CATALOGO APRILE 2018

CATALOGO APRILE 2018

PRIME TIRATURE VENTIQUATTR’HORE BOLOGNA MITELLI RACCOLTA SUITE COMPLETE PRIME EDIZIONI PROVERBI ARTEIMG_0613_clipped_rev_1

     IMG_0612_clipped_rev_1IMG_0622_clipped_rev_1IMG_0615_clipped_rev_1IMG_0616_clipped_rev_1 IMG_0614_clipped_rev_1 IMG_0619_clipped_rev_1 IMG_0617_clipped_rev_1 IMG_0620_clipped_rev_1 IMG_0621_clipped_rev_1 IMG_0625_clipped_rev_1 IMG_0624_clipped_rev_1 IMG_0623_clipped_rev_1 IMG_0627_clipped_rev_1 IMG_0628_clipped_rev_1 IMG_0629_clipped_rev_1 IMG_0626_clipped_rev_1 IMG_0630_clipped_rev_1 IMG_0631_clipped_rev_1     IMG_0611_clipped_rev_1

Mitelli Giuseppe Maria,

Le ventiquattr’hore dell’humana felicità consacrate all’Em.mo et Rev.mo Prenc.e Card. D. Gio. Nicola Conti. Invenzione disegno ed intaglio di Giuseppe Mitelli Pittore Bolognese.

(Bologna), S. stampatore, 1675

Unito a:

Mitelli Giuseppe Maria,

L’arti per Via, disegnate, intagliate, et offerte Al grande, et alto Nettuno Gigante Sig: della Piazza di Bologna da Gioseppe M:a Mittelli …

(Bologna), S. stampatore, 1660

In folio (37,5×28,8 cm); due opere in un volume: (28) cc. nn., (41) cc.nn. e (4) cc. nn. con tavole di proverbi sempre realizzate da Mitelli ma non appartenente alle due opere. Due piccole firme di appartenenza privata al primo frontespizio. Legatura dell’inizio dell’ottocento in mezza pelle con titolo della prima opera, autore e fregi in oro al IMG_0634_clipped_rev_1dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Ampi margini. Un leggerissimo alone alle prime 8 carte, ininfluente e praticamente invisibile. Un lievissimo foxing al margine esterno bianco di tre carte (compreso frontespizio) della seconda opera, assolutamente lieve ed ininfluente. Quattro tavole leggermente ed uniformemente brunite, per la qualità della carta, nella seconda opera ma in modo assolutamente leggero ed ininfluente. Alcuni numeri scritti a matita nel margine basso della seconda opera a numerare le carte, alcuni poi cancellati. Le due opere si presentano, nel complesso, in buone-ottime condizioni di conservazione. Prime due edizioni complete di due delle più importanti opere del grande incisore bolognese, Giuseppe Maria Mitelli (Bologna, 1634 – 1718). Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle scene popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. La prima opera è completa anche dell’antiporta contenente il titolo contornato da putti e sormontato dallo stemma del card. Gio. Nicola Conti e del IMG_0635_clipped_rev_1foglio di dedica inciso in rame che come nota lo stesso Bertarelli nn. 394/421, sono assenti nella stragrande maggioranza degli esemplari. Quindi il nostro esemplare è completissimo. L’opera è uno dei lavori più celebri e filosofici di Mitelli dove una giornata di ventiquattro ore diventa un allegoria tragicomica dell’esistenza umana a formare, quasi, una sorta di ballata macabra dove gli individui sono sempre in compagnia della morte anche se essa non si percepisce solo attraverso la sua voce ma non compre mai se non all’ultima tavola. Il frontespizio della prima opera è famosissimo per la presenza dell’allegoria alata del Tempo munito di una falce che scandisce le 24 ore della giornata. Ogni ora, corrispondente ad una tavola, dove viene presentato un personaggio di una categoria sociale o lavorativa, con un proverbio al piede della tavola che nel lato destro descrive il pensiero della figura su se stessa. Contrapposta a questa scritta, vi è l’intervento della morte che sbeffeggia ed avverte dell’immanenza dell’esistenza e della futilità delle cose effimere. Ad esempio dice la Donna Superba: “Quanto bella son io! Quanti consuma, Per me d’Amor l’inestinguibil foco! M’incensano i sospiri in ogni loco, Onde non è stupor, se la mi fuma”. Ad essa risponde la Morte: “Vana: lo specchio tuo frangi, che tanto, Nel consigliarti a la ragion prevale, Meglio potrai la tua bellezza il frale, Espresso contemplar nel vetro infranto”. I personaggio che parlano sono oltre alla Donna Superba, l’Avaro, lo Zerbino, l’Iracondo, il Goloso, la Donna Invidiosa, il Pigro et Otioso, il Birbante, il Giuocatore, il Buffone di Corte, il Villano, il Comico, il Musico e Suonatore, il Pittore e Scultore, il Poeta, il Cortigiano, l’Ingegnero et Aritmetico, il Medico, il Cacciatore, l’Astrologo, il Guerriero, il Dottore versato in tutte le scienze, il Sacerdote di gl’idoli, il Re’ e da ultima la Morte che, per la prima volta compare, fisicamente, proprio nell’ultima tavola e si erge a “Reina al Mondo impero …”. Le figure nelle tavole sono accompagnate, in modo ricorrente a simboli del “Tempo”. I testi che corredano le immagini sono del fratello di Mitelli, padre Giovanni, che collaborò con l’artista anche nella realizzazione di diversi proverbi. Opera rarissima a trovarsi completa delle 28 tavole. La seconda opera è la prima edizione completa, in primissima tiratura, della serie di suite che Mitelli dedicò ai mestieri per via che si potevano incontrare per la città di Bologna nel seicento. Anche IMG_0636_clipped_rev_1qui, come nella maggior parte delle opere di Mitelli, ogni personaggio sormonta un proverbio che descrive in modo divertente e spesso ironico, un lavoro. Come scrive lo stesso autore nella prefazione presente sotto il frontespizio “A chi debbonsi queste mie laboriose fatiche, se non sol a Voi, il qual posto in alto grado state osservando tutti i passatempi de trattenim.i mondani, ed ascoltate patiente, ed immobile tutti i clamori di chi va’ e viene vendendo merci. Avvoi si debban, Sign.r della Piazza, quest’Arti che van per le Vie; sarà questo Tributo, ch’io porto alla vostra altiss.ma e maestosiss.ma presenza, come architettata da quella, che è Regina di tutte l’Arti; Eccovi dunque uniti coloro, i quali sen vanno fluttuando, et ondeggiando su’ questa NAVE di Bologna …”. Mitelli prese ispirazione per l’opera dal lavoro dedicato da Annibale Carracci dedicato ai mestieri tipici nelle vie di Bologna. “L’invenzone delle Arti per via di deve ad Annibale Carracci e forse, almeno in parte, a Ludovico (secondo il Malvasia, Felsina Pittrice, I, p. 335). Si trattò per questi maestri di uno scherzevole passatempo, che però riscosse tanto successo che i fogli furono riuniti in un volume … L’opera di Mitelli s’ispira evidentemente all’impresa carraccesca, cui si deve probabilmente aggiungere la mediazione della traduzione incisoria del Guilino [Simone Guillain, colui che ricevette le stampe dei costumi per via di Carracci e che nel 1646 ne trasse ottanta stampe]: da questa e da quella comunque si differenzia nei risultati iconografici e nel numero dei mestieri rappresentati, limitati a 40” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 205). Di quest’opera esistono sicuramente due tirature. Questa è la primissima e rarissima tiratura completa, della prima edizione. Alcune bibliografie come il Bartsch, ripreso anche dal Bertarelli, individuano due tirature susseguenti a questa, tutte e due con la dicitura dello stampatore e del luogo di stampa “Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace” ma nella seconda tiratura dovrebbe mancare la dicitura “Cum Privil.” presente invece nella terza. IMG_0633_clipped_rev_1“La prima tiratura [come appunto il nostro esemplare] di cui si ha notizia è priva della numerazione e della dedica dello stampatore. Una seconda, egualmente non numerata, aggiunge sotto la dedica del Mitelli l’indicazione: Gio. Iacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace. Una ulteriore edizione, da ritenersi eseguita entro il secolo, mostra la dichiarazione dello stampatore così modificata: Gio. Giacomo Rossi le stampa in Roma alla Pace cum [sic] Privil.” (Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 206). Le tavole della prima tiratura non presentano numerazione a lato del proverbio che venne aggiunto solo nelle edizioni sugenti. Scrive il Toschi nella sua opera Stampe popolari ital., pp. 23-24: il Mitelli “Viene a occupare un posto a sè e a segnare una decisa svolta nello sviluppo dell’ iconografia popolare, il bolognese G. Maria Mitelli (1634-1718)…Egli fu l’ erede di quella tradizione popolare, fecondandola di un umorismo nuovo, e trasmettendola alla generazione successiva, e rappresentò il legame tra il ‘500 e il ‘600, ma la sua personalità è così spiccata, impronta di sé tutta la produzione, anche quella che riprende antichi temi e motivi (i mestieri ambulanti, il paese della Cuccagna, i proverbi ecc.ecc.)”. Mitelli, come dicevamo, in quest’opera riprende il lavoro di Carracci ma mutandone profondamente il senso stesso. Infatti i proverbi che accompagnano le tavole, opera anche questi, con ogni probabilità del fratello di Mitelli, Giovanni Maria, sembrano avere un chiaro intento pedagogico e devono, nell’intento dell’autore, indicare la via per un’alta forma di moralità. Fra i mestieri rappresentati si possono trovare ad esempio il venditore d’acqua, il pescatore, il venditore di polli, il facchino, il venditore di fegatini, l’ortolana, il venditore di frutta, l falegname, il venditore di uva, il venditore di ceramiche, il cappellaio, il venditore di pane, quello di ventagli, di vino, il venditore di pozioni fraudolente IMG_0632_clipped_rev_1(l’imbroglione), i pulitori dei pozzi, il venditor di scarpe, di setacci, di pesci, il macellaio, l’arrotino, il pittore, il venditore di sedie, il mercante di bicchieri, l’architetto, il mercante di stampe, il commerciante di strumenti di ferro, il venditore di mele e pere ed altri. Le ultime quattro tavole presentano quattro proverbi satirici con Facchino, l’Orbo Ugolin, Mangiaben e Chiloga tratti dai Proverbi figurati del 1678. Insieme di sue rare edizioni in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Per la prima opera, Bertarelli, G.M.Mitelli, Catalogo delle Incisioni, n. 394-421. Cat. Raccolta Stampe di Milano, A.A.189. F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, cat.138; Per la Seconda opera: F. Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, p. 216, n. 29. Bartsch, 117-157. Nagler, 119-159. Buscaroli, pp. 53-54, nn. 2-41. M. Poli, Le Arti per via di Giuseppe Maria Mitelli, 2003. Per le quattro tavole finali di proverbi: Varignana, Le Collezioni d’arte della Cassa di Risparmio in Bologna. Le incisioni. 1, Giuseppe Maria Mitelli, Bologna 1978, tav. 85, 85, 86, 87, n. di repertorio dal 229 al 232.

11.600 euro

CARICATURA SATIRA POLITICA USI COSTUMI DISEGNATORI DORé DEBUTTI PARIGI FRANCIA

IMG_0544_clipped_rev_1  IMG_0542_clipped_rev_1 IMG_0548_clipped_rev_1 IMG_0547_clipped_rev_1 IMG_0545_clipped_rev_1 IMG_0549_clipped_rev_1 IMG_0543_clipped_rev_1 IMG_0539_clipped_rev_1   IMG_0536_clipped_rev_1Philipon Charles ( fondatore), Gustave Dorè e AA. VV.

Le Journal Pour rire. Journal d’images, journal comique, critique, satirique, lithographique, etc. 1848, 1849, 1850, 1851. 182 numeri su 189. Dal 5 fevrier 1848 al 12 septembre 1851. (Prime due annate complete, mancano 4 numeri del 1850 e tre numeri  della prima metà del 1851).

