AUTUNNO 2019

AUTUNNO 2019

  1.     IMG_2329_clipped_rev_1AMERICA AMERICANA CONQUISTA DELL’AMERICA COLONIALISMO CONQUISTADORES SCHIVITU’ SLAVERY INDIE OCCIDENTALI COLOMBO CRISTOFORO

Miscellanea di quattro, non comuni, opere, rilegate in un unico volume dedicate alla scoperta e penetrazione coloniale europea in America, scritte da Bartolomeo de las Casas.

Bartolomeo de las Casas,

Istoria o Brevissima relatione della distruttione dell’Indie Occidentali, conforme al suo vero originale spagnuolo già stampato in Siviglia di Bartolomeo dalle Case, o Casaus; tradotta in italiano dall. eccell. sig. Giacomo Castellani già sotto nome di Francesco Bersabita. Al Molt’Ill.te, & Ecc.mo Sig.r mio Col,mo Il Sig. Nicolò Persico.

In Venetia, Presso Marco Ginammi, 1643

Unito a:

Lo Supplice schiavo indiano di Monsig. Reverendiss. D. Bartolomeo dalle Case, ò Casus, Sivigliano, ddell’Ordine de’ predicatori, & Vescovo di Chiapa, Città Regale dell’Indie. Conforme al suo vero Originale Spagnuolo già stampato in Siviglia. Tradotto in italiano per opera di Marco Ginammi. Al Molto Illustre Sig. Sig. Osservandiss. il Sig. Bernarndo Moro.

In Venetia, per li Ginammi, 1657

Unito a:IMG_2327_clipped_rev_1

La libertà pretesa dal supplice schiavo indiano di monsignor reverendiss. d. Bartolomeo dalle Case, ò Casaus, sivigliano, dell’Ordine de’ Predicatori, & vescovo di Chiapa, città regale dell’Indie. Conforme al suo vero originale spagnuolo già stampato in Siviglia. Tradotto in italiano per opera di Marco Ginammi. All’Altezza Serenissimadi Odoardo Farnese Duca di Parma, et Piacenza, &c.

In Venetia : presso Marco Ginammi, 1640, (Ristampata in Venetia : per Marco Ginammi, 1640)

Unito a:

Conquista dell’Indie Occidentali di monsignor fra Bartolomeo dalle Case, ò Casaus, Sivigliano, vescovo di Chiapa. Tradotta in italiano per opera di Marco Ginammi. All’Ill.mo et Ecc.mo Sig.re Sig.or et mio Padron Col.mo il Sig.or Pietro Sagredo Procuratore di S. Marco.

In Venetia, Presso Marco Ginammi, 1645

In 8° (21×14,5 cm); (8), 150, (2) pp., 96 pp., 155, (3), (2 b.) pp., 8, (2), XVII, 31-184 pp. Bella legatura realizzata fra la fine del seicento ed i primissimi del settecento in piena pergamena rigida con piatti interni foderati da bella carta coeva a motivi floreali. Autore e titolo generale impresso in oro al dorso. Tutte le opere presentano al frontespizio la bella marca editoriale di Ginammi con rappresentanzione della “Speranza, donna con mani giunte poggia braccio sinistro su ancora volge sguardo verso sole con un paesaggio su sfondo, il tutto entro una cornice xilografica accompagnata dal motto “Spes mea in Deo est”. Il frontespizio della prima opera risulta anticamente rinforzato anticamente con una carta leggermente più spessa della altre, insignificante e nel complesso, tutte le opere si presentano in ottime condizioni di conservazione. Ginammi, per preservare la correttezza dalla traduzione, editò tutte le opere con il doppio testo italiano e spagnolo per dimostrare la precisione filologica dell’edizione da lui curata. La prima opera è la terza edizione italiana della traduzione di Francesco Bersabita, pseudonimo di Giacomo Castellani (cfr.: Palau, v. 3, p. 26) della relazione della distruzione dell’Indie Occidentali, pubblicata per la prima volta in italiano nel 1626. “Lo supplice schiavo indiano” è la seconda edizione italiana, dopo la prima del 1636 . “La libertà pretesa” è la prima rarissima edizione italiana. “La conquista” è in prima edizione italiana, in seconda tiratura, alcuna esemplari, infatti, seppur identici da quello qui presentato, uscirono sul finire del 1644 e riportano tale data al frontespizio. Rara raccolta, rarissima da reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione di quattro delle più importanti opere dedicate alla scoperta e conquista dell’America meridionale, scritta dal celebre frate e vescovo domenicano, Bartolomé de Las Casas (in alcuni testi italiani tradotto con Bartolomeo; Siviglia, 1484 – Madrid, 17 luglio 1566) che fu tra i massimi difensori dei nativi americani e uno dei massimi esponenti dell’anti-schiavismo cinquecentesco. Fu proprio grazie a Las Casas e alla sua opera di mediazione e denuncia che vennero promulgate da Carlo V le celebri “Leggi nuove” con le quali, il sovrano, abiliva le encomiendas, strutture organizzative agricole fondate su un sistema schiavistico-feudale, principale causa dello sfruttamento dei nativi. Le sue cronache dal “Nuovo Mondo” sono considerate fra le massime fonti di riferimento per la ricostruzione dei primi anni della colonizzazione europea dell’America. Las Casas, nato a Siviglia nel 1484, nel 1502 per curare gli interessi coloniali famigliari, “fu testimone delle vicende del quarto viaggio di Cristoforo Colombo, del quale lesse e trascrisse il “Giornale di bordo” relativo ai diversi viaggi da questi compiuti. Dopo essere stato encomendero, la lettura della Bibbia finì per metterlo in contrapposizione ai conquistadores, in difesa degli indios”. Testimone della sofferenza e dello sfruttamento dei popoli indigeni, decise di dedicare la sua vita alla critica dello schiavismo (in un primo momento solo dei popoli indigeni americani e poi, solo in seguito, anche di quello degli africani). Divenuto sacerdote nel 1507, nel 1515 entrò nell’ordine domenicano che si era schieratIMG_2326_clipped_rev_1o in modo deciso contro le nefandezze perpetrate nel Nuovo Mondo dagli europei. Grande viaggiatore, percorse in lungo ed in largo l’America e solcò più volte l’ocenao per recarsi in Spagna a perorare la causa degli indigeni. “Nei suoi testi, Las Casas ci presenta una puntuale descrizione delle qualità fisiche, morali e intellettuali degli indios, finalizzata alla difesa dell’umanità degli abitanti del nuovo mondo, contro la tesi della loro irrazionalità e bestialità avanzata da altri suoi contemporanei, soprattutto di cultura umanista. Celebri sono i dettagliati resoconti che egli diede delle vessazioni e delle atrocità compiute dai colonizzatori “cristiani” che agivano contro la lettera e lo spirito delle Leggi di Burgos. Da Istoria o Brevissima relatione della distruttione dell’Indie Occidentali conforme al suo vero originale spagnuolo già stampato in Siviglia di Bartolomeo dalle Case, o Casaus tradotta in italiano dall. eccell. sig. Giacomo Castellani già sotto nome di Francesco Bersabita: «..Nell’Isola Spagnuola; la qual fu la prima, come dicessimo, dove entrarono Christiani, dando principio alle immense stragi, e distruttioni di queste genti; e la quale primamente distrussero, e disertarono; cominciando li Christiani à levar le mogli; & e i figliuoli à gli Indiani per servirsene, & usar male di essi; & à mangiar le sostanze de i sudori, e delle fatiche loro; non contendandosi di quello, che gli Indiani davano loro spontaneamente, conforme alla facoltà, che ciascuno haveva, la quale è sempre poca; perché non sogliono tenere più di quello, che serve al bisogno loro ordinario, & che accumulano con poca fatica; & quello, che basta à tre case, di dieci persone l’una, per un mese, un Christiano se lo mangia, e lo distrugge in un giorno; & ad usare molti altri sforzi, violenze, e vessationi; cominciarono gl’Indiani ad accorgersi, che quegli huomini non doveano esser venuti dal Cielo.», giustificati in questo dalle cosiddette Leggi di Burgos (il cui presupposto eranoIMG_2325_clipped_rev_1 alcune tesi del decretalista medievale Enrico da Susa). […] Gli scritti di Las Casas non hanno fini letterari ma documentali e di testimonianza. Anche per questo utilizzano un linguaggio lineare ed efficace non consueto nella prosa spagnola dell’epoca, che ha contribuito alla loro fortuna. L’obiettivo è denunciare le atrocità perpetrate contro gli Inca ed evidenziare le qualità positive di queste popolazioni: l’autore condanna la violenza e la cupidigia, ma non è certamente contrario a diffondere il Cristianesimo. Anzi, proprio dal cristianesimo Las Casas trae quella spinta universalistica e quell’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini che ne animano l’opera e che lo spingeranno a denunciare anche le violenze dei portoghesi in terra d’Africa. […] Nel 1542 l’imperatore Carlo V chiese al domenicano di redigere una sintesi dei memoriali che aveva presentato sulla situazione degli indios. L’opera venne pubblicata quello stesso anno, con il titolo Brevísima relación de la destrucción de las Indias, ebbe subito grande risonanza ed ebbe una indubbia influenza sulla liberazione per legge degli indios decretata dall’imperatore con le Leyes Nuevas del 1542-45. L’applicazione della nuova legislazione fu tuttavia resa difficile dalla resistenza dei conquistadores, che arrivarono ad uccidere i messi del re che cercavano di farla rispettare. In ogni caso, la condizione degli indigeni nei territori dominati dagli spagnoli risultò diversa da quella dei vicini territori portoghesi, dove la schiavitù rimase pienamente in vigore per moltissimi anni. “. Rarissimo insieme di importanti opere di interesse americano. Rif. Bibl.: Per la prima opera Alden 643/29, Bell C135, JCB II 302, MIMG_2328_clipped_rev_1edina (BHA) 1 085n, Sabin 11244, Streit II 446, See Winsor II p. 333; Per la seconda opera Howgego L68, JCB II 467-68, Medina (BHA) 1085n, Sabin 11247, Alden & Landis European Americana 657/17, Streit I 549, Palau 46957; Per la terza opera Alden 640/46, Bell C134, Howgego L68,  JCB II 281, Medina (BHA) 1085n., Palau 46957, Sabin 11245, Streit I 480, See Winsor II p. 335; Per la quarta opera: Howgego L68, Medina (BHA) 1085n, Sabin 11248, Alden & Landis European Americana, 645/ 28 Streit I 499, Palau 46958.

2) DIRITTO FILOSOFIA DEL DIRITTO PRIME EDIZIONI MODENA BECCARIA

 IMG_2344_clipped_rev_1   IMG_2342_clipped_rev_1Beccaria Cesare, Voltaire ed altri,

Dei delitti e delle pene edizione novissima in quattro tomi ridotta Di nuovo corretta ed accresciuta coi commenti del Voltaire, confutazioni ed altri opuscoli interessanti di varj Autori sopra la medesima materia. Tomo Primo –Secondo – Terz o  – Quarto

Bassano, A spese di Remondini di Venezia, 1789

In 8° piccolo (15×10,8 cm); quattro tomi: XVI, 271, (3 b.) e una c. di tav. in antiporta fuori testo, 236 pp., 256 pp., 232 pp. Completo. Belle legature coeve in mezza pelle marmorizzata con autore, titolo, numero del volume e ricchi ed eleganti fregi in oro ai dorsi, in parte, stampati su fascette rosse e nero scuro in ogni volume. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Tutti i quattro volumi sono nella prima edizione del 1789. Tagli rossi. Al recto di ogni piatto anteriore, ex-libris della prima metà dell’ottocento che identifica il volume come appartenuto al celebre avvocato, figura di spicco del panorama politico modenese nei tumultuosi anni delle guerre d’Indipendenza, Pietro Muratori che fu durante il Governo Provvisorio di Modena e Reggio nel 1848 ministro delle Finanze ed in seguito, fu insediato a furor di popolo come membro del nuovo Municipio di Modena nel 1859 dopo che le truppe sarde avevano lasciato Modena. Esemplare in ottime condizioni di conservazione dai margini ampi e dalla carta sonante. Prima non comune edizione remondiniana, rarissima da trovarsi completa dei 4 tomi, del capolavoro del grande giurista, filosofo, economista e letterato italiano, considerato tra i massimi esponenti dell’Illuminismo it IMG_2341_clipped_rev_1aliano, Cesare Beccaria Bonesana, marchese di Gualdrasco e di Villareggio (Milano, 15 marzo 1738 – Milano, 28 novembre 1794) che venne inserita nell’Indice dei Libri Proibiti nel 1776 a causa della distinzione fatta dall’autore fra peccato e reato. Bella la tavola allegorica incisa in rame posta all’antiporta, con la Giustizia assisa in trono nell’atto di ritrarsi mentre un uomo le mostra, impugnando una spada, delle teste mozzate, flagrante accenno alla ripulsa della pena capitale; ai piedi della Giustizia, una bilancia giace accanto a catene, ceppi, picconi evocanti la condizione carceraria. In calce alla scena, il motto senechiano “Severitas amittit assiduitate auctoritatem”. Questa edizione è particolarmente ricercata perché rappresenta la prima e più completa edizione dei più rilevanti commenti all’opera di Beccaria. Il primo volume contiene propriamente il testo dell’immortale trattato giuridico; il secondo, le annotazioni di Voltaire, la dissertazione anonima “La necessita’ della pena di morte nella criminal legislazione dichiarata nei casi da usarsi con alcune Osservazioni intorno a quella dei Premj”, la “Lettera ad un amico nella quale si da’ il parere sul sistema della pena di morte scritIMG_2343_clipped_rev_1ta da N. N.”, la “Supplica apologetica del Sig. di Sonnenfels”, cioe’ Joseph Von Sonnenfels. Il terzo accoglie le note ed osservazioni attribuite a Ferdinando Facchinetti, mentre nel quarto sono presenti il “Discorso sopra la necessita’ ed i mezzi di sopprimere le pene capitali del Signor de La Madaleine”, ossia Louis Philipon de La Madeleine, il “Discorso sulla umanita’ de’giudici nell’amministrazione della giustizia criminale” di anonimo, “Dei mezzi di risarcire l’innocenza ingiustamente accusata e punita”, pure esso privo di nome d’autore, l'”Articolo decimo contenuto nell’istruzione data per formare il codice della Russia”, l'”Editto dell’attual Regnante di Svezia per togliere gl’infanticidi, e le pene destinate alle Fanciulle, ed ai loro parti”, significativi documenti dell’influsso determinante del libro nella riforma del diritto penale persino nella Russia che Pietro il Grande aveva aperto alle influenze occidentali, nonche’ una breve raccolta miscellanea di “Pareri di celebri autori francesi sopra i diffetti, e sugli abusi della giurisprudenza criminale, e su i mezzi di toglierli” Rif. Bibl.: L. Firpo, Le edizioni italiane del “Dei delitti e delle pene”, n. 25; Infelise-Marini, L’Editoria del ‘700 e i Remondini; Franco Venturi, “Illuministi italiani”, nella collana dei Classici Ricciardi, vol. 46, tomo III, e id. in Dizionario Biogr. degli Italiani, VII, pp. 458-69.IMG_2345_clipped_rev_1

3) DIRITTO COSTITUZIONALE PRIME EDIZIONI COSTITUZIONE ITALIANA PADRI COSTITUENTI CALAMANDREI

Senza titolo-41IMG_2361_clipped_rev_1Calamandrei Piero, Alessandro Levi,

Commentario sistematico alla Costituzione Italiana diretto da Piero Calamandrei e Alessandro Levi con la collaborazione di P. Barile, M. Battella, A. Bertolino, L. Bianchi d’Espinosa, G. Calogero, M. Cantucci, S. Carbonaro, F. Carraresi, F. B. Cicala, U. Coli, G. Colzi, P. A. d’Avack, E. Finzi, R. A. Frosali, C. Giannini, C. Grassetti, S. Lessona, T. Marchi, G. Mazzoni, G. Miele, M. Petrucci, A. Predieri, G. Solazzi, G. Vedovato, G. Zanobini. Volume Primo – Secondo

Firenze, G. Barbera editore, 1950 (finito di stampare il 1° ottobre 1949)

In 4°; due tomi: CXXXX, 500 pp., (4), 527, (5) pp. Legatura editoriale in cartoncino rigido con titolo impresso in rosso e nero ai piatti ed al dorso. Prima, non comune edizione, del primo e più ricercato, commento alla Costituzione Italiana curata dal grande avvocato, uomo politico e accademico italiano, tra i fondatori del Partito d’Azione, Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 – Firenze, 27 settembre 1956) e dal celebre giurista ed antifascista, membro dell’Accademia dei Lincei, Alessandro Levi (Venezia, 19 novembre 1881 – Berna, 6 settembre 1953). L’opera è rarissima da reperirsi in queste perfette condizioni di conservazione. Levi, “Nel 1938, a seguito delle Leggi razziali fasciste, fu estromesso dall’insegnamento della Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi di Catania. Nel giugno del 1940 fu internato e prosciolto nel dicembre dello stesso anno. In seguito espatriò in Svizzera. Dopo la caduta del fascismo tornò a insegnare presso l’Università degli Studi di Firenze”. I due volumi sono così suddivisi: Vol. I Leggi Preparatorie dell’Assemblea Costituente e Proclami. Progetto di Costituzione. La Costituzione della Repubblica Italiana. Leggi Costituzionali. Cenni Introduttivi sulla Costituente e sui suoi Lavori. La Repubblica Democratica ed il suo Fondamento Sociale. La Sovranità Popolare. Il Concetto di Libertà. Riflessi Privatistici della Costituzione. La Gerarchia delle Fonti nel nuovo Ordinamento. Efficacia abrogante delle Norme della Costituzione. I Rapporti Internazionali dello Stato. I Rapporti fra Stato e Chiesa. Rapporti Civili ed i Rapporti Politici. I Partiti Politici. La Giustizia Penale. La Responsabilità dei Funzionari Pubblici. Rapporti Tributari. I Principi Costituzionali relativi al Diritto Familiare. La Scuola, Le Scienze e Le Arti. La Tutela della Salute Pubblica. La Proprietà e l’Iniziativa Privata. La Proprietà Terriera Privata. L’Attività Economica, Funzioni e Forme Organizzative del Lavoro. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. L’Organizzazione Sindacale e i Contratti Collettivi. Il Diritto di Sciopero. La Difesa e le Forze Armate. Vol. II Il Parlamento. Le istituzioni di democrazia diretta. Le leggi delegate. Il Capo dello Stato. Il Governo. La pubblica amministrazione. La Magistratura. La funzione giurisdizionale. La Regione. La Provincia ed il Comune nell’ordinamento costituzionale. La Corte Costituzionale. La revisione della Costituzione. Indici. Prima rara edizione, ancor più rara da reperirsi in queste ottime condizioni di conservazione. Testo costituzionale di enorme importanza per la comprensione della Costituzione Italiana. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MIL\0220226.

400 euro

4) DIRITTO CRIMINALE CODICE PROCEDURA CRIMINALE MODENA STATI ESTENSI RISORGIMENTO FRANCESCO V REGGIO EMILIA MIRANDOLA MASSA CARRARA GUASTALLA

 IMG_2357_clipped_rev_1Francesco V,

Codice Criminale e di Procedura Criminale per gli Stati Estensi,

Modena, Per gli Eredi Soliani Tipografi Reali, 1855

In 8° grande; (8), 140 pp, 128 pp. Brossura editoriale con titolo entro ricca cornice ornata che si presenta sia al piatto anteriore che posteriore. Esemplare in ottime condizioni di conservazione, ancora in barbe e con la parte della Procedura ancora a fogli chiusi. Opera non comune da reperirsi completa della sua brossura editoriale ed in queste ottime condizioni di conservazione. Prima edizione del Codice Criminale e di procedura Criminale per gli Stati Estensi promulgato dal Duca Francesco V Ferdinando Geminiano d’Asburgo-Este (Modena, 1º giugno 1819 – Vienna, 20 novembre 1875) appartenente alla linea Asburgo-Este, figlio maggiore del duca Francesco IV d’Asburgo-Este e della principessa Maria Beatrice di Savoia (1792-1840) che fu l’ultimo sovrano regnante del Ducato di Modena e Reggio. Il Duca, già un anno dopo la soppressione dei moti risorgimentali del 1848, decise di mettere mano ad una profonda riforma legislativa e così, nel 1849, incaricò un’apposita commissione per cercare di portare il sistema legislativo del ducato ad una codificazione legale a livello degli altri stati della penisola. La Commissione lavorò con grande attenzione ed finì i suoi lavori nella seconda metà del 1855 dando alla luce 4 codici (quello da noi presentato è quello criminale) che fecero, effettivamente del ducato estense uno Stato dalla legislazione avanzata. “Un nuovo periodo di relativa tranquillità consentirono a Francesco V di riprendere la strada intrapresa delle riforme e tra le principali ricordiamo la legge sul reclutamento militare del 3 aprile 1849, la legge sulla costituzione della milizia di riserva del 1IMG_2359_clipped_rev_10 aprile 1849; la legge del 24 febbraio 1851 con la quale sono stabilite le relazioni tra Stato e Chiesa; il Regolamento di Polizia del 1854, redatto dal Ministero del Buon governo che affidava la competenza a giudicare e a punire agli stessi organi di polizia al fine di garantire una capacità di intervento rapida, efficace e mirata; la legislazione speciale d’emergenza, per quanto concerne la materia dei delitti contro l’ordine pubblico e contro la stabilità del potere e del sistema politico, compendiata e razionalizzata nel decreto del 4 gennaio 1854, caratterizzata da tecniche di giudizio semplificate, con lo scopo di ottenere interventi”.  Il codice regolarizzava tutto il sistema dei reati del ducato con capitoli dedicati: Del delitto; Delle pene; Degli effetti delle pene; Dei recidivi; Dei delitti contro la religione; Dei delitti di lesa Maestà e di alto tradimento; Delle società segrete; Della corruzione; Della concussione; Dei delitti degli avvocati, dei procuratori, dei difensori e dei sollecitatori; Del Duello; Dell’aborto; Dell’omicidio volontario; Dell’omicidio involontario; Delle Minacce; Dello stupro, del ratto violento, e del leoncino; Del furto; Delle truffe, dello stellionato e di altre specie di frode; Dell’usura e di altri contratti illeciti; Delle prove etc. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0193927.

