalle prime popolazioni della sponda orientale del Benaco, attraverso la dominazione romana, la questione dei Tulliassi, le dominazioni barbbare di Odoacre e Teodorico, i Longobardi, il re Autari e la regina Teodolinda, la rocca di Garda sotto i Longobardi, i Franchi, i primi re italiani indipendenti, i sei diplomi berengariani di Torri, le prime imprese nazionali ed il tramonto del regno indipendente d’Italia, la prigionia di Adelaide e gli imperatori germanici ecc. ecc. Molto interessante la raccolta di documenti posti in fondo al volume. Prima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0250908.

50 euro

47) MAGIA PRESTIDIGITAZIONE PRIME EDIZIONI MAGIA TRUCCHI MAGICI ILLUSTRE PROVENIENZA MAGHI PRESTIGIATORI SPAGNA

IMG_2505_clipped_rev_1 IMG_2508_clipped_rev_1 IMG_2507_clipped_rev_1   IMG_2510_clipped_rev_1  IMG_2509_clipped_rev_1IMG_2504_clipped_rev_1

AA. VV.,

CEAM (anche CEDAM) Amigos de la Magia, Circolo Espaniol de Artes Magicas, dal numero 1 del 1954 al numero 29 del 1960.

Barcelona, C. E. A. M., 1954 – 1960

In 4°; 999, (1), 66 pp. Legatura coeva in piena tela con stemma del CEDAM, il tre di bastoni, impresso a colori al piatto anteriore con legatura espressamente dedicata al socio onorario Alberto Sitta. Raccolta dei primi 29 numeri della celebre rivista di magia spagnola C.E.A.M. (C.E.D.A.M. A partire dal quattordicesimo numero). La rivista contiene articoli dedicati alla descrizione di trucchi, eventi, fotografia, giochi, vignette legate alla magia ed alla prestidigitazione. All’interno anche scritti dedicati ai maghi spagnoli. Tutti i numeri si presentano in ottime condizioni di conservazione. La rivista era l’organo ufficiale del Circulo Espanol de Artes Magicas che raccoglieva maghi ed amici della magia. Il circolo fu attivissimo in Spagna a partire dagli anni cinquanta del novecento con organizzazione di eventi nazionali ed internazionali. I numeri della rivista sono molto rari ed ancor più rari da reperirsi in sequenza ed in queste ottime condizioni di conservazione. Alberto Sitta (Ferrara, 4 dicembre 1919 – Bologna, 1989) fu un celebre musicista, mago ed illusionista italiano,IMG_2506_clipped_rev_1 fondatore del Club Nazionale del Mago, particolarmente apprezzato per le sue enormi conoscenze della storia della magia e dei trucchi magici ed illusionistici. Fin dalla giovanissima età, Sitta si interesso agli spettacoli di magia che si tenevano a Bologna (dove si era trasferito all’età di 4 anni) cercando di cogliere il segreto dei vari trucchi. Apprese i primi trucchi sull’Emulo di Bosco di Romanoff e realizzati i primi trucchi con materiale di recupero come carta e cartone, iniziò ad esibirsi nei teatri parrocchiali bolognese. A fianco dell’attività di mago amatoriale, studiava pianoforte al Conservatorio di Bologna, con notevole successo fino a diventare, nel 1948, maestro concertatore e direttore d’orchestra all’Accademia Filarmonica di Bologna. Pur IMG_2511_clipped_rev_1portando avanti l’attività di musicista, continuò a prender parte ed organizzare spettacoli di magia, arrivando a collaborare con maghi quali Chabernot, Arienzo, Bertoni e Bustelli. Fu durante queste collaborazioni che nacque l’idea di creare un club riservato ai maghi italiani. Nato con il nome di Club Nazionale del Mago, l’associazione avrebbe poi cambiato nome in Club Magico Italiano. Nel 1954 lasciò la carriera di musicista per proseguire quella di mago professionista con il nome d’arte di Chun Cin Fu. Durante gli anni si esibì in tutto il mondo come a Losanna al Cabaret Tabarìs, ad Amburgo all’Hansa Teater, a Parigi all’Olympia ed al Titania-Palast di Berlino. Da presidente dell’associazione di magia italiana rappresentò l’Italia in numerosissimi congressi internazionali. Prima edizione dei primi 29 numeri della più importante rivista spagnola di prestidigitazione del secondo novecento.