Paris, chez Philipon 1848 – 1851

In folio imperiale (60×43 cm); 182 numeri, ognuno di 4 pp. nn. per un totale di 728 pp. rilegati in due tomi. Legature ottocentesche in mezza tela verde con piatti foderati con carta verde coeva zigrinata. Qualche strofinatura ai tagli dei piatti. All’interno, una decina di numeri con leggera segna di piega, tre numeri con leggerissima traccia di polvere in un quarto del primo foglio, del tutto ininfluenti e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione e primi 4 anni di una delle più celebri riviste francesi dell’ottocento. 1848 completo, 1849, completo, 1850 mancano 4 numeri (107, 137, 139, 142), 1851 fino al numero 189 del 12 settembre, mancano tre numeri (160, 166, 183). Rarissima raccolta. Il primi due anni della rivista sono rarissimi da reperirsi completi. Fondato da Charles Philipon nel 1848, vide l’uscita del suo primo numero il 5 febbraio del 1848. La pubblicazione terminò nel 1855 quando venne sostituita prima da “Le Journal amusant” dal 1856 e poi “Le Petit Journal pour rire” che in versione più piccola, puntava a raggiungere un IMG_0538_clipped_rev_1pubblico più ampio, aumentando il numero di copie ed abbattendo i costi di produzione arrivando ad utilizzare la metà della carta dell’edizione del 1848. Il giornale venne illustrato da alcuni dei più grandi illustratori francesi dell’epoca fra i quali il  giovanissimo Gustave Doré che diventa una delle firme di punte del girnale. Doré, quando inizia la collaborazione con il giornale ha soli 15 anni e studia ancora al Lycee Carlemagne, dove giunge grazie all’interessamento del celebre illustratore e giornalista francese, Charles Philipon (1800-1862) fondatore della casa editrice Aubert. L’editore, intuite le potenzialità del giovane illustratore, lo aveva invitato ad istallarsi a Parigi, all’inizio del 1847 ed aveva iniziato a seguire e migliorare le già spiccatissime capacità artistiche dell’adolescente.  Dorè realizza le prime illustrazioni per il “Journal pour Rire” sotto il compromesso raggiunto con l’editore che le sue tavole sarebbero state pubblicate e anche, pagate se i risultati scolastici IMG_0537_clipped_rev_1di Dorè fossero stati soddisfacenti.  Philipon, all’epoca della fondazione del “Journal pour rire” era già un editore di giornali di successo, dopo che aveva creato due delle più importanti riviste illustrate della storia di Francia e cioè “La Caricature” e “Le Charivari”. Questo rende ancora più significativo il fatto che l’editore puntasse su un giovanissimo e sconosciuto autore come Gustave Dorè per lanciare una nuova testata giornalistica di grande formato e notevolmente dispendiosa economicamente. Fra gli altri illustratore che presero parte al “Journal pour Rire” si segnalano anche Bertall, Morin, Emy, Nadar, Bordes, Forest, Vernier, De Beaumont, Lefils, Lorentz, Janet, Fossari, Pastelot, Provost, Thiroux, Monta, Chandellier ed altri. Il giornale presenta già in apertura di ogni numero delle belle e grandi vignette satiriche. Le scene satiriche si ripresentano anche all’interno dell’opera. Il giornale ha un carattere spiccatamente politico ma non manca nemmeno la satira dei costumi e dalla società dell’epoca.  Raro nelle sue prime due annate. Qui presenti anche la terza e la prima metà della quarta annata.

700 euro

MODENA FOTOGRAFIA ORLANDINI ACCADEMIA MILITARE CADETTI PALAZZO DELL’INTENDENZA CAMERALE PIAZZA ROMA

Enrico, Umberto, Pellegrino Orlandini,

Fotografia di Orlandini, in oblungo con veduta di Piazza Roma, dall’ingresso del Palazzo Ducale, con sfilata di cadetti.

Modena, Fotografia P. Orlandini e figli, s. data (1910 circa)IMG_0738_clipped_rev_1

In oblungo (37×13,5 cm per il cartoncino, 30×8 cm la fotografia). Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Bella fotografia di una sfilata dei cadetti dell’Accademia di Modena, con i loro fucili d’ordinanza, all’inizio del XX° secolo. Sulla destra della foto un cittadino nei tipici vestiti dell’epoca. Sullo sfondo il Palazzo dell’Intendenza Camerale. La foto venne realizzata da Pellegrino Orlandini e figli, intorno al 1910. Pellegrino Orlandini (Modena, 18 aprile 1843 – Modena 28 maggio 1910), fu il fondatore e capostipite del più famoso studio fotografico modenese. Pellegrino apprese l’arte della fotografia da diversi celebri fotografi modenesi come Ruggero Porta, i F.lli Bozzetti, Giuseppe Obici  soprattutto, Gaetano Sorgato. Iniziò la sua attività come fotografo ambulante nella provincia modenese, specializzandosi, in particolare, nella documentazione di edifici architettonici (con particolare attenzione alla documentazione di quelli a rischio architettonico) e nelle bellezze naturali dell’Appennino Modenese. Non è certa la data di apertura del suo primo studio fotografico a Modena ma con ogni probabilità, ciò avvenne fra il 1881 ed 1885. L’attività si sviluppa velocemente, tanto che già nel 1887, partecipa alla prima Esposizione nazionale di fotografia di Firenze, dove entra in contatto con l’attività dei Fratelli Alinari. A partire dal 1899, Pellegrino inizia, lentamente, a passare la gestione dell’attività ai figli Umberto (Modena, 5 maggio 1879 – Modena, 19 settembre 1931) ed Enrico (Modena, 1871 – Modena, 7 aprile 1921). In particolare Umberto, che nell’Esposizione Internazionale di Torino, assiste all’opera di alcuni dei più grandi fotografi americani dell’epoca che erano stati invitati a prender parte a questa manifestazione, è da considerarsi il più innovativo e sperimentale dei fratelli, e si legò alla corrente fotografica del pittorialismo. Rara fotografia in oblugno.

70 euro

GEOLOGIA FOSSILI PRIME EDIZIONI CITTA’ DELLA PIEVE PERUGIA UMBRIA SCIENZE NATURALI STORIA LOCALE RARITA’ MONTI DEL TRASIMENO VAL DI CHIANA

 IMG_0751_clipped_rev_1IMG_0647_clipped_rev_1Rossi Giosafat,

Lettera di Giosafat Rossi medico primario in Città della Pieve accademico ardente, libero, neghittoso al signor Filippo Cartoni principe dell’Accademia dei Neghittosi.

In Perugia, dalla Tipografia vescovile di Francesco Baduel, 1816

In 8° (19,5×12,5 cm); 47, (1) pp. e una pecetta di carta manoscritta posta alla fine del volume. Legatura della seconda metà del novecento, in mezza-pelle scura, con titolo impresso in oro al dorso ed il piatto foderata con carta marmorizzata coeva. Antico ex-libris manoscritto applicato al frontespizio che identifica l’esemplare come appartenuto all’artista e storico perugino, “Belisario Simonelli”. Opera stampata su carta forte ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima ed unica, rarissima edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questo importante studio del medico e naturalista Giosafat Rossi che fu medico condotto di Fabriano. L’opera, scritta sotto forma di lettera rivolta all’arcade Filippo Cartoni, accademico dei Neghittosi di Città della Pieve, ripercorre la storia, descrive il territorio e le caratteristiche geologiche di Città della Pieve, in provincia di Perugia (oggi facente parte della “Comunità Montana Monti del Trasimeno”), illustrandone, in particolar modo “ … l’analisi del suolo che la circonda, e dei Corpi eterogenei, che in esso si rivengono. Il territorio di Città della Pieve non è molto esteso, ma bensì è fertile, ed abbondante di vegetabili e animali. …” da Notizie Istoriche di Città di Pieve, Giuseppe Bolletti, Baduel, 1830. L’opera è infatti ricercata per la sua parte geologica. Scrive ad esempio Rossi “ … come bene osservò l’eruditissimo Monsignor Becchetti di cui conserveremo sempre indelebile la memoria, è formato da un tufo arenario, che dove è più corroso, e tagliato a pico per il corso delle acque, o per l’abbassamento delle strade, scuopre alcuni altri piccoli strati orizzontali di breccia, di argilla, di arena; ai quali sovrasta la terra vegetabile. Questi strati, e segnatamente il tufo, e l’argilla, sono misti di spoglie di testacei, e corpi marini resi fossili; ciò che assicura essere stato un tempo fondo di mare. … IMG_0649_clipped_rev_1Questo Poggio, come vi dicea sin dalle prime è formato di tufo a diversi strati orizzontali sparsi di spoglie di testacei, tra i quali si distinguono i pettini, e le ostraciti di grandezza maggiore a quelle che si pescano nel Tirreno e nell’Adriatico. Se ne trovano molte traforate da moluschi a conchiglia, e molte con dei balani di varia grandezza; ciò che potrebbe far sospettare che non una sol volta stato qui fosse il mare ad estendervi le sue acque. Sarebbe impossibile di tutte descrivere, o meglio rinvenire le specie dei detti testacei. Io che ne vado raccogliendo, e che piena ne vedo  la mia camera, ci rimarco le Conche Cordiformi, i Mutili, i Buccini, i Nautilli, le Trottole, le Volute, le Cinche ore rotundo, i dentali, le orecchie marine, le patelle, i buccarditi, le pinne, le tubolari. Tra tutti però hanno un certo maggior pregio le Cume di diversa grandezza che si rinvengono tra il tufo, ciò che esclude ogni idea vulcanica, le quali non solo in tutta la di loro conchigliacea sostanza sono passate nella natura dello spato; ma ne racchiudono …”. Molto raro ed in ottime condizioni di conservazione. Stampato a Perugia da Francesco Baduel. Ottimo esemplare. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\067526.

380 euro

MODENA POESIA DIALETTALE PRIME EDIZIONI RAIRTA’ PRIMA GUERRA MONDIALE AUTOGRAFI STORIA LOCALE SATIRA

 IMG_0655_clipped_rev_1 IMG_0654_clipped_rev_1Augusto Vandelli (Mascarot),

Modna e la Guéra, con prefazione del Prof. Giulio Bertoni,

Modena, Tip. A. Mantovani, 1924

In 4° (24×16,5 cm); 30, (2 b.) pp. Brossura editoriale  con titolo e autore impressi in nero e rosso al piatto anteriore. Dedica autografa al frontespizio di Augusto Vandelli al “suo miglior amico”, il celebre artista e caricaturista, Umberto Tirelli. Prima edizione di questa assai rara, due soli esemplari censiti in ICCU, raccolta di componimenti del celebre intellettuale e poeta modenese, appartenente alla nobile famiglia di Vandelli, Augusto Vandelli, amico di Umberto Tirelli, del Marchese Matteo Campori e di Emilio Uguzzoni.I componimenti sono ispirati dalle conseguenze del primo conflitto mondiale nella città di Modena. Questo periodo storico nella città emiliana, fu particolarmente vivace da un punto di vista culturale, con il fiorire di numerose imprese letterarie animate fra gli altri da Umberto Tirelli, Enzo Manfredini, Giuseppe Graziosi, Agusto Vandelli, Matteo Campori, Emilio Ugizzoni e molti altri. Modena, durante il periodo IMG_0656_clipped_rev_1bellico, rappresentò un classico esempio di quello che veniva definito il “fronte interno” bellico, caratterizzato dalla propaganda istituzionale, dagli addestramenti per la difesa dagli attacchi aerei nemici e dall’utilizzo per fini bellici di edifici in disuso o adibiti ad altro scopo. L’opera qui presentata si pregia di una bella introduzione del celebre filologo, linguista e critico letterario modenese, Giulio Bertoni (Modena, 26 agosto 1878 – Roma, 28 maggio 1942). Le poesie, in genere di tono satirico, sono in dialetto modenese e presentano diversi temi ma tutti legati alla città di Modena ed ai suoi protagonisti. Fra i titoli: L’Aeroplan, Imbuschèe, All’Ustaria, Bandera Rassa, Capporetto ecc. Prima edizione, rara, autografa ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\CUB\0653941.

70 euro

POESIE PRIME EDIZIONI BAROCCO LETTERATURA BAROCCA LIGURIA GENOVA SAVONA

   IMG_0640_clipped_rev_1    IMG_0642_clipped_rev_1  IMG_0639_clipped_rev_1Chiabrera Gabriello,

Delle poesie di Gabriello Chiabrera [parte prima seconda – terza]. Per lui medesimo ordinata, e donata all’illustriss. Signore, il Signor Iacopo Doria del Signore Agostino già Serenissimo.