280 euro

5) DIRITTO CRIMINALE CODICE PROCEDURA CRIMINALE EDITTI SOCIETA’ SEGRETE MODENA STATI ESTENSI RISORGIMENTO FRANCESCO V REGGIO EMILIA MIRANDOLA MASSA CARRARA GUASTALLA

IMG_2346_clipped_rev_1Francesco V,                                                                                                             

Reale editto 4 Gennajo 1854 sui delitti assoggettati al giudizio di Commissione Militare, Ed altre antecedenti Sovrane Disposizioni, prese in via di speciale provvedimento, alle quali l’editto medesimo si riferisce.

Modena, per gli eredi Soliani Tip. Reali, S. data (1854).

In 8°; 19, (1) pp. Senza brossura ma con legatura originale. Stemma ducale alla terza pagina. Prima rarissima edizione, quattro soli esemplari censiti in ICCU, di questo editto promulgato dal Duca Francesco V Ferdinando Geminiano d’Asburgo-Este (Modena, 1º giugno 1819 – Vienna, 20 novembre 1875) appartenente alla linea Asburgo-Este, figlio maggiore del duca Francesco IV d’Asburgo-Este e della principessa Maria Beatrice di Savoia (1792-1840) che fu l’ultimo sovrano regnante del Ducato di Modena e Reggio. L’editto promulgato dal Duca era diretto a colpire possibili moti insurrezionali, ponendo i cospiratori sotto il giudizio della Commissione Militare. Si legge  così che verranno giudicati da una Commissione Militare  chiunque avesse messo in circolazione scritti, stampe, emblemi contrari al governo legittimo, chi avesse diffuso patenti settarie o cartelle di prestiti rivoluzionari, chi nascondesse armi atte ad offendere la sovranità del Duca, le aggressioni o invasioni armate al territorio del ducato, attentati, omicidi o i ferimenti avvenuti con intenti di sommossa, chi si unisce a bande armate di tre o più individui di mala fama, i possessori di armi e munizioni che non ne abbiano il permesso. Tali delitti porteranno a pene comprese da diversi anni di galera fino alla pena di morte per il solo capo delle bande armate o di tutti i membri nei casi più gravi. Con questo editto venivano, una volta emessi i giudizi, sciolte le Commissioni Militari istituite a Modena e Massa immediatamente dopo il fallimento dei moti del 1848, per essere sostituite da nuove commissioni che avrebbero seguito la nuova legislazione promulgata da Francesco V. All’allegato 1°, edito nel 1820 dal Supremo Consiglio di Giustizia presieduto dal Cancelliere Dott. G. B. Chiossi, si legge: “In presenza dei ripetuti orribili attentati delle Sette segrete contro i legittimi Sovrani, e contro l?ordine pubblico e sociale; ed a prevenire le insidie che si tentassero contro le Forze destinate a mantenerlo, troviamo necessario di prendere le seguenti misure: …”. Rarissimo ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\MOD\0849137.

80 euro

6) LIBRI PER RAGAZZI ILLUSTERATI PRIME EDIZIONI ART NOUVEAU SECESSION JUGENDSTIL

IMG_2351_clipped_rev_1 IMG_2352_clipped_rev_1    IMG_2350_clipped_rev_1IMG_2348_clipped_rev_1Czeschka Carl Otto, Franz Keim,

Die Nibelungen. Dem deutschen Volke wiedererzählt von Franz Keim,

Wien u. Leipzig, Gerlachs Jugendbücherei, Druck: Christoph Reisser & Söhne , S. data (1908)

15,2×13,8 cm; 67, (1) pp. Legatura editoriale in piena tela avorio con titolo impresso in nero al dorso ed a rilievo, su sfondo nero al piatto anteriore. Un segnetto di penna al piatto posteriore, del tutto ininfluente. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. I piatti interni sono foderati con la tipica carta a motivi floreali bianchi su sfondo azzurro. Il taglio alto è azzurro. Prima rara edizione di uno dei capolavori dell’Art Nouveau, illustrato dal grande artista austriaco di origini per metà boeme e per metà morave, Carl Otto Czeschka (Vienna, 22 ottobre 1878 – Amburgo, 30 luglio 1960) che fu tra i massimi esponenti della Secession viennese e dello Jugendstil. La prima edizione dell’opera si distingue dalle successive riedizioni, come ben descritto da Friedirich Heller nella sua celebre bibliografia dedicata ai libri per bambini edita dalla Gerlach “Gerlachs Jugendbücherei” per la legatura in avorio, la carta della stampa (più spessa delle edizioni successive, tirate su carta lucida) che sola esalta i vividi neri e gli ori tendenti al bronzo. Come ben individuato da Manfred Tschurlovits nel suo studio “Gerlachs Jugendbücherei, Versuch einer Darstellung” un’altra caratteristica visibile a pagina 66, IMG_2354_clipped_rev_1questa decisiva ed inoppugnabile, distingue la prima edizione dall’edizione del 1924. La prima edizione, a pagina 66, finisce con all’ultima riga la sola parola “finden.” seguita da una decorazione geometrica che occupa i restanti tre quarti della riga, mentre l’edizione del 1924 presenta quattro parole prima della bella decorazione geometrica che occupa meno di metà riga.  Martin Gerlach (13. 3. 1846 Hanau in Germania,  9. 4. 1918 Vienna) fu uno dei più celebri editori viennesi. Nel 1901 iniziò la pubblicazione di una serie dei racconti classici per bambini illustrati da magnifiche tavole. Per le illustrazioni di questi volumi chiamò alcuni dei migliori illustratori dell’epoca. La collana, la celebre “Gerlachs Jugendbücherei” ebbe uno straordinario successo e fu ristampata più volte nel corso del novenceto.  Quando decise di pubblicare la saga dei Nibelunghi, chiamò per le tavole Carl Otto Czeschka che grande amico di Klimt, aveva già la fama di grande illustratore di libri e di manifesti pubblicitari. Il connubio fra la ricercata veste grafica di Gerlach e la dirompente fantasia di Czeschka portò alla pubblicazione di quello che è ritenuto uno dei massimi esempi librari dell’Art Nouveau. Il nostro esemplare proviene dalla collezione del celebre illustratore e caricaturista, Umberto Tirelli come dimostra un foglietto conservato aIMG_2349_clipped_rev_1ll’interno del volume, con i dati tipografici e la collocazione scritta a matita alla prima carta bianca con il riferimento della posizione del volume all’interno della libreria di Tirelli. Prima edizione, assai rara, in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Erste Ausgabe eines der schönsten illustrierten Bücher des Jugendstils mit allen Merkmalen der Erstausgabe, die einzig die volle Wirkung der wunderbaren Illustrationen erzeugt. Die späteren Ausgabe sind auf satiniertem Kunstdruckpapier gedruckt mit einem schwachen und leicht glänzendem Schwarz und einem flachen, nicht bronziertem Gold. Die hier vorliegende Ausgabe ist dagegen auf leicht rauhem, kartonähnlichem Papier gedruckt und das Gold wurde bronziert. – Vgl. Heller S. 158f ausführlich.

1.000 euro

7) CARTOGRAFIA INGHILTERRA MANICA DOVER LONDRA LONDON HAVRE DE GRACE ISELAND OF WIGHT GLOUCESTER SALISBURY OXFORDSHIRE OXFORD

image00054_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

La plus Grande Partie de la Manche qui contient Les Cotes d’Angleterre et celles de France les Bords, Martimes de Picarde aux depens de Tob. Conr. Lotter Geogr. Aug. Vind.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (50×58 cm il foglio). Esemplare in magnifica coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio della Manica realizzata, per la prima volta da Matthaus Seutter nel 1730 che la riprodusse in diversi atlanti compositi. Venne poi ripresa, aggiornata e corretta dal suo successore e cognato (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La mappa copre l’Inghilterra sudorientale, compresa Londra e l’intera lunghezza del fiume Tamigi, da Gloucester e Salisbury allo stretto di Dover e dall’Oxfordshire all’Isola di Wight. Le coste della Normandia sono coperte da Calais a Havre De Grace. La mappa di Lotter riprende quella di Seutter combinando elementi di carte nautiche e mappe tradizionali con l’indicazione della profondità marina e ombreggiature che indicano pericoli sottomarini in tutto il Canale della Manica, nel Mare del Nord e nello stretto di Dover. In fondo, al centro della mappa, appare un elaborato titolo allegorico di cartiglio. Il cartiglio presenta divinità greche tra cui Poseidone ed Ermes, oltre a mercanti, api mellifere e navi mercantili. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ad ampi margini.

300 euro

8) CARTOGRAFIA SPAGNA SPAIN HISPANIA PORTOGALLO ISOLE BALEARI MAIORCA MINORCA FORMENTERA GIBILTERRA ILLES BALEARS IBIZA MALLORCA MENORCA EIVISSA

image00056_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

Hispania ex Archetypo Roderici Mendez Sylvae et variis Relationibus et Chartis manuscriptis et impressis huius Regni reetficatis per Observationes Sociorum Academiae Scientiarum quae est Parisiis per G. de l’Isle Geographum in Officina Tobiae Conr. Lotter, Calcogr: Aug. Vind.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (49,5×66,5 cm il foglio). Esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio della penisola iberica e delle isole Baleari.  Edita per la prima volta intorno agli anni 30’ del settecento da Matthaus Seutter, la carta venne poi ripresa, aggiornata e corretta dal suo successore e cognato (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La carta riproduce il territorio della Spagna, del Portogallo, delle Isole Baleari e della costa africana, oltre al territorio di Gibilterra. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ad ampi margini.

230 euro

9) CARTOGRAFIA FRANCIA FRANCE BATTAGLIE NAVALI ENGLAND NAVAL BATTLE CARTAGENA BRETAGNE NORMANDIE

image00051_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad, Chretien Frederic de Heyden, Chr. Matt. Albrecht Lotter,

Die durch die Engellaender beunruhigte Französische Küsten A° = 1758 mit englische u. französoischen Originalien conformirt u. auf das accurateste gezeichnet durch Christian Friederich von der Heyden. Les Cotes de France troublées par les Anglois l’An 1758 conformée avec des Originaux de Londres et de Paris soigneusement designée parChretien Frederic de Heyden.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (57,5 ​​x 69 cm il foglio). Esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Testo in tedesco e francese in cartiglio a sinistra della stampa e sopra e sotto la scena di battaglia navale nell’angolo sinistro della carta. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio delle coste francesi.  Edita per la prima volta intorno agli anni 30’ del settecento da Matthaus Seutter, la carta venne poi ripresa, aggiornata e corretta dal suo successore e cognato (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La carta riproduce il territorio della costa oceanica francese con la Bretagna, il Canale della Manica ed i territori dell’Aquitania, Limosino, Poitou, Charentes, Linguadoca, Rossiglione, Midi, Pirenei. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ad ampi margini. La battaglia illustrata nel margine basso è il celebre scontro avvenuto davanti a Cartagena, nella Murcia spagnola, il 25 febbraio del 1758 fra le navi francesi ed inglesi durante la Guerra dei Sette Anni. In quel giorno una flotta britannica, guidata da Henry Osborn, incrociò una flotta francese davanti la città di Cartagena. La flotta inglese attaccò e sconfisse la forza francese guidata da Michel-Ange Duquesne de Menneville che si stava spostando per raggiungere e portar aiuto alla fortezza francese di Louisbourg nel Nord America che non aiutata, cadde lo stesso anno dopo un lungo assedio inglese.

230 euro

10) CARTOGRAFIA FRANCIA FRANCE BATTAGLIE NAVALI ENGLAND NAVAL BATTLE BRETAGNE NORMANDIE BATTLE OF QUIBERON

image00055_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad, Chretien Frederic de Heyden, Chr. Matt. Albrecht Lotter,

Brittische Übermacht zur See wieder Franckreich Ao. 1759. In denen Unternehmungen deren Engellander auf die Franzosich Kuften, nach denen besten Engl: u: Franzolischen Original Berichten und durch Kostbahre Correspondence erhaltene Gewissheit gezeichnet u: historisch erklahret durch Christian Fried: von der Heyden, verlegt von Tob. Conr: Lotter, in Augsp: Superiorite Britannique par mer contre la France l’An 1759, demontre par les Entrepries des Anglois sur les Cotes de France soutenu par una Correspondence Solide et pretieuse, designee fort exactement et explicque par Chretien Frederic de Heyden, se  vend chez Tobie Conr: Lotter. Geogr. a Augsbourg.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (54.4 x 64.3 cm il foglio); esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Testo in tedesco e francese in cartiglio posto ai lati della carta. Cartiglio con titolo al margine basso dello stampa. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio delle coste francesi e meridionali inglesi che illustra il percorso delle flotte inglesi e francesi che si sarebbero poi scontrare nella celeberrima battaglia, avvenuta durante la Guerra dei Sette Anni, nella Baia di Quiberon il 20 novembre del 1759, battaglia che è rappresentata appunto nel lato sinistro della carta. Lo scontro fra le flotte francese ed inglese si svolse presso la baia di Quiberon, vicino a Saint-Nazaire, di fronte al Golfo di Morbihan. La flotta francese era comandata dall’ammiraglio Hubert de Brienne, conte di Conflans e quella britannica, dall’ammiraglio Edward Hawke. La battaglia terminò con una netta vittoria della squadra navale britannica. “La potenza della flotta francese fu fortemente compromessa e non si riprese prima della fine della guerra; nelle parole di Alfred Thayer Mahan (L’influenza del potere navale nella storia), la battaglia del 20 novembre 1759 «…fu la Trafalgar di quella guerra […] la flotta inglese era ora in grado dii agire contro le colonie della Francia e più tardi di quelle della Spagna, su scala molto maggiore che mai prima.» Per esempio la Francia non poteva approfittare della sua vittoria di Sainte-Foy del 1760, nella terra che è oggi il Canada, poiché là necessitava di rifornimenti e rinforzi dalla Francia, e così la battaglia della baia di Quiberon può essere vista come l’evento che determinò il destino della Nuova Francia e quindi del Canada”. La carta fu stampata dal successore e cognato del grande cartografo Matthaus Seutter (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. Il disegnatore della carta in questione è il cartografo Christian Friederich van der Heyden Lotter, l’incisore è Matthew Albrecht. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed in bella coloritura coeva.

340 euro

11) CARTOGRAFIA EGITTO EGYPT MAR ROSSO ARABIA SAUDITA SUEZ NIL NILO RED SEA LA MECCA LA MACQUE

image00057_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

Le cours entier du Grand et Fameux Nil, appellé la riviere de l’Egypte dans l’Ecriture Sainte avec la Basse et la Haute Egypte, par où il passe gravè Tobie Conrad Lotter Geogr. à Ausburg.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1750 circa)

In folio (59×73 cm il foglio); esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Testo in francese in cartiglio. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio egiziano che si sviluppa lungo il corso del fiume Nilo, con parte del territorio dell’Arabia Saudita, dell’Etiopia e Abissinia e del territorio di Suez con ben presente il Mar Rosso con anche evidenziate le profondità. La carta fu stampata dal successore e cognato del grande cartografo Matthaus Seutter (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. Il carta si ispira ai dati riportati dal gesuita R. Pere Sicard, da Alphonse Mendez, Emanuel  L’Ameyda, Pierre Pays e di altri celebri missionari e studiosi gesuiti. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed in bella coloritura coeva. Esemplare in ottime condizioni di conservazione.

300 euro

12) CARTOGRAFIA DANIMARCA DANMARK DENMARK MAR BALTICO COPENHAGEN

image00053_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

Daniae Regnum cum Ducatu Holsatiae et Slesvici nec non Insulae Danicae, et Iutia cum parte Scaniae, excus. Opera et Studio Tobiae Conradi Lotter Geogr. Aug.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (50×58 cm il foglio). Esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio della Danimarca e di parte della penisola scandinava.  Edita per la prima volta intorno agli anni 30’ del settecento da Matthaus Seutter, la carta venne poi ripresa, aggiornata e corretta dal suo successore e cognato (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La carta riproduce il territorio della penisola danese, del Ducatus Holsatia, delle isole danesi del mar baltico. Un bel cartiglio animato, collocato al margine alto destro della carta, descrive il contenuto della mappa. Il cartiglio è sormontato dallo stemma della corte danese. Bellissima tiratura in tiratura non comune.

250 euro

13) CARTOGRAFIA GIBILTERRA ANDALUSIA GIBRALTER ENGLAND INGHILTERRA GIBRALTAR

image00058_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

Castellum Gibraltar in Andalusia situm cum celebri Freto inter Europam et Africam, annexis circumjacentibus Portubus et Castellis accurate designatum cura et sumptibus Tobiae Conradi Lotter Geogr. Aug.Vindel

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter, 1760 circa)

In folio (50×58 cm il foglio). Esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio di Gibilterra. La carta fu stampata dal successore e cognato del grande cartografo Matthaus Seutter (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La carta riproduce il territorio di Gibilterra con la rocca. Un bel cartiglio animato, collocato al margine alto destro della carta centrale, descrive il contenuto della mappa. Ai lati due lunghi cartigli in francese e tedesco fanno da legenda alle varie costruzioni che si trovano nel territorio di Gibilterra. Opera in bella tiratura ed in ottime condizioni di conservazione.

290 euro

14) CARTOGRAFIA PORTOGALLO BRASILE PORTUGAL BRASIL

image00052_clipped_rev_1Lotter Tobias Conrad,

Regna Portugalliae et Algarbiae cum adjacentibus Hispaniae Provinciis quibus in peculiari et minori Mappa adjunctum est Brasiliae Regnum Sumptibus Studio Tob. Conr. Lotter Geogr. Aug.Vinde.

(Augusta Vindelicum, Tobias Conrad Lotter), 1762 circa

In folio (58,5×50 cm). Esemplare in fine coloritura coeva ed in ottime condizioni di conservazione. Magnifica e vivida tiratura di questa celeberrima carta del territorio di del Portogallo e delle colonie brasiliane. La carta fu stampata dal successore e cognato del grande cartografo Matthaus Seutter (sposò una delle figlie di Seutter), il cartografo, editore ed incisore Tobias Conrad Lotter (1717 – 1777). Lotter, si formò alla bottega di Matthaus Seutter per il quale lavorò. Alla morte di Seutter ne rilevò l’attività che portò avanti fino al 1777 anno della sua morte. L’attività passo poi al figlio, Matthias Albrecht Lotter. Tobias Conrad fu uno dei più apprezzati cartografi del settecento. La carta riproduce il territorio di Gibilterra con la rocca. Un bel cartiglio animato, collocato al margine alto sinistro della carta, descrive il contenuto della mappa. Nel margine basso un cartiglio con legenda della carta e la mappa dei possedimenti coloniali portoghesi in Brasile. La carta venne incisa da Georg. Friderich Lotter nel 1762. Opera in bella tiratura ed in ottime condizioni di conservazione.

400 euro

15) LETTERATURA PER RAGAZZI KIPLING LIBRO DELLA GIUNGLA ILLUSTRATI PRIME EDIZIONI

 IMG_4262_clipped_rev_1  IMG_4263_clipped_rev_1   IMG_4260_clipped_rev_1Kipling Rudyard,

The Jungle Book bt Rudyard Kipling with illustrations J. L. Kipling, W. H. Drake, and P. Frenzeny.