580 euro

48) FERROVIA FERROVIE STRADE FERRATE ECONOMIA PRIME EDIZIONI SAN GOTTARDO REUSS LEVENTINA SVIZZERA

IMG_2531_clipped_rev_1  IMG_2533_clipped_rev_1

IMG_2530_clipped_rev_1Koller Gottlieb, Schmidlin Wilhelm, Stoll Georg,

La ferrovia del Gottardo nell’aspetto commerciale.

Lugano, Tip. Veladini e Comp., 1864

In 8°; (2), 130, 13, (1) pp. ed una grande c. di tav. più volte ripiegata con le tratte ferroviarie del nord Italia e di una parte d’Europa. Brossura editoriale con titolo in nero entro cornice al piatto anteriore. Al piatto posteriore piccola immagine di treno entro cornice. Importante studio che analizza la possibilità e gli eventuali risvolti economici della realizzazione di un collegamento Svizzera-Italia. Il progetto prevedeva che la ferrovia dovesse collegare l’Italia con la Svizzera, attraverso il Gottardo. La possibilità di questo collegamento venne fortemente caldeggiata da Carlo Cattaneo che preferiva questa possibilità ad un collegamento attraverso il Lucomagno (si era ipotizzata anche l’alternativa dello Splüga). Il maestoso traforo che si sarebbe poi finito e realizzato solo nel 1882, fu una delle imprese ingegneristiche più importanti del XIX° secolo che partecipò, insieme al canale di Suez a far comprendere le enormi capacità ingegneristiche che si stavano sviluppando in quegli anni. “Nell’ambito delle discussioniIMG_2534_clipped_rev_1 preliminari sulle opzioni del tracciato – che negli anni 1860-1866 spaziavano dal Sempione al Lucomagno, fino allo Spluga – la voce dell’Italia fu determinante. “La spinta decisiva – ha osservato lo storico Carlo Moos, dell’Università di Zurigo – fu la presa di posizione del governo italiano. Importantissima, inoltre, l’attività e l’impegno di Carlo Cattaneo, sempre presente sulla scena italiana pur essendo esiliato in Ticino”. La figura di Carlo Cattaneo, non l’unica di primo piano nella storia di questa grande opera, è stata anche ricordata dal professor Alberto Gabba, del Politecnico di Milano: “È noto che la prima idea di un valico ferroviario al Gottardo sia stata manifestata da Alfred Escher, fondatore del Credito svizzero e del Politecnico federale. Ma altri quattro personaggi giocarono un ruolo certo, tra cui Carlo Cattaneo, che procedeva nell’idea di collegare Genova e Zurigo, precisamente attraversando il Gottardo”.” (tratto da https://www.swissinfo.ch/ita/san-gottardo). Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione completa della grande carta più volte ripiegata, posta in fondo al volume. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBL\0062946.IMG_2532_clipped_rev_1

100 euro

49) FERROVIA FERROVIE STRADE FERRATE PRIME EDIZIONI TRENI ROMA STORIA LOCALE TERNI AVEZZANO ROCCASECCA FROSINONE LAZIO

 IMG_2539_clipped_rev_1IMG_2535_clipped_rev_1

Cerroti Filippo,

Tronco mancante da Terni per Avezzano a Roccasecca: ferrovia vertebrale italiana, progetto del generale F. Cerroti, Membro del Comitato del Generale Militare Deputato al Parlamento, Già Ingegnere nel Regio corpo del Genio Civile.