In Genova, Appresso Giuseppe Pavoni, 1605 – 1606

In 8° piccolo (13,5×9 cm); tre tomi in un volume: 111, (1) pp., 159, (1) pp., 126, (2) pp. Buono-ottimo stato di conservazione. Legatura realizzata intorno al 1800 in mezza pergamena rigida con piatti foderati con carta marmorizzata rossa. Autore, titolo, luogo di stampa ed anno impressi in oro su fascette in pelle rossa e verde al dorso. Filetto e fregio in oro al dorso. Ex-libris applicato all’interno del piatto anteriore che identifica l’esemplare come appartenuto al celebre collezionista, bibliofilo e filantropo svizzero, Sergio Colombi (1887-1972). Ex libris figurato al contropiatto  anteriore con motto “Perché giammai tedio non provi”) che donò la sua collezione di incunaboli e di edizioni aldine alla Biblioteca Cantonale di Lugano. Esemplare appartenuto al celebre libraio antiquario ed amico di Colombi, Giuseppe Martini  (1870-1944) contemporaneo di Leo S. Olschki and Ulrico Hoepli. Minuziose, abbondanti ed importanti note bibliografiche alla prima ed ultima carta bianca per mano dello stesso Sergio Colombi che come suo solito, descrivono il volume nelle sue IMG_0638_clipped_rev_1 caratteristiche e citano tutte le bibliografie rintracciate da Colombi. Un’antica nota di possesso privata al recto del frontespizio identifica l’esemplare, come antecedentemente appartenuto a Jacopo Malagela. Bellissime marche tipografiche xilografiche ad ogni frontespizio ed alla fine di ogni volume con “Un pavone con una piccola cometa sopra la testa. In una cornice figurata. Motto su un nastro: Coelum tango votis.”. Prima edizione completa e non comune, stampata a Genova da Giuseppe Pavoni, della prima raccolta di poesie del celebre poeta e drammaturgo savonese, Gabriello Chiabrera (Savona, 18 giugno 1552 – Savona, 14 ottobre 1638). Autore di numerosi componimenti entrati a far parte del patrimonio classico della letteratura italiana, Chiabrera nacque in una famiglia aristocratica e visse a stretto contatto con gli ambienti dell’alta nobiltà. Fra i massimi esponenti del classicismo barocco del seicento è spesso contrapposto all’altro grande esponente di questa corrente, Giovan Battista Marino che però era più di molto più giovane di Chiabrera e morì, però, prima di questo. L’autore visse buona parte della sua esistenza, in particolare durante il periodo della vecchiaia, nella residenza di famiglia di Legino e nei terreni ad essa limitrofi che descrisse in alcuni suoi poemetti. Amico di Speron Speroni e del grecista, Marc-Antoine Muret, conobbe anche Tasso. Amatissimo dai suoi contemporanei i suoi servigi furono richiesti dai più importanti regnanti italiani come Carlo Emanuele I di Savoia, della famiglia Medici di Firenze, degli Este di Gonzaga e Mantova, di numerosi IMG_0637_clipped_rev_1aristocratic i genovesi e toscani e dal 1628 di Papa Urbano VII. In particolare le pensioni che gli venivano riconosciute non richiedevano mai l’obbligo di risiedere presso la corte così che ebbe sempre una totale libertà di movimento. Grazie al fatto di essere al servizio di numerose casate, Chiabrera finì per essere al centro dell’asse politico-culturale Torino-Genova-Firenze-Roma tra il 1580 e il 1635. L’esordio letterario di Chiabrera avvenne quando questi aveva trent’anni, nel 1582, col poema Delle guerre de’ Goti (più noto come Gotiade) dedicato a Carlo Emanuele I di Savoia. “Se la Parte prima conteneva solo pochi componimenti già editi, la Parte seconda, Genova 1606, divisa in sei libri, costituisce soprattutto una riproposizione di poesie note (nel primo libro, dieci componimenti amorosi nei nuovi metri; nel secondo, dieci canzonette nei nuovi metri, che prendono il titolo dal nome di colui al quale sono indirizzate; nel terzo, diciotto odi in quartine di endecasillabi; nel quarto, quinto e sesto, rispettivamente otto, sei, sei odi, dalle raccolte del 1586, 1587, 1588 e 1591). La Parte terza, sempre Genova 1606, non è divisa in libri e contiene i tre canti in ottave del Battista (già pubblicato nel 1602 a Firenze con il titolo di Herodiade o sia narratione della causa principale della morte di s. Giovanni Battista);le terzine della Giuditta; i cinquepoemetti sacri del 1598 e I cinque tiranni di Gabaon, un poemetto già raccolto nell’edizione Gentile del 1604. Severino Ferrari (G. C. e le raccolte delle sue rime da lui medesimo ordinate. Studio bibliografico, IMG_0641_clipped_rev_1Faenza 1888, p. 2) scrisse che “ben pochi sono gli uomini i quali come il nostro abbiano con tanta larghezza affidato ai loro scritti gran parte di sé, della loro vita, della propria arte”.Ma, se puntiamo l’obiettivo su quella che, a detta dello stesso Ferrari, può essere considerata “una specie d’estate di S. Martino, la seconda giovinezza (benché dai cinquantaquattro ai sessantasei anni) del poeta” (ibid., p. 26), cioè il periodo dal 1606 al 1618, troviamo che non solo tutta la vita del C., quale almeno egli volle tramandarla, è riducibile alla sua attività letteraria, ma che la sua attività letteraria, a sua volta, si presenta piuttosto come agitata vicenda editoriale che come svolgimento poetico. Sarà l’opzione per lo sperimentalismo, formale, come suggerisce Getto di rincalzo a Girardi, e sarà la molteplicità stessa dei generi toccati dal C., ma sta di fatto che “non è possibile circoscrivere entro successivi periodi di tempo l’interesse del poeta per l’uno e per l’altro genere di poesia”, mentre “si può dire invece, approssimativamente, ch’egli conduce avanti quasi parallelamente tutte le sue esperienze” (E. N. Girardi, Esperienza e poesia, cit., p. 48)”. Prima edizione, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\040601; Cfr. Gamba 345; Quadrio, II, p. 267; Graesse II, 133; Piantanida 2382: «Questa prima ediz., assai corretta, fu pubblicata per volontà ed a cura del Chiabrera, “mal soddisfatto che gli amici suoi avessero senza sua saputa divulgate alquante sue rime con gravi e frequenti errori” […]. prima di questa raccolta erano stati pubblicati alcuni picc. gruppi di rime».

STORIA CELIBATO PRETI VENEZIA MODENA ESTENSI DOTTRINA ECCLESIATICA

  IMG_0645_clipped_rev_1 IMG_0643_clipped_rev_1Zaccaria Francesco Antonio,

Storia Polemica del Celibato Sacro, da contrapporsi ad alcune detestabili opere uscite a questi tempi, Opera dell’Abate Francescantonio Zaccaria divisa in tre libri.

In Roma, Nella Stamperia di Giovanni Zempel, a spese di Venanzio Monaldini, 1774

In 8° (19,5×13 cm); XL, 480, (2) pp. Legatura coeva in mezza pelle marmorizzata con titolo autore, filetti e ricchi fregi in oro al dorso. Piatti foderati con bella carta a motivi amaranto. Tagli spruzzati in rosso. Qualche lieve brunitura alle prime pagine dopo il frontespizio, dovute alla qualità della carta, sempre leggerissime e praticamente ininfluenti e per nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. IMG_0644_clipped_rev_1Prima edizione di questa curiosa opera del noto presbitero, storico e scrittore veneziano, Francesco Antonio Zaccaria (Venezia, 27 marzo 1714 – Roma, 10 ottobre 1795). Appartenente all’ordine dei gesuiti, dove entrò nel 1731 in Austria, svolse la sua opera pastorale e di insegnamento, fra Ancona, Fermo e Pistoia. Nel 1751 fu chiamato a Modena da Francesco III d’Este, per prendere il posto di Ludovico Antonio Muratori, nella carica di bibliotecario ed archivista. Nel 1768 venne improvvisamente mandato via, in seguito alla sua opera  Antifebronio, nella quale difendeva strenuamente varie IMG_0646_clipped_rev_1posizioni del pontefice romano. Rientrato a Roma gli venne assegnata la gestione della biblioteca della casa professa dei Gesuiti. Papa Pio VI, lo nominò professore ordinario di Storia della Chiesa alla Sapienza e direttore dell’Accademia dei Nobili Ecclesiastici. L’opera qui presentata è la più completa trattazione storica delle ragioni storiche del celibato a partire dal Nuovo Testamento, attraverso la sua regolarizzazione nel Concilio di Nicea, le eresie che polemizzavano sul celibato ecclesiastico, fino alla metà del settecento ed alle recenti emanazioni legislative. Prima edizione, l’opera venne ristampata a metà dell’ottocento. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMGE\000606.

140 euro

LETTERATURA BERGAMO STAMPATORI BERGAMASCHI ANTOINE RARITA’ BIBLIOGRAFICHE MATEMATICA AGRICOLTURA ARCHITETTURA ARTE POESIA

  IMG_0674_clipped_rev_1Tomini Foresti Marco,

Orazioni Accademiche del Co. Marco Tomini Foresti Patrizio di Bergamo, Terza Edizione,

Bergamo, Presso Vinc. Antoine, 1786

In 8° grande (23,5×15,5 cm); XII, 181, (3) pp. Brossura editoriale in cartoncino rigido con belle ed eleganti cornici xilografiche ai piatti e titolo, autore e fregi in nero al dorso (piccola mancanza alla carta in corrispondenza del titolo). Esemplare stampato su carta forte di altissima qualità. Al frontespizio, qualche macchiolina d’inchiostro creatasi al momento della stampa, ininfluenti e nel complesso esemplare in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Frontespizio inciso con titolo in bellissima cornice xilografica e vignetta bucolica. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Terza rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questa raccolta di componimenti del noto letterato e scienziato bergamasco, il Conte Marco Tomini Foresti che fu anche membro del Consiglio di Bergamo. Scrive Francesco Antonio Zaccaria nel suo IMG_0673_clipped_rev_1Storia Letteraria d’Italia (Venezia, Poletti) a pag. 565 a proposito di quest’opera: “Trà sonetti, rimarchevoli quelli sono di Filosofico argomento, né quali la dolcezza del metro uguaglia la dottrina fondata né miglior moderni sistemi”. Il volume, pubblicato una prima volta nel 1780 presso i Fratelli Rossi, le Orazioni, dopo un notevole successo, furono ristampate, nel 1785 dallo stampatore, Vincenzo Antoine (1738 – Bergamo 1804) che di origini francesi, si stabilì a Bergomo a partire dal 1777, dopo aver vissuto a lungo a Brescia. La sua stamperia che stampava opere dall’alto valore estetico, dal chiaro gusto francese (come l’opera qui presentata) e qualitativo, divenne la più celebre di Bergamo. A lui si deve per esempio la stampa del Codex Diplomaticus del canonico bergamasco Mario Lupo. Questa IMG_0675_clipped_rev_1terza edizione è rarissima, nessun esemplare è censito in ICCU. L’opera qui presentata presenta all’inizio del volume, alcuni articoli di giornali dell’epoca usciti all’epoca in commento all’opera del Foresti. Seguono poi le Orazioni Accademiche s cientifiche dedicate a diverse materie come la Matematica, la Pittura, l’Agricoltura materie nelle quali Foresti descrive oltre al senso di queste materie anche importanti e recenti applicazioni pratiche delle stesse. Foresti personaggio di grande erudizione ed interessi molteplici era infatti ferrato in diverse materie. A lui ad esempio si deve la pubblicazione di una nota opera dedicata all’applicazione dei principi chimici e fisici all’agricoltura. Il volume prosegue poi con gli scritti in lode dei Santi Martiri Fermo e Rustico, a Sua Eccellenza Alvise Contarini II, a Giovanni Francesco Correr, per concludere con l’Orazione in lode all’Architettura. Edizione rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione.