London, Macmillan and Co, June 1894

In 8°; (2 b.), 1 c. di t av., VI, (2), 212 pp. Legatura editoriale in piena tela blu con titolo e animazione al dorso ed al piatto anteriore. Una leggerissima strofinatura ai margini della legatura ed all’angolo alto del piatto anteriore, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Tagli dorati. Prima edizione, seconda impressione, di uno dei capolavori della letteratura per l’infanzia. Le illustrazioni nel testo, varie a piena pagina, sono opera di J. L. Kipling, W. H. Drake e P. Frenzeny. L’opera è considerata uno dei capolavori del grande scrittore e poeta britannico, Joseph Rudyard Kipling ( IMG_4261_clipped_rev_1Bombay, 30 dicembre 1865 – Londra, 18 gennaio 1936) vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1907. L’autore scrisse l’opera durante i 4 anni passati in America a Brattleboro dove risiedette insieme alla moglie sposata nel 1892,  Caroline “Carrie” Starr Balestier. La maggior parte dei personaggi ch e animano il volume sono animali, molti dei quali sono universalmente conosciuti come la tigre Shere Khan e l’orso Baloo, anche se il personaggio principale è il ragazzo o “cucciolo d’uomo” Mowgli, che viene allevato nella giungla dai lupi. Le storie sono ambientate nella  giungla indiana di “Seonee” (Seoni), nello stato centrale del Madhya Pradesh. Il volume tratta, attraverso l’espediente di una narrazione fantasiosa, te mi importanti come i concetti di legge e quello di libertà, oltre che la contrapposizione del mondo naturale a quello umano. Il volume, appena uscito nel maggio del 1894, ottenne subito uno straordinario successo divenendo uno dei classici assoluti della letteratura per ragazzi. Bell’esemplare in legatura originale. IMG_4264_clipped_rev_1

16) FRIULI UDINE AQUILEIA PRIME EDIZIONI RARITA’ CONFRATERNITA SANTISSIMA TRINITA’ CONFRATERNITE SCHIAVI CRISTIANI TURCHI MIRACOLI

image00030_clipped_rev_1  image00031_clipped_rev_1Ristretto ovvero sommario del manuale de’ Fratelli del Ordine della SS. Trinità, Redenzione de’ Schiavi Christiani, Nel quale si contengono l’Istituzione miracolosa del detto Sacro Ordine, l’indulgenze, e Privilegj de’ Confratelli, e Consorelle, ed altre cose pertinenti alla stessa confraternita. Con aggiunta dell’Errezione, ed Aggregazione a quest’Ordine della Compagnia della SS. Trinità nella Veneranda Chiesa Prochiale di S. Nicolò nella Città di Udine ; e delli Brevi concessi a tale Fratellanza da Somi Pontifici in diversi tempi. Dedicati a Monsign. Illmo, e Rmo Dionisio Delfino Patriarca d’Aquileja.

In Udine, Appresso li Gallici alla Fontana, 1762

In 12°; 171, (5), (4 b.) pp. Legatura coeva in cartoncino molle. Bella xilografia animata in antiporta. Dedica al Patriarca di Aquileia Dionisio Delfino.Prima ed unica rarissima edizione, nessun esemplare censito in ICCU, di questo manuale della Confraternita della Santissima Trinità per la Redenzione degli Schiavi Cristiani istituito nella chiesa di San Nicolò di Udine. La Confraternita nacque a Udine grazie al lavoro di Don Pietro Mensurato Testor che si impegnò per raccogliere denaro per il riscatto di schiavi cristiani. Le regole della Confraternita furono elaborate da Federico Corner e Girolamo Corner, procuratore di S. Marco e luogotenente della Patria, con decreto del Senato il 24image00029_clipped_rev_1 Gennaio del 1725. Il libercolo dopo aver presentato alcune delle lettere e degli scritti fondatori dell’ordine, passa a descrivere le condizioni di vita terribili alle quali sono assoggettate gli schiavi cristiani asserviti ai Turchi. Segue poi la descrizione della nascita dell’Ordine della Santissima Trinità fondato “dal francese Giovanni de Matha (1154-1213), con una propria Regola, e approvato da papa Innocenzo III nel 1198 con la bolla Operante divine dispositionis. Cofondatore dell’ordine è considerato Felice di Valois, compagno di Giovanni di Matha nella zona di Cerfroid, presso Meaux: a Cerfroid, infatti, si stabilì la prima comunità trinitaria che è considerata la “casa madre” dell’Ordine”. Seguono i miracoli attribuiti all’ordine. Lo scritto entra poi in modo specifico a descrivere le regole, le finalità ed i privilegi della Confraternita di Udine. Opera in buone-ottime condizioni di conservazione di questa rarissima opera di interesse friulano, nessun esemplare censito in ICCU.

200 euro

17) FISIOGNOMICA OTTICA PRIME EDIZIONI OCCULTISMO FILOSOFIA RARITA’ BIBLIOGRAFICA

   image00050_clipped_rev_1image00047_clipped_rev_1 Timpler Clemens,

Opticae systema methodicum per theoremata et problemata selecta concinatum & duobus libris comprehensum. Cui subietca est Physiognomia humana, itidem duobus libris breuiter & perspicue pertractata. Authore M. Clemente Timplero, Philosophicæ in illustri schola Steinfurtensi professore. Seconda parte con frontespizio proprio: Physiognomiae Humanae, libri duo, in quibus methodice et dilugide tota haec ars per praecepta & quaestiones proponitur & declaratur. Authore M. Clemente Timplero Philosophiae Illustri Schola Steinfurtensi Professore, Hanoviae, Apud Petrum Antonium, 1617.

Hanoviae, Apud Petrum Antonium, 1617

In 8° (18,7×11,7 cm); (24), 128, (8), 129 – 240 pp. Legatura coeva in cartoncino molle con tracce di sporco e difetti. All’interno esemplare uniformemente brunito, come tipico per il tipo di carta utilizzato, ancora in barbe ed in buone condizioni di conservazione. La seconda opera si presenta con frontespizio proprio con titolo: Physiognomiae Humanae, libri duo, in quibus methodice et dilugide tota haec ars per praecepta & quaestiones proponitur & declaratur. Authore M. Clemente Timplero Philosophiae Illustri Schola Steinfurtensi Professore, Hanoviae, Apud Petrum Antonium, 1617. Prima celebre e rarissima edizione dell’ottica e della fisiognomica del grande filosofo, fisico e teologo tedesco, Clemens Timpler (1563, Stolpen – 28 February 1624, Steinfurt). Timpler fu un grande sostenitore della filosofia naturale aristotelica arrivando però a superarla image00048_clipped_rev_1completamente. Formatosi a Lipsia sotto la guida del filosofo calvinista Bartholomäus Keckermann (c. 1572 – 25 August (or July) 1608), nell’aprile del 1595 divenne professore di fisica a Steinfurt, dopo essere stato allontanato dall’Università di Lipsia per la sua fede calvinista, ruolo che ricoprì fino alla morte. Nel 1604 pubblica la sua prima opera nella quale espone il suo sistema metafisico. A partire dal 1605 elabora e completa la sua filosofia in una monumentale opera uscita in tre parti tra il 1605 ed il 1610 Physicae Seu Philosophiae Naturalis Systema Methodicum stampato ad Hannover nel quale l’autore analizza diversi campi dello scibile compresa l’astrologia (specialmente nella sua parte legata alla cosiddetta astrologia giuridica) partecipando in modo decisivo alla sistematizzazione del sistema metafisico aristotelico. Sviluppando in contemporanea a Francisco Suarez e a volte anche in aperta polemica con questi, la sua concezione filosofica, l’autore procede ad una sistematizzazione della metafisica in generale a partire dal ritorno “ad res ipsas” arrivando, infine, partendo dal sistema aristotelico a distaccarsi completamente da esso. La fama di Timpler cresce in modo image00046_clipped_rev_1esponenziale in questi anni fino ad arrivare ad essere considerato, insieme a Jakob Degen, il più importante metafisico calvinista. L’opera qui presentata, uscita per la prima volta nel 1617 raccoglie le teorie dell’ottica e della fisiognomica di Timpler. Sia l’ottica che la fisiognomica sono strettamente legate ad un superamento della visione aristotelica fino ad arrivare, ad esempio nel caso dell’ottica a criticare aspramente la teoria aristotelica definendola, come del resto fece lo stesso Suarez,  una teoria “confusa, prolissa ed incompleta”. Nella fisiognomica prevale invece la consapevolezza dell’aspetto occulto già intuito da Aristotele. In particolare la fisiognomica del filosofo calvinista, vede punti in comune con gli studi portati avanti da Camillo Baldi a Bologna. Come quest’ultimo, anche Timpler rimane affascinato dall’interesse di Aristotele per questa dottrina “oscura” che proprio della prima metà del seicento, grazie anche alle edizioni cinquecentesche di alcuni testi della fisiognomica classica greca, vede un grande sviluppo con i lavori di Fuchs, Moldenarius, Goclenius, Corvo, Belot ed altri. Prima rarissma edizione, un solo esemplare censito in ICCU. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\016488; OCLC Number:11823252.image00049_clipped_rev_1

18) FILOSOFIA PRIME EDIZIONI BRESCELLO PARMA STAMPATORI LEIBINZ

   image00043_clipped_rev_1  image00041_clipped_rev_1Nizzoli Mario (anche conosciuto come Nizolio),

Marij Nizolij Brixellensis De veris principiis et vera ratione philosophandi contra pseudophilosophos, libri IIII. In quibus statuuntur fermë omnia uera uerarum artium et scientiarum principia, refutatis et reiectis prope omnibus dialecticorum et metaphysicorum pincipijs falsis: et praeterea refelluntur ferè omnes Marci Antonij Maioragij obiectationes contra eundem Nizolium, usque in hunc diem editae. Cum duobus indicibus, altero Capitum singulorum libro rum, altero rerum omnium insignorum, quae in toto hoc opere continentur.

Parmae, Apud Septimum Viottum, 1553

In 4° (20,5×14,5 cm); (12), 360, (20) pp. Legatura coeva in cartoncino molle, in parte lento, difetti e aloni alla legatura. Bindelle interne realizzate con pergamena trecentesca a palinsesto. Numerose dotte note chiosate da mano coeva al margine esterno di varie pagine. Un leggero alone al margine esterno delle prime 4 carte e delle ultime 40 carte, sempre leggero e non intenso. Il volume è stato conservato sotto naftalina della quale conserva ancora un leggero sentore. All’interno in buone condizioni di conservazione. Bello stemma editoriale del celebre s image00045_clipped_rev_1tampatore parmense Seth Viotti, al frontespizio con “Liocorno che affronta due serpenti e motto: Nasce da la virtù la sicurezza”. I Viotti furono per due secoli, dalla fine del XV° secolo fino alla metà del XVII° secolo, una dinastia di noti stampatori parmensi. Alla metà del quattrocento I Viotti erano una famiglia di modesti librai ma sul finire del secolo, grazie ad all’investitura pontificia, divennero gli stampatori privilegiati dei Farnese e della ducale Camera cittadina. Seth stampatore ducale e camerale, figlio di Virgilio, subentrò prima al padre nella gestione della libreria in piazza del Comune e poi, allo zio Antonio nella direzione nella stamperia che si trovava in piazza dei Servi. Prima rara edizione della più importante opera del celebre umanista e filosofo di Brescello, Mario Nizolio o Nizzoli (Borreto borgo di Brescello, 5 marzo 1488 – Sabbioneta, 5 giugno 1567). Dopo aver studiato nei noti centri di cultura umanistica di Modena, Reggio Emilia e Parma, nel 1523 grazie alla sua grande erudizione classica di retorica e grammatica, entrò al servizio del nobile bresciano Gianfrancesco Gambara. Nel 1535 pubblica la sua opera 1535 “Observationes in M. Tullium Ciceronem” che primo lessico latino mai stampato, ebbe un enorme successo e numerose riedizioni ed integrazioni. Grande conoscitore di Cicerone, Nizzoli insegnò lingue classiche a Brescia. Nel 1540 è precettore della famiglia Lupi di Sragna. Dal 1547 al 1548 è a Venezia dove collabora con alcuni noti stampatori, compreso Paolo Manuzio  e sempre dal 1547 insegna a Parma, dove appunto nel 1553 pubblica la sua opera filosofica più importante “De veris principiis et vera ratione philosophandi” dedicata ad Alessandro e Ottavio Farnese. L’opera che pur non ebbe un grande successo al momento della sua uscita, probabilmente anche per il suo carattere “rivoluzionario”, venne rivalutata in modo importante nella seconda metà del seicento quando “Nel 1670 Gottfried Wilhelm Leibniz ripropose il De veris principiis et de vera ratione philosophandi a Francoforte, corredandolo di una lunga Dissertatio praeliminaris sullo stile del discorso filosofico, in cui, pur criticando alcuni aspetti della posizione di Nizzoli, espresse profondo apprezzamento per un’opera gimage00042_clipped_rev_1iudicata di grande attualità. Nel 1674 seguì una seconda edizione, con il titolo di Anti-Barbarus philosophicus, sive philosophiae Scholasticorum impugnata, libris IV de veris principiis. A Leibniz va quindi il merito di aver riportato, a oltre un secolo di distanza dalla sua prima pubblicazione, l’attenzione su un trattato non solo a lungo dimenticato, ma anche sottovalutato nel suo significato autenticamente filosofico, per essere confinato – come osservano ancora alcuni interpreti settecenteschi – «nelle basse officine della filosofia» (A. Buonafede, Della restaurazione di ogni filosofia ne’ secoli XVI, I, Venezia 1785, p. 18) “. Come Pierre de la Ramee, Nizzoli portò avanti una critica erudita alla logica aristotelica  che prevedeva la sostituzione dell’astrattezza delle teorie aristoteliche un pensiero ispirato e legato profondamente alla realtà percepita. In più rispetto a Ramee il lavoro del filosofo di Brescello di primaria importanza è la riflessione sul rapporto fra linguaggio e riflessione filosofica. “Erede della lezione di Lorenzo Valla, Juan Luis Vivés, Rodolfo Agricola e dello stesso Erasmo, dai quali riprende la critica a sofisti e pseudodialettici, si oppone con forza all’insegnamento dei ‘filosofastri’, ignari persino del significato grammaticale dei termini che usano e prigionieri di false dottrine logiche, in primo luogo, la teoria degli universali reali («universalia stulta et inepta»), che rifiuta in modo radicale, aderendo al nominalismo occamista”. “Egli individua cinque principi per fare della buona filosofia: «Il primo principio generale della verità e della buona filosofia consiste nella conoscenza delle lingue greca e latina» in cui sono espressi quei testi filosofici; il secondo principio è la «conoscenza di quei precetti e documenti che si trovano nella grammatica e nella retorica», sostituendo la grammatica e la retorica alla metafisica, dal momento che i metafisici si sono preoccupati solo di ricercare la verità, senza occuparsi della utilità, necessità e pertinenza delle cose trattate. Il terzo principio consiste nel leggere i classici e nello sforzarsi di comprendere il modo con il quale il popolo si esprime, essendoci verità in quella schiettezza di linguaggio. «Il quarto principio generale della verità è la libertà e la vera licenza delle opinioni e del giudizio su qualunque argomento, come richiede la verità e la natura». Non devono essere dunque Platone o Aristotele i nostri maestri, ma «i cinque sensi, l’intelligenza, il pensiero, la memoria, l’uso e l’esperienza delle cose». Il quinto principio afferma che, oltre a esporre ogni tesi con la chiarezza del linguaggio comune senza introdurre nel discorso oscurità o sottigliezze, occorre non trattare problemi che non hanno realtà. Esempi di invenzioni umane prive di oggettività sono le idee platoniche e la tesi della realtà degli universali. Secondo Nizolio, infatti, la realtà è costituita soltanto da oggetti singoli e individuali e questi devono essere indagati «non attraverso la loro natura propria e privata, ma attraverso la loro comune e continua successione»”. Nizzoli “individua cinque principi per fare della buona filosofia: «Il primo principio generale della verità e della buona filosofia consiste nella conoscenza delle lingue greca e latina» in cui sono espressi quei testi filosofici; il secondo principio è la «conoscenza di quei precetti e documenti che si trovano nella grammatica e nella retorica», sostituendo la grammatica e la retorica alla metafisica, dal momento che i metafisici si sono preoccupati solo di ricercare la verità, simage00040_clipped_rev_1enza occuparsi della utilità, necessità e pertinenza delle cose trattate. Il terzo principio consiste nel leggere i classici e nello sforzarsi di comprendere il modo con il quale il popolo si esprime, essendoci verità in quella schiettezza di linguaggio. «Il quarto principio generale della verità è la libertà e la vera licenza delle opinioni e del giudizio su qualunque argomento, come richiede la verità e la natura». Non devono essere dunque Platone o Aristotele i nostri maestri, ma «i cinque sensi, l’intelligenza, il pensiero, la memoria, l’uso e l’esperienza delle cose». Il quinto principio afferma che, oltre a esporre ogni tesi con la chiarezza del linguaggio comune senza introdurre nel discorso oscurità o sottigliezze, occorre non trattare problemi che non hanno realtà. Esempi di invenzioni umane prive di oggettività sono le idee platoniche e la tesi della realtà degli universali. Secondo Nizolio, infatti, la realtà è costituita soltanto da oggetti singoli e individuali e questi devono essere indagati «non attraverso la loro natura propria e privata, ma attraverso la loro comune e continua successione». Prima edizione molto rara. Rif. Bib.: IT\ICCU\BVEE\006005.image00044_clipped_rev_1

1.400 euro

19) STATUTI UDINE FRIULI VENEZIA GIULIA MONTE DEI PEGNI VENETO VENEZIA PRIME EDIZIONI RARITA’ BIBLIOGRAFICA

   image00035_clipped_rev_1 image00037_clipped_rev_1 image00038_clipped_rev_1image00033_clipped_rev_1 Constitutiones Patrae Foriiulii cum additionibus nouiter impresae. Unito a: Regolation de gli ordini et capitoli della Camera dei Pegni de la Città di Udine. Approvata, et Decretata dal’Eccellentissimo Senato.

Venetiis, ex officina Dominici Guerrei et Io. Baptistae, fratrum, 1565; In Udine, Appresso Pietro Lorio, 1617. 