Roma, Coi Tipi del Salviucci, Piazza SS. Apostoli 56, 1873

In 4°; 269, (3) pp. e una grandissima tavola più volte ripiegata. Brossura editoriale con titolo impresso in nero entro cornice. Dedica dell’autore a nobile personaggio del quale è presente anche timbretto nobiliare al piatto anteriore ed al frontespizio ed il timbretto di collocazione nella sua biblioteca privata. Prima edizione di questa monografia dedicata al progetto ferroviario del tronco mancante da Terni per Avezzano a Roccasecca. L’autore del progetto è il patriota, fiorettista e militare romano, Filippo Cerroti (10 febbraio 1819 – IMG_2537_clipped_rev_120 giugno 1892). Cadetto del genio pontificio a partire dal 1832. Nel 1848 aveva partecipato con le truppe romane, alla campagna nel Veneto e l’anno dopo fu a Roma per la difesa della città e durante il triumvirato resse il Ministero della Guerra. Alla caduta della Repubblica Romana fu costretto all’esilio dirigendosi verso il Piemonte dove, ben presto, si avvicinò a Cavour. Prese parte alle campagne dei Savoia del 1859. Nel 1971 Nino Bixio lo chiamò personalmente per reggere la piazza di Civitavecchia. Fu anche deputato del costituito IMG_2536_clipped_rev_1Regno d’Italia. Si interessò anche all’idraulica pubblicando nel 1872 un apprezzato studio dedicato alle inondazioni del Tevere. Quando nel 1877 venne fondata la “Società Nazionale di Ginnastica, Scherma e Tiro a Segno” la sezione di scherma venne affidata proprio al tenente generale Cerruti per le sue grandi abilità di schermidore. Nella sua lunga carriera militare, particolarmente importante furono i suoi contributi, di ingegnere militare nel campo della realizzazione di strade ferrate. Proprio ad uno di questi progetti è dedicata questa monografia, nella quale Cerruti chiarisce, in modo dettagliatissimo, il suo progetto per la realizzazione di un tronco ferroviario da Terni a Roccasecca. Bellissima l’enorme tavola posta in fondo al volume. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LIA\0234957.

280 euro

50) STORIA LOCALE PIEMONTE FERROVIE TRENI STRADE FERRATE SETTIMO TORINESE RIVAROLO IRIE’ CHIVASSO IVREA MONTANARO RODALLO CALUSO CANDIA MERCENASCO STRAMBINO IVREA VOLPIANO SAN BENIGNO BOSCONERO FALETTO VENARIA BORGARO CASELLE SAN MAURIZIO

 IMG_2527_clipped_rev_1

IMG_2526_clipped_rev_1Bertolotti Antonino,

Gite nel Canavese, ovvero Guida corografico-storica alle tre ferrovie da Chivasso ad Ivrea, da Settimo Torinese a Rivarolo e da Torino a Ciriè, per A. Bertolotti

Ivrea, Tipografia F. L. Curbis, 1872

In 8°; (12), 282, (6) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero entro cornice con triplo filetto. Antica firma di possesso in matita nera al piatto anteriore. Prima rara edizione di questa conosciuta opera del noto archivista, insegnante di paloegrafia, storiografo, chimico, scrittore e direttore dell’Archivio di Stato di Mantova, Antonino Bertolotti (Lombardore in provincia di Torino, 16 marzo 1834 – Mantova, 22 maggio 1893). Ottenuta a Torino la patente di Farmacia non praticò mai in quanto venne subito assunto al Ministero dei Lavori Pubblici. Nel 1870 venne trasferito a Roma presso il neo-costituito Archivio di Stato. Qui lavorò e studiò per più di dieci anni, approfondendo la conoscenza, attraverso la lettura diretta di documenti storici, della vita artistica romana tra il XV sec. ed il XVIII sec. In particolare, Bertolotti intuì di spostareIMG_2528_clipped_rev_1 le ricerche dai documenti finanziari ai registri criminali, dove trovò notevoli fonti storiche sulla vita di diversi artisti come Michelangelo, Benvenuto Cellini, i Della Porta, Federico Zuccari, ecc. che pubblicò su diverse riviste e che poi cercò di accorpare in un’unica opera. Fu libero docente in paleografia presso l’università di Roma e socio di numerose Accademie italiane e straniere e nel 1880 venne nominato direttore IMG_2529_clipped_rev_1dell’Archivio di Stato di Mantova, dove, fra l’altro continuò a portare avanti le tue ricerche. L’opera qui presentata, è una precisa guida con puntuali informazioni storiche corografiche e statistiche delle località che si possono incontrare sulle tre ferrovie Chivasso-Ivrea, Settimo Torinese-Rivarolo, Torino-Ciriè. Fra le località interessate: Torino, Chivasso, Montanaro, Rodallo, Caluso, Candia, Mercenasco, Strambino, Ivrea, Settimo, Rivarolo, Volpiano, San Benigno, Bosconero, Faletto, Ciriè, Venaria, Borgaro, Caselle, San Maurizio. Nella pagina 280 si possono trovare informazioni sulle Valli di Lanzo. Errata, aggiunte e indice alle ultime cc. Il volume, per la sua scarsa reperibilità, fu riedito in anastatica nel 1974. Opera rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione, completa della sua brossura originale. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1447760.