240 euro

BIGLIARDO BILIARDO GIOCHI GIUOCHI DI SOCIETA’ PRIME EDIZIONI STORIA DEI GIOCHI

  IMG_0671_clipped_rev_1IMG_0669_clipped_rev_1Bouvard Charles,

Trattato sul giuoco del bigliardo in cui trovasi una istruzione precisa sulla esecuzione di questo giuoco, non che la partita dei Piroli, col pallino o senza; estratto dalla seconda edizione di Parigi dell’opera intitolata: Nouvelle academie des jeux, ou regles ec., ec. da L. M. F.

Napoli, Dai Torchi di Pasquale Tizzano Strada Cisterna dell’Olio n° 26, 1821

In 8° (19×11,5 cm); 64, (2 b) pp. Brossura ottocentesca. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine basso dell’opera, praticamente invisibile. Tagli gialli. Qualche lieve brunitura dovuta alla qualità della carta, un piccolissimo tarletto al margine basso bianco dell’ultima carta, anche questo del tutto ininfluente e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Prima rara edizione, due soli esemplari censiti in ICCU, di questo trattato sul gioco del bigliardo, ispirata all’opera “Nouveau traite sur le jeu de billard” di Charles Bouvard. Lo scritto, anonimo, si prefigge di organizzare e definire le regole del gioco del bigliardo. Si legge nella “Prefazione” “Nel giuoco del Biglairdo non vi sono state giammai delle regole abbastanza precise. Qualle che comunemente ed impropriamente dicensi dell’Accademia, furono redatte dai maestri di pallacorda, la maggior parte dei quli non conoscevano tanto bene questo giuoco da prevederne tutt’i casi i più frequenti; d’altronde quei signori non lo riguardavano …”. Il IMG_0668_clipped_rev_1volume, composto in uno dei momenti storici dello sviluppo del gioco del biliardo, tratta in modo preciso e scrupoloso i vari tipi di giochi che si possono fare con il bigliardo con capitoli dedicati a: Primi principi per l’esecuzione; Posizioni; Palla di prima messa in giuoco; Consigli per l’azione; Dimenzioni di una stecca; Regola generale per ogni sorta di partite; Partite francesi; Partita ordinaria; Partita a seguire; Partita delle cinque palle detta Carlino; Partita del doppietto; Dppietto semplice; Doppietti composti; Partite a 3 o 4 non volendo restar fissi; Delle partite a scrivere; Partite delle cinque buche; Partite de’ Piroli col pallino, secondo l’uso di Milano e di Bologna; La medesima partita senza il pallino, secondo l’uso di Venezia; Partita del pallino senza i piroli; Partita del tocco; Partite a due palle, dette bianche; Partita ordinaria; Partita della perdita; Partita della buca difesa; Pulla a due palle; La guerra o pulla a tutte palle; La guerra a buca difesa a tutte palle. Opera assai rara. Rif. Bibl.: Melzi, V. 3. Col. 542.

330 euro

 

VIAGGI PRIME EDIZIONI CALIFORNIA SAN FRANCISCO HAWAII HONOLULU USI E COSTUMI AMERICA UNITED STATES OF AMERICA

IMG_0665_clipped_rev_1   IMG_0663_clipped_rev_1IMG_0666_clipped_rev_1 IMG_0662_clipped_rev_1Duhaut-Cilly Auguste, Botta Carlo,

Viaggio intorno al globo: principalmente alla California ed alle isole Sandwich negli anni 1826, 1827, 1828 e 1829 di A. Duhaut-Cilly; con l’aggiunta delle osservazioni sugli abitanti di quei paesi di Paolo Emilio Botta; traduzione dal francese nell’italiano di Carlo Botta. Tomo primo – secondo

Torino, Stabilimento Tipografico Fontana, 1841

In 8° (20×12,5 cm); due tomi in un volume: XVI, 296 pp. e 2 c. di tav. fuori testo, 392 pp. e 2 c. di tav. fuori testo. Legatura coeva in mezza pelle scura con titolo, autore e fregi in oro al dorso. Qualche strofinatura e lievi segni del tempo. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. All’interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, completo. Prima edizione italiana e seconda edizione assoluta, dopo la prima francese del 1834-1835, di una delle più importanti descrizioni ottocentesche della California e dell’arcipelago delle Isole Hawaii, scritta dal celebre viaggiatore che fu ufficiale di marina e sindaco di Saint-Servan 1835-1838, Auguste Bernard Duhaut-Cilly o Auguste Bernard superiore Cilly (Saint-Malo, 26 Marzo 1790 Saint-Servan-sur-mer, 26 ottobre, 1849). L’autore, entrato in marina nel 1807, prestò servizio nell’Oceano Indiano sotto Robert Surcouf. Nel 1815 passò dalla marina militare a quella mercantile prestando servizio sotto IMG_0664_clipped_rev_1l’avventuriero, Jean Baptiste Rives che caldeggiava un’impresa coloniale francese nelle Isole Hawaii, all’epoca conosciute anche come Isole Sandwich dopo che così le aveva chiamate James Cook nel 1778 in onore del suo protettore Lord Sandwich, nome che oggigiorno è considerato coloniale e antiquato. La spedizione era stata ideata come divisa in due parti. Nella prima, finanziata da alcuni banchieri francesi fra i quali Jacques Laffitte, l’impresa, doveva spostarsi verso l’America latina per commerciare in diversi prodotti, poi terminata questa fase, doveva, quindi, proseguire verso le Hawaii per riportare lì, il corpo di un re hawaiano che era morto in Inghilterra a causa del vaiolo.  Duhaut-Cilly partì da Le Havre il 10 aprile 1826 su un veliero di 370 tonnellate. La prima fermata avvenne alle Isole Canarie per poi proseguire nelle isole di Capo Verde e Cabo Frio in Brasile. Quindi visitò Rio (il 25 maggio) e poi, il 13 giugno, partì per Valparaiso da Capo Horn dove affrontò una terribile tempesta il giorno 14 luglio. Le successive tappe furono San José del Cabo (novembre) e Mazatlán per poi giungere in California in gennaio anche se a causa della nebbia, impiegò 8 giorni a trovare il Porto di San Francisco. Qui si fermò per un certo periodo e visitò il territorio. Le tappe furono poi Monterey, Santa Barbara e San Diego (aprile). Fu quindi alle Hawaii per poi tornare nell’ottobre del 1827, dopo una pausa in Perù, in California. Da qui si reca di nuovo alle Hawaii e si ferma per due mesi ad Honolulu, dove studia la lingua e le usanze locali, oltre a visitare il territorio. Il volume descrive i viaggi di Auguste Duhaut-Cilly, i luoghi da lui visitati, le lingue studiate, i monumenti e le bellezze naturali viste e rappresenta una selle più importanti e complete fonti storiche, economiche e culturali inerenti alla California e alle isole Hawaii nella prima metà dell’ottocento. Il volume è arricchito da 4 belle tavole fuori testo di vedute. Opera completa. Rif.Bibl.: Judd, 57; Hill 500; Howes D547; Sabin 21164; Zamorano 80,31; Forbes, ‘Hawaiian National Bibliography’, 1260.

450 euro

MONTE CARLO PRINCIPATO MONACO FOTOGRAFI GILETTA STORIA FOTOGRAFIA GIOCO D’AZZARDO CASINO’ PAESAGGISTI

IMG_0731_clipped_rev_1   Giletta Jean,

Lotto di tre foto in oblungo dedicate al Principato di Monaco ed in particolare al suo Casinò,

Parigi, Giletta Editeur Photo, s. data (ma 1900 circa)IMG_0735_clipped_rev_1

In oblungo 58,5×24 cm; tre fotografie a colori applicate su cartoncino editoriale che presentano sul lato destra la firma dell’editore e sotto la foto, la spiegazione del luogo ritratto. Qualche lieve difetto ma nel complesso in buone condizioni di conservazione. Le tre foto sono titolate: Panorama de Monte-Carlo Les Jardins; Panorama de Monte-Carlo Casino et Jardins; Panorama de Monte-Carlo Salle de Jeu. Le foto furono scattate dal celeberrimo fotografo francese Jean Gilletta (1 maggio 1856 Levens, Francia – 4 febbraio 1933), nato Jean-Baptiste Gilletta che fu uno dei più celebri fotografi paesaggisti del Sud Est della Francia della seconda metà del XIX° secolo. Sfruttando la sua grande abilità di fotografo ed il successo dei suoi scatti,  diede vita ad un’azienda editoriale fotografica, creata nel 1881, conosciuta col nome di “Giletta frères éditeur“, tuttora esistente che è una delle più antiche case editrici francesi. Le sue vedute in oblungo e a colori, non sono comuni e sono un’importante testimonianza della sua attività. Giletta scattò queste foto verso il 1890 ed iniziò a pubblicarle sotto forma di cartolina negli stessi anni. Celeberrimi sono i suoi scatti dedicati alle bellezze ed alle vedute della Costa Azzurra. Queste tre foto sono particolarmente interessanti per ricostruire le sembianze del Casinò di Montecarlo e dei giardini che si trovano davanti al suo ingresso, sul finire del XIX° secolo. Quando nel 1854 il gioco d’azzardo fu legalizzato dal principe Florestano I di Monaco, si decise di adibire una zona del territorio del Principato al gioco d’azzardo. Fu così che nel 1856, in un villaggio vicino al porto, venne inaugurata la prima sala da gioco.  Intorno alla struttura dove avvenivano i giochi, il principe Carlo III,  ordinò la costruzione di un nuovo quartiere che avrebbe preso, appunto, il nome di Monte Carlo. Nel progetto delle varie costruzioni che dovevano arricchire la zona, fu deciso di edificare un grande Casinò che iniziò ad esser costruito nel 1858. La struttura fu data in concessione, per 50 a  François Blanc a partire dal 1861. La struttura del Casinò come quelle ad esso vicine, iniziarono lentamente a svilupparsi. Mentre la famiglia Blanc IMG_0733_clipped_rev_1e la famiglia regnante si arricchivano, reinvestivano parte degli intoriti per rendere sempre più ricco ed appariscente il territorio del principato. Tali erano gli intoriti del Casinò che Carlo III, quindi, decise di abolire ufficialmente tutte le tasse nel Principato di Monaco. Nel 1878, Marie Blanc, la ricca vedova di François Blanc (morto nel 1877), incaricò l’architetto Charles Garnier, di rinnovare il casinò e costruire all’interno un teatro prestigioso (il Grand Théâtre de Monte Carlo), sontuosamenteIMG_0736_clipped_rev_1 decorato con arazzi lussuosi, dipinti, e dettagli dorati e barocchi in quello stille in voga in quegli anni. Le foto immortalano la sontuosità raggiunta dalla struttura del Casinò e del territorio circostante sul finire del XIX° secolo. Non comuni.