In 4° (19,7×14,7 cm); due tomi in un volume: 112, (4) cc. e (8) cc. Legatura dell’inizio del seicento in piena pergamena molle a palinsesto (solo visibile in parte la scrittura). Mancanza al dorso, difetti e tracce di sporco. Forellini di tarlo (che solo in una trentina di pagine diventa un piccolo tunnel di tarlo, nel margine basso bianco della prima opera che solo in 15 carte sfiorano una lettera di testo per pagina, mai in modo  significativo e praticamente ininfluente. Nel complesso, all’interno in buone condizioni di conservazione. Il volume è stato conservato sotto naftalina e ne conserva ancora il sentore. La prima opera presenta al frontespizio la marca tipografica con un’aquila che vola verso il sole perdendo le piume, una delle più usate dai fratelli Guerra originari del Friuli, i quali avevano bottega A Santa Maria Formosa. La seconda opera image00032_clipped_rev_1presenta solo un invisibile forellino di tarlo nel margine bianco del tutto ininfluente. Nota di possesso seicentesca al margine alto della prima opera, cancellata, ma ancora in parte leggibile “Valentino Pellizano (?)”. Numerosissime interessanti note manoscritte di commento seicentesche al margine esterno bianco del volume. Due prime edizioni, non comune la prima, rarissima la seconda che non presenta altri esemplari censiti in ICCU, di questi “Constitutio nes” friulane e del regolamento del Monte dei Pegni di Udine. La prima opera rappresenta la non comune edizione degli statuti friulani validi dal 1563 in poi. Riprendendo gli statuti del  del 1524, impressi a Venezia da Bernardino Vitali nel 1524, la corregge in numerosi passi e vi aggiunge le ordinanze ducali emesse fino all’anno 1563. Gli statuti, dedicati a Jacopo Fannio al image00034_clipped_rev_1Collegio dei Giureconsulti di Udine, regolano tutte le attività cittadine dai notai, alle dispute locali, dall’attività degli avvocati, all’attività degli scrittori, dagli omicidi al mercato dei suini, ecc. La prima opera contiene 193 capitoli, con in fondo al volume una serie di lettere ducali in latino e volgare indirizzate ai luogotenenti della Patria del Friuli: il doge Francesco Foscari, Andrea Vendramini, Andrea Griti, Francesco Venerio, Girolamo Prioli. Segue la tavola “omnium rubricarum”. “Non trovando abbastanza corretta neppur l’edizione del 1524, si dispose per la stampa di una nuova a cura di Giuseppe Fabrizio; la quale edizione fu l’ultima in lingua latina” Catalogo della raccolta di Statuti del la Biblioteca del Senato III 215. La seconda opera, rarissima, contiene le disposizione della città di Udine legate al funzionamento del Monte dei Pegni cittadino. L’opera presenta sotto una testatine xilografica la dedicatoria a “Ioannes Bembo Dei Gratia Dux Ve netiarum &c.”. Rif. Bibl.: Valentinelli, p. 34; Fontana I 500; Manzano 196. La seconda opera non è stata reperita in nessun catalogo bibliografico consultato. image00036_clipped_rev_1

1 .000 euro

20) ARTE CONTEMPORANEA AVANGUARDIA FOTOGRAFIA EDIZIONI IN TIRATURA LIMITATA

  Senza titolo-21Senza titolo-19Davide Benati, Daniele Benati, Ghirri Luigi,

Ballata,

Modena, CCPL, Laboratorio d’Arte Grafica, 2006

25,5×17,5 cm; (16) pp. Carpetta editoriale. Ottimo stato di conservazione. Dal colophon “… questa edizione realizzata in trecento esemplari numerati in numeri arabi da 1 a 300. Volumetto curato dal Laboratorio d’Arte Grafica di Modena è stato realizzato su carta Tintoretto da gr. 250. L’edizione terminata nel novembre 2006 è stata promossa da CCPL. Esemplare n° 66/300”. Prima ed unica rara edizione di questo libro d’artista che contiene una ballata del noto professore, traduttore e scrittore italiano, nato a Masone in provincia di Reggio Emilia, Daniele Benati, una bellissima tavola a colori realizzata dal celebre artista, Davide Benati ed una bella fotografia del famoso fotografo originario di Scandiano, Luigi Ghirri. Assai raro in tiratura limitata di 300 esemplari.Senza titolo-20

45 euro

21) FASCISMO LINGUA ITALIANA PRIME EDIZIONI NUMERI SPECIALI CURIOSITA’

 IMG_2363_clipped_rev_1 IMG_2362_clipped_rev_1Gravelli Asvero,

Anti Lei, numero speciale di “Antieuropa”

Roma, Casa editrice “Nuova Europa”, s. data (1939 circa)

21,8×14,8 cm; 126 pp. e 6 c. di tav. Brossura editoriale con titolo e autori impressi in rosso e nero al piatto anteriore entro filettatura. Qualche macchiolina di foxing al piatto anteriore e all’interno ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Il volume, usc ito come numero speciale della celebre rivista fascista “Antieuropa” diretta dal noto giornalista, scrittore e politico italiano, esponente del fascismo intransigente, Asveroglio Gravelli (Brescia, 30 dicembre 1902 – Roma, 20 ottobre 1956). Il volume si inserisce nella celebre battaglia fascista per la sostituzione del “Lei” con il “Voi”. Il fascismo, a partire dal 1939, tenta di imporre l’uso del “voi” al posto del “lei”, considerato “residuo del servilismo italiano verso gli invasori stranieri ed espressione di snobismo borghese” nella lingua parlata. Qui vengono presentati scritti di di Anceschi, Appelius, Antongini, Bernard, Landolfi, Manzini, Luzi, Marinetti, Capasso, Gatti, Marpicati, Negri, Saponaro, Morante, Pavolini, Pound, Pratolini, Praz, Quasimodo, Rosai, Savinio, Tombari, Vittorini, Vivanti, Volpe e altri. Ad esempio vi si legge l’articolo di Anceschi dal titolo “L’uso troppo vario del Voi”, oppure quello di Pound “Il giudizio di uno straniero”, quello di Marinetti “Canne di mitragliatrici”, oppure lo scritto di Elsa Morante “Fine del Lei”. Prima non comune edizione. IMG_2364_clipped_rev_1

22) LIBRI GALANTI RARITA’ BIBLIOGRAFICA LIBERTINI LIBERTINAGGIO EROTICA

  image00023_clipped_rev_1 image00022_clipped_rev_1(Honoré Gabriel Riqueti Comte de Mirabeau),

Erotika Biblion. Derniere Edition.

A Paris, Chez Le Jay, 1792

In 4° piccolo (21×14 cm); (4), 174, (2) pp. Brossura muta coeva azzurrina. Una piccola integrazione al margine alto del piatto posteriore. Un piccolo restaura al margine alto dell’ulti ma carta con integrazione di carta che tocca due lettere della parola “Table” presente nel margine alto della pagina. Seconda rarissima edizione, di questo celebre scritto erotico del grande scrittore, diplomatico, rivoluzionario, agente segreto e uomo politico francese, Honoré Gabriel Riqu eti conte di Mirabeau (Le Bignon-Mirabeau, 9 marzo 1749 – Parigi, 2 aprile 1791), famoso anche per la sua bruttezza ed i suoi comportamenti libertini. Famoso uomo politico alla morte venne seppellito al Panteon in pompa magna da presidente dell’Assemblea Nazionale, ma circa tre anni dopo, venuti alla luce i suoi rapporti con Luigi XVI e Maria Antonietta fu disseppellito e le sue ceneri, secondo la leggenda, vennero disperse nelle grandi fogne di Parigi. L’opera,image00021_clipped_rev_1 scritta durante un periodo di prigionia di Mirabeau nel castello di Vincennes a causa di problemi debitori susseguenti al divorzio dalla moglie (divorzio che fece scandalo all’epoca), tratta delle varietà nella sessualità nel mondo antico. Stampato nel 1783 l’opera venne subito bandita, ancor p rima di essere immessa sul mercato, tanto che sembra se ne salvarono solo 14 copie. La seconda edizione, ristampata nel 1792, anche in questo caso sfidando la censura venne anch’essa stampata in pochissime copie. Lo scritto cita e rilegge passi biblici e con ironia, gusto della finzione, giochi di specchi, straniamenti, contaminazioni, li collega con altre tradizioni portando il lettore a muoversi in situazioni eccitanti di grande impatto erotico che si susseguono durante tutto il libro. L’opera fu molto apprezzata da Guillaume Apollinaire. Rif. Bibl.: Gay, Ouvrages relatifs à l’amour, II, 150. image00024_clipped_rev_1

300 euro

23) FOTOGRAFIA SARDEGNA LA MADDALENA CAPRERA ARTIGLIERIA FORTIFICAZIONI COMPENDIO GARIBALDINO GARIBALDI

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IMG_2337_clipped_rev_1  IMG_2339_clipped_rev_1

IMG_2338_clipped_rev_1 IMG_2334_clipped_rev_1 IMG_2332_clipped_rev_1Anonimo,

Raccolta di 44 fotografie applicate su 11 fogli, scattate intorno al 1900 a La Maddalena e Caprera

S. data (ma 1900 circa)

Le 44 fotografie misurano 11×8 cm e sono applicate a quattro su un fogli coevi di 34x27cm. Le fotografie ritraggono il porto de La Maddalena, alcune fortificazione nei suoi dintorni con alcuni grandi pezzi d’artiglieria e alcuni scorci del Compendio Garibaldino di Caprera con la casa dell’eroe dei due mondi e la sua statua realizzata da Luigi Bistolfi nel 1883. Le fotografie antiche de La Maddalena sono rare da reperirsi. Le fotografie si presentano in buone-ottime condizioni di conservazione e considerando che ritraggono anche pezzi d’artiglieria (12 foto) ripresi da distanza ravvicinata, è facile che furono scattate da un militare. Rarità.IMG_2333_clipped_rev_1

240 euro

24) SCIENZE NATURALI AREZZO ELMINTOLOGIA PARASSITOLOGIA

   IMG_2305_clipped_rev_1 IMG_2306_clipped_rev_1 IMG_2307_clipped_rev_1IMG_2309_clipped_rev_1Redi Francesco,

Osservazioni di Francesco Redi accademico della Crusca, intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi.

In Napoli, nella stamperia di Giacomo Raillard, 1687

In 8° piccolo (16,1×10,4 cm); (10), 216 pp. e 26 c. di tav. di cui 2 più volte ripiegate. Bella legatura coeva in piena pergamena con titolo e autore magnificamente chiosato damano coeva al dorso. Piccola mancanza al margine basso del dorso, non significativo. Un piccolo tarletto al margine basso bianco di pagina 25 e 4 carte, praticamente sul bordo del foglio, del tutto ininfluente. Alcuni quaderni leggermente ed uniformemente bruniti a causa della qualità della carta napoletana. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedica a Lionardo di Capua. Bella marca xilografica animata al frontespizio. Esemplare conforme a quello digitalizzato su book.google.it. Esistono esemplari con varianti che vedono 6, 12 e 16 pagine poste all’inizio del volume in quanto Raillard mutò più volte l’apertura del volume, decidendo di togliere una seconda dedicatoria, al lettore, dopo quella a Lionardo di Capua in alcuni esemplari ed in altri, anche, la pagina che riprendeva una scritto di Plinio alla vita di Vespasiano (presente in questo esemplare). IMG_2308_clipped_rev_1Tutte le variante sono accettate come complete. Il volume è chiaramente stato rilegato in questo formato. Seconda edizione, assai più rara della prima e ancor più raro a reperirsi nella sua legatura originale ed in queste genuine condizioni di conservazione. Una delle opere più celebri del grande medico, naturalista e letterato italiano, Francesco Redi (Arezzo, 18 febbraio 1626 – Pisa, 1º marzo 1697). In quest’opera, considerata una delle opere basilari della parassitologia e dell’elmintologia moderne, in cui il celebre scienziato aretino, tramite la dissezione di diversi animali come lumache, sanguisughe, pesci e anche un gufo, arrivò a descrivere meticolosamente 108 parassiti differenti. Redi è considerato il fondatore della biologia sperimentale e uno dei padri della parassitologia moderna. “I suoi studi, fra i quali quelli intorno alla generazione spontanea e al veleno delle vipere, rivestono particolare importanza nella storia della scienza moderna, per la loro opera di demolizione di alcune teorie di stampo aristotelico a favore di un’attività sperimentale e per la loro applicazione in campo medico di una pratica terapeutica di impostazione ippocratica, costruita su regole di prevenzione e sull’uso di rimedi esclusivamente naturali e su precetti di vita equilibrata … Particolarmente importanti sono le sue “Esperienze Intorno alla Generazione IMG_2310_clipped_rev_1degl’Insetti” del 1668, nato da una lettera a Carlo Dati, in cui confutò la teoria della generazione spontanea, allora generalmente accettata, con un approfondito studio sperimentale della riproduzione delle mosche”.  L’opera contribuì in modo definitivo ad screditare il dogma aristotelico sulla generazione spontanea degli insetti. I suoi esperimenti e le sue osservazioni microscopiche vennero poi in seguito riprese, sviluppate e concluse da Pasteur e da Spallanzani. “Sotto forma di lettera indirizzata a Carlo Dati, segretario dell’Accademia della Crusca e accademico del Cimento, l’opera che condurrà Redi alla notorietà espone le conclusioni raggiunte a seguito di molte esperienze “fatte di fresco […] intorno al nascimento di que’ viventi che infino al dì d’oggi da tutte le scuole sono stati creduti nascere a caso [corsivo mio] e per propria lor virtude senza paterno seme” (Esperienze intorno alla generazione degl’insetti [1668], a cura di W. Bernardi, 1996, p. 75). “Redi’s masterpiece is considered to be ‘Esperienze intorno alla generazione degl’Insetti’ (1668), in which he disproved the doctrine of spontaneous generation in insects, inherited from Aristotle and still considered dogma. The microscope revealed in insects an organization as marvelous as it was unsuspected. Redi prepared and observed the egg-producing apparatus in insects, and he also used the microscope to good advantage in observing the morphological elements characteristic of the eggs of each species” (DSB XI, p. 341). Seconda rara edizione in veste originale. Rif. Bibl.: Castiglioni p. 475; Hirsch p. 686; Non in Wellcome.

650 euro

25) STORIA STORIOGRAFIA FRANCIA GENOVA QUATTROCENTO CARLO VIII LUDOVICO XI GUERRE D’ITALIA PACE DI CATEAU-CAMBRESIS NAPOLI

   IMG_2316_clipped_rev_1IMG_2317_clipped_rev_1Commynes Philippe de (Philippe de Commines), Lorenzo Conti,

Delle Memorie di Filippo di Comines, Cavaliero, & Signore d’Argentone, intorno alle principali attioni di Ludovico Undicesimo, e di Carlo Ottavo suo figliuolo, amendue re di Francia. Tradotte dal Mag.co Lorenzo Conti.

In Genova, appresso gli heredi di Gier. Bartoli, 1594

In 4° (19,7×14 cm); (40), 803, (1) pp. Legatura dei primissimi dl settecento, in piena pergamena, con titolo ed autore impressi in oro al dorso. Piatti interni foderati con bella carta settecentesca a motivi floreali. Frontespizio anticamente ed abilmente rinforzato al recto da carta settecentesca, un forellino di tarlo al margine esterno bianco da pagina 157 a 302 che in alcune pagine diventa un piccolo tunnel, sempre lontano dal testo ed ininfluente. Due  quaderni leggermente ed uniformemente bruniti a causa della qualità della carta. Nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Bella marca tipografica al frontespizio con immagine di idra con sette teste ed in una cornice figurata, il motto “Virescit vulnere virtus”. Antica firma di appartenenza settecentesca privata al frontespizio “Ex libris Cristophori V. Ill.s Scipionij”, probabilmente lo storico napoletano, Cristoforo di Scipione autore IMG_2318_clipped_rev_1nel settecento di una celebre biografia di Giannantonio Summonte e di alcuni opere di genealogia ed araldica delle famiglie napoletane. Prima, non comune, edizione italiana, di questa celeberrima opera del famoso cronista e politico francese, Philippe de Commynes, o de Commines (Hazebrouck, 1445 o 1447 – Châteauroux, 18 ottobre 1511). Una delle principali opere storiografiche sulla storia francese ed italiana della seconda metà del quattrocento che divenne un classico in Italia, vedendo numerose riedizioni, anche grazie alla puntigliosa traduzione del noto umanista genovese, di origine ebraica (il padre era un noto medico ebreo), Lorenzo Conti. Fra i partecipanti della congiura dei Fieschi, Conti studiò legge a Padova, Parigi, Tolosa ed Avignone. Ma è “è con le lotte intestine del 1575 che il C. assunse un ruolo di rilievo nella vita pubblica della città, in stretto collegamento con i gruppi più radicali della nobiltà “nuova”: nella primavera era fra gli organizzatori delle “messe dello Spirito Santo”, in cui si tentò un coinvolgimento di massa dei ceti popolari nella lotta contro la nobiltà “vecchia”. Lorenzo fu tra i principali propagatori degli studi d’oltralpe in Italia ed in particolare, degli studi legati alla figura di Bodin ed Aristotele. “Legata probabilmente al nuovo clima culturale venutosi a creare in città dopo la fondazione dell’Accademia degli Addorment ati (1587) fu la nuova iniziativa letteraria del C., la traduzione dei Mémoires di Comines, dedicata al marchese Ambrogio Spinola (Delle memorie di Filippo di Comines… tradotte dal Mag.co L. Conti, Genova 1594). Nella dedica il C., dopo un parallelo tra Tacito e Comines, annuncia un suo volume di discorsi che non sono per altro rimasti. Una traduzione questa di Comines che, a differenza della precedente parziale di Nicolas Raince, ebbe un notevole successo editoriale (Milano 1610, Brescia 1611, Venezia 1613, Milano 1623, Venezia 1640)”.  Philippe de Commines, di nobili origini, fu fin da bambino, educato all’arte diplomatica ed alla conoscenza della storia. “In un primo tempIMG_2319_clipped_rev_1o consigliere di Carlo il Temerario, passò al servizio di Luigi XI, grazie al quale ottenne ricchezza, onori e titoli. A causa della sua partecipazione alla congiura degli Orléans, venne arrestato ed imprigionato. Grazie a Carlo VIII rientrò negli ambienti di corte prima di ricevere l’incarico di ambasciatore a Venezia. Negli anni seguenti si ritirò a vita privata per comporre le sue Mémoires, opera composta da otto libri, i primi sei costituiscono la Cronaca di Luigi Xi e gli ultimi due la Cronaca di Carlo VIII. Grazie a questi libri viene considerato uno dei padri degli storici moderni, grazie alla sua obiettività ed alla profondità psicologica dei suoi personaggi posti in relazione con i fatti politici in un gioco di cause, effetti, previsioni”. Prima edizione italiana di uno dei testi storiografici più celebri del cinquecento e della prima metà del seicento italiano che ricostruisce la storia di Francia e dei territori italiani nella seconda metà del quattrocento. Rara prima edizione italiana in esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RMLE\005167; non citata in BM STC e non nell’Adams.

900 euro

26) PADOVA UNIVERSITA’ STORIA LOCALE PRIME EDIZIONI GUBBIO ROVIGO

  IMG_2323_clipped_rev_1 IMG_2324_clipped_rev_1 (1) IMG_2322_clipped_rev_2Riccoboni Antonio,

De Gymnasio Patavino commentariorum libri sex : quibus antiquissima eius origo & multa preclara ad Patavium pertinentia: doctoresq. clariores usq; ad an. 1571 : ac deinceps omnes, quotquot in eo floruerunt, & florent : eorumq. controversiae : atq. alia memoratu dignissima recensentur : opus ut non amplius pertractum : sic studiosis antiquitatis valde expetendum. Cum duplici indice, altero capitum, altero praecipuarum rerum capitibus comprehensarum.

Patavij (Padova), Fran ciscum  Bolzetam, 1598.

In 4°(23,3×17,3 cm); (8), 148 pp. (errore di numerazione, come in tutti gli esemplari, da pagina 24 a 28 con inversione della sequenza dei numeri). Bella legatura coeva in piena pergamena molle con titolo abilmente ed elegantemente manoscritto da mano coeva al dorso. Dorso in parte staccato dal volume che si presenta però ben rilegato. Antica firma seicentesca alla prima carta bianca “Pencologia Moroni (?)” anticamente cancellata a china ma ancora ben leggibile. Antica firma di appartenenza dell’inizio del seicento al margine basso del frontespizio solo in parte comprensibile “Hora tio ….”. Bello stemma xilografico al frontespizio. Un leggerissimo alone, ininfluente, al margine esterno bianco delle prime tre carte. Un piccolo alone al margine esterno bianco delle ultime 8 carte, insignificante. Due forellini di tarlo al margine esterno bianco delle ultime due carte e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione, di questa celebre storia dell’Università di Padova, scritta dal grande storico ed umanista, Antonio Riccoboni (Rovigo, 1541 – Padova, 1599). L’opera ripercorre la storia dell’ateneo patavino dalla sua fondazione nel 1222 al 1598. Grande rilievo è dato agli anni compresi dal 1520 al 1598 con biografie dei professori principali come ad esempio, Andrea Vesalio. Ad esempio il quarto libro presenta alcune celebri diatribe IMG_2320_clipped_rev_1scaturite all’interno dell’ateneo che videro coinvolti illustri personaggi su questioni di varia natura, come C. Sigonio, J. Zabarella, F. Piccolomini, G. Denores, G.B. Guarini, F. da Acquapendente e lo stesso Riccoboni. I libri quinto e sesto, infine, narrano episodi o eventi di cronaca legati alla storia dell’università, come le feste celebrat e nel ginnasio per la vittoria di Lepanto, la nascita dell’Accademia degli Animosi, l’inaugurazione del teatro anatomico, ecc. Nelle pagine  132 e 133 viene anche ricostruito il noto fatto di cronaca dell’assassinio della nobildonna e poetessa originaria di Gubbio, Vittoria Accoramboni nel 1585 che tanto scalpore fece all’epoca e che portò alla condanna a morte di Ludovico Orsini, parente del marito della Accoramboni, sospettato di esser stato il mandato dell’omicidio. Riccoboni, nato a Rovigo, dove per breve tempo fece anche parte del Collegio dei Notai  allievo di Carlo Sigonio, Paolo Manuzio e Marc Antoine Muret, fu professore di eloquenza dell’Università di Padova per lungo tempo. Associato all’Accademia degli Addormentati insieme a Luigi Groto, Domenico Mazzarello e Giovanni Domenico Roncalli, era uno degli affiliati quando l’accademia venne soppressa per le simpatie eterodosse che vi venivano professate. Nel 1570, aggregato al Consiglio dei n obili rodigiani, fu una delle figure principali della rielaborazione degli statuti cittadini. Nel 1571 succedette a Giovanni Fasolo nella cattedra di retorica dell’ateneo padovano, su invito diretto di Lorenzo Massa, dopo che la stessa cattedra era stata rifiutata da Muret. Nel 1573 fa parte 1573 dell’Accademia degli Animosi, consesso fondato dall’abate Ascanio Martinengo, cui partecipano anche Sperone Speroni, Bernardino Tomitano e Francesco Piccolomini. “Durante il trentennio padovano adibì la sua casa a collegio, ospitandovi fino a dodici studenti (tra essi, nel 1594, Guido Bentivoglio), e lavorò alacremente alla traduzione e al commento di alcune opere aristoteliche”. Autore prolifico, numerosi sono gli scritti di Riccoboni dedicati alla poetica, la retorica e l’eloquenza, oltre ad alcune valent i pubblicazioni dedicati alla storiografia. “Un’accesa controversia con Carlo Sigonio ebbe origine nel 1583, quando fu pubblicata a Venezia, priva di note editoriali e di commento, una Consolatio attribuita a Cicerone (M. Tullii Ciceronis Consolatio. Liber quo se ipsum de filiae morte consolatus est…). Subito Riccoboni pubblicò a Padova una lettera a Girolamo Mercuriale, in cui esprimeva dubbi sull’autenticità della novità editoriale, incongrua rispetto allo stile e ai temi dell’opera ciceroniana”. Fu impegnato in diverse dispute con Joseph Scaliger. “Alla storia della sua Università Riccoboni diede nel 1599 un contributo fondante con la pubblicazione del De Gymnasio Patavino, ultima sua opera, primo tentativo di ricostruire le vicende dell’istituzione, a cominciare dai lontani e oscuri prim IMG_2324_clipped_rev_2ordi, per delinearne quindi ubicazione, edifici, cariche accademiche e principali vicende sotto la dominazione dei Carraresi prima e di Venezia poi, e per fornire un ampio quadro biografico di professori che contribuirono alla sua crescita; nonostante comprensibili difetti – sottolineati in modo un po’ ingeneroso da Jacopo Facciolati – il lavoro è un punto di riferimento nelle indagini storiche sull’Università di Padova e sulla cultura veneta quattro e cinquecentesca”. Fu in corrispondenza con alcuni dei principali intellettuali della sua epoca fra i quali anche Galileo Galilei. Francesco Bolzetta, che ha firmato la presente edizione, fu in realtà soltanto editore e libraio e fece stampare il libro coi tipi del Pasquati (cfr. E. Veronese Cesaracciu, Bibliografia dell’Università di Padova, in: Quaderni per la storia dell’università di Padova, 1993-94, pp. 26-27 e 301). Prima non comune edizione in bella legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Graesse VI, 110; Adams II, R 496; BM STC: Italian Books, 555; Jöcher III, divisione 2090; Zedler XXXI, divisione 1509.