300 euro

51) MUSICA OPERISTICA OPERA BELLINI PIANOFORTE CATANIA GENOVA PRIME EDIZIONI (?) OPERE COMPLETE

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Bellini Vincenzo, Alary Jules-Eugène-Abraham, Truzzi Luigi,

Beatrice di Tenda, Musica del MaestromVin. Bellini, ridotta per Piano Forte Solo (dal M. Giulio Alary; dal M. L. Truzzi)

Milano, Presso Gio. Ricordi dirimpetto all’I. R. Teatro alla Scala, Firenze presso G. Ricordi e C.o, S. data (ma 1833 circa).

In oblungo; 37×27 cm; 110 pp. Legatura editoriale Ricordi (solo il piatto anteriore) della collana “Opere Teatrali Complete”, mancanza all’angolo esterno superiore di parte della brossura editoriale. Uno strappetto senza perdita di carta nel margine alto bianco delle prime 4 carte, ininfluente. Due altri strappetti senza perdita di carta nel margine esterno bianco di due carte, ininfluenti. Un lievissimo foxing al margine esterno bianco di 4 carte e per il resto esemplare in buone condizioni di conservazione e ancora in barbe ed ad ampi margini. Probabile prima assai rara edizione in riduzione per pianoforte, della penultima opera del celeberrimo compositore siciliano, Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini (Catania, 3 novembre 1801 – Puteaux, 23 settembre 1835). L’opera segnò la sospensione della collaborazione con il librettista genovese, Felice Romani accusato da Bellini, di aver consegnato il libretto dell’opera con troppo ritardo sui tempi accordati, impedendo così, al maestro, di completare l’opera, tanto che Bellini recuperò passi, rielaborati, da opere precedenti, quali “Bianca e Fernando” e “Zaira”. Come ben scrive Raffaele Monterosso (Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 7, 1970): “D’altronde, va anche rilevato che, per il Romani, era indifferente scrivere un libretto per il B. o per l’ultimo dei compositori dilettanti, sì che era costantemente sovraccarico di impegni e non in grado di rispettare le incombenti scadenze teatrali del Bellini. Ciò fu in più occasioni pregiudizievole al buon esito delle opere del B.: nel caso della Beatrice di Tenda, poi, il comportamento del Romani fu decisivo nel determinare I’insuccesso del lavoro. […] Inutilmente, per tutto il giugno, il luglio e sino al 10 agosto (ossia al momento di partire per Bergamo), egli chiese un argomento per un libretto al Romani, che rispondeva invariabilmente di essere in attesa di nuovi drammi da Parigi (lettera del B. al Romani del 29 maggio 1834). Da una successiva lettera al Santocanale del 24 settembre apprendiamo che nulla era stato ancora deciso circa, l’argomento. Solo nella lettera del 6 ottobre, diretta ancora al Santocanale, troviamoche l’argomento della nuova opera è Cristina regina di Svezia; ma circa un mese più tardi, scrivendo a Giuditta Pasta il 3 novembre, il B. informa che il soggetto èstato cambiato e che la scelta è caduta su Beatrice di Tenda. […] Varie possono essere state le ragioni del mutamento: la più probabile è che la stessa Pasta, la quale aveva assistito, in compagnia del B., alla ra. e di un balletto. presentazione ricavato dalla vicenda di Beatrice di Tenda, ne fosse rimastaIMG_2540_clipped_rev_1 colpita, avendo trovato in esso delle analogie con Maria Stuarda: peraltro ella stessa deve aver proposto il cambiamento, cui il B. aderì ben volentieri, forse anche perché l’intreccio della Beatrice appariva più semplice e lineare nei confronti dell’intricatissima Cristina. Nessuna prova diretta noi possediamo che il Romani avesse nel frattempo scritto alcunché della Cristina; solo nella lettera aperta pubblicata su l’Eco di Milano il 10 marzo 1833 il Romani accenna ad alcuni pezzi già composti della Cristina. Che questi pezzi siano realmente esistiti è quanto meno dubbio, sia perché il Romani non ne fece mai più cenno in tutta l’acre polemica, sia perché la vedova del Romani, Emilia Branca, la quale rintracciò anche le minuzie poetiche lasciate dal consorte, non potè pubblicare nemmeno un verso della Cristina.”