VIENNA BATTAGLIA DI VIENNA ASSEDIO POLONIA SOBIESKI WIEN 1683 MANOSCRITTO IN PARTE INEDITO

  IMG_0748_clipped_rev_1 IMG_0749_clipped_rev_1 IMG_0743_clipped_rev_1G. B. Cotoloni (Giovanni Battista Catalani?),

Documenti Storici della Liberazione di Vienna dall’Assdio dei Turchi, Agosto- Settembre 1683, G. B. Cotoloni

S. luogo, S. data (ma 1840 circa)

In 8° (19×3,5 cm); X, 200 pp. Bella legatura della fine dell’ottocento in piena pergamena rigida con dedicatoria impressa in oro “Al M. R. Padre Maurizio M. O. – Gratitudine” al piatto anteriore e filetto in oro al dorso. Una leggera brunitura in corrispondenza della dedica. Alcuni forellini di tarlo, ininfluenti, alle ultime carte. Segue lunga dedicatoria manoscritta alla prima pagina, allo stesso Padre Maurizio, a firma Coniuigi Locatelli datata 1893, chiaramente aggiunta all’opera in seguito, in grafia differente rispetto a quella dell’opera e databile verso la fine dell’ottocento. La nitida grafia con la quale è stata scritta l’opera è, invece, di metà ottocento. Quello qui presentato è chiaramente il manoscritto originale dal quale il Principe Filippo Lancellotti trasse parte della sua opera (anche questa molto rara), pubblicata per la prima volta nel 1883 con il titolo “Secondo centenario della liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi (1683-1883) : ricordi storici raccolti da Filippo Lancellotti, Roma, Tip. della pace di F. Cuggiani, 1883”. Oltre a presentare differenze nel testo, IMG_0745_clipped_rev_1nei titoli, aggiunte ed una collocazione differente dei capitoli, questo nostro manoscritto originale presenta all’inizio del volume varie lettere trascritte, assenti dall’edizione a stampa. In questo manoscritto mancano le biografie dei principali personaggi che presero parte alla battaglia, queste forse lavoro originale di Lancellotti che son invece presenti all’inizio dell’opera a stampa. Come scrive lo stesso Lancellotti nella sua introduzione “E’ precisamente per questo, che noi nell’odierna festività del Nome di Maria, a ricordare il più degnamente possibile il secondo Centenario del guerresco e prodigioso avvenimento, diamo oggi in luce un numero straordinario corredato da accurate e speciali incisioni che concorreranno ad illustrare viepiù questa pubblicazione. Nella quale oltre le biografie dei personaggi cospicui che diedero mano a liberar Vienna, ed oltre un succinto ma importante racconto dei fatti d’arme che si svolsero in quella occasione, si conterrà una raccolta di notizie e documenti atti a provare in quale e quanta misura il Pontefice Innocenzo XI contribuì alla salvezza di Vienna e della Cristianità. … Noi sopra ricordi e cronache manoscritte manoscritte che in p arte riteniamo non vennero mai pubblicate , altre poi sono positivamente inedite, poggiamo la nostra narrativa. …”. Lancellotti in verità prese buona parte della sua pubblicazione da questo manoscritto, tralasciando però, di citare l’autore e omettendo l’interessantissima parte iniziale dello scritto di  Cotoloni che contiene le lettere dei personaggi che presero IMG_0744_clipped_rev_1parte alla liberazione di Vienna e che probabilmente, lo stesso Cotoloni, aveva potuto consultare e ricopiare in parte in archivi vaticani ed in parte in archivi privati. L’opera è una minuziosa ricostruzione storico-documentale dell’assedio di Vienna da parte delle truppe ottomane iniziato il 14 luglio 1683. Un poderoso esercito di circa 140 000 uomini cinse d’assedio una delle principali città europee dell’epoca. La battaglia decisiva cominciò l’11 settembre, quando il Re polacco Jan Sobieski raggiunse la città austriaca alla guida della più temibile cavalleria dell’epoca e unì le sue forse ad altri contingenti di truppe giunte sul luogo dalla Germania e dal resto dell’Austria. Il 12 settembre, la carica della cavalleria polacca ruppe le linee nemiche mettendo i fuga il nemico. Finiva così definitivamente l’espansione ottomana verso il cuore dell’Europa. Alla battaglia prese parte anche il grande condottiero Eugenio di Savoia. Nei mesi seguenti gli austriaci rioccuparono l’Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Karlowitz). Raro ed in parte inedito.

380 euro

SATIRA ILLUSTRATORI CARICATURE CARICATURISTI BELLE EPOQUE LIBERTY

IMG_0716_clipped_rev_1     IMG_0722_clipped_rev_1IMG_0718_clipped_rev_1IMG_0719_clipped_rev_1IMG_0721_clipped_rev_1(Collectif),

La Galerie Comique du Dix-Neuvième Siècle, Caricaturistes Contemporains,

Paris, en vente chez STRAUSS, 5, Rue du Croissant, PER-LAMM, 338, Rue Saint-Honoré – G. HAZARD, 8, Rue de Provence, S. data (ma seconda metà dell’ottocento)

In oblungo (26×34 cm); 159, (1) pp. Brossura editoriale (piatto anteriore), conservata entro legatura coeva in piena tela rossa. La seconda carta si presenta con una leggera ed uniforme brunitura, no significativa e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Serie completa (l’opera uscì a dispense) di questa importante raccolta di tavole artistiche realizzate da alcuni dei più celebri artisti francesi dell’epoca come V. Adam, F. Bac, A. Robida, Gavarni, É. de Beaumento, Caran d’Ache, H. Daumier, Draner, J.-L. Forain, A. Guillaume, Heidbrinck, Crafty, Godefroy, Mars, Pille, Louis Morn, Steinlen, Stoph, Josias, Boily, A. Gill et altri. Gli argomenti trattati sono i più vari e si va dalla caccia ai ritratti femminli, dalle scene amorose d’interni alla satira degli usi e costumi della Belle IMG_0715_clipped_rev_1Epoque, dalle rappresentazioni di personaggi famosi come Sarah Bernhardt a Coquelin, dai cavalli e le carrozze ai cani,  dalla moda alle biciclette, dai “Les Parisiennes” ai duelli, dai proverbi illustrati alle arti, dal pattinaggio ed i giochi sul ghiaccio alle scene galanti, dalla satira su vari professionisti (medici, avvocati ecc.) all’equitazione, dai duelli alla vita dei marinai, dal balletto ai giochi delle ombre, dalla satira delle armate del nemico tedesco alle scene militari ecc. L’opera rappresenta un importante sunto dell’attività degli illustratori francesi dell’epoca. Alcune delle tavole furono pubblicate sui più importanti periodici francesi dell’epoca mentre altre sono inedite. Prima edizione, completa.

100 euro

GINEVRA SVIZZERA DEMONI TRUFFATORI DEMONIO LEGGENDE MIRACOLI MORTE TRUFFE TORINO MACERATA PARMA

Anonimo

Nuova, e vera Relatione d’un caso horrendo, e spaventevole seguito in Ginevra adi 10. Aprile 1672. D’un Mercante Christiano Cattolico, che essendo moribondo fù confessato da un scelerato huomo sotto forma di Confessore. Leggendo intenderete ciò xhe seguì tale sceleraggine.

In Turin38o, Parma, & Macerata appresso Serafino Paradisi, s. data (ma 1672 circa)

In 12° (14,2×9 cm); (8) pp. Legatura novecentesca in cartoncino alla rustica. Due pagine bianche ottocentesche di recupero alla fine ed inizio dell’opera. Antichi numeri delle pagine (utilizzati per numerare una miscellanea) chiosati da mano coeva al margine alto e ripresi in piccoli timbretti ottocenteschi. Qualche macchiolina al frontespizio e nel complesso buon esemplare. Rarissima plachetta, nessun esemplare censito in ICCU, che descrive un’incredibile vicenda capitata in Ginevra. Qui un truffatore vestito da monaco diede l’estrema unzione e confessò un commerciante cristiano in punto di morte chiedendogli in cambio 2000 scudi e poi se ne andò in giro per la città a raccontare i fatti confessati e a vantarsi dell’accaduto. Il giorno dopo i fatti però, di sera, una figura nera a cavallo sfondò con la magia la sua porta. Quindi informò il ladro di provenire dall’Inferno e che lo avrebbe lì portato mentre lo prendeva in groppa al destriero. Poi la nera figura lo trascinò per la città il farabutto fino alla piazza dove, davanti a numerosi testimoni, la figura si “cangiò in foco, e fiamme spaventosissime, e scomparve” portando seco il truffatore. Rarità e curiosità bibliografica.

200 Euro

VIENNA WIEN CAVALCATE COSTUMI SPOSALIZI MATRIMONI LEOPOLDO I ASBURGO ORVIETO UNGHERIA IMPERO AUSTRIA

Anonimo,

Nuova, e vera Relatione della Soleniss. Cavalcata fatta nella Città di Vienna nell’Ingresso della Maestà Augustissima dell’Imperatrice D. Margarita Teresa d’Austria, dove si narra li Honori, Allegrezze, e Feste fatte nel suo Sposalizio con la Maestà Cesarea di Leopoldo I Imperadore, tradotta dalla Lingua Tedesca in Italiana.

In Orvieto, Si vendono in Roma da Tomaso Besozzi alla Dogana, 1667

39In 12° (14,2×9 cm); (8) pp. Legatura novecentesca in cartoncino alla rustica. Due pagine bianche ottocentesche di recupero alla fine ed inizio dell’opera. Antichi numeri delle pagine (utilizzati per numerare una miscellanea) chiosati da mano coeva al margine alto e ripresi in piccoli timbretti ottocenteschi. Qualche macchiolina al frontespizio, qualche lieve brunitura, un lieve rinforzo al margine interno bianco della seconda pagina, ininfluente e nel complesso buon esemplare. Rarissima plachetta, nessun esemplare censito in ICCU, che racconta la “cavalcata” fatta in Vienna nel giorno delle nozze fra Leopoldo I d’Asburgo (1640-1705), uno dei celebri difensori di Vienna nel 1683 e la nipote Margherita Teresa d’Asburgo (1651 – 1673). L’imperatore fece erigere un’enorme e sontuoso tendone a mezza lega dalla Città dove accolse l’Imperatrice con 4000 cavalli e cavalieri in armature luccicanti. Quindi i due monarchi si diressero verso la città e l’opera descrive cosa accadde. “Quattro Compagnie a cavallo de Soldati Ungheresi vestiti all’usanza con le loro sciable alla mano marciavano in Vanguardia. Un’altra simile vestita di drappo rosso, e con aste alla mano… Appresso una compagnia di Carabie di detta Nazione; l’altra vestita da divisa Turchesca di color ceruleo con lancie, e banddierelle turchine, e rose… Un’ordinanza de Cavalieri dell’istessa Nazione tutti con pelle di Tigre superbamente guarnite, & in ultimo trecento de più nobili diquel regno con abiti pieni d’oro, e di gioie, che abbagliavano a vista, e s’obbligavano a muraglia…”. L’opera si conclude con la descrizione del matrimonio e del banchetto che ne seguì. Rarità e curiosità bibliografica.

200 Euro

RELIQUIE SANTI SACRA SINDONE VERA CROCE PANTHEON ROMA ROSIO ANASTASIO MIRACOLI

Anonimo

Nuova relatione del modo come si sono ritrovati li Ven. Corpi de’SS. Rosio, & Anastasio Preti, e Martiri nella Chiesa della Rotonda di Roma, Col ragguaglio perche vi furono posti assieme con altre Reiquie insigni, con altre cose curiose appartenenti detti Santi. Al Signor Abbate Domenico Viva, Canonico, e Sagrestano maggiore di S. Maria della Rotonda.

In Roma, Con. Lic. de’ Superiori, 1675

41In 12° (14,2×9 cm); (8) pp. Legatura novecentesca in cartoncino alla rustica. Due pagine bianche ottocentesche di recupero alla fine ed inizio dell’opera. Antichi numeri delle pagine (utilizzati per numerare una miscellanea) chiosati da mano coeva al margine alto e ripresi in piccoli timbretti ottocenteschi. Una piccola vignetta con “natura morta” al frontespizio. Un’iniziale xilografica. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Curiosa relazione del miracoloso ritrovamento dei corpi dei santi Rosio e Anastasio nell’anno del Giubileo del 1675 nella chiesa della Rotonda di Roma ovvero Pantheon. Nell’opera si parla anche della Sacra Sindone. Secondo quanto scritto nella plachetta il 13 maggio 607 San Bonifacio Papa “per solennizzare questa [del Pantheon] consacrazione collocò solennemente sotto l’Altare maggiore li Corpi de i Santi Martiri Rasio, & Anastasio Preti, e Martiri, & anco detto Santo Pontefice fece portare in esso Tempio 28. Carri di Ossa di altri Santi Martiri, quali furono fatti porre nella parte destra quando si discende dall’Altare grande, &anco fu portato dalla Città di Gierusalemme in questo Tempio il Santissimo Sudario di Giesù Christo, quale hoggi si mostra in San Pietro, con una Imagine della gloriosa Vergine Maria, che dipinse San Luca Evangelista, e detto Sudario fu collocato in una Cassa, la quale fu posta in una finestra sopra la Sacristia, & infino adesso decentemente si conserva. La detta Cassa haveva prima tredici chiavi….”. I corpi dei Santi Martiri furono ritrovati in una cassa recuperata durante una pulizia del Pantheon, dal fango accumulatosi durante varie inondazioni del Tevere. Nello stesso luogo venne ritrovata anche una cassa con “Ligno Sanctissime Crucis de Reliquiis Sanctorum Apostolorum Petri, & Pauli, Zenonis, & Sociorum, ac Longini Martyrum”. Rarità e curiosità bibliografica.