850 euro

27) ARISTOTELICA FILOSOFIA ETICA UMANESIMO FIRENZE STAMPATORI LIONE PRIME EDIZIONI

  IMG_2297_clipped_rev_1Aristoteles, Donato Acciaiuoli,

Aristotelis Stagiritae Peripateticorum principis Ethicorum ad Nicomachum libri decem, Ioanne Argyropylo Byzantio interprete, ad Graecum exemplar diligentissime recogniti, cum Donati Acciaioli Florentini, viri doctissimi, Comentariis. Quot tibi, Lector, ex hac postrema editione locos restitutos sabea, nostra haec si cum caeteris conferas, facile deprehendes. Nam prae ter verba mutilata & confusa, integras quoq; lineas quae in priori bus editionibus non habebantur, fidelirer restituimus.

Lugduni, Apud Ioannem et Franciscum Frellonios, Fratres, 1544

In 8° piccolo (16,2×10,2 cm); (24), 919, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo ed autore chiosati da mano coeva al dorso. Dorso a tre nervi. Al piatto anteriore, sbiadito e solo in minima parte leggibile, una massimo chiosata da mano cinquecentesca. Un piccolo tarletto al margine esterno bianco delle prime 6 carte e due forellini di tarlo al margine interno bianco delle ultime 4 carte, tutti ininfluenti e lontano dal testo. Il frontespizio presenta, al piatto anteriore due antiche pecette di rinforzo ai margini interno ed esterno. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima, rara edizione, nessun esemplare censito in ICCU, dell’etica di Aristotele, nella versione stampata dai fratelli Frellon che presenta il commento del celebre umanista, politico e scrittore, fiorentino Donato Acciaiuoli o Acciaioli (Firenze, 1429 – Milano, 28 agosto 1478) che diverrà una delle versioni più celebri ed utilizzate nelle ristampe seguenti dell’etica aristotelica, particolarmente apprezzata per la sua accuratezza filologica. Acciaiuoli “Dopo aver brillantemente appreso la lingua greca, il latino e gli studi matematici quale allievo prediletto dell’Argiropulo, si dedicò alla traduzione di opere classiche dal greco al latino, come alcune delle Vite di Plutarco, e alla stesura di opere originali, soprattutto di carattere storico e filosofico, come i Commentari all’Etica di Aristotele, o le biografie di Carlo Magno, di Annibale, di Scipione l’Africano”. Nello stesso anno, un’edizione del tutto identica, anche per i caratteri utilizzati, fu ristampata da Antoine Vincent che era in quegli anni, a tutti gli effetti, un collaboratore dei Frellon. Scrive Coline Silvestre nel suo “Les éditions d’Aristote à Lyon : des incunables aux Opera omnia de 1549” Universite de LIMG_2295_clipped_rev_1yon, 2013: “Par exemple l’Ethique de 1517 par Simon Vincent intègre le commentaire du maître scolastique Gilbert Crab avec la traduction d’Argyropoulos 111. En 1514, on trouve ces contributions-là au texte aristotélicien dans une édition d’Henri Estienne à Paris 112 mais le paratexte ainsi que les commentaires ne semblent pas être les mêmes notamment parce que Vincent a utilisé les tables de Gilles de Delft 113, mort en 1515. Dans la nouvelle disposition des composantes du texte résiderait l’innovation du libraire et la justification du privilège royal en tête de l’édition. Toujours pour l’Ethique, une édition de 1544 imprimée par les frères Frellon utilise le commentaire de Donato Acciaiuoli avec la traduction d’Argyropoulos 114, un schéma que l’on trouve pour la première fois semble-t-il, à Paris en 1541 chez Jean Loys et Jean de Roigny115. En revanche, le De Anima des frères Huguetan paru avec privilège en 1544116, commenté par Philopon et traduit par l’helléniste Gentien Hervet semble trouver son origine dans l’officine des deux frères qui en ont l’exclusivité. Nous reviendrons à ces éditions quelque peu à part dans le corpus quand il s’agira de leurs éditeurs et de leur présentation. […] En 1544, les frères Frellon donnent leur première édition du philosophe. Ici encore, il s’agit de l’Éthique à Nicomaque. Bien que l’un des frères, Jean Frellon, édite les Opera omnia d’Aristote en IMG_2298_clipped_rev_11549, et donc en d’autres termes, tout le corpus, nous considérons cette première édition comme isolée car elle n’est pas rattachée à une volonté d’éditer tous les traités, dont elle est par ailleurs séparée de cinq ans. Cette édition associe un commentaire de Donato Acciaiuoli à la traduction d’Argyropoulos. Les frères Frellon la partagent avec Antoine Vincent pour lequel ils l’impriment aussi en 1544. […] La traduction est d’Argyropoulos, et Donato Acciaiuoli a élaboré le commentaire à partir de notes prises pendant les cours du premier à Florence. Là encore, le commentaire a un fondement scolaire. Après chaque chapitre, le commentaire mentionne entre crochets la portion de texte qu’il traite.”. Prima edizione rara dell’etica aristotelica nel commento di Acciaiuoli e stampata dai fratelli Frellon. Rif. Bibl.: Baudrier V:194, Gültlingen VIII:13, USTC 157574; Lyon BM B 509 964.

1.100 euro

28) GEOGRAFIA EUROPA POLONIA ITALIA SCANDINAVIA SPAGNA FRANCIA RUSSIA PAESI BALTICI

   image00026_clipped_rev_1image00027_clipped_rev_1Fournier Georges,

Geographica Orbis Notitia, Per Litora Maris Et Ripas Fluviorum.

Francofurti, sumptibus Joannis Baptistae Schönuuetteri, 1668

In 12° (13,3×7,8 cm); (24), 752, (28) pp. Legatura coeva in piena pergamena molle. Dorso a due nervi, con titolo e autore manoscritto da mano coeva. Antico timbro seicentesco gesuitico al frontespizio. Tagli spruzzati. Fogli uniformemente bruniti, come in tutti gli esemplari conosciuti, a causa della carta tedesca utilizzata per la stampa. Bell’edizione di questo classico testo di geografia del celebre geografo, matematico gesuita Georges Fournier (31 August 1595 – 13 April 1652). Cappellano militare navale su una nave di linea, acquisì una forte conoscenza delle questioni tecniche navali e geografiche che lo portarono a pubblicare un noto trattato di progettazione navale, nel 1642 dal titolo “Hydrographie” che gli diede notevole fama image00028_clipped_rev_1ed è considerata la prima enciclopedia marittima francese. Geografo, astronomo, idrografo, matematico, Fournier si interessò a tutto gli argomenti legati alla navigazione come i venti, le maree, i porti, la pesca, il commercio marittimo, la costruzione navale, la condotta degli ufficiali e l’arte del comando. Autore anche di un trattato sulle fortificazioni e di architettura militare, pubblicato a Parigi nel 1649, è però, oltre che per “Hydrographie”, per la sua opera geografica che viene stimato e ricordato. Pubblicò anche un’opera sull’Asia e diversi trattati matematici. Georges Fournier fu anche insegnante di René Descartes. L’opera qui presentata, divisa in 12 libri, consta in una dettagliata descrizione storico-geografica delle nazioni d’Europa descrivendole regione per regione non solo nei loro aspetti geografici (mari, fiumi, monti etc.) ma anche storici. Non comune edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\037656.image00025_clipped_rev_1

200 euro

29) NAVIGAZIONE NAVI A VELA MERIDIANE BUSSOLE STORIA DELLA MARINA BARCHE A VELA

  IMG_2291_clipped_rev_1 IMG_2292_clipped_rev_1 IMG_2289_clipped_rev_1Edgecombe Thomas,

Pratica giornaliera del piloto in altura o sia Metodo breve e facile di tener conto del cammino di un Naviglio in alto Mare. Con le Tavole necessarie alla pratica della Navigazione. Seconda Edizione. Diligentemente riveduta e corretta.

In Livorno, si trova  vendibile nei negozj di Giovanni Sardi in via Marsiliana, e di Carlo Giorgi dal Palazzo di s.a.r., 1789

In 4° (27,x20 cm); XVIII, (2), 180 pp. Legatura coeva in piena pelle scura maculata. Dorso a 5 nervi con titolo impresso in oro al dorso. Una piccola bruciatura al margine esterno bianco di 25 carte, lontano dal testo ed inifluente e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Bell’incisione con immagine navale al frontespizio e bussola incisa a piena pagina a pagina 93 IMG_2288_clipped_rev_1“”Figura della Bussola, con li Rombi, che ogni Vento, mezzo Vento e quarto vengogo a formare con la linea Meridiana”. Seconda edizione, riveduta e corretta di questo importante trattato composto da Edgecombe Thomas che descrive il metodo per orientarsi in alto mare con tavole numeriche dedicate a “la differenza di latitudine e l’allontanamento per li romb i, mezzi rombi e quarti sino a 300 miglia, o leghe di distanza”, la tavola “che contiene le parti meridionali per ogni grado e minuto”, la tavola “delle latitudini e longitudini de’ principali porti, ed isole del mondo, “tavola che contiene la declinazione del sole”, “tavole delle altitudini del sole”, “Tavola dell’Asciensione retta, e la Declinazione di alcune delle Stelle più Insigni”. Con capitoli dedicati alla navigazione piana, alla navigazione del Mercatore, navigando sopra un parallelo, regole per le Amplitudini, maniera di trovare la variazione della Bussola,  l’uso delle tavole dell’Ascensione retta del sole e delle stelle, Maniera di ritrovare la Latitudine con l’altezza meridiana del sole o delle stelle e la loro Declinazione, Regole per tenere il Giornale di bordo, Regola per le Correzioni, uno alla maniera di sciogliere il Bordeggio, etc. In fondo al volume il “Giornale di un viaggio dall’Inghilterra verso Madera sopra  il Vascello N. capitaneggiato da N. N. tenuto da me N. N.”. Importante opera per la storia della navigazione. Non comune. Rif. Bibl.: IT\ICCU\LIAE\036534. IMG_2294_clipped_rev_1

350 euro

30) SAN ZENO ZENONE AGIOGRAFIE VERONA SANTI MIRACOLI BIOGRAFIE

  IMG_2287_clipped_rev_1IMG_2286_clipped_rev_1San Zeno, Don Battista Peretti,

Sancti Zenonis Veronensis episcopi et martyris doctoris eximii Sermones. Eminentissimi & reverendissimi Augustini Valerii episcopi & cardinalis Veronae primùm nunc denuo illustrissimi & reverendissimi Jo. Francisci Barbadici Veronae episcopi, jussu editi cum suo indice ; accedit ejusdem S. Zenonis Vita Italico sermone per Baptistam Perettum Archipresb. S. Joannis In Valle descripta, cum Scholis. Unito a: Historia di S. Zeno Vescovo di Verona, et martire raccolta per Don Battista Peretti Arciprete di San Giovanni in Valle. Et nell’anno XXXII. Del Vescovato, et del Cardinalato dell’Illustriss. Sig. Agostino Valerio Cardinal di Verona. Al Consiglio, et al popolo veronese dedicata.

Veronae, & Patavii, Typis Seminarii, Apud Joannem Manfré, (Nella stamperia del seminario, per la seconda opera), 1710

In 4° (24×17 cm); due tomi in un volume: (32), 344 pp. e 77, (3) pp. Bella ed elegante legatura coeva in piena pelle scura con dorso a 5 nervi. Ai tasselli titolo e ricchissimi fregi in oro. Tagli spruzzati. Una piccolissima spellatura all’angolo alto del piatto anteriore, ininfluente e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Primo frontespizio in rosso e nero. Prima rarissima edizione nell’elegante versione stampata da Giovanni Manfrè a Padova e Verona, di questa raccolta di tutti i sermoni dell’ottavo vescovo di Verona e santo, Zeno, o Zenone (Mauretania, 300 circa – Verona, 12 aprile 371). Zeno “Fu vescovo di Verona dal 362 al 371 o 372 o 380, anno della sua morte. Secondo le fonti agiografiche visse in austerità e IMG_2285_clipped_rev_1semplicità, tanto che pescava egli stesso nell’Adige il pesce per il proprio pasto. Per questo è considerato protettore dei pescatori d’acqua dolce. Era comunque persona colta ed erudita, formatosi alla scuola di retorica africana, i cui maggiori esponenti furono Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio. Sono giunti fino a noi numerosi suoi sermoni, di cui 16 lunghi e 77 brevi, che testimoniano come egli, nella sua opera di evangelizzazione, si confrontò con il paganesimo ancora diffuso e si applicò per confutare l’arianesimo”. La seconda parte dell’opera contiene, con frontespizio proprio l’”Historia di S. Zeno, Vescovo di Verona, et martire, raccolta per Don Battista Peretti”. Peretti, soavese di nascita, fu insigne studioso ed autore di numerose pubblicazioni. “Amico di uomini raffinati e colti, bibliofilo competente ed appassionato, fu anche un ricercatore di prim’ordine poiché alcune opere da lui pubblicate servirono poi agli studi sulla storia della chiesa scaligera”. La sua vita di San Zeno è considerata una delle massime fonti agiografiche del santo e nella sua compilazione, il Peretti fece ampie ricerche d’archivio. Esemplare in perfette condizioni di conservazione di edizione rara. Rif. Bibl.: WorldCat, OCLC Number 797727167.

300 euro

31) POLONIA POLONICA POLSKA CONTRORIFORMA RIFORMA FILOSOFIA TEOLOGIA EPISTOLARI CRACOVIA KRAKOW VARMIA

    Senza titolo-25 Senza titolo-28  Senza titolo-30Hozjusz Stanisław,

S. Stanislai Hosij S. R. E. Tituli Sancti Clementis Presbyteri, Cardinalis, et Episcopi Varmiensis, in concilio tridentino praesidis, Opera omnia, quorum catalogum octaua pagella reperies. Opera  haec nunc nouissime ab ipso auctore diligenter recognita: confessionis opus plusquam quadraginta foliis auctum, denuò solerti cura et diligentia … Henrici Dunghaei canonici Antuerpiensis edita.

Antverpiae, in aedibus viduae et haeredum Ioannis Stelsij, 1571 

In 2° (31,8×19,5 cm); (6), 383 (i. e. 682), (12) cc. Legatura coeva in piena pelle scuro con dorso, a 5 nervi, abilmente rifatto nel novecento. A pagina 209 e 313, con frontespizio proprio, sono presenti la Confutatio Prolegomenon Brentii e il De expresso Dei verbo. Frontespizio con qualche antica pecetta di rinforzo al recto, al margine esterno e qualche lieve macchia e difetto, mentre, per il resto, Senza titolo-24all’interno, l’opera si presenta in ottime condizioni di conservazione. Ex-libris “J. A . Can Burke” al recto del piatto anteriore. Due ex libris manoscritti, seicentesche al piatto anteriore, in parte ancora leggibili. Non comune edizione che contiene anche alcuni lavori non presenti nelle edizioni precedenti, delle opere del grande umanista, polemista, poeta, filosofo e diplomatico polacco, Stanislao Osio (in polacco Stanisław Hozjusz, in latino Stanislaus Hosius; Cracovia, 5 maggio 1504 – Capranica, 5 agosto 1579) che fu Vescovo di Chełmno e a Varmia e cardinale cattolico divenendo uno dei massimi esponenti della Controriforma . Nato a Cracovia nel 1504 da una famiglia nobile di origine tedesca, studiò a Cracovia, Bologna e Padova. Hozjusz fu Segretario personale del re Sigismondo I di Polonia e ambasciatore di Sigismondo II alla corte di Ferdinando I di Boemia e Praga e presso CarloV. Venne Senza titolo-29poi anche chiamato a prestare la sua opera di diplomatico presso la Santa Sede. Fu legato a letere in Polonia  e legato pontificio nel Co ncilio di Trento. Presso la Santa Sede ricoprì anche la prestigiosa carica di Camerlengo del Sacro Collegio dal 18 maggio 1571 al 23 gennaio 1572. Il volume contiene “Opera omnia” di Hozjusz compresa parte della sua corrispondenza con i due grandi intelletauli polacchi Stanisław Orzechowski e Marcin Kromer. Con frontespizio proprio è presente la sua famosissima “Confessio Catholicae Fidei” che oltre ad essere l’opera più celebre di Hozjusz è anche considerata una delle opere dottrinali cattoliche più importanti nella battaglia dottrinale contro le tesi della Riforma e che ha profondamente influenzato il procedimento di rinnovo della Chiesa Cattolica tra la fine del cinquecento e l’inizio del seicento. Sempre con frontespizio proprio sono presenti i due lavori polemici contro i teologi luterani Jan Brenz e P.Vergerius. Edizione rara di questo importante testo per la storia della Controriforma e della Polonia del cinquecento. Rif. Bibl.: Estreicher T. 18. Senza titolo-27

1.400 euro

32) BIBLIOGRAFIA BOLOGNA MOLINELLA ARTE DELLA STAMPA RAIMONDI CATALOGHI DI VENDITA RARITA’ COLLEZIONISMO COLLEZIONI DI STAMPE

  Senza titolo-31Armano Giovanni Antonio,

Catalogo di una insigne collezione di stampe delle rinomatissime e rare incisioni del celebre Marc’Antonio Raimondi fatta da Gianantonio Armano pittore.