. La polemica che ne seguì fra Bellini e Romani fu durissima, tanto da incrinare un’amicizia, fino ad allora, fortissima. Beatrice di Tenda è l’unico dramma storico del repertorio belliniano. Il maestro catanese si impegnò sul terreno a lui non consono del dramma storico, probabilmente, per “sfidare” il rivale Donizetti che con i due drammi storici “Anna Bolena” e “Maria Stuarda” aveva ottenuto uno strepitoso successo. Molti critici musicali hanno sostenuto che gli intrighi storici non furono in grado di solleticare adeguatamente, la fantasia di Bellini che non riuscì, in quest’opera, nemmeno ad avvicinarsi alla perfezione che era riuscito ad esprimere in figure come “Norma”. Nonostante uno scarso successo dell’opera qui presentata, essa contiene, indubitabilmente, alcune delle innovazioni che il maestro Bellini, avrebbe poi elaborato portandolo a comporre, poi, uno dei suoi capolavori, “I Puritani”. Sempre Raffaele Monterosso (Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 7, 1970) scrive: “Ma, al di fuori dei fatti di cronaca, è assai più importante chiederci a centotrent’anni dalla prima sfortunata rappresentazione, se la Beatrice di Tenda meritava la severa condanna senza appello che ne, determinò la scomparsa pressoché totale dalle scene. L’ultima rappresentazione, avvenuta nel 1961 alla Scala, sembra aver confermato il sostanziale giudizio negativo che ne diedero i contemporanei. Non sappiamo fino a che punto l’assurdo e impossibile libretto possa avere influito sull’esito infausto. dell’opera; certo è che la mu sica costituisce un momento insopprimibile nella storia dell’espressione artistica belliniana, trovandosi realmente a mezza strada., e non solo in senso cronologico, fra la Norma e i Puritani.Non si tratta di rintracciare, nella Beatrice, melodie o frammenti di melodie comuni agli altri spartiti belliniani; le analogie che se ne ricavano, pur essendo piuttosto frequenti, non proverebbero affatto che il B. abbia., trasferito, nella Beatrice, melodie della Norma, o che abbia trasportato materiale dalla Beatrice, ai Puritani. […] Per limitarci a un solo esempio, lo spunto iniziale della prima cavatina di Beatrice, “Ma la sola, ohimé son io”, richiama da vicino le parole “Io lo posso” nel duetto “In mia mano” fra Norma e Pollione, per via dell’energica appoggiatura. Nell’insieme, la Beatrice ricorre ancora alle progressioni melodiche, irrobustite dall’incalzare dell’andamento dinamico, secondo quanto era già stato messo in pratica nel concertato finale del 1 atto della Sonnambula e nel finale della Norma: nella Beatrice, l’esempio più significativo è nel concertato del II atto, a partire dalla frase di Beatrice “Al tuo fallo ammenda festi”. D’altra parte, una ricerca più attenta di nuovi elementi armonici, uno strumentale più ricco, una più variata alternanza di stacchi agogici fanno sentire prossima la tecnica compositiva dei Puritani”. Opera molto rara a reperirsi in quest’edizione coeva alle prime rappresentazioni dell’opera teatrale. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MUS\0269702.IMG_2542_clipped_rev_1

550 euro