260 Euro

RUSSIA RELIGIONE RUSSA CIRILLICO CHIESA ORTODOSSA CURIOSITA’

85

Russkaia Pravoslavnaia Tserkov,

The Russian Catechism, Compos’d and Publish’d by Order of the Czar: To wich is Annex’d a short account of the Churc-Government and Cerimonies of the Moscovites, Adorn’d with Cuts, The Second Edition.

London, W. Meadows at the Angel, in the Cornhill, 1725

In 8° (17,2×10 cm); XII, 96 pp. e 5 c. di tav. fuori testo (delle quali due più volte ripiegate (compresa antiporta86). Legatura coeva in piena pelle e cornice in doppio filetto a secco ai piatti. Dorso rifatto nell’ottocento a cinque nervi, con titolo impresso a secco. Filetti a secco ai tasselli. Qualche difetto e piccole spellature agli angoli. All’interno una leggerissima brunitura al margine 88esterno bianco delle prime ed ultime due carte, ininfluente, qualche lievissima macchiolina di foxing alle tavole dovute alla qualità della carta e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Testatine, finalini ed iniziali xilografici. Non comune seconda edizione, la più estesa, di questo studio che descrive la storia, i rituali, le caratteristiche e l’importanza della Chiesa Ortodossa nella storia della Russia e di Mosca. Tre delle tavole rappresentano lo svolgimento di alcune cerimonie basilari del rito ortodosso, una presenta l’alfabeto cirillico, l’antiporta il patriarca Wolodimirus e Sant’Elena, considerata la prima fondatrice della chiesa ortodossa moscovita e una, alcune figure grottesche legate alla tradizione ortodossa moscovita. Non comune.

600 euro

LEGATURA CROCIATE SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE ROMA

DSC_0337_clipped_rev_1Bernardus Claraevallensis Santo,


Sancti Bernardi Abbatis Claraevallis de Consideratione ad Eugenium Papam Tertium Libri Quinque.

Romae, Sumptibus Felicis Cesaretti, Typis Dominici Ant. Herculis, 1692

In 12° (10,9×5,2 cm); XI, (1), 383, (1) pp. Bellissima legatura coeva in marocchino rosso con dorso a 4 nervi e ricchissimi fregi in oro ai tasselli. Ricchissime cornici ai piatti. Fregi ai tagli dei piatti. Piatti interni foderati con bellissimaDSC_0335_clipped_rev_1 carta coeva. Tagli riccamente dorati con piccolo doppio filetto goffrato.  Qualche lievissima screpolatura al dorso ma nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Antiporta illustrata con immagine di San Bernardo di Chiaravalle che consegna il libro “De Consideratione” a Papa Eugenio in Vaticano. Bell’edizione di questo celebre scritto del grande Santo e Dottore della Chiesa Cattolica, Chiesa Anglicana e Chiesa Luterana, appartenente all’ordine cistercense, Bernard de Fontaine, abate di Clairvaux (in latino Bernardus Claravallensis, italianizzato in Bernardo di Chiaravalle; Fontaine-lès-Dijon, 1090 – Ville-sous-la-Ferté, 20 agosto 1153) fondatore del celebre abbazia di Clairvaux oltre DSC_0336_clipped_rev_1che di altri noti abbazie e monasteri. “Le Considerazioni”, scritte nel 1152, sono la risposta di San Bernardo a Eugenio III sul perché la Crociata organizzata dal Papa e per la quale Bernardo aveva fatto grande opera di predicazione ed arruolamento era miseramente fallita. Bernardo nel volume sostiene che la Crociata fu un fallimento a causa dei numerosi peccati compiuti dai Crociati che non erano riusciti a superare quelle prove che Dio gli aveva messo davanti. In più il trattato analizza anche i compiti del papato in un momento particolarmente complicato per l’opposizione dei repubblicani romani capeggiati da Arnaldo da Brescia ad Eugenio III. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione.

200 Euro

ARTE BOLOGNA CASTEL GUELFO TEATRO DECORAZIONI NEOCLASSICISMO

DSC_0270_clipped_rev_1DSC_0267_clipped_rev_1 DSC_0266_clipped_rev_1Basoli Antonio,

Compartimenti di Sale Camere Gabinetti Teatri Ecc. Inventate e dipinti da Antonio Basoli, Professore della Pontificia Accademia di Belle Arti in Bologna e socio d’onore di varie insigni Accademie. Disegnate ed incise dei fratelli Luigi e Francesco Basoli per uso degli Amatori e Studenti delle Belle Arti. Parti I° n° 50 tavole (in verità seguono le altre 50 tavole della seconda parte). Completo.

Milano, Presso Antonio Bossi Piazza del Duomo N° 4079, s. data (ma 1827)

In oblungo (47,5×32,7 cm); (1), 100 cc. Legatura della prima metà del novecento in mezza pelle chiara con autore, titolo, fregi e filetti in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata. Un forellino di 3×0,5 cm al frontespizio che lede un fregio, integrato con pecetta di carta al recto). Un leggerissimo alone al margine alto del volume, mai intenso o fastidioso e per il resto in buone condizioni. Rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questo importantissimo repertorio ornamentale del grande pittore e incisore bolognese, Antonio Basoli DSC_0269_clipped_rev_1(Castel Guelfo, 18 aprile 1774 – Bologna, 30 maggio 1843), fra i massimi esponenti del neoclassicismo bolognese. L’opera qui presentata è fra le più rare del suo repertorio e raccoglie e rappresenta tutto il repertorio ornamentale del Basoli, finendo per rappresentare un vero e proprio “atlante”  di grande importanza storica in quanto fra le decorazioni presenta le composizioni realizzate dal Basoli per abbellire le ville ed i teatri bolognesi e non solo, molte delle quali sono andate, oggi, perse e delle quali non è rimasta altra testimonianza che questo volume. In un connubio tra classicismo e invenzioni esotiche i “Compartimenti di camere” veicolano forme e modelli in grado di soddisfare le esigenze della colta e desiderosa clientela bolognese e più generale italiana intenta ad essere sempre più aperta alle novità della moda europea. “Basoli, insieme con i fratelli Luigi e Francesco, operò comescenografo, decoratore, disegnatore di sipari, per vari teatri dell’area bolognese, il Marsigli Rossi, il Comunale, e soprattutto il teatro Contavalli (1814); restano ormai poche tracce di queste sue opere, documentate tuttavia dalla ricca produzione di disegni, acquerelli ed incisioni, tra le quali le acquatinte della Collezione di varie scene teatrali, realizzate dal 1821. Gli anni dal 1818 agli anni ’20 dell’Ottocento rappresentano gli anni della massima maturità artistica di Basoli in questo settore, con il viaggio a Milano e la visita alla “sala di Sanquirico”, ossia lo studio del principale scenografodella Scala di Milano, cui Basoli si ispirò per la scenografia dell’Edipo re al Contavalli nel 1822, la rappresentazione di Semiramide riconosciuta nel 1820 e infine la pittura delle scene e del teatro dei Cavalieri dell’Unione di Santarcangelo di Romagna.”.DSC_0265_clipped_rev_1Opera assai rara.

1300 Euro

BOLOGNA STORIA LOCALE VEDUTE MONUMENTI VIAGGI

DSC_0411_clipped_rev_1????????????????????????????????????AA. VV.,

Albo a memoria dell’augusta presenza di Nostro Signore Pio IX in Bologna l’estate dell’anno 1857.

Bologna, Tipografia Governativa della Volpe e del Sassi, s. data (ma 1858).

In folio (51×35,7 cm); 154 cc. nn. con ritratto del Pontefice e 10 bellissime tavole litografiche fuori testo delle quali 9 vedute di Bologna a piena pagina e 1 tavola di medaglie. Frontespizio con cornice ornamentale, con ricami, stemmi e figure impressi in oro e acquerellati a mano. Legatura in tutta tela rossa con titolo e filetti impressi in oro al dorso e al piatto anteriore, stemma di Bologna in oro. Alcune lievissime bruniture, quasi invisibili nelle pagine di fronte alle tavole, alcuni piccolissime macchioline di foxing al margine esterno bianco di poche pagine e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. L’opera venne composta in occasione della tappaDSC_0410_clipped_rev_1 bolognese del viaggio pastorale di Pio IX in Romagna nel 1857 alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza che fu a tutti gli effetti, l’ultima visita di un Papa-Re nelle terre bolognesi prima che queste venissero annesse al nascente Regno d’Italia. L’albo, come specificato nella dedica, «si abbella di descrizioni che hanno a principale soggetto quei Templi, quegl’Istituti, quegli Ospizi, que’ luoghi pii» che rappresentano il patrimonio monumentale della città di Bologna. Il volume contiene scritti di L. Frati, S. Muzzi, E. Malvasia, A. Garelli, G.G. ????????????????????????????????????Roncagni, G. Golfier, G.C. Fangarezzi ecc. dedicati a monumenti, feste e avvenimenti della storia bolognese. Magnifiche le grandi tavole a piena pagina con le vedute di S. Luca, S. Michele in Bosco, il Palazzo Apostolico, la Certosa, S. Petronio, l’Archiginnasio, l’Università, l’Arco appositamente costruito per la visita papale, ecc. realizzate su disegni di L. Bazzani, T. Azzolini, L. Venturi, G. Ravegnani, L. Aureli ecc. incise da Angiolini, Gaspari e Pancaldi. Esiste anche un edizione in 8° priva delle tavole. Questa è la meno comune edizione di lusso, stampata su carta di ottima qualità.

350 Euro

MANZONIANA PRIME EDIZIONI RISORGIMENTO CLASSICI LETTERATURA ITALIANA


DSC_0316_clipped_rev_1Manzoni Alessandro,

Del trionfo della libertà poema inedito di Alessandro Manzoni, con lettere dello stesso e note. Preceduto da uno studio di C. Romussi.

Milano, Paolo Carrara Librajo Editrice, 1878

In 8° (22,2×14,8 cm); 285, (3) pp. e una c. di tav. più volte ripiegata con riproduzione di un autografo di Manzoni.  Brossura editoriale con (piatto anteriore e posteriore) con titolo eDSC_0315_clipped_rev_1 stemma tipografico al frontespizio e pubblicità commerciale al dorso. Al dorso antica fascetta di rinforzo di colore verdino come la brossura dei piatti. Quattro figure allegoriche a piena pagina incise su legno da Gallieni sui disegni di Farina e Andrea Appiani. In buone condizioni di conservazione. Prima edizione, pubblicato postumo, di questo poema giovanile DSC_0317_clipped_rev_1manzoniano ispirato dalla Pace di  Luneville, nel quale l’autore esalta gli ideali di libertà e coraggio giacobini e rivoluzionari risorgimentali. Commentando quest’opera scrisse il Manzoni «Io protesto che qui e dovunque parlo degli abusi. Diffatti ognun vede che qui non si tocca principi di sorta alcuna. Altronde il Vangelo istima la mansuetudine, il dispregio delle ricchezze e del comando: e qui s’attacca la crudeltà, l’avidità delle ricchezze e del comando».  Bibl. Rif.:  Salveraglio, n. 302.

STORIA LOCALE BRIANZA LOMBARDIA BRIVIO LECCO COMO

DSC_0346_clipped_rev_1Cantù Ignazio,


Le vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini narrate da Ignazio Cantù. Volume Primo – Secondo

Milano, Presso Santo Bravetta, 1836-1837

In 4° piccolo (21×14 cm); 287, (1) pp. e 303, (1), 8 (con elenco dei sottoscrittori) pp. Brossure editoriali (piatti anteriori e posteriori) conservati entro belle legature in mezza-pelle rossa della DSC_0347_clipped_rev_1prima metà del XX° secolo con titolo e fregi in oro al dorso e piatti foderati con carta marmorizzata (un lievissimo difetto alla cerniera di un piatto, ininfluente). Titolo impresso entro cornice ai piatti. Piccolo difetto alla cerniera del piatto anteriore del volume secondo, non fastidioso. All’interno uno strappetto al margine alto bianco di pagina 11, piccole e leggerissime macchioline di foxing al margine esterno del frontespizio del primo volume e per il resto esemplare in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione, una seconda uscì nel 1854, di questa celebre storia del territorio brianzolo scritta dal noto letterato e storico originario di Brivio (Lecco), fratello del grande Cesare, Ignazio Cantù. L’opera descrive minuziosamente la storia della Brianza e dei suoi paesi dall’antichità fino alla prima metà dell’ottocento. Opera non comune. Bibl.: Parenti, Rarità V, 118.