Firenze, Per Francesco Cardinali, 1830

In 8° piccolo (16,4×9,5 cm); (2 b.), VIII, 167, (3 b.) pp. Brossura editoriale con titolo impresso entro cornice xilografica al piatto anteriore. Al piatto, entro cornice xilografica, luogo di stampa, stampatore e anno di stampa. Un piccolissimo ed ininfluente strappetto al margine basso del piatto posteriore, due piccoli forellini al dorso e nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione ed ancora in barbe. Prima edizione, assai rara, rarissima a reperirsi in queste genuine condizioni di conservazione, di questo catalogo di vendita ma anche importantissima bibliografia, considerato ancora oggi come fra i più completi repertori di Marcantonio Raimondi, mai pubblicato. Celebre incisore italiano, Marcantonio Raimondi (Molinella, 1480 circa – Bologna, 1534) fu tra i massimi esponenti dell’arte incisoria del rinascimento italiano. Il volume descrive l’imponente collezione delle stampe di e da Marcantonio Raimondi, messa insieme all’inizio dell’ottocento, dal noto pittore, collezionista ed accademico veneziano Giovanni Antonio Armano. Nella prima parte, Armano descrive la sua metodologia nella formazione della collezione. Al recto del frontespizio viene indicato dove si può acquistare l’intera collezione “Chi amerà acquistare questa preziosa e singolare Collezione potrà rivolgersi in Bologna al Sig. Ulisse Guidi. In Firenze al Sig. Francesco Cardinali”. Segue una descrizione dettagliata della collezione che comprendeva oltre 900 stampe, di cui 600 originali e le restanti, riproposte o copiate dall’originale. Il catalogo è organizzato in sei Senza titolo-32capitoli e ciascuna delle stampe descritte include dettagli sul contenuto e alcuni commenti sull’importanza e la rarità di ogni pezzo. Marcantonio Raimondi, formatosi nella bottega di Francesco Francia, si perfezionò sull’opera di Albrecht Dürer riproducendone temi e figure. “Recatosi nel 1510 a Roma vi risiedette fino al sacco del 1527, lavorando soprattutto su disegni di Raffaello Sanzio e, dopo la morte dell’urbinate, in collaborazione con Giulio Romano e Baccio Bandinelli. A causa di incisioni licenziose tratte da disegni di Giulio Romano finì per qualche tempo in carcere. Dopo il sacco si rifugiò quindi a Bologna”. Celebre la querelle fra Raimondi e Dürer, del quale riprodusse con grande maestria la “Piccola Passione” che è giunta fino a noi grazie al Vasari che ce ne parla nell’edizione delle sue “Vite” del 1568. Dice il Vasari: “Intanto capitando in Vinezia alcuni fiaminghi con molte carte intagliate e stampate in legno et in rame da Alberto Duro, vennero vedute a Marcantonio in sulla piazza di San Marco. Per che, stupefatto della maniera del lavoro e del modo di fare d’Alberto, spese in dette carte quasi quanti danari aveva portati da Bologna, e fra l’altre cose comperò la Passione di Gesù Cristo intagliata in trentasei pezzi di legno in quarto foglio, stata stampata di poco dal detto Alberto. La quale opera cominciava dal peccare d’Adamo, et essere cacciato di Paradiso dall’Angelo, infino al mandare dello Spirito Santo. E consiSenza titolo-33derato Marcantonio quanto onore et utile si avrebbe potuto acquistare chi si fusse dato a quell’arte in Italia, si dispose di volervi attendere con ogni accuratezza e diligenza; e così cominciò a contrafare di quegli intagli d’Alberto, studiando il modo de’ tratti et il tutto delle stampe che avea comperate: le qual per la novità e bellezza loro, erano in tanta riputazzione, che ognuno cercava d’averne. Avendo dunque contrafatto in rame d’intaglio grosso, come era il legno che aveva intagliato Alberto, tutta la detta Passione e vita di Cristo in trentasei carte, e fattovi il segno che Alberto faceva nelle sue opere, cioè questo: AD, riuscì tanto simile di maniera che, non sapendo nessuno ch’elle fussero fatte da Marcantonio, erano credute d’Alberto, e per opere di lui vendute e comperate. La qual cosa, essendo scritta in Fiandra ad Alberto, e mandatogli una di dette passioni contrafatte da Marcantonio, venne Alberto in tanta collora che, partitosi di Fiandra, se ne venne a Vinezia e, ricorso alla Signoria, si querelò di Marcantonio. Però, non ottenne altro, se non che Marcantonio non facesse più il nome e né il segno sopradetto d’Alberto nelle sue opere. Dopo le quali cose, andatosene Marcantonio a Roma, si diede tutto al disegno”. Prima di mettere insieme questa collezione di stampe di Raimondi, Armano raccolse le opere di Giulio Bonasone e produsse un catalogo di vendita, simile a questo, nel 1820. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\MODE\028925.

400 euro

33) MAIALI SUINI CUCINA ALLEVAMENTO GASTRONOMIA SALUMI ALLEVAMENTO PRIME EDIZIONI CARICATURE PRIME EDIZIONI MACELLERIA MACELLAZIONE MACELLAI

Senza titolo-6  Senza titolo-8  Senza titolo-5Alfred le Petit,

Le Cochon Souvenirs de Normandie, 60 magnifique gravures et dessins humoristiques avec texte et musique.

Paris, F. Juven Editeur, S. data (ma 1898)

In folio (35,2×28 cm); 93, (3) pp. Brossura editoriale. Rinforzo al dorso ad integrare p erdita di carta, piccoli strappetti ai piatti e per il resto, all’interno, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima, rara edizione, di questa celebre opera caricaturale dedicata al maiale, ai suoi utilizzi in cucina ed al suo allevamento nella Normandia della fine dell’ottocento, opera del celebre fotografo, pittore e caricaturista francese, Alfred Le Petit (1841-1909). Dopo aver studiato disegno, pittura e fotografia, Alfred iniziò a disegnare a Rouen, poi a Parigi, contribuendo alle due famose riviste illustrate ottocentesche “La Lune” e “L’Éclipse”. Nel 1870 fondò La Charge, un periodico che attaccò Napoleone III con ferocia. Successivamente fondò anche le testate polemiche “Le Pétard” e “Le Sans-Culotte”, anch’esse incent rate sul commento e la satira politico dei detentori del potere. Come ebbe modo di provare sulla sua pelle, il commento politico può essere costoso, tanto che Le Pitit finì la sua vita in condizioni di estrema povertà, dopo essere estromesso dalle principale testate giornalistiche e venir boicottato da alcuni nemici che si era fatto, grazie ai suoi scritti. Finì i suoi giorni facendo caricature per i turisti al primo piano della Torre Eiffel e cantando in cabaret, accompagnandosi col violino del quale era un abile suonatore. Si legge nell’introduzione dell’opera: « A moins que vous ne soyez Mahométan, vous avez certainement plus d’une fois mangé du Senza titolo-9cochon ; mais en vous délectant de sa chair, vous est-il arrivé de penser par quelle odyssée a passé ce malheureux animal avant d’être transformé en boudins, saucisses, pâtés, jambons, andouilles, andouillettes, cervelas, salé, galantine et chip olata. C’est de quoi je vais vous entretenir, heureux si je puis vous intéresser quelques instants. D’après Buffon, le cochon est un animal brut, grossier, stupide, immonde, hébété ; mais le génie de Buffon, qui embrassait toute la nature, lui faisait écrire sur trop de choses pour pouvoir tout approfondir. Aussi a-t-il fait l’histoire des animaux d’après ce qu’il en avait lu ou entendu dire, ne les ayan t souvent guère vus qu’empaillés ; il en résulte que ses descriptions sont pleines d’erreurs. Tel est le cas pour le cochon, qui est juste le contraire de ce qu’il en dit. Voici du reste ce qu’on lit dans le Dictionnaire de Larousse en réponse à l’opinion de Buffon: « Il ne serait pas difficile d e prouver que ce portrait peu flatteur est souverainement injuste, etc… Je lis encore dans le Dictionnaire pittoresque d’histoire naturelle: « Selon quelques auteurs, le porc a l’intelligence très bornée ; il est peu susceptible de répondre aux attentions que l’on a pour lui, et de s’attacher aux personnes qui lui font du bien. ». Rara opera caricaturale dedicata ai maiali. Raro. Rare first edition. Senza titolo-7

290 euro

34) POESIA UMANESIMO COLONNA RIME STAMPATORI RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

    IMG_2381_clipped_rev_1  IMG_2380_clipped_rev_1Miscellanea poetico-letteraria del cinquecento

Bembo Pietro, Vittoria Colonna,

Prose di Monsignor Bembo. Unito a: Gli Asolani di Monsignor P. Bembo. Unito a: Rime di Monsignor P. Bembo. Unito a: Rime de la Diva Vettoria Col onna, de Pescara inclita Marchesana, Nuovamente aggiuntovi. XVI. Sonetti Spirituali, et le sue stanze. Con massima Diligentia revisti, ne in luogo alcuno, per l’adietro Stampati.

In Venetia, (im Vinegia per Comin de Trino de Monferrato), 1540 per le opere del Bembo e In Fire nze, (Stampati ad instantia de Nicolo d’ Aristotile, detto il Zoppino, da Ferrara), 1539 del mese di Luglio, per l’opera di Vittoria Colonna.

In 8° piccolo (15,3×10,6 cm); 112 cc., 104 cc., 48, (8) cc., 48 cc. Legatura originale in piena pergamena molle con lacci a vista. I due fogli di sguardia, in parte tarlati, presentano note scritte in latino, greco e lingua ebraica. Due piccoli forellini alle ultime due carte. Qualche leggero alone in alcune carte e per il resto, nel complesso, in buonIMG_2375_clipped_rev_1e-ottime condizioni di conservazione. Quattro importanti edizioni cinquecentesche non comuni, rarissima l’edizione delle Rime di Vittoria Co lonna. Al recto delle “Prose” del Bembo è indicata, seconda edizione , ma sicuramente esiste un’edizione stampata da Marcolini nel 1538 e una senza stampatore, edita nel 1539. Le prime tre opere contengono gli scritti del celebre cardinale, scrittore, poeta, grammatico e traduttore, fra i massimi esponenti dell’umanesimo, Pietro Bembo (Venezia, 20 maggio 1470 – Roma, 18 gennaio 1547). Alle opere del Bembo segue la assai rara edizione de lle rime di Vittoria Collonna, stampate a Firenze dallo Zoppino, un anno dopo l’uscita dell’edizione non approvata dalla Colonna e che contiene numerosi errori, edita a Parma. L’edizione parmense, infatti, conteneva 145 poesie delle quali però, 8 erroneamente attribuite alla Colonna. Nel 1539 le rime della IMG_2381_clipped_rev_1Colonna vennero stampate in contemporan ea da diversi editori. Un’edizione anonima, un’edizione dello Zoppino (che nel 1542 tirò una seconda edizione) ed un’edizione da Salvioni. Secondo Bullock l’edizione anonima potrebbe essere di poco anteriore alle altre edizioni in quanto presenterebbe la caratteristica dell’eliminazione di un punto erroneamente inserito nella dedicatoria, punto che però è assente anche in questa nostra edizione nella dedicatoria a Alessandro Vercelli e Filippo Pirogallo. In più, le altre copie conosciute dello Zoppino, recano di solito, al frontespizio una grande xilografia con il ritratto della Colonna (ripresa poi nelle dizione del 1542), assente invece da questa nostra, cosa che fa ritenere, pertanto, questo esemplare, fra i primi ad essere uscito dai torchi di Nicolò d’Aristoti le. Scrive Brunet “Les poésies de cette femme célèbre sont estimées: elles parurent d’abord à Parme, 153 8; mais cette première édition n’est point complète. Celle de 1539, sans nom de ville ni d’imprimeur; celle de Florence, ad instanza di Nicolo d’Aristotele detto il Zoppino, 1539; de Venise, Comin da Trino, 1540 e 1544, ont reçu successivement des augmentations”. In ogni caso, edizione molto rara. Rif. Bibl.: Adams B572; Per l’opera della Colonna Brunet,II,161. IMG_2374_clipped_rev_1

35) ILLUSTRATORI DORE’ PRIME EDIZIONI DANTESCA DIVINA COMMEDIA CLASSICI ILLUSTRATI

image00020_clipped_rev_1   image00016_clipped_rev_1  image00015_clipped_rev_1Dante Alighieri, Gustavo Doré, Eugenio Camerini,

La Divina Commedia di Dante Alighieri illustrata da Gustavo Doré e dichiarata con note tratte dai migliori commenti a cura di Eug enio Camerini,

Milano, Stabilimento dell’Editore Edoardo Sonzogno, 1868-1869

In folio massimo (41×30,8 cm); tre tomi in un volume: X, (2), 136, (2) pp. e 75 c. di tav., (8), 132, (4) pp. e 42 c. di tav., (8), 132, (4) pp. e 18 c. di tav. Legatura coeva in mezza-pergamena con titolo in oro su fascetta in pelle rossa al dorso (strofinature e screpolature alle due fascette. Unghie dei  piatti in pergamena. Piatti foderati con carta verde coeva. Un leggerissimo ed ininfluente alone al margine esterno delle prime carte ed ultime carte, mai intenso o fastidioso. Alcune note manoscritte coeve a matita al margine esterno del testo. Antica firma di appartenenza nobiliare alla prima carta bianca che attesta l’esemplare come appartenuto alla nobildonna bavarese Manuela Maria Josè von Herigoyen, della nobile casata bavarese ma di origini portoghesi, degli José (Joseph, Josef) von Herigoyen (anche trascritto a volte come Irigoien o Hirigoyen). Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima celeberrima edizione italiana della Divina Commedia illustrata dal grande Paul Gustave Louis Cristoph e Doré (6 gennaio 1832 – Parigi, 23 gennaio 1883) celebre pittore, disegnatore, litografo e incisore francese  che fu l’illustratoreimage00014_clipped_rev_1 più famoso dell’ottocento. Famoso per le sue illustrazioni della Divina Commedia di Dante, a lui si devono alcune delle più importanti edizioni illustrate ottocentesche dei classici della letterat ura mondiale fra i quali il Paradiso Perduto, il Don Chisciotte, La Divina Commedia e l’Orlando  Furioso. Artista estremamente eclettico e poliedrico si impegnò a sviluppare tutte le tecniche ed i formati pittorici realizzando da enormi quadri a piccoli, passando da opere di estrema incisività e potenza a lavori semplici ma dal tratto graffiante. La pittura e l’incisione non furono le sue sole passioni  ma a lui si devono anche disegni e sculture. Capace di creare scene di estrema complessità ed impatto emotivo era capace anche d i dipingere magnifici paesaggi dove il sublime, nella stretta concezione del Romanticismo di derivazione burkeniana, esprimeva tutta sua potenza sentimentale. La Divina Commedia illustrata dal Dorè image00018_clipped_rev_1divenne da subito una delle più celebri edizioni del poema dantesco ed ebbe numerose riedizioni. Quella qui pre sentata è l’edizione più famosa corollata da 135 magnifiche incisioni realizzate da alcuni dei più grandi incisori del tempo come Pannemaker, Fagnon, Pisan, Boetzel, Dumont, Pisan, Dupeyron, Sotain, Trichon, Guillaime, Gauchard, Verde, Pierdon, Maurand, Regnier , Piaud, Obrux ed altri. Il testo ed il commento, curato dal letterato  e giornalista anconetano Eugenio Salomone Camerini (Ancona, 13 luglio 1811 – Milano, 1º marzo 1875), è molto apprezzato per l’accuratezza filologica. Rif. Bibl.: Cfr. Mambelli “Annali ediz.  dantesche”,362: “Il Camerini prese a testo la lezione del Witte. Per le dichiar azioni tenne conto dei migliori interpreti antichi e moderni: Boccaccio, Buti, Benvenuto da Imola, Tommaseo, Blanc, ecc.”. Prima edizione italiana, in legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione, da non confondersi con la tiratura popolare che la Sonzogno pubblicò a partire dal 1869. Completo di tutte e tre le parti. image00017_clipped_rev_1

600 euro

 

36) EGITTO CANALE DI SUEZ NAVI FOTOGRAFIA STORIA DELLA FOTOGRAFIA AFRICA

IMG_2366_clipped_rev_1Due rare fotografie realizzate dai fratelli dai fratelli Zangaki intorno al 1880 nei pressi del Canale di Suez in Egitto

La prima foto, con l’ingresso di navi nel porto all’inizio dell’imboccatura del Canale di Suez porta la firma di  Zangaki (C. & G. Zangaki Brothers).

24,3×31,3 cm il cartoncino, 19,5×24,9 cm; due fotografie. Alcuni segni del tempo ai cartoncini, immagini leggermente sbiadite e nel complesso in buone condizioni di conservazione. Due non comuni fotografie dei fratelli Zangaki dedicate a navi nel Canale di Suez. I Zangaki (Fratelli Zangaki) furono due famosi fratelli di origine greca, attivi come fotografi in Egitto e in Algeria, dal 1860 al 1890. Specializzati nelle fotografie di monumenti antichi e scene di vita quotidiana, collaborarono con il celebre fotografo francese Hyppolyte Arnoux che fu tra i primi a documentare i traffici sul Canale di Suez. I fratelli Zaganki furono i primi a commercializzare, in Egitto, su grande scala, ritratti fotografici che venivano venduti, in genere, ai turisti occidentali. Poco si sa della storia di questi due fratelli di origine greca. Alcuni studiosi credono che i loro nomi fossero George e Constantinos (o Costas). Alcuni studi sembrano suggerire che il loro luogo di nascita fosse l’isola di Milo, anche se vi sono alcuni dati che parebbero suggerire un’origine cipriota. Tuttavia, non esistono prove definitive relative al luogo e alla data di nascita. Poco si sa anche di come giunsero in Egitto mentre è certo che  già poco tempo dopo il loro arrivo erano diventati, già, fotografi affermati con uno studio al Cairo ed uno a Port Said. Intuendo la forte richiesta di fotografia che la moda del Grand Tour egiziano stava creando i due fratelli, con una felice intuizione commerciale, viaggiarono lungo il Nilo accompagnati da un carro trainato da cavalli con una camera oscura, con il quale documentarono gli esotici scenari, l’architettura e gli eventi egiziani. Le immagini includevano vedute delle piramidi, la Sfinge e le città, ad esempio Suez o Alessandria, così come gli egiziani che vivevano la loro vita quotidiana. E’ ormai comunemente appurato che per un periodo della loro vita, collaborarono con Hippolyte Arnoux che li chiamò per aiutarlo a documentare la costruzione del Canale di Suez. La maggior parte degli studiosi ritiene che Arnoux fosse il fotografo ufficiale di Suez e che i fratelli Zangaki lo abbiano aiutato, tuttavia, la natura precisa della loro relazione non è chiara poiché la biografia di Arnoux è tanto enigmatica quanto i fratelli Zangaki. Si sa per certo che ad un certo punto i rapporti si inasprirono a tal punto che venne Arnoux portò avanti e vinse, nel 1874, una casa contro i fratelli Zangki per “usurpazione della proprietà artistica e industriale e concorrenza sleale”. Oggi è unanimemente riconosciuto che le fotografie del fratelli Zangaki sono da considerarsi fra le più belle fotografie delle origini della documentazione fotografica dell’Egitto.

100 euro

37) FILOSOFIA ILLUMINISMO PRIME EDIZIONI ANIMA DEGLI ANIMALI ANIMALISMO

 IMG_2331_clipped_rev_1Boullier David Renaud,

Essai philosophique sur l’ame des betes  où l’on traite de son existence & de sa nature. Et où l’on mêle par occasion diverses reflexions sur la nature de la Liberté, sur celle de nos sensations, sur l’union de l’Ame & du Corps, sur l’immortalité de l’Ame &c. Et où l’on réfute diverses objections de Mr. Bayle.

AAmsterdam, Chez Francois Cranculon, 1728

In 8° piccolo (15,4×9,7 cm); (20), 300, (2 b.) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Fregio xilografico al frontespizio. Testatine e finalini xilografici. Frontespizio in rosso e nero. Prima non comune edizione, in ottime condizioni di conservazione, della più celebre opera del noto pastore calvinista filosofo e uomo politico olandese, David Renaud Boullier ( Utrecht 1699 – 1759) che fu tra i massimi critici di alcune dottrine dell’illuminismo francese ed in particolare, contro il materialismo ateo di Voltaire e dei suoi contemporanei. L’opera prende in esame soprattutto le tesi meccanistiche di Cartesio e le teorie di Bayle, contestandole vivacemente. In particolare Boullier analizza  il sensismo, la fisiologia dei corpi e soprattutto, il rapporto fra le sensazioni, la libertà e la ragione, “Le due più nobili facoltà dell’anima umana” come suggerì lo stesso, Barbier. Sembra che il lavoro di Boullier, influenzò anche alcune teorie leopardiane legate all’anima degli animali. Anche se il Leopardi si richiamò direttamente a Rousseau, IMG_2330_clipped_rev_1quando il recanatesi dice che gli animali sono dotati di una sorta di ragione e quindi di una specie di anima spirituale a sua volta capace, con evidenza, di esternare i propri sentimenti attraverso la voce o altri segni, sembra proprio far sue alcune ragionamenti di Boullier del quale sicuramente aveva letto l’opera e sicuramente aveva letto anche le opere di diversi pensatori cattolici quali Moniglia, Sauri e Muzzarelli che avevano partecipato a propagare le idee di Boullier in Italia. Boullier, in controtendenza sui tempi, quasi moderno Leibniz, arriva a superare la teoria cartesiana di una materia inerte ed estesa e giudica gli animali, sena ombra di dubbio, portatori di un’anima spirituale anche se caratterizzata da una percezione confusa che li porta a non avere  una piena coscienza dei propri pensieri. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Barbier II-222.

180 euro

38) EROTICA FILOLOGIA LATINA PRIME EDIZIONI LINGUA LATINA LATINO

  IMG_2282_clipped_rev_1Pierrugues Pierre Emmanuel,

Glossarium Eroticum Linguae Latinae sive Theogoniae, Legum et Morum Nuptialium apud Romanos Explanatio Nova ex Interpretationae Propria et Impropria et Differentiis in Significatu fere Duorum Millium Sermonum, ad intelligentiam Poetarum et Ethologorum tam antiquae quam integrae infimaeque latinitatis.