300 Euro

PRIME EDIZIONI NOVECENTO TREVISO IL TRIDENTE STORIA DELL’EDITORIA

DSC_0247_clipped_rev_1Comisso Giovanni,

I sentimenti nell’arte,

Venezia, Il Tridente, 1945

22×17,5 cm; (4), 18, (6) pp. Brossura editoriale protetta da velina. Intonso ed in ottime condizioni di conservazione. All’interno conservata la rara velina rosa informativa delle Edizioni Tridente che avvertono della prossima uscita delle opere di Barantini, DSC_0248_clipped_rev_1Comisso, Leopardi, De Pisis, Minucio Felice. Le edizioni “Il Tridente” iniziarono a stampare nel 1945 anche se l’idea della loro costituzione risale al 1943. Dopo il breve trattato “I Sentimenti nell’Arte”, l’opera contiene i racconti: L’Affittacamere; Il ritorno di Elvira; Il boia. Prima edizione rara da trovarsi in queste ottime condizioni di conservazione del celebre autore di Treviso, Giovnni Comisso. Gambetti – Vezzosi “Rarità Bibliografiche dele Novecento Italiano”, Bonnard, 2007, pag. 223.

50 Euro

PRIME EDIZIONI NOVECENTO SICILIA SIRACUSA LETTERATURA ITALIANA

DSC_0244_clipped_rev_1Vittorini Elio,

Il garofano rosso,

Verona, Arnoldo Mondadori editore, 1948

19×11,5 cm; 226, (2) pp. Brossura editoriale. Volume XIV° della celebre collana Mondadori “La Medusa degli Italiani”. “Il conteso “garofano rosso”, dono di Giovanna, bella allieva della seconda liceo, interessa e coinvolge, oltre all’autore-protagonista, la folla di compagni di scuola furiosamente vitali. Percio’ l’io-io-io di Vittorini si trasforma nel noi-noi-noi della scolaresca scalpitante. “Il garofano rosso” e’ apparso a puntate nella rivista “Solaria” (1933 – 1935); e, dopo il sequestro della terza puntata, la pubblicazione poté continuare sacrificata dai tagli preventivi della censura fascista. Ora la “Medusa degli Italiani” presenta per la prima volta “Il garofano rosso” nella sua edizione integrale” (dal risguardo di copertina). PRIMA EDIZIONE di questo celebre romanzo del famoso scrittore siciliano nato a Siracusa il 23 luglio 1908. Raro a reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione. Gambetti – Vezzosi “Rarità Bibliografiche del Novecento Italiano”, Bonnard, 2007, pag. 977.

40 Euro

MACCHINA STEREOSCOPICA PORTATILE RARITà CURIOSITà

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DSC_0424_clipped_rev_1DSC_0423_clipped_rev_1

DSC_0422_clipped_rev_1Bella e rara macchina portatile per la visione di fotografie stereoscopiche

S. data ma 1880-90 circa

Rarissima macchina portatile per la visione delle fotografie stereoscopiche. Sebbene le macchine stereoscopiche sono comuni ne esistono numerosissimi modelli. Questo è uno dei modelli più rare. La macchina porta nella sua parte superiore la dicitura “Brevete S. G. D. C. con le iniziali ornate N H”. La curiosità di questo strumento è proprio la sua duttilità. Da una piccola scatola, che potrebbe tranquillamente stare nella tasca di un cappotto, si può ricreare la macchina stereoscopica in pochi passaggi. Una volta visionate le fotografie la macchina altrettanto velocemente può essere richiusa. Rara ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Completamente originale.

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350 euro

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ROMA STORIA ANTICA ROMANA PAGANESIMO MITOLOGIA VERGINI VESTALI VESTA PRIME EDIZIONI

 IMG_0752_clipped_rev_1Frigerio A. G.

Storia delle Vergini Vestali e del Loro Culto

Milano, Co’ Tipi di Giovanni Pirotta, 1819

In 8° (22×14,5 cm); (2), XVI, (6), 152 pp. Bella brossura editoriale gialla con titolo entro cornice xilografica al piatto anteriore, cornice che si ritrova anche al piatto posteriore. Titolo e fregi in nero al dorso. Piccola mancanza dell’angolo inferiore bianco delle ultime 10 carte, lontano dal testo e per il resto esemplare ancora in barbe, con ampi margini e in parte ancora intonso. Bell’incisione al frontespizio. Prima edizione, che ebbe notevole successo, tanto che una seconda edizione uscì già nel 1822, di questa monografia di A. G. Frigerio dedicato alle Vergini Vestali. Le vestali erano sacerdotesse consacrate alla dea Vesta. A Romolo, primo re di Roma, o al suo successore, Numa Pompilio, è attribuita l’istituzione del culto del fuoco, con la creazione delle vergini sacre a sua custodia, chiamate Vestali. Il loro compito era di mantenere sempre acceso il fuoco sacro alla Dea, che rappresentava la vita della città, e compierne il culto a nome, appunto, della città. Erano inoltre incaricate di preparare gli ingredienti per IMG_0753_clipped_rev_1qualsiasi sacrificio pubblico o privato, come la mola salsa, farina tostata mista a sale, con cui si cospargeva la vittima (da qui il termine immolare). In principio le vestali erano tre (o quattro) fanciulle vergini, in seguito il loro numero fu portato a sei fanciulle che erano sorteggiate all’interno di un gruppo di 20 bambine di età compresa fra i 6 e i 10 anni appartenenti a famiglie patrizie. La consacrazione al culto, officiata dal Pontefice massimo avveniva tramite il rito della captio e il servizio aveva una durata di 30 anni: nei primi dieci erano considerate novizie, nel secondo decennio erano addette al culto mentre gli ultimi dieci anni erano dedicati all’istruzione delle novizie. In seguito erano libere di abbandonare il servizio e sposarsi. Vesta, figlia di Saturno e di Opi, sorella di Giove, è una figura della mitologia romana, che corrisponde alla divinità greca Estia, con la differenza che il suo culto a Roma assunse una maggiore rilevanza. Vesta è la dea del Focolare domestico. Prima edizione in buone condizioni di conservazione di questo importante studio delle tradizioni dell’antica Roma. Non comune.

140 euro

CALVINISMO ERESIE POLEMICHE RIFORMA RIFORMA PROTESTANTE REFORM LETI CALVINISM NEPOTISMO NEPOTISM

  IMG_0756_clipped_rev_1 IMG_0757_clipped_rev_1IMG_0754_clipped_rev_1Leti Gregorio,

Le Nepotisme de Rome. Ou relation des raisons qui portent les papes a aggrandir leurs neueus. Du bien & du mal qu’ils ont cause a l’Eglise depuis Sixte IV iusqu’a maintenant. Des difficultes que les ministres des princes trouvent a traitter auec eus, & en meme temps des veritables moyens de s’en tirer, et d’ou vient que les familles des papes n’ont pas pu subsister long temps auec eclat. Traduction de l’Italien. Premiere (-seconde partie).

S. luogo (ma Leida), S. stampatore (ma Hackius Franciscus), 1669

In 18° (13,3×7,5 cm); 2 parti in un volume: (16), 224 pp. e 264, (24) pp. Bella legatura coeva in piena pelle con dorso a 4 nervi, titolo e ricchi fregi in oro ai tasselli (strofinature e qualche minima mancanza ai margini). Alcune interessanti sottolineature e correzioni chiosate da mano coeva nel testo. Leggerissimo ed ininfluente alone in alcune pagine. Tagli marmorizzati. Prima edizione francese non comune di questa celebre polemica antipapale di Gregorio Leti nella quale si ridicolizza l’usanza papale del nepotismo. Figlio di un noble di origine bolognese e di una nobildonna milanese, Gregorio Leti nacque a Milano nel 1630. Dopo aver studiato presso i gesuiti, alla morte del padre, si trasferì a Roma nel 1644 daIMG_0755_clipped_rev_1 uno zio. Dopo vari sposatmenti che lo portarono anche a Orvieto nel 1655 seguì lo zio ad Acquapendente dove il parente era assunto a Vescovo. Nel 1660 lascia l’italia per Ginevra e in seguito al matrimonio con la figlia di un medico ginevrino si converte al calvinismo. Da questo momento in poi iniziano i suoi scritti polemici e satirici verso i papi. Il linguaggio e le immagini che Leti riproduceva nei suoi scritti erano assai licenziose tanto che fu costretto dalle autorità cittadine di Ginevra ad abbandonare la Svizzera. Raggiunse Colbert a Parigi e questi gli propose di ricoprire la carica di “Historico di Lingua Italiana” di Luigi XIV ma decise di rifiutare la proposta perchè non voleva riconvertirsi al cristianesimo. Passò quindi in Inghilterra, siamo nel 1680. Ma anche qui la sua verve polemica e difficile ai compromessi lo portò a scontrarsi con il mondo politico inglese e fu di nuovo costretto alla fuga che lo portò in Olanda. Qui stretta amicizia con Pierre Bayle rimase fino alla morte avvenuta ad Amsterdam nel 1701. Prima edizione francese in buone condizioni di conservazione. Due soli esemplari censiti in ICCU. Vinciana 391 l’ed. in francese s.l. 1669: “violenta satira”. Olschki 17402 cita l’ediz. in francese S.l.1669

250 euro

LETTERATURA ITALIANA TEATRO TRAGICOMMEDIA POESIA LETTERATURA ITALIANA TEATRO TRAGICOMMEDIA POESIA PASTORALE STAMPATORI RARITà FERRARA

IMG_0763_clipped_rev_1  IMG_0759_clipped_rev_1Guarini Giovanni Battista,

Il Pastor Fido tragicom. Pastor del Cav. Guarini,

In Parigi, edizione di Cazin, nella Strada dei Muratori, 1786

In 16° (12,3×7,8 cm); (6 compresa antiporta figurata), 259, (1) pp. Bella legatura coeva in piena pelle maculata con titolo e ricchissimi fregi in oro al dorso. Cornice con filetto in oro ai piatti. All’interno dei piatti ricca cornice in oro. IMG_0764_clipped_rev_1Piatti interni foderati con bella carta marmorizzata. Tagli riccamente dorati. Bellissima ed elegante antiporta figurata con putti in ambiente pastorale. Rara edizione, un solo esemplare censito in ICCU, stampata a Parigi da Hubert Martin Cazin di uno dei classici della letteratura italiana, opera del celebre drammaturgo, scrittore e poeta, Giovanni Battista Guarini (Ferrara, 10 dicembre 1538 – Venezia, 7 ottobre 1612) considerato come uno dei precursori della sensibilità barocca. Composto tra il 1583 ed il 1587, il Pastor Fido è un dramma pastorale pubblicato per la prima volta nel 1589 e rappresentato a Padova per la prima volta nel 1590. L’opera, in palese contrasto con la dottrina aristotelica, accosta elementi comici a elementi tragici, finendo per creare un singolare unicum che però all’epoca della sua uscita suscitò aspre critiche. Edizione rara, in bella legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Fontaine p. 243.

45 euro

PARIGI PARIS CARICATURE USI COSTUMI MODA MODE FASHION BALLI IN MASCHERA MASCHERATE CARICATURE CARICATURISTI SATIRA

IMG_0780_clipped_rev_1    IMG_0782_clipped_rev_1 IMG_0781_clipped_rev_1 IMG_0778_clipped_rev_1Grevin Alfred,

Prime du Journal les Modes Parisienne, Costumes de Fantaisie pour un Bal Travesti Dessins Inedits de A. Grevin.