Parisiis, Apud Aug.-Fr. Et Pr. Dondey-Dupré, Bibliopolas, 1826

In 8° (22×14 cm); (6), 518 pp. Bella ed elegante legatura ottocentesca in mezza pelle verde con piatti foderati con carta marmorizzata coeva (qualche storfinatura). Titolo e filetti in oro al dorso. Esemplare che all’interno si presenta in ottime condizioni di conservazione stampato su carta di IMG_2281_clipped_rev_1ottima qualità. Prima edizione di questo che è considerato il più celebre e migliore glossario di termini erotici latini. L’opera è un “Glossarium Eroticum”, un dizionario in lingua latina di parole e frasi sessuali o di termini osceni dedicati al corpo umano. Pierre-Emmanuel Pierrugues pubblicò quest’opera nel 1826. Il volume non ebbe particolare successo ma venne fortemente rivalutata nel novecento, divenendo un classico di filologia latina. Il volume elenca le definizioni e gli estratti di antichi scrittori in lingua latina e degli autori classici come Plauto, Giovanile, Petronio e Seneca. Pierrugues ampliò la sua opera inserendo anche diverse voci dedicate al latino medievale. Prima edizione in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: uérard, Les superchéries littéraires, 229a.IMG_2284_clipped_rev_1

100 euro

39) BOLOGNA ARTE MITELLI ALFABETI DISEGNO PITTURA ARTE ARTE PITTORICA

 Senza titolo-18  Senza titolo-16 Senza titolo-15 Senza titolo-12 Senza titolo-14Senza titolo-10Mitelli Giuseppe,

Alfabeto in Sogno, esemplare per disegnare di Giuseppe Mitelli pittore Bolognese 1683

S. luogo (ma Bologna), S. stampatore, 1683

In 2° (31×22 cm); 24 c. di tav. (la carta con l’introduzione all’opera, spesso assente, è qui riprodotta in facsimile su carta antica, le ultime due lettere sono probabilmente appartenenti alla seconda edizione). Un piccolo restauro integrativo all’angolo basso bianco della prima carta e delle lettere X e V, non significativi. Alcuni leggerissimi aloniin alcune carte. Uno strappo senza perdita di carta anticamente restaurato al frontespizio che presenta anche qualche piega. Un rinforzo antico al margine esterno bianco al recto del frontespizio. Per il resto esemplare in discrete-buone condizioni. Edizione originale, una seconda edizione, del tutto simile alla prima nella stampa ma riconoscibile per il tipo di carta, venne edita da Dalla Volpe intorno al 1730. Figlio del celebre pittore, Agostino Mitelli, Giuseppe Maria (Bologna, 1634 – 1718) fu una delle figure più importanti e prolifiche del panorama artistico bolognese a cavallo del XVII° secolo diventando una delle figure di riferimento della produzione incisoria italiana. Il Malvasia scrisse di lui “uno dei più virtuosi e universali soggetti che vanti la nostra Patria”. Nelle sue incisioni, oltre a disegnare opere dei grandi maestri dell’arte pittorica italiana come (l’Albani, il Veronese, il Tintoretto, i Carracci, ed il Guercino, è nelle sceneSenza titolo-11 popolari che raggiunge i più alti risultati. Riprende scene di vita di strada, mestieri, proverbi disegnando ed ideando giochi e scene fantastiche. Nell’introduzione all’Alfabeto in Sogno Mitelli racconta come mentre dormiva “tutto rilassato in poter del sonno”, quando “ancorchè dormano gli occhi (…) l’anima però sempre veglia” Morfeo, il dio dei sogni e figlio del sonno, lo viene a trovare e gli comanda di rappresentare le singole lettere dell’alfabeto attraverso forme e visioni pertinenti alla nobilissima arte del disegno. L’opera gli appare in sogno ispirata da incomposti fantasmi che gli mostrano le figure in forma sfumata ed embrionale che gli appaiono e scompaiono in breve tempo, tanto che l’autore è costretto a svegliarsi più volte per prendere appunti. Le lettere diventano così una scusa per amalgamare forme e tratti dell’uomo e della natura per creare immagini del tutto nuove. Il volume diventa così un vero e proprio prontuario didattico per i suoi scolari in modo che possano imparare l’arte dell’imitazione e da qui anche le numerose parti anatomiche presenti nelle tavole a corredo delle lettere. Rif. Bibl.: Brunet 1778; Bonacini 1196; Bertarelli, Le Incisioni di Giuseppe Maria Mitelli, Milan 1940.

2.800 euro

40) MANOSCRITTO APICOLTURA API MIELE GASTRONOMIA AGRICOLTURA

IMG_2312_clipped_rev_1 IMG_2314_clipped_rev_1   IMG_2315_clipped_rev_1IMG_2313_clipped_rev_1Anonimo,

Interessante manoscritto composto tra la fine dell’settecento e l’inizio dell’ottocento completamente dedicato all’Apicoltura.

S. luogo, S. data (ma 1790-1810 circa)

In 12° (16,2×11 cm); 75, (63) pp. e 3 carte fuori testo con appunti di apicoltura. L’opera è scritta su 40 pagine, inframezzate da pagine bianche per prendere appunti. Bella legatura in cartoncino rigido foderato con carta marmorizzata settecentesca con grande scritta “api” chiosata al piatto anteriore da mano coeva. Lo scritto, anonimo, in chiara e leggibile scrittura tipicamente settecentesca, contiene numerosi note tecniche dedicate all’apicoltura ed alla produzione del miele. L’autore sembra aver ricavato note ed indicazione da diversi fonti, rielaborandole ed trandone un suo metodo di coltivazione. Varie sono i riferimenti all’opera dell’avvocato milanese e grande apicoltore, Luigi Savani. L’opera di Savani uscì co il titolo di “Modo pratico per conservare le api” uscito nel 1811 ma in parte, aveva già circolato in fomra manoscritta sul finire IMG_2311_clipped_rev_1del settecento come attesta anche Filippo Re che ebbe l’occasione di leggere l’opera in forma manoscritta. Lo scritto è diviso in capitoli: Notizie necessarie circa la storia naturale delle Api per ben coltivarle; Sciami, tempi eSegni di loro sortita; Della Tignuola, e degli altri nemici delle Api; Malattie delle Api; Rimedio contro la puntura delle api; Come e quando debbonsi cibare le api; Come debbansi tenere le Api nell’Invernale stagione, affinche non consumino la loro provvigione, e non abbiano a perire per mancanza della medesima; Arniajo; Mariaggio degli sciami deboli; Travasamento delle api; Tempi e metodi di raccogliere i fari, ossia della vendemmia; Modo pratico di decimare le arnie. Opera in ottimo stato di conservazione dalla scrittura chiara e leggibile.

140 euro

41) AUTOGRAFI FOTOGRAFIE ARTE CONTEMPORANEA FUTURISIMO

Senza titolo-23  Severini Gino, Lionello Venturi,

Gino Severini, Premio Nazionale delle Arti del Ministro della Pubblica Istruzione per l’anno 1960

Roma, Istituto Grafico Tiberino, 1960

In 8° (24,5×17,3 cm); 64, (4) pp. Senza titolo-22e 26 c. di tav. fuori testo. Unite al volume un biglietto da visita con dedica autografa di Severini, un dattiloscritto con commento di Lionello Venturi, un foglietto autografo dello stesso Lionello Venturi e due fotografie coeve con Severini ed altri commensali scattate a Parigi. Al recto delle foto le firme autografe dello stesso pittore e dei partecipanti alla cena fra i quali artisti, studiosi e critici d’arte. Prima edizione di questo catalogo della mostra che il celebre pittore, fra i massimi esponenti del futurismo prima e del cubismo poi, Gino Severini (Cortona, 7 aprile 1883 – Parigi, 26 febbraio 1966). Severini “Fu tra i firmatari nel 1909 del Manifesto del futurismo scritto da Filippo Tommaso Marinetti. A Parigi fu a contatto con Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris e Guillaume Apollinaire, e partecipò al nascere e allo svilupparsi del cubismo”. Opera in buone-ottime condizioni di conservazione.Senza titolo-24

130 euro

42) SICILIA PRIME EDIZIONI TRAPPETO PALERMO LIBRI D’INCHIESTA NON VIOLENZA

image00001_clipped_rev_1 image00002_clipped_rev_1Dolci Danilo,

Fare presto (e bene) perché si muore,

Torino, Francesco de Silva, 1954

In 8°; VIII, 120 pp. e 8 c. di tav. fotografiche fuori testo, all’interno conservato anche il “volantino” pubblicitario di 4 pagine con scheda bibliografica ed una foto. Legatura editoriela con sovraccoperta originale (un leggerissimo difetto all’angolo alto interno della sovraccoperta con piccolo strappetto senza perdita di carta). Esemplare in buone-ottime condizoni, ancora a fogli chiusi e completo della sovraccoperta e del volantino pubblicitario. Prima non comune edizione del celebre sociologo, poeta, educatore ed attivista della “nonviolenza” nato in Slovenia ma siciliano d’adozione, Danilo Dolci (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997) che fu conosciuto anche come il Ghandi di Sicilia. Grande amico di Aldo Capitani, Dolci fu uno dei più importanti attivisti della non violenza italana. Quest’opera è una denuncia delle condizioni di vita miserabili nelle quali sono costretti a vivere parte degli abitanti di Trapetto in provincia di Palermo. “L’esperieza sociale di Danilo Dolci a Trappeto, in Provincia di Palermo, è testimonianza importante di quel che va fatto per avviare ad una soluzionel’angoscioso problema del nostro Mezzogiorno e delle altre aree deperesse del nostro paese. Dolci sta dando l’esempio con il suo “Borgo di Dio”, che bisogna anzitutto conoscere i problemi: e conoscerli non tanto o non soltanto come fatti che interessanoil nostro intelletto, ma come fenomeni che impegnano direttamente la nostra moralità individua e colletiva, che ci impongono quindi di intervenire attivamente e personalmente”. “Il 14 ottobre del 1952, a Trappeto, Dolci dà inizio alla prima delle sue numerose proteste nonviolente, il digiuno sul letto di Benedetto Barretta, un bambino morto per la denutrizione. Se anche Dolci fosse morto di fame, lo avrebbero sostituito, in accordo con lui, altre persone, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà della zona. La protesta, dopo aver attirato l’attenzione della stampa, viene interrotta quando le autorità si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di un impianto fognario. In questa occasione si stabilisce un dialogo intenso e duraturo fra Dolci e il filosofo nonviolento Aldo Capitini”. In appendice sono riportate delle lettere aperte indirizzate da Dolci a Giuseppe Alessi, a Einaudi, a Pella, a Fanfani e a De Gasperi. Opera non comune ed ancora a fogli chiusi. Biblioteca Leone Ginzburg (Documenti e studi per la storia contemporanea), 11.

43) POLITICA ITALIANA PRIME EDIZIONI COMPROMESSO STORICO CILE BERLINGUER

Senza titolo-1  Senza titolo-4Il “Compromesso Storico”, prima edizione  dell’annata 1973 di “Rinascita”

Berlinguer Enrico,

Rinascita, Rivista settimanale politico-culturale del Partito Comunista Italiano (PCI), 1973 tutto il pubblicato

Roma, L’Unità, 1973

In folio; tutto il pubblicato dell’annata 1973, Qualche lieve foxing al margine esterno bianco di pochi numeri, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare a numeri sciolti. Prima edizione, assai rara da reperire, dell’annata completa del 1973 di Rinascita. Quest’annata è molto ricercata in quanto contiene i 3 numeri che presentano i celebri articoli del grande politico italiano, fra i più grandi segretari del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984) che diedero avvia al “Compromesso Storico”. I tre numeri della rivista con gli articoli di Berlinguer a commento della situazione cilena, sono molto ricercati anche singolarmente, tanto da render difficile la loro reperibilità anche in forma singola. “La proposta dal neo-segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer alla Democrazia Cristiana per una collaborazione di governo doveva interrompere così la cosiddetta conventio ad excludendum del secondo partito italiano dal governo. In tal modo, si affermava di voler anche mettere al riparo la democrazia italiana da pericoli di involuzione autoritaria e dallaSenza titolo-2 strategia della tensione che insanguinava il paese dal 1969. Berlinguer al contempo sottolineava nei suoi interventi pubblici l’indipendenza dei comunisti italiani dall’Unione Sovietica e il desiderio di rendere il suo partito una forza della società occidentale. Il compromesso storico venne proposto da Enrico Berlinguer con un saggio (“Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile”) pubblicato in tre articoli sulla rivista Rinascita a commento del Golpe cileno del 1973, che aveva portato le forze reazionarie in collaborazione con gli Stati Uniti a rovesciare il governo del socialista Salvador Allende (11 settembre 1973): Rinascita n° 38 del 28 settembre 1973: “Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni – Necessaria una riflessione attenta sul quadro mondiale”; Rinascita n° 39 del 5 ottobre 1973: “Via democratica e violenza reazionaria – Riflessione sull’Italia dopo i fatti del Cile”; Rinascita n° 40 del 12 ottobre 1973: “Alleanze sociali e schieramenti politici – Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile”. Rara annata completa.

230 euro

44) LINGUA GRECA TEATRO GRECO TREGEDIE CALSSICI GRECI UMANESIMO BASILEA SVIZZERA CRETA EURIPIDE RARITA’

   image00009_clipped_rev_1image00007_clipped_rev_1Euripides, Apostolios  Arsenios,

Scholia ton pany dokimon eis hepta tragodias tou Euripidou, syllegenta ek diaphoron palaion biblon kai synarmologethenta para Arseniou Archiepiskopou monembasias. Scholia in septem Euripidis tragoedias ex antiquis exemplaribus ab Arsenio archiepiscopo Monembasiae collecta, nuncque denuo multo quam antea emendatiora in lucem edita.

Basileae, Per Ioannem Hervagium, 1544

In 8° (18×12 cm); (8), 580 (566 i. e.), (2) pp. Numerosi errori nella numerazione, Omesse nella numerazione le p. 49-62. Legatura seicentesca in piena pergamena rigida (segno di cera calda al piatto posteriore) con titolo abilmente chiosato da mano coeva al dorso. Tagli spruzzati in azzurro. Due piccoli forellini di tarlo al margine basso bianco delle prime due carte, assolutamente ininfluenti e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione. Testo in greco. Seconda edizione molto rara, dopo la prima giuntina del 1534 (qui però emendata, aumentata e corretta), stampata a Basilea da Johann Herwagen, di questo classico della letteratura greca nel celeberrimo commento del grande umanista e copista bizantino, cretese di nascita, Aristobulo Apostolio (in greco Ἀριστόβουλος Ἀποστόλης) (Creta, 1468/69 – Venezia, 1535). Figlio del celebre copista ed umanista, Michele Apostolio e della figlia di Teodosio, Conte di Corinto, apprese dal padre, ritrovatosi in povertà dopo la caduta di Costantinopoli sotto i turchi nel 1453, l’arte di copista. Abile ricercatore, fu collaboratore di Janus Lascaris nella ricerca di manoscritti greci per la biblioteca di Lorenzo de Medici. Dal 1492 fu in Italia, prima a Firenze e poi a Venezia. Nonostante nel 1500 si fosse stabilito a Candia sull’isola di Creta, image00008_clipped_rev_1tornò spesso a Venezia dove divenne amico di Erasmo da Rotterdam e di Aldo Manuzio. Nel 1506 divenne, per nomina di Papa Giulio II, vescovo di Monemvasia, protettorato di Venezia e antica sede vescovile della Grecia nel Peloponneso, suffraganea dell’arcidiocesi di Corinto. Arsenios, una volta presa la carica si dichiarò in comunione con la Chiesa Cattolica ed il Patriarca di Costantinopoli che però considerò non valida la proclamazione e prima lo invitò a rinunciare alla carica ed in seguito lo comunicò. A causa dell’ostilità della popolazione locale fu costretto a lasciare la città e a tornare a Venezia. Rimase quindi a Creta fino al 1519, quando tornò a Roma chiamato da Papa Leone X per   ricoprire la carica di rettore del Collegio greco di Firenze (1521), prima e più tardi (1534), quella di predicatore nella Chiesa di San Giorgio dei Greci a Venezia. Personaggio dalla grande cultura, fu tenuto in grande considerazione dagli ambienti umanisti veneziani. Ad esempio, nel 1495, quando Aldo Manuzio iniziò le sue pubblicazione in lingua greca, Apostolios firmò la prefazione ad una di queste primissime edizioni aldine, la Galeomyomachy di Theodore Prodromus. L’opera qui presentata raccoglie alcune tragedie del grande drammaturgo greco, Euripide (in greco antico: Εὐριπίδης, Euripídēs; in latino Euripides; Salamina, 485 a.C. – Pella, 407-406 a.C.). Nello stesso anno di questa edizione, Hervagium pubblicò un’altra opera contenente le altre tragedie di Euripide. Edizione molto rara. Rif. Bibl.: IT\ICCU\RMLE\021228; Adams A-2032 e seguenti per altre edizioni.image00006_clipped_rev_1

800 euro

45) FILOSOFIA CARTESIANA OCCASIONALISMO CARTESIO DESCARTESE LA FORGE

 image00012_clipped_rev_1  image00013_clipped_rev_1image00011_clipped_rev_1Louis de la Forge,

Traitté de L’Esprit de L’ Homme, de ses facultez & Fonctions, & de son union avec le Corps, suivant les principes de Rene Descartes

Amsterdam, Abraham Wolfgang, s. data (ma 1670 circa).

In 16° (13,5×7,5 cm); (64), 462, (2) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo manoscritto al dorso da mano coeva. Tagli marmorizzati. Tre quaderni uniformemente bruniti a causa della carta olandese utilizzata e nel complesso, esemplare in ottime condizioni di conservazione. Marca tipografica al frontespizio con animale che guarda nella cavità di un albero e motto Quaerendo. Seconda edizione dopo la prima del 1666, di questo celeberrimo trattato del noto filosofo francese, Louis de La Forge (La Flèche, 1632 – Saumur, 1666). Grande amico di Cartesio, La Forge fu un medico e filosofo francese, fra i massimi esponenti del movimento filosofico dell’occasionalismo, secondo la quale tutti gli atti dell’uomo, sia pratici che teorici, non sono che occasioni per l’intervento di Dio e che ispirata dal lavoro di Cartesio, vide fra i suoi più conosciuti rappresentanti, Arnold Geulincx e Nicholas Malebranche. L’opera image00010_clipped_rev_1qui presentata è la sua più famosa e contribuì in modo notevole alla propagazione delle teorie cartesiane e anche, in parte all’elaborazione della dottrina cartesiana, per le numerose discussioni filosofiche intercorse tra Cartesio e La Forge. In quest’opera, l’autore spiega la relazione dell’anima col corpo come opera della volontà divina e allo stesso modo, l’interazione tra i due sulla scorta della filosofia dell’amico Cartesio, esplicando anche il debito dell’amico verso il pensiero di Sant’Agostino ed i filosofi platonici. La Forge combatte strenuamente il materialismo e il dinamismo, dimostrando come Dio sia l’unica forza trainante e la causa universale di tutti i movimenti dell’universo. Non comune ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: G. Rodis-Lewis, ‘L’ame et le corps chez Descartes et ses successeurs’, ‘Etudes philosophiques’, 1996, 4.; Brunet, III, 764; Graesse, IV, 77; Willems, 1834.

500 euro

46) ROCOCO’ POESIA CLASSICI GRECI AMORE VINO ENOLOGIA ANACREONTE ARCADIA LIVORNO

  image00005_clipped_rev_1image00004_clipped_rev_1Anacreonte (Anacreon), Catalani Francesco,

Anacreonte poeta greco tradotto in rime toscane da Cidalmo Orio pastore arcade.

Venezia, Pietro Valvasense, 1753

In 8° (16,4×11 cm); XLIV, 186 pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo ed autore manoscritti al dorso da mano coeva in elegante grafia. Ottimo esemplare. Bella vignetta animata al frontespizio con bevitore di vino. Prima edizione  di questa traduzione in lingua toscana, dell’opera del grande poeta greco, Anacreonte (in greco antico: Ἀνακρέων, Anakréōn; Teo, 570 a.C. circa – 485 a.C. circa) nella versione dell’arcade livornese, Francesco Catalani che fu allievo del marchese somasco Gian Giuseppe Orsi, amico a sua volta di Ludovico Antonio Muratori. L’opera infatti è preceduta dal l’ampio carteggio intercorso tra Orsi e Catalani nel quale il marchese scrive all’amico, proprio da Modena dove era ospite del Muratori. L’opera contiene le celebri poesie di Anacreonte, componimenti dove abbondano il vino, l’amore e gli ambienti bucolici. L’opera di Anacreonte ebbe grande apprezzamento nel XVIII secolo tanto da far nascere un vero e prorpio genere letterario, conosciuto con il nome di “poesia anacreontica” grandemente utilizzato negli ambienti rococò. E’ proprio in questi ambienti che nasce questa traduzione delle opere di Anacreonte da parte di Catalani. Rif. Bibl.: Melzi, Dizionario di opera anonime o pseudonime, Tomo I, Milano, Pirola, 1848, pag. 206.image00003_clipped_rev_1

120 euro

47) EBRAISMO VENEZIA GHETTO VENEZIANO CULTURA EBRAICA RABBINI LINGUA EBRAICA RARITA’

  image00087_clipped_rev_1Rabbi Leon Modena,

Historia de Riti Hebraici, Vita, et osservanza de gl’Hebrei di questi tempi di Leon Modena Rabì Hebreo da Venetia. Nuovamente Ristampata, et con diligenza ricorretta.