Paris, Aux Bureaux: des Modes Parisiennes, de la Toilette de Paris, du Journal Amusant et du Petit Journal pour Rire, s. data (ma 1870 circa)

In 4° (32×23,4 cm); (28) cc. Brossura editoriale  con titolo impresso in amaranto al piatto anteriore, qualche lieve traccia di sporco e due piccole mancanze al dorso. Antica pecetta ottocentesca al margine basso della brossura che identifica il volume come venduto dalla nota libreria bolognese “F. Solieri Tre Mondi”. Il libro raccoglie 24 belle tavole inedite in cromolitografia a colori, realizzate per un ballo in Maschera, disegnate dal grande illustratore e scultore francese, Alfred Grévin (Épineuil, 28 gennaio 1827 – Saint-Mandé, 5 maggio 1892). Fra le tavole: La Gardeuse de dindons – La IMG_0783_clipped_rev_1 Bergère d’Arcadie – La Moscovite – Le Braconnier – La Petite Princesse – La Pompières – La Bouquetière, etc. Grevin si formò in scienze naturali e disegno naturalistico al collegio di Tonnerre, iniziò la sua carriera di disegnatore lavorando inizialmente apprendista disegnatore per conto della compagnia ferroviaria Chemins de fer de Paris à Lyon et à la Méditerranée. La svolta della sua vita avvenne nel 1853 quando trasferitosi a Parigi, iniziò a riscuotere enorme successo come caricaturista e autore di piccanti e sagaci  vignette galanti in ambientazione popolare. Grevin, attento lettore della quotidianità della vita parigina, prestava grande attenzione alle mode ed ai costumi riproponendoli e IMG_0779_clipped_rev_1rielaborandoli poi, nei suoi lavori. Prestò la sua arte ad alcuni dei più celebri giornali della sua epoca come il Journal Amusant, il Petit Journal pour rìre, la Le Gaulois e lo Charivari. Proprio la sua abilità nell’elaborazione dei costumi lo portarono ad esser scelto come disegnatore ed ideatore dei costumi di scena di varie opere come ad esempio, per l’opera di Jacques Offenbach intitolata Le voyage dans la lune, oppure per quelli dell’opera La fille de Madame Angot di Charles Lecocq. “Fu il fondatore, assieme a Adrien Huart, dell’Almanach des Parisiens e nel 1882 del primo Museo delle cere della storia che è intitolato con il suo nome”. Opera, all’interno, in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Colas 1330; Lipperheide 3186.

170 euro

PARIGI PARIS CARICATURE USI COSTUMI CARNEVALESCHI MODA MODE FASHION CARNEVALE MASCHERATE CARICATURE CARICATURISTI SATIRA

IMG_0790_clipped_rev_1 IMG_0791_clipped_rev_1  IMG_0789_clipped_rev_1  IMG_0786_clipped_rev_1  IMG_0787_clipped_rev_1    IMG_0788_clipped_rev_1  IMG_0784_clipped_rev_1Grevin Alfred,

Prime du Journal les Modes Parisienne, Les Nouveaux Travestissements Parisiens, Dessins Inedits de A. Grevin.

Paris, Aux Bureaux: des Modes Parisiennes, de la Toilette de Paris, du Journal Amusant et du Petit Journal pour Rire, s. data (ma 1870 circa)

In 4° (32×23,4 cm); (22) cc. Legatura coeva in piena tela con la brossura editoriale, piatto anteriore e posteriore, con titolo impresso in amaranto al piatto anteriore, qualche lieve traccia di sporco. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Antica pecetta ottocentesca al margine basso della brossura che identifica il volume come venduto dalla nota libreria bolognese “F. Solieri Tre Mondi”. Il libro raccoglie 20 belle tavole inedite (più frontespizio ed IMG_0785_clipped_rev_1ultima carta con l’esplicazione dei costumi), in cromolitografia a colori, ognuna protetta da velina, realizzate e disegnate dal grande illustratore e scultore francese, Alfred Grévin (Épineuil, 28 gennaio 1827 – Saint-Mandé, 5 maggio 1892). Fra le tavole che riproducono costumi e travestimenti carnevaleschi: Arlequinette, Hermes, Fataisie Villageoise, Sauvage, Tyrolienne, Pierrot, Chambron, etc. Grevin si formò in scienze naturali e disegno naturalistico al collegio di Tonnerre, iniziò la sua carriera di disegnatore lavorando inizialmente apprendista disegnatore per conto della compagnia ferroviaria Chemins de fer de Paris à Lyon et à la Méditerranée. La svolta della sua vita avvenne nel 1853 quando t rasferitosi a Parigi, iniziò a riscuotere enorme successo come caricaturista e autore di piccanti IMG_0792_clipped_rev_1e sagaci vignette galanti in ambientazione popolare. Grevin, attento lettore della quotidianità della vita parigina, prestava grande attenzione alle mode ed ai costumi riproponendoli e rielaborandoli poi, nei suoi lavori. Prestò la sua arte ad alcuni dei più celebri giornali della sua epoca come il Journal Amusant, il Petit Journal pour rìre, la Le Gaulois e lo Charivari. Proprio la sua abilità nell’elaborazione dei costumi lo portarono ad es ser scelto come disegnatore ed ideatore dei costumi di scena di varie opere come ad esempio, per l’opera di Jacques Offenbach intitolata Le voyage dans la lune, oppure per quelli dell’opera La fille de Madame Angot di Charles Lecocq. “Fu il fondatore, assieme a Adrien Huart, dell’Almanach des Parisiens e nel 1882 del primo Museo delle cere della storia che è intitolato con il suo nome”. Opera rara e all’interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Colas 1331; Lipperheide 3187.

110 euro

SATIRA SERBIA CARICATURE CARICATURISTI PRIMO CONFLITTO MONDIALE PRIME EDIZIONI GUERRA

IMG_0729_clipped_rev_1   IMG_0726_clipped_rev_1 IMG_0730_clipped_rev_1 IMG_0728_clipped_rev_1 IMG_0725_clipped_rev_1Carpi Aldo, Bistolfi Leonardo, Giordani Paolo,

Serbia Eroica, Impressioni Pittoriche della Ritirata dell’Esercito Serbo sull. Adriatico, Sessantotto disegni di Aldo Carpi, prefazione di Leonardo Bistolfi, note di Paolo Giordani

Milano, Editori Alfieri & Lacroix, (1917)

33,5×23,8 cm; (2), 9, (3) pp. e 46 c. di tav. Legatura editoriale in cartoncino rigido verde con titolo in oro al piatto anteriore. Prima edizione, una seconda uscì nel 1818, in ottime condizioni di conservazione. Celebre raccolta delle magnifiche tavole della ritirata serba all’inizio del primo conflitto mondiale e per le quali il grande pittore e scultore milanese, Aldo Carpi (Milano, 6 ottobre 1886 – Milano, 27 marzo 1973) ottenne nel 1918 la Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Carpi iniziò a apprendere l’arte pittorica presso lo studio del  pittore Stefano Bersani, mediatore di influenze impressioniste. Studente all’Accademia di Belle Arti di Brera fu allievo di Cesare Tallone e Achille Cattaneo, conoscendo qui altri allievi come Funi, Gola e Carrà. Alla sua formazione artistica si affianca acnhe una profonda formazione religiosa lavorando a Crevenna, presso Erba, a stretto contatto con don Brizio Casciola che in questi luoghi aveva fondato una casa famiglia per bambini difficili e giovani problematici. A partire dal 1915 è sul fronte di guerra, arruolato nell’esercito italiano. “Il 7 ottobre 1915, il regno di Serbia fu invaso dalle forze congiunte tedesche e austro-ungariche. Il IMG_0727_clipped_rev_114 ottobre, i bulgari entrarono in guerra al fianco degli imperi. Trovandosi in evidente inferiorità sia per numero di uomini che per equipaggiamento, il maresciallo serbo Raomir Putnik ordinò il completo ritirò dell’esercito serbo a sud e a ovest, attraverso l’alleato Montenegro e nella neutrale Albania, il 25 novembre 1915. Le condizioni climatiche erano terribili, le strade dissestate e l’esercito dovette aiutare decine di migliaia di civili ritiratisi insieme ai soldati e quasi del tutto privi di approvvigionamento e cibo. Tuttavia, il maltempo e la condizione delle strade furono elementi a favore dei serbi, poiché i tedeschi e i bulgari non riuscirono ad avanzare nelle insidiose montagne albanesi, così i serbi riuscirono a sfuggire alla cattura. Tuttavia, centinaia di migliaia di serbi morirono per la fame, le malattie, la sete, l’ipotermia e per gli attacchi da parte delle forze nemiche e delle bande tribali albanesi. Le circostanze della ritirata furono disastrose, e circa 155 000 serbi, prevalentemente soldati, raggiunsero la costa adriatica e si imbarcarono sulle navi da trasporto alleate (in maggioranza della Regia Marina), che trasportarono l’esercito verso varie isole greche (molti andarono a Corfù) prima di essere inviato a Salonicco”. Carpi nel 1925 vince il Premio Principe Umberto. “Con lui lavoreranno quattro generazioni di artisti, dagli artisti di IMG_0724_clipped_rev_1Corrente (Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Arnaldo Badodi, Italo Valenti, Aligi Sassu), al gruppo del “realismo esistenziale” degli ultimi anni cinquanta (Bepi Romagnoni, Mino Ceretti, Tino Vaglieri, Giuseppe Guerreschi, Giuseppe Banchieri). Sono suoi allievi anche Giuseppe Bolzani, Emanuele Cavalli, Roberto Crippa, Otto Dobrazanski, Gianni Dova, Ibrahim Kodra, Trento Longaretti, Stefano Magnani, Cesare Peverelli, Dimitri Plescan, Alberto Salvioni, Pino Spinelli e numerosi altri”. Il volume si avvale della prefazione del famoso scultore e politico italiano, fra i maggiori esponenti del simbolismo italiano, Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato, 15 marzo 1859 – La Loggia, 3 settembre 1933) e delle note critiche dello storico, Paolo Giordani. Nell’opera qui presentata Carpi legge la realtà della tragica ritirata dell’esercito serbo attraverso lo sguardo di una satira impregnata di pietà e compassione. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\IEI\0138670.

120 euro

LIQUORI DISTILLERIA SESTO SAN GIOVANNI STORIA INDUSTRIALE ALCOLICI MARSALA

IMG_0793_clipped_rev_1   IMG_0795_clipped_rev_1 IMG_0797_clipped_rev_1Ditta Moroni,

Brochure pubblicitaria della celebre distilleria di liquori Moroni di Sesto San Giovanni

Sesto San Giovanni (Milano), Arti Grafiche Goretti, (1924)

In folio (43,5×31,5 cm); (4) pp. Qualche lieve difetto. Al piatto anteriore bellissima ed elegante immagine del “Liquore Marsala all’Uovo Moroni”. Borchie ai quattro angoli dei due piatti. All’interno immagini dei prodotti della ditta che vengono presentati nella loro bellissima veste grafica, con nome del prodotto, brevi componimenti in rima. Presenti anche 4 vedute degli stabilimenti Moroni sia nei suoi esterni che dell’interno degli stabilimenti, come si presentavano nel 1924. Presente nel margine basso sinistro interno della brochure la marca da bollo con la data ed il timbro “1 Gen. 1924”. La distilleria Moroni che fu una delle principali del nord Italia, all’inizio del XX° secolo, arrivò a Sesto San Giovanni nel periodo di forte sviluppo dell’apparato industriale locale, quando numerosi industriali milanesi, videro nell’opportunità di de-localizzare i propri impianti industriali fuori dalla cerchia cittadina di Milano, la possibilità di allargare le strutture industriali e incrementare i guadagni. La scelta di Sesto San Giovanni venne quasi di conseguenza per la vicinanza del paese a Milano e per i ridotti costi dei terreni. La prima ditta che da Milano si IMG_0796_clipped_rev_1spostò a Sesto San Giovanni era anch’essa un attività di distilleria, la famosa Campari. Nel breve periodo compreso tra il 1903 e il 1910, si realizza una profond issima trasformazione del territorio di San Giovanni che porta quest’area industriale a costituire il quinto polo metallurgico e siderurgico a livello nazionale. Moroni arriva a Sesto San Giovanni nello stesso anno della Pirelli, 1908. Nel 1909 la produzione è già a pieno regime. Gli stabilimenti sorgevano tra via Fratelli Bandiera e la via Moroni che prendeva appunto il nome dalla nascitura ditta. Il suo prodotto più famoso era appunto il Marsala all’uovo ma non mancavano anche altri tipi di liquori come il punch e rhum, il liquore al caffè, il Vermouth, l’Amaro Felsina, il Kummel, lo sciroppo d’arancio, l’Anesone Triduo, lo sciroppo granatina Sappia, ecc. Molto raro.

90 euro IMG_0798_clipped_rev_1