In Venetia, Appresso il Miloco, 1673

In 12°; (6), 123, (3) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo chiosato da mano coeva ad un tassello del dorso, in parte sbiadita. Tre piccoli tunnel di tarlo alla legatura, ininfluenti. Dorso a 4 nervi. Quattro carte con leggerissima rifilatura nel margine alto che sfiora alcuni numeri della pagina. Nel complesso esemplare in ottime condizioni di conservazione. Bella marca tipografica di Milocco al frontespizio.  Testatine e finalini xilografici. Quarta rarissima edizione, raracome tutte le edizioni seicentesche dell’opera, di una delle più importanti fonti sull’ebraismo veneziano e non, del seicento, scritta dal celebre rabbino veneziano, Leon Modena, detto anche Leone da Modena, in ebraico: יהודה אריה ממודנה‎ Yehudah Aryeh mi-Modena (Venezia, 23 aprile 1571 – Venezia, 21 marzo 1648). Appartenente ad un’importante famiglia ebrea di origini francesi ricca di beni materiali ma anche culturali, il nonno Mordecai fu un insigne medico che ricevette anche il Toson d’Oro da Carlo V, Leon nacque a Venezia dove i genitori si erano spostati dopo che avevano lasciato Ferrara (avendo fatto tappa anche Montagnana), dove risiedevano, dopo il violento terremoto che colpì questa città nel 1570. Fin da bambino, Leon dimostrò grandi doti di studio che lo portarono a raggiungere la carica di Rabbino fin dalla giovane età. A dimostrazione delle sue doti precoci a due anni e mezzo era in grado di leggere un brano profetico nella sinagoga e, all’età di tre anni, di tradurre in italiano passi della Torah. Autore prolifico, ebbe una vita difficile e tribolata e fu personaggio dalle molteplici attività fra le quali quelle di predicatore, pedagogo, insegnante a ebrei e cristiani, lettore di preghiere, interprete, scrittore, correttore di bozze, traduttore (Orlando furioso), libraio, mediatore, commerciante, rabbino, musicista, sensale di matrimoni, alchimista (seguendo il lavoro del sacerdote Giuseppe Grillo) e produttore di amuleti. Sul finire del cinquecento, iniziò a predicare nella Scuola grande tedesca veneziana, la più importante sinagoga ashkenazita del Ghetto Nuovo, e nell’accademia talmudica di Kalonimos Belgrado, uno dei maggiorenti della locale Comunità ashkenazita. Raggiunse una certa fama a Venezia anche se la sua critica ad alcune sette emergenti dell’ebraismo ed all’approccio mistico, gli portarono non pochi nemici che poterono attaccarlo per la sua dipendenza dal gioco d’azzardo (a lui si deve anche un noto libello contro il gioco d’azzardo “Sur me-ra‘” appunto Tienti lontano dal male, pubblicato a Venezia, da de Gara nel 1595) e per il suo carattere scostante. A lui si deve anche la prima autobiografia scritta in ebraico dal titolo di Ḥayye Yehudah ed un importante dizionario, il Novo Dittionario Hebraico et Italiano (Venezia 1612), un’esposizione in italiano, con regole di grammatica, di espressioni ebraiche della Bibbia e il Lev ha-Aryeh (Il cuore del Leone; Venezia 1612), un testo di mnemotecnica. Alla pubblicazione della sua opera più nota, appunto quella qui presentata, Modena si trovò a fronteggiare una situazione molto delicata. “Come il M. narra nella Vita, l’opera era stata composta verso il 1616-17 su richiestaimage00088_clipped_rev_1 dell’ambasciatore inglese a Venezia, sir Henry Wotton (1568-1639), che voleva farne omaggio al re Giacomo I. Nell’intenzione del M., il testo, destinato a rimanere manoscritto, era rivolto a «persone che non sono della setta del papa»  (p. 103), residenti in un Paese, l’Inghilterra, dove non esisteva il tribunale dell’Inquisizione. Lungi da intenti apologetici, come evidenzia nel proemio, il M. si prefiggeva di far conoscere al pubblico cristiano i riti e la precettistica ebraica: «nello scriver, in verità, mi sono scordato d’esser hebreo, figurandomi semplice e neutrale relatore […] perché ho inteso di referire e non di persuadere» (Historia de’ riti hebraici, Proemio). Tuttavia, vent’anni più tardi, il M. ammise un certo intendimento polemico seppure non nei riguardi del cattolici, bensì dei protestanti, quale risposta alla Synagoga Judaica di Johannes Buxtorf (1564-1629), edita a Basilea in tedesco nel 1603 e in latino nel 1604, che avallava la posizione negativa di Lutero nei riguardi degli ebrei. L’Historia fu data alle stampe a Parigi, nel 1637, a opera dell’orientalista Jacques Gaffarel (1601-81) venuto nel 1633 in Italia su richiesta del cardinale Richelieu. Non risulta se Gaffarel abbia conosciuto il M., questi comunque gli fece pervenire una copia manoscritta del testo che, il 12 genn. 1637, vide la luce a Parigi senza il nome dell’editore e con una dedica a Claude Mallier, ambasciatore di Francia a Venezia. La pubblicazione allarmò il Modena. L’edizione, seppure da lui autorizzata, era avvenuta a sua insaputa ed egli non aveva avuto la possibilità di intervenire su quelle parti «che, una volta stampate, non sarebbero state gradite all’Inquisizione che si trova in Italia» (Vita, p. 103). Ad ogni buon conto, il 28 aprile, per evitare sanzioni da parte dell’Inquisizione, il M. sottopose una copia manoscritta al S. Uffizio per ottenerne l’approvazione in vista di un’eventuale edizione veneziana. Il 14 maggio il domenicano Marco Ferro riferiva al tribunale che andavano soppressi i capitoli decimo e undecimo in quanto contenenti proposizioni contrarie alla religione cristiana (la negazione dell’incarnazione divina e la credenza nella metempsicosi). I giudici, tuttavia, il 18 maggio, vietarono la pubblicazione dell’Historia, ingiungendo al M. di segnalare eventuali altre opere di analogo contenuto edite nella terre della Serenissima. Trascorso un anno, l’opera, cui erano stati espunti i passi incriminati, venne comunque pubblicata per i tipi di Giovanni Calleoni (Venezia 1638) e venduta con successo dai librai cristiani tanto che, scriveva il M., «fino a ora, per circa sei mesi, non se ne sono sentiti se non elogi» (ibid., p. 104). Anche questo volume fu dedicato all’ambasciatore Claude Mallier che ricompensò l’autore con un dono di trentaquattro ducati, con i quali il M. coprì «le spese di stampa» (ibid.).” da Enciclopedia Treccani. L’Historia, dopo la prima edizione parigina, venne stampata l’anno seguente a Venezia. L’opera uscì poi in lingua inglese. Non seguirono altre edizioni in italiano, fino al 1669 quando uscì una nuova edizioni a Venezia per i torchi di “Li Prodotti”, stampata in image00086_clipped_rev_1pochissime copie. Seguì poi questa edizione di Miloco e nel seicento ancora un’edizione nel 1683 ed una nel 1693. Tutte le edizioni però furono stampate in poche copie tanto che le edizioni seicentesche son tutte rarissime. La memoria dell’opera non si perse però e quando all’inizio del settecento uscì una nuova edizione, la sua fama crebbe a tal punto che il volume venne, poi, ristampato diverse volte nel corso del settecento e dell’ottocento divenendo una dei testi basi per la conoscenza non solo dei riti ebraici negli ambienti non ebrei ma anche per far luce sulla situazione delle comunità ebraiche del primo seicento. “A famous source for this period, the Historia de’ Riti Hebraici by the Venetian Rabbi Leone da Modena (1571 – 1648), printed in Paris in 1637 and again in Venice in 1678, and reprinted therafter several times, relates that Ashkenazi Jews in Italy spoke what he called Thedesco and adds: Pochi sono gl’Heberi hoggidì che sappiano parlare un ragionamento intero Hebraico […]; e sono allevati alle lingue del paese dove sono nati, se in Italia in Italiano, se in Alemagna in Thedesco, se in Levante, ò Barberia Thurchesco, ò Moresco,e simili. Anzi  talmente si hanno appropriato quelle lingue straniere, che molti, che d’Alemagna in Polonia, Ongaria, e Russia, sono andati, s’hanno fatto, & à tutti i loro discendenti materna la lingua Thedesca.” da Bovo d’Antona by Eyle Bokher “A Yddish Romance” pag. X, 2016. Quarta edizione italiana, rarissima, in ottime condizioni di conservazione ed in legatura coeva.

1.000 euro

48) CURIOSITA’ FILOLOGIA LIBRI PROIBITI PRIME EDIZIONI RARITA’ LINGUA EBRAICA EBREI ARABO LINGUA ARABA RARITA’ BIBLIOGRAFICHE

   image00077_clipped_rev_1 image00075_clipped_rev_1Joannes Nicolai (Johannes Nikolai),

Demonstratio, qua probatur Gentilium Theologiam ex fonte Scriptural originem traxisse, In tres partes divisa et indici bus exornata opera Johann Nicolai, Ilm. Schwartzb.

Helmstedt, Sumptib. Friderici Luderwaldi, Bibliopolae,Tipis verò Conradi Erichii, 1681

In 8° (16,5×9,5 cm); (4), 224, (16), 225-304, (6), 48, (6) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo chiosato in bella calligrafia da mano coeva al dorso. Esemplare brunito, come tutti quelli conosciuti, a causa della carta utilizzata nella stampa e per il resto esemplare in ottime condizioni di conservazione ed in parte, ancora a fogli chiusi. Frontespizio in rosso e nero. L’opera è particolarmente rara in quanto venne inserita, fin dalla sua uscita, nell’Indice dei Libri Proibiti. Prima ed unica, assai rara, edizione di questo importante studio del noto studioso, filologo, antiquario sassone, Johannes Nikolai (conosciuto anche con il nome Joannes Nicolai, 1665-1708) che fu a lungo professore a Tubinga. A lui si devono numerosi studi dedicati alle antichità tedesche, ai riti greco-romani ma anche a quelli ebraici che studiò profondamente e ai quali dedicò un noto scritto dal titolo “Da Sepulchris Hebraeorum”. Le image00078_clipped_rev_1sue opere furono particolarmente ricercate per le numerose curiosità in esso contenute. Nicolai, nato nella contea Schwarzburg-Rudolstadt, studiò in vari istituti universitari lingue e antichità fra i quali Jena, Helmstiidt, Lipsia, Marburg e Giessen. Personaggio dai numerosi interessi e dalla vasta cultura, fin dai primi anni dopo la fine degli studi universitari, venne chiamato dalle università di Giessen e Marburg per tenere conferenze su argomenti storico-archeologici-linguistici. Nel 1702 (anche se alcune fonti anticipano l’ottenimento della carica al 1700) divenne professore straordinario nell’università di Tobingia. Nicolai fu autore prolifico. Fra i titoli da ricordare: “de Mercurio et Hermis” 1687, “de ritu antiquo et hodierno Bacchanaliorum” 1696 ; “De triumphis Romanorum” 1696; “de luctu Graecorum” 1696; “De Phyllobolia” 1698; “de nimbis deorum” 1699; “De iuramentis Ebraeorum, Graecorum, Romanorum” 1700; “Antiquitats ecclesiasticae” 1705. Bayle lo cita image00074_clipped_rev_1come persona dotata di notevole talento ed intuizione. Le opere di Nocolai, compresa quella qui presentata, sono citate nella celebre Bibliotheca antiquaria di Johann Albert Fabricius edita nel 1713 e che contiene un repertorio degli scritti in ebraico nelle opere classiche e cristiane. La “Demontratio” dove il testo è scritto in lingua latina ma con numerose citazioni in ebraico, arabo, greco e altre lingue, è particolarmente ricercata per la sua curiosità e rarità dovuta al fatto di essere stata immediatamente inserita all’interno dell’Indice dei Libri Proibiti subito dopo la pubblicazione. Il volume studia le diverse origini dei vari linguaggi partendo dai termini e dai riti religiosi presenti nelle diverse religioni per poi passare al legame fra questi aspetti e la filologia delle principali lingue. Rif. Bibl.: Biografia Universale antica e moderna volume XL, Venezia,  Gio. Battista Massiglia, 1827, pag. 396.image00076_clipped_rev_1

600 euro

49) CLASSICI LETTERATURA TASSO SORRENTO DRAMMA PASTORALE VENEZIA TEATRO

 image00067_clipped_rev_1 image00068_clipped_rev_1Tasso Torquato,

Aminta favola boscareccia Con le annotazioni d’Egidio Menagio, Accademico della Crusca. In questa prima Veneta Edizione accresciuta e migliorata. Con le annotazioni d’Egidio Menagio, Accademico della Crusca. In questa prima Veneta Edizione accresciuta e migliorata.

In Venezia, presso Gio. Battista Pasquali, 1736.

In 8° (17,9×12 cm); XLII, (2), 387, (1 di errata) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Ex libris applicato all’interno del piatto anteriore. Numerose note bibliografiche manoscritte ottocentesche a matita al recto del piatto anteriore. Frontespizio in rosso e nero. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in magnifiche condizioni di conservazione di questo classico della letteratura italiana, composta dal grande poeta, scrittore, drammaturgo e filosofo sorrentino Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544 – Roma, 25 aprile 1595) composto nel 1573 e pubblicato nel 1580 che image00069_clipped_rev_1rappresenta uno degli apici del dramma pastorale cinquecentesco. Marca tipografica al frontespizio con Minerva e motto “La felicita delle lettere. Nella “Raccolta Tassiana”,1206 si scrive: L’accrescimento non consiste che in alcune edizioni aggiunte al catalogo già impresso de Volpi. L’edizione molto bella, e soprattutto si legge emendatissimo, siccome quello, che tratto dalla correttissima edizione cominiana”. Questa edizione, che presenta il lungo commento del celebre poeta, saggista, grammatico, critico letterario, membro dell’Accademia della Crusca ed erudito francese, Gilles Ménage (latinizzato in Aegidius Menagius, italianizzato in Egidio Menagio; Angers, 15 agosto 1613 – Parigi, 23 luglio 1692) considerato uno dei massimi conoscitori del Tasso, è un’edizione particolarmente ricercata per la sua estrema correttezza filologica. Esemplare in ottime condizioni di conservazione ed in legatura genuina coeva. Rif. Bibl.: Non in Brunet; IT\ICCU\LO1E\000861.

130 euro

50) FILOSOFIA ANTROPOLOGIA POLITICA RIVOLUZIONE FRANCESE CONTRORIVOLUZIONE ILLUMINISMO SICILIA RAGUSA ENNA CASTROGIOVANNI IMG_4268_clipped_rev_1IMG_4267_clipped_rev_1Ayala Sebastiano Conte,

Della Liberta e della Eguaglianza degli Uomini, e dei Cittadini con Riflessioni Su di Alcuni Nuovi Dogmi Politici del Conte D’Ayala. Traduzione dal Francese.

S. luogo (Torino), S. stampatore, 1793

In 8° (20,4×12,3 cm); XVI, 17 – 371, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Prima edizione italiana, stampata a Torino ed uscita contemporaneamente a Pavia stampata da Comino e a Vienna da Alberti di uno dei più importanti scritti del celebre presbitero, scrittore e uomo politico gesuita siciliano, Sebastiano Ayala o d’Ayala (Castrogiovanni, l’odierna Enna, 28 febbraio 1744 – Vienna, 29 dicembre 1817). Ayala fu un abile uomo politico, amico di Casanova e traduttore delle opere di Metastasio. Formatosi a Palermo e a Malta (nonostante i Gesuiti fossero stati cacciati dall’isola si fece un’eccezione per Ayala) fu un apprezzato diplomatico che lavorò al servizio di numerosi uomini potenti come ad esempio il Re di Daniamrca. Nel 1795 divenne ministro della repubblica di Ragusa presso la corte imperiale di Vienna (ma dal 1792 ricopriva formalmente tale carica). Allievo a Vienna dell’astronomo Massimilano Hell fu anche un appassionato matematico. A Vienna visse la parte più importante della sua vita da adulto grazie alle numerose relazioni diplomatiche che strinse nella capitale imperiale. Accolto già dal 1772 presso il Theresianum di Vienna fu amico del cancelliere Kaunitz, dell’ambasciatore napoletano marchese di Gallo, con il principe Ruspoli  (al quale si deve la prima traduzione italiana della sua opera politica contro la Rivoluzione francese) e soprattutto del Metastasio.  Ayala fu un politico molto abile e possedeva un intuito molto accentuato. Fu tra i primi a metter in guardia i regnanti d’Europa della IMG_4266_clipped_rev_1possibilità che la Rivoluzione Francese travalicasse i confini transalpini e si espandesse in tutto il contenuto. L’opera qui presentata fu composta per confutare i punti cardine dei principi della Rivoluzione Francese e con il chiaro intento di mobilitare i sovrani europei ad opporsi fermamente, ai principi rivoluzionari. Il volume venne stampata per la prima volta nel 1792 a Vienna in lingua francese ed ebbe subito un grande successo. L’opera, che, stampata a Vienna nel 1792, ebbe un grande successo editoriale. Ispirata in parte da quello che era comunemente considerato il testo base della controrivoluzione, il  “Reflections on the Revolution in France” di Burke, ne rielabora ed approfondisce le questioni attraverso una rilettura, abilmente piegata alle necessità della controrivoluzione, del pensiero di Montesquieu e degli illuministi francesi. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Non mancano le descrizioni crude degli effetti reali della Rivoluzione e della crudezza dei reali avvenimenti che si susseguivano in Francia nel periodo del “Terrore”. Esemplare in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: Goldsmiths’-Kress Library of Economic Literature: n. 15421. DBI, Roma, 1960 – IV, 729.

200 euro

ILLUMINISMO FILOSOFIA EDIZIONI RARE RARITA’ BIBLIOGRAFICA GESUITI MIRACOLI SANTIFICAZIONI POLEMICHE

  image00065_clipped_rev_1Voltaire,

Lettre anonime écrite à Mr. de Voltaire, et la réponse. Troisiéme édition augmentéè

S. luogo (ma Valence), S. stampatore, S. data (ma 1769)

In 12° (18,2×11 cm);  99 (i.e. 60) pp. Brossura originale azzurra, piccolo difetto al dorso. Un forellino di tarlo all’ultima carta che tocca due lettere del testo, non fastidioso e nel complesso esemplare ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Terza edizione, rara, aumentata e corretta rispetto alle due edizioni precedenti, un solo esemplare censito in ICCU, di questa celebre raccolta di corrispondenza polemica di Voltaire con diversi personaggi nel quale il grande illuminista francese, affronta vari temi legati alla religione, i miracoli, il culto dei santi e la situazione dell’ordine dei gesuiti. Tutte le edizioni di questa lettera sono poco comuni. Bengesco, n° 1773/2 – BN, n° 4201. Bengesco pense “[…] que la Lettre anonime, etc…, est de Voltaire lui-même.” – Le texte n’est précédé que d’un faux titre – Texte daté: 1769 – Contient entre autres: Lettre à Monsieur de Voltaire au sujet de l’exjésuite Nonnotte du 7 Fev. 1769 / signée Bigex (p. 28-30). Observation importante / signée Bigex, Château de Tourney, le 1. mars 1769 (p.image00064_clipped_rev_1 33-35). Recueil composé par Voltaire comprenant : “Lettre écrite du Bas-Dauphiné, le 1er février 1769” ; “Réponse de M. de Voltaire” ; “Lettre à M. de Voltaire, au sujet de l’ex-jésuite Nonotte, du 7 février 1769” ; [“Certificat de Wagnière, secrétaire de Voltaire, attestant qu’il n’y a jamais eu de correspondance échangée entre Voltaire et l’abbé Velly, daté du 8 février 1769”] ; [“Attestation de Voltaire datée du 9 février 1769”] ; [“Déclaration de l’éditeur Cramer protestant n’avoir jamais imprimé, dans l'”Histoire générale de l’esprit et des moeurs des nations”, une phrase contre le clergé, incriminée par l’abbé Nonnotte”] ; “Observation importante signée Bigex, fait au château de Tournay, le 1er mars 1769 citant un passage du “Traité sur la tolérance”, à la louange du clergé français” ; “La canonisation de saint Cucufin”; “Maniere de Servir LesSantes”; “Apparition de Saint Cucufin au Sieur Aveline”. Segnatura A8, B4-E4, F2. Non comune ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\NAPE\065170; SWB online katalog, 051074672.image00066_clipped_rev_1

300 euro